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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘divisioni’

L’Italia del “divide et impera”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

elezioniAl riguardo ritengo importante sottolineare un aspetto della vita politica italiana che va esaminato con cura. Mi riferisco al fatto che, a ragione o a torto, noi, come italiani, non facciamo altro che dividerci. Una volta che cerchiamo di accorparci scoppiano i bubboni e si tende a ricominciare daccapo. E’ la vocazione di chi detiene il potere che ci spinge al divide et impera. La nostra logica dovrebbe essere, invece, quella di cercare, sia pure ingoiando qualche rospo, la via per ritrovarci insieme. Proprio oggi sono reduce da una riunione romana dove alcune sigle partitiche e associazioni si sono incontrati per studiare la possibilità di ritrovarsi sotto una sola lista per le prossime politiche. A conti fatti “sulla carta” sono portatori di oltre il 4% dei consensi elettorali (ma non in tutte le circoscrizioni). Questi signori se raggiungessero un accordo soddisfacente potrebbero avere per lo meno una modestra rappresentanza parlamentare mentre marciando divisi farebbero il gioco dei grandi movimenti e raccoglierebbero solo la ben misera soddisfazione di avere, che posso dire?, lo 0,7 o l’1% dei consensi? Parlando, di un’altra formazione politica, penso al partito pensionati. Vi rilevo, ad esempio, la palese contraddizione di aver raccolto a livello nazionale nelle politiche del 2006 l’1% dei consensi a fronte di un “popolo di pensionati” che si avvicina di molto al 20% della sua forza elettorale. E allora mi chiedo: se gli stessi pensionati non votano il loro partito il dividersi ulteriormente nella loro rappresentanza politica, mi appare addirittura tragico-comico. Alla fine resta solo una considerazione da fare: i pensionati o gli invalidi o i precari o gli emarginati in genere hanno una sola possibilità per farsi ascoltare: è quella di dimostrare con i numeri che sono una presenza elettorale che conta. Questo devono capirlo essenzialmente i milioni di pensionati e di precari e di emarginati di tutta Italia, ma devono anche avere la convinzione che questo interesse all’unità non nasconde in qualche modo fini partigiani reconditi e rivalse personali. E’ una lotta politica a 360 gradi. E’ per la nostra sopravvivenza ma, soprattutto, come idea per una società migliore e più solidale. Se partiamo da questa premessa non ho remore per scendere in campo ed offrire tutta la mia collaborazione. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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L’UE deve superare la paura e le divisioni per preservare Schengen

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2016

SchengenNel dibattito di martedì con la Presidenza olandese e la Commissione, molti deputati hanno sottolineato che l’UE deve superare le paure e le divisioni che la paralizzano, ma anche gestire efficacemente la migrazione e i flussi dei rifugiati. Proteggere concretamente le frontiere esterne dell’UE è essenziale per salvaguardare l’area di Schengen. Alcuni deputati hanno inoltre chiesto tolleranza zero per gli attacchi razzisti e violenti contro i migranti e rifugiati.I deputati hanno evidenziato la necessità di rispettare il principio di non respingimento e discusso su come dovrebbe essere finanziata la struttura dei rifugiati in Turchia. Il ministro olandese per gli affari esteri, Bert Koenders, esprimendosi in nome della Presidenza del Consiglio, ha affermato che il flusso di migranti “deve essere ridotto”. A tal fine, le misure già concordate devono essere attuate, in particolare per quanto riguarda il ricollocamento e gli hotspot. Ha poi espresso particolare preoccupazione per la situazione umanitaria nei Balcani occidentali e per i rischi che corrono i minori non accompagnati che entrano in Europa. Dichiarazione di Bert Koenders. Il commissario per l’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha riconosciuto che “pochi progressi” sono stati finora compiuti negli Stati membri “in prima linea”, come pure in tutti gli altri. L’elenco delle cose da fare è lungo: la delocalizzazione, il reinsediamento, gli hotspot, i rimpatri. Per quanto riguarda Schengen, “la Commissione si sta preparando per ogni evenienza (…), ma non si tratta della fine di Schengen o di tagliare fuori uno Stato membro.” Sugli attentati di Colonia, Avramopoulos ha negato che tutti i rifugiati e gli immigrati rappresentino una minaccia per il nostro ordine pubblico: “Non lo sono”. Dichiarazione di Dimitris Avramopoulos. Il leader del gruppo PPE, Manfred Weber (DE), ha dichiarato che “non si tratta di mancanza d’idee ma di uno stallo, al Consiglio come pure in quest’Aula, (…) una divisione che dobbiamo superare per salvaguardare Schengen.” Ha quindi evidenziato che l’UE deve dotarsi di efficaci controlli alle frontiere, per sostenere le sue autorità e per permettere a Frontex di accedere al sistema di informazioni di Schengen. Ha quindi concluso, ricordando che “ci aspettiamo che coloro che sono ospitati e protetti nei Paesi UE, rispettino le sue culture e leggi”. Dichiarazione di Manfred Weber (PPE, DE)
Il leader dell’S&D, Gianni Pittella (IT), ha affermato che “c’è un virus che infetta l’Europa, il virus della paura”, che sta impedendo all’UE di prendere le decisioni giuste e minaccia di distruggerla. Pittella ha ammonito che i flussi di migranti in arrivo aumenteranno durante la primavera e sottolineato la particolare situazione di rischio dei bambini migranti. Dichiarazione di Giovanni Pittella (S&D, IT) “Non abbiamo mesi o anni per riscrivere il regolamento dell’UE, abbiamo solo un paio di settimane”, ha sostenuto Syed Kamall (ECR, UK). “Se gli Stati membri non sono in grado di gestire le proprie frontiere (…) allora non bisogna sorprendersi che altri vogliano lasciare la partita”, aggiungendo che “Schengen non ha bisogno di essere riscritto, ha bisogno di funzionare meglio”. Dichiarazione di Syed Kamall (ECR, UK)Il leader del gruppo ALDE, Guy Verhofstadt (BE) ha chiesto alla Presidenza UE di agire, in linea con l’articolo 78 del trattato (asilo e protezione internazionale), di assumere il controllo delle frontiere esterne dell’UE e di istituire una forza di risposta rapida. “L’Europa deve ottemperare a questo compito”, e ha aggiunto che la decisione di agire potrebbe essere presa durante il prossimo Consiglio europeo. Dichiarazione di Guy Verhofstadt (ALDE, BE)”La gestione della crisi dei rifugiati richiede più cooperazione, non scelte selettive di alcuni Stati membri che mettono in discussione le decisioni comuni” ha affermato Dimitrios Papadimoulis (EUL/NGL, GR). Ha ricordato che solo 400 rifugiati su 160.000 bloccati in Grecia e in Italia sono stati ricollocati fino ad ora. Rebecca Harms (Verdi/ALE) ha concordato sul fatto che sia necessaria una migliore gestione delle frontiere ma ha anche sottolineato che bisogna dare più sostegno ai rifugiati in Turchia, per assicurare qualcosa di più che la sola sopravvivenza. Dichiatrazioni di Dimitrios Papadimoulis (EUL/NGL, GR) e Rebecca Harms (Verdi/ALE, DE)”La gestione UE della migrazione è un completo fallimento (…) sta mostrando l’altra medaglia della solidarietà” ha detto Laura Ferrara (EFDD, IT). “Guardiamo agli effetti senza guardare alle cause” ha aggiunto, criticando anche i leader europei che scaricano le responsabilità alla Turchia. “Sveglia! Schengen è un fallimento e l’UE è un fiasco. Chiudiamo le frontiere e proteggiamo l’Olanda”, ha chiesto a Koenders Vicky Maeijer (ENF, NL)

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Siamo tutti di destra?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2013

Italiano: segnale stradale italiano per inters...

Italiano: segnale stradale italiano per intersezione a T con diritto di precedenza da destra. (Photo credit: Wikipedia)

Nel pubblicare l’articolo di Alessandra Daniele sul bollettino della Fidest titolato “Un mostro a dieci teste” dove le dieci teste erano attribuite ai dieci diversi modi in cui è rappresentata la politica italiana che guarda a destra mi sono chiesto, innanzitutto: ma esiste davvero, dopo la caduta del muro Berlino e i rivolgimenti politici mondiali che sono seguiti l’idea che il mondo continui a dividersi in destra, centro e sinistra? Personalmente non lo credo. Ritengo, piuttosto che si sia accentuato il rapporto tra chi ha e chi è. Tra chi naviga nell’area del benessere ed è una minoranza nel mondo e chi resta emarginato ed è la stragrande maggioranza. Quest’impari divisione è il prezzo che noi stiamo pagando a una aberrazione culturale che ci è stata instillata, goccia dopo goccia, per millenni. Il tema sostanziale sta nel fatto che noi abbiamo, e giustamente, sostenuto il diritto alla vita ma non quello a vivere. Qui sta tutta la nostra contraddizione. Come abbiamo potuto permettere che milioni di bambini, ogni anno, vivano di stenti e molti di loro alla fine muoiano di fame e di sete e di malattie e con loro spesso le madri che li hanno concepiti? Dobbiamo poi aggiungervi il mancato diritto per tutti all’istruzione, ad avere un lavoro e un tetto sotto di cui ripararsi e più in generale al rispetto della dignità umana. Non a caso l’art. uno della Costituzione italiana afferma che il nostro paese è fondato sul lavoro. Un concetto a dir poco profetico per non dire rivoluzionario se pensiamo che se all’essere umano non è garantito un lavoro il suo destino è segnato poiché solo disponendo di un reddito è possibile tutelare la vita, l’assistenza, l’istruzione, una vecchiaia serena. A questo punto l’umanità ha solo due strade da imboccare e che non sono né a destra né al centro né a sinistra: sono nella lotta tra chi vive con il superfluo e nega il diritto agli altri il necessario per vivere. E non vi sarà giustizia e libertà nel mondo se non conquisteremo per tutti il diritto a vivere dopo di quello alla vita. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Lettera di sostegno al Governo Italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2010

Lettera al direttore Grecia in bancarotta, Spagna e Portogallo declassati. Italia unico paese UE del Mediterraneo ancora non colpito da questa onda recessiva e distruttiva. In momenti come questi bisogna essere uniti attorno a chi dirige lo Stato con consenso. Trovo vergognoso e sono esterrefatto dall’atteggiamento di Fini. L’Italia ha bisogno di riforme perché questa salvezza temporanea diventi definitiva. In democrazia governa chi è Eletto. Fini vorrebbe essere il capo e sostituirsi alle regole: ha quotidianamente attaccato il suo premier, il partito, un ipercritico ostruzionismo all’attività pubblica è costato miliardi di euro a noi cittadini italiani.. Gli italiani sono stanchi delle ideologie astratte e patologiche che hanno portato solo guerre e divisioni nel 1900. Oggi piacciono i governi del fare, proposte sintetiche, risultati concreti e trasparenti. (C.Costantini)

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La Provincia di Torino espone le bandiere a mezz’asta

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2009

Bandiere a mezz’asta oggi pomeriggio sulle facciate di tutte le sedi della Provincia di Torino: lo ha deciso il Presidente, Antonio Saitta, per sottolineare il cordoglio e la condivisione (da parte dell’Ente e di tutti i cittadini della provincia) del dolore delle famiglie dei militari italiani rimasti vittime dell’attentato di stamani a Kabul.  “Esprimiamo sconcerto e siamo vicini alle famiglie dei militari uccisi. – sottolinea Saitta – In momenti come questo le divisioni politiche devono essere messe da parte e occorre che l’opinione pubblica si stringa intorno ai soldati e ufficiali che partecipano alle missioni italiane all’estero”. “Ancora una volta, – prosegue Saitta – le forze armate pagano un altissimo tributo di sangue per la causa della pace e della lotta al terrorismo. Le nostre bandiere a mezz’asta vogliono lanciare un messaggio semplice ma chiaro: non dimenticheremo il sacrificio di questi nostri compatrioti e continueremo a lavorare, a tutti i livelli, per la comprensione tra i popoli e per il rispetto dei diritti umani”.

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L’Europa ed il mondo dopo Yalta

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2009

Di tanto in tanto i media ci propongono interessanti carrellate sul nostro passato  e che vorremmo più seguito dai giovani. Capire le ragioni di un malessere significa anche non trovarsi a ripetere le stesse situazioni di disagio del passato. Pensiamo, ad esempio, ad Yalta.  Quel vertice che si tenne in Crimea nel 1945 consentì, secondo un copione oramai stagionato in altre analoghe conferenze del passato,  al presidente degli U.S.A.  Franklin Delano Roosvelt, al primo ministro britannico Winston Churchill e a Josif Visarionovic Stalin di spartirsi il mondo nella prospettiva oramai certa di una vittoria sul nazismo. Fu la premessa per la divisione del mondo in due blocchi e per la “guerra fredda”. Non si sciolse, in pratica, il nodo tra la visione occidentale del capitalismo come interesse “privato” a quello del capitalismo come interesse dei “pubblici poteri”. Est ed Ovest presentavano due diverse visioni del mondo inconciliabili tra di loro e che nessun accordo poteva in qualche modo sanare se non con un altro conflitto mondiale. Ma questa eventualità si scontrava con una realtà che non avrebbe certo retto tale nuovo scontro dopo gli immani disastri provocati dalla seconda guerra mondiale. Ma va anche chiarito, a questo punto, che non fu proprio l’incontro di Yalta a sancire una vera e propria spartizione del mondo quanto le sorti stesse della guerra di conquista: gli eserciti russi erano semplicemente entrati nel cuore dell’Europa, Balcani compresi e vi rimasero. Restava logicamente impossibile che sistemi dittatoriali e sistemi democratici convivessero in altro modo che in quelli in cui hanno convissuto per buona parte della seconda metà del secolo scorso. Caduta la dittatura sulla “buccia di banana” del muro di Berlino ora resta da capire su quali basi dobbiamo ritrovare questo perenne dualismo tra le opposte visioni del mondo che pure restano immutate poiché stanno semplicemente cambiando destriero. (Riccardo Alfonso)

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