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Posts Tagged ‘divorzio’

I cattolici e la politica: è ricomponibile il divorzio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Di Giuseppe Bianchi. L’occasione creata dal centenario della fondazione del Partito Popolare, ad opera di Don Sturzo, ha riproposto l’impegno dei cattolici in politica che, come è noto, è proseguito con la Democrazia Cristiana, asse centrale del Governo per oltre quarant’anni.
Una cultura e una rappresentanza oggi disperse sul piano politico, con significative presenze rimaste nelle organizzazioni di volontariato. Analoga sorte è toccata ad altri movimenti politici laici portatori di culture altrettanto solide e consolidate sul piano della rappresentanza.Fenomeno, questo, evocato come crisi delle ideologie del Novecento di cui i partiti erano espressione con le loro identità collettive in cui motivazioni ideali e azione politica si sostenevano reciprocamente, almeno nella rappresentazione offerta al comune cittadino. Sarebbe inutile ora parlare di questo passato se il presente non evidenziasse segni di regressione nella vita politica e civile del Paese.Il dato emergente è che la politica post-ideologica, avviata da Berlusconi e proseguita dalle successive maggioranze fino a quella attuale, ha assunto un connotato fortemente utilitaristico basato su uno scambio tra benefici economici e consenso politico. Nuove offerte politiche, in concorrenza tra di loro, che si fanno carico di offrire protezione al cittadino, disorientato di fronte alle nuove sfide della precarietà, sia economica che valoriale.
Due sono gli effetti di questa evoluzione politica: il cittadino, non più partecipe della galassia dei corpi intermedi che, soprattutto a livello locale, lo legavano alla politica, cerca nuove identificazioni in qualcuno che lo rappresenti e lo rassicuri; la nuova concorrenza tra i partiti per acquisire consenso si realizza nella generosità delle promesse che avallano una concezione totalizzante della politica, destinataria esclusiva dei bisogni dei cittadini.Questa riaccreditata concezione di Stato-Provvidenza, alla prova dei fatti non ha prodotto i risultati attesi: sia in termini di soddisfazione dei bisogni economici e occupazionali dei cittadini, sia in termini di risposta alle inquietudini derivanti dai nuovi sviluppi tecnologici e scientifici che mettono in discussione consuetudini e credenze coinvolgendo la vita delle persone nel suo complesso.A questo punto diventa legittima una domanda: questa politica ha le energie morali per offrire un futuro al cittadino, visto che non tutto è riconducibile a decisioni politiche ispirate dalla razionalità economica (reale o presunta) e/o dalla soddisfazione degli interessi individuali? E, per tornare al tema iniziale, un’altra domanda: può la cultura cattolica contribuire a rendere le nostre società più sicure e solidali?Dal punto di vista astratto la risposta non può che essere positiva: per la centralità che viene data alla persona e ai gruppi in cui si riconosce, che riposiziona la politica al servizio dei loro obiettivi; per il rilievo accordato ai valori del pluralismo sociale, della sussidiarietà con cui sconfiggere l’isolamento dei cittadini facendoli partecipi di una rete di aggregazioni comunitarie.Sul piano pratico tale prospettiva si presenta più problematica. Improbabile un nuovo partito dei cattolici, oggi minoranza dispersa; improponibile un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana esaurita dal troppo lungo governo; fragile l’ancoraggio alla dottrina sociale della Chiesa alla luce dei mutamenti strutturali intervenuti.Una soluzione può essere offerta da un rinnovato appello, a cent’anni da quello sturziano, agli uomini liberi e forti che condividono ideali di libertà e di giustizia e che si riconoscono nei fondamenti dei valori cristiani.
Un appello rivolto ai cattolici praticanti, ma anche ai cattolici insofferenti nei confronti delle prescrizioni ecclesiastiche troppo limitative delle loro condizioni di vita.Un appello per un comune impegno culturale, organizzativo ancor prima che politico, che accresca la consapevolezza pubblica dei problemi inediti ma anche delle opportunità che la modernità presenta influenzando la vita in comune su diversi piani, incluso quello etico. L’umanesimo cattolico, in questo senso, potrebbe offrire un contributo prezioso alla politica: i cittadini, per partecipare alla politica, chiedono che non solo i loro interessi ma anche che i loro valori, i loro progetti di vita trovino accoglienza nel dibattito pubblico e nella condivisione delle procedure democratiche che ne determinano l’esito.Questo circuito virtuoso di partecipazione presuppone che i cittadini siano informati e consapevoli che la pratica dei doveri è il presupposto per il godimento dei diritti.Una premessa per dare un fondamento etico alla nostra libertà economica, all’impegno contro la povertà, spesso legata a quella educativa e sociale, e all’Europa, che non è solo un’entità economica ma anche uno spazio di civilizzazione. (fonte: http://www.isril.it)

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Divorzio e assegno di mantenimento

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

“Trasformiamo il mantenimento all’ex coniuge in caso di divorzio in un vero e proprio contributo di solidarietà, limitato nel tempo, quando vi è un reale stato di bisogno dell’altro”. Lo dichiara Augusta Montaruli, deputato di Fratelli d’Italia. “Dopo l’intervento della Cassazione a Sezioni Unite – aggiunge Montaruli – è ormai chiaro che sull’assegno di mantenimento divorzile all’ex coniuge urge una presa di posizione del legislatore. Da una prima lettura, rimangono i problemi di sempre. Nulla si dice, infatti, sull’aspetto più importante: come interpretare quell’impossibilità del coniuge di procurarsi “mezzi adeguati” quale condizione per ottenere il mantenimento? Sembra sparire finalmente il parametro del tenore di vita ma rimane confusione sul contributo alla gestione della famiglia. Se è frutto ‘di decisioni comuni di entrambi i coniugi’ – come sostiene la Suprema Corte – non può essere il grimaldello per giustificare l’inadeguatezza dei mezzi e ottenere così un vero e proprio vitalizio”.
“Va da sé – conclude il deputato di FDI – che in un matrimonio la coppia decide con che modalità ciascun coniuge deve contribuire in una visione unitaria dei benefici anche economici ma la regolamentazione delle conseguenze di tali scelte, in caso di fine dell’unione, deve avvenire semmai prima che la vita coniugale si interrompa, non dopo. In caso contrario il mantenimento continuerà a essere una vera e propria arma contro il valore della famiglia, un regolamento di conti inaccettabile che pagano i figli e dequalificante soprattutto per le donne”.

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Proteggere i minori nelle controversie internazionali in materia di divorzio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

europeBruxelles. Pur riconoscendo la qualità delle proposte della Commissione che mirano a migliorare il regolamento in vigore, i deputati propongono di rafforzare la tutela dei diritti dei minori durante l’intera procedura di risoluzione delle controversie tra le coppie divorziate. Ciò significherebbe in particolare garantire che il bambino abbia il diritto di esprimere la propria opinione, attraverso una procedura chiara, in cui non vengono esercitate pressioni sul bambino e l’intervistatore è un esperto appositamente formato. Se un bambino viene sequestrato in un altro Paese dell’Unione europea da uno dei suoi genitori, i deputati propongono che la questione venga affrontata da giudici che esercitano la professione e hanno acquisito esperienza in tale ambito, per garantire la priorità dell’interesse superiore del bambino.In apertura del dibattito di mercoledì, il relatore Tadeusz Zwiefka (PPE, PL) ha evidenziato l’importanza della dimensione infantile. Il fanciullo rappresenta l’anello più debole nelle controversie tra genitori e necessita quindi di tutta la protezione che possiamo offrirgli. In particolare, l’audizione del bambino rappresenta una questione fondamentale e merita disposizioni dettagliate.
Secondo le stime della Commissione, nell’UE risiedono 16 milioni di famiglie internazionali e ogni anno ci sono circa 140 000 divorzi internazionali. I casi di rapimento di minori da parte dei genitori registrati nell’UE sono circa 1.800 l’anno. Il Parlamento ha un Mediatore per i casi di sottrazione internazionale di minori. Questa funzione è attualmente svolta da Elisabeth Morin-Chartier.

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Il divorzio: l’ultima commedia di Vittorio Alfieri

Posted by fidest press agency su martedì, 11 aprile 2017

divorzioRoma dal 18 aprile al 22 al Teatro Palladium Piazza Bartolomeo Romano Il divorzio, l’ultima commedia di Vittorio Alfieri. «In questo periodo particolarmente difficile della nostra vita civile – racconta Beppe Navello – Sentire lo sdegno sarcastico di Alfieri, riproporlo al pubblico con la forza di un lessico esemplare per sobrietà e ricchezza espressiva, libera lo spirito costretto nelle poche centinaia di espressioni alle quali è definitivamente condannata la lingua italiana contemporanea; e travestire i suoi personaggi con i caratteri eterni della mediocrità patria, con i ceffi imperituri dell’impudenza sociale, dell’ambiguità morale ci fa capire che qualcosa di eterno e imperituro è all’origine della nostra secolare decadenza». Una storia semplice, ricca di colpi di scena, su un matrimonio che assomiglia subito ad un divorzio e più in generale sul malcostume italiano del Settecento, che si rivela quanto mai divorzio1attuale. Un ragazzo di buona famiglia si innamora di una ragazza di famiglia altrettanto buona ma di costumi più disinvolti, più alla moda: il fidanzamento va a monte e allora, per risolvere in maniera acconcia le cose senza provocare scandalo, la madre di lei trova alla figlia un marito di comodo, vecchio e ricco, disposto a chiudere un occhio sull’andirivieni di amici, cicisbei e confidenti. Il tutto rappresentato alla maniera di una farsa, divertente ma con una morale alla fine della storia: come scandalizzarci se i costumi italiani costituiscono “obbrobrio d’Europa tutta?” Se il matrimonio nel nostro paese assomiglia da subito a un divorzio? Naturalmente, ogni allusione a fatti o persone della realtà contemporanea è puramente casuale.”Biglietti € 15 intero € 10 ridotto, € 5 studenti. Orari spettacolo: tutte le sere ore 21 Durata: 1 ora e 20 minuti. (foto: divorzio)

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Divorzio breve: Entrata in vigore

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2015

divorzio breveSulla Gazzetta Ufficiale n. 107 del 11 maggio 2015 è stata pubblicata la legge 6 maggio 2015, recante “disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi”, il c.d. “divorzio breve”, che entrerà in vigore il prossimo 26 maggio.La nuova norma, interviene direttamente sulla legge n. 898 del 1970, a suo tempo frutto di una lunga battaglia parlamentare. La legge, quattro anni dopo, fu anche oggetto di un inutile tentativo di abrogazione attraverso il referendum.Oggi tutto cambia con grande rapidità e questa esigenza, appunto, è stata avvertita anche dal Legislatore, intervenuto con soli tre articoli, ma in maniera assolutamente significativa.La nuova legge prevede una consistente riduzione del tempo che deve passare fra la separazione e la richiesta per ottenere il divorzio: da tre anni a 6 mesi, se si tratta di una separazione consensuale.Se non c’è l’accordo delle parti sui termini della separazione, i tempi si allungano a 12 mesi (separazione giudiziale), indipendentemente dalla presenza o meno di figli.La separazione decorre da quando si compare davanti al Presidente del Tribunale e la norma anticipa anche il momento dello scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi al momento in cui il Presidente autorizza i coniugi a vivere separati. Con la vecchia norma, invece, occorreva aspettare il passaggio in giudicato della sentenza di separazione.La nuova disciplina si applica anche ai procedimenti attualmente in corso. L’ordinanza che autorizza i coniugi a vivere separati sarà comunicata all’ufficio dello stato civile per l’annotazione dello scioglimento della comunione sull’atto di matrimonio.Dal provvedimento, durante la discussione a Palazzo Madama, era stata stralciata la norma che prevedeva il c.d. “divorzio immediato”, vale a dire “senza il periodo di separazione”.Sull’accelerazione del procedimento di separazione e divorzio erano già state adottate nel 2014 alcune misure acceleratorie, come la negoziazione assistita e gli accordi di separazione e divorzio davanti al sindaco, con il decreto legge n. 132/2014, convertito nella legge 162/2014, che prevede due modalità che semplificano i procedimenti di separazione e scioglimento degli effetti del matrimonio, ovvero delle condizioni di separazione o di divorzio, entrambi adottabili solo in caso di totale accordo dei coniugi.Su questo argomento, nei giorni scorsi è intervenuto il Ministero degli Interni – Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali – con la circolare n. 6/15, che contiene importanti chiarimenti applicativi proprio in riferimento al decreto n.132/14 (conv. nella l. n. 162/14).

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Divorzio breve

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 maggio 2014

camera deputatiLa legge sul divorzio breve è un primo grande passo verso il riconoscimento delle libertà civili: finalmente presto sarà consentito ai coniugi di non trascinare per anni il proprio contenzioso, permettendo loro di riorganizzare in tempi brevi e in modo stabile la propria vita. Una buona parte degli oltre cinque milioni e quattrocentomila procedimenti civili pendenti in Italia è rappresentata proprio dalle cause di separazione, consensuale o giudiziale, iscritte a ruolo: un sistema che ha riflessi rilevanti sull’efficacia e la stessa competitività dell’intero nostro sistema giudiziario, oltre che sulla vita di migliaia di persone. Modificare questo sistema semplificando le procedure e riducendo i tempi è una battaglia di civiltà giuridica e sociale, che ci mette finalmente in linea con gli altri paesi europei ed extraeuropei dove è possibile ottenere il divorzio in tempi rapidi, con procedure semplici e costi assai contenuti. Ora mi auguro che il Senato approvi con senso di responsabilità il testo, facendo in modo che l’Italia volti pagina, e che questo sia un seme cui ne seguiranno molti altri, a partire dall’estensione del matrimonio civile alle coppie gay e lesbiche, da una legge sulle unioni civili non matrimoniali, da una revisione della normativa sulle adozioni, fino al testamento biologico e alla fecondazione assistita: una riforma complessiva del diritto di famiglia, insomma, attesa da anni e che finalmente rappresenterebbe per l’Italia uno straordinario salto di civiltà.

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Divorzio breve

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2012

“Quella sul divorzio breve è una legge di civiltà. Da statistiche è dimostrato che solo l’1% delle coppie separate tornano sui loro passi, mentre sono moltissime quelle che vanno all’estero, dove i tempi per ottenere il divorzio sono più brevi. Italia dei Valori è favorevole ad un accorciamento dei tempi. Su temi, quali i diritti civili, il Parlamento si mostra troppe volte in ritardo” lo dichiara in una nota l’on. Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera. “Serve un approccio laico, al passo con le esigenze delle società, ispirato alla scrittura di buone leggi in favore di quei cittadini che vivono non solo le difficoltà affettive provocate dalla fine di un matrimonio, ma anche quelle burocratiche e tempi troppo lunghi della giustizia civile” spiega Borghesi. “Accorciare i tempi non significa svilire l’istituto del matrimonio, un’unione tra due persone che si basa su profondi valori. Significa semplicemente venire incontro a chi, ad esempio, intende regolarizzare nuove situazioni affettive sorte nel frattempo” conclude Borghesi

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La società del divorzio

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2011

Te lo do io il divorzio, cribbio!

Image by PIX-JOCKEY (Roberto Rizzato) via Flickr

Che senso ha nel matrimonio usare ancora il rito pubblico “prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, in salute ed in malattia e di amarti ed onorarti tutti i giorni della mia vita.” ..quando in realtà poi c’è il Divorzio? Perché usare ancora questa formula quando non è più valida, attuabile? (cos’è.. il matrimonio di Giuda?). Ci piace ancora però dirla.. fa tanto scena, fa immagine, come quelli che fanno il matrimonio in Chiesa (magari prendendo i sacramenti in fretta e furia) perché è più bello, appariscente. Questa società è sempre più vuota di “contenuti” (e sempre più piena di “immagini” come poster per tappare i buchi del vuoto). Oramai la tendenza, nord Europa, USA, è di un Divorzio per ogni Matrimonio.. a trainare le donne che ne richiedono in media tre su quattro. Un tempo a quel rito, a quella frase, veniva dato un seguito perché le persone nella coppia avevano l’OBBLIGO di dare (e di ricevere) assistenza all’altro. Non potevano gettarsi alla prima difficoltà (o debolezza). Erano coppie vere. E sulla famiglia solidale si fondava la società solidale. Il Divorzio ha ucciso la solidarietà nell’embrione dove essa nasce, la Famiglia. Il Divorzio è una delle maggiori cause legali della regressione culturale, dell’individualismo, della violenza e dell’apatia sociale di oggi. Il Divorzio è perfettamente calzante con l’utopia moderna dell’assenza di responsabilità e obblighi, ci ha illuso di una libertà illimitata ed egoismo di poter fare qualsiasi bizzarria o azione senza pagarne le conseguenze. Quale illusione. Il mondo oggi coltiva tanti Lucignolo. Ed è un po’ come il Paese dei Balocchi, e dopo i grandi voli di fantasia, gran caos e goliardia.. vedrete che non tarderà molto ad arrivare l’alba in cui ci sveglieremo e, passata la sbronza, ci vedremo allo specchio per ciò che saremo diventati: degli asini. (Michael Rossi) http://www.infanzia-adolescenza.info

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Governo: maggioranza che traballa

Posted by fidest press agency su sabato, 28 maggio 2011

“Anche le parole della governatrice del Lazio Renata Polverini certificano un fatto inequivocabile: la maggioranza non esiste più. Ciò che sta accadendo nel Lazio è l’ultimo atto del divorzio tra le varie componenti della coalizione che sostiene il governo. La maggioranza sta implodendo”. Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd. “Noi lo diciamo da tempo – continua Finocchiaro – ma con noi lo dicono le cronache politiche di questi ultimi giorni: prima Berlusconi scarica Lettieri e Moratti, poi Calderoli ricatta il governo e svincola la Lega da ogni patto di maggioranza. Infine Moratti confessa che la campagna del Premier per Milano l’ha danneggiata. Ora arriva il caso del Lazio, con la fuga dei consiglieri dalla lista Polverini e Alemanno che si schiera con la Presidente della Regione. Senza contare i Responsabili, a cui è appesa la maggioranza, che vanno e vengono. Insomma, ce n’è per tutti i gusti…”

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Divorzio: Riforma dei tempi

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2011

“Camera e Senato approveranno, entro la fine di questa legislatura, la riforma del diritto di famiglia nelle procedure di separazione e divorzio”. Il Sen. avv. Filippo Berselli (Presidente Commissione Giustizia al Senato) ha annunciato il varo della “riforma inerente la riduzione dei tempi per il conseguimento della separazione e del divorzio” quest’oggi, nell’ambito del  Convegno nazionale AMI ‘Il Processo di separazione e divorzio: prassi a confronto’ in svolgimento presso il Convento San Domenico di Bologna. “Siamo arrivati alla fase di audizione nelle commissioni” ha continuato precisando che “stiamo individuando la sintesi dei tanti disegni di legge proposti che prevedono soluzioni diverse nella determinazione del tempo limite per l’ottenimento di unasentenza di divorzio”. Il presidente nazionale AMI avv. Gian Ettore Gassani si è spinto oltre auspicando che il Legislatore “preveda l’abolizione della fase di separazione (in Europa esisteoltre che in Italia solo in Polonia, Malta ed Irlanda del Nord) in virtù della quale, per l’ottenimento della sentenza di divorzio, si generano tempi sempre biblici in caso di mancato accordo tra i coniugi e di procedimenti conflittuali (compresi tra gli 8 anni di Milano ed i 12 di Messina)”. Riforma che “non può prescindere dalla uniformità delle prasi applicative perché da Trieste aTrapani ci sia una unica determinazione di tempi e modalità di decisioni in materia, ad esempio, diaffidamento condiviso, assegni di mantenimento, assegnazione della casa coniugale, ascolto dei minori. Come è possibile che, a parità di condizioni, un operaio di Milano debba versare 600 euro di mantenimento ed a Palermo 430? Senza linee condivise ed uniformemente adottate le 166 prassi oggi esistenti in Italia resteranno un grosso problema per gli avvocati ed un insormontabile ostacolo nell’applicazione del sacrosanto principio della certezza del diritto. In taleprogetto di riforma L’AMI chiede l’istituzione del Tribunale della Famiglia nelle aree metropolitane a cui abbiamo accesso magistratura ed avvocatura altamente specializzate e che stronchi la logica della polverizzazione dei Tribunali figlia delle esigenze campanilistiche di questa o quella piccola comunità”. L’esigenza di riforma del diritto di famiglia è quanto mai sentita anche dal Presidente del Tribunale di Bologna, Cons. Francesco Scutellari: “Bologna ha anticipato la riforma varando un protocollo d’intesa tra avvocatura e magistratura in materia di unificazione delle prasi applicative. La Carta di Bologna sarà presentata l’11 maggio all’interno del teatro Duse”. Per Lucio Strazziari (Pres. Consiglio Ordine Avvocati Bologna) “Il panorama legislativo presentato dal senatoreBerselli è il segno dei una decisa evoluzione nel solco dell’adeguamento normativo al costume sociale. Ritengo la riforma assolutamente necessaria poiché le conseguenze dell’applicazione del diritto di famiglia incidono sulla vita civile e sulla tenuta sociale del nucleo riconosciuto dalla Costituzione come fondamentale della nostra società: la famiglia”.

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“Processo separazione e divorzio:prassi a confronto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2011

Bologna 8 aprile 2011 ore 9.15, Convento San Domenico, sala Bolognini Convegno nazionale AMI. Parteciperanno: sen. Avv. Filippo Berselli (Presidente Commissione Giustizia al Senato); dott. Sergio Porena (vice Commissario straordinario – Bologna); Cons. Francesco Scutellari (Pres. Tribunale Bologna); avv. Lucio Strazziari (Pres. Consiglio Ordine Avvocati Bologna); avv. Gian Ettore Gassani (Pres. nazionale AMI); avv. Giovanni Berti Arnoaldi Veli(Osservatorio Giustizia Civile Bologna); Cons. Maurizio Millo (Pres. Tribunale per i Minorenni Emilia Romagna); dott.ssa Angela De Meo (Pres. I sez. Tribunale Bologna); dott. Antonio Costanzo (Magistrato I sez. Tribunale Bologna); prof. Avv.Luigi Balestra (Università degli Studi Bologna); prof. Avv. Carlo Rimini (Università degli studi Milano); prof. dott. Giacomo Oberto (Magistrato Tribunale Torino, Segretario Generale Aggiunto dell’Unione Internazionale Magistrati, prof. c/o Università degli Studi Torino); prof. Avv. Michele Lupoi (Università degli Studi Boologna); dott.ssa Gloria Servetti (Pres. sez. Famiglia Tribunale Milano); dott. Alberto Haupt (Pres. sez. famiglia Tribunale Genova); avv. Cesare Rimini (matrimonialista). Coordina e modera avv. Katia Lanosa (matrimonialista, pres. AMI Bologna). “Il convegno nazionale AMI di Bologna intende coniugare alla pur importante formazione il necessario confronto tra l’avvocatura e la magistratura sul corto circuito che si è creato in Italia a causa della disomogeneità delle prassi giudiziarie in materia familiare” dice l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. “Più volte – continua – l’AMI ha denunciato questa grave anomalia al fine di sensibilizzare giudici, avvocati ed istituzioni alla individuazione di un’unica prassi valida per tutti i Tribunali italiani. La certezza del diritto non può prescindere dalla certezza del processo e dalla prevedibilità dei provvedimenti giurisdizionali. L’esempio più alto è Milano, laddove si applica da anni il rito ambrosiano, completamente diverso da tutti gli altri adottati nel resto d’Italia. Milano non è però l’eccezione: ognuno dei nostri 166 Tribunali adotta prassi ed orientamenti locali e peculiari in ordine all’affidamento condiviso, all’assegnazione della casa coniugale ed ai criteri di determinazione degli assegni di mantenimento. Non è immaginabile che le sorti di un cittadino dipendano dal luogo giudiziario in cui egli si trova. Troppe volte capita che un avvocato prima di patrocinare in trasferta sia preventivamente costretto ad informarsi circa gli orientamenti ‘personalizzati’ di questo o di quel Tribunale. Addirittura capita che anche all’interno dello stesso Tribunale esistano prassi diverse. E’ probabile che si sta facendo una grande confusione tra il sacro principio dell’indipendenza della magistratura e la disinvoltura di alcuni magistrati nell’applicare al processo i propri convincimenti ed orientamenti personali spesso in collisione con principi consolidati o con le norme del Codice. Prima ancora di un intervento del Ministro della Giustizia mirato ad uniformare le prassi, l’AMI auspica che siano gli addetti ai lavori stessi ad individuare un unico processo, una unica prassi condivisa in tutto il Paese”.

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Teatro: Sleuth

Posted by fidest press agency su domenica, 30 gennaio 2011

Roma dal 9 al 13 febbraio 2011 Teatro Manhattan Via del Boschetto 58, inizio ore 21.00  Domenica 13 pomeridiana alle 18 “Il celebre scrittore di gialli Andrew Wyke (Tiziano Storti)  incontra nella sua villa il giovane e affascinante amante di sua moglie, l’attore Milo Tindle (Roberto Rotondo).  L’intento di Milo è quello di chiedere il divorzio per conto della sua amante.
Tra i due uomini comincerà rapidamente un gioco raffinato e pericoloso, uno scontro  di cervelli con violenze psicologiche reciproche, in una partita all’ultimo sangue per il possesso della stessa donna”. Uno spettacolo essenziale, asciutto, come la drammaturgia di Pinter.  Personaggi con un’alta dose di esplosivo all’interno, ma che lasciano passare il minimo indispensabile,  fino a che le cose non si potranno più trattenere e deflagreranno in un finale imprevedebile e scioccante. Tensione tagliente che avvolge ogni passo, ogni luce, ogni pensiero. Vedrete qui quanto elegante possa essere un dialogo tra due opposti, due avversari, due antagonisti con stile.

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Il manuale della neoseparata

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

Secondo gli ultimi dati ISTAT, diffusi il 21 luglio 2010, nel 2008 le separazioni sono state 84.165 e i divorzi 54.351, con un incremento rispettivamente del 3,4 e del 7,3 per cento sull’anno precedente. I due fenomeni sono in continua crescita: nel 1995 si verificavano 158 separazioni e 80 divorzi ogni 1.000 matrimoni, nel 2008 si arriva a 286 separazioni e 179 divorzi. I dati relativi al 2007 (e diffusi nel giugno 2009) ci dicono che in Italia risultano 81.359 separazioni (+1,2% rispetto all’anno precedente) e 50.669 divorzi (+2,3%). La durata dei matrimoni nel nostro Paese? In media 14 anni per quelli conclusi in separazione e 17 anni per le unioni coniugali terminate con la sentenza di divorzio; tuttavia un quarto delle separazioni proviene da matrimoni di durata inferiore ai 6 anni mentre il 24,7% dei divorzi pronunciati nel 2005 ha riguardato matrimoni celebrati da meno di 10 anni. Ma è osservando il decennio 1995-2005 che si riesce ad avere una panoramica ‘esaustiva’ del fenomeno: nel 2005 infatti le separazioni sono state 82.291 e i divorzi 47.036, cresciute rispetto a dieci anni prima rispettivamente del 57,3% e del 74%. Considerando poi le separazioni giudiziali, un altro dato interessante salta all’occhio: nella maggioranza dei casi (ovvero il 71,7%) è la moglie a prendere la ‘fatidica decisione’, ovvero chiedere la separazione, mentre risulta l’ex marito a chiedere maggiormente il divorzio (56,3% dei casi).Proprio a queste donne si rivolge Betta Andrioli che si mette nei panni, dopo esserci passata lei stessa, di coloro che si sono ritrovate, volenti o nolenti, single di ritorno, condizione molto diffusa che corrisponde al ‘periodo-di-tempo-tra-un-ex-marito-e-un-nuovo-fidanzato’. Corredato da test, vignette e una ‘mission’ che propone una prova pratica per ogni capitolo, Il manuale della neoseparata – come tornare splendida in sei mesi (e trovare un nuovo fidanzato) è dedicato alle ragazze di ogni età, amiche con cui l’autrice chiacchiera di ex mariti e compagni da dimenticare, strategie beauty & fashion per tornare a essere splendide, life-style e rapporti sociali per rimettersi in gioco, vita professionale per tornare a scommettere su se stesse. Il tutto condito da un pizzico di (auto)ironia, che non guasta mai…

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Divorzio ai notai?

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Mentre “la casta” discute per apportare modifiche al nuovo istituto giuridico riguardante la mediazione civile, all’interno “dei palazzi”, si sta consumando  un altro atto drammatico.  Il Consiglio nazionale del notariato in concerto con il ministro della Giustizia. Alfano ha lanciato in questi giorni la proposta per individuare nuove competenze da assegnare ai notai, per potere così alleggerire il lavoro dei tribunali civili, fra queste: Separarsi, in assenza di figli  minori,  dal notaio anzichè in tribunale. Sarebbe un errore gravissimo se,  in questo momento, la tutela di diritti disponibili  dei coniugi venisse affidata  “all’organismo di conciliazione del notariato”. Questa è materia – dice Pecoraro –  che  rientra  a pieno titolo  fra i diritti tutelabili di cui all’art. 2 del Decreto Legislativo n. 28/2010 e dunque, spetta ai conciliatori iscritti nel Registro, sorvegliato dal Ministero della Giustizia, la possibilità  di intervento nelle separazioni e divorzio. In altre Nazioni, le questioni tra coniugi da tempo risultano affidate alla mediazione, e qui: perchè affidarla ai notai?  La risoluzione di controversie  tra coniugi sta ottenendo da tempo  la fiducia delle coppie  a favore della mediazione civile, pertanto non serve coltivare o mettere in cantiere  regole a favore di chi ha a cuore solo  interessi particolari.  Non penso minimamente  che il Governo possa affidare ai notai la risoluzione di controversie che intervengono fra coniugi, questa iniziativa è  impopolare, le controversie fra coniugi possono essere risolte solo da chi  conosce i mille segreti e le tecniche di conciliazione. Questo rinnovamento, se, proprio lo vogliamo definire tale –  afferma Pecoraro –  è ancora più fattibile, se lo si fa rientrare  fra gli esperimenti del tentativo di conciliazione obbligatorio di cui all’art. 5 del decreto Legislativo 28/2010. Nella separazione fra coniugi – continua Pecoraro –  è  primario  il principio di prevenzione che è quello della mediazione e solo al fallimento di questa e quando le parti non accetteranno nulla di meno di quanto spettante,  la figura di conciliatori, esperti in diritto ed in economia, possono assumere ruoli importanti, per definire con esattezza  il dare e l’avere fra la coppia. Le categorie professionali uniche che fanno tutto di tutti, non servono, sono necessari conciliatori  altamente  professionalizzati,  che anche collegialmente, sono in grado, ognuno per la propria specificità risolvere soluzioni complesse di  tutela di diritti disponibili in particolare  quelli che intercorrono tra coppie  in separazione. La separazione fra coppie  non può essere risolta con un atto pubblico notarile. (Ufficio stampa ANPAR Giornalista A. Bove)

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Regole comuni sul divorzio

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Strasburgo Parlamento europeo 14/6/2010 (attività legislativa dal 14/6 al 18/6) Il divorzio fra coppie internazionali potrebbe diventare il primo campo nel quale solo una parte degli Stati membri dell’Unione legifererà, avanzando cosi rispetto al resto dell’Europa. Il PE dovrebbe autorizzare, infatti, 14 Stati membri, fra i quali l’Italia, a iniziare una procedura legislativa per regolare la questione della scelta della legge da applicare in caso di divorzio di coppie internazionali.

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Silvio e il partito del divorzio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

Lettera al direttore. Silvio Berlusconi ha detto: “Per litigare bisogna essere in due e con me è difficilissimo litigare ma, come mi ha detto qualcuno di recente, per divorziare basta essere in uno”. Il partito dell’amore è diventato il partito del divorzio. Io però credo che in cuor suo il Cavaliere, pur essendo irritato con Gianfranco Fini, lo stimi, giacché è capace di tenergli testa,  mentre segretamente disprezzi i cortigiani, gli adulatori  che si sono messi dalla sua parte unicamente per convenienza.  Sarà così? (Elisa Merlo)

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Divorzio breve

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera e dell’avv. Alessandro Gerardi, Tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve Il Testo Base sul Divorzio Breve presentato ieri in Commissione Giustizia dal relatore Paniz costituisce l’ennesimo compromesso al ribasso e discrimina fortemente chi non è religioso e chi non ha figli. L’articolato, com’era prevedibile, strizza l’occhio alle pretese illiberali del clero cattolico non riconoscendo la possibilità alla coppia di chiedere e ottenere direttamente il divorzio, senza passare attraverso un preventivo quanto inutile periodo di separazione legale. Inoltre è discriminatorio laddove riduce il termine interlocutorio di separazione a un anno per chi non ha figli minori, mentre in caso contrario lo porta a due. E’ appena il caso di ricordare che in questa legislatura i radicali eletti nel gruppo del PD hanno presentato una proposta di legge davvero risolutiva con la quale viene stabilito un principio per noi irrinunciabile ossia che, in alternativa alla separazione, per la coppia in crisi irreversibile il divorzio deve poter essere possibile fin da subito. La Commissione Giustizia, a maggioranza dei suoi membri, ha deciso, in modo alquanto discutibile, di non calendarizzare insieme agli altri quel nostro disegno di legge a prima firma Farina Coscioni. Ora pertanto non ci resta che tentare di migliorare, per quanto possibile, questo testo base presentato dal relatore Paniz, consapevoli del fatto che oramai i cittadini interessati al divorzio non accettano più il significato della separazione.

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Il Dio dell’Europa di Philip Jenkins

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2009

Il Cristianesimo e l’Islam in un continente che cambia.  E’ libreria da ottobre per EMI l’attesa traduzione italiana di “God’s Continent: Christianity, Islam and Europe’s Religious Crisis” di Philip Jenkins. Uno studio sociologico e antropologico sulla nuova immagine dell’Europa, permeata da radici cristiane ma influenzata dalle nuove comunità religiose. Negli ultimi quarant’anni l’aspetto religioso dell’Europa è cambiato rapidamente verso direzioni che un tempo sarebbero sembrate inconcepibili: chi, nel 1968, poteva prevedere che nazioni come la Spagna e l’Italia avrebbero adottato leggi progressiste in materia di sessualità e divorzio, di aborto e omosessualità? Chi avrebbe mai immaginato un cambiamento così rapido in un bastione della fede come l’Irlanda? Ma soprattutto, chi avrebbe mai potuto immaginare una così forte presenza islamica a Roma o a Londra, a Parigi o a Madrid? In qualche modo l’Europa è cambiata irreversibilmente. Ma dire che l’Europa sta cambiando non significa accettare le visioni catastrofiche della rovina del cristianesimo o del trionfo di un islamismo estremo. Il cristianesimo sta cambiando, non sta morendo. Allo stesso tempo la comunità islamica sta vivendo le medesime pressioni sociali: le chiese si stanno adattando ad una società in cui non vi è più una diffusa accettazione del pensiero cristiano e i musulmani stanno ripensando i tradizionali valori di genere e sessualità, così come le nozioni di autorità e obbedienza.  Nei prossimi decenni, ipotizza Jenkins, si assisterà al sorgere di nuove forme di fede e di pratica religiosa. Avremo le pratiche nate dall’interazione fra i vecchi e i nuovi cristiani d’Europa e dall’altro lato lo sviluppo di un nuovo modello islamico europeo che forse, piuttosto che essere redarguito dall’islam radicale, si diffonderà in tutto il mondo musulmano. Viviamo in un’epoca d’interazioni impreviste, dove la paura del diverso deve lasciare il passo all’apertura. In quest’ottica la casa editrice ha deciso di modificare il titolo originale cambiando il termine “crisis” con il concetto più positivo di “cambiamento”, per sottolineare la valenza positiva dell’incontro tra le culture, strumento di riflessione, dialogo e rinascita della fede.
Philip Jenkins, è professore di Scienze umanistiche presso Pennsylvania State University (PSU) dal 2007. Esperto delle interazioni tra religioni e criminalità ha tenuto, presso lo stesso ateneo, la cattedra di Storia e studi religiosi ed è stato professore ordinario di giustizia penale. Ha pubblicato più di venti libri venduti in tutto il mondo, tra gli ultimi tradotti in italiano ricordiamo: I nuovi volti del Cristianesimo, editore Vita e Pensiero, 2008, La terza Chiesa, il cristianesimo nel XXI secolo, Fazi editore, 2004.

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La crisi del sistema politico italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Non pochi oggi sono portati a chiedersi, tra coloro che più degli altri hanno a cuore la politica non solo come militanza ma anche dal punto di vista di una cultura della formazione di uno stato civile e democratico, quale è stato il momento che ha segnato una svolta tra i partiti e gli elettori e ne ha spezzato il rapporto. Si pensa alla fine del collateralismo cattolico, alla questione del divorzio, alle elezioni del 15 giugno del 1975, l’emergenza terroristica, i problemi di ordine pubblico, i governi di solidarietà nazionale fino a “mani pulite” che ha visto la magistratura scendere in campo e dare un colpo di grazia a taluni partiti attraverso i loro esponenti più rappresentativi. Ed ancora la scesa in campo, nell’agone politico, di un personaggio come Berlusconi, con i suoi tormentati aspetti giudiziari. Non vi è dubbio che in tutti questi passaggi aleggia il ruolo della Dc scossa fortemente dal clima post-conciliare che investì il mondo cattolico e aprì la strada alla contestazione giovanile e quel che ne seguì. Fin dagli anni sessanta assistemmo al progressivo scollamento e in molti casi alla rottura di quei tradizionali vincoli che legavano il partito della DC al vasto e articolato arcipelago del cattolicesimo italiano. Non solo. Seguirono anni in cui il processo degenerativo degli equilibri sociali e istituzionali sembrò toccare il fondo. Pensiamo alle deviazioni dei servizi segreti (stragi di piazza Fontana a Milano, dicembre 1969) la rivolta di Reggio Calabria (estate 1970), le stragi di piazza la Loggia a Brescia (maggio 1974) e nello stesso anno del treno Italicus ed ancora il terrorismo ed i delitti “eccellenti” e via di questo passo. Si sollevò un clima di violenza che coinvolse e sconvolse le strade e le piazze delle nostre città, le scuole, le università, attraverso una irrazionale e spietata ubriacatura ideologica di fronte alla quale lo Stato di diritto sembrava non avere armi per fronteggiare la situazione. E sembra una ironia della sorte che proprio quel partito, la Dc, che seppe reggere l’urto del clima aspro e confuso di quei giorni, garantendo al paese il rispetto del metodo democratico senza cedere alla tentazione di imboccare la strada del blocco d’ordine o dello Stato di Polizia, dovette pagare il prezzo più alto negli anni novanta scomparendo dalla scena politica dopo una decisione, pensiamo sofferta, dei suoi massimi dirigenti. Da allora, possiamo dirlo con franchezza, abbiamo, sotto l’aspetto partitico, raggiunto il più alto discredito politico da parte dell’elettorato nazionale. Ora stiamo cercando di rimboccarci le maniche per invertire la tendenza, ma continuiamo ad avere quel diabolico vizietto di non ascoltare ma di voler dettare le regole dall’alto e di pretendere che esse diventino un messaggio condiviso. E da qui parte un altro genere di riflessione che rende il ruolo dei partiti ancora una volta conflittuale con la volontà popolare e quel che ne segue.

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Le conoscenze del ministro Maroni

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

Lettera al Direttore. “Il ministro Maroni, nella trasmissione ‘In mezzora”, ha dichiarato: “Io vorrei che parlassimo delle cose di cui mi occupo, di cui ho conoscenza, di cui so di cosa parlo e non di un articolo del Corriere… Sono qui per parlare di cose serie, non di gossip, veline e fotografie. Se vuole parlare di questo lo faccia con qualcun altro”. Ed in fondo ha fatto bene il ministro dell’Interno a non sperticarsi nella strenua difesa di Silvio Berlusconi. A farlo sono più adatti Bondi, Bel Pietro, Ghedini, Rossella, e via di seguito. Era alquanto contrariata Lucia Annunziata. Ma perché? La risposta del ministro non dovrebbe far piacere nè ai signori menzionati, né allo stesso Cavaliere, giacché in cose non serie sembra essersi crogiolato sino al punto da indurre la rispettabile consorte a chiedere il divorzio”. (Attilio Doni)

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