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Scuola: Docenti e Ata negli istituti all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Regna la confusione nel concorso per i lavoratori della scuola – insegnanti, Dsga e assistenti amministrativi – che hanno chiesto di recarsi all’estero: dagli elenchi ufficiali del personale docente e Ata dei candidati ammessi ai colloqui, pubblicati dal Miur in questi giorni e che prenderanno il via il prossimo 20 maggio per concludersi entro il mese successivo, risulta esclusa quasi la metà dei candidati. Mentre in quegli elenchi ci sono aspiranti che non dovrebbero esserci: sono ammessi, ad esempio, docenti che hanno superato il massimale dei sei anni all’estero. Mentre non sono stati ammessi altri che hanno fatto meno di sei anni ma sono attualmente in servizio all’estero. Come se non bastasse, alcuni docenti risultano inseriti sia negli elenchi degli ammessi che degli esclusi, mentre altri non risultano né tra gli ammessi né tra gli esclusi. Infine, le modalità di comunicazione delle liste risultano inoltre improntate sulla mancanza di chiarezza, tanto da non essere presenti nemmeno dei punteggi. Marcello Pacifico (Anief): La selezione per l’accesso alle scuole all’estero fa acqua da tutte le parti, siamo pronti a tutelare chi ha fatto domanda e si trova fuori gioco prima ancora di cominciare senza saperne il motivo. Innanzitutto conviene inviare un reclamo descrivendo quanto si ritenga illegittimo sia stato commesso, inviandone una copia per conoscenza a segreteria@anief.net. Sarà compito dell’ufficio preposto del sindacato valutare l’istanza e suggerire eventuali azioni legali se perdura l’atto lesivo da parte dell’amministrazione.
Nella scuola italiana è diventata un’impresa titanica anche riuscire a fare un colloquio per andare a lavorare qualche anno in un istituto d’istruzione all’estero. Solo per riuscire ad essere inclusi nelle liste di ammessi al colloquio, predisposte dell’amministrazione, occorre essere in possesso di una serie di requisiti, ad iniziare dal punteggio minimo per l’ammissione (25 punti per i docenti e 15 punti per il personale amministrativo) a dir poco discutibili. Inoltre, quelle graduatorie sono piene zeppe di errori macroscopici. Anief ritiene che il Ministero dell’Istruzione debba intervenire il prima possibile, in modo da verificare cosa sta accadendo e procedere invece con la massima trasparenza: si tratta di dare spiegazioni a quasi 3 mila aspiranti tra il corpo docente e altri circa 180 Ata che avevano presentato regolare domanda. C’è da capire anche il motivo per cui si è preferito non tenere conto dei titoli in possesso dei candidati. Secondo il sindacato, che ha ricevuto molte lamentele in merito, tutti coloro che hanno subìto un danno da questo modo di procedere non dovranno fare altro che dare seguito a quanto già previsto dal decreto del Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, il quale riporta che contro il decreto del Miur “è ammesso ricorso giurisdizionale al TAR o ricorso straordinario al Presidente della Repubblica secondo normativa vigente e nei termini previsti per legge decorrenti dalla pubblicazione del presente provvedimento”. “È chiaro – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che, una volta appurate le probabili inosservanze, il nostro ufficio legale si metterà a disposizione di coloro che hanno presentato domanda e sono stati esclusi in modo repentino ed ingiusto. I diritti di un lavoratore non possono essere calpestati da forme di organizzazione approssimative, al limite dell’improvvisazione.

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Scuola, servono 300 milioni per garantire a 1,3 milioni di docenti e Ata l’elemento perequativo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Dal prossimo 31 dicembre una parte degli aumenti previsti dall’articolo 37 del CCNL vigente saranno privi di copertura. A fronte delle mancate risorse nella prossima legge di stabilità, altri tre miliardi servirebbero per coprire l’adeguamento della voce dell’indennità di vacanza contrattuale (+7,7%) inglobata da marzo nello stipendio ai sensi dell’art. 35. Anief quantifica in 4.500 euro a lavoratore la somma da recuperare da settembre 2015 attraverso lo specifico ricorso che deve essere preceduto da specifica diffida. Nel caso in cui fosse accolto, inoltre, si prenderebbero aumenti di 170 euro in media in più al mese, più del doppio dell’attuale assegno concordato dai sindacati firmatari e bloccato ai valori del 2010.
Si conferma a rischio l’aumento del 3,48%, di aumento a regime assegnato a circa un milione e 300 mila docenti e Ata della scuola pubblica attraverso il CCNL firmato lo scorso aprile: dal prossimo 31 dicembre, una parte non indifferente dei micro-aumenti accordati, pari ad 85 euro lordi medi complessivi a lavoratore, saranno infatti privi di copertura. Ad essere in dubbio è l’elemento perequativo previsto dall’articolo 37 del CCNL vigente che non avendo adeguata copertura (servono circa 300 milioni di euro) sottrarrà circa 20 euro medi a dipendente, vanificando in questo modo un quarto dell’incremento stipendiale arrivato dopo un decennio di blocco stipendiale. Molti più soldi servirebbero poi per l’indennità di vacanza contrattuale, il “paracadute” da assegnare per legge per andare a coprire la metà del 14% di inflazione accumulata negli anni più il 50% dell’l’1,4% del tasso IPCA previsto per il 2019 dall’attuale governo, per un totale del 7,7%: perché la “voce” è stata sì inglobata dal mese di marzo 2018 nello stipendio di docenti e Ata, ai sensi dell’art. 35 dello stesso contratto collettivo nazionale, ma non certo adeguata al tasso del costo della vita aggiornato. In questo caso, si tratta di mettere sul piatto, tenendo conto uno stipendio medio di 30 mila euro, oltre mille euro a dipendente: quindi, il governo dovrebbe prevedere tre miliardi di euro.
Il sindacato Anief, attraverso il proprio ufficio legale, intende recepire tale somma producendo uno specifico ricorso, preceduto da specifica diffida. L’impugnativa è particolarmente importante, perché nel caso in cui fosse accolta ogni dipendente della scuola percepirebbe aumenti medi pari a 170 euro in più al mese, più del doppio dell’attuale assegno concordato dai sindacati firmatari e bloccato ai valori del 2010.

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