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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘docenti’

I docenti dell’università di Parma tra i più citati al mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

Parma I docenti dell’Università di Parma Daniele Del Rio, Giuseppe Mingione e Marco Ventura si confermano tra i ricercatori più citati al mondo. I tre studiosi figurano infatti anche quest’anno nella classifica “Highly Cited Researchers 2021” stilata dal Web of Science Group – Clarivate Analytics. Il ranking identifica gli scienziati che hanno prodotto le pubblicazioni più citate nel proprio settore nell’anno di riferimento, esercitando un’influenza significativa nel campo della ricerca, e si basa sull’analisi eseguita dagli esperti di bibliometria dell’Istituto di informazione scientifica del Web of Science Group. Per un ricercatore, l’appartenenza a questa lista Highly Cited Researchers è da tempo ritenuto uno dei maggiori riconoscimenti internazionali: un riconoscimento che rappresenta anche un parametro importante nei ranking mondiali di qualità delle università. Giuseppe Mingione, docente di Analisi matematica al Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche, è in classifica per l’ottava volta, cosa riuscita solo a una decina di altri scienziati italiani, tra tutte le discipline. Compare nella categoria Mathematics, che quest’anno include 74 presenze in tutto il mondo. L’Impatto della ricerca di Mingione appare anche da una rilevazione recentemente effettuata sulla banca dati Scopus da un gruppo di statistici di Stanford, secondo la quale Mingione compare, unico italiano, tra i primi 25 ricercatori al mondo per Indice H nel settore di General Mathematics (Matematica Teorica). Mingione ha vinto il Premio Caccioppoli 2010, la Stampacchia Medal 2006 e un ERC grant nel 2007. Daniele Del Rio, docente di Nutrizione umana al Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco e Presidente della Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione, è in classifica per la quinta volta (2014, 2015, 2019, 2020, 2021). Figura nella categoria Cross-Field, che riunisce i ricercatori che pubblicano in maniera trasversale in più settori scientifici. La ricerca del prof Del Rio si incentra in particolare sulla comprensione degli effetti degli alimenti di origine vegetale e dei loro componenti molecolari, soprattutto non-nutrienti, sulla salute dell’uomo. Da anni il suo gruppo è riconosciuto a livello internazionale. Ne fanno parte Pedro Mena e Letizia Bresciani, e vi sono “cresciuti” ricercatori che sono poi approdati in altri Atenei, come Daniela Martini (ora a Milano), Donato Angelino (ora a Teramo) e Margherita Dall’Asta (ora all’Università Cattolica del Sacro Cuore), cui va aggiunto Furio Brighenti, che ha fondato il gruppo e lo ha indirizzato verso il successo internazionale. Marco Ventura, docente di Microbiologia al Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale, è invece in classifica per il secondo anno consecutivo. Anche lui figura nella categoria Cross-Field. ll prof. Ventura nella sua attività di ricerca si occupa in particolare dello studio del microbiota e della sua interazione con l’uomo e gli animali, nonché della biologia dei microrganismi probiotici con particolare attenzione all’ambito dei bifidobatteri e al loro ruolo nell’ecosistema intestinale. Coordina il laboratorio di Probiogenomica ed è direttore del Centro Interdipartimentale “Microbiome Research Hub” dell’Ateneo di Parma (al quale afferisce anche Daniele Del Rio, come vicedirettore). Il gruppo di ricerca coordinato da Marco Ventura vede coinvolti anche diversi giovani ricercatori dell’Ateneo, quali Francesca Turroni e Christian Milani, vincitori di diversi premi e riconoscimenti internazionali nel campo della microbiologia. Quest’anno gli studiosi di affiliazione italiana inclusi nella lista sono stati 98, tra atenei, enti di ricerca e istituzioni. Per l’Emilia-Romagna, le uniche altre Università presenti sono quella di Bologna (7 ricercatori) e di Modena e Reggio.

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Scuola: docenti e Ata sarà dura tornare al Sud per le feste di Natale

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

Mentre la politica continua a mantenere in vita l’articolo della Legge 159/19, non andando oltre alla riduzione da 5 a 3 anni del vincolo sui trasferimenti per i neo immessi in ruolo grazie al Decreto Legge n. 73/2021, un alto numero di lavoratori della scuola, tra insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, ma anche dipendenti su altri ruoli, deve fare i conti con la lontananza da casa. Una condizione che diventa intollerabile in presenza di una pandemia importante e pericolosa come quella che stiamo vivendo e assurda nei tanti casi in cui i posti per collocare i neo assunti sono disponibili e vanno a supplenza. La stampa specializzata descrive bene la situazione di “docenti e gli ATA fuori sede che provengono dalle regioni meridionali. In particolar modo pensiamo agli insegnanti costretti a lavorare fuori sede a causa dei vincoli della mobilità”. Per loro “quest’anno, a quanto pare, la situazione voli resta alquanto complicata. Le tratte principali tipiche del rientro di fine anno, da Roma, Milano e Torino verso la Sicilia, ad esempio, hanno raggiunto già prezzi esorbitanti”.Anche La Repubblica si è soffermata sul problema, scoprendo che “prenotare un volo Milano- Palermo senza scali con partenza il 23 dicembre e ritorno il 7 gennaio” ha un costo di “373,99 a persona. Per spendere meno di 200 euro, l’alternativa è prevedere scali a Tolosa o a Budapest”. Quest’anno i costi sono saliti alle stelle. Soprattutto per chi ha deciso di prenotare i biglietti solo ora. “L’anno scorso, in realtà, la stessa tratta prenotata a fine novembre, costava 39,99 nel pieno delle misure restrittive a causa della pandemia e con le tratte sociali per i residenti appena lanciate”. Il problema è generale: “da Milano a Catania, nelle stesse date senza scali, il costo è di 338,08 euro a testa”. Addirittura la tratta Torino- Catania, attualmente con date dal 23 dicembre al 7 gennaio, costa 449,09 euro”. Come spiegato i giorni scorsi dalla rivista Orizzonte Scuola, “i famosi vincoli di permanenza sulla stessa sede dei docenti” da superare sono due: “abbiamo i docenti della scuola Secondaria di I e II grado assunti dalle graduatorie di merito del concorso straordinario 2018, per i quali si applica l’articolo 13 comma 3 del D.lgs 59/2017, come modificato dalla Legge n. 145/2018”; come abbiamo da risolvere “il vincolo degli insegnanti immessi in ruolo nell’anno scolastico 2020/21, qualunque sia la procedura utilizzata per il loro reclutamento e a prescindere dall’ordine o grado di istruzione di assunzione”.

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Scuola: A docenti e Ata gli stipendi più bassi della PA

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Sugli stipendi assegnati ad oltre un milione e 400mila dipendenti della scuola non si può più stare a guardare. Lo ha ribadito il presidente Anief, nel corso di una videointervista a Teleborsa: “Il Governo – ha detto Pacifico – ha approvato un documento programmatico di aggiornamento, che sarà alla inserito nella Legge di Bilancio, in cui si stanziano risorse per altri due miliardi per aumentare gli stipendi dei dipendenti pubblici”, ricorda il sindacalista, aggiungendo “l’Anief sta ribadendo ogni giorno, alle assemblee che sta tenendo in tutta Italia, che gli stipendi, nonostante questi aumenti, sono ancora lontani dall’inflazione e dal costo della vita registrato negli ultimi 13 anni e lontanissimi dagli stipendi europei”. “Tutto questo – ha continuato il sindacalista a capo del sindacato rappresentativo della Scuola – significa che il potere d’acquisto si è impoverito”, come confermato dal Rapporto annuale Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in europe 2019/20, “e che i nostri insegnanti hanno bisogno anche di risorse che vadano a valorizzare la loro professione, così come anche il personale amministrativo”, come prevedeva anche il Patto per la Scuola di Palazzo Chigi sottoscritto lo scorso maggio. “Questo si può fare solo se si aggiungono altre risorse aggiuntive e si pagano quelle indennità – di servizio, di sede e d’incarico – che Anief sta chiedendo per il rinnovo del contratto”, ha concluso Pacifico.

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Eurydice dice che gli stipendi dei docenti italiani sono fermi da 5 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

la rete Eurydice ha sancito, con il Rapporto annuale TEACHERS’ AND SCHOOL HEADS’ SALARIES AND ALLOWANCES IN EUROPE 2019/20, che “in un quarto dei sistemi educativi analizzati, gli stipendi iniziali degli insegnanti adeguati all’inflazione sono rimasti invariati o sono risultati addirittura inferiori. In Italia, così come in Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni”. Il risultato è che in Italia gli stipendi medi degli insegnanti si collocano in un range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui, mentre tra 30.000 e 49.000 euro, sono quelli dei docenti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia. Infine, stipendi superiori a 50.000 euro si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein.“Bruxelles conferma quello che Anief sostiene da anni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: il rapporto Eurydice su stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa, attraverso il quale vengono analizzate anche le differenze di stipendio tra i livelli di istruzione, ci dice i nostri docenti prendono stipendi che non sono adeguati nemmeno al costo della vita. La verità è che tra il 2009 e il 2015 gli stipendi sono stati bloccati e che un anno, il 2013, ancora oggi non vale nella ricostruzione di carriera. Tradotto in cifre, si tratta di recuperare circa 7-8 punti percentuali rispetto all’inflazione: ecco perché abbiamo chiesto almeno 300 euro netti di aumento a dipendente in vista del prossimo rinnovo del contratto, come pure una progressione di carriera finalmente degna di questo nome. I 104 euro mensili lordi di aumento medio previsti per il pubblico impiego dalla Legge di Bilancio sono solo un ‘antipasto’”.

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Scuola: Concorsi docenti, cambiano tempi e prove ma non i candidati

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2021

Cambiano le regole per i nuovi concorsi scuola ordinari per diventare docenti nella scuola pubblica, ma non l’accesso dei candidati ai concorsi pubblici che quindi rimane fermo alle domande presentate nel 2020. “Candidati e posti a concorso dovrebbero essere confermati senza alcuna variazione, come è già avvenuto per i concorsi STEM – stralciati da concorso ordinario della secondaria – che questa estate hanno riaperto la stagione concorsuale sospesa”. Secondo la stampa specializzata, i cambiamenti dei bandi riguarderanno esclusivamente le modifiche introdotte dal decreto legge 73/2021: nessuna prova preselettiva, una sola prova scritta (per la secondaria ne erano state previste due), una prova orale e la valutazione finale dei titoli. Inoltre, potrebbe non essere più necessario avere acquisito, ma non si sa da quando, i 24 Cfu, i crediti formativi universitari, dopo che il Ministro Patrizio Bianchi ha detto che “non rappresentano il modello più corretto per diventare insegnante”. Ma in cosa consisterà la selezione per diventare insegnante nella scuola pubblica? “La prova scritta dei concorsi scuola ordinari – scrive Tuttoscuola – si svolgerà in modalità computer based e consisterà in 100 quesiti da superare con almeno 70 punti (un punto ogni risposta esatta) per poter accedere alla prova orale. Non verrà pubblicata preventivamente la batteria dei quesiti da cui trarre i 100 della prova. I 100 quesiti riguarderanno le conoscenze e le competenze sulle discipline della classe di concorso o tipologia di posto per la quale i candidati partecipano, nonché l’informatica e la lingua inglese”. Inoltre, “80 quesiti riguarderanno i contenuti dei programmi allegati ai bandi pubblicati l’anno scorso, 10 quesiti riguarderanno l’informatica e altri 10 la lingua inglese”.I nuovi bandi dei concorsi scuola ordinari integrati dovranno anche definire la durata prevista per affrontare i 100 quesiti della prova; durata non definita dal decreto legge ma precisata, invece, soltanto per le prove STEM in 100 minuti complessivi (in media due minuti per affrontare i 50 quesiti di quella prova).È logico attendersi che siano previsti 200 minuti per i 100 dello scritto dei rinnovati concorsi ordinari. Concluse le procedure preliminari di rito (eventuale passaggio al CSPI per il parere di merito e pubblicazione dei nuovi bandi in Gazzetta Ufficiale) quasi certamente entro il 2021, dovranno essere definiti due problemi non da poco: la predisposizione dei quesiti e la costituzione delle commissioni.Sempre secondo Tuttoscuola, la recente esperienza dei concorsi STEM ha messo in evidenza l’oggettiva difficoltà di molti quesiti, tanto da provocare una selezione altissima, come forse non era mai successo nei concorsi della scuola, determinando anche in diversi casi la mancata copertura dei posti a bando. Il Ministero dell’Istruzione aveva appaltato la predisposizione dei quesiti (50 per ognuna delle cinque classi di concorso STEM) ad alcune università sulle quali sono cadute alcune critiche per i livelli di difficoltà ritenuti non adeguati a valutare le competenze richieste a docenti della scuola. Il Ministero confermerà questa scelta di avvalersi delle università, caso mai accompagnandola con indicazioni per abbassare l’asticella oppure si rivolgerà ad altre agenzie?

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Scuola: Nuovi concorsi per assumere i docenti, al posto dei 24 Cfu

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

Potrebbero avere i giorni contati i 24 Cfu, i crediti formativi universitari, da acquisire studiando discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche, utili per accedere all’insegnamento tramite concorso ordinario: le intenzioni dell’amministrazione scolastica si colgono nelle parole pronunciate dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo la cabina di regia sul Pnrr: per assumere di ruolo nuovi docenti vogliamo attuare una “selezione basata, non solo su competenze strettamente disciplinari, ma anche su competenze provenienti dal tirocinio”, ha detto Bianchi. E lo stesso Ministro in estate era stato ancora più chiaro: i crediti formativi, aveva dichiarato, “non rappresentano il modello più corretto per diventare insegnante”.“La questione sui 24 Cfu da mantenere o da sostituire con una formula d’accesso adeguata ai tempi – continua Pacifico –, non può rappresentare il cuore del problema che anche quest’anno porterà almeno 200mila supplenze annuali. Si vogliono far valere le competenze sui tirocini? Bene, allora si vada a considerare il tirocinio più importante che può fare un aspirante professore: quello sul campo, fatto almeno di tre annualità di docenza da precari, che obbliga il supplente a vivere come protagonista tutto quello che significare insegnare: preparare e fare didattica, partecipare alle riunioni collegiali, tenere i contatti con le famiglie, portare avanti l’attività extra-didattica e tanto altro. Continuare a non tenere conto di tutto ciò, significa non avere una visione obiettiva del problema reclutamento e delle logiche errate che hanno portato al record di supplenze”, conclude il sindacalista Anief.

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Scuola: La scuola media perde punti e docenti di ruolo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Gli alunni italiani della scuola media imparano meno dei loro coetanei europei: in tre anni di corso peggiorano i risultati ottenuti alla primaria e solo al 10% piace frequentare le lezioni. Inoltre, la maggior parte dei loro docenti sono precari, soprattutto gli insegnanti di sostegno (nel 60% dei casi): i supplenti nell’ultimo decennio sono quasi raddoppiati, passando da 35mila a 60mila. E non vi sono stati miglioramenti. È la fotografia scattata oggi dalla Fondazione Agnelli nel presentare oggi il Rapporto scuola media 2021. Tra le proposte figurano anche la valorizzazione del personale, il miglioramento dello status professionale e l’aumento del tempo scuola: seppure le posizioni di fondo siano lontane, soprattutto sul reclutamento del personale, quello di dare soddisfazione al personale e di allineare gli stipendi agli altri paesi Ocse, sono punti più volte citati anche dal sindacato Anief. A distanza di 10 anni, la qualità degli apprendimenti degli allievi di secondaria di I grado resta critica, inferiore non solo a gran parte degli altri paesi avanzati, ma anche ai livelli che ci si poteva attendere sulla base dei risultati alla primaria. Il Rapporto segnala, ad esempio, come nelle ultime rilevazioni internazionali TIMSS (matematica e scienze) gli apprendimenti in matematica degli studenti italiani siano sempre ampiamente sopra la media internazionale in IV primaria, ma in III media scendano decisamente al di sotto.Le difficoltà degli studenti in larga misura si spiegano con quelle dei loro docenti: molte criticità che già 10 anni fa ostacolavano i docenti di scuola media risultano, infatti, confermate o aggravate. Nell’anno scolastico 2020-21 erano 202.000 i docenti della secondaria di I grado (a tempo indeterminato e determinato), circa il 13% in più del 2011 (nello stesso periodo la popolazione studentesca alle medie è scesa del 3%). Poiché il numero di docenti di ruolo è rimasto quasi invariato (144.000 mila nel 2011, l’anno scorso poco più di 142.000), l’incremento si deve interamente alla crescita dei docenti precari: gli incarichi annuali o ‘fine al termine delle attività didattiche’ erano circa 35.000 (19%), l’anno scorso quasi 60.000 (30%). In particolare, nell’a.s. 2020-21 era drammatica la percentuale di precari nel sostegno (60% del totale del sostegno).Il Rapporto evidenzia anche che nonostante le numerose assunzioni in ruolo della legge della Buona Scuola del 2015 e il recente aumento dei pensionamenti, non si è verificato in questi anni l’atteso ringiovanimento dei docenti di ruolo della secondaria di I grado che auspicavamo nello scorso Rapporto: l’età media era poco più di 52 anni nel 2011, ora è poco meno. Mentre 1 docente su 6 ha 60 anni e oltre, coloro che vanno in cattedra prima di 30 anni sono invece un minuscolo drappello: 1 su 100.Dalle criticità emerse discendono alcune proposte di politica scolastica. In primo luogo, occorre lavorare sugli insegnanti, valorizzandoli, e sulla qualità dell’insegnamento. Servono percorsi di formazione iniziale per la secondaria con un forte orientamento alla didattica, a partire da una laurea magistrale per l’insegnamento; qualsiasi direzione prenda la riforma del reclutamento, criteri di abilitazione molto selettivi con prove pratiche per valutare le competenze didattiche; formazione in servizio obbligatoria, che comprenda un costante aggiornamento dei metodi di insegnamento e una periodica valutazione; miglioramento dello status professionale e delle motivazioni dei docenti (incentivi di carriera e retribuzioni), anche per attirare verso l’insegnamento i migliori laureati. In secondo luogo, la didattica va modellata sulle esigenze specifiche della scuola media. Intanto, con metodologie più coerenti all’evoluzione cognitiva ed emotiva degli adolescenti (gruppi di apprendimento fra pari, strategie metacognitive); inoltre, pensando la scuola media come percorso di orientamento al futuro, con strumenti e metodologie didattiche che favoriscano la scoperta e la valorizzazione delle inclinazioni personali, dando indicazioni per le scelte successive (apprendimento per mezzo di progetti individuali, didattica per compiti di realtà, apprendimento socioemotivo). Infine, la Fondazione Agnelli chiede un’estensione del tempo scuola alla secondaria di I grado, con la scuola del pomeriggio come scelta ordinamentale. Tempi più lunghi e distesi favoriscono le pratiche didattiche orientate a percorsi di apprendimento individualizzati e quelle attività (sportive, artistiche ed espressive.

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Ci scrivono dalla scuola: “Il vero problema è la mancanza di docenti di sostegno”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

“Nell’istituto comprensivo dove insegno, ci sono circa 50 ragazzi con disabilità grave con 18 ore sostegno, e la scuola ha solo solo circa 10 docenti specializzati nella materia. ANCORA OGGI A OTTOBRE CI SONO BAMBINI CHE SONO LASCIATI ALLO SBARAGLIO SENZA DOCENTI. Quello che mi demoralizza è la burocrazia italiana, che non da la possibilità ai giovani di specializzarsi in un settore che si trova in grossissime difficoltà. SOFFOCA LE PICCOLE CHANCE CON INFINITI E COMPLICATISSIMI CONCORSI solo per poter accedere al corso di specializzazione. E, una volta raggiunto il traguardo, questi giovani aspiranti docenti devono trovarsi davanti a muri di scartoffie burocratiche alte come i grattacieli”.

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I dati Ocse dicono che l’età media dei docenti italiana è sempre più alta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

Cresce l’età media dei quasi 900mila docenti italiani, tanto da collocarsi molti al di sopra di quella dei paesi Ocse. I dati aggiornati dicono che alla primaria il 58% dei maestri ha almeno 50 anni, contro la media Ocse pari al 33%. Ancora più alto il numero di insegnanti della secondaria over 50enni: sono il 62%, praticamente due su tre. Le percentuali eloquenti sono contenute nel Rapporto Ocse Education at a Glance 2021, pubblicato stamane. “Con i pensionamenti d’anzianità ormai alle soglie dei 70 anni, ogni anno ci ritroviamo a commentare un’età media dei docenti che sale progressivamente – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – : il problema è chi governa la scuola ed in generale il Paese, non vuole rendersi conto che insegnare è logorante e non si possono tenere in servizio per 40 anni delle persone a svolgere la stessa professione, mentre il burnout avanza andando a determinare disturbi per la salute che poi sfociano in patologie, purtroppo non di rado anche maligne. È da tempo che chiediamo per gli insegnanti con una specifica ‘finestra’ di pensionamento, una sorta di Quota 96 che permetta di lasciare la cattedra penalizzazioni come i carabinieri o le forze di polizia dello Stato. Inoltre, è giunta l’ora di prevedere una diaria mensile legata al rischio biologico, da collocare nella parte tabellare dello stipendio così da avere riflessi diretti anche sull’assegno di pensione che con le ultime riforme a perdere per i lavoratori si è sempre più avvicinato a quello sociale e allontanato dagli importi di fine carriera”.Chi insegna in Italia si invecchia e rimane in cattedra sempre più anni. In media in tutti i Paesi dell’OCSE, si legge sul rapporto, la percentuale di insegnanti con almeno 50 anni di età aumenta con l’aumentare dei livelli di istruzione in cui essi esercitano l’insegnamento, fino al 36% nell’istruzione secondaria di primo grado e al 40% nell’istruzione secondaria di secondo grado. In Italia questa percentuale varia dal 53 % al livello di secondaria di primo grado al 62% al livello di secondaria di secondo grado. Il sindacato Anief reputa questo andamento non tollerabile: è giunto il momento di mandare i docenti in pensione a 62 anni senza penalizzazioni anche perché tra i più sottoposti a burnout. Invece, non si comprende il motivo per il quale gli unici docenti che i Governi hanno deciso di collocare in questa casistica, inserendoli tra coloro che beneficiano dell’Ape Social, con uscita anche a 63 anni, solo con lievi penalizzazioni, sono i maestri della scuola dell’infanzia. È chiaramente una visione miope del problema, perché la professione del docente è a tutti i livelli logorante. Siccome nemmeno si vuole prendere in considerazione la possibilità di trasformare l’insegnante in tutor negli anni finali della carriera, non rimane che approvare una norma che preveda l’anticipo pensionistico, tipo Quota 96.

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Scuola: Aumentano gli stipendi dei docenti dell’area Ocse, ma non in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Ormai, quando si parla di stipendi del corpo docente italiano sembra come raccontare una barzelletta con lo stesso finale tragicomico. L’ultimo aumento è arrivato tre anni fa, dopo quasi dieci di blocco, ed è stato circa del 3,5%. Adesso ci si attesta su percentuali simili, che ovviamente reputiamo insufficienti. Il nostro sindacato ha già detto che occorre trovare le risorse per provvedere ad aumentare gli stipendi di opera nella scuola di 200 euro, ma siccome bisogna anche pensare al recupero dei sette punti percentuali persi per via dell’inflazione degli ultimi lustri, riteniamo che l’incremento che farebbe cambiare le cose e colmare finalmente il gap che si separa dai Paesi a noi più vicini sia di 300 euro netti”. “Nel computo – continua Pacifico – va anche messo il fatto che tra il 2009 e il 2015 le buste paga di docenti e Ata sono state congelate e che il 2013 è stato cancellato di fatto dalla ricostruzione di carriera. Inoltre, bisogna valorizzare il personale con forme di carriera reali e indennità di rischio biologico sinora negate. Riteniamo che si tratti di elementi fondamentali da collocare nel confronto con l’Aran che porterà, speriamo a breve, alla firma del nuovo contratto collettivo nazionale”.

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Corsi obbligatori sul sostegno per docenti che hanno alunni con disabilità in classe

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

Si è svolto al Ministero dell’Istruzione l’incontro con i sindacati della scuola per discutere della Formazione in servizio personale docente ai fini di inclusione alunni con disabilità; l’incontro era stato richiesto dai rappresentanti dei lavoratori dopo l’emanazione della Nota 27622 del 6 settembre 2021 emanata unilateralmente e senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali come richiesto nell’incontro dello scorso giugno.Presenti per ANIEF Giovanni Portuesi, membro della Segreteria generale nazionale e presidente Sicilia, e Martino Todaro, dirigente sindacale Anief Lombardia. Per l’amministrazione presenti il Direttore generale Filippo Serra, Raffaele Ciambrone e Giuseppe Pierro. Secondo la Nota ed il relativo D.M. n. 188 del 21.06.2021, con le quali si dà attuazione all’art. 1, comma 961, della legge di Bilancio 2021, si prevede per l’anno 2021 un sistema formativo che garantisca una conoscenza di base relativa alle tematiche inclusive per il personale docente non specializzato su sostegno e impegnato nelle classi con alunni con disabilità. Il personale docente in questione, per l’anno scolastico 2021/2022, sarà “invitato” a frequentare un percorso di formazione su tematiche inclusive, secondo quanto previsto dal DM 188 citato tenendo conto delle indicazioni fornite con la nota medesima e rivolta alle scuole polo per la formazione che avranno il compito di organizzare le attività formative.Ciascun docente dovrà avere accesso ad una unità formativa per complessive 25 ore sulle tematiche inclusive e sulle specificità presenti nella propria classe, attraverso corsi organizzati da singoli istituti o da reti di scuole. I percorsi di formazione saranno proposti dalle singole scuole o da reti di scuole, e approvati in raccordo con il Comitato Tecnico Scientifico costituito presso ciascun UU.SS.RR. e con le scuole polo per la formazione.A conclusione della formazione è previsto un apposito “test finale di valutazione”, predisposto dai predetti Comitati scientifici. Sulla base dell’offerta formativa definita da ciascun Comitato Tecnico Scientifico presso gli UUSSRR, potranno essere offerti percorsi differenziati in base ai fabbisogni formativi dei corsisti.Inoltre, per favorire l’inclusione scolastica dell’alunno con disabilità e per garantire il principio di contitolarità dei predetti docenti nella presa in carico dell’alunno stesso, tale attività formativa è estesa ai docenti a tempo determinato, con contratto annuale, laddove impegnati nelle classi con alunni con disabilità, e quindi coinvolti a pieno titolo nella progettazione educativo-didattica e nelle attività collegiali. In tali casi l’attività formativa è svolta in costanza di rapporto di lavoro e non determina oneri aggiuntivi rispetto agli stanziamenti previsti.Per lo svolgimento delle attività formative, da svolgersi obbligatoriamente entro il mese di novembre 2021, sono state erogate risorse alle scuole polo per un ammontare complessivo di euro 10.000.000,00 secondo quanto indicato nell’allegato B della Nota (riparto delle risorse finanziarie). Le modalità di accreditamento prevedono l’erogazione del primo 50% delle risorse previste e del restante 50% a rendicontazione. Per consentire l’effettiva erogazione delle risorse finanziarie entro l’anno solare 2021, le scuole saranno invitate a fornire rendicontazione entro e non oltre la data del 30 novembre 2021, secondo le modalità che saranno successivamente comunicate con nota della Direzione Generale per il Personale Scolastico.

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Scuola: Assunti nei ruoli 59mila nuovi docenti e appena 10mila Ata e cattedre a sostegno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Sono 87.209 i posti aggiuntivi in deroga concessi sul sostegno agli alunni portatori di disabilità: lo ha comunicato oggi il Ministero dell’Istruzione rendendo pubblici i dati nazionali sui contratti a tempo indeterminato stipulati: ci sono anche 59.425 docenti (di cui 12.840 incarichi conferiti in base alle procedure del decreto sostegni bis) e 10.729 tra amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “questi numeri rappresentano il fallimento delle politiche del reclutamento degli ultimi anni. Va in ruolo solo la metà degli insegnanti che il Mef aveva autorizzato e appena 12mila con le Gps, dove rimangono in attesa centinaia di migliaia di precari con 24-36 mesi, molti dei quali in base a direttive e risoluzioni UE, oltre che per la Corte di Giustizia europea, dovevano invece essere immessi in ruolo in modo automatico e dire così basta all’abuso dei contratti a termine. L’apice dell’inefficienza si tocca con le cattedre di sostegno: ormai quelle in deroga, non utilizzabili per assunzioni a tempo indeterminato e mobilità, sono quasi 90mila. Cosa aspettiamo a specializzare con Tfa non selettivo in entrata tutti i docenti che lo chiedono, senza più limitare i loro ingressi sulla base delle esigenze degli atenei e non a quelle effettive dei territori? Cosa attendiamo a spostare in organico di diritto tutti i posti di sostegno, facendo cadere la Legge 128/2013 che autorizza le deroghe fino al 30 giugno? E che dire dell’esiguo numero di amministrativi, tecnici e ausiliari stabilizzati, dopo avere cancellato 50mila posti negli ultimi 12 anni? Anche per questi motivi, per il perdurare della supplentite, Anief chiede ai lavoratori in servizio di dieci regioni di scioperare domani e nei giorni successivi a tutti gli altri”, conclude Pacifico.

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Scuola: Organico Covid docenti e Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

Allungare dal 31 dicembre alla fine dell’anno scolastico i contratti di supplenza degli oltre 40 mila docenti e Ata che rientrano nell’organico Covid. Ed utilizzare questo personale per lo sdoppiamento delle classi. Sono le richieste contenute nell’ordine del giorno approvato stamane dal Governo, su proposta dall’on. Vittoria Casa, presidente della Commissione Cultura alla Camera. Anief esprime apprezzamento per la posizione presa dal Governo sull’iniziativa dell’on. Vittoria Casa: il sindacato ha infatti chiesto da tempo i motivi della limitazione fino al 30 dicembre prossimo dei contratti dei docenti e Ata Covid, prevista dal Decreto Legge 73/2021, il Sostegni bis convertito in Legge 23 luglio 2021, n. 106, con “Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali”. Rimane tuttavia da comprendere come si possano sdoppiare oltre l’80% delle 366mila classi italiane con soli 20mila insegnanti aggiuntivi. Dispensa soddisfazione l’on. grillina Vittoria Casa, dopo il via libera da parte del Governo Draghi sull’Ordine del giorno riguardante l’organico Covid. “Ad oggi l’utilizzo di personale aggiuntivo è previsto fino al 31 dicembre – ha commentato la stessa deputata pentastellata – ed è finalizzato al solo recupero degli apprendimenti. Occorre dunque garantire l’organico necessario fino alla fine dell’anno scolastico e usarlo per lo sdoppiamento delle classi là dove è opportuno”. L’approvazione del testo, ha detto ancora l’on. Vittoria Casa cade “a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico” e vuole quindi “essere anche un segnale di stabilità e serenità per tutto il mondo scolastico”, conclude Vittoria Casa. Anief apprezza senz’altro l’iniziativa politica avviata oggi a Montecitorio, ma rimane convinta che occorra passare ai fatti con estrema celerità. E che bisogna andare molto oltre. “Va benissimo allungare i contratti dei lavoratori Covid, che andrebbero assorbiti nell’organico di diritto, ma nello stesso tempo – dice Marcello Pacifico, presidente Anief – diventa sempre più fondamentale aumentare il distanziamento sociale, adottando quanto previsto dal 1975, quindi 1,80-1,90 metri quadrati ad alunno, così come plessi scolastici, aule ed organici. Tutto questo non è stato fatto, considerando che sono state pure confermate le classi pollaio con più di 28 alunni. Di questo passo, il ritorno in quarantena e alla dad è scontato”.

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Scuola: Supplenze docenti, oltre 100mila ancora da fare

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

Procede con diversi problemi l’iter di assegnazione delle cattedre senza docente titolare. “Da un lato – scrive oggi Orizzonte Scuola – bisogna distinguere, necessariamente, gli errori nella compilazione della domanda e le circostanze alle quali non si era riflettuto, dei quali gli aspiranti stanno prendendo effettuare un controllo puntuale della propria posizione e al contempo garantire la trasparenza delle operazioni consapevolezza solo in questi giorni (ad es. la precedenza dei docenti con riserva legge 68/99, la precedenza nella scelta della sede per legge 104, l’aver rinunciato alle cattedre orario esterno per flag non inserito, la scelta di richiedere lo spezzone per singola scuola e non come ultima opzione dopo la ricerca di incarichi ad orario intero) da quelli che sono stati veri e propri errori di sistema e che in più di una provincia hanno portato alla ripubblicazione degli elenchi o alla sua sospensione in attesa di verifica”.Sempre la stampa specializzata si dice consapevole che il “caos” c’è in tutte le province e che gli uffici sono al lavoro per le dovute verifiche. Se l’Ufficio Scolastico di Torino ha compiuto a campione non ravvisando errori nella attribuzione delle nomine – anche se questo naturalmente non vuol dire che ogni aspirante non debba avere la possibilità di capire i motivi dell’eventuale assenza di nomina, e di segnalare quelli che secondo lui sono gli errori che hanno inficiato le nomine – non c’è ancora nessuna risposta invece per Roma: i sindacalisti hanno richiesto un incontro presso l’ufficio scolastico per chiarire la situazione. A Bari i risultati delle verifiche saranno comunicati entro oggi 8 settembre A Napoli i bollettini corretti sono stati pubblicati ieri 7 settembre. A Reggio Calabria si attende risposta sui bollettini annullati il 4 settembre. Anief conferma che diversi Uffici scolastici per loro stessa ammissione hanno bloccato o rallentato le nomine annuali, fino al 31 agosto o al 30 giugno 2022, per il rifacimento ancora non completato delle Gps. In alcune province le convocazioni hanno ripreso solo in queste ore. E per la copertura dei posti del personale Ata, amministrativi, tecnici e ausiliari, siamo ancora più in alto mare.

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Scuola: Stipendi docenti e Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

Stipendi docenti e Ata, blocco del contratto e inflazione li hanno divorati: per Marcello Pacifico (Anief) servono 300 euro a dipendente. Gli stipendi del personale docente e Ata della scuola sono così modesti che servirebbero aumenti molti più consistenti dei 150 euro lordi di cui si parla in questi giorni. A dirlo è Marcello Pacifico, dopo l’incontro tra i dirigenti del Ministero dell’Istruzione e i sindacati rappresentati sull’Atto indirizzo da presentare all’Aran in vista del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del triennio 2019/2021. “Bisogna intervenire non con aumenti di 200 euro, che riteniamo il minimo indispensabile – ha detto Pacifico all’agenzia Teleborsa ricordando che è questo uno dei motivi che hanno portato allo sciopero del sindacato nel primo giorno delle lezioni -, e con incrementi che portino anche al recupero dei sette punti percentuali del costo della vita che ancora mancano negli stipendi. Stiamo parlando di aumenti di almeno 300 euro netti per colmare questo gap”. Durante l’incontro con l’amministrazione, “abbiamo affrontato col Ministro dei punti specifici, anzitutto il problema di un salario minimo che porti al recupero degli stipendi rispetto al costo della vita. Ricordiamoci che tra il 2009 e il 2015 gli stipendi sono stati bloccati e che un anno, il 2013, ancora oggi non vale nella ricostruzione di carriera”. Con il blocco perdurante del contratto del comparto Scuola, il gap sui compensi del nostro personale scolastico continua a essere sempre più impietoso. “Gli stipendi – ha ribadito il leader dell’Anief – devono comunque essere collegati a quelli conferiti in Europa, perché non possiamo essere gli ultimi rispetto alla media europea e devono contenere specifiche indennità” a partire “dall’indennità di rischio biologico, perché per insegnare in presenza al tempo del Covid occorre dare un’indennità di rischio al personale della scuola, oltre che al personale sanitario e medico. C’è poi un’indennità di sede, cioè una indennità di trasferta che – ha sottolineato il leader del giovane sindacato – dovrebbe essere pagata a tutti coloro che vengono trasferiti o prendono servizio in un posto diverso dalla propria residenza. Esiste, ancora, una indennità di incarico” non assegnata, “perché se sono un precario non devo poi fare ricorso per andare in Cassazione a farmi riconoscere quella indennità che i Tribunali mi riconoscono poiché ho avuto più di tre anni di contratti a tempo determinato nel sistema nazionale di istruzione”.

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La scuola italiana si appresta a riaprire a docenti e alunni nelle condizioni dell’ultimo decennio

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2021

Delle modalità e norme in alcuni casi inaccettabili, frutto di decisioni scellerate e all’insegna della spending review. Da domani si riprende, prima toccherà a docenti e personale Ata, poi nei prossimi giorni agli alunni: non c’è traccia di provvedimenti tesi a una significativa riduzione del numero di studenti per classe, rimasta lettera morta nonostante le parole del ministro Bianchi negli scorsi mesi e necessaria non solo per il contrasto alla pandemia ma anche per garantire una didattica di qualità. Non basta intervenire sulle classi over 27 alunni come ha annunciato il ministro Bianchi ma formare classi con non più di 14 alunni per ogni 35 metri quadri. Il problema è che non c’è stato il tanto richiesto sdoppiamento delle classi, come non c’è stata la conferma dell’organico Covid: invece di essere trasformato in organico di diritto, insieme alla vergogna degli 80mila posti in deroga di sostegno, è stato quasi dimezzato e pure limitato a pochi mesi (solo fino al prossimo 31 dicembre).Tra le mancate disposizioni sulla scuola, c’è anche quella sulla revisione immediata dei criteri del dimensionamento introdotti dal DPR 81/2009 e dalla legge 133/2008: come si fa ad autorizzare classi, alle superiori, sopra i 28-30 alunni? Sul fronte della supplentite cronica, fa invece scalpore il mancato ripristino del doppio canale di reclutamento per tutto il personale delle GPS. Come, per quanto riguarda gli spostamenti del personale di ruolo, i mancati passaggi verticali per il personale ATA e di tutti i profili professionali, oltre che dei passaggi di ruolo per i docenti immobilizzati e dell’assegnazione provvisoria senza alcun vincolo. In tale contesto, sostanzialmente bloccato, Anief torna a chiedere l’eliminazione dell’obbligo del Green Pass e delle relative sanzioni con la previsione di una specifica indennità di rischio per tutto il personale scolastico.“La scuola – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – pretende di riaprire in presenza e in sicurezza durante la pandemia attraverso provvedimenti: mancano però quelli urgenti che limitano sensibilmente il numero di alunni per classe, garantiscano il necessario distanziamento tra alunni e docenti, offrano tracciamenti periodici sulla diffusione del Covid19 con test salivari gratuiti per tutti, prevedano una specifica indennità di rischio per il personale scolastico senza alcuna inutile discriminazione in base al possesso della certificazione verde”. Per il sindacalista, inoltre, “la scuola non può essere sempre e ancora di più precaria, ha bisogno di un decisivo piano di stabilizzazione in linea con la normativa comunitaria che permetta attraverso un nuovo doppio canale di reclutamento l’assunzione di migliaia di insegnanti precari del sistema nazionale di istruzione attualmente inserti nelle graduatorie per le supplenze. La scuola deve promuovere la mobilità del suo personale e non ostacolarla, la scuola deve valorizzare tutte le sue figure professionali e non svilirle”. La comunicazione dello sciopero nel primo giorno di attività didattica è stata ufficializzata dal ministero dell’Istruzione, con una comunicazione ufficiale inviata agli Uffici scolastici regionali, nella quale si annuncia la possibile astensione dal servizio “nella data di inizio delle lezioni dell’a.s.2021/2022 come determinato dai singoli calendari regionali”. Il Dicastero dell’Istruzione comunica “lo sciopero nazionale del personale docente, educativo e Ata, a tempo indeterminato e a tempo determinato, delle istituzioni scolastiche ed educative, per l’intera giornata nella data di inizio delle lezioni dell’a. s. 2021/2022 come determinato dai singoli calendari regionali”.Il sindacato, infine, comunica che oggi è l’ultimo giorno per raccogliere le adesioni ai ricorsi contro il Green Pass da parte di dipendenti e studenti universitari che non accettano la violazione discriminatoria di sottoporsi a tampone ogni due giorni per entrare negli istituti scolastici e negli atenei. Inoltre, continua la raccolta delle firme per la petizione contro le relative sanzioni, che ha superato le 121mila adesioni. È poi ancora attiva anche la petizione per eliminare l’obbligo del Green Pass tra gli studenti universitari. Una ulteriore specifica petizione è stata avviata per lo sdoppiamento delle classi e il raddoppio degli organici.

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Scuola: Assunzioni docenti, siamo alla resa dei conti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

A pochissimi giorni dal nuovo anno scolastico, sono entrate nel vivo le nomine dalle graduatorie GPS per l’ultima tranche di immissioni in ruolo: il sindacato Anief ricorda che questa procedura alla fine ha scontentato tantissimi precari, perché ha riguardato un numero di poco superiore a 50 mila candidati, a fonte di 113.000 posti autorizzati. “Sono rimasti fuori – ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – tutti gli insegnanti iscritti seconda fascia, che si utilizzano per le supplenze, e tutti gli insegnanti iscritti in prima fascia senza i tre anni di servizio nella scuola statale. Motivo per cui abbiamo riaperto i termini di adesione per chi ha presentato quel modello di diffida che Anief ha messo a disposizione per poter partecipare a questi ruoli”.Il sindacato ha deciso di dare possibilità fino al 31 agosto di presentare ricorso: la possibilità vale per quanti siano esclusi dalle nomine in ruolo da GPS perché inseriti in I Fascia ma senza i 3 anni di servizio su posto comune in scuola statale e per i docenti inseriti in II Fascia GPS. Rimane indispensabile il requisito di aver inviato l’istanza entro i termini stabiliti del 21 agosto.La partita delle immissioni in ruolo non è chiusa. Anief ricorda che è sempre possibile aderire ai ricorsi contro le esclusioni illegittime dalle assunzioni a tempo indeterminato aderendo ai ricorsi Anief entro il 31 agosto: “L’obiettivo è rivendicare il ruolo, in autunno – ha detto il leader sindacalista Marcello Pacifico intervistato da Teleborsa – si assisterà a una battaglia giudiziaria nelle aule dei tribunali, per rivendicare quello che ha accolto il Comitato europeo dei diritti sociali, cioè la possibilità di estendere questo doppio canale di reclutamento a tutto il personale inserito in prima fascia, dal momento che il requisito del servizio ha tagliato le gambe almeno alla metà dei candidati”.“E poi c’è anche l’esclusione affrettata di chi si trova in seconda fascia, perché è assurdo – ha continuato Pacifico – che queste graduatorie valgano per poter fare una supplenza al 31 agosto o al 30 giugno e non per accedere ai ruoli come era stato deciso in via straordinaria per quest’anno dal decreto Sostegni bis”.”E’ ancora possibile per chi ha presentato questo modello di diffida aderire al ricorso entro il 31 agosto, poi si andrà a vedere se i tribunali italiani ritengono che sia legittimo quanto è stato disposto dal legislatore o se sia incostituzionale e violi le direttive comunitarie quanto perpetrato dall’amministrazione scolastica”, ha concluso il presidente nazionale Anief.

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Scuola: Sciopero personale docente

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2021

Il sindacato Anief proclama uno sciopero il primo giorno di lezione in ogni regione. Marcello Pacifico (Anief): “La scuola sta per ripartire non in sicurezza. Chiediamo di sdoppiare le classi perché non è possibile mantenere il distanziamento sociale necessario per le norme anti Covid. Vogliamo l’abolizione dell’obbligo del Green pass e soprattutto dare un segnale: la scuola c’è, è viva e vuole essere partecipe della crescita del Paese. Inoltre è pronta ad astenersi dal lavoro per ottenere quelle riforme che servono per cambiare e migliorare il nostro Paese” Marcello Pacifico, presidente Anief, ai microfoni di Teleborsa comunica che il sindacato ha indetto e proclamato uno sciopero all’inizio dell’anno scolastico. Il leader dell’Anief ha affermato che “la scuola sta per ripartire non in sicurezza. Chiediamo di sdoppiare le classi perché non è possibile mantenere il distanziamento sociale necessario per le norme anti Covid. Al di là dell’emergenza sanitaria, le classi affollate vanno anche a ledere l’apprendimento degli studenti e non mettono gli insegnanti nelle condizioni di poter svolgere le proprie lezioni nel migliore dei modi. Siamo, quindi, convinti che questo sciopero debba coinvolgere tutto il personale per mandare al Governo un messaggio chiaro: sono passati due anni dalla prima richiesta di soldi per sdoppiare le classi, non c’è più tempo”.A proposito di “classi pollaio”, il sindacalista autonomo ha sottolineato come, in piena emergenza, sia necessario “fare lezioni in presenza in sicurezza e per fare ciò bisogna sdoppiare le classi e raddoppiare gli organici. Ricordiamo che nel 2008 furono tolti 10 miliardi alla scuola con i piani di ridimensionamento. Noi l’anno scorso abbiamo fatto un piano sulla sicurezza proprio perché c’era l’impegno a rivedere quei criteri ma, dopo un anno, non solo non è cambiato niente ma tale impegno è stato cancellato. È vero che nel Pnrr di parla di dimensionamento ma non ci sono i soldi stanziati. Fino a quando non avremo risposte concrete siamo convinti che bisogna scioperare. Inoltre il decreto Sostegni bis non ha risolto il problema del precariato. L’anno scolastico inizierà ancora una volta con il record di precari. Noi abbiamo bisogno di soluzioni immediate che avevamo individuato nel doppio canale di reclutamento. In tale scenario lo sciopero, dunque, mira anche a convincere il Governo a trovare una soluzione stabile al problema del precariato”.Ma le ragioni che hanno portato il sindacato a indire e proclamare uno sciopero sono anche altre: infatti, “siamo riusciti a ottenere la riduzione da 5 a 3 anni della permanenza e del divieto di spostamento nelle domande di mobilità ma non basta, perché le assegnazioni provvisorie annuali hanno lo stesso vincolo di tre anni. Un norma che in epoca di Covid risulta ancora più discriminatoria, perché allontana le famiglie in un momento di difficoltà di spostamenti tra Regioni”.Parlando in ultimo di obbligo della vaccinazione, Pacifico ha affermato che lo sciopero “vuole abolire l’obbligo del Green pass ma vuole soprattutto dare un segnale: la scuola c’è, la scuola è viva e vuole essere partecipe della crescita del Paese. Ma è necessario investire nella scuola. Gli insegnanti hanno bisogno del rinnovo del contratto. Il Governo si è impegnato a dare delle risorse in più, ma queste risorse ancora non le vediamo. Per tutte queste ragioni a settembre proclamiamo uno sciopero in ogni Regione in coincidenza con il primo giorno di ripresa delle lezioni. La scuola è pronta ad astenersi dal lavoro per ottenere quelle riforme che servono per cambiare e migliorare il nostro Paese”, conclude il presidente Anief.

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Scuola: Vaccini e obbligo per i docenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2021

Marcello Pacifico, leader del giovane sindacato Anief, ha rilasciato un’intervista a Teleborsa su vaccinazioni e obbligatorietà per i docenti. Il presidente ha dichiarato che “l’ufficio legale dell’Anief nutre tante perplessità sulle nuove norme approvate dal Governo sul green pass”; infatti, sarebbero tanti i dubbi che riguardano, in primo luogo, coloro che devono affrontare i concorsi perché si impone l’obbligo del green pass. “La nostra Repubblica deve rimuovere tutti gli ostacoli per l’accesso agli incarichi pubblici e quindi alla Pubblica Amministrazione; il problema fondamentale è poi pensare di ripartire a settembre obbligando studenti e personale docente a vaccinarsi”. Pacifico ha continuato affermando che “il problema non è tanto quello della vaccinazione: io per primo ho fatto due dosi di vaccino, continuerò a farle e invito sempre tutti quanti a vaccinarsi, perché dobbiamo vincere insieme questa battaglia e il vaccino, in questo momento, è lo strumento più importante che abbiamo tra le mani per poter cercare di contenere la diffusione del virus. La cosa più importante per parlare di scuole in presenza a settembre rimane il distanziamento sociale. I soldi ci sono: Anief ha quantificato in 10 miliardi le risorse per sdoppiare le classi, mentre il Ministro Bianchi ha detto di averne già spesi 5 per sanificatori, mascherine, per strumenti tecnologici per la card”.Inoltre il sindacato è certo anche del miglioramento della didattica in presenza di classi con meno alunni. “Certamente vogliamo soluzioni concrete ed è da un anno e mezzo che diciamo che non bastano più banchi e più sanificatori. Ora poi si parla di mettere microfoni agli insegnanti per evitare la carica virale quando parlano. Si parla di mettere delle lampadine per misurare la saturazione all’interno delle aule. E invece c’è solo una cosa da fare: attuare il distanziamento con classi di 15 alunni, in modo che anche quando finirà il Covid, i nostri insegnanti riusciranno a far raggiungere migliori obiettivi ai nostri studenti, ha concluso Pacifico.

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Prima di obbligare i docenti a vaccinarsi eliminate le classi “pollaio”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2021

La predisposizione del nuovo anno scolastico non può essere organizzata continuando a mantenere 30 alunni in 30-40 metri quadrati. Il sindacato lo dice da mesi, ma rimane inascoltato. Ora il Governo si appresta ad adottare la vaccinazione obbligatoria, che però non ci affrancherà dai contagi da Covid19. Dal CdM sembra proprio che uscirà la decisione, scrive oggi la carta stampata, “di mettere un obbligo a “livelli”, con una prima raccomandazione e poi un inasprimento delle “pene” sulla base della resistenza da parte del lavoratore”.In pratica, “dopo una prima raccomandazione, se il docente non si adegua potrebbe arrivare il trasferimento in un’altra città posizionandolo in posti lavorativi diversi dalla docenza. Infine, ultimo intervento la sospensione dello stipendio. Non vengono riportati interventi quali il licenziamento del lavoratore. Tra martedì e giovedì si attende lo schema di decreto che conterrà tali misure che potrebbero essere innescate nei casi di mancato raggiungimento della percentuale di vaccinati ritenuta di sicurezza nella Regione o provincia, oppure entrare in vigore a prescindere su tutto il territorio nazionale”.Anief lo ripete: la vaccinazione dei docenti è praticamente inutile se poi continuiamo ad avere alunni ravvicinati in classe di portata metrica ridotta. Anche il Comitato tecnico scientifico lo dice in modo chiaro: nel verbale 34 del Cts c’è scritto che “laddove non sia possibile mantenere il distanziamento fisico per la riapertura delle scuole, resta fondamentale mantenere le altre misure non farmacologiche di prevenzione, ivi incluso l’obbligo di indossare in locali chiusi mascherine di tipo chirurgico” lasciando intendere sia possibile non fare uso di protezioni nel caso il distanziamento sia garantito all’interno dei locali della scuola. Peccato che tutto questo rimarrà lettera morta.

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