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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

Posts Tagged ‘docenti’

Scuola: Bussetti chiede ai docenti meno compiti per le vacanze

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Il Ministro dell’Istruzione incontra il Garante per l’infanzia. Poi si rivolge al corpo docente e alle scuole, preannunciando una posizione ufficiale sull’eccesso di carico di lavoro che viene richiesto agli alunni fuori scuola, perché “in un momento di riposo degli studenti e delle famiglie, vengano diminuiti i compiti durante le vacanze natalizie”. La circolare arriverà dopo i numeri impietosi sul basso investimento degli ultimi Governi italiani, di ogni colore, nel settore della Conoscenza che abbraccia Università, Istruzione e Ricerca. Replica di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Certo si potrebbe anche abolire il valore legale del titolo di studio e perché no interrogazioni e verifiche. Magari si potrebbe fare tutto da casa? Ma allora perché non si comincia ad abolire l’Invalsi? Il Ministro farebbe bene a risolvere i problemi della scuola a partire dal precariato e dalla continuità didattica, dal rispetto per una professione che sembra non avere più il diritto di dover persino assegnare dei compiti per esercitare e valutare i suoi studenti, senza parlare della libertà di insegnamento che vede un’ingerenza dal forte sapore di propaganda politica che fatta da un dirigente scolastico, ex provveditore, suona pure amara”.

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Scuola: “dopo anni di precariato bisogna riconoscere e risarcire i docenti e Ata anche se entrano di ruolo”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha rilasciato un’intervista per quanto riguarda il risarcimento ai docenti e agli ATA già di ruolo per gli anni di precariato, anche alla luce delle conclusioni dell’avvocato generale della Corte europea, Szpunar, sulla causa Rossato. Riportiamo di seguito l’intera intervista che potrebbe riguardare potenzialmente 300 mila assunti nella scuola per quasi 2 miliardi di risarcimenti se tutti ricorressero al giudice del lavoro dopo la pronuncia della Corte di giustizia. Anief apre le preadesioni per avviare gratuitamente il contenzioso.

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Assunzioni docenti, si cambia: il ministro Bussetti torna ai concorsi tradendo l’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti sui concorsi non transige: presto, a seguito della revisione del reclutamento, diventeranno l’unico canale d’accesso all’insegnamento; il titolo richiesto sarà la laurea, in modo da avere in cattedra docenti giovani. I concorsi saranno banditi soltanto per le classi di concorso e nelle regioni in cui vi sia necessità. Inoltre, ricorda Orizzonte Scuola, i vincitori di concorso non potranno partecipare alla mobilità per cinque anni, assicurando la continuità didattica e superando il problema della cattedre che restano scoperte. È bene che si sappia, ribatte l’associazione sindacale Anief a tutela dell’esteso precariato della scuola pubblica italiana, che il modello prospettato da Bussetti non è proprio quello che ci chiede l’Europa. Perché, se è vero che nei ruoli dello Stato si entra a seguito di un pubblico concorso, è altrettanto vero che occorre saper contestualizzare le situazioni. E prevedere, necessariamente, dei periodi di transizione, prima di introdurre novità radicali. Anche perché in questo modo si tradirebbe il senso della direttiva UE n. 70/1999. “Trent’anni fa – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – si decideva a Lisbona di intraprendere la strada della formazione iniziale degli insegnanti. Successivamente abbiamo assistito all’assunzione di quasi tutti i sissini e i laureati in Scienze della formazione primaria prima del 2011 grazie all’inserimento nel doppio canale di reclutamento. Subito dopo, però, è arrivato l’insensato dietrofront del governo, che si è tradotto nell’incapacità della politica di voler stabilizzare i docenti abilitati e specializzati negli ultimi anni dalle università con il Tfa, il Pas, il sostegno, la laurea in Scienze della formazione primaria. L’ostinazione si è tradotta anche nell’opposizione a riconoscere abilitante il titolo del diploma magistrale o di adeguare gli organici di fatto a quelli di diritto ivi incluso sui posti in deroga di sostegno”. “Con la decisione di puntare tutto sui concorsi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – il Governo decide di fare un passo indietro anacronistico e persino dannoso rispetto all’alto numero dei precari, in assenza del ripristino del doppio canale di reclutamento. Vale la pena ricordare che ancora oggi un insegnante su otto è chiamato a far funzionare le scuole come supplente a fronte dei pochi posti banditi. Pertanto, il concorso e il blocco quinquennale non sono la soluzione, ma l’epilogo di scelte scellerate prese negli anni e avallate ora dal governo del non cambiamento”.

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Precariato, il Ministro vuole anticipare le assunzioni dei docenti ma se non si interviene nel Decreto Concretezza è tutto inutile

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Sulle immissioni in ruolo, l’obiettivo di Marco Bussetti è di anticipare le operazioni per avere tutto pronto a settembre, ed evitare alle scuole gli annosi problemi di organico. Le regole per le immissioni in ruolo non cambieranno e rimarranno quelle stabilite dalla legge 107/2015. Le graduatorie ad esaurimento continueranno ad essere utilizzate per il 50% delle assunzioni, il resto va ai concorsi: uno per la secondaria, uno per infanzia e primaria. Le disposizioni previste dal Ministro non convincono l’Anief: per assumere tutti i precari della PA occorre infatti realizzare una verifica degli organici, ad iniziare dalla Scuola, dove rimane altissima la percentuale di posti liberi ma non considerati tali, quindi inseriti nel cosiddetto organico di “fatto”, non utilizzabile per trasferimenti ed immissioni in ruolo, in pieno disprezzo della direttiva UE n. 70/1999.

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Scuola: Docenti inidonei

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Le malattie professionali degli insegnanti che determinano l’inidoneità all’insegnamento presentano una diagnosi psichiatrica nell’80% dei casi. Tuttavia, ai docenti non è ancora riconosciuta ufficialmente tale malattia professionale, sia a causa della ritrosia del sistema pubblico nazionale a riscontrare il burnout, sia per via di una macchina amministrativa statale lentissima, non aggiornata e con il personale ridotto ai minimi termini. Il risultato è che i medici delle Commissioni Mediche di Verifica quasi sempre ignorano le patologie professionali dei docenti, finendo per riammettere in servizio insegnanti con pesanti diagnosi psichiatriche. A denunciarlo è il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali della patologia tra gli insegnanti. Per il sindacato Anief occorre procedere ad un immediato adeguamento, anche attraverso una formazione apposita, delle Commissioni e dei Centri medici pubblici di competenza perché si adeguino alla consistenza e gravità delle patologie mentali della categoria. Parallelamente, diventa fondamentale che i docenti italiani vengano collocati in pensione così come avviene nei Paesi europei, ovvero a 63 anni, e non legando l’uscita dal lavoro all’aspettativa di vita: a tale scopo, il giovane sindacato chiede la presentazione degli emendamenti alla Legge di Bilancio che permetterebbero l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico secondo le regole precedenti alla legge Fornero, oltre a collocare la professione docente tra quelle di tipo gravoso.

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Legge di Bilancio, M5S e Lega chiedono 1.200 docenti primaria in più al Sud

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

I partiti di maggioranza fanno a gara per far conoscere le loro richieste di modifica al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334 e fanno sapere già da subito che potrebbero trovare il consenso del Ministero dell’Economia. Per la maggiorazione del tempo scuola nel Meridione, fanno sapere, servirebbero circa 45 milioni di euro. Secondo il giovane sindacato, la cifra impegnata per un’operazione così rilevante la dice tutta sulle priorità che si è dato il governo: siamo dinanzi all’ennesima manovra-spot. Marcello Pacifico, presidente Anief: 30 mila posti in più avevamo nel 2010. Solo per il Sud, ora servono altri 100 mila posti per ampliare gli organici differenziati. O si ha il coraggio di osare, come si è deciso di fare nella manovra economica 2019 finanziando 15 miliardi per il reddito di cittadinanza e l’anticipo pensionistico, oppure è meglio tacere.

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In Gazzetta Ufficiale il concorso per docenti di scuola dell’infanzia e primaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la n. 89, il bando di concorso straordinario per assumere oltre 10 mila docenti dalla scuola dell’infanzia e primaria: i concorrenti ammessi, che possono presentare domanda on line tramite il sistema ministeriale ‘Polis’ – Istanze On Line – dalle ore 9.00 del 12 novembre alle 23.59 del 12 dicembre, svolgeranno un’unica prova d’esame, orale e non selettiva dalla durata massima di 45 minuti: 30 minuti per simulare una lezione, preceduta da un’illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute; 15 minuti per il colloquio, da incentrare sui contenuti della lezione e sull’accertamento della lingua straniera. Al termine della sessione concorsuale, tutti i candidati verranno inseriti in apposite graduatorie che porteranno direttamente alle immissioni in ruolo.Si tratta della risposta fornita dal governo alla sentenza plenaria del Consiglio di Stato emessa al termine dello scorso anno, che ha di fatto scalzato dalle GaE tutti i maestri precari con diploma magistrale, compresi migliaia già assunti e con l’anno di prova svolto. Per loro, ma anche per tutti gli abilitati in Scienze della formazione primaria, considerati non compatibili con le graduatorie ad esaurimento, viene quindi bandito questo concorso, con la clausola dell’accesso di almeno un biennio di servizio svolto a partire dal 2010 e non presso istituti paritari o con altri ruoli.L’ufficio legale dell’organizzazione sindacale, dopo aver valutato il bando, ritiene che possano invece partecipare al concorso anche i docenti laureati Scienze della formazione primaria privi di servizio, ai quali non viene considerato a torto come tale il biennio finale del corso di laurea. E pure i laureandi (coloro che conseguiranno il titolo entro il prossimo 1° dicembre 2018, al contrario di quanti conseguiranno la specializzazione sul sostegno nella medesima data) secondo gli organizzatori dovrebbero rimanere fuori. Poi ci sono gli educatori, il cui titolo di studio equivale a tutti gli effetti a quello dei maestri di scuola primaria, anche loro illegittimamente esclusi dalla tornata concorsuale appena pubblicata.Allo stesso modo, incomprensibile risulta l’esclusione dei docenti che hanno svolto servizio nella scuola paritaria e nelle comunali, per i quali l’amministrazione non ritiene utile il servizio ai fini dell’accesso alla procedura non selettiva, richiedendo che i due anni di servizio minimo svolto siano stati espletati “presso istituzioni scolastiche statali”. Il bando, inoltre, persevera nell’escludere dal concorso i diplomati prima del 2001/2002 che hanno conseguito il titolo magistrale presso i licei Socio-Psico-Pedagogici e presso le Scuole Magistrali, non espressamente previsti come titoli utili all’accesso, pur se titoli abilitanti per legge e mai prima d’ora esclusi dalla partecipazione ai concorsi riservati ai precari abilitati nella scuola Primaria e Infanzia. In base al testo del bando, inoltre, non dovrebbe valere il servizio dei docenti che lo hanno svolto dal 1999 al 2009 e non negli ultimi otto anni. Come si introduce l’impossibilità di far valere il servizio svolto in più anni scolastici per 24 mesi, anche se non per 180 giorni all’anno. Per la valutazione del punteggio, spicca il mancato recepimento del parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, per cui il Miur ritiene di non dover attribuire punteggio a chi ha svolto servizio nelle sezioni Primavera dichiarando in premessa che tale servizio lo ritiene utile solo per l’aggiornamento delle GaE e delle graduatorie d’Istituto, ma non, evidentemente, per il concorso. In questi casi, come la mancata valutazione dell’anno di servizio in corso, sempre ai fini dell’accesso al concorso, Anief ha già predisposto la preadesione allo specifico ricorso. “Confermiamo, pertanto, le procedure per opporci a tutte queste esclusioni prive, secondo i nostri legali, di valenza giuridica – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e attendiamo, comunque, un intervento chiarificatore del Miur anche attraverso la pubblicazione di specifiche FAQ. Questo, eviterebbe il nascere di ulteriore contenzioso, che a nostro parere vedrebbe di certo l’amministrazione soccombere nell’aula di tribunale”.

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Scuola – Legge Europea, presentato al Senato emendamento Anief-Cisal per l’assunzione dei docenti e Ata precari

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

La richiesta di modifica dell’Atto del Senato n. 822 è stata formulata dal sen. Antonio Iannone (FdI), membro della VII Commissione a Palazzo Madama: prevede che qualora “il rapporto di lavoro abbia complessivamente superato i trentasei mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione”, si proceda automaticamente “all’assunzione a tempo indeterminato, in ottemperanza a quanto previsto dalla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999″. La sua approvazione è fondamentale per dare finalmente seguito alla direttiva UE 70/99, introdotta da Bruxelles proprio per dire basta alla reiterazione dei contratti a tempo determinato e se si vuole superare il problema dei vuoti di organico, vera croce di dirigenti ministeriali e scolastici alla perenne ricerca di supplenti malgrado vi siano decine di migliaia di lavoratori già selezionati, formati, con esperienza e che chiedono solo di essere stabilizzati. “Per il bene del nostro sistema scolastico confidiamo molto nell’approvazione dell’emendamento 12.0.3, anche perché potrebbe evitare la quasi certa condanna dello Stato italiano nella procedura d’infrazione 4231/14 proprio sull’abuso delle supplenze in presenza di posti vacanti e di candidati selezionati e formati. I vantaggi dell’approvazione dell’importante modifica sono stati già espressi nel corso della recente audizione Cisal tenuta presso la XIV Commissione del Senato, dove sono state ricordate le ragioni dell’emendamento 12.0.3 partendo dalla sentenza C-331/17 Sciotto della Corte di Giustizia Europea emessa il 25 ottobre scorso”.

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Docenti: sparisce il concorso riservato per chi ha svolto 36 mesi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

A pochi mesi dal suo insediamento, il governo gialloverde stravolge il reclutamento degli insegnanti, tornando ai concorsi a cattedra biennali abilitanti e riducendo ai minimi termini il Fit introdotto appena tre anni fa dalla Buona Scuola di Renzi. Nella mania riformatrice, però, il Miur dimentica di lasciare aperta la porta ai precari con tre anni di servizio, per i quali il decreto legislativo 59/2917, applicativo della Legge 107/2015, aveva previsto un concorso a parte, come del resto indicato chiaramente dall’Unione Europea per tutti i cittadini comunitari non di ruolo che hanno superato i 36 mesi di servizio. Marcello Pacifico (Anief-Cisal) ricorda che questi docenti non cambieranno di certo la loro professione e continueranno ad insegnare. Ingolfando le liste di attesa, continuando a tenere alta la percentuale di supplentite, oltre che l’età media di chi siede dietro la cattedra. Inoltre, molti di loro non staranno di certo a guardare e faranno causa allo Stato italiano, per l’abuso dei contratti a termine, con una storia giudiziaria senza fine.

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Scuola: Stipendi, docenti e Ata pagano più di tutti il blocco pluriennale della PA

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Per il personale della scuola gli ultimi dati forniti dall’Aran sugli stipendi dei dipendenti pubblici sono a dir poco sconfortanti: da un confronto tra i vari comparti della PA, infatti, agli insegnanti e al personale Ata vengono assegnati non solo i compensi più bassi del comparto statale, ma addirittura mediamente più piccoli rispetto a qualche anno prima.
Lo studio Aran è andato ad analizzare il quindicennio che va dal 2001 al 2016: nella scuola, si è partiti da 22.185 euro di media all’anno (stipendio, retribuzione di anzianità, 13esima, indennità integrativa speciale), più 2.123 di trattamenti accessori (indennità fisse, i compensi per lavoro straordinario, i premi di produttività, le indennità di turno, disagio ed altre competenze accessorie), per un totale di 24.308 euro lordi annui: tre lustri dopo si è arrivati ad appena 28.403 complessivi, dopo che nel triennio 2009-2011 si erano superati i 30 mila euro.Ma solo la scuola ha ricevuto questo trattamento a perdere: tutti gli altri settori del pubblico impiego hanno fatto registrare compensi annuali in crescita. Gli stessi Ministeri sono passati dai 23.580 del 2001 ai 30.695 euro del 2016, frutto di un progressivo crescere. Per non parlare delle forze di polizia (da 27.400 a 40.058 euro) oppure delle forze armate (passate da 29.396 a 41.050 euro). Con la magistratura che ha fatto registrare impennate record, visto che gli stipendi dei giudici sono schizzati dai già considerevoli 91.630 euro medi l’anno ai 138.268 euro del 2016.Questo significa che il contratto collettivo nazionale di docenti e Ata, peraltro già prossimo alla scadenza, durante il decennio di blocco contrattuale non ha garantito nemmeno la copertura dell’inflazione, cresciuta nell’ultimo decennio di quasi venti punti percentuali. E ora nella nuova legge di stabilità si coprirebbe soltanto l’Indennità di vacanza contrattuale, peraltro non aggiornata dal 2008: ai dipendenti pubblici con un reddito di 30 mila euro arriveranno 136,5 euro di aumenti annui, a seguito della media dell’incremento degli stipendi dello 0.6%.In pratica, verranno corrisposti circa dieci euro al mese, ovvero il doppio dei livelli dell’Iva bloccata negli ultimi dieci anni. A queste risorse si aggiungono i 20 euro della perequazione, che se non stanziati avrebbero portato la riduzione degli stipendi. Il resto rientra nelle promesse, l’ultima della quali arriva dal vicepremier Luigi Di Maio che nei prossimi due mesi vorrebbe tagliare gli sgravi fiscali ai petrolieri per incentivare i fondi della scuola e gli stipendi degli insegnanti. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “occorrono più soldi decisamente, ma il Governo deve trovarli ora, altrimenti avrà prodotto solo la solita propaganda. Quanto previsto dalla manovra, infatti, non include i fondi per gli aggiornamenti da settembre 2015, data dello sblocco del contratto: ragione per cui permane la nostra vertenza giudiziaria per il recupero dei crediti. Chi non ricorre al giudice, infatti, rischia di subire quello che ha appena registrato l’Aran per il periodo 2001-2016, con i compensi annui addirittura in discesa”. Il giovane sindacato, pertanto, ribadisce la volontà di presentare ricorso per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Oltre che rivendicare migliaia di euro per i mancati arretrati, vista l’irrisorietà di quelli corrisposti la scorsa primavera.

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Scuola: Alunni disabili con le ore di sostegno dimezzate e i docenti che non arrivano

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Anche dinanzi ad alunni con gravi patologie o menomazioni, l’inerzia della macchina organizzativa, frenata da norme assurde, non si scuote. Ai dirigenti scolastici arrivano delle ore complessive da dividere per tutti gli alunni disabili dell’istituto da loro diretto. E siccome sono in misura ridotta, scatta la riduzione equa per tutti. Anief ha calcolato che in Italia in questo momento sono almeno 80 mila i casi di sostegno negato agli alunni disabili, dinanzi ai 255 mila iscritti con certificazione. Eppure la Corte Costituzionale ha detto che i bilanci pubblici e di razionalizzazione delle risorse statali non sono un motivo valido per negare il sostegno agli alunni con disabilità. Per Marcello Pacifico (Anief-Cisal) l’assurdo è che i docenti specializzati di sostegno ci sono. Sono circa 20 mila, hanno la loro abilitazione all’insegnamento, hanno superato i test d’accesso alle scuole specializzanti, sono stati formati nelle università accreditate dallo Stato, ma vengono incredibilmente lasciati nelle graduatorie d’istituto. Per loro le GaE non possono essere riaperte. E il disservizio aumenta.

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Scuola: Pensioni, nella manovra quota 100 può attendere: per 80 mila docenti e Ata prima l’amaro ora la beffa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Colpo di scena per la riforma delle pensioni: nella legge di bilancio non ci sarà il dettaglio del funzionamento, ma solo le coperture finanziarie; per le modalità per andare in pensione con quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) bisognerà attendere un decreto ad hoc di cui ancora non si conoscono le tempistiche. E la scuola è uno dei motivi del rinvio, perché si andrebbe incontro ad un sicuro mancato turn-over. Anche se poi i docenti già selezionati e formati ci sono. Secondo Anief tutto questo è sconcertante: prima la scoperta che l’annunciata quota 100 in quanto pensione anticipata rispetto al sistema contributivo avrebbe portato fino a 500 euro di riduzione dell’assegno, ora il rinvio della controriforma per evitare l’esodo e garantire il reddito di cittadinanza. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): basta annunci, si vada in pensione a 63 anni o con 37 di contributi ma senza penalizzazioni, così come promesso dal governo e ribadito nel programma M5S-Lega.

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Rapporto Eurydice 2018 sulle retribuzioni dirigenti in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

È stato pubblicato di recente il Rapporto Eurydice 2018, documento ufficiale della Commissione Europea, Il capo di istituto in Europa, che tra altri aspetti evidenzia la retribuzione dei capi di istituto nei diversi stati membri. Chiariamo subito che quelli riportati sono gli stipendi base, cioè sono escluse le indennità accessorie sempre previste; tutti gli stipendi base variano da un minimo a un massimo in relazione a un parametro comune a tutti i paesi, come il numero degli alunni, anche solo 140, e talvolta in relazione al grado di istruzione. Il Rapporto confronta in particolare cinque paesi dell’Unione: Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, scelti “tenendo conto del generale maggiore interesse dell’utenza nonché della possibilità di descrivere realtà diversificate dal punto di vista della distribuzione delle responsabilità – gestione centralizzata o decentralizzata delle scuole – e da quello delle modalità di reclutamento o delle caratteristiche contrattuali”. Inoltre risultano omogenei per la forte attenzione sociale alla scuola e ampiamente diversi per gli aspetti amministrativi e contrattualistici.
Negletti rispetto all’Europa e discriminati in patria rispetto ai colleghi dirigenti di seconda fascia che percepiscono tutti almeno 40 mila euro in più di loro, gli ex presidi si vedono negata giustizia da oltre 20 anni. Udir chiede di porre fine a questa situazione limite che implica il mancato e giusto compenso della categoria dei DS a cui non viene riconosciuto lo status pari a quello degli altri dirigenti. Per tali motivi, il sindacato respinge al mittente un contratto che dopo 21 anni dalla legge 59/97 continua a perpetuare discriminazioni inaccettabili tra i dirigenti posti a capo di una scuola e tutti gli altri, pur a parità di funzioni, con un’ampia sperequazione delle responsabilità e dei carichi di lavoro a tutto svantaggio dei DS. Invita dunque, nuovamente, le organizzazioni sindacali rappresentative a non firmare l’ennesimo contratto a perdere, sicuro del fatto che i dirigenti scolastici non lo vogliono e che si opporranno, anche in sede giurisdizionale, con il supporto del giovane sindacato.

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Stipendi docenti, tutti d’accordo: allinearli all’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Il problema è che nemmeno il “governo del cambiamento” riesce ad andare oltre ai buoni intenti. Perché, nel Documento di economia e finanza della manovra di bilancio, è previsto che al limite saranno garantiti 20 euro per la perequazione senza risorse aggiuntive per coprire l’Indennità di vacanza contrattuale. Altro che media UE. I nostri insegnanti prendono quasi la metà, a inizio e a fine carriera, di quelli di Austria, Germania, Olanda, Norvegia. Nel Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia Europea, un docente percepisce quasi cinque volte di più. Ecco perché Anief continua la sua battaglia legale per adeguare gli stipendi al 50% dell’inflazione programmata. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Domani la legge di bilancio verrà approvata dal Consiglio dei ministri, ma poi, ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio, ci saranno almeno tre letture in Parlamento, tra Camera e Senato per modificarla e aggiungere nuove cose. Tra queste, non può essere omesso l’incremento degli stipendi dei nostri insegnanti e del personale Ata, relegati sotto l’inflazione di troppi punti.

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Diritto alla Retribuzione Professionale Docenti (RPD)

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Lo scorso 27 luglio 2018, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con una storica ordinanza, ha riconosciuto il diritto alla Retribuzione Professionale Docenti (RPD) anche per gli insegnanti che hanno stipulato contratti brevi. Tutto il personale, ha spiegato la Suprema Corte, a prescindere dal tipo di contratto professionale stipulato, ha quindi pieno diritto all’assegno mensile, da 164 euro a 257,50 euro per tutta la durata della supplenza, rivalutato dal 1° marzo 2018 con gli incrementi previsti dal CCNL 2016-2018 come da tabella allegata. Per questa ragione, il ricorso è stato esteso anche al recupero del Compenso Individuale Accessorio (CIA) per le fasce A, AS, B, C del personale ATA, da 58,50 euro a 64,50 euro anch’essi da rivalutare. Possibile recuperare fino a 23mila Euro per gli ultimi 10 anni.

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Solo il 15% dei docenti (circa 1 su 6) sa cosa sia la plusdotazione

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Roma. Lo rivela un sondaggio dell’università Lumsa di Roma condotto su un campione rappresentativo di 500 insegnanti. “È un tema sconosciuto a insegnanti di qualsiasi grado, anche a quelli di sostegno, e da questo gap formativo e informativo è nata l’idea di creare un master con un focus sia sulla parte didattica che sugli strumenti che si possono utilizzare a scuola con i bambini plusdotati e ad alto potenziale”. Spiega Maria Cinque, professore associato di Didattica e Pedagogia Speciale della Lumsa e direttrice della nuova offerta formativa ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’, per la formazione dei docenti.Le lezioni sono condotte insieme agli esperti dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) e partiranno il 15 novembre a Roma. Il master può essere pagato con la Carta docente entro il 31 ottobre, termine ultimo delle iscrizioni.
Sarà facile conoscerne da vicino i contenuti in tre appuntamenti diversi: sabato 6 ottobre a Roma nel corso dell’open day della Lumsa (per info https://masterschool.lumsa.it/content/open-day-magistrali-e-master-appuntamento-il-6-ottobre-roma); il 19 ottobre alla Fiera Didacta Italia a Firenze, al convegno ‘Gifted – bisogni speciali e risorse degli studenti ad alto potenziale cognitivo’ (per info Clicca qui); e, infine, il 26 ottobre a Roma al convegno ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’ (per info e prenotazioni Clicca qui).
Il 5% della popolazione viene definito ad alto potenziale cognitivo e si stima che ci sia almeno uno studente per classe con queste caratteristiche. “Una peculiarità del master- sottolinea Cinque- è il voler considerare i talenti nelle varie dimensioni, non solo quella cognitiva ma anche sulla base delle intelligenze multiple di Gardner (musicali, matematiche, cinestetiche, ecc.), per aprire il ventaglio della didattica e dell’esplorazione alle varie possibilità senza eccedere all’estremo opposto, pensando che tutti abbiano un talento. Serve una preparazione specifica e strumenti diversi da caso a caso”.
La personalizzazione didattica per un alunno ad alto potenziale può rientrare nei Bes (Bisogni educativi speciali), ma va strutturata in modo specifico, tenendo conto delle specifiche aree di potenzialità. Possono avere una modalità di apprendimento che li differenzia dagli altri studenti, e non è rara una continua carenza di stimoli dovuti a un alto potenziale cognitivo non riconosciuto o non valorizzato, che può determinare l’insorgere di problemi di comportamento e di adattamento. O ancora può portare a situazioni di sottorendimento fino ad arrivare all’abbandono scolastico. Per questo motivo la formazione prevista dalla Lumsa partirà dai “presupposti fisiologici e neuropsichiatrici e dai riferimenti normativi per poi passare a presentare gli strumenti d’individuazione dei gifted, distinguendo gli strumenti di pertinenza degli psicologi da quelli che possono essere utilizzati in aula dai docenti. È importante ricordare- puntualizza la direttrice del master- che anche i bisogni dei gifted sono Bes da inclu dere nella classe, quali potenzialità e risorsa, non ostacolo o difficoltà per l’insegnante. È previsto un focus anche sui loro bisogni emotivi, nel caso in cui emergano delle asincronie o dissincronie dello sviluppo”.
Il piano di studio prevede il 50% delle lezioni online e il 50% in presenza, formula week end (impegna ogni 15 giorni il venerdì mezza giornata e il sabato la giornata intera). Non mancherà la parte pratica. Sono previste esperienze dirette incluse in ogni modulo che potranno essere svolte nelle classi, se sono presenti bambini gifted, o in altri contesti specifici. I destinatari del master sono i docenti e i dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’Infanzia alla secondaria di secondo grado, sia di sostegno che curriculare, anche di scuole paritarie.

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Manovra: Il Governo vuole bloccare i trasferimenti di 800 mila docenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

In arrivo l’obbligo di residenza professionale nella regione per partecipare ai concorsi e di fermo per un triennio per coloro che sono stati soddisfatti, anche parzialmente, in occasione dell’ultima domanda presentata. La doppia penalizzazione potrebbe essere contenuta già nella nota di aggiornamento al DEF, dopo che il CCNL 2016/18 ha rinviato alla contrattazione con i sindacati le nuove regole per la mobilità del personale docente. Contrario il presidente Anief Marcello Pacifico: è discriminante escludere a priori un candidato da una selezione pubblica di carattere nazionale solo perché residente in un’altra regione. Anche il blocco dei trasferimenti del personale docente di ruolo non ha senso, perché non si può negare il diritto al ricongiungimento ai figli: contrasteremo la norma ai tavoli di contrattazione.

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Scuola: Docenti mal gestiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

A quasi un mese dall’inizio dell’anno scolastico vi sono ancora diverse migliaia di cattedre da assegnare: gli Uffici scolastici hanno passato la “palla” alle scuole, che stanno convocando dalle graduatorie d’istituto. A Milano, la realtà scolastica più grande d’Italia, in estate non si è coperto nemmeno il turn over: il dirigente responsabile, Yuri Coppi, subentrato all’attuale Ministro dell’Istruzione, spiega che ci sono troppe graduatorie esaurite, sia per le discipline che per il sostegno. Ma gli abilitati ci sono. La verità, ricorda l’Anief, è che allo Stato conviene troppo tenere 110 mila insegnanti precari, mantenendo in vita posti in deroga e in organico di fatto: la vessazione legalizzata verso i supplenti, comunque, non sfugge ai giudici, secondo i quali un precario non può esser trattato in modo diversificato o subalterno ad un collega di ruolo. Così scattano risarcimenti con molti zeri a carico dell’amministrazione che avrebbe speso meno immettendo in ruolo. Gli uffici scolastici stanno riscontrando problemi sempre più grandi nell’assegnare le supplenze annuali: si tratta di oltre 110 mila contratti che in molti casi non possono essere stipulati per mancanza di candidati. I quali, però, a ben vedere ci sono, ma rimangono collocati nelle graduatorie sbagliate: quelle d’istituto. La difficile situazione, che comporta un onere di lavoro non indifferente per le segreterie scolastiche e l’arrivo degli insegnanti sulle cattedre vacanti con settimane se non mesi di ritardo, non risparmia nessuna provincia. Ad iniziare dalle più grandi.
Quanto sta accadendo a Milano, la provincia dove operano più insegnanti e Ata, è davvero emblematico: nella provincia vi sono ben 35 mila docenti che insegnano a 445.038 alunni iscritti in 333 istituti autonomi suddivisi su 1.263 plessi, dove operano 8.722 unità di personale Ata. In occasione delle assunzioni a tempo indeterminato, non si è coperto nemmeno il turn over, perché nelle GaE e nelle graduatorie di merito non ci sono più candidati.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ritiene che quella di Milano sia una circostanza che rappresenta al meglio le gravi colpe della macchina organizzativa scolastica sulla mancata copertura delle cattedre vacanti e disponibili: nel ribadire il concetto espresso poche ore prima a Rai Radio Uno, nel corso della trasmissione cattedre vuote, Pacifico ha ricordato che “tutto nasce da un organico finto volutamente tenuto in piedi dalla macchina amministrativa italiana per risparmiare soldi pubblici a danno del personale, ma prima ancora degli allievi in formazione. La verità è che allo Stato conviene continuare a mantenere più di 100 mila posti nello stato di precarietà, perché non assegna a docenti e Ata le mensilità di luglio e agosto, oltre agli scatti stipendiali e tutto quello che ne consegue”.Tutto questo accade, tra l’altro, a dispetto della sentenza della Corte di Giustizia Europea del novembre 2014 e sulla quale si è pronunciata la Cassazione italiana nel 2016, sancendo una volta per tutte l’applicazione del principio di non discriminazione, secondo il quale un docente precario non può esser trattato in modo diversificato o subalterno ad un collega di ruolo.“Ecco perché – continua Pacifico – ai supplenti deve essere riconosciuta l’anzianità di servizio e tutto il resto. Ma poiché questo non avviene, sempre più insegnanti, anche passati di ruolo, ricorrono contro le condizioni professionali a cui sono stati costretti dallo Stato, il quale è sempre più spesso condannato a risarcimenti cospicui per l’abuso dei contratti a termine. Per mettere la parola fine a questa assurdità comunque un sistema c’è ed e quello di trasformare l’organico di fatto in organico di diritto e contemporaneamente riaprire le GaE: in tal modo, quei posti si renderebbero utili, anziché attendere il termine dei prossimi concorsi pubblici, straordinari e ordinari, che prima di diversi anni non potranno portare al ruolo alcun insegnante”. “Perché al Miur non si muovano non si comprende. Perché se per il sostegno ci sono oltre 50 mila cattedre libere, si procede per sole 13 mila assunzioni e poi se ne attuano a malapena 1.600, non si può pensare di risolvere tutto con un concorso da 10 mila posti: occorre urgentemente mettere mano alle norme, andando a cancellare, prima di tutto, quella che lascia in deroga il 33% delle cattedre vacanti. Invece, si tira dritto e la situazione di anno in anno va peggiorando”, conclude il sindacalista Anief-Cisal.

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Scuola – Assunzioni docenti, mai così tante cattedre deserte

Posted by fidest press agency su domenica, 16 settembre 2018

Oltre 32 mila immissioni in ruolo andate a vuoto porteranno a stipulare in questi giorni più di 110 mila contratti a tempo determinato, con scadenza 30 giugno o 31 agosto. È l’atto finale del fallimento totale delle politiche degli ultimi Governi in tema di scuola: quello del Pd, che per tentare di cancellare la supplentite è arrivato ad assumere in modo scriteriato su posti scelti a caso come se i precari fossero delle pedine; non fa meglio l’attuale esecutivo che si nasconde nel voto di fiducia al decreto Milleproroghe, dopo avere soppresso al suo interno la riapertura delle GaE, l’unica soluzione per uscire da questo ginepraio. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, il sistema sta andando a vele spiegate verso la sua implosione: in tre anni, da quando si sono conclusi gli effetti delle nuove immissioni di insegnanti nelle suddette graduatorie, si è passati dal 15% al 57% di posti andati a vuoto.

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Scuola: Il Ministro vuole cancellare il concorso riservato ai docenti con 36 mesi di servizio?

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Dopo il concorso rivolto al personale abilitato nelle superiori, doveva essere bandito per legge quello riservato ai precari storici non abilitati insieme al concorso ordinario. Dal Miur ci è stato prima detto che erano in stand by e ora Bussetti sorprende tutti sostenendo che è sua intenzione fermare il prossimo bando per non abilitati e non attivare un nuovo ciclo di Tirocinio formativo attivo, il Tfa gestito dalle università. Nemmeno una parole viene spesa per coloro che attendevano questo concorso: per tutti quelli che hanno svolto tre anni di servizio su posto vacante e disponibile, improvvisamente tramontano le prospettive di stabilizzazione, come se la sentenza Mascolo della Corte di Giustizia Europea del novembre 2014 non fosse mai stata emessa. Sorvolando su tutto ciò, il nuovo titolare del Miur sembra voler fare un passo indietro per timore che la procedura venga poi annullata dalla Consulta. Ignorando che, in questo modo, esporrà lo Stato ad una valanga di ricorsi risarcitori dall’esito nefasto per le finanze pubbliche. Sia chiaro: Anief difenderà in giudizio tutti i 5 mila docenti assunti dalle GRMA e che hanno passato l’anno di prova. Inoltre, citerà in giudizio per responsabilità dirigenziale il Ministro stesso, il quale dovrà così spiegare ai giudici perché i laureati hanno dovuto pagare 500 euro per maturare 24 CFU quando potevano accedere al concorso riservato attraverso il Tar del Lazio.

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