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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘docenti’

Scuola: Sostegno, 70 mila docenti da nominare

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Quello del mancato sostegno sta diventando uno scandalo nazionale. “Sto verificando con l’Ufficio scolastico regionale la portata del problema che pure avevo evidenziato già da qualche mese”, ha detto l’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan. Ma il fatto più grave, oltre all’assenza di insegnanti nell’organico di diritto, ha aggiunto, “è la soluzione prospettata: indurre le famiglie a tenere i loro figli a casa. Trovo grave che il Ministero non comprenda l’importanza di avere un organico ottimale sin del primo giorno di avvio dell’anno scolastico. Suggerirei al ministero di partire in ogni caso dagli insegnanti di sostegno, perché se la scuola deve essere inclusiva e un diritto costituzionalmente sancito, e se il nostro grado di civiltà ci impone di pensare innanzitutto ai più fragile, allora questa scelta e questa cattiva programmazione denotano una vera e propria incapacità da parte dello Stato di ottemperare ai propri doveri”. “Da parte mia, ho coinvolto il presidente del Veneto – ha annunciato Donazzan – perché ritengo che questo sia un problema da affrontare ai massimi livelli istituzionali. E chiedo alle famiglie e a tutte le realtà interessate di segnalare al mio assessorato ulteriori casi di mancato accoglimento nelle scuole del Veneto di alunni certificati – ha concluso – al fine di poter rappresentare agli organi competenti la portata del problema, in tutta la sua drammatica consistenza”. Allo Stato, evidentemente, conviene troppo mantenere un insegnante nello status di precario. Magari a vita. Perché risparmia almeno un paio di stipendi l’anno, evita di adeguargli lo stipendio dopo l’immissione in ruolo, non deve assegnargli arretrati. E a nessuno sembra importare se in un lustro solo in Sicilia abbiamo assistito ad un incremento di 5 mila alunni disabili certificati. Dopo che, leggendo i rapporti Istat, l’incremento complessivo nazionale supera, costantemente, i 10 mila alunni l’anno e con quello corrente si è arrivati alla quota mai raggiunta di 300 mila allievi disabili iscritti. Anziché potenziare il personale, si sta agendo al contrario. Ed ecco perché negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’impennata dei ricorsi in tribunale. Anief, di fronte a questo scempio, non può rimanere indifferente. Continua a chiedere al Parlamento di cancellare la Legge Carrozza 128/2013, che ha introdotto l’assurdità dell’assegnazione del 40 per cento dei posti in deroga, con supplenze decretate fino al 30 giugno, non utili per le immissioni in ruolo né per i trasferimenti: ricorda che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80/2010, ha dichiarato inammissibile fissare un limite numerico ai docenti di sostegno e che le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 25011 del 2014, hanno definitivamente chiarito come “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. Il giovane sindacato, infine, si sofferma sulla recente sentenza del Tar Sicilia 140/19, la quale impone di rivedere la consistenza dell’organico di sostegno dell’isola, e di conseguenza di tutte le altre regioni. Sulla base di questa chiara espressione del tribunale, ancora inapplicata, Anief ha presentato un ricorso conto lo schema di decreto ministeriale sugli organici sul sostegno agli alunni disabili.

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Scuola: Gli stipendi dei docenti siano adeguati, lo dice anche il Papa

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Il Pontefice invoca compensi per chi insegna a scuola commisurati al costo della vita. “I docenti, e ancora peggio i dipendenti Ata della scuola, possono contare su stipendi che non rispettano minimamente quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché nei fatti non possono godere di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro, così come non si tratta di compensi sufficienti ad assicurare a loro e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa. Come fa a vivere senza patemi, magari anche lontano da casa e dagli affetti, un collaboratore scolastico che prende mille euro al mese o un insegnante che ne percepisce 1.300 per tutto il periodo di precariato e i primi otto anni di servizio?”. Quello del Papa va considerato un monito assoluto, non limitato alla difficile realtà lavorativa della grande isola dell’Oceano Indiano. Gli stipendi di chi insegna vanno infatti rapportati al costo della vita del contesto territoriale: quello che in Italia, per intenderci, negli ultimi dieci anni si è incrementato di oltre il 14%, con 8 punti accumulati tra il 2007 e il 2015. Sopperire a questo ritardi, come è stato fatto con l’ultimo contratto collettivo nazionale del lavoro, con degli aumenti ridicoli pari al 3,48% e poi aggiungervi, dall’aprile scorso, l’indennità di vacanza contrattuale, non molto superiore allo 0,5%, la dice lunga sul livello dei compensi mensili assegnati ai docenti della scuola pubblica italiana.
Anief ha di recente ricordato che il compenso dei dipendenti della scuola italiana diventa ancora più impietoso e insufficiente se si rapporta, come ha fatto l’Aran, agli comparti pubblici, il cui salario medio è pari al 34.491 euro, mentre quello dei docenti e Ata non arriva a 30 mila euro: basta dire che alla presidenza del Consiglio gli stipendi medi annui raggiungono i 64.611 euro, oppure le Autorità indipendenti superano i 91.259 euro. Per non parlare dei magistrati che vanno oltre i 137 mila euro. Gli stessi ministeriali (con 30.140) superano gli insegnanti. E se il confronto si fa con l’estero la storia non cambia, perché un docente della Germania o dell’Olanda può contare su compensi praticamente doppi rispetto ai nostri.

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Scuola: situazione docenti nel nuovo anno scolastico

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Nei Collegi dei docenti mancherà quasi un docente su quattro, perché vanno ancora assegnate 200 mila cattedre al personale docente precario. E mancano all’appello anche 20 mila Ata. Il decreto salva-precari, approvato dal Consiglio dei ministri ma non arrivato in Gazzetta Ufficiale per il disaccordo del M5S, non avrebbe comunque affrontato questo problema: alla scuola serve, più che mai, “un decreto salva-scuola, per consentire agli istituti di operare e dare tranquillità alle famiglie”, ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, in un’intervista concessa oggi al Gazzettino.Secondo il sindacalista, fino al 2015, alla Buona Scuola di Renzi, il sistema funzionava: oggi, invece, “lo Stato non riesce a reclutare i docenti, con 300 mila precari a disposizione tra abilitati e non. E deve ricorrere alle messe a disposizione”. Per Pacifico, ci sono “all’orizzonte due possibilità: o riaprire le graduatorie ad esaurimento per far inserire chi ancora non è entrato, oppure, se non sarà possibile, assumere a scorrimento dalle graduatorie d’istituto che vorremmo far diventare provinciali con la possibilità di aggiornarle annualmente. Le assunzioni avverrebbero con doppio canale, da concorso che dovrebbe essere nazionale con annessa una mobilità su base annuale e da scorrimento delle graduatorie d’istituto, cioè quelle che si scorrono per le supplenze”. Secondo il leader dell’Anief è anche necessario “ripristinare o i Pas (se dati in gestione alle Università) o dei percorsi abilitanti gestiti dall’Ufficio scolastico regionale”.

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Scuola: stipendi docenti ed Ata

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Anief chiede di utilizzare nel rinnovo del Ccnl per il triennio 2019/2021 almeno i tre miliardi prevista dalla Legge 133 del 2008 che non sono stati in passato mai presi per colpa di chi se ne è dimenticato all’atto della firma dell’intesa con la ministra Valeria Fedeli: è un’operazione indispensabile se davvero si vogliono innalzare le buste paga più basse della PA e ancora sotto l’inflazione. Lo ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief nel corso di un’intervista rilasciata ad Orizzonte Scuola: in questo modo, ha spiegato il sindacalista, potremmo dare almeno 200 euro in media mensili come aumento ad un milione e 300 mila insegnanti, educatori e Ata. Il sindacato rilancia #1miliardoperilcontratto.

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Scuola – Assunzioni docenti: ora siamo alla farsa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Mentre almeno 30 mila cattedre su sostegno continuano a essere date in deroga in sfregio alla continuità didattica, altre 12 mila saranno date in supplenza annuale pur essendo conteggiate in organico di diritto mentre ulteriori 18 mila relativi a Quota 100 non sono state conteggiate. Continuando così il MEF porterà l’Italia dritta verso una multa salata dalla Commissione. Non sono 5 mila le assunzioni di docenti in meno rispetto ai posti vacanti e disponibili, ma almeno dieci volte tanto: la riduzione imposta dal Mef nei giorni scorsi rispetto al contingente richiesto dal dicastero di Viale Trastevere, giustificata dalla riduzione di alunni registrata nell’ultimo biennio a causa della denatalità, è solo l’ultima sforbiciata sulle assunzioni che si dovrebbero realizzare. Il calcolo è presto fatto: “I posti liberi censiti dopo la mobilità, infatti, sono più di 64.000 – scrive Orizzonte Scuola -, per cui nemmeno l’iniziale richiesta di 58.627 avrebbe coperto tutte le cattedre vacanti. In totale, mancano all’appello circa 12.000 posti, che andranno alle assegnazioni provvisorie/utilizzazioni e alle supplenze al 31 agosto”. A questi bisogna aggiungere quelli di quota 100 volutamente non conteggiati e quelli in deroga su sostegno ma che, per effettive esigenze, Anief stima in almeno la metà dei posti assegnati in supplenza in base ai dati statistici relativi all’aumento progressivo di iscrizioni di alunni con handicap certificato e alle richieste delle scuole. Marcello Pacifico (Anief): “Fino a quando tutti i posti vacanti non saranno annoverati nell’organico di diritto e non si utilizzerà appieno il doppio canale di reclutamento assumendo idonei e vincitori dei concorsi come precari abilitati o con 36 mesi di servizio, la continuità didattica sarà una mera chimera, il balletto delle supplenze farà da padrone e con esso le richieste di risarcimenti da parte dei precari danneggiati e che non ce la fanno più a passare come vittime sacrificali di un sistema che sembra sempre più avvolto su stesso”. Sulle immissioni in ruolo della prossima estate c’è poco da ridere: la situazione è peggiore di quello che molti pensano. Perché ci sono altri 50 mila posti che andrebbero aggiunti a questa lista, senza trascurare gli ulteriori posti che si renderanno liberi per effetto del licenziamento dei docenti assunti in ruolo con riserva dalle GaE, dopo le sentenze dell’adunanza Plenaria, nonostante abbiano superato anche l’anno di prova.

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Scuola – Docenti: nel Paese col più alto numero di precari, mancano insegnanti da assumere

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

Mentre la Commissione Europea sta per condannare l’Italia nelle procedure di infrazione sull’uso dei contratti a termine, il nostro sistema scolastico rimane al centro di proclami, pseudo-accordi sindacali, concorsi riservati, richieste di rinvio, cattedre scoperte e continui licenziamenti. Marcello Pacifico (Anief): Ora basta, la misura è colma, bisogna assumere in ruolo subito da graduatorie d’istituto provinciali oppure far pagare ai vertici dell’amministrazione e a certi quadri sindacali compartecipi i danni da responsabilità dirigenziale. La soluzione c’è, chi non la persegue è colpevole di alimentare questa farsa in modo scientifico, che farà solo male agli alunni e a chi opera nella scuola. È una storia che inizia da lontano.
Prima i Governi Renzi e Gentiloni e dopo la sentenza Mascolo della Corte di giustizia europee (nel novembre 2014) elaborano un piano straordinario di assunzioni immediato per chi è in GaE e due straordinari per la scuola secondaria rivolto ai precari abilitati non inseriti in GaE e per quelli con 36 mesi (legge 107/2015, dlgs 59/2016). Già con le prime immissioni in ruolo nel 2015 il banco non regge. Il premier Renzi nel 2014 ne aveva annunciate 150 mila (tutti i precari supplenti in organico di fatto), ma il Mef ne autorizzò 50 mila, a cui il Miur ne aggiunse 50 mila su posti di potenziamento per arrivare almeno a quota 100 mila: alla fine della fiera, ne furono immessi in ruolo, nel 2016, soltanto 88 mila, perché la maggior parte dei precari abilitati non era inserito nelle GaE, cioè nel doppio canale di reclutamento vigente da un ventennio per via della loro chiusura ai docenti non abilitati dal 2012.
Quindi si procede con un nuovo concorso ordinario, nel 2016, e con il primo riservato nella secondaria sotto il Governo Gentiloni, rivolto proprio ai precari esclusi dalla Buona Scuola. Ma anche lì, è uno choc: soltanto un precario su due abilitato presenta domanda, in 7 mila sono assunti con un contratto da precari nel 2018 e altri 35 mila sperano di prendere una cattedra nel 2019 dalle nuove graduatorie regionale di merito ad esaurimento, le Grme, ma in molti rimarranno delusi perché la regione scelta non ha più posti per accoglierli o la propria classe concorsuale è in esubero.
Il Governo attuale, guidato dal premier Giuseppe Conte, interviene prima bloccando il secondo concorso straordinario nella scuola secondaria (legge 145/2018) e attivando un primo concorso straordinario per la scuola primaria e dell’infanzia, successivo alla sentenza dell’adunanza plenaria che cambia l’orientamento del Consiglio di Stato fino a quel momento favorevole all’inserimento dei docenti con diploma magistrale nelle GaE. In 3 mila sono assunti definitivamente, in 7 mila dovranno essere licenziati pur avendo superato l’anno di prova, in 40 mila sono chiamati come supplenti annuali o al termine delle attività didattiche. In pratica, quasi 50 mila tornano indietro di decenni. Nel frattempo proprio 50 mila cattedre vanno deserte per le immissioni in ruolo tra il 2017 e il 2018, e il numero dei supplenti raggiunge l’attuale record visto che si sfiorerà l’incredibile quota di 200 mila supplenze annuali. Sembra assurdo, nel Paese con il più alto numero di precari della scuola, mancano insegnanti da assumere.
Siamo al tre agosto e la storia ancora è da scrivere, forse il 9 agosto uscirà un decreto legge che aprirà al solo secondo concorso riservato nella scuola secondaria, prorogherà la vigenza delle graduatorie di merito, di certo non risolverà il solito problema delle cattedre deserte, almeno la metà secondo Anief. Eppure, fino al 2012 esisteva un doppio canale di reclutamento, con il 50% dalle Graduatorie ad esaurimento (Gae) e il 50% dalle Graduatorie di merito (GM). Nel 2006 le Graduatorie permanenti (Gp) da cui si attingeva anche per le supplenze erano state trasformate ad esaurimento proprio per evitare il perpetrarsi del precariato. Nel 2008 e nel 2012 sono riaperte per inserire nuovi abilitati. Oggi sono quasi vuote (la metà dei candidati inseriti con riserva sta per essere depennato) e l’80% delle supplenze avviene dalle graduatorie di istituto e addirittura dalle messe a disposizione dei presidi. Nel 2019 esiste una terza graduatoria per i ruoli, in subordine a quella di merito ordinario, e con il prossimo decreto legge ne sarà introdotta una quarta da cui reclutare eccezionalmente i primi 20 mila fortunati dopo anni di precariato, un una tantum. Cui prodest?
“Basterebbe riaprire le GaE con corsi abilitanti per il personale con 36 mesi di servizio e assumere dalle graduatorie d’istituto in presenza di GaE esaurite scorrendo tutte le tre fasce a livello provinciale – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: è una vecchia proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle quando era all’opposizione e che Anief aveva condiviso se non auspicato.

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Scuola: Assunzioni docenti, è una manfrina

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

A poche ore dalla denuncia dell’Anief sull’impossibilità di effettuare le 53.627 assunzioni di docenti autorizzate dal Mef, con riduzione di 5 mila posti per via del calo del tasso di natalità, è lo stesso ministero dell’Istruzione a dire che tante immissioni in ruolo salteranno: incontrando i sindacati per un confronto sulla suddivisione del contingente – per regione, provincia e classe di concorso – i dirigenti di Viale Trastevere hanno spiegato che i 5.000 posti saranno tolti in prevalenza “al sostegno in regioni del Nord” e nelle regioni “in cui si è registrato il maggior calo demografico”. “Le immissioni in ruolo 2019 – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si stanno trasformando in una manfrina, perché opponendosi alla riapertura delle GaE, alle assunzioni degli abilitati, dei precari con oltre 36 mesi di servizio e degli idonei vincitori di concorso fuori regione, ci apprestiamo a rivivere il copione dello scorso anno, quando quasi 33 mila convocazioni andarono deserte. Anzi, a dire il vero, quest’anno andrà peggio, perché le graduatorie ad esaurimento e di merito sono ancora più scoperte e i concorsi salva-tutto che continuano ad essere annunciati dal ministro dell’Istruzione risultano in alto mare oppure, come accaduto ieri con il bando dell’ordinario di infanzia e primaria, vengono rimandati di continuo, smentendo le rassicurazioni di Bussetti sulla pubblicazione immediata”. Nei prossimi giorni prenderanno il via le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente della scuola pubblica: si prevedono meno posti di sostegno nelle regioni dove maggiore è il calo di nascite e quindi di iscrizioni. “È stata fatta questa scelta – scrive la rivista specializzata Orizzonte Scuola – perché comunque si tratta di posti corrispondenti a graduatorie vuote, quindi in ogni caso quei posti sarebbero rimasti scoperti. Alcuni posti naturalmente potrebbero essere tagliati anche sulle classi di concorso, sempre rispettando lo stesso criterio”. Le argomentazioni del ministero dell’Istruzione confermano in pieno, quindi, quello che Anief sostiene da tempo: le oltre 53mila assunzioni autorizzate dal ministero dell’Economia e delle Finanze, per come è male organizzato il sistema di reclutamento scolastico italiano, andranno in porto solo in parte, probabilmente in media appena una su tre. Al Miur erano ben coscienti di questo, al punto che quando da Via XX Settembre è partita la richiesta di ridurre il contingente di 5 mila posti, non hanno proferito verbo.

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Scuola: Docenti precari, dopo cinque anni arrivano le nuove GaE

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2019

La pubblicazione imminente delle graduatorie provinciali ad esaurimento è tardiva e non risolutiva: sono infatti oltre 17 mila i nuovi ricorrenti al Tar con il giovane sindacato, dopo la lettera di costituzione in mora della Commissione Europea per il reiterato abuso di precariato prodotto nel nostro Paese. Sono supplenti di vecchia data che chiedono risarcimenti adeguati al tribunale del lavoro, per via della mancata assunzione in ruolo che negli altri Paesi europei sarebbe scattata in modo automatico con il superamento dei 36 mesi di supplenze. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: Bisogna assolutamente evitare che si ripeta il blocco quinquennale delle GaE e permetterne l’inclusione contestuale di tutti i 150 mila abilitati all’insegnamento, senza i quali sono saltate 65 mila immissioni in ruolo negli ultimi anni. Senza dimenticare che 7 mila maestri della scuola dell’infanzia e primaria saranno tra non molto licenziati, pur dopo avere superato l’anno di prova, dando il la in questo modo all’avvio di un’altra battaglia legale. Ma non si dica che è colpa nostra. Mentre il Miur si fa attendere più del dovuto per la pubblicazione del decreto di assunzione di 58.627 nuovi docenti, di cui 44.075 su posti comuni e 14.552 posti su sostegno, gli uffici scolastici provinciali lavorano a ritmo serrato per concludere le operazioni di pubblicazione delle GaE aggiornate: è un’operazione fondamentale, perché, scrive oggi Orizzonte Scuola, “alle graduatorie ad esaurimento è destinato il 50% dei posti vacanti e disponibili, mentre l’altro 50% va ai concorsi”.

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Scuola: Inizia la settimana delle assunzioni dei docenti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Sta prendendo avvio la macchina delle assunzioni 2019 nella scuola: poche a tempo indeterminato, un numero inaudito a termine. “Entro fine luglio”, scrive la stampa specializzata, è previsto “il decreto ministeriale utile per dare il via alle assunzioni di oltre 58 mila docenti precari e vincitori di concorso: sebbene al Miur sia tutto pronto da diversi giorni, comprese le modalità di suddivisione del contingente, dal Mef non è infatti arrivato il sì definitivo all’operazione”. Il problema è che “molti dei 58.627 posti, di cui 14.552 su sostegno, forse anche la metà, non verranno assegnati per mancanza di candidati” e “quelle cattedre si andranno così ad aggiungere alle 100 mila e oltre già destinate alle supplenze, già lievitate con gli oltre 20 mila posti di Quota 100, già con la possibilità concreta di arrivare al record storico di supplenze annuali”: secondo stime attendibili, si arriverà a 170 mila contratti a termine, con scadenza 30 giugno o 31 agosto 2020. “Invece di dimostrare il contrario – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – chi governa la scuola pubblica italiana opta per un atteggiamento masochistico che rimanda perennemente in avanti le assunzioni e nel frattempo affida una cattedra su quattro a docenti precari. Ancora oggi leggiamo dichiarazioni tranquillizzanti del ministro dell’Istruzione sui prossimi concorsi che verranno banditi per risolvere la situazione: sempre questa settimana, dice Bussetti, sarà presentato a Palazzo Chigi un provvedimento per l’istruttoria preliminare per avviare percorsi abilitanti speciali e l’ennesimo bando di un concorso riservato. Come se mancassero i docenti pronti a subentrare. Ma il problema è che gli insegnanti vincitori dei concorsi ci sono e anche in gran numero. Solo che non si dà loro la possibilità di essere immessi in ruolo, perché i posti liberi sono collocati in organico di fatto e continuano quindi a non essere utili a questo scopo, ma vanno bene solo per le supplenze”.

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Scuola: Assunzioni docenti vincitori di concorso

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Con il decreto che disciplinerà i corsi Pas e il concorso straordinario per i precari con tre anni di servizio, si vogliono anche salvare migliaia di candidati risultati competenti per salire in cattedra ma che a distanza di tempo rischiano di decadere dalla graduatoria. Marcello Pacifico, presidente Anief, invita a ripercorrere la strada delle graduatorie nazionali affinché possono essere a domanda reclutati vincitori e idonei dei concorsi ordinari e straordinari su tutte le regioni dove ci sono i posti vacanti. Inoltre, chiediamo agli Uffici Scolastici regionali di pubblicare tutte le graduatorie dei nuovi concorsi riservati della primaria e infanzia entro il 30 luglio per non pregiudicare il diritto all’assunzione e alla continuità didattica.
Ancora un proroga per salvare i vincitori e idonei del concorso a cattedra del 2016: la decisione ufficiale, scrive oggi Orizzonte Scuola, è prevista dal decreto che disciplinerà il PAS e il concorso straordinario per i precari con 3 anni di servizio. “Le graduatorie del concorso del 2016, in alcune Regioni del Sud, presentano ancora numerosi aspiranti che attendono il ruolo, ragion per cui già con la legge di bilancio 2018 si è interventi per prorogarle. Le graduatorie del concorso 2016, come leggiamo nel comma 113 della legge 107/2015, hanno validità triennale a decorrere dall’anno scolastico successivo a quello di approvazione delle stesse e perdono efficacia con la pubblicazione delle graduatorie del concorso successivo e comunque alla scadenza del predetto triennio”. Si tratta di provvedimento bis, perché già con la legge n. 205/2017 (legge di bilancio 2018) erano state prorogato le graduatorie di merito del concorso 2016, bandito ai sensi della legge 107/2015, per un ulteriore anno oltre il previsto triennio. Questo era il testo approvato: “Le graduatorie del concorso di cui all’articolo 1, comma 114, della legge 13 luglio 2015, n. 107, conservano la loro validità per un ulteriore anno, successivo al triennio di cui all’articolo 400, comma 01, secondo periodo, del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297”. Il decreto che dovrà essere approvato prevede ora un’ulteriore proroga di un anno: questo significa che le graduatorie di merito del concorso 2016 avranno una validità quinquennale e non più triennale, come previsto dalla norma. La decisione che sta prendendo la maggioranza politica appare condivisibile. Perché c’è il concreto rischio che i vincitori e idonei dei concorsi del 2016 si ritrovino senza stabilizzazione: è di qualche giorno fa la stima che a Palermo ci sono ben “400 vincitori che attendono l’agognato posto fisso che di questo passo, ammesso che le graduatorie non scadano prima, dovranno attendere una quindicina d’anni prima di essere soddisfatti tutti”. Ed in questa situazione si trovano anche altre diverse migliaia di candidati sparsi per la Penisola: solo nella regione Campania, ad esempio, sono oltre mille i vincitori di concorso rimasti al palo, mai assunti, e che ora senza proroga delle graduatorie rischiano di decadere.

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Regionalizzazione: il governatore Fontana vuole “incatenare” i docenti in Lombardia

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Il presidente della Regione Lombardia torna a parlare di reclutamento docenti e della necessità di tenerli fermi nella stessa regione per un lungo periodo. Replica del presidente nazionale del giovane sindacato Marcello Pacifico: “Bisogna rispettare il nostro dettato costituzionale. È compito della Repubblica rimuovere ogni ostacolo nella parità sostanziale dei cittadini lavoratori di fronte alla legge. Finché la Lombardia farà parte dell’Italia non ci potranno essere ostacoli alla mobilità tra una regione all’altra o alla ricerca di lavoro tra la Sicilia e la Lombardia”. L’Anief l’aveva detto: la partita sulla regionalizzazione della scuola non è archiviata, malgrado il M5S sostenga e auspichi il contrario. Continuano incessanti, anche dopo l’accordo del 19 luglio che avrebbe escluso l’istruzione pubblica dall’entrata in vigore dell’autonomia differenziata, le esternazioni dei ministri e governatori leghisti per chiedere di includere il settore scolastico nella norma che il Consiglio dei ministri si appresta ad approvare con la mediazione del premier Giuseppe Conte.Sono delle ultime ore le dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervenuto nella trasmissione “In Onda” su La7, dove ha parlato di reclutamento docenti. Al riguardo, il governatore ha affermato: “Io voglio insegnanti assunti in Lombardia e che rimangano qui ad insegnare, senza balletto di supplenti e senza che il docente di ruolo se ne vada a fine anno, una Regione deve poter avere dei docenti che siano stabilizzati”. L’obbligo di permanenza – indicata dal governatore della Lombardia – sarebbe già di fatto inserito nell’accordo su cui il CdM si sta confrontando in questi giorni ed obbligherebbe i docenti neo assunti a permanere nella regione scelta sino a sette anni, più che raddoppiando in questo modo il triennio oggi previsto per legge. Una eventualità, questa, che l’Anief ha già detto di volere contrastare in tutte le sedi, sino alla Corte Costituzionale, sia perché si sovrasterebbero le prerogative del contratto nazionale sulla mobilità, in vigore fino all’anno 2022, sia perché si ostacolerebbe la libera circolazione dei lavoratori nel territorio nazionale ed europeo.

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Docenti precari da 20 anni costretti a fare il concorso riservato

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Verso i tanti supplenti della scuola italiana si continua ad attuare una vessazione che non trova eguali in nessun altro comparto pubblico e privato. Le testimonianze di questo modo di procedere, in spregio alle limitazioni imposte da tempo dall’Unione Europea proprio per contrastare l’ostinata reiterazione dei contratti a termine, arrivano dai diretti interessati: i maestri precari della scuola dell’infanzia e primaria, i quali negli ultimi mesi si sono sottoposti al giudizio delle commissioni del concorso straordinario, comportante una prova orale non selettiva, la cui valutazione, unita a quella dei titoli, è andata a determinare il posizionamento nelle graduatorie regionali di merito da cui a breve scaturiranno anche le assunzioni a tempo indeterminato. “Viene da chiedersi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – cosa risponderà a breve lo Stato italiano alla Commissiona Europea, che in settimana ha ufficialmente aperto una procedura d’infrazione per l’abuso di precariato, per giustificare certi casi così eclatanti di insensato ricorso alle supplenze e alla valutazione di docenti precari già ampiamente giudicati e formati. Questi insegnanti, ad iniziare dalle maestre con diploma magistrale per le quali la battaglia continua, non meritavano un trattamento del genere: vanno assunti in modo automatico, senza dimostrare nulla. Non serve, quindi, replicare i concorsi riservati se poi questo è il trattamento che si attua verso chi andrebbe solo ringraziato per avere permesso il regolare svolgimento delle lezioni per così tanto tempo e che oggi si ritrova con la carriera ancora in bilico per la cocciutaggine di chi ci governa”.

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Scuola: Aumentano i posti liberi di docenti e Ata, ma vanno solo ai precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

A seguito dei pensionamenti con Quota 100, si liberano ancora 20 mila cattedre e unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario: peccato che andranno in supplenza e non alle immissioni in ruolo. Tutto per colpa dell’incapacità della burocrazia ministeriale e del Governo di autorizzare le assunzioni a tempo indeterminato dal prossimo 1° settembre. Marcello Pacifico (Anief): È una vergogna, perché il numero delle domande si conosce da diversi mesi. Poi ci si lamenta se qualcuno non ci sta e ricorre in tribunale. Noi citeremo questa volta chi ha prodotto questo danno, per responsabilità dirigenziale erariale alla Corte dei Conti e vigileremo se i posti liberati dai pensionamenti saranno attribuiti come annuali o solo fino al termine delle attività didattiche. Bisogna finirla di governare sulla pelle dei lavoratori precari. Per quale motivo il Governo non ha stanziato un solo euro per programmare nella scorsa legge di bilancio la trasformazione di quota parte dell’organico di fatto in organico di diritto? A chiederlo è da anni e anni il sindacato Anief. Ora la vicenda diventa ancora più pesante, perché ci sono circa 20 mila posti liberatisi con i pensionamenti di Quota 100, che dopo non essere stati utili per i trasferimenti del personale docente a Ata di ruolo non saranno utilizzati nemmeno per le immissioni in ruolo del 2019. A chiedere i motivi di tale incongruità, considerando che i numeri sui pensionamenti anticipati erano noti da diversi mesi, è adesso anche la senatrice Simona Malpezzi (PD), che ha anche presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto di questa scelta al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “La senatrice – riporta Orizzonte Scuola – punta il dito sul fatto che mentre questo Governo trova i soldi per mandare in pensione i docenti con Quota 100 non trova i soldi per sostituirli con i docenti precari, facendo proliferare il fenomeno delle supplenze e non assicurando il corretto avvio del prossimo anno scolastico”. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief “sui precari della scuola si sta realizzando l’ennesima operazione di superficialità e di pressappochismo. Preso atto dei numeri straordinari che compongono oggi il precariato dei docenti – 64 mila posti liberi indicati dal ministero dell’Istruzione, a cui ne vanno aggiunti oltre 50 mila di sostegno in deroga e decine di migliaia collocati inopinatamente su organico di fatto – servivano azioni straordinarie. Le quali non possono limitarsi all’avvio di concorsi riservati, al 30 per cento dei supplenti storici, e l’avvio dei Pas abilitanti, il cui decreto potrebbe uscire in settimana, che non portano da nessuna parte”.

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Scuola: Le due “Italie”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Nella Sicilia a Statuto speciale fin dai primi anni della Repubblica non si è mai realizzata il passaggio del personale della scuola alla Regione mentre in Lombardia e Veneto a Statuto ordinario lo si chiede in nome dell’autonomia differenziata. Ma il vero problema sono i fondi assegnati dallo Stato e la sua redistribuzione tra le aree del Paese. Ecco perché i sindacati sono contrari e l’ennesimo vertice di maggioranza si deve interrompere in attesa delle risposte del MEF. Marcello Pacifico (Anief): Andremo contro ogni progetto di secessione mascherata che mini l’unità del Paese e l’interesse nazionale.
Mentre la discussione nel Governo sulla regionalizzazione si sposta sul reclutamento dei docenti e sull’incostituzionalità, giustamente evidenziata dal M5S, di assumere docenti con concorsi regionali, pagandoli in questo modo qualcosa in più ma decidendo per loro un nuovo orario di lavoro naturalmente maggiorato, spuntano le ultime bozze sull’ipotesi di autonomia differenziata che comportano il trasferimento di alcune competenze dello Stato a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: in base a quel testo, i dirigenti e docenti (precari e nuovi assunti) diventeranno impiegati regionali. Ma dove sono i soldi?
Non tutti i parlamentari aggirano il problema della supplentite, sostenendo che è un fenomeno ineludibile con il quale dovremmo imparare a convivere. È di queste ore l’intervista alla senatrice Bianca Laura Granato, del Movimento 5 Stelle, da parte di Orizzonte Scuola, a seguito del via libera della VII Commissione, Cultura, a Palazzo Madama sulla proposta di legge che vuole cancellare la sciagurata chiamata diretta dei docenti del Governo Renzi. La senatrice Granato ritiene che “l’unico modo sensato per risolvere i problemi del precariato è quello di assegnare ai ruoli effettivamente tutti i posti vacanti e disponibili, cosa che purtroppo non sempre si fa, convertire l’organico di fatto in organico di diritto quando questo superi ovviamente una certa percentuale dei posti disponibili su quel tipo di insegnamento, mi riferisco ovviamente al sostegno”.
Le dichiarazioni della senatrice pentastellata sono pienamente avallate dall’Anief, l’unico sindacato che in Italia, da oltre dieci anni, chiede senza sosta di immettere in ruolo su tutti i posti vacanti, compresi quelli nascosti su organico di fatto per non pagare ai supplenti i mesi estivi e, soprattutto, per non dare loro possibilità di entrare in ruolo, fare ricostruzione di carriera e percepire stipendi maggiori. Il tempo dell’attesa gratuita infinita, però, potrebbe essere non più compatibile con le sentenze che fanno giurisprudenza: ad essere interessati alla stabilizzazione, che non è una concessione ma un diritto sacrosanto, sono tutti i precari con titolo che hanno svolto 36 mesi di servizio, gli abilitati all’insegnamento, i vincitori di concorso e idonei, a partire dalla procedura del 2016, che ancora attendono di essere assunti.

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Scuola: Concorsi straordinari docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Costringere decine di migliaia di docenti precari storici a sottoporsi all’ennesimo concorso, al termine del quale verranno collocati all’interno di ulteriori graduatorie. Nell’attesa, che per la gran parte sarà di diversi anni, continueranno a fare supplenze su posti vacanti e disponibili, sui quali sarebbe fondamentale nominare invece a tempo indeterminato. È l’ultima “genialata” che i nostri governanti della scuola hanno escogitato, nell’intento, evidentemente, di mostrare di essere attivi sul fronte del precariato cronico scolastico. Ma, alla resa dei conti, tutt’altro che efficaci.
“Al Miur si scandalizzano quando i precari si ribellano a questo sistema assurdo e burocratico – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ed alimentano il sistema delle impugnazioni in tribunale. Se però si voleva davvero ostacolare il “ricorsificio” bisognava usare la testa. E dare seguito a quello che Anief sostiene da anni: riaprire il vecchio doppio canale di reclutamento, esaurire le graduatorie dei vincitori degli attuali concorsi ordinari e straordinari e garantire a tutti gli abilitati l’inserimento dalle GaE o l’assunzione dalle graduatorie d’istituto, una volta che le prime risultano senza più candidati”. La dimostrazione dell’inutilità dei concorsi a raffica che il Governo ha deciso di organizzare, per gestire l’attuale fase transitoria di reclutamento, è nelle righe dell’articolo prodotto oggi da Orizzonte Scuola, nel quale si sottolinea che a seguito del Concorso straordinario infanzia e primaria, in via di conclusione, “anche chi ha preso zero alla prova sarà immesso in ruolo”. La procedura selettiva per infanzia e primaria, indetta con DDG n. 1456 del 7 novembre 2018, è infatti “alle battute finali in numerose regioni” e “per le immissioni in ruolo dell’a.s. 2019/20 potranno essere utilizzate esclusivamente le graduatorie pubblicate entro il 30 luglio nell’albo e sul sito internet dell’USR”. Ciascuna graduatoria – precisa il Miur – comprende tutti i soggetti ammessi alle procedure e sottoposti alla prova orale. Dunque, per stare in graduatoria bisogna aver svolto la prova orale non selettiva e avere avuto una valutazione, che in base alle griglie di valutazione, andava da zero a trenta su trenta. Alcuni Uffici Scolastici hanno già pubblicato le graduatorie o, come nel caso dell’USR Piemonte, l’elenco dei candidati con le relative valutazioni di prova + titoli. Spulciandole, è possibile evincere che le prove in linea generale sono state svolte in maniera coscienziosa dai candidati, che hanno colto l’occasione sia per dimostrare la propria professionalità che per assicurarsi una buona posizione in graduatoria. Sempre la rivista specializzata fa notare che “non mancano però voti bassi, ben al di sotto di quella che potrebbe essere considerata una soglia di sufficienza se la prova fosse stata selettiva.

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Istruzione: Docenti, ecco il Manifesto Europeo della Cesi

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Pubblicata e disponibile in cinque lingue la Carta che ha l’obiettivo di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dell’istruzione, uniformando, a livello continentale, anche reclutamento, stipendi e pensioni. «Così – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa della Cesi – si alimenta la costruzione di un’identità e un’idea di cittadinanza europea, che ha come veicolo principale l’attività pedagogica dell’insegnamento». È realtà il Manifesto europeo della professione insegnante, nato sotto l’egida della Cesi (la Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti), col dichiarato intento di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dall’istruzione e della formazione in tutto il continente. Annunciato già lo scorso novembre, nel corso della due giorni di confronto a Lisbona su “Professionisti e sindacati dell’istruzione: Horizon 2025”, il Manifesto è adesso disponibile in cinque lingue, oltre che in formato cartaceo, anche in quello elettronico sul sito web della Cesi. Le autorità nazionali ed europee devono restituire valore alla professione dell’insegnante, creando un ampio sostegno all’istruzione e ai suoi lavoratori, da considerare come protagonisti del cambiamento sociale, attori di una professione nobile ma non sufficientemente apprezzata. Con questo spirito, tra le sfide del Manifesto ci sono quelle di uniformare reclutamento, stipendi, progressione di carriera e pensioni, oltre che diffondere i valori della cittadinanza dell’Unione improntati al rispetto del diritto e del lavoro e alla giustizia sociale.
Tra i primi punti del Manifesto c’è il pieno riconoscimento dello status degli insegnanti, la loro stabilità professionale, un tenore di vita dignitoso e la complessiva promozione di un insieme minimo di condizioni per esercitare la professione. Sono poi centrali l’idea dell’autonomia pedagogica, quella che l’istruzione non sia accessibile solo a classi sociali privilegiate e che sia importante, per i docenti, una formazione professionale che abbracci pedagogia e psicologia giovanile, ma anche nuove tecnologie e social media.
Previste dal Manifesto, fra le missioni degli insegnanti c’è non solo la trasmissione di conoscenze, ma anche quella di valori condivisi, quelli dell’Europa unita (solidarietà, cittadinanza, rispetto degli individui, libertà di pensiero, azione e movimento, tolleranza e bene della comunità). Le organizzazioni sindacali del comparto Istruzione possono e devono sensibilizzare l’opinione pubblica affinché investano sul personale e sul loro benessere, a dispetto di una situazione economica e sociale estremamente eterogenea. L’Unione Europea, stimolata anche dai sindacati, deve promuovere politiche educative ambiziose e di qualità, attuate da professionisti debitamente formati, riconosciuti, valorizzati e retribuiti. «È estremamente significativo e positivo che esista adesso una carta europea che fissi norme comuni per riconoscere la professione dell’insegnamento», sottolinea Marcello Pacifico, presidente di Anief e vice presidente dell’Accademia Europa della Cesi, che punta anche su una retribuzione equa e uniforme in tutto il territorio dell’Ue e sulla lotta al precariato. «C’è ancora tanto da fare – aggiunge Pacifico – se si pensa che lo stipendio di un insegnante italiano non supera 32 mila euro in media, con assegno ridotto al 70% nel momento in cui va in pensione a 67 anni o dopo 43 anni di servizio. Non vi è nessun riconoscimento economico della funzione sociale del ruolo rivestito né dei pericoli legati al burnout. E poi, in Italia e in altri Paesi, come la Spagna, s’assiste tuttora all’abuso dei contratti a termine e alla discriminazione tra personale a tempo determinato e indeterminato. Non si contano più le sentenze della Corte di Giustizia europea su ripetute violazioni in quest’ambito. Non è ancora chiaro che i lavori si classificano per le mansioni e non per la durata dei contratti».

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Scuola: docenti e precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Il titolare di viale Trastevere ammette che la procedura non potrà essere bandita prima di fine anno. Per Bussetti la ragione sta negli approfondimenti in corso; per Anief, invece, l’allungamento dei tempi deriva dalla mancata volontà di approvare un decreto legge ad hoc. Risultano anche insufficienti i posti banditi per il Tfa sostegno, per i quali il Tar si pronuncerà a breve sul difetto di istruttoria. E sul personale Ata, sarebbe palesemente discriminatorio stabilizzare i soli collaboratori scolastici delle cooperative escludendo quelli assunti dallo Stato a tempo determinato: decisione contro la quale il sindacato è ricorso al Tar del Lazio. Altro che concorsi lampo entro l’estate: le procedure selettive della scuola secondaria, per individuare 48 mila nuovi insegnanti, slittano di almeno alcuni mesi, tanto che oggi il ministro dell’Istruzione ha parlato di uscita dei bandi entro dicembre. Intervistato da Orizzonte Scuola, Marco Bussetti ha detto che “i concorsi per la secondaria, ordinario e straordinario, arriveranno entro la fine del 2019”. Entrambi, erano e rimangono molto attesi, perché metteranno in palio 24 mila posti ciascuno. Quello aperto a tutti, anche a coloro che sono privi di abilitazione, sarà rivolto a tutti coloro che sono in possesso del titolo di accesso all’insegnamento, ovvero la laurea di secondo livello (specialistica o magistrale). Per l’accesso al concorso ordinario, però, serviranno i 24 Cfu previsti dal Decreto Legislativo n. 59/2017: si tratta di crediti formativi universitari riguardanti “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”. Si prevede la candidatura di tantissimi neo-laureati o laureati senza esperienza alcuna come docente. Per quanto riguarda, invece, il concorso straordinario, sempre con 24 mila posti da assegnare, questo sarà riservato al personale precario con 36 mesi di supplenze: l’importante è che abbiano svolto tre annualità di servizio (180 giorni minimi per ognuna) solo nella scuola statale negli ultimi otto anni ed almeno un’annualità dovrà obbligatoriamente riguardare la classe di concorso specifica per la quale si concorre. I partecipanti dovranno svolgere una prova scritto-pratica, computer based, per la quale sarà prevista una soglia di punteggio minimo, una seconda prova, orale non selettiva: la graduatoria finale si realizzerà dando anche adeguato rilievo ai titoli di servizio.
Nel corso dell’intervista odierna alla stampa specializzata, il ministro Marco Bussetti parla anche del “decreto che consente di far partire i corsi per i primi 14 mila posti. Proseguiremo – dichiara il titolare del Miur – nei prossimi due anni, con una precisa programmazione che mette al centro il bene della scuola e degli alunni con disabilità”.
Anche su questo punto, la stabilizzazione dei docenti di sostegno agli oltre 270 mila alunni disabili iscritti ad un corso della scuola statale, Anief ha più di qualcosa da ridire, ritenendo ampiamente non adeguato il numero di posti banditi per il Tfa sostegno: proprio su questo punto, il Tribunale amministrativo del Lazio si pronuncerà a breve, a proposito del difetto di istruttoria, dopo che il giovane sindacato ha denunciato al Tar l’irrisorietà numerica dei posti banditi, oltre che la pessima suddivisione dei pochi posti a livello regionale. La logica del risparmio e delle selezioni discriminanti che prevale su tutto al ministero dell’Istruzione, anche sul diritto allo studio e dei lavoratori, è la stessa che riguarda il personale Ata: vale per tutte la decisione di assumere nei ruoli dello Stato i soli collaboratori scolastici delle cooperative, ex Lsu, escludendo gli stessi dipendenti a tempo determinato che da anni operano per lo Stato a tempo determinato: anche in questo caso, Anief ha impugnato la decisione al Tar del Lazio, sempre in difesa di chi si ritrova senza prospettive di lavoro dopo avere investito tanto nella scuola pubblica.

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Scuola: – Mobilità docenti nel caos

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Errori e rettifiche per circa mille docenti: forse per errore degli uffici non si è considerato l’accantonamento dei posti da dare in ruolo. Amaro il commento di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Almeno questa volta qualcuno a Viale Trastevere se ne è accorto, mentre ancora in migliaia aspettano di capire perché l’algoritmo ‘segreto’ li ha trasferiti a chilometri di distanza dalla sede dove hanno svolto l’anno di prova e dalla propria famiglia. Ancora una volta la metà delle domande non è stata accolta, anche perché gli organici continuano a essere truccati, vacanti e disponibili, ma non in organico di diritto. Una truffa che coinvolge pure i precari, i quali non possono essere immessi in ruolo su questi posti e sono costretti a ricorrere in tribunale per vedersi riconoscere lo stipendio dei mesi estivi”. Altro che “grande lavoro”, tutto bene tutto a posto, come voleva farci credere solo qualche giorno fa Marco Bussetti. La mobilità docenti 2019/20 è nel caos più totale. Con il ministero dell’Istruzione che ha fornito i numeri di quasi mille trasferimenti sbagliati, tra annullati e rettifiche effettuate. Si tratta, riassume la rivista specializzata Orizzonte Scuola, di 925 casi. questi, i trasferimenti revocati sono 352: 8 per posti di scuola dell’infanzia, 14 di primaria, 187 di secondaria di I grado e 143 di secondaria di II grado. Poi sono state effettuate 573 rettifiche di movimento: hanno riguardato più che altro i docenti che avevano ottenuto il passaggio di cattedra/ruolo e che, con la modifica, hanno ottenuto invece il trasferimento nella propria classe di concorso. Ma perché è accaduto tutto questo? L’ipotesi iniziale, il fatto che le rettifiche e le revoche siano da attribuire al mancato accantonamento dei posti per i docenti FIT 2018 (le cui graduatorie sono state pubblicate entro il 31 dicembre scorso e che hanno già scelto la provincia), non sembra avere avuto riscontro. Perché, in realtà, scrive ancora Orizzonte Scuola, sono stati annullati anche alcuni trasferimenti alla scuola primaria e infanzia, che non riguardano il FIT. In ogni caso, per Anief quanto è accaduto non è una sorpresa: il sindacato aveva da subito messo in risalto che la metà dei trasferimenti andati in porti, di cui si vantava il Miur, era un dato superficiale. Perché non sono andati a buon fine la maggior parte dei trasferimenti più rilevanti, quelli interprovinciali, che avrebbero finalmente sanato le assunzioni della Buona Scuola di Matteo Renzi, svolte sulla base di un algoritmo “impazzito” che solo nella fase B del reclutamento straordinario attuato nel 2016 ha portato oltre 8 mila docenti fuori provincia e regione.

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Scuola: Docenti, allarme posti vacanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

Dopo i trasferimenti, dal dicastero di Viale Trastevere giunge la disponibilità residua totale nazionale per i quattro ordini e gradi scolastici: si tratta di 64.149 posti liberi accertati (di cui 47.770 di posto comune e 16.379 di sostegno), a cui vanno però aggiunti gli oltre 50 mila del sostegno in deroga e decine di migliaia ancora “mascherati” in organico di fatto. E solo una minima parte andranno alle immissioni in ruolo. Senza un intervento normativo celere e straordinario, mai come stavolta si rischia davvero di compromettere il regolare avvio dell’anno scolastico. Marcello Pacifico (Anief): Tutto si è fatto e si sta tentando di fare fuorché puntare sulle strategie più logiche e che Anief sostiene da tempo: riaprire il doppio canale reclutante, con utilizzo delle graduatorie d’istituto laddove non vi siano più candidati docenti nelle GaE, assumere tutti gli aspiranti docenti risultati idonei ai concorsi, anche in regioni, e stabilizzare i 35 mila che hanno conseguito positivamente i corsi-concorsi formativi Fit.Sugli organici dei docenti continuano ad arrivare segnali di chiaro pericolo. Dopo che l’Ocse ha bacchettato il Governo, qualche giorno fa, sostenendo che l’età media è avanzata ed entro un decennio almeno 400 mila andranno in pensione, ora giungono numeri allarmanti sui posti liberi già dal prossimo 1° settembre. La disponibilità residua totale nazionale per i quattro ordini e gradi scolastici è pari a 64.149 (di cui 47.770 di posto comune e 16.379 di sostegno), così ripartiti: infanzia: 2.939 (comuni) e 1.143 (sostegno) per un totale di 4.082; primaria: 6.897 (comuni) e 5.502 (sostegno) per un totale di 12.399; I grado: 17.317 (comuni) e 7.269 (sostegno) per un totale di 24.586; II grado: 20.617 (comuni) e 2.465 (sostegno) per un totale di 23.082. Il problema è che i posti effettivamente liberi sono più del doppio di quelli indicati dal Miur. Perché prima di tutto ci sono le oltre 50 mila cattedre di sostegno, assegnate in deroga; poi, vanno collocati nell’organico di diritto anche tantissime cattedre oggi furbescamente collocati in organico di fatto, pur di risparmiare sulle mensilità estive e sulle mancate immissioni in ruolo su quei posti, perché siccome vengono volutamente assegnati con supplenze al 30 giugno non valgono né ai fini della mobilità né della stabilizzazione. Il computo totale reale di posti vacanti si aggira quindi sulle 150 mila unità. Mentre con le supplenze annuali a 30 giugno dell’anno successivo, si arriva a sfiorare quota 200 mila. “Sono numeri altissimi, da record, che dimostrano il fallimento su tutta la linea delle politiche condotte negli ultimi anni e anche dall’attuale esecutivo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché si è passati da un nuovo reclutamento incentrato solo sui concorsi, alla recente virata pre-elezioni europee verso un nuovo ciclo di Pas abilitanti e di concorsi riservati con numeri di posti a bando ristretti, che lasceranno fuori due precari storici su tre”.

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Scuola: Assunzioni docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Anche il ministro dell’Istruzione in carica non si sottrae agli spot permanenti sui mega-progetti da realizzare: peccato che a volte certe affermazioni si rivelino tutt’altro che efficaci. Dire, come ha fatto al Tg1, che “entro il 2023 saranno 100 mila le assunzioni” nella scuola rappresenta un dato numerico da approfondire. Perché se le immissioni in ruolo si limitassero a quel numero, solo in apparenza altisonante, l’amministrazione scolastica garantirebbe nemmeno il turn over.Marcello Pacifico (Anief): “È bene che il ministro dell’Istruzione chiarisca immediatamente che quella cifra riguarda solo i posti che verranno messi a concorso e che la quota di stabilizzazioni, derivanti dalle graduatorie ad esaurimento, dal doppio canale di reclutamento e dagli idonei dei precedenti concorsi pubblici che ancora attendono di essere convocati, è almeno tre volte tanto e solo per il prossimo biennio”. Già oggi i docenti precari della scuola sono oltre 120 mila, compresi gli oltre 50 mila sul sostegno, ai quali vanno aggiunte alcune decine di migliaia di cattedre libere ma sempre collocate in organico di fatto perché le assegnazioni ai precari risultano allo Stato più convenienti. Tanto è vero che l’attuale ministero rischia di essere ricordato per lo scomodo record dei 200 mila supplenti della scuola nominati in una sola estate. Va poi considerata la quota di pensionamenti che quest’anno tra quelli “naturali”, derivanti dalla riforma Fornero (circa 25 mila) e da Quota 100 (che dovrebbe fare uscire una quota simile), porterà fuori servizio altri 50 mila insegnanti. Questo significa che già in questa estate saranno circa 170 mila i posti da coprire. Considerando che le uscite sui pensionamenti risultano confermate per almeno altri due anni, con tanto di finanziamenti per l’anticipo pensionistico con 38 anni di contributi e 62 anni minimi di età, attraverso la Legge di Bilancio 2019, significa che già nel 2021 si arriverà a una quota di cattedre liberate attorno alle 270 mila unità. Sui due anni successivi non è possibile fare previsioni, se non quantificare un minimo di 20 mila pensionamenti per raggiunti limiti di età o per la fruizione della pensione di anzianità (attualmente collocata a circa 43 anni di contributi riconoscibili anche attraverso il riscatto della laurea). “Quando si parla di assunzioni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – forse il ministro Marco Bussetti dimentica che dietro ci sono tantissimi professionisti dell’insegnamento, già formati, abilitati e quasi sempre con lunghe esperienze di docenza alle spalle, che meritano rispetto e considerazione. E allestire concorsi riservati per stabilizzarne solo uno su tre, come si sta facendo ora con il decreto Crescita, oppure avviare una nuova procedura abilitante con queste prospettive, frutto dell’accordo sottoscritto al Miur l’11 giugno scorso, appare la solita operazione da fumo negli occhi. Come sostiene Anief da oltre dieci anni, la strada per l’immissione in ruolo di tanti precari storici è legata a doppio filo con la clausola 5 della Direttiva 70/99 UE: la stessa che – conclude Pacifico – i nostri Governi continuano colpevolmente ad ignorare”.

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