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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘docenti’

Scuola: Aumentano i posti liberi di docenti e Ata, ma vanno solo ai precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

A seguito dei pensionamenti con Quota 100, si liberano ancora 20 mila cattedre e unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario: peccato che andranno in supplenza e non alle immissioni in ruolo. Tutto per colpa dell’incapacità della burocrazia ministeriale e del Governo di autorizzare le assunzioni a tempo indeterminato dal prossimo 1° settembre. Marcello Pacifico (Anief): È una vergogna, perché il numero delle domande si conosce da diversi mesi. Poi ci si lamenta se qualcuno non ci sta e ricorre in tribunale. Noi citeremo questa volta chi ha prodotto questo danno, per responsabilità dirigenziale erariale alla Corte dei Conti e vigileremo se i posti liberati dai pensionamenti saranno attribuiti come annuali o solo fino al termine delle attività didattiche. Bisogna finirla di governare sulla pelle dei lavoratori precari. Per quale motivo il Governo non ha stanziato un solo euro per programmare nella scorsa legge di bilancio la trasformazione di quota parte dell’organico di fatto in organico di diritto? A chiederlo è da anni e anni il sindacato Anief. Ora la vicenda diventa ancora più pesante, perché ci sono circa 20 mila posti liberatisi con i pensionamenti di Quota 100, che dopo non essere stati utili per i trasferimenti del personale docente a Ata di ruolo non saranno utilizzati nemmeno per le immissioni in ruolo del 2019. A chiedere i motivi di tale incongruità, considerando che i numeri sui pensionamenti anticipati erano noti da diversi mesi, è adesso anche la senatrice Simona Malpezzi (PD), che ha anche presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto di questa scelta al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “La senatrice – riporta Orizzonte Scuola – punta il dito sul fatto che mentre questo Governo trova i soldi per mandare in pensione i docenti con Quota 100 non trova i soldi per sostituirli con i docenti precari, facendo proliferare il fenomeno delle supplenze e non assicurando il corretto avvio del prossimo anno scolastico”. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief “sui precari della scuola si sta realizzando l’ennesima operazione di superficialità e di pressappochismo. Preso atto dei numeri straordinari che compongono oggi il precariato dei docenti – 64 mila posti liberi indicati dal ministero dell’Istruzione, a cui ne vanno aggiunti oltre 50 mila di sostegno in deroga e decine di migliaia collocati inopinatamente su organico di fatto – servivano azioni straordinarie. Le quali non possono limitarsi all’avvio di concorsi riservati, al 30 per cento dei supplenti storici, e l’avvio dei Pas abilitanti, il cui decreto potrebbe uscire in settimana, che non portano da nessuna parte”.

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Scuola: Le due “Italie”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Nella Sicilia a Statuto speciale fin dai primi anni della Repubblica non si è mai realizzata il passaggio del personale della scuola alla Regione mentre in Lombardia e Veneto a Statuto ordinario lo si chiede in nome dell’autonomia differenziata. Ma il vero problema sono i fondi assegnati dallo Stato e la sua redistribuzione tra le aree del Paese. Ecco perché i sindacati sono contrari e l’ennesimo vertice di maggioranza si deve interrompere in attesa delle risposte del MEF. Marcello Pacifico (Anief): Andremo contro ogni progetto di secessione mascherata che mini l’unità del Paese e l’interesse nazionale.
Mentre la discussione nel Governo sulla regionalizzazione si sposta sul reclutamento dei docenti e sull’incostituzionalità, giustamente evidenziata dal M5S, di assumere docenti con concorsi regionali, pagandoli in questo modo qualcosa in più ma decidendo per loro un nuovo orario di lavoro naturalmente maggiorato, spuntano le ultime bozze sull’ipotesi di autonomia differenziata che comportano il trasferimento di alcune competenze dello Stato a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: in base a quel testo, i dirigenti e docenti (precari e nuovi assunti) diventeranno impiegati regionali. Ma dove sono i soldi?
Non tutti i parlamentari aggirano il problema della supplentite, sostenendo che è un fenomeno ineludibile con il quale dovremmo imparare a convivere. È di queste ore l’intervista alla senatrice Bianca Laura Granato, del Movimento 5 Stelle, da parte di Orizzonte Scuola, a seguito del via libera della VII Commissione, Cultura, a Palazzo Madama sulla proposta di legge che vuole cancellare la sciagurata chiamata diretta dei docenti del Governo Renzi. La senatrice Granato ritiene che “l’unico modo sensato per risolvere i problemi del precariato è quello di assegnare ai ruoli effettivamente tutti i posti vacanti e disponibili, cosa che purtroppo non sempre si fa, convertire l’organico di fatto in organico di diritto quando questo superi ovviamente una certa percentuale dei posti disponibili su quel tipo di insegnamento, mi riferisco ovviamente al sostegno”.
Le dichiarazioni della senatrice pentastellata sono pienamente avallate dall’Anief, l’unico sindacato che in Italia, da oltre dieci anni, chiede senza sosta di immettere in ruolo su tutti i posti vacanti, compresi quelli nascosti su organico di fatto per non pagare ai supplenti i mesi estivi e, soprattutto, per non dare loro possibilità di entrare in ruolo, fare ricostruzione di carriera e percepire stipendi maggiori. Il tempo dell’attesa gratuita infinita, però, potrebbe essere non più compatibile con le sentenze che fanno giurisprudenza: ad essere interessati alla stabilizzazione, che non è una concessione ma un diritto sacrosanto, sono tutti i precari con titolo che hanno svolto 36 mesi di servizio, gli abilitati all’insegnamento, i vincitori di concorso e idonei, a partire dalla procedura del 2016, che ancora attendono di essere assunti.

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Scuola: Concorsi straordinari docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Costringere decine di migliaia di docenti precari storici a sottoporsi all’ennesimo concorso, al termine del quale verranno collocati all’interno di ulteriori graduatorie. Nell’attesa, che per la gran parte sarà di diversi anni, continueranno a fare supplenze su posti vacanti e disponibili, sui quali sarebbe fondamentale nominare invece a tempo indeterminato. È l’ultima “genialata” che i nostri governanti della scuola hanno escogitato, nell’intento, evidentemente, di mostrare di essere attivi sul fronte del precariato cronico scolastico. Ma, alla resa dei conti, tutt’altro che efficaci.
“Al Miur si scandalizzano quando i precari si ribellano a questo sistema assurdo e burocratico – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ed alimentano il sistema delle impugnazioni in tribunale. Se però si voleva davvero ostacolare il “ricorsificio” bisognava usare la testa. E dare seguito a quello che Anief sostiene da anni: riaprire il vecchio doppio canale di reclutamento, esaurire le graduatorie dei vincitori degli attuali concorsi ordinari e straordinari e garantire a tutti gli abilitati l’inserimento dalle GaE o l’assunzione dalle graduatorie d’istituto, una volta che le prime risultano senza più candidati”. La dimostrazione dell’inutilità dei concorsi a raffica che il Governo ha deciso di organizzare, per gestire l’attuale fase transitoria di reclutamento, è nelle righe dell’articolo prodotto oggi da Orizzonte Scuola, nel quale si sottolinea che a seguito del Concorso straordinario infanzia e primaria, in via di conclusione, “anche chi ha preso zero alla prova sarà immesso in ruolo”. La procedura selettiva per infanzia e primaria, indetta con DDG n. 1456 del 7 novembre 2018, è infatti “alle battute finali in numerose regioni” e “per le immissioni in ruolo dell’a.s. 2019/20 potranno essere utilizzate esclusivamente le graduatorie pubblicate entro il 30 luglio nell’albo e sul sito internet dell’USR”. Ciascuna graduatoria – precisa il Miur – comprende tutti i soggetti ammessi alle procedure e sottoposti alla prova orale. Dunque, per stare in graduatoria bisogna aver svolto la prova orale non selettiva e avere avuto una valutazione, che in base alle griglie di valutazione, andava da zero a trenta su trenta. Alcuni Uffici Scolastici hanno già pubblicato le graduatorie o, come nel caso dell’USR Piemonte, l’elenco dei candidati con le relative valutazioni di prova + titoli. Spulciandole, è possibile evincere che le prove in linea generale sono state svolte in maniera coscienziosa dai candidati, che hanno colto l’occasione sia per dimostrare la propria professionalità che per assicurarsi una buona posizione in graduatoria. Sempre la rivista specializzata fa notare che “non mancano però voti bassi, ben al di sotto di quella che potrebbe essere considerata una soglia di sufficienza se la prova fosse stata selettiva.

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Istruzione: Docenti, ecco il Manifesto Europeo della Cesi

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Pubblicata e disponibile in cinque lingue la Carta che ha l’obiettivo di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dell’istruzione, uniformando, a livello continentale, anche reclutamento, stipendi e pensioni. «Così – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa della Cesi – si alimenta la costruzione di un’identità e un’idea di cittadinanza europea, che ha come veicolo principale l’attività pedagogica dell’insegnamento». È realtà il Manifesto europeo della professione insegnante, nato sotto l’egida della Cesi (la Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti), col dichiarato intento di armonizzare diritti e doveri dei professionisti dall’istruzione e della formazione in tutto il continente. Annunciato già lo scorso novembre, nel corso della due giorni di confronto a Lisbona su “Professionisti e sindacati dell’istruzione: Horizon 2025”, il Manifesto è adesso disponibile in cinque lingue, oltre che in formato cartaceo, anche in quello elettronico sul sito web della Cesi. Le autorità nazionali ed europee devono restituire valore alla professione dell’insegnante, creando un ampio sostegno all’istruzione e ai suoi lavoratori, da considerare come protagonisti del cambiamento sociale, attori di una professione nobile ma non sufficientemente apprezzata. Con questo spirito, tra le sfide del Manifesto ci sono quelle di uniformare reclutamento, stipendi, progressione di carriera e pensioni, oltre che diffondere i valori della cittadinanza dell’Unione improntati al rispetto del diritto e del lavoro e alla giustizia sociale.
Tra i primi punti del Manifesto c’è il pieno riconoscimento dello status degli insegnanti, la loro stabilità professionale, un tenore di vita dignitoso e la complessiva promozione di un insieme minimo di condizioni per esercitare la professione. Sono poi centrali l’idea dell’autonomia pedagogica, quella che l’istruzione non sia accessibile solo a classi sociali privilegiate e che sia importante, per i docenti, una formazione professionale che abbracci pedagogia e psicologia giovanile, ma anche nuove tecnologie e social media.
Previste dal Manifesto, fra le missioni degli insegnanti c’è non solo la trasmissione di conoscenze, ma anche quella di valori condivisi, quelli dell’Europa unita (solidarietà, cittadinanza, rispetto degli individui, libertà di pensiero, azione e movimento, tolleranza e bene della comunità). Le organizzazioni sindacali del comparto Istruzione possono e devono sensibilizzare l’opinione pubblica affinché investano sul personale e sul loro benessere, a dispetto di una situazione economica e sociale estremamente eterogenea. L’Unione Europea, stimolata anche dai sindacati, deve promuovere politiche educative ambiziose e di qualità, attuate da professionisti debitamente formati, riconosciuti, valorizzati e retribuiti. «È estremamente significativo e positivo che esista adesso una carta europea che fissi norme comuni per riconoscere la professione dell’insegnamento», sottolinea Marcello Pacifico, presidente di Anief e vice presidente dell’Accademia Europa della Cesi, che punta anche su una retribuzione equa e uniforme in tutto il territorio dell’Ue e sulla lotta al precariato. «C’è ancora tanto da fare – aggiunge Pacifico – se si pensa che lo stipendio di un insegnante italiano non supera 32 mila euro in media, con assegno ridotto al 70% nel momento in cui va in pensione a 67 anni o dopo 43 anni di servizio. Non vi è nessun riconoscimento economico della funzione sociale del ruolo rivestito né dei pericoli legati al burnout. E poi, in Italia e in altri Paesi, come la Spagna, s’assiste tuttora all’abuso dei contratti a termine e alla discriminazione tra personale a tempo determinato e indeterminato. Non si contano più le sentenze della Corte di Giustizia europea su ripetute violazioni in quest’ambito. Non è ancora chiaro che i lavori si classificano per le mansioni e non per la durata dei contratti».

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Scuola: docenti e precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Il titolare di viale Trastevere ammette che la procedura non potrà essere bandita prima di fine anno. Per Bussetti la ragione sta negli approfondimenti in corso; per Anief, invece, l’allungamento dei tempi deriva dalla mancata volontà di approvare un decreto legge ad hoc. Risultano anche insufficienti i posti banditi per il Tfa sostegno, per i quali il Tar si pronuncerà a breve sul difetto di istruttoria. E sul personale Ata, sarebbe palesemente discriminatorio stabilizzare i soli collaboratori scolastici delle cooperative escludendo quelli assunti dallo Stato a tempo determinato: decisione contro la quale il sindacato è ricorso al Tar del Lazio. Altro che concorsi lampo entro l’estate: le procedure selettive della scuola secondaria, per individuare 48 mila nuovi insegnanti, slittano di almeno alcuni mesi, tanto che oggi il ministro dell’Istruzione ha parlato di uscita dei bandi entro dicembre. Intervistato da Orizzonte Scuola, Marco Bussetti ha detto che “i concorsi per la secondaria, ordinario e straordinario, arriveranno entro la fine del 2019”. Entrambi, erano e rimangono molto attesi, perché metteranno in palio 24 mila posti ciascuno. Quello aperto a tutti, anche a coloro che sono privi di abilitazione, sarà rivolto a tutti coloro che sono in possesso del titolo di accesso all’insegnamento, ovvero la laurea di secondo livello (specialistica o magistrale). Per l’accesso al concorso ordinario, però, serviranno i 24 Cfu previsti dal Decreto Legislativo n. 59/2017: si tratta di crediti formativi universitari riguardanti “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”. Si prevede la candidatura di tantissimi neo-laureati o laureati senza esperienza alcuna come docente. Per quanto riguarda, invece, il concorso straordinario, sempre con 24 mila posti da assegnare, questo sarà riservato al personale precario con 36 mesi di supplenze: l’importante è che abbiano svolto tre annualità di servizio (180 giorni minimi per ognuna) solo nella scuola statale negli ultimi otto anni ed almeno un’annualità dovrà obbligatoriamente riguardare la classe di concorso specifica per la quale si concorre. I partecipanti dovranno svolgere una prova scritto-pratica, computer based, per la quale sarà prevista una soglia di punteggio minimo, una seconda prova, orale non selettiva: la graduatoria finale si realizzerà dando anche adeguato rilievo ai titoli di servizio.
Nel corso dell’intervista odierna alla stampa specializzata, il ministro Marco Bussetti parla anche del “decreto che consente di far partire i corsi per i primi 14 mila posti. Proseguiremo – dichiara il titolare del Miur – nei prossimi due anni, con una precisa programmazione che mette al centro il bene della scuola e degli alunni con disabilità”.
Anche su questo punto, la stabilizzazione dei docenti di sostegno agli oltre 270 mila alunni disabili iscritti ad un corso della scuola statale, Anief ha più di qualcosa da ridire, ritenendo ampiamente non adeguato il numero di posti banditi per il Tfa sostegno: proprio su questo punto, il Tribunale amministrativo del Lazio si pronuncerà a breve, a proposito del difetto di istruttoria, dopo che il giovane sindacato ha denunciato al Tar l’irrisorietà numerica dei posti banditi, oltre che la pessima suddivisione dei pochi posti a livello regionale. La logica del risparmio e delle selezioni discriminanti che prevale su tutto al ministero dell’Istruzione, anche sul diritto allo studio e dei lavoratori, è la stessa che riguarda il personale Ata: vale per tutte la decisione di assumere nei ruoli dello Stato i soli collaboratori scolastici delle cooperative, ex Lsu, escludendo gli stessi dipendenti a tempo determinato che da anni operano per lo Stato a tempo determinato: anche in questo caso, Anief ha impugnato la decisione al Tar del Lazio, sempre in difesa di chi si ritrova senza prospettive di lavoro dopo avere investito tanto nella scuola pubblica.

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Scuola: – Mobilità docenti nel caos

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Errori e rettifiche per circa mille docenti: forse per errore degli uffici non si è considerato l’accantonamento dei posti da dare in ruolo. Amaro il commento di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Almeno questa volta qualcuno a Viale Trastevere se ne è accorto, mentre ancora in migliaia aspettano di capire perché l’algoritmo ‘segreto’ li ha trasferiti a chilometri di distanza dalla sede dove hanno svolto l’anno di prova e dalla propria famiglia. Ancora una volta la metà delle domande non è stata accolta, anche perché gli organici continuano a essere truccati, vacanti e disponibili, ma non in organico di diritto. Una truffa che coinvolge pure i precari, i quali non possono essere immessi in ruolo su questi posti e sono costretti a ricorrere in tribunale per vedersi riconoscere lo stipendio dei mesi estivi”. Altro che “grande lavoro”, tutto bene tutto a posto, come voleva farci credere solo qualche giorno fa Marco Bussetti. La mobilità docenti 2019/20 è nel caos più totale. Con il ministero dell’Istruzione che ha fornito i numeri di quasi mille trasferimenti sbagliati, tra annullati e rettifiche effettuate. Si tratta, riassume la rivista specializzata Orizzonte Scuola, di 925 casi. questi, i trasferimenti revocati sono 352: 8 per posti di scuola dell’infanzia, 14 di primaria, 187 di secondaria di I grado e 143 di secondaria di II grado. Poi sono state effettuate 573 rettifiche di movimento: hanno riguardato più che altro i docenti che avevano ottenuto il passaggio di cattedra/ruolo e che, con la modifica, hanno ottenuto invece il trasferimento nella propria classe di concorso. Ma perché è accaduto tutto questo? L’ipotesi iniziale, il fatto che le rettifiche e le revoche siano da attribuire al mancato accantonamento dei posti per i docenti FIT 2018 (le cui graduatorie sono state pubblicate entro il 31 dicembre scorso e che hanno già scelto la provincia), non sembra avere avuto riscontro. Perché, in realtà, scrive ancora Orizzonte Scuola, sono stati annullati anche alcuni trasferimenti alla scuola primaria e infanzia, che non riguardano il FIT. In ogni caso, per Anief quanto è accaduto non è una sorpresa: il sindacato aveva da subito messo in risalto che la metà dei trasferimenti andati in porti, di cui si vantava il Miur, era un dato superficiale. Perché non sono andati a buon fine la maggior parte dei trasferimenti più rilevanti, quelli interprovinciali, che avrebbero finalmente sanato le assunzioni della Buona Scuola di Matteo Renzi, svolte sulla base di un algoritmo “impazzito” che solo nella fase B del reclutamento straordinario attuato nel 2016 ha portato oltre 8 mila docenti fuori provincia e regione.

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Scuola: Docenti, allarme posti vacanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

Dopo i trasferimenti, dal dicastero di Viale Trastevere giunge la disponibilità residua totale nazionale per i quattro ordini e gradi scolastici: si tratta di 64.149 posti liberi accertati (di cui 47.770 di posto comune e 16.379 di sostegno), a cui vanno però aggiunti gli oltre 50 mila del sostegno in deroga e decine di migliaia ancora “mascherati” in organico di fatto. E solo una minima parte andranno alle immissioni in ruolo. Senza un intervento normativo celere e straordinario, mai come stavolta si rischia davvero di compromettere il regolare avvio dell’anno scolastico. Marcello Pacifico (Anief): Tutto si è fatto e si sta tentando di fare fuorché puntare sulle strategie più logiche e che Anief sostiene da tempo: riaprire il doppio canale reclutante, con utilizzo delle graduatorie d’istituto laddove non vi siano più candidati docenti nelle GaE, assumere tutti gli aspiranti docenti risultati idonei ai concorsi, anche in regioni, e stabilizzare i 35 mila che hanno conseguito positivamente i corsi-concorsi formativi Fit.Sugli organici dei docenti continuano ad arrivare segnali di chiaro pericolo. Dopo che l’Ocse ha bacchettato il Governo, qualche giorno fa, sostenendo che l’età media è avanzata ed entro un decennio almeno 400 mila andranno in pensione, ora giungono numeri allarmanti sui posti liberi già dal prossimo 1° settembre. La disponibilità residua totale nazionale per i quattro ordini e gradi scolastici è pari a 64.149 (di cui 47.770 di posto comune e 16.379 di sostegno), così ripartiti: infanzia: 2.939 (comuni) e 1.143 (sostegno) per un totale di 4.082; primaria: 6.897 (comuni) e 5.502 (sostegno) per un totale di 12.399; I grado: 17.317 (comuni) e 7.269 (sostegno) per un totale di 24.586; II grado: 20.617 (comuni) e 2.465 (sostegno) per un totale di 23.082. Il problema è che i posti effettivamente liberi sono più del doppio di quelli indicati dal Miur. Perché prima di tutto ci sono le oltre 50 mila cattedre di sostegno, assegnate in deroga; poi, vanno collocati nell’organico di diritto anche tantissime cattedre oggi furbescamente collocati in organico di fatto, pur di risparmiare sulle mensilità estive e sulle mancate immissioni in ruolo su quei posti, perché siccome vengono volutamente assegnati con supplenze al 30 giugno non valgono né ai fini della mobilità né della stabilizzazione. Il computo totale reale di posti vacanti si aggira quindi sulle 150 mila unità. Mentre con le supplenze annuali a 30 giugno dell’anno successivo, si arriva a sfiorare quota 200 mila. “Sono numeri altissimi, da record, che dimostrano il fallimento su tutta la linea delle politiche condotte negli ultimi anni e anche dall’attuale esecutivo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché si è passati da un nuovo reclutamento incentrato solo sui concorsi, alla recente virata pre-elezioni europee verso un nuovo ciclo di Pas abilitanti e di concorsi riservati con numeri di posti a bando ristretti, che lasceranno fuori due precari storici su tre”.

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Scuola: Assunzioni docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Anche il ministro dell’Istruzione in carica non si sottrae agli spot permanenti sui mega-progetti da realizzare: peccato che a volte certe affermazioni si rivelino tutt’altro che efficaci. Dire, come ha fatto al Tg1, che “entro il 2023 saranno 100 mila le assunzioni” nella scuola rappresenta un dato numerico da approfondire. Perché se le immissioni in ruolo si limitassero a quel numero, solo in apparenza altisonante, l’amministrazione scolastica garantirebbe nemmeno il turn over.Marcello Pacifico (Anief): “È bene che il ministro dell’Istruzione chiarisca immediatamente che quella cifra riguarda solo i posti che verranno messi a concorso e che la quota di stabilizzazioni, derivanti dalle graduatorie ad esaurimento, dal doppio canale di reclutamento e dagli idonei dei precedenti concorsi pubblici che ancora attendono di essere convocati, è almeno tre volte tanto e solo per il prossimo biennio”. Già oggi i docenti precari della scuola sono oltre 120 mila, compresi gli oltre 50 mila sul sostegno, ai quali vanno aggiunte alcune decine di migliaia di cattedre libere ma sempre collocate in organico di fatto perché le assegnazioni ai precari risultano allo Stato più convenienti. Tanto è vero che l’attuale ministero rischia di essere ricordato per lo scomodo record dei 200 mila supplenti della scuola nominati in una sola estate. Va poi considerata la quota di pensionamenti che quest’anno tra quelli “naturali”, derivanti dalla riforma Fornero (circa 25 mila) e da Quota 100 (che dovrebbe fare uscire una quota simile), porterà fuori servizio altri 50 mila insegnanti. Questo significa che già in questa estate saranno circa 170 mila i posti da coprire. Considerando che le uscite sui pensionamenti risultano confermate per almeno altri due anni, con tanto di finanziamenti per l’anticipo pensionistico con 38 anni di contributi e 62 anni minimi di età, attraverso la Legge di Bilancio 2019, significa che già nel 2021 si arriverà a una quota di cattedre liberate attorno alle 270 mila unità. Sui due anni successivi non è possibile fare previsioni, se non quantificare un minimo di 20 mila pensionamenti per raggiunti limiti di età o per la fruizione della pensione di anzianità (attualmente collocata a circa 43 anni di contributi riconoscibili anche attraverso il riscatto della laurea). “Quando si parla di assunzioni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – forse il ministro Marco Bussetti dimentica che dietro ci sono tantissimi professionisti dell’insegnamento, già formati, abilitati e quasi sempre con lunghe esperienze di docenza alle spalle, che meritano rispetto e considerazione. E allestire concorsi riservati per stabilizzarne solo uno su tre, come si sta facendo ora con il decreto Crescita, oppure avviare una nuova procedura abilitante con queste prospettive, frutto dell’accordo sottoscritto al Miur l’11 giugno scorso, appare la solita operazione da fumo negli occhi. Come sostiene Anief da oltre dieci anni, la strada per l’immissione in ruolo di tanti precari storici è legata a doppio filo con la clausola 5 della Direttiva 70/99 UE: la stessa che – conclude Pacifico – i nostri Governi continuano colpevolmente ad ignorare”.

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Scuola: Regionalizzazione, al personale di ruolo non conviene

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Lo conferma la Corte di Cassazione: con il passaggio alle Regioni, l’incremento salariale sarebbe di circa 200 euro lordi, mentre il Contratto collettivo nazionale della scuola prevede l’assegnazione di scatti automatici che a fine carriera arrivano a 700 euro netti. Marcello Pacifico (Anief): Si tratta di un prezzo da pagare improponibile, perché gli aumenti periodici, che al personale della scuola si attuano dopo otto anni dall’assunzione e successivamente in media ogni lustro, rappresentano oggi l’unica forma di carriera dei lavoratori della scuola. Il passaggio da un contratto statale a uno regionale potrebbe comportare per i docenti la perdita di alcuni benefici economici al momento in godimento. A ricordarlo è Italia Oggi, soffermandosi, nell’ultimo numero, su una sentenza della Cassazione sullo status retributivo nel caso di passaggio ad altro ente. Il caso era proprio quello di una docente passata dal Ministero dell’istruzione al Ministero degli Affari esteri. La sentenza, sintetizza oggi Orizzonte Scuola, si basa sulla modifica del 2005 al Testo Unico dei dipendenti pubblici, per cui nel passaggio da una amministrazione all’altra il dipendente sarebbe inquadrato nella fascia minima stipendiale. E così – ipotizza Italia Oggi – il passaggio dei docenti dall’Amministrazione statale a quella regionale se da un lato potrebbe comportare la non perdita della Retribuzione Professionale docenti, dall’altra potrebbe azzerare l’anzianità di servizio e porre tutti alla stregua di neo assunti.

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Scuola: Bruxelles chiede all’Italia di pagare di più i docenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Si parla tantissimo di debito pubblico dell’Italia e della possibilità che a luglio la BCE possa intervenire con una multa farcita di tanti zeri: pochissimo, invece, si dice del fatto che Bruxelles chiede all’Italia di pagare di più gli insegnanti. «La produttività tendenzialmente stagnante dell’Italia – ha scritto l’UE nelle raccomandazioni inviate in questi giorni a Roma – è dovuta alle debolezze del sistema di istruzione e formazione e alla scarsità della domanda di competenze elevate. Migliorare, quindi, la qualità del sistema di istruzione e formazione rappresenta una sfida importante». L’Unione Europea non ha dubbi: in Italia servono «ulteriori sforzi per attirare, assumere e motivare maggiormente gli insegnanti.» Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, in Italia si continua a parlare di merito quando si fa fatica a recupere gli 8 punti di ritardo stipendiale rispetto all’inflazione, accumulati tra il 2007 e il 2015, proprio mentre i contratti dei privati assicuravano stipendi sopra il costo della vita. Di carriera, alla quale fa riferimento l’UE, da noi nemmeno se ne parla, quando sarebbe più che opportuno dare la possibilità a chi ha insegnato 20-25 anni di diventare tutor dei nuovi docenti, sganciandoli dalle lezioni frontali e mettendo a disposizione la propria esperienza verso chi si avvicina alla professione. Non siamo invece d’accordo con Bruxelles, invece, quando dice che i cittadini più qualificati non lavorano nella scuola: noi, che giriamo per gli istituti di tutta Italia per svolgere assemblee ed incontri sindacali, possiamo assicurare che nella scuola italiana operano persone molto preparate e valide, che fanno questa professione perché è nel loro Dna. Anche a costo di guadagnare meno.
Nel mirino di Bruxelles finiscono anche gli stipendi dei docenti italiani che «rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Le retribuzioni crescono più lentamente rispetto a quelle dei colleghi di altri paesi e le prospettive di carriera sono più limitate, basate su un percorso di carriera unico con promozioni esclusivamente in funzione dell’anzianità anziché del merito». Il risultato del particolare contesto italiano è una «scarsissima attrattiva della professione di insegnante per le persone altamente qualificate e in un effetto disincentivante sul personale docente, che a sua volta ha un impatto negativo sui risultati di apprendimento degli studenti.» Secondo Il Sole 24 Ore, “è certamente vero che le retribuzioni dei docenti italiani sono basse, e sarebbe quindi giusto innalzarle, ciò è reso difficile da altre “peculiarità” della professione, a cominciare dalla dimensione extra large della platea”. Il quotidiano legato a Confindustria fa anche una “considerazione sul merito. A oggi le busta paga dei prof crescono esclusivamente per anzianità, vale a dire con il mero passare del tempo in cattedra. Tutti i tentativi di introdurre una differenziazione degli stipendi legati al merito e alla valutazione è fallita: da Berlinguer, ai progetti Gelmini, al famoso bonus merito di 200 milioni di euro annui voluto da Matteo Renzi. Ma utilizzato in larga parte per garantire gli aumenti dell’ultimo Ccnl”.
Per Anief è difficile non essere d’accordo sul pasticcio introdotto con la Buona Scuola di Renzi. Però ricordiamo che ci sono anche 3 miliardi di euro che secondo la riforma dell’ultimo Governo Berlusconi si sarebbero dovuti assegnare proprio per premiare i docenti migliori e impegnati attivamente: questa possibilità non ha mai avuto seguito, ma la norma rimane sempre in vigore e quindi un Esecutivo serio e che tiene al bene della Scuola, dei suoi studenti e del personale che vi opera, ha il dovere di applicarla.

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Scuola: Docenti precari, la proposta tradisce l’impegno del Governo a risolvere il problema

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Soltanto uno su tre dei precari con 36 mesi prenderà il ruolo, mentre in 100 mila, tra cui molti insegnanti già oggi abilitati, continueranno a fare i supplenti. Della proposta di stabilizzazione presentata dal presidente della Lega della VII Commissione del Senato, alla quale anche FdI ha dato il suo appoggio, non se ne è fatto niente. Marcello Pacifico (presidente Anief): Non è con le promesse o con i contentini che si risolvono i tanti problemi ancora pendenti presso i tribunali e la Commissione europea. Per le stabilizzazioni bisogna ripristinare il vecchio doppio canale di reclutamento.

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Scuola, Rampelli-Mollicone (FdI): “Bene Pittoni ma governo si impegni a stabilizzare tutti i docenti”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

“Fratelli d’Italia è disponibile a collaborare con la Lega nel lavoro di commissione e in aula per la stabilizzazione dei docenti precari, categoria più “dimenticata” d’Italia, in accordo con l’appello del presidente leghista della commissione Cultura al Senato Pittoni. Sosteremmo l’iniziativa anche sul Dl Crescita, e auspichiamo che il Movimento 5 Stelle si sintonizzi sulla stessa sensibilità altrimenti aiuteremo la Lega a superare questa criticità.Con l’introduzione di Quota100, l’accelerazione del turnover lascerà numerose cattedre vacanti, in fase d’aumento. A Settembre vedremo, probabilmente, assegnate 150 mila supplenze di almeno un anno. Ci auguriamo che il ministro Bussetti acceleri i termini dei piani di assunzione, garantendo i docenti precari storici nel segno della trasparenza.
Avvertite le prime criticità, siamo stati i primi a raccogliere la denuncia dei dirigenti scolastici per le irregolarità del concorso presentando un’interrogazione a risposta immediata in commissione, discussa dalla responsabile Scuola di FDI e deputato Ella Bucalo, alla quale il sottosegretario Giuliano ha risposto in modo lacunoso.Abbiamo un approccio concreto, e pensiamo prima agli interessi delle categorie dei professionisti della scuola rispetto al nostro credito politico. Esprimiamo la nostra completa solidarietà ai docenti e i nostri sinceri complimenti al Mida per aver sintetizzato in un unico appuntamento le istanze delle categorie.”È quanto dichiarano in una nota congiunta i deputati di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, e Federico Mollicone, capogruppo in commissione Cultura e Istruzione, che hanno partecipato all’incontro del Mida oggi in Campidoglio.

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Scuola: Docenti precari, cosa non funziona nella proposta dei sindacati al Miur sull’avvio dei Pas

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Si chiede di attivare i percorsi abilitanti, ma poche righe e vaghe riguardano il destino di idonei ed ex FIT, nessuna parola sugli oltre 40 mila docenti abilitati che non hanno partecipato al piano straordinario, stabilizzazione di meno della metà dei supplenti con 24 mesi con evidente discriminazione dei 31 mila relegati nella seconda fascia, esclusi gli ITP. Marcello Pacifico (Anief): il solito pasticcio all’italiana. Per gli ATA facente funzione DSGA, soluzioni fuori tempo massimo.
Arriva la proposta dei sindacati maggiori per l’attivazione dei PAS per i docenti con tre anni di servizio e la loro relativa stabilizzazione: i posti disponibili per il concorso della scuola secondaria saranno circa 48.500 e andranno assegnati per metà a docenti con i requisiti ordinari (abilitati, laurea + 24 cfu, etc.) e per l’altra metà ai precari con 3 annualità. Secondo Anief è incredibile constatare come quando si parli di precariato, piuttosto che risolvere semplicemente il problema ripristinando a regime il doppio canale di reclutamento (50% dai concorsi, 50% dalle graduatorie permanenti dove inserire tutto il personale abilitato ogni anno, da cui peraltro chiamiamo i supplenti), la politica e il sindacato s’inventano pluri-sistemi di reclutamento che vanno in conflitto gli uni con gli altri e non risolvono il problema.L’ultima trovata ha veramente dello straordinario: si propone un percorso abilitante di un anno presso dei corsi universitari aboliti per legge, che porta alla stabilizzazione una tantum un precario su tre, senza una selezione (se non per voto di laurea e servizio – lasciando ancora una volta gli ITP fuori da ogni schema in barba alla legge), relegando i restanti a continuare a fare i supplenti a vita dalla seconda fascia delle graduatorie di istituto. Cui prodest? Certamente ai 24.250 che potrebbero avere un ruolo il 1° settembre 2020. E i 35 mila che hanno fatto domanda per un FIT che non esiste più? E gli idonei del concorso 2016 che hanno avuto prorogato di un anno la graduatoria di merito? E gli insegnanti tecnico-pratici che non hanno una laurea? E i 40 mila docenti abilitati con il vecchio PAS o il TFA che la selezione l’hanno fatta in entrata e in uscita e non hanno partecipato al piano riservato?
“Come Anief – commenta il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – preghiamo il Miur di rivedere questo progetto, perché almeno con la riapertura annuale delle GaE e corsi brevi abilitati e gratuiti tutti potrebbero concorrere non una tantum ma a regime al 50% dei posti messi a concorso, mentre un piano straordinario di assunzione degli ex FIT e degli idonei dei concorsi già per quest’anno scolastico eliminerebbe il conflitto tra le graduatorie di merito. Anche l’estensione del doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto provinciali, esaurite le GaE, potrebbe costituire una valida soluzione, ma non certo – conclude il sindacalista autonomo – la proposta che abbiamo analizzato e che rappresenta un vero e proprio pasticcio”.

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SCUOLA – Assunzioni docenti piano Renzi 2015/16, i giudici confermano: algoritmo non trasparente

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Le sentenze confermano la posizione del giovane sindacato: l’assegnazione automatica alle sedi, tramite un meccanismo automatico secretato, non ha garantito i diritti dei precari immessi in ruolo a centinaia di chilometri, peraltro in presenza di posti vicino casa. Marcello Pacifico (Anief): Dopo l’ammissione dell’errore da parte del Miur e la conferma dei giudici, urge una norma che faccia tornare i danneggiati nelle loro province. Anief conferma i ricorsi per far tornare quei docenti nella loro terra d’origine.
Anief lo ha sempre sostenuto: il piano straordinario di assunzioni dei docenti del 2015/16 introdotto dal Governo Renzi per combattere la supplentite, ha costretto decine di migliaia di precari ad essere immessi in ruolo fuori regione pur in presenza di posti nelle loro province, basandosi su un discutibilissimo meccanismo di assegnazione delle sedi. Nel 2017 lo ha confermato una perizia tecnica, che ha definito “Confuso, lacunoso, ampolloso, ridondante, elaborato in due linguaggi di programmazione differenti, di cui uno risalente alla preistoria dell’informatica, costruito su dati di input gestiti in maniera sbagliata”; qualche settimana fa lo ha ammesso, in un’intervista a Panorama il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti (“Sa quanto ho impiegato a capire che non funzionava?…. Dieci secondi”); nel frattempo, si accavallano i pronunciamenti giudiziari sulla richiesta di annullamento dei provvedimenti conclusivi della procedura di mobilità nazionale straordinaria di cui all’O.M. 241/2016.
Una delle ultime sentenze – scrive oggi Orizzonte Scuola – è quella del TAR Lazio del 19/04/2019 N. 05139/2019: i ricorrenti con l’atto introduttivo de giudizio chiedevano l’annullamento della procedura di mobilità descritta in ricorso relativa alla procedura di mobilità straordinaria di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 dell’8.4.2016, con cui l’amministrazione disponeva il trasferimento dei ricorrenti in ambiti territoriali non richiesti o richiesti solo in via residuale. Questione analoga – continua la rivista – è stata definita dalla sezione con la decisione n. 9224/2018, che si ritiene in toto di richiamare e condividere. Nella stessa, in particolare, in accoglimento del ricorso si afferma che “dirimente si profila in punto di diritto l’argomento secondo cui è mancata nella fattispecie una vera e propria attività amministrativa, essendosi demandato ad un impersonale algoritmo lo svolgimento dell’intera procedura di assegnazione dei docenti alle sedi disponibili nell’organico dell’autonomia della scuola”.
A fronte di un errore clamoroso, che ha segnato negativamente la vita personale e professionae di tantissimi precari, il Miur avrebbe dovuto adottare provvedimenti adeguati. Invece, da Viale Trastevere non si è voluti andare oltre a delle quote allargate sui trasferimenti fuori provincia dei docenti, introdotte con il contratto sottoscritto a dicembre sulla mobilità del personale: per l’anno scolastico 2019/20 sono stati previsti il 40 % di trasferimenti interprovinciali e il 10% di passaggi di ruolo; per il 2020/21, il 30% di trasferimenti interprovinciali e il 20% di passaggi; per il 2021/22, il 25% di trasferimenti interprovinciali e il 25% di passaggi”.L’intervento modesto dell’amministrazione scolastica, che non è andata oltre l’adozione di percentuali risibili sui trasferimenti, ha portato il M5S, attraverso il primo firmatario Marilotti, ad avviare un’interrogazione: l’obiettivo è “chiedere al Ministro se intenda assumere urgenti iniziative al fine di consentire il rientro stabile nei luoghi di origine dei docenti del Sud che con la Buona Scuola hanno ottenuto il ruolo nelle province del Nord”. Lo stesso ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha del resto ammesso, commentando l’assegnazione sbagliata dei precari: “Non è ancora finita… ci vorranno tre anni”.

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Scuola Bussetti ci ripensa: tornano i PAS per fare abilitare i docenti precari e i concorsi riservati per assumerli

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo, un particolare non di poco conto, arriva il via libera del ministro dell’Istruzione a “misure uniche e straordinarie per la stabilizzazione del precariato storico e sì a percorsi abilitanti aperti a tutti coloro che hanno acquisito adeguata esperienza, con selezione in uscita come nel 2013”: nell’annuncio, ‘postato’ sul profilo Facebook dello stesso Marco Bussetti, si spiega che in tal modo si dà “seguito al “confronto costruttivo aperto insieme al Presidente Giuseppe Conte a Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 24 aprile con le organizzazioni sindacali”, così da “recepire nel primo veicolo normativo utile la proposta unitaria presentata dai sindacati, che troviamo concreta, di buon senso e in linea con il contratto di governo”.
La novità palesata dal ministro dell’Istruzione sembrerebbe essere bene accolta dai sindacati della scuola firmatari dell’accordo della terza decade di aprile, mentre per le forze politiche di opposizione si tratta di “una presa in giro a 24 ore dalle elezioni, misure senza cifre di copertura, atti concreti o tempistiche di attuazione”, sottolinea Anna Ascani del Partito Democratico. Le critiche dell’opposizione appaiono condivisibili. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, i corsi abilitanti, se è vero che danno un’opportunità a chi inizia a svolgere questo mestiere, non bastano assolutamente a risolvere l’annoso problema della supplentite e del precariato scolastico italiano: “abbiamo ancora sotto gli occhi – spiega il sindacalista autonomo – le conseguenze dei corsi di tirocinio e formazione, i cosiddetti Fit, frequentati da decine di migliaia di docenti precari. Tra loro, ad oggi, ce ne sono ancora 35 mila in lista di attesa e se non cambiano le regole sul reclutamento molti di loro possono mettersi l’anima in pace e andare in pensione da supplenti”. “Per non parlare degli idonei degli altri concorsi, ad iniziare da quello del 2016, che si ritrovano con un pugno di mosche in mano e la prospettiva di riiniziare tutto daccapo perché le graduatorie sono in via di cancellazione. In generale – continua Pacifico – ci ritroviamo con oltre 100 mila docenti già abilitati, che chiedono da tempo di essere stabilizzati attraverso un vero doppio canale di reclutamento. Ovvero chiedono di riapplicare né più né meno il modello di assunzioni previsto fino al 2012”.

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Scuola: Stipendi docenti, in Germania e Olanda prendono il doppio: ci supera anche la Spagna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Altro che riduzione del gap: anche dopo gli ultimi aumenti, rispetto ai Paesi più vicini all’Italia, gli stipendi degli insegnanti italiani sono più che dimezzati. Lo dicono i raffronti realizzati al termine del decennio di blocco contrattuale, che ha fatto lievitare il costo della vita di quasi 15 punti percentuali. Attraverso i dati salariali dei Paesi europei, determinati dall’ultimo rapporto Education at a glance, sono stati messi a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri e sui salari l’Italia risulta in sensibile ritardo. Marcello Pacifico (Anief): Quando si parla di stipendi europei è bene sapere che la forbice si sta sempre più allargando, perché mentre noi introduciamo mini-aumenti dopo lunghi periodi di vuoto contrattuale e pure il conferimento incompleto anche dell’indennità di vacanza contrattuale, gli altri Paesi pensano bene di approvare incrementi veri adeguati all’onere lavorativo che l’insegnamento comporta. Il 17 maggio ci fermeremo e andremo in piazza anche per questo.
Dalla comparazione dei compensi annui lordi del personale docente si evince, in modo netto, che il corpo insegnante italiano percepisce somme largamente inferiori, peraltro a parità sostanziale di ore e di impegno complessivo profuso: dai dati ufficiali, scrive Orizzonte Scuola, risulta che nella scuola primaria “il Paese con le retribuzioni maggiori è la Germania, ove un’insegnante ad inizio carriera percepisce 46.984 euro a fronte dei 23.051 dei maestri italiani, con una differenza di 23.933 euro. Anche con gli altri Paesi, sebbene in misura inferiore, le differenze non sono di poco conto”.
Nella scuola media, “mentre la differenza maggiore ad inizio carriera si ha con i colleghi tedeschi, a fine carriera la differenza maggiore è con l’Olanda. Così un docente italiano della scuola secondaria di primo grado, a fine carriera, percepisce 37.211 euro, un collega olandese ne percepisce 74.435. La differenza dunque è di 37.224 euro”. Non va meglio negli istituti superiori, dove, ancora, “gli stipendi più alti si percepiscono in Germania. Se facciamo un confronto con il Paese con le retribuzioni più basse a fine carriera, ossia la Spagna, la differenza con l’Italia ammonta a 6.417 euro, cifra tutt’altro che indifferente”. Quando al Miur e al Governo dicono che gli aumenti dell’ultimo anno – di soli 40 euro netti per il 2018 – sono serviti a dare una boccata d’ossigeno ad un milione e 200 mila lavoratori della scuola, sanno bene che le cose non stanno così. Per voltare pagina, non possono bastare i 100 euro promessi a seguito dell’accordo di Palazzo Chigi del 24 aprile scorso, quando i sindacati maggiori della scuola, in perfetto stile collaborazionista, non ci hanno pensato due volte a sospendere prima e subito dopo revocare lo sciopero unitario del 17 maggio, invece confermato e raddoppiato dall’Anief: 100 euro lordi non sono affatto sufficienti, infatti, a recuperare la perdita del potere d’acquisto anche del personale assunto a tempo indeterminato, il quale continua per metà anni di servizio ad avere la carriera “raffreddata” per la mancata valutazione per intero del servizio precedente al ruolo.
Diventano quindi ancora più ridicoli gli editti del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che continua a parlare di adeguati aumenti degli stipendi dei nostri docenti, pur in presenza di un Documento di Economia e Finanza approvato dal Governo che indica riduzioni progressive della spesa per l’Istruzione fino al 2045: Anief torna, quindi, a chiedere di destinare sullo stipendio tutti i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti, in modo da garantire almeno 200 euro di aumento. Andando in tal modo a coprire i finanziamenti del prossimo triennio, valorizzando pure al massimo il ruolo professionale del corpo docente, ma anche predisponendo il passaggio di livello funzionale del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, previsto per legge ma mai adottato. E siccome si tratta di aumenti di stipendio leciti, anzi sacrosanti, Anief ha confermato anche per questo motivo lo sciopero di venerdì prossimo, con manifestazione a Roma davanti a Montecitorio.
Nel frattempo, il giovane sindacato continua a chiedere al giudice il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine di recuperare almeno il 50% del tasso Ipca che dal settembre 2015 continua a non essere aggiornato, anche dopo l’applicazione dell’indennità dallo scorso mese di aprile che ha portato aumenti di 3,90 euro netti mensili per un collaboratore scolastico, e di 5 euro per un Assistente Amministrativo e i Dsga.

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Scuola: Docenti precari, è boom 150 mila il prossimo anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Il sindacato autonomo invitaa ripristinare e aggiornare annualmente le graduatorie permanenti per tutto il personale abilitato e ad organizzare GRATUITI corsi abilitanti di 50 ore, presso gli ex provveditorati per i docenti con 36 mesi di servizio, perché possano essere assunti in ruolo al di là dei nuovi concorsi riservati, e per il personale già di ruolo. Basta trattare i docenti in maniera diversa in base alla procedura o all’anno di assunzione “Bisogna stabilizzare anche gli Ata precari e non soltanto i lavoratori utilizzati dalle cooperative, riattivare i passaggi verticali professionali per quelli di ruolo e assumere i Dsga facenti funzione, senza dimenticare il personale educativo. Tutto questo presuppone una nuova politica sugli organici a partire da quello di sostegno dove l’organico di diritto deve essere rivisito alla luce dei posti in organico di fatto, vacanti e disponibili, comunque legati a reali esigenze”, afferma il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico. L’introduzione di un nuovo PAS o di un nuovo concorso riservato non risolverà un bel niente se non si attueranno queste minime soluzioni. Continuando così, il prossimo anno scolastico si supererà lo stesso la quota record delle 200 mila supplenze annuali.

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Scuola: Maestri e docenti laureati pagati con stipendi da diplomati, per Anief è ora di equipararli

Posted by fidest press agency su domenica, 12 maggio 2019

Svolgono lo stesso lavoro ma vengono remunerati di meno: in questa condizione si trovano circa 300 mila insegnanti della scuola pubblica. L’Ufficio Studi del sindacato ha realizzato un focus: considerando le ore di lezione settimanali, il grado di responsabilità, il coinvolgimento professionale e la complessità dell’offerta formativa, ha constatato che non vi è alcuna differenza. Una norma afferma in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Nella stessa condizione sono gli Itp e i docenti di sostegno laureati. Se poi si guarda all’Europa, esce fuori il solito raffronto impietoso. Marcello Pacifico (Anief): Appena ci siederemo al tavolo di contrattazione chiederemo spiegazioni per abbattere questa discriminazione andando a cambiare il Contratto collettivo nazionale. In caso contrario, siamo pronti ad avviare una procedura giudiziaria.Un insegnante laureato che svolge attività di insegnamento nella scuola del primo ciclo, per quale motivo deve percepire uno stipendio inferiore a quello dei colleghi della secondaria anch’essi laureati? A chiedere spiegazioni all’amministrazione pubblica è il sindacato Anief, dopo avere raccolto una lunga serie di richieste di equiparazione stipendiale. Sulla base di diversi parametri oggettivi, l’Ufficio Studi dell’organizzazione sindacale ritiene che l’osservazione sia pertinente: le ore di lezione settimanali svolte da un docente della scuola primaria e dell’infanzia sono superiori a quelle del secondo ciclo; il grado di responsabilità quotidiana nell’affidamento degli alunni, in tenera età risulta il più alto; il grado di coinvolgimento professionale, anche con le famiglie, non è certo da meno rispetto a quello che si instaura nella secondaria; se è infine vero che il livello di complessità dell’offerta formativa è minore, c’è però da constatare che la minore ricettività ad apprendere degli alunni rende comunque sempre molto impegnativo il raggiungimento quotidiano e finale degli obiettivi. A tutto questo c’è da aggiungere, poi, una precisa norma, contenuta nella Legge 53 del 2003: all’articolo 5 comma I lettera A, infatti, c’è scritto in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Questo significa che ai fini della collocazione professionale, anche stipendiale, non conta la scuola dove si opera servizio, ma il titolo di accesso: un titolo, peraltro, che per la stessa scuola del primo ciclo oggi è proprio quello della laurea. Tutti questi aspetti sono ben considerati in diversi altri Paesi europei, dove, infatti, lo stipendio dei docenti con laurea viene assegnato prescindendo dal tipo di insegnamento che si svolge. In Irlanda e Danimarca, ad esempio, lo stipendio iniziale è il medesimo per tutti i cicli scolastici, salvo poi differenziarsi lievemente a fine carriera. In Portogallo, Slovenia, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, i compensi dei docenti della scuola pubblica non si differenziano mai, né ad avvio carriera né al termine.

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Scuola: Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il 16 maggio termina la possibilità di dire no alle esclusioni ingiuste dalla “finestra” di inclusione nelle Graduatorie ad esaurimento: il ricorso riguarda coloro che sono a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiedono ora di passare in terza fascia; quelli che sono inseriti nella prima fascia delle graduatorie d’istituto, ma vogliono cambiare la provincia o le scuole d’inclusione; i docenti precari che intendono ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina; tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di Scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria). Marcello Pacifico (Anief): Le nostre azioni passate hanno cambiato la giurisprudenza in tema di GaE, come nel caso del diritto al cambio della provincia, al reinserimento dei docenti che ne avevano fatto richiesta, all’inserimento di tutti i docenti abilitati prima del 2012 nonostante la messa ad esaurimento delle graduatori permanenti.
Anief, in particolare, ricorda che per tre volte ha avuto ragione dal giudice delle leggi, sempre sulla queste delle graduatorie ad esaurimento: con la sentenza n. 41 del 2011, della Corte Costituzionale, sull’inserimento a pettine nelle GaE; con la sentenza n. 187/2016 sull’illegittima reiterazione dei contratti a termine e la sentenza n. 251/2017 sull’esclusione dai concorsi dei docenti di ruolo). E abbiamo avuto ragione in Corte di Giustizia Europea, con la famosa sentenza “Mascolo”, che ha fatto la storia del contenzioso giudiziario nazionale. E poi c’è il precedente attuale dei candidati della provincia di Bolzano, dove l’inserimento è concesso. Manca meno di una settimana alla scadenza della presentazione delle domande per l’aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento, collocata dal Miur al 16 maggio prossimo alle ore 14.00. In base al Decreto Ministeriale n. 374 del 24 aprile scorso, entro quella data per decine di migliaia di docenti precari sarà possibile chiedere la permanenza e l’aggiornamento del punteggio con cui si è già inseriti in graduatoria; il reinserimento, riservato ai docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento nei bienni/trienni precedenti; la conferma dell’iscrizione con riserva o scioglimento della stessa; il trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva.
Invece di cogliere l’occasione per stabilizzare tanti precari storici e coprire l’exploit di posti liberi, proprio attraverso la finestra di aggiornamento delle GaE, l’amministrazione ha confermato una discutibilissima linea di conservatorismo, che sull’immediato comprometterà continuità didattica ed offerta formativa, e poi alla lunga costerà allo Stato somme consistenti per via dell’ondata di ricorsi in tribunale, sia per la stabilizzazione che per i risarcimenti danni, che sempre più insegnanti precari stanno producendo”. Anief ha anche predisposto dei ricorsi in tribunale, da presentare subito, proprio per scongiurare le attuali esclusioni immediate dalla finestra di aggiornamento delle GaE. I ricorsi, da presentare in corrispondenza della data di scadenza imposta dal Miur, quindi entro il prossimo 16 maggio, riguardano chi con Anief ha già attivato tra il 2014 e il 2018 un ricorso per l’inserimento nelle GaE ma non è ancora stato immesso in ruolo o non è stato neanche inserito in GaE con riserva (chi è di ruolo, infatti, ancorché con riserva, non può rientrare in GaE e dovrà impugnare al Giudice del lavoro il decreto di licenziamento per essere confermato nel ruolo dopo aver superato l’anno di prova).

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Scuola: Concorso straordinario docenti 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

In 35 mila aspettano il prossimo 1° settembre per entrare nei ruoli, ma regna la confusione presso gli Uffici scolastici sulla tipologia del contratto. Per Anief la norma è chiara: il FIT non esiste più. Pertanto, invitiamo tutti a segnalarci alla mail dedicata exfit@anief.net il rapporto di lavoro proposto e/o sottoscritto al fine di far rispettare la legge, affrontare l’anno di prova con serenità e partecipare alle procedure di mobilità
Anief, nel frattempo, ha anche depositato un ricorso al Tar per chi tra i 7 mila ammessi al terzo anno del FIT nel corrente anno scolastico, nominato come supplente, possa presentare la domanda di mobilità. In caso di esito positivo, potrebbero partecipare anche alle operazioni di assegnazione provvisoria.“Non è possibile che ancora una volta, dopo le varie fasi del piano di straordinario di assunzioni voluto dalla Buona scuola e l’algoritmo impazzito, si assista a insegnanti di serie A e di serie B. La funzione docente è unica”, dichiara Marcello Pacifico.Come si evince da una tabella a cura del Coordinamento Nazionale Docenti Abilitati, i circa 36mila docenti che hanno partecipato al concorso 2018 bandito con DDG n. 85/2018 e riservato ai docenti in possesso di abilitazione all’insegnamento non vivono una situazione tranquilla. “La tabella contiene per classe di concorso e regione la situazione riguardo lo svolgimento delle prove, pubblicazione graduatorie, convocazioni”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “il caos in cui si trovano gli Uffici Scolastici tra vecchie e nuove regole non fa che aumentare la confusione dei colleghi. Auspichiamo una soluzione celere; intanto invitiamo i docenti interessati a contattare la struttura Anief nazionale, scrivendo all’indirizzo e-mail exfit@anief.net”.
Nel frattempo Anief ha già inviato un’istanza d’interpello con richiesta di chiarimenti al MIUR. Inoltre il sindacato mette a disposizione due diffide, a seconda dei differenti casi, sia per chi è già stato convocato e ha firmato un contratto a tempo determinato che per chi sarà destinatario di convocazione a tempo determinato.Certamente non siamo davanti a un caso di estrema chiarezza: per quanto concerne le convocazioni, sono state riportate le modalità differenti di contratto proposte dagli Uffici Scolastici regionali; infatti, la legge di stabilità 2019 ha diviso contrattualmente coloro che hanno iniziato l’anno di prova durante il terzo anno del FIT con contratto a tempo determinato nell’a.s. 2018/19 e coloro che lo inizieranno a settembre 2019, ma a tempo indeterminato. Quelli che dovranno entrare il prossimo 1° settembre – se occuperanno un posto utile in graduatoria – sono circa 35mila e seguiranno le nuove regole contenute nella Legge 145/2018 o immissione in ruolo a tempo indeterminato. Si ricorda che il FIT è stato abolito, ma non, purtroppo e in maniera irragionevole, per chi lo sta facendo. Per i primi, vige l’impossibilità di partecipare alle attuali operazioni di mobilità e assegnazione provvisoria così come per il prossimo triennio, per gli altri, i nuovi, si prospetta, persino, un blocco quinquennale, se passerà la volontà della maggioranza a trazione Lega di aumentare il blocco dopo l’immissione in ruolo.Ad ogni modo, sembra che persino queste norme illogiche e irragionevoli siano disconosciute dai vari UU.SS.RR.: molti insegnanti chiamati dopo la pubblicazione delle graduatorie del concorso straordinario riservato al personale abilitato della scuola secondaria dopo il 31 agosto 2018 sono stati convocati per la scelta della provincia con la proposta di svolgere il terzo anno FIT – a tempo determinato – che è stato abolito, quando dovrebbero svolgere l’anno di prova a tempo indeterminato.

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