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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘docenti’

Scuola: Dad, la norma è nel contratto nazionale ma mancano risorse per la formazione dei docenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Appena cinque milioni di euro: è questa la somma messa a disposizione dal ministero dell’Istruzione per la formazione dei docenti italiani sulla didattica a distanza. A rivelarlo è stato il ministero dell’Istruzione rispondendo ad un’interrogazione dell’onorevole Gabriele Toccafondi di Italia Viva. «Già con il decreto Cura Italia una quota pari a 5 milioni di euro è stata destinata specificamente alla formazione del personale sulla Didattica digitale integrata, coinvolgendo 572.888 docenti», ha scritto il dicastero di viale Trastevere. Il punto è che dividendo i 5 milioni di euro per oltre 570 mila insegnanti, si ricavano meno di 9 euro per la formazione di ciascuno.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che quello della formazione del personale è uno degli ambiti che determinano il ‘cuore’ delle linee guida per il Recovery Plan, la cui bozza è in questi giorni sotto l’esame del Parlamento italiano in vista della consegna alla Commissione europea prevista per il prossimo mese di gennaio: gli altri sono la Fibra ottica da introdurre negli istituti scolastici, più digitalizzazione e e-learning, ristrutturazioni per migliorare l’efficienza energetica e antisismica, più asili nido e ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale. Per raggiungere questo scopo, sarebbe bene che tutto il personale in servizio, anche quello non di ruolo, potesse accedere alla Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di cui all’articolo 1, comma 121, della legge n. 107 del 13 luglio 2015: pensare che 200 mila docenti ne siano sprovvisti, pure in un situazione di emergenza pandemica come quella che stiamo vivendo, come pure il personale Ata, in questo caso anche di ruolo, è un errore palese di cui chi amministra lo Stato si dovrà prima o poi rendere conto”.Ma sulla base di un calcolo formulato dal Corriere della Sera la somma stanziata per la formazione della didattica a distanza di ogni docente sarebbe pari ad appena 8 euro e 72 centesimi: “a tanto ammonterebbe la cifra che il ministero dell’Istruzione ha destinato ad ogni insegnante per la formazione del personale scolastico sulla didattica digitale integrata”, scrive il quotidiano milanese. “A voler leggere le intenzioni di viale Trastevere per la formazione dei prof – chiosa Il Corriere della Sera – la matematica non inganna: i cinque milioni divisi per i quasi seicentomila insegnanti coinvolti significano meno di dieci euro di formazione. Con dieci euro non si fanno neppure venti minuti di ripetizione”.

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Scuola: Le competenze digitali di alunni e docenti lasciano a desiderare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Dalla relazione “Education & Training Monitor 2020″ emerge che nei paesi dell’UE non solo parte degli studenti, ma anche delle percentuali non indifferenti di insegnanti della scuola secondaria di primo grado risultano raramente formati in modo adeguato sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ne deriva “la forte necessità di formazione nell’utilizzo delle competenze digitali per l’insegnamento”. Quanto agli investimenti nell’istruzione, secondo i dati della relazione di monitoraggio, gli Stati membri dell’UE hanno mantenuto la spesa pubblica per l’istruzione intorno al 10% della spesa pubblica totale. L’Italia, purtroppo, è indietro rispetto a questa media. Nell’Unione europea le competenze digitali di oltre il 15% della popolazione studentesca non sono adeguate. E anche quelle dei docenti, soprattutto nella scuola media. Lo ha rilevato la Commissione europea attraverso la relazione annuale di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione: la relazione, che fa un raffronto tra Paesi, con 27 relazioni approfondite per paese, analizza l’evoluzione dell’istruzione e della formazione nell’UE e nei suoi Stati membri e presenta le strategie che possono aiutarli a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro e della società. La relazione “Education & Training Monitor 2020″, di cui Indire riassume i contenuti, ha approfondito le modalità di insegnamento e di apprendimento nell’era digitale: ambiti che la crisi del coronavirus ha esaltato, ribadendo l’importanza delle soluzioni digitali per la didattica. Ma ha anche fatto emergere le carenze esistenti. “Contrariamente alla percezione diffusa che i giovani di oggi appartengano a una generazione di “nativi digitali”, i risultati dell’indagine indicano che molti non sviluppano competenze digitali sufficienti”, ha sintetizzato la rivista specializzata Orizzonte Scuola.In attesa che l’Unione Europea stanzi i fondi del Recovery Fund e l’Italia li destini anche a questo scopo, il giovane sindacato ricorda che la nota 2002 del 9 novembre 2020, concordata tra Ministero dell’istruzione, ANIEF e le altre oo.ss. firmatarie del CCNI, ha fornito alle scuole le indicazioni operative e i chiarimenti per la corretta gestione della didattica digitale integrata.

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Formazione gratuita online degli aspiranti docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Sassari. Se c’è una cosa che questa pandemia e le misure restrittive che abbiamo vissuto in prima persona tra marzo e aprile di quest’anno hanno insegnato, è che ormai online si possono svolgere tantissime attività che prima si ritenevano impossibili: fare la spesa, lavorare, seguire un corso di cucina, fare sport, partecipare agli eventi, festeggiare un compleanno o fare aperitivo con gli amici. E, perché no, anche prepararsi adeguatamente per un concorso pubblico. Sono infatti oltre 3500 gli aspiranti docenti che tra settembre e ottobre 2020 hanno seguito online i percorsi gratuiti di preparazione teorico-pratica alle preselettive 2020 per il Concorso Scuola e per il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) Sostegno offerti dalla piattaforma di e-learning WAUniversity (WAU!). “Grazie alla collaborazione con Edizioni Simone, Formazione Anicia e ai nostri partner abbiamo creato un corso online di formazione teorico-pratica per le preselezioni del Concorso Scuola Ordinario e TFA Sostegno e per tutto settembre e ottobre lo abbiamo offerto gratuitamente sotto forma di webinar dedicati alle materie oggetto del concorso cioè logica, pedagogia, psicopedagogia, legislazione scolastica, metodo di studio e inglese – ha commentato Alessandro Lai, fondatore di WAU! – Sono migliaia i concorrenti e veramente poche le scuole di formazione online in grado di offrire un reale supporto didattico di alto livello. Alleniamo i corsisti con centinaia di quiz ed esercitazioni, concludendo i webinar con la correzione live da parte del docente. Con la sospensione di tutti i concorsi a seguito dell’ultimo DPCM, gli aspiranti insegnanti avranno ancora più tempo per prepararsi adeguatamente alle preselezioni e ora sono già disponibili online i nuovi cicli gratuiti di novembre”. Secondo una light survey* condotta da WAU!, infatti, ben il 77% dei rispondenti ritiene sia impossibile vincere il concorso scuola: tuttavia, in media, il 70,9% degli iscritti ai corsi WAU! supera i vari test di ingresso e il 93% completa i corsi (fonte: analisi dati WAU). Sono otto, tra scuole e aziende, le realtà coinvolte, unite nel Consorzio CESUR, e 6 i corsi online dell’offerta formativa WAU! per i concorsi Scuola realizzata in collaborazione con Formazione Anicia, ente accreditato dal Miur per la formazione del personale docente. I corsi, che si aggiungono ai webinar gratuiti, sono trasversali a tutte le classi di concorso e trattano le tematiche presenti nella sezione “Avvertenze generali” presenti nell’allegato A del bando.

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Si fermano i concorsi, stop anche a quello dei docenti della secondaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Stoppa anche i concorsi il nuovo Dpcm anti-Covid che sostituisce le disposizioni del Dpcm del 24 ottobre scorso e che da domani entrerà in vigore fino al prossimo 3 dicembre: si tratta di un fermo momentaneo che riguarda anche il concorso straordinario per la secondaria su posti comuni e di sostegno – introdotto dal DD n. 510 del 23 aprile scorso e bando successivo, partito già dal 22 ottobre – le cui operazioni sono attualmente in via di svolgimento. Detto che restano valide le prove già effettuate dal 60% dei 64 mila candidati, per le quali il Ministero dell’Istruzioni fornirà istruzioni per la correzione, è ormai ufficiale che dal 5 al 16 novembre verrà proposto un nuovo calendario.Si fermano i concorsi e anche il dicastero di viale Trastevere si deve arrendere, dopo avere colpevolmente ignorato gli appelli a rinviare le prove in tempo di Covid. Dal ministero dell’Istruzione specificano, con una nota ufficiale, che si procederà alla correzione degli scritti delle procedure già effettuate. La nota, che conferma la sospensione delle prove, annuncia che si procederà a una nuova calendarizzazione delle verifiche ancora non svolte.L’Amministrazione scolastico inoltre darà, quanto prima, istruzioni in merito alle procedure per la correzione in remoto delle prove già svolte. Le procedure del concorso per Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi invece proseguono regolarmente.Anief ricorda di avere attivato una motivata specifica Istanza/Diffida da inviare al Ministero dell’Istruzione e all’Ufficio Scolastico Regionale di proprio interesse – attraverso preadesione gratuita – per richiedere la predisposizione di prove scritte suppletive in caso di impedimento a partecipare alle prove già calendarizzate dal Ministero dell’Istruzione per cause correlate alla normativa sul contenimento del contagio da Sars-COV-2.

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Scuola: Sostegno, cercasi docenti specializzati

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

In Italia mancano all’appello almeno 50 mila insegnanti specializzati nel sostegno. E chi governa la scuola cosa fa? Invece di fare del tutto per assegnare alle classi e agli alunni disabili degli insegnanti con titoli adeguati, quindi che hanno svolto i corsi universitari ad hoc, si limita ad organizzare specializzazioni riservate ad un numero ristretto di candidati: appena un quarto delle cattedre libere. Con l’aggravante di mal distribuire pure i posti rispetto ai potenziali interessati: così proprio nelle passate settimane si è arrivati al paradosso di 50 candidature per 458 posti di specializzazione previsti dalla regione Piemonte. Una decisione che ha convinto il sindacato a predisporre dei ricorsi finalizzati ad essere ammessi e partecipare agli scritti del V ciclo Tfa sostegno per gli alunni disabili certificati.Secondo il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, “se non si apriranno i corsi a tutti, continueremo a ritrovarci con aspiranti docenti di sostegno validi e motivati a svolgere questo delicato ruolo d’insegnamento estromessi, mentre laddove vi è bisogno continueremo ad allestire inutili selezioni per selezionare meno candidati rispetto ai posti messi a bando. E con il tempo le cose non potranno che peggiorare, visto che – ha concluso il sindacalista – la quantità di iscritti con disabilità sale al ritmo di 8-10 mila in più l’anno e una percentuale non indifferente di docenti specializzati va in pensione o torna su disciplina”.

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Scuola: Docenti all’estero, servono nuove regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Fare ordine sul servizio di alcune migliaia di docenti italiani che operano nelle scuole all’estero: lo ha chiesto Marcello Pacifico alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina nell’incontro svolto due giorni fa sulla gestione dell’emergenza Covid e sui nodi irrisolti nel comparto scolastico: il sindacalista autonomo ha detto alla titolare del dicastero di viale Trastevere che è giunto il momento di ripristinare i trasferimenti a domanda tra scuole all’estero e che occorre dare finalmente la possibilità a chi ha svolto oltre 6 anni di servizio in un paese estero di partecipare alle selezioni per la destinazione all’estero dalle quali sono attualmente esclusi. Il leader del sindacato autonomo e rappresentativo Marcello Pacifico guarda anche ai docenti che operano oltre i confini dell’Italia: a colloquio con la ministra Lucia Azzolina ha anche detto che “è ragionevole che la gestione delle scuole all’estero, dei corsi, dei lettorati e del relativo personale, ritorni al Ministero degli affari esteri. Il passaggio di competenze e personale dal MAECI al MI ha generato complicazioni e ritardi nelle nomine”.Sempre in tema di docenti, il presidente Anief ha chiesto pure modifiche per il ripristino delle graduatorie d’istituto per le assegnazioni delle ore non costituenti cattedra e per le sostituzioni dei docenti temporaneamente assenti: una mancanza che si aggiunge al problema dei ritardi per andare a coprire il record di sempre di posti vacanti in Italia tra gli insegnanti della scuola pubblica.Le rivendicazioni del sindacato sono state riassunte nella memoria consegnata due giorni fa ai vertici di viale Trastevere, al termine dell’incontro dei sindacati rappresentativi con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sulla gestione dell’emergenza Covid e sui nodi irrisolti dei settori della Conoscenza: il sindacato ha riassunto le rivendicazioni in 15 temi essenziali da affrontare per far ripartire l’intero Paese: reclutamento, organici, edifici, mobilità, concorsi, formazione, sostegno, rinnovo del contratto, precari, Recovery Fund.

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Scuola: Migliaia di docenti di Religione in lista di attesa anche da 16 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Il sindacato Anief ha chiesto alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di istituire una graduatoria per titoli ai fini dell’immissione in ruolo di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili che abbiamo svolto oltre 24 mesi di servizio a tempo determinato nelle istituzioni scolastiche del servizio nazionale d’istruzione, così da incrementare le attuali autorizzazioni finalizzate alle stabilizzazioni della categoria. Il precariato scolastico ha assunto proporzioni inaccettabili: il record dei posti vacanti e la conseguente reiterazione dei contratti a termine per più di 200 mila precari ha generato una miriade di reclami collettivi presentati in Consiglio d’Europa, con una procedura d’infrazione – la 4231/2014 – pendente presso la Commissione europea. E si rimane, in particolar modo, in attesa del giudizio su cui si dovrà esprimere la Corte di Giustizia UE, sulla causa C-282/19.Tra le categorie più danneggiate dalla reiterazione illegittima dei contratti a termine c’è quella dei docenti di religione: nel corso degli ultimi tre lustri si sono accumulati oltre 10 mila precari. Basta ricordare che il ministero dell’Istruzione ha di recente accordato l’assunzione in ruolo di appena 472 docenti precari di religione, a fronte di più di duemila idonei reinseriti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso del 2004 (motivo per cui Anief ha generato un ricorso le cui adesioni sono ancora attive). E lo stesso concorso per insegnanti di religione cattolica, da svolgere dopo ben sedici anni dall’ultimo, come indicato nell’art.1-bis del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159, andrà a stabilizzare solo una minima parte di precari storici. Stando così le cose, in considerazione dell’attuale situazione di precariato sempre maggiore, il sindacato Anief chiede di autorizzare con successivo decreto del ministero dell’Istruzione l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato nelle istituzioni scolastiche del servizio nazionale d’istruzione, con l’aumento delle attuali autorizzazioni per le immissioni in ruolo già attuate.

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Scuola: Sostegno, 84 mila cattedre a supplenza ma si fa di tutto per tenere lontani i docenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Quella che si sta determinando sul sostegno è una situazione che diventa sempre più paradossale, dal momento che “il numero di studenti con disabilità continua ad aumentare”. I numeri sono eloquenti: negli ultimi 22 anni si è più che raddoppiato (+138%) e continua a crescere (nell’ultimo anno +5% rispetto al precedente). Nel 1998 vi era un alunno con disabilità ogni 67 alunni (1,5% del totale), oggi ve ne è uno ogni 28 (3,5% del totale). Presto sarà in media presente un alunno con disabilità certificata in ogni classe della scuola italiana: 1 ogni 25.Anche il concorso straordinario lascerà immutato il quadro delle necessità: basta ricordare che “per i 4.069 posti di sostegno per la secondaria di I grado (scuola media) il numero dei candidati complessivi è di soli 1.413, pari a circa un terzo del totale. In 13 Regioni su 18 ci sono meno candidati che posti. Alla fine del concorso rimarranno vacanti 2.720 posti, sempre che tutti i candidati riescano ad ottenere nella prova scritta almeno il punteggio minimo di 56/80. E lo stesso fenomeno si osserva per il concorso straordinario per il sostegno nella secondaria di II grado”.Dallo studio di Tuttoscuola, “il dato più clamoroso” risulta “quello della Lombardia dove sono stati messi a concorso ben 1.259 posti (quasi un terzo del totale), ma che registra soltanto 261 candidati iscritti: non saranno assegnati, quindi, quasi mille posti”. In percentuale, però, va ancora peggio in Piemonte, dove per 458 posti si sono candidati appena 50 docenti, quindi circa il 90% dei posti banditi continueranno ad andare a supplenza.Anche per il concorso straordinario nella secondaria di II grado c’è un sostanziale disinteresse: complessivamente, vi sono “più posti (1.600) che candidati (1.332). Ancora una volta la Lombardia ha il primato negativo: soltanto 100 candidati per 421 posti con uno scoperto di 321 posti che rimarranno vacanti, seguita dal Piemonte con 223 posti senza vincitori finali, dal Veneto (212) e così via altre quattro Regioni con più posti che candidati. Alle superiori però il fenomeno è ribaltato al Sud: in Campania per 6 posti concorrono 215 candidati, in Sicilia 128 candidati per 9 posti; eccedenza di candidati rispetto al numero di posti anche in altre 8 Regioni meridionali e centrali”. Sempre secondo Tuttoscuola, questa “situazione rovesciata produrrà un paradosso: il concorso straordinario per il sostegno – che ha costi organizzativi notevoli – si concluderà con almeno 3.700 posti vacanti (quasi tutti al Centro-Nord) e oltre 700 candidati sicuramente esclusi (quasi tutti al Sud). E questo nonostante al Sud ci siano in proporzione molti più posti in organico che al Nord”. Citando le principali cause che portano al tiepido interesse verso la professione di docente di sostegno, la rivista specializzata sostiene che “il percorso per diventare insegnante di sostegno prevede alcuni ostacoli non indifferenti. Il primo per conseguire la specializzazione, requisito necessario per diventare docenti di sostegno, è rappresentato dal tempo necessario (un anno almeno) per la frequenza di corsi universitari a numero chiuso (TFA), un tempo che va ad aggiungersi a quello impiegato per conseguire la laurea magistrale, senza contare che per accedere a posti di ruolo occorre anche il possesso dell’abilitazione all’insegnamento”. Inoltre, “il numero chiuso per l’accesso a questi tirocini formativi universitari esclude altri potenziali candidati. Dopo la preselezione (con un costo di iscrizione di 100-200 euro), per gli ammessi c’è anche il costo di iscrizione e frequenza ai corsi (mediamente circa 4 mila euro)”.

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Scuola: In arrivo 25 mila assunzioni di docenti di sostegno

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

L’operazione sarà finanziata con 1,2 miliardi previsti dalla prossima Legge di Bilancio. Considerando la mole di posti vacanti e disponibili, “sul sostegno sarebbe bene aprire il Tfa specializzante a tutti gli insegnanti che abbiano la volontà e il desiderio di acquisire un titolo che per lo Stato italiano è una necessità: l’anno scolastico è iniziato ancora una volta con pochi insegnanti specializzati” e da specializzare. Così si è espresso Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, in una intervista ad Italia Stampa, commentando l’entità di spesa che il Governo si accinge a investire con la legge economica di fine anno per supportare i settori della Conoscenza pubblica, Università compresa. Senza questa operazione, la stabilizzazione dei docenti che svolgono didattica speciale rivolta agli alunni con disabilità rischierebbe di trasformarsi in un flop, analogo a quello di inizio anno scolastico, quando su 85 mila assunzioni già finanziate dal Mef ne sono state completate nemmeno 30 mila. Il sindacato ricorda che al termine del V Tfa sostegno che si sta avviando si specializzeranno un numero di docenti utili a coprire solo un quarto dei cattedre vacanti e disponibili, peraltro con sensibile squilibrio nell’assegnazione dei posti da parte degli atenei che stanno svolgendo le selezioni per l’acceso ai corsi.La Legge di Bilancio porterà nuove risorse per la scuola: “oltre 6 miliardi, tra cui quelli per assumere anche 25 mila docenti di sostegno, sono un inizio. Sono soldi che darebbero un sostegno maggiore al comparto: come Anief, lo abbiamo sempre chiesto”, ha detto il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, nel corso dell’intervista.Come se non bastasse, ha ricordato il sindacalista autonomo, “purtroppo tantissimi posti assegnati e finanziati per le immissioni in ruolo sono andati disertati. Tutto ciò è avvenuto anche perché non sono state aperte le Graduatorie provinciali per le supplenze anche per le immissioni in ruolo”: eppure, Anief lo ripete da tempo, “è questa l’unica soluzione possibile per potere arrivare all’obiettivo” prezioso di coprire le cattedre, assicurare la continuità didattica e abbattere il precariato. Una strada che passa, tra l’altro, per la cancellazione della norma contenuta nella Legge 128/2013 che giustifica l’assegnazione di una cattedra di sostegno su tre ai docenti supplenti.

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Per Scuola e Università 6,1 miliardi: 25mila docenti di sostegno da assumere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

A tanto ammonta la spesa che il Governo intende investire per supportare i settori della Conoscenza pubblica: 1,2 miliardi riguardano la stabilizzazione dei docenti che svolgono didattica speciale rivolta agli alunni con disabilità. Anief ritiene importante questa decisione, sempre se confermata: il sostegno detiene infatti il record di precari, con 80 mila supplenze annuali su 180 mila posti complessivi e appena 101.164 docenti di ruolo. Il numero assunzioni, poi, andrebbe incrementato fruendo, anche indirettamente, dei fondi che l’Unione europea concederà all’Italia attraverso il Recovery Fund. Ovviamente il sindacato attende di leggere il testo per esprimere un giudizio; sicuramente saranno presentati degli emendamenti migliorativi. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “questa situazione comporta un danno importante agli alunni disabili, perché due su tre sono costretti ogni anno a cambiare docente. Assumere 25 mila nuovi insegnanti specializzati, quindi, è un primo segnale di inversione di tendenza. A questo scopo sarà anche indispensabile incrementare il numero di specializzati e di posti messi a concorso, visto che nell’ultima sessione riservata sono state messe a bando appena un quarto delle cattedre vacanti e disponibili. Peraltro co un sensibile squilibrio nell’assegnazione dei posti. Ma ancora prima bisognerà cambiare la normativa che regola gli organici del settore: la Legge 128/2013 infatti impone che una cattedra di sostegno su tre debba andare necessariamente in deroga, precludendola quindi alla mobilità e alle immissioni in ruolo. Quelle che ora il Governo intende invece finalmente realizzare nel 2021”.

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Scuola: Docenti di Religione, proseguono le operazioni di immissioni in ruolo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Si sta concretizzando l’assunzione di 472 docenti precari di religione, a fronte di più di duemila idonei reinseriti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso del 2004. Il ministero dell’Istruzione ha appena comunicato, con apposita nota, che in Toscana “il contingente dei posti residuato, all’esito delle immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2020/2021, comunicate dagli Uffici Scolastici Regionali, pari a n. 23 posti per la scuola secondaria di primo e secondo grado, è riassegnato alla regione”. “Si tratta di numeri risibili – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – poiché purtroppo a causa di una persistente interpretazione “restrittiva” della normativa riguardante la distinzione tra organico di fatto ed organico di diritto, nonostante i posti vacanti e disponibili registrati, il Mef ha autorizzato l’immissione di meno di un quarto di posti”. Prosegue, alla luce di questo, la raccolta di adesioni allo specifico ricorso per ottenere il ruolo attraverso l’ampliamento degli organici preventivati.Proseguono le operazioni di immissione in ruolo dei docenti di religione cattolica ai sensi dell’art.1-bis, comma 3, del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, recante “Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159. Un’operazione che porterà in ruolo poche centinaia di docenti precari, nonostante l’intervento del legislatore mirato ad assorbire una parte del precariato a distanza di 16 anni dall’ultima procedura concorsuale.

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Scuola: I 60 mila docenti-Covid non sono “tappabuchi”: ora lo dice pure il Ministero

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Con una doppia nota di chiarimento del capo dipartimento Max Bruschi, il ministero dell’Istruzione interviene sugli insegnanti assunti per rispondere alle esigenze della didattica da attuare nel corso dell’emergenza coronavirus: viene chiarito una volta per tutte che tali docenti rientrano a pieno titolo nell’organico dell’autonomia, non possono essere utilizzati esclusivamente per le supplenze del personale assente, sicuramente non possono essere collocati per fare sostegno agli alunni disabili e in caso di lockdown potranno operare in smart working.Marcello Pacifico, presidente Anief: “Con queste precisazioni si chiude il cerchio su un organico prezioso ma fino ad oggi considerato a torto di serie B. In pratica, il ministero dell’Istruzione prende atto delle positive modifiche introdotte sull’organico Covid dal Parlamento, su spinta del Governo, attraverso il decreto Agosto, che ha aperto giustamente alla possibilità di fargli svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile in caso di blocco delle lezioni in presenza, di mantenere quindi il contratto in essere in caso di lockdown, e di non essere considerati dei meri supplenti da utilizzare all’occorrenza per supplenze di vario genere, anche su sostegno. A questo punto, sarebbe giusto che il ministero compia l’ultimo sforzo, chiedendo al Mef di considerare i 60 mila docenti-Covid come organico aggiuntivo permanente, collocandolo all’interno del contingente dell’organico di diritto”.Doppia precisazione del ministero dell’Istruzione sui docenti cosiddetti Covid, assunti dallo Stato per meglio fronteggiare a livello scolastico l’emergenza epidemiologica. Con la prima nota, la n. 1843 del 13 ottobre, da viale Trastevere si specifica che l’organico Covid rientra nell’ambito dell’organico dell’autonomia ed è quindi è funzionale alla realizzazione della didattica ed al contenimento del coronavirus. Tuttavia, si esclude questi preziosi docenti possano essere utilizzati esclusivamente per le supplenze all’interno degli istituti.

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Formazione per i docenti: i corsi 2020-2021 del Ce.Se.Di.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Torino. Scadono venerdì 30 ottobre (salvo quelli dedicati all’educazione alla sostenibilità, il cui termine è il 15 ottobre) le iscrizioni ai corsi di formazione e aggiornamento professionale per insegnanti delle scuole del Piemonte che il Ce.Se.Di.-Centro servizi didattici della Città metropolitana di Torino ha inserito nel Catalogo 2020-2021. Quest’anno, a causa della situazione determinata dall’emergenza Covid-19, il Catalogo Ce.Se.Di. per la Scuola 2020-2021 si concentra maggiormente sulla formazione dei docenti, attraverso proposte formative per la maggior parte erogabili anche in modalità Fad (formazione a distanza). Particolare attenzione è riservata alla didattica digitale, alla prevenzione e al contrasto di bullismo e cyberbullismo, alla tutela dell’ambiente sociale scolastico con riguardo anche alle problematiche familiari e affettive degli studenti, all’educazione alla sostenibilità ed ambientale. Per quanto riguarda l’attività rivolta agli studenti, per l’anno scolastico 2020/21, ove possibile, saranno completati i percorsi già programmati nell’anno scolastico 2019/20 e sospesi a causa dell’emergenza legata alla pandemia: nel catalogo è presente una sezione ad hoc, a disposizione delle scuole che avevano dovuto interrompere l’attività in primavera. Nello scorso mese di aprile la Città metropolitana di Torino ha rinnovato il protocollo d’intesa con Regione Piemonte e Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte che prevede la condivisione, la promozione e la valorizzazione su tutto il territorio regionale di attività, servizi di supporto e ogni altra azione (compresa l’offerta del Catalogo “Il Ce.Se.Di. per la Scuola”) finalizzati al potenziamento delle competenze e della professionalità dei docenti delle istituzioni scolastiche e formative. “È proprio in quest’ottica che il nostro Centro Servizi Educativi continua a essere un importante tassello” spiega la consigliera metropolitana con delega all’istruzione e al sistema educativo Barbara Azzarà “con le sue opportunità di approfondimento e di sperimentazione didattica rivolte al mondo dei docenti”. Tale impegno, dedicato alla formazione di qualità dei docenti, ha avuto da parte del Ministero dell’istruzione un riconoscimento importante nello scorso mese di luglio, con l’Accreditamento nazionale del Ce.Se.Di. quale ente di formazione del personale della scuola, in virtù del quale tutte le proposte formative in catalogo rientrano a pieno titolo nel sistema nazionale di formazione continua dei docenti. Per saperne di più: http://www.cittametropolitana.torino.it/speciali/2020/cesedi_scuola/

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Diventare docenti di sostegno? Dipende dall’università in cui ci si candida

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

È ancora una volta deludente il meccanismo utilizzato per determinare il superamento della prova preselettiva (prove svolte dal 22 settembre al 1° ottobre, preludio per l’accesso alle prove scritte) per l’accesso al nuovo corso di specializzazione per le attività didattiche di sostegno, il TFA sostegno V ciclo anno accademico 2019/20, in quanto a determinare l’accesso è il risultato del più bravo. Se il più bravo totalizza 30 punti su 30, quello è il metro di partenza. Se il più bravo totalizza 28, la scala scende. A denunciarlo è la stampa specializzata, che ricorda anche che sono stati esonerati dalla prova preselettiva (per cui accedono direttamente alla prova scritta) i soggetti che nei dieci anni scolastici precedenti abbiano svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, valutabili come tali ai sensi dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124, sullo specifico posto di sostegno del grado cui si riferisce la procedura. Subito ammessi alla prova scritta anche “i candidati con disabilità affetti da invalidità pari o superiore all’80% di cui alla legge 104/1992 art. 20”. L’accesso ai corsi di sostegno non è legato alle competenze degli aspiranti corsisti, ma al fato. Per superare il test preliminare – spiega la rivista Orizzonte Scuola – non c’è un punteggio minimo e, come prevede il DM 92/2019, è ammesso alla prova scritta un numero di candidati pari al doppio dei posti disponibili nella singola sede per gli accessi (nei singoli Atenei). Sono inoltre ammessi alla prova scritta coloro che conseguono lo stesso punteggio dell’ultimo degli ammessi. Il risultato della preselettiva non farà media con la prova scritta e orale, ma è determinante solo ai fini dell’accesso. Il test preliminare è costituito da 60 quesiti: la risposta corretta a ogni domanda vale 0,5 punti, la mancata risposta o la risposta errata vale 0 (zero) punti. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è inverosimile quello che sta accadendo: “Premesso che i posti messi a concorso sono pari ad appena un quarto delle cattedre vacanti e che anche quest’anno due alunni disabili su tre si ritroveranno assegnato un docente nuovo – dice il sindacalista autonomo – resta da comprendere come mai si continui a decidere il numero di posti dei corsisti solo sulla base delle disponibilità degli atenei e non in base alle esigenze precipue locali. Perché, ad esempio, si mette nelle condizioni un ateneo di organizzare una selezione di accesso ai corsi, ben sapendo, come è accaduto pure quest’anno, che l’interesse è residuo. E perché non si aumentano i posti da mettere a bando, laddove è palese l’alto interesse da parte dei docenti abilitati interessati a specializzarsi nel sostegno agli alunni disabili?”.

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Tamponi gratuiti in Lombardia per studenti, docenti e personale Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

Tamponi non a pagamento e con esiti immediati per studenti e personale scolastico docente e non docente, più una riduzione dei tempi di esecuzione e refertazione dell’esame svolto per verificare la presenza del Covid19: a prevederlo è la Lombardia, che ha in questo modo dato attuazione al DPCM del 7 settembre scorso, così da indicare la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia, da aggiornare in base all’evoluzione del quadro epidemiologico e delle conoscenze scientifiche.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “l’iniziativa della regione Lombardia va presa come modello da allargare anche alle altre regioni e province, quindi su tutto il territorio nazionale. Complessivamente, considerando tutti gli istituti, tra studenti e docenti parliamo di circa 10 milioni di individui. I quali, poi, tornano nelle loro case, alle loro famiglie e alle loro attività extra-scolastiche. I numeri ci dicono, quindi, che tenere sotto controllo il Covid19 nelle scuole e tra chi le frequenta costituisce la chiave di volta per evitare che i contagi assumano proporzioni sempre più grandi e pericolose, anche per scongiurare, dopo il prolungamento al 31 gennaio dello stato di emergenza, un secondo lockdown al quale nessuno vuole nemmeno pensare. Tra l’altro, nelle oltre 8.200 scuole italiane sono presenti in alto numero diversi lavoratori potenzialmente fragili.

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Come si diventa docenti di sostegno nella scuola italiana?

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Una lettrice mi scrive: “io ho superato le prove preselettive ma non ho saputo il voto. Ho fatto lo scritto e aspetto i risultati. L’anno scorso non sono stata ammessa agli scritti con punteggio 26,5 e 25 vedi te!!! Quindi come al solito giungiamo sempre alla stessa conclusione”. Questa giovane donna è partita giorni fa da Erice un comune in provincia di Trapani per andare ad Aosta e da lì le hanno detto che doveva raggiungere Treviso dove in un paese della provincia avrebbe potuto aspirare ad un posto. Non sono ben addentro alle segrete cose che maturano nelle stanze del “Palazzo” ma mi chiedo quanti giovani e probabilmente anche meno giovani si stanno sobbarcando anche economicamente, in questi giorni, viaggi per l’Italia come se non esistesse quella emergenza sanitaria che si chiama Covid-19. E’ naturale chiedersi cosa e chi permette che ciò accada senza cercare di porvi mano con fermezza. Ho sempre saputo che da anni la scuola italiana naviga a vista e non sto qui ad affondare il bisturi sulle “malefatte di Gogol” ma credo che questa calamità epidemica oggi ci faccia vedere con crudezza quanto male abbiamo fatto alla società e al sistema paese trascurando settori come quello dell’istruzione e della salute di così vitale importanza e che oggi, nonostante le toppe che vi mettiamo, qua e là, rivelano una crisi profonda di cui dovrebbero farsene carico tutte le forze politiche raggiungendo la consapevolezza che non esistono priorità in assoluto ma una ragione come l’ha spiegata magistralmente Menenio Agrippa, nel suo apologo, dove tutti sono importanti nel ruolo che svolgono e tutti sono necessari per offrire alla comunità la propria ragione d’essere e di vivere. E sino ad oggi, purtroppo, in Italia e anche nel mondo stiamo facendo esattamente il contrario. Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? (Riccardo Alfonso)

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Docenti di sostegno: corsi di specializzazione presi d’assalto o disertati

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Mentre si stanno lentamente completando le nomine dei 100 mila supplenti annuali, in larga parte in deroga, anche per via delle graduatorie provinciali in continuo rifacimento a seguito degli errori a raffica derivanti dal cambio immotivato delle tabelle valutanti i titoli, dalle scuole di specializzazione di sostegno giungono notizie sconfortanti. Con 170 mila ragazzi disabili che hanno già cambiato o sono in procinto di cambiare il loro docente, con il “balletto” delle cattedre in pieno corso, si scopre che dei posti messi di sostegno messi a bando nell’ambito del concorso straordinario, al via il 22 ottobre (in tutto 5.669, di cui 4.069 per la secondaria di primo grado e 1.600 per le superiori), gli aspiranti che hanno presentato domanda di partecipazione sono 2.745, pari alla metà dei posti messi a bando. I corsi per diventare docenti di sostegno rasentano ormai l’assurdo. Vi sono alcune regioni dove la scarsità di aspiranti è particolarmente sentita. Altre dove vi è invece abbondanza di aspiranti e mancanza di posti nel bando (anche in presenza di cattedre scoperte): “se ad esempio in Lombardia, per la scuola media, ci sono 361 domande per 1.680 posti, in Sicilia per la scuola superiore ci sono 128 domande per 9 posti. La mancanza di aspiranti per queste cattedre è cronica, da anni ormai, purtroppo di procede per deroghe, permettendo il ruolo a professori non specializzati”, spiega Orizzonte Scuola.Ma c’è anche un altro aspetto che lascia davvero molto a desiderare sulla selezione dei docenti da specializzare: è quello della valutazione delle preselettive per l’accesso al nuovo corso di specializzazione per le attività didattiche di sostegno (TFA sostegno V ciclo anno accademico 2019/20): in base ai risultati ottenuti dagli atenei, risulta “ancora una volta deludente il meccanismo utilizzato per determinare il superamento della prova, in quanto a determinare l’accesso è il risultato del più bravo. Se il più bravo totalizza 30 punti su 30, quello è il metro di partenza. Se il più bravo totalizza 28, la scala scende”, spiega la stampa specializzata.In pratica, “per superare il test preliminare non c’è un punteggio minimo e, come prevede il DM 92/2019, è ammesso alla prova scritta un numero di candidati pari al doppio dei posti disponibili nella singola sede per gli accessi (nei singoli Atenei). Sono inoltre ammessi alla prova scritta coloro che conseguono lo stesso punteggio dell’ultimo degli ammessi. Il test preliminare è stato costituito da 60 quesiti. La risposta corretta a ogni domanda vale 0,5 punti, la mancata risposta o la risposta errata vale 0 (zero) punti”. I risultati finora comunicati, determinanti ai fini dell’accesso, però “vengono ‘mal digeriti’ da alcuni candidati”. La stessa rivista Tuttoscuola ha di recente rilevato, all’interno di un focus sul sostegno, che “ci vuole ben altro per cercare di dare soluzione ai problemi di questo delicato settore, a cominciare dalla continuità didattica, ancora una volta e più di prima tradita dalle norme e procedure attuali. Sarebbe comunque sbagliato ritenere che questa crisi sia congiunturale, acuita soltanto dall’emergenza sanitaria e organizzativa in corso”. Perché “dei circa 185 mila posti di sostegno previsti quest’anno, solo 101.164 sono in organico di diritto, fissi e stabili, mentre i restanti 83.836 saranno in deroga, provvisori e funzionanti fino al 30 giugno”. Inoltre, è inammissibile che i posti messi a concorso risultino appena uno su quattro cattedre vacanti. Nel frattempo, la forbice, tra diritto e deroga si sta allargando, con “costante incremento dei secondi, tra un paio d’anni, se non interverranno modifiche radicali, raggiungerà la parità: 50% al diritto e 50% alla deroga, un risultato di ridottissima stabilizzazione del settore”. E, come “ciliegina sulla torta”, c’è da considerare che il “numero imprecisato di questi supplenti (si stima tra il 20-25%) è addirittura privo del diploma di specializzazione per il sostegno”. La risultanza di tutto questo è che quest’anno due alunni disabili su tre resteranno spaesati “davanti a un nuovo docente mai visto prima”.

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Scuola: Stipendi docenti, potere d’acquisto fermo da 4 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

Per Anief è arrivato il momento di adeguarli all’inflazione con una salario minimo di cittadinanza, di prevedere per il personale della scuola indennità minima di dieci euro giornaliere per rischio biologico in tempo di Covid-19, di stabilire risorse nella legge di bilancio per aumenti di ulteriori 50 euro rispetto ai cento euro già stanziati. In questo modo, conclude Pacifico, nel prossimo contratto potremmo dare aumenti di 450 euro mensili a ogni dipendente dei nostri istituti.Il gap di mille euro medi in meno al mese rispetto alla media UE rimane intatto. Si confermano significative le differenze tra i paesi europei negli stipendi tabellari iniziali degli insegnanti: i compensi possono infatti variare, a seconda del paese, da 5 a 80 mila euro lordi all’anno. Scorrendo il Rapporto Eurydice 2020, risultano infatti decisamente più alti gli stipendi iniziali degli insegnanti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia e Scozia. Stipendi ancora più maggiori si registrano in paesi con PIL pro-capite alto: Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Le stime europee indicano che gli stipendi dei nostri prof possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio. Secondo Bruxelles, i nostri insegnanti hanno bisogno di una significativa anzianità di servizio per raggiungere aumenti salariali modesti, poiché gli stipendi possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio. Per contro, in Irlanda, Paesi Bassi e Polonia, gli stipendi tabellari iniziali dei docenti possono addirittura aumentare di oltre il 60% già nei primi quindici anni di servizio, e ancor di più negli anni successivi. Infine, va rilevato che in Spagna, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, esattamente come in Italia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi 4 anni.Ma perché il disavanzo stipendiale si mantiene così alto? Ad oggi, l’unica certezza è quella dell’aumento stipendiale del 3,48% del 2018, giunto dopo quasi un decennio di blocco; gli stipendi dei docenti italiani hanno subito gli influssi di un nuovo stop contrattuale che perdura ormai da un biennio. A ben vedere, c’è anche una recente novità in busta paga, che ha avuto effetto la scorsa estate, a partire dalla mensilità di luglio 2020: è quella del taglio del cuneo fiscale, quindi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (con trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 euro a decorrere dal 2021, ma solo se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro), introdotto per tutti i dipendenti pubblici, compresi i docenti e il personale Ata. A fronte di questa situazione, Anief reputa indispensabile avviare al più presto la trattativa per il rinnovo del contratto del comparto scuola, al fine di procedere con l’assegnazione di aumenti stipendiali “veri” a tre cifre, come accordato dai ministri Marco Bussetti prima (aprile 2019) e Lorenzo Fioramonti (nella seconda parte dello stesso anno): si ricorda che se in media lo stipendio di docenti e Ata non supera i 30 mila euro, guardando alle stime ufficiali della PA la media è di 34.491 euro. Anche i dipendenti ministeriali (con 30.140 euro annui medi) superano il personale docente. Nella presidenza del Consiglio gli stipendi medi annui sono di 64.611 euro e nelle Autorità indipendenti superano i 91.259 euro. Per non parlare dei magistrati, che sforano i 140 mila euro.

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Scuola: Docenti neo-assunti bloccati per 5 anni, in 30 mila si chiedono perché?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

30 mila docenti, assunti questa estate, non potranno spostarsi dall’istituto che gli è stato assegnato per almeno 60 mesi. Solo in due casi è possibile derogare alla norma: al subentrare dello stato di soprannumerarietà oppure in caso di assistenza di un familiare disabile, condizione che doveva essere dichiarata al momento della procedura di individuazione. Tutti questi docenti coinvolti nel blocco non avranno accesso, per un quinquennio, ai trasferimenti, ai passaggi di cattedra e passaggi di ruolo, né alla mobilità annuale, cioè all’utilizzazione o all’assegnazione provvisoria o ancora a un incarico a tempo determinato. Prima di presentare tali domande, il docente dovrà avere svolto 5 anni di effettivo servizio nella scuola dove è stato assegnato in ruolo. I sindacati firmatari avrebbero potuto richiedere un’integrazione al contratto integrativo del 6 marzo 2019 per almeno far ricongiungere gli insegnanti ai loro figli, mitigando il blocco previsto dall’ordinanza n. 182/2020, ma non l’hanno fatto. L’unica alternativa rimane l’accoglimento della richiesta di Anief, presentata sotto forma di un emendamento (32.0.5) al D.L. 104/20, che prevede la mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti e disponibili. Anief rammenta che il divieto di mobilità per 5 anni è stato vigente soltanto per il biennio 2011/12 e 2012/13 con la modifica introdotta dall’articolo 9, comma 21 della legge n. 106/2011 – con l’esclusione del blocco per l’assegnazione provvisoria fino all’ottavo anno di vita del bambino prevista dal contratto – a seguito della riapertura delle GaE “a pettine” ottenuta dall’Anief. La norma, che era stata pensata per contenere l’assunzione di docenti meridionali nelle regioni italiane del settentrione, fu abrogata per l’evidente incostituzionalità dall’articolo 15, comma 10-bis della legge n. 128/2013, dopo le pressanti denunce, le ripetute richieste emendative e i ricorsi presentati sempre dall’Anief.Così dall’anno scolastico 2013/14 al 2018/19, fu ripristinata la richiesta di trasferimento, assegnazione provvisoria o utilizzazione in altra provincia dopo tre anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità, riportando la norma sulla mobilità, per lo più, a quanto previsto dall’originario comma 3 dell’articolo 399 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che permetteva il trasferimento ad altra sede nella stessa provincia dopo due anni e in altra provincia dopo 3 anni, mentre l’assegnazione provvisoria dopo un anno, in vigore dall’anno scolastico 1994/1995 al 2010/11. Durante la XVIII legislatura, la maggioranza giallo-verde, in sintonia con le nuove norme sulla regionalizzazione della scuola, ripristinò la norma sul vincolo quinquennale precedentemente sospesa, ma soltanto per il personale assunto dalle nuove GRME, con effetto del provvedimento a partire dal 1° settembre 2019 con eccezione del personale avente diritto individuato entro il 31 dicembre 2018. L’attuale maggioranza di Governo, alla ricerca di una presunta parità di trattamento, invece di sanare la disparità, ha voluto estendere il blocco a tutti i neo-assunti, indipendentemente dal percorso di reclutamento, senza riflettere sulla illegittimità del ripristino del blocco quinquennale stesso e della perdurante disparità di trattamento rispetto ai docenti assunti in passato, specialmente in tempo di Covid. La disposizione è prevista nel Decreto Legge n. 126 del 29 ottobre 2019 e nella Legge di conversione n. 159 del 20 dicembre 2019, che prevede il blocco quinquennale di tutti i neo-immessi in ruolo nel corrente anno scolastico 2020/21 a prescindere dal canale o graduatoria di reclutamento (GAE, Concorsi 2016, Concorsi 2018, “call veloce”) e a prescindere dall’ordine o grado di istruzione interessato. Nel dicembre del 2019, dopo uno stato di agitazione, CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA firmarono un verbale di conciliazione con il ministro di allora Lorenzo Fioramonti dimenticando la necessità di integrare il CCNI valido per gli anni scolastici 2019/20 – 2020/21 – 2021/22. In assenza di tali modifiche, pertanto, con le ordinanze 182-183 del 23 marzo 2020 del ministro dell’istruzione sono stati resi operativi i blocchi oggi tanto contestati. La parola potrebbe ripassare di nuovo al parlamento che se approva l’emendamento (32.0.5) presentato in sede di conversione del D.L. 104- 2020 potrebbe sanare nuovamente tale ingiustizia e coniugare il diritto alla salute con il diritto alla famiglia.

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Scuola: Tfa sostegno, concorsi docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Secondo il sindacato occorre assolutamente consentire ai candidati costretti all’isolamento domiciliare di poter misurare il proprio merito, come previsto dalla normativa vigente. “In un momento in cui abbiamo superato la quota di 50 mila italiani positivi al Covid-19 – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, lo Stato deve garantire la parità di trattamento tra cittadini, derogando ai criteri di univocità della prova concorsuale, come ribadito anche nella sentenza n. 8655/19 del Tar Lazio. Oltre ad essere previsto dalla legge, ricordo che nell’autunno di due anni fa è stato fatto in occasione della prova della Sardegna del concorso a dirigente scolastico: in quell’occasione il sindaco di Cagliari, a seguito dell’allerta meteorologica, chiuse le scuole dove si sarebbero dovute svolgere le prove, facendole rinviare. Oggi ci troviamo alle prese con un’altra emergenza, quella epidemiologica, che va affrontata con lo stesso criterio, per non cadere altrimenti in una palese procedura selettiva discriminante”. Per questi motivi, il sindacato Anief reputa oggi indispensabile, al fine di tutelare il diritto di una parte degli oltre 600 mila candidati complessivi che hanno fatto regolare domanda, impossibilitati a recarsi nelle sedi di svolgimento delle prove d’accesso già svolte o da svolgere, che i Ministeri di competenza fissino il prima possibile le date delle prove suppletive per misurare le loro conoscenze e capacità con i vari test a numero chiuso di medicina, per gli oltre 20 mila posti di Tfa sostegno e per partecipare ai tre concorsi – prima lo straordinario per la secondaria e poi gli ordinari per tutti i cicli scolastici – finalizzati all’individuazione di 78 mila nuovi insegnanti.

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