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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 265

Posts Tagged ‘docenti’

Convegno ‘Docenti protagonisti e ricerca pedagogica’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Roma venerdì 15 giugno al Senato, nella Sala ISMA (Piazza Capranica 72), il convegno ‘Docenti protagonisti e ricerca pedagogica’. “La Legge sulla Buona Scuola ha promosso molte esperienze nuove, più o meno condivisibili, su cui il giudizio resta sospeso, in attesa di capire fino a che punto i ragazzi potranno trarne buoni frutti per la loro maturità personale e culturale. L’alternanza Scuola-Lavoro resta sospesa in questa terra di mezzo, che ne fa per alcuni la vera novità della legge 207, mentre per altri è solo l’ennesima moltiplicazione delle incombenze dei docenti”. A dirlo è Paola Binetti, senatrice Udc e presidente dell’associazione culturale Etica e Democrazia, che insieme all’Associazione Pedagogica Italiana – AsPeI promuovono l’iniziativa.
“Non pochi di loro lamentano che venga sottratto tempo all’insegnamento per anticipare contenuti ed esperienze con cui i ragazzi potranno confrontarsi successivamente. In questo modo- prosegue Binetti- invece perdono di vista contenuti curriculari che, pur necessitando di una rivisitazione più moderna, scompariranno dall’orizzonte culturale di molti di loro”. Ed è proprio su questo tema, al termine di un anno scolastico “quanto mai impegnativo”, i docenti si incontreranno all’ISMA per parlare di alternanza scuola-lavoro e fare una prima valutazione delle esperienze di quest’anno.L’incontro punta a valorizzare la mentalità di ricerca dei docenti, “per stimolare una riflessione critica sugli esperimenti condotti e ricavarne un sapere esperto, che abbia rigore scientifico e l’indubbio calore umano che caratterizza ogni relazione formativa”, aggiunge la senatrice Binetti. “Cosa hanno in comune lo studio e il lavoro, oltre ad un apprezzabile livello di responsabilità e ad un’indubbia curiosità per capire come si arriva a determinate conclusioni. L’intreccio tra scuola e lavoro diventa positivo se stimola nei ragazzi il passaggio da un apprendimento prevalentemente conservativo ad una vera e propria mentalità di problem solving. Il sapere si finalizza alla soluzione di problemi in modo innovativo, offrendo alla creatività intellettuale i giusti stimoli per mettere alla prova le proprie conoscenze e le proprie competenze. Ma non sempre è stato così- conclude la senatrice Udc- e troppo spesso i ragazzi si sono cimentati con un lavoro di tipo ripetitivo, meccanico, come ad esempio le famigerate fotocopie, senza mettere alla prova i talenti fin qui coltivati a scuola e senza sapere come ampliare gli orizzonti della propria razionalità e la ricchezza della propria capacità di comunicazione e di confronto”.

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Ocse: docenti più pagati e preparati formano studenti che avranno successo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Nel documento annuale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico si raccomanda di creare le condizioni che permettano veramente di richiamare insegnanti qualificati e efficaci nelle scuole più “difficili” e di aumentare, in parallelo, le responsabilità dei capi di istituto, “che possono svolgere, se preparati per questo compito, un ruolo importante per attrarre, accompagnare, e formare docenti che rispondono alle esigenze della realtà educativa locale”. L’Ocse ha anche rilevato che nella metà dei 69 Paesi ed economie esaminati, gli insegnanti delle scuole con un’alta concentrazione di studenti svantaggiati tendono ad avere qualifiche o credenziali inferiori rispetto agli insegnanti delle scuole più avvantaggiate. In Italia, inoltre, la mancata valorizzazione del personale passa anche per gli stipendi inadeguati: nell’Ue solo i docenti della Slovacchia e della Grecia percepiscono buste paga inferiori a quelle dei nostri docenti. Il problema è, soprattutto, quello del mancato adeguamento stipendiale nel corso della carriera.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se non si investe in istruzione si pregiudica la crescita culturale dei cittadini e del Paese. È esemplare, anche, che ad essere penalizzate di più risultano le regioni e i territori più svantaggiati. Ma anche le scuole con alunni più “difficili”. Dove sono concentrati anche i precari e gli insegnanti con minore esperienza. Andando a creare un ulteriore danno nei loro confronti. In pratica, ai ragazzi già penalizzati dalla deprivazione culturale del luogo di appartenenza si aggiunge quella dell’assegnazione di insegnanti con minore anzianità professionale. In assoluto, l’Italia rimane uno dei Paesi dove l’insegnamento viene considerata una professione qualsiasi. È una vergogna nazionale, di cui i governi degli ultimi anni si devono assumere la responsabilità. Cogliamo l’occasione, visto che siamo all’inizio di una nuova legislatura, per chiedere di cambiare corso. Non solo a parole.

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Gli italiani credono nella Scuola, ma il contratto non tutela docenti e Ata

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

Attraverso un’intervista video rilasciata ad Orizzonte Scuola, il presidente nazionale del giovane sindacato annuncia gli obiettivi da centrare, ad un mese dal rinnovo delle Rsu d’istituto che ha portato il sindacato della scuola ad entrare nei tavoli della contrattazione nazionale. Come prima cosa, Anief chiederà la revisione totale nel nuovo contratto nazionale per quanto riguarda tutte le norme pattizie siglate fino a ora. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Attraverso la rappresentatività ottenuta, intendiamo mettere mano alle contrattazioni d’istituto; ci impegneremo a riformulare e a vigilare sull’uso dei fondi scolastici. La nostra intenzione è quella di cambiare le regole organizzative all’interno delle scuole, ma anche quelle sulle responsabilità del personale e sui diritti e doveri. Il diritto è il riconoscimento della professionalità nel rispetto delle norme costituzionali: questo, non può esulare da tutti gli incontri formali e informali che faremo con l’amministrazione a livello centrale e a livello periferico per andare a ridefinire gli organici, con un adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto, con una trasformazione dei posti in deroga di sostegno a posti in organico di diritto e con una battaglia culturale che preveda l’assegnazione degli organici alle scuole in base ai bisogni delle scuole nel territorio non a meri criteri numerici. Appena l’Aran certificherà la nostra rappresentatività, la prima cosa che faremo sarà quella di nominare dei terminali associativi sindacali in ogni istituzione scolastica, i quali si affiancheranno alle 1.300 Rsu che sono state elette con Anief nelle ultime elezioni e che ci hanno portato a superare il 6% della rappresentatività.

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Bonus merito docenti, basta segreti sulle assegnazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Nel nuovo Ccnl si torna a valorizzare finalmente il ruolo delle Rappresentanze sindacali, anche per la determinazione del cosiddetto “merito” previsto dalla Buona Scuola, sulle cui modalità di somministrazione continua quasi sempre a vigere il silenzio più assoluto: è il caso però che venga rispettato sin da subito. Affinché ciò sia possibile, Anef invita le Rsu elette ad accertarsi che tale procedura venga adottata in tutti quei casi in cui il contratto d’istituto non sia stato ancora sottoscritto, per vari motivi, in maniera definitiva. E, laddove la contrattazione si è conclusa, ad adoperarsi per riconvocare comunque le parti. A questo proposito, il presidente nazionale del giovane sindacato, Marcello Pacifico, ha inviato una lettera a tutte le Rsu contenente delle indicazioni sulla riapertura della contrattazione integrativa d’istituto.

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Scuola: Sciopero il 2 e 3 maggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Rimane alta la tensione tra il personale docente precario escluso dalle GaE, per via di una discutibilissima sentenza in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, come tra il personale ATA ancora non stabilizzato e tra tutti quei lavoratori della scuola che, a dieci anni dal blocco dei salari, con il nuovo contratto si sono visti riconosciti degli aumenti risibili, pari ad un terzo dell’indice Ipca ovvero del tasso di inflazione programmata registrata nello stesso periodo. Sostenuti dal giovane sindacato Anief, docenti e Ata continuano il loro percorso di mobilitazione. Pertanto, alla luce della grave situazione in cui versa il comparto, Anief aderisce alla proclamazione dello sciopero generale nel Comparto Scuola di tutto il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario, proclamata per il 2 e 3 maggio prossimi e già ratificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica. Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Non possiamo tollerare quest’impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale. Persino negli Stati Uniti dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi. Invece, in Italia dopo dieci anni di blocco si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Tra l’altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l’anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali.

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Scuola: Mobilità docenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

I servizi svolti nelle paritarie, nei professionali e comunali considerati di serie B. Questa differenziazione illegittima può andare a determinare seri problemi al personale docente, in particolare ai fini della mobilità. Perché vedersi riconosciuto un punteggio inferiore nella graduatoria d’istituto oppure in fase di richiesta di trasferimento, passaggio di ruolo o di cattedra, oltre che di utilizzazione e assegnazione provvisoria, può essere determinante in modo negativo. Al fine di ottenere la validazione totale del punteggio relativo all’insegnamento effettuato in tali istituti, tutti equiparabili alla scuola statale, il sindacato Anief ha promosso un apposito ricorso al giudice del lavoro: tale impugnazione va a contestare la tabella di valutazione dei titoli ai fini dell’attribuzione del punteggio della mobilità 2018. Non vedersi riconosciuto quel punteggio rischia di compromettere l’esito della mobilità alla quale i docenti di ruolo possono presentare domanda, tramite il portale Istanze on line, fino al prossimo 26 aprile. Per aderire, vai al seguente link. L’impugnazione è allargata alle graduatorie interne d’istituto, per la formulazione delle quali si continua a non considerare per intero il servizio d’insegnamento pre-ruolo svolto nella paritaria, nei percorsi di formazione professionale, nelle scuole comunali e anche nelle piccole isole. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quel servizio va dichiarato e valutato se prestato dopo il 2000. E a pensarla come noi sono anche i tribunali del lavoro. Per questi motivi, Anief conferma la strada del ricorso dopo il rinnovo del divieto già siglato nel precedente contratto. Le tante pronunce positive dei giudici ci inducono ad essere davvero fiduciosi anche per l’esito di questa ennesima battaglia legale. Siamo convinti di far prevalere sempre la giustizia a danno di quelle norme discriminanti e inique che il Miur si ostina a tenere in vita.

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Docenti specialisti della lingua inglese alla primaria, la Ministra Fedeli a fine mandato dà ragione all’Anief

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

Dopo avere aperto all’insegnamento dell’inglese sin dalla materna, stavolta la Ministra dell’Istruzione va oltre affermando che “si dovrebbero rendere obbligatorie le lezioni di inglese con insegnanti madrelingua fin dalla primaria: assolutamente, e questa cosa di deve portare avanti anche alle superiori, è fondamentale”. Peccato che il proposito della Fedeli sia stato espresso da Anief da diverso tempo, già all’indomani della assurda cancellazione, risalente a dieci anni fa, di 10 mila posti a seguito della scellerata Legge 169/08 che, assieme alla Legge 133/08, ha prodotto un maxi-risparmio per lo Stato a spese dei fruitori e dei lavoratori della scuola pubblica.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono anni che chiediamo la reintegrazione di quei posti che garantivano una maggiore qualità dell’insegnamento della lingua divenuta oggi indispensabile per muoversi nel mondo e nel mercato globalizzato. Come ci siamo battuti in tutti i modi per l’insegnamento su moduli, quindi per il tempo pieno, la cui sottrazione portò a un taglio di ulteriori 30 mila posti e ai peggiori risultati di sempre dei nostri bambini sull’apprendimento. E pensare che prima di quei tagli, voluti dall’ultimo Governo Berlusconi, l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento e formazione studentesca. Ora che la Ministra uscente ammette la centralità dello stesso ripristino, invitiamo il nuovo inquilino di Viale Trastevere ad ascoltarci. Perché, in questi ultimi dieci, abbiamo già compromesso la formazione linguistica di tante generazioni. Non si può, per ragioni di mera economia, sacrificare il diritto a un’istruzione completa, specifica e migliore.

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Scuola: Mobilità docenti di sostegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Forte delle sentenze delle sezioni unite della Cassazione, che riconoscono la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato, il giovane sindacato consiglia agli interessati di non soccombere alla norma iniqua imposta dal Ministero di Viale Trastevere: perché gli anni validi ai fini del raggiungimento del quinquennio sono sia quelli svolti da precari, sia successivamente alla stipula del contratto di assunzione in ruolo, sempre su sostegno .Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Su questa lunghezza d’onda si sono anche sintonizzati tutti i tribunali del lavoro, specialmente dopo le sentenze delle sezioni unite della Corte Cassazione che riconoscono la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato. Noi siamo convinti che tale espressione non può rimanere lettera morta: per questo, invitiamo tutti gli insegnanti di sostegno che hanno superato l’anno di prova ed in precedenza svolto servizio sullo stesso posto, per un periodo complessivo di almeno cinque anni, a rivolgersi al nostro sindacato per presentare domanda di mobilità entro il prossimo 26 aprile.

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Scuola – Organici docenti, che delusione

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Circolare Miur sugli organici del prossimo anno è a dir poco deludente: “conterrà poche novità a fronte di situazioni complesse che richiederebbero un ripensamento della materia”. I posti da consolidare in organico di diritto sono appena 3.530 a fronte di oltre 80mila; appena 1.162 saranno i posti aggiuntivi per la riforma degli Istituti Professionali; si creano i presupposti per tagliare altri ulteriori cattedre al Meridione e nelle Isole: permane il blocco di una cattedra su tre di sostegno, che continua ad andare in deroga benché fosse priva di titolare. Dulcis in fundo, saranno solamente 800 i posti di organico potenziato destinati all’Infanzia. Secondo l’Anief dal Miur si continua ad esprimere concetti in un senso e ad applicare norme in un altro. Si dice in continuazione, ad esempio, che si vuole abbattere il precariato coprendo tutti i posti vacanti, poi però si fa di tutto, inventando norme che vanno oltre l’immaginazione, pur di non utilizzare i posti liberi per le immissioni in ruolo e i trasferimenti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Abbiamo un’amministrazione centrale che si costituisce in tribunale per negare il titolo abilitante all’insegnamento, per dire no all’inserimento nelle GaE, nella seconda fascia d’istituto e alla partecipazione alla fase transitoria. Noi a questo gioco non ci stiamo: solo nell’ultimo corso-concorso per docenti abilitati, ad esempio, Anief ha raccolto 7 mila ricorsi da parte di docenti per vari motivi esclusi in modo secondo il nostro parere del tutto illegittimo. Ma l’opposizione del Miur alle soluzioni più logiche è a trecentosessanta gradi, perché anche l’apparente marcia indietro sul potenziamento della scuola dell’infanzia è a dir poco ridicola: si è concesso, di fatto, appena il 2 per cento del totale assegnato, dopo il diniego totale della Buona Scuola per la quale i docenti fino a 6 anni non sono stati nemmeno presi in considerazione. Abbiamo, infine, un’organizzazione dei posti di sostegno agli alunni disabili che non si riesce a migliorare: confermando oltre 40mila posti in deroga, anche il prossimo anno scolastico si svolgerà con un posto su tre scoperto e assegnato a supplenza in autunno, dopo il solito balletto di precari che si sono avvicendati, con conseguenze pesanti per i disorientati alunni disabili: una vergogna nazionale per la Ministra dell’Istruzione in uscita che, al di là dei comunicati e delle belle parole espresse per oltre un anno, ha confermato tutte le contraddizioni che hanno caratterizzato le gestioni passate.Alla luce degli organici bloccati, continua la battaglia legale del sindacato, sempre pronto a contrastare in tribunale, attraverso ricorsi mirati, questa politica al risparmi e contro i cittadini.

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Scuola – Graduatorie d’istituto: saranno uniche con docenti titolari di scuola e di ambito

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Nei prossimi giorni, quindi, le amministrazioni scolastiche saranno chiamate ad esaminare i titoli, i servizi e le documentazioni presentate dagli insegnanti in forzo al loro istituto. Il tutto servirà a costituire queste maxi-graduatorie, comprendenti docenti con diverse collocazioni. Purtroppo, le indicazioni che hanno le segreterie da parte dell’amministrazione centrale non sono rispettose dei diritti di molte tipologie di insegnanti. A questo proposito, Anief ricorda che risulta illegittima la valutazione parziale del servizio pre-ruolo o prestato nella scuola paritaria. Lo hanno ribadito molte sentenze dei tribunali. E per questo motivo, il sindacato ha predisposto apposito ricorso, al giudice del lavoro, in modo da far valere il servizio pre-ruolo per intero.Anief, inoltre, ritiene non corretta la tabella di valutazione dei titoli, predisposta sempre dall’amministrazione. Le incongruenze sono diverse: si va dall’abilitazione SSIS alla specializzazione SSIS di sostegno, dal titolo TFA conseguito (anche sostegno) al servizio pre-ruolo al pari di quello prestato dopo la nomina (punti 6 e per intero), dal doppio punteggio per servizio pre-ruolo in piccole isole al servizio militare prestato non in costanza di nomina. Anche in questo caso, Anief consiglia al personale coinvolto di non rischiare di perdere il posto nella scuola di titolarità impugnando la tabella predisposta Miur direttamente al giudice di competenza.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Tutti gli insegnanti che risultano danneggiati dalla purtroppo ampia casistica di norme illegittime farebbero bene e presentare ricorso: soprassedere, per poi ritrovarsi perdenti posto, rappresenterebbe una beffa enorme. Con conseguenze negative immaginabili, derivanti dalla perdita del posto e dall’obbligo di trasferirsi in un’altra sede scolastica. L’aspetto più inquietante di certe decisioni prese dal Miur è la mancata considerazione di titoli e servizi, conseguiti alla stregua di altri invece riconosciuti. A noi, come sindacato, questo palese aggiramento della direttiva UE n. 70/99, con insopportabili discriminazioni tra il personale, non può stare bene. E lo diremo chiaramente, tramite i nostri legali, ai giudici di competenza.

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Scuola – Concorso nazionale docenti abilitati: poche adesioni alla sanatoria Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Il Miur fornisce i numeri del percorso di reclutamento transitorio previsto dal Governo Renzi per andare incontro, solo in apparenza, ai precari “storici” della scuola pubblica: ammontano a meno di 50 mila i partecipanti al concorso abilitati della secondaria. Ma il numero dei partecipanti a questa prima tornata è ridondante solo in superficie, poiché ancora una volta, in seguito alle novità introdotte dalla Buona Scuola, i docenti hanno respinto l’elemosina del Governo: parteciperà solo uno su due degli aventi diritto tra Pas e Tfa. Altri 10mila ricorrono per entrare e altrettanti già assunti a tempo indeterminato, grazie al ricorso Anief, aspirano al passaggio tra un ruolo e l’altro. In questo modo falliscono i decreti delegati della Legge 107/2015. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Noi lo ripetiamo da tempo e avremmo la soluzione all’ingarbugliatissimo problema: bisogna stabilizzare e risarcire i precari e attivare le prove suppletive al vecchio concorso, poiché solo così si possono evitare conflitti nei tribunali. In pratica, dopo l’esclusione di 20 mila laureati dal vecchio concorso, lo Stato ci riprova ma tante incognite stanno dando luogo al nuovo contenzioso. Anief, infatti, ha raccolto diverse migliaia di ricorsi per via delle esclusioni incomprensibili dal concorso riservato ai docenti abilitati 2018. Il problema di fondo è che l’amministrazione non ha ancora compreso che il dipendente precario, dopo tre anni di supplenze, va stabilizzato.

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Scuola – In pensione a 61 anni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2018

Secondo la stampa specializzata, una questione fondamentale per il nuovo Governo “riguarda l’allargamento delle categorie dei lavori usuranti che permettono un anticipo della pensione. Ricordiamo che tra le categorie sono state inserite le maestre d’infanzia e quelle d’asilo, escludendo tutte le altre categorie di docenti”. Del resto, la necessità di fare uscire anticipatamente dal lavoro chi opera nella scuola sta diventando un tema impellente: tra i docenti, in particolare, lo stress da lavoro è altissimo e diversi studi hanno confermato che nella categoria l’incidenza del burnout è decisamente più alta che per altre professioni, specificatamente con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. L’Anief, pertanto, ribadisce tale priorità ai nuovi parlamentari e al Governo in arrivo: è bene che non ascoltino le “sirene” contrarie, ad iniziare dalle dichiarazioni del presidente dell’Inps.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il nostro sindacato chiede di inserire il lavoro di tutto il personale della scuola come usurante, con una finestra a 61 anni. Come ribadito nel corso dello sciopero di venerdì scorso, della manifestazione a Roma e negli incontri con i dirigenti ministeriali e politici, la riforma Fornero per i lavoratori della Scuola è inapplicabile: occorre quindi tornare alle condizioni precedenti a quella riforma pensionistica, in modo anche da rispettare la mancata previsione dell’ultimo ‘gradone’ stipendiale nel contratto collettivo nazionale 2016/18, oltre che favorire il turn over ciò permetterebbe di abbattere anche il precariato e ridurre finalmente quel gap generazionale-anagrafico alunni-discenti che ci ha fatto diventare la barzelletta dell’area Ocse a causa dell’età sempre più avanzata dei nostri insegnanti, oltre al sempre troppo alto numero di anni di supplenze da svolgere prima di arrivare all’immissione in ruolo.

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Stipendi docenti in calo di 2mila euro in sette anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Il sindacato Confederale ammette che per guadagnare quanto un collega d’Europa, un insegnante della scuola dell’infanzia e delle elementari dovrebbe avere un aumento in busta paga di 455 euro al mese. Altro che 85 lordi e nemmeno sicuri per chi percepisce gli stipendi più bassi. Ma perché questi dati nazionali impietosi vengono tirati fuori e denunciati solo oggi? Perché i firmatari del contratto della vergogna ci ripensano, rinsaviscono e fanno marcia indietro solo adesso, a distanza di un mese e mezzo? Forse perché siamo in piena campagna elettorale per il rinnovo delle RSU e dei sindacati rappresentativi? Il sospetto appare fondato. Solo ora, infatti, il primo sindacato della Scuola pubblica sembra accorgersi che le cifre erogate sono ben lontane da quelle che effettivamente dovrebbero toccare ai lavoratori della scuola. Anief, invece, riconoscendo sin da subito quella illegittimità, ha invitato da subito le organizzazioni sindacali a non firmare il contratto.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La cifra assicurata è ben lontana dalla Costituzione e dall’adeguamento all’inflazione, almeno tre volte rispetto al privato dove è indicata come salario minimo. Altro che allineamento all’Europa. Ma ci chiediamo anche: il sindacato, piuttosto che ricordarsene in campagna elettorale per le Rsu, non poteva ravvedersene prima di firmare il contratto 2016/18? Il problema è che a pesare negativamente nella scuola non sono solo gli stipendi da fame. Ma ci sono gli scatti bloccati: sia per i giovani, a cui è stato sottratto il primo gradone stipendiale che obbliga ad attendere la fine dell’ottavo anno di anzianità per vedere muovere il loro assegno (malgrado vi siano svariate sentenze emesse da diversi tribunali del lavoro); sia per chi è avanti nella carriera, oltre 27 anni, costretto a rimanere in servizio fino a 70 anni di età con l’ultimo decennio a stipendio fermo perché non si è voluto introdurre un ulteriore scatto oltre l’ultimo dei 35 anni. Tutte queste ragioni fanno aumentare i motivi per votare Anief in occasione del rinnovo delle Rsu di aprile: se il giovane sindacato diventerà rappresentativo, infatti, si batterà per portare gli stipendi almeno all’inflazione.

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Scuola: Concorso docenti abilitati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Il sistema continua a restituire ai docenti che vogliono accedere alla domanda per il concorso la pagina del login, o se permette la compilazione poi non permette di salvare i dati. Dal numero delle segnalazioni ricevute, impossibile pensare si tratti di problemi legati al singolo pc o browser utilizzato. Dal numero verde – ci riferiscono i docenti – al momento nessuna soluzione. Alla luce di tali problematiche, Anief chiede ufficialmente al Miur la proroga di una settimana per la consegna delle candidature.Il sindacato, nel frattempo, avvia i ricorsi anche per la valutazione – come aspecifico – del servizio prestato in qualità di docente di religione cattolica, che quindi deve essere dichiarato all’atto di presentazione della domanda. Gli interessati possono aderire direttamente dal seguente link.Marcello Pacifico: Quella della presentazione delle domande per accedere al concorso per abilitati che porterà al terzo anno di Fit e all’immissione in ruolo è una procedura che il Miur si poteva risparmiare, visto che si tratta di docenti già abilitati e specializzati. Ma, per come si sono messe le cose a seguito dell’approvazione della riforma, la Legge 107/2015, è diventato un passaggio obbligato fondamentale per essere assunti. Pertanto, siamo certi che il Miur terrà conto delle lamentele dei diretti interessati e della nostra richiesta di slittamento della data di scadenza. Come siamo certi di venire incontro alle esigenze dei precari nel patrocinare i ricorsi per la corretta valutazione dei titoli e per le troppe esclusioni incomprensibili.

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Scuola: Parte la “giostra” della mobilità per oltre 100mila docenti e Ata

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

I sindacati sono stati convocati a Viale Trastevere mercoledì prossimo, 7 marzo, per la sottoscrizione definitiva del contratto sulla mobilità del personale docente, educativo ed ATA che avrà effetti con decorrenza dal 1° settembre 2018. L’intesa è pronta da oltre due mesi: si tratta di un Accordo ponte, valido solo per la mobilità dell’a.s. 2018/19. Il contratto è infatti quello dell’anno precedente a parte qualche aggiustamento tecnico che però non basta per evitare che vengano lesi una lunga serie di diritti dei tanti lavoratori coinvolti. Per questo il sindacato ha predisposto una serie di ricorsi Anief sulla mobilità 2018.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È un film già visto, perché sono confermate le regole dell’anno scorso, già ritenute illegittime dai tribunali. Il servizio pre-ruolo continua a essere valutato la metà nelle graduatorie interne d’istituto. Il servizio prestato nella paritaria seguita ad essere ignorato. Il blocco quinquennale sul sostegno prosegue a non tener conto del servizio pre-ruolo. Ecco perché la firma del 7 marzo aprirà una nuova stagione del contenzioso. Dal prossimo anno il contratto diventerà triennale, ma cambierà tutto appena il giovane sindacato Anief diventerà rappresentativo a seguito delle elezioni Rsu di metà aprile 2018.

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Scuola: mobilità docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Le Regioni Meridionali coinvolte nel Piano straordinario d’assunzioni – Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo, Molise e Sardegna – si sono svuotate d’insegnanti non più giovanissimi e con anni di esperienza alle spalle. Sono oltre 25 mila, soprattutto donne, i docenti prima costretti alla scelta obbligata dell’assunzione al nord e poi immobilizzati lì dai contratti sulla mobilità firmati dai sindacati concertativi. Per due anni il MIUR ha finto di dialogare con i docenti coinvolti da questo dramma e nel frattempo confezionava contratti sulla mobilità che prevedevano percentuali di organico riservate alla mobilità irrisorie.Di fatto questo Governo, pur ammettendo la colpa di un algoritmo fallace, non ha mai avviato un piano straordinario di mobilità, anzi ha tergiversato sulle problematiche causate dalla Buona Scuola e non ha concretizzato misure urgenti e necessarie per riportare a casa i docenti lesi. Trasformazione dell’Organico di Fatto in Organico di Diritto, nuovi corsi di specializzazione sul sostegno, in considerazione del fatto che molti docenti meridionali per anni hanno lavorato al nord su posti di sostegno senza titolo di specializzazione, sono alcune delle soluzioni possibili per consentire il ritorno dei docenti esiliati. Ma ancora più urgente è l’attuazione del tempo pieno al Sud come al Nord, al fine di garantire tempo scuola per i bambini e nuovo organico per la mobilità dei docenti.Le misure sopra esposte andrebbero a favore di tutti i docenti meridionali, anche dei precari inseriti in GaE e nelle GM, in quanto ne permetterebbe la stabilizzazione definitiva. La L. 107, con i decreti legislativi che ne sono seguiti, ha oppresso il comparto scuola, portandolo al collasso: le classi al sud restano affollate, gli insegnanti esiliati e i posti per i precari ridicoli. Tantissimi docenti hanno preferito la strada dell’aspettativa non retribuita, restando senza stipendio e senza servizio, anticamera delle dimissioni, che per molti è già una realtà.Quando a 1300 euro al mese ne sottrai 600 per l’affitto, 200 per il vitto, altre 500 per i viaggi, cosa resta? E se il compagno o la compagna, il marito o la moglie non lavorano? Come affrontare anche le spese per l’abitazione nella terra d’origine, le spese mediche, le spese per i figli? Questi docenti impegnano ogni mese interamente lo stipendio per conservare un posto di lavoro che dopo decenni hanno visto trasformarsi da tempo determinato a tempo indeterminato, ma a chilometri e chilometri di distanza dai luoghi in cui avevano da sempre prestato servizio. Lavorare al solo scopo di conservare il posto di lavoro: a questo sono costretti molti dei docenti assunti dalla “Buona Scuola”.
Tutto questo si chiama sfruttamento. Siamo stanchi di come le testate giornalistiche e la politica dipingono i docenti esiliati dalla Buona Scuola, cioè come “ingrati” o ancor peggio “furbetti”, per avere accettato un’assunzione al Nord che poi vogliono lasciare per far ritorno al sud. Il diritto al lavoro ed alla parità di trattamento, dopo decenni di sfruttamento del lavoro precario, non sono e non devono mai essere confusi con concessioni e regali. Bisogna sradicare il pregiudizio del meridionale fannullone ed assenteista.L’esperienza dei docenti assunti obbligatoriamente nelle fasi nazionali della L.107, così come obbligatoriamente mobilitati, è emblematica della conclusione di un lungo processo che ha portato allo sgretolamento del ruolo professionale del docente che va denunciato costantemente come parte della mai risolta Questione Meridionale, raccontando il vero su questo subdolo e anomalo reclutamento che ha colpito una parte dei docenti e soprattutto delle docenti italiane.

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Scuola: Il concorso docenti abilitati produrrà vincitori che non saranno mai assunti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

La fase transitoria si sta rivelando un percorso ad ostacoli che lascerà per strada diversi insegnanti oggi abilitati: andando ad approfondire la cervellotica normativa che sostiene l’imminente concorso riservato ai docenti abilitati indetto con DG il 1° febbraio 2018 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 14, l’Anief scopre che una parte non indifferente dei vincitori potrebbe non essere mai assunta per via delle percentuali decrescenti di ammissione al terzo anno al FIT, la nuova formazione pre-ruolo: nel decreto legislativo 59/2017, conseguente alla Legge 107/2015, per fare spazio ai vincitori del nuovo concorso a cattedra e ai precari attualmente non abilitati, si introducono infatti delle percentuali decrescenti di assegnazione dei posti vacanti. Fino ad appena il 20%. Si tratta di una limitazione che rende impossibile l’assunzione, anche in 10 anni, di docenti abilitati in classi di concorso con pochi posti, proprio mentre il Miur inizierà ad avviare il FIT triennale sottopagato per neolaureati non abilitati.È un assetto che stride con rapporto Eurydice 2018 sulla professione docente, il “Teaching Careers in Europe: Access, Progression and Support”, pubblicato in questi giorni: nella sezione “formazione iniziale e reclutamento” si scopre infatti che in Italia continuerà ad essere particolarmente difficile diventare insegnante. Mentre “in quasi la metà dei sistemi educativi, gli insegnanti sono pienamente qualificati al termine della formazione iniziale”. Solo “in sei paesi, agli insegnanti viene richiesto di superare un concorso”. Inoltre, “un terzo dei sistemi educativi offre percorsi alternativi per abilitarsi come insegnanti. Questi sono normalmente organizzati o come programmi professionali brevi oppure come programmi basati sul lavoro”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Anziché prendere coscienza della tendenza dei paesi europei si è introdotto un sistema di nuovo reclutamento ancora più selettivo: ci vogliono, infatti, otto anni per essere confermati nei ruoli, una laurea magistrale, una specialistica, tre anni di Fit di formazione post laurea e di tirocinio e una valutazione finale del dirigente scolastico. Invece di abbreviare l’accesso alla docenza, nel paese con la classe insegnante più vecchia del mondo, rispetto alle tradizionali Ssis abilitanti, si è riusciti nell’impresa di allungare di ulteriori due anni il percorso ad ostacoli che porta all’agognata meta dell’immissione in ruolo.

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I docenti sono tra i più esposti a malattie psichiatriche ed oncologiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

Oggi più che mai il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i più docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi. Sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori autori di un’indagine su larga scala, utilizzando quattro questionari, volti ad indagare diversi ambiti problematici connessi con lo sviluppo della sindrome. I risultati della ricerca, presentati oggi su Orizzonte Scuola, indicano che bisogna “sensibilizzare i docenti sulle malattie professionali alle quali risultano maggiormente esposti (prevalentemente psichiatriche ed oncologiche), sulle caratteristiche d’insorgenza e sui sintomi più comuni, sulle modalità per affrontarle, e sugli strumenti medici, burocratici e legali dei quali servirsi”. A partire dai meno esperti, perché “sono gli insegnanti più giovani, e con meno anni di servizio, a mostrare un maggior livello di depersonalizzazione, ovvero di distanziamento emotivo e relazionale dai propri allievi, spesso per la mancanza di un adeguato sostegno nei momenti di difficoltà, e per lo scollamento tra aspettative e realtà”. Lo studio ha anche “permesso di evidenziare che spesso ciò che manca nel lavoro docente è la possibilità di essere sostenuti da una rete (di esperti, di colleghi, etc.), che contribuisca a fornire un supporto sempre presente e disponibile nei momenti di difficoltà vissuti a scuola”.
Tuttoscuola: Per gli insegnanti, come si sa, non è previsto alcun controllo né all’inizio della carriera né successivamente. Non è il caso di pensarci? Quei rari casi, anche recenti, di violenze su bambini nelle scuole dell’infanzia da parte di insegnanti anziani non sono forse un campanello d’allarme?Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si confermano le conclusioni dello studio decennale ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’. Anche il personale è cosciente: lo testimonia il successo della petizione pubblica, promossa nelle scorse settimane dal medico esperto di “stress da lavoro”, il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, attraverso cui si chiedevano stipendi adeguati, pensione anticipata e tutela della salute dei docenti. In assoluto, riteniamo che per tutti i lavoratori debba essere adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni, e non all’aspettativa di vita. Le statistiche non possono ledere i diritti. E chi opera nelle nostre scuole è stato molto penalizzato dal nuovo meccanismo pensionistico. Tra l’altro, si dice ai lavoratori italiani di andare in pensione a quasi 70 anni di età oppure 43 anni di contributi, percependo nel frattempo stipendi divorati dall’inflazione e ritoccati ogni dieci anni con aumenti ridicoli, come si sta facendo in questi giorni con la scuola: così si ritroveranno pure con assegni di pensione ridotti perché nel frattempo è stato imposto il sistema contributivo meno vantaggioso.

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Docenti: quei precari di terza fascia d’istituto messi ai margini dal Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cSi tratta di decine di migliaia di supplenti in possesso del titolo di studio utile all’accesso in una o più classi di concorso e che in attesa di conseguire un’abilitazione all’insegnamento (in via di cancellazione) vengono collocati dal Ministero dell’Istruzione nell’ultimo raggruppamento dei precari, precedente solo alla ‘messa a disposizione’ all’interno di ogni istituto scolastico. Proprio i precari di terza fascia con almeno tre anni di servizio svolto, anche non continuativo, con l’approvazione della Legge 107/2015 avranno la possibilità di partecipare al nuovo concorso: dopo la selezione (il superamento di due prove di concorso, una scritta e l’orale), verranno ammessi ad un corso formativo biennale che si concluderà non prima del 2021-22: il primo anno, abilitante, gli idonei percepiranno pure un compenso irrisorio, attorno ai 400 euro netti al mese, quindi meno di un assegno sociale, e dopo 12 mesi saranno anche utilizzati per fare supplenze annuali. Paradossalmente poi, al termine di tutto il periodo, potrebbero pure non essere assunti, perché reputati inidonei alla professione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quello ideato dal Governo è un modello complicato e che non offre sufficienti prospettive professionali. Per trovare una collocazione ai docenti della terza fascia d’istituto, la nostra piattaforma consiste nell’estrarre il doppio canale alle graduatorie d’istituto da ridisegnare per ambiti e non per venti scuole, da cui per scorrimento assumere anche per terza fascia con semplice anno di prova abilitante. Tale proposta la portiamo avanti negli scioperi nazionali, in tutte le sedi politiche, attraverso proposte e specifici emendamenti presentati. Continueremo a farlo nei tavoli contrattuali, subito dopo essere diventati rappresentativi a seguito del rinnovo delle elezioni Rsu in programma ad aprile.

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Scuola – Docenti: è fuga verso la pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

scuolaDal 1° settembre 2018 a lasciare il servizio saranno nei prossimi mesi tra i 40mila e i 50mila dipendenti. Si vanno ad aggiungere a quelli già oggi disponibili su disciplina, alle 40mila cattedre di sostegno in deroga, ad altre 20mila spostate con l’ultima Legge di Stabilità dall’organico di fatto a quello diritto: la prossima estate ci ritroveremo con una quantità enorme di posti vacanti. Si tratta di cattedre che andrebbero assegnate come prevede la legge, ai precari e ai vincitori di concorso attraverso contratti a tempo indeterminato. A meno che non si voglia incentivare la “supplentite”. Ma ci sono candidati utili per coprirli? La risposta è negativa, almeno con le regole vigenti. Perché in attesa del nuovo reclutamento che porterà in cattedra in modo definitivo i primi docenti vincitori dei nuovi concorsi riservati non prima del 2021 (gli attuali abilitati di seconda fascia d’istituto) e con i nuovi che si metteranno in lista di attesa per diventare docente e che dovranno attendere almeno sei-sette anni, tra concorso pubblico e formazione triennale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Al Miur fanno finta di dimenticare che ci sono decine di migliaia di docenti già selezionati e formati, i quali non aspettano altro per subentrare sui tanti posti privi di titolare. Sono tutti gli abilitati degli ultimi otto anni, vittime della ingiustificata chiusura delle GaE, le stesse che l’Anief ha fatto riaprire dai giudici nel 2008 e nel 2012. Nella prima occasione perché si stavano esaurendo le Ssis, mentre nel secondo caso perché non erano ancora partiti i Tfa. Adesso c’è un motivo altrettanto valido. Per questo, continuiamo a chiedere al Governo di approvare con urgenza un decreto ad hoc, del quale possano beneficiare innanzitutto quei docenti che la Buona Scuola ha ignorato. A partire, certo, dai diplomati nella scuola magistrale, a cui il Consiglio di Stato con l’adunanza plenaria ha stoppato il passaggio nelle graduatorie ad esaurimento ma che lo stesso organo di giustizia continua ad avallare con sentenze a parte. La loro riapertura riguarderebbe anche gli abilitati con Tfa, Pas e Scienze della formazione primaria, pure loro ad oggi senza alcuna prospettiva, se non quella di vedersi negare le supplenze lunghe al compimento del trentaseiesimo mese di precariato. Il Governo faccia incontrare quella che gli economisti chiamano ‘domanda e offerta’. In caso contrario, attueremo mobilitazioni, scioperi e una guerra legale senza precedenti.

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