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Posts Tagged ‘docenti’

Scuola: Stipendi docenti, in Germania e Olanda prendono il doppio: ci supera anche la Spagna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Altro che riduzione del gap: anche dopo gli ultimi aumenti, rispetto ai Paesi più vicini all’Italia, gli stipendi degli insegnanti italiani sono più che dimezzati. Lo dicono i raffronti realizzati al termine del decennio di blocco contrattuale, che ha fatto lievitare il costo della vita di quasi 15 punti percentuali. Attraverso i dati salariali dei Paesi europei, determinati dall’ultimo rapporto Education at a glance, sono stati messi a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri e sui salari l’Italia risulta in sensibile ritardo. Marcello Pacifico (Anief): Quando si parla di stipendi europei è bene sapere che la forbice si sta sempre più allargando, perché mentre noi introduciamo mini-aumenti dopo lunghi periodi di vuoto contrattuale e pure il conferimento incompleto anche dell’indennità di vacanza contrattuale, gli altri Paesi pensano bene di approvare incrementi veri adeguati all’onere lavorativo che l’insegnamento comporta. Il 17 maggio ci fermeremo e andremo in piazza anche per questo.
Dalla comparazione dei compensi annui lordi del personale docente si evince, in modo netto, che il corpo insegnante italiano percepisce somme largamente inferiori, peraltro a parità sostanziale di ore e di impegno complessivo profuso: dai dati ufficiali, scrive Orizzonte Scuola, risulta che nella scuola primaria “il Paese con le retribuzioni maggiori è la Germania, ove un’insegnante ad inizio carriera percepisce 46.984 euro a fronte dei 23.051 dei maestri italiani, con una differenza di 23.933 euro. Anche con gli altri Paesi, sebbene in misura inferiore, le differenze non sono di poco conto”.
Nella scuola media, “mentre la differenza maggiore ad inizio carriera si ha con i colleghi tedeschi, a fine carriera la differenza maggiore è con l’Olanda. Così un docente italiano della scuola secondaria di primo grado, a fine carriera, percepisce 37.211 euro, un collega olandese ne percepisce 74.435. La differenza dunque è di 37.224 euro”. Non va meglio negli istituti superiori, dove, ancora, “gli stipendi più alti si percepiscono in Germania. Se facciamo un confronto con il Paese con le retribuzioni più basse a fine carriera, ossia la Spagna, la differenza con l’Italia ammonta a 6.417 euro, cifra tutt’altro che indifferente”. Quando al Miur e al Governo dicono che gli aumenti dell’ultimo anno – di soli 40 euro netti per il 2018 – sono serviti a dare una boccata d’ossigeno ad un milione e 200 mila lavoratori della scuola, sanno bene che le cose non stanno così. Per voltare pagina, non possono bastare i 100 euro promessi a seguito dell’accordo di Palazzo Chigi del 24 aprile scorso, quando i sindacati maggiori della scuola, in perfetto stile collaborazionista, non ci hanno pensato due volte a sospendere prima e subito dopo revocare lo sciopero unitario del 17 maggio, invece confermato e raddoppiato dall’Anief: 100 euro lordi non sono affatto sufficienti, infatti, a recuperare la perdita del potere d’acquisto anche del personale assunto a tempo indeterminato, il quale continua per metà anni di servizio ad avere la carriera “raffreddata” per la mancata valutazione per intero del servizio precedente al ruolo.
Diventano quindi ancora più ridicoli gli editti del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che continua a parlare di adeguati aumenti degli stipendi dei nostri docenti, pur in presenza di un Documento di Economia e Finanza approvato dal Governo che indica riduzioni progressive della spesa per l’Istruzione fino al 2045: Anief torna, quindi, a chiedere di destinare sullo stipendio tutti i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti, in modo da garantire almeno 200 euro di aumento. Andando in tal modo a coprire i finanziamenti del prossimo triennio, valorizzando pure al massimo il ruolo professionale del corpo docente, ma anche predisponendo il passaggio di livello funzionale del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, previsto per legge ma mai adottato. E siccome si tratta di aumenti di stipendio leciti, anzi sacrosanti, Anief ha confermato anche per questo motivo lo sciopero di venerdì prossimo, con manifestazione a Roma davanti a Montecitorio.
Nel frattempo, il giovane sindacato continua a chiedere al giudice il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine di recuperare almeno il 50% del tasso Ipca che dal settembre 2015 continua a non essere aggiornato, anche dopo l’applicazione dell’indennità dallo scorso mese di aprile che ha portato aumenti di 3,90 euro netti mensili per un collaboratore scolastico, e di 5 euro per un Assistente Amministrativo e i Dsga.

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Scuola: Docenti precari, è boom 150 mila il prossimo anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Il sindacato autonomo invitaa ripristinare e aggiornare annualmente le graduatorie permanenti per tutto il personale abilitato e ad organizzare GRATUITI corsi abilitanti di 50 ore, presso gli ex provveditorati per i docenti con 36 mesi di servizio, perché possano essere assunti in ruolo al di là dei nuovi concorsi riservati, e per il personale già di ruolo. Basta trattare i docenti in maniera diversa in base alla procedura o all’anno di assunzione “Bisogna stabilizzare anche gli Ata precari e non soltanto i lavoratori utilizzati dalle cooperative, riattivare i passaggi verticali professionali per quelli di ruolo e assumere i Dsga facenti funzione, senza dimenticare il personale educativo. Tutto questo presuppone una nuova politica sugli organici a partire da quello di sostegno dove l’organico di diritto deve essere rivisito alla luce dei posti in organico di fatto, vacanti e disponibili, comunque legati a reali esigenze”, afferma il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico. L’introduzione di un nuovo PAS o di un nuovo concorso riservato non risolverà un bel niente se non si attueranno queste minime soluzioni. Continuando così, il prossimo anno scolastico si supererà lo stesso la quota record delle 200 mila supplenze annuali.

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Scuola: Maestri e docenti laureati pagati con stipendi da diplomati, per Anief è ora di equipararli

Posted by fidest press agency su domenica, 12 maggio 2019

Svolgono lo stesso lavoro ma vengono remunerati di meno: in questa condizione si trovano circa 300 mila insegnanti della scuola pubblica. L’Ufficio Studi del sindacato ha realizzato un focus: considerando le ore di lezione settimanali, il grado di responsabilità, il coinvolgimento professionale e la complessità dell’offerta formativa, ha constatato che non vi è alcuna differenza. Una norma afferma in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Nella stessa condizione sono gli Itp e i docenti di sostegno laureati. Se poi si guarda all’Europa, esce fuori il solito raffronto impietoso. Marcello Pacifico (Anief): Appena ci siederemo al tavolo di contrattazione chiederemo spiegazioni per abbattere questa discriminazione andando a cambiare il Contratto collettivo nazionale. In caso contrario, siamo pronti ad avviare una procedura giudiziaria.Un insegnante laureato che svolge attività di insegnamento nella scuola del primo ciclo, per quale motivo deve percepire uno stipendio inferiore a quello dei colleghi della secondaria anch’essi laureati? A chiedere spiegazioni all’amministrazione pubblica è il sindacato Anief, dopo avere raccolto una lunga serie di richieste di equiparazione stipendiale. Sulla base di diversi parametri oggettivi, l’Ufficio Studi dell’organizzazione sindacale ritiene che l’osservazione sia pertinente: le ore di lezione settimanali svolte da un docente della scuola primaria e dell’infanzia sono superiori a quelle del secondo ciclo; il grado di responsabilità quotidiana nell’affidamento degli alunni, in tenera età risulta il più alto; il grado di coinvolgimento professionale, anche con le famiglie, non è certo da meno rispetto a quello che si instaura nella secondaria; se è infine vero che il livello di complessità dell’offerta formativa è minore, c’è però da constatare che la minore ricettività ad apprendere degli alunni rende comunque sempre molto impegnativo il raggiungimento quotidiano e finale degli obiettivi. A tutto questo c’è da aggiungere, poi, una precisa norma, contenuta nella Legge 53 del 2003: all’articolo 5 comma I lettera A, infatti, c’è scritto in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Questo significa che ai fini della collocazione professionale, anche stipendiale, non conta la scuola dove si opera servizio, ma il titolo di accesso: un titolo, peraltro, che per la stessa scuola del primo ciclo oggi è proprio quello della laurea. Tutti questi aspetti sono ben considerati in diversi altri Paesi europei, dove, infatti, lo stipendio dei docenti con laurea viene assegnato prescindendo dal tipo di insegnamento che si svolge. In Irlanda e Danimarca, ad esempio, lo stipendio iniziale è il medesimo per tutti i cicli scolastici, salvo poi differenziarsi lievemente a fine carriera. In Portogallo, Slovenia, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, i compensi dei docenti della scuola pubblica non si differenziano mai, né ad avvio carriera né al termine.

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Scuola: Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il 16 maggio termina la possibilità di dire no alle esclusioni ingiuste dalla “finestra” di inclusione nelle Graduatorie ad esaurimento: il ricorso riguarda coloro che sono a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiedono ora di passare in terza fascia; quelli che sono inseriti nella prima fascia delle graduatorie d’istituto, ma vogliono cambiare la provincia o le scuole d’inclusione; i docenti precari che intendono ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina; tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di Scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria). Marcello Pacifico (Anief): Le nostre azioni passate hanno cambiato la giurisprudenza in tema di GaE, come nel caso del diritto al cambio della provincia, al reinserimento dei docenti che ne avevano fatto richiesta, all’inserimento di tutti i docenti abilitati prima del 2012 nonostante la messa ad esaurimento delle graduatori permanenti.
Anief, in particolare, ricorda che per tre volte ha avuto ragione dal giudice delle leggi, sempre sulla queste delle graduatorie ad esaurimento: con la sentenza n. 41 del 2011, della Corte Costituzionale, sull’inserimento a pettine nelle GaE; con la sentenza n. 187/2016 sull’illegittima reiterazione dei contratti a termine e la sentenza n. 251/2017 sull’esclusione dai concorsi dei docenti di ruolo). E abbiamo avuto ragione in Corte di Giustizia Europea, con la famosa sentenza “Mascolo”, che ha fatto la storia del contenzioso giudiziario nazionale. E poi c’è il precedente attuale dei candidati della provincia di Bolzano, dove l’inserimento è concesso. Manca meno di una settimana alla scadenza della presentazione delle domande per l’aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento, collocata dal Miur al 16 maggio prossimo alle ore 14.00. In base al Decreto Ministeriale n. 374 del 24 aprile scorso, entro quella data per decine di migliaia di docenti precari sarà possibile chiedere la permanenza e l’aggiornamento del punteggio con cui si è già inseriti in graduatoria; il reinserimento, riservato ai docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento nei bienni/trienni precedenti; la conferma dell’iscrizione con riserva o scioglimento della stessa; il trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva.
Invece di cogliere l’occasione per stabilizzare tanti precari storici e coprire l’exploit di posti liberi, proprio attraverso la finestra di aggiornamento delle GaE, l’amministrazione ha confermato una discutibilissima linea di conservatorismo, che sull’immediato comprometterà continuità didattica ed offerta formativa, e poi alla lunga costerà allo Stato somme consistenti per via dell’ondata di ricorsi in tribunale, sia per la stabilizzazione che per i risarcimenti danni, che sempre più insegnanti precari stanno producendo”. Anief ha anche predisposto dei ricorsi in tribunale, da presentare subito, proprio per scongiurare le attuali esclusioni immediate dalla finestra di aggiornamento delle GaE. I ricorsi, da presentare in corrispondenza della data di scadenza imposta dal Miur, quindi entro il prossimo 16 maggio, riguardano chi con Anief ha già attivato tra il 2014 e il 2018 un ricorso per l’inserimento nelle GaE ma non è ancora stato immesso in ruolo o non è stato neanche inserito in GaE con riserva (chi è di ruolo, infatti, ancorché con riserva, non può rientrare in GaE e dovrà impugnare al Giudice del lavoro il decreto di licenziamento per essere confermato nel ruolo dopo aver superato l’anno di prova).

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Scuola: Concorso straordinario docenti 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

In 35 mila aspettano il prossimo 1° settembre per entrare nei ruoli, ma regna la confusione presso gli Uffici scolastici sulla tipologia del contratto. Per Anief la norma è chiara: il FIT non esiste più. Pertanto, invitiamo tutti a segnalarci alla mail dedicata exfit@anief.net il rapporto di lavoro proposto e/o sottoscritto al fine di far rispettare la legge, affrontare l’anno di prova con serenità e partecipare alle procedure di mobilità
Anief, nel frattempo, ha anche depositato un ricorso al Tar per chi tra i 7 mila ammessi al terzo anno del FIT nel corrente anno scolastico, nominato come supplente, possa presentare la domanda di mobilità. In caso di esito positivo, potrebbero partecipare anche alle operazioni di assegnazione provvisoria.“Non è possibile che ancora una volta, dopo le varie fasi del piano di straordinario di assunzioni voluto dalla Buona scuola e l’algoritmo impazzito, si assista a insegnanti di serie A e di serie B. La funzione docente è unica”, dichiara Marcello Pacifico.Come si evince da una tabella a cura del Coordinamento Nazionale Docenti Abilitati, i circa 36mila docenti che hanno partecipato al concorso 2018 bandito con DDG n. 85/2018 e riservato ai docenti in possesso di abilitazione all’insegnamento non vivono una situazione tranquilla. “La tabella contiene per classe di concorso e regione la situazione riguardo lo svolgimento delle prove, pubblicazione graduatorie, convocazioni”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “il caos in cui si trovano gli Uffici Scolastici tra vecchie e nuove regole non fa che aumentare la confusione dei colleghi. Auspichiamo una soluzione celere; intanto invitiamo i docenti interessati a contattare la struttura Anief nazionale, scrivendo all’indirizzo e-mail exfit@anief.net”.
Nel frattempo Anief ha già inviato un’istanza d’interpello con richiesta di chiarimenti al MIUR. Inoltre il sindacato mette a disposizione due diffide, a seconda dei differenti casi, sia per chi è già stato convocato e ha firmato un contratto a tempo determinato che per chi sarà destinatario di convocazione a tempo determinato.Certamente non siamo davanti a un caso di estrema chiarezza: per quanto concerne le convocazioni, sono state riportate le modalità differenti di contratto proposte dagli Uffici Scolastici regionali; infatti, la legge di stabilità 2019 ha diviso contrattualmente coloro che hanno iniziato l’anno di prova durante il terzo anno del FIT con contratto a tempo determinato nell’a.s. 2018/19 e coloro che lo inizieranno a settembre 2019, ma a tempo indeterminato. Quelli che dovranno entrare il prossimo 1° settembre – se occuperanno un posto utile in graduatoria – sono circa 35mila e seguiranno le nuove regole contenute nella Legge 145/2018 o immissione in ruolo a tempo indeterminato. Si ricorda che il FIT è stato abolito, ma non, purtroppo e in maniera irragionevole, per chi lo sta facendo. Per i primi, vige l’impossibilità di partecipare alle attuali operazioni di mobilità e assegnazione provvisoria così come per il prossimo triennio, per gli altri, i nuovi, si prospetta, persino, un blocco quinquennale, se passerà la volontà della maggioranza a trazione Lega di aumentare il blocco dopo l’immissione in ruolo.Ad ogni modo, sembra che persino queste norme illogiche e irragionevoli siano disconosciute dai vari UU.SS.RR.: molti insegnanti chiamati dopo la pubblicazione delle graduatorie del concorso straordinario riservato al personale abilitato della scuola secondaria dopo il 31 agosto 2018 sono stati convocati per la scelta della provincia con la proposta di svolgere il terzo anno FIT – a tempo determinato – che è stato abolito, quando dovrebbero svolgere l’anno di prova a tempo indeterminato.

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“Occorre restituire dignità e certezze ai docenti universitari”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 maggio 2019

Non solo i compiti dei docenti universitari, nonostante il loro Statuto giuridico unico, sono diversi da università a università, ma anche la progressione di anzianità è basata su criteri differenti a seconda dell’ateneo in cui matureranno lo scatto. Una deriva che bisogna arrestare. Pacifico (Anief): “Occorre restituire dignità e certezze ai docenti universitari” Nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale del giovane sindacato autonomo è stata illustrata una piattaforma di alcune proposte avanzate da Anief, in vista del rinnovo del contratto: chiesti gli aumenti economici per il personale, il recupero della centralità della funzione docente, la difesa delle lavoratrici vittime della violenza, la modifica del sistema disciplinare, nuove regole per la mobilità, il riconoscimento del ruolo del personale educativo.C’è da intervenire anche sul fronte dell’università, per cui Anief si batte da tempo ed è di nuovo pronto a esporsi in prima linea, visto che negli ultimi anni i docenti hanno subito interventi durissimi su salari e organizzazione del lavoro e i generali tagli alle risorse hanno inciso sulla funzionalità dei rapporti di lavoro. I docenti, pur con un unico stato giuridico, uguale per atenei pubblici e privati, con relative classi stipendiali, hanno assistito a una diversa declinazione nei regolamenti con condizioni, orari e compiti diversi, a livello locale.Un esempio concreto, nel mondo accademico, è rappresentato dai ricercatori a tempo determinato, che devono firmare un contratto con condizioni che differiscono da università a università e talvolta persona per persona (i compiti didattici e di ricerca sono stabiliti nei bandi). Hanno un unico stipendio nazionale, ma compiti diversi, da realtà a realtà.Per non parlare della progressiva entrata a regime del nuovo sistema degli scatti, su base triennale per classi di professori e ricercatori universitari; anche in questo caso è stato demandato a ogni singolo ateneo la definizione dei requisiti. Ogni polo universitario ha declinato in modo totalmente autonomo, e autoreferenziale, le proprie esigenze. In alcune università per avere lo scatto si ha bisogno di raggiungere tutti i criteri, in altre ne bastano soltanto due, in altre ancora uno solo. In alcune viene considerata anche la valutazione degli studenti, in altre no. Nel nuovo contratto occorre dire basta a queste storture del sistema, cercando un’uniformità di massima per quanto riguarda le mansioni didattiche e la progressione degli scatti.

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Mammì M5S: “Ai docenti serve riconoscimento sociale, non telecamere”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

“Il principio secondo cui basta una telecamera per tutelare bambini o Professori dalle violenze che, purtroppo, si verificano nel mondo scolastico è semplicistico e non fa i conti con la realtà.
La scuola Italiana non può essere trattata come un ‘reality show’. Se Salvini ha bisogno di immagini da mettere sui social, può benissimo utilizzare quelle riprese durante le recenti manifestazioni fasciste, o quelle del Processo di Cantù, durante il quale sono stati sentenziati più di cento anni di condanne, nell’assordante silenzio del Ministro dell’Interno, che ha pensato bene di recarsi a Cantù solo per fare campagna elettorale senza mai esprimersi sulle recenti pronunce giudiziali.
Probabilmente nelle scuole superiori servono proiettori, progetti e attività formative mirate per illustrare ai ragazzi le conseguenze delle loro azioni e istruirli a diventare buoni cittadini, distanziandosi dall’”esempio” offerto da Ministri troppo impegnati a parlare di immigrati per concentrarsi sul contrasto alla mafia o sulla condanna delle manifestazioni fasciste.
Le telecamere, forse, servirebbero nei Ministeri, affinché tutti i cittadini potessero vedere coi loro occhi quanto lavora il loro Ministro dell’Interno e quanto tempo, invece, si protrae la sua permanenza sui social network.
Noi non siamo contrari alle telecamere a patto che siano utilizzate come strumento integrativo per la tutela di bambini, studenti e professori, non già come espediente per giustificare l’omessa erogazione di idonei percorsi formativi ed educativi.
Anche in Commissione Sanità ho fatto presente la necessità di vincolare i contributi per l’istallazione delle telecamere negli asili nido alle attività formative degli educatori, nonché di rendere attrattiva la possibilità di installare un sistema di videsorveglianza non come strumento di controllo dei lavoratori, ma di tutela dei bambini.
Voglio ricordare a Salvini che esiste il Ministero dell’Istruzione, governato dalla Lega, nell’ambito del quale si sta facendo veramente poco – e male, aggiungerei – sotto questo profilo. La formazione è un nodo cruciale per il progresso non solo economico, ma anche sociale e morale del Paese; senza un’adeguata formazione le telecamere si riveleranno inutili o, comunque, non sufficienti, perché continuerà a mancare, alla base, una necessaria cultura del rispetto e dell’educazione. Bisogna sviluppare nei ragazzi un adeguato senso civico, sollecitando tutti gli enti e le formazioni sociali incaricati della loro istruzione di fare la loro parte. Si cominci da qui, dal rafforzare gli strumenti a disposizione degli enti scolastici.” (Gregorio Mammì, M5S Lombardia)

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Scuola: Docenti precari, aggiornamento delle GaE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

A fine mese si aprirà la “finestra” delle graduatorie dove al momento sono collocati 35.878 docenti abilitati. L’inserimento continua ad essere precluso a decine di migliaia di abilitati, mentre la posizione di 50 mila diplomati magistrale rimane in bilico. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, presentare istanza al Tribunale amministrativo è lecito, sia per i tanti che sono stati inseriti con riserva sia per coloro che non hanno mai presentato domanda di inserimento. Il sindacato fornirà precise istruzioni nei prossimi giorni, aprendo le pre-adesioni alla più grande vertenza giudiziaria della storia della scuola italiana in attesa del decreto vero e proprio Le Graduatorie ad esaurimento saranno aggiornate per il triennio 2019/21 nel periodo che va tra le fine di aprile e la seconda metà di maggio. L’aggiornamento, sottolinea Orizzonte Scuola, riguarderà esclusivamente i docenti già inseriti, anche con riserva, nelle graduatorie ad esaurimento: è altissimo il numero di docenti, in possesso di ufficiale abilitazione all’insegnamento, che attendeva invece questo momento, da ben cinque anni, e che adesso, stando alle norme in via di pubblicazione, dovrebbe continuare a rimanervi ingiustamente fuori. Sono coinvolti nelle GaE, in un modo o nell’altro, più di 150 mila insegnanti abilitati e sfruttati dallo Stato: sono i precari che, in attesa dell’esito del reclamo collettivo presentato dall’Anief al Consiglio d’Europa, chiederanno ai giudici una lettura euro-orientata della norma nazionale o ancora alla Corte di Giustizia Europea una pronuncia sulla ingiusta legge italiana che, lontanissima dal diritto transnazionale ed in particolare dall’applicazione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, li continua ad escludere dal doppio canale di reclutamento. “Siamo pronti a chiedere – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – anche il rinnovo per i tanti maestri con diploma magistrale con contratti in scadenza al 30 giugno. Alla fine, se non sarà raggiunto quello che per noi è il bene della vita, citeremo lo Stato italiano in giudizio per risarcimenti tali che quelli conferiti ai medici per le borse di studio per violazione delle norme comunitarie saranno pallidi ricordi”. “Le stesse richieste risarcitorie saranno avanzate dai precari non abilitati con 36 mesi di servizio, inseriti in terza fascia d’istituto, se non verrà istituito per loro un percorso abilitante e concesso anche per loro l’inserimento in GaE. Il Miur non può pretendere di selezionare migliaia di insegnanti a loro spese e poi far finta che non esistano, lasciando, peraltro, le cattedre sguarnite”, conclude il sindacalista.

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Scuola: Stipendi docenti, per Bussetti è doveroso aumentarli

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Sui compensi degli insegnanti sono tutti d’accordo: vanno assolutamente aumentati. È stato il leitmotive del M5S in campagna elettorale. Adesso lo dice il ministro dell’Istruzione: un aumento di stipendio? I docenti “lo meritano, è doveroso”, ha risposto Marco Bussetti nel corso di un’intervista rilasciata in queste ore ad un’emittente televisiva della provincia di Varese. La verità è che però i compensi del corpo insegnante italiano rimangono addirittura sotto l’inflazione. Per il presidente Anief, Marcello Pacifico, servono 2 miliardi e mezzo l’anno che vanno subito programmati nel DEF: in caso contrario, come purtroppo risulta, il Ministro farebbe bene a tacere. Non doveva certo dircelo il ministro dell’Istruzione che gli stipendi dei docenti e Ata della scuola italiana sono risibili: non sono nemmeno paragonabili a quelli dell’Europa, dove si percepisce in media tra i 30% e il 50% in più, e con meno di 29 mila euro lordi annuali sono i più bassi della pubblica amministrazione, dopo che hanno perso mille euro di potere d’acquisto solo negli ultimi sette anni, come conseguenza blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio. A poco è servito l’ultimo rinnovo di contratto, vista l’irrisorietà degli aumenti dello scorso aprile e la quota forfetaria di arretrati insignificante. Non cambiano poi la sostanza i 5 euro scarsi di aumento medio che arriverà con la busta paga del corrente mese di aprile.
L’Ufficio Studi Anief ha calcolato che per cominciare a parlare di stipendi equi ed in grado di fronteggiare il costo della vita servirebbero aumenti minimi di 200 euro al mese. Per raggiungere questo risultato, nei giorni scorsi – durante il Consiglio nazionale Anief, con una piattaforma realizzata nel decennale del sindacato – è stata proposta una soluzione senza oneri ulteriori per lo Stato: utilizzare, per il prossimo triennio, i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente. Così da incrementare quelle risorse aggiuntive a quelle emesse dal Governo con la recente Legge di Stabilità, per coprire la cosiddetta “perequazione”. La progressione economica riguarderebbe anche il personale precario e supplente breve, con una profonda modifica alle norme relative alla ricostruzione di carriera. “Alla soluzione trovata dall’Anief, però, va affiancata quella in pianta stabile del Governo. E può arrivare, considerando l’entità della somma, solo attraverso una legge di bilancio”, spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Anziché illudere il personale con promesse mirabolanti e di sicura presa mediatica – continua Pacifico – il Ministro dell’Istruzione farebbe molto meglio ad impegnarsi dentro al Consiglio dei Ministri per reperire le somme utili all’aumento dei salari di tutti i lavoratori della scuola, Ata compresi, a cui lo Stato continua ad assegnare somme più vicine allo soglia di povertà che ai compensi dei colleghi europei, dove si arriva a guadagnare anche il doppio e a lasciare il lavoro per la pensione anche con 27 anni di servizio e senza decurtazioni: considerando un incremento medio di 200 euro mensili, quindi 2.400 euro annui, da assegnare ad oltre un milione di lavoratori, precari compresi, occorrono almeno 2 miliardi e mezzo l’anno”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola: 40 anni? L’Italia maglia nera nel mondo per età di immissione in ruolo dei docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

Colpa della precarietà e del blocco del doppio canale di reclutamento degli insegnanti dovuto al reiterato abuso dei contratti a termine, al mancato adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, all’ostinata chiusura delle GaE e al cattivo utilizzo delle graduatorie delle scuole per le supplenze. La media per la firma del contratto a tempo indeterminato deriva dai dati ufficiali del Miur ed è in costante aumento, soprattutto nel primo ciclo dove operano non a caso i diplomati magistrale vittime di decisioni errate dell’amministrazione che minacciano oggi anche la loro stabilizzazione. Secondo Tuttoscuola “è la riprova dello stallo in cui si trova il personale docente precario che invecchia, attendendo di passare alla stabilizzazione del rapporto di lavoro”. Marcello Pacifico (Anief): Nemmeno l’attuale Governo ha capito che quella del docente è una professione particolarmente a rischio logoramento, che quindi andava collocata nell’Ape Social e anche nella quota 100, ma senza alcuna decurtazione mensile. La categoria degli insegnanti continua ad invecchiare: in media hanno 51 anni e due mesi. Dopo il computo della Ragioneria dello Stato, che attraverso il Conto annuale ha confermato come gli insegnanti italiani siano quelli con l’età più avanzata in Europa, la stima stavolta è stata realizzata da Tuttoscuola, su dati ufficiali Miur, che è andata a mettere a confronto la situazione anagrafica dell’anno scolastico 2015-16 con quella di due anni dopo, il 2017-18: la rivista ha scoperto che l’età media dei docenti di ruolo di tutti gli ordini di scuola, compresi gli insegnanti di sostegno, (complessivamente erano 733.654 docenti nel 2015-16) era allora di 50 anni e 8 mesi. Due anni dopo, quando il numero di docenti di ruolo era salito a 737.243 unità, sebbene nel frattempo fosse stato realizzato il piano straordinario della Buona Scuola, l’età media degli insegnanti si è attestata a 51 anni e 2 mesi, compresi i docenti di sostegno. Questo significa che “gli insegnanti di scuola primaria restano mediamente i più giovani, anche se poi anche loro hanno registrato un aumento dell’età media di circa 7 mesi, passando dai 49 anni e 6 mesi del 2015-16 a 50 anni e un mese di due anni dopo. Forse il turn over di quest’anno, arricchito dalle uscite di quota 100, potrebbe favorire una inversione di tendenza, ma indubbiamente ci vorranno molti anni per abbassare l’età media dei nostri insegnanti di ruolo avvicinandola a quella della maggior parte dei Paesi europei”. Il dubbio, tuttavia rimane, perché ammesso che si riesca a realizzare il turnover anche su quota 100, poiché i controlli dell’Inps sulle domande dei circa 14 mila docenti potrebbero essere svolti in tempi successivi alla formazione degli organici del personale scolastico, la maggior parte dei nuovi che subentreranno avranno una media anagrafica tutt’altro che bassa. Sempre Tuttoscuola ha fatto emergere che “per i supplenti che nel 2015-16 erano poco più di 100 mila e due anni dopo superavano le 135 mila unità, nell’arco di un biennio la loro età media complessiva si è innalzata di oltre un anno, passando da 39 anni e 3 mesi del 2015-16 a 40 anni e 4 mesi nel 2017-18”. Tra i diversi ordini di scuola la graduatoria dei più anziani vede in testa i supplenti della scuola dell’infanzia seguiti da quelli della primaria. Nell’uno e nell’altro caso si registra anche il più consistente aumento dell’età media nell’arco del biennio considerato: 43 anni e 7 mesi (era di 41 anni e 1 mese) per i docenti dell’infanzia, 41 anni e 2 mesi (era di 38 anni e 8 mesi) per quelli della primaria. Secondo Anief non è un caso se i docenti precari del primo ciclo scolastico sono quelli più avanti negli anni: stanno invecchiando da supplenti, in attesa che la giustizia si esprima sulle loro ragioni. E anche se queste sono da vendere, nell’ultimo periodo abbiamo assistito anche ad autorevoli pareri dei giudici negativi, come quelli del Consiglio di Stato su maestri con diploma magistrale. I quali ora sperano vivamente nei pareri, sull’abuso delle supplenze anche in presenza di posti liberi, da parte della Corte di Cassazione, già riunita il 12 marzo scorso, della Corte Costituzionale, sulla legittimità del concorso straordinario della scuola secondaria, che avrà inevitabili ripercussioni sul primo ciclo e anche del Consiglio d’Europa.

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Scuola: Concorsi per diventare docente, decreti in estate

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

È quasi pronto il concorso ordinario per infanzia e primaria, per 16 mila posti: il decreto del Miur potrebbe essere pubblicato già a maggio. Intanto in migliaia, tra vincitori e idonei della precedente selezione, aspettano. E potrebbe comparire pure il domicilio lavorativo, dal forte sapore incostituzionale, in attesa della regionalizzazione. Anche il concorso della scuola secondaria sarebbe imminente: “Abbiamo già fatto un monitoraggio e siamo pronti anche per la secondaria”, ha spiegato il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “Datemi il tempo per avere tutte le autorizzazioni del Mef per poter procedere”, ha quindi specificato il titolare del Miur. Per Anief si tratta di due procedure selettive che non intaccheranno nemmeno la piaga del precariato scolastico, lasciando migliaia di idonei del precedenti concorso a casa, bloccati per il mancato adeguamento dell’organico di fatto in organico di diritto. Emblematico il caso di un vincitore del concorso a cattedra come Itp nel Lazio nella precedente tornata del 2016: a fronte di 12 posti banditi, è arrivato primo, ma vi sono 23 esuberi e dopo tre anni aspetta sempre una nomina dal Miur. Per il presidente Marcello Pacifico (Anief) ciò è scandaloso. Si possono fare anche mille concorsi per dimostrare all’Europa che non si vuole violare la normativa comunitaria sui contratti a termine nella scuola, ma non servirà a nulla se non si adegueranno gli organici di fatto a quelli di diritto come su posti di sostegno in deroga, e se non si riattiverà il doppio canale di reclutamento con l’apertura delle GaE anche agli idonei dei concorsi e corsi abilitanti per docenti con 36 mesi di servizio e di ruolo. In passato, prima del 2011, infatti, i vincitori dei concorsi potevano essere assunti in una regione diversa da quella dove avevano fatto il concorso, possibilità che il legislatore ha esteso anche ai vincitori di infanzia e primaria del 2012, visti i posti fantasma banditi. È ora, conclude Pacifico, di ritornare, integralmente al vecchio sistema di reclutamento vigente prima dell’ultima chiusura delle GaE
Non sono solo i docenti del primo ciclo a trepidare per l’avvio del concorso ordinario: molto probabilmente – ha scritto Orizzonte Scuola – il bando per il concorso scuola secondaria sarà pubblicato in estate, con prove a partire dall’autunno e prime immissioni in ruolo da settembre 2020. Già è stato delineato l’accesso e l’iter dei due concorsi: quello rivolto ad aspiranti docenti del primo ciclo avrà validità biennale e sarà bandito solo in quelle regioni in cui le graduatorie del concorso 2016 presentano pochi aspiranti al ruolo. I requisiti di accesso saranno quelli del conseguimento del diploma magistrale – entro l’a.s.2001/02 – oppure la laurea in Scienze della Formazione o un titolo equipollente conseguito all’estero. Per i posti di insegnamento sul sostegno sarà richiesta la specializzazione.
Non servirà il servizio d’insegnamento ai fini dell’accesso. Al concorso per infanzia e primaria parteciperanno i diplomati magistrale espulsi dalle GaE dal Consiglio di Stato, i laureati in Scienze della Formazione e tutti i precari in possesso di un titolo analogo. Considerando la mancata richiesta di un minimo di giorni di supplenze, è prevedibile che le richieste di accesso al test preselettivo, pressoché scontato, toccheranno numeri stratosferici. Sulla base del Decreto Legislativo n. 59/2017, poi modificato dalla Legge di Bilancio 2019, è possibile intercettare i requisiti per accedere al concorso riservato alla scuola secondaria: per accedere ai posti comuni (le classi di concorso a cui dà accesso la propria laurea) bisognerà essere in possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso oppure della laurea (magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di indizione del concorso) e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Per i posti comuni, inoltre, potrà partecipare al concorso, senza conseguire i 24 CFU, chi si candiderà dopo avere acquisito un’abilitazione per un’altra classe di concorso o per un altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente. Per gli ITP, gli Insegnanti Tecnico Pratici collocati nella tabella B del DPR 19/2016 modificato dal Decreto n. 259/2017, ancora per alcuni anni continuerà a bastare il diploma di accesso alla classe della scuola secondaria superiore. Anche su questo ambito, per i posti di sostegno servirà il titolo di specializzazione sulla didattica “speciale”. Infine, i docenti con tre annualità di servizio (anche non continuativo, su posto comune o di sostegno, nel corso degli otto anni scolastici precedenti, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione) potranno partecipare al concorso con la sola laurea, senza quindi i 24 CFU per una delle classi per le quali hanno un anno di servizio. Anief e Radamante, però, già si dichiarano pronte come per il TFA sostegno a impugnare tutte quelle parti del bando che escludono i semplici laureati, i dottori di ricerca, gli educatori, con diploma Itp o Afam che eventualmente saranno esclusi, ritenendo che le nuove norme debbano entrare in vigore dopo il 2024/2025 e che comunque tutti i titoli posseduti entro l’approvazione delle ultime modifiche al Regolamento delle classi di concorso siano validi per la partecipazione alle nuove procedure concorsuali.

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Scuola: Nuovi concorsi docenti, Pittoni (Lega) difende il domicilio professionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Per il senatore leghista, presidente della VII Commissione Istruzione, coloro che vorranno partecipare al reclutamento non dovranno cambiare la residenza, circostanza su cui si potrebbe invocare l’incostituzionalità ma solo “sostituire la residenza con il domicilio professionale, di ispirazione europea, che è indipendente dalla residenza. Si può infatti eleggere nella regione preferita in libertà, e rappresenta una scelta di vita e un primo fattore di equilibrio”. Replica del leader dell’Anief: Costringere un insegnante a rimanere fermo per cinque anni, pur in presenza di posti liberi, cozza con la Costituzione, nelle parti che tutelano il diritto alla famiglia e al lavoro, punti centrali per ‘il pieno sviluppo della persona umana’. Non è casuale che il Quirinale e il Senato abbiano già detto no alle modifiche che si volevano introdurre al decreto semplificazioni. Mentre la Lega spinge il Governo per approvare la regionalizzazione, nella scuola si sta cercando di realizzare più di una fuga in avanti attraverso iniziative legislative. Come la volontà di associare il “domicilio professionale” alla regione dove un aspirante docente ha intenzione di concorrere per essere selezionato e immesso in ruolo. Il bizzarro progetto leghista – con cui si vorrebbe dire basta ai trasferimenti forzosi – prevede che il candidato scelga la regione in cui svolgere il concorso e si impegni anche a rimanervi per un periodo predefinito di tempo. È una decisione preliminare che l’insegnante potrebbe fare rispetto ad una serie di variabili: il proprio grado di preparazione, la media degli iscritti, i posti probabilmente disponibili. Ma qual è il periodo di lavoro “forzato” a cui il docente vincitore di concorso dovrà sottostare? Al momento – scrive Orizzonte Scuola – il Decreto Legislativo, come modificato dalla legge di Bilancio 2019, quantifica questo periodo di tempo in 5 anni: l’anno di immissione in ruolo e i 4 successivi. In questo modo, il docente sarà vincolato non solo alla regione, ma anche alla scuola e al tipo di posto o classe di concorso. In pratica, i concorsi, se passerà tale modello, non saranno più nazionali, ma su base locale-regionale, con il vincolo, per i partecipanti, di fare proprio il domicilio professionale nella regione scelta.
“L’aspetto più assurdo di questo progetto – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che si vuole far passare per volontario quello che è un vero e proprio ricatto: la decisione obbligata, per chi vuole fare un concorso ed aggiudicarsi il ruolo, di optare per il domicilio professionale in una determinata regione. È evidente, inoltre, che la proposta della norma, sommata ai 5 anni di fermo post-ruolo, è stata escogitata esclusivamente per far desistere molti precari, soprattutto del Sud, dalla loro candidatura per partecipare ai concorsi organizzati lontano dalla propria terra”.

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Scuola: Tfa sostegno sotto la scure di nuove accuse per via dei criteri di superamento delle prove di accesso tra i diversi Atenei

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

A parità di punteggio si passa in una Università e non in un’altra. Il regolamento non prevede un punteggio minimo per superare la prova preselettiva: la soglia d’accesso è rappresentata dal numero di posti disponibili in ciascun Ateneo e dipenderà dal numero delle disponibilità già fortemente disomogenee a livello regionale, e non dal merito. Anief non ci sta e si rivolge al Tar del Lazio per i candidati che conseguiranno un punteggio finale alle prove preselettive pari o superiore a 18/30, senza essere ammessi. Marcello Pacifico (Anief): Ancora una volta il Miur ha approvato un bando discriminatorio e irragionevole, anche perché il conseguimento della specializzazione non porta ai ruoli e, pertanto, non necessita di un numero chiuso.
La selezione per diventare docenti di sostegno, avviata con il Decreto n. 92/2019, è viziata da una procedura ingiusta e discriminante: il vulnus che rischia di compromettere l’esito regolare della procedura, che si somma all’assurda volontà di distribuire 14.224 posti con modalità random, è stata denunciata subito dall’Anief ed ora viene messa in evidenza dalla stampa, a meno di venti giorni dallo svolgimento dei test d’accesso ai corsi universitari specializzanti nella didattica speciale in programma a metà aprile: la mattina del giorno 15 toccherà infatti ai concorrenti della Scuola dell’infanzia, mentre il pomeriggio il test d’accesso verrà affrontato dai candidati della Scuola primaria; il giorno dopo, il 16 aprile, sarà la volta dei docenti della scuola secondaria di primo grado (la mattina) e della secondaria di secondo grado (il pomeriggio). In base al bando, risulta che il test avrà una durata di due ore e si comporrà di 60 quesiti, ognuno dei quali presenterà cinque opzioni di risposta, fra le quali il candidato ne dovrà individuare una soltanto: almeno 20 domande saranno volte a verificare le competenze linguistiche e la comprensione dei testi in lingua italiana. Per quanta riguarda la valutazione, ogni risposta esatta varrà 0,5 punti, mentre ogni eventuale risposta non assegnata oppure errata varrà 0 punti. E alla prova scritta saranno ammessi il doppio dei candidati rispetto al numero dei posti disponibili in ciascun Ateneo. Se, ad esempio, i posti messi a bando da una Università sono 100, verranno ammessi alla prova scritta solo i primi 200 candidati meglio collocati in quella graduatoria.Il problema è che al termine di quelle prove, scrive oggi Orizzonte Scuola, “non è previsto un punteggio minimo per superare il test, per cui la soglia è rappresentata dal numero di posti disponibili in ciascuna università”. Questo significa che “chi, tra i candidati presenti, raggiungerà il punteggio più alto nel test determinerà la sorte di tutti gli altri partecipanti. Potrà pertanto accadere che con lo stesso punteggio in una Università il candidato sarà ammesso alla prova scritta e nell’altra no, poiché dipenderà dal numero di posti”.L’ufficio legale dell’Anief ritiene che questa procedura selettiva non contempli minimamente criteri oggettivi e rispettosi dell’effettivo merito dei candidati che vi parteciperanno: pertanto, il giovane sindacato ha deciso di rivolgersi al Tar del Lazio per tutelare coloro che conseguiranno un punteggio finale alle prove preselettive pari o superiore a 18/30, ma che per ingiustificati motivi non verranno ammessi ai corsi di sostegno.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quando il Ministro dell’Istruzione dichiara che il sostegno ai disabili è una priorità per questo Governo e che intende specializzare 40 mila docenti in tre anni, deve essere coerente con quello che dice. Organizzare in questo modo i corsi per trasmettere i dettami della didattica speciale equivale a dire che si stanno riempiendo dei vuoti, senza occuparsi della qualità”.“Come si fa a comunicare a un candidato che anche se ha conseguito 28 punti su 30 non potrà partecipare ai corsi di sostegno, mentre un altro che per rispondere agli stessi quesiti ha preso 25 su 30 potrà invece avere accesso a quel corso, solo perché lo ha svolto in un’altra Università? Non è di certo questa la strada giusta per chi si professa paladino del merito professionale. Ancora una volta – conclude il sindacalista Anief – noi staremo accanto ai docenti che per colpa di bandi astrusi e norme discutibili rischiano di compromettere la loro carriera professionale”.

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Scuola: Docenti, i meno pagati dallo Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

La Ragioneria dello Stato, con il Conto annuale, sancisce quello che Anief sostiene da tempo: tra il 2011 e il 2018 il blocco dei contratti ha prodotto una perdita di quasi 1.900 euro a lavoratore. Se si pensa che il Governo precedente ha pensato di cavarsela con 85 euro medi di aumento, tra i 37 e i 52 euro netti, più degli arretrati-mancia di poche centinaia di euro, assume connotati più nitidi la pochezza degli stipendi di chi opera nella scuola pubblica. La stessa Ragioneria dello Stato dice: “è evidente la generalizzata riduzione del costo del lavoro”. Non c’è quindi nulla di cui meravigliarsi se poi i lavoratori della Scuola, docenti e personale Ata figurano i meno remunerati dello Stato. E le insegnanti sono anche quelle con l’età più avanzata in Europa. Marcello Pacifico (Anief): Serve una svolta, la docenza non si può valorizzare con le mance. E va collocata tra le professioni usuranti, facendola rientrare nell’Ape Social, senza le ingiuste decurtazioni applicate con ‘quota 100’. A tal proposito, solo tre giorni fa il Consiglio nazionale Anief, riunito a Roma ha indicato al Governo come reperire le risorse utili per garantire aumenti minimi mensili di 200 euro, per rispondere all’impoverimento degli stipendi e per predisporre il passaggio di livello funzionale del personale Ata: basterebbe utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente e al settore scolasticoSpulciando tra i conti annuali del Mef, per chi è impegnato quotidianamente sulla formazione delle nuove generazioni, si scopre che la scuola ricopre il 26,42% del costo complessivo del lavoro pubblico, ma è anche il settore con le retribuzioni medie più basse (28.440 euro annui, inferiori a quelle dei ministeri) e con un calo di oltre 800 euro in un solo anno. Inoltre, i lavoratori della scuola si contraddistinguono per l’età media più alta di tutta la PA: nel 2018 ha toccato i 52,3 anni, con le insegnanti risultate addirittura “tra le più vecchie in Europa”.
“Sugli aumenti di stipendio insoddisfacenti non avevamo dubbi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché gli 85 euro di aumento medio lordo – con un incremento a regime del 4,85% – erano molto al di sotto dell’inflazione accumulata negli ultimi anni di blocco contrattuale, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari dei dipendenti della PA, alla luce degli 8 punti percentuali in più di costo della vita registrati tra il 2007 e il 2015. In questa situazione, è chiaro che l’aumento di 8 euro lordi, a partire dal prossimo 1° aprile, con un ritocco previsto da luglio 2019, non cambierà la sostanza delle cose”. Questi dati ci dicono anche che era addirittura in difetto la stima dei mille euro di potere d’acquisto perso negli ultimi anni dai lavoratori italiani. Mentre nello stesso periodo in Germania e Francia i salari sono aumentati. Inoltre, in Germania un maestro della primaria appena assunto percepisce 46.984 euro di media, per poi incasare anche più di 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera. Per non parlare del Lussemburgo, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno. Delle cifre che in Italia percepiscono, almeno nella PA, solo i magistrati. “Certe cifre – continua Marcello Pacifico – ci confermano la bontà della nostra battaglia legale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine da recuperare almeno il 50% del tasso Ipca non aggiornato dal mese di settembre 2015 e i mancati arretrati dell’ultimo contratto rinnovato. In attesa di aumenti veri, pari a 200 euro a dipendente, rimane l’unica operazione possibile per chi vuole vedere giustamente aumentato il suo stipendio”.

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Anief presenta le linee guida per il rinnovo del contratto per 1,3 milioni di docenti, educatori, Ata della scuola, dell’università e della ricerca e Afam

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Salario minimo di cittadinanza, stipendi ancorati ai livelli europei, fine della discriminazione sul precariato, più tutela sulla sicurezza, nuovi profili per il personale Ata, Afam ed educatore, stop alla temporizzazione, ai vincoli sulla mobilità e alle regole superflue sulle sanzioni disciplinari. Più garanzie per la libertà sindacale e per la parità di genere. Rispetto della funzione docente anche relativamente al potenziamento.
Ripartire, con proposte per il contratto della scuola. Anief dall’H10 di Roma, dove si è tenuto il Consiglio nazionale che ha celebrato il decennale della fondazione e la rappresentatività raggiunta, annuncia le linee guida per il rinnovo contrattuale di tutto il personale della scuola. Numerose e dettagliate le richieste a cui si è giunti nelle singole relazioni.
Sul fronte della responsabilità disciplinare, dei procedimenti e della disciplina sanzionatoria, tra le misure più urgenti proposte da Anief vanno segnalate: l’abolizione del carattere di obbligatorietà del procedimento disciplinare, troppo spesso avviate sulla base di segnalazioni prive di fondamento dell’utenza; il ripristino della decadenza dall’azione disciplinare per l’Amministrazione in caso di violazione dei termini, che consente al datore di lavoro pubblico di non rispettare le regole che invece il dipendente deve osservare.
Quanto alle disposizioni particolari della piattaforma contrattuale Anief propone: una maggior tutela dei diritti delle donne vittime di violenza, con l’innalzamento del tetto di 90 giorni di congedo fino a 120 giorni, congedo di cui possano fruire lavoratrici con contratto a tempo determinato o indeterminato; la possibilità, da parte della lavoratrice vittima di violenza di poter presentare la domanda di trasferimento in qualsiasi momento, non solo verso “altra amministrazione”, ma anche verso “altra sede, anche ubicata in altra provincia, della medesima amministrazione”, una formazione obbligatoria in materia di molestie sessuali e bullismo per tutti i dipendenti e coloro che ricoprono ruoli dirigenziali.A proposito del riconoscimento pieno della professionalità dei docenti è stato sottolineato il taglio di risorse per la scuola pubblica, e in particolare stipendi ben al di sotto della media europea. Ecco perché Anief chiede che gli insegnanti non svolgano compiti che esulano dalla loro principale funzione: si pensi quelli in attività di potenziamento, ad esempio, in istituti in cui non è presente la cdc per cui sono abilitati e che sono impiegati in supplenze o altre attività aggiuntive.
In tema di tutela della salute nell’ambiente di lavoro, Anief avanza l’ipotesi di modifiche e integrazioni all’articolo 72 e seguenti del contratto, in particolare si punta all’elezione o alla designazione nell’ambito delle rappresentanze sindacali unitarie i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS): 1 nelle istituzioni scolastiche fino a 200 lavoratori, 3 quando i lavoratori sono più di 200 lavoratori, 6 nel caso in cui superino le 1.000.
Per ciò che concerne la proposta di piattaforma sindacale per Anief va data priorità assoluta della nuove sessioni negoziali al superamento del vincolo della firma del contratto per poter accedere ai successivi livelli di contrattazione integrativa nel rispetto del voto dei lavoratori e delle regole sull’accertamento della rappresentatività anche per smontare la politica dei cosiddetti “sindacati di comodo”.
L’AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) si trova da decenni ai margini del settore Istruzione. E Anief, invece, ritiene fondamentale, per chi vi opera l’adeguamento degli stipendi tabellari del personale interessato al fine di raggiungere un’equiparazione progressiva con gli standard minimi dei colleghi europei;
Ai lavoratori del settore educativo dei Convitti Nazionali, Educandati e dei Semiconvitti Annessi il giusto riscontro nelle attuali politiche scolastiche. Anief chiede di regolamentare e promuovere il sistema di scambi internazionali scolastici già realizzato da convitti ed educandati, attuando la legittima aspirazione all’internazionalizzazione dell’educazione; istituire nei convitti ed educandati, al pari che in altri istituti scolastici, il “Consiglio dell’Istituzione” da Dirigenti, lavoratori, studenti e genitori, tanto atteso e desiderato assieme con gli Organi Collegiali ad esso collegato; stabilizzare e potenziare gli organici, anche attraverso la modifica dei parametri restrittivi fissati dal DPR 81/2009: La categoria subisce ancora il blocco degli organici, nonostante la popolazione scolastica sia in notevole aumento.
Tra le modifiche e le revisioni richieste per il personale Ata, Anief propone di equiparare i diritti del personale a tempo determinato (al 30 giugno o al 31 agosto) a quelli del personale a tempo indeterminato, una pausa di trenta minuti e la previsione di un buono pasto se la prestazione giornaliera dura più di 9 ore; l’innalzamento dei livelli retributivi, fermi al 1976; una generale riqualificazione del personale, con la temporizzazione dei Dsga e l’equiparazione a quadro dirigenziale e figura apicale, con l’attivazione di figure quali il coordinatore amministrativo e quello tecnico, l’assistente tecnico-informatico e il collaboratore scolastico addetto ai servizi alla persona, per gli alunni diversamente abili e la prassi ormai comune di gravare il collaboratore scolastico anche della cura dell’igiene personale di suddetti studenti, pur non avendo una adeguata formazione né ausilii da parte dell’ASL, contravvenendo a quanto stabilito dal D. Lgs 81/08.

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Scuola: Concorsi docenti, procedure lente e mancate assunzioni vincitori: lo dice la sequenza storica

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

La lentezza dei concorsi per docenti e la mancata immissione in ruolo di tutti i vincitori e idonei sono caratteristiche della scuola pubblica italiana: la conferma arriva dalla serie storica delle procedure concorsuali degli ultimi anni. Questo significa che il concorso per la scuola secondaria che il Miur ha promesso di bandire entro il 2019, solo nella migliore delle ipotesi, porterà i vincitori in cattedra nell’estate del 2020. Intanto, ha del paradossale quanto accaduto in alcune regioni con i concorsi passati: per il concorso del 2016 migliaia i candidati docenti rischiano di rimanere al palo, pur avendo regolarmente partecipato e superato le prove, preselettive e selettive, scritte e orali. Il caso della Sicilia: alla primaria, a distanza di tre anni oltre 500 aspiranti maestri si sono ritrovati per “un errore dell’algoritmo” senza “un posto di lavoro”; per la scuola dell’infanzia rimangono da assumere oltre 300 docenti risultati vincitori e idonei. Se non subentreranno delle deroghe, considerando che in media ogni estate si procede a non oltre 20-30 immissioni in ruolo, dal 1° settembre 2019 decadrà la loro posizione. Marcello Pacifico (Anief): L’unica via d’uscita da questo ginepraio non può che essere la riapertura immediata delle GaE e il ritorno al doppio canale puro. Nella fattispecie, però, abbiamo anche attivato ricorsi al giudice del lavoro, in modo da ottenere le stabilizzazioni mancate. La serie storica degli ultimi concorsi non lascia spazio a dubbi: le procedure in Italia sono lente e non garantiscono le immissioni in ruolo di vincitori e idonei. L’ultimo esempio, scrive Orizzonte Scuola, è quello del “DL 59/2017 targato PD aperto solo ai docenti abilitati. Bandito con DDG del 1° febbraio 2018, consisteva in un’unica prova orale. Nonostante la semplicità della procedura, in alcune regioni non è ancora concluso”. Poi abbiamo il concorso del 2016, “anche questo aperto solo ai docenti abilitati, bandito nel febbraio del 2016. Prevedeva prova scritta e orale. Poche regioni hanno concluso in tempo per le immissioni in ruolo 2016/17, tantissime hanno rinviato la graduatoria all’anno successivo”. Per quel che riguarda il concorso del 2012, bandito con DDG n. 82 del 24 settembre 2012, questo “prevedeva la prova preselettiva (svolta a dicembre), prova scritta e prova orale. Solo in questo caso la maggior parte delle regioni concluse in tempo le operazioni in vista delle immissioni in ruolo”. Veniamo dunque ai nostri giorni, al concorso della scuola secondaria 2019: “al permanere delle medesime condizioni (i commissari non usufruiscono di alcun esonero) i tempi del prossimo concorso devono essere ampiamente calcolati se l’obiettivo è quello delle assunzioni del 2020/21”, rimarca la rivista specializzata. “E tuttavia a nostro parere solo dopo le immissioni in ruolo dell’estate 2019 si potrà avere una visione dettagliata dei posti vuoti per regione e classe di concorso. Nello stesso tempo bisognerà considerare che i corsi per acquisire la specializzazione sostegno in partenza nei prossimi mesi si concluderanno non prima di marzo 2020”. “Si dovrà dunque tenere conto – conclude Orizzonte Scuola – di bandire il concorso su posti effettivamente vacanti; organizzare la procedura in modo tale da completarla in tempo per le assunzioni 2020; prevedere la riserva per la partecipazione al concorso su posti di sostegno dei docenti impegnati nel corso di specializzazione TFA sostegno IV ciclo; prevedere eventuali intoppi nella procedura dovuti alla difficoltà di reperimento delle commissioni che non possono usufruire degli esoneri”.

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Scuola: Docenti, Bussetti elogia il merito ma deve spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Di principio, la legge è chiara, perché lo dice l’art. 64 della legge 133/2008: il 30% dei risparmi dovuti ai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente devono essere utilizzati per costituire un fondo per premiare la carriera dei docenti. Marcello Pacifico, presidente Anief: Sono trascorsi dieci anni, nel frattempo il personale e le famiglie hanno pagato il conto in termini di diritti e servizi ridotti, ma i soldi sono scomparsi. Invitiamo il Ministro dell’Istruzione a trovare le risorse sottratte dal MEF e a disporle al tavolo della contrattazione per adeguare gli stipendi ai livelli europei. Dopo l’ultima riforma della scuola Pd, anche il governo M5S–Lega apre al merito dei docenti: rispondendo ad una domanda sull’argomento, lo fa intendere il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sottolineando che al Miur si sta cercando di lavorare in funzione dei bisogni degli studenti e quindi “chi lavorerà e si impegnerà dovrà per forza essere considerato di più”. Nessun particolare, commenta oggi la rivista Orizzonte Scuola, è stato però riservato dal Ministro “sulle modalità di realizzazione e sui fondi che saranno utilizzati. Il pensiero non può che correre al bonus merito della Buona Scuola, al momento gestito autonomamente dalle scuole, ma che, ad oggi, ha lasciato scontenti molti docenti”. Poi è arrivato un elogio, sempre da parte del Ministro, all’autonomia scolastica che ha compiuto da poco 20 anni. “L’autonomia – ha detto – dà la possibilità di responsabilizzare e deve finalizzare al miglioramento delle competenze dei nostri studenti”. Per potenziarla, tuttavia, bisogna fare sinergia, fare squadra con le istituzioni locali: “noi ci siamo e siamo disposti a sostenere la volontà di mettere in campo progettazioni mirate”, ha concluso Bussetti. Il sindacato Anief non vuole entrare nel merito delle posizioni del governo sulla meritocrazia professionale. Tuttavia, prima di avviare qualsiasi forma di incentivo per il personale scolastico, il Ministro dell’Istruzione ha il dovere di spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare. A stabilirne l’entità finanziaria da assegnare a questo “capitolo di spesa” è stato il famigerato articolo 64 della Legge 133/2008, che dette il via al dimensionamento scolastico, con conseguente sensibile riduzione del numero di istituti, di classi e di personale: quella norma, ancora in vigore, diceva, in sostanza, che il 30% dei risparmi ricavati dai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente, avrebbe dovuto essere utilizzato per costituire un fondo finalizzato a premiare la carriera dei docenti.
Nello specifico, al comma 6 dell’art. 64 della L. 133 del 2008, erano previste “economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”; mentre al comma 9 dello stesso articolo di legge si indicava che “una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6” sarebbe stata “destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico”. “Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa”, inoltre, si sarebbero dovuti iscrivere “in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa”, per essere poi “resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti”. Le assegnazioni e ripartizioni economiche si sarebbero dovute realizzare con modalità continuativa, tanto che al comma 10 dello stesso art. 64 si è prevista la realizzazione di “un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive”.

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Scuola – Mobilità docenti, partenza col botto: 10 mila domande in 72 ore

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Si tratta in prevalenza di insegnanti che tentano il passaggio fuori provincia: a loro viene riservato il 40% dei posti vacanti. C’è tempo fino al 5 aprile e si prevede un record di richieste. Ma le procedure sui trasferimenti, confermate in toto, diventeranno motivo di respingimento per molti richiedenti. Marcello Pacifico (Anief): Era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. Toccherà ai giudici, sollecitati dai ricorsi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte. Partenza col botto per la mobilità 2019 del personale scolastico, regolata quest’anno dal contratto collettivo nazionale e delle relative ordinanze che hanno scandito ufficialmente i tempi di presentazione delle domande: il Miur ha comunicato che nei primi tre giorni di avvio delle procedure, riservate in questa prima fase al personale docente, sono state acquisite 10.888 domande di cui 2.388 confermate. Secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, ad essere particolarmente interessati a fare proprio uno dei posti assegnati alla mobilità (complessivamente il 50% dei posti vacanti e disponibili, di cui il 40% per i trasferimenti interprovinciali e 10% per i passaggi di ruolo o cattedra), sono i docenti che chiedono il trasferimento interprovinciale.
“A fronte di una situazione così particolarmente d’emergenza, come quella che stiamo vivendo, e tenendo conto del considerevole numero di posti vacanti e disponibili – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, alla luce anche della cancellazione degli ambiti territoriali, era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. A gridare vendetta sono poi i tanti docenti interessati ai passaggi di ruolo i quali, in base alle residue quote previste nell’ultimo contratto sulla mobilità, potranno vedere attuata la loro richiesta solo in minima parte. Toccherà ai giudici, quindi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte”. Il sindacato ricorda che ci sono anche altri motivi per cui è stato deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: Anief, infatti, ha deciso di attivare le preadesioni per accantonamento posto Fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno Fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio pre-ruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta sempre per via di uno o più errori cagionati dal famigerato algoritmo ministeriale.

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I corsi di specializzazione per docenti di sostegno continuano a far discutere

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Dopo la pubblicazione del Decreto n. 92/2019 e la successiva incomprensibile decisione, avallata tacitamente dal Miur, di distribuire 14.224 posti con modalità random, senza rispettare minimamente i fabbisogni territoriali legati alle disponibilità di cattedre libere e alla mancanza di candidati, costringendo il sindacato a ricorrere in tribunale, in questi giorni stiamo assistendo alla pubblicazione dei bandi, da parte degli atenei autorizzati, che confermano i costi proibitivi richiesti ai partecipanti. Ad ogni corsista si chiedono almeno 120 euro per tentare l’accesso e fino a 3.800 euro (a Napoli) per frequentare i corsi. Marcello Pacifico (Anief): C’è un’esigenza di carattere nazionale e sociale, non possono le università decidere autonomamente se e come allestire i corsi oppure trasformare questa formazione in introiti economici per compensare quelli mancati. Lavandosene le mani, non imponendo alcuna regola, il Miur è venuto meno al suo ruolo di garante e di gestore centrale della macchina organizzativa scolastica. Il business su docenti che intendono specializzarsi sul sostegno agli alunni disabili è ripreso con più vigore del passato. Stavolta, tra gli atenei che più si caratterizzano per le richieste esose primeggiano quelle del Sud: il record è dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli che ha deciso di chiedere ai frequentanti del corso specializzante in didattica speciale ben 3.800 euro. Non molto meno (3.700 euro) chiedono le università di Catania, Messina e Palermo. Ma il business non finisce qui: gli atenei, infatti, hanno deciso di fare cassa anche sfruttando al massimo i test preselettivi. È notizia di oggi, pubblica dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola, che ogni aspirante al sostegno per tentare l’accesso al corso specializzante di Urbino dovrà avere prima versato all’università umbra la bellezza di 200 euro. E comunque, anche negli altri atenei non si andrà al di sotto dei 120 euro a candidato. Assicurando alle loro amministrazioni economiche, in questo modo, cifre non indifferenti, anche nell’ordine dei milioni di euro.

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Scuola – Mobilità: è partita la macchina che a settembre farà cambiare sede a 200 mila docenti e Ata

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Fino al 5 aprile potranno presentare domanda, tramite il portale ministeriale istanze on line, gli insegnanti di tutti gli ordini scolastici. Per il personale educativo le richieste di mobilità potranno essere presentate dal 3 al 28 maggio prossimi. Per il personale Ata le istanze potranno essere presentate dall’1 al 26 aprile 2019. Per la mobilità professionale e territoriale verso le discipline specifiche dei Licei Musicali la presentazione delle domande è stabilita dal 12 marzo al 5 aprile 2019. Per gli insegnanti di religione cattolica le domande, infine, potranno essere presentate dal 12 aprile al 15 maggio prossimi. Come già rilevato a commento dell’accordo raggiunto con gli altri sindacati a fine 2018, Anief ricorda che non c’è alcuna norma che preveda il ritorno a casa degli insegnanti assunti sotto ricatto con la riforma della Buona Scuola: sono i cosiddetti docenti “immobilizzati”, assunti tramite algoritmo impazzito nel 2016 a centinaia di chilometri da casa e penalizzati da una cervellotica stesura di fasi di assunzioni che li ha costretti ad accettare sedi lontane pur in presenza di posti vacanti molto più vicini.
È emblematico cosa accadrà in Sicilia. Il quotidiano La Repubblica ha spiegato che “quest’anno, in base al contratto sulla mobilità sottoscritto dai sindacati, metà delle cattedre libere (circa duemila posti) andrà alle immissioni in ruolo, il 40 per cento (circa 1.600 cattedre) verrà destinato ai trasferimenti interprovinciali, e quindi anche a quelli da fuori regione, e il restante 10 per cento (400 cattedre) ai passaggi di ruolo e ai passaggi di cattedra: coloro che intendono cambiare ordine di scuola o materia, a patto che abbiano i titoli per farlo”. Inoltre, “ad ambire al trasferimento da fuori regione circa ottomila docenti siciliani che, per diverse ragioni, prestano servizio al Nord o nel Centro Italia. E, se non ci saranno decurtazioni dell’organico, soltanto uno su cinque riuscirà a rientrare in Sicilia”.
Lo stesso Ministro dell’Istruzione ha ricordato che gli sono serviti appena 10 secondi per comprendere che si trattava di un’assegnazione tramite algoritmo errato, ma siccome non farà nulla per porvi rimedio serviranno altri tre anni per completare il loro avvicinamento a casa. Significa che per i più sfortunati saranno serviti 5 o 6 anni per sanare un errore non loro: ecco perché Anief conferma i ricorsi per ripristinare il diritto ad avere una cattedra non più a centinaia di chilometri di distanza. Inoltre, Anief continua a rivendicare l’introduzione di una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo ‘impazzito’”, ma anche l’avvio di corsi abilitanti per il personale docente già assunto a tempo indeterminato, oltre a quelli rivolti ai colleghi precari, in modo da favorire i passaggi di ruolo per tutti coloro che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento.
Ma ci sono anche altri motivi per cui Anief ha deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: il sindacato attiva le preadesioni per accantonamento posto fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio preruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta per errore dell’algoritmo.

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