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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Scuola: Docenti, i meno pagati dallo Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

La Ragioneria dello Stato, con il Conto annuale, sancisce quello che Anief sostiene da tempo: tra il 2011 e il 2018 il blocco dei contratti ha prodotto una perdita di quasi 1.900 euro a lavoratore. Se si pensa che il Governo precedente ha pensato di cavarsela con 85 euro medi di aumento, tra i 37 e i 52 euro netti, più degli arretrati-mancia di poche centinaia di euro, assume connotati più nitidi la pochezza degli stipendi di chi opera nella scuola pubblica. La stessa Ragioneria dello Stato dice: “è evidente la generalizzata riduzione del costo del lavoro”. Non c’è quindi nulla di cui meravigliarsi se poi i lavoratori della Scuola, docenti e personale Ata figurano i meno remunerati dello Stato. E le insegnanti sono anche quelle con l’età più avanzata in Europa. Marcello Pacifico (Anief): Serve una svolta, la docenza non si può valorizzare con le mance. E va collocata tra le professioni usuranti, facendola rientrare nell’Ape Social, senza le ingiuste decurtazioni applicate con ‘quota 100’. A tal proposito, solo tre giorni fa il Consiglio nazionale Anief, riunito a Roma ha indicato al Governo come reperire le risorse utili per garantire aumenti minimi mensili di 200 euro, per rispondere all’impoverimento degli stipendi e per predisporre il passaggio di livello funzionale del personale Ata: basterebbe utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente e al settore scolasticoSpulciando tra i conti annuali del Mef, per chi è impegnato quotidianamente sulla formazione delle nuove generazioni, si scopre che la scuola ricopre il 26,42% del costo complessivo del lavoro pubblico, ma è anche il settore con le retribuzioni medie più basse (28.440 euro annui, inferiori a quelle dei ministeri) e con un calo di oltre 800 euro in un solo anno. Inoltre, i lavoratori della scuola si contraddistinguono per l’età media più alta di tutta la PA: nel 2018 ha toccato i 52,3 anni, con le insegnanti risultate addirittura “tra le più vecchie in Europa”.
“Sugli aumenti di stipendio insoddisfacenti non avevamo dubbi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché gli 85 euro di aumento medio lordo – con un incremento a regime del 4,85% – erano molto al di sotto dell’inflazione accumulata negli ultimi anni di blocco contrattuale, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari dei dipendenti della PA, alla luce degli 8 punti percentuali in più di costo della vita registrati tra il 2007 e il 2015. In questa situazione, è chiaro che l’aumento di 8 euro lordi, a partire dal prossimo 1° aprile, con un ritocco previsto da luglio 2019, non cambierà la sostanza delle cose”. Questi dati ci dicono anche che era addirittura in difetto la stima dei mille euro di potere d’acquisto perso negli ultimi anni dai lavoratori italiani. Mentre nello stesso periodo in Germania e Francia i salari sono aumentati. Inoltre, in Germania un maestro della primaria appena assunto percepisce 46.984 euro di media, per poi incasare anche più di 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera. Per non parlare del Lussemburgo, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno. Delle cifre che in Italia percepiscono, almeno nella PA, solo i magistrati. “Certe cifre – continua Marcello Pacifico – ci confermano la bontà della nostra battaglia legale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine da recuperare almeno il 50% del tasso Ipca non aggiornato dal mese di settembre 2015 e i mancati arretrati dell’ultimo contratto rinnovato. In attesa di aumenti veri, pari a 200 euro a dipendente, rimane l’unica operazione possibile per chi vuole vedere giustamente aumentato il suo stipendio”.

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Anief presenta le linee guida per il rinnovo del contratto per 1,3 milioni di docenti, educatori, Ata della scuola, dell’università e della ricerca e Afam

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Salario minimo di cittadinanza, stipendi ancorati ai livelli europei, fine della discriminazione sul precariato, più tutela sulla sicurezza, nuovi profili per il personale Ata, Afam ed educatore, stop alla temporizzazione, ai vincoli sulla mobilità e alle regole superflue sulle sanzioni disciplinari. Più garanzie per la libertà sindacale e per la parità di genere. Rispetto della funzione docente anche relativamente al potenziamento.
Ripartire, con proposte per il contratto della scuola. Anief dall’H10 di Roma, dove si è tenuto il Consiglio nazionale che ha celebrato il decennale della fondazione e la rappresentatività raggiunta, annuncia le linee guida per il rinnovo contrattuale di tutto il personale della scuola. Numerose e dettagliate le richieste a cui si è giunti nelle singole relazioni.
Sul fronte della responsabilità disciplinare, dei procedimenti e della disciplina sanzionatoria, tra le misure più urgenti proposte da Anief vanno segnalate: l’abolizione del carattere di obbligatorietà del procedimento disciplinare, troppo spesso avviate sulla base di segnalazioni prive di fondamento dell’utenza; il ripristino della decadenza dall’azione disciplinare per l’Amministrazione in caso di violazione dei termini, che consente al datore di lavoro pubblico di non rispettare le regole che invece il dipendente deve osservare.
Quanto alle disposizioni particolari della piattaforma contrattuale Anief propone: una maggior tutela dei diritti delle donne vittime di violenza, con l’innalzamento del tetto di 90 giorni di congedo fino a 120 giorni, congedo di cui possano fruire lavoratrici con contratto a tempo determinato o indeterminato; la possibilità, da parte della lavoratrice vittima di violenza di poter presentare la domanda di trasferimento in qualsiasi momento, non solo verso “altra amministrazione”, ma anche verso “altra sede, anche ubicata in altra provincia, della medesima amministrazione”, una formazione obbligatoria in materia di molestie sessuali e bullismo per tutti i dipendenti e coloro che ricoprono ruoli dirigenziali.A proposito del riconoscimento pieno della professionalità dei docenti è stato sottolineato il taglio di risorse per la scuola pubblica, e in particolare stipendi ben al di sotto della media europea. Ecco perché Anief chiede che gli insegnanti non svolgano compiti che esulano dalla loro principale funzione: si pensi quelli in attività di potenziamento, ad esempio, in istituti in cui non è presente la cdc per cui sono abilitati e che sono impiegati in supplenze o altre attività aggiuntive.
In tema di tutela della salute nell’ambiente di lavoro, Anief avanza l’ipotesi di modifiche e integrazioni all’articolo 72 e seguenti del contratto, in particolare si punta all’elezione o alla designazione nell’ambito delle rappresentanze sindacali unitarie i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS): 1 nelle istituzioni scolastiche fino a 200 lavoratori, 3 quando i lavoratori sono più di 200 lavoratori, 6 nel caso in cui superino le 1.000.
Per ciò che concerne la proposta di piattaforma sindacale per Anief va data priorità assoluta della nuove sessioni negoziali al superamento del vincolo della firma del contratto per poter accedere ai successivi livelli di contrattazione integrativa nel rispetto del voto dei lavoratori e delle regole sull’accertamento della rappresentatività anche per smontare la politica dei cosiddetti “sindacati di comodo”.
L’AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) si trova da decenni ai margini del settore Istruzione. E Anief, invece, ritiene fondamentale, per chi vi opera l’adeguamento degli stipendi tabellari del personale interessato al fine di raggiungere un’equiparazione progressiva con gli standard minimi dei colleghi europei;
Ai lavoratori del settore educativo dei Convitti Nazionali, Educandati e dei Semiconvitti Annessi il giusto riscontro nelle attuali politiche scolastiche. Anief chiede di regolamentare e promuovere il sistema di scambi internazionali scolastici già realizzato da convitti ed educandati, attuando la legittima aspirazione all’internazionalizzazione dell’educazione; istituire nei convitti ed educandati, al pari che in altri istituti scolastici, il “Consiglio dell’Istituzione” da Dirigenti, lavoratori, studenti e genitori, tanto atteso e desiderato assieme con gli Organi Collegiali ad esso collegato; stabilizzare e potenziare gli organici, anche attraverso la modifica dei parametri restrittivi fissati dal DPR 81/2009: La categoria subisce ancora il blocco degli organici, nonostante la popolazione scolastica sia in notevole aumento.
Tra le modifiche e le revisioni richieste per il personale Ata, Anief propone di equiparare i diritti del personale a tempo determinato (al 30 giugno o al 31 agosto) a quelli del personale a tempo indeterminato, una pausa di trenta minuti e la previsione di un buono pasto se la prestazione giornaliera dura più di 9 ore; l’innalzamento dei livelli retributivi, fermi al 1976; una generale riqualificazione del personale, con la temporizzazione dei Dsga e l’equiparazione a quadro dirigenziale e figura apicale, con l’attivazione di figure quali il coordinatore amministrativo e quello tecnico, l’assistente tecnico-informatico e il collaboratore scolastico addetto ai servizi alla persona, per gli alunni diversamente abili e la prassi ormai comune di gravare il collaboratore scolastico anche della cura dell’igiene personale di suddetti studenti, pur non avendo una adeguata formazione né ausilii da parte dell’ASL, contravvenendo a quanto stabilito dal D. Lgs 81/08.

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Scuola: Concorsi docenti, procedure lente e mancate assunzioni vincitori: lo dice la sequenza storica

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

La lentezza dei concorsi per docenti e la mancata immissione in ruolo di tutti i vincitori e idonei sono caratteristiche della scuola pubblica italiana: la conferma arriva dalla serie storica delle procedure concorsuali degli ultimi anni. Questo significa che il concorso per la scuola secondaria che il Miur ha promesso di bandire entro il 2019, solo nella migliore delle ipotesi, porterà i vincitori in cattedra nell’estate del 2020. Intanto, ha del paradossale quanto accaduto in alcune regioni con i concorsi passati: per il concorso del 2016 migliaia i candidati docenti rischiano di rimanere al palo, pur avendo regolarmente partecipato e superato le prove, preselettive e selettive, scritte e orali. Il caso della Sicilia: alla primaria, a distanza di tre anni oltre 500 aspiranti maestri si sono ritrovati per “un errore dell’algoritmo” senza “un posto di lavoro”; per la scuola dell’infanzia rimangono da assumere oltre 300 docenti risultati vincitori e idonei. Se non subentreranno delle deroghe, considerando che in media ogni estate si procede a non oltre 20-30 immissioni in ruolo, dal 1° settembre 2019 decadrà la loro posizione. Marcello Pacifico (Anief): L’unica via d’uscita da questo ginepraio non può che essere la riapertura immediata delle GaE e il ritorno al doppio canale puro. Nella fattispecie, però, abbiamo anche attivato ricorsi al giudice del lavoro, in modo da ottenere le stabilizzazioni mancate. La serie storica degli ultimi concorsi non lascia spazio a dubbi: le procedure in Italia sono lente e non garantiscono le immissioni in ruolo di vincitori e idonei. L’ultimo esempio, scrive Orizzonte Scuola, è quello del “DL 59/2017 targato PD aperto solo ai docenti abilitati. Bandito con DDG del 1° febbraio 2018, consisteva in un’unica prova orale. Nonostante la semplicità della procedura, in alcune regioni non è ancora concluso”. Poi abbiamo il concorso del 2016, “anche questo aperto solo ai docenti abilitati, bandito nel febbraio del 2016. Prevedeva prova scritta e orale. Poche regioni hanno concluso in tempo per le immissioni in ruolo 2016/17, tantissime hanno rinviato la graduatoria all’anno successivo”. Per quel che riguarda il concorso del 2012, bandito con DDG n. 82 del 24 settembre 2012, questo “prevedeva la prova preselettiva (svolta a dicembre), prova scritta e prova orale. Solo in questo caso la maggior parte delle regioni concluse in tempo le operazioni in vista delle immissioni in ruolo”. Veniamo dunque ai nostri giorni, al concorso della scuola secondaria 2019: “al permanere delle medesime condizioni (i commissari non usufruiscono di alcun esonero) i tempi del prossimo concorso devono essere ampiamente calcolati se l’obiettivo è quello delle assunzioni del 2020/21”, rimarca la rivista specializzata. “E tuttavia a nostro parere solo dopo le immissioni in ruolo dell’estate 2019 si potrà avere una visione dettagliata dei posti vuoti per regione e classe di concorso. Nello stesso tempo bisognerà considerare che i corsi per acquisire la specializzazione sostegno in partenza nei prossimi mesi si concluderanno non prima di marzo 2020”. “Si dovrà dunque tenere conto – conclude Orizzonte Scuola – di bandire il concorso su posti effettivamente vacanti; organizzare la procedura in modo tale da completarla in tempo per le assunzioni 2020; prevedere la riserva per la partecipazione al concorso su posti di sostegno dei docenti impegnati nel corso di specializzazione TFA sostegno IV ciclo; prevedere eventuali intoppi nella procedura dovuti alla difficoltà di reperimento delle commissioni che non possono usufruire degli esoneri”.

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Scuola: Docenti, Bussetti elogia il merito ma deve spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Di principio, la legge è chiara, perché lo dice l’art. 64 della legge 133/2008: il 30% dei risparmi dovuti ai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente devono essere utilizzati per costituire un fondo per premiare la carriera dei docenti. Marcello Pacifico, presidente Anief: Sono trascorsi dieci anni, nel frattempo il personale e le famiglie hanno pagato il conto in termini di diritti e servizi ridotti, ma i soldi sono scomparsi. Invitiamo il Ministro dell’Istruzione a trovare le risorse sottratte dal MEF e a disporle al tavolo della contrattazione per adeguare gli stipendi ai livelli europei. Dopo l’ultima riforma della scuola Pd, anche il governo M5S–Lega apre al merito dei docenti: rispondendo ad una domanda sull’argomento, lo fa intendere il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sottolineando che al Miur si sta cercando di lavorare in funzione dei bisogni degli studenti e quindi “chi lavorerà e si impegnerà dovrà per forza essere considerato di più”. Nessun particolare, commenta oggi la rivista Orizzonte Scuola, è stato però riservato dal Ministro “sulle modalità di realizzazione e sui fondi che saranno utilizzati. Il pensiero non può che correre al bonus merito della Buona Scuola, al momento gestito autonomamente dalle scuole, ma che, ad oggi, ha lasciato scontenti molti docenti”. Poi è arrivato un elogio, sempre da parte del Ministro, all’autonomia scolastica che ha compiuto da poco 20 anni. “L’autonomia – ha detto – dà la possibilità di responsabilizzare e deve finalizzare al miglioramento delle competenze dei nostri studenti”. Per potenziarla, tuttavia, bisogna fare sinergia, fare squadra con le istituzioni locali: “noi ci siamo e siamo disposti a sostenere la volontà di mettere in campo progettazioni mirate”, ha concluso Bussetti. Il sindacato Anief non vuole entrare nel merito delle posizioni del governo sulla meritocrazia professionale. Tuttavia, prima di avviare qualsiasi forma di incentivo per il personale scolastico, il Ministro dell’Istruzione ha il dovere di spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare. A stabilirne l’entità finanziaria da assegnare a questo “capitolo di spesa” è stato il famigerato articolo 64 della Legge 133/2008, che dette il via al dimensionamento scolastico, con conseguente sensibile riduzione del numero di istituti, di classi e di personale: quella norma, ancora in vigore, diceva, in sostanza, che il 30% dei risparmi ricavati dai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente, avrebbe dovuto essere utilizzato per costituire un fondo finalizzato a premiare la carriera dei docenti.
Nello specifico, al comma 6 dell’art. 64 della L. 133 del 2008, erano previste “economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”; mentre al comma 9 dello stesso articolo di legge si indicava che “una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6” sarebbe stata “destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico”. “Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa”, inoltre, si sarebbero dovuti iscrivere “in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa”, per essere poi “resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti”. Le assegnazioni e ripartizioni economiche si sarebbero dovute realizzare con modalità continuativa, tanto che al comma 10 dello stesso art. 64 si è prevista la realizzazione di “un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive”.

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Scuola – Mobilità docenti, partenza col botto: 10 mila domande in 72 ore

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Si tratta in prevalenza di insegnanti che tentano il passaggio fuori provincia: a loro viene riservato il 40% dei posti vacanti. C’è tempo fino al 5 aprile e si prevede un record di richieste. Ma le procedure sui trasferimenti, confermate in toto, diventeranno motivo di respingimento per molti richiedenti. Marcello Pacifico (Anief): Era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. Toccherà ai giudici, sollecitati dai ricorsi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte. Partenza col botto per la mobilità 2019 del personale scolastico, regolata quest’anno dal contratto collettivo nazionale e delle relative ordinanze che hanno scandito ufficialmente i tempi di presentazione delle domande: il Miur ha comunicato che nei primi tre giorni di avvio delle procedure, riservate in questa prima fase al personale docente, sono state acquisite 10.888 domande di cui 2.388 confermate. Secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, ad essere particolarmente interessati a fare proprio uno dei posti assegnati alla mobilità (complessivamente il 50% dei posti vacanti e disponibili, di cui il 40% per i trasferimenti interprovinciali e 10% per i passaggi di ruolo o cattedra), sono i docenti che chiedono il trasferimento interprovinciale.
“A fronte di una situazione così particolarmente d’emergenza, come quella che stiamo vivendo, e tenendo conto del considerevole numero di posti vacanti e disponibili – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, alla luce anche della cancellazione degli ambiti territoriali, era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. A gridare vendetta sono poi i tanti docenti interessati ai passaggi di ruolo i quali, in base alle residue quote previste nell’ultimo contratto sulla mobilità, potranno vedere attuata la loro richiesta solo in minima parte. Toccherà ai giudici, quindi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte”. Il sindacato ricorda che ci sono anche altri motivi per cui è stato deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: Anief, infatti, ha deciso di attivare le preadesioni per accantonamento posto Fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno Fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio pre-ruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta sempre per via di uno o più errori cagionati dal famigerato algoritmo ministeriale.

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I corsi di specializzazione per docenti di sostegno continuano a far discutere

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Dopo la pubblicazione del Decreto n. 92/2019 e la successiva incomprensibile decisione, avallata tacitamente dal Miur, di distribuire 14.224 posti con modalità random, senza rispettare minimamente i fabbisogni territoriali legati alle disponibilità di cattedre libere e alla mancanza di candidati, costringendo il sindacato a ricorrere in tribunale, in questi giorni stiamo assistendo alla pubblicazione dei bandi, da parte degli atenei autorizzati, che confermano i costi proibitivi richiesti ai partecipanti. Ad ogni corsista si chiedono almeno 120 euro per tentare l’accesso e fino a 3.800 euro (a Napoli) per frequentare i corsi. Marcello Pacifico (Anief): C’è un’esigenza di carattere nazionale e sociale, non possono le università decidere autonomamente se e come allestire i corsi oppure trasformare questa formazione in introiti economici per compensare quelli mancati. Lavandosene le mani, non imponendo alcuna regola, il Miur è venuto meno al suo ruolo di garante e di gestore centrale della macchina organizzativa scolastica. Il business su docenti che intendono specializzarsi sul sostegno agli alunni disabili è ripreso con più vigore del passato. Stavolta, tra gli atenei che più si caratterizzano per le richieste esose primeggiano quelle del Sud: il record è dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli che ha deciso di chiedere ai frequentanti del corso specializzante in didattica speciale ben 3.800 euro. Non molto meno (3.700 euro) chiedono le università di Catania, Messina e Palermo. Ma il business non finisce qui: gli atenei, infatti, hanno deciso di fare cassa anche sfruttando al massimo i test preselettivi. È notizia di oggi, pubblica dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola, che ogni aspirante al sostegno per tentare l’accesso al corso specializzante di Urbino dovrà avere prima versato all’università umbra la bellezza di 200 euro. E comunque, anche negli altri atenei non si andrà al di sotto dei 120 euro a candidato. Assicurando alle loro amministrazioni economiche, in questo modo, cifre non indifferenti, anche nell’ordine dei milioni di euro.

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Scuola – Mobilità: è partita la macchina che a settembre farà cambiare sede a 200 mila docenti e Ata

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Fino al 5 aprile potranno presentare domanda, tramite il portale ministeriale istanze on line, gli insegnanti di tutti gli ordini scolastici. Per il personale educativo le richieste di mobilità potranno essere presentate dal 3 al 28 maggio prossimi. Per il personale Ata le istanze potranno essere presentate dall’1 al 26 aprile 2019. Per la mobilità professionale e territoriale verso le discipline specifiche dei Licei Musicali la presentazione delle domande è stabilita dal 12 marzo al 5 aprile 2019. Per gli insegnanti di religione cattolica le domande, infine, potranno essere presentate dal 12 aprile al 15 maggio prossimi. Come già rilevato a commento dell’accordo raggiunto con gli altri sindacati a fine 2018, Anief ricorda che non c’è alcuna norma che preveda il ritorno a casa degli insegnanti assunti sotto ricatto con la riforma della Buona Scuola: sono i cosiddetti docenti “immobilizzati”, assunti tramite algoritmo impazzito nel 2016 a centinaia di chilometri da casa e penalizzati da una cervellotica stesura di fasi di assunzioni che li ha costretti ad accettare sedi lontane pur in presenza di posti vacanti molto più vicini.
È emblematico cosa accadrà in Sicilia. Il quotidiano La Repubblica ha spiegato che “quest’anno, in base al contratto sulla mobilità sottoscritto dai sindacati, metà delle cattedre libere (circa duemila posti) andrà alle immissioni in ruolo, il 40 per cento (circa 1.600 cattedre) verrà destinato ai trasferimenti interprovinciali, e quindi anche a quelli da fuori regione, e il restante 10 per cento (400 cattedre) ai passaggi di ruolo e ai passaggi di cattedra: coloro che intendono cambiare ordine di scuola o materia, a patto che abbiano i titoli per farlo”. Inoltre, “ad ambire al trasferimento da fuori regione circa ottomila docenti siciliani che, per diverse ragioni, prestano servizio al Nord o nel Centro Italia. E, se non ci saranno decurtazioni dell’organico, soltanto uno su cinque riuscirà a rientrare in Sicilia”.
Lo stesso Ministro dell’Istruzione ha ricordato che gli sono serviti appena 10 secondi per comprendere che si trattava di un’assegnazione tramite algoritmo errato, ma siccome non farà nulla per porvi rimedio serviranno altri tre anni per completare il loro avvicinamento a casa. Significa che per i più sfortunati saranno serviti 5 o 6 anni per sanare un errore non loro: ecco perché Anief conferma i ricorsi per ripristinare il diritto ad avere una cattedra non più a centinaia di chilometri di distanza. Inoltre, Anief continua a rivendicare l’introduzione di una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo ‘impazzito’”, ma anche l’avvio di corsi abilitanti per il personale docente già assunto a tempo indeterminato, oltre a quelli rivolti ai colleghi precari, in modo da favorire i passaggi di ruolo per tutti coloro che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento.
Ma ci sono anche altri motivi per cui Anief ha deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: il sindacato attiva le preadesioni per accantonamento posto fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio preruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta per errore dell’algoritmo.

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Scuola – Regionalizzazione: 226 mila docenti, Ata e presidi passeranno alle regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

Si parla tanto di regionalizzazione, richiesta da tre regioni settentrionali, poco degli effetti chi si determinerebbero qualora il progetto leghista andasse in porto. Nella scuola, che si sta dimostrando compatta contro questa eventualità, una delle prime conseguenze ricadrebbe sul personale: con il “regionalismo differenziato – scrive Tuttoscuola – un dipendente scolastico su 5 potrebbe passare alle Regioni”, perché “se verrà confermato l’integrativo contrattuale di 400 euro mensili di cui si parla, è facile prevedere che nei prossimi anni vi sarà un esodo di massa di dirigenti scolastici, docenti e Ata dallo Stato alle Regioni. Marcello Pacifico (Anief): Il progetto va bloccato, perché incrementerebbe il gap Nord-Sud, oltre ad essere di natura incostituzionale, come già rilevato dall’Anief, e peraltro già bocciato dai giudici. Prende consistenza l’esodo del personale dallo Stato alle Regioni nel Lombardo-Veneto: nella scuola, dopo la conclusione del concorso in atto, i dirigenti scolastici della Lombardia dovrebbero essere 1.129 e 572 quelli del Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. I docenti (di ruolo e non) su posto comune per tutti gli ordini di scuola dovrebbero essere 94.846 in Lombardia e 48.117 in Veneto, per un totale di circa 143.000 unità. A questi docenti si dovrebbero aggiungere quelli di sostegno (di ruolo e non): 22.768 in Lombardia e 9.346 nel Veneto per complessive 32.100 unità (destinate ad aumentare in futuro).
Vanno anche considerati i docenti di religione cattolica (di ruolo e incaricati) che attualmente sono circa 3.600 in Lombardia e 1.926 in Veneto per un totale di 5.500 unità. Va considerato anche il personale Ata, a cominciare dai Dsga che, per effetto del concorso in atto, dovrebbero essere circa 1.132 in Lombardia e 579 in Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. Infine, il restante personale Ata dovrebbe essere di circa 28 mila unità in Lombardia e di 14.700 in Veneto per un totale di circa 42.700 unità. Complessivamente, per quanto riguarda le due regioni, potrebbero chiedere di lasciare lo Stato per diventare dipendenti regionali circa 226.700 persone tra dirigenti scolastici, docenti e personale ATA, pari al 22% dell’intero personale scolastico statale (quantificato oggi in un milione e 33 mila unità): non meno di un dipendente scolastico su cinque potrebbe lasciare lo Stato.
Sinora, contro queste ipotesi, i sindacati si sono mossi con un manifesto unitario. Anief ha aderito agli scioperi di Unicobas, del prossimo 27 febbraio, e dei Cobas, nel giorno della festa della donna, l’8 marzo. Sulla necessità di bloccare il processo di regionalizzazione di diverse competenze e servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, però c’è anche l’opposizione del M5S, che la scorsa settimana, con un’impennata d’orgoglio ha creato le condizioni per un blocco politico del provvedimento: una posizione che sembra voglia portare avanti almeno sino alle elezioni europee.Come anche riferito da Il Corriere della Sera, nel Governo si è innescata una contrapposizione tra Nord leghista e Sud grillino, con i gruppi di Camera e Senato del M5S che hanno diffuso un report costi-benefici dell’autonomia regionale: “Il ruolo del Parlamento è a rischio. No a cittadini di serie A e di serie B. No alla secessione dei ricchi”, hanno tenuto a dire i deputati pentastellati. E così, in un gioco di specchi”, il vice-premier della Lega Matteo Salvini ha prima cercato di rassicurarli, inutilmente, per poi annunciare un «vertice politico» con Conte e Di Maio, che si dovrebbe svolgere questa settimana.

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Scuola – Docenti, niente trasferimenti per 5 anni: il Ministro Bussetti insiste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Il titolare del Miur non molla sull’introduzione di una norma, in virtù della continuità didattica, la quale però non esiste per via della durata diversa dei cicli scolastici e dell’età dell’obbligo scolastico. Inoltre, verrebbe violata comunque dall’alto numero di precari chiamati su posti in organico di diritto, come per quelli di sostegno, dove in 50 mila precari dovrebbero essere subito nominati in ruolo. Marcello Pacifico (Anief): Quella del blocco quinquennale appare l’ennesima politica della Lega tesa ad evitare che i docenti meridionali possano trasferirsi al Nord. Perché l’esigenza della continuità didattica non esiste per l’insegnamento curricolare, ma viene poi imposta sul sostegno.
Il Quirinale e il Senato hanno bocciato il vincolo di 5 anni con cui il governo vorrebbe tenere fermi tutti i docenti della scuola pubblica, facendo decadere l’emendamento governativo al ddl n. 989 già approvato alla Camera. Invece di prenderne atto, di mettersi l’anima in pace sull’adozione di una norma palesemente incostituzionale e lesiva dei diritti del lavoratore a potersi ricongiungere con la famiglia laddove vi siano le condizioni, senza limiti temporali, il Ministro dell’Istruzione torna alla carica.Intervistato da “Il Mattino”, Marco Bussetti ha affermato che i 5 anni di blocco nella medesima scuola servono agli studenti, in quanto garantiscono la continuità didattica, ma anche a lavorare con un’adeguata programmazione educativo-didattica e a dare stabilità agli organici. “Ricordiamo – commenta Orizzonte Scuola – che l’intenzione della maggioranza di Governo è di introdurre il vincolo quinquennale non solo per i neoassunti della secondaria, tramite concorso, ma per tutti i docenti”. Anief, che si è sempre posto contro questa volontà, ricorda che si tratta di disposizioni normative che contengono dei limiti di carattere costituzionale, perché sovrastano il diritto alla famiglia e al lavoro: già nel 2011, con la Legge 106, si decise per una norma in tal senso. E pure nel 2013, approvando la Legge 128. Poi, però, ci si rese conto dell’illegittimità e impraticabilità di questa norma, anche in palese contrasto con le prerogative sindacali poiché oggi, approvandole, non si terrebbe conto del contratto nazionale sulla mobilità appena sottoscritto ed in vigore fino all’anno 2022.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quella del blocco quinquennale appare l’ennesima politica della Lega tesa ad evitare che i docenti meridionali possano trasferirsi al Nord, come quando l’attuale senatore Mario Pittoni chiese all’allora Ministro Mariastella Gelmini di introdurre lo stesso blocco – poi derubricato a tre anni dalla legge 128/12 dal Ministro Maria Chiara Carrozza e sospeso per la mobilità straordinaria introdotta dalla legge 107/15 voluta dal governo Renzi – all’indomani della sentenza della Consulta sul trasferimento a pettine ottenuto dall’Anief all’atto dell’aggiornamento delle GaE”.
“Se la scuola dell’infanzia copre un triennio scolastico e interessa soltanto un bambino su quatto – continua il sindacalista autonomo – soltanto la scuola primaria offrirebbe infatti la continuità per cinque anni. Perché la scuola media dura tre anni e quella superiore prevede l’obbligo formativo per il solo primo biennio. Pertanto, l’esigenza di una continuità didattica non esiste per l’insegnamento curricolare, ma viene poi imposta sul sostegno. Per il quale, in verità, il cambio delle cattedre non riguarda tanto i passaggi di ruolo quanto il numero dei precari: oltre 50 mila ogni anno, uno ogni tre cattedre, chiamati a garantire la copertura di posti in deroga, i quali, tra l’altro, per il TAR, su ricorso promosso da Anief, dovrebbero essere collocati in organico di diritto se legati a effettive e perduranti esigenze”, conclude Pacifico.Anief ribadisce, pertanto, che se davvero si vuole incentivare la continuità didattica si devono programmare le immissioni in ruolo dei supplenti abilitati e specializzati, riaprendo le GaE e stabilizzando tutti i precari che hanno svolto almeno tre anni di servizio, come ci dicono da tempo l’Unione Europea e suoi tribunali.

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Scuola: Piano nazionale di formazione del personale docente 2016/2019

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Il piano riconosce lo sviluppo professionale continuo, la valorizzazione della carriera del personale docente e indirizza a un progressivo affinamento di competenze, attitudini, expertise dei docenti. Con #operazioneverità5 Anief intende vigilare sulla corretta programmazione ed erogazione delle risorse legate alla formazione del personale, anche relativamente a progetti nazionali ed europei. Il sindacato invita tutte le Rsu a richiedere all’indirizzo rsu@anief.net la lettera con la quale rivolgersi al dirigente scolastico per ottenere informazioni precise.Le profonde trasformazioni della società italiana e le sfide da affrontare a livello europeo e globale impongono, oggi più che mai, una particolare attenzione allo sviluppo del capitale culturale, sociale e umano che rappresenta l’insieme dei fattori fondamentali per sostenere e accelerare la crescita del nostro Paese.
In questo contesto, il sistema d’istruzione è una delle risorse strategiche su cui occorre investire, a partire dal personale della scuola. La formazione del personale scolastico, durante tutto l’arco della vita professionale, è un fattore decisivo per il miglioramento e l’innovazione del sistema educativo italiano.Il CCNL 2016- 2018, all’art. 22, comma 4, lettera c7), prevede che “i criteri generali di ripartizione delle risorse per la formazione del personale nel rispetto degli obiettivi e delle finalità definiti a livello nazionale con il Piano nazionale di formazione dei docenti” sono oggetto della contrattazione integrativa a livello di istituzione scolastica ed educativa.
A tal proposito, all’interno della “Operazione verità” lanciata da Anief, trova spazio un’azione per avere dei riscontri di trasparenza nella scelta delle attività formative della scuola e di conseguenza sulle risorse stanziate.“Invitiamo tutte le Rsu – esorta il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico – a richiedere all’indirizzo rsu@anief.net la lettera con la quale rivolgersi al dirigente scolastico per avere informazioni dettagliate, scuola per scuola. È necessaria un’indagine specifica, volta ad accertare il rispetto della normativa vigente, poiché l’aggiornamento è un diritto-dovere fondamentale, sia come approfondimento della preparazione didattica sia come partecipazione alla ricerca e innovazione didattico-pedagogica. Il sindacato, infatti, intende tutelare le esigenze formative di tutti i lavoratori della scuola”.

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Docenti, niente trasferimenti per 5 anni: il Ministro Bussetti insiste

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Il titolare del Miur non molla sull’introduzione di una norma, in virtù della continuità didattica, la quale però non esiste per via della durata diversa dei cicli scolastici e dell’età dell’obbligo scolastico. Inoltre, verrebbe violata comunque dall’alto numero di precari chiamati su posti in organico di diritto, come per quelli di sostegno, dove in 50 mila precari dovrebbero essere subito nominati in ruolo. Marcello Pacifico (Anief): Quella del blocco quinquennale appare l’ennesima politica della Lega tesa ad evitare che i docenti meridionali possano trasferirsi al Nord. Perché l’esigenza della continuità didattica non esiste per l’insegnamento curricolare, ma viene poi imposta sul sostegno.

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Scuola: Stipendi docenti italiani sotto di 9 mila euro rispetto alla media UE?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Anief chiede al Governo di intervenire già in questa stagione contrattuale. Negli ultimi mesi, il rinnovo del contratto e la parziale indennità di vacanza contrattuale hanno permesso un recupero che non va oltre il 5%, ben lontano dal +14% del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. Il gap rispetto alla media europea è stato evidenziato dalla rivista Orizzonte Scuola, a seguito della pubblicazione dei dati Istat sulla contrazione dell’economia, che ha prodotto un arretramento dello 0,2% nel quarto trimestre 2018: a fine carriera il divario stipendiale diventa “notevole” con “i docenti della scuola primaria che percepiscono 9.539,98 euro in meno rispetto ai colleghi europei”. Eppure non sono troppo lontane nel tempo le promesse del vicepremier Luigi Di Maio, che a nome del Governo ha detto di volere aumentare gli stipendi degli insegnanti, per equipararli a quelli dei colleghi europei. Marcello Pacifico (Anief): dalle parole bisogna passare ai fatti, visto che l’incremento dei compensi dei nostri docenti rimane sotto l’inflazione di troppi punti, 8 dei quali accumulati tra il 2007 e il 2015, e rispetto a Germania, Austria e Olanda rimangono sostanzialmente dimezzati.

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Scuola: Decreto Semplificazioni, spunta l’emendamento che tiene i docenti fermi 5 anni

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Tutti gli insegnanti, una volta di ruolo, non potranno cambiare scuola per i primi cinque anni e dovranno pure permanere nella stessa tipologia di posto e classe di concorso: lo prevede, al fine di raggiungere un ipotetico miglioramento della continuità didattica, un emendamento dei relatori al dl Semplificazioni, estendendo «al personale docente ed educativo di ogni ordine e grado di istruzione» e quindi valgono anche per la scuola dell’infanzia le misure oggi in vigore per gli insegnanti delle superiori. La proposta, di cui oggi parla anche la stampa nazionale, è stata depositata ma non ancora approvata. Tuttavia si teme, creando allarme nella categoria, che la proposta possa essere allargata addirittura al personale di ruolo, andando in questo modo a sovrastare pure le attuali norme contrattuali sulla mobilità. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La continuità didattica non si ottiene così, peraltro impedendo il ricongiungersi agli affetti. E siccome il diritto al lavoro non può negare quello alla famiglia, visto che è una prerogativa che riguarda perfino i militari, annunciamo sin d’ora che porteremo in tribunale ogni norma che impedisca la libera circolazione dei docenti.

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Stipendi docenti, impiegati e infermieri sempre più giù

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Si chiama inflazione “fantasma”, fenomeno che ha abbattuto i salari dei dipendenti del pubblico impego, sempre più impoveriti per via del blocco del contratto e dell’aumento del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. “Con 1.500 in busta paga si può vivere; ma è difficile costruirsi un futuro”, si legge nel Corriere della Sera, in una lucida analisi che mette in evidenza come la classe media si stia sempre più ‘sciogliendo’. Marcello Pacifico, presidente Anief, rinnova alla Ministra per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno la richiesta di recuperare il gap nel prossimo rinnovo contrattuale, come già esposto in Parlamento dal sindacato con gli emendamenti al decreto Concretezza.

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Scuola: Sostegno disabili, in primavera al via i primi corsi per 40 mila docenti

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

Parola del ministro Bussetti. Anief e Radamante ribadiscono la volontà di ricorrere per diverse tipologie di candidati esclusi, tra cui i diplomati ITP, AFAM o gli stessi laureati. Eurosofia rilancia, invece, i corsi di preparazione per superare il test di sbarramento, mentre il sindacato annuncia nuovi ricorsi contro i decreti degli organici regionali dopo la vittoria al Tar Lazio per convertire i posti in deroga in organico di diritto in presenza di effettive esigenze rilevate.Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione, negando che il governo ha attuato dei tagli al supporto agli alunni con disabilità: nella manovra 2019, “il bilancio approvato non contraddice quanto ho affermato. È concreto l’impegno per l’effettiva inclusione scolastica”. Simona Malpezzi (Pd): “formazione, fino a prova contraria, non significa assunzione”. In ogni caso, oggi sul sostegno opera un buon 32% di supplenti, circa 20 mila insegnanti, privo di specializzazione. Ma ci sono anche diverse migliaia di specializzati che per lo Stato è come se non lo fossero: alcune migliaia ancora nelle GaE e oltre 9 mila nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto. Poi, però, quest’anno soltanto 167 insegnanti specializzati sono stati assunti, a fronte di 6.143 posti autorizzati per l’assenza del personale nelle graduatorie ad esaurimento e in alcune di merito esaurite in quasi tutte le regioni italiane. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): C’è una grande richiesta di questo genere di personale docente, ma per attuare il progetto di copertura delle oltre 60 mila cattedre vacanti occorre anche cambiare l’inconcepibile Legge Carrozza 128 del 2013 che, per assicurare risparmi pubblici sulla pelle degli studenti più bisognosi, ha disposto in organico di fatto decine di migliaia di cattedre di sostegno, pur di fare cassa sui mesi estivi e sulle progressioni di carriera del personale docente, forzatamente collocato come precario.

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Scuola: Docenti con 36 mesi di servizio: l’unica strada è la stabilizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Inutile un nuovo concorso per titoli con colloquio. Anief chiede agli altri sindacati di sensibilizzare il Parlamento perché, dopo l’approvazione della legge di stabilità che ha abolito il concorso riservato, con un’azione comune possano essere, da deputati e senatori, approvati gli emendamenti da noi suggeriti e pensati persino dal Presidente della VII Commissione del Senato sulla trasformazione dei contratti a termine. L’occasione è multipla, tra decreto legge semplificazione, disegno di legge europea e concretezza, e disegno di legge su abolizione degli ambiti e della chiamata diretta.
Finalmente anche gli altri sindacati si accorgono del problema dei precari con 36 mesi, ma sbagliano ancora una volta nella ricerca di una soluzione già bocciata, la proposizione al Governo di normare una soluzione analoga al concorso abilitati del 2018 per il Consiglio di Stato incostituzionale, senza parlare di quella stabilizzazione che Anief sostiene da tempo insieme al reclutamento dalle graduatorie di istituto con l’estensione del doppio canale. E come il giovane sindacato ha ribadito di recente attraverso la richiesta alla VII Commissione del Senato di 25 emendamenti alla proposta Granato di “Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n.107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti”. Ma anche con le richieste di adozione della Legge Europea sulla stabilizzazione del personale, formulate in audizione, alla XIV Commissione del Senato in merito all’esame del provvedimento As 82. Oltre che con richieste di modifica al disegno di legge Concretezza approvato dal Senato e in corso di esame (AC 1433) presso la Camera. Perché il futuro professionale di decine di migliaia di insegnanti precari con almeno tre anni di servizio non può passare per il concorso ordinario, aperto a tutti i laureati, o riservato. Le richieste sulla stabilizzazione sono più che lecite, tanto che ora il governo giallo-verde fa sapere che potrebbe ancora ripensarci e verificare se sia possibile aprire ad una fase di stabilizzazione. La possibile apertura si evince dalle parole del senatore Mario Pittoni che in questi giorni, scrive Orizzonte Scuola, ha cercato di rassicurare proprio i docenti con oltre 36 mesi di supplenze alle spalle, “ribadendo che sui precari non c’è nessuna decisione definitiva, alludendo probabilmente all’eventuale concorso riservato o, comunque, ad una fase transitoria che porti all’assunzione di tali docenti senza dover affrontare il concorso ordinario, considerata l’esperienza maturata dagli stessi. Il Miur – ha concluso Pittoni – sta approfondendo la questione”. La maggioranza ha la possibilità di risolvere subito la questione approvando uno degli emendamenti presentati ai decreti o disegni di legge all’esame delle commissioni parlamenti come suggerito fa Anief.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Bisogna evitare che la denuncia 4231/2014, pendente presso la Commissione europea, si trasformi in procedura d’infrazione sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine.

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Scuola: Mancano 150 mila docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Con quota 100, senza tale soluzione, si rischia di continuare ad abusare sui contratti a termine e a essere condannati dall’Europa. Si potrebbe anche reclutare dalle graduatorie d’istituto da cui lo Stato chiama la maggior parte dei supplenti sui posti vacanti, insieme ai nuovi concorsi se proprio non si vogliono riaprire le graduatorie ad esaurimento, come già fatto due volte nell’ultimo decennio: a chiederlo alla I Commissione Affari Costituzionali del Senato, con due distinti emendamenti al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, il cosiddetto decreto Semplificazioni, è stato il sindacato Anief. Chiesta anche la salvaguardia dei ruoli conferiti e l’assunzione pure degli idonei degli ultimi concorsi. Con queste richieste, formalizzate lunedì scorso in audizione, l’organizzazione che opera in difesa dei lavoratori della scuola intende dare una prima risposta all’altissima percentuale di precarietà del mondo scolastico, più che doppia rispetto agli altri comparti, diventata ancora più preoccupante dopo che nell’anno in corso la supplentite anziché ridursi è tornata pericolosamente a crescere, superando i 150 mila contratti a tempo determinato con scadenza 30 giugno o 31 agosto 2019. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se non si dà seguito alle nostre richieste, considerando anche i pensionamenti derivanti da quota 100 e la tendenza a disertare le convocazioni per mancanza di aspiranti dalle graduatorie concorsuali e permanenti, nel prossimo mese di settembre la situazione del precariato potrebbe esplodere.

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Scuola – Docenti: lettera aperta al Ministro per risollevare una professione in crisi

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

A realizzarla, attraverso un video pubblico, è stato il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali sulle malattie professionali: l’obiettivo è sensibilizzare il titolare del Miur su quattro aspetti dell’insegnamento, sino ad oggi poco considerati dalle istituzioni ma invece centrali per migliorarne l’efficacia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono tutte questioni condivisibili, ad iniziare dallo stress da lavoro correlato, alla base di un numero altissimo di patologie che emergono dopo i 50 anni di età, a seguito dei tanti anni trascorsi dietro la cattedra. Bisogna poi condannare con il massimo rigore tutte le forme di aggressione prodotte verso i docenti pubblici ufficiali. Per quanto riguarda la previdenza, è ovvio che una riforma non strutturale come quella che sta andando ad approvare l’attuale governo giallo-verde non può bastare. Sugli stipendi, il Ministero della Funzione Pubblica, ma anche quello del Mef, devono voltare pagina, riconoscendo prima di tutto il recupero dell’inflazione che si è andata ad accumulare durante gli anni del blocco contrattuale e prendendo come esempio quanto è avvenuto nel settore privato, dove si sono registrati aumenti persino superiori.

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Sostegno: quei numeri Miur che non tornano tra docenti specializzati ma abbandonati e posti vacanti scoperti

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Per la didattica speciale, rivolta agli alunni disabili, ora c’è pure il mistero dei fondi scomparsi nella tabella allegata all’ultima legge di stabilità: -1,1 miliardi dal 2020, per far quadrare i conti con l’Europa, rispetto ai 5 miliardi garantiti soltanto per l’a.s. 2018/2019 per pagare gli stipendi ai 65 mila precari, il 40% dell’organico complessivo attivato che senza copertura finanziaria lascerebbe 90 mila studenti con handicap certificato senza insegnante, la metà con disabilità intellettiva. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non mancano gli insegnanti ma la volontà politica di assumere il personale qualificato.

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Scuola: Legge di Bilancio 2019 per diventare insegnante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 dicembre 2018

Approvata l’ennesima riforma che allontana l’Italia dall’Europa, tradendo gli accordi di Lisbona di vent’anni fa per l’’incapacità di reclutare i docenti specializzati presso le Università dal 2012 attraverso il doppio canale di reclutamento. E ora si prospettano migliaia di ricorsi nei tribunali del lavoro per effetto del venire meno di misure preventive e sanzionatorie sui contratti a termine introdotte dalla Buona Scuola per evitare le condanne dei giudici. Si riapre il contenzioso per chi ha avuto 36 mesi senza abilitazione. Il testo combinato con il decreto dignità riapre il contenzioso per il personale docente e Ata, privo di tutele effettive; i legali Anief chiederanno nuovamente la stabilizzazione oltre al risarcimento in piena applicazione della recente sentenza Sciotto della Curia europea.

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