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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘docenti’

Scuola: Sostegno disabili, in primavera al via i primi corsi per 40 mila docenti

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

Parola del ministro Bussetti. Anief e Radamante ribadiscono la volontà di ricorrere per diverse tipologie di candidati esclusi, tra cui i diplomati ITP, AFAM o gli stessi laureati. Eurosofia rilancia, invece, i corsi di preparazione per superare il test di sbarramento, mentre il sindacato annuncia nuovi ricorsi contro i decreti degli organici regionali dopo la vittoria al Tar Lazio per convertire i posti in deroga in organico di diritto in presenza di effettive esigenze rilevate.Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione, negando che il governo ha attuato dei tagli al supporto agli alunni con disabilità: nella manovra 2019, “il bilancio approvato non contraddice quanto ho affermato. È concreto l’impegno per l’effettiva inclusione scolastica”. Simona Malpezzi (Pd): “formazione, fino a prova contraria, non significa assunzione”. In ogni caso, oggi sul sostegno opera un buon 32% di supplenti, circa 20 mila insegnanti, privo di specializzazione. Ma ci sono anche diverse migliaia di specializzati che per lo Stato è come se non lo fossero: alcune migliaia ancora nelle GaE e oltre 9 mila nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto. Poi, però, quest’anno soltanto 167 insegnanti specializzati sono stati assunti, a fronte di 6.143 posti autorizzati per l’assenza del personale nelle graduatorie ad esaurimento e in alcune di merito esaurite in quasi tutte le regioni italiane. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): C’è una grande richiesta di questo genere di personale docente, ma per attuare il progetto di copertura delle oltre 60 mila cattedre vacanti occorre anche cambiare l’inconcepibile Legge Carrozza 128 del 2013 che, per assicurare risparmi pubblici sulla pelle degli studenti più bisognosi, ha disposto in organico di fatto decine di migliaia di cattedre di sostegno, pur di fare cassa sui mesi estivi e sulle progressioni di carriera del personale docente, forzatamente collocato come precario.

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Scuola: Docenti con 36 mesi di servizio: l’unica strada è la stabilizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Inutile un nuovo concorso per titoli con colloquio. Anief chiede agli altri sindacati di sensibilizzare il Parlamento perché, dopo l’approvazione della legge di stabilità che ha abolito il concorso riservato, con un’azione comune possano essere, da deputati e senatori, approvati gli emendamenti da noi suggeriti e pensati persino dal Presidente della VII Commissione del Senato sulla trasformazione dei contratti a termine. L’occasione è multipla, tra decreto legge semplificazione, disegno di legge europea e concretezza, e disegno di legge su abolizione degli ambiti e della chiamata diretta.
Finalmente anche gli altri sindacati si accorgono del problema dei precari con 36 mesi, ma sbagliano ancora una volta nella ricerca di una soluzione già bocciata, la proposizione al Governo di normare una soluzione analoga al concorso abilitati del 2018 per il Consiglio di Stato incostituzionale, senza parlare di quella stabilizzazione che Anief sostiene da tempo insieme al reclutamento dalle graduatorie di istituto con l’estensione del doppio canale. E come il giovane sindacato ha ribadito di recente attraverso la richiesta alla VII Commissione del Senato di 25 emendamenti alla proposta Granato di “Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n.107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti”. Ma anche con le richieste di adozione della Legge Europea sulla stabilizzazione del personale, formulate in audizione, alla XIV Commissione del Senato in merito all’esame del provvedimento As 82. Oltre che con richieste di modifica al disegno di legge Concretezza approvato dal Senato e in corso di esame (AC 1433) presso la Camera. Perché il futuro professionale di decine di migliaia di insegnanti precari con almeno tre anni di servizio non può passare per il concorso ordinario, aperto a tutti i laureati, o riservato. Le richieste sulla stabilizzazione sono più che lecite, tanto che ora il governo giallo-verde fa sapere che potrebbe ancora ripensarci e verificare se sia possibile aprire ad una fase di stabilizzazione. La possibile apertura si evince dalle parole del senatore Mario Pittoni che in questi giorni, scrive Orizzonte Scuola, ha cercato di rassicurare proprio i docenti con oltre 36 mesi di supplenze alle spalle, “ribadendo che sui precari non c’è nessuna decisione definitiva, alludendo probabilmente all’eventuale concorso riservato o, comunque, ad una fase transitoria che porti all’assunzione di tali docenti senza dover affrontare il concorso ordinario, considerata l’esperienza maturata dagli stessi. Il Miur – ha concluso Pittoni – sta approfondendo la questione”. La maggioranza ha la possibilità di risolvere subito la questione approvando uno degli emendamenti presentati ai decreti o disegni di legge all’esame delle commissioni parlamenti come suggerito fa Anief.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Bisogna evitare che la denuncia 4231/2014, pendente presso la Commissione europea, si trasformi in procedura d’infrazione sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine.

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Scuola: Mancano 150 mila docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Con quota 100, senza tale soluzione, si rischia di continuare ad abusare sui contratti a termine e a essere condannati dall’Europa. Si potrebbe anche reclutare dalle graduatorie d’istituto da cui lo Stato chiama la maggior parte dei supplenti sui posti vacanti, insieme ai nuovi concorsi se proprio non si vogliono riaprire le graduatorie ad esaurimento, come già fatto due volte nell’ultimo decennio: a chiederlo alla I Commissione Affari Costituzionali del Senato, con due distinti emendamenti al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, il cosiddetto decreto Semplificazioni, è stato il sindacato Anief. Chiesta anche la salvaguardia dei ruoli conferiti e l’assunzione pure degli idonei degli ultimi concorsi. Con queste richieste, formalizzate lunedì scorso in audizione, l’organizzazione che opera in difesa dei lavoratori della scuola intende dare una prima risposta all’altissima percentuale di precarietà del mondo scolastico, più che doppia rispetto agli altri comparti, diventata ancora più preoccupante dopo che nell’anno in corso la supplentite anziché ridursi è tornata pericolosamente a crescere, superando i 150 mila contratti a tempo determinato con scadenza 30 giugno o 31 agosto 2019. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se non si dà seguito alle nostre richieste, considerando anche i pensionamenti derivanti da quota 100 e la tendenza a disertare le convocazioni per mancanza di aspiranti dalle graduatorie concorsuali e permanenti, nel prossimo mese di settembre la situazione del precariato potrebbe esplodere.

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Scuola – Docenti: lettera aperta al Ministro per risollevare una professione in crisi

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

A realizzarla, attraverso un video pubblico, è stato il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali sulle malattie professionali: l’obiettivo è sensibilizzare il titolare del Miur su quattro aspetti dell’insegnamento, sino ad oggi poco considerati dalle istituzioni ma invece centrali per migliorarne l’efficacia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono tutte questioni condivisibili, ad iniziare dallo stress da lavoro correlato, alla base di un numero altissimo di patologie che emergono dopo i 50 anni di età, a seguito dei tanti anni trascorsi dietro la cattedra. Bisogna poi condannare con il massimo rigore tutte le forme di aggressione prodotte verso i docenti pubblici ufficiali. Per quanto riguarda la previdenza, è ovvio che una riforma non strutturale come quella che sta andando ad approvare l’attuale governo giallo-verde non può bastare. Sugli stipendi, il Ministero della Funzione Pubblica, ma anche quello del Mef, devono voltare pagina, riconoscendo prima di tutto il recupero dell’inflazione che si è andata ad accumulare durante gli anni del blocco contrattuale e prendendo come esempio quanto è avvenuto nel settore privato, dove si sono registrati aumenti persino superiori.

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Sostegno: quei numeri Miur che non tornano tra docenti specializzati ma abbandonati e posti vacanti scoperti

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Per la didattica speciale, rivolta agli alunni disabili, ora c’è pure il mistero dei fondi scomparsi nella tabella allegata all’ultima legge di stabilità: -1,1 miliardi dal 2020, per far quadrare i conti con l’Europa, rispetto ai 5 miliardi garantiti soltanto per l’a.s. 2018/2019 per pagare gli stipendi ai 65 mila precari, il 40% dell’organico complessivo attivato che senza copertura finanziaria lascerebbe 90 mila studenti con handicap certificato senza insegnante, la metà con disabilità intellettiva. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non mancano gli insegnanti ma la volontà politica di assumere il personale qualificato.

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Scuola: Legge di Bilancio 2019 per diventare insegnante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 dicembre 2018

Approvata l’ennesima riforma che allontana l’Italia dall’Europa, tradendo gli accordi di Lisbona di vent’anni fa per l’’incapacità di reclutare i docenti specializzati presso le Università dal 2012 attraverso il doppio canale di reclutamento. E ora si prospettano migliaia di ricorsi nei tribunali del lavoro per effetto del venire meno di misure preventive e sanzionatorie sui contratti a termine introdotte dalla Buona Scuola per evitare le condanne dei giudici. Si riapre il contenzioso per chi ha avuto 36 mesi senza abilitazione. Il testo combinato con il decreto dignità riapre il contenzioso per il personale docente e Ata, privo di tutele effettive; i legali Anief chiederanno nuovamente la stabilizzazione oltre al risarcimento in piena applicazione della recente sentenza Sciotto della Curia europea.

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Nuova mobilità docenti: addio ambiti territoriali e chiamata diretta docenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Considerando che il disegno di legge AS 763 procede in modo spedito verso l’approvazione finale, potendo fare affidamento sulle altre forze di governo, Anief chiede a gran voce di fermare il tavolo sulla mobilità del personale. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda infatti che l’approvazione del ddl avrebbe delle immediate importanti ricadute sui trasferimenti a domanda e d’ufficio degli insegnanti di ruolo, visto che erano legati anche agli ambiti territoriali in via di dismissione. Considerando che ci sono 50 mila posti vacanti in organico di diritto ed è prossima la nuova riforma del reclutamento, è giunta l’ora di riaprire una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo. Parallelamente, devono partire i corsi abilitanti per il personale docente a tempo indeterminato, in modo da favorire i passaggi di ruolo.

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Scuola: Bussetti chiede ai docenti meno compiti per le vacanze

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Il Ministro dell’Istruzione incontra il Garante per l’infanzia. Poi si rivolge al corpo docente e alle scuole, preannunciando una posizione ufficiale sull’eccesso di carico di lavoro che viene richiesto agli alunni fuori scuola, perché “in un momento di riposo degli studenti e delle famiglie, vengano diminuiti i compiti durante le vacanze natalizie”. La circolare arriverà dopo i numeri impietosi sul basso investimento degli ultimi Governi italiani, di ogni colore, nel settore della Conoscenza che abbraccia Università, Istruzione e Ricerca. Replica di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Certo si potrebbe anche abolire il valore legale del titolo di studio e perché no interrogazioni e verifiche. Magari si potrebbe fare tutto da casa? Ma allora perché non si comincia ad abolire l’Invalsi? Il Ministro farebbe bene a risolvere i problemi della scuola a partire dal precariato e dalla continuità didattica, dal rispetto per una professione che sembra non avere più il diritto di dover persino assegnare dei compiti per esercitare e valutare i suoi studenti, senza parlare della libertà di insegnamento che vede un’ingerenza dal forte sapore di propaganda politica che fatta da un dirigente scolastico, ex provveditore, suona pure amara”.

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Scuola: “dopo anni di precariato bisogna riconoscere e risarcire i docenti e Ata anche se entrano di ruolo”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha rilasciato un’intervista per quanto riguarda il risarcimento ai docenti e agli ATA già di ruolo per gli anni di precariato, anche alla luce delle conclusioni dell’avvocato generale della Corte europea, Szpunar, sulla causa Rossato. Riportiamo di seguito l’intera intervista che potrebbe riguardare potenzialmente 300 mila assunti nella scuola per quasi 2 miliardi di risarcimenti se tutti ricorressero al giudice del lavoro dopo la pronuncia della Corte di giustizia. Anief apre le preadesioni per avviare gratuitamente il contenzioso.

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Assunzioni docenti, si cambia: il ministro Bussetti torna ai concorsi tradendo l’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti sui concorsi non transige: presto, a seguito della revisione del reclutamento, diventeranno l’unico canale d’accesso all’insegnamento; il titolo richiesto sarà la laurea, in modo da avere in cattedra docenti giovani. I concorsi saranno banditi soltanto per le classi di concorso e nelle regioni in cui vi sia necessità. Inoltre, ricorda Orizzonte Scuola, i vincitori di concorso non potranno partecipare alla mobilità per cinque anni, assicurando la continuità didattica e superando il problema della cattedre che restano scoperte. È bene che si sappia, ribatte l’associazione sindacale Anief a tutela dell’esteso precariato della scuola pubblica italiana, che il modello prospettato da Bussetti non è proprio quello che ci chiede l’Europa. Perché, se è vero che nei ruoli dello Stato si entra a seguito di un pubblico concorso, è altrettanto vero che occorre saper contestualizzare le situazioni. E prevedere, necessariamente, dei periodi di transizione, prima di introdurre novità radicali. Anche perché in questo modo si tradirebbe il senso della direttiva UE n. 70/1999. “Trent’anni fa – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – si decideva a Lisbona di intraprendere la strada della formazione iniziale degli insegnanti. Successivamente abbiamo assistito all’assunzione di quasi tutti i sissini e i laureati in Scienze della formazione primaria prima del 2011 grazie all’inserimento nel doppio canale di reclutamento. Subito dopo, però, è arrivato l’insensato dietrofront del governo, che si è tradotto nell’incapacità della politica di voler stabilizzare i docenti abilitati e specializzati negli ultimi anni dalle università con il Tfa, il Pas, il sostegno, la laurea in Scienze della formazione primaria. L’ostinazione si è tradotta anche nell’opposizione a riconoscere abilitante il titolo del diploma magistrale o di adeguare gli organici di fatto a quelli di diritto ivi incluso sui posti in deroga di sostegno”. “Con la decisione di puntare tutto sui concorsi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – il Governo decide di fare un passo indietro anacronistico e persino dannoso rispetto all’alto numero dei precari, in assenza del ripristino del doppio canale di reclutamento. Vale la pena ricordare che ancora oggi un insegnante su otto è chiamato a far funzionare le scuole come supplente a fronte dei pochi posti banditi. Pertanto, il concorso e il blocco quinquennale non sono la soluzione, ma l’epilogo di scelte scellerate prese negli anni e avallate ora dal governo del non cambiamento”.

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Precariato, il Ministro vuole anticipare le assunzioni dei docenti ma se non si interviene nel Decreto Concretezza è tutto inutile

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Sulle immissioni in ruolo, l’obiettivo di Marco Bussetti è di anticipare le operazioni per avere tutto pronto a settembre, ed evitare alle scuole gli annosi problemi di organico. Le regole per le immissioni in ruolo non cambieranno e rimarranno quelle stabilite dalla legge 107/2015. Le graduatorie ad esaurimento continueranno ad essere utilizzate per il 50% delle assunzioni, il resto va ai concorsi: uno per la secondaria, uno per infanzia e primaria. Le disposizioni previste dal Ministro non convincono l’Anief: per assumere tutti i precari della PA occorre infatti realizzare una verifica degli organici, ad iniziare dalla Scuola, dove rimane altissima la percentuale di posti liberi ma non considerati tali, quindi inseriti nel cosiddetto organico di “fatto”, non utilizzabile per trasferimenti ed immissioni in ruolo, in pieno disprezzo della direttiva UE n. 70/1999.

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Scuola: Docenti inidonei

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Le malattie professionali degli insegnanti che determinano l’inidoneità all’insegnamento presentano una diagnosi psichiatrica nell’80% dei casi. Tuttavia, ai docenti non è ancora riconosciuta ufficialmente tale malattia professionale, sia a causa della ritrosia del sistema pubblico nazionale a riscontrare il burnout, sia per via di una macchina amministrativa statale lentissima, non aggiornata e con il personale ridotto ai minimi termini. Il risultato è che i medici delle Commissioni Mediche di Verifica quasi sempre ignorano le patologie professionali dei docenti, finendo per riammettere in servizio insegnanti con pesanti diagnosi psichiatriche. A denunciarlo è il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali della patologia tra gli insegnanti. Per il sindacato Anief occorre procedere ad un immediato adeguamento, anche attraverso una formazione apposita, delle Commissioni e dei Centri medici pubblici di competenza perché si adeguino alla consistenza e gravità delle patologie mentali della categoria. Parallelamente, diventa fondamentale che i docenti italiani vengano collocati in pensione così come avviene nei Paesi europei, ovvero a 63 anni, e non legando l’uscita dal lavoro all’aspettativa di vita: a tale scopo, il giovane sindacato chiede la presentazione degli emendamenti alla Legge di Bilancio che permetterebbero l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico secondo le regole precedenti alla legge Fornero, oltre a collocare la professione docente tra quelle di tipo gravoso.

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Legge di Bilancio, M5S e Lega chiedono 1.200 docenti primaria in più al Sud

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

I partiti di maggioranza fanno a gara per far conoscere le loro richieste di modifica al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334 e fanno sapere già da subito che potrebbero trovare il consenso del Ministero dell’Economia. Per la maggiorazione del tempo scuola nel Meridione, fanno sapere, servirebbero circa 45 milioni di euro. Secondo il giovane sindacato, la cifra impegnata per un’operazione così rilevante la dice tutta sulle priorità che si è dato il governo: siamo dinanzi all’ennesima manovra-spot. Marcello Pacifico, presidente Anief: 30 mila posti in più avevamo nel 2010. Solo per il Sud, ora servono altri 100 mila posti per ampliare gli organici differenziati. O si ha il coraggio di osare, come si è deciso di fare nella manovra economica 2019 finanziando 15 miliardi per il reddito di cittadinanza e l’anticipo pensionistico, oppure è meglio tacere.

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In Gazzetta Ufficiale il concorso per docenti di scuola dell’infanzia e primaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la n. 89, il bando di concorso straordinario per assumere oltre 10 mila docenti dalla scuola dell’infanzia e primaria: i concorrenti ammessi, che possono presentare domanda on line tramite il sistema ministeriale ‘Polis’ – Istanze On Line – dalle ore 9.00 del 12 novembre alle 23.59 del 12 dicembre, svolgeranno un’unica prova d’esame, orale e non selettiva dalla durata massima di 45 minuti: 30 minuti per simulare una lezione, preceduta da un’illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute; 15 minuti per il colloquio, da incentrare sui contenuti della lezione e sull’accertamento della lingua straniera. Al termine della sessione concorsuale, tutti i candidati verranno inseriti in apposite graduatorie che porteranno direttamente alle immissioni in ruolo.Si tratta della risposta fornita dal governo alla sentenza plenaria del Consiglio di Stato emessa al termine dello scorso anno, che ha di fatto scalzato dalle GaE tutti i maestri precari con diploma magistrale, compresi migliaia già assunti e con l’anno di prova svolto. Per loro, ma anche per tutti gli abilitati in Scienze della formazione primaria, considerati non compatibili con le graduatorie ad esaurimento, viene quindi bandito questo concorso, con la clausola dell’accesso di almeno un biennio di servizio svolto a partire dal 2010 e non presso istituti paritari o con altri ruoli.L’ufficio legale dell’organizzazione sindacale, dopo aver valutato il bando, ritiene che possano invece partecipare al concorso anche i docenti laureati Scienze della formazione primaria privi di servizio, ai quali non viene considerato a torto come tale il biennio finale del corso di laurea. E pure i laureandi (coloro che conseguiranno il titolo entro il prossimo 1° dicembre 2018, al contrario di quanti conseguiranno la specializzazione sul sostegno nella medesima data) secondo gli organizzatori dovrebbero rimanere fuori. Poi ci sono gli educatori, il cui titolo di studio equivale a tutti gli effetti a quello dei maestri di scuola primaria, anche loro illegittimamente esclusi dalla tornata concorsuale appena pubblicata.Allo stesso modo, incomprensibile risulta l’esclusione dei docenti che hanno svolto servizio nella scuola paritaria e nelle comunali, per i quali l’amministrazione non ritiene utile il servizio ai fini dell’accesso alla procedura non selettiva, richiedendo che i due anni di servizio minimo svolto siano stati espletati “presso istituzioni scolastiche statali”. Il bando, inoltre, persevera nell’escludere dal concorso i diplomati prima del 2001/2002 che hanno conseguito il titolo magistrale presso i licei Socio-Psico-Pedagogici e presso le Scuole Magistrali, non espressamente previsti come titoli utili all’accesso, pur se titoli abilitanti per legge e mai prima d’ora esclusi dalla partecipazione ai concorsi riservati ai precari abilitati nella scuola Primaria e Infanzia. In base al testo del bando, inoltre, non dovrebbe valere il servizio dei docenti che lo hanno svolto dal 1999 al 2009 e non negli ultimi otto anni. Come si introduce l’impossibilità di far valere il servizio svolto in più anni scolastici per 24 mesi, anche se non per 180 giorni all’anno. Per la valutazione del punteggio, spicca il mancato recepimento del parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, per cui il Miur ritiene di non dover attribuire punteggio a chi ha svolto servizio nelle sezioni Primavera dichiarando in premessa che tale servizio lo ritiene utile solo per l’aggiornamento delle GaE e delle graduatorie d’Istituto, ma non, evidentemente, per il concorso. In questi casi, come la mancata valutazione dell’anno di servizio in corso, sempre ai fini dell’accesso al concorso, Anief ha già predisposto la preadesione allo specifico ricorso. “Confermiamo, pertanto, le procedure per opporci a tutte queste esclusioni prive, secondo i nostri legali, di valenza giuridica – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e attendiamo, comunque, un intervento chiarificatore del Miur anche attraverso la pubblicazione di specifiche FAQ. Questo, eviterebbe il nascere di ulteriore contenzioso, che a nostro parere vedrebbe di certo l’amministrazione soccombere nell’aula di tribunale”.

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Scuola – Legge Europea, presentato al Senato emendamento Anief-Cisal per l’assunzione dei docenti e Ata precari

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

La richiesta di modifica dell’Atto del Senato n. 822 è stata formulata dal sen. Antonio Iannone (FdI), membro della VII Commissione a Palazzo Madama: prevede che qualora “il rapporto di lavoro abbia complessivamente superato i trentasei mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione”, si proceda automaticamente “all’assunzione a tempo indeterminato, in ottemperanza a quanto previsto dalla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999″. La sua approvazione è fondamentale per dare finalmente seguito alla direttiva UE 70/99, introdotta da Bruxelles proprio per dire basta alla reiterazione dei contratti a tempo determinato e se si vuole superare il problema dei vuoti di organico, vera croce di dirigenti ministeriali e scolastici alla perenne ricerca di supplenti malgrado vi siano decine di migliaia di lavoratori già selezionati, formati, con esperienza e che chiedono solo di essere stabilizzati. “Per il bene del nostro sistema scolastico confidiamo molto nell’approvazione dell’emendamento 12.0.3, anche perché potrebbe evitare la quasi certa condanna dello Stato italiano nella procedura d’infrazione 4231/14 proprio sull’abuso delle supplenze in presenza di posti vacanti e di candidati selezionati e formati. I vantaggi dell’approvazione dell’importante modifica sono stati già espressi nel corso della recente audizione Cisal tenuta presso la XIV Commissione del Senato, dove sono state ricordate le ragioni dell’emendamento 12.0.3 partendo dalla sentenza C-331/17 Sciotto della Corte di Giustizia Europea emessa il 25 ottobre scorso”.

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Docenti: sparisce il concorso riservato per chi ha svolto 36 mesi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

A pochi mesi dal suo insediamento, il governo gialloverde stravolge il reclutamento degli insegnanti, tornando ai concorsi a cattedra biennali abilitanti e riducendo ai minimi termini il Fit introdotto appena tre anni fa dalla Buona Scuola di Renzi. Nella mania riformatrice, però, il Miur dimentica di lasciare aperta la porta ai precari con tre anni di servizio, per i quali il decreto legislativo 59/2917, applicativo della Legge 107/2015, aveva previsto un concorso a parte, come del resto indicato chiaramente dall’Unione Europea per tutti i cittadini comunitari non di ruolo che hanno superato i 36 mesi di servizio. Marcello Pacifico (Anief-Cisal) ricorda che questi docenti non cambieranno di certo la loro professione e continueranno ad insegnare. Ingolfando le liste di attesa, continuando a tenere alta la percentuale di supplentite, oltre che l’età media di chi siede dietro la cattedra. Inoltre, molti di loro non staranno di certo a guardare e faranno causa allo Stato italiano, per l’abuso dei contratti a termine, con una storia giudiziaria senza fine.

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Scuola: Stipendi, docenti e Ata pagano più di tutti il blocco pluriennale della PA

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Per il personale della scuola gli ultimi dati forniti dall’Aran sugli stipendi dei dipendenti pubblici sono a dir poco sconfortanti: da un confronto tra i vari comparti della PA, infatti, agli insegnanti e al personale Ata vengono assegnati non solo i compensi più bassi del comparto statale, ma addirittura mediamente più piccoli rispetto a qualche anno prima.
Lo studio Aran è andato ad analizzare il quindicennio che va dal 2001 al 2016: nella scuola, si è partiti da 22.185 euro di media all’anno (stipendio, retribuzione di anzianità, 13esima, indennità integrativa speciale), più 2.123 di trattamenti accessori (indennità fisse, i compensi per lavoro straordinario, i premi di produttività, le indennità di turno, disagio ed altre competenze accessorie), per un totale di 24.308 euro lordi annui: tre lustri dopo si è arrivati ad appena 28.403 complessivi, dopo che nel triennio 2009-2011 si erano superati i 30 mila euro.Ma solo la scuola ha ricevuto questo trattamento a perdere: tutti gli altri settori del pubblico impiego hanno fatto registrare compensi annuali in crescita. Gli stessi Ministeri sono passati dai 23.580 del 2001 ai 30.695 euro del 2016, frutto di un progressivo crescere. Per non parlare delle forze di polizia (da 27.400 a 40.058 euro) oppure delle forze armate (passate da 29.396 a 41.050 euro). Con la magistratura che ha fatto registrare impennate record, visto che gli stipendi dei giudici sono schizzati dai già considerevoli 91.630 euro medi l’anno ai 138.268 euro del 2016.Questo significa che il contratto collettivo nazionale di docenti e Ata, peraltro già prossimo alla scadenza, durante il decennio di blocco contrattuale non ha garantito nemmeno la copertura dell’inflazione, cresciuta nell’ultimo decennio di quasi venti punti percentuali. E ora nella nuova legge di stabilità si coprirebbe soltanto l’Indennità di vacanza contrattuale, peraltro non aggiornata dal 2008: ai dipendenti pubblici con un reddito di 30 mila euro arriveranno 136,5 euro di aumenti annui, a seguito della media dell’incremento degli stipendi dello 0.6%.In pratica, verranno corrisposti circa dieci euro al mese, ovvero il doppio dei livelli dell’Iva bloccata negli ultimi dieci anni. A queste risorse si aggiungono i 20 euro della perequazione, che se non stanziati avrebbero portato la riduzione degli stipendi. Il resto rientra nelle promesse, l’ultima della quali arriva dal vicepremier Luigi Di Maio che nei prossimi due mesi vorrebbe tagliare gli sgravi fiscali ai petrolieri per incentivare i fondi della scuola e gli stipendi degli insegnanti. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “occorrono più soldi decisamente, ma il Governo deve trovarli ora, altrimenti avrà prodotto solo la solita propaganda. Quanto previsto dalla manovra, infatti, non include i fondi per gli aggiornamenti da settembre 2015, data dello sblocco del contratto: ragione per cui permane la nostra vertenza giudiziaria per il recupero dei crediti. Chi non ricorre al giudice, infatti, rischia di subire quello che ha appena registrato l’Aran per il periodo 2001-2016, con i compensi annui addirittura in discesa”. Il giovane sindacato, pertanto, ribadisce la volontà di presentare ricorso per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Oltre che rivendicare migliaia di euro per i mancati arretrati, vista l’irrisorietà di quelli corrisposti la scorsa primavera.

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Scuola: Alunni disabili con le ore di sostegno dimezzate e i docenti che non arrivano

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Anche dinanzi ad alunni con gravi patologie o menomazioni, l’inerzia della macchina organizzativa, frenata da norme assurde, non si scuote. Ai dirigenti scolastici arrivano delle ore complessive da dividere per tutti gli alunni disabili dell’istituto da loro diretto. E siccome sono in misura ridotta, scatta la riduzione equa per tutti. Anief ha calcolato che in Italia in questo momento sono almeno 80 mila i casi di sostegno negato agli alunni disabili, dinanzi ai 255 mila iscritti con certificazione. Eppure la Corte Costituzionale ha detto che i bilanci pubblici e di razionalizzazione delle risorse statali non sono un motivo valido per negare il sostegno agli alunni con disabilità. Per Marcello Pacifico (Anief-Cisal) l’assurdo è che i docenti specializzati di sostegno ci sono. Sono circa 20 mila, hanno la loro abilitazione all’insegnamento, hanno superato i test d’accesso alle scuole specializzanti, sono stati formati nelle università accreditate dallo Stato, ma vengono incredibilmente lasciati nelle graduatorie d’istituto. Per loro le GaE non possono essere riaperte. E il disservizio aumenta.

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Scuola: Pensioni, nella manovra quota 100 può attendere: per 80 mila docenti e Ata prima l’amaro ora la beffa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Colpo di scena per la riforma delle pensioni: nella legge di bilancio non ci sarà il dettaglio del funzionamento, ma solo le coperture finanziarie; per le modalità per andare in pensione con quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) bisognerà attendere un decreto ad hoc di cui ancora non si conoscono le tempistiche. E la scuola è uno dei motivi del rinvio, perché si andrebbe incontro ad un sicuro mancato turn-over. Anche se poi i docenti già selezionati e formati ci sono. Secondo Anief tutto questo è sconcertante: prima la scoperta che l’annunciata quota 100 in quanto pensione anticipata rispetto al sistema contributivo avrebbe portato fino a 500 euro di riduzione dell’assegno, ora il rinvio della controriforma per evitare l’esodo e garantire il reddito di cittadinanza. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): basta annunci, si vada in pensione a 63 anni o con 37 di contributi ma senza penalizzazioni, così come promesso dal governo e ribadito nel programma M5S-Lega.

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Rapporto Eurydice 2018 sulle retribuzioni dirigenti in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

È stato pubblicato di recente il Rapporto Eurydice 2018, documento ufficiale della Commissione Europea, Il capo di istituto in Europa, che tra altri aspetti evidenzia la retribuzione dei capi di istituto nei diversi stati membri. Chiariamo subito che quelli riportati sono gli stipendi base, cioè sono escluse le indennità accessorie sempre previste; tutti gli stipendi base variano da un minimo a un massimo in relazione a un parametro comune a tutti i paesi, come il numero degli alunni, anche solo 140, e talvolta in relazione al grado di istruzione. Il Rapporto confronta in particolare cinque paesi dell’Unione: Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, scelti “tenendo conto del generale maggiore interesse dell’utenza nonché della possibilità di descrivere realtà diversificate dal punto di vista della distribuzione delle responsabilità – gestione centralizzata o decentralizzata delle scuole – e da quello delle modalità di reclutamento o delle caratteristiche contrattuali”. Inoltre risultano omogenei per la forte attenzione sociale alla scuola e ampiamente diversi per gli aspetti amministrativi e contrattualistici.
Negletti rispetto all’Europa e discriminati in patria rispetto ai colleghi dirigenti di seconda fascia che percepiscono tutti almeno 40 mila euro in più di loro, gli ex presidi si vedono negata giustizia da oltre 20 anni. Udir chiede di porre fine a questa situazione limite che implica il mancato e giusto compenso della categoria dei DS a cui non viene riconosciuto lo status pari a quello degli altri dirigenti. Per tali motivi, il sindacato respinge al mittente un contratto che dopo 21 anni dalla legge 59/97 continua a perpetuare discriminazioni inaccettabili tra i dirigenti posti a capo di una scuola e tutti gli altri, pur a parità di funzioni, con un’ampia sperequazione delle responsabilità e dei carichi di lavoro a tutto svantaggio dei DS. Invita dunque, nuovamente, le organizzazioni sindacali rappresentative a non firmare l’ennesimo contratto a perdere, sicuro del fatto che i dirigenti scolastici non lo vogliono e che si opporranno, anche in sede giurisdizionale, con il supporto del giovane sindacato.

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