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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘dolore’

Il grande me di Anna Giurickovic Dato

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

In libreria dal 10 settembre Collana Le strade. Dopo il sorprendente romanzo d’esordio con La figlia femmina, finalista al Premio Brancati 2018 e tradotto all’estero in cinque paesi, Anna Giurickovic Dato torna con una storia forte e a tratti destabilizzante su una giovane donna che si confronta con il dolore di una grande perdita. Un libro vero, capace di emozionare e far riflettere, scritto con una penna cruda e sincera e uno stile diretto, cifra caratteristica della scrittura dell’autrice.

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Problema gestione dolore acuto e cronico

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

La pandemia da SARS-CoV2-2 ha sicuramente complicato la gestione delle patologie acute e croniche, che affliggono la popolazione italiana. In questo contesto non deve essere dimenticato il dolore muscolo scheletrico cronico, che non può più essere considerato come semplice sintomo di una malattia, ma dovrebbe essere classificato come una patologia vera e propria da diagnosticare con scale di valutazione validate e condivise, da trattare con appropriatezza, secondo percorsi diagnostico terapeutici definiti con team multidisciplinari.
Le localizzazioni del dolore cronico muscolo scheletrico sono la parte superiore e inferiore della schiena, il capo, il collo e le articolazioni, principalmente il ginocchio. Il dolore cronico è più frequente nell’anziano, nella popolazione a basso reddito e tra le donne. Le cause che possono determinare il dolore cronico sono molteplici, tra le più comuni: l’artrosi e le artriti (nel 42% dei casi), le lombalgie, i dolori delle spalle e del collo, i disturbi del disco intervertebrale, le fratture, le cefalee, le sindromi da dolore delle fasce muscolari. Secondo i dati dell’osservatorio sul dolore cronico in Italia è un problema che riguarda il 26% della popolazione italiana, mentre la percentuale sale al 74% se si considera la fascia di popolazione compresa tra i 60 e gli 80 anni.Farmaci per il dolore&Covid-19. Dal punto di vista clinico è nota la riposta del sistema immunitario rispetto all’interazione tra farmaci antidolorifici e il COVID-19, con particolare riferimento a farmaci oppioidi, antiinfiammatori steroidei e non steroidei. In generale gli esperti sottolineano come vada tenuto sempre in considerazione l’effetto soppressivo che queste classi di farmaci hanno sul sistema immunitario, che però non devono indurre i pazienti ad interruzioni improvvise delle terapie, né tantomeno evitare nuove prescrizioni. Analizzando le diverse categorie di farmaci, e partendo dagli oppioidi, previo un consulto con il proprio medico di riferimento, un atteggiamento ragionevole potrebbe essere quello di prevedere la riduzione dei dosaggi nei soggetti già in terapia o utilizzare oppioidi a breve durata d’azione. Per quanto riguarda gli antidolorifici steroidei, in questo caso l’effetto depressivo della risposta immunitaria (tuttavia ridotto nella somministrazione intra-articolare) potrebbe essere addirittura considerato favorevole per ridurre il rischio di sviluppare la cosiddetta “tempesta immunitaria” elemento cruciale della polmonite interstiziale da COVID-19 ed altre manifestazioni cliniche. Tuttavia l’effetto dei corticosteroidi nei soggetti con COVID-19 è ancora dibattuto. Ulteriore oggetto di discussione è stato l’utilizzo di farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) sul quale si è da tempo espressa l’agenzia europea del farmaco che ha pubblicato una comunicazione che evidenzia come non vi siano prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra i farmaci a base di Ibuprofene o Ketoprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19.

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Dolore cronico non oncologico

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

Tra le categorie degli specialisti più occupati in reparto (o in reparti allestiti per l’emergenza Covid), continua a essere quella degli anestesisti, gli stessi da sempre impegnati nella terapia del dolore cronico. “Dal nostro monitoraggio emerge che in questo periodo 9 centri su 10 hanno ridotto di oltre il 50% le attività ordinarie ambulatoriali e chirurgiche di terapia del dolore nel caso di pazienti affetti da dolore cronico non oncologico – spiega Giuliano DE CAROLIS, Presidente di Federdolore-SICD- Abbiamo invece constatato una situazione migliore per quanto riguarda la gestione del paziente affetto da dolore cronico oncologico dove i centri che hanno avuto una riduzione di oltre il 50% dell’attività ordinaria sono scesi a 5 su 10. Riguardo il personale sanitario operante nei centri di terapia del dolore abbiamo registrato che in 8 centri su 10 c’è stata una riduzione di oltre il 50% del personale medico e infermieristico”.
Federdolore-SICD ha monitorato a campione, in ben 18 regioni italiane, quanto l’attuale emergenza nel cosiddetto periodo della ‘fase 1’ ha inciso sulla riduzione delle attività ordinarie dei centri/ambulatori di terapia del dolore e le riduzioni del personale sanitario degli stessi centri a causa di trasferimenti presso i reparti Covid costituiti nei vari ospedali.
Molti studi dimostrano come a livello cerebrale c’è una forte interazione tra le aree che processano gli stimoli dolorosi e quelle che elaborano le emozioni.
“La telemedicina ha contribuito notevolmente alla gestione dei pazienti, che si sono dimostrati molto collaborativi. Ma non possiamo pensare a una realtà ancora troppo lontana senza ambulatori. I pazienti sono spaventati e noi clinici siamo preoccupati: abbiamo tante visite in attesa che non possono ancora essere prenotare presso i nostri ambulatori. Oltre al sostegno morale e psicologico che un clinico può offrire, ci sono trattamenti specifici che devono essere fatti in ambulatorio. Per alcuni si tratta di rimodulare la terapia farmacologica (e possiamo solo immaginare la situazione dopo questo periodo), per altri quella non farmacologica (come la neurostimolazione). Senza dimenticare che per i dolori più complessi, è possibile intervenire anche a livello midollare grazie alla chirurgia, ma senza l’attuale accesso alle sale operatorie è tutto in stand-by”.

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Acmella oleracea un alleato per la terapia del dolore

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Acmella oleracea è una pianta erbacea, a fiore giallo o rosso della famiglia delle Asteraceae, nativa del Brasile, dove è chiamata jambu. Il fiore di Acmella è anche noto come “pianta del mal di denti” ed è utilizzato tradizionalmente, insieme ad altre parti della pianta, per trattare il dolore orale. Le proprietà analgesiche sono riferite principalmente all’azione dello spilantolo, un’isobutilammide in grado di promuovere un’azione anestetica locale. Le proprietà analgesiche, antinfiammatorie ed antiossidanti della pianta sono comunque attribuite ad un’ampia varietà di composti come fitosteroli, fenoli e, appunto, alcamidi.
Lo studio di Rondanelli e coll. (2020) rivede la letteratura disponibile sulle proprietà terapeutiche di A. oleracea e i risultati di 99 studi condotti in vitro e in vivo confermano le attività antinfiammatorie ed antiossidanti delle parti aeree della pianta. In particolare, gli effetti analgesici sono correlati all’inibizione della sintesi delle prostaglandine, all’attivazione dei sistemi serotoninergico e GABAergico, incluso il coinvolgimento dei recettori degli oppioidi, e alla significativa diminuzione dei livelli di interleuchine e TNF-alfa. Inoltre, è risultato che A. oleracea eserciti attività anestetica attraverso il blocco dei canali del sodio (voltaggio-dipendenti).È interessante sottolineare come lo spilantolo sia paragonato a un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS), inibitore selettivo dell’enzima COX2, data la sua riportata capacità, ad esempio, di influenzare la produzione di ossido nitrico ed inibire la trascrizione dei principali mediatori proinfiammatori (NFkB, ATF4, FOXO1, IRF1). Infine, gli autori sottolineano come (in studi su Echinacea purpurea) le alcamidi siano state riportate in grado di interagire con i recettori dei cannabinoidi e come questo rappresenti un’ottima premessa per l’utilizzo anche di A. oleracea nel trattamento di varie patologie neuroinfiammatorie.Acmella oleracea potrebbe quindi essere un valido alleato per la gestione del dolore, soprattutto nelle malattie degenerative croniche, ma tutto ciò dovrà necessariamente trovare riscontro negli studi clinici. (by Valentina Maggini Università degli Studi di Firenze fonte: Fitoterapia33)

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Libro: Terapia del dolore sugli animali

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Non è solo una scelta etica ma una necessità terapeutica nei soggetti in cui la patologia sia associata al dolore. Questo volume, che può essere considerato e utilizzato come un manuale, guida al riconoscimento e alla valutazione del dolore attraverso la semeiotica classica e le scale del dolore, fra cui anche le Grimace Scale. In questo lavoro nello specifico si esaminano gli aspetti fisiopatologici del dolore e si cerca di fornire al clinico delle chiavi di lettura semplici e intuitive sulle manifestazioni algiche. La finalità è quella di fornire ai veterinari e a tutte le figure che si interfacciano per motivi professionali con gli animali (biologi, ricercatori, ecc.) indicazioni sull’analgesia farmacologica e sugli analgesici utilizzabili in veterinaria: riconoscere il dolore e quantificare la sua intensità comportano per il veterinario clinico un ulteriore elemento semiologico che può indirizzarlo verso adeguate scelte farmacologiche, il cui scopo è quello di migliorare la qualità della vita dei soggetti in algia, sia questa acuta, cronica o oncologica.La parte farmacologica del volume, oltre a dare indicazioni sulla posologia, sulle interazioni e sulle controindicazioni dei principi attivi trattati, evidenzia, per le singole specie animali indicate, le potenzialità e i limiti delle molecole illustrate.Il volume si occupa degli animali da laboratorio, di quelli da reddito e d’affezione, ma anche di animali esotici nell’accezione più ampia del termine (invertebrati, anfibi, uccelli e pesci).
Marcello Vadacca veterinario specialista in Farmacologia Applicata, svolge la sua professione sui piccoli animali e su quelli da reddito. Da trent’anni si interessa del benessere degli animali da laboratorio e di fauna selvatica, in particolare dei chirotteri e degli aspetti sanitari ad essi collegati. Nel 2012 ha pubblicato un lavoro per il recupero della biodiversità zootecnica di due razze ovicaprine pugliesi. Ha al suo attivo numerose altre pubblicazioni su riviste scientifiche e di settore (Obiettivi e Documenti Veterinari, Spazio Rurale, Il Perito Agrario, ecc.).€ 17,00 – Edagricole di New Business Media srl Pagine 142 – formato 17 x 24 cm

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Coronavirus: dopo la paura, ora si specula sul dolore

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Sono molti i casi di speculazione e anomalia che, purtroppo, abbiamo dovuto affrontare nel corso di questa pandemia. Finora, però, ci eravamo imbattuti in forme di sciacallaggio che facevano leva sulla paura, oggi ci troviamo di fronte a chi specula sul dolore.Abbiamo ricevuto, infatti, una richiesta di aiuto da parte di una famiglia che ha perso un caro a causa del coronavirus, nel milanese. Dopo ore e giorni pieni di dolore e di ansia, i familiari sono stati contattati dall’impresa di pompe funebri che chiede un importo di circa 4.000 Euro per far avere loro l’urna cineraria e poter procedere alla sepoltura.
Sembrerebbe, infatti, che sia stata loro addebitata una tariffa giornaliera (di circa 200 Euro al giorno) per i giorni in cui la salma era ospitata presso una struttura dell’Emilia Romagna in attesa della cremazione.
Una vicenda inverosimile e vergognosa, che ci auguriamo sia frutto di un errore, che comunque approfondiremo per capire di chi sono le responsabilità.Nelle aree di Bergamo e del confine con il Piemonte ci risulta che i costi chiesti alle famiglie dei defunti siano notevolmente inferiori, anche per le cremazioni avvenute fuori provincia o fuori regione.Ci auguriamo, pertanto, si tratti di un caso isolato. Se così non fosse invitiamo le famiglie coinvolte a segnalarcelo, li assisteremo con discrezione e rispetto, per fare in modo che al dolore provato non si debba aggiungere anche la rabbia.Chiediamo, infine, al Governo, alle istituzioni locali delle aree in cui il fenomeno di mortalità è più elevato, nonché in tutto il resto del Paese, di controllare con attenzione che nel proprio territorio non si verifichino atti simili, che non sia permesso a nessuna struttura di chiedere compensi per lo stazionamento delle salme, di cui dovrà farsi carico il Comune di riferimento.

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Dolore al petto? Vai in ospedale anche se c’è il Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Malgrado il Coronavirus possa moltiplicare per sei volte il rischio d’infarto, in queste ore un cardiopatico su due evita i controlli per paura del contagio: «L’allarme lanciato dalla Società italiana di cardiologia formalizza una percezione che abbiamo anche noi al Cardiocenter di Niguarda – dichiara Fabrizio Oliva, Direttore di Cardiologia 1- Emodinamica – e che è confermata dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), la più grossa società scientifica cardiologica nazionale che rappresenta oltre 5000 cardiologi».La situazione può apparire paradossale: da un lato, si sottolinea di non ingolfare i pronto soccorso, dall’altro non si comprende che questo monito non vale per chi rischia la vita. Lo esplicita Oliva: «E’ importante, pur in un momento storico di emergenza sanitaria e in cui è bene recarsi il meno possibile al pronto soccorso per evitare possibilità di contagio, ricordarsi che i cardiopatici restano comunque a rischio, soprattutto quelli affetti da cardiopatia ischemica e insufficienza cardiaca. Per cui nel caso si avvertano disturbi quali dolore al petto forte e insistente, specie se associato a dolore al braccio ( soprattutto sinistro), sudorazione, malessere intenso, non lo si sottovaluti, perché possono essere i primi sintomi di un infarto miocardico. In questi casi bisogna chiamare il 118 per essere valutati in urgenza». Il cardiologo di Niguarda ricorda che «pur nella situazione sanitaria complicata in cui ci troviamo sono stati mantenuti i giusti percorsi protetti per i pazienti affetti da problemi cardiologici acuti che necessitano di assistenza in urgenza. In tutta Italia sono regolarmente attive le reti per l’infarto».La Sic ha rilevato che in un campione di 50 unità di terapia intensiva cardiologica dal 12 al 19 marzo ci sono stati 349 ricoveri contro i 693 della stessa settimana del 2019. Al contrario, il cardiopatico deve restare doppiamente all’erta: la fondazione Angelo De Gasperis, che sostiene il Cardiocenter di Niguarda, ricorda infatti che il soggetto cardiopatico è più vulnerabile nei confronti delle possibili complicanze (soprattutto respiratorie) della sindrome influenzale, in particolare in presenza di insufficienza cardiaca e/o co-morbità come il diabete o le malattie polmonari croniche.La fondazione De Gasperis organizza ogni anno il Convegno nazionale di Cardiologia da cui questi dati sono puntualmente confermati: l’influenza, come altre malattie febbrili, può determinare incrementi anche molto rilevanti della frequenza cardiaca (uno dei principali determinanti del fabbisogno di ossigeno da parte del cuore) e determina un cosiddetto “stato ipercinetico” del nostro sistema circolatorio per cui il sangue deve essere pompato con maggior celerità. Il cuore quindi è chiamato a svolgere un superlavoro che può metterlo a dura prova. Quindi l’emergenza Covid deve essere affrontata dal cardiopatico con una maggiore attenzione alle proprie condizioni di salute e ai segnali che provengono dal cuore.

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David Nicholls: “Un dolore così dolce”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Milano 14 dicembre – Torna a Milano David Nicholls e incontra i suoi lettori al Mondadori Megastore di piazza Duomo. David Nicholls ha lavorato a lungo con la BBC realizzando adattamenti shakespeariani e numerose serie di successo, premiate con due nomination per i BAFTA Awards. Tra i suoi romanzi Le domande di Brian (BEAT 2011), Il sostituto (BEAT 2012) e Un giorno (Neri Pozza 2010), da cui è stato tratto un celebre film diretto da Lone Scherfig, con Anne Hathaway e Jim Sturgess.
È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa.
Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia.
Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.
Commovente, incantevole e struggente, insieme, Un dolore cosí dolce è una commedia amara sull’impervio passaggio all’età adulta, sul potere vivificante dell’amicizia e sulla fulminea, bruciante esperienza del primo amore.

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David Nicholls presenta: Un dolore così dolce

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Mantova sabato 7 settembre ore 21.15 Palazzo San Sebastiano, David Nicholls presenta Un dolore così dolce con Marta Bacigalupo. È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa.
Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia.
Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.
Commovente, incantevole e struggente, insieme, Un dolore cosí dolce è una commedia amara sull’impervio passaggio all’età adulta, sul potere vivificante dell’amicizia e sulla fulminea, bruciante esperienza del primo amore.
David Nicholls ha lavorato a lungo con la BBC realizzando adattamenti shakespeariani e numerose serie di successo, premiate con due nomination per i bafta Awards.

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DAVID NICHOLLS presenta Un dolore così dolce con Marta Bacigalupo

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

Mantova sabato 7 settembre ore 21.15 Palazzo San Sebastiano. Presentazione del libro di David Nicholls. È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa.
Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia.
Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.
Commovente, incantevole e struggente, insieme, Un dolore cosí dolce è una commedia amara sull’impervio passaggio all’età adulta, sul potere vivificante dell’amicizia e sulla fulminea, bruciante esperienza del primo amore.
David Nicholls ha lavorato a lungo con la BBC realizzando adattamenti shakespeariani e numerose serie di successo, premiate con due nomination per i bafta Awards. Di recente è stato nominato per gli Emmy Awards per la sceneggiatura di Patrick Melrose, tratto dall’opera di Edward St Aubyn I Melrose. Tra i suoi romanzi Le domande di Brian (beat 2011), Il sostituto (beat 2012), Un giorno (Neri Pozza 2010), da cui è stato tratto un celebre film diretto da Lone Scherfig, con Anne Hathaway e Jim Sturgess e Noi (Neri Pozza, 2014; beat 2017).

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DAVID NICHOLLS: Un dolore così dolce

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 luglio 2019

La trama: È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa.
Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia.
Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.
Commovente, incantevole e struggente, insieme, Un dolore cosí dolce è una commedia amara sull’impervio passaggio all’età adulta, sul potere vivificante dell’amicizia e sulla fulminea, bruciante esperienza del primo amore.Traduzione di Massimo Ortelio Euro 18,00
368 pagine.
David Nicholls ha lavorato a lungo con la BBC realizzando adattamenti shakespeariani e numerose serie di successo, premiate con due nomination per i bafta Awards. Di recente è stato nominato per gli Emmy Awards per la sceneggiatura di Patrick Melrose, tratto dall’opera di Edward St Aubyn I Melrose. Tra i suoi romanzi Le domande di Brian (beat 2011), Il sostituto (beat 2012), Un giorno (Neri Pozza 2010), da cui è stato tratto un celebre film diretto da Lone Scherfig, con Anne Hathaway e Jim Sturgess e Noi (Neri Pozza, 2014; beat 2017). Neri Pozza editore.

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Più vita, meno dolore: Per gestire il dolore cronico moderato

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

Artrosi, fibromialgie, nevralgie, sono alcune delle cause del dolore cronico, definibile come “dolore che si protrae oltre i tempi normali di guarigione di una lesione o di un’infiammazione, abitualmente 3-6 mesi, e che perdura per anni”. Ne soffre in Italia 1 persona su 4, circa il 25 per cento della popolazione totale[1], tanto da essere riconosciuto come una vera e propria patologia per le conseguenze invalidanti che comporta per la persona che ne soffre, dal punto di vista fisico, psichico e socio-relazionale.Sebbene il “non soffrire” sia un diritto, a nove anni dall’attuazione della Legge 38/2010 per le cure palliative e la terapia del dolore, in Italia il dolore è spesso non adeguatamente inquadrato e trattato, con ripercussioni sulla qualità di vita dei pazienti e un notevole impatto sulla sostenibilità della spesa sanitaria e socioassistenziale.
Si tratta di uno tra i maggiori problemi mondiali di salute pubblica, come lo definisce l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Recentemente,con il contributo non condizionato di Sandoz, sono state condotte in Italia due importanti ricerche. L’indagine “Dolore cronico moderato nel paziente anziano” realizzata da Fondazione Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) e ELMA Research e la survey “Il dolore cronico moderato” condotta da SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva).Dall’indagine Onda è emerso come il dolore sia tra i disturbi cronici più frequentemente trattati dai geriatri, che operano nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) o in altre strutture (ospedali, ambulatori ASL, ecc.). I geriatri coinvolti hanno affermato che più del 50% dei pazienti anziani soffre di dolore cronico.“L’indagine verte sulla gestione del dolore cronico moderato nel paziente anziano da parte dei geriatri” – ha commentato Nicoletta Orthmann, Coordinatore medico-scientifico presso Fondazione Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e di genere) – “Sul fronte della scelta terapeutica, è stato evidenziato come i geriatri riconoscano negli oppioidi quella più appropriata. Tuttavia, nella pratica clinica, esiste ancora un gap importante nel loro utilizzo. Va ricordato che l’anziano è particolarmente esposto al rischio di sottodiagnosi e sottotrattamento a cui concorrono la complessità clinica, connotata da fragilità e polipatologia (tra cui spesso demenza senile e depressione), e fattori socioculturali. Perché, quindi, non aiutare queste persone a soffrire meno con soluzioni terapeutiche in grado di offrire importanti benefici clinici e di migliorare la qualità della vita? Come Onda riteniamo fondamentale lavorare sul fronte sociale per far comprendere che il dolore cronico è molto diverso dal dolore acuto e che dunque è necessario gestirlo in modo appropriato. Nell’ottica di contribuire alla cultura scientifica in tale ambito, i dati dell’indagine saranno riportati in una pubblicazione di approfondimento dedicata agli operatori del settore che verrà veicolata presso gli ospedali Bollini Rosa e le RSA del nostro network Bollini Rosa Argento”.
Strutture, quelle assistenziali, dove il geriatra è riconosciuto come la figura di riferimento sia in fase di diagnosi che in fase decisionale per il trattamento del dolore cronico moderato.La quasi totalità dei geriatri intervistati si dichiara prescrittore di terapie a base di oppiacei riconoscendo l’importanza di poter avere diverse formulazioni tra cui scegliere. Tra queste soluzioni, riconosciute anche per la loro capacità di garantire una maggiore aderenza terapeutica, il cerotto transdermico a base di buprenorfina viene valutato in modo positivo dal 78% dei geriatri dell’indagine Onda. Maneggevolezza (73%), valida opzione per categorie particolarmente fragili di pazienti quali quelli con problemi di deglutizione (43%) o con deficit comportamentali (7%), rilascio prolungato (29%) e tollerabilità (16%), sono le caratteristiche positive segnalate dai geriatri.
Ruolo centrale quello delle soluzioni a base di oppioidi, confermato anche dalla survey SIAARTI condotta negli ambulatori di terapia del dolore in Italia. Queste terapie sono considerate dai 1129 specialisti del dolore intervistati, una risorsa importante nell’ottica di raggiungere l’obiettivo primario di cura, ovvero un equilibrio tra riduzione del dolore e comparsa di effetti collaterali, nell’ottica di raggiungere una maggiore aderenza terapeutica da parte del paziente. “La survey condotta da SIAARTI negli ambulatori di terapia del dolore mostra uno spaccato interessante sul dolore cronico moderato, definendolo la sfida attuale sia per il numero di pazienti colpiti, che per la scarsità di indicazioni univoche sul suo trattamento – ha affermato Consalvo Mattia, Professore Associato in Anestesia, Rianimazione e Medicina del Dolore presso il Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico-Chirurgiche, Università La Sapienza di Roma.

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“Michele Carelli, Cantore del Dolore”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

E’ disponibile in tutti i negozi, in streaming e nei principali store online, “Michele Carelli, Cantore del Dolore” , disco edito dall’etichetta pugliese Digressione Music (distribuzione Naxos) e nel quale sono raccolte le marce funebri n.1, 5 e 14 del compositore bitontino (1838 – 1911) nella toccante esecuzione dell’Orchestra Sinfonica di Fiati “Davide Delle Cese” Città di Bitonto, diretta dal maestro Vito Vittorio Desantis. Il titolo del disco rimanda alla definizione di “cantore del dolore” attribuita a Michele Carelli la cui intera esistenza fu segnata da giorni e anni segnati dall’amaro gusto della sofferenza i cui riflessi caratterizzarono il suo stile compositivo e la sua copiosa produzione artistica che abbraccia diversi generi musical ed in particolare le marce funebri che accompagnano i riti della Settimana Santa di Bitonto e rappresentano il vertice più alto del suo estro compositivo.
Il disco nasce a corollario di due anni di intense ricerche, nell’ambito del Progetto “Parole e Musica: dalla Cinquecentina al Manoscritto musicale”, finanziato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel corso del quale il maestro Desantis ha trascritto per organico moderno le partiture originali di Michele Carelli, fornite dal prof. Nicola Pice, presidente della Fondazione De Palo-Ungaro, presso cui è custodita una parte considerevole della produzione carelliana. Il lavoro di trascrizione è stato indirizzato verso il rispetto delle partiture originali e della volontà del compositore, evitando interventi radicali che stravolgessero il contenuto del manoscritto.
L’album raccoglie nuove incisioni della “Marcia Funebre n.1 in FA minore”, composta nel 1880 e della “Marcia Funebre n. 14 in FA minore” del 1891 che si suppone siano state ispirate rispettivamente alla Prima ed alla Quattordicesima Stazione della Via Crucis. Quest’ultima, oltre ad essere la marcia più amata dal popolo bitontino, costituisce il punto di arrivo della produzione del maestro Carelli e quella a cui lui stesso era maggiormente affezionato. Accanto a queste due incisioni, l’album è impreziosito dalla “Marcia Funebre n.5 in Do minore”, composta nel 1883 e proveniente da una registrazione dal vivo effettuata nel corso della XV edizione del Concerto “Passionis Tempora”, tenuto dall’Orchestra presso la Cattedrale di Bitonto nel 2012, e ciò per fornire all’ascoltatore il suono tipico delle bande musicali del Sud-Italia evocando l’atmosfera che si percepisce durante la Quaresima. Ad impreziosire il disco è un corposo booklet contenente la guida all’ascolto del maestro Paolo Addesso, il contributo di approfondimento del maestro Vito Vittorio Desantis e le note biografiche di Luigi Sebastiano Lauta, nonché il dettagliato catalogo delle marce funebri e delle opere di Michele Carelli.

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Dolore addominale ricorrente nei bambini: i probiotici potrebbero essere una soluzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Secondo una nuova sinossi di evidenza clinica pubblicata su JAMA Pediatrics, i probiotici possono essere d’aiuto per gestire il dolore addominale ricorrente a breve termine nei bambini. «Un bambino su quattro in età scolare soffre di dolore addominale ricorrente, un termine collettivo che include dispepsia funzionale, sindrome dell’intestino irritabile, dolore addominale funzionale e sindrome da dolore addominale funzionale» afferma Tamsin Newlove-Delgado, della University of Exeter Medical School nel Regno Unito. Nel rapporto, i ricercatori hanno analizzato 19 studi, di cui 14 hanno incluso bambini con diagnosi di dolore addominale ricorrente e cinque bambini con sindrome dell’intestino irritabile. Tredici studi hanno valutato i probiotici, più comunemente Lactobacillus rhamnosus GG, quattro hanno valutato cambiamenti dietetici a base di fibra e due hanno osservato diete di esclusione o restrizione. Ebbene, da zero a tre mesi dopo l’inizio dell’intervento, i pazienti che hanno ricevuto i probiotici hanno mostrato una probabilità significativamente più alta di ottenere miglioramenti del dolore rispetto a quelli trattati con placebo, con prove di moderata qualità. I probiotici sono inoltre risultati associati a riduzioni della frequenza e dell’intensità del dolore, anche se con prove di bassa qualità. Due studi hanno seguito i partecipanti allo studio per tre-sei mesi dopo l’intervento, e hanno riscontrato anche una probabilità significativamente maggiore di miglioramento del dolore con probiotici, con prove di qualità moderata. I cambiamenti dietetici a base di fibre non hanno invece ottenuto risultati migliori del placebo nel migliorare il dolore a breve termine. Sulla base delle scarse prove disponibili, non è stato possibile determinare quale ceppo probiotico fosse più efficace, o quali fossero i migliori dosaggi e regimi. «Le sperimentazioni future dovrebbero valutare i risultati a lungo termine e utilizzare risultati convalidati e misure coerenti concordate dai leader della ricerca in questo settore. Pochi studi hanno fornito informazioni su assenze da scuola e da eventi sociali o sul funzionamento psicologico e sulla qualità della vita, che sono esiti invece molto significativi per le famiglie» concludono gli autori. JAMA Pediatr. 2018. doi: 10.1001/jamapediatrics.2018.4575 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30592480 by Doctor33)

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Il dolore interessa più del 50% dei pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Roma il 6 e 7 novembre. Martedì 6 novembre, alle 11, in sede congressuale (Auditorium Ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1). Molte persone colpite da tumore soffrono anche di dolore episodico intenso (Breakthrough Cancer Pain, BTP), una forma particolare che si manifesta con crisi acute che possono durare da mezz’ora a 60 minuti. Si configura come una sorta di “dolore nel dolore”, con caratteristiche (intensità, tempi di insorgenza, durata) che si discostano dal cosiddetto dolore di fondo. Pertanto richiede un inquadramento e un trattamento a parte, dedicato, rappresentando un’ulteriore sfida per tutte le figure coinvolte: l’oncologo, il terapista del dolore e il medico di famiglia. È italiano il più grande studio al mondo per capire come trattare al meglio questo sintomo: i risultati saranno presentati nel convegno nazionale “Una ricerca tutta italiana sul BTP”, dove è previsto un media tutorial a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Paolo Marchetti (Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma), il prof. Giuseppe Tonini (Responsabile Oncologia Medica Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma) e il prof. Sebastiano Mercadante (Direttore Unità di Terapia del dolore e Cure di supporto, Dipartimento Oncologico La Maddalena di Palermo).

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Percezione e gestione del dolore in emofilia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

Sin dalla prima infanzia il dolore influisce fortemente sulla qualità di vita dei pazienti emofilici e su quella dei loro caregiver.
Il sondaggio, condotto su 119 pazienti (76% affetti da emofilia grave, 61% di età ≥18 anni) e 44 medici specialisti dei centri emofilia di tutta Italia, ha messo in luce come la percezione del dolore da parte dei pazienti sia molto diversa rispetto a quella dei loro medici.
“Dalla ricerca – ha dichiarato la Dottoressa Annarita Tagliaferri, Responsabile del Centro e coordinatrice dello studio – risulta che il 61% dei pazienti riferisce dolore e, di questi, l’86% necessita di una terapia farmacologica; e tra quelli che non riferiscono dolore (39%), il 70% sono bambini in profilassi. Il dolore alle articolazioni viene localizzato prevalentemente alla caviglia (82%), al ginocchio (62%) e al gomito (59%). La maggior parte dei pazienti classifica il dolore come persistente/cronico (71%) o acuto (69), mentre in alcuni è legato ad un intervento chirurgico (8%) o all’infusione (6%). Va sottolineato che oltre il 70% dichiara di provare dolore da più di 5 anni e circa un paziente su 5 da oltre 20 anni. Ancora, in una scala di intensità del dolore da 1 a 10, i 2/3 dei pazienti danno un punteggio maggiore o uguale a 6.”Il trattamento farmacologico nella maggior parte dei pazienti non ha riportato benefici a lungo termine, inducendo tolleranza e convivenza con il dolore. Solo il 29% dei pazienti con dolore ha eseguito fisioterapia e il 23% ha preferito altri trattamenti non farmacologici, il 75% dei quali ha scelto il nuoto.
“I dati raccolti indicano che i medici dei Centri emofilia hanno una percezione differente dell’impatto del dolore nella vita dei loro pazienti – ha spiegato il Dottor Antonio Coppola, Dirigente medico al Centro Emofilia di Parma coinvolto nello studio -. I medici, infatti, riportano una prevalenza tra i loro pazienti più bassa del dolore sia in generale (46% a confronto del 61% dei pazienti intervistati), che del dolore cronico (58% contro 71%) e, in particolare, del dolore acuto (33% contro 69%). I medici riconoscono che in occasione delle visite di check-up nella maggioranza dei casi l’argomento dolore viene affrontato principalmente o in egual misura dai pazienti rispetto ai medici; inoltre solo la metà degli specialisti utilizza scale o strumenti validati per la valutazione del dolore”.
Dall’indagine emerge dunque che il dolore viene sottovalutato e affrontato in maniera non soddisfacente dai medici dei Centri per il Trattamento dell’Emofilia (HTC).L’emofilia colpisce circa 400.000 persone nel mondo ed è una patologia principalmente ereditaria in cui una delle proteine necessarie per la coagulazione del sangue è mancante o carente. L’emofilia A è il più comune tipo di emofilia; in questo caso è assente o presente in quantità ridotta il fattore VIII. L’emofilia A, che colpisce 1 persona su 10.000, per un totale di più di 30.000 persone in Europa, può portare a quadri di artropatia invalidanti a causa di versamenti ematici ripetuti nelle articolazioni.

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Nuove idee nella ricerca sul Dolore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Diegem/Aachen. Il numero di pazienti che soffrono di Dolore è altissimo. Nella recente pubblicazione ‘European Pain Management’ (Oxford University Press, 2018), Christopher Eccleston, Bart Morlion and Christopher Wells riportano che dei 740 milioni di abitanti dei 37 stati membri dell’EFIC® (European Pain Federation), 150 milioni soffrono di dolore cronico. Un numero che equivale all’intera popolazione di Francia e Germania insieme. Un dato che chiaramente sottolinea quanto la ricerca sul dolore ora sia quanto mai fondamentale. Grazie al supporto dell’E-G-G Award, i giovani ricercatori/scienziati sono così incoraggiati a sviluppare e realizzare le loro idee di ricerca. Dal 2004, EFIC® “European Pain Federation”, in partnership con Grünenthal, ha promosso molti progetti nell’ambito della ricerca sul dolore: 60 giovani scienziati in 13 Paesi sono stati supportati con grant per i loro progetti di ricerca pari a 1.400.000 €. “Gli scienziati validi hanno una scelta e noi vogliamo che scelgano una carriera nella ricerca sul Dolore”, ha affermato Christopher Eccleston, nuovo Presidente del Comitato per la Ricerca della European Pain Federation, EFIC®. Di conseguenza, EFIC® e Grünenthal insieme hanno offerto valore ai pazienti affetti da dolore cronico, investendo sui giovani ricercatori. “Il nostro obiettivo è quello di creare una cultura di successo della quale possano beneficiare i pazienti affetti da dolore cronico di tutta Europa”, ha proseguito Eccleston.”Il dolore cronico è un pesante fardello che limita la qualità di vita di moltissime persone” ha sostenuto Imane Wild, Capo Global dei Medical Affairs in Grünenthal. “Il trattamento del dolore comporta un approccio complesso. Un trattamento efficace è spesso il risultato di una terapia multimodale che coinvolge non solo l’uso dei farmaci ma anche di altri interventi, quali la fisioterapia o perfino la psicoterapia. Pertanto, la ricerca sul Dolore dovrebbe essere portata avanti ad ampio spettro. Conseguentemente, approcci di ricerca che siano creativi, sono di enorme rilevanza” ha ribadito Imane Wild.Con l’istituzione nel 2004 dell’EFIC-Grünenthal Grant, le forze congiunte di EFIC® e Grünenthal garantiscono supporto ad idee di ricerca creative, proposte da giovani scienziati, che portano così un importante contributo alla ricerca sul dolore.I ricercatori con meno di 40 anni, che hanno conseguito un Dottorato di Ricerca o una Laurea in Medicina possono presentare domanda entro il 31 Dicembre 2018.Al sito http://www.e-g-g.info sono disponibili tutte le informazioni relative alla domanda di ammissione e alle condizioni generali del grant.

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Dolore post partum, pubblicate da Acog le nuove linee guida sul trattamento

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

Sulla sua rivista ufficiale Obstetrics & Gynaecology, l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) ha appena pubblicato le sue raccomandazioni sulla gestione del dolore nelle donne che hanno recentemente partorito. Spiega Yasser El-Sayed, vicepresidente del comitato ACOG sulla pratica ostetrica: «Esistono variazioni individuali nell’intensità dei sintomi, nonché differenze nel modo in cui le donne metabolizzano i farmaci. Sapendo che il dolore può interferire con la capacità della puerpera di prendersi cura di sé e del proprio bambino, è importante che i ginecologi parlino con le pazienti dell’intensità del loro dolore creando una strategia terapeutica personalizzata e informando la madre sugli effetti collaterali di qualsiasi farmaco prescritto, specie se allatta al seno». Oltre agli approcci non farmacologici per la gestione del dolore post-partum, ACOG raccomanda una gradualità della terapia farmacologica, specie nelle donne che hanno subito un taglio cesareo. «Il trattamento del dolore associando l’efficacia analgesica alla gravità dei sintomi suggerito nel 1986 dall’Organizzazione mondiale della sanità per il dolore oncologico può essere adattato anche al dolore post-partum» afferma El-Sayed. La prima fase comprende analgesici non oppioidi come paracetamolo o farmaci anti-infiammatori non steroidei; la seconda fase aggiunge oppioidi più leggeri come la codeina, l’idrocodone, l’ossicodone, il tramadolo o la morfina orale; il terzo stadio prevede, infine, l’uso di oppioidi più forti come la morfina parenterale, l’idromorfone o il fentanil. «Questo approccio a più livelli aiuta a gestire i sintomi associando l’efficacia del farmaco alla gravità del dolore» scrivono gli esperti dell’ACOG, ricordando che, indipendentemente dal tipo di farmaco utilizzato, è prudente avvisare le donne cui sono stati prescritti analgesici oppioidi del rischio di depressione del sistema nervoso centrale non solo nella paziente, ma anche nel bambino allattato al seno. «Per questo la durata della terapia con oppiacei andrebbe limitata solo al periodo necessario per trattare il dolore acuto» conclude El-Sayed. (Fonte: Doctor33)

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Farmaci antinfiammatori contro il dolore

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

La terapia del dolore prevede anche l’utilizzazione di farmaci antinfiammatori non steroidi (FANS). Sono tra i farmaci più prescritti sia dai medici sia per automedicazione, e la loro efficacia non deve far dimenticare i possibili effetti collaterali, soprattutto a livello gastrico, ma l’introduzione di farmaci gastroprotettivi ha contribuito a ridurre i rischi nell’utilizzo dei farmaci antinfiammatori. È un tema affrontato durante il simposio “Pain management: unmet needs in acute pain”, organizzato con il coordinamento scientifico dell’European League Against Pain e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «I temi trattati comprendono molti degli aspetti scientifici che sottendono alla Medicina del Dolore, tra cui appunto l’utilizzo dei FANS» spiega Carmelo Scarpignato, docente di Farmacologia Clinica, Università degli Studi di Parma e co-Presidente del simposio. «Sono tra i farmaci più prescritti sia dai medici sia per automedicazione e sono utilizzati anche per il controllo del dolore. Questi farmaci sono gravati da effetti collaterali gastrointestinali la cui frequenza e gravità non sono affatto trascurabili. I fattori di rischio per gastrolesività da FANS sono l’età avanzata, la storia di ulcera peptica, il trattamento concomitante con anticoagulanti orali, con corticosteroidi, l’uso contemporaneo di più FANS e la presenza di altre comorbilità importanti. Questo fa sì che, in categorie di pazienti a rischio elevato, l’utilizzo di farmaci gastroprotettori sia altamente consigliabile. I farmaci dell’apparato gastrointestinale sono a loro volta tra i più prescritti e figurano al secondo posto per spesa sanitaria. Sono prevalentemente rappresentati dagli inibitori di pompa protonica, appunti utilizzati spesso come protettori nei confronti dei danni gastrici da FANS».
Nonostante tutte le linee guida internazionali raccomandino l’uso di gastroprotettori nei soggetti a rischio di danno gastrico da FANS, molti comportamenti difformi sia in senso di ipoprescrizione che di iperprescrizione in soggetti a basso rischio vengono registrati da diversi studi. In particolare, pare che in Italia, inappropriatezze prescrittive in questo campo siano particolarmente presenti nel settore delle cure primarie. Infatti secondo uno studio pubblicato di recente, un impiego insoddisfacente della terapia gastroprotettiva sarebbe osservabile nel 30,6% degli ultra-65enni, mentre un uso eccessivo sarebbe stato accertato nel 57,5% dei pazienti di età inferiore a 65 anni, in assenza di fattori di rischio.
«Da un lato agli anziani vengono prescritti in misura minore i farmaci gastroprotettivi, in altri casi si osserva un uso inappropriato degli inibitori di pompa protonica. Questo perché gli anziani sono spesso affetti da malattie concomitanti e assumono diversi farmaci, per cui sono esposti ai rischi determinati da una terapia prolungata con inibitori di pompa protonica e dall’interazione tra i farmaci» prosegue Scarpignato.
«Nel complesso gli inibitori di pompa protonica sono farmaci insostituibili nella gestione delle malattie acido correlate. Comunque il trattamento con gli inibitori di pompa protonica, come ogni tipo di farmacoterapia, non è privo di rischio di eventi avversi. I benefici globali della terapia e il miglioramento della qualità di vita supera in modo significativo i potenziali danni nella maggior parte dei pazienti, ma i soggetti senza chiare indicazioni cliniche sono soltanto esposti ai rischi della prescrizione degli inibitori di pompa protonica. Pertanto, l’adesione alle linee guida basate sule prove rappresenta l’unico approccio razionale per una terapia con gli inibitori di pompa protonica efficace e sicura».

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Il dolore nella storia umana

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

doloreE’ una condizione, quella della sofferenza, che è difficile d’accettare. Non mi riferisco di certo ad un banale mal di denti o ad un mal di pancia per una indigestione. La mia riflessione è rivolta al “grande dolore”, quello che per mesi, se non anni, attanaglia l’essere umano per un male incurabile, per una infermità debilitante. E’ un momento che la scienza e la fede hanno dedicato attenzioni di segno diverso. La scienza protesa a lenire il travaglio esistenziale con farmaci adeguati, mentre la religione, in senso lato, proclama il primato del sofferente come riscatto, come atto di santità e di fede. Un concetto, quest’ultimo, difficile da digerire. E’ come voler dire che la sofferenza è data al malvagio per punirlo e al giusto per premiarlo. Ma il dolore non è una merce per i buoni o per i cattivi. Esso fa parte della lotta che l’essere umano ingaggia con la natura, con le forze che cercano di sovrastarlo. Può colpire tutti, indistintamente, e non c’entra con l’appartenenza o meno ad una religione né essa può arrogarsi il diritto di riscuoterne i meriti. Non è un sacrificio da offrire sull’altare della fede, ma è il prezzo del nostro essere e divenire a prescindere dai temi della rassegnazione, del “dono” da offrire ad un “signore offeso” per blandirne l’ira. Come potrebbe essere altrimenti se questo dolore profondo colpisce, ad esempio, un bambino? Chi mai, alla sua età, può aver provocato una offesa così grave da meritarsi una punizione tanto crudele? Ma se vi è un Dio che sa anche compiere il “miracolo” della guarigione dovremmo anche chiederci perché nel suo agire è tanto selettivo: a quello si e ad altri no. E non ci vengano a dire che la leva che smuove il sentimento della redenzione è dato dalla fede. Ognuno di noi crede e può anche pregare per un suo Dio, ma per il professante la sofferenza si trasforma in rassegnazione e anche in martirio in nome della fede, come il cilicio lo è per i fanatici e i masochisti, mentre per gli altri è la medicina del medico a fare da balsamo. Due diverse medicine, quindi, ma non frutto di una ricercata identità ultraterrena, per gli uni mentre manca agli altri, ma per il semplice motivo che la fede diventa un tramite per darci una ragione ed anche una speranza che la sofferenza possa tornarci un qualche modo utile per un premio di là della vita. Questa testimonianza, ad esempio, l’ho colta sul letto di un grande sofferente che mi diceva: “la vita è bella, va vissuta sino in fondo” E io pensavo, ascoltandolo stupito, è forse la paura di morire, dell’ignoto che lo attende a fargli dire queste parole? Ma potrebbe un vero credente pensarla seriamente e non chiedere al suo Dio di staccare la spina e di allontanare dalla propria bocca il calice con il veleno del duro travaglio? Dopo tutto l’essere umano è figlio del suo tempo mentre Dio lo è in tutti i tempi o, per meglio dire, è senza tempo e non ha, quindi, bisogno di mettere alla prova chicchessia, tanto già ne conosce la misura. (Riccardo Alfonso direttore centro studi filosofici e religiosi della Fidest)

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