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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

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Aumenta la domanda per la frutta estiva

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

La Borsa della Spesa di oggi, frutto della collaborazione di Unioncamere, Italmercati e BMTI, riporta un ottimo rapporto qualità/prezzo per tutti i prodotti estivi. In generale, l’arrivo del caldo sta portando ad un aumento della produzione tipica di questo periodo e sta incentivando l’ aumento della domanda nei confronti di frutta estiva.Per quanto riguarda le albicocche, si registra un miglioramento della qualità del prodotto con la produzione pugliese, campana e lucana con prezzi che oscillano dai 2,00 euro/Kg a 2,50 euro/Kg. Nei mercati è stata rilevata anche la presenza di prodotto romagnolo nonostante i grandi danni causati dalla gelata di fine marzo. Inoltre, non avendo piovuto spesso, i prodotti non presentano problemi legati alle malattie fungine ma, al contrario, sono prodotti sani e che si conservano molto bene.Produzione in aumento e buona qualità anche per pesche e nettarine, con prezzi che vanno rispettivamente da 1,50 euro/Kg a 1,80 euro/Kg e da 1,50 euro/Kg a 1,90 euro/Kg.
Ottime le ciliegie che, però, presentano leggeri incrementi di prezzo, con oscillazioni che vanno da 4,50 a 5,00 euro/Kg, poiché tardive e di montagna.Annata buona anche per angurie e meloni con prezzi nella norma rispetto alla media del periodo che vanno da 0,45 a 0,75 euro/Kg per le angurie e da 0,60 a 1,00 euro/Kg per i meloni.Buona qualità, livello della domanda medio e prezzi in calo per gli ortaggi, dovuto al tipico aumento della produzione di questo periodo. La domanda si orienta soprattutto su prodotti estivi che si possono mangiare crudi, come pomodori (da 0,70 a 1,00 euro/Kg), cipolle fresche (da 1,70 a 2,00 euro/Kg), cetrioli (da 0,60 a 1,00 euro/Kg) ma anche zucchine (da 0,70 a 0,90 euro/Kg).

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“Petrolio: cosa sta succedendo?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.Cerchiamo di fare chiarezza su quanto sta effettivamente succedendo. La crisi scatenata dalla pandemia di Coronavirus e, soprattutto, le misure di distanziamento sociale che ne sono conseguite hanno comportato un brusco calo della domanda di petrolio. In alcuni settori il consumo di prodotti derivati dall’oro nero ha subito una discesa vertiginosa, basti pensare che la domanda di benzina negli Stati Uniti è diminuita del 50% dopo l’inizio della fase di lockdown. In altri settori, aviazione su tutti, è di fatto quasi completamente sparito. Il risultato è un contesto molto problematico. Nei mesi di aprile e maggio, la domanda dovrebbe ridursi di 20 milioni di barili al giorno (mmbpd) rispetto a un anno fa, ossia del 20% circa (la domanda globale normalmente è di 100 mmbpd). Complessivamente, nel 2020 la contrazione media dovrebbe aggirarsi intorno ai 9 mmbpd. Un valore assolutamente senza precedenti, visto che la domanda di petrolio storicamente è sempre salita nel tempo, salvo qualche breve interruzione durata pochi mesi.E lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente, qualora le stime del Fondo Monetario Internazionale venissero confermate (-3% del PIL mondiale nel 2020). Tale dinamica della domanda mette chiaramente sotto forte pressione l’offerta, chiamata teoricamente a calare in misura analoga. Tuttavia, per quanto sottoposta in gran parte al controllo di un cartello internazionale, l’offerta non possiede questa elasticità. Se si esclude l’Arabia Saudita, infatti, che ha la facoltà di ridurre ed aumentare la produzione a costi inferiori, per gli altri Paesi l’opzione di tagliare la produzione oltre certi limiti risulta particolarmente onerosa.Da questo punto di vista, l’accordo raggiunto dai Paesi membri dell’OPEC+, oltre ad essere stato già messo in discussione (il Messico ha annunciato che effettuerà tagli per 100 mila barili al giorno, inferiori ai 400 mila inizialmente previsti), rischia di non essere sufficiente. A partire da maggio, l’OPEC+ si è impegnato a ridurre la produzione di 10 milioni di barili al giorno (9,7 per la precisione, vista la mossa del Messico). Di fatto, però, è ragionevole aspettarsi che, fatta salva, come detto, l’Arabia Saudita, che potrebbe addirittura andare oltre quanto pattuito, tutti gli altri Paesi membri finiscano per apportare tagli inferiori a quelli annunciati. Secondo lo scenario base delineato da S&P Global Platts, la produzione di petrolio dei Paesi dell’OPEC+ dovrebbe subire una riduzione di circa 7 mmbpd nei mesi di maggio e giugno. Vuol dire che, sommando anche quanto verrà fatto dagli altri Stati produttori, l’offerta globale si contrarrà al massimo di circa 12 mmbpd, lontani dai 20 mmbpd in meno richiesti (equivalenti al calo della domanda). Sul fronte dell’offerta, gravano due ulteriori variabili da considerare, potenzialmente di impatto opposto. Da un lato, infatti, il crollo del prezzo del petrolio comporterà blocchi della produzione, soprattutto in alcuni impianti di Stati Uniti e Canada. Al livello attuale, numerose aziende, non essendo in grado di coprire nemmeno la componente variabile di costi, hanno già annunciato interruzioni nella produzione, pari a oltre 2 mmbpd. Occorre precisare, però, che tale fattore può sicuramente contribuire a far fronte alla contrazione della domanda nel breve termine, ma produce degli enormi danni strutturali nel medio/lungo termine. Riattivare un impianto dopo mesi o anni di inattività, infatti, è possibile ma complicato ed estremamente costoso. Questo vuol dire che si stanno creando le condizioni per cui, quando la domanda mondiale tornerà ai suoi livelli normali, ci potremo trovare a dover affrontare a quel punto una crisi lato offerta. La seconda variabile da analizzare è la riserva di petrolio tenuta al momento artificialmente fuori dal mercato, ma che potrebbe rientrarvi nei prossimi mesi. Si tratta della produzione di Paesi come Iran e Venezuela, colpiti da sanzioni, o della Libia, preda di una guerra civile, che ammonta complessivamente a circa 5 mmbpd. L’eventuale risoluzione delle questioni geopolitiche che stanno affrontando questi Stati metterebbe, quindi, ulteriore pressione all’offerta globale.Guardando avanti, il collasso definitivo potrà essere evitato fino a quando i depositi per lo stoccaggio del petrolio non verranno completamente riempiti. Vista la velocità con cui ciò sta avvenendo, è difficile pensare che si potrà continuare ad immagazzinare oro nero più a lungo di un paio di mesi. Una volta esaurita la capacità di stoccaggio nei depositi terrestri, si potrebbe ricorrere alle navi, ma queste hanno costi tali da non rappresentare una reale alternativa, almeno non duratura (affittare una petroliera costa tra gli 80mila e i 120mila dollari al giorno). Per questo motivo, una saturazione dei depositi avrebbe conseguenze drammatiche per il prezzo del petrolio.La speranza, e l’aspettativa, è che prima che ciò avvenga, nel giro di un paio di mesi, la domanda globale possa in parte riprendersi. Da questo punto di vista, come già osservato in altri settori, la prima fonte di domanda a ripartire potrebbe essere proprio la Cina. Il Paese da cui la crisi è scaturita, infatti, è stato anche il primo ad uscire dall’emergenza sanitaria e a provare a tornare ad una parvenza di normalità. Ci si aspetta che la domanda cinese possa tornare a crescere in territorio positivo su base annua da agosto in poi, ma già adesso la domanda di greggio dello Stato asiatico è in netta risalita, contribuendo a stabilizzarne il prezzo. Il fatto che contemporaneamente la richiesta di prodotti derivati dal petrolio rimanga contenuta induce a pensare che la seconda potenza economica al mondo stia approfittando degli attuali prezzi di sconto per costruire massicce riserve di petrolio. Anche perché la Cina, insieme all’Arabia Saudita, è uno dei pochi Paesi al mondo di cui non si conosce la reale capacità di stoccaggio, visto che utilizza per gran parte depositi sotterranei, non tracciabili tramite satelliti.In conclusione, per il mercato dell’oro nero si prospettano mesi di difficile lettura, nella duplice speranza che, da un lato, l’emergenza sanitaria migliori permettendo una graduale ripresa dell’attività economica prima che i depositi di petrolio vengano totalmente riempiti e, dall’altro, che la Cina continui a fornire un importante supporto. Nel frattempo, l’Arabia Saudita è pronta a fare il suo “whatever it takes” per evitare il crollo definitivo.Le misure annunciate, per quanto superiori ai 500 miliardi di euro complessivamente, non bastano. A titolo di esempio, per il nostro Paese, l’attivazione del MES, come detto di gran lunga l’opzione più potente in termini di portata finanziaria, libererebbe risorse pari a “solamente” 36 miliardi di euro. Il Consiglio Europeo del 23, conclusosi con un rinvio, come preventivabile non ha portato all’approvazione dei cosiddetti Eurobond, tanto agognati dai Paesi del Sud Europa, ma per i quali mancano ancora le basi politiche e tecniche se prima non si arriva ad un’unione bancaria e dei mercati finanziari. Si potrebbe, però, ricorrere al budget comunitario. Questo, sfruttando eventualmente anche la leva finanziaria, equivarrebbe a stanziamenti di circa 2.000 miliardi di euro, spalmati tuttavia su un orizzonte di tempo prolungato (7 anni, dal 2021 al 2028).In ogni caso, mentre l’UE continua a mostrare i suoi limiti nazionalistici, a vegliare sulle sorti dell’economia del Vecchio Continente rimane la BCE. Alla vigilia del delicato Consiglio Europeo, l’istituto monetario centrale ha annunciato di eliminare i requisiti in termini di merito creditizio per l’eleggibilità come collaterale delle operazioni di finanziamento: fa fede il merito di credito registrato in data 7 aprile. Una mossa che, unita alla rimozione del meccanismo delle capital key, ossia dei limiti per emittente ed emissione nell’ambito del suo programma di acquisti, fornisce un cruciale supporto al sistema bancario della regione e agli spread dei titoli di Stato dei Paesi periferici.

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Rallenta ma non si ferma la domanda di auto

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

La pandemia ridefinisce le priorità di acquisto degli italiani e, se al momento c’è spazio solo per i prodotti di prima necessità, il tanto tempo libero sta cambiando radicalmente il processo di scelta di beni comunque strategici per le famiglie, come l’automobile. La domanda di veicoli si è trasformata in un allungamento della fase di selezione dell’auto giusta, e alla rete distributiva si chiede uno sforzo per rispondere a questo bisogno informativo. Lo rileva MotorK, che ha svolto un’analisi di tutti i touchpoint del processo d’acquisto dell’auto, digitali e non, che presidia con i suoi strumenti tecnologici. Chi aveva in programma di comprare un’auto, non potendo andare in concessionaria, oggi è sul web: cerca informazioni, fa confronti, simula finanziamenti e prova a scegliere l’auto in maniera più ponderata. Un’indagine condotta su un campione di 1.000 utenti che, nel periodo considerato, hanno richiesto un preventivo per un’auto nuova, ha rivelato che alle richieste di auto per sostituzione di quella posseduta si sono aggiunte quelle di chi aveva in programma questo acquisto, ma non nell’immediato; il 42% del campione intervistato vorrebbe cambiare auto tra 1 e 3 mesi, e il 40% ad una distanza temporale ancora maggiore. È un bacino di contatti che le concessionarie devono presidiare anche in questa fase di chiusura, perché rappresentano opportunità di business da trasformare in vendita all’indomani della crisi. La quasi totalità (97,5%) è disposta ad aspettare la fine della quarantena per recarsi in concessionaria e chiudere la trattativa.Dal lato delle vendite MotorK, invece, ha condotto un’indagine sulle trattative e sui contratti di acquisto di un’auto su un campione di 100 dealer, nel periodo compreso tra il 13 gennaio e il 19 marzo: le limitazioni alla mobilità degli italiani prima, e la chiusura delle filiali poi, hanno determinato un drastico calo delle trattative generate. Di contro, quasi una trattativa su due, dal 9 al 19 marzo, si è trasformata in vendita. Inoltre, c’è una fetta di clienti che si dice disposta ad acquistare una vettura oggi e valuta pratiche innovative come la selezione del veicolo tramite virtual showroom, il blocco dell’auto con una caparra pagata online e la firma digitale dei documenti di acquisto e finanziamento.

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Decolla la domanda di tecnologie per il telelavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

Lo è diventata in seguito all’emergenza coronavirus. Dallo scoppio della crisi, HDC Cloud Services, provider italiano specializzato nel segmento delle piccole e medie imprese, ha registrato un incremento del 300% per le richieste di servizi di audio conferenza e di oltre il 100% per i servizi di video conferenza. Numeri che rivelano una vera e propria corsa alle tecnologie per il lavoro a distanza, come mai si era verificato prima.L’emergenza coronavirus spinge dunque il mondo delle Pmi ad adottare nuove strategie e a introdurre innovazioni che hanno incontrato sinora molta resistenza. “Le Pmi italiane non si avvicinano facilmente all’utilizzo dei servizi per i meeting a distanza. Prevale un approccio tradizionale che fa preferire le riunioni in presenza fisica e le trasferte di lavoro, anche quando si tratta di appuntamenti di poche ore. Lo confermano le domande poste dalle aziende al primo contatto: sono quesiti molto basilari, tipici di chi non ha mai utilizzato simili servizi e non ha idea di cosa serva per attivarli. Ovviamente, la questione si collega anche al tema dello smart working di cui si discute molto in questi giorni e che in Italia fatica a diventare parte della cultura aziendale”, spiega Emo Maracchia, Direttore Marketing di HDC Cloud Services.“Sarà interessante capire se la crisi del coronavirus cambierà le strategie aziendali nel medio-lungo periodo o se, a emergenza terminata, prevarranno le vecchie abitudini. Il lavoro a distanza dovrebbe essere considerato sempre come una risorsa, non solo quando c’è la minaccia di un’epidemia. Grazie a servizi quali la videoconferenza è possibile non solo tagliare i costi delle trasferte, ma anche ridurre gli spazi necessari per gli uffici, risparmiare su servizi di welfare per i figli dei dipendenti e ridurre lo stress dei lunghi viaggi, migliorando la produttività”, conclude Maracchia.HDC Cloud Services è il primo provider italiano che offre servizi in cloud di videoconferenza, conference call e video streaming con soluzioni in pay-per-use e ricaricabili espressamente concepite per imprese e professionisti.

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Scuola: Ricostruzione di carriera, cade il tabù dei 10 anni per fare domanda

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

L’anzianità di servizio può essere oggetto di verifica giudiziale senza termine di tempo, purché sussista nel ricorrente l’interesse ad agire: lo hanno stabilito i giudici “ermellini”, con l’ordinanza 2232/2020 del 30 gennaio, in base alla quale d’ora in poi l’effettiva anzianità di servizio, comprendente gli anni di lavoro precedenti all’immissione in ruolo può essere sempre accertata. Determinando, in questo modo, il riconoscimento degli scatti di anzianità successiva e un più alto inquadramento stipendiale, proprio per effetto del riconoscimento di un numero maggiore di anni di anzianità. Ne consegue che non ha più senso il termine decennale sino ad oggi imposto dall’amministrazione per farsi riconoscere gli anni pre-ruolo che nella scuola sono una prassi per l’80% del personale assunto: il lavoratore, docente o Ata, ha quindi sempre titolo a chiedere la ricostruzione di carriera, per essere in questo modo collocato in un “gradone” di spettanza superiore e quindi percepire uno stipendio maggiore. Tutti gli interessati alla nuova collocazione di fascia e a recuperare il maltolto, possono contattare la sede Anief più vicina.Marcello Pacifico (Anief): “Con l’ordinanza della Cassazione, tutti coloro che possono vantare periodi di pre-ruolo anche oltre il primo quadriennio previsto sempre dal Testo unico della scuola, hanno ora facoltà di presentare la domanda in qualsiasi momento della loro carriera. Anche diversi anni dopo il primo quinquennio. Se a questo si aggiunge la recente decisione, sempre della Cassazione, di disapplicare il decreto legislativo 297/94, insieme alle norme contrattuali, poiché in contrasto con la clausola 4 della direttiva UE n. 70/99, la stessa che ha riconosciuto la parità di trattamento economica tra il personale di ruolo e precario, possiamo senza dubbio dire che siamo dinanzi ad svolta storica, che può andare ad innalzare lo stipendio di almeno 400 mila docenti e Ata”.
Ora è ufficiale: sulla ricostruzione di carriera del personale non può essere applicata alcuna prescrizione, quindi il lavoratore ha diritto a chiederla quando vuole e a farsi riconoscere la fascia stipendiale superiore, avvalendosi degli anni fino a quel momento non riconosciuti. A mettere la parola fine ai dubbi, che l’amministrazione e un legislatore disattento continuava a porre, è stata la Corte di Cassazione, la quale con un’ordinanza (la 2232/2020, pubblicata lo scorso 30 gennaio), ha riscritto nei fatti le norme sui termini della richiesta di valutazione del servizio svolto, includendolo a pieno nel piano di ricostruzione della propria carriera professionale.
La pronuncia della Cassazione, che riguarda almeno 400 mila docenti e Ata della scuola sino ad oggi danneggiati, prevede, in pratica, che l’anzianità di servizio può essere oggetto di verifica giudiziale, senza termine di tempo purché sussista nel ricorrente l’interesse ad agire che va valutato in ordine alla azionabilità dei singoli diritti di cui la prima costituisce il presupposto di fatto: da questo, deriva che l’effettiva anzianità di servizio può essere sempre accertata, anche ai fini del riconoscimento del diritto a una maggiore retribuzione per effetto del computo di un più alto numero di anni di anzianità. Rimane salvo, invece, il limite dei cinque anni di prescrizione quinquennale applicabile al diritto alla retribuzione, ovvero il quantum della somma dovuta al lavoratore.Con questa presa di posizione, la Suprema Corte cancella anche la circolare n. 27 del 6 ottobre 2017, prodotta dalla Ragioneria generale dello Stato, con la quale il Mef riteneva indispensabile che il lavoratore presentasse “atti interruttivi” della prescrizione nell’arco del decennio successivo all’assunzione a tempo indeterminato. Di fatto, da adesso in poi, varrà la logica dell’interesse, che nel caso dei dipendenti della scuola è palesemente legittimo, da valutare “in ordine all’azionabilità dei singoli diritti di cui l’anzianità di servizio costituisce il presupposto di fatto”.La decisione dei giudici di legittimità è rilevante. E fa seguito ad una sentenza altrettanto “simbolo”, di alcuni mesi fa, con la quale il Tribunale di Macerata smentì, argomentandone i motivi, ha respinto l’applicabilità del termine di prescrizione di 10 anni ex articolo 2946 del Codice Civile (termine che decorrerebbe dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e, nello specifico quindi, dalla data della conferma in ruolo).

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Cresce ancora la domanda di acquisto di immobili italiani da parte degli stranieri e si attesta a +4,1%

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Ciò nonostante la frenata registrata a luglio e agosto, per via del cambio di governo, che conferma come i possibili acquirenti esteri siano sensibili all’instabilità politica del paese in cui intendono investire ma anche di quello di origine. A riprova di questo, le richieste della Gran Bretagna scendono del -15,55%, condizionate, con tutta probabilità, dalla Brexit.Questo emerge dal Report 2019 di Gate-away.com, che ha monitorato richieste provenienti da oltre 150 paesi, nel periodo 1 gennaio – 31 dicembre 2019, paragonando i risultati con l’anno precedente.Prima in classifica, tra le regioni con più istanze, è come sempre la Toscana, nonostante abbia registrato un -5,24%, rispetto al 2018. Seguono la Puglia (-9,66%), che supera la Lombardia, anch’essa in calo del -9,52%. La Liguria si conferma in quarta posizione (-0,12%). Al quinto posto troviamo la Sicilia dei record, in crescita del 37,05%, così come l’Abruzzo,con un +28.14% nel 2019. A seguire Umbria (+29,02%), Piemonte (+1,97%), al nono posto la Sardegna (-17,82%) e Calabria che continua a salire (+9,32%.), dopo l’exploit del 2018.“Questo è il segno che le richieste, da sempre incentrate maggiormente su alcune regioni, si stanno spalmando su tutta la penisola. Gli stranieri cominciano a conoscere l’Italia. Ciò avviene grazie alla promozione territoriale, in cui si concentra gran parte delle attività di Gate-away.com, e al lavoro delle agenzie che, in alcuni territori, hanno creato una rete che permette una maggiore cassa di risonanza dei borghi sconosciuti anche alla maggioranza degli italiani”, commenta Simone Rossi, General Manager di Gate-away.com.Il valore medio dell’immobile richiesto dagli stranieri è di 364.280 euro. La cifra è in leggero aumento rispetto al 2018. Maggiori sono state infatti le richieste per la fascia di prezzo che va dai 250 mila a 500 mila euro (+6,43%) e da 500 mila a 1 milione (+10.97%).Fra le nazione da cui provengono più istanze si confermano gli Stati Uniti (al primo posto con +15,84%), segue la Germania che perde terreno rispetto al 2018 di -3,81%, così come il Regno Unito, che conferma il 3 posto nonostante il -15,55%. Crescono dell’11,51% gli stranieri che fanno richieste di un immobile quando si trovano in Italia. I francesi, rispetto al 2018, guadagnano un +26,9%. Seguono Belgio, Olanda e Svezia, Canada, Svizzera, Austria.Il compratore tipo ha un’età compresa tra i 56 e i 65 anni, un elevato titolo di studio (23% laureato e il 20,3% con master) e dei figli (73%); a livello lavorativo, il 36,1% percepisce un salario come impiegato, mentre il 29,5% è un lavoratore autonomo. Questo emerge da un sondaggio che abbiamo effettuato sui 50 mila stranieri iscritti alla nostra newsletter.Chi sceglie l’Italia, sempre in base al sondaggio, l’ha già visitata almeno due volte nel 2019 (42,7%) per una vacanza (49%) o per una vacanza in cui ha approfittato per visitare degli immobili (34%).Gate-away.com ha interrogato gli stranieri anche sulla loro intenzione di comprare una casa in Italia: il 51,5% ha risposto che il Belpaese è l’unica scelta; mentre il 32,9% la considera come una delle opzioni. Il 28,7% degli intervistati ha risposto che passerebbe 6 mesi all’anno in Italia, mentre il 24,1% si trasferirebbe per tutto l’anno.
“Nel formulare le domande da inviare ai nostri utenti– commenta Annalisa Angellotti, Direttore del reparto Marketing e Comunicazione di Gate-away.com – ci siamo chiesti cosa spingesse uno straniero a scegliere l’Italia. Abbiamo verificato che il 57,5% cerca una qualità della vita, il 48,7% arte, cultura e tradizioni, il 48,1% natura e clima, il made in Italy al 33,6%, il 28,2% ha origini italiane, mentre il 15% per raggiungere degli amici che si sono già trasferiti”.

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In Italia cresce la domanda di assistenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Ma scende il numero dei lavoratori domestici regolari (-1,4% dal 2017). “Il calo degli ultimi anni – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – è sintomo della difficoltà delle famiglie nel sostenere i costi dell’assistenza, soprattutto nel caso in cui l’assistito sia una persona disabile”. Continua: “Dai dati ISTAT sappiamo che tra gli over 65, i disabili sono circa 1,5 milioni, di cui 600mila versano in condizioni di isolamento per i quali l’aiuto della badante è fondamentale”. Dal Rapporto Annuale del Lavoro Domestico 2019 di DOMINA, realizzato dall’Osservatorio Nazionale DOMIMA sul Lavoro Domestico in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato giovedì 12 dicembre 2019 presso la Sala Zuccari – Senato della Repubblica, si osserva che nonostante l’invecchiamento della popolazione e la contrazione dei servizi pubblici di assistenza il numero complessivo dei lavoratori domestici regolari è diminuito del 12,9% dal 2009. Secondo le stime, sono invece i lavoratori irregolari a crescere: stimati oggi a circa 1,2 milioni.“Puntiamo all’emersione dal lavoro nero – continua Lorenzo Gasparrini – per far si che il gettito fiscale aggiunto, stimato dall’Osservatorio intorno ai 2 miliardi di Euro (1,4 miliardi di contributi assistenziali e previdenziali e 645 milioni di Irpef e addizionali locali) possa essere riconvertito in risorse per sostenere le famiglie datori di lavoro domestico nell’affrontare i costi del lavoro di cura”.

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Where are you going to live?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Dove andrai a vivere? Ho l’impressione che non sono pochi coloro che stanno ponendosi, o lo hanno già fatto o suppongo lo faranno, la domanda sul proprio futuro e quello che è sintomatico incominciano a configurarla da giovanissimi ma non ne sono immuni, al tempo stesso, i più anziani. Inizialmente ho pensato che si trattasse solo di una moda e come tale destinata a durare una stagione per poi rientrare nei ranghi della normalità. Ora non lo penso più e ritengo che si tratti di un problema più serio e duraturo nel tempo. Ne consegue l’interrogativo: perché? E sia chiaro non mi riferisco allo stimolo migratorio legato all’indigenza ma a quanti si sentono indotti ad evadere perché non riescono più a riconoscersi nell’ambiente in cui sono nati. Sono a volte le piccole cose che vanno in uggia e fanno montare sempre più il senso del diverso che non riesce a maturare dove predomina il conservatorismo mentre intorno si annuncia il risveglio di nuove sfide culturali e pratiche di vita e che i residenti non riescono a cogliere nella loro interezza. E non è solo, ovviamente, una questione anagrafica. La differenza e il conformismo sono trasversali. E non è nemmeno una mera diversità di opinioni. E’ qualcosa di più. E’ questa la spinta che porta ad evadere, ad esplorare mondi nuovi, a fare nuove conoscenze a saggiare un rapporto diverso tra coetanei e non solo. Forse il nomadismo è nato proprio da questa spinta ideale, da questa voglia di confrontarsi, di misurarsi, d’esplorare, di conoscere. E’ una sfida contro il tempo, le avversità della natura, le diffidenze degli autoctoni, le difficoltà di adattamento ma anche la consapevolezza di saper accettare la provocazione e di saperla gestire al meglio. A ben riflettere penso che sia l’unico modo per sentirsi realizzato e ad avere una visione della vita più appagante e motivata. (Riccardo Alfonso)

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L’offerta politica e la domanda degli elettori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Con la recente nascita di due soggetti politici da parte di Giovanni Toti, attuale governatore della Liguria, con “Cambiamo” e del senatore Matteo Renzi, nato dalla costola del PD, con “Italia viva” gli elettori che votano nell’area di centro-destra hanno a loro disposizione ben 5 partiti: La Lega di Salvini, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Forza Italia di Silvio Berlusconi, Casapound e Cambiamo. Sull’altro versante la parte preponderante è data dal PD con l’attuale segretario Zingaretti. Seguono la “anomalia” del partito di Renzi, in quanto dispone di un numero elevato di parlamentari mentre l’attuale consenso elettorale ne indicherebbe molto di meno, e una costellazione di partiti minori dal Partito socialista ai radicali, dalla Sinistra ecologia e libertà (Sel), alla Sinistra Italia ecc. Vi è poi come un outsider il movimento Cinque Stelle. Al riguardo va precisato che è nato più per stimolare il ricambio della leadership degli altri partiti, il loro ammodernamento e per una più incisiva lotta per sostenere le classi meno abbienti che per ricercare una propria collocazione ideologica. Questo spiega il loro trasversalismo politico che li ha portati al governo prima con la Lega e poi con il PD. Ma non è da considerarsi un Movimento per tutte le stagioni. La sua visione è più ambiziosa proponendosi a tutela degli interessi generali del paese e nella ricerca di stimoli virtuosi esportabili negli altri partiti. Verrebbe quasi da dire che converrebbe agli elettori allargare la sua base dei consensi popolari per non ritrovarci con un’Italia che insegue da una parte le chimere e dall’altra le utopie. O peggio ancora nell’essere dentro un sistema paese incapace di ritagliarsi un futuro. E il nostro, come italiani, dovrebbe essere quello di costruire finalmente una nazione unica dove la grande velocità delle ferrovie non si ferma a Napoli ma per farla proseguire sino a Trapani e a volare nelle isole minori. Che il lavoro si crei su basi nuove e si favorisca l’economia circolare. Che si cavalchi la tecnologia come sistema di vita in tutti i settori produttivi e culturali del Paese. Che si sappiano sfruttare le risorse umane non solo nel lavoro ma coltivando il volontariato più di quanto non si stia già facendo. Che l’assistenza sanitaria e previdenziale non diventi più uno spartiacque tra chi ha e chi è creando una professionalità senza scadenze temporali perché ogni età può offrire un suo prezioso contributo nel nostro essere in comunità. E dovremmo convenire che se il consorzio umano è al cospetto di grandi mutamenti dalla natura ai rapporti umani e nella gestione delle risorse globali noi non dobbiamo farci trovare impreparati diventando antesignani come cittadini del mondo e come italiani. (Riccardo Alfonso)

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Il turismo non è in crisi di domanda, ma l’offerta talvolta traballa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Dopo il fallimento della Thomas Cook britannica forse qualcuno e qualcosa cominceranno a far mente locale che di rendita è sempre più difficile campare. Questo vale per tutti gli attori dell’offerta, dalle agenzie ai vettori fino ai singoli servizi di alloggio e di mobilità.
E non è solo una questione dell’affermazione delle prenotazioni online che in tanti fanno direttamente a chi offre loro un volo o un albergo o un tour. Già di per sé la prenotazione online ha un costo minore rispetto a quella “tradizionale”: il banco dei vari offerenti è oggi non solo quello di un ufficio ma anche quello digitale che già in tanti, aziende o utenti, si sono resi conto della sua valenza. Ma nonostante questo le agenzie continuano ad esistere, alcune operando al di là del classico bancone, altre dietro il bancone virtuale. La Cook britannica sembra che abbia fatto crack proprio per non aver colto appieno questa situazione (vedremo, ché le realtà in questi contesti vengono sempre un po’ dopo).
Per chi oggi si appresta a fare un viaggio, il primo approccio è quasi sempre online. Da qui, poi, in molti usano i servizi di agenzie che sono anche online, altri invece saltano questa mediazione. La differenza? Dipende dalle conoscenze del singolo viaggiatore rispetto a dove vorrebbe andare e dalle capacità dei singoli offerenti di rendere interessanti le proprie offerte. Mentre per i viaggiatori molto dipende dai singoli interessi e dalle mode e dalla pubblicità, per chi offre c’è un elemento di base che deve caratterizzarli: professionalità; sia che ti venga offerto un volo o un albergo, sia che si tratti di una itinerario articolato o della costruzione dello stesso intorno ai desiderata del viaggiatore.
Ed è su questa professionalità che ci concentriamo. La sua accuratezza dovrebbe crescere in modo esponenziale rispetto all’articolazione delle domanda: una cosa è vendere un volo per Parigi o New York o Londra, magari con annesso albergo, altro è vendere un tour nei castelli della Loira o nel deserto australiano o nelle foreste del Congo o nelle Pampas argentine o nei luoghi “santi” di Israele. La tendenza di diverse agenzie è quella di “consigliare” pacchetti già confezionati, per cui la loro funzione si limita ad essere rivenditori di prodotti confezionati da altri tendenzialmente esperti in quello specifico territorio. Ma, per l’appunto, rivenditori. Ed è qui, secondo noi, il problema: i rivenditori di viaggi stanno subendo le stesse sorti dei rivenditori di pentole, o sei fortemente specializzato, e quindi va bene anche se stai dietro ad un bancone tradizionale, oppure devi darti da fare per affrontare la concorrenza degli “Amazon” del settore, con l’aggiunta di fornitori di, per esempio, alberghi e voli e trasporti, che operano anche direttamente col cliente.
Ovviamente noi, in questo ambito, non abbiamo le formule da indicare perché i vari mediatori siano all’altezza della situazione, ma proprio perché abbiamo l’occhio del consumatore e dell’utente siamo in grado di sostenere che i nostri occhi oggi sono molto attenti e selettivi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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“Mismatch tra domanda e offerta di lavoro: come favorire un sistema connesso e dialogante”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Il gruppo Value@Work promosso dall’ISSD presenta un tema interessante e attualissimo: incontro domanda e offerta di lavoro. Con il convegno, Value@Work vuole: sottolineare l’importanza di ripensare le competenze perché corrispondano sempre più al fabbisogno del mercato e rafforzare l’esigenza di un maggior dialogo e collaborazione tra le imprese e il mondo della formazione (università e centri di formazione professionali). Il ruolo dei diversi sistemi formativi è dunque quello di generare tali competenze facendo rete tra associazioni, istituzioni e imprese, per progettare azioni condivise e concrete.Gli autorevoli relatori erano concordi sul considerare le competenze come generatrici di valore per i singoli e la collettività, un patrimonio per la persona e per il Paese, espressione della vitalità produttiva, dello sviluppo economico e sociale, della capacità democratica di garantire mobilità, equità e giustizia.
Nella prima parte dei lavori si è parlato dei data base e dei sistemi per facilitare l’incontro domanda e offerta; interessanti le testimonianze di Daniela Vellucci, Regional Recruiter Randstaad Italia e di Silvano Del Duca Amministratore unico di Euro Global volte ad evidenziare come a volte il problema sia l’assenza o la scarsità di competenze richieste dal mercato, altre la difficoltà di far incontrare chi cerca con chi offre.
AHa chiuso la prima parte Maurizio Del Conte, Professore Università Bocconi, il tema del rapporto formazione/mondo del lavoro, e di come si può renderlo pratico ed efficace questo rapporto; ha presentato alcuni modelli internazionali in cui le aziende entrano nell’università e si costruiscono percorsi insieme, maggiormente attinenti al fabbisogno di competenze del mercato del lavoro e come questi possano essere replicati in Italia.
La seconda tavola rotonda ha rafforzate gli spunti sul rapporto tra formazione (universitaria e professionale) e mercato del lavoro, inteso come fabbisogno di competenze, ponendo l’accento sull’occupazione. Il prof. Alberto Gambino, Prorettore Università Europea di Roma ha spiegato come è importante il lavoro continuo che le Università devono fare per essere proattive rispetto alle esigenze mutevoli di competenze del mercato.
Marcella Mallen, Presidente di Prioritalia e membro di Value@Work ha evidenziato che: “siamo il Paese con il più alto skill mismatch in Europa per il forte disallineamento che esiste tra il sistema educativo e quello produttivo”.
La parte del convegno dedicata alle strategie per prevenire e gestire il mismatch attraverso un sistema connesso e dialogante si apre con l’intervento di Vincenzo Manfredi, Direttore Affari Istituzionali Softlab: “in Italia abbiamo un grande problema di mismatch fra domanda e offerta di lavoro a causa della parziale o insufficiente formazione dei giovani nell’ambito delle nuove professioni e della distanza di visione e implementazione fra mondo accademico e settori industriali”.
E nel mondo delle innovazioni interessante appare il profilo del giurista presentato dall’Avv. Elena Maggio: “le nuove tecnologie hanno profondamento inciso su tutte le professioni legali, sia nelle modalità di svolgimento che rispetto al contenuto. Oggi nessun avvocato, giudice o notaio può svolgere adeguatamente la propria professione senza conoscere le nuove tecnologie, presupposto per svolgere adeguatamente e coscienziosamente il proprio lavoro. Oltre ad aver mutato le professioni storiche le nuove tecnologie hanno portato a sviluppare nuove figure professionali, il DPO, il Responsabile della Trasformazione Digitale e l’Innovation Maker sono solo alcuni esempi di figure richieste dal mercato (pubblico e privato) che ancora stentano a trovare una adeguata risposta”.
Di opportunità lavorative legate alle nuove specializzazioni in particolare legate alla fibra, ha parlato Dario Pasquariello dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (UCID) e Virginia Desirée Zucconi del Coordinamento Donne dell’UCID.

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In aumento la domanda di veicoli personalizzabili e ad alte prestazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

autoI consumatori facoltosi disposti a pagare per veicoli innovativi, personalizzabili, ad alte prestazioni e tecnologicamente avanzati guidano il mercato dei veicoli di super lusso. La crescita è aumentata dall’elevata domanda di SUV e crossover che siano sia pratici sia di lusso. Poiché i veicoli di super lusso sono più redditizi delle corrispondenti versioni popolari, le case automobilistiche stanno massimizzando l’utilizzo di piattaforme di veicoli top di gamma offrendo le più avanzate caratteristiche di lusso, infotainment, sicurezza e tecnologie di guida a prezzi competitivi.“Trends in Global Super Luxury Vehicles Market, 2016 – 2025”, un recente studio del programma Automotive & Transportation Growth Partnership Subscription di Frost & Sullivan, esamina l’influenza di connettività, elettrificazione e tecnologia autonoma sul futuro dei veicoli di super lusso a livello globale. Lo studio rileva che il 2016 è stato un anno di successo per i marchi di super lusso, con un aumento delle vendite dell’8% rispetto al 2015, portando le vendite di automobili a quota 6,85 milioni di unità. Valuta inoltre gli operatori chiave del mercato, come Acura, Audi, Bentley, BMW, Ferrari, Fisker, Ford, Jaguar, Karma, Lamborghini, Land Rover, Lexus, Lucid Motors, Maserati, McLaren Automotive, Mercedes-AMG, Mercedes-Benz, Mercedes-Maybach, Nissan, Porsche, Rolls-Royce Cars e Tesla, e le loro strategie.Dal punto di vista regionale, Stati Uniti, Medio Oriente e Cina vendono la maggior parte dei veicoli di super lusso; i produttori statunitensi si focalizzano sulla tecnologia dei veicoli elettrici e i produttori europei guardano al miglioramento del confort dei passeggeri e all’adozione della tecnologia autonoma.Alcuni degli sviluppi e tendenze relativi ai veicoli di super lusso che trainano la crescita sono:
Vendite elevate di SUV e crossover di fascia alta
Introduzione di berline e SUV di punta per arricchire i segmenti delle berline e auto sportive di ultra lusso
Lancio del segmento dei veicoli elettrici di super lusso con Lucid, Fisker e Faraday Motion che introdurranno i propri veicoli entro il 2019
Elevati profitti per i veicoli con un prezzo superiore a 15.000 dollari grazie alle opzioni personalizzate per i clienti
Investimenti delle case produttrici nei veicoli di super lusso attraverso l’ingresso in nuovi segmenti di mercato, come nel caso di BMW con X7, Audi con Q8 e Porsche con Mission ESviluppo della tecnologia autonoma fino al livello 5 entro il 2020 per proporre automobili prive di volante e pedali
Elevata diffusione dei motori elettrici entro il 2020, con oltre il 50% dei marchi di super lusso che venderanno veicoli ibridi ed elettrici.

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Domanda di prestiti da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2016

bancaLo studio ha mostrato che nel mese di settembre il numero di domande di prestiti da parte delle famiglie italiane (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati) ha fatto registrare un nuovo incremento, pari a +4,2% rispetto allo stesso mese del 2015. Questo porta ad una crescita del +7,5% nell’aggregato dei primi 9 mesi del 2016 rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso, consolidando ulteriormente il progressivo recupero verso i volumi pre-crisi. In generale, nei primi 9 mesi dell’anno in corso il numero di richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali autoveicoli, motocicli, articoli di arredamento, elettronica ed elettrodomestici, viaggi, spese mediche, palestre, ecc.) hanno fatto segnare una crescita del +9,4% rispetto al corrispondente periodo del 2015, contribuendo in maniera significativa alla performance positiva dell’intero comparto. Più contenuto l’incremento di prestiti personali, prodotto che per la sua specificità prevede mediamente importi più elevati e durate più lunghe, che nel periodo di osservazione ha fatto segnare un +4,7% rispetto ai primi 9 mesi dello scorso anno.L’ultima rilevazione del Barometro CRIF registra un ulteriore segnale di ripresa: nell’aggregato di prestiti finalizzati e prestiti personali, l’importo medio richiesto nel periodo gennaio-settembre dell’anno in corso si è attestato a 8.336 Euro, con un incremento del +5,6% rispetto allo stesso periodo del 2015. Nel dettaglio relativo ai prestiti finalizzati l’importo medio richiesto nei primi nove mesi del 2016 è stato pari a 5.446 Euro (+8,8% rispetto allo stesso periodo del 2015 ma ben distante dai quasi 6.800 Euro del 2008), mentre per i prestiti personali si è assestato a 12.362 Euro (+4,8% rispetto allo stesso periodo del 2015).

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Agriturismi d’autunno: +21% la domanda

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

agriturismoOliage, tartufi, fresche passeggiate nell’arte ma anche… mare: questo è l’autunno in Italia e sempre più turisti scelgono il mese di ottobre per una fuga dalla città, per concedersi una pausa in uno dei tanti agriturismi del nostro Paese. Agriturismo.it (http://www.agriturismo.it) e Casevacanza.it (http://www.casevacanza.it), i due portali confluiti in un unico grande polo italiano del turismo extra-alberghiero, per l’autunno 2016 hanno evidenziato un aumento del 21% di richieste di disponibilità rispetto ad ottobre 2015. Considerando le 20 province più gettonate, le regioni che dominano la classifica sono Toscana, Sicilia e Piemonte.
La Toscana vanta la presenza di ben sei delle sue province. La prima, anche a livello nazionale, è Siena, conosciuta in tutto il mondo per i suoi paesaggi e il suo mix di natura e storia: tra i comuni con il più alto affollamento di turisti d’autunno troviamo Pienza, San Gimignano, Montepulciano e Siena. Molto richieste sono le province di Firenze (Pontassieve e Barberino di Mugello i centri al top), Pisa (con Pomarance e Volterra), Grosseto (Manciano) e Lucca. Quest’ultima in particolare sembra prediletta dagli italiani, considerando che l’80,88% delle richieste arriva da connazionali. Scorrendo ancora la classifica compare un’altra meta da agriturismo, Arezzo.
Raccolgono molto interesse anche due località piemontesi: Cuneo è seconda nella graduatoria nazionale, grazie soprattutto alla stagionalità del tartufo bianco d’Alba (Alba, Monforte d’Alba, La Morra e Treiso sono i comuni più amati); sesta in classifica è Asti, grazie agli agriturismi nella campagna del Monferrato che offrono un’imperdibile occasione di ammirare il foliage.
Al terzo posto arriva la provincia di Perugia dove, grazie a una posizione centrale e facilmente raggiungibile da molte regioni, l’86% delle richieste arrivate giunge da italiani: i comuni che hanno ricevuto il maggior interesse sono stati Assisi, Gubbio e la stessa Perugia. Non manca la voglia di montagna: per questo ottobre sono protagoniste le due province del Trentino Alto Adige. Anche la Lombardia conta due aree nella classifica degli agriturismi in autunno, Mantova e Brescia.
Per ricaricare le batterie dopo il rientro estivo e arrivare sereni alle vacanze di Natale, i soggiorni che si prenotano in questa stagione sono relativamente lunghi e la media della permanenza è di 3,9 giorni. In generale, mentre per i turisti italiani l’inizio dell’autunno è il momento per un weekend fuori porta (2,3 giorni in media) chi arriva dall’estero soggiorna più a lungo (4,4 giorni, che diventano 5,3 se prendiamo in considerazione i turisti di lingua tedesca).
Se, poi, la destinazione del viaggio è nel Sud Italia le ferie si allungano e superano i 5 giorni. La provincia che ha registrato il record di permanenza è quella di Ragusa, dove il soggiorno medio dura 5,9 giorni, seguita da Lecce (5,4) e Siracusa (5,2).
Ad approfittare di un meteo autunnale molto generoso con il Sud Italia sono stati principalmente i turisti stranieri. Guardando alla classifica, nelle province del Sud oltre il 70% delle richieste proviene dall’estero. Le due aree record sono Catania e Napoli, con un volume di ricerche straniere pari rispettivamente al 79,96% e al 79,77% del totale. Lo scarso interesse degli italiani verso le mete del Sud è confermato anche dal dato di Ragusa, dove il 78,24% di chi ha cercato un agriturismo proviene dall’estero, e da quelli di Siracusa e Lecce, dove oltre il 60% delle richieste non arriva da italiani.
Capitolo prezzi: la provincia, tra le 20 con i volumi maggiori di prenotazioni, che permette di soggiornare spendendo meno è Perugia, con una media di 35€ a persona per notte, mentre la zona in cui si spende di più per una vacanza d’autunno è quella di Firenze: 619€ la media per uno short break in famiglia (3,6 notti per 4,4 persone).
Di seguito la classifica delle 20 mete più richieste per il mese di ottobre 2016, la durata media del soggiorno e la percentuale di ricerche provenienti dall’estero. (foto: agriturismo)

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Barometro CRIF della domanda di mutui da parte delle famiglie italiane, relativo al mese di aprile 2015

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2015

BPM: FABI, OBIETTIVO LISTA MESSORI ARPE CONSIGLIERE DELEGATODalla rilevazione emerge come il mese di aprile ha fatto segnare una nuova vigorosa crescita del numero di domande di mutuo presentate dalle famiglie italiane, con un +71,9% rispetto allo stesso mese del 2014. Si tratta del record assoluto in termini di incremento, che ha riportato i volumi vicini ai livelli di 5 anni fa, ovvero prima del crollo verticale registrato a partire dalla metà del 2011. La domanda è fatta primariamente da nuovi mutui in quanto l’incidenza di surroghe e sostituzioni (a livello di sistema) è stata, anche all’inizio dell’anno in corso, complessivamente pari a circa il 18% del totale.
Con il dato rilevato ad aprile, quindi, si irrobustisce ulteriormente il recupero verso i livelli pre-crisi tanto che il dato aggregato relativo ai primi quattro mesi del 2015 si è attestato ad un significativo +46,4% rispetto al pari periodo 2014.Nonostante la ripresa della domanda di finanziamenti per l’acquisto della casa si stia consolidando, ad aprile l’importo medio richiesto si è attestato a 121.911 Euro, mantenendosi su un valore più contenuto rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente (quando era risultato pari a 124.812 Euro) e ben distante dai 140.942 euro dell’aprile 2010, quando venne toccato il picco più alto degli ultimi 5 anni. Quello registrato nel mese di aprile è risultato essere in assoluto il valore medio più basso da quando CRIF ha iniziato a monitorare mensilmente la domanda di mutui da parte degli italiani.La tendenza a richiedere un importo il più possibile contenuto è confermata anche dalla distribuzione della domanda per fascia di importo: nei primi quattro mesi del 2015, infatti, le preferenze degli italiani si sono concentrate in prevalenza nella classe compresa tra 100.000 e 150.000 Euro, con una quota pari al 30,4% sul totale, in crescita rispetto al 2014 di 1,9 punti percentuali.

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Domanda di prestiti da parte delle famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2015

Banca d'ItaliaNell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati nel mese di aprile appena concluso è stato rilevato un incremento del +10,8% rispetto allo stesso mese del 2014, dato che va a consolidare la dinamica positiva in atto da settembre 2014. Nel complesso si tratta dell’aumento più consistente degli ultimi anni, che va a consolidare il trend positivo del semestre precedente dopo un prolungato periodo di debolezza.Il numero di richieste di prestiti nei primi 4 mesi del 2015 fa segnare complessivamente un aumento del +8,6% rispetto allo stesso periodo del 2014, ma ancora in significativo ritardo rispetto agli anni 2011 e 2010.
Entrando maggiormente nel dettaglio, nel mese di aprile 2015 i prestiti finalizzati hanno fatto segnare un aumento della domanda pari a +11,1% rispetto al corrispondente mese del 2014, sostenuta in particolare dai finanziamenti per l’acquisto di auto/moto. Per i prestiti personali il numero delle richieste è invece aumentato del +10,6%.Dalle ultime rilevazioni del Barometro CRIF emerge anche che ad aprile 2015, nel complesso dei prestiti personali più finalizzati, l’importo medio delle domande presentate agli Istituti di credito è stato pari a 8.439 Euro (+5,8% rispetto ad aprile 2014). Nel dettaglio, per i prestiti finalizzati l’importo medio è risultato pari a 5.395 Euro (+7,6% rispetto ad aprile 2014) mentre per i prestiti personali la media si è assestata a 11.740 Euro (+5,1%).

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Barometro sulla domanda di prestiti

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2015

Barometro-aneroideIn particolare, l’analisi mette in evidenza come nel mese di febbraio appena concluso, il numero delle richieste di prestiti da parte delle famiglie italiane (nell’aggregato prestiti personali e prestiti finalizzati) ha fatto segnare un +10,1% rispetto a febbraio 2014, determinando la miglior performance in termini assoluti degli ultimi 4 anni. Si consolida quindi la dinamica positiva iniziata nello scorso ottobre, che riflette l’aumentata fiducia delle famiglie italiane verso il futuro dopo anni di forte incertezza che avevano determinato un approccio estremamente cauto nelle scelte di spesa e di indebitamento. Nello specifico, nel mese di febbraio 2015 i prestiti personali hanno fatto segnare +11,1% di richieste rispetto al corrispondente mese del 2014 (con il dato assoluto più elevato degli ultimi 20 mesi malgrado la perdurante prudenza da parte delle famiglie), lievemente superiore all’incremento registrato per i prestiti finalizzati, che si sono fermati ad un seppur positivo +9,3%, trainati in particolare dalle esigenze di rateizzazione dell’acquisto di auto e moto rispetto a quelli riconducibili ad articoli di arredamento, elettronica ed elettrodomestici, viaggi, spese mediche, ecc, che continuano invece a segnare il passo. Dal Barometro CRIF emerge anche che a febbraio 2015, nel complesso dei prestiti personali più finalizzati, l’importo medio richiesto è stato pari a 7.879 Euro, in contrazione rispetto a quello registrato nello stesso mese del 2014 e ben al di sotto dei valori registrati negli anni pre crisi, ma per il secondo mese consecutivo in aumento dopo mesi di continue contrazioni.

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Pagamenti: il 90% dei negozianti chiede trasparenza alle banche sui costi del pos

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

pagamenti elettroniciI pagamenti tramite Pos fra professionisti, artigiani e negozianti si stanno diffondendo anche in Italia, ma meno del previsto. Uno dei motivi che frenano il passaggio dal contante ai pagamenti elettronici è la scarsa chiarezza sui costi. Un’indagine commissionata da Jusp, la società che ha messo a punto un sistema innovativo per i pagamenti in mobilità anche con smartphone, mostra che il 90 per cento dei circa un milione di esercenti dotati di pos non conosce i costi legati all’uso del dispositivo per le transazioni. Dall’indagine emerge una diffusa mancanza di chiarezza nelle condizioni poste dalle banche per l’uso del pos: “gli esercenti lamentano in particolare la mole di voci, fra costi fissi e commissioni per carte di credito e bancomat, che non contribuisce certo a dare l’immediata percezione di quanto costi ogni transazione eseguita e quale sia la differenza di offerta tra le varie banche”, riferisce il Ceo di Jusp Stefano Calderano.
La trasparenza che ormai le banche, dopo anni di pressioni da parte delle associazioni dei consumatori, garantiscono su conti correnti, mutui e prestiti, non sembra sia stata estesa anche ai pos, considerati BtoB e quindi fuori dalle garanzie offerte ai cittadini comuni. “Il mondo pos in effetti – sostiene Calderano – è un residuo del vecchio modo delle banche di fare pricing, e la legge sulla trasparenza di Bankitalia non aiuta: impone infatti un’enorme quantità di documenti, tutt’altro che trasparenti e comprensibili”.
Secondo Calderano ci vorrebbe, come per i conti correnti, un indicatore sintetico di costo che almeno una volta all’anno riassuma tutte le voci di spesa del pos in un’unica cifra. Oppure un unico costo, come quello proposto da Jusp che ha abolito qualsiasi canone e costo fisso e chiede ai suoi clienti solo una quota del 2,5% sulle transazioni eseguite.
Jusp, fondata nel 2011 da Jacopo Vanetti, grazie all’ingresso dei fondi Principia SGR e Vertis SGR diventa la startup più finanziata del 2013. Attualmente guidata da Stefano Calderano (precedentemente a capo della divisione Retail e Private Banking di BNL e prima ancora Marketing Director di Banca Intesa), la società ha ricevuto diversi riconoscimenti per l’eccellenza raggiunta nel produrre innovazione, conquistando i titoli di “Champions of European Innovation” al Bully Award Winner sia nel 2013 sia nel 2014 e di “Transaction Services Innovation Awards” al Florin Award Winner 2013. (Martina Trecca)

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Cresce la domanda di mutui

Posted by fidest press agency su sabato, 24 gennaio 2015

domanda mutuiIn particolare, per quanto riguarda la domanda di mutui, nell’arco dei 12 mesi, ha fatto segnare una crescita pari al +15,0%, dopo ben 3 anni caratterizzati dal segno meno, sostenuta sia dagli stimoli proposti dagli istituti di credito, con offerte focalizzate sulla modularità e flessibilità del prodotto, sia dalle richieste di surroga, in virtù della convenienza dell’attuale tasso variabile. L’importo medio dei mutui richiesti nell’anno 2014 è ulteriormente calato, attestandosi a 124.346 Euro rispetto ai 127.328 Euro dell’anno precedente, confermando così un trend in contrazione che perdura da diversi anni sia a causa della diminuzione del prezzo di acquisto degli immobili sia per la tendenza a privilegiare soluzioni che gravino il meno pesantemente possibile sul bilancio famigliare.Il dettaglio relativo alla domanda di prestiti (personali e finalizzati) mostra come, nell’aggregato dei 12 mesi del 2014, la variazione della domanda ha mantenuto il segno negativo, con un complessivo -2,0%, sintomo di un quadro congiunturale che risulta ancora fragile, con il persistere di segnali negativi sul fronte dell’occupazione che ha raggiunto livelli record, penalizzando soprattutto le fasce di popolazione più giovani. Nel mese di dicembre appena concluso, però, la domanda di prestiti ha fatto registrare un incremento del +10,6%, dato che va a consolidare la dinamica positiva già rilevata a ottobre e novembre (rispettivamente in crescita del +7,6% e del +5,2%). Infine, rispetto al 2013, l’analisi condotta da CRIF mette in evidenza una sostanziale stabilità dell’importo medio dei prestiti richiesti (sempre nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati), attestatosi a 7.422 Euro contro i 7.395 Euro del 2013 (+0,4%).

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Domanda lavoro imprese torinesi

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2012

Torino 4 aprile, alle ore 11 nella sala Marmi di Palazzo Cisterna (via Maria Vittoria 12, Torino) si terrà la presentazione di La domanda di lavoro della imprese torinesi, un’indagine che ha integrato le banche dati della Camera di Commercio e della Provincia di Torino per mettere a punto il quadro delle principali caratteristiche e dell’andamento dell’occupazione generata dalle imprese attive tra il 2008 e il primo semestre del 2011.
Introdurrà il lavoro Gianfranco Bordone, direttore Area lavoro e solidarietà sociale della Provincia di Torino, quindi interverranno Barbara Barazza, responsabile del Settore studi, statistica e documentazione della Camera di commercio di Torino e Giorgio Vernoni, responsabile dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Torino; concluderanno i lavori il Segretario Generale della Camera di commercio di Torino Guido Bolatto e l’Assessore al lavoro e alla formazione professionale della Provincia di Torino Carlo Chiama.

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