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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘donna’

La pubblica amministrazione è donna

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Nella Pubblica amministrazione su più di 3 milioni di impiegati il 56,6% è di sesso femminile, mentre gli uomini sono il 43,4%. È quanto emerge dai dati* analizzati da ConvenzionIstituzioni.it, la prima piattaforma sconti dedicata ai dipendenti della pubblica amministrazione. I settori della pubblica amministrazione a prevalenza femminile superano quelli dove la percentuale maschile è più alta. Su 22 esaminati la presenza maschile supera quella femminile solo in 10, mentre negli altri 12 le donne sono più del 50%.
Grazie a ConvenzionIstituzioni.it, nata nel 2015 da un’idea dell’imprenditore Gionatan Ciminiera, i dipendenti della pubblica amministrazione possono accedere al circuito e agli sconti (fino al 50%) per acquistare beni e servizi di cui hanno bisogno, in oltre 10.000 attività partner del progetto, presenti in tutta Italia.Secondo l’analisi di ConvenzionIstituzioni la scuola è il settore in cui la presenza femminile è dominante (79%) ed è anche quello che occupa più personale (1.106.180). Il secondo posto, a sorpresa, è occupato dal comparto relativo alla carriera penitenziaria: qui su 321 persone impiegate 220 sono donne (69%) di cui 217 dirigenti penitenziari. Seguono poi le impiegate nel servizio sanitario nazionale, dove su 648.663 contrattualizzati 428.389 è donna (66%). Terzo e quarto posto sono occupati rispettivamente dalle impiegate delle Regioni a statuto speciale (54.501) che costituiscono il 60% e da quelle dedite alla carriera prefettizia (700 ovvero il 58%). I comparti a prevalenza nettamente maschile sono principalmente tre. Al primo posto ci sono le Forze Armate, dove su 178.639 dipendenti, 169.170 sono uomini (96%). La stessa percentuale si registra per i Vigili del fuoco dove su 33.908 contrattualizzati 32.102 sono di sesso maschile. Per i Corpi di Polizia la percentuale si attesta al 92%: su un totale di 308.765 dipendenti, 282.970 sono uomini. Seguono i contratti per la carriera diplomatica, settore in cui la percentuale maschile è del 78%, con 749 uomini su 958 impiegati.“Da ministeri, CRAL e sindacati dei lavoratori della pubblica amministrazione – afferma Gionatan Ciminiera, amministratore delegato di ConvenzionIstituzioni.it – ci stanno arrivando sempre più richieste per sottoscrivere accordi che consentano a sempre più dipendenti pubblici di beneficiare di sconti e carnet gratuiti. Il nostro obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento in materia di risparmio per tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione”. Le principali convenzioni già attive riguardano ad esempio il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), il CRAL Giustizia, l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e sindacati Snadir, Gilda Insegnanti, UILPA, COISP, ecc.
In generale l’età media degli impiegati nella Pubblica Amministrazione è di 50 anni e le donne sono più giovani dei colleghi maschi. Le Forze Armate sono il comparto più giovane, con una media di 38 anni: tra questi le donne, seppure in minoranza, risultano essere più giovani dei colleghi maschi, con una media di 29 anni contro una di 38. Seguono i diplomatici in cui l’età media delle impiegate è di 41 anni contro i 46 dei colleghi.
Utilizzando frequentemente la piattaforma il dipendente pubblico potrà risparmiare fino a 3.000 euro all’anno. Per ottenere lo sconto sarà sufficiente mostrare il tesserino di riconoscimento rilasciato dall’ente o dalla struttura della Pubblica Amministrazione per cui si lavora, unitamente al coupon. Il primo coupon è gratis per tutti i dipendenti pubblici. I dipendenti degli enti convenzionati avranno gratuitamente un carnet da 60 coupon gratuiti (C60). Una volta esaurito dovranno acquistarne altri.Le agevolazioni economiche riguardano esercizi commerciali di ogni categoria merceologica (abbigliamento, ristoranti, alberghi, centri benessere, ecc.) ma anche prestazioni sanitarie (dentisti, specialisti di ogni tipo, ecc), legali e consulenze di altro genere. Il numero di attività che aderiscono è in continua crescita, mediamente 20 nuovi iscritti al giorno.

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Non a tutte le donne è piaciuta l’apologia della donna fatta da papa Francesco

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Lo ha detto nel corso dell’Incontro “sulla protezione dei minori nella Chiesa” quando, intervenendo di sorpresa, ha detto che ascoltando parlare una donna – la sottosegretaria del dicastero dei laici e della famiglia – aveva sentito la Chiesa parlare di se stessa, delle sue ferite, perché la donna è l’immagine della Chiesa, che è donna, è sposa, è madre, e la Chiesa stessa va pensata con le categorie della donna; infatti senza la donna, senza il genio femminile, essa sarebbe forse un sindacato, non un popolo.
Il disappunto è che sia tornata anche in queste parole l’idealizzazione “della” donna, che le donne hanno molto sofferto, essendo poi misconosciute come persone.
Ci ha scritto dopo la nostra lettera del 26 febbraio in cui parlavamo di questo, la teologa Marinella Perroni: “Sono del tutto d’accordo – come peraltro sempre – con le riflessioni proposte. Mi permetto però una considerazione critica, anche se non ho grande fiducia di poter essere, se non capita, almeno ascoltata. Il discorso che Papa Francesco ha fatto a braccio dopo la relazione di Linda Ghisoni ha messo in luce, al di là delle sue migliori intenzioni, quanto anche lui resti totalmente prigioniero di luoghi comuni che, sia pure con retoriche diverse, da secoli impediscono alla chiesa di includere le donne (si veda per esempio al riguardo la nota di Antonio Autiero sul blog del “regno-delle-donne”). L’esaltazione è sempre stata l’altra faccia dell’esclusione. Era un discorso impregnato di paternalismo patriarcale e, quindi, totalmente in linea con quel clericalismo che dice di voler sconfiggere. Finché non si ascolterà il pensiero che le donne hanno elaborato negli ultimi due secoli, la cultura delle donne, le istanze delle donne e si continuerà a parlare “sulla” donna, non sarà possibile liberare la chiesa dal clericalismo, che è una delle più tristi manifestazioni del sessismo. Un giorno, forse, gli uomini di chiesa, chierici o laici poco importa, accetteranno non di parlarne ma di ascoltare e, forse, capiranno che aveva ragione Carlo Maria Martini quando diceva che sono rimasti duecento anni indietro”.
Così scrive la nostra teologa (“nostra” per affetto e per stima). Ma anche su Facebook si è accesa una discussione sulla nostra lettera, a prova di quanto la questione sia patita. Ha scritto per esempio Franca Morigi: “Posso mostrarmi perplessa e un po’ perturbata dalla donna madre-moglie figura o specchio della Chiesa? Molto più significative le espressione ‘principio femminile, pensare con le categorie di una donna’ e “diritto di Antigone, del più umile, vincolato ai nutrimenti terrestri, alla pietà’. Pietà contro Maestà” .
È stata anche citata una poesia di Anonima: “Io sono quella che cantano i poeti… io sono parlata ma non parlo sono scritta ma non scrivo, io sono dipinta, ritratta, scolpita, il pennello e lo scalpello mi sono estranei. Nessuno ascolta le mie grida silenziose…… Io sono quella che non ha linguaggio, non ha volto, non esiste… la donna”.
Quanto al blog del “Regno delle donne” edito “in collaborazione con il Coordinamento delle teologhe italiane”, citato da Marinella Perroni, esso si chiede se si può ancora pensare “al soggetto ecclesiale secondo una linea di distinzione tra maschile e femminile”.
No, non si può, non si può più. Un’esclusione delle donne dai ministeri nella Chiesa basata sulla sola differenza di genere non è più concepibile a questo punto della cultura, dell’antropologia e della storia. Lo è stato per secoli, fino ad ora, fino alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II “sull’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini” che dava per decisa “in modo definitivo” la questione (ma senza alcun crisma di autorità infallibile) con l’argomento che così avrebbe stabilito Cristo stesso “chiamando solo uomini come suoi apostoli”, e agendo “in un modo del tutto libero e sovrano”, che era come dire senza che umanamente se ne possa rendere ragione, cosa di per sé incompatibile con tutta la pedagogia di Gesù.
In realtà i teologi, per fare stare in piedi la dottrina, hanno cercato di darne ragione, ognuno con la cultura del suo tempo (sempre, peraltro, sfavorevole alle donne), fino all’argomento novecentesco che Gesù era maschio, il sacerdote è lui, e così devono esserlo tutti gli altri. Ma prima di questo, essi hanno insegnato per secoli – come ci ha ricordato Giovanni Cereti, l’animatore della “Fraternità degli anawim” – che le donne non potevano essere ordinate preti “ratione servitutis”, a causa della condizione di servitù. Ossia, non erano libere; e tre erano le categorie escluse dal sacerdozio per questo motivo: gli schiavi, gli Indios e le donne. La ragione era che non avevano il “dominium sui”, la proprietà cioè di sé e delle proprie azioni, in cui propriamente, secondo gli scolastici, consisteva la libertà. Oggi nessuno più dice che gli schiavi non possono diventare preti, perché la schiavitù è felicemente (almeno in punto di diritto) abolita; di preti e vescovi indigeni ce n’è quanti se ne vuole; ma solo per le donne, e solo “perché donne” la discriminazione è rimasta; e se non sono padrone di sé, vuol dire che sono di qualche altro padrone. Né se ne può uscire con l’espediente del ripristino delle donne diacone, in funzione del prete, o a compensare la mancanza di clero; la discussione sul diaconato femminile non è che una strategia della distrazione che non può durare; il vero problema sono i ministeri nella Chiesa, ivi compreso il sacerdozio alle donne, e non come imitazione del maschio, ma come capacità originaria divinamente fondata.
Però ci sono due buone ragioni a difesa dell’esternazione del papa, che fanno anche di quel suo breve intervento all’Incontro romano una gemma. La prima è che, anche a voler introdurre questa novità nella Chiesa, la sua scelta è di cambiare la Chiesa non per decreto, ma con la Parola; e la parola nella Chiesa è performativa, opera ciò che dice, se non resta isolata ed è seminata nel fecondo terreno della collegialità.
La seconda è che il papa è un uomo, e le donne devono rassegnarsi ad essere pensate non solo come esse pensano se stesse, ma anche come sono pensate dagli uomini. Non, naturalmente, da quelli che le uccidono e vogliono farle da padroni, ma da quelli che le amano, ciò che non è un fatto di sentimento, ma un’antropologia. E, almeno finora, nell’immaginario maschile “la donna” , anche quella più vincolata alla terra, “ai nutrimenti terrestri”, ha una sua potenza, un suo fascino ideale, come il divino, che è molto raccontato ma anche apofatico, che non si può dire. Come ha detto papa Francesco parlando un giorno della Genesi, Adamo, prima di vedere la donna, “l’ha sognata”, diversa da tutto il resto. Ciò non dovrebbe essere peraltro solo a riguardo della donna, ma di tutti gli esseri umani, perché in tutti gli esseri umani bisognerebbe saper vedere il divino, riconoscere l’arcano che è in loro, capire cosa significa per tutti essere “figlio e figlia di Dio”. Ma forse ciò riesce meglio agli uomini nel pensare le donne, come dicono i miti e le culture che nella donna hanno intravisto il divino, da Venere alla donna biblica destinata a schiacciare la testa del serpente, dalla bella Sulammita del Cantico dei Cantici, il cui amore è “fiamma di Jahvé, alla “Celeste Aida, forma divina” che cantiamo spensieratamente nei nostri teatri. Altro che “ratione servitutis”! O è solo poesia? C’è una potenza delle donne che forse nemmeno il femminismo è riuscito finora del tutto a pensare. Ma certo qui è la storia che si deve dipanare.
Intanto la politica si incupisce. Nel sito pubblichiamo un’analisi degli psicologi che spiegano come la logica del nemico, veicolata dal “decreto sicurezza”, rischia di inquinare tutto il “capitale sociale”, cioè il nostro sentire civile. Ma il Movimento Cinque Stelle ha mancato il momento opportuno per aprire la crisi di governo, mettendosi in mano a Salvini e così, consegnato il popolo, votandosi alla fine.
Annunziamo anche un convegno a Roma, che prelude a una nuova mobilitazione in difesa della Costituzione, e aggiorniamo il programma dell’assemblea del 6 aprile di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri, sulle maggiori emergenze da affrontare nella crisi, a cui tutti, e specialmente i giovani, sono invitati. http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

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Importanza del sonno nella donna e nella vita di coppia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

“Difficoltà ad addormentarsi, sonno agitato, risvegli notturni e sveglia anticipata sono chiari segnali di disturbi del sonno, indicatori importanti che impattano sulla salute fisica e psichica e sulla stabilità della coppia”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Per oltre il 90% degli italiani tra i 45 e i 65 anni dormire bene è molto importante e alla base del benessere, ma solo per 1 su 10 è facile”. A scattare la più recente fotografia sui disturbi del sonno dopo l’età fertile è Onda, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research su un campione di 150 uomini e 150 donne tra i 45 e i 65 anni, presentata all’apertura del 2° Congresso nazionale dell’Osservatorio “La donna e la coppia dopo l’età fertile – La salute che cambia: prevenzione, stili di vita, fragilità” in svolgimento a Milano e che pone un accento particolare sull’evoluzione della salute, della prevenzione e degli stili di vita in questa fascia d’età.I dati rivelano che 4 intervistati su 5 soffrono o hanno sofferto di disturbi del sonno e la metà del campione ritiene necessarie e salutari almeno 8 ore di riposo per notte anche se, di fatto, l’83% ammette di dormire al massimo 7 ore, con il 16% che ne dorme al massimo 5. Tra le diverse cause che impediscono un buon sonno, quelle più considerate sono lo stress mentale e i traumi (88%), stile di vita e alimentazione non adeguati (79%) nonché stanchezza fisica (76%), ma anche malattie (56%) e menopausa e invecchiamento (42%). Si ritiene che i disturbi del sonno portino a molte conseguenze: psichiche per il 98% degli intervistati, in primis nervosismo e irritabilità, ma anche cattivo umore, assenza di lucidità e difficoltà di concentrazione e apprendimento; fisiche, soprattutto stanchezza e mancanza di energie per l’83% e nel 41% dei casi anche conseguenze relazionali con tendenza ad isolarsi, problemi nella comunicazione e dialogo nella coppia e calo del desiderio sessuale.“Dall’indagine emerge anche che la parte femminile del campione valorizza maggiormente l’importanza del sonno e più degli uomini ritiene che sia alla base del benessere della persona”, afferma Luigi Ferini Strambi, Primario UO Neurologia-Centro del Sonno, IRCCS San Raffaele Turro e Università Vita-Salute San Raffaele, Milano.Secondo l’indagine, in generale le donne temono di più l’insorgenza di questi disturbi e di fatto ne soffrono più degli uomini: l’87% delle intervistate lamenta di avere questo problema rispetto al 67% del campione maschile. “Quanto affermato dalle donne è in effetti in linea con i dati scientifici secondo i quali l’insonnia è 1,5 volte più comune nelle donne rispetto agli uomini e questo valore tende ad aumentare dopo i 65 anni”, prosegue Ferini Strambi. “Questo dato è in parte spiegato da una più marcata riduzione della secrezione di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia, nelle donne rispetto agli uomini con l’avanzare degli anni. Anche la riduzione di progesterone, che ha un effetto sedativo e riduce i microrisvegli intrasonno, in menopausa può spiegare l’aumentata prevalenza di insonnia in questa fascia d’età. Inoltre, è noto che la depressione sia uno dei più importanti fattori scatenanti dell’insonnia cronica; non stupisce quindi che l’insonnia tenda a cronicizzare più frequentemente nella donna che è colpita dalla depressione in maniera doppia rispetto agli uomini”.

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Giornata Nazionale della Salute della donna

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Domenica 22 aprile il Ministero della Salute celebra la Giornata Nazionale della Salute della Donna. In questa importante occasione IVI vuole porre l’accento sulla tutela della salute riproduttiva e sensibilizzare sulla prevenzione dell’infertilità.“L’infertilità è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una patologia che riguarda le coppie che non riescono a concepire un figlio dopo circa 12/18 mesi di rapporti sessuali mirati e non protetti – afferma la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – e si stima che colpisca circa il 15% delle coppie in età fertile. Le cause dell’infertilità sia femminile che maschile, sono numerose e di diversa natura, e per contrastarle è necessario innanzitutto tenere sotto controllo e monitorare costantemente la salute dell’apparato riproduttivo attraverso una visita medica periodica dallo specialista di riferimento”.Nelle donne, infatti, i principali problemi d’infertilità riguardano principalmente ostruzioni e disfunzioni tubariche, turbe ovulatorie, endometriosi, malformazioni uterine, ridotta riserva ovarica e poliabortività.
“Oltre alle patologie dell’apparato riproduttivo, nelle quali rientrano anche le malattie sessualmente trasmissibili – sottolinea la Dottoressa Daniela Galliano – particolare rilievo hanno i fattori di rischio collegati all’adozione di stili di vita scorretti, quali abuso di alcol, dieta non equilibrata, vita sedentaria, fumo e uso di droghe. Altri fattori determinanti possono essere rappresentati dalle condizioni di inquinamento ambientale e da quelle socio-culturali. Tra queste ultime va considerato che le donne italiane decidono di avere il primo figlio in età avanzata, in media a 31 anni, quando la fertilità ha già iniziato il suo declino”.
La fertilità risulta, quindi, un bene da tutelare fin dalla giovane età e rappresenta un interesse che non riguarda solo il singolo individuo o la coppia, ma la salute dell’intera società.Molto si può fare grazie ad una corretta informazione per sensibilizzare la popolazione a fare prevenzione e a evitare, quindi, comportamenti che possano mettere a rischio il proprio patrimonio riproduttivo.

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Apertura di AIFA ai biosimilari

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Salute Donna Onlus e le Associazioni pazienti del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” plaudono all’apertura da parte di AIFA all’utilizzo dei farmaci biosimilari, ma con le dovute cautele.Il position paper presentato da AIFA ha stabilito due importanti novità: primo, il principio dell’intercambiabilità, ovvero i biosimilari sono prodotti intercambiabili con i corrispondenti originatori di riferimento; secondo, l’intercambiabilità vale tanto per i pazienti naive, mai trattati prima, quanto per i pazienti già in cura con un farmaco biologico.Salute Donna Onlus e le altre Associazioni prendono atto dell’importanza che i biosimilari rivestono quale strumento indispensabile a garantire l’accesso tempestivo alle terapie innovative in aree come l’oncologia, la reumatologia, la gastroenterologia e la dermatologia, ma al tempo stesso frenano sul principio di intercambiabilità specie nei pazienti che sono avviati a un trattamento con farmaci biologici, e si fanno portavoce di tante altre Associazioni pazienti, preoccupate che l’utilizzo dei biosimilari diventi solo un’opzione terapeutica basata sul principio del risparmio.«Diciamo sì all’impiego dei farmaci biosimilari nei pazienti naive – dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus – ma chiediamo maggiori garanzie per i pazienti già in trattamento con un biologico o con un biosimilare, nei quali la scelta di passare ad un altro biosimilare deve spettare al medico prescrittore che deve prendere questa decisione solo seguendo criteri rigorosamente scientifici, e non di risparmio per il SSN. Concordiamo sul fatto che i biosimilari possano contribuire ad un accesso più ampio ai trattamenti innovativi e in uno stadio sempre più precoce di malattia, ma vogliamo che i benefici reali siano più per i malati che per l’economia».

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L’infertilità nella donna

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

Lugano Giovedì 15 e sabato 24 marzo, ProCrea in via Clemente Maraini, 8 organizza due incontri gratuiti dedicati alle coppie che sono alla ricerca di un figlio. «L’infertilità è un tema delicato, di cui non si parla abbastanza nonostante ci sia bisogno di fare chiarezza perché spesso, anche a fronte di una gravidanza che non arriva, non ci si pone il problema. Eppure l’infertilità è una patologia che statisticamente interessa circa il 15% delle coppie in età fertile», aggiunge Jemec. «Affrontare il tema è quindi fondamentale non solamente perché si possono comprendere meglio le cause che ostacolano una gravidanza, ma soprattutto perché è importante sapere che esistono delle risposte puntuali».
Muoversi tra esami e tecniche di procreazione assistita non è semplice. Il rischio è di perdersi. «Il tema della riproduzione è assolutamente delicato sia sotto il profilo prettamente medico sia sotto quello psicologico. È fondamentale sapere, confrontarsi con esperti del settore per comprendere quali passi fare per arrivare ad una gravidanza», ricorda Jemec. «Sono proprio questi gli obiettivi che ci hanno spinto ad organizzare i nostri “porte aperte”: momenti di confronto aperto, occasioni per capire insieme le probabili cause e le possibili soluzioni».
Giovedì 15 marzo dalle 18 alle 21 e sabato 24 marzo dalle 14 alle 17.30 saranno spiegate le cause che possono indurre problemi di infertilità, gli esami cui sottoporsi per avere una diagnosi completa e le possibili strade da percorrere per arrivare alla genitorialità. Dagli esami genetici alle tecniche di fecondazione assistita, fino all’ovodonazione, gli esperti di ProCrea si metteranno a disposizione per spiegare come affrontare un tema spesso difficile.In entrambi gli appuntamenti il programma prevede l’incontro dal titolo “Trattamento e accompagnamento nell’infertilità” all’interno del quale interverranno medici per spiegare i “Trattamenti della procreazione medicalmente assistita”, biologi per parlare di “Analisi genetiche in procreazione medicalmente assistita” e della “Biologia nella medicina della riproduzione”. Non ultimo “L’accompagnamento durante i trattamenti” con un aiuto-medico.Al termine ci sarà la possibilità di incontrare gli specialisti per approfondire gli argomenti e visitare la struttura.

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“Today is the day to say no”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

In occasione dell’8 Marzo, giornata internazionale della donna, Rosato e ActionAid premiano i vincitori del video contest “Today is the day to say no” per sensibilizzare il pubblico sulla violenza sulle donne, tema purtroppo sempre molto attuale ed in costante crescita, ed invitare le donne a reagire e a denunciare le molestie subite.La festa della donna è una convenzione, come tante altre. È giusto celebrarla, in qualsiasi modo ogni donna e ogni uomo ritengano opportuno. Ma essere donna, 365 giorni l’anno, va ben oltre questa convenzione. Essere donna vuol dire per molte, purtroppo ancora oggi, essere in una condizione di svantaggio sociale. Nel lavoro, negli affetti e perfino nella libertà personale, laddove le donne subiscono violenze in ambito domestico. Per parlare di tutto ciò, Rosato ha scelto la piattaforma di video crowd sourcing Userfarm. La community di filmmaker di Userfarm è stata chiamata a cimentarsi con un tema sociale di grande importanza e a rispondere alla call to action “Today is the day to say NO”(in palio 10.000 euro totali).Settanta i video ricevuti per questo contest: tra di essi, quattro sono stati proclamati vincitori da una giuria interna che insieme ad ActionAid, li ha valutati per contemporaneità, capacità di emozionare e di trasmettere il messaggio che ogni donna ha il diritto di essere libera, di voltare pagina e di decidere della propria vita, per uscire dalla spirale di violenza domestica.Dei piccoli capolavori, che sono riusciti a cogliere l’essenza vera del tema, a costruire consapevolezza e a trasmettere coraggio. (fonte: Ufficio Stampa ActionAid Italia international)

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La salute della donna: Patologie femminili di maggiore impatto

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

milanoMilano, 20 settembre h. 13.00 Hotel Michelangelo – Sala B – Piazza Luigi di Savoia 6 Dall’istituzione della prima Cattedra di medicina di genere a Padova e di una giornata nazionale dedicata alla salute della donna, ai Bollini Rosa agli ospedali italiani, alla presentazione del Manifesto sulla salute della donna fino al primo disegno di legge sulla medicina di genere. Di passi avanti ne sono stati fatti molti. Il genere rappresenta ormai un parametro imprescindibile per garantire la personalizzazione della cura sia in ambito clinico sia nell’organizzazione dei servizi sanitari.
Il 1° Congresso Nazionale di Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna farà il punto sulla medicina di genere e sulla salute della donna nell’età fertile e nella menopausa mettendo in luce le interazioni tra le varie malattie in ambito cardiologico, diabetologico, ginecologico, neurologico, oncologico, psichiatrico e reumatologico. Partecipano:
Sen. Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Claudio Mencacci, Presidente Comitato tecnico scientifico Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Rossella Nappi, Professore Associato Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico san Matteo, Università degli Studi, Pavia
Maria Penco, Professore Ordinario di Cardiologia, Direttore Scuola di Specializzazione, Malattie Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi, L’Aquila
Armando Santoro, Direttore Cancer Center, Oncologia Medica, Humanitas Research Hospital, Rozzano (MI)
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Vittorio Silani, Direttore UO Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano

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Salute della donna: Si parla di prevenzione, mentre si riducono gli investimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

Lorenzin beatriceLe politiche di prevenzione sanitaria sono di vitale importanza non solo per il miglioramento della salute dei cittadini, ma anche per lo sviluppo socioeconomico del Paese e del suo sistema sanitario. Nonostante ciò, l’Italia continua ad essere fanalino di coda nel mondo per la prevenzione e la sanità integrativa.
Questa constatazione rende ancora più ipocrita la “Giornata della salute della donna” istituita su proposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che impegnata a sottolineare la consapevolezza e l’importanza del tema della prevenzione per la salute femminile, si è dimenticata di specificare quanto (poco) investe l’Italia proprio in questa direzione.I dati parlano chiaro: in base al rapporto di Meridiano Sanità – elaborato da The European House-Ambrosetti, l’Italia investe pochissimo in prevenzione. Nonostante il Piano Sanitario Nazionale preveda una percentuale di spesa per la prevenzione del 5%, il nostro Paese risulta ben al di sotto di questa soglia, e se ci addentriamo nell’analisi specifica delle regioni, i risultati riescono anche ad essere più negativi: il il Lazio, ad esempio, non arriva nemmeno al 2%. In un Paese in cui le principali cause di mortalità, morbosità e invalidità sono collegate a malattie la cui incidenza potrebbe essere fortemente limitata attraverso valide politiche di prevenzione, pare una totale irresponsabilità ridurre gli investimenti in tale direzione. Ancor di più, appare irresponsabile e insensato dedicare un’intera giornata al tema della prevenzione, se nel contempo non si interviene su di esso. Il Ministro della Salute, invece di propinare lezioni teoriche su un “vademecum della prevenzione”, dovrebbe comprendere quanto sia fondamentale investire. E se non bastasse avere come monito la salute dei cittadini, si può considerare il fattore economico: se l’Italia si allineasse alla media europea degli investimenti per la prevenzione, si potrebbero ottenere risparmi, nell’arco di 10 anni, pari a 8 miliardi di euro.Investire di più, investire con forza, è l’unica soluzione: la prevenzione è una priorità, innanzitutto per la salute dell’intero Paese, ma anche per il risparmio, finora sfumato, che ne deriverebbe.
Quanto ancora saremo costretti a sopportare queste patetiche farse? Ci auguriamo che al più presto ci possa essere un Ministro della Salute che si occupi realmente degli interessi dei cittadini ed eviti il totale sfacelo del nostro sistema sanitario, già gravemente colpito.

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A Pompei un grande ritorno per celebrare la festa della donna

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

venere in bikiniPompei 8 marzo 2017 La bella statua della Venere in bikini, oggi conservata al Museo archeologico di Napoli (MANN), ritorna per un giorno nel suo luogo di originaria collocazione e ritrovamento, la domus omonima che dal pregiato manufatto prese nome.
Un’iniziativa fortemente voluta dalla Soprintendenza Pompei in accordo con il MANN, che oltre a ribadire il forte legame che lega oggi le due Istituzioni, ne rammenta anche il diretto e storico collegamento dall’epoca borbonica.
La fama dell’abitazione è dunque legata alla scoperta della statuetta raffigurante Venere che si scioglie il sandalo, caratterizzata dal disegno del tessuto a ricamo dorato in corrispondenza del seno e del pube (il bikini). Venne ritrovata in un armadio di uno degli ambienti della casa (il tablino), dove era stata riposta duranti i lavori di risistemazione della domus a seguito del terremoto del 62 d.C., assieme ad altre suppellettili domestiche e oggetti preziosi tra cui bracciali in oro e monete. Quasi certamente la statua era utilizzata come ornamento, posta su un piedistallo collocato dietro l’impluvio (vasca ornamentale al centro dell’atrio). Le allusioni erotiche intraviste nel gesto della Venere ne hanno poi determinato la futura collocazione nel Gabinetto segreto del Museo archeologico, custode di reperti a tema erotico, dove fu trasferita a seguito del ritrovamento. Tale iconografia della divinità, che ricorre altre due volte a Pompei, sembra aver origine in ambiente greco –orientale nel tardo III sec a.C. e la sua fortuna è documentata da un numero consistente di statuette ritrovate in molti centri dell’Oriente ellenistico e dell’Egitto.
L’immagine di Venere, dea per eccellenza della bellezza, vuole essere in questa giornata un vero e proprio elogio alla figura femminile che, all’interno di questa domus si esprime anche nei diversi quadretti mitologici e non solo dei vari ambienti, che raffigurano donne e soprattutto dee: Diana e Atteone, Onfale e Ercole,Tisbe e Piramo, una ninfa che esce da uno specchio d’acqua in un giardino fiorito, ma anche tondi con volti femminili.La dimora, di modeste dimensioni, frutto della divisione di una precedente proprietà, avvenuta probabilmente nel I sec. a.C., e riportata alla luce all’inizio del ‘900 (1913- 1952-54), comprende un atrio con un giardino nella parte posteriore. Tutte le pitture presenti nella casa appartengono alla fase decorativa di IV Stile.
Omaggio alle donne con ingresso gratuito anche nei siti archeologici di Oplontis, Boscoreale e Stabiae nella giornata dell’8 marzo. (venere in bikini)

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Se la donna si sente inferiore all’uomo: combattere gli stereotipi di genere tutto l’anno

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

violenza sulle donneL’Ordine degli Psicologi ER per la Giornata Internazionale della Donna offre il suo contributo alla Giornata di protesta e di supporto a battaglie civili, cresciuta nei decenni per rivendicare la parità nei diritti e denunciare soprusi e violenze, compresi quelli della salute e del lavoro, la “Festa della Donna” pare essere sfumata in una giornata di festeggiamenti con obiettivi più di carattere commerciale che culturale. La Giornata Internazionale della Donna, nome meno fuorviante per la ricorrenza, è tutt’altro che un vezzo o un’occasione per brindare. Al pari del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è uno strumento per la costruzione di una nuova cultura capace di contrastare alla radice le discriminazioni e la violenza di genere. Ma l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna – la cui stragrande maggioranza degli iscritti è di genere femminile – sottolinea come la sensibilizzazione dovrebbe avere uno spazio nella quotidianità, perché solo così si può davvero creare una cultura basata sulla parità dei diritti e delle possibilità, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze esistenti tra uomo e donna, senza cadere nella mascolinizzazione degli atteggiamenti mentali e dei comportamenti.
Nonostante le enormi trasformazioni sociali e culturali dei ruoli maschili e femminili, persiste tuttora una profonda e negativa asimmetria di genere, una disuguaglianza de facto di diritti tra donne e uomini. Non è facile modificare elementi culturali profondamente radicati che incidono sulla psicologia delle persone e sulla loro identità, elementi culturali da cui derivano anche gli stereotipi della femminilità e della mascolinità, le rappresentazioni psicologiche e sociali della donna e dell’uomo.
Gli studi di genere, dagli anni settanta in poi, hanno evidenziato come gli stereotipi di genere si trasmettono attraverso diversi canali come la famiglia, il linguaggio, l’educazione e i mezzi di comunicazione di massa. Tali stereotipi condizionano l’approccio psicologico alla realtà contestuale, nonché il pensiero, le scelte e i comportamenti in modo sottile e spesso inconsapevole. Le caratteristiche discriminanti tra uomo e donna vengono definite secondo una schematizzazione, ancora molto presente nella società attuale, che nella descrizione del maschile individua coraggio, potere, lavoro, forza, successo e razionalità, mentre al femminile vengono attribuite sensibilità, intuito, ricettività, emotività, gentilezza, bisogno di filiazione e nel contempo passività, remissività, dipendenza e fragilità. Tale schematizzazione evidenzia un chiaro contenuto di dominanza/potere per lo stereotipo maschile e di subordinazione/sottomissione per lo stereotipo femminile. Sono infiniti i messaggi che ci vengono veicolati fin da bambini che vanno, anche in modo sottile, a rimarcare una presunta inferiorità della donna. Questi messaggi possono essere condizionanti a tal punto da sollecitare la donna a cercare di affermarsi imitando l’uomo – o, meglio, la visione stereotipata delle caratteristiche maschili – anche per dimostrare la propria parità, invece di cercare una via autonoma di realizzazione.
La parità, infatti, non dovrebbe consistere nel rendere la società speculare, con le donne che copiano le abitudini tipicamente attribuite al genere maschile, finendo per interpretare questa giornata come un’occasione per “comportarsi da uomini”. Perché se il termine di paragone continua a rimanere l’elemento maschile, anche nei vissuti femminili una donna “in gamba”, coraggiosa, diventa una “donna con gli attributi”, perpetrando ancora – più o meno consapevolmente – lo stereotipo che svaluta tutto ciò che è associato al “femminile” considerandolo inferiore al “maschile”.
Le donne, prima di tutto, dovrebbero effettuare un lavoro su di sé per annullare la posizione di inferiorità, che spesso vivono anche nelle relazioni affettive. Sentendosi come copie mancanti dell’uomo negano la propria soggettività, la propria forza generatrice – che non si esprime solo nell’essere madre – rimanendo prigioniere degli stereotipi che le vogliono subordinate e remissive.
Riconoscersi ed essere riconosciute con le proprie caratteristiche e singolarità, pregi e limiti, è indispensabile per la propria salute psicologica. Le differenze tra donna e uomo, tra persona e persona, sono una ricchezza da salvaguardare e da valorizzare, mentre le diseguaglianze tra tutti gli esseri umani devono essere ridotte fino alla totale eliminazione per migliorare il benessere psicosociale dell’intera società.

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Versace donna: autunno-inverno

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

versace-autunnoversace-autunno1versace-autunno2Versace per tutte le donne, romantico e sportivo, mix di fiori e plaid, femminile e maschile. I colori sono vividi, le trasparenze audaci, l’attitudine senza alcuna paura. Il nuovo completo femminile ha spalle rotonde ben costruite e un taglio doppiopetto che definisce la silhouette. È indossato sopra una T-shirt bianca con messaggi di ottimismo e una gonna-sottoveste di tulle.Linee ergonomiche danno movimento all’abito lungo mentre il colore si sfuma sul corpo e il tulle mette in vista la pelle.Giacche di montone dai colori forti sono ridefinite da linee che ribaltano interno ed esterno, mentre gli abiti corti, adornati di ruches, danno twist al movimento con tagli sinuosi lungo le curve del corpo.Mini abiti neri atletici con cuciture a vista sono resi più femminili da un’esagerazione nel taglio per un atteggiamento disinvolto.La maglieria è versatile, dalle texture sportive ai mohairs fino ai pull che vengono indossati uno sull’altro a strati.Le gonne sottoveste sono ricamate con un nuovo pizzo, con linee verticali che segnano il taglio godet creando un movimento sensuale. Altri abiti di tulle, invece, sono ricamati con patch di fiori dai versace-autunno3versace-autunno4versace-autunno5colori acidi. Il visone rasato è tagliato al laser come fosse un cappotto di pelliccia trasparente dentro cui si intarsiano strisce di volpe per un effetto plaid. Un altro è invece arricchito da patch di fiori dai colori acidi.Flash di stampe fiorate per gli abiti, come nell’abito lungo a sottoveste di georgette, con disegni di fiori che spargono il colore sul corpo, enfatizzandone il movimento.Il tulle viene ritmato con cristalli per dare l’effetto della maglia di metallo. Il risultato è un abito cocktail che sembra cristallizzare il dinamismo del corpo.Le nuove borse sono super soffici, dalla shopping bag con catena fino alla postina piatta per arrivare alla nuova hobo o alla nuova clutch allungata con colori a contrasto che può essere impugnata in due modi differenti.I sandali alti con strappi alla caviglia hanno il logo Versace dall’aria dinamica, mentre il nuovo orologio Daphnis celebra il potere della mitica Greca Versace.
“Questa collezione parla del potere delle donne e delle donne che sanno usare il proprio potere. È un appello all’unità, alla forza che viene dall’ottimismo e dalla speranza”. Donatella Versace.

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“Abbiamo deciso di iniziare il 2017 all’insegna della dignità della donna”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

1985  °  Donna sedutaCosì Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia, descrive il senso dei due progetti che la fondazione pontificia presenta ai benefattori italiani. “Abbiamo deciso di occuparci di una delle aree in cui i Cristiani sono più perseguitati, e cioè il Pakistan”, prosegue Monteduro. “Razia Joseph è la Presidente della Women Shelter Organization, un’organizzazione fondata nel 1987 per prendersi cura delle donne che, specie nelle aree rurali, hanno subito violenze domestiche e abusi sessuali, e di quante sono costrette ai matrimoni forzati – spiega il Direttore di ACS-Italia -. Il Centro presta la sua assistenza anche alle donne in carcere, affinché possano essere recuperate a una vita dignitosa. Negli anni sono stati realizzati anche programmi di cure per i bambini, e non soltanto nella zona di Faisalabad, ma anche di Gojra e Jhang.”. Razia Joseph è “molto contenta del sostegno dei benefattori italiani, ai quali ha detto: «Grazie, il vostro sostegno aiuterà le donne che si sentono dimenticate!». E noi siamo lieti di essere al loro fianco per sostenere il progetto Formiamo giovani ostetriche – commenta Monteduro -. Il Programma di formazione ostetriche tradizionali (Traditional Birth Attendants, TBA) riguarderà 75 ostetriche in 15 aree del distretto di Faisalabad, che saranno formate per prestare assistenza sanitaria alle donne in procinto di partorire nelle aree rurali. Sarà un bel modo per inaugurare il nuovo anno!”.
Aiutiamo le donne povere è il secondo progetto di ACS-Italia per l’inizio 2017, e si tradurrà nel sostegno al “Crisis Intervention Center” di Lahore, sempre in Pakistan. “Il Centro è stato fondato dalle Suore del Buon Pastore, e il primo obiettivo è aiutare ragazze e donne povere, e in situazione di difficoltà psicologica – spiega il Direttore di ACS-Italia -. Vengono seguite le ragazze madri che per questa loro condizione di solito vengono emarginate dalla società. Il Centro può accogliere circa 15 donne, che vengono sostenute almeno per sei mesi, periodo che viene prolungato qualora la situazione individuale lo richieda. Negli ultimi quattro anni le Suore del Buon Pastore hanno salvato 62 donne, soprattutto grazie ad attività legate alla spiritualità. Le ospiti vengono aiutate anche dai punti di vista sanitario e legale, le analfabete imparano a leggere e scrivere: è un sostegno a 360 gradi. L’aiuto che abbiamo promesso attraverso il progetto Aiutiamo le donne povere servirà a coprire i costi operativi del Centro per i prossimi 5 anni”, conclude Monteduro, che riferisce quanto Suor Maqsood Kala RGS ha comunicato alla fondazione: «Il vostro aiuto ci consente di aiutare le donne, affinché vivano una vita dignitosa. Grazie da tutte noi!» Aiutiamo le donne cristiane in Pakistan a vivere con dignità!

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La fotografia della salute della donna

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

dalì donna nudaLe donne italiane hanno un’aspettativa di vita di 85 anni, contro gli 80,3 degli uomini; quelle che un tempo erano ritenute malattie a prevalenza maschile come malattie cardiovascolari, obesità, carcinoma polmonare, sono ora fra le principali cause di morte per le donne. Rispetto agli uomini consumano più farmaci, con una prevalenza d’uso del 67,5% contro il 58,9% negli uomini, fumano di meno – il 14,8% di donne dichiara di fumare sigarette rispetto al 24,5% di uomini – e fanno meno uso di alcol – le consumatrici a rischio sono l’8,2% rispetto al 22,7% dei consumatori. Nonostante le donne in sovrappeso siano meno degli uomini (28,2% contro 44,8%), sono loro a praticare meno sport e a essere più sedentarie: solo il 10,3% fa attività sportiva con continuità e il 44,1% è sedentaria, contro, rispettivamente il 27,1% e il 35,5% degli uomini. A fare il punto sulla salute della donna è il Libro bianco di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, grazie alla collaborazione di Farmindustria, presentato oggi a Roma. Giunto alla quinta edizione, il Libro bianco sulla salute della donna, che tradizionalmente fotografa lo stato di salute delle donne italiane, viene quest’anno realizzato in concomitanza del decennale di Onda, Osservatorio costituito nel 2006 con l’intento di unire le forze e le competenze per promuovere in Italia la medicina di genere e richiamare l’attenzione delle Istituzioni, del mondo scientifico-accademico e sanitario-assistenziale nonché della popolazione, sulla salute della donna.
Oltre al welfare, gli argomenti del volume spaziano dalla sicurezza dei punti nascita alla tutela della fertilità, dalla prevenzione cardiovascolare declinata al femminile alla depressione nei cicli vitali della donna, dallo stato dell’arte della ricerca oncologica in rosa alle problematiche associate a sovrappeso e obesità femminili, dal dolore cronico all’impatto delle malattie autoimmuni reumatiche sull’essere “donna”, dalle demenze alla condizione della donna anziana e alla violenza di genere. “Dieci anni di Onda ed edizione numero cinque del libro bianco sulla salute della donna: traguardi importanti”, afferma il Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, “per continuare a camminare insieme e mettere in evidenza il legame strettissimo tra donne e imprese del farmaco. In Italia infatti l’occupazione femminile è del 43%, una quota che supera addirittura il 50% nella R&S. E per le donne molte imprese hanno da tempo sviluppato un welfare che favorisce il bilanciamento tra carriera, famiglia e vita privata. Senza dimenticare di prendersi cura della loro salute: nel mondo sono 850 i farmaci in sviluppo per le malattie tipiche dell’universo rosa. Le imprese del farmaco hanno puntato sulle donne perché il loro successo è parte del successo dell’industria farmaceutica nel cambiare in meglio la vita di milioni di persone”. “Strumenti quali la conciliazione dei tempi di vita e lavoro hanno lo scopo di unire – mettere d’accordo – le diverse esigenze delle donne con il mondo del lavoro”, afferma Rossana Dettori, Dirigente CGIL Nazionale, Confederazione Generale Italiana del Lavoro. “Nascono, quindi, come strumenti positivi necessari per rendere libere le donne, libere di scegliere sul proprio corpo, sulla propria vita lavorativa e familiare. In questi anni le politiche nazionali ed europee hanno spesso prodotto vincoli negativi per le donne costringendole a scegliere tra famiglia e lavoro o ad accettare condizioni di lavoro capestro con ripercussioni sulla loro salute psico/fisica. Credo sia oggi indispensabile che governo, sindacati, associazioni e datori di lavoro pubblici e privati, collaborando insieme, rimettano al centro la conciliazione vita/lavoro, riconsegnando alle donne la loro libertà.”
“Ancora oggi sussistono troppi alibi che impediscono di superare davvero le differenze tra donne e uomini”, ribadisce Tiziana Bocchi, Segretaria Confederale UIL, Unione Italiana del Lavoro. “In quest’ottica, crediamo che la ricerca dedicata alla medicina di genere possa essere di fondamentale importanza. Basti pensare che una delle conseguenze del conclamato reddito più basso delle lavoratrici è la loro minore capacità, rispetto agli uomini, di provvedere efficacemente alla propria salute. È necessario, quindi, un vero cambiamento culturale che, attraverso una maggiore attenzione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, sappia approdare a una vera ‘condivisione’ delle opportunità, dei diritti e dei doveri tra i due generi: perché entrambi devono farsi carico anche di quel ‘lavoro di cura’ che la Costituzione affida, purtroppo, a solo uno dei due.”

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Versace: donna primavera-estate 2017/VERSACE SS17 Women’s Show Lyrics – by Violet & Photonz

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

versace2017versace2017-1versace2017-2Un’estate attiva. La dinamica vita Versace, vissuta in assoluta libertà. Nylon fluttuante dai volumi leggerissimi è stato lavorato per creare lussuosi drappeggi. Il sartoriale è di jersey tecnico, scolpisce le forme mentre una cintura a briglie ferma la sua struttura.
Le coulisse danno controllo al volume degli abiti di nylon, creando una cascata di ruches che contornano le forme.
I pezzi waterproof possiedono un’attitudine Versace: il trench squadrato è ritagliato, la gonna di media lunghezza riporta una banda di plastica trasparente. Una nuova stampa mischia una scacchiera alle lettere di Versace, mentre un’altra è come un turbine di onde barocche. Gli abiti sotto il ginocchio hanno spacchi profondi, pieghe e pannelli drappeggiati, in modo da rendere più facili ed energici i movimenti. Strisce di uno speciale pizzo intagliato, creato in esclusiva per Versace, rendono unici top, felpe, camicie e gonne. Il mesh di Versace, completamente ricamato, crea una nuova maglia e la sua fluidità dà forma ad abiti di seta drappeggiata trattenuti da una fibbia con le cinghie sciolte. I sandali platform hanno listini funzionali e a strappo mentre i modelli a tacco alto trattengono il piede con inserti di neoprene. La nuova borsa Stardust prende ispirazione dalla tracolla di una chitarra. La pelle è morbida e l’attitudine rock’n’roll. La colonna sonora è scritta in esclusiva da Violet & Photonz. Le parole celebrano la forza delle donne e il futuro potere femminile. “Lo sportswear è il futuro della versace2017-3versace2017-5versace2017-6moda, renderlo unico e lussuoso è la mia sfida, questa stagione. Questa collezione riguarda una sola cosa: la libertà. Libertà di movimento. Libertà di agire. Libertà di essere chiunque tu voglia essere”. Donatella Versace
Celebrating the strength of women, and the power of the female future
This show, this show is for the women taking chances
Take the leap, if we do nothing, we get nothing
Take the leap, all we need is a friend or two
Beating hearts and a plan
Take the leap, cause living is better than dreaming
Take the leap, we’ve got it all if we look for it deep inside, deep deep down inside
Take the leap, our past is behind us, our future is up for grabs, take the leap and the net will appear
Strength is there behind our fear
We’re standing on the shoulders of giants of women who left their mark in history
We love you, we thank you, we will not forget you, we will keep the flame alive, we will make it up for you
We too will take the leap

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Giornata della donna: deputati chiedono misure UE per proteggere le donne rifugiate

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2016

otto donne e un mistero 3Parlamento europeo. In un progetto di risoluzione che sarà posto in votazione martedì 8 marzo, i deputati chiederanno una riforma delle politiche e delle procedure di migrazione e asilo dell’UE per includere misure di genere che garantiscano la sicurezza delle donne in cerca di asilo, spesso in viaggio con bambini piccoli e altre persone a carico. Poco prima della votazione, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi si esprimerà sul tema in Plenaria.Nel testo della risoluzione si richiede che, nel momento di valutare le domande di asilo, le forme di violenza individuali e di genere come lo stupro, la violenza sessuale, le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati o la violenza domestica dovrebbero essere riconosciuti come motivi validi per richiedere asilo in Europa.Tra le misure volte a garantire le esigenze della donna durante tutto il processo di asilo figurano:
zona notte e servizi igienici separati per genere personale e interpreti femminili servizi sanitari di genere come cure prenatali e postnatali e consulenza traumi per le donne che hanno subito violenza di genere
cura dei bambini durante lo screening e il colloquio per la richiesta d’asilo
informazioni per le donne e sul loro diritto di presentare richiesta di asilo indipendentemente dal loro coniuge, come aspetto chiave per l’emancipazione delle donne formazione specifica di genere per il personale, compresa una formazione sulla violenza sessuale, sul traffico e sulla mutilazione genitale femminile.

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Menopausa: ogni donna la vive in modo diverso

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

menopausaTante donne, altrettanti modi di vivere la menopausa: l’impatto varia a seconda della storia personale e del grado di accettazione. Per tutte, comune è l’esigenza di contrastare i sintomi vasomotori come le vampate di calore, che compromettono la vita di relazione, e prevenire l’insorgenza di gravi malattie come l’osteoporosi e le malattie cardiovascolari. Lo rivela l’indagine “Le donne e la menopausa” condotta da GfK Italia per MSD Italia, i cui risultati vengono presentati oggi in occasione del 17° World Congress della Società Internazionale di Ginecologia Endocrinologica – ISGE.
Dopo anni di assenza di novità terapeutiche rilevanti, grazie ad un accordo commerciale tra Pfizer e MSD, arriva in Italia Duavive®, il primo di una classe di farmaci, la TSEC, Tissue Selective Estrogen Complex o Complesso Estrogenico Tessuto-Selettivo, in grado di contrastare in modo efficace i più fastidiosi sintomi menopausali: vampate di calore, sudorazioni notturne e qualità del sonno. Problemi che, secondo l’indagine, compromettono oltre al benessere fisico anche la sfera sessuale e la vita di relazione. Il farmaco è un’associazione tra un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni (SERM), il bazedoxifene, ed estrogeni naturali.
La menopausa è l’assenza permanente delle mestruazioni legata alla mancata produzione di ormoni da parte delle ovaie. Viene dichiarata dopo 12 mesi consecutivi dall’ultima mestruazione non imputabili a nessun’altra evidente causa patologica o fisiologica. Nei 5-8 anni che precedono la menopausa il patrimonio follicolare si esaurisce e l’ovaio subisce un lento declino, divenendo sempre più piccolo e atrofico.
La menopausa può essere naturale, o fisiologica, e artificiale, indotta da qualsiasi evento che porta a distruzione il tessuto ovarico (interventi chirurgici, chemioterapia, malattie endocrine). La menopausa fisiologica si presenta intorno ai 50 anni con un intervallo di normalità tra i 45 e i 57 anni. Nei Paesi occidentali la menopausa arriva in media attorno ai 51 anni. Fattori ereditari, etnici, comportamentali, pubertà tardiva, gravidanze e lunghezza del ciclo mestruale possono influenzare l’esordio della menopausa che può distinguersi in: precoce quando inizia prima dei 40 anni, prematura se inizia prima dei 45 anni e tardiva dopo i 53 anni.
Esistono rilevanti differenze individuali nell’esordio e nella durata delle fasi che caratterizzano la menopausa: il ciclo può cessare improvvisamente o modificarsi in modo graduale, anche nel corso di anni.
I primi segni dell’approssimarsi della menopausa si manifestano spesso anni prima dell’ultima mestruazione. Questa fase di transizione viene definita peri-menopausa. Può durare sei o più anni e termina un anno dopo l’ultima mestruazione. I cambiamenti e i disturbi perimenopausali sono legati alla variazione dei livelli ormonali. Durante la peri-menopausa, i livelli di estrogeno continuano a diminuire, ma in modo non prevedibile. Temporaneamente possono persino essere più elevati rispetto agli anni precedenti. Le alterazioni del ciclo mestruale, le vampate di calore, la secchezza vaginale, i disturbi del sonno e gli sbalzi d’umore sono manifestazioni tipiche e frequenti della peri-menopausa. Durante questa fase la donna ha ancora la possibilità di restare incinta, anche se la fertilità è complessivamente estremamente ridotta.
Con questo nome si indicano quella fase della peri-menopausa che copre i 2 anni che precedono la menopausa, in questa fase i livelli di estrogeni calano in modo progressivo fino ad arrivare all’assenza di ovulazione.
Post-menopausa
La post-menopausa è il periodo che inizia a partire dall’ultima mestruazione, con ulteriore calo di estrogeni. La menopausa è associata a una sintomatologia che può variare nel tempo di frequenza, intensità e natura. I sintomi a breve termine, se non trattati, possono tuttavia avere delle conseguenze a lungo termine e di valenza patologica, come ad esempio l’osteoporosi.
A seconda dell’epoca di comparsa i sintomi vengono classificati in:
acuti, quando compaiono i primi mesi dopo la menopausa (vampate di calore, insonnia, variazioni del peso corporeo);
intermedi, che si manifestano entro i primi 2-3 anni (disturbi urogenitali, invecchiamento della pelle);
cronici o tardivi, che si manifestano anche a molti anni di distanza. La frequenza e la gravità della sintomatologia sono molto variabili e soggettive. I sintomi più frequenti sono:
Alterazioni del ciclo. Con l’approssimarsi della peri-menopausa si possono verificare alterazioni del ciclo in termini di frequenza e intensità delle mestruazioni. Soltanto poche donne riferiscono la brusca interruzione delle mestruazioni da un giorno all’altro. La maggior parte di esse riferisce irregolarità del ciclo mestruale, dovuta alla produzione irregolare di ormoni nelle ovaie. Per lo più i cicli diventano più brevi, quindi le mestruazioni compaiono più spesso rispetto ai consueti 28 giorni. Tuttavia le mestruazioni possono essere più brevi o più lunghe, più o meno intense del solito. Con il passare del tempo, le mestruazioni “saltano” spesso, ossia scompaiono per determinati periodi, per poi riprendere regolarmente. Per la maggior parte delle donne in stato perimenopausale, le variazioni del ciclo sono naturali e non sempre richiedono un trattamento. Non tutte le alterazioni del ciclo mestruale nelle donne sono però riconducibili all’approssimarsi della menopausa. Per questo è importante che un ginecologo valuti la natura delle alterazioni del ciclo mestruale, per escludere altre possibili cause.
Vampate di calore. Si tratta di ondate di calore improvvise, transitorie e fortemente soggettive dovute a vasodilatazione cutanea del volto e del torace, seguite da intensa sudorazione e senso di freddo. Le vampate di calore notturne possono interferire con il sonno, anche se non sono intense al punto da risvegliare la donna. I disturbi del sonno possono causare stanchezza e affaticamento, che a loro volta possono essere motivo di irritabilità (umore depresso, irascibilità, permalosità). Il ginecologo deve escludere altre eventuali cause per le vampate di calore, soprattutto se la menopausa non sembra essere la causa probabile o se sono presenti anche altri sintomi atipici della menopausa. Nella maggior parte delle donne le vampate di calore durano da 3 a 5 anni. Alcune donne non hanno mai vampate di calore o le hanno soltanto per pochi mesi, mentre altre ne soffrono per anni.
Cambiamenti del tono dell’umore
Le donne che in menopausa vivono stati d’animo depressivi hanno spesso sofferto di variazioni d’umore di tipo depressivo anche in passato, ad esempio nel quadro della sindrome premestruale. Se il cambiamento dello stile di vita e le proprie risorse non bastano a influire positivamente sui disturbi di natura psichica, può essere utile un trattamento farmacologico (TOS).
Disturbi del sistema urogenitale e della sfera sessuale
Secchezza vaginale legata alla riduzione dello spessore dei tessuti di rivestimento della vagina e a una ridotta funzionalità delle ghiandole vaginali che rendono meno elastici i tessuti e più difficoltosi e dolorosi i rapporti; incontinenza urinaria e urgenza della minzione per indebolimento dei muscoli pelvici; riduzione del desiderio.
Aumento di peso Molte donne aumentano di peso dopo i quaranta o cinquant’anni. L’aumento di peso è associato all’invecchiamento, allo stile di vita e ai cambiamenti ormonali della menopausa, ovvero al calo di estrogeni, che comporta diminuzione della massa muscolare e riduce il metabolismo basale e il fabbisogno calorico. La massa adiposa aumenta soprattutto a livello addominale e questo comporta, oltre ad un problema di natura estetica, anche un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e di sindrome metabolica.
Alterazioni dello scheletro. Con osteoporosi dovuta a diminuzione di massa ossea indotta dal deficit estrogenico peculiare della menopausa. Il 40% delle donne dopo la menopausa subisce una frattura.
Disturbi del sonno Colpiscono tra il 40% e il 60% delle donne. L’insonnia è un sintomo correlato al calo degli estrogeni che regolano il ritmo sonno-veglia.
Alterazioni della cute L’invecchiamento della pelle è legato alla riduzione del collagene, dovuta alla carenza di estrogeni, e dell’elasticità, mentre aumentano le rughe, le alterazioni della pigmentazione e la secchezza. Il fumo e i raggi solari aumentano tale effetto e dovrebbero pertanto essere evitati.

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La donna guerriera

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2015

guerrierale guerriereRoma 15-25 ottobre 2015 – dal giovedì alla domenica TEATRO DI DOCUMENTI – Via Nicola Zabaglia 42- Testaccio Roma. Dopo il debutto della scorsa stagione torna a grande richiesta del pubblico romano al Teatro dei Documenti lo spettacolo “La Donna Guerriera” scritto da Sibilla Barbieri per la regia di Ivana Panaleo.
Una guerra, uno scontro drammatico e finale.Alle spalle c’è “La città d’oro”, il centro dell’impero. La città è bella, ma di vitalità decadente, ricca e corrotta, però il popolo inerme cerca comunque l’estremo riparo all’interno delle sue mura.A difenderla è stato chiamato un capitano, una donna. Il tempo in cui la storia si svolge è un medioevo parallelo in cui i guerrieri sono solo donne.Il capitano è un soldato perfetto una figura che, come nella cavalleria medioevale o nell’iconografia dei samurai giapponesi, rappresenta una classe scelta di guerrieri fedeli più di ogni altra cosa all’onore. Ma è proprio questa profonda fedeltà a farne vacillare la scelta.
Nella notte prima della battaglia il capitano s’interroga sulle radici del potere. Che cos’è l’onore? A chi dobbiamo la nostra fedeltà? Qual è l’autorità a cui dobbiamo veramente inchinarci? La Donna Guerriera propone un punto di vista femminile, diverso, su un tema da sempre trattato dagli uomini. Una riflessione sulla guerra vista come conflitto interno oltre che esterno.
La Donna Guerriera è stata finalista al Premio Enrico Maria Salerno nel 2003, il testo è di Sibilla Barbieri, la regia di Ivana Pantaleo, entrambe in scena insieme a Silvia Mazzotta e Marta Iacopini. Le musiche e il disegno luci sono a cura di Andrès Arce Maldonado.
Lo spettacolo è stato in scena al Teatro dei Documenti a marzo 2015 riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica. (foto: guerriera)

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E’ di scena Katiuscia Bonato

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2015

Foto Luca d'Agostino/Phocus Agency

Foto Luca d’Agostino/Phocus Agency

Porto Viro Venerdì 31 luglio alle ore 21.20 ai Giardini Ex Macello è di scena KATIUSCIA BONATO in qualità di autrice e interprete di L’HO USCITO IO!, spettacolo in cui si parla di una donna. Di una giovane donna, una di quelle che potresti incontrare ogni giorno al supermercato, in coda alle poste, a passeggio nel parco….ma una cosa la rende inesorabilmente diversa da tutto ciò che è stata fino a quel momento: ha dato alla luce un bambino e con lui sono uscite un bel po’ di altre cose…! Un personaggio un po’ maldestro racconterà senza prendersi troppo sul serio, ciò che di troppo serio deve già affrontare tutti i giorni , nel tentativo disperato di reagire e tornare a vivere. E ridere. Ridere degli altri e della vita, ma soprattutto di sé. È incredibile come sia cambiato il ruolo della donna nella società degli ultimi 60’ anni, ma oltre che una parità formale, ne ha ottenuta una anche reale? È sola, lasciata a sé stessa e a quelle paure

Foto Luca d'Agostino/Phocus Agency

Foto Luca d’Agostino/Phocus Agency

inconfessabili che una madre , in quanto tale, non può permettersi nemmeno di provare. Tre domande: chi dà valore e dignità alla donna che partorisce una nuova vita? Chi l’accompagna durante questa straordinaria esperienza? Ma soprattutto, chi accompagna la donna “ dopo”? Chi l’aiuta ad affrontare la sua nuova vita in cui viene scaraventata con una velocità che va da 0 a 100 in 1 nano-secondo? Una volta non era così. Una volta c’erano donne che partorivano da sole nei campi durante la raccolta delle patate. Ma c’erano altre donne , sicuramente più fortunate, che “ dopo” venivano curate ed accudite da altre donne per 40 giorni. Mia mamma mi ha detto che sua mamma la chiamava “ quarantena”. Sì, proprio quarantena come si usa dire per una malattia. Perché loro lo sapevano cosa accade ad una donna “dopo”, lo sapevano, forse meglio di noi, che in un mondo medicalizzato, civilizzato e sterilizzato, veniamo lasciate da sole ad affrontare qualcosa che è sì meraviglioso, ma per molte altre, qualcosa di troppo grande da affrontare da sole. Biglietti: intero € 16 – ridotto € 14 (foto katiuscia)

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Teva, tutte le risposte per la Salute della donna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 novembre 2014

Teva_PharmaceuticalSe l’argomento è “salute della donna”, Teva Italia, azienda leader nel settore farmaceutico, ha molto da dire. Nell’ultimo anno nel campo della sola contraccezione ormonale, l’azienda si è posizionata al 3° posto (dati IMS), alle spalle di leader storici che riportano una performance sostanzialmente stabile. Analizzando il mercato della Ginecologia – a esclusione delle specialità dedicata alla fertilità – l’azienda si piazza al 4° posto (dati IMS) nel ranking a livello nazionale. “Il successo di Teva nel campo della Women’s Health” spiega Hubert Puech d’Alissac, AD dell’azienda “risiede nella sua pipeline che annovera sia farmaci off patent, sia farmaci innovativi sempre più vicini alla salute della donna e in grado di rispondere alle esige nze femminili. Per sostenere questi risultati positivi”, continua Hubert Puech d’Alissac “continueremo a lavorare per avere sempre nuovi prodotti e lanceremo nel 2015 sul mercato italiano un prodotto contraccettivo innovativo e dal metodo di assunzione rivoluzionario, già approvato dalla Food and Drug Administration (FDA)”. “Questo trend è un chiaro segnale che non indica solamente la stabilità di Teva,” sottolinea Hubert Puech d’Alissac “Le nostre risposte” conclude l’AD “rendono accessibili i farmaci e aiutano la sostenibilità del sistema sanitario nazionale, attraverso un’ampia scelta di prodotti e una sempre maggiore attenzione nei confronti della salute della donna: un mondo eterogeneo e delicato al quale dedicare la nostra innovazione”.
Teva è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali, impegnata nell’accrescere l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità attraverso lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di farmaci generici, così come di farmaci innovativi e di principi attivi. Per quanto riguarda i farmaci innovativi, Teva concentra la sua attività di sviluppo nell’area delle malattie neurologiche, di quelle oncologiche, respiratorie e della salute della donna, oltre che nel settore dei farmaci biotecnologici e biosimilari.

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