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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘donne’

Un tango per combattere la violenza contro le donne. Ritorna anche quest’anno a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

Roma 25 novembre 2021, a partire dalle 19.00, presso la Stazione di Porta S. Paolo – Ostia Lido, ( vicino Piramide). “Un tango solidale dalle Scarpe Rosse” , ideato e organizzato da Fatima Scialdone Ass.Cult Tango Eventi con ATAC, e con il Patrocinio della Ambasciata Argentina, I.I.L.A Istituto Italo Latino americano. L’evento, giunto alla IX edizione , si inserisce nell’ambito delle manifestazioni del 25 novembre “ONU – Giornata Internazionale per eliminazione violenza contro donne”.Per sensibilizzare sul tema, tutti gli appassionati del tango argentino, ballo patrimonio dell’umanità secondo il protocollo dell’Unesco, verranno invitati ad indossare un accessorio di color rosso: scarpette per le donne e rosa rossa al polso, gli uomini. Un tango solidale dalle scarpe rosse”, simbolo che unisce le tanguère a tutte le donne che combattono contro la violenza e il femminicidio.”Ritrovare nel Tango l’abbraccio, l’ascolto, la fiducia. Riconquistare l’armonia e ricominciare a creare un cammino insieme – spiega l’organizzatrice Fatima Scialdone – Un abbraccio è un gesto primordiale, forte e indispensabile contro la solitudine della violenza, è una promessa di ascolto da parte della coppia, e una riconquista della fiducia. In ultima sintesi una unione di anime”. Oltre al ballo aperto a tutti, con in consolle il dj Emiliano Naticchioni, si terrá alle 19.00 una performance di tango ideata e interpretata da Fatima Scialdone con il gruppo ” Viajeros de Abrazo e con la partecipazione del ballerino Eduardo Moyano e della bandoneonista argentina Gabriela Galli. Lo spettacolo, dedicato ai bambini, figli di vittime del femminicidio, sarà aperto da un intervento della Banda Musicale della Polizia di Roma Capitale.Nelle scorse edizioni hanno aderito associazioni di Tokyo, Los Angeles, Parigi, Firenze, Milano. L’evento si terrà nel rispetto delle regole anticovid.

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Donne vittime di violenza. Le grandissime mancanze del reddito di libertà

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2021

Chi lo ha creato, pensando alla sua “distribuzione” non ha tenuto in adeguata considerazione, o semplicemente ignorato, alcuni aspetti rilevanti. Il primo. Molte donne vittime di violenza non hanno la forza o semplicemente la possibilità di denunciare, e quindi non viene considerato il percorso che le vittime devono affrontare prima di riuscire a denunciare abusi e soprusi. Condizionare la possibilità di accedere al reddito di libertà all’essere seguite da un centro anti-violenza o dai servizi sociali significa escludere da tale possibilità tantissime, troppe, donne. E’ facile comprendere il perché di questa previsione, ovvero voler scongiurare richieste da chi non ha diritto, ma perché per il reddito di libertà sono stati posti paletti inesistenti per il reddito di cittadinanza? Il secondo. Ci fa storcere il naso perché per accedervi occorre essere nella fascia d’età tra 18 e 67 anni. Cosa succede ad una donna che a 68 anni è vittima di violenza? Perché escluderla? Se lo scopo del fondo è anche quello di consentire alla donna di affrancarsi dal proprio aguzzino, perché tale libertà si ferma a 67anni? Perché non è stata prevista la possibilità che una minore chieda l’emancipazione e che, quindi, possa accedere anche prima dei 18 anni al fondo? Il terzo. Che sottolinea la superficialità: perché sono escluse le donne immigrate irregolari, e purtroppo non stiamo parlando di una percentuale infinitesimale.Parliamo di donne che, soprattutto a causa della loro condizione, sono vittime ideali perché i loro aguzzini sanno benissimo di non poter essere denunciati. Sono le stesse donne che spesso sono costrette a prostituirsi o che, pur rimanendo in casa, vengono trattate come esseri inferiori. Il quarto. Connesso alla distribuzione delle somme che costituiscono il Fondo su base Regionale. E’ stato calcolato il numero di donne presente in ogni Regione ed in base a questo calcolo sono state erogate somme maggiori nelle Regioni ove tale numero risultava più elevato. Criterio che appare del tutto risibile. In Lombardia, per esempio, ci sono più donne che in Calabria, ma è anche vero che le donne che lavorano in nord Italia sono molte, molte, di più rispetto a quelle che lavorano nel sud. Ciò comporta che in Calabria sia più facile che un donna dipenda completamente dall’uomo, con la conseguenza che potrebbe essere necessario avere un maggior numero di fondi. Il quinto. Il reddito può essere erogato e poi sospeso o semplicemente non erogato qualora sussistano motivi ostativi che però non vengono indicati. Siamo, quindi, a conoscenza della possibilità che il reddito venga negato ma non possiamo conoscerne le ragioni. Il sesto. E’ quello che maggiormente fa arrabbiare. In data 08 Novembre si dà accesso ad un contributo ma solo fino al 31.12, il tutto ovviamente in base alla priorità della presentazione delle domande, neanche fossimo in una televendita in cui verranno premiate le prime 10 telefonate! L’impressione è che l’erogazione del reddito di libertà sia uno specchietto per le allodole, una corsa ad ostacoli ove a rimetterci saranno nuovamente le donne. Un aiuto può considerarsi tale solo se per ottenerlo non occorre affrontare una gara di resistenza. By Sara Astorino, legale, consulente Aduc

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Una Masterclass per rendere le Donne protagoniste dell’innovazione

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Livorono. L’11 e il 12 novembre (Grand Hotel Palazzo a Livorno, in Viale Italia 195) Daxo WomenLab realizzerà la Women 4.0 Masterclass Esperienziale Empowerment e Leadership delle donne nella 4° Rivoluzione Industriale. Due giornate di formazione dove vivere una esperienza unica di crescita personale e professionale. Attraverso esercitazioni e laboratori personali e di gruppo, le donne potranno sviluppare un nuovo mindset e competenze digitali, comportamentali, manageriali e strategiche in ottica Industria 4.0. Le esercitazioni e le esperienze individuali e di gruppo saranno al centro del percorso. L’incontro è rivolto a tutte le donne, indipendentemente dal settore nel quale operano e dal ruolo che ricoprono, perchè la quarta rivoluzione industriale interessa tutti gli ambiti e impone un miglioramento continuo, personale e organizzativo, fondamentale per adattare costantemente il proprio ruolo professionale al cambiamento in atto. Le professioni di alto livello, oltre alle competenze digitali richiedono anche le cosiddette soft skill: lavorare in multitasking, collaborare piuttosto che competere, costruire e valorizzare le reti sociali, mettere in gioco l’intelligenza emotiva per generare ambienti di lavoro empatici e adattarsi con flessibilità alle nuove funzioni lavorative richieste dall’innovazione e dalla nuova visione 4.0. «Si aprono concrete opportunità per le donne che sapranno fare proprie le nuove competenze digitali e soft e che riusciranno a trasformare i loro talenti in nuovi servizi e nuovi modelli di business supportati dalle tecnologie per diventare artefici della trasformazione in atto», ha dichiarato Darya Majidi, imprenditrice tech, presidente dell’Associazione Donne 4.0 nonché Ceo e owner di Daxolab, coworking, acceleratore ed incubatore di imprese che ha dato vita a una quindicina di startup innovative e oggi ospita un eco sistema di professionisti, PMI e grandi aziende. «Nonostante le nuove opportunità, le donne sono tuttora sottorappresentate nelle nuove tecnologie e non sono sufficientemente presenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, delle start-up digitali e dei prodotti ad alta tecnologia. Per superare questo digital gender gap, è necessario favorire percorsi di crescita e carriera per le donne, sviluppare in loro leadership e consapevolezza e offrire strumenti di re-skill e up-skill per l’industria 4.0 e per incrementare la loro presenza nello sviluppo di piattaforme tecnologiche». Daxo WomenLab è la Business Unit di Daxo Group dedicata all’empowerment delle donne per l’industria 4.0. Affianca imprenditrici, manager e professioniste nello sviluppo delle skills e della cultura del digitale e della leadership, con percorsi e laboratori esperienziali di reskilling e upskilling, utili per individuare la strada da percorrere per lo sviluppo personale e professionale. Per maggiori informazioni: http://www.womenlab.it

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Convegno “Donne e violenza economica”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

Parma lunedì 25 ottobre, dalle 14 alle 18.30, nell’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università, 12). L’appuntamento potrà essere seguito anche in modalità on line Il convegno “Donne e violenza economica: prevenirla e combatterla con l’educazione finanziaria” è organizzato da Doriana Cucinelli e da Maria Gaia Soana, docenti di Economia degli Intermediari Finanziari al Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma. Rappresenta una delle iniziative promosse dal Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG) dell’Ateneo all’interno del progetto “Non solo 25 Novembre” e vede anche il patrocinio dell’Associazione nazionale consulenti finanziari, dell’Associazione dei docenti di economia degli intermediari e dei mercati finanziari e finanza d’impresa, e del Comune di Parma. La conferenza si inserisce inoltre nell’ambito delle iniziative “Ottobre Edufin”, rassegna di eventi patrocinati nel mese di ottobre dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria con lo scopo di accrescere le conoscenze di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari. Diviso in due sessioni, il convegno, rivolto a studenti, associazioni e a tutta la società civile, affronterà dunque i temi della violenza economica e dell’educazione finanziaria con un approccio multidisciplinare. La prima tavola rotonda verterà sui profili giuridici, psicologici e sociali della violenza economica: interverranno Fausto Pagnotta, Veronica Valenti e Nadia Monacelli (Università di Parma), Samula Frigeri (Centro Antiviolenza di Parma), Nicoletta Paci (Comune di Parma – Assessore alla Partecipazione e ai Diritti dei cittadini). A moderare sarà Anna Maria Ferrari (Gazzetta di Parma). La seconda tavola rotonda svilupperà invece il tema dell’educazione finanziaria delle donne intesa come strumento per prevenire e combattere la violenza economica: le relatrici saranno Doriana Cucinelli e Maria Gaia Soana (Università di Parma), Marilisa Guida e Cristiana Rampazzi (Banca d’Italia), Manuela Prandini (Penso a Te) e Annamaria Lusardi, docente di Economics and Accountancy alla George Washington University School of Business e Direttrice del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria. A moderare sarà Giulio Tagliavini (Università di Parma). La partecipazione (online o in presenza) dovrà avvenire previa iscrizione al link https://forms.gle/6unaNQu7XertcYq38.

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Lavoro donne e parità salariale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

“E’ stato fatto un passo importante per superare il cosiddetto gender pay gap, divario retributivo che penalizza, da sempre, le donne e rappresenta una piaga nel mondo del lavoro. Ora occorre il massimo impegno per una rapida approvazione al Senato, in modo da garantire al più presto una pari opportunità sui luoghi di lavoro”. Così la presidente nazionale di Donne in Campo-Cia, Pina Terenzi, dopo l’approvazione all’unanimità alla Camera della legge sulla parità salariale. “Il ruolo delle donne in agricoltura è sempre più vitale. In Italia sono oltre 200.000 le imprenditrici agricole, molte under 35, e il 40% della forza lavoro del comparto è “rosa”. Il loro ruolo è legato strettamente a una visione multifunzionale del settore –prosegue la Terenzi- che coniuga la produzione alimentare con welfare, tutela del paesaggio e salvaguardia della biodiversità. Questo le pone in prima linea di fronte ai cambiamenti in atto: dalle sfide della transizione verde, alla risposta alla terribile crisi pandemica”. Un aspetto del testo unico che viene reputato particolarmente importante è l’istituzione della “certificazione della parità di genere” con premialità per attestare le misure dei datori di lavoro per ridurre il divario di genere su opportunità di crescita in azienda, parità salariale, politiche di gestione delle differenze di genere e tutela della maternità.

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Mia Kankimäki: Le donne a cui penso di notte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

È un diario di viaggio nel quale l’autrice ripercorre, per quanto possibile, parte degli itinerari delle sue eroine, senza mai trascurare le loro biografie, gli aspetti psicologici e le condizioni sociali del loro tempo. Il libro è suddiviso in tre parti: Africa, Esploratici, Artiste. «Africa» è interamente dedicata alla figura di Karen Blixen. Kankimäki ammira immensamente la scrittrice danese e per esserle empaticamente più vicina, parte per la Tanzania e il Kenya. Improvvisamente la vita di Kankimäki si intreccia con quella di Blixen. L’autrice le scrive anche alcune lettere, simulando un’amicizia immaginaria. Kankimäki racconta brani della vita intima e privata di Blixen che rivelano i tormenti e le debolezze di una donna inaspettatamente depressa. Nella seconda parte, «Esploratrici», leggiamo che dopo il ritorno dall’Africa Kankimäki è in crisi perché non trova nuove muse ispiratrici. Le viene in aiuto un libro illustrato sulle donne esploratrici nella Storia, in cui sono ricordate tre signore di mezza età del XIX secolo che, assolti i doveri familiari, scelgono di viaggiare per il mondo. Si tratta di Isabella Bird, Ida Pfeiffer, Mary Kingsley. La terza parte è interamente dedicata alle donne che hanno consacrato la propria esistenza all’arte: Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi e Yayoi Kusama. Mia Kankimäki ÄKI è un’autrice finlandese. Dopo aver conseguito un master in letteratura comparata all’Università di Helsinki e aver lavorato nell’editoria finlandese, nel 2010 ha lasciato il suo lavoro e si è recata in Giappone per scrivere il suo primo libro.Traduzione dal finlandese di Delfina Sessa Euro 19,00 / 416 pagine IL CAMMELLO BATTRIANO

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Afghanistan. Rauti (FdI): con i Talebani non è un Paese per donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2021

“Nasce l’Emirato islamico in Afghanistan, senza donne tra i membri del governo e con qualche ricercato internazionale per terrorismo. Ed è significativo che tra i primi indirizzi del neonato Regime ci sia il divieto della pratica sportiva per le donne. Sarebbero due le motivazioni dei Talebani: la prima è che lo sport non è necessario; la seconda è perché ‘durante l’attività sportiva le donne potrebbero scoprire il volto e il corpo’, questo è quanto testualmente dichiarato dal vice capo della Commissione culturale dei talebani che, a scanso di equivoci, ha voluto precisare che ‘l’Emirato islamico non consentirà alle donne di giocare a cricket né di praticare un tipo di sport in cui vengano esposte’. Il governo italiano fa ancora finta di non capire il vero profilo dell’Emirato mentre è di tutta evidenza che il ritorno dei talebani ed il fondamentalismo islamico cancellino, con un colpo di spugna, i traguardi sociali e civili raggiunti negli ultimi anni dal popolo afghano; in particolare le conquiste delle donne in settori fondamentali come sanità, istruzione, lavoro, amministrazione e vita politica. Al di là delle iniziali e pelose rassicurazioni, fornite dai leader talebani, all’opinione pubblica occidentale, sul rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne, la verità è che l’Emirato afghano, che fonda sulla Sharia la sua fonte di diritto, riporterà il Paese agli anni più bui. Le bambine non potranno studiare, le donne non potranno lavorare ed i matrimoni precoci contribuiranno a cancellare le libertà femminili faticosamente conquistate. Il divieto della pratica sportiva è solo il primo passo; l’Afghanistan dei Talebani non vuole coprire solo il corpo delle donne ma anche la loro esistenza. E per Fratelli d’Italia nessun dialogo è possibile con chi vuole nascondere le donne al mondo ed il mondo agli occhi delle donne”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, responsabile nazionale del Dipartimento Pari Opportunità, Famiglia, valori non negoziabili.

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Afghanistan: No alla violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

Continua l’impegno congiunto dell’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l’unione medica euro mediterranea(UMEM) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire (UXU) a favore del popolo afgano, dopo l’appello a favore dei professionisti della sanità, pazienti e ospedali afgani oggi il Dipartimento #DonneUnite e l’osservatorio anti violenza del Movimento Uniti per Unire formato da centinaia di donne di tutti i continenti e di ogni religione (cristiane, musulmane ,ebree, ortodosse ,laiche di altre religioni) in collaborazione con UxU, Amsi,UMEM, Co-mai , CILI-ITALIA , Emergenza Sorrisi, European Women For Human Rights (EWHR) ,Mede@ , Federformazione ,Nuova Organizzazione Imprese, Parlamento del Mediterraneo, Saint Peter and Paul University School e Camera Penale Militare, Associazione culturale nazionale comunità afghana in Italia, Nuove Frontiere del Diritto lanciano il manifesto SalviamoDonneAfghane. “Un manifesto elaborato dal dipartimento #DonneUnite e l’osservatorio anti violenza di cui fanno parte più di 100 donne esperte, professioniste e impegnate da sempre a favore dei diritti delle donne e contro la violenza che con questo manifesto rispondono direttamente alle donne afgane che hanno lanciato il loro grido dall’allarme alle nostre associazioni e movimenti tramite i medici e giornalisti afghani e tramite telegram chiedendo aiuto perché si sentono tradite , abbandonate e non protette e non credono alla trasformazione dei talebani e alle loro promesse.“Chiediamo che l’Italia e l’Europa tutta agiscano tempestivamente per portare soccorso alle donne afghane, alle bambine, alle attiviste e alle donne che hanno collaborato con i paesi occidentali per combattere la violenza talebana“ Per questo “auspichiamo che vengano immediatamente attivati corridoi umanitari internazionali per mettere in salvo tutte le donne afghane e i loro eventuali bambini”, perchè in quanto “single, professioniste, insegnanti, intellettuali, artiste e attiviste” sono anche “oggetto di rastrellamenti, violenze, stupri, schiavitù sessuale e interdizioni dalle loro attività lavorative“che venga data prioritariamente assistenza alle bambine che vedono violati i loro diritti fondamentali all’istruzione, alla cura, alla tutela da ogni forma di sfruttamento sessuale e da ogni forma di violenza”.Devono continuare il loro impegno come medici,giornaliste , professioniste, insegnanti , sia nella politica sia nella università che nel mondo del lavoro professionale. Cosi annuncia e dichiara Foad Aodi presidente del Movimento Uniti per Unire e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo che sensibilizza e propone di inserire anche dei ministri femminili nel nuovo governo con una particolare attenzione per un ministero speciale per le donne e per il rispetto dei diritti umani in un governo di Unità nazionale e di transizione che porta il paese ad elezioni libere e democratiche.

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In arrivo il ‘Reddito di Libertà’ per le donne vittime di violenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

E’ approdato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Dicembre 2020 che ripartisce tra le regioni le risorse del «Fondo per il reddito di liberta’ per le donne vittime di violenza» e ne stabilisce i criteri di fruizione. Si tratta di fondi incrementati dal decreto “rilancio” del 2020 e stanziati “al fine di contenere i gravi effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da Covid 19, in particolare per quanto concerne le donne in condizione di maggiore vunlerabilità nonché di favorire, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di automia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà”.Il reddito di libertà è un contributo mensile di massimo 400 euro pro-capite erogato per massimo 12 mesi e destinato alle donne, sole o con figli minori, seguite da centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Il fine è sostenere le spese per assicurare l’autonomia della donna, abitativa innanzitutto, l’acquisizione dell’autonomia personale e il percorso scolastico e formativo dei figli minori.Per fruirne occorrerà presentare un’istanza all’INPS, sulla base di un modello predisposto contenente un’autocertificazione dell’interessata, con allegata la dichiarazione firmata dal rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la stessa, che ne attesti il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso e la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che ne attesti lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente.E’ la stessa INPS che poi erogherà il reddito, nei limiti dei fondi assegnati a ciascuna regione. Il reddito di libertà è compatibile con altri strumenti di sostegno come il reddito di cittadinanza.Occhi puntati, per chi fosse interessato, sul sito INPS Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo

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Sempre più donne in Italia stanno combattendo contro una forma di cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

L’incidenza dei tumori nelle donne è in aumento: nel 2020 si sono registrati circa 6.000 nuovi casi in più rispetto allo scorso anno. In totale sono oltre 1 milione e 922mila le donne che vivono nella Penisola con una neoplasia. In particolare, due malattie oncologiche femminili, il tumore del seno e quello dell’ovaio, presentano un “valore aggiunto” in quanto impattano in larga misura sulla sfera emotiva oltre che sul corpo della paziente. Per questo è fondamentale che l’approccio terapeutico sia multidisciplinare e che preveda una stretta collaborazione e integrazione delle conoscenze di diversi specialisti per definire la miglior strategia assistenziale. E’ quanto emerge oggi da Donna e Cancro from the bench to bedside, evento formativo online che gode del patrocinio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “Solo quello alla mammella rappresenta più del 14% di tutte le nuove diagnosi di tumore in Italia – afferma la Dott.ssa Nicla La Verde, Consigliere Nazionale AIOM – Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Sacco di Milano e Responsabile Scientifico del webinar -. Ad oggi, nonostante gli importanti progressi ottenuti in ambito terapeutico e la diffusione delle metodiche di screening, la neoplasia si associa ad elevati tassi di morbidità e mortalità. Il carcinoma ovarico invece interessa complessivamente 49.800 donne ed è una malattia particolarmente insidiosa. Negli ultimi anni grazie all’identificazione di mutazioni genetiche ed alterazioni molecolari responsabili dei processi di carcinogenesi, siamo riusciti ad individuare farmaci innovativi capaci di agire in modo selettivo su specifici target molecolari. Più in generale i trattamenti che utilizziamo possono determinare degli effetti collaterali importanti, come amputazione del seno, alopecia, menopausa, disturbi nella sfera della sessualità, infertilità e limiti alla procreazione, tutti fattori che stravolgono e obbligano a ridisegnare il proprio modo di essere e sentirsi donna. L’approccio multidisciplinare alla paziente deve prevedere la cooperazione di oncologi, ginecologi, senologi, anatomo patologi, esperti di sterilità, fisioterapisti, psicologi e altri professionisti sanitari. Dopo anni di “evidence based medicine” lo scenario si sta evolvendo verso la “personalized medicine” che mette al centro del percorso di cura la paziente e anche gli aspetti più rilevanti della sua femminilità. Esemplare in questo senso è la possibilità di concepimento dopo l’insorgenza della patologia. È possibile, grazie a nuove tecniche e terapie, coniugare il desiderio di maternità con la diagnosi e la cura di tumore. Inoltre, numerosi studi scientifici hanno dimostrato come l’avere un figlio non aumenti le possibilità di recidiva di tumore”. Durante il webinar Donna e Cancro, ampio spazio è dedicato al tema della libertà di scelta di cura della paziente.

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Galleria degli Uffizi: completamente digitale la mostra “Imperatrici, matrone, liberte. Volti e segreti delle donne romane”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Firenze Una nota degli Uffizi ricorda che la mostra “Imperatrici, matrone, liberte. Volti e segreti delle donne romane”, inaugurata a novembre e poi chiusa per le restrizioni anti-Covid, è diventata completamente digitale in alta definizione. Per la prima volta in assoluto, in questa modalità, è possibile zoomare su tutti i dettagli delle opere e visualizzare didascalie ed informazioni aggiuntive, sia in italiano sia in inglese. Il link della mostra: https://www.uffizi.it/mostre-virtuali/imperatrici-matrone-liberte. L’esposizione permette di seguire la vita delle donne romane nei primi due secoli dell’Impero, dagli inizi del I alla seconda metà del II secolo d.C., soffermandosi sui modelli positivi e negativi incarnati dalle imperatrici e dalle donne di spicco della casa imperiale e mettendo in risalto i possibili ruoli pubblici al femminile, senza trascurare di soffermarsi anche sulle affascinanti storie di vita quotidiana di matrone e liberte giunte fino ai giorni nostri. By Christian Flammia

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Next Generation EU: “No Women No Panel – Senza donne non se ne parla”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Next Generation EU e le politiche per la parità di genere sono al centro del webinar in programma Martedi 23 Marzo alle ore 11.30. In apertura dei lavori l’intervento della Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, seguirà l’intervento della Presidente della commissione per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere del Parlamento europeo Evelyn Regner, della Commissaria europea per l’Innovazione, Ricerca, Cultura, Istruzione e Giovani Mariya Gabriel, concluderà i lavori il Commissario all’Economia Paolo Gentiloni, intervistato dalla Direttrice di Rai Radio 1 Simona Sala. Il webinar sarà moderato dalla giornalista e conduttrice del Tg1 Emma D’Aquino. Al centro del dibattito le politiche per la promozione della parità di genere e le misure volte a favorire l’occupazione femminile previste all’interno del Next Generation EU. Interverranno per i saluti di benvenuto il Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo Carlo Corazza e il Capo Rappresentanza della Commissione europea in Italia Antonio Parenti. L’iniziativa si svolge nell’ambito della campagna “No Women No Panel – Senza Donne non se ne parla” promossa dalla Commissaria Gabriel, e rilanciata da Rai Radio 1.

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La violenza di cui non si parla: in aumento le violenze psicologiche sulle donne

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Violenza sulle donne e femminicidio: sono gli aspetti più drammatici e più noti del fenomeno. Ma anche le violenze psicologiche hanno conseguenze devastanti. Analizza il fenomeno, divenuto più eclatante nei giorni del lockdown, Bruna Colacicco, milanese, pediatra, autrice di un romanzo-memoir sull’argomento, co-fondatrice dell’Associazione “Scrivere contro la Violenza”.Le donne vittime di omicidio volontario nei primi dieci mesi del 2020 in Italia sono 91. Otto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma aumentano i casi di femminicidio maturati tra le mura domestiche, passando dal 57,6 % del totale (2019) al 67,5% (2020), con un picco durante il lockdown di marzo-maggio. I dati dell’ultimo rapporto Eures fotografano una situazione allarmante. Ma che rappresenta solo la punta di un iceberg di un fenomeno molto più diffuso. Le violenze psicologiche e tutti i maltrattamenti, che pur talvolta non arrivano alla violenza fisica, sfuggono a qualsiasi statistica poiché sono meno facili da individuare e più subdoli. Nondimeno, sono causa di forte disagio e grave sofferenza psicologica e anche fisica per la donna e per i figli, costretti ad assistere a episodi di maltrattamenti e a respirare un’atmosfera di violenza quotidiana.Autrice del del romanzo memoir “Eppure sono lieve” (Manni, 2019), scritto allo scopo di aiutare le donne e il loro entourage a riconoscere i segnali di abusi e di violenza psicologica e a trovare la consapevolezza e la forza di uscirne, Bruna Colacicco è da anni impegnata, sia con la partecipazione a trasmissioni televisive come “UnoMattina” sia con l’organizzazione di eventi ed iniziative, a far sì che le donne prendano coscienza del problema, imparando a riconoscere per tempo i segnali di una relazione psicologicamente violenta, dell’abuso domestico e del mobbing familiare. La violenza psicologica spesso coinvolge anche i figli, che sono costretti sempre ad assistere a litigi e sfuriate. Il nuovo Codice Rosso, introdotto in Italia nel 2019, ha individuato due fattispecie di reati: “maltrattamenti in famiglia” e, per quanto riguarda i figli, “violenza assistita”.

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Le donne detengono il 31% delle posizioni aziendali di comando

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

Secondo il Rapporto annuale Women in Business curato dal network di consulenza internazionale Grant Thornton, nel 2021 le donne detengono il 31% delle posizioni aziendali di comando, 2 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente, nonostante il Covid-19 abbia colpito e rallentato le economie di tutto il mondo.Il superamento del 30% è considerato un traguardo storico e importante in quanto la soglia è identificata nella Ricerca come la rappresentazione minima necessaria per cambiare i processi decisionali nelle aziende. Tutte le macro aree a livello globale, ad eccezione dell’APAC (28%), hanno superato il traguardo del 30%. A livello geografico è l’Africa a registrare il dato più alto con il 39% delle aziende con donne ai vertici. Mentre, dando uno sguardo ai settori, la palma dei vincitori va all’healthcare, all’istruzione e servizi sociali e ai servizi alla persona con il 39% mentre gli “ultimi” classificati sono risultati l’industria e l’oil&gas con solo il 26% di donne in posizioni di leadership.Un altro dato incoraggiante emerso dal Rapporto è la tipologia di ruoli che la leadership femminile sta assumendo. La ricerca di Grant Thornton, rispetto allo scorso anno, registra infatti una crescita del numero di CEO donne (+6%, ora al 26%), di CFO donne (+6%, ora al 36%) e di COO donne (+4%, ora al 22%). Mentre la percentuale di donne nei ruoli senior più tradizionali è scesa leggermente al 38% (-2% rispetto all’anno precedente), tendenza al ribasso da due anni.A livello globale, oltre due terzi delle imprese intervistate (69%) si aspetta che il nuovo approccio lavorativo derivante dal Covid-19 (in particolare lo smart working) possa influenzare positivamente la carriera a lungo termine delle donne. Sebbene la presenza femminile in ruoli di leadership sia cresciuta, rimangono però dubbi sull’impatto della pandemia sulle donne, in particolare sulle madri lavoratrici. I dati delle Nazioni Unite mostrano che prima del Covid-19 le donne svolgevano il triplo dei lavori domestici non retribuiti rispetto agli uomini e i principali indicatori attuali dimostrano che il Covid-19 sta solo aumentando questa disparità, oltre ad aggiungere ulteriori responsabilità a tale categoria, dall’assistenza all’infanzia all’istruzione a casa nel periodo di chiusura delle scuole, ecc.Un dato rassicurante è rappresentato dal 92% delle aziende che a livello globale afferma di intraprendere misure per garantire il coinvolgimento e l’inclusione dei propri dipendenti sullo sfondo negativo della pandemia e, con la normalizzazione del lavoro a distanza, i datori di lavoro stanno diventando sempre più flessibili su come, dove e quando le proprie risorse svolgono le loro mansioni.Per quanto riguarda la situazione in Italia, le posizioni di CEO occupate dalle donne nel 2021 sono scese al 18% rispetto al 23% registrato nel 2020, andando dunque sotto la media dell’Eurozona pari al 21% e al dato medio globale pari al 26%.Più in generale, nel nostro Paese, le donne che detengono posizioni di leadership rappresentano oggi il 29% (+1% rispetto al 2020). Nonostante il segno più, il nostro Paese rimane nelle retrovie tra le 30 economie mondiali analizzate su questo fattore. Allo stesso tempo risulta purtroppo in crescita (+2%) la percentuale di aziende senza presenze femminili nel senior management che attualmente si assesta al 23%.

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Le donne nella scienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

L’11 febbraio è stata la Giornata delle donne nella scienza, indetta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ed è proprio della partecipazione delle donne alla ricerca scientifica, e dei pregiudizi che la hanno accompagnata nel corso del tempo, che vi vogliamo parlare nella nostra newsletter di febbraio.E lo facciamo a partire dalla riscoperta della figura di Lady Montagu, di cui ci racconta Maria Teresa Giaveri in Lady Montagu e il dragomanno: l’aristocratica inglese ebbe infatti il merito di intuire che un metodo praticato da donne in Oriente poteva essere risolutivo contro il vaiolo e decise di portarlo in Occidente. Qui vi proponiamo un articolo del 1722 in cui Lady Montagu si scaglia con grande determinazione contro i medici e la loro diffidenza.Dal ‘700 agli algoritmi il salto è ardito. La lotta contro i pregiudizi è però la stessa. Aurélie Jean, l’autrice di Nel paese degli algoritmi, ci mostra come i bias, i pregiudizi cognitivi, siano il problema stesso della modellizzazione matematica.Elena Dal Pra, la traduttrice del libro della Jean, ci racconta invece com’è stato il suo viaggio alla scoperta del paese degli algoritmi. Infine un’anticipazione: poichè ad aprile uscirà il nuovo libro di Simona Lo Iacono che ha per protagonista proprio una donna scienziata, le abbiamo chiesto di raccontarci come è avvenuto l’incontro con Marianna Ciccone, altrimenti detta la “tigre di Noto”, e chi era questa donna affascinante e combattiva come tutte quelle che incontrerete in questo cammino. Neri Pozza Editore.

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Dalla riforma agraria all’agricoltura del futuro con le donne al centro

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Protagoniste di una nuova ricostruzione, che 70 anni dopo deve fronteggiare gli effetti del Covid e guardare alle sfide del Green Deal. Questo il senso del convegno “Donne: un patto per la terra”, organizzato oggi in modalità webinar da Donne in Campo-Cia e Istituto Alcide Cervi.Quest’anno, infatti, ricorre il settantesimo anniversario dalle leggi della riforma agraria (1950-2020), leggi che furono l’esito di un imponente movimento popolare che impegnò donne e uomini nel dopoguerra per rivendicare il diritto alla terra di fronte ai grandi proprietari terrieri, eredi di un sistema latifondistico soprattutto al Sud Italia. Oggi la condizione socio-economica del Paese è completamente diversa, ma per certi aspetti bisognosa di una nuova riforma. Dopo anni segnati da un costante calo del numero di addetti e da una forte marginalizzazione delle aree rurali, sta riemergendo la consapevolezza che l’agricoltura deve essere centrale -come dimostrato dalla pandemia con il settore garante dell’approvvigionamento alimentare durante il lockdown- una priorità delle politiche nazionali e degli strumenti locali di governo del territorio per coniugare la sostenibilità economica con quella ambientale e sociale, riconnettendo città e campagna, consumo locale e mercato globale. “Il ruolo delle donne in agricoltura è vitale ed è legato strettamente a una visione multifunzionale e sostenibile del settore -continuano Terenzi e Soliani- che coniuga la produzione alimentare con welfare, comunità, tutela di suolo e paesaggio, salvaguardia di biodiversità. Un ruolo che le pone in prima linea di fronte ai cambiamenti in atto”, dalle sfide ambiziose della transizione verde, come chiede l’Europa con il Green Deal, alla pandemia che sta sconvolgendo gli stili di vita, con un ritorno alla terra che va sostenuto e indirizzato. A fine 2020, infatti, sono quasi 7.000 in più le imprese giovani che fanno agricoltura, con un incremento di oltre il 14% rispetto solo a cinque anni fa.

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Il Covid-19 e le ricadute su donne e bambini

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Mentre la pandemia da coronavirus si prolunga, un mix letale di isolamento, povertà crescente e ristrettezze economiche sta scatenando una nuova ondata di violenze nei confronti di donne e bambine rifugiate, sfollate e apolidi, ha avvertito oggi l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati. Il Global Protection Cluster guidato dall’UNHCR, una rete di agenzie ONU e ONG che assicura protezione alle persone colpite dalle crisi umanitarie, ha registrato un incremento dei casi di violenza di genere in almeno 27 Paesi. In almeno 20 Paesi sono stati riferiti casi di vendita o scambio di prestazioni sessuali come risposta per la sopravvivenza economica.Nel Camerun nord-occidentale e sud-occidentale, dove la situazione sul piano della sicurezza continua a essere instabile, una sconcertante percentuale del 26 per cento di casi di violenza di genere registrati dall’inizio della pandemia riguarda minori. Nella Repubblica Centrafricana, dove un quarto della popolazione è sfollato, si registra un caso di violenza di genere ogni ora, una stima basata sui dati raccolti dal sistema di allerta umanitario, che copre il 42 per cento del Paese.I casi di violenza di genere che riguardano rifugiati e migranti venezuelani in Colombia sono cresciuti del 40 per cento nel corso dei primi tre trimestri dell’anno, rispetto a quelli registrati nello stesso periodo nel 2019. Le chiamate ai numeri di assistenza per le vittime di violenza domestica, inoltre, hanno registrato un aumento del 153 per cento in Colombia e del 56 per cento in Zimbabwe.A Cox’s Bazar, in Bangladesh, il 42 per cento di rifugiati rohingya di entrambi i sessi intervistati nell’ambito di un’attività di valutazione umanitaria ha dichiarato che la sicurezza di donne e bambine è esposta a rischi maggiori ‘all’interno delle mura domestiche’ da quando è scoppiata la crisi da COVID-19. I rifugiati consultati hanno descritto come vi sia un incremento, in particolare, di casi di violenza nei rapporti di coppia, derivanti dalle tensioni causate dalle misure di isolamento, dalle restrizioni al movimento e dalle difficoltà finanziarie. L’UNHCR, inoltre, esprime apprensione in merito all’aumento dei rischi di matrimoni precoci o forzati quali meccanismi di risposta a cui fanno ricorso le famiglie sfollate sopraffatte da pressioni socioeconomiche. Numerosi Paesi teatro di conflitti o esodi fanno già registrare alcuni tra i tassi più elevati al mondo in relazione a tali casi. Rilanciando il tema di quest’anno delle Nazioni Unite per i 16 Giorni di Attivismo dedicati alla promozione di attività volte a finanziare, rispondere, prevenire e raccogliere dati per porre fine alla violenza di genere, l’UNHCR esorta i donatori ad assicurare sostegno per preservare e rafforzare i servizi essenziali di prevenzione e risposta.I servizi di risposta alla violenza di genere, tra cui sostegno psicosociale, servizi sanitari specializzati e case rifugio, costituiscono misure salvavita e devono essere considerati essenziali durante i periodi di isolamento imposti dal COVID-19.

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Cancro tiroideo in giovani donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Il cancro della tiroide è uno dei carcinomi più comuni diagnosticati negli adolescenti e nei giovani adulti, con un’incidenza in rapido aumento negli ultimi tre decenni. La chirurgia è il trattamento standard per i pazienti con carcinoma tiroideo differenziato (Dtc) seguita, quando indicato, dal trattamento con iodio radioattivo (Rai). È stato appena pubblicato online su “Thyroid” uno studio di un gruppo di ricercatori olandesi, guidato da Marceline P. Wiek del Netherlands Cancer Institute-Antoni van Leeuwenhoek Hospital di Amsterdam, il cui scopo era valutare i possibili effetti della terapia con Rai sulla funzione ovarica e sulla fertilità nelle donne.Gli autori hanno effettuato una ricerca sistematica sui database PubMed, Embase e Web of Science fino a gennaio 2020. Inoltre, è stata eseguita una meta-analisi riguardante: a) i livelli di ormone anti-Mulleriano (Amh) dopo Rai; b) un confronto dei livelli di Amh prima e un anno dopo Rai; c) i tassi di gravidanza nelle pazienti con cancro della tiroide che avevano ricevuto Rai rispetto a quelle con cancro della tiroide che non avevano ricevuto Rai. In totale su 36 studi ammissibili per lo screening full-text sono stati inclusi 22 studi. La maggior parte di questi ultimi aveva un disegno retrospettivo. «Irregolarità mestruali erano presenti nel primo anno dopo la RAI nel 12% e fino al 31% delle pazienti» riportano Wiek e colleghi. «Circa l’8%-16% delle donne ha manifestato amenorrea nel primo anno dopo la Rai. Le pazienti che hanno ricevuto il trattamento con Rai (dose mediana 3700 MBq[range 1.110-40.700 MBq]) ha avuto la menopausa a un’età leggermente più giovane rispetto alle donne che non hanno ricevuto il trattamento con Rai, rispettivamente a 49,5 e 51 anni (P <0,001)». L'Amh aggregato dei sette studi che riportavano le concentrazioni di Amh dopo Rai era di 1,79 ng/ml. Di questi, quattro studi hanno riportato concentrazioni di Amh prima e 1 anno dopo la Rai. La differenza media era di 1,50 ng/ml, che era significativa. «Infine», sottolineano gli autori «la meta-analisi ha mostrato che le pazienti sottoposte a Rai non avevano un rischio ridotto di rimanere incinte».«La maggior parte degli studi selezionati indica che la terapia Rai per Dtc non è associata a una diminuzione a lungo termine dei tassi di gravidanza. Tuttavia, nel primo anno subito dopo il trattamento Rai molte donne hanno avuto irregolarità nel loro ciclo mestruale e alcuni studi hanno rilevato livelli di Amh significativamente più bassi, entrambi con una possibile diminuzione della fertilità poco dopo il trattamento con I-131 per Dtc. Quindi, potrebbe essere prudente per le donne con un forte desiderio di maternità negli ultimi anni riproduttivi ricevere una consulenza sui potenziali effetti del trattamento» affermano i ricercatori. «Sono necessari studi prospettici per confermare questi risultati» concludono Wiek e colleghi, i quali ribadiscono la raccomandazione di un counselling alle pazienti sui possibili effetti dello I131 e di integrare le conoscenze odierne nella consulenza multidisciplinare. By Arturo Zenorini fonte: Endocrinologia33)

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Giovani donne nate senza un organo: l’utero

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Si fanno chiamare “le ragazze Roki”, perché sono affette dalla sindrome di Rokitansky. Persone che vorrebbero poter avere dei figli tramite la tecnica della fecondazione assistita con gestazione per altri. Se la proposta di legge Carfagna e Meloni per rendere questa pratica un “reato universale” venisse approvata, potrebbero essere punite con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro, anche nei casi di gestazione per altri conclusa all’estero, nei Paesi in cui questa è consentita da una legge dello Stato. Intanto l’Associazione Luca Coscioni, tramite l’azione dell’Avv Filomena Gallo, che negli anni tramite le aule di giustizia ha smantellato la maggior parte dei divieti inizialmente previsti dalla Legge 40 sulla Procreazione Medicalmente Assistita consentendo la nascita di migliaia di bambini, agirà per vie legali.“Con Maria Sole Giardini, una delle ragazze Roki ci stiamo preparando ad andare nei tribunali e a percorrere la via legale per far sì che, in assenza di una legge, la gestazione per altri altruistica e solidale sia autorizzata nel nostro Paese, caso per caso. La scienza ha consentito a persone con diverse patologie, o impossibilitate ad avere una gravidanza, ma fertili, di poter accedere a questa tecnica, e una legge è l’unico modo per evitare illegalità, sfruttamento e abusi. Per questo la proposta di legge che vuole rendere la gestazione per altri un reato universale, anche se praticata all’estero, è il modo sbagliato per fermare l’illegalità. Serve una legge ed è per questo che oggi siamo qui: per condannare a una voce ogni abuso dei diritti umani e per ripetere, ancora una volta, che una legge tutela più di un divieto”.

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Hi Emirates, arriva in Rai la docu-serie sul ruolo centrale delle donne negli Emirati Arabi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Roma. La seconda stagione di “Hi Dubai”, che cambia il nome in “Hi Emirates”, parla del ruolo centrale delle donne negli Emirati Arabi Uniti, e andrà in onda anche in Italia, e sui canali emiratini Abu Dhabi Tv e Dubai One a partire dal 2 dicembre, giorno della festa Nazionale degli EAU.La serie è un tributo storico dedicato alle grandi donne del passato: dalla madre alla moglie del fondatore degli E.A.U., passando per altrettante donne di rilievo provenienti da tutti e 7 gli Emirati per giungere alle donne contemporanee.A produrre la docu-serie l’italiana Benedetta Paravia, autrice, produttrice e conduttrice del format crossmediale, in onda su TV, web e inflight, che è affiancata nella nuova Stagione dalla Contessa Patrizia Landini.“Abbiamo chiesto alla RAI di valutare la messa in onda del programma durante il periodo della festa nazionale degli Emirati Arabi Uniti, quindi il 2 dicembre prossimo, come omaggio al paese che ospiterà il prossimo Expo. Una data speciale, per sottolineare gli amichevoli rapporti tra l’Italia e gli EAU”, afferma Paravia.Benedetta Paravia, in arte Princess Bee, è considerata globalmente l’ambasciatrice del mondo arabo.Nel corso degli anni è stata fautrice di molti progetti coraggiosi, come nel 2006 quando ha scritto “Angels – una canzone per la Pace” per la quale è l’unica artista al mondo ad aver ricevuto il Patrocinio dell’UNESCO “per l’importanza fondamentale per la pace e la solidarietà tra i popoli”.Questa stessa canzone ha ottenuto anche il patrocinio della Santa Sede – Commissione Giustizia e Pace e gli auspici ed una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.La canzone però fu in molti ambienti boicottata, proprio per i valori di cui è portatrice ed il video, girato negli studi di Cinecittà, è stato bannato su Youtube molteplici volte. Nel corso degli anni molte maestre delle scuole elementari e medie hanno scelto “ANGELS” per la recita di fine anno.Nel 2005, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione Superiore degli Emirati Arabi Uniti, Benedetta Paravia ha dato vita a “The Intercultural Project”, un programma educativo di formazione per studenti universitari emiratini e italiani, appositamente ideato per avvicinare le culture europea e araba in favore dello scambio interculturale e dell’integrazione.Da sempre promuove il dialogo interculturale per la comprensione delle diversità, combattendo discriminazione ed esclusione sociale.È cofondatrice e ambasciatore della Onlus A.N.G.E.L.S. – Associazione Nazionale Grandi Energie Latrici di Solidarietà, nata nel 2008 per l’assistenza sanitaria in Italia ai bambini malati provenienti da zone colpite dalla guerra ( http://www.loveangels.it ).Con la collaborazione del Governo italiano e delle autorità israeliane, nel 2008 la Paravia ha rinnovato l’orfanotrofio Al Amal di Gaza fornendo agli orfani le attrezzature di base necessarie al loro sviluppo psicomotorio.Nel 2008 ha creato un gioiello per beneficenza, chiamato “Fratellanza, figli dello stesso Padre“, che rappresenta i simboli delle 3 religioni monoteiste in ordine cronologico, per ricordare a ebrei, cristiani e musulmani la discendenza dal Patriarca Abramo.Per questo gioiello le fu espressamente chiesto da una Sceicca degli Emirati Arabi Uniti di rimuovere la stella di David in cambio di 2 milioni di dollari, ma rifiutò l’offerta, pertanto oggi la firma del trattato di Pace tra Emirati Arabi ed Israele ha per lei un significato molto profondo.Nonostante le polemiche sorte per la creazione del gioiello per la Pace, nel 2013 è stata nominata ambasciatore internazionale del Centro di Dubai Al Noor per bambini disabili (ora “per Persone Determinate”) e si è offerta volontaria raccogliendo donazioni per il centro. Nel 2017 è stata poi proposta per la nomina di Ambasciatore di Buona Volontà UNESCO per l’Italia.Dal 2018 produce la serie TV, web e inFlight “Hi Dubai” e “Hi Emirates”, dedicata alle donne del mondo arabo per spiegare in occidente come sia realmente organizzata la società di un’autentica nazione islamica come gli Emirati Arabi Uniti, paese che sta modellando la strada per una società più connessa e armoniosa.Qui Benedetta è considerata fattore chiave del “Rinascimento Globale Arabo” presentato per la prima volta nel 2019 dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al Saud, movimento che pone la donna al centro della società del mondo arabo.Una donna italiana dalle mille risorse insomma, molto amata nel mondo arabo, tanto che i suoi sostenitori hanno creato un fan club con 740.000 followers, per informare attraverso i social di tutte le attività dell’effervescente italiana.

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