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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

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Il modo di essere uomini e donne di fede

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Dalle pagine di “Cultura religiosa della Fidest”. Se partiamo dalla consapevolezza che anche nel mondo arabo vi sono popoli ed etnie che hanno una storia ed una cultura molto diverse non solo nei nostri confronti ma anche tra loro l’integralismo e il fondamentalismo che esprimono nel loro ambito potremmo meglio comprendere la loro tendenza a creare comunità separate e che si ritengono superiori agli altri fedeli islamici. D’altra parte, la fede musulmana è, di per sé, un universalismo che oltrepassa le frontiere e rimane sensibile ai grandi appelli al ritorno alle origini. È forse la percezione di quest’aspetto che sta creando nei popoli europei disagio e malessere. Non si può, a questo punto, concepire l’esistenza di uno stato dentro un altro.
I cristiani, a questo riguardo, sanno molto bene dove li ha portati l’integralismo religioso nel XVI e XVII secolo e i ricordi delle inquisizioni ancora ardono nelle loro coscienze. Allora vi era la pretesa di un primato religioso che rasentava l’arroganza e l’ignoranza. Oggi per la Chiesa cattolica c’è voluto il Concilio Vaticano II per affermare che “disegno di salvezza abbraccia anche chi riconosce il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani che professando di tenere la fede d’Abramo, adorano anch’essi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giudizio finale”.
Nel decreto “Nostra aetate” la Chiesa cattolica “considera con sincero rispetto quei modi d’agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che non raramente riflet-tono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.” Da qui emerge chiara la ricerca di valori religiosi comuni che opportunamente tralasciano altri aspetti quali lo specifico riferimento a Maometto, il Corano, né l’Islam, inteso quale essenziale nesso comunitario tra i credenti, né il pellegrinaggio alla Mecca, né la shari’ah.
D’altra parte i musulmani riconoscono Gesù come il figlio di Maria vergine, ma non come un profeta. Si venera la madre ma non si riconosce la divinità del figlio e neppure si crede del tutto che possa essere morto sulla croce. Resta l’interrogativo di fondo sul fatto che Dio, il comune Dio, permettesse che l’Islam, unica tra le grandi religioni storiche, sorgesse sei secoli dopo l’evento cristiano, tanto che alcuni tra i primi testimoni lo ritennero un’eresia cristiana, un ramo staccato dell’unico identico albero.” Che senso può avere, – si Chiede il cardinale Martini, – nel piano divino il sorgere di una religione in certo modo così vicina al cri-stianesimo, come mai nessun’altra religione storica, e, insieme, così combattiva, così capace di conquista, tanto che alcuni temono che essa possa, con la forza della sua testimonianza, fare molti proseliti in un’Europa infiacchita e senza valori?”
E’ un interrogativo che rimane aperto, sempre secondo l’illustre prelato della Chiesa di Roma. “A questa domanda, così complessa, – egli dice – non è facile dare una risposta semplice che tuttavia è in parte anticipata dalla svolta impressa da Vaticano II. Si tratta di una fede che, avendo grandi valori religiosi e morali, ha certamente aiutato centinaia di milioni d’uomini a rendere a Dio un culto onesto e sincero e insieme a praticare la giustizia. Quello della giustizia è, infatti, uno dei valori più fortemente affermati dall’Islam. O voi che credete, praticate la giustizia, dice il Corano nella Sura IV, 235: praticatela con costanza, in testimonianza di fedeltà a Dio, anche a scapito vostro, o di vostro padre, o di vostra madre, o dei vostri parenti, sia se si tratta di un ricco o di un povero perché Dio ha priorità su ambedue.” E Martini soggiunge: è la testimonianza del primato di Dio su ogni cosa e della sua esigenza di giustizia. Ci fa comprendere i valori storici che l’Islam ha portato con sé e che ancora può testimoniare nella nostra società”. (Riccardo Alfonso)

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Donne ai vertici delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Dopo il forte aumento seguito alla piena attuazione della legge 120/2011 sulle quote di genere, che ha portato per la prima volta nel 2017 il numero delle donne nei board delle società quotate a essere maggiore di un terzo rispetto al totale dei membri, nel 2019 la crescita ha subito un rallentamento, mostrando solo due unità in più rispetto al 2018. Il bilancio è comunque più che positivo, con un incremento delle donne nei CdA delle società quotate alla Borsa di Milano da 170 nel 2008, il 5,9%, alle 811 di oggi, il 36,3%, mentre nei collegi sindacali si è passati dal 13,4% del 2012 al 41,6% del 2019, con 475 sindaci donne. È una delle evidenze messe in luce dal primo Rapporto Cerved-Fondazione Marisa Bellisario 2020 sulle donne ai vertici delle imprese, realizzato in collaborazione con l’Inps, che analizza l’impatto sulle aziende italiane della legge Golfo-Mosca anche rispetto ad altre dimensioni del gender gap.L’Italia è il 76° Paese per disparità di genere sui 149 censiti dal World Economic Forum. Secondo l’indice costruito dal World Economic Forum, l’Italia è il 76° Paese per disparità di genere sui 149 censiti, agli ultimi posti tra gli Stati più avanzati. Rispetto al 2006 ha guadagnato una posizione grazie all’introduzione delle quote di genere nella composizione delle liste elettorali, ma negli altri ambiti ha evidenziato chiari peggioramenti: ad esempio, per quanto riguarda le opportunità economiche è scivolato al 117° posto, con performance particolarmente negative in termini di parità salariale In Italia è occupato il 56,2% delle donne tra i 15 e 64 anni contro il 75,1% degli uomini, una percentuale che risulta tra le più basse all’interno dei 37 Paesi censiti da Eurostat. Peggio di noi, solo Macedonia e Turchia. Un gap che si riduce ma non si annulla con il diminuire delle fasce di età, dunque non dipende da ragioni generazionali. Dei 10 milioni di donne occupate, il 54,2% è al Nord, il 23,3% al Sud e il 22,5% al Centro. Quanto al profilo professionale, i dati Istat chiariscono bene il divario di genere: tra i quadri la percentuale di donne è del 45%, mentre precipita al 31,9% tra i dirigenti. Anche il gender gap salariale in Italia continua a essere molto elevato: in base ai dati di Job Pricing, la disparità di retribuzioni tra uomini e donne è in media del 10,2% e risulta maggiore nelle mansioni di impiegato (-9,6%) e operaio (-10,6%), si assottiglia per i quadri (-4,3%) per poi ritornare alto tra i dirigenti (-9%).
Tornando alla presenza femminile negli organi amministrativi e di controllo delle società quotate, risulta più giovane degli omologhi maschi: nei CdA, l’età media delle donne tra gli Amministratori è di 53 anni (59 gli uomini), tra gli Amministratori Delegati 55 (57 gli uomini), tra i Presidenti 60 (contro 63). Situazione analoga nei collegi sindacali, in cui le donne hanno mediamente 52 anni contro i 57 degli uomini (54 contro 58 se sono Presidenti). Inoltre, le donne presenti nei board hanno più frequentemente cariche in altre società quotate: il 21,7% ne possiede almeno un’altra (l’11% tra gli uomini), probabilmente perché sono poche quelle a poter vantare un’esperienza in un CdA. In termini assoluti, sono 88 le donne che siedono almeno in un altro board (il 13,8% contro l’8,8% degli uomini).Passando alle società a controllo pubblico, secondo i dati che Cerved elabora per il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal 2014 al 2019, cioè dopo l’entrata in vigore del D.P.R. 251/2012, la presenza delle donne nei Consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali è aumentato di quasi 3.000 unità (da 2.180 a quasi 5.000) passando dal 14,3% al 32,5%, ma senza superare la quota di un terzo. Nello stesso periodo, gli uomini ai vertici degli organi collegiali sono scesi da 19.000 a 10.000.
È fortemente aumentato (da 1.153 nel 2014 a 1.533 nel 2019) anche il numero di controllate pubbliche con Amministratore unico, che non hanno obblighi di parità di genere: le donne che ricoprono la carica di Amministratori sono ugualmente cresciute, ma non certo con lo stesso ritmo, passando da 103 a 193 negli ultimi due anni, cioè dall’8,5% ad appena il 12,6%.
I dati territoriali indicano un’ampia variabilità nella presenza di donne nei board delle quotate pubbliche, con quote che vanno dal 36,5% in Umbria al 9,5% in Basilicata. Più in generale, le regioni del Sud, e in particolare Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata, sono ancora molto lontane dalla soglia minima, anche se ovunque, tranne Basilicata e Calabria, è aumentata la quota di donne rispetto al 2014.
Nelle grandi aziende non obbligate, più donne nel board, ma ancora pochi Amministratori Delegati
Nella grande maggioranza delle imprese, dove non ci sono norme specifiche sulla parità di genere, la presenza femminile nei Consigli d’amministrazione cresce lentamente e riflette il ricambio generazionale. La percentuale aumenta nelle società con Amministratore unico (dal 10,8% al 12,7% tra 2012 e 2019) e in quelle che hanno un board collegiale (dal 14,4% al 17,9%), ma rimane ben al di sotto della soglia di un terzo. La presenza di donne tra gli Amministratori cresce al diminuire della fascia di età considerata: 13% tra chi ha più di 55 anni, 18% nella fascia 45-54 anni, 22% in quella 35-44 anni, fino al 27% per gli under 35.Un più equa rappresentanza di donne nei CdA non basta da sola a ridurre i differenziali di genere. Dunque, le “quote” non hanno favorito la presenza femminile né tra le posizioni apicali delle aziende né tra le occupazioni a più elevato reddito: una più equa rappresentanza di donne nei CdA dell’imprese è sicuramente desiderabile, ma da sola non è sufficiente a ridurre i differenziali di genere.

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Al via evento planetario contro la violenza alle donne “One Billion Rising”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Roma sabato 15 febbraio alle ore 15.00 in Piazza San Silvestro, con la coreografia ufficiale di One Billion Rising, reading e performance (per informazioni sugli eventi in tutta Italia https://www.facebook.com/obritalia/) si svolgerà la manifestazione patrocinata dal Municipio Roma. Hanno aderito all’iniziativa, in un impegno comune di ascolto, lotta, resistenza e solidarietà intese come modo di vivere, Amnesty International Italia, AMREF, Osservatorio pari opportunità Politiche di Genere AUSER, Differenza Donna ONG, Assist Associazione Nazionale Atlete, Rebel Network, Snoq San Donà. “One Billion Rising”. Oltre 1 miliardo di persone si daranno appuntamento nelle piazze di tutto il mondo per difendere i diritti delle donne. L’importante appuntamento, con il coinvolgimento di numerosi artisti ed attivisti, unirà narrazione, danza e movimento, per dare un messaggio universale contro la violenza maschile sulle donne. In Italia sono oltre 50 gli eventi in programma. (by christian flammia)

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Salute: emicrania, le donne ne soffrono di più, ma si curano di meno

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Quasi l’80% dei pazienti che soffrono di emicrania è costituito da donne, il 18,3% da uomini. L’esordio della malattia si registra in media a 21,4 anni di età per le donne contro i 26,1 anni degli uomini. La patologia si manifesta in maniera precoce, cioè prima dei 18 anni, per il 42,1% delle pazienti donne, rispetto al 26% degli emicranici uomini. È quanto emerge dalla ricerca «Vivere con l’emicrania» realizzata dal Censis con la sponsorizzazione di Eli Lilly, Novartis e Teva. Grazie alla collaborazione delle Società scientifiche che si occupano di emicrania e cefalea a grappolo e delle Associazioni dei pazienti è stato possibile interpellare un campione di 695 pazienti dai 18 ai 65 anni con diagnosi di emicrania ed è stato realizzato anche un focus sui pazienti colpiti da cefalea a grappolo, una forma non frequente di cefalea primaria particolarmente dolorosa.Le donne si trascurano e dilatano i tempi della diagnosi. L’emicrania è una patologia che tende ad essere trascurata e riconosciuta con ritardo. Il 58,9% dei pazienti si rivolge al medico entro un anno dalla comparsa dei primi sintomi (il 55,9% delle donne contro il 73,2% degli uomini), ma il 20,7% aspetta più di cinque anni. Sono le femmine a indugiare di più (il 23,3% contro il 9,4% dei maschi). Il tempo medio per arrivare a una diagnosi è di 7,1 anni: 7,8 anni per le donne, solo 4,1 anni per gli uomini. La patologia rimane quindi in molti casi non diagnosticata per molto tempo: il 28,1% dei pazienti ha avuto la diagnosi entro un anno dai primi sintomi, il 30,5% ha dovuto aspettare tra due e cinque anni, il 23,4% più di dieci anni.Una patologia dolorosa e penalizzante. La malattia appare più debilitante per le donne colpite, che definiscono «scadente» il proprio stato di salute nel 34,1% dei casi (contro il 15% degli uomini). Il 36,3% delle donne colpite soffre di emicrania cronica, cioè con più di 14 giornate di emicrania al mese (per gli uomini il dato scende al 29,9%). E il 47,9% delle donne soffre contemporaneamente di altre patologie (contro il 33,9% degli uomini). La durata media per singolo attacco, se non debitamente trattato, nel 46% dei casi è pari a 24-48 ore e nel 34% dura più di 48 ore. Sono le donne a lamentare gli attacchi più lunghi, con il 39,2% che soffre di attacchi che superano le 48 ore contro l’11,8% degli uomini. Si tratta di una patologia che impatta fortemente sulle attività quotidiane, in misura maggiore per le pazienti femmine. L’aspetto più penalizzante è considerato il dolore (per l’81,7% delle donne e il 72,4% degli uomini), seguito da stanchezza ed energie ridotte (rispettivamente per il 50,3% e il 44,1%). Sempre le femmine lamentano una riduzione delle attività sociali in misura maggiore rispetto ai maschi (il 42,9% contro il 21,3%) e a causa del mal di testa hanno più problemi di vario tipo: sul lavoro, il 39,7% delle donne, nello svolgimento dei propri compiti familiari e domestici, il 36,3%, ad occuparsi dei figli, il 18,7% (contro rispettivamente il 26,8%, il 18,1% e il 7,9% degli uomini). Il condizionamento esistenziale può essere ancora più penalizzante per coloro i cui sintomi si manifestano più precocemente: il tempo medio per arrivare a una diagnosi in questi casi è in media di 11,5 anni. Inoltre, chi ha avuto un esordio precoce (cioè prima dei 17 anni) descrive in misura maggiore un impatto negativo sul lavoro (il 43,9%, contro il 27,6% di chi aveva oltre 30 anni). Lo stesso vale per l’impatto negativo sulle attività sociali, citato dal 42,8% dei primi contro il 32,7% dei secondi.Questi sono i principali risultati contenuti nel volume «Vivere con l’emicrania», presentato oggi a Roma da Ketty Vaccaro, Responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis, e discusso da Paola Boldrini, Membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Maria Teresa Bressi, Coordinamento nazionale Associazioni malati cronici di Cittadinanza Attiva, Gianluca Coppola, Neurologo Ricercatore dell’Università Sapienza di Roma, Cherubino Di Lorenzo, Neurologo Centro Irccs-Fondazione Don Gnocchi, Alessandro Giua, Vice Presidente di Ouch Italia, Lara Merighi, Coordinatrice Al.Ce. Group Italia, Maria Rizzotti, Membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Pierpaolo Sileri, Viceministro del Ministero della Salute.

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Donne con fegato grasso più a rischio di ictus cerebrale e di infarto

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2019

Numerosi studi di popolazione, sia in Europa che negli USA, hanno dimostrato che il sesso femminile (probabilmente a causa del differente assetto ormonale) è protettivo, rispetto al sesso maschile, nei confronti delle malattie cardiovascolari come l’infarto o l’ictus. Questi dati sono così forti per cui il sesso femminile è considerato un fattore protettivo quando valutiamo il rischio di questi eventi nella pratica clinica ambulatoriale, insieme all’età, alla pressione arteriosa, ai livelli di colesterolo ed all’abitudine al fumo che sono invece fattori sfavorevoli. La steatosi epatica non alcolica – o fegato grasso (NAFLD) – è definita dall’accumulo eccessivo di grasso nel fegato in soggetti che non abusano di alcol. Data la sua associazione con componenti della sindrome metabolica come l’obesità, il diabete, le dislipidemie e l’ipertensione arteriosa, la NAFLD è attualmente la più comune causa di danno epatico cronico e può evolvere verso la cirrosi epatica ed il carcinoma epatocellulare. Studi degli ultimi 5-6 anni hanno però dimostrato che la NAFLD non è solo associata alle componenti della sindrome metabolica, ma anzi può contribuire alla genesi della sindrome metabolica stessa e può rappresentare un fattore di rischio per l’insorgenza del diabete. Non deve quindi sorprendere che le principali cause di mortalità nei pazienti con NAFLD siano rappresentate dalle CVD.Studi recenti hanno quindi valutato se il sesso rimane un fattore protettivo nei confronti di infarto ed ictus nelle donne con fegato grasso. Negli USA esistono sistemi informatici che raccolgono i dati clinici di larghe fasce della popolazione e quindi sono stati valutati tutti gli individui adulti nella contea di Olmsted, in Minnesota. I pazienti con steatosi epatica (83.869) sono stati confrontati con una popolazione, analoga per età e sesso, di soggetti senza NAFLD (15.209). In questi due gruppi è stata quindi valutata l’incidenza di infarto del miocardio, angina ed ictus nei sette anni successivi di valutazione. Questa valutazione su una fascia così ampia di popolazione ha confermato che, nella popolazione generale, infarto del miocardio ed ictus sono ridotti nella popolazione femminile rispetto a quella maschile. Quando invece consideriamo i soggetti con fegato grasso, l’incidenza di eventi ischemici cardiovascolari nei pazienti con NAFLD è risultata essere simile negli uomini e nelle donne. Quindi la presenza del fegato grasso fa perdere alle donne l’effetto protettivo del sesso nei confronti delle malattie cardiovascolari. Di conseguenza, le donne con fegato grasso sono affette da malattie cardiovascolari in età più giovane rispetto a donne senza steatosi epatica, aumentando in modo drammatico l’età cardiovascolare di questi soggetti di ben 18 anni, raddoppiando il rischio di infarto e/o ictus nelle donne giovani o di mezza età con fegato grasso. Al contrario, le differenze tra soggetti con o senza fegato grasso sono assenti o marcatamente ridotte nel sesso maschile. Questo studio dimostra quindi che le donne con fegato grasso hanno un rischio di infarto o ictus paragonabile a quello degli uomini, osservazione spiegabile con le alterazioni metaboliche nelle donne con NAFLD che annullano l’effetto protettivo degli ormoni sessuali femminili. Quindi questi dati e questo studio dovrebbero influenzare da subito la pratica clinica quotidiana identificando quindi quelle donne con fegato grasso a rischio precoce di infarto e/o ictus, spingendo il medico di base a convincere la paziente sulla necessità di modificare lo stile di vita (attività fisica, aderenza alla dieta mediterranea, astensione dal fumo e dall’eccesso di alcolici) ed eventualmente ad iniziare terapia con statine ed aspirina a basso dosaggio per la prevenzione di infarto ed ictus. Secondo il presidente della Sige professor Domenico Alvaro “sono ormai consolidate le evidenze che dimostrano come il Fegato grasso rappresenti una variabile predittiva di rischio di malattie cardiovascolari, di sindrome metabolica e di rischio oncologico. Pertanto quando in un paz. viene scoperta la presenza di steatosi epatica, dovrebbero essere messe in atto tutte le misure per una adeguata e globale valutazione dello stato di salute del paz. oltre che misure dietetiche e comportamentali (esercizio fisico che riducono il rischio) atte a ridurre i rischi”.

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In scena: “Doc – Donne di origine controllata”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Roma Sabato 7 dicembre ore 21 – domenica 8 dicembre ore 18 Teatro Palladium Piazza Bartolomeo Romano, 8 Biglietto: intero 20 euro; ridotto 15 Di Valter Lupo, Gianluca Giugliarelli, Francesca Reggiani e Linda Brunetta. Un nuovo show, anzi uno dei pochi ‘oneman show al femminile’: Francesca Reggiani è la protagonista di “Doc – Donne di origine controllata”, in scena sabato 7 e domenica 8 dicembre al Teatro Palladium di Roma nell’ambito del Festival Flautissimo, giunto quest’anno alla sua ventunesima edizione. Più che uno spettacolo, un vero manuale di sopravvivenza al caos. Non esiste più la strada sicura, il posto fisso, la via retta. Oggi si procede per sbandamenti. Rimbalziamo tra vero e falso, tra realtà e reality, tra innovazione e tradizione. Con la sensazione di essere le palline di una partita a flipper giocata da altri. Non doveva andare cosi! E dunque non ci restano che due opzioni. Piangersi addosso. Farci sopra della satira. La Reggiani, naturalmente, sceglie la seconda. Affila le armi che le sono proprie per costruire uno spettacolo che procede per frammenti. Monologhi sull’attualità (le pari opportunità, il corpo della donna, la politica, gli influencer), parodie di personaggi famosi (Giorgia Meloni, Chiara Ferragni), contributi video che fanno il verso a programmi televisivi (Chi l’ha visto con Federica Sciarelli) e jingle pubblicitari. Un procedere sincopato, a strappi, per comporre un puzzle dove tutto si tiene, dove mondi apparentemente inconciliabili finiscono per parlare tra loro.http://teatropalladium.uniroma3.it/

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Per porre fine alla violenza contro le donne

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

I deputati europei chiedono a tutti gli Stati membri di aderire alla Convenzione di Istanbul e di ratificarla.Nella risoluzione non legislativa, adottata giovedì con 500 voti favorevoli, 91 contrari e 50 astensioni, si invita il Consiglio a concludere con urgenza la ratifica da parte dell’UE della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, nota anche come Convenzione di Istanbul, e si esortano i sette Stati membri che l’hanno firmata, ma non ancora ratificata, a farlo senza indugio.I deputati condannano gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni paesi, che si basano su un’interpretazione errata e su una presentazione non corretta del suo contenuto al pubblico.Chiedono inoltre alla Commissione di aggiungere la lotta alla violenza di genere come priorità nella prossima strategia europea sul genere e di presentare un atto giuridico che affronti tutte le forme di violenza di genere, comprese le molestie online e la violenza informatica. Chiedono infine che la violenza contro le donne sia inclusa nel catalogo dei reati riconosciuti dall’UE. Tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia attuata e applicata correttamente, assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti. È particolarmente essenziale fornire una formazione adeguata a tutti i professionisti che si occupano delle vittime (magistrati, medici, funzionari di polizia). Il PE ribadisce la sua posizione a favore di uno stanziamento specifico di 193,6 milioni di euro per azioni di prevenzione e lotta alla violenza di genere nell’ambito del programma Diritti e Valori.

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Le donne, la maternità e il lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 ottobre 2019

“I dati diffusi oggi dall’Istat sull’occupazione femminile rappresentano l’ulteriore conferma degli ostacoli insormontabili che le donne e in particolare le mamme, nel nostro Paese, si trovano ad affrontare quotidianamente. Le donne con figli sempre più spesso devono rinunciare a lavorare a causa degli impegni familiari e una scarsa rete di servizi per la prima infanzia aggrava il quadro”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.
In Italia, sottolinea Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – tra le donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni, più di 4 su 10 non hanno un lavoro, mentre più del 40% delle madri con almeno un figlio preferisce il part-time pur di continuare a mantenere un’occupazione[1]. Dati che si inseriscono in un contesto di denatalità ai minimi storici (meno di 440 mila nascite nel 2018) e aggravato dall’impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia.“Ề fondamentale che il nuovo Governo dia seguito agli impegni annunciati in favore delle famiglie, investendo risorse adeguate per aumentare l’offerta degli asili e per favorire la conciliazione di entrambi i genitori tra lavoro e vita privata così come indicato dall’Europa. C’è bisogno di una vera politica di sostegno alla genitorialità sul medio e lungo termine”, ha concluso Raffaela Milano.

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Donne: incontinenza urinaria e prolasso genitale

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Una donna su quattro dopo la menopausa soffre di problemi uroginecologici che vanno dall’incontinenza urinaria al prolasso genitale. A fare il punto sull’argomento è il professor Rodolfo Milani dell’Uroginecologia del Centro Medico Lazzaro Spallanzani di Reggio Emilia, che in occasione del Corso di alta formazione “Le disfunzioni del pavimento pelvico, diagnosi e trattamento ”, che si terrà presso il centro medico il giorno 21 settembre , spiega come entrambe le patologie, spesso associate, possono essere risolte definitivamente con avanzate tecniche di restyling urogenitale. Dice il professore: “Sono circa 5milioni in Italia le donne interessate ma solo il 25% di loro, vincendo imbarazzo e pudore, chiede aiuto al medico, le altre si rassegnano ai pannolini peggiorando, i disturbi e devastando la qualità di vita con ansia, depressione, tendenza a isolarsi per il timore di improvvise perdite di urina, e nel caso del prolasso perdite vaginali e sanguinamenti, e questo incide pesantemente sui rapporti sociali, sull’intesa di coppia e sulla sessualità”. Il prolasso e l’incontinenza colpiscono maggiormente donne in età sopra 50 anni ma si riscontrano anche nelle più giovani. Si tratta di disturbi sempre più diffusi e in aumento ma che restano un tabù. Moltissime donne subiscono queste malattie per anni perché non sanno che ora esistono efficaci soluzioni come farmaci mirati, infiltrazioni di botulino, la rieducazione perineale e la nuova chirurgia uroginecologica.
Prolasso e incontinenza sono diretta conseguenza di gravidanze e parti – il 30% delle donne riporta un danno pelvico già al primo parto. Altre concause sono la menopausa, sovrappeso, obesità, tosse cronica, fumo, stipsi, attività pesanti e sportive ed esiti di chirurgia pelvica. Le soluzioni per l’incontinenza urinaria. “Le metodiche di restyling per l’incontinenza urinaria da sforzo”, spiega il professor Milani, “prevedono l’applicazione per via vaginale di una sling, una retina in polipropilene che posta sotto all’uretra ripristina la normale continenza. Le retine non agiscono solo da supporto ma intervengono anche nei processi di riparazione biologica che favorisce la cicatrizzazione ottimale dei tessuti. I vantaggi rispetto ai vecchi interventi invasivi, che richiedevano incisione addominale, anestesia generale, ricovero e convalescenze prolungate, sono l’efficacia, la brevità degli interventi (circa 20 – 30 minuti in day hospital con anestesia locale o locoregionale) e recupero con ritorno alle normali attività entro una settimana. L’incontinenza urinaria consiste nell’emissione involontaria di urina e si distingue in due forme: da sforzo (IUS), quando un colpo di tosse, una risata o il sollevare una borsa o un esercizio fisico causano fughe di urina; da urgenza o da sindrome della vescica iperattiva, dovuta a contrazioni involontarie della vescica e caratterizzata da un improvviso e irrefrenabile bisogno di urinare più volte durante il giorno e la notte.
Le soluzioni per il prolasso “Il prolasso genitale”, prosegue Milani, “consiste nell’abbassamento dalla sede naturale e talvolta fuori dall’introito vaginale di una o più strutture pelviche – utero, vescica e retto – e spesso si associa all’incontinenza urinaria. Il restyling del prolasso si basa su sofisticate tecniche di chirurgia vaginale in grado di effettuare una minuziosa e millimetrica ricostruzione del pavimento pelvico con le sue strutture fasciali preesistenti. Questo intervento consente di non asportare sempre l’utero quando è sano e si può effettuare in anestesia spinale, il che consente una rapida ripresa.La guarigione dall’incontinenza migliora la sessualità, il desiderio e la soddisfazione della donna e del suo partner “Particolarmente critiche”, precisa Milani, “sono le conseguenze sulla sessualità di questi disturbi. Secondo studi clinici il mancato controllo della vescica e la perdita di urina durante l’attività sessuale di coppia abbattono il desiderio fino a evitare una relazione sentimentale. Le pazienti trattate chirurgicamente riferiscono un miglioramento della funzione sessuale, in particolare del desiderio e della soddisfazione. L’incontinenza urinaria e il prolasso genitale ”, ricorda ancora Milani, “rimangono patologie nascoste a causa di una scarsa informazione alle pazienti, che possono invece risolvere definitivamente questi problemi come dimostrano i risultati della nuova chirurgia mininvasiva, facendo ritrovare alla donna la sua integrità fisica e soprattutto la sua femminilità”.

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Le donne nel mondo del lavoro si formano più degli uomini

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Sono stati oltre 62.300 (39%), negli ultimi dieci anni, i lavoratori donna coinvolti in progetti di formazione finanziati da FondItalia, Fondo Paritetico lnterprofessionale Nazionale per la Formazione Continua che valuta, approva e finanzia progetti e programmi a supporto della formazione dei lavoratori. “Negli ultimi anni – sottolinea Francesco Franco, Presidente di FondItalia – abbiamo assistito ad importanti passi avanti sulla questione della parità di genere anche a fronte di un dibattito pubblico acceso e ricorrente. Aumenta il numero delle imprese guidate da donne e aumenta il numero di lavoratori donna coinvolti in attività di formazione continua: nel 2010, quando FondItalia ha iniziato la sua attività, erano appena 92 contro le 58.462 formate al 2018. E anche nella fase precedente all’entrata nel mondo del lavoro, le donne confermano una particolare attenzione alla formazione in cui vedono una reale opportunità di crescita professionale.” Dai dati raccolti negli ultimi 10 anni di attività emerge, inoltre, che la regione con il maggior numero di lavoratori donna coinvolti è la Lombardia (13.428), seguita dalla Puglia (10.268) e dal Lazio (8.367) e che per il 43% si tratta di lavoratori donna in possesso di un Diploma di scuola media superiore, mentre un buon 23% ha conseguito la Laurea e una successiva Specializzazione. Dato in controtendenza rispetto alla controparte maschile, dove si registra un 43% di lavoratori uomini in possesso di Licenza media, seguito da un 35% in possesso di Diploma di scuola media superiore e da solo un 8% che ha conseguito la Laurea.
La fascia di età preponderante è quella compresa tra i 35 e i 44 anni (30%), cui segue quella fra i 45 e i 49 anni (15%). Dati che ricalcano, in questo caso, i trend della controparte maschile rappresentata anch’essa per la maggior parte da lavoratori compresi nelle stesse fasce di età (fascia 35-44 al 29%; fascia 45-49 al 15%). In particolare, il progetto che ha coinvolto più donne, si è svolto presso una Casa di Cura Polispecialistica con reparti riservati alla degenza, lungodegenza, day hospital e servizi ambulatoriali in Emilia-Romagna. Il progetto, che ha riguardato 791 lavoratori, di cui il 73 % donne e il 27% uomini, si è focalizzato su un’azione di miglioramento dei servizi e dei processi aziendali volta a sviluppare un’azione continua di miglioramento dei servizi e dei processi aziendali, mirata alla soddisfazione del cliente, alla sicurezza dell’operatore e del paziente e all’appropriatezza del setting di cura, al fine di garantire prestazioni eccellenti, ottimizzando le risorse disponibili, aumentando il grado di autonomia del personale, migliorando il rapporto e le relazioni, e potenziando la sinergia all’interno del team.
Tra gli interlocutori che hanno costruito nel tempo un percorso di formazione dedicato alle loro persone, spicca la Lega del Filo d’Oro, Onlus impegnata nella riabilitazione e nel reinserimento in famiglia e nella società di persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.

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Al via servizio del Campidoglio in favore di donne vittime e figli minorenni

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Roma. E’ stato aggiudicato per 12 mesi il servizio di accoglienza in favore di 24 vittime di tratta e sfruttamento sessuale. Obiettivo: tutelare le donne inserite nei piani di protezione e inclusione per le vittime di circuiti criminali accolte nelle strutture protette di Roma Capitale, offrendo uno “spazio protetto” e, nel contempo, assicurare collaborazione agli organi di Sicurezza e di Magistratura.Le donne, in prevalenza immigrate comunitarie ed extracomunitarie, dovranno manifestare l’intenzione ad un percorso individualizzato. Saranno accolte in strutture suddivise in due lotti (12 posti ciascuno), in grado di ospitare anche i figli di minore età, gestanti o minorenni: in casa famiglia (6 posti) o avviate a programmi di semi autonomia (6) disponibili per le donne già in struttura e per le ospiti del sistema antitratta nazionale, che siano abbastanza autonome da proseguire il percorso senza dover contare sulla presenza continuativa degli operatori.
La casa famiglia sarà attiva h24 con 7 operatori qualificati coordinati da un responsabile specializzato, 365 giorni all’anno. Garantirà accoglienza immediata nelle 24 ore, qualora ci siano posti disponibili, a seguito di richiesta delle Forze dell’ordine. Operativi anche i mediatori culturali. Tra gli obiettivi: protezione e assistenza; formazione professionale e inserimento lavorativo; sostegno al recupero delle condizioni psicofisiche e alla scelta di emancipazione; comprensione interetnica e integrazione culturale. Obiettivi dei programmi di semi autonomia: consolidamento dell’autogestione; recupero di rapporti personali rilevanti; sostegno all’accantonamento economico, all’autonomia alloggiativa e al percorso di conversione del permesso di soggiorno.
Il servizio “Roxanne” che presidia i servizi di sensibilizzazione, contrasto e sostegno nella duplice dimensione sociale e di riduzione del danno, può prorogare il soggiorno delle donne (massimo 18 mesi) nella struttura protetta. Ciò tenendo conto dell’evoluzione del percorso e di eventuali ulteriori esigenze di protezione. “Un servizio innestato in un sistema preesistente già articolato”, sottolinea l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Laura Baldassarre. “La tratta di essere umani, di bambini e donne, specie per sfruttamento sessuale è un fenomeno che una comunità solidale deve affrontare con coraggio e preparazione. Mettiamo professionisti a disposizione delle donne, coinvolgendole in un piano personalizzato in cui siano sempre attive. Noi le affianchiamo e le sosteniamo, ma la loro scelta è fondamentale per uscire dal circuito criminale”.

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“La mia TV per parlare di Donne negli Emirati Arabi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

Roma Sabato 6 luglio ore 10:00 – Palazzo Dama – Lungotevere Arnaldo da Brescia, 2 nell’ambito del Calendario IN TOWN di Altaroma, Benedetta Paravia, avrà il piacere d’incontrare gli organi di stampa, in un appuntamento esclusivo patrocinato dalla FIDAPA BPW ITALY Sezione Roma.Nell’incontro sarà presentata la nuova serie del format crossmediale televisivo, web e inflight dal titolo “Hi Emirates” che sarà trasmessa in occasione della Festa Nazionale sui Canali Abu Dhabi TV e Dubai One in prima serata (la nostra Rai Uno) e andrà ad evidenziare lo spirito di Tolleranza di tutti e sette gli Emirati Arabi Uniti, un Paese da lei definito “una comunità per le comunità”.Benedetta Paravia, aka Princess Bee, esperta italiana di relazioni internazionali arriva a Roma reduce dal successo “Hi Dubai” docu-reality tutto al femminile di lifestyle, cultura, sport, social e tolleranza, del quale è ideatrice, produttrice e conduttrice, per il quale il Governo della “City of Superlatives” questo il soprannome di Dubai, le ha concesso la produzione, seguita dalla messa in onda in TV e sui Canali Web di informazione, quali Dubai Post e Emirates 24/7, nonché la visione su tutti i voli Emirates Airline, circa 60 milioni di passeggeri all’anno, con sottotitoli in inglese ed arabo.
Le donne protagoniste della nuova serie “Hi Emirates” sono 35 in tutto, tra le quali: la Sceicca Dottoressa Hind al Qassimi; la filantropa emiratina Thoraya Al Awadhi; la Dottoressa Mouza che combatte quotidianamente il cancro al seno alle sue pazienti; la pattinatrice emiratina Zahra Lari (che si è battuta per l’accettazione del velo sul capo durante le gare internazionali, come simbolo di rispetto reciproco tra le comunità diverse); la giovane cavallerizza italiana Costanza Laliscia campionessa nel mondo dell’Endurance ma anche alcune imprenditrici di spicco di Dubai Business Council dell’Emirates Business Council, con rappresentanti delle varie comunità religiose attive nella vita sociale e solidale degli Emirati Arabi Uniti; la modella imprenditrice Ludmilla Voronkina in Bozzetti; l’imprenditrice ed influencer italiana Silvia Vianello (tra le 100 donne di Forbes Italia), la campionessa di tiro Yasmine Tahlak; le figlie di vari Rulers coloro che amministrano gli Emirati, uno per ogni Emirato (sono 7 in tutto); membri delle famiglie reali emiratine (madri, sorelle, figlie o mogli) una per ogni episodio. Le donne partecipanti, che siano vip veterane o giovanissime contemporanee, rappresentano mondi diversi che convergono nello spirito di pluralismo sociale degli Emirati Arabi Uniti, che offre dignità e rispetto alle varie popolazioni pur diverse. Le storie di positività che raccontano queste donne rappresentano un percorso sostenuto da tanta forza che è la chiave per raggiungere e superare ogni difficoltà ed arrivare al successo.La sigla del programma è la canzone Emaraat scritta ed interpretata da Benedetta con lo pseudonimo Princess Bee con il cantante Emiratino Harbi Alamri. Le musiche del programma sono di Alberto Laurenti.Benedetta è anche una convinta filantropa: co-fondatrice e ambasciatore della onlus A.N.G.E.L.S. – Associazione Nazionale Giovani Energie Latrici di Solidarietà, per l’assistenza medica dei bambini malati dalle aree colpite dalla guerra. È l’unica artista al mondo che ha ricevuto il Patrocinio dell’UNESCO per aver scritto “Angels – una canzone per la pace” per importanza fondamentale per la pace e la solidarietà tra le popolazioni.
Il 2019 è l’anno della ”Tolleranza” negli Emirati Arabi Uniti (un paese limitrofo all’Arabia Saudita) l’unico Paese al mondo che vanta un Ministero per la Tolleranza per far sì che ogni individuo si senta il benvenuto tra le 280 nazionalità presenti sul territorio. Durante la prima e storica recente visita del Santo Padre negli Emirati Arabi, Benedetta Paravia figurava tra gli Ambasciatori di Pace, ospite d’onore dello straordinario evento.

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NEVER GIVE UP. La forza delle donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

Torino Venerdì 21 giugno 2019, ore 18 MagazziniOz, via Giovanni Giolitti 19/A,Con Francesca Pieri e Francesca Bolino A partire da Bianca (DeA Planeta) Il mondo è pieno di donne che ce la fanno. A sconfiggere mostri, a non fermarsi, a resistere e andare avanti nonostante tutto. Sono risolute, forti, bellissime. Sono quelle che riescono a trasformare il negativo in positivo, le difficoltà in occasioni nuove. Sono fragili, come tutti, ma determinate come pochi. La forza è la loro arma segreta. Nell’edizione 2019 di Never Give Up, la indaghiamo insieme a quattro donne, a partire dalle storie, esemplari, che hanno raccontato. Gli incontri sono organizzati da Fondazione Circolo dei lettori e MagazziniOz (via Giovanni Giolitti 19/A, Torino), sede anche degli incontri, a giugno e luglio 2019.Gli appuntamenti proseguono martedì 25 giugno, ore 18.30 con Francesca Pieri, a partire dal suo Bianca (DeAPlaneta), in dialogo con Francesca Bolino. È più facile affrontare le sofferenze del mondo in due. Due donne, due amiche che riescono a resistere alle onde di un destino crudele. Conosciute da adulte, incinte insieme, solo una diventa mamma. Ed è in quel momento di dolore assoluto che hanno la forza di rimanere umane, vicine.
Francesca Pieri ha studiato Lettere all’Università La Sapienza e si è specializzata alla LUISS in Management della cultura. Ha lavorato da subito in ambito editoriale, prima nell’organizzazione di grandi eventi, poi come ufficio stampa, ruolo che riveste da oltre dieci anni. Nel 2015 è iniziata la collaborazione con l’editore Donzelli, dove si occupa di comunicazione e pubbliche relazioni. Bianca è il suo esordio, di ispirazione autobiografica.

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Ossa di porcellana per 200.000 donne di Abruzzo e Molise

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Pescara. L’osteoporosi non risparmia nemmeno Abruzzo e Molise: si stima che nelle due Regioni almeno 200.000 donne over 60 soffrano di fragilità ossea con aumento del rischio di fratture. “Se non trattata, l’osteoporosi rende le tue ossa fragili come porcellana” è il claim della campagna Il Piatto Forte che, giunta alla terza edizione, toccherà dal 24 al 29 giugno le principali città di Abruzzo e Molise, con un tour nelle piazze di screening e sensibilizzazione sul rischio fratture da fragilità. L’iniziativa è promossa da FIRMO – Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie dell’Osso in partnership con Amgen, Echolight, Senior Italia con il patrocinio di Regione Abruzzo, Regione Molise e della SIMG.
L’obiettivo è duplice, da una parte accrescere il grado di conoscenza su questa patologia silenziosa e sottodiagnosticata, dall’altra sensibilizzare la popolazione sulle fratture da fragilità che oggi possono essere evitate attraverso un’adeguata prevenzione fatta di semplici regole: alimentazione corretta, attività fisica regolare e, se serve, un trattamento farmacologico tempestivo.
L’iniziativa vedrà eventi di uno-due giorni nelle piazze delle principali città abruzzesi e molisane, dove saranno collocati un gazebo e un camper che coinvolgeranno la popolazione in diverse attività: informazione e prevenzione, grazie alla presenza di medici specialisti e nutrizionisti che risponderanno alle domande dei cittadini e alla distribuzione di materiale educazionale; screening, mediante la compilazione di un questionario e con la valutazione gratuita del rischio di frattura attraverso la misurazione della densità minerale ossea da parte di personale specializzato. A bordo del camper sarà utilizzato l’innovativo dispositivo EchoS (sviluppato da Echolight), il primo sistema per la diagnosi precoce dell’osteoporosi attraverso un semplice esame ecografico, rapido e accurato e senza l’utilizzo di radiazioni ionizzanti.
L’osteoporosi e le fratture da fragilità, la conseguenza più grave di questa patologia, rappresentano un’emergenza di sanità pubblica in tutti i Paesi ad economia avanzata. Per questo motivo AMGEN, da sempre molto attenta alle priorità di salute, ha deciso di scendere in campo a fianco della FIRMO. Nelle due precedenti edizioni del 2017 e 2018, la campagna Il Piatto Forte ha toccato 13 capoluoghi di diverse regioni italiane, coinvolgendo nelle attività di screening più di 2.000 cittadini.
Secondo l’ultimo report dell’International Osteoporosis Foundation (IOF) i costi sanitari generati dalle fratture da fragilità superano i 9 miliardi di euro, con una proiezione di crescita del 26% nei prossimi dieci anni. Ecco perché c’è bisogno di continuare a sensibilizzare la popolazione. Nata dalla partnership con FIRMO e con il patrocinio delle Regioni nella quali approda, Il Piatto Forte è una campagna educazionale che vuole creare consapevolezza sui rischi legati alla fragilità delle ossa, promuovere la prevenzione e informare sul corretto stile di vita».
La prevenzione dell’osteoporosi serve a preservare la resistenza dell’osso. Agli interventi sull’alimentazione e sull’attività fisica possono essere associati trattamenti farmacologici. Oggi sono disponibili farmaci anti-riassorbitivi, che rallentano il riassorbimento osseo, e farmaci anabolici che aumentano la formazione dell’osso.

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Libro: La voce delle donne

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Roma Giovedì 6 giugno 2019 – ore 17.30 Casa Internazionale delle Donne – via della Lungara, 19. Intervengono Francesca Brezzi, Ordinaria senior di Filosofia Morale – Università degli Studi Roma Tre; Emma Fattorini, Docente di Storia Contemporanea – Università degli Studi di Roma “La Sapienza”; Marinella Perroni, Fondatrice e prima Presidente del Coordinamento Teologhe Italiane; Adriana Valerio, Docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Università degli Studi “Federico II” di Napoli.Modera Andrea Velardi, Giornalista.Saluti introduttivi Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.È presente l’Autrice, Sabina Caligiani. Diciassette donne, studiose di valore, portatrici di storie ed esperienze significative. La giornalista Sabina Caligiani ha parlato con loro, in un registro a metà fra il dialogo e l’intervista giornalistica. Ne è nata una narrazione che è anche un singolare approccio ai temi più importanti dell’antropologia cristiana, affrontati con una grande varietà di strumenti e discipline, dalla teologia alla filosofia, dalla sociologia all’arte, dalle neuroscienze alla comunicazione.Ciò che ne risulta è una sorta di originale work in progress, di mobile mosaico live, che offre al lettore un inedito accesso ai complessi problemi legati alla costruzione di una nuova teologia al femminile.
Questi i nomi delle intervistate: Angela Ales Bello – Elena Bosetti – Francesca Brezzi – Cecilia Costa – Yvonne Dohna Schlobitten – Marcella Farina – Cristina Mandosi – Mary Melone – Cettina Militello – Serena Noceti – Laura C. Paladino – Maria Letizia Panzetti – Marinella Perroni – Caterina Ruggiu – Beatrice Salvioni – Cristina Simonelli – Adriana Valerio.
Donne, religiose e laiche, che attraverso un’opera appassionata e originale di riflessione e di ricerca, sono impegnate, in Italia, sui temi del femminile, nella Chiesa di papa Francesco. Sono in prima fila nelle sfide del cambiamento poste dai nuovi orizzonti della modernità. Ne nasce un «viaggio» che, attraverso l’ascolto e la testimonianza diretta di alcune fra le più significative protagoniste del dibattito attuale, indica, al di là delle differenze, una feconda prospettiva comune, capace di ricondurre la differenza e l’alterità dei sessi a una riconciliata unità, al reciproco riconoscersi, a quello stare insieme che solo favorisce l’autonomia. Sono voci, pur cosi individualmente caratterizzate, che si fanno in qualche modo, da un capitolo all’altro, eco e richiamo, e dibattono insieme stabilendo terreni comuni e suggerendo approcci di nuove strade. Una fecondità che nasce dallo scambio nella ricerca.
Sabina Caligiani, giornalista, è laureata in giurisprudenza e specializzata in Comunicazioni Sociali con particolare attinenza alla missione della Chiesa. Collabora con quotidiani locali e nazionali, riviste d’arte e cultura. Con Paoline, ha pubblicato Giovanni Paolo II. Il papa che parlava alla gente (2010) e Dove un giorno regnava la foresta. In Africa sulle orme di Chiara Lubich (2014).

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Differenze di genere nel mondo lavorativo?

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

In tutto il mondo ci sono solo 6 Paesi in cui si può affermare che le donne e gli uomini hanno gli stessi diritti. Parliamo di Francia, Belgio, Danimarca, Lettonia, Lussemburgo e Svezia.In tutti gli altri Paesi del globo, norme alla mano, le donne partono svantaggiate. A sottolinearlo ancora una volta è uno studio della Banca Mondiale, il rapporto “Women, business and the law 2019”, che ha dimostrato come a livello mondiale le donne possano vantare solo tre quarti dei diritti che sono invece riservati agli uomini.
In tutto lo studio ha analizzato 187 Paesi, tenendo in considerazione 8 diversi indicatori, in base ai quali misurare la parità – o meglio, la disparità – di diritti tra uomini e donne. Raccolti tutti i dati, ai singoli Paesi sono stati assegnati i relativi punteggi, da 0 a 100. A livello mondiale, il punteggio medio è di 74 punti, con i Paesi dell’Africa e del Medio Oriente a presentare i risultati peggiori.
Gli indicatori utilizzati dallo studio sono:“Going places”, che si riferisce alla libertà di movimento di uomini e donne, indicatore che in Paesi come Iran, Iraq, Arabia Saudita, Brunei e Cameron (e alcuni altri) non ha raggiunto nemmeno i 50 punti;“Starting a job”, indicatore influenzato grandemente dalla presenza o meno di norme contro le molestie sessuali, presenti in solo 35 Paesi;
“Getting paid”, sulle possibilità di effettuare lavori pagati in tutti gli ambiti;
“Getting Married”, parametro influenzato dalle norme che regolano il matrimonio nonché dalle leggi che puniscono le violenze domestiche;
“Having Children”, relativo alla presenza di norme che tutelano il lavoro dopo la gravidanza; “Running business”, che si concentra sulle reali opportunità di una donna di gestire un’attività in proprio, a partire dall’accesso ai finanziamenti; “Managing Assets”, relativo al diritto di proprietà e di ereditarietà;“Getting a Pension”, ultimo indicatore che confronta le condizioni pensionistiche di donne e uomini.Commentando i risultati finali del rapporto, la Presidente della Banca Mondiale Kristalina Georgieva ha sottolineato che «se le donne avessero pari opportunità rispetto agli uomini per raggiungere il loro pieno potenziale, il mondo sarebbe non solo più giusto ma anche più prospero».
Ma com’è la situazione in Italia? Stando al rapporto della Banca Mondiale, l’Italia presenta un punteggio che – se raffrontato alla media globale – è mediamente alto: il nostro Paese ha infatti raggiunto 94,38 punti, guadagnando il 22° posto, il quale resta comunque tra i peggiori a livello europeo.A pesare è soprattutto la differenza di stipendio tra uomini e donne, un gender gap che, nelle regioni settentrionali, si esplicita con una differenza fino a 880 euro.
«Le indagini degli ultimi anni hanno dimostrato che il gender pay gap complessivo in Italia è indubbiamente molto marcato» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati «con gli ultimi dati Eurostat a confermare che la differenza salariale complessiva si conferma oltre il 43,%, una percentuale altissima, risultante da una presenza minima delle donne nelle posizioni di impiego con stipendi più alti».Non è dunque un caso se, nella classifica del World Economic Forum, l’Italia si piazza al 126esimo posto per quanto riguarda la differenza salariale.«Sono indubbiamente tanti i fattori che frenano le donne sul mercato del lavoro, a partire, per esempio, dal diverso congedo dal lavoro per madre e padre: il primo dura 5 mesi, il secondo 5 giorni, danneggiando inevitabilmente le prospettive di assunzione per le donne. Non è tutto qui: i datori di lavoro tendono ovviamente a premiare il lavoro fatto, finendo per incentivare gli uomini, i quali, dedicandosi mediamente meno a casa e famiglia, hanno una maggiore presenza fisica sul luogo di lavoro» » conclude l’head hunter Adami.

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Presentazione libro: La voce delle donne

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Roma Martedì 14 maggio 2019 – ore 17.30 Aula Magna Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – Via degli Aldobrandeschi, 190 Intervengono Marta Rodriguez, Direttrice Istituto di Studi Superiori sulla Donna – UPRA, Angela Ales Bello, Professore Emerito di Storia della Filosofia Contemporanea – Pontificia Università Lateranense, Laura C. Paladino, Biblista, Docente PUG – UPRA, Andrea Monda, Direttore de L’Osservatore Romano, Lucio Biagioni, Giornalista e Autore. È presente l’Autrice Sabina Caligiani, Giornalista. Modera Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.
Diciassette donne, studiose di valore, portatrici di storie ed esperienze significative. La giornalista Sabina Caligiani ha parlato con loro, in un registro a metà fra il dialogo e l’intervista giornalistica. Ne è nata una narrazione che è anche un singolare approccio ai temi più importanti dell’antropologia cristiana, affrontati con una grande varietà di strumenti e discipline, dalla teologia alla filosofia, dalla sociologia all’arte, dalle neuroscienze alla comunicazione.Ciò che ne risulta è una sorta di originale work in progress, di mobile mosaico live, che offre al lettore un inedito accesso ai complessi problemi legati alla costruzione di una nuova teologia al femminile.Questi i nomi delle intervistate: Angela Ales Bello – Elena Bosetti – Francesca Brezzi – Cecilia Costa – Yvonne Dohna Schlobitten – Marcella Farina – Cristina Mandosi – Mary Melone – Cettina Militello – Serena Noceti – Laura C. Paladino – Maria Letizia Panzetti – Marinella Perroni – Caterina Ruggiu – Beatrice Salvioni – Cristina Simonelli – Adriana Valerio.Donne, religiose e laiche, che attraverso un’opera appassionata e originale di riflessione e di ricerca, sono impegnate, in Italia, sui temi del femminile, nella Chiesa di papa Francesco. Sono in prima fila nelle sfide del cambiamento poste dai nuovi orizzonti della modernità. Ne nasce un «viaggio» che, attraverso l’ascolto e la testimonianza diretta di alcune fra le più significative protagoniste del dibattito attuale, indica, al di là delle differenze, una feconda prospettiva comune, capace di ricondurre la differenza e l’alterità dei sessi a una riconciliata unità, al reciproco riconoscersi, a quello stare insieme che solo favorisce l’autonomia. Sono voci, pur cosi individualmente caratterizzate, che si fanno in qualche modo, da un capitolo all’altro, eco e richiamo, e dibattono insieme stabilendo terreni comuni e suggerendo approcci di nuove strade. Una fecondità che nasce dallo scambio nella ricerca.Note sull’Autrice – Sabina Caligiani, giornalista, è laureata in giurisprudenza e specializzata in Comunicazioni Sociali con particolare attinenza alla missione della Chiesa.

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Bangladesh: a Cox’s Bazar un progetto per fornire nuove competenze a donne locali e rifugiate

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Un nuovo progetto formativo nel Bangladesh sudorientale volto a promuovere l’autonomia sia delle donne delle comunità che accolgono rifugiati sia delle donne rifugiate Rohingya è finalmente divenuto operativo a Cox’s Bazar. Il progetto, che potenzialmente può segnare una svolta per le donne di queste comunità, è sostenuto dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’UNHCR ha collaborato con la Ayesha Abed Foundation (AAF) – braccio umanitario della ONG nostra partner BRAC – per sostenere un programma che mira a creare opportunità lavorative attraverso lo sviluppo di competenze nella produzione di manufatti.Il progetto è formalmente cominciato a febbraio e attualmente è in fase di ampliamento. Presso il principale centro di formazione, inaugurato da poco a Ukhiya, le donne del posto apprendono la serigrafia, la xilografia e la sartoria. Diciotto sedi distaccate stanno per essere inaugurate in altre aree di Cox’s Bazar nonché nei campi in cui le donne rifugiate produrranno diversi disegni ricamati a mano.Entro la fine del primo anno, l’obiettivo è quello di formare 500 donne, la metà delle quali rifugiate. Se il progetto avrà successo, l’ambizione è quella di estenderlo alla partecipazione di altre centinaia di donne. Le partecipanti ricevono un piccolo compenso durante i sei mesi di formazione. Attualmente l’UNHCR sta finanziando il programma, ma la speranza è quella di vedere il progetto riproposto anche in futuro. Fra i manufatti che saranno prodotti vi sono tessuti ricamati a mano da rifugiati, indumenti per bambini, donne e uomini e articoli per la casa. I prodotti finiti saranno venduti in uno degli outlet più conosciuti del Bangladesh – Aarong – un’impresa sociale lanciata da BRAC oltre quarant’anni fa per offrire fonti di reddito alle donne che vivono nelle campagne.Nell’ambito di questo progetto, Aarong fornisce le materie prime e i disegni da sviluppare alla Ayesha Abed Foundation. La metà dei profitti è destinata a BRAC per i propri progetti dedicati allo sviluppo, mentre l’altra metà viene investita per incrementare le opportunità di impiego. Questo progetto pilota è considerato un modello di sostegno a queste comunità attraverso la formazione e lo sviluppo di competenze. Cox’s Bazar è una delle aree più povere e sottosviluppate del Bangladesh, con poche opportunità di lavoro al di fuori del settore agricolo. Le comunità bangladesi di Cox’s Bazar sono state le prime a rispondere alla crisi di rifugiati iniziata ad agosto 2017 e ad accogliere generosamente centinaia di migliaia di Rohingya fuggiti dalle violenze e dalle persecuzioni in atto in Myanmar.La maggior parte delle donne rifugiate Rohingya beneficiarie della formazione in ricamo è costituita da vedove o madri di famiglia sole e di età compresa fra i 18 e i 40 anni, senza alcuna esperienza pregressa nel lavoro di cucito.

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Vendita a domicilio: il lavoro che premia le donne

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Un esercito di oltre 147mila donne, di ogni provenienza geografica ed età, dalle giovanissime alle signore in pensione, tutte accomunate da un obiettivo: trovare realizzazione e successo attraverso una professione caratterizzata da flessibilità, autonomia e meritocrazia. È questo l’identikit delle venditrici a domicilio delle aziende di Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore. «Rappresentano il 92,5% della forza vendita delle imprese associate – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra – ed entrando quotidianamente nelle case degli italiani, con il porta a porta o il party plan (le vendite per riunione), non propongono solo prodotti da acquistare, ma soprattutto intessono relazioni, creano momenti di condivisione, si pongono come vere e proprie consulenti per il proprio settore, offrendo alla clientela una customer experience di assoluta eccellenza». Preparate, professionali e appassionate, nel 2018 hanno contribuito a un risultato d’esercizio delle aziende di Univendita pari a 1,662 miliardi di euro complessivi. Un successo che non è solo economico per le oltre 147mila incaricate. «La vendita a domicilio offre due vantaggi molto attrattivi per la componente femminile: flessibilità e meritocrazia – spiega Ciro Sinatra –. È un lavoro che si concilia con gli impegni familiari e dove irisultati sono diretta conseguenza dell’impegno. Spesso si comincia part-time per assicurarsi un’entrata in più mentre si studia o si segue la famiglia, ma per molte è un’occupazione a tempo pieno che consente di crescere e fare carriera».

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Nuovi centri e case rifugio per le donne vittime di violenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Una mozione che chiede alla Lombardia di “dare piena attuazione” al “Piano quadriennale regionale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne”. A depositarla, in previsione della discussione in Consiglio regionale di martedì 5 marzo prossimo, Monica Forte, consigliere del M5S Lombardia e Presidente della Commissione regionale Antimafia.La mozione chiede alla regione di attivarsi presso il Governo per il trasferimento delle risorse per la creazione di nuovi centri antiviolenza e case-rifugio utilizzando beni sottratti alla criminalità organizzata.Per Monica Forte, va immediatamente intercettato “il bisogno sui territori di una diffusione capillare degli interventi per migliorare la copertura e la qualità dei servizi antiviolenza rivolti alle donne”.“Stando ai dati da gennaio ottobre 2018 sono state 3890 le donne che si sono rivolte ai 27 centri operativi in lombardia per sottrarsi a violenze, abusi, vessazioni e molestie. È stato un massacro di fronte al quale dobbiamo fornire una via di fuga e di salvezza in modo capillare.Proprio per questo i servizi e la destinazione di risorse devono essere efficienti. La quota che spetta alla Lombardia è di 933.899 euro che possono essere investiti restituendo alla collettività i beni immobili sottratti alla criminalità organizzata trasformandoli in centri antiviolenza e case rifugio, identificando gli immobili già idonei a questa destinazione. L’idea è di togliere al crimine e offrire più assistenza e protezione alle vittime di violenza”.“Accogliere, sostenere e accompagnare all’autonomia le donne vittime di violenza sono obiettivi condivisi e raggiungibili, la Lombardia deve fare tutto il possibile per salvare la vita di centinaia di innocenti”, conclude Forte.

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