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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

Posts Tagged ‘donne’

Oltre 3 milioni di donne in Italia soffrono d’incontinenza urinaria

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Il disturbo colpisce soprattutto sopra i 60 anni ma non solo. Il 20% dei casi riguarda infatti le under 30 e ben il 40% donne di età compresa tra i 35 e i 50 anni. Il 61% non ne parla col medico, questo l’allarme dell’Associazione Italiana di Urologia Ginecologica e del Pavimento Pelvico (AIUG). “Siamo in prima linea per far comprendere che questo disturbo si può affrontare – sottolinea Gennaro Trezza, presidente dell’Associazione – è necessario superare l’imbarazzo e parlarne con uno specialista”. Diversi i fattori di rischio che possono contribuire all’insorgenza, fra i quali: stitichezza, obesità, infezioni ricorrenti delle vie urinarie, menopausa, fumo. Il parto per via naturale è un fattore che predispone la donna all’incontinenza da sforzo, in quanto la regione pelvica risulta molto stressata. Il ruolo dell’ostetrica nel prevenire o affrontare questo disturbo può essere determinante. Insegnare, informare e consigliare alle donne come allenare il pavimento pelvico possono fare la differenza. I ginecologi AIUG, riuniti a Napoli presso il castello Maschio Angioino, hanno discusso le novità in merito a riabilitazione, incontinenza urinaria femminile e prolasso utero vaginale. L’evento, organizzato in collaborazione con SCCL (Società Campano Calabro Lucana di Ginecologia e Ostetricia) era presieduto da Gennaro Trezza – Presidente Nazionale AIUG –, Mario Passaro – presidente SCCL -, Antonio Chiantera presidente onorario del convegno e Carlo Rappa e Giampaolo Mainini co-direttori del corso. L’incontro di avvicinamento alle patologie uroginecologiche “Basic Riab”, è stato incentrato sull’incontinenza urinaria da sforzo femminile con una particolare attenzione su prevenzione e terapie. Il corso destinato a medici, personale sanitario e ostetriche ha sottolineato l’importanza di una corretta formazione degli specialisti per creare figure preparate e abbattere i costi. L’evento ha visto anche la collaborazione con la “Casa di Cura Andrea Grimaldi” che tra le prestazioni di uroginecologia aggiunge la neuromodulazione sacrale, diventando il primo centro campano ad effettuarla. Il Gruppo Grimaldi inoltre sostiene PinkCare, una piattaforma di e-Health dedicata alle donne con lo scopo di aiutare e indirizzare loro nel percorso di prevenzione, benessere e cura. Durante la giornata l’Associazione ha illustrato i dati di un sondaggio svolto su oltre 2.000 Italiane, che evidenziano come sia sempre più importante avere delle figure di riferimento che le accompagnino lungo l’intero percorso, dal menarca fino al periodo post menopausa. “Vogliamo creare una rete territoriale di riferimento – conclude Trezza – in cui le donne vengano assistite da personale altamente formato. Bisogna fare prevenzione e portare alla luce questo disturbo di cui ancora troppo poco si parla”.

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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Promuovere la conoscenza e l’adozione di forme di comunicazione non violente, che aprano la strada ad una nuova cultura della relazione basata sull’ascolto, sulla comprensione e sul rispetto. Con questo obiettivo  Roma Capitale ha celebrato la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. In particolare, presso la Protomoteca del Campidoglio, si è tenuto il convegno organizzato dalla Commissione Capitolina delle Pari Opportunità “La schiavitù invisibile e il business della prostituzione”. Vi hanno  partecipato la Sindaca Virginia Raggi, l’assessora di Roma Capitale per Roma Semplice e Pari Opportunità Flavia Marzano e l’assessora di Roma Capitale per la Persona, la Scuola e la Comunità solidale Laura Baldassarre. E’ seguito dalle 14.30 alle 17.00, “Ti amo da vivere”: monologhi teatrali, letture di poesie e video sul tema della violenza contro le donne.Sarà presente, nell’area sottostante la Scalinata del Vignola, il Camper del “Progetto della Polizia di Stato – Questo non è amore”, con a bordo un’equipe multidisciplinare di personale della Polizia di Stato che svolgerà attività informativa e di prevenzione contro la violenza di genere. Entrambi gli eventi ospiteranno inoltre, all’interno della Protomoteca, una mostra fotografica sul femminicidio di Marco Picistrelli.“Sin dal nostro insediamento, abbiamo rafforzato le azioni e le iniziative per contrastare la violenza sulle donne. Va, altresì, ricordato che lo scorso marzo sono stati aperti tre nuovi Centri Antiviolenza nei Municipi VI, VII e VIII. Nei primi sei mesi di attività, queste strutture hanno accolto 443 donne. È stato poi attivato l’avviso pubblico per l’apertura di altri 2 nuovi Centri Antiviolenza, nei Municipi I e III”, spiega la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“I Centri sono aperti per almeno cinque giorni a settimana, garantiscono un numero telefonico attivo 24 ore su 24 e assicurano, attraverso un percorso personalizzato, ascolto, accoglienza, assistenza psicologica, assistenza legale, supporto, orientamento al lavoro, orientamento all’autonomia abitativa. Queste realtà si erano aggiunte a due Case Rifugio e a una Casa per la Semiautonomia già attive sul territorio capitolino.Nel complesso siamo al lavoro per garantire almeno un Centro Antiviolenza in ogni Municipio, come previsto dalle nostre linee programmatiche. Un’attenzione particolare è stata dedicata al tema della tratta delle donne. Il servizio ‘Roxanne’ assicura ogni giorno protezione e reinserimento sociale a donne vittime del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, operando per garantire la fruizione dei diritti individuali. Prevenzione, contrasto e recupero sono le tre dimensioni che occorre coniugare sempre per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione contro le donne”, ha concluso la sindaca.

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Donne: in Campidoglio un convegno sulla violenza di genere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

A pochi giorni dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne si è tenuto in Campidoglio, presso la Sala della Protomoteca, il convegno dal titolo Stalking, violenza domestica e alienazione parentale. Percorsi di conoscenza, prevenzione e contrasto, promosso e organizzato dalla Lista Civica Con Giorgia. Obiettivo dell’incontro sarà analizzare i fattori capaci di contrastare questi fenomeni, purtroppo sempre più attuali e ‘trasversali’ anche nel nostro Paese, e valutare le modalità con cui affrontare adeguatamente e concretamente i percorsi in grado di prevenirli.Il numero delle donne vittime di violenza sale purtroppo di continuo e, giorno dopo giorno, diventa un’emergenza. Basti pensare che in Europa una donna su tre ha subito violenza almeno una volta nella vita.La legislazione italiana non contempla la definizione di femminicidio inteso come un omicidio in cui l’appartenenza al genere femminile della vittima è causa essenziale e movente dell’omicidio stesso. Eppure le donne continuano a morire. Come emerso dai dati presentati dal Viminale a metà agosto e relativi ai 12 mesi precedenti, in Italia sono stati oltre 130 gli omicidi commessi ai danni delle donne. Stragi spesso annunciate e troppe volte sottovalutate, a volte avvenute per mano di un uomo, un compagno, un familiare. Come dire che la violenza non ha confini ma ha le chiavi di casa. Alla violenza più estrema, quella che porta alla morte, si aggiungono poi varie altre forme di fenomeni violenti, non per questo meno vili o meno gravi: la violenza sessuale, i maltrattamenti in famiglia, le percosse e, infine, lo stalking, che tende a ridurre la vittima in uno stato di ansia e angoscia attraverso atti persecutori e, in alcune circostanze, anche fisici.
Dati Istat alla mano, nel 2015 oltre 3 milioni di donne sono state vittime di stalking, numeri parziali visto che molti casi non vengono denunciati per la ‘paura’, la ‘vergogna’, il ‘senso di frustrazione’ e la complessità di gestire le patologie della vita familiare all’interno delle quali spesso si verificano gli atti persecutori. Un bollettino di guerra molto pesante e quasi quotidianamente presente sui giornali, una mattanza alla quale occorre mettere la parola fine.A Roma la situazione è decisamente grave, come testimoniano anche i fatti di cronaca degli ultimi giorni.Secondo i dati forniti dalla Questura nel 2017 il numero delle violenze sessuali è pari a 220, quasi 20 stupri al mese solo nel Comune di Roma. Il dato è ancora più terribile se paragonato agli anni precedenti: le violenze sono state 184 nel 2016 e 187 nel 2015, un aumento del 20% che diventa del 33% nei casi in cui le vittime sono minori di 14 anni. Nel 2017 sono stati 12 gli stupri subiti da adolescenti, 9 l’anno prima e 7 nel 2015. «Nei mesi scorsi ho presentato al Sindaco e alla Giunta – dichiara Rachele Mussolini alcune interrogazioni finalizzate a monitorare i risultati raggiunti dall’istituzione di telecamere per la sicurezza di aree particolarmente rischiose o di una tariffazione “dedicata” che consenta alle donne, nelle fasce orarie notturne, di servirsi del servizio taxi”. E soggiunge: ” Come donna e come rappresentante del mondo delle istituzioni credo, infatti, che sia assolutamente doveroso da parte della politica affrontare con coraggio e determinazione la questione della violenza sulle donne, piaga sociale mai sopita». «E’ indispensabile, in tal senso, disegnare un sistema integrato di politiche pubbliche orientate in chiave preventiva alla salvaguardia e alla promozione dei diritti umani delle donne, al rispetto della loro dignità e alla tutela dei figli, ma anche potenziare le forme di assistenza, sostegno e protezione delle vittime a 360 gradi»
Particolarmente significativi gli interventi di alcuni dei maggiori esperti in diritto di famiglia e diritto della persona: gli avvocati Daniela Missaglia, Anna Pettene e Marcello Melandri, i magistrati Giuseppe Buffone, Valerio De Gioia e Vincenzo Barba. Insieme a loro prenderanno parte ai lavori anche il neurologo e psichiatra forense Stefano Ferracuti e la giornalista Antonella Delprino.

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Concerto dedicato alle donne vittime di violenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Torino 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, al Piccolo Regio, a Torino, per la serata ‘D’amore non si muore’. L’appuntamento è per le 18. Porteranno i saluti il presidente Sergio Chiamparino, l’assessora Cerutti. Sul palco saliranno anche le donne vittime di violenza con le loro testimonianze. Subito dopo, inizierà il concerto dei Syndone, gruppo piemontese, che suonerà musiche tratte dall’album, Mysoginia.

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Festival del giornalismo digitale: “donne come noi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Varese dall’8 all’11 novembre nell’ambito del Festival del giornalismo digitale organizzato in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Lombardia sarà dedicato ampio spazio alla questione femminile. Tra gli oltre 150 speaker che interverranno nei 60 appuntamenti, molte sono donne. Dalla conduttrice televisiva Filippa Lagerback alla direttrice di Donna Moderna Annalisa Monfreda, per arrivare a Sarah Hartley manager di Google DNI, all’esperta di comunicazione Barbara Sgarzi e alle giornaliste Conchita Sannino e Alessia Maccaferri e alle scrittrici Margherita Oggero, Sara Magnoli e Simona Vinci.
«I sette ambiti tematici nei quali è stato organizzato il Festival di quest’anno – arte, cibo, musica, cinema, economy, sociale e salute – ci hanno offerto lo spunto per dare voce alle donne, produttrici di storie e di valore», osserva Marco Giovannelli, ideatore di Glocal e direttore di Varesenews. «La scrittura femminile è stato un importante strumento di emancipazione e se oggi il ruolo della donna è cambiato e s’è rafforzato, ovunque nelle redazioni, ma anche nella società, lo dobbiamo a chi della cultura e della divulgazione ha fatto la sua ragione di vita, la sua battaglia».
Le donne saranno le protagoniste assolute della serata del 10 novembre. Nella sala napoleonica del centro congressi Ville Ponti, la direttrice di Donna Moderna Annalisa Monfreda sarà al centro di un talk show in cui scrittrici, giornaliste e influencer discuteranno di come si parla oggi di donne sui media, nel dibattito pubblico, nelle conversazioni private. Sul palco si alterneranno le storie di alcune protagoniste del libro “Donne come noi. 100 storie di italiane che hanno fatto cose eccezionali” (Sperling & Kupfer): atlete, scienziate, economiste che in cinque minuti racconteranno il loro modo di essere donne oltre gli stereotipi.
Varese dall’8 all’11 novembre nell’ambito del Festival del giornalismo digitale organizzato in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Lombardia sarà dedicato ampio spazio alla questione femminile. Tra gli oltre 150 speaker che interverranno nei 60 appuntamenti, molte sono donne. Dalla conduttrice televisiva Filippa Lagerback alla direttrice di Donna Moderna Annalisa Monfreda, per arrivare a Sarah Hartley manager di Google DNI, all’esperta di comunicazione Barbara Sgarzi e alle giornaliste Conchita Sannino e Alessia Maccaferri e alle scrittrici Margherita Oggero, Sara Magnoli e Simona Vinci.
«I sette ambiti tematici nei quali è stato organizzato il Festival di quest’anno – arte, cibo, musica, cinema, economy, sociale e salute – ci hanno offerto lo spunto per dare voce alle donne, produttrici di storie e di valore», osserva Marco Giovannelli, ideatore di Glocal e direttore di Varesenews. «La scrittura femminile è stato un importante strumento di emancipazione e se oggi il ruolo della donna è cambiato e s’è rafforzato, ovunque nelle redazioni, ma anche nella società, lo dobbiamo a chi della cultura e della divulgazione ha fatto la sua ragione di vita, la sua battaglia».
Le donne saranno le protagoniste assolute della serata del 10 novembre. Nella sala napoleonica del centro congressi Ville Ponti, la direttrice di Donna Moderna Annalisa Monfreda sarà al centro di un talk show in cui scrittrici, giornaliste e influencer discuteranno di come si parla oggi di donne sui media, nel dibattito pubblico, nelle conversazioni private. Sul palco si alterneranno le storie di alcune protagoniste del libro “Donne come noi. 100 storie di italiane che hanno fatto cose eccezionali” (Sperling & Kupfer): atlete, scienziate, economiste che in cinque minuti racconteranno il loro modo di essere donne oltre gli stereotipi.

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Giuliana Cusino: Donne vi voglio cantare

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

Mantova. Dal 22 settembre al 4 ottobre 2018 Inaugurazione Sabato 22 settembre, ore 17.30 alla presenza dell’artista la Galleria Arianna Sartori di Mantova nella sede di Via Ippolito Nievo 10, ospiterà la mostra personale dell’artista torinese Giuliana Cusino intitolata “Donne vi voglio cantare”.In mostra una serie di pannelli in ceramica raku realizzati dall’artista dal 2017 ad oggi.L’inaugurazione della mostra si svolgerà Sabato 22 settembre alle ore 17.30 alla presenza dell’artista.
Giuliana Cusino ha sviluppato con l’arte un rapporto che oggi la trova vivace creatrice di proposte figurate. Esegue quelle immagini, a cui da sempre dà vita, mettendo insieme colori e forme, lasciato il foglio bianco per il raku, tecnica ceramica tra le più laboriose e impegnative. Questo fa sì che le sue creazioni, solo apparentemente immediate, rendano un senso di complessità domata che sfugge a chi si accosti alla sua arte senza sapere della tecnica e dei lunghi processi che la caratterizzano.Mi è già capitato di scherzare con Giuliana, paragonando i suoi manufatti a ‘prodotti da forno’ della più elaborata pasticceria, ma oso riprendere il paragone, certo di non uscire dal seminato, perché sempre di ‘prodotti da forno’ si tratta. Infatti: quale prodigiosa maestria! e quanta operosità! soprattutto se, per il processo di fabbricazione, il ceramista stesso è impedito fino alla fine non solo di conoscere l’effetto finale di colori ed increspi materici, ma addirittura di sapere se la materia lavorata supererà indenne la prova dell’ultima cottura…Giuliana ha un gusto per il ritorno all’arte dei grandi, li rilegge e li reinterpreta in un rapporto di genuina confidenza, e dall’intimità con il loro mondo non solo li ha meno distanti e remoti ma trae delle proposte per i suoi manufatti.Servendosi della massa argillosa, ma senza dare ad essa definizione spaziale, ché si mantiene per lo più sulle due dimensioni, crea opere che non sono mai bassorilievi. Ma veri e propri fogli d’album che usa per le sue composizioni, composizioni che le giungono da quei momenti nei quali metteva la sua creatività a disposizione del mondo dei piccoli, nella scuola e nell’editoria. Ora, con il raku, riprende i soggetti e i colori di un tempo e dà loro corpo e figura artistica esclusiva. Essi trovano vaghi richiami nei mosaici e nei vetri cattedrali, e, davvero i suoi risultati sono notevoli, le tavole a cui dà forma solo lei può crearle, ricche come sono di quei cromatismi che le fanno vive, e prive di ogni traccia di bianco, foss’anche il contenuto di un riflesso, e tutte vivono di profonde espressioni poetiche.Non si sa, in questo lavorio improntato su antiche ricette, quale ruolo il caso possa giocare, quale invece la consapevolezza. Per definire le sue creazioni, noi ritroviamo in esse un’arte vera e un’ispirazione genuina, vissute con trasporto e passionalità. Arte di cose piccole, come spesso lo sono anche i suoi soggetti, fatti di una materia tanto povera quanto la terra, che lei, novello Demiurgo, ha plasmato, formato, colorato per poi proporci, in serena umiltà, ma con sincero trasporto spirituale. (Carlo Alfonso Maria Burdet)

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Sei giornate per conoscere la colangite biliare primitiva

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

Domenica 9 settembre si celebra in tutto il mondo il PBC Day, la giornata dedicata alla colangite biliare primitiva, una malattia autoimmune del fegato che in Italia colpisce circa 13 mila persone. Precedentemente nota come cirrosi biliare primitiva, la PBC è una patologia cronica che, se non trattata, può progredire in fibrosi, cirrosi, insufficienza epatica e decesso, a meno che il paziente non riceva un trapianto di fegato. Nonostante sia molto rara, è la più comune malattia epatica colestatica e colpisce prevalentemente le donne (che rappresentano il 90% dei pazienti): l’esordio della patologia è generalmente fra i 35 e i 60 anni di età. Partecipano al PBC Day 19 associazioni presenti in Europa, Stati Uniti e Canada, impegnate nella lotta contro le malattie epatiche autoimmuni. In Italia, l’associazione AMAF Monza Onlus, nata appena un anno fa ma già molto attiva, ha deciso di dedicare cinque giornate alla patologia. Con l’occasione del PBC Day, infatti, AMAF posizionerà dei gazebo all’ingresso di cinque importanti strutture ospedaliere italiane, dove si potrà creare un momento di informazione e confronto tra i pazienti e anche tra medici specialisti e pazienti.“Tutti coloro che decideranno di recarsi presso i punti d’incontro stabiliti da AMAF, all’interno delle strutture ospedaliere delle città coinvolte nell’iniziativa, potranno ricevere vario materiale informativo e confrontarsi direttamente con i nostri iscritti e con i medici specialisti che si avvicenderanno nelle postazioni dell’associazione”, spiega il presidente, Davide Salvioni. “Il principale argomento trattato sarà certamente la PBC, ma non mancherà occasione per parlare delle altre malattie autoimmuni del fegato e dell’attività di AMAF. Gli appuntamenti saranno distribuiti nel corso del mese di settembre e il fatto di recarsi in cinque città (certamente rappresentative anche a livello scientifico) da nord a sud del nostro Paese, sarà per l’associazione anche un tentativo di incontrare idealmente tutti i pazienti italiani e dialogare con loro, per così dire, in casa propria”, conclude Salvioni.

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Le donne in famiglia: sentinelle della salute

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Sono le donne che in famiglia si occupano della salute di tutti, di figli, genitori anziani e partner. Li accompagnano a fare gli esami, vanno in farmacia per acquistare farmaci e si preoccupano di fare prevenzione. Il quadro è stato tracciato da un’indagine condotta dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione). Emerge, infatti, che la donna si occupa della salute dei familiari malati per tutte le loro esigenze (51% contro il 9% degli uomini), s’informa sulla prevenzione (49% contro il 9% degli uomini), li accompagna dal medico (45% contro 12% dei maschi) e va in farmacia (44% contro il 14% degli uomini), ma è più pigra nell’adottare comportamenti salutari. Infatti, fa meno attività fisica (49% contro il 58% degli uomini), non rinuncia alle sigarette (23%, 17% gli uomini) e all’alcol (17% contro il 9% degli uomini. «Le donne e gli uomini vengono da pianeti diversi nel campo della salute» Le differenze si fanno più spiccate sul fronte della prevenzione dei tumori (65% donne contro il 45% degli uomini) e della sfera intima. “Il 72% delle donne va dal ginecologo almeno una volta ogni 2 anni, mentre il 60% degli uomini non è mai andato dall’andrologo”. (Servizio Fidest)

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Tratta e sfruttamento bambini e donne

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Si stima che quasi 10 milioni di bambini e adolescenti, nel mondo, solo nel 2016 siano stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi. Un numero che corrisponde al 25% del totale delle persone in questa condizione, oltre 40 milioni, di cui più di 7 su 10 sono donne e ragazze. Circa 1 milione, secondo le stesse stime, i minori vittime di sfruttamento sessuale nel 2016, mentre in cinque anni – tra il 2012 e il 2016 – 152 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni sarebbero stati coinvolti in varie forme di lavoro minorile, di cui oltre la metà in attività particolarmente pericolose per la loro stessa salute.
Per quanto riguarda il nostro Paese, tra le evidenze contenute nel rapporto di Save the Children significativa, alla frontiera di Ventimiglia, l’emersione del fenomeno del cosiddetto survival sex, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana che vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs per attraversare il confine o per reperire cibo o un posto dove dormire. In Italia, quello della tratta e dello sfruttamento dei minori resta un fenomeno per lo più sommerso. Nel corso del 2017, secondo i dati del Dipartimento per le Pari Opportunità, nell’ambito della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta, le vittime minorenni inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 200 (quasi il doppio rispetto all’anno precedente, 111 vittime), di cui la quasi totalità – 196 – sono ragazze. In circa la metà dei casi (46%) si tratta di vittime di sfruttamento sessuale e in più del 93% delle situazioni si tratta di ragazze nigeriane tra i 16 e i 17 anni. Una tendenza che trova conferma anche nei rilevamenti delle unità di strada del programma “Vie d’uscita” di Save the Children per il contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori, che tra gennaio 2017 e marzo 2018, in alcuni territori chiave nel fenomeno tratta e sfruttamento come le regioni Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto e la città di Roma, sono entrate in contatto con 1.904 vittime, di cui 1.744 neomaggiorenni o sedicenti tali e 160 minorenni, in netta prevalenza (68%) nigeriane, seguite dalle rumene (29%). Un numero nettamente cresciuto rispetto al periodo maggio 2016-marzo 2017, quando erano state contattate 1.313 vittime. In una sola notte, a ottobre 2017, la rete di organizzazioni riunite nella Piattaforma Nazionale Anti-Tratta ha inoltre rilevato 5.005 vittime in strada, tra cui 211 minori, registrando un incremento del 53% rispetto alla precedente rilevazione effettuata a maggio dello stesso anno.
Al 31 maggio 2018, 4.570 minori risultano irreperibili nel nostro Paese, hanno cioè abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, in particolare nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14%), somali (13%), afgani (10%), egiziani (9%) e tunisini (8%). L’abbandono del sistema di accoglienza e l’ingresso nell’invisibilità, sottolinea il rapporto “Piccoli schiavi invisibili”, espone i minori in transito a rischi notevoli, in particolare per i più vulnerabili come le ragazze minorenni provenienti dal Corno d’Africa. Sebbene le comunità di accoglienza ospitino per lo più ragazzi, infatti, particolarmente significativa risulta la presenza di ragazze minorenni eritree (178) e somale (65), la cui propensione all’abbandono è molto alta e che una volta entrate nell’alveo dell’invisibilità rimangono esposte ad abusi e soprusi enormi.
Vittime di tratta e sfruttamento sessuale, nel nostro Paese, sono soprattutto le ragazze nigeriane e rumene. Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia – emerge dal rapporto – 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600 per cento.
Secondo il rapporto di Save the Children, i casi emersi di lavoro minorile nel nostro Paese nel 2017, riguardanti sia minori italiani che stranieri, ammontano a 220 e anche in questo caso ci troviamo di fronte alla punta di un iceberg di un fenomeno per lo più sommerso. In particolare, oltre il 70% delle violazioni riguarda il settore terziario in cui si producono o forniscono servizi, in particolare nei servizi di alloggio e ristorazione, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, in agricoltura e in attività manifatturiere.

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Uomini e donne venuti dal nulla per viaggiare nel nulla

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Per anni ho sperato e alla fine ho quasi raggiunto la certezza che un movimento come Cinque stelle sapesse incarnare alla perfezione il disagio esistenziale di un popolo come quello italiano troppo a lungo animato da una grande speranza che, nonostante gli avvisi di segno contrario, riuscisse alla fine a sentirsi in sintonia con la sua classe politica. Senza voler avere la pretesa di andare molto a ritroso nel tempo penso alla svolta impressa al cambiamento dagli scenari mondiali conseguenti al crollo del “sogno comunista” e al risveglio del “perbenismo” con mani pulite in casa nostra. Abbiamo aperto la nostra linea di credito con il berlusconismo intercalandolo con i gruppi che si richiamavano al centro sinistra ora di Prodi e ora di D’alema, ora di Bersani e ora di Renzi-Gentiloni ma tutte le volte ne siamo usciti delusi ma non sconfitti. La speranza, si sa, è l’ultima a morire e la nostra è oramai ottuagenaria. Ma se gli anni passano e la speranza resta ancora forte e incrollabile lo dobbiamo alla grande voglia che è in noi nel cercare non la perfezione, che non è di questo mondo, ma una classe politica che sappia incarnare il sogno di un popolo d’essere governato con saggezza e dirittura morale.
Ora anche i Pentastellati mostrano i segni di un cedimento preoccupante e ci lasciano irrimediabilmente orfani di un punto di riferimento che ci sembrava stesse andando per il giusto verso. Perché? Perché non basta che le idee siano buone occorre trovare gli uomini e le donne giuste. Essi alla fine incarnano quell’ideale che ci siamo fatti e devono saperlo rappresentare con forza e determinazione. E se oggi il progetto politico traballa non è colpa delle idee ma di chi non riesce ad esprimerle concretamente. Ci sta anche bene che vi siano uomini e donne venuti dal nulla a patto però che il loro ruolo non venga umiliato dalla loro mancanza di fermezza, dal vuoto dei loro ideali perché coltivati in superficie e facilmente portati via dal primo alito di vento. E questo, purtroppo, sta accadendo in casa pentastellati. E il rischio è che alla fine anche la speranza non trovi più sponde ove ripararsi. (Riccardo Alfonso)

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Le Donne nello Sport per la Pace, la Coesione e l’Integrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 24 giugno 2018

Roma dal 29 giugno al 5 luglio a Roma Ex Snia, Via Prenestina 173 si incontreranno le atlete della squadra di Basket palestinese del Palestine Youth Club e delle squadre romane popolari (Atletico San Lorenzo, Bulles Fatales, All Reds), un’opportunità di incontro unico dove lo sport rappresenta il mezzo per entrare in contatto, divertirsi e condividere le proprie esperienze sportive e di vita. Un torneo di basket e un’occasione sia per parlare con attenzione del ruolo dello sport e dicome si vive in un campo profughi libanese come quello di Shatila, che per ricordare la resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana. Le associazioni promotrici chiedono la scarcerazione di Ahed Tamimi, la diciassettenne arrestata a Dicembre per il suo impegno politico, e sostengono la campagna internazionale di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) su Israele come forma non violenta di protesta.
Il 29 Giugno a Roma arriverà la delegazione da Shatila; il cuore dell’evento sarà il 1 luglio all’Ex SNIA con il torneo, dedicato alla memoria di Gaetano D’Ovidio, cooperante, amico e socio di Un Ponte Per…, grande amante del basket e del popolo palestinese, seguito da un importante momento di incontro e confronto, e una cena palestinese. A organizzare il BBB sono David Ruggini e Daniele Bonifazi, i due attivisti che hanno ideato e realizzato la prima edizione già nel 2017; Sport Against Violence, associazione sportiva impegnata da anni in una serie di progetti ed attività in Iraq, in collaborazione con l’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative e che dal 2007 lavora per diffondere l’idea di sport come strumento di educazione alla non violenza; Un Ponte Per…associazione che opera per la prevenzione dei conflitti in Medio Oriente e nei Balcani tramite progetti di cooperazione, interventi civili di pace e iniziative di solidarietà; Palestine Youth Clubattivo nel campo profughi di Shatila, in Libano, che lavora per aiutare i giovani socialmente svantaggiati, offrendo loro la possibilità di sviluppare uno stile di vita sano e positivo e di integrarsi nella società tramite la pratica sportiva e CELIM – Centro Laici Italiani per le Missioni– Organizzazione Non Governativa nata nel 1954 che gestisce in Africa, nei Balcani e in Medio Oriente progetti di cooperazione internazionale.

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Parte lo spazio Margutta il workshop dedicato alla moda e alle donne

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

“Spazio Margutta” vive uno stile preciso, di avanguardia e di unicità, un mondo sofisticato ed elegante, punto nodale dello scouting della capitale, che ha come settore trainante “Il Mondo dei Creativi”. Un forte background nel settore ed eterogenee esperienze dirette, sono alla base degli ideatori del format Grazia Marino e Antonio Falanga, che hanno ospitato in Via Margutta il pre-incontro che ha anticipato il convegno dal titolo: STORIE VISSUTE SU STRADE INESPLORATE – QUANDO LA MODA SVILUPPA NUOVE OPPORTUNITA’ tenutosi successivamente al Centro Congressi “Roma Eventi” di Via Alibert. L’appuntamento ideato da Bettina Giordani Presidente FIDAPA BPW Italy sezione Roma, ha avuto come testimonial e relatrice del workshop Grazia Marino individuata dal comitato organizzatore sia per essere socia e donna Fidapa, sia per essere un’affermata professionista nel campo della moda e del business collegato. Dopo la sua mirata relazione nella quale è emersa la forte e positiva esperienza della squadra di Spazio Margutta e dei suoi brand, si sono succedute al tavolo relatori: Silvana Alesiani dei Convegni di Cultura; Gaia Caramazza che ha testimoniato la sua esperienza di jewelry design; Cristina Sanna che ha parlato della comunicazione, di come tutto possa ruotare intorno al brand se comunicato nel modo corretto e con gli strumenti appropriati e Francesca Cuqui Jones che ha presentato alla folta platea presente il progetto di Dress for Success Roma. Brindisi finale all’Art Hotel di Via Margutta, diretto da Monica Marini.

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Maggiore contrasto alla violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

“La cronaca di oggi racconta di tre gravissimi episodi di violenza di genere verificatesi nel territorio della provincia di Mantova. La cronaca locale – anche nelle zone generalmente più tranquille o apparentemente tali – restituisce uno spaccato nazionale che purtroppo non si smentisce. La violenza domestica e quella all’interno delle relazioni sentimentali interpersonali, resta un’emergenza ed un fenomeno strutturale e sommerso” – così in una nota la Senatrice di Fratelli d’Italia Isabella Rauti. “Al neonato Governo chiediamo con forza – convinti di interpretare un sentimento diffuso nel Paese, al di là degli schieramenti politici – di non dimenticarsi delle donne, di applicare appieno la Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne – che l’Italia è stata tra i primi Paesi europei a ratificare, il 19 giugno 2013 – e di vigilare sulla corretta applicazione delle norme in materia con particolare riferimento a tutte le disposizioni contenute nella Legge n.119 del 15 ottobre 2013 , sul contrasto alla violenza di genere”. “E – prosegue la Senatrice Rauti – è evidente che nel Contratto di Governo non si sia dedicata un’attenzione particolare e specifica al mondo delle donne, al fenomeno della violenza, alle questioni di pari opportunità nonché al lavoro ed all’occupazione femminile”, conclude la Senatrice di Fratelli d’Italia.

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Donne a perdere

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Siamo un popolo con fin troppa storia alle spalle, eppure se ci ribaltiamo all’indietro, rischiamo di piombare nel vuoto, come se avessimo soltanto un pizzico di tradizione a sostenerci. Ogni santissimo giorno un frastuono assordante a ricordarci l’ennesimo omicidio, suicidio, con corollario di bimbi al seguito. Ogni maledettissimo giorno il rompicapo delle conte e dei numeri sottratti alla ragione ci parlano di follia, di malattia, di prepotenze e violenze ripetute fino alla nausea. Un giorno sì e l’altro pure siamo assaltati dalle notizie più devastanti in tema di violenze e di soprusi sulle donne, e cosa ancora più drammatica, a farne le spese quasi sempre ci sono anche i bambini, colpiti a tradimento più ancora delle loro madri. Ogni giorno siamo inondati dalle informazioni e da una comunicazione talmente urticante da sembrare insopportabile, nel tentativo di farci comprendere quanto urgente sia correre ai ripari. Eppure ai ripari nessuno corre, tanto meno nessuno fa niente affinché quei ripari possano ergersi a respingi frane. Ne prendiamo atto solamente a nuovo femminicidio avvenuto, appare come una sorta di metoo delle stupefazioni, delle ossigenazioni mentali, delle interpretazioni da sbandierare a manifestazioni protratte fino a tarda notte. Combattiamo le mafie, le gangs, le truffe, i colletti bianchi, i bulli e le bulle, ma quando si tratta di donne a perdere, di donne e bambini scaraventati dai balconi o dai ponti, ci soffermiamo a indagare e verificare le istantanee delle famiglie più disgregate, un po’ meno sui nuclei famigliari benestanti e quindi ritenuti aggregazioni valoriali, ma forse occorrerebbe stabilire se ciò sta a valori condivisi, a rispetto e reciprocità come radice e non come facciata da esibire. Uomini ammazzano per la smania di dominare la propria compagna, uomini incutono terrore per imporre la propria volontà, uomini assai più deboli e fragili delle loro compagne agiscono di istinto per sottomettere, per umiliare, uomini dentro un disagio che diventa smania di possesso, incapacità ad accettare le proprie inadeguatezze, le proprie impotenze fisiche e intellettuali nei riguardi delle proprie donne, di tutte le donne, Uomini che non trovano altra soluzione alle proprie inadempienze emozionali che muovere armi e bagagli contro l’innocente di turno. Ogni stramaledetta volta che tragedie come queste ci investono tutti, nessuno escluso, occorrerebbe chiederci se non si tratta di un vero e proprio cancro sociale, dove gli imputati, per lo più sconosciuti e indefessi buoni padri di famiglia, non siano invece una vera e propria utenza che ha ingrossato esponenzialmente le fila di borderline, di soggetti da doppia diagnosi, dove lo stress e la caratterialità umbratile, sono più semplicemente fingimenti che nascondono disfunzioni psicologiche assai gravi. Tutto ciò potrebbe apparire come una sequenza di parole, di intendimenti sgangherati, se non fosse per il dolore inaccettabile di chi resta in vita a sopportare quanto sopravvenuto inspiegabilmente. (Vincenzo Andraous)

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A “Libri di Storia” si parla di violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Parma martedì 22 maggio alle 16.30 al Palazzo del Governatore si parlerà i violenza sulle donne nell’ultimo appuntamento della rassegna Libri di Storia – Incontri con gli autori, organizzata dall’Università di Parma – Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali con il Comune di Parma. Al centro della riflessione ci saranno i due volumi Violenza alle donne. Una prospettiva medievale (Il Mulino), a cura di Anna Esposito, Franco Franceschi e Gabriella Piccinni, e La violenza contro le donne nella storia – Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV – XXI) (Viella), a cura di Simona Feci e Laura Schettini.
L’appuntamento sarà aperto dal Delegato del Rettore alle Iniziative culturali di carattere storico Piergiovanni Genovesi, curatore della rassegna, e dal Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali Diego Saglia. Con Anna Esposito (Università di Roma La Sapienza), Simona Feci (Università di Palermo) e Gabriella Piccinni (Università di Siena) dialogheranno Marina Gazzini (Università di Parma) e Lisa Roscioni (Università di Parma).Il giorno successivo, mercoledì 23 maggio, alle 11, nell’Aula Magna del Liceo scientifico Marconi (sede di via Benassi 2) Anna Esposito e Simona Feci incontreranno gli studenti delle scuole superiori sul tema “La violenza sulle donne nella storia”, in un appuntamento organizzato dall’Università con l’Ufficio scolastico territoriale. All’incontro, che sarà introdotto da Piergiovanni Genovesi, interverranno anche Maurizio Bocedi, Dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale, Sara Rainieri, Pro Rettrice alla Didattica e servizi agli studenti dell’Università di Parma, e Adriano Cappellini, Dirigente del Liceo scientifico Marconi.La partecipazione agli incontri è valida come aggiornamento per gli insegnanti che si iscriveranno attraverso la piattaforma S.O.F.I.A. (www.istruzione.it/pdgf).

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L’Italia perde 9 posizioni e diventa fanalino di coda europeo per l’inclusione di donne e minori

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Nella classifica stilata quest’anno dal WeWorld Index 2018, l’Italia è fanalino di coda tra i Paesi europei per l’inclusione, perdendo, rispetto agli anni precedenti, ben 9 posizioni: è 27° su 171 Paesi mentre era 18° su 167 nel 2015; anche rispetto al gruppo del G20 l’Italia è tra i 6 Paesi con la performance peggiore.La classifica è il risultato della valutazione del progresso di un Paese ottenuto osservando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio esclusione, attraverso l’analisi di 17 dimensioni (abitazione, ambiente, lavoro, salute, etc.) e 34 indicatori (scelti tra i più significativi tra quelli analizzati da banche dati internazionali (OMS, UNICEF; Banca Mondiale etc.).
In cima alla classifica tra i Paesi più virtuosi troviamo quelli del Nord Europa con in testa l’Islanda con 112 punti (53 in più rispetto all’Italia), che per la prima volta scalza la Norvegia, mentre chiude la classifica la Repubblica Centroafricana con -146 punti. Si posizionano al 27° posto, come l’Italia, anche gli Stati Uniti, seguiti da Brasile (78° -17 posizioni), Argentina (41° -6 posizioni), Messico (75° -20 posizioni) e Turchia (92° -8 posizioni).
Su 171 Paesi, presi in considerazione dall’Index, sono 100 quelli in cui WeWorld ha rilevato forme insufficienti di inclusione come il Nepal o la Cambogia (rispettivamente al 121° e 114° posto) o forme gravi o gravissime di esclusione come il Benin in 143esima posizione e il Kenia in 130esima. Considerando invece solo le ultime due categorie dell’index, povertà educativa e violenza, sono 50 su 171 i Paesi che presentano forme insufficienti di inclusione o forme gravi e gravissime di esclusione; 50 Paesi in cui si concentra il 59% della popolazione mondiale (54% nel 2017).
La novità del WeWorld Index 2018 è la centralità data all’educazione. Conconsiderata come elemento fondamentale per l’inclusione di donne, bambine, bambini e adolescenti all’interno della società, l’educazione diventa il mezzo attraverso cui un Paese riesce ad evolversi, garantendo i diritti fondamentali di eguaglianza e pari accesso alle risorse a donne e uomini indistintamente.
Sono 5 le barriere da eliminare, secondo il WeWorld Index 2018, per assicurare a tutti i bambini e bambine l’accesso a un’educazione inclusiva, elemento primario e fondamentale per la creazione di una società più equa:
1. scarsa nutrizione (che blocca o limita la partecipazione scolastica)
2. migrazione (che interrompe i percorsi d’istruzione)
3. discriminazioni di genere (radicate in norme e consuetudini)
4. violenza (nelle relazioni sociali e famigliari)
5. povertà educativa (che in combinazione con quella economica diventa ereditaria)
Per ognuna delle 5 barriere WeWorld Onlus ha individuato 5 Paesi che maggiormente ne sono caratterizzati. Si parte dal Kenya che WeWorld Onlus ha individuato come il Paese rappresentate la barriera della malnutrizione. Nella contea di Mingori, dove opera la Onlus, il 26,4% dei bambini con meno di 5 anni soffre di denutrizione cronica e il 9% è sottopeso. Segue l’India, rappresentate della barriera delle migrazioni, dove il 40% dei migranti sono minori di 18 anni e dove il 34% dei bambini coinvolti negli spostamenti abbandona il percorso di studi prima del conseguimento di un titolo.A rappresentare la discrimionazione di genere, secondo il WeWorld Index, è il Nepal dove al 37% delle bambine è imposto un matrimonio combinato prima dei 18 anni e al 10% prima del compimento dei 15 anni. Il Brasile invece diventa significativo per la barriera della violenza sociale e intrafamigliare, i dati più recenti dell’IPEA (2017) infatti sono allarmanti: in alcuni stati del Paese i tassi di omicidio sono il doppio della media nazionale (58,1% nel Sergipe, 46,7% nel Ceará) mentre le donne uccise dal proprio marito sono state 4.621 nel 2015.
Infine è l’Italia a rappresentare l’ereditarietà della povertà educativa, qui infatti solo l’8% dei giovani figli di genitori senza diploma di scuola superiore si laurea, rispetto al 68% di laureati provenienti da famiglie in cui entrambi i genitori hanno conseguito un diploma di laurea.Dall’analisi di WeWorld Onlus emerge inoltre che la dispersione scolastica nel Mezzogiorno è superiore al 20%, e che 1.292.000 di ragazzi under 18 vive in condizioni di povertà. Inoltre il 9,4% della popolazione studentesca con cittadinanza non italiana è 3 volte più a rischio di dispersione rispetto ai coetanei.

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Movimenti delle donne e maternità surrogata

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Su questi due focus si concentra il nuovo progetto di ricerca WoMoGeS (Women’s movements and gestational surrogacy) – promosso dalla ricercatrice Daniela Bandelli con la supervisione scientifica del Prorettore alla Ricerca e all’Internazionalizzazione dell’Università LUMSA, la prof.ssa Consuelo Corradi – che ha ottenuto il finanziamento europeo Marie Skłodowska-Curie Actions Individual Global Fellowship. Si tratta di una prestigiosa borsa del programma Horizon 2020 dedicata alla formazione d’eccellenza e alla mobilità dei ricercatori, borsa che quest’anno è stata vinta da 6 progetti nel panel per le Scienze Sociali con enti di ritorno italiani. WoMoGeS della LUMSA è uno di questi 6 progetti selezionati.
Il progetto WoMoGeS farà luce sull’attivismo dei movimenti delle donne in quattro diversi paesi: Italia, India, Messico e Stati Uniti. In particolare, esplorerà le categorie concettuali utilizzate da questi movimenti nel definire la pratica della maternità surrogata, le rappresentazioni proposte, la condivisione di posizioni con altri movimenti sociali – come per esempio i movimenti LGBTQI e i movimenti pro-vita – e soggetti privati, le alleanze strategiche intraprese a livello nazionale e transnazionale, l’influenza dei contesti sociali sull’attivismo delle donne, e l’interazione tra i discorsi dei movimenti e le politiche sociali varate nei singoli paesi e dalle organizzazioni internazionali.Attraverso la comparazione dei casi studio e il coinvolgimento diretto di alcune attiviste nella discussione dei risultati, questo progetto contribuirà ad arginare il rischio che l’attivismo femminile sulla maternità surrogata si polarizzi come avvenuto per la prostituzione. Il progetto di ricerca WoMoGeS, coordinato dall’Università LUMSA, vedrà la partecipazione in qualità di partner della University of Texas (Austin), prenderà il via nella seconda metà di aprile 2018 e avrà una durata triennale.
Daniela Bandelli, sociologa e giornalista pubblicista, ha conseguito il dottorato in Australia alla University of Queensland, insegna sociologia e studi femminili al Dipartimento di Scienze umane della LUMSA e si occupa del ruolo dei movimenti sociali e dei media nella definizione dell’immaginario pubblico e delle politiche sociali in tema di famiglia, violenza e procreazione.

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Storie di donne che fanno grande il vino italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

Ritratto dopo ritratto, storia dopo storia, un viaggio alla scoperta delle protagoniste del vino italiano. Volume ricco e affascinante, DiWine – Le signore del Vino, la nuova pubblicazione de Le Guide di Repubblica dirette da Giuseppe Cerasa, è dedicato alle donne che si sono distinte nella produzione vitivinicola del nostro Paese. Veri e propri ritratti che mettono in luce il carattere e la vita privata di 140 signore illustri, raccontandone le passioni, la storia, le relazioni personali e il ruolo che svolgono all’interno dell’azienda. E poi la loro chiave di lettura per esplorare il territorio che circonda i loro terreni. Tanti consigli su punti di interesse esclusivi da visitare, curiosità da non perdere e una selezione di indirizzi per assaggiare le ricette locali, scegliere e acquistare i prodotti tipi e gli oggetti di artigianato, gustare pasticceria gourmet e sorseggiare un buon calice di vino all’ora dell’aperitivo.Una soluzione inedita per conoscere a fondo un territorio attraverso le parole di chi lo vive, ogni giorno, da generazioni. “C’è una maniera tutta al femminile di gestire le aziende, di produrre uva, di badare al terreno e alle cantine, di scegliere i vitigni, di ricercare ancoraggi storia che altrimenti sarebbero andati perduti. Ma anche di presenza sui nuovi e vecchi mercati, di affinamento del gusto, di pensiero all’eleganza della bottiglia e alle politiche del marketing, di rapporti con la comunicazione e di scoperta di nuove frontiere commerciali. (…) C’è tanta energia, tanta voglia di vincere, tanta necessità di sperimentare, di arrivare dove altri anno fallito in questa eterna competizione con chi il vino lo ha sempre fatto prima di noi e crede ancora di saperlo fare meglio di noi – scrive il direttore Cerasa nell’introduzione – Ecco, la nostra idea di raccogliere 140 storie in una Guida che abbiamo voluto chiamare DiWine, in omaggio alle divine donne del vino italiane, è nata dalla necessità di avere uno strumento in grado di fissare nella memoria una realtà vincente, innovativa e irreversibile. Tutti gli indirizzi, le dritte, i consigli contenuti in queste pagine sono frutto del piacere della condivisione di gioielli incastonati nel territorio italiano. E spesso sconosciuti. È come se le 140 donne protagoniste di questa Guida dicessero ai lettori: venite a trovarci in azienda, le chiavi di questi scrigni italiani le possediamo noi e le mettiamo a vostra disposizione. E non è poco”.
DiWine – Le Signore del Vino non poteva che debuttare al principale evento italiano dedicato a questa eccellenza, il Vinitaly di Verona. La guida sarà presentata domenica 15 aprile, ore 14.30, dal direttore Giuseppe Cerasa nello stand dedicato agli eventi firmati da Le Guide di Repubblica, Repubblica.it Sapori e Rfood. Con lui Con lui il viceministro all’Agricoltura Andrea Olivero, il sottosegretario alla Cultura, Dorina Bianchi, il direttore generale di Ismea, Raffaele Borriello, il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, la presidente dell’associazione Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini, e la rockstar Gianna Nannini.
Il volume sarà, poi, in vendita nelle edicole e nelle librerie, su Amazon, Ibs e sullo store digitale bit.ly/GuideRepubblica.

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“Le Donne dell’Ortofrutta si aprono all’Europa”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Bruxelles. In occasione dell’Assemblea Generale di Areflh (Assemblea delle Regioni Ortofrutticole Europee) presieduta da Simona Caselli, l’Associazione Nazionale le Donne dell’Ortofrutta ha colto l’occasione per promuovere la creazione di organismi analoghi negli altri paesi UE e ha lanciato la proposta di creare una rete federata in Europa dedicata alle donne del settore, per conseguire i medesimi obiettivi, ovvero creare un network tra imprenditrici e professioniste della filiera in tutta Europa presentando, nelle occasioni opportune, la “visione” al femminile dell’ortofrutta.bLa proposta, illustrata da Giulia Montanaro, socia fondatrice e tesoriera dell’Associazione, nonché responsabile progettazione e relazioni internazionali di Assomela, ha destato forte interesse tra i rappresentanti del collegio dei produttori di Areflh presenti in Assemblea.
“Abbiamo colto – dichiara Giulia Montanaro – l’input del Presidente Simona Caselli, nostra socia onoraria, di rafforzare la nostra identità nazionale e di dare, da subito, una dimensione internazionale all’Associazione. Con la nostra proposta – prosegue Giulia Montanaro – vorremmo cercare innanzitutto di sensibilizzare e coinvolgere le imprenditrici e professioniste delle Regioni d’Europa associate ad Areflh a creare qualcosa di simile a quanto fatto in Italia anche negli altri paesi EU, gettando così le basi per un primo coordinamento, che potrà poi sfociare in una vera Federazione europea”.Simona Caselli ha aggiunto che “la proposta di lavorare insieme ad altre realtà europee aderenti ad Areflh rappresenta una interessante opportunità per affrontare il settore F&V in maniera differente. La nuova visione, quella al femminile, è fondamentale non solo perchè la comunicazione del settore è principalmente diretta a noi donne, ma perchè siamo parte integrante del settore stesso. Areflh può sostenere l’Associazione Nazionale Donne dell’ortofrutta nello sviluppare il network necessario per diffondere il progetto e la sua visione in tutta l’Ue.”
L’organizzazione delle eventuali attività congiunte in Europa vedrà coinvolte Giulia Montanaro come coordinatrice del progetto e Simona Rubbi, responsabile Relazioni Internazionali di CSO Italy, come Ambassador, con la funzione di promuovere e presentare nelle sedi istituzionali le potenzialità di una Federazione europea delle donne del settore F&V.

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Uomini e donne che odiano le donne

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

L’8 marzo è un’occasione per puntare i riflettori sul tema della condizione della donna, in Italia e nel mondo. Una condizione spesso scomoda e attaccata. Dalle violenze che subisce, dalle ingiustizie nella retribuzione, dalle ineguali opportunità che le vengono offerte, quelle che più spesso le vengono negate. Per le psicologhe e gli psicologi – di cui l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna è portavoce – il tema è di scottante attualità. È l’intero apparato sociale e culturale a costringere la popolazione femminile nello stereotipo di madre e angelo del focolare domestico o in quello – solo apparentemente opposto – di una donna “con gli attributi”, seguendo un modello di machismo tipico dello stereotipo maschile. Il primo è il più classico degli stereotipi che la donna si trova stampato addosso. Il secondo è quello che spesso viene affibbiato alla donna che, emancipandosi, vuole affermarsi o dimostrare libertà, coraggio e intraprendenza. Ma sono vari e violenti gli stereotipi: non si riducono a questi e spesso vengono inculcati nei giovani sin dalla più tenera età, quando i modelli che vengono proposti ai bimbi e alle bimbe sono rigidamente preordinati. Basti pensare allo stupore che ancora causa nella maggior parte delle persone l’idea di un maschietto che gioca con una bambola o di una ragazzina che voglia darsi al rugby. Queste resistenze preconcette su cosa una donna possa fare o non fare contribuiscono a formare stereotipi di genere anche più gravi, e questo è uno dei motivi per cui una corretta educazione è così importante.
Ecco che l’8 marzo, come nel resto dell’anno, valorizzare il femminile significa rifiutare le abitudini che bloccano le donne in una condizione di inferiorità. Si può iniziare combattendo quei giudizi e quei pregiudizi, spesso inconsci, che sono introiettati nelle persone che meno credono di essere misogine. La battuta sessista, il linguaggio violento rivolto contro le donne, l’accondiscendenza, sono esibiti, talvolta, da persone che mai si direbbero misogine. Tra queste anche molte donne, che riconoscono all’atteggiamento patriarcale un ingiustificato potere, motivato, evidentemente, da una sorta di misoginia interiorizzata.
Nel corso dell’ultimo anno, ad esempio, si è fatto un gran parlare dei ricatti sessuali e delle violenze subite dalle donne nel mondo dello spettacolo e non solo. Questo atto di potere dell’uomo contro la donna ha richiamato l’attenzione su una forma di sopraffazione: il ricatto sessuale sul lavoro è una forma di violenza devastante per la donna, ma purtroppo assai diffusa e, ultimamente, accentuata a causa della crisi economica. L’uomo sfrutta la sua posizione di vantaggio per ottenere prestazioni sessuali da donne in difficoltà o che vogliono progredire nella carriera. Il caso Weinstein è stato criticato e sciaguratamente normalizzato da molte persone, anche da donne, che non hanno sostenuto le vittime.
La battaglia più dura da affrontare e vincere riguarda la psicologia delle donne stesse che devono riconoscere e superare gli stereotipi e i pregiudizi propri della cultura paternalistica. Il senso di colpa che la donna prova quando è vittima di molestie è dovuto all’assimilazione psichica degli stereotipi sul proprio genere, compreso quello che la valuta, sul piano lavorativo, in base alla sessualità. Infatti, questo valore discriminante, che la riduce a oggetto sessuale, può venire fatto proprio non solo dagli uomini ma anche dalle stesse donne che lo applicano nei giudizi verso se stesse, le colleghe o le altre donne. Sembrerebbe quindi che ci si trovi davanti a una moltitudine di uomini e donne che odiano le donne, odio che per essere rimosso richiede un’ottima dose di volontà e coraggio, qualità necessarie soprattutto alle donne per emanciparsi da errati preconcetti che non permettono loro di essere libere nel pensiero e solidali con le vittime.

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