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Posts Tagged ‘dopoguerra’

Pistoia Novecento: Sguardi sull’arte dal secondo dopoguerra

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Pistoia 19 settembre 2020 – 22 agosto 2021 ondazione Pistoia Musei Palazzo de’ Rossi a cura di Alessandra Acocella, Annamaria Iacuzzi, Caterina Toschi. Il design radicale degli Archizoom, la logica binaria delle opere di Gianfranco Chiavacci, i collage di Remo Gordigiani, le ricerche astrattiste di Gualtiero Nativi, Mario Nigro e Fernando Melani, l’ironia pop di Gianni Ruffi: sono oltre 70 le opere che scandiscono il secondo capitolo del progetto PISTOIA NOVECENTO con il percorso di Sguardi sull’arte dal secondo dopoguerra, allestimento temporaneo a lungo termine a cura di Alessandra Acocella, Annamaria Iacuzzi, Caterina Toschi che FONDAZIONE PISTOIA MUSEI presenta dal 19 settembre 2020 al 22 agosto 2021 nella sua sede di Palazzo de’ Rossi.
PISTOIA NOVECENTO è il grande progetto dedicato alla collezione permanente di Fondazione Pistoia Musei con opere delle collezioni di Fondazione Caript e Intesa Sanpaolo (già Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia), pensato per consentire una lettura il più possibile esaustiva del panorama artistico pistoiese nel suo articolarsi attraverso il secolo scorso. La prima parte del progetto, conclusasi a fine agosto 2020, ha raccontato la prima metà del Novecento.Questo secondo capitolo – PISTOIA NOVECENTO. Sguardi sull’arte dal secondo dopoguerra – offre un’immagine d’insieme della seconda metà del secolo a Pistoia.La mostra raccoglie, oltre alle opere degli autori pistoiesi presenti nella collezione permanente di Fondazione Pistoia Musei, alcuni lavori di artisti non locali ma che con la città hanno intrattenuto rapporti di scambio e dialogo, oltre a prestiti da collezioni pubbliche e private.Uno specifico indirizzo di curatela ha voluto arricchire il percorso espositivo con un’ampia selezione di documenti (fotografie, lettere, manifesti, inviti, video): un’operazione inedita volta a narrare la vivacità del clima artistico pistoiese nel contesto più ampio della cultura toscana, nazionale e internazionale. L’intenzione è quella di proporre nuovi sguardi sulle principali esperienze artistiche cittadine offrendo così un quadro di contesto alle opere d’arte selezionate.
I materiali documentari come le fotografie, le corrispondenze, i manifesti e gli audiovisivi sono disposti secondo un progetto grafico ed espositivo ideato appositamente per l’occasione e capace di offrire molteplici livelli di lettura.
Palazzo de’ Rossi si consolida come uno dei punti di forza del polo museale di Fondazione Pistoia Musei, connotandosi ancora una volta come centro dedicato all’arte del Novecento pistoiese, punto di riferimento per la conoscenza delle varie generazioni artistiche che si sono succedute lungo il secolo scorso: artisti che con ardimento e autenticità di ricerca hanno sempre cercato un dialogo con i grandi centri dell’arte apportando il proprio contributo in un’ottica di originalità.

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Opere del dopoguerra italiano dalla collezione di Fondazione Cariverona

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Verona 13 ottobre – 9 dicembre 2018 Apertura al pubblico durante ArtVerona Sabato 13 ottobre e domenica 14 ottobre dalle 11 alle 20 Fino a fine mostra sabato e domenica dalle 11 alle 20
Fondazione Cariverona, Palazzo Pellegrini Via A. Forti 3. Fondazione Cariverona apre al pubblico la sua sede, lo storico Palazzo Pellegrini in via Achille Forti a Verona, con la mostra Un nuovo gesto, una nuova materia dedicata alle opere della sua collezione che più rappresentano la stagione informale e ospitata in uno spazio appositamente restaurato e visitabile per la prima volta in questa rinnovata veste. La selezione delle opere fa parte di un più ampio progetto di condivisione con il pubblico della collezione di Fondazione Cariverona all’interno della nuova sala espositiva, che insieme al cortile monumentale ospiterà esempi della più vasta raccolta conservata dall’istituzione.L’inaugurazione di questo spazio raccolto al piano terra dell’importante atrio di Palazzo Pellegrini, coincide con le giornate di ArtVerona, la fiera d’arte giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione.
La rassegna Un nuovo gesto, una nuova materia raggruppa una serie di 15 opere emblematiche realizzate tra il 1945 e il 1961 e selezionate da Luca Massimo Barbero – direttore artistico della collezione. I lavori appartengono ad artisti aderenti ai movimenti del Fronte Nuovo delle Arti (1946-1950) e del Gruppo degli Otto (1952-1954) che rappresentano la forza della tendenza avanguardistica post-bellica dell’arte italiana: opere che evidenziano il sorgere di nuove sensibilità artistiche e di una nuova dimensione compositiva e materica.

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Tanti emigrati italiani quanti nell’immediato dopoguerra: oltre 250.000 l’anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

emigrazione-giovani-italiani-esteroL’emigrazione degli italiani all’estero, dopo gli intensi movimenti degli anni ’50 e ’60, è andato ridimensionandosi negli anni ’70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e, secondo stime, hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l’anno gli italiani in uscita. Sotto l’impatto dell’ultima crisi economica, che l’Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all’estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l’anno. A emigrare sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con più di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l’estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l’11,9% la laurea ma già nel 2013 l’Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita: il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si può stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati. Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna; quindi, a seguire, l’Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite) mentre, oltreoceano, l’Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti e il Venezuela.
Questi dati meritano già di per sè un’attenta considerazione anche perché ogni italiano che emigra rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia): 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca, come risulta da una ricerca congiunta condotta nel 2016 da Idos e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” sulla base di dati Ocse. In realtà, i flussi effettivi sono ben più elevati rispetto a quelli registrati dalle anagrafi comunali, come risulta dagli archivi statistici dei paesi di destinazione, specialmente della Germania e della Gran Bretagna (un passaggio obbligato per chi voglia inserirsi in loco e provvedere alla registrazioni di un contratto, alla copertura previdenziale, all’acquisizione della residenza e così via). Come emerso in alcuni studi, rispetto ai dati dello Statistisches Bundesamt tedesco e del registro previdenziale britannico (National Insurance Number), le cancellazioni anagrafiche rilevate in Italia rappresentano appena un terzo degli italiani effettivamente iscritti. Pertanto, i dati dell’Istat sui trasferimenti all’estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte e di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all’estero, un livello pari ai flussi dell’immediato dopoguerra e a quelli di fine Ottocento. Peraltro, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) è più alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz’altro superiore ai casi registrati (624.000).
Sono queste le conclusioni cui si giunge nel capitolo che il Dossier Statistico Immigrazione 2017, in uscita in autunno, dedica di consueto agli italiani nel mondo. Anche quest’anno il rapporto viene curato da Idos insieme al Centro Studi Confronti, con la richiesta di un sostegno dell’Otto per Mille della Tavola Valdese. I flussi degli italiani verso l’estero, così si conclude nel rapporto, meritano maggiore attenzione. Innanzi tutto sotto l’aspetto quantitativo, avendo raggiunto, se non superato, i livelli conosciuti dall’Italia quando si concepiva ancora come un paese di emigrazione. Ma va preso in considerazione anche l’aspetto qualitativo, perché è elevato il numero di diplomati e laureati coinvolti. Seppure in un contesto globalizzato la mobilità rappresenti una prospettiva normale, è necessario attuare una politica occupazionale più incisiva e occuparsi con maggiore concretezza dell’assistenza a quanti si sentono costretti a emigrare, assicurando loro in pieno il diritto di essere cittadini italiani, incluso il voto.

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L’istruzione per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

Il volume di Fulvio De Giorgi (L’istruzione per tutti. Storia della scuola come bene comune, La Scuola, 2010) cerca – con una densa sintesi– di dare conto delle vicende dell’istruzione e della scuola nell’età contemporanea, soprattutto appuntando l’attenzione sulla costruzione di un “welfare scolastico” nel secondo dopoguerra e poi nel suo successivo smantellamento ad opera del neoliberalismo egemone dagli ultimi decenni del Novecento. Il punto di vista adottato è quello del “bene comune” così come è definito dalla dottrina sociale della Chiesa. Ma in grande conto sono tenuti pure gli interventi di Benedetto XVI sull’educazione. In questo senso, si tratta forse del primo lavoro che cerca di ricostruire in modo critico una storia educativa che valorizza il contributo cristiano, senza aprioristiche apologie, ma facendone rilevare l’effettiva rispondenza ai bisogni via via emergenti nelle diverse fasi storiche. La proposta è quella di un neopersonalismo pedagogico che – in sintonia con le posizioni dell’UNESCO e dell’UNICEF – rilanci la prospettiva dell’istruzione per tutti.  Riferendosi così alla tradizione della pedagogia cattolica e personalista italiana, come pure ai contributi di Maria Montessori e di don Lorenzo Milani, il volume argomenta la necessità di avviarsi verso una “scuola dell’integrazione”. Fulvio De Giorgi, L’istruzione per tutti. Storia della scuola come bene comune, Editrice La Scuola, 2010, pp. 152, euro 10,50.

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Caproni d’Australia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2010

La comunità italo-australiana dimostra che l’italianità non è corrotta come, a chi fa’ comodo in Italia, vorrebbe far credere, perché gli italiani nelle altre società “funzionano” benissimo. Ciò non toglie che quegli immigranti italiani, ma anche di altre etnie, o i loro discendenti, possano essere rimasti dei caproni ignoranti; Gli italiani che sono emigrati in Australia, nella maggioranza dei casi, sono giunti nel dopoguerra, su richiesta esplicita del Governo Australiano che aveva notato che i prigionieri di guerra, a cui era permesso lavorare, erano degli ottimi lavoratori. Quegli italiani erano generalmente di estrazione contadina e provenienti dal Meridione italiano, arrivarono profondamente ignoranti e letteralmente con le pezze al culo; La società che li accettò gli permise di costruirsi un futuro e una dignità che nella loro ormai lontana Patria, semplicemente avrebbero potuto solo sognare. Ovviamente non tutti gli italiani sono diventati uomini di successo ma una cosa è sicura, cioè il sistema britannico e la Monarchia hanno consentito loro, come a tutti i cittadini, di vivere in una società meritocratica in cui le conoscenze, le raccomandazioni, la mafia, ecc. non contano; A tutto questo si aggiunga che il sistema sociale garantisce a tutti, quindi anche agli italo-australiani, di vivere in una società fondamentalmente sicura e serena. L’istituzione Monarchia, anche se ad alcuni potrà sembrare strano in un Paese in cui il Sovrano risiede dall’altra parte della terra, ha un ruolo fondamentale perché garantisce non solo un ideale punto di unificazione nazionale ma anche da ogni altro punto di vista garantisce il meglio, perché molto semplicemente così è laddove c’è una Monarchia, così dicono le statistiche che non parlano politichese… Insomma gli italo-australiani che oggi dicono “gli anglosassoni sono quasi in minoranza, non è giusto avere un capo di stato nel quale non ci identifichiamo”, mostrano solo di  trascinarsi dietro una eredità individuale che dimostra che sono ancora oggi dei caproni ignoranti, gente che non solo è irriconoscente verso un Paese che gli ha dato opportunità di vita che nella repubblica italiana non gli sarebbero state affatto garantite, ma soprattutto dimostrano di anteporre una questione etnica a una questione di politica istituzionale. (Matteo Cornelius Sullivan da Alternativa monarchica)

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Immagini dalla politica veneziana

Posted by fidest press agency su martedì, 29 dicembre 2009

Si è conclusa la raccolta pubblica di foto Immagini dalla politica veneziana. Oltre 600 le fotografie pervenute che vanno ad aggiungersi a quelle già  raccolte nei mesi precedenti attraverso canali privati e istituzionali per un totale di circa 2.000 scatti. Il progetto della Fondazione Gianni Pellicani, realizzato in collaborazione con l’Archivio della Comunicazione del Comune di Venezia, ha portato alla costruzione del sito,  ad opera di Venis Spa, Immagini dalla politica veneziana inserito nell’Album di Venezia (www.albumdivenezia.it).  Immagini dalla politica veneziana ha come obiettivo la raccolta, l’archiviazione e la pubblicazione di materiale fotografico volto al recupero dei ricordi storici, degli eventi, dei volti e dei luoghi della politica cittadina nel periodo che va dal dopoguerra al 1992. Quindi vuol far emergere i volti, i luoghi, le forme, i modi della vita politica cittadina per portarne alla luce alcuni particolari inconsueti, poco conosciuti se non addirittura dimenticati, a disposizione di tutta la cittadinanza ed anche di coloro che vorranno utilizzare le immagini per ragioni di studio, di ricerca storica o iconografica.  Durante la raccolta pubblica sono affluite foto di semplici cittadini, ma anche fondi fotografici di indubbia importanza come quello di Giovanni Favaretto Fisca (presidente della provincia di Venezia e sindaco di Venezia complessivamente per un ventennio) e Cesco Chinello (onorevole e senatore del PCI negli anni settanta). Ma anche, tra altri ancora, il fondo fotografico del partigiano Romeo Bison.  Visto il successo ottenuto e le continue richieste pervenute, la Fondazione Gianni Pellicani  e il Comune di Venezia, continueranno la raccolta di nuovi scatti. In ogni caso, sia che la documentazione venga trasmessa per via elettronica o consegnata direttamente, il documento originale resterà di esclusiva proprietà del legittimo proprietario, al quale verrà riconsegnata non appena gli operatori incaricati avranno provveduto alla conversione in digitale.

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Mario Monicelli a Venezia per: “Viaggi in Italia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2009

monicelliIl  medicoA inaugurare la mostra sarà giovedì 3 settembre alle ore 10.30 al Primo Piano del Palazzo del Cinema il regista Mario Monicelli, al Lido a presentare in anteprima la versione restaurata de La Grande Guerra (proiezione martedì 1 settembre alle 21 all’Arena di Campo San Polo), che cinquanta anni fa vinse il Leone d’oro ex aequo con Il generale Della Rovere di Rossellini. Da La strada di Fellini a La grande guerra di Monicelli, da Il grido di Antonioni a Senso di Luchino Visconti, da Stromboli di Rossellini a  Le ragazze di San Frediano di Zurlini. Se prima della guerra era abbastanza raro, anche se non  del tutto inusuale, che il cinema italiano uscisse dai teatri di posa, nell’immediato dopoguerra, sulla spinta estetico-produttiva del Neorealismo, non solo è sceso nelle strade e nelle piazze, ma ha cominciato a muoversi lungo tutta la Penisola. Una pratica che, per circa un ventennio, ha contagiato non solo i film neorealisti, ma anche commedie e melodrammi, cinema popolare e cinema d’autore.   La mostra fotografica, promossa dal Centro Cinema Città di Cesena insieme alla Fototeca della Cineteca Nazionale, la Biennale di Venezia e la Regione Emilia-Romagna, raccoglie una cinquantina di scatti in bianco e nero (di diverso formato, compresa una gigantografia) che documentano alcuni film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale, girati nel periodo 1941-1959 dai più grandi registi di tutti i tempi. Si tratta di pellicole realizzate in tempi e modalità diverse che hanno come set le vie e le piazze di tutta la Penisola, fatta esclusione per Roma  (questo in quanto i moltissimi film girati nella Capitale sono già stati oggetto in passato di approfondite ricerche).   Al taglio del nastro saranno presenti anche il Direttore Artistico della 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Marco Müller e il Direttore Organizzativo del Settore Cinema della Biennale Luigi Cuciniello, il Dirigente del Settore Cultura della Regione Emilia Romagna Patrizia Orsola Ghedini, il sindaco di Cesena Paolo Lucchi e l’Assessore alla Cultura del Comune di Cesena Daniele Gualdi.  Le foto di scena in mostra provengono dall’archivio del Centro Cinema di Cesena, che da anni riserva una particolare attenzione alla fotografia di scena. Grazie agli archivi storici acquisiti con le donazioni ricevute da archivi e fondi di importanti personaggi legati al cinema (Antonio Pietrangeli, Gian Vittorio Baldi, Vittorio Bonicelli) e alla fotografia (Vittorugo Contino, Divo Cavicchioli) e grazie al fondo del concorso nazionale per fotografi di scena CliCiak, quest’anno alla sua 12ª edizione, il patrimonio del Centro Cinema conta attualmente circa 100.000 fotografie di scena, tra stampe e negativi. La mostra intende raccontare, attraverso le immagini scattate sui set da quasi tutti i migliori fotografi di scena attivi in quel periodo, un cinema dove i personaggi vengono meno in favore degli “uomini”, e dove la macchina da presa scende nelle strade e nelle piazze, a compiere un lungo viaggio sentimentale che dalla Sicilia arriva fino alla Valle d’Aosta.  Curata da Antonio Maraldi del Centro Cinema Città di Cesena e da Simona Pera della Cineteca Nazionale, sarà accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese), curato da Antonio Maraldi e Simona Pera, in cui oltre alle foto sono riportati il dizionario dei film, il dizionario dei fotografi e due interviste inedite a Mario Monicelli e Paul Ronald.  Con questa mostra il Centro Cinema Città di Cesena per il settimo anno consecutivo porta nella preziosa cornice del Lido di Venezia una mostra di foto di scena: fra le precedenti edizioni si ricordano nel 2006 quella dedicata a Roberto Rossellini, nel 2007 quella sul Western all’italiana e nel 2008 quella dedicata ad Anna Magnani. Le fotografie sono firmate da Francesco Alessi, Rosario Assenza, Bruno Bruni, Osvaldo Civirani, Ermanno Consolazione, Vincenzo Palmirani, Pierluigi,  G.B. Poletto, Huguette Ronald, Paul Ronald, Sergio Strizzi. (monicelli,il medico)

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