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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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Quarta dose di vaccino anti Covid-19: come valutare se farla?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

Al via un nuovo servizio dedicato a tutte le persone vaccinate oppure guarite da Covid-19 che vogliono conoscere il proprio grado di protezione dal virus. A proporlo è Cerba HealthCare Italia, che nei suoi centri mette a disposizione un test innovativo chiamato IGRA (Interferon Gamma Release Assay), che valuta la risposta immunitaria delle cellule T memoria che hanno un ruolo chiave nel ridurre la severità del Covid-19.Ogni individuo infatti risponde diversamente alla vaccinazione anti Covid-19 in base a fattori eterogenei (assetto genetico, immunodepressione, patologie autoimmuni, tipologia di vaccino). Nei centri Cerba HealthCare è possibile effettuare un test per valutare gli anticorpi neutralizzanti protettivi verso le infezioni da SARS-COV2e il nuovo test IGRA che misura i linfociti T della memoria per valutare l’efficacia della protezione contro la malattia e l’infezione stessa.I due test si combinano per definire i soggetti cosiddetti “no responder” o che comunque sono ad alto rischio di infezioneda SARS-CoV-2 o di sviluppare la malattia. Per effettuarli basta un semplice prelievo del sangue.Inizialmente, però, non si era capito se le cellule T “funzionassero” anche contro le nuove varianti del Coronavirus, e soprattutto non era disponibile un test per misurarne la risposta. Ora, grazie alla ricerca scientifica, le cose sono cambiate: «Gli ultimi studi fanno ben sperare sulla prospettiva di una durata a lungo termine dell’immunità al virus indipendentemente dalla variante incontrata – conferma Broccolo – e parallelamente è stato sviluppato l’IGRA test che Cerba HealthCare propone. Il suo principio si basa sulla misurazione delrilascio di interferone gamma (IFN-γ) a seguito del contatto con il pool di antigeni spike di SARS-CoV». Il test IGRA consente quindi una valutazione più completa della risposta immunitaria dopo un’infezione da SARS-CoV-2 o la vaccinazione (soprattutto in caso di basso titolo di anticorpi neutralizzanti), ed è un importante strumento a disposizione in particolare di chi è più esposto ai rischi della Covid-19, come i pazienti in trattamento con farmaci immunosoppressivi, che sono sottoposti a terapie oncologiche o che presentano immunodeficienze congenite o acquisite (infezione da HIV, necessità di dialisi ecc).

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Coronavirus. Verso la quarta dose

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2022

La Food and drug administration (Fda), l’ente federale americano che si occupa di farmaci, ha autorizzato la quarta dose, ovvero il richiamo o booster, del vaccino contro il Coronavirus (Sars-Cov-2) per chi ha più di 50 anni. L’approvazione è relativa ai vaccini a Rna messaggero, cioè quelli prodotti da Pfizer e Moderna. E’ noto che i vaccini in uso diminuiscono la protezione nel tempo e quindi c’è la necessità di un rinforzo della protezione con un aumento della risposta anticorpale. Nel nostro Paese la quarta dose è raccomandata per le persone particolarmente fragili (immunodepresse). Ora, attendiamo che anche l’Ema, l’ente europeo dei farmaci, esamini le informazioni provenienti da una ampia casistica fornita dagli studi in Israele, e si determini in merito.Occorre, comunque, non abbassare la guardia perché il virus è ancora in circolazione, anche con nuove varianti. Non vorremo ritornare a situazioni già vissute in precedenza, a causa della leggerezza con cui si è affrontata la diffusione virale. Primo Mastrantoni.

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Covid-19: si fa strada l’ipotesi quarta dose

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

L’inversione di trend della curva epidemica, in risalita, è il dato più significativo degli ultimi giorni stando ai dati diffusi dai monitoraggi dell’Istituto superiore di sanità. Un trend in atto anche in altri Paesi europei oltre che in Cina. In Francia, ad esempio, è stata avviata la somministrazione della quarta dose vaccinale agli over-80 proprio a seguito della lieve ripresa dei contagi, ma al contempo è stata confermata da lunedì la fine delle restrizioni, fra cui l’obbligo di mascherina al chiuso e il possesso del super green pass. E la situazione peggiora anche in Germania, con circa 250 vittime al giorno. Una situazione che appare sotto controllo probabilmente dovuta sia alla maggiore diffusività di Omicron sia all’allentamento delle misure. In questo quadro, si ragione di strategie future e dell’opportunità di una quarta dose vaccinale anche sulla base del numero di reinfezioni. Occorre cioè decidere, ha spiegato Guido Rasi, consulente del commissario all’emergenza Figliuolo, «se impegnarsi a ridurre il numero di reinfezioni, per evitare le ricadute sociali ed economiche, oppure valutare che sia preferibile concentrare gli sforzi sulle terapie disponibili». Un monitoraggio attento, ha concluso, «ci dirà se dovremo ragionare di continuare con questo vaccino, cercarne migliori o se si possa convivere così». «La quarta dose di vaccino anti-Covid c’è già per gli immunodepressi in Italia. Questo serve oggi. Per andare oltre” queste categorie “credo non ci siano evidenze sufficienti. Quindi aspettiamo un attimo». È la riflessione di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), rispetto al capitolo “secondo booster” su cui alcuni Paesi stanno avanzando. Come il Regno Unito che si prepara a un nuovo richiamo agli ultra 75enni, agli immunodepressi e agli ospiti delle case di riposo nelle prossime settimane, come suggerito di recente dai consulenti medici dell’esecutivo e come confermato da Sajid Javid, ministro della Sanità del governo di Boris Johnson. Per valutare l’opportunità di una quarta dose, ha sottolineato Rasi, sarà dunque cruciale valutare parametri come «il livello dell’infezione, l’immunità della popolazione e la valutazione di una decisione a livello sociale se anche un 10-20% di protezione contro l’infezione diventi essenziale o no». Secondo Rasi, è necessario pertanto capire «quanto e chi si reinfetta e anche quanto siamo in grado, senza struttura commissariale di somministrare dosi vaccinali per ottenere l’obiettivo di rallentare una eventuale ondata». Ma «viceversa – ha rilevato – potremmo anche iniziare a pensare che c’è una sufficiente immunità cellulare nella popolazione e focalizzarci sulle cure che oggi ci sono, velocizzando gli aspetti burocratici di accesso alle cure». Terza ipotesi, «ma non me la aspetto per settembre o ottobre – ha concluso – è che ci sia un vaccino che dia finalmente una immunità che prevenga anche il contagio da Covid, perché già abbiamo vaccini che prevengono la malattia grave». (fonte Doctor33)

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Covid-19, la terza dose non è appropriata per tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2021

Mentre l’Italia sta per dare il via alla terza dose di vaccino anti-Covid per i soggetti immunocompromessi, una revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell’Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su The Lancet, dimostra che non è sufficiente una terza dose di vaccino per la popolazione generale. «Presi nel loro insieme – afferma Ana-Maria Henao-Restrepo dell’Oms, autrice principale della revisione – gli studi attualmente disponibili non forniscono prove credibili di un sostanziale declino della protezione contro la malattia grave, che è l’obiettivo primario della vaccinazione» anti-Covid. «La fornitura limitata di questi vaccini – osserva la ricercatrice – salverà la maggior parte delle vite se verrà messa a disposizione di persone che più rischiano forme gravi di Covid-19 e non hanno ancora ricevuto alcun vaccino. Anche se alla fine la somministrazione di un ‘booster’ potrebbe produrre un certo beneficio, questo non supererà i vantaggi di fornire una protezione iniziale ai non vaccinati – avverte l’esperta -. Se ora i vaccini venissero distribuiti dove più servirebbero, potrebbero accelerare la fine della pandemia, inibendo l’ulteriore evoluzione delle varianti». Gli autori spiegano che, anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l’efficacia dei vaccini Covid-19 è tale da rendere «non appropriate» dosi vaccinali di richiamo per tutti. I ricercatori hanno analizzato le evidenze prodotte da studi randomizzati controllati e da studi osservazionali pubblicati su riviste peer-reviewed e piattaforme pre-print. In media, la vaccinazione anti-Covid mostra un’efficacia del 95% contro la malattia grave causata sia dalla variante Delta sia dalla variante Alfa del coronavirus pandemico, nonché un’efficacia superiore all’80% nel proteggere contro qualsiasi infezione associata a queste varianti. Per tutti i tipi di vaccino e contro tutte le varianti considerate, l’efficacia dell’immunizzazione risulta maggiore contro la malattia grave rispetto a forme lievi. E sebbene rispetto alla protezione fornita contro la patologia grave i vaccini appaiano meno efficaci nell’evitare infezioni asintomatiche o trasmissione del contagio, «anche nelle popolazioni con un’elevata copertura vaccinale – precisano gli scienziati – la minoranza non vaccinata è ancora il principale fattore di trasmissione, oltre a essere essa stessa a maggior rischio di malattia grave». Anche se in futuro emergeranno nuove varianti di Sars-CoV-2 che potrebbero sfuggire agli attuali vaccini anti-Covid, secondo gli autori della revisione è molto probabile che lo facciano da ceppi già diventati ampiamente prevalenti. Pertanto, rimarcano ancora gli scienziati, «l’efficacia di vaccini booster sviluppati in modo specifico per contrastare possibili nuove varianti potrebbe essere maggiore e più duratura, rispetto a quella di richiami vaccinali fatti usando i prodotti attuali». Del resto, fanno notare i ricercatori, «una strategia simile viene adottata anche per i vaccini anti-influenza: ogni vaccino annuale si basa sui ceppi circolanti più recenti, aumentando la probabilità che l’iniezione rimanga efficace anche in caso di ulteriore evoluzione» dei virus.In Italia si partirà ad effettuare i richiami dal 20 settembre. Questa la decisione presa nel corso di una riunione alla quale hanno partecipato il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario per l’Emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo. Inizialmente, sarà dunque coinvolta una platea di circa tre milioni di pazienti immunocompromessi. Tra loro, pazienti trapiantati, oncologici e con patologie autoimmuni. Subito dopo, ha indicato Speranza nei giorni scorsi, si procederà con gli altri soggetti fragili, gli ospiti delle Rsa e gli ultraottantenni. Intanto, sono oltre 40 milioni (40.006.727) gli italiani vaccinati contro il nuovo coronavirus con entrambe le dosi in base ai dati pubblicati sul sito del governo, pari 74,07% della popolazione over 12. Per consentire l’inoculazione della terza dose, sottolinea la struttura di Figliuolo, verranno messe a disposizione ulteriori dosi di vaccino a mRna Pfizer e Moderna. Si parte quindi con i richiami, mentre resta sostanzialmente stabile ma con un trend in calo l’andamento epidemico nel nostro Paese: sono 2.800 i positivi nelle ultime 24 ore, secondo i dati giornalieri del ministero della Salute (ieri erano stati 4.664), mentre sono 36 le vittime in un giorno (ieri 34). Il tasso di positività è al 2,3%. (fonte doctor33)

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Vaccino. Andreoni: chi ha avuto dose puo’ infettarsi e non manifestarlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

ROMA – “La persona vaccinata contro il Covid puo’ certamente infettarsi e non manifestarlo. Ci sono gia’ dati che dimostrano la vaccinazione in realta’ non impedisce l’infezione, riduce di molto la possibilita’. Quindi la persona si puo’ infettare ma quello che abbiamo visto e’ che le malattie sono eccezionali e rare, quindi il piu’ delle volte si infetta in maniera del tutto asintomatica. In questi casi la malattia decorre in maniera non grave. Abbiamo avuto, ad esempio, due persone ricoverate nonostante fossero vaccinate, con una manifestazione che richiedeva il ricovero. Una di loro, 85 anni, se non fosse stato vaccinato sarebbe andato incontro al decesso e invece e’ guarito”. Cosi’, ai microfoni dell’agenzia Dire, Massimo Andreoni, direttore scientifico della Societa’ italiana malattie infettive (Simit) e professore ordinario di Malattie infettive della facolta’ di Medicina e Chirurgia dell’universita’ di Roma Tor Vergata.Ci si infetta da vaccinato ma si puo’ anche essere contagiosi? “Questo non si sa -risponde Andreoni -probabilmente si’ ma per periodi di tempo meno prolungati rispetto ai soggetti non vaccinati e si e’ anche meno contagiosi, perche’ la risposta anticorpale generata grazie al vaccino e’ in grado di ridurre sia i tempi di eliminazione che la carica virale. Quindi le persone normalmente hanno un carica virale ridotta rispetto ai non vaccinati”.”Non possiamo escludere in maniera assoluta-precisa l’esperto -che la possibilita’ di contagiare possa sussistere, ad esempio, all’interno di un autobus. Riteniamo sia comunque un evento non frequente ma, ripeto, non si puo’ escludere”. “Il soggetto infetto che sia a conoscenza della propria positivita’ nonostante sia vaccinato -conclude Andreoni -deve essere ugualmente sottoposto a quarantena, esattamente come un soggetto non vaccinato. Quindi il vaccino non elimina le regole precedenti, perche’ i soggetti positivi al tampone devono essere considerati come persone potenzialmente contagiose”. (fonte Agenzia Dire)

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Il vaccino a dose singola contro il COVID-19 di Johnson & Johnson

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

NEW BRUNSWICK, N.J. Johnson & Johnson (NYSE: JNJ) (l’Azienda) ha annunciato oggi che la Commissione Europea (CE) ha concesso l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio Condizionata (CMA) per il proprio vaccino a dose singola contro il COVID-19, sviluppato da Janssen, azienda farmaceutica di Johnson & Johnson, per prevenire il COVID-19 negli individui di età pari o superiore ai 18 anni. L’Autorizzazione all’Immissione in Commercio Condizionata segue il parere positivo del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA). L’Autorizzazione è valida in tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea (UE), oltre a Norvegia, Islanda e Liechtenstein.I dati dello studio ENSEMBLE di fase 3 hanno mostrato che il vaccino contro il COVID-19 di Johnson & Johnson è stato ben tollerato e ha dimostrato una riduzione del 67% della malattia sintomatica da COVID-19 nei partecipanti che hanno ricevuto il vaccino rispetto a quelli a cui è stato somministrato il placebo. L’insorgenza della protezione è stata osservata dal 14° giorno ed è stata mantenuta nei 28 giorni successivi alla vaccinazione. I dati hanno anche dimostrato che il vaccino è risultato efficace all’85% nel prevenire le forme gravi di malattia in tutte le aree geografiche studiate, e ha mostrato una protezione completa contro l’ospedalizzazione e la morte correlate al COVID-19, a partire da 28 giorni dopo la vaccinazione.
Johnson & Johnson è impegnata a rendere il suo vaccino contro il COVID-19 disponibile su base non profit per l’uso d’emergenza nella pandemia. L’Azienda mira a iniziare le consegne del suo vaccino a dose singola contro il COVID-19 nella seconda metà di aprile e a fornire 200 milioni di dosi all’UE, oltre a Norvegia e Islanda, nel 2021.”Questo vaccino è il risultato di più di un decennio di investimenti in ricerca e sviluppo e di un profondo impegno da parte dei nostri scienziati. Apprezziamo la collaborazione e il sostegno della Commissione Europea in questo sforzo straordinario”, ha dichiarato Paul Stoffels, M.D., Vice Presidente del Comitato Esecutivo e Chief Scientific Officer di Johnson & Johnson. “Con l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio Condizionata, siamo orgogliosi di poter mettere a disposizione il nostro vaccino a dose singola per proteggere milioni di persone in tutti gli stati membri dell’UE”.
A dicembre 2020, l’Azienda ha annunciato che Janssen aveva avviato la rolling submission (o sottomissione in itinere) presso l’EMA per il suo candidato vaccino a dose singola contro il COVID-19, consentendo un processo di revisione accelerato da parte del CHMP. L’azienda ha inoltre presentato la domanda di Emergency Use Listing (EUL) all’Organizzazione Mondiale della Sanità per il proprio candidato vaccino contro il COVID-19. Inoltre, in diversi paesi del mondo sono state avviate le procedure di sottomissione in itinere per il candidato vaccino a dose singola contro il COVID-19. L’azienda ha ricevuto l’Autorizzazione all’Uso d’Emergenza (EUA) negli Stati Uniti il 27 febbraio, a seguito del voto unanime del Comitato Consultivo per i Vaccini e i Prodotti Biologici Correlati della Food and Drug Administration degli Stati Uniti il 26 febbraio 2021. Il vaccino a dose singola contro il COVID-19 di Johnson & Johnson ha ottenuto anche l’Autorizzazione con ordinanza provvisoria in Canada.Alessandra Spagnolo

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Vaccino Covid, quando è possibile somministrare un’unica dose

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2021

Per coloro che hanno già avuto un’infezione da virus Sars-Cov2 è prevista la possibilità di somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-Covid, senza dunque effettuare alcun richiamo. È arrivato il via libera dal ministero della Salute che, in una nuova circolare firmata dal direttore della Prevenzione del dicastero Giovanni Rezza, chiarisce che «è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino» anti-Covid-19 nei soggetti con «pregressa infezione da Sars-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica)», «purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa». L’assunto di base è che i soggetti che abbiano già contratto l’infezione e ne siano guariti abbiano al contempo sviluppato anche una certa immunità. Da qui la possibilità di non effettuare la seconda dose e di ricevere la prima ad una certa distanza di tempo dall’infezione. La possibilità di un’unica dose non vale, però, per i soggetti con particolari problemi di salute: «Ciò non è da intendersi applicabile – precisa, infatti, il ministero – ai soggetti che presentino condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici». In questi soggetti, non essendo prevedibile la protezione immunologica conferita dall’infezione da Sars-CoV-2 e la durata della stessa, si raccomanda dunque di proseguire con la schedula vaccinale proposta, ovvero la doppia dose per i tre vaccini a oggi disponibili.
La nuova strategia vaccinale dell’Italia prenderebbe in considerazione il modello britannico della dose unica di vaccino, ritardando la somministrazione della seconda. Utilizzo dunque anche delle scorte destinate ai richiami, nell’attesa che arrivi il via libera dell’Ema al vaccino monodose Johnson&Johnson. Ipotesi non ancora approvata dall’Ema che si dice ancora scettica sulla questione. Nonostante il pressing degli Stati dopo i dati positivi sul livello di protezione di una singola dose, l’Ema «non vede ancora prove sufficienti per raccomandare modifiche» e passare ad un solo shot. Si sta valutando però l’autorizzazione d’emergenza Ue per i vaccini Covid sia per gli adeguamenti per le varianti, sia per i nuovi sieri che fanno parte della strategia dell’Unione. Si tratta di una pista su cui la Commissione europea è al lavoro, e che presenta però molti scogli legali, soprattutto sotto il profilo delle responsabilità, che i 27 leader dovranno valutare insieme di assumere, forse già al prossimo vertice del 25 marzo. La scorciatoia, utilizzata dall’Ungheria di Viktor Orban per sdoganare lo Sputnik russo ed il Sinopharm cinese, è prevista per gli Stati, ma ha carattere solo temporaneo e valore a livello nazionale. L’iniziativa, lanciata da Ursula Von der Leyen, è stata spinta dalla richiesta dei 27 capi di Stato e di governo di accelerare su via libera, produzione e distribuzione degli immunizzanti di fronte all’incalzare dell’emergenza mutazioni e alle forniture che arrivano a singhiozzo. Forte è lo scetticismo anche sullo Sputnik V, in merito al quale fonti a Bruxelles sottolineano che le capacità di produzione russa è molto limitata. Può contribuire a rafforzare le vaccinazioni in Paesi di piccole dimensioni, ma non sarebbero mai sufficienti a coprire le esigenze per esempio dell’Italia.La questione, a questo punto, resta quella della produzione dei vaccini in Italia, unico modo per assicurarsi grosse quantità di siero. Se in un primo momento sembrava un’ipotesi irrealistica, grazie ad un attento lavoro tra il ministero dello Sviluppo economico sotto la regia del ministro Giancarlo Giorgetti, Farmindustria, Aifa, il nuovo commissario per l’emergenza Paolo Figliuolo e il sottosegretario alla presidenza Franco Gabrielli, sono stati fatti molti passi avanti. È stata verificata la disponibilità di alcune industrie a produrre i “bulk”, ossia il principio attivo e gli altri componenti del vaccino anti Covid, perché già dotate, o in grado di farlo a breve, dei necessari bioreattori e fermentatori. La produzione, però, potrà avvenire a conclusione dell’iter autorizzativo da parte delle autorità competenti, in un tempo stimato di 4/6 mesi, fino ad 8 ha poi precisato il ministro in Parlamento. È proprio su queste aziende che si concentrerà ora l’attenzione con l’avvio di una fase di verifica: il ministro ha infatti dato mandato ai diversi rappresentanti presenti competenti di procedere all’individuazione di contoterzisti in grado di produrre vaccini entro autunno del 2021. Più semplice invece il coinvolgimento delle aziende italiane alla fase finale della filiera, ovvero l’inserimento delle dosi nelle fiale e il relativo confezionamento. È stato infatti appurato che ci sono le «condizioni immediate» per avviare la fase dell’infialamento e finitura. Per rafforzare ulteriormente tutto questo progetto, Giorgetti ha confermato oggi la volontà dell’esecutivo di realizzare in Italia un polo per la ricerca di farmaci e vaccini con investimenti pubblici e privati. By Anna Capasso fonte Doctor33

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Covid-19: una dose di vaccino ai guariti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2021

Un soggetto guarito sviluppa un certo grado di immunità, che al momento si stima possa perdurare almeno 6 mesi. È a partire da questo presupposto che si sta facendo largo tra gli esperti l’ipotesi di somministrare una sola dose di vaccino anti-Covid, senza dunque effettuare il richiamo, alle persone che già hanno contratto la Covid-19 in forma sintomatica. L’idea è supportata anche dai primi studi scientifici e approda ora all’esame di tavoli tecnici mentre si apre un confronto anche con l’Agenzia italiana del farmaco.Ad oggi, non sono disponibili linee guida consolidate a livello internazionale sulla questione e le strategie adottate variano nei diversi Paesi. La vaccinazione ai guariti non ha una controindicazione secondo le autorità sanitarie, ma la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente raccomandato di posticipare la somministrazione del vaccino a chi si è contagiato in una situazione di scorte limitate di vaccini anti-Covid. Secondo l’Aifa, la vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da Covid-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione. Tuttavia, rileva l’Agenzia, coloro che hanno avuto una diagnosi di positività a Covid-19 non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna vaccinale, mentre questa potrebbe essere considerata quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria. Sicuramente, posticipare l’immunizzazione o non effettuare il richiamo ai guariti consentirebbe di avere a disposizione un gran numero di dosi da destinare ad altre categorie prioritarie. La Francia, ad esempio, si sta orientando in questa direzione. Favorevole a tale strategia è l’immunologo Alberto Mantovani, professore emerito di Patologia e direttore scientifico dell’Istituto Irccs Humanitas di Milano. All’Humanitas, ha spiegato intervenendo a “Che tempo che fa” su Rai3, “abbiamo pubblicato un lavoro due settimane fa, coordinato da Maria Rescigno, in cui abbiamo osservato che nelle persone che hanno avuto Covid, nella prima dose di vaccino c’è una risposta straordinaria del livello di anticorpi. In parallelo, l’esperto Florian Krammer ha pubblicato un lavoro praticamente identico e sono usciti altri 3 lavori negli Usa con lo stesso massaggio”. Questi lavori, ha affermato, “suggeriscono che vada seriamente considerata l’ipotesi di dare una sola dose a chi ha già avuto Covid sintomatico per due motivi: il primo motivo è per il bene di chi viene vaccinato e per risparmiare tossicità e il secondo perché questo ci dà centinaia di migliaia, forse 1 milione di dosi di vaccino in più”.Sulla stessa linea anche Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie infettive all’Ospedale Sacco di Milano, secondo il quale le persone guarite da Covid “non andrebbero vaccinate”. È infatti “verosimile – chiarisce – che i guariti mantengano una risposta immunitaria anche a lungo, e attualmente vediamo che in questi soggetti tale risposta è molto buona”. Inoltre, avverte, “in alcuni casi si sono viste delle reazioni più pesanti in soggetti guariti e vaccinati. Non si tratta di reazioni gravi o che richiedono ospedalizzazione ma non sappiamo come potrebbe ad esempio rispondere l’organismo di un soggetto anziano in questa situazione”. Il punto, conclude Galli, è che “credo si vaccini a tappeto anche per una questione di semplicità organizzativa, ma questo equivale ad una dichiarazione di incapacità di saper distinguere tra situazioni diverse”. (fonte DoctorNews33)

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Vaccini, troppi operatori sanitari senza dose

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Attori e personaggi famosi vaccinati prima dei medici in quanto “anziani”. Anche se la campagna vaccinale deve ancora finire per i sanitari, prima categoria chiamata ad immunizzarsi contro il coronavirus dal piano nazionale, spesso qualcuno passa davanti nella fila. Ora con i medici liberi professionisti e i dentisti si schierano gli ordini chiedendo alle regioni di chiarire come mai in Italia su 1,3 milioni di somministrazioni, ben 327 mila siano state iniettate a personale non sanitario né ospite di Rsa. Il presidente Fnomceo Filippo Anelli, in audizione in Senato, è tornato sulla scelta “di vaccinare quasi mezzo milione di amministrativi, quando ci sono ancora quasi 600mila operatori sanitari da vaccinare”. Scelta che è “l’espressione di un modello culturale”, secondo Anelli, che ricorda il sacrificio di 302 medici morti per Covid in meno di un anno e ammonisce: «Se uno non percepisce l’importanza, e anche il rischio degli operatori sanitari, non trova le soluzioni». (Stralcio articolo di Mauro Miserendino da Doctor33)

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Fisco e promesse elettorali

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2009

In uno studio di Bankitalia si dice che contro l’evasione, eserciti di ‘007 fiscali’, Guardia di Finanza, meccanismi automatici di valutazione del reddito e misure straordinarie possono far poco se ai contribuenti non si offrono, in cambio delle tasse, servizi adeguati. E per rincarare la dose: una bassa efficienza dello Stato nella fornitura di beni e servizi induce nel contribuente una minore lealta’ fiscale in risposta alla percezione di iniquita’ del contratto implicito con lo Stato medesimo. E ancora: il contribuente sarebbe disposto ad accettare un limitato grado di inefficienza dello Stato e dell’amministrazione se questa fosse compensata da una maggiore spesa di entrambi. Lo sfondamento di questa porta aperta, pero’, non crediamo sia una percezione diffusa: e’ sempre piu’ d’attualita’ una sorta di “arrangiarsi per campare” grazie alla crisi e le non-risposte (miste a risposte che peggiorano l’esistente) del nostro sistema economico e sociale. Una sorta di cupo medioevo economico (e non solo): l’italica abitudine del furbetto e’ virtu’. L’ammiccamento di una politica, tra richiesta di sudditanza e pessimi esempi, ne e’ motore. Le promesse elettorali vengono “sparate” anche fuori delle specifiche campagne e delle feste di partito. Alcuni esempi: abolizione delle province contro sprechi ed efficienza, abolizione dell’Irap, l’informatica per semplificare ed economizzare i rapporti tra contribuenti e Stato, etc. Tre esempi tra i tanti che ogni giorno paghiamo sulla nostra pelle e con le nostre tasche e che confermano lo studio di Bankitalia. Ma abbiamo una impressione radicata dall’esperienza: così come i vari studi e provvedimenti delle diverse Authority in materia soprattutto di Antitrust e Comunicazioni, anche questo studio di Bankitalia resterà nella nostra storia delle incompiute e solo per ricordarci che il nostro, cervello, con quello di pochi altri, non e’ stato compresso e maciullato da opportunismo, arroganza, menefreghismo, potere e necessità di sopravvivenza. Aspettiamo smentite, ma solo dai fatti e non da estemporanee dichiarazioni. (fonte Aduc)

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Tariffa taxi Roma-Fiumicino

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2009

Roma. “L’unica cosa positiva è che appena scendi dal taxi puoi prendere un aereo e scappare per qualche giorno dall’Italia”. Questo il commento di Vittorio Marinelli, responsabile laziale dell’Italia dei Diritti, in relazione all’iniziativa del Comune di Roma di innalzare di 10 euro la tariffa delle auto bianche per il tratto Roma-Fiumicino per portarla a quota 50 ed uniformarla così a quella prevista per il percorso inverso Fiumicino-Roma, che verrebbe invece abbassata da 60 a 50 euro. Il tutto grazie ad un’intesa tra il Campidoglio e l’amministrazione del piccolo centro alle porte di Roma. “Il problema è che se per sbaglio ci si reca in Spagna – ha poi rincarato la dose il responsabile per il Lazio del movimento guidato da Antonello De Pierro- si corre il rischio di equivocare sulla vera ricchezza, comunque esistente, del Paese iberico. A Madrid, Barcellona, Valencia e in tutte le altre città spagnole i ragazzini di tredici anni prendono a go-go il taxi. In realtà non sono figli di parlamentari, ma semplici fruitori di quello che ovunque è un mezzo di trasporto generalmente utilizzato. Se ci fosse un governo serio sia a livello nazionale che locale, sarebbe il mercato a fissare i prezzi. Purtroppo però, qui nel Belpaese, a go-go va solo il ridicolo”.

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