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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘dostoevskij’

“Anja, la segretaria di Dostoevskij”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

E’ il romanzodel pluripremiato scrittore e autore teatrale Giuseppe Manfridi. Casa Editrice: La Lepre EdizioniGenere: Narrativa storica Pagine: 608 “Anja, la segretaria di Dostoevskij” è la straordinaria opera dello scrittore e autore teatrale Giuseppe Manfridi, vincitrice nella sezione Narrativa Edita della VII Edizione del Premio Letterario Città di Como e della I Edizione del Premio Dostoevskij. Il romanzo è stato inoltre selezionato per il Premio Strega 2020, presentato dallo storico dell’arte Claudio Strinati, che l’ha così descritto: «Mai banale, mai retorico, mai ostentato ma profondamente serio e convincente, un inno alla letteratura e all’amore, all’intelligenza e alla volontà». Nell’opera si racconta la turbolenta nascita del romanzo “Il giocatore” (in russo “Igrok”) di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, e allo stesso tempo l’origine di una storia d’amore scandalosa e sofferta, che cambierà l’esistenza del grande scrittore russo. Anna Grigor’evna Snitkina (chiamata affettuosamente Anja) e Fëdor Dostoevskij amano la letteratura più di qualunque altra cosa al mondo, e in essa trovano il compimento del loro destino; quando egli decide di avvalersi di una stenografa per accelerare il processo di composizione del suo nuovo romanzo, non intuisce ancora che quella ragazza appena diciottenne diventerà fondamentale per la sua scrittura, e presto anche per la sua anima. I due protagonisti sono finemente caratterizzati, così come i numerosi personaggi secondari, donando loro una tale complessità emotiva da coinvolgere profondamente il lettore nelle loro vicende, eda emanciparli dal loro ruolo di finzione per renderli umani, vivi. Giuseppe Manfridi ci permette di osservare da vicino l’atto creativo di uno scrittore geniale in perenne lotta con i suoi demoni, provato da una vita di dolore, malattia e indigenza e che «porta la propria storia incisa ovunque nelle carni»; nel racconto della gestazione de “Il giocatore” l’autore esprime il tumulto e l’urgenza della scrittura dostoevskiana che, se da una parte erano insiti nella sua natura, dall’altra erano dettati dall’ingannevole contratto stipulato con il suo editore, il viscido F. T. Stellovskij, che aveva anticipato a Dostoevskij la somma di tremila rubli in cambio dell’accordo che se non avesse consegnato la sua nuova opera in ventisei giorni, avrebbe perso i diritti dei suoi romanzi passati e futuri. Sullo sfondo di una Pietroburgo magnificente e al contempo decadente e oscura, abitata da fantasmi che scorrazzano insieme ai vivi, e che accompagnano lo scrittore in ogni suo passo – «Sono i suoi morti e i suoi vivi, questi. I morti e i vivi di Fëdor Michajlovič. Nemmeno il diavolo glieli potrà sottrarre» – si mette in scena una raffinata biografia romanzata, caratterizzata da una scrittura visionaria che evoca magistralmente lo spirito di quei tempi; una storia intima e poetica che entra nelle vene e si mischia con il sangue, arriva al cuore e lì permane, testardamente attaccata alle sue pareti.Il romanzo verrà presentato il 25 Giugno alle ore 21,00 a Bologna, nel corso della rassegna culturale “La Collina delle Meraviglie”.Giuseppe Manfridi è uno scrittore e autore teatrale rappresentato in Italia e all’estero.

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Circolo Slavistico: Incontro su Dostoevskij

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

Roma Venerdì 24 Novembre 2017, ore 16:00 Dipartimento Lingue, Letterature e Culture straniere, Sala Conferenze Via del Valco di San Paolo, 19. Incontro con dott. Emil Dimitrov, presidente dell’associazione bulgara “Dostoevskij”, che terrà una conferenza sul tema “Князь Мышкин и проблема понимания” (Il principe Mishkin e il problema della comprensione). La conferenza sarà in lingua russa, la discussione si svolgerà sia in russo che in italiano.

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Dostoevskij, uno scrittore che vuole guarire

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 maggio 2017

DostoevskijROMA. Dostoevskij è uno scrittore vivo che incide nelle esperienze di altri autori odierni, suscitando interrogativi su come svolgere al meglio il compito di raccontare la realtà. Su questi temi si sono confrontati Eraldo Affinati e Alessandro D’Avenia, entrambi insegnanti e scrittori, intervenendo alla tavola rotonda conclusiva del VII Convegno di Poetica&Cristianesimo, promosso dalla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce sul tema Dostoevskij: abitare il mistero.Dostoevskij è “l’uomo della ricucitura, del risanamento: mette a posto le piaghe”, ha esordito Affinati, ricordando come nella sua opera traspaia al tempo stesso una forte “radice pedagogica”. Lo scrittore, in fondo, “vuole guarire, non vuole ammalarsi: punta alla guarigione e alla speranza, anche se tutta la ferita se la porta dentro”. Quanto alla letteratura in generale, Affinati – che nel 1992 ha esordito con Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj – ha spiegato come sia qualcosa che “serve a intensificare l’esperienza” umana, “ad aggiungere, non a togliere, e a darci una carta in più”.Per D’Avenia, Dostoevskij è colui che “in ogni pagina fa sentire dentro di te uno spazio aperto al sacro” e trasmette l’idea “che in una visione cristiana del mondo l’amore ha la priorità rispetto alla conoscenza”. Infatti, “non c’è aumento di conoscenza del mondo che non sia preceduto da un aumento di conoscenza dell’amore”. Porsi davanti ad un’opera letteraria è come “abitare un mistero”: “mentre ti fa accadere una storia interessantissima”, in realtà ti sta facendo sperimentare “un’altra storia molto più grande che risuona nella vita di ogni essere umano ogni giorno”.
Che lo scrittore russo continua ad offrire spunti di riflessione in ambiti molto diversi è emerso nel corso degli interventi che si sono succeduti al Convegno. Per l’antropologa Federica Bergamino, il “vissuto d’insieme” che traspare dai personaggi di Dostoevskij, mostra che “la debolezza è la fessura in cui può entrare la luce dell’altro e in ultima istanza di Dio”. L’uomo – ha aggiunto – ha il potere “di far entrare questa luce o rifiutarla, chiudersi per la paura determinata da uno sguardo ideale e finito sulla nostra miseria”.Nell’analisi di alcuni passaggi delle opere di Dostoevskij, Tat’jana A. Kasatkina, docente all’Istituto mondiale dell’Accademia delle Scienze di Mosca, ha messo in evidenza la difficoltà di realizzare una traduzione che rispecchi con fedeltà il pensiero e la profondità del vocabolario usato dallo scrittore russo.Sulla famosa espressione di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”, Adriano Dell’Asta, docente di letteratura russa all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha spiegato che dal rapporto tra “esigenza della bellezza ed esigenza umana di armonia, serenità e piena umanità”, “non è poi così difficile passare al rapporto tra bellezza e salvezza”.Giuseppe Ghini, dell’Università di Urbino, ha sottolineato come nelle opere del scrittore russo “i personaggi hanno come punto di convergenza e di paragone l’immagine di Cristo, un’immagine presente dentro il romanzo stesso e a cui essi cercano di conformarsi”. Tuttavia, “il conformarsi a Cristo è l’esito di un processo mai concluso, di una impresa spirituale che comporta una lotta”.Lungo i decenni ci sono stati molti adattamenti dell’opera dell’autore russo in ambito cinematografico; il critico José García ha evidenziato come sono ancora molto più interessanti i riferimenti indiretti che emergono dall’opera di registi come Woody Allen e Aki Kaurismäki, influenzati soprattutto dai romanzi Delitto e Castigo e L’Idiota.Tradurre l’esperienza letteraria in arte visiva è stata la sfida intrapresa dall’artista Cristina Aymerich, che ha realizzato una mostra di cinque opere su altrettanti personaggi de I fratelli Karamazov. Presentando la sua proposta, Voces en el silencio, la Aymerich ha raccontato come questo incontro con i personaggi abbia prodotto in lei “una eco interiore”, trasformando l’esperienza in “mezzo di conoscenza e approccio al mistero”.

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Dostoevskij: abitare il mistero

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

DostoevskijRoma da giovedì a venerdì 27 e 28 aprile 2017 Università della Santa Croce convegno internazionale promosso dalla Facoltà di Comunicazione istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce.
L’iniziativa – intitolata Dostoevskij: abitare il mistero ed espressione del forum Poetica&Cristianesimo attivo presso la stessa Facoltà – , vuole analizzare l’opera dello scrittore russo “in una prospettiva interdisciplinare”, dalla teologia all’antropologia, alla cinematografica – spiega Federica Bergamino, del comitato organizzatore. Lo scopo è mettere in risalto, “nella poliedricità dei suoi scritti e del suo pensiero, il modo in cui ci fa entrare nel mistero di Dio e dell’uomo”, senza tralasciare cosa tutto ciò possa dire all’uomo di oggi.Un altro aspetto sarà chiedersi “se abitare la narrativa cristiana e anti-moralista” di Dostoevskij, può in qualche maniera contribuire a “capovolgere la prospettiva dell’anti-moralismo post-moderno di matrice nichilista”, così da rendere per certi aspetti più vivibile il mondo del 21mo secolo, aggiunge la Bergamino.
Tra i relatori, lo scrittore Eraldo Affinati (che tra le altre cose ha fondato una scuola gratuita di italiano per immigrati, la “Penny Wirton”), il docente di letteratura russa Adriano dell’Asta, la filosofa e critica letteraria russa Tat’jana Aleksandrovna Kasatkina e l’insegnante e scrittore Alessandro D’Avenia.
Il Convegno ospita anche la mostra Voces en el silencio dell’artista Cristina Aymerich, che per l’occasione ha realizzato cinque opere su altrettanti personaggi de I fratelli Karamazov di Dostoevskij.
Poetica & Cristianesimo, forum internazionale di studio del confluire di cultura artistica ed espressioni della fede, consiste in un Seminario Permanente scandito da Convegni biennali internazionali e offre un luogo di incontro fra accademici e artisti che provengono da diversi campi e approcci di lavoro. (foto: Dostoevskij)

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Gioco e psicologia: La dipendenza ne Il giocatore di Dostoevskij

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli Martedì 14 marzo alle 11 nell’aula Piovani del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in via Porta di Massa 1, si terrà un incontro sul tema della ludopatia e della sua diffusione tra i ragazzi.
L’incontro, dal titolo Gioco e psicologia. La dipendenza ne Il giocatore di Dostoevskij, fa parte di un progetto più ampio, nato dalla collaborazione tra l’Università Federico II, la Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e la Commissione Scuola e Istruzione del Comune di Napoli; il progetto è stato pensato per mettere al centro della discussione le problematiche legate alla ludopatia e la necessità di fornire assistenza a tale dipendenza. Un tema più che mai urgente, al punto che l’Asl NA2 aveva aperto uno sportello di ascolto sul territorio, poi chiuso per mancanza di fondi.
L’incontro del 14 marzo vedrà gli interventi di Arturo De Vivo, Prorettore Università degli Studi di Napoli Federico II; Luigi Felaco, Consigliere comunale presidente della Commissione Scuola; Caterina Arcidiacono, docente di psicologia Sociale dell’Ateneo federiciano; Gabriele Russo, direttore artistico della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e regista dello spettacolo Il giocatore; Giancarlo Alfano, Presidente del Corso “Discipline della Musica e dello Spettacolo. Storia e Teoria”; Francesco De Cristofaro, docente di critica letteraria e letterature comparate della Federico II; Valentina Boursier, ricercatrice di psicologia clinica; Fausta Nasti, psicologa psicoterapeuta esperta in dipendenze comportamentali, specializzata sul gioco d’azzardo.
Il progetto, legato al debutto de Il giocatore – il testo di Dostoevskij adattato per il teatro da Vitaliano Trevisan per la regia di Gabriele Russo che sarà in scena dal 14 al 26 marzo – darà agli studenti la possibilità, nei giorni di spettacolo di visitare, presso il Teatro Bellini, una mostra tematica ospitata all’interno del foyer. L’esposizione, dal titolo AZZARDO: non chiamiamolo gioco, promossa da Fondazione Exodus Onlus, Casa del Giovane, Movimento No slot, magazine Vita, Unilab e Anci, è costituita da 68 opere di vignettisti italiani che hanno scelto di utilizzare l’ironia contro il gioco d’azzardo.

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