Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘dottrina’

Incontri con la dottrina di Diritto internazionale privato

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 aprile 2017

Roma Lunedì 10 Aprile 2017, ore 10:00 / 15 Maggio 2017 Dipartimento di Giurisprudenza, Aule 4 e 2 (v. calendario) Via Ostiense 139 e 159 (v. calendario) Come ogni anno, si svolgeranno dei seminari con la partecipazione di docenti ed esperti su tematiche di Diritto internazionale privato, nell’ambito del corso tenuto dalla professoressa Antonietta Di Blase e rivolto a gli studenti, dottorandi e professionisti interessati.

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Dottrina sociale della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

The Loggia delle Benedizioni, on the back left...

Image via Wikipedia

Roma 17 e 18 novembre prossimi, alla Lateranense, Piazza San Giovanni in Laterano, 4 il colloquio annuale di Dottrina sociale della Chiesa. Il ruolo delle istituzioni alla luce dei principi di sussidiarietà, di poliarchia e di solidarietà. È il titolo del colloquio annuale di Dottrina sociale della Chiesa che si svolgerà presso la Pontificia Università Lateranense. Organizzato dall’Area internazionale di ricerca “Caritas in Veritate” dell’Ateneo del Laterano in collaborazione con le Settimane sociali dei cattolici italiani, l’iniziativa sarà strutturata in due giornate, suddivise a loro volta in quattro sessioni. “Il ruolo delle istituzioni politiche globali” e “Il ruolo delle istituzioni economiche e finanziarie” saranno i titoli delle sessioni di giovedì 17 novembre mentre il giorno seguente si rifletterà su “Governance o governo? La Dottrina sociale della Chiesa di fronte alla sfide della globalizzazione” e su “La Civitas nell’insegnamento di Benedetto XVI successivo alla Caritas in Veritate”. «Il colloquio riflette – spiega il direttore dell’area di ricerca Flavio Felice – il senso specifico della Magistero sociale della Chiesa: quello di mettere la persona al centro delle istituzioni e orientare queste ultime al bene comune e ad una cultura della solidarietà. Proprio in questo momento di crisi nazionale e globale – aggiunge – le istituzioni diventano così una garanzia necessaria di libertà e giustizia».

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Dottrina sociale della chiesa nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Trieste 25 settembre 2010, ore 10,00-13,00 Hotel Savoia Excelsior Riva del Mandracchio Programma del Convegno Ore 10,30 Introduzione ai Lavori Gianni Tessari  Vicepresidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. Un Ricordo del Cardinale Van Thuân  S. E. Mons. Giampaolo Crepaldi Arcivescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân Ore 11,30 Presentazione del  “Secondo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo” Edizioni Cantagalli, Siena 2010

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Il vestito che fa il prete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 agosto 2010

Lettera al direttore. Vincenzo Cerami, su l’Unità del 15 agosto, auspica che “a tutti i preti del mondo sia vietato di indossare altro che la tonaca. Non servirà certo a scoraggiare i duri e puri indemoniati dell’eros, ma farà da margine all’espansione delle mille, piccole depravazioni quotidiane”. A me pare un’ingenuità. L’obbligo della tonaca nel passato ha forse impedito a preti, vescovi cardinali ed anche a papi di combinarne di tutti i colori? Ed aggiunge: “Il cattolicesimo, come altre religioni, vive di simboli, di riti, di castità, di valori fondanti e irrinunciabili, di fedeltà alla dottrina, di rigorosa obbedienza alle regole sacerdotali”. Ed è proprio questo il guaio: le regole. Dare eccessiva importanza ai riti, ai simboli, alle regole, è un errore: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” (Cf Mc 2, 23 – 28). Il simpatico scrittore continua: “La tonaca, alla semplice vista, ci trasmette tutto questo: molto spirito e poca carne”.  E’ proprio qui sta il diabolico inganno: vedere lo spirito nella tonaca, anziché negli occhi, nel modo di parlare, nel modo di agire. E conclude: “Un prete che sostituisce la tonaca con un abito comune è come se rinunciasse allo spirito”. Esagerazione!  Abiti comuni vestivano i primi sacerdoti di Gesù, gli apostoli, e lo stesso loro Maestro vestiva come tutti: tunica e mantello. Per imitare gli apostoli, non va bene la tonaca (tunica), giacché non è oggi vestito comune. (Renato Pierri)

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Operare nel presente

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 maggio 2010

“Siamo uomini e donne del presente e dobbiamo fare qualcosa nel presente. Non un lamentoso rimpianto degli anni passati, non uno stizzito oracolo per gli anni futuri, ma un doveroso, amorevole e premuroso servizio ai nostri nipoti”. Queste le parole di apertura pronunciate da Bartolo Ciccardini nella prima giornata di studio in preparazione di Camaldoli 2010. Partendo dalla definizione di “sapiente” enunciata da Mons. Ravasi, in occasione della consegna del Premio Aldo Moro, Bartolo Ciccardini ha sottolineato l’importanza dell’utilizzo di tre principi fondamentali nella vita del saggio. Innanzitutto il sapiente cerca il dialogo, un’intesa non solo con i lontani, ma anche con i fratelli oggi separati da diverse scelte politiche; la seconda dottrina è l’etica che San Paolo definiva come una spina nel fianco, una ferita che non dà pace. “Oggi – ha sottolineato l’Onorevole Ciccardini – la ferita è cicatrizzata, la spina non ferisce più; la società non è immorale, ma è molto peggio: è amorale”. Ultima nozione fondamentale è l’utopia. Questa è necessaria per istillare il desiderio di navigare in un mare aperto, sopra di una piccola barca che si governa docilmente. Senza questo desiderio non si potrebbe combattere per un ordine giusto che salvi l’umanità dalle speculazioni. Dopo aver porto i saluti di Roberto Mazzotta, Presidente dell’Istituto Luigi Sturzo, impossibilitato ad aprire le giornate di studio, Bartolo Ciccardini ha passato la parola ad Alberto Aiardi per la sessione di lavoro dedicata all’economia, ai risvolti sociali ed ai conseguenti aspetti che ne caratterizzano contenuti e modalità nella visione dei tempi odierni. Importante è il rapporto che si deve instaurare – ha sottolineato Aiardi – tra economia ed etica; un’economia, quindi, che tenga conto anche delle basi dell’antropologia e non solo dei termini capitalisti. Una cornice costruita appositamente per la lezione di Franco A. Grassini: “Globalizzazione, crisi e speranze di vie d’uscita”. Il discorso ha visto l’analisi delle cause principali, che secondo Grassini, hanno portato alla più grande crisi economica dopo quella del ’29. Il punto di partenza è stato lo scoppio della bolla immobiliare avvenuto sostanzialmente a causa della concessione ,da parte delle banche americane, di mutui senza troppe garanzie, causando così una forte pressione sui mercati e investendo l’industria finanziaria. Tutto ciò ha causato, così, un eccessivo indebitamento delle persone e successivamente delle istituzioni; a questo si è aggiunto il conflitto di interesse tra stabilità e profitto. La fiducia nel mercato ha portato ad una sempre maggiore ricerca del profitto e della ricchezza. La lectio ha avuto, inoltre, come oggetto l’analisi delle piccole-medie imprese, per la maggior parte a conduzione familiare. L’errore di queste risale soprattutto al passaggio di eredità e alla mancata capacità manageriale delle generazioni successive piuttosto all’attaccamento spesso morboso alla nicchia familiare tralasciando il rinnovamento tecnologico. In conclusione “Noi , vecchia generazione cosa possiamo fare per le nuove generazioni? Possiamo far conoscere ai giovani i nostri errori e dare loro un messaggio: senza capacità di andare contro corrente, senza valori veri il futuro dell’Italia è a rischio”. La fine del discorso di Grassini ha dato il via al dibattito che ha visto partecipi alcuni presenti. Nella seconda parte della giornata l’attenzione si è rivolta alla Costituzione e alle sue riforme con il gruppo di studio affidato a Publio Fiori. La Costituzione e le Istituzioni, in quanto rivolte al funzionamento e alle garanzie della democrazia, sono patrimonio generale e, quindi, debbono essere riformate con un consenso che rappresenti la volontà popolare più ampia possibile. Il lavoro svolto dal gruppo di studio ha avuto come obiettivo l’analisi di sei questioni, prima fra tutte l’immodificabilità della Costituzione (linea Dossetti) per quelle parti che sono l’espressione storica, culturale e spirituale dei fatti e delle ragioni che furono alla base della sua emanazione. Il tema centrale della vicenda è la caduta della rappresentatività delle Istituzioni. L’obiettivo sarebbe quello di restituire al cittadino la rappresentanza nelle istituzioni e successivamente la conseguente necessità di dare attuazione legislativa all’art.49 della Costituzione per garantire che i partiti svolgano realmente quella funzione di “partecipazione permanente” indicata dal Mortari nei lavori preparatori dell’Assemblea costituente. Il quarto e il quinto punto vedono alcune modifiche, come già indicate dalla bozza Violante e dalle proposte di Barbera e di Carelli e la variazione dei Regolamenti delle Camere necessaria per snellire i lavori del Parlamento. Ultimo argomento è la scelta del sistema con cui procedere: dall’art.138 della Costituzione all’Assemblea costituente, dalla commissione bicamerale alla c.d. “Convenzione” (proposta Amato-Manzella-Ciccardini) che lavori come le commissioni in “sede redigente” sulla base di una mozione parlamentare e che sottoponga poi il testo alle Camere. L’ultima lectio “Società e Stato in Italia” ha visto protagonista Giuseppe De Rita che ha esordito domandandosi: “In una società chi comanda?”. La maggior parte dei problemi che affliggono la società odierna risiedono nella stessa risposta, ovvero il potere. Per molto tempo la società è stata comandata dal “secondo popolo”, il popolo che vince e che sente il sentimento del primo rappresentato da coloro che lavorano e che spesso restano inermi di fronte alle scelte di coloro che decidono. Questa divisione si aggrava con il fenomeno della personalizzazione enfatizzato attraverso l’uso dei media, portando così inevitabilmente alla verticalizzazione del potere. Il processo fondamentale al quale si assiste in questi ultimi anni è quello che porta, quindi, ad una concentrazione, personalizzazione, mediatizzazione e verticalizzazione del potere. Non si fa più offerta di politica ma offerta di spettacolo. Ci sono però degli antidoti: il recupero di una responsabilità maggiormente distribuita e una nuova costruzione di obiettivi forti, condivisi, che sappiano coniugare le ragioni individuali con la necessità di guardare alla collettività e verso il futuro. La strada da perseguire è quella del “fare” attraverso l’ideazione, la programmazione e la progettazione. (Flavia Barberi)

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Presentazione Caritas in veritate

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2009

Roma 15 luglio 2009 ore 18.45 Montecitorio, Sala Berlinguer Via Uffici del Vicario, 21  l’Associazione PeR (Persone e Reti) organizza la presentazione della nuova enciclica sociale di Benedetto XVI “Caritas in veritate”. All’incontro, introdotto dall’On. Luigi Bobba (Presidente Associazione Persone e Reti e Vice Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati), interverranno due relatori autorevoli quali Mons. Giampaolo Crepaldi (Segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, autore di un recente libro dedicato a queste tematiche “Globalizzazione. Una prospettiva cristiana”) ed il Prof. Stefano Zamagni (Docente all’Università di Bologna, uno dei principali consulenti per la stesura del testo dell’Enciclica).  “Tra globalizzazione e dottrina sociale della Chiesa esiste un nesso molto intimo di cui potremmo precisare la radice ultima nei termini seguenti: la dottrina sociale, che si radica nel messaggio evangelico, possiede una spinta unificante per l’intero genere umano. Da un lato la globalizzazione è sempre maggiormente accolta dentro la dottrina sociale a mano a mano che si susseguono le encicliche sociali, dall’altro la dottrina sociale si globalizza sempre di più. Un aspetto senz’altro importante della dimensione di globalità della dottrina sociale della Chiesa è quello antropologico. Quella cristiana è, infatti, un’antropologia di totalità; essa getta uno sguardo su tutto l’uomo e su tutti gli uomini, non vuole dimenticare nessun aspetto della vita umana” (Mons. Giampaolo Crepaldi)

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