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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Il tempo dei diritti e quello dei doveri e le convenienze mafiose

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

L’idea ricorrente è che la stessa logica di sfruttamento della manodopera senza diritti si pone alla mercé di un capitalismo senza scrupoli e sostenuto per giunta da governi deboli se non conniventi a dispetto del voto popolare di segno opposto vanificando ciò che resta di buono e di giusto nella coscienza collettiva. E la mafia in questa logica trova possibilità espansive illimitate come sta accadendo nel Nord Italia, già da anni, per restare in casa nostra, anche se altrove, ovviamente, non è da meno per quanto si è adusi chiamarla con altri nomi.
A mio avviso il successo mafioso o anche di altri sodalizi del genere si fonda essenzialmente sulle debolezze umane dalla prostituzione alla droga e trova, altresì, proseliti nella stessa classe politica che cerca consensi elettorali, voti di scambio e risorse finanziarie per foraggiarsi.
Il segreto di questo successo la mafia l’ottiene dalla sua capacità d’essere una sorta di società segreta con regole rigide e rispetto delle gerarchie. In questo modo diventa per coloro che si rivolgono a lei sinonimo di certezze e di riservatezza. E’ capace, per sostenere i loro affiliati o chi si rivolge a lei per dei favori, di commettere dei delitti, anche eccellenti, conservando al tempo stesso il primato dell’efficacia e della risolutezza e quel che più conta della segretezza anche se a tratti vi sono state delle sbavature.
Questa sua caratteristica la fa notare il Sales allorché osserva: “E’ avvenuto in diverse parti del mondo che una forma di violenza privata sia diventata una forza organizzata e stabile, pur operando in contrasto con le leggi dello Stato.” E soggiunge: “Quando l’uso della violenza privata conquista spazio e potere e si dà una forma organizzata, il consolidarsi di questo stesso potere sottrae credibilità e legittimità agli ordinamenti statali e a chi li rappresenta. Ciò genera nella popolazione una graduale perdita di fiducia e di sicurezza, e di conseguenza una condizione di paura che viene superata non appena le forze dello Stato riprendono il controllo del territorio e via via ridimensionano, chi è stato causa di tale situazione.” E qui di certo non parliamo di una “violenza episodica” ma “organizzata” e persino stabile sul luogo mostrando l’incapacità o la scarsa reattività dello Stato a porvi rimedio anche in virtù di leggi permissive e garantiste o peggio ancora di complicità a livello istituzionale.
Come possono reagire i cittadini interessati? Di certo con la consapevolezza che non c’è rimedio e che convenga accettare la legge del più forte per evitare guai maggiori. Questo accade anche laddove lo Stato riesce in qualche modo a ristabilire la legalità perché non dimostra di farlo in maniera continuativa ma si limita a qualche caso e non di più. E’ così che anche nella parte sana della società si diventa, a volte, conniventi perché si “tace per paura”.
Il tutto diventa una spirale perversa che non permette allo Stato, che decide di reagire, di trovare la collaborazione con la popolazione perché il timore di ritorsioni è senza dubbio maggiore del suo senso civico. Significa pure che il sopruso esercitato e il danno subito tendono sempre più a racchiudersi in un fatto privato e non pubblico e la prova provata l’abbiamo avuta in Italia con la stagione dei sequestri di persona a scopo estorsivo. Giustamente il giudice Giuseppe Gennari nel suo libro “Le fondamenta della città” rilevava che “la scelta di tacere è quasi sempre il risultato di una banale ed efficientistica analisi di costi e benefici.” Nel citato periodo penso all’atteggiamento assunto da un noto imprenditore lombardo che minacciato dalla mafia che intendeva rapire un suo congiunto mobilitò amici e conoscenti per avvicinare i capi mafiosi residenti in Sicilia e tentare, tramite loro, un accordo che evitasse la realizzazione di questo progetto criminale. Dopo una non breve trattativa fu raggiunta l’intesa, ma a un prezzo molto elevato per l’industriale che si vide legate mani e piedi agli interessi lombardi della mafia siciliana. Si ritrovò in casa un picciotto con il compito di fare da garante e per scongiurare che gli affiliati lombardi dell’organizzazione o di altri gruppi come la ‘ndrangheta potessero interferirvi. L’intesa nel tempo si consolidò avendo l’imprenditore deciso d’impegnarsi in prima persona in politica. Fu un momento magico per la mafia e il seguito lo lascio immaginare ai lettori anche se i soliti ben informati ne hanno piena consapevolezza e si rendono conto che questa pesante ipoteca grava ancora sulla testa non solo dei diretti interessati ma su tutta la classe politica italiana e sul mondo imprenditoriale.
Ciò che posso soggiungere è che il tutto fu condito abbondantemente da convenienze, da opportunità economiche e di potere. È che alla fine furono gli italiani a subirne le conseguenze non tanto e non solo dal punto di vista della sistematica dilapidazione dei beni pubblici ma nei rapporti istituzionali dove la mafia fece prevalere il suo solido legame con i plenipotenziari della politica e della finanza per dettare le sue leggi. I guasti sono sotto gli occhi di tutti: appalti miliardari, o di poche centinaia di migliaia di euro, rigorosamente truccati, corruzione dilagante e incontenibile, leggi disattese, istituzioni prese letteralmente d’assalto con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli di go-verno e di amministrazione. E agli italiani non rimane altro che subire, o nella migliore delle ipotesi guardare dall’altra parte, per badare ai propri interessi personali per cercare di salvare il salvabile, sia pure con affanno.
Alla fine, ci ritroviamo con tante persone sconcertate che non si fidano più del prossimo anche se è un componente della famiglia. Riducono la loro partecipazione al voto schifati da una politica asservita ai poteri forti e alla malavita organizzata, si vedono erosi i propri diritti ad opera dei loro stessi rappresentanti istituzionali, (amministratori e governanti) e si sentono intrappolati in casa propria da un crescendo di azioni criminali che mettono a dura prova i loro sudati risparmi e il potere d’acquisto per le necessità familiari. Ma ciò che è davvero drammatico è quella sensazione d’incertezza e di precarietà che non permette loro di guardare il futuro speranzosi di tempi migliori. E’ una spirale perversa che dobbiamo spezzare se vogliamo, in qualche modo, uscirne onorevolmente. Ci riusciremo? Si se pensiamo alla politica in positivo e se riusciamo a scremarla dalle lusinghe dell’imbonitore di turno. (Riccardo Alfonso)

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“I doveri del giornalista. Etica professionale & servizio alla società”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

E’ il titolo del volume a cura di Antonino Piccione e Giovanni Tridente, edito da Amazon e in distribuzione in questi giorni, sia cartaceo che eBook.”Continuare a studiare con umiltà e operare con onestà e accuratezza per contribuire, da giornalisti, a costruire una società più rispettosa e più libera”, si legge nell’incipit della pubblicazione.Il testo raccoglie i frutti della Giornata I doveri del giornalista per una società migliore del 29 ottobre 2019, promossa dalla Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce e dall’Associazione ISCOM – Promozione della Comunicazione Istituzionale.Si tratta di una iniziativa di studio e di formazione professionale che ha voluto riflettere sul ruolo e la responsabilità dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione, in una fase attraversata da vorticosi cambiamenti nella professione e segnata dalla polverizzazione dell’offerta editoriale e informativa.Tre le chiavi di lettura – sociologica, etica e giuridica – e indicazioni pratiche, con particolare riferimento all’ambito ecclesiale anche alla luce del Magistero di Papa Francesco e delle più recenti iniziative per un’informazione volta al bene comune e al rispetto della persona, tra cui la Carta di Assisi, primo manifesto internazionale contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre.Vengono pubblicati i contributi dei Relatori, con il proposito di condividerli con chiunque abbia a cuore il ruolo e la funzione del giornalismo, chiamato oggi a riscoprire i propri fondamenti etici, deontologici e professionali per rintuzzare la crisi di credibilità oltre che economica che ne minaccia la stessa esistenza, e per restituire smalto, dignità e orgoglio a un “mestiere” essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta.Testi di Norberto González Giatano, Massimiliano Padula, Angel Rodríguez Luño, Anna Masera, Ruben Razzante, Assunta Corbo, Raffaele Buscemi, Paola Springhetti, Andrea Tornielli, Giovanni Tridente, Hans Zollner, Uriel Perugia, Enzo Fortunato. Antonino Piccione – Giovanni Tridente (eds.) I DOVERI DEL GIORNALISTA Etica professionale & servizio alla società pp. 172, Amazon 2019
ISBN: 978 1710821482 € 12,50.

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Giornata di studio “I doveri del giornalista per una società migliore”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Roma martedì 29 ottobre, dalle ore 9 alle 18, nella sede della PUSC di piazza di Sant’Apollinare 49 (Aula Álvaro del Portillo). L’iniziativa, è centrata sul ruolo e sulla responsabilità dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione in una fase caratterizzata da tumultuosi cambiamenti nella professione e segnata dalla polverizzazione dell’offerta editoriale e informativa. La relazione iniziale, tenuta dal prof. Norberto González Gaitano, Ordinario di Opinione Pubblica alla Santa Croce, è quella che dà il taglio all’intera giornata formativa: “Verità, obiettività e fake news: siamo pronti a un dibattito serio sull’essenza del giornalismo?” (ore 9.10). Segue poi l’approfondimento sociologico con “L’impatto dell’informazione sulla società”, a cura del prof. Massimiliano Padula, docente di Sociologia e Comunicazione alla Pontificia Università Lateranense (ore 10). Segue quindi l’aspetto etico-morale scandagliato da mons. Angel Rodríguez Luño, Vicerettore e Ordinario di Teologia Morale Fondamentale alla Santa Croce, che ha preparato un intervento generale sul tema “La necessità di un’etica nella professione giornalistica” (ore 10.45).
La relazione sull’ambito giuridico (“I fondamenti della deontologia e la tutela dei lettori”, ore 11.45) è stata affidata ad Anna Masera, Public Editor del quotidiano “La Stampa”, al prof. Ruben Razzante, docente di Diritto dell’Informazione e della Comunicazione all’Università Cattolica di Milano ed alla giornalista e scrittrice Assunta Corbo.Conclude la sessione mattutina (ore 12.45) il caso pratico di giornalismo online, a cura del docente di Media Training PUSC Raffaele Buscemi, dal titolo: “Dalla documentazione al fact-checking”.
Alle 14.30 ripresa lavori con un ritorno più specialistico ai tre ambiti citati, quello sociologico con la relazione di Paola Springhetti, docente di giornalismo alla Pontificia Università Salesiana ed Andrea Tornielli, Direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede “Il racconto del fatto religioso: caratteristiche”, quello etico-morale con la relazione “Le virtù del giornalista secondo Papa Francesco” di Giovanni Tridente, docente di Position Papers alla Santa Croce e, infine, quello giuridico con il tema “Abusi nella Chiesa: tutela delle vittime e presunzione d’innocenza”, coraggiosamente trattato da padre Hans Zollner, presidente del “Centre for Child Protection” della Pontificia Università Gregoriana.

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Il tempo dei diritti, quello dei doveri e le convenienze mafiose

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

L’idea ricorrente è che la stessa logica di sfruttamento della manodopera senza diritti si pone alla mercé di un capitalismo senza scrupoli e sostenuto per giunta da governi deboli se non conniventi a dispetto del voto popolare di segno opposto vanificando ciò che resta di buono e di giusto nella coscienza collettiva. E la mafia in questa logica trova possibilità espansive illimitate come sta accadendo nel Nord Italia, già da anni, per restare in casa nostra, anche se altrove, ovviamente, non è da meno per quanto si è adusi chiamarla con altri nomi.
A mio avviso il successo mafioso o anche di altri sodalizi del genere si fonda essenzialmente sulle debolezze umane dalla prostituzione alla droga e trova, altresì, proseliti nella stessa classe politica che cerca consensi elettorali, voti di scambio e risorse finanziarie per foraggiarsi.
Il segreto di questo successo la mafia l’ottiene dalla sua capacità d’essere una sorta di società segreta con regole rigide e rispetto delle gerarchie. In questo modo diventa per coloro che si rivolgono a lei sinonimo di certezze e di riservatezza. E’ capace, per sostenere i loro affiliati o chi la contatta per dei favori, di commettere dei delitti, anche eccellenti, conservando al tempo stesso il primato dell’efficacia e della risolutezza e quel che più conta della segretezza anche se a tratti vi sono state delle sbavature.
Questa sua caratteristica la fa notare il Sales allorché osserva: “E’ avvenuto in diverse parti del mondo che una forma di violenza privata sia diventata una forza organizzata e stabile, pur operando in contrasto con le leggi dello Stato.” E soggiunge: “Quando l’uso della violenza privata conquista spazio e potere e si dà una forma organizzata, il consolidarsi di questo stesso potere sottrae credibilità e legittimità agli ordinamenti statali e a chi li rappresenta. Ciò genera nella popolazione una graduale perdita di fiducia e di sicurezza, e di conseguenza una condizione di paura che viene superata non appena le forze dello Stato riprendono il controllo del territorio e via via ridimensionano, chi è stato causa di tale situazione.” E qui di certo non parliamo di una “violenza episodica” ma “organizzata” e persino stabile sul luogo mostrando l’incapacità o la scarsa reattività dello Stato a porvi rimedio anche in virtù di leggi permissive e garantiste o peggio ancora di complicità a livello istituzionale.
Come possono reagire i cittadini interessati? Di certo con la consapevolezza che non c’è rimedio e che convenga accettare la legge del più forte per evitare guai maggiori. Questo accade anche laddove lo Stato riesce in qualche modo a ristabilire la legalità perché non dimostra di farlo in maniera continuativa ma si limita a qualche caso e non di più. E’ così che anche nella parte sana della società si diventa, a volte, conniventi perché si “tace per paura”.
Il tutto diventa una spirale perversa che non permette allo Stato, che decide di reagire, di trovare la collaborazione con la popolazione perché il timore di ritorsioni è senza dubbio maggiore del suo senso civico. Significa pure che il sopruso esercitato e il danno subito tendono sempre più a racchiudersi in un fatto privato e non pubblico e la prova provata l’abbiamo avuta in Italia con la stagione dei sequestri di persona a scopo estorsivo. Giustamente il giudice Giuseppe Gennari nel suo libro “Le fondamenta della città” rilevava che “la scelta di tacere è quasi sempre il risultato di una banale ed efficientistica analisi di costi e benefici.” Nel citato periodo penso all’atteggiamento assunto da un noto imprenditore lombardo che minacciato dalla mafia che intendeva rapire un suo congiunto mobilitò amici e conoscenti per avvicinare i capi mafiosi residenti in Sicilia e tentare, tramite loro, un accordo che evitasse la realizzazione di questo progetto criminale. Dopo una non breve trattativa fu raggiunta l’intesa, ma a un prezzo molto elevato per l’industriale che si vide legato mani e piedi agli interessi lombardi della mafia siciliana. Si ritrovò in casa un picciotto con il compito di fare da garante e per scongiurare che gli affiliati lombardi dell’organizzazione o di altri gruppi come la ‘ndrangheta potessero interferirvi. L’intesa nel tempo si consolidò avendo l’imprenditore deciso d’impegnarsi in prima persona in politica. Fu un momento magico per la mafia e il seguito lo lascio immaginare ai lettori anche se i soliti ben informati ne hanno piena consapevolezza e si rendono conto che questa pesante ipoteca grava ancora sulla testa non solo dei diretti interessati ma su tutta la classe politica italiana e sul mondo imprenditoriale.
Ciò che posso soggiungere è che il tutto fu condito abbondantemente da convenienze, da opportunità economiche e di potere. E’ che alla fine furono gli italiani a subirne le conseguenze non tanto e non solo dal punto di vista della sistematica dilapidazione dei beni pubblici ma nei rapporti istituzionali dove la mafia fece prevalere il suo solido legame con i plenipotenziari della politica e della finanza per dettare le sue leggi. I guasti sono sotto gli occhi di tutti: appalti miliardari, o di poche centinaia di migliaia di euro, rigorosamente truccati, corruzione dilagante e incontenibile, leggi disattese, istituzioni prese letteralmente d’assalto con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli di go-verno e di amministrazione. E agli italiani non rimane altro che subire, o nella migliore delle ipotesi guardare dall’altra parte, per badare ai propri interessi personali per cercare di salvare il salvabile, sia pure con affanno.
Alla fine ci ritroviamo con tante persone sconcertate che non si fidano più del prossimo anche se è un componente della famiglia. Riducono la loro partecipazione al voto schifati da una politica asservita ai poteri forti e alla malavita organizzata, si vedono erosi i propri diritti ad opera dei loro stessi rappresentanti istituzionali, (amministratori e governanti) e si sentono intrappolati in casa propria da un crescendo di azioni criminali che mettono a dura prova i loro sudati risparmi e il potere d’acquisto per le necessità familiari. Ma ciò che è davvero drammatico è quella sensazione d’incertezza e di precarietà che non permette loro di guardare il futuro speranzosi di tempi migliori. E’ una spirale perversa che dobbiamo spezzare se vogliamo, in qualche modo, uscirne onorevolmente. Ci riusciremo? Si se pensiamo alla politica in positivo e se riusciamo a scremarla dalle lusinghe dell’imbonitore di turno. (Riccardo Alfonso)

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Spiagge: diritti e doveri del cittadino

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2016

spiaggia san vito* Le spiagge sono demaniali, di proprieta’ dello Stato, cioe’ nostre.
* Vengono date in concessione a gestori, che possono chiedere un biglietto di ingresso, per poter usufruire di alcuni servizi quali le docce, i bagni, gli spogliatoi, il servizio di salvataggio e la pulizia dell’arenile.
* L’affitto di sdraio, ombrelloni e cabine in genere e’ aggiunto al biglietto di ingresso, ma non e’ obbligatorio affittarle, perche’ una volta pagato l’ingresso ci si puo’ sdraiare sul proprio asciugamano.
* Si puo’ accedere alla spiaggia di uno stabilimento balneare, per raggiungere il mare, senza pagare il biglietto di ingresso, ma non si puo’ sostare ne’ sulla spiaggia in concessione ne’ sulla battigia, spazio che deve essere costantemente libero da persone o cose.
* Non e’ consentito l’accesso e la sosta agli animali, se non dove espressamente previsto.
* E’ vietato giocare a pallone, a racchette o altri giochi che possano arrecare disturbo ai bagnati, a meno che non ci siano aree allestite allo scopo. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Diritti e doveri

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

Diventa ogni giorno meno credibile il “dovere di governare”  per “servire”  il popolo sovrano, tutelarne  i più legittimi interessi, operare disinteressatamente per il “bene comune”.
L’ accanimento, a cui stiamo assistendo,  a mantenere in pugno il potere, configura “più il diritto di governare che il dovere”;   più i benefici personali che si amministrano che  i sacrifici che impone un dovere superiore. La consolidata abitudine al potere, che  si vorrebbe sempre più assoluto e svincolato dai controlli  previsti e imposti dalla Costituzione, porta inesorabilmente a tentare lo scavalcamento delle regole e lo spostamento in avanti dei paletti imposti dalle leggi: paletti che impongono un medesimo comportamento  valido per tutti i cittadini, identificati come “uguali davanti alla legge”. L’uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi viene identificata come una norma “comunista” che assimila tutti dentro un unico calderone massificante, anonimo, impersonale, mentre il liberismo di comodo  genera e propone differenze di razza, cultura, religione, colore della pelle, ma principalmente di censo. Si vuole come assurda una norma che colpisce analogamente un cittadino ricco e un poveraccio che non sbarca il lunario. Le performances del cavaliere dovrebbero essere considerate  “esuberanze di un vero uomo”, ma se fossero state commesse da un precario o da un disoccupato, sarebbero state bollate come “maialate”.Così si sviluppa la trama di un film che si avvia verso la fine, dove si ode  il genere di autodifesa messa in campo dal cavaliere per convincere del suo inalienabile diritto a governare: “M’avete votato?  Mò so … vostri….!” (Rosario Amico Roxas)

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Libertà tra diritti e doveri

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

La libertà non può nascere senza il rispetto dei diritti degli altri e la pace non può sbocciare senza un equilibrio nella convivenza, Pöttering ebbe a dire «libertà, pace, diritto e benessere sociale, non sono possibile che assieme e non l’uno contro l’altro». Nell’Unione europea, «non è la forza che ha diritto, ma è il diritto ad avere la forza». E’ questo, «che conferisce alla nostra comunità di valori il suo volto moderno». Ha quindi esclamato che «solo il diritto garantisce a tutti la pace!». La caduta della cortina di ferro e l’adesione di dodici paesi all’Unione europea, ha affermato, sono state possibili perché «il grido della libertà e della democrazia, la forza dell’esigenza di parità di diritti per tutti gli uomini, hanno vinto contro un’ideologia che disprezzava la persona umana». La Dichiarazione di Berlino, ha poi ricordato, proclama una cosa molto importante: «Noi cittadini dell’Unione europea siamo, per nostra felicità, uniti». E’ infatti «per la nostra felicità», ha spiegato, «che libertà, democrazia e diritti umani per noi tutti, nell’Unione europea, sono diventati realtà». Come europei, ha invece insistito, «dobbiamo agire per difendere la dignità dell’uomo e il dialogo tra le culture, lo possiamo fare con la consapevolezza di ciò che siamo, ma dobbiamo farlo con una volontà indefessa: nessuno ci potrà ostacolare!».

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Spiagge: diritti e doveri del cittadino

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2010

Spiagge aperte con il bel tempo e la stagione balneare. Quali i diritti e di dovere dei bagnanti? Abbiamo predisposto un piccolo vademecum.Eccolo: * Le spiagge sono demaniali, di proprieta’ dello Stato, cioe’ nostre. * Vengono date in concessione a gestori, che possono chiedere un biglietto di ingresso, per poter usufruire di alcuni servizi quali le docce, i bagni, gli spogliatoi, il servizio di salvataggio e la pulizia dell’arenile. * L’affitto di sdraio, ombrelloni e cabine in genere e’ aggiunto al biglietto di ingresso, ma non e’ obbligatorio affittarle, perche’ una volta pagato l’ingresso ci si puo’ sdraiare sul proprio asciugamano. * Si puo’ accedere alla spiaggia di uno stabilimento balneare, per raggiungere il mare, senza pagare il biglietto di ingresso, ma non si puo’ sostare ne’ sulla spiaggia in concessione  ne’  sulla battigia, spazio che deve essere costantemente libero da persone o cose. * Non e’ consentito l’accesso e la sosta agli animali, se non dove espressamente previsto. * E’ vietato giocare a pallone, a racchette o altri giochi che possano arrecare disturbo ai bagnati, a meno che non ci siano aree allestite allo scopo. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Caso Cucchi

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2009

Roma ”Sulla morte di Stefano Cucchi è indispensabile accertare quanto è avvenuto. La stima che nutriamo per le forze dell’ordine non ci esime però dal chiedere alla magistratura di accertare le responsabilità di questa incredibile tragedia.” – Afferma il deputato radicale Maurizio Turco – “La procura deve svolgere il proprio lavoro con la massima serenità e con la concreta collaborazione dei vertici dell’Arma dei carabinieri e della Polizia Penitenziaria. Non di meno appare indispensabile accertare come mai se le lesioni del Cucchi erano evidenti e gravi gli sia stata certificata l’idoneità al regime carcerario. La custodia giudiziaria – conclude Turco – comporta precisi doveri e responsabilità che se compromessi rischiano di sfociare in libero arbitrio.”

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Roma: confronto rappresentanze nomadi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2009

«Il Comune di Roma ha da tempo avviato un confronto con le rappresentanze delle comunità nomadi della città, tra cui Casilino 900. Nell’inverno scorso, infatti, l’intera rappresentanza dello stesso Casilino 900, tra cui Najo Adzovic, ha sottoscritto un accordo con il Sindaco Alemanno, che ha portato ad importanti interventi come l’installazione di corrente e acqua per garantire condizioni di vita migliori alla popolazione del campo in attesa delle operazioni di chiusura. I rappresentanti delle comunità nomadi, da parte loro, hanno garantito la collaborazione della popolazione, una volta iniziate le operazioni di trasferimento del campo. Siamo certi che questo impegno verrà rispettato anche perché l’Amministrazione comunale non sarà disponibile a ritrattare la questione».  Cosi in una nota l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso.«Roma ha subito per troppi anni gli effetti devastanti dell’assenza di una seria politica di controllo dei campi nomadi della città, da sempre abbandonati a loro stessi, tra degrado, incuria e insicurezza. Con il nuovo piano elaborato dal Prefetto in qualità di Commissario straordinario per l’Emergenza nomadi del Lazio in collaborazione con il Comune di Roma, l’Amministrazione intende dare inizio a un nuovo corso alla politica di gestione dei campi nomadi basata sulla legalità e l’inclusione, rispetto dei diritti e osservanza dei doveri».

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