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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

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Trasparenza e controllo smaltimento DPI. Bocciata mozione urgente M5S

Posted by fidest press agency su sabato, 30 Maggio 2020

Milano. È stata formalmente respinta la mozione urgente del M5S Lombardia che chiedeva alla regione di “garantire una gestione trasparente e controllata del trattamento e dello smaltimento di dispositivi di protezione individuale pericolosi per l’ambiente e la salute pubblica” con il coinvolgimento “di aziende e operatori specializzati accreditati”.Monica Forte, consigliera del M5S Lombardia e Presidente della Commissione regionale Antimafia dichiara: “A conclusione di una giornata paradossale abbiamo deciso, a seguito di una grave violazione del regolamento, di abbandonare l’aula.In nostra assenza è andata al voto una nostra mozione molto seria perché mascherine e guanti, rifiuti potenzialmente pericolosi, siano trattati con la massima attenzione, un tema che sta emergendo con grande urgenza in tutto il Paese. Chiedevamo la raccolta in bio contenitori in luoghi ben precisi e un conferimento personalizzato per i positivi Covid.La maggioranza ci ha scherzato sopra, dapprima votando a favore dell’urgenza della mozione, in un atto di sfregio istituzionale, e poi votando contro la mozione, bocciandola. Siamo assolutamente indignati: questi temi vanno affrontati responsabilmente, stiamo parlando di rifiuti pericolosi e che vanno manipolati con estrema cautela. Evidentemente sui rifiuti potenzialmente infetti da Covid la maggioranza trova di che scherzare”.

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Mascherine calmierate, effetto prezzo su altri Dpi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

Mentre è in corso il confronto sul cosiddetto Decreto Rilancio – la riunione del pre-consiglio, preparatoria del Consiglio dei ministri è slittata al tardo pomeriggio di oggi – che dovrebbe contenere alcune misure su dispositivi di protezione individuale, è ancora aperto il dibattito sulle mascherine a prezzo calmierato. Secondo la terza indagine di Altroconsumo, dedicata a rilevare prezzi ed eventuali carenze di mascherine nei vari canali, dopo l’Ordinanza del commissario straordinario Domenico Arcuri ci sarebbe stato un abbassamento dei prezzi anche sugli altri prodotti non compresi, anche se permangono criticità sulla disponibilità sul territorio e online (i dati si fermano a giovedì). Intanto, ci sono novità per quanto riguarda la possibilità di vendere mascherine sfuse in parafarmacia e Gdo e sulla procedura di sblocco alla dogana di lotti.Secondo l’indagine di Altroconsumo, che è stata condotta «in 200 tra farmacie e parafarmacie e in 60 supermercati di 10 città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino) tra il 4 e il 6 maggio, nonché su siti e piattaforme online tra il 5 e il 7 maggio, «le mascherine a prezzo calmierato si trovano in una farmacia su quattro (il 26% del campione), con una distribuzione disomogenea e profonde differenze da città a città, mentre due settimane fa il dato era migliore, con una presenza in due farmacie su 3 (66%)». In generale, «nella maggior parte delle farmacie sono effettivamente proposte al prezzo concordato», mentre «a metà aprile», ricorda l’indagine, prima dell’Ordinanza, il costo «si attestava sui 1,85 euro». A essere rilevata, nel canale, è poi una generale discesa dei prezzi: «Per i respiratori FFP2 i costi calano del 16% rispetto a due settimane fa, con una media 7,41 euro, contro i 8,86 euro di prima. Aumenta poi la disponibilità di mascherine lavabili e, anche per questi dispositivi, si registra un calo dei prezzi medi: 5,58 euro contro i 6,67 euro di due settimane fa». Ma a seconda dei punti vendita e della qualità del prodotto «i prezzi possono variare da 1,45 a 18 euro».
Per quanto riguarda la disponibilità nei supermercati di mascherine chirurgiche, «nonostante non siano un prodotto tenuto in assortimento, sulla scia dell’aumento delle richieste, anche questo canale si sta organizzando. Dei 60 supermercati contattati, in 27 le hanno a disposizione, pari al 45% dei casi. La tipologia più diffusa è quella chirurgica (27%) venduta in media a 1,03 euro, seguita dalla lavabile (17%) in vendita a un prezzo medio di 3,43 euro e dalla tipologia FFP1 o FFP2 presenti in soli 4 punti vendita a circa 6 euro». Mentre per quanto riguarda l’online, sui principali market il prezzo è generalmente sotto i 50 centesimi, pur con variazioni, ma i tempi di consegna sono piuttosto elevati e vanno dai 20 giorni ai 45, mentre per i siti specializzati di farmacie e parafarmacie da Altroconsumo viene rilevata poca chiarezza sulla tipologia delle mascherine, in particolare per quelle chirurgiche non risulta sempre chiara la presenza del marchio Ce.Intanto, sempre in tema di mascherine ci sono due novità, contenute in due diverse Ordinanze del Commissario Straordinario di sabato. La prima (13/2020) estende di fatto gli effetti dell’Ordinanza 6/2020 anche agli aderenti alle rappresentanze di farmacie e parafarmacie e in generale a tutti i firmatari degli accordi sul prezzo calmierato (Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite, Unaftisp, FTPI, FNP, PI, Federfardis, MNLS, ULPI, Federfarma Servizi ed ADF, Confcommercio, Federdistribuzione ed ANCD Conad). Con questo provvedimento viene data la possibilità di ricorrere alla «celere sdoganalizzazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (di seguito “DPI”) ed in particolare i DPI di protezione via aerea FFP2, FFP3, N95, KN95, indicati nella circolare del Ministero della Salute prot. 4373 del 12 febbraio 2020». In sostanza, «i soggetti hanno diritto a utilizzare le procedure doganali di svincolo diretto e/o di svincolo celere per l’importazione cumulativa, assoggettata a IVA e imposte doganali, dei materiali destinati alla vendita al consumo». Un provvedimento che potrebbe proteggere le forniture da eventuali requisizioni.Ora, si legge nel nuovo testo, «nel procedere alla vendita al consumo, laddove il soggetto ritenga di apporre il proprio marchio, compatibilmente con le normative per la tutela dei marchi e dei brevetti, eÌ, comunque, tenuto a garantire l’informazione al consumatore delle seguenti specifiche:
– luogo e anno di produzione;
– indicazione, ove presente, del marchio CE, ovvero di altra validazione di efficienza, o eventuale esenzione ai sensi del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, cosi come modificato dalla Legge 30 aprile 2020, n. 27;
– che non si tratta di un presidio medico chirurgico;
– che è monouso». ( by Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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Diamanti Dpi: Intesa Sanpaolo risarcisce soltanto i clienti che protestano

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

diamantiSin dallo scorso febbraio, come da noi evidenziato, i clienti Intesa Sanpaolo che andavano a protestare “con le buone” venivano risarciti dell’intero importo investito nei diamanti Diamond Private Investment (Dpi) venduti tramite la loro rete.Nel tempo, i casi da noi risolti sono aumentati e lo scorso 16 ottobre abbiamo pubblicato anche il documento rilasciato dalle agenzie che prova il risarcimento dei clienti.Documento che è stato poi mostrato anche durante la trasmissione Report della Rai il successivo 30 ottobre, che un anno fa aveva fatto esplodere il caso e che è ritornata sull’argomento lo stesso giorno in cui sono state notificate le sanzioni Agcm alle banche ed alle due società venditrici di diamanti. E’ ora arrivata l’ufficializzazione. Lo scorso 14 novembre, l’agenzia Reuters ha riferito di una circolare di Intesa Sanpaolo nella quale si evidenzia l’impegno irrevocabile al riacquisto dei diamanti, di qualsiasi qualità e dimensione, allo stesso prezzo pagato inizialmente dai clienti nel caso che un precedente tentativo di usufruire dei servizi di rivendita di Dpi sia rimasto inevaso.
Poiché la Dpi non trova più, per fortuna, persone a cui rivendere il diamante a prezzo gonfiato ceduto dal cliente, è ovvio che sia Intesa Sanpaolo a risarcire.
I clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo, pertanto, devono solo recarsi in agenzia per vedere sistemata la propria posizione. A tal proposito, ancora meglio sarebbe se il Gruppo Intesa Sanpaolo avisasse e risarcisse tutti gli ottomila clienti buggerati. Se di mossa reputazionale si tratta, che sia fatta come si deve senza praticare la solita “bella” abitudine di risarcire soltanto i clienti che protestano, contando sulla disinformazione di una bella fetta di essi.
La mossa di Intesa Sanpaolo apre come ovvio un varco nelle vertenze riguardanti le altre banche che hanno piazzato alla clientela diamanti Dpi e Idb (Intermarket Diamond Business). (Anna D’Antuono, Avvocato, consulente Aduc)

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Diamanti Idb e Dpi: meglio non lasciarli in custodia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

diamantiDopo la notizia dell’apertura di un’inchiesta per truffa da parte della Procura di Milano, che segue l’indagine dell’Antitrust, sono aumentate le richieste di assistenza da parte di clienti Idp e Dpi che hanno comprato i “diamanti d’oro” nelle banche, a partire da Intesa Sanpaolo fino ad Unicredit passando per Mps, Banco Popolare ed altre. Non pochi tra questi hanno lasciato in custodia i diamanti presso le due società.
Il 27 maggio scorso la Idb ha comunicato, per poter concludere il processo di riorganizzazione, di prorogare la sospensione dell’attività di vendita fino alla fine dell’istruttoria sul mercato dei diamanti posta in essere dalle autorità competenti.
Il comunicato tende a celare la verità: la sospensione dell’attività di vendita è ad oltranza. Le istruttorie dell’Antitrust possono durare anche un anno ed oltre, infatti.
Anche, ma non solo, per tale motivo suggeriamo a tutti i clienti Idb e Dpi di non lasciare i diamanti in custodia presso le società. Vero che, nell’estrema ipotesi di fallimento, i diamanti appartengono al cliente che può rivendicarli presentando apposita istanza, ma nella malaugurata ipotesi in cui non si riuscisse ad individuarli/reperirli il cliente diventerebbe creditore chirografario come da articolo 103 della Legge Fallimentare. In pratica, il cliente perderebbe con ogni probabilità anche il “valore vero” dei diamanti ben inferiore a quello pagato presso le banche, che della vendita sono state complici consapevoli. Pertanto, invitiamo gli interessati ad attivarsi immediatamente per ritirare i diamanti lasciati in custodia alla Idb ed alla Dpi, anche nel caso in cui si sia conferito mandato alla vendita. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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