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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Posts Tagged ‘draghi’

Discorso Draghi alla Camera su Ucraina, svolta per l’Energia in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

“Nel discorso di questa mattina alla Camera dei Deputati da parte del Presidente del Consiglio Mario Draghi inerente l’Informativa sulla Crisi Ucraina si percepisce una svolta sull’Energia italiana a cui non assistevamo da oltre dieci anni” le dichiarazioni del Presidente di FederPetroli Italia – Michele Marsiglia nel corso dell’intervento.Come Federpetroli Italia percepiamo una volontà questa volta diretta e chiara di cambiamento nell’interesse e nella salvaguardia di un paese come la nostra penisola che, non dovrà più essere fanalino di coda nel mercato e settore energetico internazionale – continua la nota – E’ ora che tutti gli operatori del settore mettano da parte l’orgoglio, l’unica via per perseguire una strada chiara è quella di sedersi ad un Tavolo per definire con tutti i rappresentanti delle diverse forme energetiche sfruttabili nel nostro Paese, una politica energetica di salvaguardia per l’Italia. Siamo certi che, con la forte politica del Governo de i ministeri competenti dell’Economia e della Transizione Ecologica, in poco tempo, si possa dare al nostro Paese un contributo di elevata diversificazione strutturale delle risorse energetiche disponibili, per preservare, non solo oggi ma anche in futuro, situazioni di disagio economico e geopolitico a cui la scena internazionali dei prezzi e dei mercati potrà manifestarsi”. “Piena collaborazione da parte della FederPetroli Italia al Governo Draghi e di altri attori rappresentativi Istituzionali vicini al settore per una Politica Energetica che anche all’Europa potrà dare un valore aggiunto” in conclusione la nota. Link Comunicato: http://www.federpetroliitalia.org/?p=1972

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Draghi: rischi sul prezzo dell’energia e sull’inflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2022

Il premier Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa, ha evidenziato che nel primo trimestre c’è un rallentamento della crescita e che ci sono rischi sul prezzo dell’energia e sull’inflazione.”Bene che il Governo sia consapevole di questi rischi, ma allora devono seguire subito i fatti. Il rincaro della benzina, salita del 5,8% in meno di un mese e mezzo non è nemmeno nell’agenda del Governo, mentre sarebbe fondamentale ridurre le accise di almeno 20 centesimi per calmierare l’inflazione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il caro carburanti, infatti, oltre agli effetti diretti sulle tasche degli automobilisti e dei camionisti, con il gasolio salito del 6,6% solo nel corso del 2022, produce effetti indiretti sul rialzo dei prezzi di tutti i beni trasportati su gomma. Anche per questo stanno esplodendo i prezzi dei prodotti alimentari, che passano dal +2,8% tendenziale di dicembre al +4% di gennaio” prosegue Dona.”Stesso discorso per l’energia. Ieri i comuni hanno protestato, ma è evidente che il Governo deve intervenire prioritariamente sulle famiglie che sono penalizzate due volte: una prima volta con l’aumento della bolletta di luce e gas, una seconda perché poi le imprese traslano i maggiori costi energetici sul prezzo dei prodotti che quindi gravano sempre sui consumatori finali sotto forma di inflazione” prosegue Dona. “Le famiglie stanno ricevendo una bolletta doppia rispetto allo scorso anno. Infatti, la luce, per la famiglia tipo nel mercato di tutela, nel I trim 2022 è aumentata del 55% rispetto al IV trim 2021, ma addirittura del 129,5% rispetto al I trim 2021, mentre il gas è salito, rispettivamente, del 41,8% e del 94,3%. Insomma, le bollette in un anno sono più che raddoppiate per la luce, 2,3 volte e quasi raddoppiate per il gas, 1,94 volte” conclude Dona.

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Un anno da Draghi. La metamorfosi di un banchiere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2022

Che cosa ha portato Mario Draghi, l’uomo che aveva sempre rifiutato di diventare un politico, alla guida di un paese sull’orlo di una crisi di nervi? Un complotto dei poteri forti? L’ambizione? Il senso di responsabilità? E qual è il bilancio del suo governo undici mesi dopo? L’idea di Draghi ai vertici dello Stato parte da lontano, dalla cerimonia di commiato dalla presidenza della BCE, il 28 ottobre 2019, che lo ha consacrato leader tra i leader europei alla presenza di Merkel, Macron, Lagarde e Mattarella, il governo dell’Europa. Sono state la pandemia e la paralisi di un sistema politico “consunto” a dirottarlo in primis su Palazzo Chigi. Undici mesi dopo, il bilancio del governo è positivo ma non privo di preoccupanti incognite. Pagine:236 Prezzo cartaceo:€ 18,50 Prezzo eBook:€ 9.99

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Toto-Quirinale, è Berlusconi il rivale numero uno di Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2022

Si avvicina il 24 gennaio, giorno dell’avvio delle votazioni per il nuovo presidente della Repubblica, e con il passare delle ore si fa più forte la posizione di Silvio Berlusconi, candidato prescelto dal centrodestra. La possibilità di vedere il Cavaliere al Quirinale è ora in quota a 7 rispetto al 15 offerto la scorsa settimana dai betting analyst internazionali. Come riporta Agipronews, per il bookmaker inglese Ladbrokes rimane favorito il Premier Mario Draghi, proposto a 1,50. Dietro Berlusconi, si gioca a 9 la conferma di Sergio Mattarella, con la Ministra della Giustizia Marta Cartabia offerta a 11. Vale 15 volte la posta invece Pier Ferdinando Casini, mentre sale a 17 il presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. Più attardato il Commissario europeo per gli affari economici, Paolo Gentiloni a 26 e l’ex premier Giuliano Amato, ultimo a 51.

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Draghi: su bollette, provvedimenti solo nei trimestri successivi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

Il presidente Draghi ha dichiarato oggi in conferenza stampa sull’emergenza bollette di luce e gas: “vedremo poi, è previsto vengano presi altri provvedimenti per affrontare l’emergenza bollette nel trimestre successivo e nei mesi a seguire”.”Una delusione la dichiarazione di Draghi! Un passo indietro rispetto a quanto aveva dichiarato nella conferenza stampa di fine anno in cui aveva ipotizzato un intervento oltre quello che era stato già deciso, ossia i 3,8 miliardi in manovra, visto che erano stati stanziati in previsione di aumenti molto forti ma inferiori a quelli poi visti a fine dicembre” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Purtroppo in questo trimestre si concentra il 50% dei consumi di gas, mentre dal 15 aprile i caloriferi sono addirittura spenti. Quindi è evidente che un aiuto sarebbe ben più utile ora e non nei trimestri a seguire” conclude Vignola.

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Draghi e il Covid, USB: la macchina della propaganda si infrange contro la realtà

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2022

La tardiva conferenza stampa del premier Draghi per illustrare le contorte e verosimilmente inutili misure anti Covid assunte dal governo, ha seguito il consueto copione: noi abbiamo fatto tutto ciò che dovevamo, il nostro Paese resta un modello nel contrasto all’epidemia (???), la colpa della ripresa dei contagi è da ascrivere esclusivamente a chi non si è vaccinato e la priorità è continuare a garantire la produzione e i profitti. Il resto, la salute in primis, viene dopo o, semplicemente, non viene nemmeno contemplata.Il caos di misure assunte sulla scuola, l’obbligo vaccinale per i soli cinquantenni e l’introduzione del super green pass dopo il certificato fallimento del green pass rispondono esattamente a questa logica.Nulla di nuovo rispetto alla linea seguita sin dall’inizio da questo governo e da quello precedente durante tutta la fase dell’esplosione dell’emergenza sanitaria. Ma i conti e soprattutto i fatti smentiscono questa narrazione.Se continuare a puntare l’indice sui comportamenti individuali e quindi ora sui non vaccinati può essere utile al governo per tirarsi fuori da ogni responsabilità, la realtà lo inchioda ugualmente. Ad ormai due anni dalla comparsa del Covid, viviamo l’ennesima fase di recrudescenza dei contagi, un déjà-vu che si ripete stancamente e drammaticamente con fasi di tregua durante la bella stagione e sistematica ripresa dei contagi con l’arrivo dell’autunno/inverno. Un eterno stop and go che sta divenendo la nuova normalità alla quale dovremmo abituarci accettandola come condizione inevitabile e, pertanto, immodificabile.Aver puntato tutto soltanto sui vaccini (certamente utili per ridurre le ospedalizzazioni e le fasi più acute della malattia ma che, purtroppo, non arginano i contagi) e, tra l’altro, solo su alcuni di essi (quelli euro atlantici) e con una comunicazione fuorviante che ha inevitabilmente alimentato diffidenze, essersi opposti alla liberalizzazione dei brevetti e tecnologie per la produzione di vaccini (vero Draghi?) precludendone l’accesso a gran parte della popolazione mondiale e favorendo, quindi, la prevedibile diffusione delle varianti, aver palesemente rinunciato a combattere il virus scegliendo invece di conviverci e farlo allegramente circolare per non bloccare la produzione, aver rinunciato a quegli interventi strutturali che avrebbero consentito di arginare la diffusione del contagio, ci ha proiettato in una condizione all’interno della quale l’emergenza è divenuta la normalità.E quando si ragiona in emergenza e avendo come unica stella polare il Pil, inevitabilmente la discussione assume toni da propaganda, i provvedimenti risultano per lo più inefficaci e tardivi e, soprattutto, si perdono di vista quegli interventi strutturali che uno Stato dovrebbe assumere come priorità. E che in altri paesi, per esempio a Cuba dove crollano contagi e decessi, ma anche in paesi capitalisti di altre latitudini, ha consentito di contenere la diffusione dei contagi.Se il virus è la malattia, la cura sociale sono gli interventi strutturali necessari: il potenziamento della sanità, al quale il PNRR destina briciole, e in primis della medicina territoriale e delle terapie intensive per scongiurare la sua saturazione; il potenziamento dei trasporti locali ed interregionali, veri luoghi di incubazione del virus; l’assunzione di personale nelle scuole per combattere le classi pollaio, a maggior ragione in una fase in cui il distanziamento costituisce misura imprescindibile; la distribuzione gratuita di mascherine FFP2 e il tamponamento gratuito per lavoratori e studenti, il rifinanziamento della quarantena e naturalmente adeguate compensazioni per i settori sociali più colpiti. Esattamente ciò che nel nostro paese si è accuratamente evitato di fare. Perché la produzione non va fermata, le risorse devono essere appannaggio delle imprese e delle banche e perché è molto più comodo trovare sempre nuovi nemici ai quali addossare le proprie responsabilità e i propri fallimenti: prima sono stati i runner che correvano solitari in spiaggia, poi i giovani rei di assembrarsi magari in qualche isolato rave di campagna, ed ora sono i non vaccinati.

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“Draghi ha di fatto confermato la sua candidatura a capo dello Stato”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 gennaio 2022

Altrimenti l’avrebbe negata ufficialmente è definitivamente. Anche se noto una certa freddezza. Non c’è un gran movimento di persone che va in giro a cercare i voti dei grandi elettori e dei parlamentari per Draghi al Quirinale”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervistato da Simone Spetia su Radio24. Sullo scenario post Quirinale, Rampelli precisa: “Noi vogliamo le elezioni non oggi perché ci danno in forte crescita ma da quando eravamo rilevato al 4% perché vogliamo normalizzare la democrazia italiana che, nel quadro delle democrazie occidentali, è l’unica a sovranità limitata, nella quale è previsto che si possa diventare presidenti del Consiglio senza essere eletti in Parlamento e quindi senza il consenso popolare. Desideriamo che un Parlamento legittimo possa esprimere un governo autorevole che passi attraverso il voto. Ci sembra che sia questa l’essenza della democrazia”. “Silvio Berlusconi – ha concluso Rampelli -sta facendo la sua partita. Siamo tutti in attesa che ci dica a che punto è con le relazioni, le alleanze e i voti dei grandi elettori. Quando ci sarà il numero legale e quindi l’ufficializzazione Fratelli d’Italia lo sosterrà”.

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Un anno da Draghi di Marco Cecchini

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2022

La metamorfosi di un banchiere Collana Le terre. Racconta come, nel ruolo di presidente del Consiglio, Draghi abbia archiviato con sorprendente disinvoltura il Draghi banchiere e tecnocrate. Con la premiership Draghi ha chiuso una carriera straordinaria all’ombra dei poteri finanziari mondiali, iniziata come direttore del Tesoro e proseguita come governatore della Banca d’Italia, capo della BCE e “salvatore” dell’euro. Oggi sembra essere in pole position nella corsa al Quirinale.

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Quirinale, Bianco: Draghi ok. Evitare le ‘lotte tra comari’.

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

“In questo momento di ‘eccezione della logica’ per l’emergenza politica causata dalla pandemia, si dovrebbero mettere da parte le differenze partitiche, puntando all’elezione immediata di un rappresentante di grande autorevolezza, con una ispirazione europeista. Il nome c’è ed è quello dell’attuale presidente del Consiglio”.È quanto dice Gerardo Bianco, ex Ministro della Pubblica Istruzione, in un’intervista circa la situazione politica odierna nel contesto di emergenza pandemica a beemagazine, nuova rivista online del Gruppo The Skill.“Ritengo positivo eleggere subito il presidente della Repubblica, senza tatticismi, trovando un nome al quale le forze politiche non possono dire di no. Se la soluzione della Presidenza della Repubblica è unitaria, con una maggioranza parlamentare diventa più facile trovare la soluzione che arrivi alla scadenza naturale. Sono inaccettabili, in questo momento così delicato, i litigi personali: le ‘lotte fra comari’ vanno evitate, ragionando sugli interessi principali del Paese. La riforma, presentata come forma punitiva di riduzione della rappresentanza, ha indebolito il Parlamento. È necessario un rafforzamento del Governo, seguendo la logica del sistema parlamentare italiano”.

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Draghi, bollette pesanti, Governo pronto a investire di più

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

Il premier Mario Draghi in conferenza stampa, dato che le bollette elettriche e del gas sono diventate molto pesanti, ha dichiarato: “ritengo che il Governo sia pronto a investire anche di più”. “Una buona notizia, anche se, visto che il premier Draghi in conferenza stampa ha parlato di 1 miliardo stanziato quando in realtà in manovra sono 2, si tratta di capire quale sia la svista. La speranza è che non abbia ritenuto possibile un esborso maggiore dato l’importo di 1 miliardo, altrimenti siamo spacciati” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche perché con 4 miliardi si avrebbe una stangata analoga a quella del terzo trimestre 2021” conclude Vignola.

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Draghi: in manovra misure strutturali su bollette luce e gas

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

Il premier Mario Draghi ha dichiarato che per il caro bollette “bisogna pensare a misure di tipo strutturale”, e che questa riflessione “avrà luogo all’interno della legge di Bilancio”.”Bene, ottima notizia! Da anni lo chiediamo” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ci sono, però, due problemi. Il primo è che urge un intervento anche prima della Legge di Bilancio, data la stangata da 355 euro, luce 184 e gas 171, che abbiamo già iniziato a pagare dal primo ottobre. Bisogna che il Governo almeno mantenga subito la promessa di azzerare gli oneri di sistema, cosa avvenuta per la luce ma non per il gas, ridotti del 66,26%. Restano, infatti, 1,34 cent al metro cubo, che se fossero tolti ridurrebbero l’aumento di una famiglia tipo di circa 19 euro, 18 euro e 76 cent” prosegue Vignola. “Quanto all’intervento strutturale, la proposta è di trasferire gli oneri sulla fiscalità generale, eliminare le accise e le addizionali regionali del gas, stabilizzare la riduzione dell’Iva sul gas” conclude Vignola.

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La concertazione sociale alla prova del metodo di governo Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

Di Giuseppe Bianchi. Non ci sono elementi che facciano presumere cambiamenti nel metodo di governo Draghi che è la cifra del suo ampio consenso. Che è quello dell’ascolto, della registrazione delle altrui proposte, quelle dei partiti della sua maggioranza, per decidere la soluzione più praticabile, giudicata tale nell’interesse del Paese. Come intendere, allora, l’apertura di Draghi a forme di concertazione con le parti sociali per arrivare “ad una prospettiva economica condivisa”? Che ai partiti si aggiungeranno nuovi interlocutori dell’ascolto, considerato che i problemi da affrontare nel nuovo ciclo politico di riforme (pensioni, fisco, lavoro, P.A.) chiamano strettamente in causa interessi collettivi tutelati dalle parti sociali. Non un nuovo metodo di governo, ma l’allargamento della platea delle voci da ascoltare per allargare il minimo comune denominatore su cui costruire le decisioni, riducendo i condizionamenti delle posizioni più estreme mobilitate intorno a questioni di bandiera, come quota 100 e reddito di cittadinanza. Un più ampio spazio di manovra per un Governo legittimato nei confronti dei cittadini e delle istituzioni europee dal perseguimento di obiettivi dati in tema di sicurezza sanitaria e di ripresa economica.L’attuale situazione è oggettivamente diversa. Il tracciato politico è definito da un piano straordinario di risorse finanziarie (europee e nazionali) per rimettere il Paese su un percorso di crescita sostenuta e stabile, all’interno del quale tutte le istituzioni del Paese (pubbliche, private e della rappresentanza sociale) sono chiamate a riposizionarsi. C’è una transizione digitale e ambientale da gestire, a sostegno di un più avanzato modello di sviluppo che richiede politiche sociali di accompagnamento per evitare, come avvenuto nelle precedenti fasi di concertazione, che i costi del provvisorio risanamento ricadano ancora una volta sul mondo del lavoro, con la moderazione salariale che innescò un lungo periodo di bassa crescita della produttività e dei salari.Si può pertanto ritenere, senza per questo limitare arbitrariamente i contenuti della concertazione avviata, che il confronto avviato tra Governo e Parti sociali debba dare priorità alle tematiche dell’occupazione. La gestione delle esuberanze di personale create dalle ristrutturazioni produttive e la creazione delle competenze e delle istituzioni di accompagnamento al mercato del lavoro a favore della nuova occupazione. Si tratta di problemi per i quali le parti sociali hanno le competenze più appropriate, perché vissute direttamente, a cui aggiungere una strumentazione contrattuale la cui flessibilità meglio aderisce alla diversità delle situazioni settoriali e aziendali da governare. La concertazione avviata tra Governo e Parti sociali, come già detto, deve riservare centralità alle politiche del lavoro, che costituiscono un tassello fondamentale nel processo di transizione economica e sociale in atto. Si tratta di ridefinire i confini tra l’intervento regolatorio della legge che delimita l’area dell’intervento pubblico e la regolazione affidata alla contrattazione fra le parti sociali. Tenendo conto che già esiste una strumentazione contrattuale operativa, costituita dagli Enti bilaterali, dai Fondi settoriali previdenziali e sanitari, dalle esperienze diffuse di welfare aziendale e dalle varie attività di assistenza sociale che integrano l’azione delle istituzioni pubbliche.Una sfida per le parti sociali perché, pur nella diversità degli interessi rappresentati, ricompongano i rispettivi mondi oggi dispersi nella molteplicità delle rappresentanze in assetti più unitari e convergenti lungo un asse di obiettivi condivisi. Perdere questa sfida può portare ad una governabilità con una rappresentatività sempre più sbiadita. Il rilancio della concertazione sociale deve contenere tale rischio.

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Draghi? Non solo tecnico ma anche raffinato politico

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

Luigi Tivelli, “Dalla Brutte Époque al Governo Draghi. Le prospettive del Recovery Plan”, pp. 156, € 13Luigi Tivelli, già consigliere parlamentare, editorialista e commentatore politico è uno che di politica se ne intende. E, dal suo particolare angolo di osservazione, promuove a pieni voti l’attuale Premier plaudendo alle sue inaspettate capacità politiche: «Mario Draghi – ha dichiarato Tivelli – non è solo il più grande tecnico di cui l’Italia e molto probabilmente l’Europa oggi disponga, ma ha sviluppato capacità e doti politiche nelle nelle sue esperienze alla guida di grandi istituzioni da molti non riconosciute e non considerate. In queste settimane dopo l’impostazione del Piano di Ripresa e Resilienza che ha ottenuto la massima valutazione dall’unione Europea, dopo la dimostrazione della capacità di tenere la barra dritta delle riforme legate al Pnrr che l’Europa ci chiede ma che sono da tempo indispensabili per l’Italia. Ha dato inoltre un’impostazione di coraggio e fermezza – che è sempre stata una delle sue doti- nell’impegno e nell’assunzione di responsabilità nella campagna di vaccinazione, assumendo posizioni molto dure e ferme rispetto ai no vax e a chi ritarda il percorso vaccinale. Ha quindi dimostrato con la fermezza nella posizione assunta nella riforma della giustizia, che è tra le prime riforme che ci chiede l’Europa, non solo la fermezza nelle decisioni in cui è riuscito ad ottenere il consenso di tutti i ministri, ma grandi doti politiche nella conduzione della riforma stessa, rispetto alla fibrillazione e ai giochi di una parte dei 5 stelle avallati da Conte, un po’ ancora vedovo rispetto al suo precedente ruolo di presidente del Consiglio». A Draghi, Tivelli ha dedicato il suo ultimo libro dal titolo “Dalla Brutte Époque al Governo Draghi. Le prospettive del Recovery Plan”, un libro che tramite un racconto incalzante, fatto di paragrafi brevi e documentati, racconta gli effetti dell’emergenza Covid-19 scoppiata dal febbraio del 2020 sul sistema politico-istituzionale italiano. La reazione principale ad opera dell’ex premier Giuseppe Conte è stata l’assunzione di poteri di emergenza, con una concentrazione mai vista in precedenza di poteri a Palazzo Chigi, dagli ormai famosi Dpcm alla forte estensione della mano pubblica nell’economia, col decisivo esautoramento del ruolo del Parlamento e la legiferazione solo tramite decreti legge. Segue poi il racconto della troppo lunga e troppo mal gestita crisi di governo aperta da Matteo Renzi, col perverso fenomeno della ricerca dei trasformisti e con tutti i tentativi di rianimare un Governo già praticamente morto. Fino alla ferma assunzione di responsabilità del Presidente della Repubblica Mattarella che con grande velocità e determinazione assegna l’incarico di formare un “Governo del Presidente”, senza formule politiche, a Mario Draghi. Nelle pagine del libro si esamina il significato e gli effetti che la formazione del Governo da parte dell’italiano più apprezzato e stimato nel mondo ha sul sistema politico, silenziando di colpo le sirene del populismo e del dilettantismo e conducendo al decollo di un Governo di unità nazionale, arricchito dalla presenza di ministri tecnici di alta levatura e basato su un programma concreto che risponde alle vere emergenze del Paese. La seconda parte del libro si diffonde su tutto l’iter complesso, faticoso e confuso che ha condotto alla seconda bozza del Recovery Plan, che si è sbloccata solo quando è uscita dalle segrete stanze di Palazzo Chigi e dell’ex Premier Giuseppe Conte. Mario Draghi ha quindi avviato subito, con il contributo dei ministri più competenti, l’impostazione di un Recovery Plan idoneo a cogliere questa opportunità storica per il Paese.

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E’ questa la nuova Rai nuova con l’intervento di Draghi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

E’ saltata l’assemblea Rai per l’approvazione del bilancio. Azionisti: ministero Economia 99,56% e Siae 0,44%. Quindi niente bilancio approvato e indicazioni nuovo ad e presidente. Per questi ultimi pendono i nomi di Carlo Fuortes e Marinella Soldi che, indicati dal premier Mario Draghi, godono di un certo lasciapassare (“al di fuori dei partiti”, “sopra le parti”… che per un ente gestito e controllato dai partiti, non è auspicio di chissà quale gestione – 1), che però è soggetto al vaglio del Consiglio dei ministri (con maggioranza due terzi) e della Commissione parlamentare di vigilanza (40 membri per la quale in questi giorni Camera e Senato sono chiamati a votare 4 consiglieri di propria competenza).Già questo potrebbe bastare per capire come, per quanto si parli di nuova gestione, quest’ultima è più che altro un modo di dire, essendo la realtà organica come sempre alle logiche dei poteri dei partiti nel Parlamento.Ma aggiungiamo alcune informazioni apprese dai media. Si vuole scalzare il rappresentate di Fratelli d’Italia in cda per sostituirlo con persona vicina al segretario Pd Gianni Letta. Ma sembra che Draghi non abbia intenzione di inimicarsi ulteriormente la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Inoltre sembra che manchino i voti di Forza Italia e della Lega in Commissione di vigilanza e, per averli, si paventano nomine di direttori e altro in posti di responsabilità in Tg1, Rai1, Rai2 Rai Sport… a cui aggiungere la spartizione per il nascituro portale di informazione online e il canale in lingua inglese, molto sponsorizzato dalla Lega.Se chi legge è riuscito ad arrivare fin qui, oltre ad essersi stancato o incuriosito (i pastoni dei più importanti media nazionali sono pieni di queste notizie con tanto di nomi e cognomi), avrà avuto la conferma che la Rai è “cosa dei partiti”. Altro che “la Rai sei tu” o “la Rai di tutto e di più”. E’ informazione/intrattenimento di Stato, in regime di monopolio e abuso di posizione dominante (il cosiddetto canone che percepisce a differenza dei suoi concorrenti). Niente di nuovo, per carità. Importante è non farsi illusioni su ricette Draghi in materia. Almeno fino a quando non si sarà usciti dal non rispetto del referendum in cui gli italiani chiesero la privatizzazione, così come anche stabilito dalla legge Gasparri successivamente.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Governo. Draghi e il Piano di ripresa. Riusciremo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Sono 191,5 i miliardi previsti per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, articolato in progetti e riforme. A questi si aggiungono ulteriori miliardi europei e nazionali. Un totale di 248 miliardi da utilizzare nei prossimi anni. Cifra mai vista prima.Le aree di intervento del Piano sono: Transizione verde. Trasformazione digitale. Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Coesione sociale e territoriale. Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale. Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani.C’è un vincolo nell’accedere ai fondi del Piano: il rispetto degli impegni assunti. Non ci sono le condizionalità previste per il Meccanismo europeo di stabilità, che tanto ha spaventato i nostri governanti che, però, le avevano approvate in passato.Gli obiettivi e i tempi sono definiti dal Piano e, in base al rispetto degli impegni, arriveranno i fondi che, ricordiamo, sono debito europeo, cioè garantito da tutti i Paesi europei con la emissione di titoli. Oltre alla Commissione europea sarà, quindi, ciascun Stato che vigilerà il rispetto degli impegni assunti dagli altri Paesi. Altrimenti, niente soldi. Riusciremo? La chiamata di Draghi alla “virtù del carattere” della nostra classe politica e alle categorie che la esprimono lascia perplessi quanto alla risposta. Vero è che il Presidente del Consiglio è Mario Draghi, che ha posto sul piatto della bilancia la sua credibilità e che le persone da lui scelte offrono garanzie del fare. Non rimane che attendere. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Attuazione Recovery Fund va oltre governo Draghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

“L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) deve proseguire anche dopo la fine del governo guidato dal presidente del Consiglio Mario Draghi”. Lo ha detto il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola a 24 Mattino su Radio24. “Si deve proseguire sulla stessa linea. Questo piano funziona con degli anticipi di cassa dello Stato che vengono poi rimborsati dall’Ue sulla base degli avanzamenti”, ha spiegato Amendola a Radio 24, secondo cui bloccare provocherebbe “oltre al danno una beffa perchè perderemmo risorse del bilancio dello Stato”. “Non credo che un governo lo passa fare, sarebbe un delitto ai danni del Paese”, ha detto il sottosegretario agli Affari Europei.“I fondi stanziati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) cambieranno la faccia del nostro Paese”. Lo ha detto il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola a 24 Mattino su Radio 24. “Questa filiera di risorse europea, cui si aggiungono altri 100 miliardi del bilancio Ue per il periodo 2021-27, serve a superare alcune diseguaglianze, come l’occupazione femminile e il divario fra nord e sud; dalla dotazione di asili, allo spreco d’acqua, sino alle fratture piu’ imponenti aggravate del Covid-19”, ha detto Amendola. Il Pnrrr “serve per dare forza alle imprese, anche attraverso la transizione ecologica e digitale, su cui l’Italia e’ in fondo alle classifiche europee”, ha detto ancora il sottosegretario a Radio 24, secondo cui si tratta di “una sfida che deve unire il paese”.

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Nomina coordinatrice studenti per Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Ester Diodovich, studentessa di Amministrazione, Finanza e Controllo alla Luiss Guido Carli, è oggi stata nominata coordinatrice di Studenti per Draghi Roma Capitale e afferma in una nota: “E’ un onore prendere parte a questo grande progetto che da valore alle proposte concrete che noi giovani possiamo formulare” – spiega Ester- “ perché oggi più che mai è necessario entrare nel merito di come possiamo arricchire la classe dirigente, il tessuto imprenditoriale e la società civile tutta”.La carica è stata affidata dal Fondatore di Studenti per Draghi Kevin Pimpinella, studente della Luiss Guido Carli di Roma: “Ester rappresenta competenza, energia e dinamismo per espandere i confini del nostro movimento ed abbracciare la fantastica Roma ” – riferisce Kevin – “che si merita di essere influente nelle proposte che porteremo all’attenzione del Presidente del Consiglio”. “Il nostro obiettivo è attrarre giovani capaci che possano esprimere sé stessi nel nostro team, dove meritocrazia e gioco di squadra sono valori su cui fondiamo la nostra missione”- conclude Ester -“ diamo luce e centralità ai bisogni di noi giovani , dal mio canto ci sarò sempre per dare voce alle giovani eccellenze del nostro territorio”

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Vaccini: Rojc (Pd), no a “rivolta” Fedriga contro Draghi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

“Davvero incredibile e inaccettabile la ‘rivolta’ di Fedriga contro il presidente Draghi. Chi guida una Regione come il Friuli Venezia Giulia in testa ai primati negativi in Italia per morti, contagi e intasamento delle terapie intesive, non può permettersi il lusso di indignarsi, né di deformare la realtà spacciando per successo un fallimento: meglio sarebbe un dignitoso silenzio. Ognuno si prenda le sue responsabilità, non si usino le classifiche e i numeri solo quando fanno comodo”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd), replicando al presidente Fvg Massimiliano Fedriga, il quale, in relazione alle parole del premier Draghi in Senato sulle responsabilità delle Regioni nella campagna vaccinale, ha detto che “è inaccettabile mettere le Regioni sul banco degli imputati”. “Tre su quattro delle nostre ex province – precisa Rojc – sono al vertice in Italia per nuovi contagi giornalieri su 100mila abitanti, il Fvg negli ultimi 7 giorni il FVG è primo in Italia per deceduti sul milione di abitanti, peggioriamo anche nelle vaccinazioni finendo 14^. Tutte le Regioni hanno problemi ma qualcuno fa meglio e altri devono impegnarsi di più. L’umiliazione non va su operatori sanitari e tecnici che stanno dando l’anima, ma su chi per incapacità e arroganza peggiora la tragedia della pandemia”.

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Che avverrà dopo il governo Draghi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2021

di Giuseppe Bianchi. Il metodo Draghi è un metodo decisionista e, a quanto rilevano i sondaggi, piace alla maggioranza degli italiani. L’interrogativo è quanto durerà questo gradimento se teniamo conto di quanto capitato nel passato ai Presidenti del Consiglio che hanno voluto esprimere una leadership forte. A loro danno, al di là delle responsabilità individuali, è scattato l’istituto dell’ostracismo che nella democratica Atene si faceva carico di allontanare quanti percepiti come un pericolo per la società. Nel nostro Paese l’ostracismo si è applicato soprattutto per via giudiziaria.Questo venticello della delegittimazione non risparmia lo stesso Governo Draghi cui viene rimproverato, da certi ambienti, di avere “militarizzato” la crisi mettendo a rischio la democrazia. La prova provata sarebbe la nomina del Capo della Polizia alla guida dei servizi segreti e di un generale a capo del piano di vaccinazione, a complemento di una storia personale del leader vissuta nei templi della grande finanza.Si rinnova la contraddizione di sempre: da una parte un Paese sprofondato in una palude di immobilismo, prigioniero di una consociazione oligarchica; dall’altro le resistenze ai cambiamenti che rompono questo groviglio di interessi ridando vita ad una democrazia governate. Un nodo gordiano che risale ai tempi della Costituente: una classe politica preoccupata di prevenire ogni rigurgito autoritario, dopo l’esperienza fascista, che ha diluito i poteri del Presidente del Consiglio in un sistema assembleare che ne fa un “primus inter pares” senza le prerogative proprie del Cancelliere in Germania o del Premier in Gran Bretagna; una classe politica ancora legata ad una concezione mitica di democrazia per la quale il Governo non decide ma esegue ciò che il popolo sovrano rappresentato nel Parlamento ha deciso.L’irrealismo di questa concezione è divenuto evidente nel percorso successivo di sviluppo del Paese che ha progressivamente dilatato il perimetro di intervento dello Stato e la responsabilità del Governo nel rispondere ai bisogni dei cittadini in una società in continua evoluzione. Al governo i cittadini chiedono di promuovere lo sviluppo, di ridurre le diseguaglianze sociali, di rendere efficienti le strutture pubbliche che erogano servizi sociali di prossimità. Allo stesso tempo è emersa la finzione che la volontà popolare coincida con l’attività legislativa dei suoi rappresentanti e che il popolo decide solo in quanto rappresentato, cessando di essere politicamente attivo. La crisi dei partiti è un segnale di questo allontanamento fra popolo e il modello politico che lo deve rappresentare. In questo contesto è nato il Governo Draghi promosso dal Presidente della Repubblica. Un governo legittimato dal Parlamento ma che presenta l’anomalia, sconosciuta a Francia, Germania, Spagna di ricorrere ad un “podestà straniero” nel senso di un Governo non espresso dall’interno del sistema politico. Una pratica sperimentata nell’Alto Medioevo dai nostri progrediti Comuni cittadini che, per sanare i conflitti interni, ricorsero ad una tale Autorità per rimediare all’incapacità di riadattare i loro sistemi di autogoverno alle esigenze di comunità in forte evoluzione. L’inizio di un percorso che portò poi alle Signorie con cui si spense ogni forma di partecipazione dei cittadini al governo delle cose pubbliche. La fragilità dei sistemi democratici è stata oggetto di importanti riflessioni nei secoli successivi evidenziando come la sopravvivenza di tale modello politico fosse condizionata dalla crescita del benessere dei cittadini. E come tale crescita fosse, a sua volta, sostenuta dal punto di vista istituzionale, dalla stabilità dei Governi e dalle vitalità delle organizzazioni destinate a produrre partecipazione e consenso. Inutile evocare il caso italiano che in 75 anni di vita democratica ha sperimentato 65 governi e il progressivo esaurimento dei canali della partecipazione democratica.Ora però c’è il Governo Draghi sul quale si accentrano le speranze italiane di una fuoriuscita dall’attuale stato di crisi. Ma il Governo Draghi è un governo d’emergenza ed ha una missione a tempo. Farà quanto possibile, imposterà più che risolvere i problemi critici del Paese facendo leva sulle risorse finanziarie irripetibili che l’Europa ha messo a disposizione. La domanda sospesa è che avverrà quando il Governo Draghi arriverà alla sua scadenza? La liquidità della situazione non consente di fare previsioni. Si può anticipare, rispetto al precedente storico prima richiamato, che la nostra costituzione democratica è ben radicata nella cultura del popolo mettendo in sicurezza il nostro stato di diritto. Cioè l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Ma non basta l’osservanza delle regole democratiche con cui si legittima la titolarità del potere: libere elezioni, pluralità dei partiti. Il problema da risolvere riguarda il grado di partecipazione dei cittadini all’esercizio di tale potere.L’alternativa che si presenta può essere così riassunta: o si recupera una democrazia governante e partecipata o si prolungherà nel tempo un signoraggio tecnocratico del Governo dei migliori.La crisi in atto è sistemica: politiche economiche e sociali devono convergere con un riassetto delle istituzioni e il tasso di democraticità delle soluzioni adottate influirà sul futuro del Paese. (fonte: http://www.isril.it)

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I bottoni di Draghi

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

di Marco Patriarca. I nostri ex sovranisti, ex anti-europei, ex democristiani ed ex comunisti, dopo la dissoluzione della loro politica, ancora orbi dell’ultimo governo Conte, ancora disquisiscono sulla natura tecnica o politica del governo Draghi; sperando comunque che duri poco. Intanto il governo si annuncia europeista, liberal-democratico, promosso e ispirato da Sergio Mattarella, dunque, del tutto politico. La scelta dei ministri e dei sottosegretari sembra assicurare che, nel pieno di una recessione economica e sociale difficile, lunga e pericolosa, Draghi si trovi pronto ad operare il paziente Italia dal centro della stanza dei bottoni governativi. Il problema però, come ha osservato Lucio Caracciolo, non è il governo. Il problema sono i bottoni. Anche spingendo bene quello giusto potrebbe non succedere nulla. Infatti la massima parte delle riforme degli interventi a valere sui fondi del New Generation-EU, che il governo dovrà guidare, hanno carattere pubblico e i mille bottoni che dovranno attivarlo sono in mano alle amministrazioni pubbliche, molte delle quali sono burocrazie lente, rigide e fatiscenti. Riformare significa anche cambiare mentalità, procedure e spesso persone. In Italia non si cambia mai nulla e le misure governative, per quanto necessarie ed utili, appena scendono giù per li rami delle pubbliche amministrazionisi impantanano. I ranghi intermedi della PA infatti ritengono (ovunque nel mondo) di avere una superiorità tecnica sui cambiamenti delle loro aree di competenza: il governo -essi affermano- ci può dire “che cosa” ma siamo noi competenti a dire “come”. È in quel “come” che annidano emendamenti, dettagli, interessi, malintesi e trucchi. Inoltre, anche l’Italia è una democrazia compiuta, è però una democrazia feudale: castelli, fortezze e palazzi, scambio economico e baratto politico, autarchia locale, privilegi di casta, litigiosità interna al feudo e guerra tra feudi; tutti uniti però nell’assalto (soprattutto economico) al potere e all’autorità centrale. Oggi in Italia i feudi sono di un altro tipo: partiti, banche, enti statali ed aziende pubbliche, grandi imprese, sindacati, ordini professionali, authority ed enti locali che hanno altrettanti diritti ed obblighi verso masse di cittadini anonimi, verso grandi e piccole aziende industriali, di servizi e di comunicazione di cui regolano in vario modo le vicende economiche. Ma mentre nel primo caso i vassalli avevano un rapporto diretto, stretto e quasi organico con il feudatario locale, al quale dovevano rispondere, i secondi oggi ne hanno uno lontano e politicamente mediato con lo stato italiano e rispondono solo ad elettori spesso ingannati; di conseguenza i vassalli ne perdono la fiducia e studiano, quasi sempre con successo, come aggirarlo. Nella gestione del NG- EU questo non dovrà avvenire e Draghi, con tutta la sua autorità dovrà impiegare anche tutta la sua soft power per battere le resistenze dei partiti; i quali continuano a ritenere di essere gli esclusivi maestri della politica politicante, quella vera, quella loro.
Di Salvini, Meloni, Zingaretti, Bersani, Di Maio e Conte ormai conosciamo il passato prossimo, ed i rispettivi curricula, abbastanza per indovinare il loro futuro politico. Draghi è diverso, il suo ruolo sarà anche quello, di dare l’esempio agli altri, come predicava Luigi Einaudi, lavorando per il futuro dell’Italia e non per accontentare partiti che lo sostengono. Oltre alla sua competenza, è questa la soft power che potrà fare del suo governo un successo per l’Italia e per l’Europa. Come scriveva Fyodor Dostoevsky “Ai nostri tempi non si sa più affatto chi s’ha da stimare in Russia. E bisogna riconoscere -concludeva amaramente- che, per un paese, non saper più chi s’ha da stimare è un’atroce calamità.” fonte: http://www.societalibera.org

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