Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘dramma’

Aumenta dramma case all’asta

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

“I dati diffusi in Senato nel corso della presentazione del Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, evidenziano un quadro sempre più allarmante con un aumento delle case all’asta. E’ la spia di una crisi che Fratelli d’Italia da tempo denuncia e rispetto alla quale più volte ha solleticitato interventi. In particolare in Senato ho presentato un disegno di legge, che consenta ai titolari di prima casa posta all’asta di potersi riappropriare del bene con una procedura concordata con la banca. Si tratta di una soluzione pratica che, da un lato, risolve un dramma sociale e, dall’altro, consente alle banche di liberarsi di un patrimonio immobiliare che pesa negativamente sui propri bilanci. Per questo chiedo che sia rapidamente calendarizzato, per poter approvare in tempi brevi un provvedimento che gli stessi dati confermano che non è più rinviabile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso.

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Enrico Cisnetto sul dramma che ha colpito Genova

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Scrive Enrico Cisnetto su Lettera 43 e che noi riportiamo: Caro direttore, è con le lacrime agli occhi e la rabbia che mi sale dentro che, rispondendo ad una tua cortese sollecitazione, ti scrivo questa personale testimonianza sulla tragedia – che considero assolutamente annunciata – di Genova, la mia città. Sono di Sampierdarena, quel ponte l’ho visto nascere, ci sono passato milioni di volte e sotto ci sono le strade della mia infanzia e gioventù. Via Walter Fillak è dove stava la mia scuola. Ricordo l’orgoglio con cui da ragazzo consideravo – consideravamo tutti – quello che abbiamo sempre chiamato il «ponte di Brooklyn» come uno dei segni più tangibili della conquistata modernità della città e del Paese, percependo quanto fosse grande nel mondo l’ammirazione per quel viadotto in cemento armato così avveniristico. Mi piange il cuore per le vittime e le loro famiglie, ma la tristezza lascia il passo ad una rabbia irrefrenabile per Genova, brutalizzata da uno stupro inaccettabile, e per l’Italia, ancora una volta schiacciata sotto il peso di tragedie drammatiche come questa”. E soggiunge: “Sono convinto che si tratti di una tragedia annunciata. Ma attenzione, non perché abbia elementi specifici su eventuali deficienze nella manutenzione del viadotto. No, ciò che è annunciato, direi urlato da tanto che è evidente, sta nella deresponsabilizzazione diffusa ad ogni livello, nella cultura del non fare, nella ideologia del «no a tutto». Genova tagliata in due da 200 metri di ponte autostradale crollato è la fotografia, che più nitida non si può, dell’Italia che ha perso l’orgoglio di Paese che vuole stare sul confine della modernità, che vuole creare avanguardia e innovazione, e che invece rincula e si rinchiude autarchicamente in se stesso, dedito ora al rancore nichilista ora a leccarsi le ferite, morali e fisiche, della propria condizione vieppiù regressiva. Un Paese che si scandalizza per ciò che accade – dando sempre la colpa a qualcun altro – e che non si accorge, per ignoranza e idiosincrasia al senso di responsabilità, di ciò che sta per accadere.” E conclude amaramente: “Ma lo sai, caro direttore, che sono passati più di nove anni dal terribile sisma dell’aprile 2009 a l’Aquila e che, a proposito di autostrade, in questi 3.400 giorni che sono trascorsi non si è trovato il modo di approvare burocraticamente, nonostante che i finanziamenti ci siano, i progetti per la messa in sicurezza della A24 e A25 – lì i viadotti sono 170 – che pure la Protezione civile ha definito come collegamenti indispensabili per eventuali azioni di soccorso, considerato che da allora si sono succedute circa 50 mila scosse di terremoto all’anno? E non ti sfugga che se ora Genova rimarrà paralizzata per mesi è perché la famosa Gronda non solo non è stata ancora realizzata, ma continua ad essere oggetto di campagne di ripensamento di cui il “partito del No” porta la totale responsabilità.Secondo i dati dell’Ance, ci sono 270 opere pubbliche bloccate, per un valore di 21 miliardi che si aggiungono alle 670 che sono state certificate dal ministero dei Trasporti come definitivamente «incompiute». E come si fa a pensare che siano messe in sicurezza le tante strutture del nostro territorio se per terminare un’opera del valore di 100 milioni ci vogliono in media 15,7 anni? In queste ore esponenti del governo parlano dell’impellente necessità di una mappatura delle opere grandi e piccole e del loro stato di salute, ma in questi primi mesi di tutto si è sentito parlare, dall’emergenza migranti che non c’è (almeno non nei termini di cui si dice) ai vaccini passando per il ritorno della naia, e di altro ci si è occupati, a cominciare dai vertici della Rai, meno che di quello che ora, sull’onda dell’emozione e dell’attenzione mediatica, si definisce come prioritario. Inutile, anzi criminoso, piangere dopo, senza aver fatto nulla prima”. (fonte: Roma InConTra)

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Turchia: “Perdita democrazia intellettuale è vero dramma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

giornalistiturchia“Che tanti militari fossero coinvolti nel golpe in Turchia era facilmente immaginabile, ma che l’intera rete delle università, pubbliche e private, con la stragrande maggioranza dei rettori ne fosse parte attiva non era così scontato e rende la loro epurazione drammatica per il futuro delle nuove generazioni turche. Da sempre l’università è il luogo naturale in cui prende forma il pensiero critico, la libertà di contestazione argomentata nelle sue radici culturali, l’illusione di una libertà sempre più ricca sul piano della ricerca e della trasmissione del sapere: ma Erdogan ha decapitato tutto ciò. Il danno alla democrazia è enorme, ma pregiudica anche il futuro del Paese, compromettendo quelle funzioni di ricerca e sviluppo su cui si regge la sua modernizzazione”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “Non si tratta solo di un processo che decapita la classe intellettuale impegnata nella formazione delle nuove generazioni, ma di una ferita profonda alla storia di un popolo; ad una sorta di cancellazione della memoria storica che pretende di riscrivere il senso degli eventi, la qualità delle alleanze, mettendo gravemente a rischio la costruzione della pace e spostando decisamente il proprio asse strategico dall’Europa occidentale alla Russia. Accanto al rischio del terrorismo – prosegue Binetti – si va facendo strada la presenza destabilizzante del tiranno, che inevitabilmente mette in discussione la nostra speranza di una democrazia globalizzata. In uno spazio virtuale in cui la libertà di espressione e di critica sono possibili, perché solo una sana dialettica tra maggioranza ed opposizione garantisce la libertà di tutti, senza che per questo nessuno debba finire in fondo a qualche galera, sottoposto a torture fisicamente e psicologicamente mortificanti. Un mondo senza opposizione è un mondo irreale che può piacere solo al tiranno che non tollera nessuna manifestazione di pensiero divergente. L’università è invece il luogo in cui si forma il pensiero autonomo, nel confronto tra idee e posizioni diverse, in cui lo studio garantisce forza alle argomentazioni e rispetto per chi la pensa diversamente; c’è la possibilità di dissentire senza per questo essere degli eroi o temere rappresaglie; ci si educa reciprocamente alla democrazia, imparando ad integrare senso della responsabilità e lealtà verso la verità. Senza università tutto ciò diventa molto molto difficile – conclude Binetti – e ai giovani non resta che una alternativa già sperimentata in altre epoche storiche: fuggire, andarsene, inaugurando un nuovo flusso migratorio, oppure dare vita a circoli culturali sotterranei, nascosti, a perenne rischio di nuovi arresti e, Dio non voglia, di pena di morte”.

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Il dramma dell’olocausto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

Il 27 gennaio del 1945 avvenne la liberazione del campo di concentramento di auschwitz-ii-birkenau-4 dove vennero sterminate 1.100.000 persone: il 90%, ebrei. È per questo che con una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato deciso che questa data doveva diventare il simbolo della liberazione dalla tirannia e dalla follia del regime nazi-fascista.”Dobbiamo ricordare il passato per garantirci un futuro migliore. Sui treni che portavano ai campi di concentramento salivano gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, gli oppositori politici e le minoranze religiose. Insomma salivano quelli che venivano considerati diversi. Quella che oggi celebriamo è la vittoria contro la più grossa persecuzione e discriminazione mai fatta ai danni dell’umanità. Ancora oggi qualcuno vorrebbe dividere le persone tra “noi” e “loro”, il nostro compito è quello di combattere queste dinamiche. La nostra, principalmente, deve essere una battaglia culturale” – ha dichiarato l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti.”La Giornata della Memoria rimane dunque di valore attuale rispetto alla lotta contro tutte le discriminazioni. Il nostro compito deve essere quello di lavorare per garantire i diritti a tutte e a tutti. In giorni come questi è ancora più importante perché la paura e la precarietà della vita che molti nostri concittadini sono obbligati a vivere sono gli strumenti che vengono utilizzati dalla politica xenofoba e razzista che soffia sul vento dell’intolleranza. Noi dobbiamo combattere questo pericolo con tutti i nostri mezzi” – ha concluso Monica Cerutti.

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Quali riforme in Italia e nel mondo?

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2011

Castello che veglia sul mare

Image by Marco Crupi Visual Artist via Flickr

Nella cultura occidentale di questi ultimi tempo sta facendo capolino sempre di più la convinzione che la civiltà cosiddetta capitalistica stia esaurendo il suo ruolo e che è opportuno un nuovo giro di boa. Le ragioni sono tante e non solo, quindi, di natura economica. E’ che stiamo toccando un punto di non ritorno per errori del passato e che fanno sentire forte la loro presenza ai giorni nostri. Pensiamo, ad esempio, alla natalità. Aver toccato e superata la soglia dei sette miliardi di abitanti è un dramma sociale da non sottovalutare. La logica del “crescete e prolificate” si sta ritorcendo contro gli stessi estimatori. Da parte mia, e da anni che lo sostengo, ritengo sbagliato ancorare il diritto alla vita senza impegnarsi a sostenere un altro diritto parimenti importante che è quello del diritto a vivere. Dimentichiamo troppo di frequente che dare la vita non è sufficiente e che abbisogna assicurarne la tenuta. Tutto questo se non vogliamo che decine di milioni di bambini ogni anno nel mondo muoiono di fame, per mancanza di cure e che più avanti nell’età vivano di stenti, di malattie debilitanti o che rabbiosamente si riscattano esercitando la violenza contro i loro simili nella logica fisica che uno spazio occupato da un corpo non può essere preso, contemporaneamente, da un altro. Significa così che chi vive deve industriarsi a far si che dal diritto alla vita si passi automaticamente al diritto a vivere garantendo al nuovo venuto il diritto ad alimentarsi, ad avere assistenza sanitaria adeguata, ad avere un’istruzione confacente, un lavoro e ad essere affrancato dalla povertà nella vecchiaia. Se avessimo percorso questo tragitto virtuoso di certo non saremmo oggi in sette miliardi e forse saremmo in uno o due miliardi, ma in compenso avremmo più risorse, meglio distribuite e minori conflitti tribali e arrampicatori sociali. Forse non avremmo il progresso tecnologico odierno, ma in compenso saremmo più tutelati e sereni. Ma oggi come dobbiamo fare per limitare i danni derivanti da questo eccesso di natalità? La risposta è culturale. Non si deve, infatti, insegnare ad avere figli come un bene assoluto ma ad averli responsabilmente per ciò che possiamo dare ad essi nel loro diritto a vivere. La risposta è religiosa perché la fede non deve ignorare la solidarietà generazionale e a rendersi conto che si può esprimere solo nell’offrire entrambi i diritti e non uno solo. La risposta è economica. La produzione dei beni non è regolata all’infinito perchè le risorse naturali e quelle di trasformazione o da laboratorio hanno un limite e sta a noi calibrarle con oculatezza. La risposta è etica. Dobbiamo rispettare l’essere umano e la natura che lo circonda come una parte di un tutto che merita considerazione in ogni sua componente grande o piccola che sia. La risposta è sanitaria. Dobbiamo sconfiggere la convinzione che la sofferenza è inevitabile e non un male da evitare. E che la farmacopea deve curare e non creare dipendenza o effetti collaterali debilitanti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Grande Lirica a Musica in Castello IX ed.

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Parma 8 luglio alle 21.30 nel cortile d’onore della Rocca dei Rossi di San Secondo con il soprano greco Dimitra Theodossiu Domina il dramma, e costringe gli altri a ruotarle attorno quando veste i panni di Norma, Elvira, Aida, Abigaille. Si è esibita nei più importanti teatri europei e mondiali: dal Teatro del Maggio Musicale Fiorentino al Royal Opera House Covent Garden a Londra, dal Teatro San Carlo di Napoli al Teatro La Fenice di Venezia fino al Teatro Marinskij di San Pietroburgo. Il soprano greco Dimitra Theodossiou, di intensa vocalità verdiana, amata Leonora del 2010 ne La Forza del Destino al Teatro Regio di Parma, sale sul palcoscenico della nona edizione della rassegna “Musica in Castello” venerdì 8 luglio alle 21.30 nella Corte d’Onore della Rocca dei Rossi di San Secondo Parmense. Lei che ha lavorato con direttori del calibro di Riccardo Muti, Claudio Abbado e Riccardo Chailly porta in dono “la forza della sua straordinaria voce” accompagnata al pianoforte dal maestro Fabrizio Cassi. In caso di maltempo lo spettacolo lirico si svolgerà all’interno della Rocca dei Rossi (Theodossiou)

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Sudan: dramma dei bambini sfollati

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

L’escalation di violenza che si è abbattuta negli ultimi giorni nel Kordofan meridionale ha causato 60.000 sfollati, tra cui 30.000 bambini, che sono a rischio di essere separati dalla loro famiglie, abusati e di subire traumi devastanti. “Siamo molto preoccupati per i bambini sfollati a causa dei combattimenti e stiamo combattendo contro il tempo per fornire loro aiuto prima che arrivi la stagione delle piogge”, afferma Amin El Fadil, Direttore Generale di Save the Children in Sudan.
Gli abitanti del Kordofan meridionale hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni in mezzo ad attacchi aerei, sparatorie, incendi e saccheggi. La maggior parte delle vie di accesso alla zona non sono sicure o sono bloccate, limitando di fatto l’accesso umanitario volto ad aiutare i bambini e le loro famiglie. L’aeroporto di Kadugli è stato chiuso ed anche le vie terrestri per arrivare in città sono bloccate, mentre cresce la preoccupazione che i combattimenti tra l’esercito regolare del Sudan e l’Armata di liberazione del Sudan (Sudan Liberation Army) possano aumentare e diffondersi. I bambini sfollati sono esposti a numerosi rischi, come quello di essere coinvolti nelle violenze, assistere ad eventi traumatici, nonché perdere le loro famiglie nella confusione generale. In particolare, i bambini che rimangono separati alle famiglie sono molto vulnerabili e a rischio di abuso fisico e sessuale, e possono anche essere arruolati forzatamente. Questa nuova ondata di sfollati segue un conflitto simile che ha già afflitto la zona di Abyei e si inquadra nella più ampia crisi umanitaria che affligge il Sud Sudan. Negli ultimi mesi, c’è stato un massiccio afflusso di persone dal nord al sud del paese, in vista della dichiarazione d’indipendenza di luglio.
Save the Children lavora in Sudan dal 1984 e ha messo al servizio del paese i suoi oltre 90 anni di esperienza nel fronteggiare crisi umanitarie in tutto il mondo. L’Organizzazione ha uffici in tutto il paese e lavora anche con numerose comunità locali, nonché partner e associazioni che si occupano di bambini. Save the Children, grazie alla sua presenza capillare negli stati chiave del nord del paese, è in grado di distribuire cibo, medicinali e materiali di rifugio per i bambini sfollati.

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Dramma centrali giapponesi

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

In relazione alle centrali atomiche, scrive Alfonso Luigi Marra, l’orribile verità che viene occultata è che, sia quelle giapponesi che hanno avuto danni in questo momento (Fukushima, Onagawa, e Higashidori, ma è probabile ce ne siano altre che ci vengono occultate), sia le centrali atomiche in generale, quando si fermano, richiedono un raffreddamento all’infinito dei materiali radioattivi che, specie in caso di disastri, non è facile garantire, e che, ad esempio, è in crisi sulle tre centrali sopra indicate. Si tratta in sostanza una lotta impari contro il calore che, se prima o poi prevale contro i sistemi di emergenza che vengono adottati per fermarlo, determina l’esplosione, come a Chernobyl, e, comunque, nel mentre – fino al definitivo e chissà quanto probabile raffreddamento – causa il rilascio di radiazioni. Una lotta vincere la quale è da augurarsi sia possibile, ma che richiede mezzi straordinari, per cui i media devono cessare di mentire, perché la si può forse vincere solo se c’è un allertamento dell’intera comunità mondiale. (Avv. Raffaele Ferrante)

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Immigrazione: protesta a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

Roma 8 aprile, una manifestazione di protesta a Roma sull’emergenza immigrazione. “Faremo sentire la nostra voce, e sarà più forte delle chiacchiere degli alti uffici europei che continuano ad ignorare il dramma umanitario e gli enormi problemi in cui va districandosi l’Italia in questi giorni, abbandonata da quei partners con i quali ha condiviso il sogno di un’Europa unita, affratellata nel progresso e nella solidarietà. Se entro venerdì non ci saranno risposte per una comune soluzione del problema, sull’assordante silenzio della UE si alzerà la voce di Roma Capitale. L’Europa dimostri di non essere dominata dall’europolitica dei furbi che pensano solo al proprio orticello. Non bastano le aperture del presidente Barroso, attendiamo i fatti, e subito”, lo dichiara in una nota il presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori.

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Dramma interiore

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2010

Lettera al direttore. Mara Carfagna mi ha fatto uscire da un profondo insostenibile  dramma interiore. Non riuscivo a perdonarmi la simpatia che provavo verso una persona del partito di Berlusconi. Mara, per l’appunto. Sì, perché io ho questo difettaccio: mi è antipatica da morire una persona? Di conseguenza mi sono antipatici da morire tutti coloro che hanno simpatia per quella persona. Da qui il dramma tremendo. Ed ogni tanto in cuor mio chiedevo a Mara: “Mara, Mara, come puoi tu che sei riuscita a far approvare una legge contro lo stalking, tu che ti sei preoccupata delle aggressioni agli omosessuali, tu, Mara,  che non dici parolacce, e non alzi il dito medio e non fai neppure le corna, tu che sei così elegante e signorile, tu che sei l’opposto di una vaiassa, come puoi stare nel partito dei…?”. Per rispetto alle eccezioni, ho omesso la parola che fa rima con Berlusconi. Ma a proposito, care eccezioni, perché non seguite l’esempio di Mara? (Veronica Tussi)

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Ricordare il dramma di tutti i prigionieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2010

“Ha ragione il Manifesto che oggi con un breve  articoletto  contesta al Sindaco Alemanno il fatto di voler ricordare, con lo spegnimento delle luci del Colosseo alle ore 23, il caporale Gilad Shalit da 4 anni prigionero di Hamas, dimenticando però il dramma di  11 mila palestinesi, fra cui anche  donne e bambini, che da anni si trovano in “detenzione amministrativa”  (ossia senza specifiche motivazioni) nelle carceri israeliane. Chiederò  alla Presidente e alla Giunta del nostro Municipio, con una mozione che presenterò in una delle prossime sedute Consiglio, di ricordare  anche il dramma delle migliaia di palestinesi sequestrati nelle carceri israeliane con una iniziativa simbolica da organizzare nel nostro Municipio, insieme alla comunità palestinese, in segno di parziale “risarcimento” per l’odioso “doppiopesismo” messo in campo dal Sindaco Alemanno”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, presidente del Consiglio del XVII Municipio ed esponente  del Prc-Federazione della Sinistra.

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Maturità: bene tema foibe

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2010

“Positiva la presenza tra le tracce degli scritti di maturità del tema delle Foibe. Finalmente viene “riconosciuta”  a partire dalla scuola una pagina della nostra storia che per lungo tempo è stata dimenticata. E’, infatti, un importante passo affinché le giovani generazioni abbiano una conoscenza completa della storia del ‘900. In tale direzione si inserisce il percorso di studio sulla “civiltà istriano – dalmata” che l’amministrazione capitolina ha introdotto, per la prima volta, ampliando il progetto didattico educativo “Viaggi nella Memoria. Per non dimenticare la tragedia del ‘900”, e che ha visto in due anni il coinvolgimento di oltre 3 mila studenti delle scuole superiori romane, che hanno potuto approfondire il dramma delle foibe sia in classe che visitando i luoghi dove si è consumata questa tragedia”.  E’ quando dichiara l’assessore alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù del Comune di Roma, Laura Marsilio.

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Il dramma esistenziale del malato

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2010

Roma, 22 marzo 2010 presso la Sala Quaroni del Palazzo Uffici Eur (Via Ciro il Grande, 16, dalle 17 alle 19,30) si tiene un convegno che abbraccia etica e medicina “Gli orizzonti esistenziali del malato”. La conferenza vuole proporsi come momento di riflessione sulla condizione di quelle migliaia di uomini, donne e bambini che vivono malattie gravi, incurabili, in  cui si combatte un dolore che può essere definito “totale”, in quanto alla sofferenza fisica si affianca anche quella psicologica e perfino spirituale. Un argomento delicato ed estremamente attuale (basti pensare alla recente approvazione alla Camera della Legge sulle cure palliative), dove la scienza, la medicina e la cultura della terapia si intrecciano alle questioni etiche e filosofiche. Al convegno intervengono il Preside dell’Istituto di Bioetica della Pontificia Università Regina Apostolorum di Roma Padre Gonzalo Miranda, l’On. Rocco Buttiglione, il Direttore della UOC di Pediatria, Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale S. Giovanni Calibita Prof. Rocco Agostino, il Presidente dell’Associazione Onlus La Betulla Giorgio Valentini, l’On. Renzo  Lusetti e il Candidato Udc alla Regione Lazio Dott. Attilio Lioi.

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E’ uscito il numero di marzo di Stilos

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2010

Il magazine culturale dedicato alla letteratura e alle arti, è in edicola con due omaggi: un testo inedito di Marcello Fois e una monografia su Leonardo Sciascia. Stilos propone un testo teatrale di Fois per atto unico dal titolo Stanze. La pièce rappresenta il dramma di due sorelle che si ritrovano in una casa e fanno i conti con il loro passato. In un’intervista, inclusa nel libro, l’autore sardo ne spiega lo spirito surreale e intimistico. Il supplemento di 32 pagine su Sciascia, il primo dei Quaderni di Stilos, raccoglie testi rari e dispersi nonché cinque lettere inedite a Gaspare Giudice (il biografo di Pirandello) più scritti dei maggiori studiosi di Sciascia, fra cui Claude Ambroise e Massimo Onofri.  La cover story del nuovo numero di Stilos è poi dedicata a tre esordienti under 30: Silvia Avallone con Acciaio (Rizzoli), Valentina Brunettin con I cani vanno avanti (Alet) e Paolo Piccirillo con Zoo col semaforo (Nutrimenti), che, da Nord a Sud, mettono sotto accusa il sistema sociale e la qualità della vita delle città in cui vivono. Completa il servizio sulla nuova scena un’intervista ad Alessandro D’Avenia, autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori). In anteprima anche un brano del prossimo romanzo di Dario Voltolini dal titolo Foravia, in uscita da Feltrinelli a maggio.  Stilos è in edicola dal 10 marzo al prezzo di 4 euro. È distribuito nelle principali edicole dei capoluoghi di provincia ed è facilmente acquistabile sul sito http://www.stilos.it dove è anche possibile sottoscrivere un abbonamento.
Il magazine Stilos nasce nel 1999 ed è stato attivo fino al 2007. Nel settembre del 2009 è stato rilevato da una società di capitali con sede a Catania. Il direttore responsabile è Gianni Bonina, fondatore della rivista. Con Stilos collaborano note firme del mondo della cultura. Ha una periodicità mensile, formato da rivista e una foliazione di oltre 120 pagine. A ogni numero è allegato in omaggio un testo inedito di un autore affermato o un supplemento monografico.

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La Shoah non è sola

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2010

Gianfredo Ruggiero ci ricorda su Excalibur History che se è giusto ricordare la Shoah, è doveroso non dimenticare gli altri genocidi del passato e, aggiungiamo noi, del presente. “La storia – scrive Ruggiero – del genere umano è costellata di massacri, persecuzioni e pulizie etniche che per efferatezza, numero di vittime e motivazioni ignobili non sono seconde al dramma ebraico.  La stessa guerra mondiale con i suoi 55 milioni di morti, in maggioranza civili, è considerata un corollario al dramma ebraico”. Proprio per questo motivo Ruggiero aggiunge alla conta dei drammi umani del 27 gennaio “ Il genocidio del popolo armeno, un milione e mezzo di uomini, donne, vecchi e bambini scientemente eliminati dal governo turco nel 1915;  i dieci milioni di pellerossa massacrati dagli americani nel corso del XIX secolo a cui si aggiungono le vittime indigene della colonizzazione europea e cristiana delle Americhe per un totale di circa 100 milioni di morti; • i quattordici milioni di africani prelevati dalla loro terre e resi schiavi dagli americani per essere utilizzati come animali da lavoro. A questi si aggiungono le vittime dell’Apartheid in Sud Africa; •  i sette milioni di morti in Ucraina dal 1935 al 1937 a seguito delle carestie provocate intenzionalmente dal regime stalinista in quello che era considerato il granaio d’Europa; •  i quattro milioni di civili vittime dei bombardamenti terroristici alleati in Italia e Germania; • i tre milioni di civili massacrati per vendetta dall’Armata Rossa in Prussia, Slesia e Pomerania sul finire del secondo conflitto mondiale; •  le vittime dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, inferti dagli Americani al solo scopo di testare i nuovi ordigni, quando il Giappone aveva già avviato le trattative per la resa;•  i tre milioni di vittime civili dell’Armata Rossa nell’occupazione sovietica dell’Afghanistan a cui si aggiungono i morti civili dell’attuale occupazione americana;• i due milioni di cambogiani (su sei di abitanti) morti nel loro Paese trasformato dai Khmer Rossi in un immenso campo di concentramento e di sterminio;• le vittime decedute per fame e torture nei gulag comunisti di tutto il mondo (compresa la Cina con la quale l’Italia e l’Occidente intrattengono ottimi rapporti d’affari), stima oscillante fra i 200 e i 300 milioni di persone;•  i desaparecidos, vittime della repressione anticomunista dei regimi filoamericani in Argentina e Cile e le migliaia di scomparsi per mano dei regimi golpisti in Grecia e Turchia negli anni ‘70; • i massacri in Ruanda, Etiopia, Congo e nel resto dell’Africa centrale per motivi tribali. In questi Paesi, una volta autosufficienti, manca il cibo, ma non le armi fornite a piene mani dagli occidentali che condizionano e sostengono i peggiori regimi dittatoriali per il controllo dei ricchi giacimenti minerari; •   le vittime innocenti, i massacri, le torture, le donne al rogo…perpretati dai cristiani durante il medio Evo nel periodo della cosidetta “Santa Inquisizione” e nel corso delle Crociate;•   le teste mozzate della Rivoluzione Francese  e le stragi in Vandea in nome della “libertà” e dei “diritti umani”; •   le vendette partigiane in Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale; E l’elenco continua… Se anche queste sono vittime innocenti della barbarie umana perchè non dedicare anche a loro una giornata della memoria?  Sappiamo che sarebbe impraticabile istituire un giorno per ogni evento (probabilmente non basterebbero i giorni del calendario), potremmo allora abolire tutte quelle ricorrenze – 27 Gennaio, 10 febbraio e 25 aprile – e sostituirle con un’unica grande e solenne ricorrenza dedicata a tutti gli olocausti del mondo e della storia”. Ma vi è anche chi resta con il dolore di questi morti e altri con il segno delle ferite e delle torture. Che il 27 gennaio significhi anche per tutti il giorno della vergogna per ciò che abbiamo saputo e voluto fare contro i nostri simili. Nessun perdono può assolverli.

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Con tricolore ultimo saluto di Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2009

“Ringrazio tutti i romani che hanno aderito all’invito e hanno esposto la bandiera italiana alle finestre della propria abitazione, in onore dei nostri soldati caduti in Afghanistan. Nell’ultimo saluto di Roma, il tricolore ha testimoniato l’affetto e l’ammirazione per il lavoro dei nostri militari, la vicinanza al dramma delle famiglie e infine l’orgoglio di partecipare, come italiani, alla ricostruzione democratica di una delle zone più tormentate e difficili del mondo. Un tributo che conferma ancora una volta il grande cuore di Roma, capitale della solidarietà”.  Lo dichiara in una nota il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

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Cultura tra passato e presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Editoriale fidest. Esiste un problema di ordine culturale e psicologico non meno grave dei problemi posti dallo sviluppo della scienza contemporanea e della critica storica. Il dramma del nostro presente sta tutto qui con giovani che non riescono più a volgere lo sguardo al passato ma che si crogiolano con il loro presente e persino negando un ruolo chiave al loro futuro. Vivere e godere i frutti del presente sembra essere una parola d’ordine che ha un suo innegabile fascino. Con ciò si vogliono spezzare i legami con un passato e disconoscerne il suo primato nella continuità, prima ancora che nella tradizione, per affermare quei valori deformanti del capitalismo e del consumismo che rendono, in pratica, più aspri e conflittuali i rapporti non solo generazionali ma di vita in comune. Ci riferiamo, nello specifico, a quei giovani dell’abbandono scolastico, che si stordiscono con le droghe leggere o pesanti che siano, che si abbandonano a gesti teppistici, a violenze di genere. Cosa essi possono sapere della cultura moderna, delle libertà civili, degli ordinamenti democratici? E’ un ritorno all’analfabetismo di nuova formulazione che non si identifica con il non saper scrivere e leggere ma nel non conoscere o riconoscere i sentimenti che sono generati da un vivere comune fondato su determinati valori che trovano la loro continuità dal passato proprio perché non sanno di vecchio ma semmai di eterno. Sono deformazioni che i giovani se le portano nel loro Dna non sapendo più distinguere un evento sportivo sano ad uno deformato dalla violenza e dal teppismo, dall’istruzione come base per una ricerca sistematica del sapere a vantaggio di una devianza aberrante degli stessi insegnamenti. E’ una strada che si trasforma in un vicolo cieco al di là del quale non vi sono sbocchi possibili. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Europa dei popoli, Europa dei governi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2009

Editoriale fidest Con il passare del tempo cresce il divario tra il “pensiero” guida dei popoli e quello dei “governi” che intendono rappresentarli. La spiegazione sta nel fatto che i governanti hanno la presunzione che la sovranità popolare vada in qualche modo “pilotata” poiché essi sono nelle condizioni di guardare più lontano dell’uomo della strada. E’, purtroppo per costoro, una vista difettosa poiché non si sono resi del tutto conto che la globalizzazione non è solo economica ma lo è anche nel modo come le notizie circolano, le verità sono poste sotto osservazione da più punti di vista, le coscienze subiscono le sollecitazioni del mondo esterno. Vi è, anche da parte di questi governanti la fortunata circostanza che manca una leadership mondiale universalmente riconosciuta che sappia interpretare i sentimenti e le attese di una popolazione mondiale che vive il suo dramma esistenziale sempre più divisa tra ricchi e poveri, tra giustizia e illegalità, da privilegi e abusi, tra razzisti e martiri. E’ un olocausto di popoli che quotidianamente si vedono umiliati, offesi, traditi, resi vittime di una logica anch’essa globalizzata che intende emarginarli, sfruttarli. Così ci ritroviamo nel corso dei millenni, dai cavernicoli nostri antenati alla contemporaneità tecnologica con le stesse speranze e attese per un messia che nell’universalità del suo messaggio ci facesse ritrovare tutti insieme il sentiero della bontà, della fratellanza e dell’altruismo. Ciò che ci sconcerta di più è come sia possibile che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale debba essere posta in condizioni di sudditanza nei confronti di una minoranza di sfruttatori, di opportunisti, di lestofanti. Non hanno i numeri ma hanno la capacità di corrompere, di suscitare grandi, ma sempre illusorie, speranze, di comprarsi per 30 miseri denari la vita del proprio simile. Oggi l’unica possibilità che resta è quella di un “risveglio” corale delle coscienze attraverso un “messaggio” che sappia scuoterci, sappia ridarci la consapevolezza del nostro essere e restituirci la capacità del nostro avvenire e soprattutto di scrollarci di dosso gli opportunisti e i parassiti di turno ovunque alberghino ivi compresi i loro rifuggi doranti del “Palazzo”. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Di Lisio: onorare la morte senza strumentalizzazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2009

Roma – L’associazione “Forche Caudine”, circolo dei molisani a Roma, esprime profondo dolore per la tragica scomparsa in Afganistan del proprio corregionale, il giovane caporalmaggiore Alessandro Di Lisio di Campobasso, partecipando le più sentite condoglianze alla famiglia. Esecrando sia le rituali frasi retoriche o gli slogan di circostanza sia i bassi tentativi di strumentalizzare politicamente un dramma umano (persino andando a pescare le opinioni personali condivise dal giovane con i propri amici su facebook), invita viceversa i propri iscritti a rivolgere – ognuno con la propria sensibilità e nelle proprie convinzioni morali, politiche e religiose – un pensiero, una lettura o una preghiera nel proprio intimo all’ennesima innocente vittima dell’inumano strumento della violenza. Una delegazione dell’associazione sarà presente ai funerali.

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Io Disegno per la Cambogia

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2009

locandinaMariano Comense 5 luglio ore 14,30 – 19,00 Via S. Ambragio 37. Un ponte ideale tra i bambini italiani e quelli di Neak Long, in Cambogia. Dedicato ai bambini cambogiani, realizzato dai bambini italiani. E’ quanto si propone “Io disegno per la Cambogia”.. Protagonisti della giornata saranno proprio i bambini, che con i loro disegni creeranno piccoli capolavori destinati a essere esposti in una mostra accessibile la settimana dopo l’evento.  Neak Loeung, a una sessantina di chilometri dalla capitale Phom Penh, è il capoluogo della provincia sud-orientale di Prey Veng. Come tante altre città, è meta di una continua e disordinata immigrazione dalle aree rurali confinanti. Tra le molte migliaia di persone che abbandonano la campagna alla ricerca di migliori prospettive di vita in città, ci sono molti bambini: le vittime principali di questo dramma sociale ed economico.In una situazione al limite dell’inaccettabile – e forse anche oltre – questi bambini sono costretti  contribuire alla sussistenza delle loro famiglie: per loro la scuola, l’educazione, i giochi, tutto ciò che noi associamo con l’infanzia, sono poco più di un miraggio. In un contesto urbano come quello di Neak Loeung, l’impossibilità di accedere ad un sistema scolastico rappresenta un ulteriore fattore di disagio sociale e di rischio, per loro e per le generazioni a seguire. Una condizione comune in moltissimi paesi del Terzo Mondo, ma particolarmente acuita in un paese come la Cambogia che ancora fatica ad uscire da decenni di guerra civile e dal periodo degli stermini di massa attuati dai Khmer Rossi. Pensando a loro, ai bambini di Neak Loeung, il Cifa – organizzazione non governativa e senza scopo di lucro – agisce da anni con progetti che si propongono di assicurare l’istruzione primaria a 85 bambini di questa cittadina cambogiana. Una goccia nell’oceano della miseria e del disagio della Cambogia, certo, ma che per questi bambini e per le loro famiglie rappresenta la speranza di una vita migliore. (locandina)

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