Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘droga’

Proposta nuova legge contro droga e telefonini nelle carceri

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

“Presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro della giustizia Alfonso Bonafede affinchè intervenga d’urgenza per potenziare i livelli di sicurezza all’interno delle carceri italiane”. Lo annuncia il Questore della Camera Edmondo Cirielli (FdI), che si schiera al fianco del Sappe dopo l’ennesimo rinvenimento di sostanze stupefacenti, telefonini e denaro nelle carceri di Avellino, Secondigliano e Santa Maria Capua Vetere. “Nonostante le restrizioni legate al Covid-19, i detenuti continuano a farsi arrivare agevolmente la merce attraverso l’invio di pacchi alimentari mantenendo, di fatto, i contatti con l’esterno. Il ministro Bonafede – dichiara Cirielli – dovrebbe svegliarsi ed adottare provvedimenti straordinari per dotare il Corpo della Polizia Penitenziaria – che andrebbe rafforzato subito con lo scorrimento delle graduatorie – dei body scanner per impedire l’introduzione di materiale illecito all’interno delle case circondariali. Inoltre, le stesse andrebbero schermate all’uso dei telefonini per contrastare sul nascere possibili comunicazioni tra i detenuti e l’esterno. In questi anni, invece, i governi tecnici e di larghe intese non hanno fatto nulla. Per questo – aggiunge il deputato di FdI – mi farò promotore di una proposta di legge per punire penalmente coloro che vengono trovati in possesso di cellulari e droga nelle celle. Bisogna dare un segnale forte contro la criminalità, soprattutto dopo la sconcertante scarcerazione dei mafiosi: la ricreazione nelle carceri deve finire”.

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Nelle carceri circola la droga?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Non sveliamo un segreto dicendo che nelle carceri circoli droga i cui introiti hanno la loro importanza. Nella sola Campania sono oltre quattrocentomila euro le perdite delle organizzazioni criminali che gestiscono la droga nelle carceri. A sostenerlo è Aldo Di Giacomo segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP.: “a Napoli vi è il sospetto che un’unica organizzazione criminale gestisca l’intero traffico di droga nelle carceri, che è sicuramente il più importante della regione. Si stima che quasi l’80% del fatturato provenga dalle due carceri napoletane. Parliamo di cifre sicuramente importanti che in questo periodo di coronavirus sono venute meno. Se fosse vero che i proventi della vendita di sostanze all’interno del carcere siano riutilizzati per finanziare i conti degli appartenenti alle organizzazioni finiti in galera e alle loro famiglie, si capirebbe facilmente l’aspettativa riposta sull’apertura dei colloqui che senza dubbi costituiscono un momento importante per far entrare sostanze all’interno delle strutture. Non è facile avere una stima precisa dei guadagni per staccio di droga nelle carceri Italiane, ma parliamo sicuramente di diversi milioni di euro annui”. Continua Di Giacomo: “appare evidente che una lotta seria alla criminalità continui anche in carcere, dove negli ultimi anni le organizzazioni hanno preso in pieno potere gestendo i loro traffici interni e riuscendo a gestire anche quelli esterni considerata la facilità con la quale riescano a comunicare con l’esterno. Speriamo che il nuovo pool di magistrati a Capo del D.A.P. riescano a centrare la loro attenzione anche su questi problemi e non solo sulla scarcerazione di pericolosi detenuti che sono sicuramente
parte importante di un sistema che non funzione ma non l’unico. Sarebbe ora di iniziare a spalmare i colloqui su tutta la settimana in modo da poter effettuare un controllo capillare su tutti i famigliari mettendo a disposizione della polizia penitenziaria impegnata nei controlli di strumenti che rilevino il contatto con stupefacenti come avviene negli aeroporti. Limitare l’ingresso di prodotti non facilmente controllabili, ma prima di tutto aumentare le pene al di sopra di 4 anni nel minimo per chi introduce o cerca di introdurre sostanze stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari. La droga non è solo fonte di guadagli e di rovina per chi la usa ma anche segno della forza dell’organizzazione criminale”. Ultimo ma non ultimo l’introduzione di un reato specifico per chi cerca o introduce telefonini in carcere. Solo nell’ultimo anno sono stati ritrovati circa 2600 telefonini, conclude Di Giacomo.

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Traffici di mascherine e container di cocaina nei porti europei

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

Ad alto livello le mafie continuano a muoversi sui porti della fasci tirrenica nazionale, su quelli spagnoli o quelli del nord Europa, come Anversa o Rotterdam. In quei porti i container con tonnellate di cocaina continuano ad arrivare e vengono poi immesse nel mercato” Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24. “La criminalità del trasporto dei grandi quantitativi di stupefacenti in questo momento ha maggiore facilità a muoversi, laddove l’attenzione è tutta rivolta a contrastare i traffici di mascherine e materiale di protezione c’è probabilmente un allentamento sugli altri fronti. Su questo bisogna prestare attenzione se fino al mese scorso venivano sequestrate tonnellate di cocaina e oggi non vengono sequestrate evidentemente c’è qualcosa che non va. – conclude a Radio 24 – La criminalità ha continuato a importare e esportare sostanze stupefacenti e bisogna mantenere il controllo altissimo”.

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La droga illegale nella società del coronavirus. Che fare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

A leggere i giornali ed ascoltare i media, l’informazione sul coronavirus è prevalente. A sentire i discorsi in quei luoghi pubblici in cui si trova qualcuno e questo qualcuno scambia le solite “due parole al bar”, si parla di coronavirus. Giustamente. Siamo tutti preoccupati e in attesa di qualcosa che non si sa bene cosa sia. Nel mondo, poi, succedono anche altre cose molto gravi. Tipo l’ennesima crisi dei migranti dal Medio Oriente verso l’Europa, dopo che la Turchia ha valutato che i soldi che gli ha dato l’Ue non sono più sufficienti e quindi ha deciso (come dicono al governo turco) di aprire le frontiere; le storie e le immagini dell’isola greca di Lesbo sono in merito drammatiche. Ci fermiamo con l’elenco di altre vicende che accadono nel mondo. Non è questo il luogo e, soprattutto, il modo un po’ sbrigativo di trattarle. Ma in tutto questo c’è qualcosa che accadeva, accade e continuerà ad accadere e che, sicuramente, non ha subito (e non subirà) nessuna flessione dal coronavirus del giorno: il traffico di droghe illegali.
Abbiamo già documentato come, in alcuni casi, la situazione di piccolo cabotaggio si è adeguata alla situazione:
– “arrestato per droga finge malore: sono stato a Codogno” .
– processi per droga al tempo del coronavirus (in tribunale con mascherina),
– Comprare droghe illegali al tempo del coronavirus (dallo spacciatore in mascherina).
Per quanto riguarda invece la malavita organizzata e il grande traffico, forse occorre un po’ più tempo per capire le ricadute del coronavirus sul loro business e come di conseguenza si adatteranno.

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Droga ricreativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Ci risiamo, è ripartito il convoglio dei ricchi premi e cotillon per il divertimento assicurato di giovanissimi e meno giovani, ma tutti insieme a sballarsi appassionatamente. Non costituirà più reato coltivare in minima quantità e per uso personale, la cannabis in casa propria. Questa pietra tombale erroneamente definita epocale è delle sezioni unite penali della Cassazione, il massimo organo della Corte. Così è stato deliberato, tra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, la farà franca nuovamente il detto-luogo comune: tranquillo popolo genitoriale-professorale, in fin dei conti sono solo ragazzate. Saranno solo poche piantine, poca roba per strafarsi comodamente in casa propria, il principio attivo passa in secondo piano, come il chi assume, perché sulla carta certamente saranno esclusi i minori dalla grande abbuffata, dopodichè quei giovanissimi saranno ospiti privilegiati di cortigiani furbacchioni e commensali delle grandi occasioni. Insomma nuovamente a pagare il dazio più pesante risulteranno i più giovani, proprio quelli che ipocritamente uno Stato dovrebbe maggiormente tutelare. Con tono roboante è stabilito che la salute pubblica non verrà inficiata, come collettività non pagheremo alcunché, se non gli inciampi, le cadute, le tragedie che ne scaturiranno, perché dietro questa apertura-ariete travestita di bene giuridico, c’è la malattia, la sofferenza, infine anche le assenze che diverranno presenze costanti per chi alla propria coscienza non fa buona manutenzione. Insomma siamo il paese di un passo avanti e due indietro, del decido io, anche se non mi compete, in fin dei conti il legislatore è diventato poco più di un assente ingiustificato, ed anche se la scienza ci dice che è un suicidio autorizzare la roba, noi dobbiamo stare sereni, perché all’arrivo eventuale dei controlli, ogni cosa, ogni seme, ogni foglia, sarà al suo posto, come giusto e legale che sia, e se magari qualcosa di altro sarà fuori posto, sarà fuori quadro, addirittura mancherà all’appello, ah beh allora ce ne faremo una ragione, in fin dei conti è con questo metro di misura che anche la vita umana perde il suo valore. Siamo all’impatto e al ribaltamento di ogni principio fino a ieri sancito ed erogato senza se e senza ma, come a voler significare che intuizione e creatività in ambito “ricreativo”adesso potranno esprimersi ai più alti livelli, sempre che l’artificio sia partorito in quantità abbordabili, in spazi del nucleo familiare preferito o meglio apprezzato per il proprio divertimento. Ah dimenticavo, questa revolution giuridico sociale sarebbe l’antidoto per evitare eventuali inserimenti nel mercato illegale degli stupefacenti, una difesa ben pensata per proteggere chi ne fa uso personale e non venderà né favorirà alcuno con la propria mercanzia. Mi chiedo se il rispetto sia ancora la prima forma d’amore tra gli esseri umani, è importante dare risposta a questo quesito, perché in base all’interlocuzione, obbligatoriamente dovrà trasformarsi in una relazione educativa. L’impressione è che questa nuova impostazione giuridico culturale sulle sostanze altro non sia che una ferita che mina profondamente il formarsi di una struttura psicologica tendenzialmente sana. Quando un adolescente si sentirà legittimato a farne uso (anche rimanendo escluso per la minore età ma introdotto nelle quiete stanze dal gruppo dei pari e soprattutto dalle orde di adulti infantilizzati) difficilmente potrà orientarsi verso la scelta consapevole che sta a libertà, e quindi nel rispetto per se stessi, per l’ambiente, per le cose, per gli altri. Non si può insegnare il valore del rispetto ferendo la dignità altrui, perché avere dignità sottende la consapevolezza di ognuno e di ciascuno di valere qualcosa e soprattutto di non giungere mai a usare gli altri. Non si tratta di esprimere un’obiezione ideologica sulla droga, ma una opposizione basata sulla non accettazione che esistano droghe buone e droghe cattive, bensì esiste la droga e fa male. Su questo solco invalicabile, la scelta di non andare a ingrossare le fila di una indifferenza sociale. Perché l’approccio alla salute pubblica ha un impatto positivo recuperando buona parte dei giovani e non certamente affascinando con la roba non più agli angoli della strada ma addirittura dentro casa. (by Vincenzo Andraous)

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Guerra alla droga. Verso un peggioramento stracciando la storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Gli Usa sono un grande Paese, democratico e pluralista. Nella fattispecie, questo riconoscimento lo prendiamo in considerazione per le politiche sulle droghe. Gli Stati Uniti sono il maggiore laboratorio per la legalizzazione della cannabis medica e ricreativa, con molti Stati che hanno già provveduto in materia e dove il dibattito/confronto a livello federale è avanzato e, soprattutto (rispetto alle abitudini italiane di schieramenti politici), con pro e contro in tutti gli schieramenti. Nel contempo gli Usa sono, ad avviso di chi scrive, il principale responsabile della “war on drugs” (guerra alla droga) che, lanciata a suo tempo dal presidente Richard Nixon, ha collezionato vittime umane ed istituzionali in abbondanza. Soprattutto in America Latina e, in particolare, in Messico, principale fornitore (per produzione e/o transito) delle sostanze illegali che riforniscono il mercato clandestino Usa. La “war on drugs” in Messico, avviata a suo tempo con la collaborazione del presidente Felipe Calderon, non si è fermata con la fine del suo mandato, ma volenti o nolenti, ha coinvolto e continua a coinvolgere chiunque gli sia succeduto, incluso l’attuale Andres Manuel Lopez Obrador. Il Messico, di conseguenza, è oggi uno dei Paesi dove la presenza e il condizionamento dei cartelli dei narcos nella società, nella politica e nell’economia, sono tra i più eclatanti del Pianeta.
Oggi c’è una novità in materia. Il decisamente autorevole quotidiano economico The Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale in cui, dando seguito alla disponibilità del presidente Trump, argomenta e motiva la opportunità di una operazione militare statunitense in territorio messicano.A nostro avviso, in questo clima di “botte al narcos” come rimedio per bloccare la situazione messicana, e non solo, c’è una grande assente: la Storia. Sembra che la “war on drugs” non sia esistita, con tutto il suo strascico di cadaveri umani non solo tra le parti in lotta (varie polizie ed eserciti versus narcos), di vittime istituzionali, di condizionamenti economici… il tutto non solo in Messico, in America Latina e nel loro grande mercato Usa, ma con importanti e sempre più influenti aperture dei loro mercati di morte in Europa, in Africa, in Oriente (Cina inclusa) e in Oceania, in tutto il Pianeta.
In questo contesto, il presidente Usa da una parte, il maggiore quotidiano economico Usa dall’altro, perorano nuovi e più cruenti interventi militari per risolvere la situazione. E’ la solita politica, sbagliata per noi, di credere che il fatto contingente da presumibilmente risolvere possa essere foriero del nuovo, cioè far dissolvere i cartelli narcos, ché oggi sono loro il principale problema, in tutto il mondo. E’ probabile che il dispiegamento di forze militari e di polizia, congiunti Usa e Messico (e, perché no, non si può escludere che qualcun altro chieda di accodarsi) negli Stati messicani dove i narcos imperversano (quasi tutti…. quindi si tratta dell’intero Messico), renda più “tranquilla la situazione”, ma per quanto? Ammesso che la presenza militare calmi le esternazioni (non certo i traffici, chè per quanto legati al territorio si fanno beffa di chiunque), si prevede una occupazione permanente? Impossibile (che poi, quando gli Usa si ritirano… vedi Siria…). Noi crediamo che mai come in questo momento, pur in presenza di manifestazioni più estreme del dramma in atto nello specifico territorio e in tutto il Pianeta, sia necessario rimettere in discussione a 360 gradi le politiche seguite fino ad oggi. Tutte politiche perdenti e senza futuro. Noi peroriamo l’ipotesi legalizzatoria, ce ne sono altre? L’importante è non ripetere gli errori del passato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Hub ferroviario di Milano-Rogoredo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

“L’attenzione del M5S al miglioramento dei trasporti è un’ottima notizia per il Paese, per i cittadini e per il Sud Milano. Da questo punto di vista la presenza dell’Hub e la sua frequentazione, insieme all’installazione di 100 nuove telecamere per il controllo da remoto grazie all’impulso del Ministero delle infrastrutture e trasporti dopo anni di inerzia, aiuterà a favorire pratiche di prevenzione e contrasto all’illegalità con l’obiettivo di mettere la parola fine alla cronaca giudiziaria che coinvolge Rogoredo per il boschetto della droga.E questo è un segnale importanti per iniziare a garantire la sicurezza nella zona.Il Ministero dei Trasporti ha fatto la sua parte; ora è necessario un maggior impegno degli enti locali. Ci attendiamo molto di più dal Ministero dell’Interno con il potenziamento dell’organico della polizia ferroviaria ora presente in stazione”, così Nicola Di Marco, consigliere regionale del M5S Lombardia, stamattina presente alla presentazione del nuovo Hub ferroviario di Milano Rogoredo.

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Villa Maraini-CRI ha partecipato al summit mondiale sulla droga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Vienna. Massimo Barra fondatore di Villa Maraini, Agenzia Nazionale della Croce Rossa Italiana sulle tossicodipendenze, è intervenuto nel summit Ministeriale della 62 Commissione Stupefacenti (UNGASS-ONU), in qualità di Presidente della Red Cross and Red Crescent Partnership on Substance Abuse (siglata tra Croce Rossa Italiana, Federazione di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e Villa Maraini), auspicando un tanto atteso cambio di passo, facendosi portavoce anche di tutte quelle realtà che nel mondo operano per diffondere una politica umanitaria verso i tossicodipendenti, come la Fondazione Villa Maraini-CRI, che da oltre 40 anni si occupa di salvare da Overdose e curare tossicodipendenti principalmente a Roma incontrando e trattando ogni giorno oltre 600 persone con problemi di dipendenza.
I dati riportati nel “World Drug Report 2018” dell’UNODC (Agenzia delle Nazioni Unite sulle Droghe) parlano di 275 milioni di consumatori di droga, ovvero il 5,6% della popolazione mondiale, che hanno utilizzato almeno una volta sostanze nell’ultimo anno e che vanno da un range di età tra i 15 e 64 anni. Dagli Stati Uniti invece arrivano i dati più drammatici: 200.000 morti per overdose negli ultimi 3 anni, che attestano il definitivo fallimento delle “guerra alla droga” lanciata dal Presidente Nixon. Da molti interventi dei rappresentati dei paesi presenti, tra i quali quello di Evo Morales Presidente della Bolivia, si è avvertita la necessità di cambiare la rotta e far riconoscere a livello mondiale l’importanza della politica della “riduzione del danno”, con investimenti a favore della cura del tossicodipendente, per bilanciare la precedente eccessiva spesa pubblica in dannose misure repressive che hanno colpito solo il consumo e non lo spaccio. Non sono mancate le posizioni come quella del Ministro degli Esteri russo Lavrov contrario ad ogni tipo di apertura nei confronti dei tossicodipendenti

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Lotta alla droga e dipendenze patologiche

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

Abbiamo ascoltato dal Ministro Salvini, in Conferenza Stampa alla Camera dei deputati, che la Lega intende presentare una proposta di legge in riforma della 309/90 sulla droga, inasprendo le pene contro i trafficanti ed eliminando il concetto di modica quantità. Anche noi, da tempo, ribadiamo che occorre modificare una legge ormai vetusta che non risponde più alle mutate esigenze del mondo delle dipendenze patologiche, afferma Luciano Squillaci, Presidente FICT, ma occorre impegnarsi per ridisegnare soprattutto la parte che riguarda gli aspetti educativi, la cura, la riabilitazione, il recupero e la prevenzione.
Noi educatori sappiamo che intervenire in modo sanzionatorio sull’offerta non riduce necessariamente la domanda, anzi amplifica il mercato illegale aumentando i costi della giustizia senza risolvere il problema. Bisogna intervenire seriamente, spiega il Presidente FICT, anche sulla domanda tramite politiche educative che coinvolgano la rete sociale, sociosanitaria volte a prevenire il disagio e la conseguente ricerca di soluzioni apparenti e distruttive.Ogni singolo individuo, spiega Squillaci, deve essere parte di una società “educante”, ovvero il sistema sociale deve arrivare ad accerchiare la devianza per dirottarla in una dimensione educativa e valoriale, questo può essere fatto solo investendo su progetti permanenti preventivi.La necessità di contrastare con forza i mercanti di morte, concetto ribadito con forza dal Ministro e rispetto al quale ovviamente non possiamo non essere d’accordo, ci porta però a riflettere sul ruolo della informazione e dell’educazione in questo momento in cui assistiamo ad un continuo mutamento delle sostanze di abuso legali e illegali e ad un coinvolgimento al consumo di droghe, sempre più massiccio e dilagante, dei giovanissimi. “La prima forma di contrasto” – conclude Squillaci – “è l’educazione e su questo ci aspettiamo dal Governo e dal Parlamento risposte serie e strutturate!”

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Mix di codeina: una droga da sballo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Mix di codeina, un droga da sballo. Ordine: se c’è abusivismo professionale sarà punito A far scattare l’allarme non tanto l’ennesimo caso di cronaca, quanto da una parte l’Sos dei genitori di adolescenti che denunciano l’abuso di un cocktail con effetto stupefacente prodotto miscelando la codeina, come sciroppo o gocce sedativi per la tosse, con della semplice gazzosa; dall’altra lo stigma e la condanna da parte della categoria, di chi vende questo farmaco senza la ricetta medica obbligatoria per la dispensazione. Anche se, come spiega a Farmacista33 Vincenzo Santagada, presidente dell’ordine di Napoli, città da dove arriva l’allarme, il dubbio del canale di approvvigionamento resta: «Non sappiamo se i ragazzi comprano il farmaco su internet o in farmacie all’estero, ma di certo se a dispensarle in modo illecito fossero farmacisti spregiudicati – avverte – l’Ordine non esiterà ad avviare severe misure disciplinari. Per acquistare prodotti a base di codeina è assolutamente obbligatorio esibire la ricetta del medico curante – aggiunge Santagada – è chiaro che se il fenomeno è così diffuso potrebbe esserci chi non rispetta le regole».
A segnalare la questione sono le pagine di cronaca de Il Mattino di Napoli che denunciano un boom della nuova droga nelle discoteche della zona, testimoniato non solo dai genitori di ragazzi che ne hanno fatto uso, ma anche dai tanti flaconi di sciroppo rinvenuti durante le pulizie stradali nei dintorni dei locali della città. «Punirò quei farmacisti spregiudicati – ha detto il presidente dell’Ordine in un’intervista – non si scherza con la salute della gente e soprattutto con quella dei ragazzini. Ad oggi non ho ancora ricevuto segnalazioni a riguardo ma invito tutti a farlo nel caso in cui si venisse a conoscenza di questo genere di azioni. Credo molto in questa professione e intendo far rispettare il lavoro della maggioranza dei farmacisti che lo fa seriamente e nel rispetto della deontologia».
A condannare i presunti abusi professionali anche i vertici dell’Asfi (Associazione Scientifica Farmacisti Italiani) che in una nota stampa sottolineano: “Chi vende medicinali che possono causare danno alla salute, senza rispettare le regole di corretta dispensazione, è il peggior nemico della nostra Professione”. E “condanna fermamente tale pratica dissennata che tradisce il rapporto fiduciario alla base dell’affidamento del Servizio Farmaceutico alla rete delle Farmacie private”. Per l’Asfi, dispensare “con leggerezza e senza esercitare alcun controllo, medicinali che possono essere utilizzati in modo dannoso per la salute, vanifica gli sforzi dei tanti colleghi che si stanno battendo per difendere e valorizzare la funzione professionale del Farmacista. Inoltre, in caso di lesioni accertate, espone a conseguenze civili e penali anche molto gravi”. Sui rischi per la salute del mix, chiamato nello slang “purple drank”, è intervenuto Giovanni Serpelloni professore all’Università della Florida, Drug Policy Institute: «È come assumere morfina. Quando parliamo di codeina parliamo di un oppiaceo che abbassa la pressione e blocca il riflesso spontaneo della tosse. Gli effetti sono legati naturalmente ai quantitativi di sostanza che vengono assunti, al sesso e al peso corporeo. Ma il gusto dolciastro della bevanda creata con lo sciroppo, esaltato da bibite gassate, incoraggia larghi consumi. Che associati all’alcol moltiplicano per tre gli effetti depressivi dello sballo». (Fonte: farmacista33)

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“Il valore dell’alleanza tra famiglie ed istituzioni nella lotta alla droga e all’alcol negli incidenti stradali”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Roma Martedì, 30 ottobre 2018, ore 9.45 Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro Sala del Parlamentino Viale David Lubin, 2 incontro promosso dal MOIGE per la presentazione del progetto “Mano al volante, occhio alla vita”, sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga. Un progetto che avrà la finalità di far conoscere ai ragazzi delle scuole italiane i pericoli connessi all’uso di droghe ed alcool, sopratutto in relazione alla guida.Si discuterà anche della grande diffusione che stanno avendo in questi mesi gli Shop di cannabis “legale” o “light” e delle gravissime conseguenze che esse possono avere nella banalizzazione o normalizzazione del consumo di droghe tra i minori. Il Moige a tale proposito ha avviato una raccolta di firme che è già arrivata a diverse migliaia di adesioni.Sarà, inoltre, presentata la ricerca svolta per il MOIGE dall’Istituto Piepoli sulla percezione del rischio da parte della popolazione generale e dei genitori dell’uso di droghe e alcol da parte dei minori.

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Storie ferragostane: La droga ci aiuta a vivere?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Ci riferiamo non solo a tutte le famiglie dei psicofarmaci ma anche alle droghe pesanti dalla morfina all’eroina. Essi, per giunta, a differenza della produzione “naturale”, hanno una ricaduta sull’organismo umano molto distruttiva e procurano, altresì, dipendenza.
E’, se vogliamo vederla in questo modo, il classico esempio del come l’organismo, da una parte, tende a difendersi con le proprie armi e, dall’altra, poco gradisce le interferenze esterne, anche se apparentemente appaiano più efficaci e tempestive come è avvenuto nel caso del cortisone, usato come antidolorifico ed antiallergico.
Da qui partono i grandi entusiasmi e le tragiche depressioni a loro volta obliate dal potere delle droghe. La sofferenza umana non è solo il frutto dell’inclemenza del tempo, dalla violenza degli elementi che esso scatena, dai cataclismi naturali, dall’insidia degli altri esseri viventi non umani, ma è prodotta pure dai propri simili.
Così è sgranata, pallina dopo pallina, la collana del rosario con qualche opportuno interludio tra il momento del pater noster e quello del De profundis.
Dentro e intorno a questo rosario i giorni si susseguono inesorabili, lo sguardo diventa stanco e i capelli s’incanutiscono. La pelle raggrinzisce e noi ci guardiamo sorpresi, davanti allo specchio della vita, mentre essa, inesorabile, si dissolve sotto i nostri sguardi stupiti e impauriti. Perché, mi chiedo a questo punto, è stato imposto a me e ai miei simili il ruolo della nullità? Ho vissuto nel più oscuro anonimato se faccio eccezione dell’agente delle tasse, l’unico che ti riconosce e perseguita dalla nascita a oltre la morte, poiché se la prende persino con gli eredi. Ho sempre fatto a pugni con i soldi: più ne avevo bisogno e più mi mancavano. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” terza parte)

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Droga: Lotta alle dipendenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“Al Ministro Fontana, presente oggi in Commissione Affari Sociali per esporre le linee programmatiche del suo dicastero, abbiamo chiesto di intervenire con risolutezza nel contrasto alle droghe e alle dipendenze patologiche da sostanze, legali e illegali, oltre a quelle comportamentali come dal gioco d’azzardo, da internet e dai social. Come Fratelli d’Italia abbiamo posto in luce la necessità di destinare adeguate risorse economiche per le azioni di contrasto alle dipendenze, finanziando il Fondo Nazionale di Lotta alla Droga e l’abbiamo esortato a realizzare quanto prima la Conferenza Nazionale sulle Politiche Antidroga, attesa da ben nove anni, affinché si possa inquadrare l’evoluzione del fenomeno nazionale con tutti gli operatori del settore pubblico e del mondo associativo che, quotidianamente, si occupano dei sofferenti e delle loro famiglie. Gli abbiamo anche richiesto di impegnarsi concretamente per l’approvazione della proposta di legge presentata da FdI sul divieto di vendita a uso ricreativo della cannabis anche a basso contenuto di Thc e sull’immediata chiusura dei Green Shop.Saremo sempre pronti al dialogo nell’interesse della salute degli italiani, così come saremo implacabili avversari nel caso in cui i partiti di Governo volessero far retrocedere la tutela del benessere psicofisico dei cittadini, e di una vita libera dalle droghe”. Così in una nota congiunta Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati, e Maria Teresa Bellucci, capogruppo di Fratelli d’Italia in XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

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“Liberi di curarsi: emergenza droga, sistema dei servizi, vuoto legislativo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma martedì 26 giugno alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, Fratelli d’Italia organizza in occasione della XXXII Giornata Mondiale dedicata alla Lotta alla Droga, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite la Conferenza Stampa “Liberi di curarsi: emergenza droga, sistema dei servizi, vuoto legislativo”.
Interverranno la deputata Maria Teresa Bellucci, prima firmataria della Risoluzione sull’argomento che verrà presentata durante la conferenza, il Capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Fabio Rampelli , Luciano Squillaci (Presidente Federazione Comunità Terapeutiche – Fict), Pietro Fausto D’Egidio (Presidente Federazione Italiana dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze – FeDerSerD), Biagio Sciortino (Coordinamento Nazionale dei Coordinamenti Regionali degli Enti Accreditati per le Dipendenze – Intercear), Padre Matteo Tagliaferri (Fondatore Comunità in Dialogo O.N.G.), Alessandro Diottasi (Fondatore Comunità Mondo Nuovo Onlus).

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Droga, prostituzione e legalizzazione: La débacle degli Stati e l’assuefazione all’illegalità?

Posted by fidest press agency su martedì, 27 febbraio 2018

Anche la Svizzera, dopo Italia, Regno Unito, Germania, Paesi scandinavi, Belgio, Spagna e Francia (quest’ultima dal prossimo mese di maggio), ha deciso di adeguare il calcolo del proprio Prodotto Interno Lordo (PIL) includendovi attivita’ illegali come l’esercizio della prostituzione e il commercio di stupefacenti. Le Nazioni Unite da una parte, l’Unione Europea dall’altra, sono stati da tempo chiari in merito: questi dati vanno inclusi. In Ue, in particolare, per non creare diseguaglianze nell’immagine della produttivita’ dei singoli Paesi, visto che nei Paesi Bassi alcune droghe sono legali e costituiscono a tutti gli effetti un’attivita’ economica come qualunque altra.
Una valutazione che viene fatta di sovente in materia e’ che di fronte a questo indice di crescita (il PIL) che include queste attivita’ illegali, si potrebbe pensare che più uno Stato é criminale, più il suo PIL a livello internazionale e’ considerato buono. Ma noi vogliamo andare oltre.
Non sappiamo se Paesi produttori di droghe il cui mercato e’ quasi del tutto al di fuori dei loro confini nazionali (come -per citare solo i piu’ “importanti”- Messico, Colombia, Perù, Bolivia, Afghanistan, Marocco, Libano, Thailandia -Triangolo d’Oro-, Albania) abbiano ottemperato alle indicazioni dell’Onu, ma non ci sembra che siano Paesi che se la passino bene per la loro produzione e relativo risvolto sul benessere che il PIL dovrebbe indicare.
Questa storia del PIL che include le attivita’ illegali ci sembra piu’ una questione di Paesi altrimenti (rispetto alle attivita’ illegali) ricchi. Quasi una sorta di considerazione precisa delle proprie economie che non debba eludere nulla per dimostrare -nel bene e nel male- a se stessi e al mondo intero che sono comunque dei bravi produttori. Per capire meglio la portata di quanto scriviamo, si consideri che per alcuni di questi Paesi, nel calcolo del PIL, includono anche il calcolo del contrabbando (una sorta di contraddizione in termini).
Per comprendere il significato di questa inclusione, facciamo un esempio nell’ambito sicurezza e criminalita’. Si sa che in tutto il mondo, i reati che vengono commessi sono molti di piu’ di quelli che vengono poi denunciati. C’e’ forse un qualche indice (a parte quelli delle percezioni) che include quelli non denunciati per meglio far comprendere il livello di sicurezza e criminalita’ dello specifico Paese? Non ci risulta, se non nei discorsi di qualche politico. E se venisse fatto avremmo da avere brividi sulla schiena di notevole intensita’ nel considerare la qualita’ della nostra vita. Ma questi dati non vengono “raccolti” essenzialmente perché sarebbero aleatori, e quindi e’ meglio evitarli.
Perche’ questa aleatorietà dei dati sulla giustizia non viene considerata tale anche per l’economia? Probabilmente perche’ mentre per la Sicurezza viene valutata l’esistenza di una sorta di anima che tocca i nervi supersensibili dell’individuo, non e’ altrettanto per l’economia. E’ sentito dire e pensare (soprattutto da parte di chi vuole che l’economia resti una materia per gli addetti ai lavori, i cui numeri sciorinati devono sempre essere considerati frutto di esperti) che l’economia non ha un’anima, e’ piatta. Ed ecco quindi che in economia ci si azzarda e non in Sicurezza. A parte gli addetti ai lavori, chi vuoi che vada a ridire qualcosa sul PIL? E poi, a chi fa parte della categoria di chi non si appassiona ai componenti del PIL, cosa cambierebbe nella propria vita se ne fosse consapevole? Nulla. Altro, invece, accadrebbe nella propria vita quotidiana, familiare ed individuale, a fronte di una consapevolezza dell’alto livello di mancanza di Sicurezza; soprattutto in considerazione del fatto che buona parte delle politiche in atto e proposte non sembrano efficaci, e non solo perche’ magari devono rispettare i presupposti base dello Stato di diritto (non e’ che dove mancano o sono debolissimi questi ultimi presupposti la situazione sia migliore, anzi). Fatto questo quadro analitico, una conclusione a breve viene in evidenza: la débacle dello Stato. Non potendo/volendo lo Stato levare dall’illegalita’ certe economie di diffuso e largo uso e consumo (prostituzione e, soprattutto, stupefacenti), invece di porsi e risolvere il problema di come uscire da questa brutta e dannosa situazione, cosa fa? Cerca di sfruttarla a proprio uso e consumo. E applica le regole della legalita’ li’ dove proprio l’esistenza in se’ di quelle economie e’ tale perche’ non e’ legale. Una contraddizione che non giova a nessuno: al calcolo in se’ e, soprattutto, alla considerazione di queste illegalita’ che entrano come tali nel nostro quotidiano legale, e portano -alla fine e durante- alla compromissione di tutto l’assetto economico legale, teorico e reale: con l’assuefazione, l’abitudine, la convivenza col marcio. Tutto questo per dire che -ONU quanto Ue- farebbero molto meglio ad andare alle radici dei problemi, non solo a prendere atto delle economie illegali e cercare di farle diventare parte del fiore all’occhiello della produttivita’ degli Stati. Se si va tanto a puttane, o se aumenta tanto il consumo di droghe illegali, forse e’ perche’ alcuni/tanti lo vogliono, e le cosiddette riprovazioni morali, se guardate scevri da ideologismi, sono solo forme di manifestazione di potere e controllo di comportamenti individuali liberatori (anche se non per tutti). E quindi, invece di lasciare queste economie a se stesse (leggi: regalarle alla criminalita’ internazionale e alla piccola criminalita’ urbana -come nel caso delle spaccio di droghe-, con tutte le tragiche conseguenze umane, sociali ed economiche che ne derivano), usando le proprie autorevolezze solo per raccogliere dati, perche’ -alla radice del problema per l’appunto- non si danno dritte per la legalizzazione? Certo -di piu’ per la prostituzione e molto meno per gli stupefacenti- la situazione non e’ tutta bianca e nera, soprattutto (prostituzione) nei Paesi del Nord Europa rispetto a quelli del Sud. Per le droghe, poi, sono in corso -a macchia di leopardo- diversi esperimenti con dati positivi che dovrebbero indurre piu’ che una riflessione e spingere all’azione. Ma siamo ancora in alto mare. Talmente alto che -ribadiamo- l’inclusione e basta dei dati dell’economia di prostituzione e stupefacenti nel PIL, corre l’alto rischio di portare ad un’assuefazione, soprattutto da parte istituzionale che, con questa raccolta, potrebbe sentirsi quasi a posto nell’aver fatto il proprio dovere…. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Giovani: non mixate alcol e droghe

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

palazzo chigi“Cari giovani, non mixate alcol e droghe, festeggiate in strutture professionali dove possono soccorrervi in caso di bisogno ed andate a piedi oppure fate guidare chi non ha bevuto o prendete un taxi”». È l’accorato appello che ha lanciato oggi sui social network dj Aniceto, uno dei dj più impegnati nel sociale, e già membro della Consulta Antidroga presso il Dipartimento governativo a Palazzo Chigi. «I ragazzi possono divertirsi e magari anche essere ribelli, senza necessariamente rischiare la propria vita e quella degli altri, che è una e preziosa». «Amo le feste di ferragosto sul mare, organizzate in lidi e strutture professionali e spero che se ne facciano sempre di più, ma dobbiamo stare attenti e non trasformare in tragedia quella che dovrebbe essere la notte più divertente e spensierata dell’anno!. – sottolinea Dj Aniceto, promotore di campagne antidipendenza su facebook e twitter, testimonial dei sani valori in tv con Piero Chiambretti e protagonista di tante notti in discoteca, dal Nord al Sud d’Italia. “Trovo che sia davvero triste cercare la spensieratezza della bella età nello stordimento dell’alcol e della droga e non in quel che di bello il mondo ha ancora da offrire; mi piacerebbe, inoltre, che tutti gli addetti ai lavori e sto parlando anche dei troppi politici del nostro Paese – spiega Dj Aniceto – si passassero una mano sulla coscienza e tra una crisi e una spending review trovassero il tempo per lanciare iniziative e messaggi concreti soprattutto in questi giorni di festa, per ribadire un secco no a sostanze dannose come le droghe e i superalcolici a favore del sano divertimento!».

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Droga di ieri e di oggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

droga cannabis-vicinoStiamo seduti nel bel mezzo di un uragano, invece di metterci al riparo, rimaniamo a guardare gli esiti della catastrofe. Non soltanto la droga sta impattando e mettendo in crisi i fortini dell’accoglienza e della salute ritrovata nelle comunità di servizio e terapeutiche, a causa delle interminabili liste di attesa, delle richieste di aiuto disperate che non permettono ulteriori deroghe. Addirittura sta ritornando la droga di ieri, ben mischiata e amalgamata a quella di oggi, L’eroina è nuovamente tra noi, è vero che non se n’è mai andata, ma adesso sgomita e spinge avanti, come faceva in passato senza troppe cortesie. Un tempo chi la bucava, sniffava, fumava, lo faceva per un moto prettamente protestatarlo, contestatario, una sorta di rivolta autodistruttiva per non rimanere invischiati nelle ingiustizie sociali che stavano preparando terreno fertile per l’estinzione di una intera generazione. Oggi chi si sbomballa con la roba, non lo fa certo per una insubordinazione alla regola sociale o per non esser costretto a condividere uno status quo, piuttosto per una vera e propria resa incondizionata alla fatica di un impegno, di una responsabilità, di una libertà che impone la corposità di una scelta. Dunque l’accettazione del suo opposto e contrario, l’incontro disimpegnante della droga, che accantona ogni desiderio di felicità e autorealizzazione. Una molteplicità di articoli di cronaca ci dicono che il problema delle dipendenze sta deflagrando un’altra volta: droga, alcool, azzardo, bullismo spinto e violenza, stanno devastando limiti e confini di ogni giovanissimo, c’è in superficie una scollatura tra presente e futuro, come non esistesse possibilità di mettere giù un progetto, un percorso un po’ per volta, avanza con gli anfibi della precarietà una arrendevolezza disarmante che piega le gambe dei più giovani. Il mondo adulto osserva preoccupato il propagarsi di fenomeni sociali delinquenziali, si rifugia nella richiesta di punizione che ristabilisca un equilibrio, chiede a gran voce risposte severe. Dimenticando che il rispetto delle regole è chiaramente un diritto e un dovere fondamentale per ognuno e per ciascuno, ma perché questo avvenga occorre ripristinare un’attenzione e una cura di se, attraverso esempi autorevoli nei gesti quotidiani ripetuti. L’indifferenza con cui si legano al palo i più giovani, obbligandoli a una attesa umiliante e provocatoria, tentando illusoriamente di esorcizzare il tempo della noia che invece intacca anche la più coriacea delle convinzioni, non fa altro che ingrossare le fila di quanti accantonati e frustrati, non trovano di meglio che la compagnia silenziosa e complice delle sostanze. C’è penuria di coraggio a educare, a tirare fuori insieme il meglio, anche i silenzi di figli che non intendono parlare con te padre o madre che sia. Educare è la parola magica, educare alla speranza di realizzarsi, conquistando la capacità di raggiungere un obiettivo. Non sono utopie da supermercato, dove spesso, sempre più spesso, gli adulti vanno a pescare risposte vane. Forse occorre maggiore rispetto nei riguardi dei più giovani, prudenza a parlare di legalizzazione, un carico di poderosa attenzione su cosa significa sdoganare la famosa droga ricreativa, è necessaria una doverosa riflessione su cosa potrà significare avere a che fare con un mercato parallelo ben più devastante e ingannevole, soprattutto nei riguardi dei più deboli e inesperti, di coloro che come sempre pagheranno lo scotto maggiore. Nel frattempo continuiamo ad accantonare e rimuovere questi drammi, a risolverli ci pensiamo alla prossima occasione. (Vincenzo Andraous)

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Droga: renderla legale per contrastarla?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

droga cannabis-vicino“Non solo non possiamo condividere le parole del Procuratore Roberti in tema di droghe, ma anzi le consideriamo una denuncia gravissima cui dovrebbero far seguito conseguenziali interventi che consentano, ove mai fosse vero che il contrasto agli stupefacenti non funziona – cosa peraltro non vera – di renderlo ancora più efficace. Ma pensare di legalizzare la droga perché non si riesce a contrastarla è quantomeno bizzarro. Significa, nella pratica, che lo Stato deve arrendersi a un fenomeno illegale che ammette di non riuscire a contenere. Una resa che non ci troverà mai d’accordo. Per noi, di fronte a un comportamento illegale, l’alternativa alla repressione non può esistere. Lo Stato deve decidere di combattere e vincere la guerra al traffico e allo spaccio della droga, perché abbandonare significherebbe consegnare il paese e i cittadini all’oblio della legalizzazione”. Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a commento delle dichiarazioni attribuite dai media al Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, che in tema di droghe cosiddette “leggere” ha affermato: “O facciamo funzionare la repressione oppure tanto vale legalizzare per tagliare fette di mercato”, e ancora: “I traffici sono aumentati soprattutto da quando sono state aperte le porte dell’Albania ai traffici verso l’Italia. Non funziona neanche la cooperazione internazionale. La legalizzazione è una presa d’atto che il sistema di contrasto al traffico di droghe leggere non funziona”.
“Donne e uomini della Polizia di Stato – insiste Pianese – lottano senza sosta e senza riserve contro un mercato della morte che produce danni irreversibili ai cittadini e ingrassa le tasche della criminalità. Lo fanno con sacrifici straordinari e con altrettanto straordinari risultati. Nessun operatore in divisa potrà mai accettare un ragionamento che apre la strada anche solo a un’idea vaga di ammissione di una presunta incapacità di far rispettare la legge. Né la legge si può piegare alle ‘esigenze di mercato’ o alla necessità di decongestionare i tribunali. La legge penale deve servire a garantire e tutelare i diritti dei cittadini non ad altro. E noi appartenenti alle Forze dell’ordine esistiamo per far sì che le leggi dello Stato abbiano una concreta e reale applicazione. Se a qualcuno pare che non si faccia abbastanza o che certi fenomeni illegali siano troppo vasti, allora è il caso di darci maggiori e migliori strumenti per combatterli, non cedere il passo all’illegalità e a chi attenta alla salute dei cittadini”.

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Radicali lanciano appello per liberazione senatrice filippina e contro la guerra alla droga in quel paese

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

luca-coscioniDichiarazione di Riccardo Magi, Segretario di Radicali italiani, Filomena Gallo, Segretario Associazione Luca Coscioni, Niccolò Figa-Talamanca, Segretario di Non c’è Pace senza Giustizia: “Abbiamo scritto a tutti i Parlamentari italiani a Roma e Bruxelles e al Governo per chiedere la liberazione immediata della senatrice filippina Leila De Lima arrestata il 23 febbraio 2017 con l’accusa di narco-traffico. Se trovata colpevole, la De Lima rischia da 12 anni di carcere all’ergastolo. Da quando Rodrigo Duterte è stato proclamato Presidente della Repubblica il 30 giugno dell’anno scorso, nelle Filippine è in corso una massiccia campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della ‘guerra alla droga’.In questi giorni la società civile filippina ha iniziato a reagire e alle proteste pubbliche ha preso parte anche l’ex presidente Benigno Aquino. La sollevazione popolare contro le violenze e prepotenze di Duterte gli ha fatto richiamare in servizio 160mila agenti della Polizia Nazionale che lo scorso 30 gennaio erano stati sospesi temporaneamente perché implicati in un enorme giro di corruzione. Anche la Conferenza episcopale filippina – organismo rilevante nelle Filippine, Paese in cui oltre l’80% è di confessione cattolica – si è unita nelle critiche senza però far recedere il Presidente dalle sue azioni e decisioni. Occorre un coinvolgimento della Comunità internazionale, anche perché dall’inizio dell’anno il Parlamento filippino lavora per re-introdurre la pena di morte nel proprio codice penale anche per reati come il narco-traffico. Tra i primi firmatari c’è Emma Bonino.
Dal 13 al 17 marzo prossimi le Nazioni unite terranno la riunione annuale della Commissione Droghe dove il 16, assieme alla Fondazione americana DRCNet e l’Internazionale liberale abbiamo organizzato un incontro per chiedere l’immediata scarcerazione della Senatrice De Lima, la fine delle esecuzioni extra-giudiziarie nelle Filippine nonché ipotizzare l’attivazione della giurisdizione della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità”. Agenda e documenti dell’incontro saranno presentati pubblicamente”.

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Droga, droga, droga, chi ha tanta droga vive come un pascià…

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2016

droga cannabis-vicinoDipende dai punti di vista. In questo caso stiamo parlando della malavita organizzata, quella dei grandi carichi che partono dai Paesi produttori e, attraverso una serie di hub strategicamente posizionati in Paesi “disgraziati” prima del salto verso i Paesi consumatori per eccellenza (America del Nord ed Europa), arrivano sulla “nostra tavola”. E sono questi che nella ampia e differenziata filiera che va dal produttore al consumatore, ad avere quei maggiori introiti per i quali mettono a ferro e fuoco interi Paesi e interi Continenti, e quindi a vivere come dei pascia’. E per chi non ha avuto occhi e orecchie per vedere e sentire, ci hanno anche provato sfortunati film e fiction che ci hanno raccontato la vita dei boss di questi clan, cartelli, bande, mafie, etc.; sfortunati perche’ il “film verita’” crediamo abbia fatto il suo tempo: ci siamo abituati a vivere col morto in casa o nel palazzo di fronte e, complice un’informazione a 360 gradi, quando evadiamo forse ci piace piu’ lavorare di buona fantasia che documentarci.
Siamo alla fine del 2016 e se fossimo un media di tutto rispetto dovremmo tirare le somme di questo anno e fare i buoni propositi per i prossimi, magari facendolo scrivere al “facente funzione politico” che ogni ultimo dell’anno lancia messaggi a reti piu’ o meno unificate. Bleah! Se qualcuno e’ curioso, gli possiamo inviare per filo e per segno quello che diranno i nostri Gentiloni (poveraccio, appena arrivato, che gli tocca fare…) e Mattarella e tutti gli emuli minori di questo o quell’altro partito in quella che chiamano “conferenzadifineanno”. Per semplificare vi anticipiamo -visto il contesto- che non diranno una parola sui nostri pascia’: probabilmente perche’ non e’ una priorita’ della loro agenda e, comunque, non saprebbero che dire soprattutto ora che il Paese mondiale di riferimento per le politiche in materia -gli Usa- non si sa ancora cosa abbia intenzione di fare dopo la inattesa (per loro) elezione di Donald Trump.
Noi siamo solo piccoli gazzettieri di questa folle (istituzionalmente parlando) vicenda. Forse qualcuno di noi si fa una canna ogni tanto. Ma niente di che. Quindi ne parliamo non tanto come consumatori, ma come utenti di questo Stato e dei suoi servizi, come utenti della comunita’ mondiale, come contribuenti nazionali e comunitari di imposte che vanno anche a finanziare le politiche di sicurezza e la partecipazione del nostro Stato e della nostra Unione agli accordi internazionali in materia. Che sono quanto di piu’ vecchio, inutile, spuntato e sfiatato ci possa essere per cercare di affrontare la questione nei termini in cui una societa’ del 2016 chiede, cioe’ un trinomio: informazione, liberta’, sanita’. Questo trinomio e’ solo leggermente abbozzato in qualche angolo di qualche Continente, o nelle pieghe di normative che ostentano depenalizzazione come copertina per coprire la propria vergogna ed incapacita’ e prurito ideologico ad affrontare il problema di petto. E’ per questo che siamo ancora in alto mare. Con manipoli di liberi pensatori ed azionisti che cercano di far conoscere e propongono le alternative, ma che si vedono puntualmente confinati negli angoli della burocrazia, della procedura, del “ci sono altre priorita’”, in quel cassetto di quel Palazzo dove tutto puo’ entrare ma quasi nulla puo’ uscire. Stiamo parlando del progetto di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis da alcuni mesi depositato con le relative firme perche’ possa esser tale, ma che non da’ garanzie di essere discusso con la velocita’ che sarebbe necessaria a tutto cio’ che non prude. Ma forse e’ tutto fermo perche’ i “politici” di quel Palazzo sono in affari coi cartelli di cui sopra? Non lo pensiamo neanche, sarebbe troppo nobile per chiarezza. Ribadiamo solo che continuiamo ad essere “provincia di un Impero” che non c’e’ piu’, ma non ce ne siamo ancora accorti, come invece se n’e’ accorto un Paese come l’Uruguay che, sordo a tutti i ricatti, ha legalizzato. E quindi aspettiamo…. Cosa? Semplice: che gli altri facciano e noi ci accoderemo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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