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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘droghe’

Le droghe illegali dei proibizionisti. Morisi e non solo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Avete presente quelle persone gay che vivono in famiglia e non hanno dichiarato i propri gusti ai parenti? Persone che ridono a battute sui gay fatte da qualcuno in casa o amici al bar. Persone che nell’intimo soffrono o si fanno male facendo finta di ignorare se stessi? E’ la stessa cosa di quanto accadeva al leghista mediatizzatore “di peso e di fiducia” Luca Morisi, beccato con droga in casa e che pare fosse aduso ad incontri a base di sostanze proibite. E come il gay beccato in camera a baciarsi con una persona del suo stesso sesso, oggi Morisi è nella stessa situazione. Le reazioni sono diverse. Tra imbarazzo, stupore e comprensione dei suoi prossimi (il capo Salvini soprattutto). Tra derisione, dileggio, sbeffeggio e comprensione da parte di chi lo conosceva solo come persona pubblica. Entrambi – gay e Morisi – vittime della cultura e del regime proibizionista. Certo, la cultura e il regime proibizionista hanno ampi spiragli di accettazione sociale, ma quasi sempre su un filo che separa l’accettazione culturale o meno del diverso (quello che fa sesso con persone dello stesso sesso o che si fa di una qualche sostanza). E poi c’è il risvolto legislativo di entrambi: il gay non è al 100% cittadino come il non-gay e il “drogato” non può che commettere reato per procurarsi la sostanza. E come conseguenza al Morisi “drogato” c’è anche la giustizia. L’euforia di vivere il proprio piacere fa sottovalutare le norme che potrebbero essere violate. E – forse – quando si viene cuccati ci si rende conto di come queste norme non corrispondano alla vita e ai desideri del quotidiano. Chissà se queste riflessioni vengono fatte da Luca Morisi, e tutti quelli impegnati nei partiti e nelle culture proibizioniste… E se non vengono fatte, accade per ingenuità, stupidità, mancanza di senso civico, opportunismo, indole delinquenziale intrinseca? Vincenzo Donvito, Aduc

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Ue, Afghanistan e droghe. Conferma e rafforzamento di illegalità e insicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2021

I ministri degli Esteri dei 27 Paesi europei hanno affidato all’Ue la propria interlocuzione coi Talebani. Cinque le condizioni “non negoziabili” per riconoscere il governo talebano: Paese non base per terrorismo; garantire libertà fondamentali e diritti umani, in particolare delle donne; governo il più possibile inclusivo; accesso ad aiuti umanitari; far espatriare dal Paese chiunque. Inoltre, la missione del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) dovrà dialogare con i Paesi vicini su flussi di profughi, oltre che contrastare terrorismo e droghe. Quindi la lotta a produzione e traffico di droghe non è condizione “non negoziabile”, e verrà contrastata non mettendo il naso nella politica interna talebana. Verrà fatta qualcosa coi vicini… E’ bene ricordare che l’80% di oppio nell’Ue viene dall’Afghanistan e l’economia delle droghe illegali è la maggiore in questo Paese. Economia, rispetto al precedente governo talebano, cresciuta in venti anni di presenza Nato. Noi crediamo che il maggiore problema dell’Afghanistan sia l’economia illegale dell’oppio. Non combattuta sostituendola con altra legale, ha fatto sì che coltivatori e trafficanti (questi ultimi quasi sempre talebani) restassero indifferenti al cambio di regime (da amici Nato a Talebani): illegale ma tollerata prima… lavoravano prima e lavoreranno ora, a maggior ragione visto che i talebani trafficanti sono al potere. Ad un Paese che si basa su un’economia illegale, si dovrebbe rispondere con aiuti per la transizione verso la legalità: rendere legali i mercati delle droghe in Ue, sì che gli afghani si adeguerebbero ad altrettanta legalità, potendo esportare in Ue.Crediamo, invece e purtroppo, che l’Ue non metterà se stessa in discussione sull’attuale illegalità delle droghe, non renderà attrattivi i propri mercati (risolvendo anche i tanti problemi che questa illegalità causa sul proprio territorio). Vista la secondaria importanza alle droghe illegali l’Ue non andrà oltre quei piccoli e inutili tentativi che già la Nato ha fatto negli ultimi venti anni (coltivazioni sostitutive di zafferano, per esempio). Produzione e mercato illegale resteranno come oggi (in crescita visto che i talebani ci sono più di prima) senza contrasto e alternative. L’Afghanistan continuerà a sopravvivere con l’economia illegale, e relativo riflesso su necessità ed indispensabilità di altrettanta cultura dell’illegalità. Aiutare un Paese “lontano” (che condiziona la propria sicurezza interna) implica considerare anche che l’Ue non ha modelli perfetti. Anzi. Nel nostro caso si deve considerare che l’illegalità afghana nasce e prospera proprio perché i mercati Ue sono illegalmente pronti a recepire i loro prodotti. Vincenzo Donvito, Aduc

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Afghanistan: droghe e tutto il resto, che fare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

E’ incredibile come in tutte le vicende di queste settimane sull’Afghanistam dopo le prime fiammate di informazione, la questione oppio sia passata decisamente in secondo piano. Come se, coi Talebani prima e con gli Usa/Nato dopo, la principale attività economica afghana non sia arrivata a soddisfare il 90% del mercato mondiale. E come se qualcuno avesse dubbi che così continuerà anche con i Talebani di oggi. E tutte le note ricadute del caso: – interne: può un Paese vivere civilmente ed economicamente basandosi su prodotti illegali che, per la distribuzione, hanno bisogno del fior fiore della malavita internazionale? – esterne: i loro prodotti, quando arrivano, per esempio sul mercato europeo, sono responsabili di 1,5 milioni di tossicodipendenti e di tutto il disordine pubblico, giudiziario, sociale, economico e umano che è collegato al mercato nero. Cosa significa non porre la droga illegale al centro dell’agenda? Soprattutto lasciare il nuovo governo talebano a se stesso. Super condizionato da aiuti che arriveranno da una Cina che, apparentemente disinteressata per ora alle ricadute dell’oppio nei propri confini nazionali, porterà comunque in Afghanistan infrastrutture e posti di lavoro. Gli “occidentali” non sono graditi: sconfitti che hanno investito miliardi di dollari quasi esclusivamente in armamenti per un esercito che ha dimostrato di non esser tale, e con le loro economie finanziarie (spesso predatorie) che hanno ignorato i tesori delle cosiddette terre rare, lasciando prosperare e crescere le coltivazioni di oppio.I cinesi non devono far arricchire nessun privato ma ampliare il loro potere di penetrazione e controllo, senza molto guardare il “pelo nell’uovo” (il più importante – al momento – non far lavorare le donne). Quindi “occidentali” fuori, cinesi dentro. Nel frattempo le persone continuano a non morire di fame grazie all’oppio illegale che, se anche i Talebani dicono di voler combattere, difficile che lo faranno la di fuori della facciata, visto che il loro movimento in questi anni di non-governo si è alimentato proprio con questo mercato dell’oppio.In attesa che gli “occidentali” cerchino di capire meglio cosa è successo (3), occorre correre ai ripari. L’Unione europea sarà bene che avvii più di una riflessione e iniziativa per comprendere le pesanti ricadute sul proprio territorio (droghe e, presumibilmente, nuovo terrorismo): conseguenza di aver affidato la propria politica estera ad un Paese (Usa) interessato solo ai propri problemi nazionali.Intanto, per farci meno male, far uscire l’oppio dal mercato illegale con la legalizzazione, non sarebbe un passo azzardato. Soprattutto da parte degli Stati nazionali, che hanno tempi più rapidi dell’Ue e, figuriamoci, delle Nazioni Unite con le loro convenzioni proibizioniste. Vincenzo Donvito, Aduc

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Droghe, Talebani e non solo. Come combatterli cambiando le loro economie

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

Due al prezzo di uno. Con un sola iniziativa si potrebbe combattere il flagello del narcotraffico e ridimensionare il fenomeno Talebani in Afghanistan e non solo.L’iniziativa è la legalizzazione delle droghe oggi illegali (nel caso dei Talebani essenzialmente oppio e, marginalmente, hashish): nei Paesi consumatori per eccellenza la legalità stroncherebbe malavita e problemi socio-economici e politici connessi, in Afghanistan non avrebbero più un centesimo per comprarsi un proiettile.Non è una novità che i Talebani si sono sempre finanziati con il narcotraffico, divenendo anche loro narcotrafficanti in prima persona (1). E quando fanno proclami di voler combattere l’oppio (2), tutti sanno che se dovessero far fede a questo proposito, il loro Paese esploderebbe per la disoccupazione, e non lo faranno. Proprio come ha fatto la Nato in questi ultimi 20 anni di missione, giustificandosi che loro non erano lì per combattere l’oppio. Entrambi – Nato e Talebani – hanno basato e basano la loro politica su una bugia devastante: non hanno un piano di rinascita economica se non continuando a chiudere gli occhi su produzione e traffico di oppio. Visti i risultati della Nato… qualcuno crede che possa andare diversamente col regime talebano?La legalizzazione non sarebbe come schioccare le dita, ma l’inizio di un percorso. Se i talebani, come dicono, vogliono far prosperare il proprio Paese dovranno darsi da fare, e i loro amministrati dovrebbero verificare le loro capacità e non solo, come hanno fatto nei giorni scorsi, prendere atto del cambio di padrone per continuare ad essere il forziere mondiale dell’oppio illegale. Agli esperti di geopolitica e di politica internazionale lasciamo le analisi dei rapporti di un Afghanistan senza-oppio con, per esempio, Cina, Iran e Pakistan. Con un dato certo: nessuno, tra aiutati e investitori, potrà partire dalla base certa di un’occupazione garantita dal narcotraffico.Quasi sempre le soluzioni semplici sono alla base dell’ordine mondiale. Nel nostro caso, la “semplicità della legalizzazione” dovrà essere decisa soprattutto in Paesi come gli Usa e i suoi alleati, tutti consumatori per eccellenza dell’attuale merce afghana. Non si può escludere che, guardandosi negli occhi e nelle tasche, questo possa essere l’inizio di un nuovo ordine mondiale: la ricaduta di una legalizzazione non riguarderebbe solo l’Afghanistan ma tanti altri Paesi produttori ed esportatori come Messico, Colombia, Bolivia, Perù, Triangolo d’oro thailandese, Marocco, Albania, Libano, Olanda… solo per citare i primi Paesi produttori che ci vengono in mente… e relativo smantellamento delle mafie (a partire da quelle messicane ed italiane) che instradano le merci prodotte anche dai contadini afghani. E’ una scommessa, certo, ma l’alternativa quale sarebbe? Vincenzo Donvito, Aduc

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Droghe illegali e la ragioneria del ministro dell’Interno

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Non vorremmo essere al posto del ministro dell’Interno, Luciana Morgese, che ieri alla Camera ha fatto il punto della situazione droghe illegali. Consapevoli che anche in tanti non vorrebbero in nessun modo uno che la pensa come noi sulle droghe illegali in quel posto, ci preme puntualizzare che tra i compiti del ministro (organismo esecutivo) ce ne sono tanti che non sono stati presi in considerazione. E’ la politica di questo governo e di questa legislatura che, all’ordine del giorno, non ha la questione droghe illegali in modo diverso da come è previsto dai trattati internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Per farlo occorrerebbe coraggio e lungimiranza politica, magari partendo anche dal fatto che nel nostro Paese la cannabis terapeutica è legale e che il consumo di sostanze illegali è depenalizzato. Ma così non è. Il risultato è l’esposizione dei numeri, l’auspicio di maggiore rigore nei confronti dello spaccio (cercando anche il conforto dell’altro potere dello Stato, la magistratura); il consueto allarme per una gioventù che infischiandosene della Lamorgese come dei suoi predecessori, è sempre di più dedita al consumo di sostante illegali e per la quale si continuano a finanziare iniziative (“Scuole Sicure”) che confortano solo gli esecutori delle stesse; il solito allarme sugli incidenti stradali (pur se sono l’1%, un quarto di quelli provocati dall’alcool, e tra quest’ultimo e droghe illegali il 4% di tutti gli incidenti; tossicodipendenti come conteggio di numeri e di sanzioni: iniziative statiche per galleggiare in una malattia che, nei Paesi in cui viene approcciata con politiche di riduzione del danno, si ottengono invece risultati sanitari e quantitativi. Nulla sulla criminalità organizzata, anche se quella non era la sede per dati specifici, ma avrebbe potuto esserla per collegare la quotidianità alla presenza massiccia del narcotraffico, per transito e per consumi. Insomma, abbiamo un ministro ragioniere. E’ quello che serve di fronte ai problemi sanitari, economici, sociali e umani creati dal mercato illegali delle droghe? Certo, i numeri ci servono, ma poi? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Algoritmi. Droghe, San Patrignano e film. GAFAN?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

Per chi si occupa di consumatori di droghe questo è un periodo di confronto. Sembra. Di cosa si parla? Del film di Netflix che ha rispolverato vecchie (e sempre attuali) questioni tra chi cura i feriti di una guerra (San Patrignano), chi si impegna per estirpare questa guerra (antiproibizionisti) e chi vorrebbe inasprirla (proibizionisti).Il film di Netfllix è molto commentato su Facebook dove ci sono dibattiti di vario livello, guardandoli sul proprio device Apple, acquistato da Amazon dopo aver confrontato le offerte su Google. Diversi credono di aver scelto liberamente, ma sono scelte frutto di algoritmi che offrono in base a scelte già fatte in passato dal consumatore, rispetto agli interessi economici di chi li gestisce.
Le politiche su droghe e tossicodipendenze riguardano tutti, anche chi non usa queste sostanze (giustizia, ordine pubblico, salute, soldi pubblici, etc), e vengono valutate grazie ai servizi di aziende private il cui scopo è fare soldi. C’è un acronimo che le identifica, GAFA (Google, Amazon, Facebook e Apple) e, visto l’andazzo cambiamo in GAFAN (N per Netflix). Aziende che pagano tasse talmente basse che qualunque azienda dello stesso ambito (che pagano tasse tutt’altro che basse) ne subisce concorrenza sleale.Ricordiamo che il capo del Governo Giuseppe Conte faceva comunicava agli italiani tramite Facebook, anche se esiste la Rai, servizio pubblico, sempre ai primi posti per audience mediatici.E’ questa informazione ed economia libera? Non è che parlando di droghe, considerando che la tossicodipendenza è un aspetto marginale, facendolo grazie al film su San Patrignano facciamo propaganda al film di Netflix?Oltre l’algoritmo nei nostri device se n’è sviluppato uno nei nostri cervelli? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Le droghe illegali al tempo del coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

Tutto in questo ultimo mese e mezzo ruota intorno all’emergenza coronavirus. Anche il mondo della droga illegale. Che come ogni mercato, ne ha risentito e anche molto. E mentre i traffici internazionali devono ancora accusare il colpo e, immaginiamo si stiano riempiendo i magazzini nei luoghi di produzione e nei vari hub di transito e di destinazione, il mercato al dettaglio ne risente e anche tanto. Non abbiamo barometri ufficiali per sostenerlo, ma solo l’osservatorio che Aduc fa settimanalmente sul numero di sequestri delle varie sostanze, gli arrestati e le sentenze di condanna.Navigando sulla stampa internazionale online abbiamo letto di dati ufficiali in alcune regioni spagnole, in Brasile, in Usa, ma niente di preciso nel nostro Paese e negli altri nostri partner europei. E’ probabile che qualcosa ci sia sfuggito. Ma per quanto abbiamo letto, c’è una tendenza diffusa: i consumatori sotto osservazione dei vari centri medici istituzionali (quindi quelli di cui si è a conoscenza che siano tali), quando non continuano le loro terapie e/o non si riforniscono al mercato clandestino per le evidenti difficoltà dovute al confino, si indirizzano verso maggiori consumi di tabacco e alcool. Le conseguenze le vedremo fa un po’ di tempo. E’ evidente che la gran parte dei consumatori, soprattutto quelli problematici, non sono controllati o monitorati da nessuno, e di loro non si sa nulla… se non le intuizioni dei vari osservatori.Altra caratteristica diffusa, molto anche in Italia, è l’arresto di trafficanti di piccolo cabotaggio e il sequestro di piccole partite di droga, legate a spacciatori al dettaglio o ai livelli medi del mercato. Sequestri e arresti che sono diventati anche più facili per le forze dell’ordine, visto che gli spacciatori sono più facilmente individuabili grazie alla scarsa circolazione di persone e mezzi, e anche quando circolano con dei mezzi visto che questi ultimi sono più spesso fermati per individuare coloro che violano le disposizioni di contenimento. Infatti, in questo lungo fine settimana pasquale, le cronache delle agenzie stampa riportano diversi arresti e sequestri, tutti piccoli o medi (i giornali non sono usciti per un giorno e, tranne casi particolarmente eclatanti, danno poche notizie in merito percé sono dediti essenzialmente a dare notizie sul coronavirus dal punto di vista sanitario e, quando sono notizie di ordine pubblico, privilegiano quelle che possono meglio attrarre l’attenzione del confinato medio sì da indurlo a non aggiungersi al numero dei trasgressori).Quindi ora stiamo registrando i primi effetti sugli ultimi anelli della filiera del traffico. Cosa succederà fra un po’ è prevedibile sia a monte che a valle.A monte, nei Paesi produttori e di transito, con le organizzazioni malavitose internazionali più o meno in attesa di un ritorno alla “normalità”, la forza lavoro di produzione (dal contadino messicano, boliviano, colombiano, afghano, marocchino al lavoratore dei laboratori chimici, oltre che in questi Paesi, anche olandesi, italiani, spagnoli e dei vari Paesi dell’Europa dell’est) si aggiungerà ai disoccupati dei mercati di prodotti legali, con la differenza che non potranno usufruire dei contributi statali che ogni Paese sta mettendo a disposizione per ridurre i danni; si parla di contributi anche per i lavoratori in nero, ma crediamo che difficilmente, almeno in Paesi come il nostro, riguarderanno i lavoratori in nero del mercato illegale delle droghe.A valle, nei Paesi consumatori, in attesa di un perfezionamento e adeguamento alla nuova realtà di mercati tipo l’online, il classico e consistente mercato per strada produrrà gli stessi effetti di quello che è successo a monte: disoccupati. Con un particolare: mentre i mercati legali faticano ad adeguarsi alla prevalenza dell’online (non ultima la burocrazia), non è altrettanto per i mercati illegali (senza burocrazia ed eterodiretti da capi/padroni che devono dar conto solo a se stessi). Differenza che ci porta a credere che molto presto, a differenza dell’economia legale, quella illegale (e quella delle droghe soprattutto) tornerà in auge. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Legalizzazione droghe. Capire i fatti e le dinamiche. Come andare avanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

Dopo che nella recente campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna, con notevoli risvolti mediatici a livello nazionale e non solo, ne abbiamo sentite e viste di “cotte e di crude” in materia di droghe… occorre porsi al cune domande e agire di conseguenza.Siccome è lo schieramento che rivendicava e voleva indurire il proibizionismo sulle droghe ad essere stato sconfitto, crediamo sia legittimo pensare che certe maggioranze sono possibili anche sulle droghe, tra i vari argomenti che sono stati trattati in quella campagna elettorale… con un problema non secondario: lo schieramento proibizionista ha perso in Emilia Romagna ma ha trionfato in Calabria. Valutazione a cui occorre anche aggiungere che le estremizzazioni proibizioniste (tipo la citofonata di Matteo Salvini a casa di una famiglia tunisina ) ci sono state solo in Emilia Romagna. In Calabria, a parte le ordinarie affermazioni sulle droghe cattive e malefiche, invece, non abbiamo avuto queste estremizzazioni, ma “solo” delle eccellenti operazioni di polizia che hanno sgominato non pochi centri di smistamento dei narcos italiani… ma che tecnicamente confermano che di per sé non potranno mai estinguere la presenza di questa merce sul mercato nero.Per capire: le due cose sono sì l’aspetto di una stessa medaglia (la lotta alle droghe) ma, mentre la citofonata presuppone una eterna ed indistruttibile attività di sequestri, la legalizzazione apre ad un ridimensionamento dei sequestri (nel lungo periodo, visto che, per esempio, uno dei problemi che oggi ci sono in un Paese come il Canada dove è più di un anno che la cannabis è legale, è il contrasto e la valorizzazione del mercato legale rispetto a quello clandestino, che continua ad esserci – esentasse e di facile reperibilità – pur se in calo).Stiamo parlando delle tendenze della politica, cercando di leggere i fatti per capire come incastonare e far meglio comprendere agli scettici i vantaggi di una legalizzazione.
La breve conclusione a cui giungiamo è che con l’elettorato si può ragionare anche su cose che apparentemente sembrano difficili, e che in genere si pensa che vengano affrontate di pancia e non di testa. La legalizzazione delle droghe tra queste.Crediamo che il passo successivo non sia tanto di cercare di infilare in qualche provvedimento una qualche forma di legalizzazione (come è stato infelicemente tentato con insuccesso fino ad oggi), ma seguire una strada maestra, aperta, trasparente che porti a dibattere sulla questione in sé piuttosto che affidarsi ad espedienti che rendano di fatto legale ciò che oggi non lo è (pur se già depenalizzato, il ché ci rende un passo avanti rispetto ad altri contesti, anche europei).La lezione di cui abbiamo scritto sopra ci porta a queste valutazioni:
1 – le estremizzazioni non pagano, per proibizionisti e per legalizzatori;
2 – la sintonia con le forze dell’ordine è importante, perché la legalizzazione non porta magicamente alla fine dei narcos, dei traffici e del mercato nero.
3 – come storicamente è stato per altri proibizionismi (vedi alcool in Usa nel secolo scorso), per il superamento non basta un tratto di penna. Occorre onestà intellettuale da parte di entrambi gli schieramenti. Non minimizzare, non eccedere, non parlare per sentito dire, ma affidarsi alla scienza e al buon senso.
Le droghe oggi illegali, come tante altre sostanze legali (alcool e tabacco sono droghe…) con cui abbiamo a che fare ogni giorno, sono per alcuni mezzi di piacere, e non potranno mai essere cancellate. La proibizione ha aggravato la situazione (individuale, collettiva, sociale, sanitaria, politica ed economica: quel che accade in Messico valga come esempio), perciò occorre affrontare e sperimentare altri approcci. Come stanno facendo in Canada e Uruguay e in diversi Stati degli Usa. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Intossicazione per alcol e droghe

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 dicembre 2019

Bergamo. Stop&Go: è il nome dell’ambulatorio che da gennaio offrirà una risposta in due fasi ai casi di intossicazione per alcol e droghe di ragazzi che hanno meno di 25 anni. “Il primo punto in cui intercettiamo questi casi è il Pronto soccorso – spiega Marco Riglietta, direttore dell’Unità Dipendenze di cui fa parte il SerD -. Il numero degli accessi per quadri di vario tipo legati all’intossicazione acuta da sostanze psicoattive si aggira intorno ai 400 casi l’anno, con episodi di diversa gravità”.“Per lo più non rivediamo questi giovani – prosegue Riglietta – e l’episodio resta un caso isolato: ma per qualcuno è il segnale che c’è un problema che sarebbe opportuno valutare per identificare condizioni a rischio di un aggravamento. Già oggi i ragazzi, e le famiglie nel caso di minorenni, vengono indirizzate al SerD, ma la risposta è bassa”.Il Servizio Dipendenze, l’ex SerT, viene ancora troppo spesso percepito come il centro a cui si rivolgono i dipendenti cronici da eroina in un contesto già di grave deriva sociale, mentre oggi è un servizio che vuole occuparsi soprattutto di interventi precoci: come in tutta la Medicina, più si interviene precocemente e più è efficace e rapido l’intervento, minore è il rischio che il problema diventi cronico. Oggi fra l’esordio di consumo problematico di sostanze e l’accesso ai servizi di trattamento trascorrono anche 8-10 anni, che per l’alcol possono anche arrivare a 20 anni.L’ambulatorio “Stop&Go” nasce proprio per vincere questa visione superata e mettere a proprio agio ragazzi e famiglie, a cominciare dalla sede, affacciata sull’Hospital Street del Papa Giovanni all’altezza della Torre 1 (ingresso 8, lato sud dell’Ospedale).
“Chi viene trovato sotto l’effetto di sostanze o di alcol, nel referto del Pronto Soccorso trova già un appuntamento fissato all’ambulatorio ospedaliero, in cui offriremo una consulenza medica e psicologica – continua Riglietta -. L’obiettivo è valutare la presenza di condizioni a rischio di aggravamento e offrire la possibilità di riflettere sull’episodio acuto che ha provocato l’accesso al Pronto Soccorso”.
Nel 2019 il servizio per le dipendenze dell’Asst Papa Giovanni XXIII ha seguito 239 ragazzi sotto i 25 anni, di cui 43 fra i 15 e i 19, e 2 fra i 10 e 14 anni. Sul dato complessivo l’81% è maschio e il 19% femmina, ma se analizziamo la fascia inferiore ai 19 anni osserviamo una leggera differenza: la percentuale di maschi si abbassa al 74% e quella di femmine sale al 26%.Quasi il 50% di questi ragazzi arriva al SerD inviata dai servizi legati all’area del controllo (Prefettura, Tribunali, Commissione medica per le patenti di guida …), il 30% arriva volontariamente, segno che riconoscono il servizio come un luogo di consulenza/cura adeguato al problema. “Molto limitati sono invece gli invii dalla famiglia (6%), dai servizi sanitari (6%), dai servizi sociali, dalla scuola e dal volontariato (3%) – conclude Riglietta -: come dire che lo stigma nei confronti del servizio lo hanno soprattutto gli adulti e non i ragazzi”.

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Droghe e tossicodipendenze nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

A parte qualche piccola voce, di droghe e legalizzazione, il governo in carica sembra non abbia intenzione di occuparsi. Altrettanto per quanto riguarda l’Unione Europea e l’ONU; la prima impegnata a capire se risolvere i problemi piuttosto che capire come fare l’equilibrista per soddisfare la maggioranza di cui è stata espressione, la seconda travolta dalle vicende del cambiamento climatico e, allo stato dei fatti, con agenzie ad hoc (tipo UNODC) brave solo a fare le fotografie del disastro in materia.
Intanto il fenomeno droghe, nella sua doppia esplicitazione sanitaria e politica (con tutte le varianti possibili ed immaginabili tra sociale, politico, economico, umano, antropologico, etc), dilaga. Si potrebbe prendere in considerazione ciò che accade in Usa ma, al momento, anche se questo Paese continua a mantenere il suo abituale essere riferimento mondiale per molte innovazioni, sembra concentrato su se stesso, soprattutto per far sì che le legalizzazioni statali abbiano gli strumenti per essere tali nel “american style life”.
Sostanzialmente in assenza di strategie nazionali, sovrannazionali e globali in materia, ognuno fa da sé. Col proprio stile, che gli deriva dal proprio sistema politico. E’ il caso del più popoloso Paese al mondo, la Cina. I cui numeri, ovviamente, sono all’altezza delle sue dimensioni e, pur se fanno impressione, sono sintomatici di un dato di fatto: le persone vogliono consumare droghe, e non c’è regime, libero o meno che sia, che riesca a sedare questo desiderio.Per quanto riguarda la repressione e prevenzione dei traffici, la Cina è allineata ai metodi di tutti gli altri Paesi proibizionisti del mondo, alleandosi anche con gli attuali suoi più acerrimi avversari, gli Usa. Sicuramente, come tutti gli altri, è consapevole di girare intorno al problema visto che, nonostante tutti gli sforzi e gli investimenti, la domanda di droghe è sempre in crescita, ma si “adegua” e svolge il suo ruolo di gendarme planetario con armi potenti, affliggenti, dolorose, ma spuntate… quindi inutili e dannose.
Il rimedio radicale a questa situazione, cinese e non solo, si può intravedere, quantomeno si potrebbe valutare una sua sperimentazione: la legalizzazione delle droghe. Contesto in cui – per esempio come avviene per alcool, tabacco e videogiochi – la disintossicazione non dovrebbe avere a che fare con sostanze proibite e, di conseguenza, i tossicodipendenti non sarebbero equiparati a fuorilegge. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Droghe e mercato 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Quando si pensa allo spaccio e all’acquisto di droghe illegali, l’immagine è quella del più o meno bieco spacciatore all’angolo di una strada, un po’ dismesso e nel buio, che scambia la merce col timoroso acquirente che si guarda intorno per controllare che nessuno sia testimone e magari pronto alla fuga. Non solo. Poi ci sono quelli “più moderni” che acquistano online (non proprio nel dark web…) e che, ben dissimulata e anonimicizzata, la merce gli arriva a casa. Ma per meglio capire cosa sia oggi la vendita di droghe illegali, degna di una qualche fiction cinematografica, c’è quella smantellata dall’alba di oggi dalla Polizia di Palermo. “H24 Evolution”. E’ il nome dell’operazione che a partire dal quartiere della Zisa del capoluogo siciliano ha provveduto a questo smantellamento di una azienda criminale che, con servizio di centralino 24 ore su 24, era in grado di soddisfare con consegna a domicilio le domande che gli arrivano da ogni parte della città, e se qualche “rider” ad ore un po’ proibitive (4 di mattino) si rifiutava di farlo, veniva redarguito se non proprio allontanato dal servizio; stesso rischio per chi aveva livelli di produzione considerati al di sotto della soglia minima aziendale. L’operazione di polizia ha portato a 16 arresti. Questo è quanto ottenuto dalla Polizia dopo indagini che hanno richiesto tempo. Ci viene anche da immaginare che, visto che i sequestri di droghe illegali aumentano e aumentano anche i consumatori, questi sequestri di spacciatori organizzati rappresentano solo una piccola parte del mercato del settore. Quanto finisce nelle manette delle autorità è solo la punta di un iceberg… neanche destinato a liquefarsi visto che l’effetto riscaldamento climatico (maggiore attenzione e successi delle forze di polizia) in questo ambito ha un effetto contrario rispetto ai monoliti del Polo Nord.
Non è difficile immaginare che a questi artigiani con il call center H24 ce ne siano altri con app digitali e, magari, con ampi poteri di distribuzione al dettaglio rispetto ad una città di medie dimensioni come Palermo.
Alcune leggi base dell’economia di mercato (legale o meno che sia) sono valide in entrambe le direzioni; cioé: la domanda fa il mercato, il mercato fa la domanda. Non si sa dove finisce uno e inizia l’altro, e viceversa. Ma nel mercato legale ci sono alcune regole che impediscono che un attore possa fare male all’altro, nonchè che gli attori non facciano male a consumatori e utenti. Nel nostro mercato illegale non è invece così. Ecco alcune domande e risposte tipiche: la troppa droga in circolazione fa male e quindi – secondo i sostenitori dell’attuale regime proibizionista – è colpa di chi non impedisce che queste quantità circolino: più polizia e più pene sono necessari. Oppure la tanta droga che circola è colpa di coloro che, consumatori di queste sostanze per svariate ragioni più o meno personali, fanno alzare la domanda, e quindi – sempre secondo i fautori dell’attuale regime proibizionista – è colpa di genitori, scuola, informazione, costumi troppo permissivi: non dobbiamo essere permissivi.
Ma in regime proibizionista risposte come queste, e anche più in generale, non esistono e non hanno senso. Né per chi offre né per chi consuma. E lo stesso non valgono per chi governa e amministra. Si potrà solo continuare ad essere in un continuo sbattersi in faccia ognuno le proprie presunte responsabilità. In questo regime mancano quelli che culturalmente vengono chiamati “paletti”, ché il regime proibizionista ha senso di esistere proprio perché i “paletti” non ci sono. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Prevenzione e repressione alle droghe spiegato agli studenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 Maggio 2019

Si è concluso lo scorso fine settimana il ciclo di conferenze di educazione alla prevenzione organizzato dal Centro di Formazione Professionale di Terni. L’Istituto ha voluto infatti avvalersi della collaborazione dell’associazione Narconon per integrare nel proprio programma scolastico 2018-19 una serie di conferenze per i suoi studenti affinché siano educati alla salvaguardia della propria vita. Quest’ultima conferenza ha visto la partecipazione, oltre che ai responsabile del gruppo di prevenzione Narconon Terni, anche della dott.ssa Grenga, Comandante della Polizia Stradale ternana. Nella prima parte della conferenza, i docenti e gli oltre 100 studenti presenti hanno potuto comprendere l’inesistente differenza fra doghe leggere e droghe pesanti, gli effetti che queste sostanze causano sulla mente e il corpo e in particolare la diminuzione di attenzione mentale che procurano. La seconda, dedicata all’intervento della dott.ssa Genga, è stata incentrata sul mostrare gli aspetti legali e le gravi conseguenze procurate dalla flagranza dell’uso delle sostanze psicotrope. Per evidenziare la pericolosità della guida sotto gli effetti delle droghe e dell’alcol, sono stati mostrati dei veri video di incidenti stradali tratti dagli archivi storici della Polizia Stradale. Al termine della conferenza ai presenti è stata donata una pratica brochure sulla Marijuana che ne descrive gli effetti, i danni e ne confuta le principali falsità che circolano nella società attorno a questa “droga leggera”. Con la fine del ciclo di queste conferenze educative si può certamente confermare il positivo riscontro che questo genere di iniziative ha sui giovani, ma non di meno sui docenti, che hanno potuto arricchirsi e responsabilizzarsi grazie alle informazioni ricevute ed all’interazione con i volontari Narconon. Certamente anche l’intervento interdisciplinare da parte della comunità Narconon e della Polizia Stradale, che ci auguriamo possa continuare anche nel futuro, potrà dare i suoi frutti in termine di giovani sobri e di vite salvate.

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Ciclo di conferenze Narconon contro la droga

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

L’ultimo rapporto del 2018 dell’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) colloca l’Italia tra i primi posti in Europa nel consumo di droga. In particolare l’Italia è al secondo posto, dopo la Francia, per l’uso di cannabis ed al quarto per l’uso di cocaina. Dalle informazioni raccolte l’87% della popolazione europea ha dichiarato di aver usato cannabis nella propria vita, ma sono soprattutto i giovani a consumarne di più con una percentuale del 21% delle persone di età fra i 15-24 anni. In sostanza l’Italia è fra i Paesi europei con il più alto consumo di droghe, con il 22% di persone fra i 15 e i 64 anni che nel 2017 ha fatto uso di sostanze più o meno pesanti.
È un fenomeno di dimensioni enormi, in costante crescita e soprattutto con un sempre maggiore coinvolgimento dei ragazzi di minore età.
Purtroppo le strategie messe in campo finora e in particolare quella della legalizzazione non sono vincenti, basti pensare all’Olanda che, avendo adottato da anni una legislazione di questo genere, ha, come l’Italia, la stessa percentuale del 22% di persone che hanno usato droghe nel 2017. Riteniamo che uno strumento determinante, capace di migliorare il comportamento dei nostri ragazzi ed il loro senso critico siano delle vere e proprie lezioni di prevenzione. L’insegnamento su cosa sono le droghe, quali effetti causano mentalmente e fisicamente, l’esposizione delle più basilari verità, la smentita delle falsità che circolano su questi argomenti e delle oneste e puntuali risposte ai quesiti degli studenti siano vitali nella prevenzione alla tossicodipendenza e all’alcolismo.
Le comunità Narconon, presenti in Italia dall’inizio degli anni ’80, oltre a svolgere un’attività riabilitativa nei confronti di chi abusa di droga e alcol sono particolarmente impegnate da tempo nell’organizzare conferenze di prevenzione nelle scuole come quelle che sono state svolte nel recente fine settimana al Centro di Formazione Professionale di Terni e di Narni. Grazie a questo incontro gli studenti presenti hanno avuto modo di accrescere la loro consapevolezza inerente questa problematica sociale e migliorare il proprio senso critico fiduciosi di saper affrontare le tentazioni che il marketing della droga subdolamente propone loro a ogni angolo della strada.
Le entusiastiche dichiarazioni rilasciate dagli studenti in forma anonima al termine della conferenza fanno ben sperare nel fatto che si terranno alla larga da possibili coinvolgimenti in attività pericolose e illegali.
Gli operatori delle comunità Narconon confidano nel fatto che le autorità della Pubblica Istruzione intensifichino incontri simili.

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Le conferenze educative nelle scuole per fare prevenzione sulla droga

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Cosa sono le droghe? Perché una persona inizia a usarle? Esistono droghe leggere? Quali sono gli effetti delle droghe sulla mente e sul corpo? A queste e a altre domande gli studenti del Centro di Formazione Professionale di Terni hanno potuto ricevere le vere e puntuali risposte nel corso di una conferenza di prevenzione tenuta nello scorso fine settimana da Massimo Esposito del gruppo di prevenzione Narconon. Che la diffusione e lo spaccio a cielo aperto della droga sia ormai e purtroppo un fenomeno quotidiano non stupisce più nessuno, ma che questo mercato illegale sia aperto pure nei pressi delle scuole preoccupa non poco. Ne è testimonianza l’odierna operazione effettuata a Giudonia dai Carabinieri di Tivoli che ha portato all’arresto di 13 persone.
Il monitoraggio e la repressione del mercato della droga va certamente attuato ed intensificato, ma riteniamo che una grande attenzione vada principalmente rivolta ai clienti e quelli che sono i potenziali clienti di questo mercato: gli studenti.
E allora, come è possibile instillare in questi studenti delle vere informazioni e una cultura della prevenzione? Come è possibile raggiungere l’obiettivo che i giovani possano essere consapevoli delle pesanti conseguenze legate all’uso di droga e alcol? Come è possibile che siano in grado di ragionare correttamente in merito a queste problematiche?
Per quanto riguarda l’associazione Narconon la risposta, senza ombra di dubbio, non può che essere delle frequenti e sistematiche conferenze educativa di prevenzione nelle scuole e nei centri di aggregazione giovanile. L’esposizione delle informazioni veritiere, la confutazione delle falsità esistenti su questo fenomeno e l’interazione con gli studenti sono impareggiabili nel far crescere negli ascoltatori quel senso di certezza e comprensione che gli permetterà di rifiutare l’offerta del market della droga.
Sono stati migliaia gli studenti, come quelli del Centro di Formazione Professionale di Terni, che hanno potuto assistere ad una conferenza educativa Narconon e che alla fine hanno potuto dichiarare: “Grazie a questo incontro posso finalmente dire di aver capito cosa è la droga e quali sono i loro effetti”

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Alcol e droghe alla guida

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Bergamo. Mercoledì 10 ottobre mattinata di studio Auditorium “Lucio Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII al convegno “Alcol e droghe 4.0. La tecnologia al servizio della sicurezza stradale”. L’incontro è aperto tutti ed è gratuito con registrazione obbligatoria sul sito formazione.asst-pg23.it.
Le stime dicono che dal 30% al 50% degli incidenti stradali sono causati da alcol e droga alla guida, che resta la prima causa di morte nei giovani. Un binomio pericoloso quello tra sballo e volante che mette seriamente a rischio la sicurezza sulle strade. Anche in questo campo però la tecnologia può venire in aiuto: simulatori e tute che riproducono la guida in stato di ebrezza o disturbata da fattori come la stanchezza, etilometri collegati all’automobile che non parte se il risultato è positivo, alcol e drug test di ultima generazione, applicazioni per smartphone, ma anche modelli innovativi di controllo sulle strade e interventi educativi nei giovani che tengano conto delle nuove modalità di aggregazione nei locali del divertimento.
Ad aprire i lavori alle 9 del mattino Marco Riglietta, direttore dell’Unità Dipendenze del Papa Giovanni. A seguire si entrerà nel vivo del convengo con la prima sessione dedicata al controllo sulle strade, con interventi di Mirella Pontiggia, Comandante della Polizia Stradale di Bergamo, e di Marcel Solèr della Polizia stradale svizzera, che presenterà la nuova procedura seguita dalla Polizia Cantonale Dei Grigioni per accertare l’inabilità alla guida, che inizia con l’osservazione diretta dei comportamenti degli automobilismi da parte dei poliziotti che eseguono il controllo, secondo criteri specifici. Nella seconda sessione, dedicata ai locali del divertimento, interverranno Giordano Vecchi, gestore della discoteca Bolgia, e il deejay Tommaso Dapri, che porteranno la loro esperienza in prima linea come organizzatore di eventi di richiamo per i giovani.La terza e ultima sessione sarà invece dedicata alla prevenzione, con Andrea Noventa, psicologo del SerD di Bergamo e responsabile scientifico del convegno, che porterà l’esperienza del Progetto Safe Driver – che prevede, direttamente nei luoghi della movida bergamasca, l’affiancamento ai ragazzi nel proporre un’alternativa sicura alla guida in stato di ebrezza – e Roberto Cosentini che spiegherà la consulenza offerta al Pronto Soccorso ai pazienti che arrivano con intossicazione da sostanze psicoattive. Infine interverrà Monica Mecacci di Ford Italia, che presenterà il progetto Driving Skills For Life, programma di training rivolto in particolare ai neopatentati, per imparare tecniche di guida responsabile e acquisire maggiore destrezza nel riconoscere i pericoli, nel controllare l’auto, nel gestire la velocità e nell’evitare le distrazioniTra gli sponsor del convegno, oltre a Brembo e Associazione Genitori Atena, anche la ditta Dräger, multinazionale tedesca attiva da oltre 125 anni nel settore della sicurezza industriale e medicale. Dräger sarà presente con tutta la gamma di diagnostica (dagli etilometri precursori fino al DrugTest di ultima generazione) dotata di sensori molto sofisticati che sono in grado di rilevare con la massima precisione la presenza di alcool nell’espirato o sostanze stupefacenti nel liquido salivale.Il tema della guida sicura e della tecnologia applicata in questo ambito sarà protagonista anche dell’edizione di quest’anno di BergamoScienza. Dall’8 al 21 ottobre all’ex Chiesa della Maddalena (Via S. Alessandro, n. 39/D) si terrà il laboratorio “Test Driver droghe e sicurezza stradale”, organizzato dall’Associazione Genitori Atena (in collaborazione con ACI, SERD dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ATS di Bergamo, Polizia Stradale di Bergamo, Polizia Municipale di Bergamo, Istituto Pesenti di Bergamo, Rotary Centenario di Dalmine e FORD Italia) e pensato per i più giovani, per sensibilizzarli sui rischi connessi all’uso di alcol e droga alla guida. I partecipanti potranno provare dei simulatori e capire da sobri gli effetti che alcol e droghe hanno sull’orientamento, l’attenzione e la reattività alla guida. Verranno utilizzate anche le tute Drink Suite, Drug Suite e Hangover Suite, studiate dalla casa automobilistica Ford per simulare gli effetti sui riflessi e la coordinazione alla guida.Le tute progettate da Ford saranno protagoniste anche dello spettacolo teatrale “Driving skills” organizzato dalla Compagnia La Pulce sempre nell’ambito di Bergamo Scienza e in programma venerdì 19 ottobre alle 21 all’Auditorium di Bergamo (Piazza della Libertà). Uno spettacolo provocatorio, interattivo, in cui vengono simulati gli stati psico-fisici dovuti all’ebbrezza da alcol, all’assunzione di sostanze e agli effetti del post-sbornia. L’intento è, come sempre, parlare chiaro a ragazzi e adulti, perché conoscenza e consapevolezza sono l’unica arma che abbiamo contro i comportamenti a rischio.

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Delega alle droghe al Ministro Fontana

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

“Leggiamo sulla Gazzetta Ufficiale (5-07-2018) che per Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, “la delega di funzioni in materia di politica antidroga (art.5) è stata ufficialmente assegnata al Ministro Lorenzo Fontana, che si avvale del dipartimento per le politiche antidroga per l’esercizio delle sue funzioni”. “Accogliamo favorevolmente che, finalmente, dopo anni, sia stata assegnata una specifica delega – esprime Luciano Squillaci, Presidente FICT – con l’auspicio che rappresenti un primo passo verso una rinnovata attenzione ad un mondo da troppo tempo abbandonato a sé stesso”. “Dobbiamo però osservare, continua Squillaci, che si tratta comunque di un’occasione persa, considerando che avremmo voluto, come più volte abbiamo chiesto, che questa delega fosse assegnata per l’intero mondo delle dipendenze, e non solo per le dipendenze da sostanza. Nella delega assegnata al Ministro Fontana non rientrano infatti tutte le dipendenze cosiddette comportamentali, come ad esempio il gioco d’azzardo o la dipendenza da internet, problematiche che stanno aumentando in modo esponenziale e che rischiano così di rimanere ancora fuori dal sistema più generale di intervento, cura e prevenzione”. “Al contempo, ci chiediamo come verrà agita dal Ministro Fontana questa delega, auspicando che si possa finalmente rinforzare il Dipartimento per le politiche antidroga, mantenendolo sotto la competenza della Presidenza del Consiglio, perché le questioni legate alle dipendenze patologiche sono molto complesse e trasversali a diversi ministeri”“Al Ministro chiediamo di concentrare i propri sforzi sui problemi reali legati al contrasto alle dipendenze, senza entrare in polemiche inutili e sterili di matrice meramente ideologica. L’approccio repressivo non paga, confonde le vittime con i carnefici, e rischia di penalizzare ulteriormente un settore già in ginocchio.” “Noi riteniamo necessario ed urgente che il sistema dei servizi abbia un nuovo spazio di confronto, per uscire da questa nuova “torre di babele”. La distanza della politica in questi anni dalla questione delle droghe ha creato voragini: – la mancata applicazione di normative esistenti (Intesa Stato Regioni), – la mancata convocazione della Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, prevista dal testo unico ogni tre anni e assente dal 2009, – l’esistenza di una legge la 309/90, vecchia di quasi 30 anni, che ha modellato un sistema un tempo adeguato ma ormai incapace di rispondere ai mutevoli bisogni di un fenomeno in continua e rapida evoluzione” “L’auspicio, dice il presidente Squillaci, è che si proceda nella revisione della legge con il concorso, però, di tutte le forze politiche disponibili e con il coinvolgimento diretto degli operatori del settore del pubblico e privato sociale. E’ importante, inoltre, un confronto sostanziale su livelli educativi e di prevenzione. Un settore questo davvero dimenticato che ha subìto nel tempo una drastica riduzione di risorse. Ci vuole una attenzione particolare alla strategia educativa, che poco si amalgama al termine sanzionatorio o repressivo, non dettata dalla paura ma fondata su scelte valoriali assunte, responsabili e praticate da una Comunità che abita un Territorio e che si prende cura. I giovani vogliono sentirsi protagonisti della storia che vivono, e abbiamo il dovere etico e civile di rimettere al centro delle nostre azioni politiche “i giovani”.” Su queste premesse la FICT è disponibile, come sempre, al confronto ed alla collaborazione, con la piena consapevolezza che è necessario uno sforzo congiunto per uscire dalle secche nelle quali da troppo tempo il sistema si dibatte. (by Avv. Luciano Squillaci – Presidente F.I.C.T e inviato da dr.ssa Elisabetta Piccioni – Ufficio Stampa e Comunicazione FICT)

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Droghe, prostituzione e mafie. Amministratori che gestiscono -male- solo l’esistente?

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Una recente operazione della Procura di Firenze, ha messo a nudo come in questa citta’ -come in tante altre- la criminalita’ organizzata non risparmi nessuno. Nello specifico, essendo coinvolto un importante esercizio commerciale del centro citta’, il clamore e’ stato maggiore del solito, e il Sindaco della citta’ ha dato buona prova di se’ come guardiano della legalita’. Ma la questione -a nostro avviso- e’ sempre trattata con carenza di prospettive: Il Sindaco di Firenze invita a prevenzione e vigilanza, facendo appello a tutti. Ma tutti chi e come? Se e’ chiaro per magistratura e polizia, che’ sono preposti al rispetto delle leggi esistenti, non si capisce come dovrebbe essere per i cittadini comuni e quelli rappresentanti dei cittadini, legislatori e amministratori. Per i cittadini sembrerebbe quasi un invito a non usare i prodotti della malavita (droghe illegali e prostituzione, essenzialmente), e un invito alla segnalazione alle
autorita’ quando si e’ -giocoforza- informati/coinvolti. Per legislatori ed amministratori, invece, oltre il ruolo di lamentarsi e fare la voce grossa e dura caso per caso (come fa il nostro Sindaco), magari anche promuovendo e partecipando a specifiche iniziative di informazione, non si capisce dove sarebbe prevenzione e vigilanza; anche perche’, per il consumo di droghe e prostituzione, non sembra che l’invito al non-uso abbia molto successo, anzi. Il nostro Sindaco, nella fattispecie di droghe illegali e prostituzione, anche se a singhiozzo fa proclami di legalizzazione, di fatto e’ fermo e -di conseguenza- complice dell’esistente: sulla prostituzione ha raccolto risultati zero visto che ha ottenuto solo lo spostamento della stessa da alcune zone ad altre che non fossero sotto l’egida delle reprimende amministrative (e non avrebbe potuto essere altrimenti); sulle droghe illegali, stesso zero, senza neanche la parvenza di aver fatto qualcosa.
Ma cosa puo’ fare un amministratore locale? Tanto. Non e’ un legislatore ma, al pari e meglio del comune cittadino che vuole contribuire al processo legislativo, ha diversi strumenti per potersi muovere. Un esempio: la citta’ di Firenze si e’ molto spesa per l’approvazione della legge sul cosiddetto omicidio stradale (a nostro avviso: legge infausta, inutile e architettura di mostruosita’ giuridica e anticostituzionale). Perche’ non viene fatto altrettanto per prostituzione e droghe? E non si tratterebbe neanche della famosa “mosca bianca” nel mondo, visto che in materia abbiamo diversi riferimenti in Europa e Usa, dove diverse citta’ hanno avviato esperimenti pilota con buoni risultati (solo per l’Europa: Germania, Svizzera, Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Paesi Bassi e -per le stanze del consumo di droghe pesanti- anche la super-proibizionista Francia).
E’ solo questione di scelte. Che non vengono fatte. I particolari per la messa in opera sono molteplici, a partire da iniziative di informazione fino a veri e propri esperimenti, magari anche sul filo del rasoio della legislazione vigente.
Ma sembra che sia piu’ facile -quanto di fatto marginale- fare il muso duro istituzionale e di apprezzamento della repressione. Carenza di prospettive, per l’appunto! E intanto facciamo la conta del business delle mafie. Quale sara’ il prossimo?
“Camorra, n’drangheta e mafia sono entrate nelle nostre citta’ con attivita’ come il riciclaggio, il business dei rifiuti, lo sfruttamento della prostituzione”. Lo dice il sindaco Dario Nardella, ringraziando la Procura e gli investigatori “per l’impegno e per i risultati prodotti”, in merito all’operazione antidroga conclusa stamani. “Le dichiarazioni del procuratore Giuseppe Creazzo mettono nuovamente in luce una situazione gravissima che non puo’ piu’ essere sottaciuta dai media e dalla societa’ civile – aggiunge il sindaco – La criminalita’ organizzata prospera ovunque, in tutta Italia, soprattutto nelle zone ricche. Per questo e’ arrivata anche in Toscana, senza uccidere, ma facendo affari sulle spalle dei poveracci e contro lo Stato e la gente onesta”. “Nessun territorio – continua Nardella – e’ immune da questa piaga: dobbiamo esserne consapevoli e dobbiamo lavorare al fianco delle forze dell’ordine e della magistratura per combatterla con tutte le forze perche’ qui non attecchisca. Societa’ civile, mondo della scuola, imprese, istituzioni: dobbiamo essere tutti uniti per prevenire e vigilare. Dove c’e’ illegalita’ crescono le mafie. Guai a sottovalutare questo pericolo. Il Comune di Firenze e’ in campo e lo sara’ sempre di piu’, nei progetti con le scuole, nella collaborazione con la magistratura, ma non basta. Tutta la societa’ civile deve sentirsi investita da questa sfida”, conclude il sindaco. (ANSA)(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Droghe, il Governo e i misteriosi silenzi intorno un mercato da 14 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

droga cannabis-vicino“La relazione annuale al Parlamento sulle droghe compilata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio è stata pubblicata sul sito il 1 agosto nel totale disinteresse e silenzio della politica” dichiarano Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, l’associazione che si batte per le libertà civili e Marco Perduca, coordinatore di Legalizziamo.it.
Centoquarantatre pagine in cui, tra le altre cose, si calcola che il mercato degli stupefacenti in Italia sia quantificabile in 14 miliardi di euro, praticamente il valore di una ‘manovrina’. La spesa per sostanze è ripartita tra Cocaina, 43%, Cannabis, 28,2%, Eroina, 16,2% e altre sostanze sintetiche 12.7%. Da quanto emerge, i prezzi della merce si abbassano e la purezza aumenta. “Di fronte a questo potenziale economico, è indispensabile aprire un dibattito pubblico, politico e istituzionale ma il Governo invia la relazione al Parlamento quando questo chiude per la pausa estiva e lo fa senza neanche una conferenza stampa per presentarlo né, tanto meno, annuncia risposte alla diffida che con Antigone, Forum Droghe, la LILA e la Società della Ragione abbiamo inviato il 31 luglio al Presidente Gentiloni per chiedere la convocazione della Triennale (ma assente dal 2009) Conferenza Nazionale sulle Droghe dove il contenuto della Relazione dovrebbe esser discusso istituzionalmente”.“Possibile che i Presidenti Grasso e Boldrini non abbiano nulla da dire rispetto a questa mancanza di rispetto del Parlamento e delle sue prerogative di ‘cane da guardia’ dell’operato del Governo?” concludono Gallo e Perduca.
La relazione al parlamento presenta anche dati circa l’entrata nel circuito penale e i numeri dei consumatori problematici: 32.992 sono le persone segnalate all’Autorità Giudiziaria, in aumento rispetto agli anni precedenti. Quasi due terzi dei denunciati sono maschi tra i 20 e i 39 anni. La maggior parte delle denunce è associata ai derivati della cannabis, seguono quelle per cocaina ed eroina (entrambe in aumento), mentre quelle per droghe sintetiche (1,2%) sono in diminuzione. Sono invece 9.959 i soggetti condannati per reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e/o associazione finalizzata al traffico di queste (artt.73 e/o 74 DPR 309/90).
Il 34,1% della popolazione carceraria è costituita dai detenuti per reati droga-correlati (artt.73 e/o 74 DPR 309/90) in controtendenza rispetto al 2014. Sono diminuiti anche i nuovi ingressi per art.73 DPR 309/90, il 50% dei quali rappresentato da stranieri; sul totale dei detenuti per reati droga correlati, tale percentuale scende al 39%.I minori in carico ai Servizi Sociali della Giustizia Minorile per reati droga correlati sono stati il 18,1% dei 21.848 soggetti in carico; 63 hanno usufruito delle misure alternative. Rispetto ai 1.141 ingressi in Istituti Penali, quelli per reati droga correlati sono il 13,7%; i minori collocati in Comunità sono stati 87.

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Lavoro: Non servono droghe come il job act ma riforme strutturali

Posted by fidest press agency su martedì, 23 Maggio 2017

infortuni-lavoro“La verità è che in Italia nel mese di marzo la disoccupazione è all’11,7%, la crescita di posti di lavoro si è sostanzialmente arrestata nell’ultimo semestre – per cui la rivendicazione di quasi un milione di posti di lavoro creati è il risultato solo del primo periodo di incentivazione – e segue con tassi decrescenti l’andamento decrescente degli incentivi, i contratti a termine sono nuovamente prevalenti rispetti ai contratti a tempo indeterminato, il lavoro indipendente continua a vivere una stagione difficile”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento su “Il Sole 24 Ore”.“Per ottenere questi risultati sono stati spesi quasi 20 miliardi e fatto il principale provvedimento economico di questa legislatura: il Jobs Act. Nel frattempo il tasso di disoccupazione in Europa è sceso all’8%, sono stati recuperati i livelli pre-crisi di occupazione in quasi tutti i paesi dell’Unione e in Germania, Regno Unito e Stati Uniti vi è una corsa a chi stabilisce il minor livello di disoccupazione.
Vi è qualcosa che non funziona, purtroppo. Lo dimostrano i dati Inps usciti questa settimana e lo riconosce lo stesso consigliere economico del presidente del Consiglio, Marco Leonardi. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi 12 mesi) dei primi tre mesi del 2017 risulta positivo, ma è frutto soprattutto di 315mila contratti a tempo determinato contro appena 22mila contratti a tempo indeterminato. Nei primi tre mesi del 2017 i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti di quasi l’8% e così pure le trasformazioni; rispetto ai primi mesi del 2015 vi sono 170mila contratti a tempo indeterminato in meno.
A ciò si aggiunga la grave situazione del lavoro giovanile e la crisi occupazionale che stanno attraversando le classi di età centrali, quelle in cui si concentrano i carichi familiari.
Appare stupefacente che il governo ora – tramite il suo consigliere economico – si stupisca di questo effetto e passi a sostenere la necessità di una riduzione permanente del cuneo fiscale. E’ quella che dall’opposizione il centrodestra ha sempre sostenuto, rivendicando il successo della Legge Biagi – che ha cambiato il paradigma delle politiche del lavoro in Italia e ha creato 1 milione di posti di lavoro veri –, e argomentando per un utilizzo strutturale dall’inizio di quei 20 miliardi che sono solo serviti a ‘drogare’ il mercato del lavoro, ma non a mutarne le caratteristiche strutturali”, sottolinea Brunetta.

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“Proteins as drug target, and protein degradation as therapeutic strategy”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 Maggio 2017

Parma ateneoParma Lunedì 8 maggio 2017, presso il Centro Congressi del Plesso Didattico Q02 (Padiglione 25), si terrà la scuola “Proteins as drug target, proteins as drug, and protein degradation as therapeutic strategy”, organizzata congiuntamente dal Gruppo Proteine della Società Italiana di Biochimica, coordinato dal prof. Andrea Mozzarelli, e dalla Divisione di Chimica Farmaceutica della Società Italiana di Chimica, presieduta dal prof. Gabriele Costantino. La scuola rientra tra le attività del Dottorato di Scienze del farmaco, delle biomolecole e dei prodotti della salute e del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco. Lo studio della struttura e funzione delle proteine rende possibile l’identificazione mediante metodologie computazionali e sperimentali di nuovi e specifici composti chimici di sintesi ad azione terapeutica. Inoltre è in forte espansione la ricerca farmaceutica volta ad utilizzare le proteine come agenti terapeutici, quali anticorpi e vaccini, e a modularne la concentrazione mediante l’azione di farmaci.
All’interno della scuola saranno presentate ricerche sulla amiloidosi cardiaca, sulla modulazione della degradazione proteica, sull’inibizione della fosfodiesterasi 4,enzima implicato nell’asma e nei fenomeni infiammatori a livello polmonare, sulle chinasi e sulla timidilato sintasi, enzimi bersaglio di molti farmaci antitumorali, sugli anticorpi ad attività farmacologica, sull’uso di enzimi ingegnerizzati nella terapia di malattie associate alla degradazione delle purine, e su vaccini di nuova generazione per curare tumori.La scuola avrà come docenti prestigiosi ricercatori provenienti da laboratori accademici nazionali ed esteri e da aziende farmaceutiche italiane, quali Chiesi e Nerviano Medical Sciences. La scuola è stata resa possibile grazie al supporto di Chiesi Farmaceutici.

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