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Il caso Brunetta e le proteste del Coisp

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2009

E’, senza dubbio un ministro scomodo. Ma scomodo a chi? Questo è il punto. Incominciamo con il dire che il suo incarico non è tra i più facili ma anche che ce la mette tutta per rendersi “antipatico, imprevedibile e provocatore”. Sappiamo tutti molto bene che la burocrazia italiana è tra quelle che meno tollera i cambiamenti tra le consorelle, diciamo nell’ambito dell’Ue. Quante volte ci capita dover fare la fila e poi ritrovarci al cospetto di uno sportellista che sembra fatto apposta per creare difficoltà. Per contro ci rendiamo conto che non è possibile attendere 10-15 giorni per la duplicazione di un documento, per avere il passaporto, aspettare mesi per una visita specialistica o un esame da laboratorio e anni per arrivare alla sentenza definitiva per un procedimento giudiziario sia nel civile sia nel penale. Oggi con l’era di internet cosa ci vuole per dialogare con la burocrazia per avere in tempo reale un certificato, una duplicazione, un risultato e persino la drastica riduzione dei tempi d’attesa per procedimenti oggi resi tanto lunghi? Sta di fatto che quando mi avventuro a fare la fila in una qualsivoglia sportelleria (poste, prenotazioni e pagamenti per visite ambulatoriali, ricoveri, uffici giudiziari e quanto altro) dopo le esternazioni del ministro, mi attendo un servizio impeccabile, rapido e risolutivo al primo contatto. Non è così, purtroppo. Continuiamo ad imbatterci in una burocrazia “senza volto” dove per pagare un rateo di pensione agli eredi l’Inps ci impiega tre mesi se l’erede risiede all’estero e sei mesi per quello che vive in Italia. Se si porta in ambulanza un congiunto si rischia all’accettazione di trovarsi con un impedimento imprevisto: mancano le barelle. Ora il nostro bravo ministro scopre ciò che tutti noi sappiamo da tempo e che gli stessi sindacati di categoria hanno denunciato è che vi sono dei poliziotti, dei carabinieri e appartenenti ad altre armi che hanno incarichi non legati alla loro attività: c’è chi fa il dattilografo nelle procure, chi l’amministrativo negli uffici e via di questo passo. Logica vorrebbe che se si avverte la necessità di coprire gli organici per lavori amministrativi tali carenze venissero ricoperte con personale appositamente reclutato. Anni fa proponemmo un turn over, diciamo indolore, che consentisse il cambio di ruoli per quel personale che ne facesse domanda. Questo travaso avrebbe permesso di monitorare l’effettivo fabbisogno del personale assegnato a determinati incarichi: il poliziotto per fare il poliziotto e via di questo passo. Tutto cio non ci “azzecca” per dirla con Di Pietro, sul giro vita dei poliziotti alias grassoni solo perché il ministro li considera tali per il semplice fatto che sono per ore seduti dietro una scrivania. E’ un modo riduttivo, oltre che considerato offensivo dai sindacati e dai diretti interessati, di rappresentare il problema. Basta studiare il modo per risolverlo, posto che vi sia e di che proporzione è effettivamente. Diciamo allora, caro ministro, che bastano più buon senso e pragmatismo e meno… provocazioni anche perché alla fine allontano la soluzione del problema. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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