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16 Ottobre 1943, giorno della razzia nazista del ghetto ebraico di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Roma. Se il dolore potesse essere identificato con una data, quella per gli ebrei romani sarebbe il 16 ottobre 1943. Una data che da allora è rimasta nella memoria collettiva di una Comunità che non vuole o non può dimenticare il dolore di quella mattina, quando più di mille persone del ghetto vennero rastrellate dai nazisti, dando inizio a un calvario che poi diventerà l’inferno.Era l’alba di sabato, poche ore dopo la cena del venerdì che vede(va) riunita ogni famiglia ebraica per continuare tradizioni e liturgie che cementano da secoli il popolo d’Israele. Non un giorno qualsiasi, ma quello più sacro per gli ebrei: lo Shabbat.I comandanti delle SS avevano dato ordine ai loro aguzzini di non sbagliare, la razzia non poteva essere sommaria e tutto si sarebbe dovuto svolgere in breve tempo. La scientificità dell’operazione mischiata alla barbara ferocia avevano fatto scattare tutto proprio quel giorno, per strappare dalle proprie case più gente possibile.Senza distinzioni: uomini, donne, bambini, anziani. Non è una litania per scadenzare il dolore, ma un modo per ricordare legami spezzati, affetti non più manifestabili per famiglie ebraiche intere, che vennero individuate grazie agli elenchi stilati cinque anni prima delle leggi razziali. Gli elenchi per il popolo ebraico sono come fantasmi, prima o poi ritornano. E quando lo fanno, la loro potenza è dirompente.
Era il 16 ottobre 1943: giorno della deportazione degli ebrei romani. Un mese prima l’Italia aveva firmato l’armistizio e pochi giorno dopo la Germania nazista aveva occupato Roma, tenuta sotto il comando del tenente colonnello delle SS, Herbert Kappler, a cui Heinrich Himmler, teorico della “soluzione finale” aveva fatto recapitare questo messaggio:“I recenti avvenimenti italiani impongono una immediata soluzione del problema ebraico nei territori recentemente occupati dalle forze armate del Reich”.Passarono pochi giorni e la personificazione del male fece pervenire un telegramma segreto e strettamente riservato al colonnello Kappler in cui vennero spazzate via le possibili ambiguità del messaggio precedente:
“Tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi liquidati. Il successo dell’impresa dovrà essere assicurato mediante azione di sorpresa”.La sorte per gli ebrei romani era segnata. Non c’era più scampo, anche se i nazisti avevano fatto credere il contrario con il baratto: la salvezza in cambio di 50 kg d’oro. I 50 kg d’oro vennero racimolati dalla Comunità ebraica e consegnati alle SS per trovare la salvezza promessa e mai divenuta realtà.
Era il 28 settembre 1943: 18 giorni prima della deportazione degli ebrei romani. La disumanità nazista aveva già deciso la deportazione degli ebrei romani. Come se non bastasse, venne dato loro l’illusione dell’incolumità che iniziò a vacillare quando Kappler diede l’ordine di saccheggiare le due biblioteche della Comunità ebraica e del Collegio rabbinico, strappando materiale di inestimabile valore culturale ai legittimi proprietari per caricarli su due vagoni ferroviari diretti in Germania. Era il 14 ottobre 1943: 2 giorni prima della deportazione degli ebrei romani.Allo scoccare delle 5,30 iniziò il rastrellamento del ghetto ebraico di Roma. 1024 persone vennero strappate dalle proprie case e messe nei camion militari coperti da teloni e trasportati provvisoriamente presso il Collegio Militare di Palazzo Salviati in via della Lungara. Era il 16 ottobre 1943: il giorno della deportazione degli ebrei romani.La prima tappa dell’Inferno. In seguito i deportati furono trasferiti alla stazione ferroviaria Tiburtina e caricati su un convoglio composto da 18 carri bestiame. Era la seconda tappa dell’Inferno.Il 16 ottobre 1943 non è solamente una data per gli ebrei romani; è quell’insieme di sentimenti, di amore, di angoscia, di paura, di dolore, entrato a far parte del DNA della Comunità ebraica di Roma.È una data che da allora viene tramandata alle nuove generazioni come simbolo di un antisemitismo cieco e feroce.

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Questa sera per il mondo ebraico inizia la celebrazione del Capodanno

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

(Rosh ha Shanà che ha letteralmente lo stesso significato dell’espressione italiana) e inizia l’anno 5780 dalla creazione del primo essere umano. I maestri del pensiero ebraico hanno spesso sottolineato l’importanza del fatto che tutti gli uomini e le donne discendano dalla stessa unica coppia, perché questo ci rende tutti fratelli, senza gerarchie etniche e tutti reciprocamente responsabili. Nei due giorni di Rosh ha Shanà ci si scambiano gli auguri, si usa anche celebrare nelle due sere un “seder”, cioè un pasto rituale in cui si consumano cibi bene auguranti secondo la tradizione. Ma non si tratta di una festa spensierata come usa essere il capodanno civile, perché vi si apre il periodo dei dieci giorni solenni in cui si richiede di esaminare le proprie azioni, di pentirsi degli errori, di chiedere scusa dei torti commessi: innanzitutto agli altri esseri umani, e solo quando lo si è fatto è possibile innalzare la propria preghiera di pentimento alla sfera divina. Questo periodo di esame di coscienza e di pentimento si conclude col Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur) in cui si digiuna e si cerca di essere perdonati per le proprie colpe. Buona parte delle preghiere di espiazione non è fatta alla prima persona singolare, in nome proprio, ma collettivamente, parlando di “noi”. Dunque anche per chi non aderisse al senso religioso della celebrazione, questo è un buon momento per riesaminare quel che è accaduto nell’anno scorso e per cercare di capire che cosa bisogna cambiare e dove occorre dirigersi per migliorare la situazione. Provo qui a indicare quelle che sembrano a me le linee di questa riflessione collettiva. La condizione materiale del popolo ebraico è abbastanza buona: gode di notevole prosperità e deve lamentare un numero ridotto di lutti (anche se molti sono stati colpiti dal terrorismo). Israele è forte economicamente e militarmente e in media i suoi cittadini si dicono soddisfatti. Vi sono però dei problemi: vi è innanzitutto un crescente distacco fra Israele e la più forte comunità della diaspora, quella americana, che ormai fa prevalere in maggioranza il proprio orientamento politico di sinistra sulla responsabilità per Israele. Tutta la diaspora è minacciata sempre più dall’antisemitismo, che è dilagante in Europa del Nord, Germania Francia e ora colpisce anche gli Stati Uniti.
Israele è da quasi un anno impantanato in una crisi politica profonda che in buona parte deriva dall’insofferenza di buona parte dell’establishment per il leader che ha guidato il paese a grandi risultati in questi ultimi dieci anni. Non è chiaro se riuscirà a continuare il suo lavoro o dovrà essere sostituito e da chi; il clima politico però è molto pesante con manovre assai poco chiare, che coinvolgono anche alcuni partiti arabi antisionisti. Il fatto che la minaccia palestinista di portare Israele all’isolamento sia fallito non ha scoraggiato il terrorismo, sia da Gaza che in Giudea, Samaria, a Gerusalemme e altrove. Terrorismo spicciolo, che non costituisce una minaccia militare, ma che attenta alla vita di cittadini innocenti. Più grave è il pericolo che viene dall’Iran, lasciato dal mondo agire come un bandito senza reazioni né sanzioni, anzi spesso adulato e protetto. Gli ultimi eventi, in particolare l’attacco agli impianti petroliferi, mostrano che l’Iran ha costruito un apparato militare che potrebbe seriamente danneggiare non solo l’esercito israeliano, ma anche la popolazione civile. Siamo in una fase di guerra, per ora limitata, ma che potrebbe esplodere nel momento in cui gli strateghi iraniani ritenessero di avere un vantaggio tattico o Israele non fosse capace di mostrare deterrenza adeguata. Questo è il pericolo principale per Israele e per il mondo. Nonostante le belle parole di molti e nonostante gli atti concreti compiuti dal presidente Trump in aiuto allo stato ebraico, il rischio è di dover affrontare da soli un mostro terrorista che minaccia tutta l’umanità.Ma questi pericoli sono note da tempo ai governanti di Israele e ai comandanti militari, che lavorano per scongiurarli sul piano militare, politico e diplomatico. L’augurio fondamentale per questo anno nuovo è che ci riescano, che sappiano manovrare relazioni internazionali e azioni miltari in maniera da mantenere la situazione in equilibri. E’ bene capire che la pace non è mai fatta solo di sorrisi di buona volontà, ma soprattutto di capacità di prevenzione e di deterrenza verso gli aggressori. Per questo è indispensabile che Israele risolva la sua crisi politica e sia governato da una mano ferma ed esperta. Questo è il secondo augurio.
Per quanto riguarda l’esperienza della diaspora e della minaccia antisemita che essa subisce, anche se noi in Italia ne siamo stati risparmiati negli ultimi decenni, bisogna rendersi conto che questa minaccia è seria e grave. Non basta la protezione della polizia, occorre stroncare la propaganda che dà luogo alle minacce fisiche, che per lo più oggi è antisraeliana. Bisogna sperare che sempre più siano messe fuori gioco quelle aree politiche, come i laburisti inglesi, parte dei democratici americani e l’estrema sinistra in tutta europee, che criminalizzando Israele sdoganano l’antisemitismo in generale. E questo è il mio terzo auspicio.Il mondo ebraico della diaspora e anche quello italiano poi avrebbe bisogno di una seria riflessione, di un esame di coscienza approfondito. Ci troviamo di fronte a una perdita di identità, a un’incertezza culturale, a una subordinazione dell’appartenenza al popolo ebraico rispetto agli orientamenti politici e magari ai piccoli calcoli di carriera, a un dogmatismo perbenista che fa davvero paura. Anche il declino demografico, che pure c’è, è una minaccia minore rispetto a questa subordinazione di molta dirigenza ebraica a logiche partitiche estranee o a vecchi riflessi condizionati di schieramento. Bisogna augurarsi una ripresa soprattutto sul piano della coscienza identitaria e lavorare per essa. Questo è il mio ultimo augurio collettivo per questo capodanno.Ai lettori, a tutto il popolo ebraico e ai suoi amici auguro un anno personalmente buono e dolce: Shanà Tovà uMetukà e quella capacità di azione e di successo che la tradizione indica come “buona iscrizione (nel libro della vita)”, Ketivà tovà.

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Nuovo Cinema Ebraico e Israeliano: XII edizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 maggio 2019

Dal 4 al 9 maggio 2019 si terrà allo Spazio Oberdan di Milano la 12a edizione della rassegna del NUOVO CINEMA EBRAICO E ISRAELIANO, organizzata dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, e dedicata alla cinematografia israeliana ed ebraica, curata da Nanette Hayon e Anna Saralvo con la consulenza artistica di Ariela Piattelli e Lirit Mash.Basata in buona parte sulla selezione operata da Ariela Piattelli e Lirit Mash, direttrici artistiche del Pitigliani Kolno’a Festival, la manifestazione “cattura” le opere più significative e che hanno riscosso maggior successo nei vari festival internazionali negli ultimi mesi.Gli argomenti attorno a cui ruotano le storie narrate nelle pellicole scelte per questa edizione ricalcano le peculiarità della produzione internazionale: l’identità di genere, il mondo delle persone con deficit motori o cognitivi e il multiculturalismo. Temi che i registi israeliani affrontano con realismo e ironia. Per il secondo anno consecutivo ci sarà uno spazio dedicato alla produzione artistica giovanile.
Durante la manifestazione verranno organizzati incontri con personalità della cultura e dello spettacolo per un approfondimento, insieme al pubblico, delle principali tematiche affrontate nelle pellicole. Segnaliamo sin d’ora la presenza di Karl Haim Farkash, testimone diretto della vicenda della nave Pentcho che verrà presentata in un documentario. Il nostro ospite arriverà direttamente da Israele per raccontare episodi che arricchiranno la proiezione.I film e i documentari vengono proposti in lingua originale, sottotitolati in italiano. La rassegna NUOVO CINEMA EBRAICO E ISRAELIANO si realizza grazie al fondamentale contributo di AcomeA (www.acomea.it).
Inoltre si ringrazia per la collaborazione “Il Pitigliani – Centro Ebraico Italiano”. La manifestazione gode del patrocinio di “Regione Lombardia”, “Comune di Milano”, “Ufficio culturale dell’Ambasciata di Israele a Roma”, “Comunità Ebraica di Milano” e “Associazione Amici del CDEC”.Tra i lungometraggi in programma:
Laces, di Jacob Goldwasser, basato sulla storia vera di un adulto-bambino con un leggero ritardo cognitivo. Il ruolo del padre è interpretato magistralmente dall’attore Dov Glickman che ha vinto, per questa interpretazione, il Premio Miglior attore non protagonista agli Ophir Awards israeliani.
Red Cow di Tsivia Barkai. Ambientato a Gerusalemme Est nei giorni precedenti l’assassinio di Rabin, parla di Benny, 16 anni, una ragazza ortodossa che vive sola col padre: una figura che suscita al contempo grande rispetto, ma anche grande scetticismo a causa del suo nazionalismo religioso e utopistico. Un film colmo di immagini potenti che descrivono al meglio le burrascose pulsioni della sua eroina. Premiato quale Miglior Film al 35° Jerusalem Film Festival.
Across the Line di Nadav Shlomo Giladi. Hananel, un giovane ebreo religioso, sta tornando a casa in fretta per l’avvicinarsi del sabato, il giorno di riposo. Un incontro inaspettato con un autostoppista palestinese, lo porta incontro a una serie di comiche peripezie che alla fine gli insegneranno amicizia, amore ed empatia.
The Other Story di Avi Nesher. Come nei suoi precedenti capolavori, il regista, esplora con ironia e passione uno dei noccioli della questione israeliana: una testarda giovane donna, interpretata dalla bravissima Joy Rieger, decide improvvisamente di sposare un ebreo ortodosso. Il nonno e i genitori, divorziati e laici, mettono in atto un piano per contrastare l’imminente matrimonio.
The Cakemaker di Ofir Raul Grazier. Thomas, un giovane pasticciere tedesco, ha una relazione clandestina con Oren, un israeliano sposato che viaggia spesso in Germania per lavoro. Quando Oren muore in un incidente stradale, Thomas parte per Gerusalemme in cerca di risposte sulla sua morte conoscendo così sua moglie Anat. Thomas decide di iniziare a lavorare nella caffetteria della vedova, ritrovandosi coinvolto in modo molto più profondo di quanto avesse mai potuto immaginare. La pellicola è stata selezionata per rappresentare Israele, nella sezione Miglior film in lingua straniera, ai Premi Oscar 2019.
Broken Mirrors di Aviad Givon e Imri Matalon. E’ la storia di una ragazza, una straordinaria Shira Haas, in un crescendo di insofferenza e ribellione nei confronti di un padre, ufficiale dell’esercito, che controlla ogni suo movimento e che la punisce ogni qualvolta commette uno sbaglio. Un terribile incidente le causa un insostenibile senso di colpa e, abituata a pagare duramente ogni suo sbaglio, deciderà di partire lontano, mettendosi sulla strada di una drammatica autopunizione.
Anche in questa edizione abbiamo inserito una selezione di interessanti documentari ai quali seguiranno approfondimenti e dibattiti:
Pentcho di Stefano Cattini. Il 18 maggio 1940, il Pentcho, un vecchio rimorchiatore, lascia il porto di Bratislava per arrivare a Sulina, sul Mar Nero. A bordo vi sono 520 ebrei in fuga – cechi, slovacchi, polacchi – protagonisti di una terribile odissea.
Etgar Keret. Based On a True Story di Stephane Kaas. Il regista olandese ha scritto la sceneggiatura con il suo vecchio compagno di scuola Rutger Lemm. Entrambi amano le novelle di Etgar Keret e 15 anni dopo decidono di realizzare un documentario sul celebre scrittore israeliano. Il risultato finale è un mix di documentario, fiction e animazione. Tra i molti premi: un Emmy Award nella categoria “Best Programming”, due premi al Master di Art-Festival in Bulgaria, due premi al Prix Italia a Capri e il premio come Miglior Documentario al Jewish Film Festival a Varsavia.
The Museum, di Ran Tal. È un elegante documentario sul Museo di Israele che, ospitando una delle più grandi collezioni di arte e antichità al mondo, rivela il suo ruolo centrale nella complicata storia della nazione.
Edoardo Volterra. La vita come dovere, lo studio come passione, di Andreina Di Bruno e Marco Visalberghi. La storia del Rettore che ha ricostruito l’Ateneo di Bologna Alma Mater Studiorum dopo la seconda guerra mondiale e dato lustro alla Facoltà Giuridica romana nella seconda metà del Novecento.
Una donna. Poco più di un nome, di Ornella Grassi. Un docufilm che racconta la storia della grande scienziata ebrea, Enrica Calabresi. La pellicola è montata in parte come una fiction, in parte da documenti visivi sulla vita in guerra, sulle leggi razziali, con testimonianze di persone che hanno vissuto quel periodo.
Cheese!, film realizzato dal giovane regista Nathan De Pas Habib, racconta il viaggio a Roma di ospiti e operatori della Comunità Psichiatrica Mizar di Milano avvenuto in occasione della II edizione della Dream World Cup, mondiale di calcio a 5, per persone con disabilità mentali.

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JLTV trasmetterà in tutto il mondo le Maccabiadi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

Los Angeles,  JLTV diventerà il primo canale televisivo al mondo a contenuto totalmente ebraico, 24 ore su 24, quando il 12 luglio raggiungerà più di 100 milioni di case, aggiungendo alla sua distribuzione americana, la copertura via satellite Hot Bird in tutta l’Europa, in Nord Africa e in Medio Oriente. In concomitanza con la sua espansione mondiale, JLTV trasmetterà le 18me Maccabiadi dal 12 al 23 luglio, inserendole nella sua speciale programmazione sportiva. Quest’evento segna la prima trasmissione in nazioni diverse da Israele.  Conosciute come le “Olimpiadi Ebraiche”, le Maccabiadi hanno luogo ogni quattro anni in Israele, e attraggono eccezionali atleti ebrei da tutto il mondo. Vi gareggiano più di 8.000 atleti di oltre 50 paesi diversi, facendo delle Maccabiadi il terzo evento sportivo più grande al mondo.  La programmazione JLTV dei Giochi comprende uno speciale pre-olimpico di tre ore, Domenica 12 luglio dalle 18 alle 21 (fuso orario costa USA orientale), con 2 ripetizioni. La cerimonia di apertura della durata di 4 ore sarà trasmessa Lunedì 13 dalle 18 alle 22 (fuso orario costa USA orientale), con ulteriori ripetizioni. La trasmissione delle Maccabiadi continuerà fino al 24 luglio, mostrando i fatti salienti dei Giochi, interviste agli atleti e storie di interesse umano.  JLTV (Jewish Life Television) è il primo network televisivo a tempo pieno al mondo con programmazione di contenuto ebraico. Lanciato nel 2007, il network offre una gamma completa di notiziari, trasmissioni sportive, costume e società e intrattenimento. Oltre a trasmettere via Time Warner Cable, DirecTV e stazioni televisive locali in tutti gli Stati Uniti, JLTV può essere vista in più di 100 milioni di case in tutto il mondo grazie al prossimo lancio del 12 luglio su Hot Bird, un gruppo di trasmissioni via satellite, in tutta l’Europa, in Nord Africa e in Medio Oriente. Posizione di Hot Bird: Frequenza: 11200. Polarità: Verticale. Symbol Rate: 27500. FEC Rate: 5/6

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