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Festa del libro ebraico

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

Ferrara 15 – 18 settembre 2022 Torna al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah MEIS via Piangipane 81 di Ferrara la manifestazione dedicata alla letteratura ebraica che per questa edizione affronta i temi del rapporto tra ebraismo e immagine e del rinnovamento. La XIII edizione presenta un parterre di ospiti nazionali e internazionali, che comprende il Premio Pulitzer Joshua Cohen, la fumettista israeliana Rutu Modan, la scrittrice per ragazzi Keren David e molti altri. In programma incontri con gli autori e workshop, un omaggio a Primo Levi e la presentazione dell’ambizioso progetto: una nuova casa per la Biblioteca Nazionale di Israele firmata dagli architetti Herzog & de Meuron. Il programma di questa XIII edizione affronta soprattutto due temi: il rapporto tra ebraismo e immagine esplorato attraverso fumetti, graphic novel e antichi manoscritti illustrati in un confronto con gli autori che, come dice il Direttore del MEIS Amedeo Spagnoletto, riflette su “questioni identitarie, necessità di autorappresentazione e sul potente equilibrio tra parole e disegni, un’accoppiata che oltre a divertire e intrattenere permette spesso di esprimere l’ineffabile.”Su queste basi all’interno del programma troviamo, tra gli altri eventi, la presentazione di Netanyahu. Dove si narra un episodio minore e in fin dei conti trascurabile nella storia di una famiglia illustre (Codice edizioni, 2022) con l’autore, il Premio Pulitzer Joshua Cohen, introdotto da Claudia Durastanti, che ne ha curato la traduzione di tutte le edizioni italiane. Nel libro Cohen si ispira alla storia del padre di Benjamin Netanyahu, Benzion, per attivare con dissacrante ironia una riflessione sulla Storia, sui conflitti culturali e religiosi degli ebrei americani e sulla vulnerabilità dei discorsi identitari (18 settembre ore 18.00).Da non perdere l’incontro con la fumettista israeliana Rutu Modan, tra le firme più apprezzate nel panorama del fumetto contemporaneo, durante il quale verrà ripercorsa la sua carriera e si indagherà sul ruolo della graphic novel come strumento particolarmente efficace per raccontare l’attualità. L’artista svelerà, dialogando con l’illustratore e visual storyteller Emanuele Rosso, alcune iniziative che la vedono impegnata da protagonista, assieme alla Biblioteca Nazionale di Israele (15 settembre ore 17.30). Modan torna come protagonista della Festa anche il giorno dopo per tenere una masterclass gratuita dedicata alle tecniche per sceneggiare le graphic novel: un’occasione di incontro, dialogo e confronto unica destinata ad illustratori, fumettisti e appassionati di fumetti (16 settembre ore 10.00).Un vero omaggio a tutto tondo viene dedicato a Primo Levi, a partire dalla nuova edizione della raccolta di racconti Storie naturali (Einaudi, 2022), presentata dai curatori Domenico Scarpa, Martina Mengoni, il Presidente della casa editrice Giulio Einaudi editore Walter Barberis e lo scrittore e chimico Marco Malvaldi (18 settembre ore 16.30).A questo incontro si aggiunge la riflessione sul rapporto tra immagini e parole nel dialogo tra Una stella tranquilla. Ritratto sentimentale di Primo Levi di Pietro Scarnera (Coconino Press, 2022) e Il chimico libertino, di Fabrizio Franceschini (Carocci, 2022), moderati dalla giornalista Caterina Doglio: un modo per posare ancora lo sguardo su questa figura straordinaria passando da una delicata attenzione sull’uomo e i suoi multiformi interessi del primo libro, alla sua passione per le lingue (e la linguistica e l’etimologia) di cui provò sulla pelle il fascino e l’importanza nell’infermo di Auschwitz, al centro del secondo (18 settembre ore 15.00).Un’occasione quasi unica è rappresentata inoltre dalla presentazione dell’edizione in facsimile del Meshal ha-Qadmoni (prevista il 16 settembre ore 17.00), un piccolo codice di favole antiche, riccamente illustrato con scene vivaci e colorate e copiato nel 1483 a Brescia in una calligrafia ebraica ashkenazita, commentato dai curatori Pier Francesco Fumagalli (Veneranda Biblioteca Ambrosiana), Anna Linda Callow in dialogo con il prof. Saverio Campanini (UNIBO).Un ulteriore sguardo sul libro come oggetto si focalizzerà sulla Biblioteca Nazionale di Israele, la biblioteca nazionale dello Stato di Israele e punto di riferimento per gli ebrei di tutto il mondo. La nuova sede – che verrà completata a breve a Gerusalemme vicino alla Knesset, il parlamento, è stata progettata da Herzog & de Meuron. Il complesso architettonico ospiterà tutte le sue attività e i suoi tesori, dai manoscritti di Isaac Newton ad opere del rabbino e medico Maimonide, dagli archivi personali del filosofo Martin Buber alle lettere di Franz Kafka, oltre a documenti, libri rari e miniature che raccontano secoli di storia degli ebrei in Italia e molto altro (18 settembre ore 12.00).Molti gli incontri dedicati a bambini e ragazzi, dai workshop alla possibilità di ascoltare Keren David, che arriva a Ferrara con il suo Le cose che ci fanno paura (Giuntina, 2022) – selezionato per il Premio Strega Ragazze e Ragazzi – una storia di amicizia contro il razzismo con cui la scrittrice immagina un possibile futuro diverso (16 settembre ore 12.00). Il rapporto tra cibo, religione e norme alimentari, come la kasherut, verrà esplorato nell’incontro dedicato al libro Ricette e precetti (Giuntina, 2019) con l’autrice Miriam Camerini, studiosa di ebraismo e artista. La presentazione è realizzata in collaborazione con Coop Alleanza 3.0 (16 settembre ore 10.30).

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Festa del libro ebraico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

Ferrara 15 – 18 settembre 2022. Torna al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara la manifestazione dedicata alla letteratura ebraica che per questa edizione affronta i temi del rapporto tra ebraismo e immagine e del rinnovamento. La XIII edizione presenta un parterre di ospiti nazionali e internazionali, che comprende il Premio Pulitzer Joshua Cohen, la fumettista israeliana Rutu Modan, la scrittrice per ragazzi Keren David e molti altri. In programma incontri con gli autori e workshop, un omaggio a Primo Levi e la presentazione dell’ambizioso progetto: una nuova casa per la National Library of Israel firmata dagli architetti Herzog & de Meuron

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Mostra Disegnare l’ebraico

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2022

Ferrara. Il MEIS – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara ospita la mostra che dura fino al 5 febbraio 2023. Disegnare l’ebraico. Interpretazione artistica dell’Alef Bet, progetto congiunto con l’Ambasciata d’Israele in Italia e l’Istituto Europeo di Design di Roma, dedicato alla promozione della conoscenza dell’ebraico.Il padiglione d’accesso dell’edificio museale accoglie le 27 illustrazioni firmate da 16 studenti e due docenti dello IED. Le illustrazioni sono il frutto di workshop e incontri dedicati alle diverse sfaccettature della lingua ebraica, indirizzati agli studenti del secondo anno del corso di Illustrazione e Animazione dello IED. Le lezioni hanno visto la partecipazione di S.E. Dror Eydar, Ambasciatore di Israele in Italia; Smadar Shapira e Maya Katzir, rispettivamente Consigliere per gli Affari Pubblici e Addetta Culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia, di Amedeo Spagnoletto, Direttore del MEIS e Sofèr (parola ebraica con cui si indica lo scriba di testi sacri ebraici), e di Ely Rozenberg, designer israeliano e Coordinatore dei corsi di Design alla Rome University of Fine Arts (RUFA). Esposto nel giardino del MEIS e come ulteriore collegamento con Israele c’è anche un tombino d’artista che racconta in maniera insolita le tante attrazioni della città Tel Aviv-Giaffa.Nel 2020 la compagnia israeliana Mei Avivim ha indetto un concorso rivolto ai designer per riprogettare le coperture dei tombini della città di Tel Aviv-Giaffa. Ad aggiudicarsi il primo premio è stata la giovane Anna Stylianou che ha inserito sul suo tombino alcuni dei simboli più emblematici della metropoli: le palme, le biciclette, l’iconica fontana di Dizengoff, la torre dell’orologio di Giaffa e molto altro.Dopo l’esposizione al MEIS, il prototipo entrerà a far parte della collezione del Museo Internazionale delle Ghise di Ferrara ideato da Stefano Bottoni nel 2003. Con Disegnare l’ebraico il pubblico ha un motivo in più per visitare il MEIS, che fino al 3 luglio ospita Oltre il ghetto. Dentro&Fuori, la mostra dedicata alla ricostruzione della presenza ebraica in Italia, focalizzata sul periodo che va dall’epoca dei ghetti (1516) alla Prima guerra mondiale e curata da Andreina Contessa, Simonetta Della Seta, Carlotta Ferrara degli Uberti e Sharon Reichel.

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Festa del Libro Ebraico

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

Ferrara. Via Piangipane, 79/83. Torna per la XII edizione, la Festa del Libro Ebraico, uno dei principali eventi culturali ideato e organizzato dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS di Ferrara. Attraverso presentazioni di libri, incontri, performance live, proiezioni e concerti, il festival letterario ha permesso a migliaia di persone di entrare in contatto con la ricchezza culturale dell’Ebraismo e si è confermato un appuntamento fisso per la città estense. Dal 23 al 26 settembre il giardino del Museo ospiterà sotto la sukkah, la tradizionale capanna costruita in occasione della festa ebraica di Sukkot, decine di ospiti prestigiosi: dallo scrittore israeliano Eshkol Nevo, al Professore emerito Luciano Canfora, dal politico ed economista Romano Prodi, agli scrittori Igiaba Scego ed Alessandro Piperno.Il tema conduttore sul quale si interrogheranno e rifletteranno i protagonisti della XII edizione della Festa del Libro Ebraico è la CASA. Forse la parola più pronunciata in questi ultimi mesi, “Casa” è un luogo ma anche uno stato d’animo, un rifugio o una trappola; può significare famiglia, stabilità, sicurezza, ma alle volte anche oppressione e insofferenza. Per l’Ebraismo, la casa è sempre stato uno strumento di elezione per la trasmissione dell’identità e dei valori; una risorsa che ha permesso la sopravvivenza di un popolo in diaspora. Il vocabolo in ebraico usato per indicarla è Bayit, la cui lettera iniziale – Bet – è la prima consonante dell’alfabeto e ha una forma chiusa su tre lati, simbolo di protezione ma anche di permeabilità culturale.L’iniziativa ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Ferrara. È realizzata inoltre con la collaborazione dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara e la sponsorizzazione di Coferasta.

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16 Ottobre 1943, giorno della razzia nazista del ghetto ebraico di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Roma. Se il dolore potesse essere identificato con una data, quella per gli ebrei romani sarebbe il 16 ottobre 1943. Una data che da allora è rimasta nella memoria collettiva di una Comunità che non vuole o non può dimenticare il dolore di quella mattina, quando più di mille persone del ghetto vennero rastrellate dai nazisti, dando inizio a un calvario che poi diventerà l’inferno.Era l’alba di sabato, poche ore dopo la cena del venerdì che vede(va) riunita ogni famiglia ebraica per continuare tradizioni e liturgie che cementano da secoli il popolo d’Israele. Non un giorno qualsiasi, ma quello più sacro per gli ebrei: lo Shabbat.I comandanti delle SS avevano dato ordine ai loro aguzzini di non sbagliare, la razzia non poteva essere sommaria e tutto si sarebbe dovuto svolgere in breve tempo. La scientificità dell’operazione mischiata alla barbara ferocia avevano fatto scattare tutto proprio quel giorno, per strappare dalle proprie case più gente possibile.Senza distinzioni: uomini, donne, bambini, anziani. Non è una litania per scadenzare il dolore, ma un modo per ricordare legami spezzati, affetti non più manifestabili per famiglie ebraiche intere, che vennero individuate grazie agli elenchi stilati cinque anni prima delle leggi razziali. Gli elenchi per il popolo ebraico sono come fantasmi, prima o poi ritornano. E quando lo fanno, la loro potenza è dirompente.
Era il 16 ottobre 1943: giorno della deportazione degli ebrei romani. Un mese prima l’Italia aveva firmato l’armistizio e pochi giorno dopo la Germania nazista aveva occupato Roma, tenuta sotto il comando del tenente colonnello delle SS, Herbert Kappler, a cui Heinrich Himmler, teorico della “soluzione finale” aveva fatto recapitare questo messaggio:“I recenti avvenimenti italiani impongono una immediata soluzione del problema ebraico nei territori recentemente occupati dalle forze armate del Reich”.Passarono pochi giorni e la personificazione del male fece pervenire un telegramma segreto e strettamente riservato al colonnello Kappler in cui vennero spazzate via le possibili ambiguità del messaggio precedente:
“Tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi liquidati. Il successo dell’impresa dovrà essere assicurato mediante azione di sorpresa”.La sorte per gli ebrei romani era segnata. Non c’era più scampo, anche se i nazisti avevano fatto credere il contrario con il baratto: la salvezza in cambio di 50 kg d’oro. I 50 kg d’oro vennero racimolati dalla Comunità ebraica e consegnati alle SS per trovare la salvezza promessa e mai divenuta realtà.
Era il 28 settembre 1943: 18 giorni prima della deportazione degli ebrei romani. La disumanità nazista aveva già deciso la deportazione degli ebrei romani. Come se non bastasse, venne dato loro l’illusione dell’incolumità che iniziò a vacillare quando Kappler diede l’ordine di saccheggiare le due biblioteche della Comunità ebraica e del Collegio rabbinico, strappando materiale di inestimabile valore culturale ai legittimi proprietari per caricarli su due vagoni ferroviari diretti in Germania. Era il 14 ottobre 1943: 2 giorni prima della deportazione degli ebrei romani.Allo scoccare delle 5,30 iniziò il rastrellamento del ghetto ebraico di Roma. 1024 persone vennero strappate dalle proprie case e messe nei camion militari coperti da teloni e trasportati provvisoriamente presso il Collegio Militare di Palazzo Salviati in via della Lungara. Era il 16 ottobre 1943: il giorno della deportazione degli ebrei romani.La prima tappa dell’Inferno. In seguito i deportati furono trasferiti alla stazione ferroviaria Tiburtina e caricati su un convoglio composto da 18 carri bestiame. Era la seconda tappa dell’Inferno.Il 16 ottobre 1943 non è solamente una data per gli ebrei romani; è quell’insieme di sentimenti, di amore, di angoscia, di paura, di dolore, entrato a far parte del DNA della Comunità ebraica di Roma.È una data che da allora viene tramandata alle nuove generazioni come simbolo di un antisemitismo cieco e feroce.

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Questa sera per il mondo ebraico inizia la celebrazione del Capodanno

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

(Rosh ha Shanà che ha letteralmente lo stesso significato dell’espressione italiana) e inizia l’anno 5780 dalla creazione del primo essere umano. I maestri del pensiero ebraico hanno spesso sottolineato l’importanza del fatto che tutti gli uomini e le donne discendano dalla stessa unica coppia, perché questo ci rende tutti fratelli, senza gerarchie etniche e tutti reciprocamente responsabili. Nei due giorni di Rosh ha Shanà ci si scambiano gli auguri, si usa anche celebrare nelle due sere un “seder”, cioè un pasto rituale in cui si consumano cibi bene auguranti secondo la tradizione. Ma non si tratta di una festa spensierata come usa essere il capodanno civile, perché vi si apre il periodo dei dieci giorni solenni in cui si richiede di esaminare le proprie azioni, di pentirsi degli errori, di chiedere scusa dei torti commessi: innanzitutto agli altri esseri umani, e solo quando lo si è fatto è possibile innalzare la propria preghiera di pentimento alla sfera divina. Questo periodo di esame di coscienza e di pentimento si conclude col Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur) in cui si digiuna e si cerca di essere perdonati per le proprie colpe. Buona parte delle preghiere di espiazione non è fatta alla prima persona singolare, in nome proprio, ma collettivamente, parlando di “noi”. Dunque anche per chi non aderisse al senso religioso della celebrazione, questo è un buon momento per riesaminare quel che è accaduto nell’anno scorso e per cercare di capire che cosa bisogna cambiare e dove occorre dirigersi per migliorare la situazione. Provo qui a indicare quelle che sembrano a me le linee di questa riflessione collettiva. La condizione materiale del popolo ebraico è abbastanza buona: gode di notevole prosperità e deve lamentare un numero ridotto di lutti (anche se molti sono stati colpiti dal terrorismo). Israele è forte economicamente e militarmente e in media i suoi cittadini si dicono soddisfatti. Vi sono però dei problemi: vi è innanzitutto un crescente distacco fra Israele e la più forte comunità della diaspora, quella americana, che ormai fa prevalere in maggioranza il proprio orientamento politico di sinistra sulla responsabilità per Israele. Tutta la diaspora è minacciata sempre più dall’antisemitismo, che è dilagante in Europa del Nord, Germania Francia e ora colpisce anche gli Stati Uniti.
Israele è da quasi un anno impantanato in una crisi politica profonda che in buona parte deriva dall’insofferenza di buona parte dell’establishment per il leader che ha guidato il paese a grandi risultati in questi ultimi dieci anni. Non è chiaro se riuscirà a continuare il suo lavoro o dovrà essere sostituito e da chi; il clima politico però è molto pesante con manovre assai poco chiare, che coinvolgono anche alcuni partiti arabi antisionisti. Il fatto che la minaccia palestinista di portare Israele all’isolamento sia fallito non ha scoraggiato il terrorismo, sia da Gaza che in Giudea, Samaria, a Gerusalemme e altrove. Terrorismo spicciolo, che non costituisce una minaccia militare, ma che attenta alla vita di cittadini innocenti. Più grave è il pericolo che viene dall’Iran, lasciato dal mondo agire come un bandito senza reazioni né sanzioni, anzi spesso adulato e protetto. Gli ultimi eventi, in particolare l’attacco agli impianti petroliferi, mostrano che l’Iran ha costruito un apparato militare che potrebbe seriamente danneggiare non solo l’esercito israeliano, ma anche la popolazione civile. Siamo in una fase di guerra, per ora limitata, ma che potrebbe esplodere nel momento in cui gli strateghi iraniani ritenessero di avere un vantaggio tattico o Israele non fosse capace di mostrare deterrenza adeguata. Questo è il pericolo principale per Israele e per il mondo. Nonostante le belle parole di molti e nonostante gli atti concreti compiuti dal presidente Trump in aiuto allo stato ebraico, il rischio è di dover affrontare da soli un mostro terrorista che minaccia tutta l’umanità.Ma questi pericoli sono note da tempo ai governanti di Israele e ai comandanti militari, che lavorano per scongiurarli sul piano militare, politico e diplomatico. L’augurio fondamentale per questo anno nuovo è che ci riescano, che sappiano manovrare relazioni internazionali e azioni miltari in maniera da mantenere la situazione in equilibri. E’ bene capire che la pace non è mai fatta solo di sorrisi di buona volontà, ma soprattutto di capacità di prevenzione e di deterrenza verso gli aggressori. Per questo è indispensabile che Israele risolva la sua crisi politica e sia governato da una mano ferma ed esperta. Questo è il secondo augurio.
Per quanto riguarda l’esperienza della diaspora e della minaccia antisemita che essa subisce, anche se noi in Italia ne siamo stati risparmiati negli ultimi decenni, bisogna rendersi conto che questa minaccia è seria e grave. Non basta la protezione della polizia, occorre stroncare la propaganda che dà luogo alle minacce fisiche, che per lo più oggi è antisraeliana. Bisogna sperare che sempre più siano messe fuori gioco quelle aree politiche, come i laburisti inglesi, parte dei democratici americani e l’estrema sinistra in tutta europee, che criminalizzando Israele sdoganano l’antisemitismo in generale. E questo è il mio terzo auspicio.Il mondo ebraico della diaspora e anche quello italiano poi avrebbe bisogno di una seria riflessione, di un esame di coscienza approfondito. Ci troviamo di fronte a una perdita di identità, a un’incertezza culturale, a una subordinazione dell’appartenenza al popolo ebraico rispetto agli orientamenti politici e magari ai piccoli calcoli di carriera, a un dogmatismo perbenista che fa davvero paura. Anche il declino demografico, che pure c’è, è una minaccia minore rispetto a questa subordinazione di molta dirigenza ebraica a logiche partitiche estranee o a vecchi riflessi condizionati di schieramento. Bisogna augurarsi una ripresa soprattutto sul piano della coscienza identitaria e lavorare per essa. Questo è il mio ultimo augurio collettivo per questo capodanno.Ai lettori, a tutto il popolo ebraico e ai suoi amici auguro un anno personalmente buono e dolce: Shanà Tovà uMetukà e quella capacità di azione e di successo che la tradizione indica come “buona iscrizione (nel libro della vita)”, Ketivà tovà.

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Nuovo Cinema Ebraico e Israeliano: XII edizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 Maggio 2019

Dal 4 al 9 maggio 2019 si terrà allo Spazio Oberdan di Milano la 12a edizione della rassegna del NUOVO CINEMA EBRAICO E ISRAELIANO, organizzata dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, e dedicata alla cinematografia israeliana ed ebraica, curata da Nanette Hayon e Anna Saralvo con la consulenza artistica di Ariela Piattelli e Lirit Mash.Basata in buona parte sulla selezione operata da Ariela Piattelli e Lirit Mash, direttrici artistiche del Pitigliani Kolno’a Festival, la manifestazione “cattura” le opere più significative e che hanno riscosso maggior successo nei vari festival internazionali negli ultimi mesi.Gli argomenti attorno a cui ruotano le storie narrate nelle pellicole scelte per questa edizione ricalcano le peculiarità della produzione internazionale: l’identità di genere, il mondo delle persone con deficit motori o cognitivi e il multiculturalismo. Temi che i registi israeliani affrontano con realismo e ironia. Per il secondo anno consecutivo ci sarà uno spazio dedicato alla produzione artistica giovanile.
Durante la manifestazione verranno organizzati incontri con personalità della cultura e dello spettacolo per un approfondimento, insieme al pubblico, delle principali tematiche affrontate nelle pellicole. Segnaliamo sin d’ora la presenza di Karl Haim Farkash, testimone diretto della vicenda della nave Pentcho che verrà presentata in un documentario. Il nostro ospite arriverà direttamente da Israele per raccontare episodi che arricchiranno la proiezione.I film e i documentari vengono proposti in lingua originale, sottotitolati in italiano. La rassegna NUOVO CINEMA EBRAICO E ISRAELIANO si realizza grazie al fondamentale contributo di AcomeA (www.acomea.it).
Inoltre si ringrazia per la collaborazione “Il Pitigliani – Centro Ebraico Italiano”. La manifestazione gode del patrocinio di “Regione Lombardia”, “Comune di Milano”, “Ufficio culturale dell’Ambasciata di Israele a Roma”, “Comunità Ebraica di Milano” e “Associazione Amici del CDEC”.Tra i lungometraggi in programma:
Laces, di Jacob Goldwasser, basato sulla storia vera di un adulto-bambino con un leggero ritardo cognitivo. Il ruolo del padre è interpretato magistralmente dall’attore Dov Glickman che ha vinto, per questa interpretazione, il Premio Miglior attore non protagonista agli Ophir Awards israeliani.
Red Cow di Tsivia Barkai. Ambientato a Gerusalemme Est nei giorni precedenti l’assassinio di Rabin, parla di Benny, 16 anni, una ragazza ortodossa che vive sola col padre: una figura che suscita al contempo grande rispetto, ma anche grande scetticismo a causa del suo nazionalismo religioso e utopistico. Un film colmo di immagini potenti che descrivono al meglio le burrascose pulsioni della sua eroina. Premiato quale Miglior Film al 35° Jerusalem Film Festival.
Across the Line di Nadav Shlomo Giladi. Hananel, un giovane ebreo religioso, sta tornando a casa in fretta per l’avvicinarsi del sabato, il giorno di riposo. Un incontro inaspettato con un autostoppista palestinese, lo porta incontro a una serie di comiche peripezie che alla fine gli insegneranno amicizia, amore ed empatia.
The Other Story di Avi Nesher. Come nei suoi precedenti capolavori, il regista, esplora con ironia e passione uno dei noccioli della questione israeliana: una testarda giovane donna, interpretata dalla bravissima Joy Rieger, decide improvvisamente di sposare un ebreo ortodosso. Il nonno e i genitori, divorziati e laici, mettono in atto un piano per contrastare l’imminente matrimonio.
The Cakemaker di Ofir Raul Grazier. Thomas, un giovane pasticciere tedesco, ha una relazione clandestina con Oren, un israeliano sposato che viaggia spesso in Germania per lavoro. Quando Oren muore in un incidente stradale, Thomas parte per Gerusalemme in cerca di risposte sulla sua morte conoscendo così sua moglie Anat. Thomas decide di iniziare a lavorare nella caffetteria della vedova, ritrovandosi coinvolto in modo molto più profondo di quanto avesse mai potuto immaginare. La pellicola è stata selezionata per rappresentare Israele, nella sezione Miglior film in lingua straniera, ai Premi Oscar 2019.
Broken Mirrors di Aviad Givon e Imri Matalon. E’ la storia di una ragazza, una straordinaria Shira Haas, in un crescendo di insofferenza e ribellione nei confronti di un padre, ufficiale dell’esercito, che controlla ogni suo movimento e che la punisce ogni qualvolta commette uno sbaglio. Un terribile incidente le causa un insostenibile senso di colpa e, abituata a pagare duramente ogni suo sbaglio, deciderà di partire lontano, mettendosi sulla strada di una drammatica autopunizione.
Anche in questa edizione abbiamo inserito una selezione di interessanti documentari ai quali seguiranno approfondimenti e dibattiti:
Pentcho di Stefano Cattini. Il 18 maggio 1940, il Pentcho, un vecchio rimorchiatore, lascia il porto di Bratislava per arrivare a Sulina, sul Mar Nero. A bordo vi sono 520 ebrei in fuga – cechi, slovacchi, polacchi – protagonisti di una terribile odissea.
Etgar Keret. Based On a True Story di Stephane Kaas. Il regista olandese ha scritto la sceneggiatura con il suo vecchio compagno di scuola Rutger Lemm. Entrambi amano le novelle di Etgar Keret e 15 anni dopo decidono di realizzare un documentario sul celebre scrittore israeliano. Il risultato finale è un mix di documentario, fiction e animazione. Tra i molti premi: un Emmy Award nella categoria “Best Programming”, due premi al Master di Art-Festival in Bulgaria, due premi al Prix Italia a Capri e il premio come Miglior Documentario al Jewish Film Festival a Varsavia.
The Museum, di Ran Tal. È un elegante documentario sul Museo di Israele che, ospitando una delle più grandi collezioni di arte e antichità al mondo, rivela il suo ruolo centrale nella complicata storia della nazione.
Edoardo Volterra. La vita come dovere, lo studio come passione, di Andreina Di Bruno e Marco Visalberghi. La storia del Rettore che ha ricostruito l’Ateneo di Bologna Alma Mater Studiorum dopo la seconda guerra mondiale e dato lustro alla Facoltà Giuridica romana nella seconda metà del Novecento.
Una donna. Poco più di un nome, di Ornella Grassi. Un docufilm che racconta la storia della grande scienziata ebrea, Enrica Calabresi. La pellicola è montata in parte come una fiction, in parte da documenti visivi sulla vita in guerra, sulle leggi razziali, con testimonianze di persone che hanno vissuto quel periodo.
Cheese!, film realizzato dal giovane regista Nathan De Pas Habib, racconta il viaggio a Roma di ospiti e operatori della Comunità Psichiatrica Mizar di Milano avvenuto in occasione della II edizione della Dream World Cup, mondiale di calcio a 5, per persone con disabilità mentali.

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JLTV trasmetterà in tutto il mondo le Maccabiadi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

Los Angeles,  JLTV diventerà il primo canale televisivo al mondo a contenuto totalmente ebraico, 24 ore su 24, quando il 12 luglio raggiungerà più di 100 milioni di case, aggiungendo alla sua distribuzione americana, la copertura via satellite Hot Bird in tutta l’Europa, in Nord Africa e in Medio Oriente. In concomitanza con la sua espansione mondiale, JLTV trasmetterà le 18me Maccabiadi dal 12 al 23 luglio, inserendole nella sua speciale programmazione sportiva. Quest’evento segna la prima trasmissione in nazioni diverse da Israele.  Conosciute come le “Olimpiadi Ebraiche”, le Maccabiadi hanno luogo ogni quattro anni in Israele, e attraggono eccezionali atleti ebrei da tutto il mondo. Vi gareggiano più di 8.000 atleti di oltre 50 paesi diversi, facendo delle Maccabiadi il terzo evento sportivo più grande al mondo.  La programmazione JLTV dei Giochi comprende uno speciale pre-olimpico di tre ore, Domenica 12 luglio dalle 18 alle 21 (fuso orario costa USA orientale), con 2 ripetizioni. La cerimonia di apertura della durata di 4 ore sarà trasmessa Lunedì 13 dalle 18 alle 22 (fuso orario costa USA orientale), con ulteriori ripetizioni. La trasmissione delle Maccabiadi continuerà fino al 24 luglio, mostrando i fatti salienti dei Giochi, interviste agli atleti e storie di interesse umano.  JLTV (Jewish Life Television) è il primo network televisivo a tempo pieno al mondo con programmazione di contenuto ebraico. Lanciato nel 2007, il network offre una gamma completa di notiziari, trasmissioni sportive, costume e società e intrattenimento. Oltre a trasmettere via Time Warner Cable, DirecTV e stazioni televisive locali in tutti gli Stati Uniti, JLTV può essere vista in più di 100 milioni di case in tutto il mondo grazie al prossimo lancio del 12 luglio su Hot Bird, un gruppo di trasmissioni via satellite, in tutta l’Europa, in Nord Africa e in Medio Oriente. Posizione di Hot Bird: Frequenza: 11200. Polarità: Verticale. Symbol Rate: 27500. FEC Rate: 5/6

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