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Posts Tagged ‘ebraismo’

Ebraismo, licenza inedita in una Università pontificia

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2021

Roma Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4. Il nuovo percorso accademico sarà presentato in un apposito evento il prossimo 21 aprile 2021. Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming su bit.ly/licentiatebea Gli interventi saranno in inglese e in italiano con traduzione simultanea. Dopo il saluto del Rettore del Pontificia Università Gregoriana, P. Nuno da Silva Gonçalves SJ, P. Etienne Vetö presenterà nel dettaglio il nuovo programma di studi mentre P. Norbert Hofmann SDB, Segretario della Commissione per i Rapporti Religiosi con gli Ebrei del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (PCPUC) spiegherà quale impatto potrà avere la Licenza sulle relazioni ebraico-cristiane. Nella seconda parte del programma si offrirà un “assaggio” dell’attività del Centro Bea attraverso una riflessione rabbinico-patristica offerta da due docenti, Rav David Meyer e il Dott. Massimo Gargiulo. Il Centro “Cardinal Bea” della Pontificia Università Gregoriana è un’unità accademica al cui interno operano studiosi cristiani ed ebrei, e un numero significativo di corsi e seminari sono tenuti a due voci. Questo tipo di insegnamento unisce alle competenze accademiche la possibilità di vivere un’esperienza delle relazioni ebraico-cristiane, promuovendo uno scambio di reciproco arricchimento e creando uno spazio per il dialogo e l’interazione.Le due colonne dei corsi e seminari del Centro Cardinal Bea – sia per la Diploma Annuale sia per la nuova Licenza sono: a) Studi giudaici – mira ad offrire una preparazione solida e ampia sull’ebraismo b) Relazioni ebraico-cristiane – promuove inoltre lo sviluppo di una teologia delle relazioni ebraico-cristiane, formando gli studenti in questo campo. Le principali aree di studio approfondito includono: letteratura rabbinica, storia, filosofia ebraica, liturgia ebraica e preghiera, cultura e arte ebraica, pensiero ebraico contemporaneo, storia e pratica delle relazioni ebraico-cristiane, teologia cristiana e relazioni ebraico-cristiane, e ebraico biblico – ebraico moderno.Il nuovo programma di Licenza prevede inoltre corsi interdisciplinari di Studi Biblici, Storia e Teologia utilizzando le risorse delle diverse Facoltà della Pontificia Università Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico, del Pontificio Istituto Orientale e i programmi di scambio accademico con l’Università Ebraica di Gerusalemme.La sede a Roma del Centro “Cardinal Bea”, a stretto contatto con la Santa Sede, facilita la collaborazione con autorevoli esponenti del dialogo ebraico-cattolico nel mondo. La vicinanza con la comunità ebraica di Roma, una delle più antiche d’Occidente, offre le condizioni ideali per vivere il dialogo, attraverso incontri, dibattiti e partecipazione a momenti di preghiera e liturgia nelle sinagoghe, attività considerate parte del processo di formazione.

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“Le luci dell’Ebraismo: Serata divulgativa sulla cultura ebraica”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Incontro: Giovedì 11.06.2020 h. 21:00-22:30 Modalità on-line con accesso libero sulla piattaforma zoom. Intervengono: Rav Riccardo di Segni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma. Enrico Tromba, Prof. di Studi Ebraici, Università di Bratislava (Slovacchia). Introduce e modera: ing. Antonio Mangiola – MEIC Sant’Ivo alla Sapienza
Giovedì 11 Giugno 2020 dalle ore 21.00, in modalità on-line sulla piattaforma zoom, proseguirà il percorso di formazionedell’associazione cattolica romana MEIC Sant’Ivo alla Sapienza, con una serata divulgativa sulla cultura ebraica da titolo: “Le Luci dell’Ebraismo” con l’obbiettivo di un approfondimento sulle peculiarità e le ricchezze di questa cultura millenaria in cui affondano le radici della cultura cristiana. L’iniziativa si inquadra all’interno dell’offerta formativa del MEIC dell’anno 2019-2020 costituita da: Percorso di formazione Cristiana denominato “Profeti di Pace”; Cineforum sulle relazioni affettive; percorso di approfondimento culturale “Storie: incontri di Letteratura”; infine, scuola socio politica “Don Lorenzo Milani”. Maggiori informazioni alla pagina http://www.facebook.com/meicroma La religione cristiana affonda le sue radici nell’ebraismo, pertanto è segno di maturità per ogni cristiano approfondire le conoscenze di una cultura ricca e millenaria quale è quella ebraica che gode di particolarità uniche nel panorama storico, antropologico e religioso mondiale. La schiavitù in Egitto, l’Esodo di 40 anni nel deserto, la diaspora dell’anno 70 d. C. nel passato, fino ai giorni nostri come la Shoah, e la presenza nel mondo della cultura di personaggi come Einstein, Oppenheimer, Freud, Martin Buber, Eric Fromm, Abrahm Maslow, Jacques Derrida, Karl Popper, Emmanuel Lévinas, Claude Lévi-Strauss, Woody Allen, Anna Frank, e tanti altri, ci danno la cifra di un popolo dalla forte tradizione plurimillenaria, che affonda le sue radici nella Torah e nel Talmud. Per gustare uno scenario così vasto, verranno tratteggiati i seguenti temi:
la vita spirituale per gli ebrei adulti laici: pratiche, regole e osservanza;
l’affettività, la famiglia ed il ruolo della donna nella cultura e società ebraica;
le regole alimentari ebraiche, il loro significato spirituale e culturale – ho visto le sue specifiche per i vegani a cui appartengo da 10 anni;
l’umorismo ebraico, come strumento di fede, ovvero come attitudine a tenere accesa la fiammella della fede, in situazioni difficili e drammatiche che ciascuno nella vita è chiamato a vivere ed a superare per crescere;
il lavoro nella cultura ebraica, come strumento di espressione di se.
Intervengono: Rav Riccardo di Segni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, affiancato dal prof. Enrico Tromba, Prof. di Studi Ebraici, Università di Bratislava (Slovacchia). Riccardo Di Segni, figlio del medico partigiano Mosè Di Segni, è laureato in medicina e chirurgia. Ha continuato ad esercitare anche la sua professione di medico fino al 2014, come Direttore di Dipartimento di Diagnostica per immagini (radiologia) all’ospedale San Giovanni di Roma. Ha conseguito il titolo di rabbino presso il Collegio Rabbinico Italiano nel 1973 e come rabbino capo di Roma occupa la cattedra rabbinica più importante in Italia. Membro del Consiglio direttivo dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia dal 1999 al 2007 e Vice presidente della Conferenza Rabbinica Europea, dal 2010. Direttore del Collegio Rabbinico Italiano, dal 1999. Autore di più di 40 pubblicazioni in riviste specializzate su temi di letteratura talmudica, rapporti tra ebraismo e cristianesimo, diritto, bioetica, esposizione e interpretazione di riti, tradizioni locali, anche con applicazione di metodiche antropologiche-culturali. E’ autore di diversi libri di cultura ebraica fra cui la famosa “Guida alle regole alimentari ebraiche”.Enrico Tromba, archeologo e dottore di ricerca in Studi Ebraici presso l’Università di Bologna e di Parigi “La Sorbonne”. Insegna Antichità Ebraiche presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Assegnista di Ricerca presso l’Università di Bratislava (Slovacchia). Ha all’attivo diverse pubblicazioni sull’Archeologia della Terra di Israele e sulla Shoah. L’incontro è gratuito e da tutti accessibile in via telematica.
http://www.facebook.com/meicroma

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Il Giorno della Memoria. Diciamo no alla riduzione dell’ebraismo ad elemento museale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

olocaustoL’antisemita di sinistra non manca di ricordare come la Shoah sia detestabile, ma ne approfitta subito per aggiungere che il popolo ebraico non ha saputo trarne una lezione visto il modo in cui tratterebbe i suoi vicini di casa. L’antisemita di destra minimizza le responsabilità degli italiani, inserisce in un contesto più ampio la tragedia e si domanda del perché sia giusto questo ‘tributo obbligatorio’ agli ebrei – rei in qualche modo di averla sfruttata economicamente – che con il loro atteggiamento piagnone tengono in scacco l’opinione pubblica.Altri, pensando di far bene, in questi giorni provano a ricordarci come non esistano “morti di Serie A e serie B” e si fanno promotori di messaggi che comprendano anche “le altri stragi dimenticate”, dallo sterminio dei pellirossa all’Amazzonia passando per il Ruanda e l’Ucraina.I miei correligionari partecipano, com’è giusto, alle cerimonie pubbliche, ma molti scelgono di tacere, mentre i media martellano rilanciando le storie delle nostre famiglie sullo sfondo di commentatori che credendo di fare riflessioni originali sul difficile tema non si rendono conto di essere offensivi. Più che una giornata di riflessione per gli ebrei o sugli ebrei (‘con’ sarebbe impossibile viste le esigue dimensioni della nostre comunità e il numero di richieste), sembra quasi di assistere alla ricorrenza perfetta per lavarsi la coscienza svolgendo il compitino in una delle innumerevoli cerimonie pubbliche – senza ebrei – o farne un uso strumentale per rovesciare addirittura accuse più o meno dirette verso Israele e l’ebraismo.In nessuna cerimonia pubblica ho mai sentito fare – invece che arditi parallelismi con i terribili eccidi del XX secolo in Bangladesh – il collegamento più naturale: quello tra il nazismo e le minacce che oggi subiscono gli ebrei nel mondo. Mi riferisco alla fobia verso Israele, alle discriminazioni e boicottaggi verso la nazione ebraica, all’esodo delle comunità francesi e alla paura nelle città di tutta Europa a girare con la kippah in testa. Quando qualcuno azzarda certi paragoni, si fa subito avanti chi pensa che la deriva antisemita sia sovrastimata, e rimugina l’idea che gli ebrei siano sempre vittime di paranoie.Ma perché ampliare ad altre tragedie lo spettro del ricordo è sbagliato? Prima di tutto perché la Giornata della Memoria è già dedicata a tutte le vittime delle leggi razziali, a quelli che hanno protetto i perseguitati, ai Sinti, ai Rom, agli omosessuali, ai disabili, ai perseguitati politici e alle altre minoranze religiose. Poi perché si rischia di perdere il focus sulla vicenda principale. Che senso avrebbe nella Giornata della Donna ricordare anche l’eccidio dei Curdi perché “anche loro hanno tanto sofferto”? Ricordare tutti significa non avere memoria di nessuno.Sempre più spesso capita di vedere giovani che nei campi di sterminio si fanno ritrarre sorridenti davanti ai forni crematori o si fanno selfie sghignazzando di fronte a monumenti e baracche. La loro partecipazione emotiva al dramma della Shoah è pari a quella degli adulti alle cerimonie pubbliche, noia e distacco. I giovani si esprimono semplicemente coi loro strumenti.Oggi olocausto1che i sopravvissuti purtroppo non sono quasi più disponibili, bisogna mettere da parte le banalità e recuperare il coraggio e le competenze per coinvolgere i ragazzi e i loro formatori. Parlare alle nuove generazioni è una sfida difficile, perché gli strumenti ai quali sono abituati contemplano contesti sempre più realistici e ottenere la loro attenzione è complicato. Per questo il lavoro non dev’essere fatto per ampliare o sostituire i temi della Giornata, ma per aggiornare la nostra capacità di trasmissione degli stessi contenuti. Per ogni anno di ritardo ci assumiamo una responsabilità che ricade su tutti, perché a relativizzazione della Shoah come dramma unico nella storia umana, l’estensione del ricordo ad altre categorie, la mancanza di collegamento con il mondo reale e le strumentalizzazione politica stanno completamente demolendo il senso delle celebrazioni legate alla Memoria.Se non vogliamo rischiare di cancellare questa ricorrenza in un prossimo futuro dobbiamo combattere la deriva di banalizzazione, spettacolarizzazione e strumentalizzazione della Shoah in favore di un anniversario più discreto, con nuovi strumenti di sensibilizzazione e trasmissione dei contenuti da usare come mezzo per interpretare il presente.Associare l’ebraismo, una religione viva e vitale più che mai, esclusivamente ad immagini sbiadite del terribile passato è detestabile. Noi non siamo (solo) il popolo della Memoria, ma anche quello del rinnovamento e del progresso. Questa riduzione dell’ebraismo ad elemento museale ignorando il filo che lega la vita delle comunità scomparse a quelle di oggi in Israele ed in Europa è uno degli elementi davvero indispensabili se si vuole scongiurare il ritorno del passato e restituire dignità alle vittime che si sono spese affinché il loro popolo sopravvivesse alla catastrofe. (Alex Zarfati) [Foto: olocausto – l’immagine è presa da Yolocaust, progetto fotografico di Shahak Shapira, che si propone di «indagare sulla cultura della commemorazione»]

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Ebraismo e cristianesimo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2011

Pontificia Università Gregoriana - Roma - Facc...

Image via Wikipedia

Roma dal 26 ottobre al 2 maggio, ore 18 – 20 Alla Pontificia Università Gregoriana Otto voci eccellenti, quattro ebraiche e quattro cristiane, per arricchire e rafforzare la crescente comprensione fra ebrei e cristiani. «La scelta del titolo – spiega il gesuita Philipp Renczes, coordinatore dell’iniziativa – può essere vista come l’espressione di una fiducia acquisita in un cammino di dialogo già intrapreso: perché tentiamo di dirci chi siamo in profondità». L’appuntamento – organizzato dal Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale Scolastica del Vicariato di Roma – è aperto al pubblico (ingresso libero) e si svolge nella città di Roma, sede di una delle più antiche comunità ebraiche del mondo.
26 ottobre 2011 Il mondo ebraico oggi: realtà, immagine, identitàProf. Anna Foa, Università degli Studi “La Sapienza” – Roma
9 novembre 2011 Le feste ebraiche di Chanukah e Sukkot nel Vangelo di Giovanni
P. Pino Di Luccio, S.I., Pontificio Istituto Biblico – Roma
30 novembre 2011 Prospettive ebraiche sul cristianesimo Dr. Marco Morselli, Filosofo e scrittore – Roma
11 gennaio 2012 Lo Shabbat: un dono ad Israele, una ricchezza anche per i cristiani
P. Marc Rastoin, S.I., Centre Sèvres – Parigi
29 febbraio 2012 Freud e l’ebraismo Prof. David Meghnagi, Università degli Studi “Roma Tre”
21 marzo 2012 Esegesi rabbinica ed esegesi cristiana: discontinuità, sviluppi, arricchimenti P. Jean-Pierre Sonnet, S.I., Pontificia Università Gregoriana – Roma
11 aprile 2012 Tamar, Rachab, Rut, Betsabea: le donne nella genealogia di Gesù secondo Matteo
P. André Wénin, Università Cattolica di Lovanio – Louvain-la-Neuve
2 maggio 2012 L’arte ebraica e il divieto delle immagini Dott.ssa Micaela Vitale, Pontificia Università Gregoriana – Roma
«Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l’uno all’altro. Spetta a noi, in risposta alla chiamata di Dio, lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell’amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per il bene dell’umanità in questo mondo creato da Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso». (Benedetto XVI, Discorso nella Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010)

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Dante Lattes, “Apologia dell’ebraismo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2011

Prefazione di Giuseppe Laras, Nota di Claudio Vercelli, Edizioni La Zisa, pp. 122, euro 9,90 Quest’opera di Dante Lattes, pubblicata per la prima volta dall’editore Formiggini nel 1923, all’interno di una collana di Apologie, continua ad  essere   un  valido   strumento per un primo, esaustivo approccio alla religione e alla cultura ebraica, ancora oggi poco o approssimativamente conosciute in Italia, ma alle quali tutti siamo largamente debitori. Se a ragione l’uomo moderno “non può non dirsi cristiano”, non è meno vero che la storia dell’umanità avrebbe preso una strada diversa, e senza dubbio peggiore, senza l’apporto fecondo e determinante del popolo ebraico. Conoscere l’ebraismo è, dunque, necessario per riflettere sulle nostre radici e, nel contempo, valutare se il nostro percorso ha pienamente tenuto conto degli insegnamenti morali e sociali elaborati dalla Chiesa e dalla intellighenzia di Israele.Dante Lattes (1876-1965), uno dei maggiori rappresentanti dell’ebraismo italiano, è stato scrittore, giornalista (“Il corriere israelitico”, “Israel”, “La Rassegna Mensile di Israel”, del quale è stato direttore fino alla morte), traduttore, educatore, rabbino. Oltre al presente volume, si ricordano: “Commento alla Bibbia”, “Il sionismo”, e “Nel solco della Bibbia”. (lattes)

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Agenda sindaco di Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

Roma 28/11/2010 Ore 10.00: Monastero di Santo Spirito, Ocre (AQ) Il sindaco, Gianni ALEMANNO, chiude con una lectio magistralis su “L’identità come valore e come progetto”, le giornate di studio promosse dalla Fondazione Nuova Italia.
Ore 17.30: piazza campo de’ Fiori Il sindaco, Gianni ALEMANNO, partecipa alla cerimonia per il ritorno a Roma del Talmud, uno dei testi sacri dell’Ebraismo. Il Libro venne bruciato sulla piazza di Campo de’ Fiori nel settembre 1553.

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Sionismo, ebraismo e Stato di Israele

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2010

Rosario Amico Roxas interviene a proposito degli articoli da noi pubblicati sul sionismo, ebraismo e Stato d’Israele precisando, tra l’altro che “Gli ebrei nel mondo sono circa 20 milioni; di questi solo 6 milioni vivono in Israele, e molti non sono sionisti. Sbaglia chi assimila sionismo ed ebraismo, così come l’anti-sionismo spacciato per anti-semitismo   tuot court.” Nel merito riporta la conferenza di Rabbi Aharon Cohen del Neturei Karta che riproduciamo in sintesi: “ Esimi amici e colleghi, siamo qui riuniti per discutere e riflettere da diversi punti di vista su uno degli eventi più tremendi della Seconda Guerra Mondiale. L’avvenimento conosciuto come Olocausto. Così come è conosciuto, questo fatto  ruota attorno alla politica e all’azione della Germania Nazista contro il popolo Ebraico. Questo nel contesto delle loro più selvagge attività omicide di tempo. Il mio scopo è di provare a spiegare l’approccio dell’Ebraismo ortodosso a questo problema. Io e i miei colleghi apparteniamo agli Ebrei Ortodossi, cioè Ebrei che tentano di vivere le loro vite interamente in accordo con l’antica religione ebraica e con lo stile di vita conosciuto come Giudaismo. Siamo qui sotto l’insegna del gruppo Neturei Karta, che non è un movimento separato, ma si propone di propagare il pensiero che esprime l’opposizione degli Ebrei Ortodossi all’idea conosciuta come Sionismo- il  movimento laico nazionalista che vuole formare uno Stato settario in Palestina.Come si sa bene, negli anni, Sionismo ed Olocausto sono diventati strettamente connessi e i Sionisti puntano molto sull’Olocausto per promuovere la loro filosofia illegittima e i loro scopi. Vorrei brevemente parlare di entrambi gli argomenti e delle loro connessioni. Per prima cosa vorrei ricapitolare per la pertinenza con l’argomento dell’Olocausto, il fatto che il Giudaismo e il Sionismo sono totalmente differenti e diametralmente opposti come concetti. il Giudaismo è un modo di vivere antico di millenni ricco di moralità, contenuti etici e religiosi. Il Sionismo invece è abbastanza nuovo- un centinaio di anni- ed è un concetto laico nazionalista completamente privo di etica e di morale. Però c’è da  dire  che, purtroppo, ci sono gruppi religiosi all’interno del popolo Ebraico che sono stati influenzati e infettati dal Sionismo e hanno portato il Sionismo nel Giudaismo, in modo scorretto e falso contro gli insegnamenti del Giudaismo  come tramandato attraverso le generazioni. Il Giudaismo insegna che nonostante al popolo Ebraico fu promessa la Terra Santa, conosciuta come Palestina, tale promessa era  sottoposta ad alcune condizioni, come il mantenimento della moralità, della religiosità e dell’eticità. I nostri insegnamenti religiosi e la nostra letteratura- la Torah- sono pieni di avvertimenti che se tali condizioni non si fossero verificate allora il popolo Ebraico si sarebbe disperso in un esilio decretato da Dio. Ci è anche proibito per giuramento di cercare di formare uno Stato nostro in Palestina. Disobbedire a queste proibizioni costituirebbe una ribellione contro il volere di Dio e siamo avvisati  di quali sarebbero le conseguenze di questo. Il pensiero Sionista  ignora completamente e trasgredisce queste chiare linee guida dell’Ebraismo e x questo, sin dall’inizio è stato condannato dalle più importanti autorità religiose ebraiche. In più il Sionismo da sempre ignora il fatto che vi fosse una popolazione indigena in Palestina che comprendeva in maggioranza palestinesi , ed ha seguito una politica di privazione della speranza dei Palestinesi di un’ autodeterminazione nella terra che hanno occupato per secoli.  Privare i Palestinesi delle loro case, è commettere una gravissima contravvenzione a una religione basata sulla giustizia. E’ quindi chiaro che il Sionismo non rappresenta l’intero popolo Ebraico, e che l’anti-sionismo deve essere apprezzato e non confuso con l’antico anti-semitismo. Sappiamo che questo è molto apprezzato nella Repubblica Islamica Iraniana dove la comunità ebraica vive in pace  con pieni diritti civili da molti secoli. Uno dei pilastri per giustificare il Sionismo è l’Olocausto e i Sionisti affermano che gli Ebrei devono avere uno Stato proprio per prevenire- come dicono- che si ripetano avvenimenti come l’Olocausto. ”Mai più ”è il loro slogan. Quindi vorrei esporvi il punto di vista del Giudaismo ortodosso riguardo all’Olocausto. Il nostro insegnamento ci dice che parte del decreto divino      impostoci è che non è  nostro compito portare i nostri persecutori davanti alla giustizia. Questo compito appartiene a Dio. Il nostro compito è di accettare la volontà di Dio  e di sforzare di migliorarci eliminando dal nostro comportamento le azioni che hanno potuto essere causa della nostra sofferenza. Questo è stato l’atteggiamento degli Ebrei lungo tutta la storia delle loro sofferenze. I Sionisti, con il loro pomposo approccio laico  agiscono in completa opposizione con  tale pensiero e osano dire ”Mai più”. Hanno l’audacia di pensare che possono prevenire che Dio faccia si che si ripeta l’Olocausto. E’ un’eresia. Devo aggiungere che l’uso da parte dei Sionisti dell’Olocausto per portare avanti i loro scopi di uno Stato settario è il massimo dell’ipocrisia, se ricordiamo che i Sionisti utilizzarono l’oppressione Nazista per i propri vantaggi, per perseguire lo scopo di formare uno Stato.  Per concludere, il punto di vista degli Ebrei ortodossi è che sì, c’è stato un Olocausto, ma in nessun modo può essere utilizzato per giustificare la causa illegittima e criminale del Sionismo. Amici miei, desidero terminare con una preghiera:  che la causa dei conflitti e dello spargimento di sangue nel Medio Oriente, lo Stato conosciuto come Israele,si dissolva totalmente e pacificamente, per essere sostituito da un regime totalmente in accordo con le aspirazioni dei Palestinesi. Così che Arabi e Ebrei possano vivere pacificamente insieme come è avvenuto per secoli”. (Rosario Amico Roxas)

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Editoria: La tradizione tradita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Roma 15 aprile alle ore 18.00, alla libreria Paoline Multimedia in via del Mascherino un istant-book per capire le ragioni della scelta di Benedetto XVI, di revocare la scomunica ai seguaci di monsignor Lefebvre e della successiva crisi tra Santa Sede e mondo ebraico. Questo è La tradizione tradita (Paoline), il nuovo libro di Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1, scritto insieme a Lorenzo Lorenzoni, Rai VaticanoIl volume analizza l’intera vicenda offrendo elementi per una riflessione pacata e una valutazione dei fatti. A parlarne insieme agli autori Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni e Presidente della Commissione ecumenismo e dialogo della Cei, Gad Lerner giornalista e scrittore, Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera. A moderare l’incontro Giuseppe De Carli, Giornalista, vaticanista, responsabile della struttura Rai Vaticano. «Il libro – hanno dichiarato Valli e Lorenzoni – ripercorre l’intera vicenda della revoca della scomunica e ne prende spunto, sia per illustrare l’impegno della Chiesa, e dello stesso Joseph Ratzinger, nel sanare le ferite del passato nei confronti dell’ebraismo, sia per una riflessione sull’idea di tradizione in quanto patrimonio della fede che nessuno fra il popolo di Dio può rivendicare in termini esclusivi o utilizzandola come arma per fomentare contrapposizioni». «In particolare  – hanno continuato – il libro mostra come il Concilio Vaticano II, tanto avversato da monsignor Lefebvre e dai suoi seguaci, non abbia mai rinnegato la tradizione, ma sia stato un momento decisivo di riflessione sul modo in cui rendere partecipe l’uomo moderno dei tesori custoditi nel depositum fidei».

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