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Posts Tagged ‘ebrei’

Gli ebrei le vittime ideali del furore antisemita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Il nuovo nazionalismo, secondo Maurras, aveva bisogno di un nemico interno visibile e l’antisemitismo in Germania, più dell’anticomunismo, rappresentava l’agnello sacrificale ideale. Hitler n’era conscio anche perché avrebbe potuto rendere un favore ai grossi interessi industriali e manovrieri della classe dirigente tedesca la quale mal digeriva l’accesso alle leve di comando, finanziarie, economiche e politiche degli ebrei.
La domanda, a questo riguardo, che spunta naturale è il chiedermi perché questi poteri occulti, che reggevano le sorti del mondo economico tedesco, avevano pensato ad Hitler? Un pittore mancato, un fallito negli studi, un semplice caporale nell’esercito imperiale tedesco, durante la prima guerra mondiale, un fannullone che non aveva mai voluto esercitare un mestiere regolare, come poteva diventare un capo capace d’imporsi come dittatore?
Eppure aveva straordinarie attitudini. Era un oratore trascinatore e agitatore di folle, un regista d’enormi e accuratissime messe in scena, un abile stratega politico e diplomatico e persino un “genio militare” almeno fino alla campagna di Russia. Il suo irrazionalismo, spinto fino alla follia, e l’astuzia freddamente coltivata, costituivano la miscela che lo rendeva organicamente grande. Tuttavia non sarebbe mai giunto al potere senza l’appoggio interessato delle classi dominanti. Vinse la sua battaglia elettorale con 14 milioni di voti, pari al 37% del suffragio complessivo e il suo partito divenne maggioranza grazie alla divisione degli altri.
Oltre alla classe dominante aveva dalla sua i ceti medi proletarizzati dall’inflazione, i sette milioni di disoccupati della grande crisi economica e, sul piano internazionale, poteva contare sull’anticomunismo delle classi dominanti, le divergenze correnti tra le democrazie, il neo-pacifismo e l’anacronismo della divisione del vecchio continente in stati nazionali. Su questo vuoto egli riuscì ad inserirsi e a diventare la lunga mano di un atroce destino per tutta l’umanità.
In Hitler riecheggiava la voglia di riscatto da parte di quella classe borghese e della nobiltà industriale che uscirono malconce dalla prima guerra mondiale. In lui vi era la consapevolezza d’essere l’unico uomo capace di restituire all’Europa il suo primato nel mondo. Così si formarono le coscienze verso quell’avventura bellica che ha segnato per sempre uno dei momenti più tristi per tutta l’umanità. Il tutto incominciò in una maniera quasi irreale. (Riccardo Alfonso)

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Shoah, Angelo De Fiore: il poliziotto che salvò centinaia di ebrei

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Sembra una spy story. Una di quella da film, dove la suspense si mischia all’empatia nei confronti del protagonista. Nel nostro caso, il protagonista è Angelo De Fiore, vice questore di Roma negli Anni 40 del ‘900. Era il periodo dell’occupazione nazista, quando la Gestapo terrorizzava un’intera città. Il poliziotto del Trieste-Salario timbrava documenti falsi per salvare ebrei e oppositori al nazifascismo.Si racconta che un giorno, sentendo l’arrivo dei soldati tedeschi, mise in disordine la scrivania per nascondere le lista delle persone ricercate. Ad aiutarlo un suo fedele collaboratore con cui condivise un’avventura che lo portò a diversi richiami dei suoi superiori e degli occupanti tedeschi.Angelo De Fiore nacque a Rota Greca, in provincia di Cosenza, dove si laureò in giurisprudenza nel 1928 e vinse il concorso di funzionario della Pubblica sicurezza. Dopo aver prestato servizio in molte città, venne nominato vice questore a Roma, dove si trasferì all’età di 27 anni.Allo scoppio della Guerra, Angelo De Fiore venne richiamato nei granatieri con il grado di maggiore, ricoprendo contemporaneamente il ruolo di vice questore dirigente dell’Ufficio stranieri, nelle cui vesti collaborò segretamente con la Delasem, organizzazione della resistenza antinazista e con l’opera assistenziale di monsignor Hugh O’Flaherty.Per le sue eroiche gesta, ad Angelo De Fiore venne consegnata una medaglia d’oro nel marzo 1955 e venne riconosciuto come Giusto tra le nazioni Stato di Israele nel 1969 Nel gennaio dello 2018, su richiesta dell’Unione delle Comunità Ebraiche, la città di Roma gli ha dedicato una targa a via Clitunno, dove De Fiore viveva. Paolo De Fiore, figlio di Angelo, ha detto in un’intervista: “La caccia agli ebrei era spietata e mio padre ne salvò molti a rischio della sua vita. Mi domando da dove trasse tutta questa forza e questo coraggio. Probabilmente credeva nella sua professione: obbediente alla legge, ma prima di tutto a quella della coscienza. Credo che mio padre, quando compiva queste azioni, pensasse a noi figli e al dovere di non poterci lasciare un mondo malvagio e crudele”. Una bella storia che dimostra come si potesse fare qualcosa di più per non mandare a morire poveri innocenti.

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Su Rai3: Basta ebrei

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

Neanche la figura di Primo Levi è riuscita a placare quel sentimento contro la diversità tanto in voga in Italia.Neanche la figura di un deportato nel campo di concentramento di Auschwitz è riuscita a proteggere gli ebrei dall’ennesimo insulto.L’episodio si è verificato nel programma Fahrenheit, su Radiotre, in cui si stava parlando del centenario della nascita di Primo Levi. A portarlo alla ribalta è stata la conduttrice Loredana Lipperini, la quale ha rivelato che in redazione erano arrivati questi messaggi: “basta con questi ebrei” e “dovete fare cultura, non politica”.Lipperini che poi ha scritto sul suo profilo Facebook:“Rispetto a qualche anno fa, un peggioramento: questi sms arrivavano quando parlavamo di rom. Dunque la platea dell’odio si allarga. Comunque li ho letti, li abbiamo pubblicati. Non è tolleranza, è esposizione della realtà. Questi sono ascoltatori di radio tre. Amano i libri e la musica, ma non vogliono sentir parlare di ebrei. Che piaccia o no, è la realtà, e penso sia indispensabile conoscerla. Per quanto mi riguarda, dismessi i panni della conduttrice, aggiungo: per combatterla”.La contestualizzazione dell’episodio ne aumenta la gravità: un programma per gli appassionati di letteratura e “non certo un catalizzatore di invasati ed estremisti, tantomeno uno sfogatoio di umori inaciditi”, come ha scritto Massimo Gramelli sul Corriere della Sera.Quanto accaduto è l’ennesima dimostrazione dell’antisemitismo dilagante che sta attanagliando anche l’Italia.
Non è una cosa nuova. L’allarme venne lanciato dal Sergio Mattarella, che nel discoro del suo insediamento parlò dell’odio antiebraico che stava infettando la nostra società.

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16 ottobre 1943: la deportazione degli ebrei di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

La “soluzione finale” per gli ebrei romani arriva il 24 settembre 1943 con l’ordine da Berlino di “trasferire in Germania” e “liquidare” tutti gli ebrei “mediante un’azione di sorpresa”. Il telegramma riservatissimo è indirizzato al tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma. Nonostante il colpo delle leggi razziali, gli ebrei a Roma non si aspettano quello che sta per accadere: Roma è “città aperta”, e poi c’è il Papa, sotto l’ombra della cupola di San Pietro i tedeschi non oserebbero ricorrere alla violenza. Le notizie sul destino degli ebrei in Germania e nell’Europa dell’Est sono ancora scarse e imprecise. Inoltre, la richiesta fatta il 26 settembre da Kappler alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d’oro, pena la deportazione di 200 persone, illude gli ebrei romani che tutto quello che i tedeschi vogliono sia un riscatto in oro. Oro che con enormi difficoltà la comunità riesce a mettere insieme e consegnare due giorni dopo in Via Tasso, nella certezza che i tedeschi saranno di parola e che nessun atto di violenza verrà compiuto. Nelle stesse ore le SS, con l’ausilio degli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall’Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell’Interno, stanno già organizzando il blitz del 16 ottobre. C’è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte a Via del Portico d’Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che “qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei”. Qui, in un’alba di 56 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla “Judenoperation” nell’area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani. Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. «Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo. I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeriao», così Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha ricordato quella mattina del 16 ottobre 1943.Alle 5,30 del mattino di sabato 16 ottobre, provvisti degli elenchi con i nomi e gli indirizzi delle famiglie ebree, 300 soldati tedeschi iniziano in contemporanea la caccia per i quartieri di Roma. L’azione è capillare: nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione. Uomini, donne, bambini, anziani ammalati, perfino neonati: tutti vengono caricati a forza sui camion, verso una destinazione sconosciuta. Alla fine di quel sabato le SS registrano la cattura di 1024 ebrei romani. Due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, i prigionieri vengono caricati su un convoglio composto da 18 carri bestiame in partenza dalla Stazione Tiburtina. Il 22 ottobre il treno arriva ad Auschwitz. Dei 1024 ebrei catturati il 16 ottobre ne sono tornati solo 16, di cui una sola donna (Settimia Spizzichino). Nessuno degli oltre 200 bambini è sopravvissuto. Dopo il 16 ottobre 1943, la polizia tedesca catturò altri ebrei: alla fine scomparvero da Roma 2091 ebrei. Roma fu liberata il 4 giugno 1944 e la capitolazione finale di tedeschi e fascisti si ebbe il 2 maggio 1945. Nel 1946, le vittime accertate per deportazioni da tutta Italia furono settemilacinquecento e quelle per massacri mille; gli abbandoni per emigrazione, cinquemila. Dalla comunità di Roma, oltre ai 2091 deportati e morti, mancavano alla fine della guerra anche molti emigrati. Nel biennio 1943-1945 le perdite della popolazione ebraica in tutta Italia furono all’incirca 7750, pari al 22% del totale della popolazione ebraica nel nostro Paese. (n.r. E’ una ricorrenza che che non si può dimenticare e noi in questa come in altre analoghe circostanze la segnaliamo per una doverosa riflessione e una preghiera)

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Gli ebrei le vittime ideali del furore antisemita

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Il nuovo nazionalismo, secondo Maurras, aveva bisogno di un nemico interno visibile e l’antisemitismo in Germania, più dell’anticomunismo, rappresentava l’agnello sacrificale ideale. Hitler n’era conscio anche perché avrebbe potuto rendere un favore ai grossi interessi industriali e manovrieri della classe dirigente tedesca la quale mal digeriva l’accesso alle leve di comando, finanziarie, economiche e politiche degli ebrei.
La domanda, a questo riguardo, che spunta naturale è il chiedermi perché questi poteri occulti, che reggevano le sorti del mondo economico tedesco, avevano pensato ad Hitler? Un pittore mancato, un fallito negli studi, un semplice caporale nell’esercito imperiale tedesco, durante la prima guerra mondiale, un fannullone che non aveva mai voluto esercitare un mestiere regolare, un delinquente potenziale, come poteva diventare un capo capace d’imporsi come dittatore?
Eppure aveva straordinarie attitudini. Era un oratore trascinatore e agitatore di folle, un regista d’enormi e accuratissime messe in scena, un abile stratega politico e diplomatico e persino un “genio militare” almeno fino alla campagna di Russia. Il suo irrazionalismo, spinto fino alla follia, e l’astuzia freddamente coltivata, costituivano la miscela che lo rendeva organicamente grande. Tuttavia non sarebbe mai giunto al potere senza l’appoggio interessato delle classi dominanti. Vinse la sua battaglia elettorale con 14 milioni di voti, pari al 37% del suffragio complessivo e il suo partito divenne maggioranza grazie alla divisione degli altri.
Oltre alla classe dominante aveva dalla sua i ceti medi proletarizzati dall’inflazione, i sette milioni di disoccupati della grande crisi economica e, sul piano internazionale, poteva contare sull’anticomunismo delle classi dominanti, le divergenze correnti tra le democrazie, il neo-pacifismo e l’anacronismo della divisione del vecchio continente in stati nazionali. Su questo vuoto egli riuscì ad inserirsi e a diventare la lunga mano di un atroce destino per tutta l’umanità.
In Hitler riecheggiava la voglia di riscatto da parte di quella classe borghese e della nobiltà industriale che uscirono malconce dalla prima guerra mondiale. In lui vi era la consapevolezza d’essere l’unico uomo capace di restituire all’Europa il suo primato nel mondo.
Così si formarono le coscienze verso quell’avventura bellica che ha segnato per sempre uno dei momenti più tristi per tutta l’umanità. Il tutto incominciò in una maniera quasi irreale. (Riccardo Alfonso)

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Liliana Picciotto Salvarsi: Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 Mag 2018

Milano Giovedì 17 maggio 2018, ore 18 Casa della Memoria via Federico Confalonieri 14Liliana Picciotto Salvarsi: Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945 Einaudi, 2017.
L’Autrice ne discute con Marco Cuzzi Le toccanti storie e testimonianze sugli ebrei, italiano e no, che riuscirono a salvarsi dalla Shoah in Italia, da soli o con l’aiuto e il soccorso di altri. Gli ebrei sfuggiti alla Shoah in Italia furono più dell’ottantuno per cento. Al contrario di quanto già descritto da Liliana Picciotto ne Il libro della memoria, si parla qui del “rovescio della medaglia”. Si toccano qui temi quali: che cosa sapevano gli ebrei in Italia della Shoah che infuriava già nell’Europa nazista? E che cosa ne sapeva la gente comune? Qual era il rischio per un cittadino che desse soccorso agli ebrei? Può questo soccorso definirsi come resistenza civile? C’era differenza tra il soccorso agli ebrei e quello ad altre parti sociali ugualmente bisognose di passare nella clandestinità: renitenti alla leva, soldati dell’esercito alleato evasi,antifascisti? Come il fatto di essere perseguitati per famiglie intere ha influito sulla scelta delle modalità di cercare salvezza?
Liliana Picciotto è autrice della ricerca sugli ebrei deportati dall’Italia Libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia. 1943-1945 (1991) che ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in diversi Paesi. Tra i suoi molti libri, ricordiamo L’alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli. 1943-1944 (2010).Marco Cuzzi è professore di Storia contemporanea all’Università Statale di Milano.

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“Ebrei e Cristiani in Democrazia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Roma mercoledì 11 aprile 2018 alle 18,00 presso la Pontificia Università Gregoriana in occasione della XVII Conferenza Annuale Brenninkmeijer-Werhahn, il Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici presenta l’evento “Ebrei e Cristiani in Democrazia”.
«In questo periodo in cui assistiamo alla crescente influenza degli estremismi e dei fondamentalismi religiosi e in cui il concetto stesso di democrazia viene messo in discussione, non sarebbe forse opportuno osservare insieme i potenziali attriti tra i valori religiosi e la democrazia ed esplorare come questi due concetti possano, si spera, sostenersi reciprocamente?», suggerisce P. Etienne Vetö della comunità ecumenica Chemin Neuf, nominato direttore del Centro Bea nel settembre 2017. «Il tema provocatorio della conferenza è stato proposto direttamente dal Prof. Menahem Ben-Sasson, che stimolerà le nostre riflessioni grazie alla sua solida e diversificata esperienza». Ben-Sasson, studioso e politico israeliano, ex membro della Knesset, attualmente Cancelliere dell’Università Ebraica di Gerusalemme, esplorerà “Uno Stato Ebraico e Democratico – possono queste dimensioni vivere in armonia? Una prospettiva storico-costituzionale”.E dalla prospettiva cristiana, lo storico Prof. Alberto Melloni dell’Università di Modena-Reggio Emilia, titolare della cattedra UNESCO per il pluralismo e la pace religiosa, proseguirà con “Dal mito della cristianità alla Chiesa pellegrina – Il cattolicesimo davanti alle democrazie”. «Siamo più forti insieme che da soli quando messi di fronte a questi interrogativi. È un privilegio essere al servizio del dialogo ebraico-cristiano, un dialogo vero e fraterno che promuove la comprensione e il rispetto reciproci», conclude P. Vetö.

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Berlino, 9 novembre 1938: La notte dei cristalli

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

sinagoga di berlinoCon il pretesto dell’uccisione a Parigi del terzo consigliere d’ambasciata da parte di un giovane ebreo per vendicare la deportazione della sua famiglia, venne attuata in tutta la Germania questa notte di terrore orchestrata dalla propaganda di Goebbels, per punire quest’ultimo oltraggio degli ebrei al popolo tedesco.
La notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 si consumava in Germania uno dei più odiosi e ignobili attentati contro la comunità ebraica tedesca, passato alla storia e tuttora ricordato come la “notte dei cristalli”. Lo spunto fu l’atto di un ragazzo ebreo diciassettenne che, vistosi ripetutamente negato il rinnovo del passaporto, andò all’ambasciata tedesca di Parigi ed esplose cinque colpi di pistola al secondo consigliere, von Rath, ferendolo gravemente. E ancora una volta il caso giocò un ruolo determinante nella successione degli avvenimenti. Von Rath morì il 9 novembre, mentre tutti i “magnati” del regime erano a Monaco per festeggiare con Hitler il 9 novembre 1923: quel giorno, in uno scontro con la polizia berlinese che ne stroncò il tentativo insurrezionale, Göring era stato ferito e Hitler arrestato. Verso le ore 21, un messo si avvicinò a Hitler e gli sussurrò la ferale notizia: von Rath era morto. Cosa successe dopo lo dicono le cronache di allora. Un’orgia di sangue e di violenza, magistralmente guidata, si abbatté sulla comunità ebraica tedesca: migliaia di vetrine di negozi ebrei infrante a colpi di mazze e bastoni; sessanta sinagoghe incendiate; trentamila ebrei tirati giù dai propri letti nel cuore della notte, in parte ammazzati a bastonate mentre altri “barbari” buttavano dalle finestre i mobili; i superstiti trattenuti in arresto per essere inviati a morire a Dachau e a Buchenwald; le piazze delle città trasformate in enormi bracieri, ove furono bruciati migliaia di libri non graditi ai nazisti.
Si avverava la profezia del poeta Heinrich Heine, che quasi un secolo prima aveva ammonito: “Ricordatevi che prima si bruciano i libri e poi si bruciano gli uomini”. Sergio Coalova (fonte: Emanuel Baroz)(foto: sinagoga di berlino)

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Tutte le polemiche in Gran Bretagna a cento anni dalla Dichiarazione Balfour

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 novembre 2017

lord balfourdi Lorenza Formicola. “Sotto lo stesso soffitto dorato, il 2 novembre 1917 c’era Lord Balfour, il mio predecessore. Nello stesso ufficio del Segretario di Stato da cui scrivo oggi, scriveva una lettera a Lord Rothschild: una frase di sessantasette parole che costituì la “Dichiarazione Balfour“. Parole accuratamente calibrate che furono le fondamenta dello Stato d’Israele”. E’ Boris Johnson che scrive, l’attuale Segretario di Stato per gli Affari esteri del governo May, pubblicato in prima pagina dal Telegraph.
Con “la mia visione per la pace in Medio Oriente tra Israele e un nuovo stato palestinese” Johnson ha voluto, non solo manifestare l’orgoglio “del ruolo che ha giocato la Gran Bretagna nella creazione dello Stato di Israele”, ma annunciare che l’Inghilterra celebrerà eccome i cento anni dalla dichiarazione che cadranno il 2 novembre. Un evento esclusivo a Londra, voluto dalla May, e a cui prenderà parte lo stesso premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Ha declinato l’invito, invece, Jeremy Corbyn. E c’era da aspettarselo dato l’entusiasmo pro Israele. Così come c’erano da aspettarsi le tante iniziative dense di acrimonia che, da mesi, i palestinesi organizzano, cercando di boicottare le celebrazioni e aizzare un clima, in un certo senso, – ahi noi! – antisemita. Lo scorso settembre Mahmoud Abbas – Presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, dell’Autorità Nazionale Palestinese e dello Stato di Palestina – in un suo discorso alle Nazioni Unite aveva chiesto le scuse pubbliche da parte dei funzionari britannici per la dichiarazione, e che, quindi, non venisse celebrato alcun centenario. Ad aprile i movimenti palestinesi avevano lanciato una petizione indirizzata al governo inglese perché, – ancora! -, chiedesse pubblicamente scusa ai palestinesi. Petizione fallita miseramente: tredicimila firme raccolte a fronte della soglia delle centomila previste per trasferire il dibattito in Parlamento.
A luglio il Queen Elizabeth II Center ha addirittura ospitato la più grande fiera palestinese d’Europa: il Palestine Expo. “A cento anni dalla Dichiarazione Balfour, a cinquanta dall’occupazione di Israele e a dieci dell’assedio di Gaza“, recitavano le locandine. Tra bandiere di Hezbollah, antisemitismo da spogliatoio e l’imam Ebrahim Bham, il capo del Consiglio dei teologi musulmani del Sud Africa, ospite d’onore – che dal pulpito non ha avuto paura di dire, “un giorno Goebbels (ministro della propaganda nazista, ndr) ha dichiarato che ‘la gente mi dice che gli ebrei sono esseri umani. Sì, so che sono esseri umani. Proprio come le zecche sono animali’” -, la manifestazione ha fatto venire i brividi persino a Sadiq Khan. Il sindaco di Londra, infatti, si è dovuto ridurre, nell’occasione, a chiedere al governo di impedire future manifestazioni di Hezbollah. E’ così che dopo mesi di tensioni, esattamente alla vigilia del centenario, il clima è più teso che mai. I siti palestinesi sono in subbuglio, la stampa inglese è divisa, Johnson si è fatto ospitare in prima pagina da un giornale nazionale e gli studenti delle scuole della Csigiordania e della striscia di Gaza sono stati invitati a scrivere delle lettere al governo inglese su cosa pensano della dichiarazione e come questa abbia influenzato – negativamente – le loro vite. Centomila dovrebbero essere le lettere da consegnare il 2 novembre al console britannico a Gerusalemme. Insomma, per i politicamente corretti, la May dovrebbe avere un po’ di buon gusto, un certo pudore e spessore morale e ritirare i festeggiamenti del momento in cui, con una lettera indirizzata a Lord Rothschild, l’allora ministro degli esteri Balfour, affermava di guardare con favore alla creazione di un “focolare ebraico” in Palestina. D’altronde Israele, che per tanti intellettuali rappresenta una frontiera d’Europa, è solo uno Stato che merita la distruzione – come il movimento palestinese ricorda -, e non di certo la celebrazione di un atto che ha contribuito alla sua fondazione. (Fonte: Formiche.net Emanuel Baroz) (foto: lord balfour)

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Viaggio della Memoria 2017 ad Auschwitz e Birkenau

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

auschwitz-ii-birkenau-4Cracovia il 5, 6 e 7 novembre si recheranno la sindaca di Roma Virginia Raggi, un folto gruppo di studenti romani e i sopravvissuti ai campi di concentramento Sami Modiano e Tatiana Bucci. Al Viaggio della Memoria saranno presenti anche l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Laura Baldassarre, il vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma Ruben Della Rocca, il presidente della Fondazione Museo Shoah Mario Venezia, il vicepresidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati Aldo Pavia e il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito.
A partecipare all’iniziativa 32 scuole romane: in totale saranno 128 gli studenti coinvolti che saranno accompagnati da 32 docenti. Per la prima volta ci saranno i “Testimoni dei testimoni”: studenti che hanno partecipato a precedenti Viaggi della Memoria e che torneranno quest’anno per trasmettere la memoria alle nuove generazioni.“Dobbiamo tenere viva la memoria storica perché senza di essa non vi è futuro. Serve tramandarla alle nuove generazioni perché quanto successo in passato non accada mai più. Offriamo la possibilità ai ragazzi di partecipare ad un progetto formativo di alto valore educativo oltre che culturale. Gli studenti e i loro docenti condivideranno un momento di profonda riflessione su una delle pagine più buie della storia dell’umanità. Una ferita profonda che ha segnato profondamente la nostra cracoviacittà con il rastrellamento del ghetto e la deportazione subita il 16 ottobre 1943”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“Il tema della trasmissione della memoria è centrale per la costruzione di una comunità fondata sulla coesione e sul rispetto reciproco. Occorre, quindi, garantire azioni efficaci a partire da un capillare e profondo coinvolgimento delle scuole. Si tratta di un imprescindibile impegno politico, poiché una società senza memoria è inesorabilmente condannata a essere privata del proprio futuro”, spiega l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Laura Baldassarre.
Il programma prevede domenica 5 novembre l’arrivo a Cracovia. Primo appuntamento è la visita guidata del quartiere ebraico Kazimierz, della Sinagoga Templ e dei luoghi legati alla persecuzione degli ebrei; lunedì 6 novembre la delegazione verrà accompagnata ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau; martedì 7 novembre il Viaggio della Memoria 2017 si concluderà nella parte storica di Cracovia con la visita ad alcuni monumenti della città.

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Memoria della deportazione degli ebrei di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

auschwitz-ii-birkenau-4Roma Domenica 15 ottobre 2017, alle ore 18.30 Una marcia silenziosa si snoderà a ritroso da Piazza S. Maria in Trastevere lungo il percorso dei deportati di quel 16 ottobre 1943, che dal quartiere ebraico furono condotti al Collegio militare a Trastevere prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz-Birkenau fino al Portico di Ottavia.
Il 16 ottobre 1943, durante l’occupazione nazista di Roma, oltre 1.000 ebrei romani furono presi e deportati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. A 74 anni dalla deportazione degli ebrei romani, la Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica di Roma, come ogni anno dal 1994, ricordano questo tragico momento della vita della città con un “pellegrinaggio della memoria”.
Il ricordo del 16 ottobre 1943 è un fatto decisivo per rafforzare la coesione sociale di Roma, in un momento segnato da risorgenti episodi di razzismo, ed è significativa la presenza, crescente lungo gli anni, di giovani – studenti delle scuole e università romane – e di immigrati “nuovi italiani”, insieme a cittadini di ogni età. La marcia silenziosa per le vie di Trastevere e del quartiere ebraico sarà accompagnata da alcuni cartelli con i nomi dei campi di concentramento nazisti e si concluderà presso il Tempio maggiore di Roma con gli interventi di alcune personalità.

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Marine Le Pen e la Repubblica di Vichy

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

marine le penMarine Le Pen è ancora nell’occhio del ciclone e per la seconda volta in poche settimane lo “scivolone” riguarda gli ebrei. Dopo aver paventato il divieto di “doppia cittadinanza” anche “agli ebrei” (ma non ai russi), la leader del Fn ha voluto addentrarsi in ricostruzioni storiche poco puntuali, per usare un eufemismo.A suo parere, infatti, la Francia intesa come nazione non è responsabile del rastrellamento e della deportazione degli ebrei, perché la “Repubblica di Vichy non può essere considerata Francia”.Marine Le Pen, commentando l’episodio del 16 luglio del 1942, giorno in cui 4.500 tra poliziotti e gendarmi francesi arrestarono più di 13.000 ebrei, non ha trovato nulla di meglio da dire che “Vichy non era la Francia” dopo essere stata attaccata per aver negato le responsabilità francesi nella deportazione degli ebrei al Vel d’Hiv, il “velodromo d’inverno” di Parigi all’interno del quale erano stati radunati gli ebrei da deportare.Quello di Marine Le Pen è quindi un atto di discontinuità rispetto ad alcuni presidenti del passato che hanno invece ritenuto opportuno di chiedere scusa per il ruolo della polizia francese: il primo era stato Chirac nel 1995.La leader del Fn non ne vuole invece sapere: la Repubblica di Vichy era “abusiva e illegittima”, quindi non rappresentava il governo francese e men che meno la nazione.Un goffo tentativo di riscrivere la storia: il passaggio di consegne al maresciallo Philippe Pétain è avvenuto rispettando la Costituzione a tutti gli effetti, con la ratifica tramite il voto parlamentare. Il governo collaborazionista non è quindi mai stato abusivo o illegale. Era il vero governo francese, anche se la Francia ha in qualche modo tentato di nasconderlo deformando la storia. Forse in Francia sono tanti a pensarla come Marine Le Pen, proprio per questo il commento “storico” sembra un tentativo maldestro di attirare elettorati troppo distanti tra loro: nazionalisti francesi, nostalgici di Vichy, persino gli ebrei. I quali, però, ovviamente non l’hanno presa bene, rispondendo per le rime anche da Israele: “Condanniamo le dichiarazioni fatte da Marine Le Pen secondo le quali la Francia non è responsabile della deportazione degli ebrei dal suo territorio durante la Shoah”, ha dichiarato un portavoce del ministro degli Esteri israeliano, Michal Maayan. “Questa dichiarazione è contraria alla verità storica, quella espressa dai presidenti della Francia, che hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per la sorte degli ebrei francesi che sono morti durante la Shoah”. (di Riccardo Ghezzi – fonte: L’Informale.eu Emanuel Baroz)

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“Viaggio della Memoria”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2016

auschwitz-ii-birkenau-4Roma Lunedì 31 ottobre 12.30. Campidoglio (Piccola Protomoteca) nella sala della Piccola Protomoteca, si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del “Viaggio della Memoria” che si terrà dal 6 all’8 novembre 2016 ad Auschwitz e Birkenau. Parteciperà la sindaca di Roma Virginia Raggi, la presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale, Laura Baldassarre, il presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia e il direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah, Marcello Pezzetti.

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Roma, corteo del 25 Aprile: ebrei ancora esclusi

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2016

corteoDi Emanuel Baroz. «Anche quest’anno si ripropone la vergogna per cui gli ex Deportati nei campi nazisti e le bandiere della Brigate ebraiche non potranno sfilare nel corteo organizzato dall’Anpi di Roma che si conclude a Porta San Paolo». Lo sottolinea Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Equality Italia. «Già l’anno scorso ex deportati ed ebrei hanno disertato la manifestazione perché nelle edizioni passate furono oggetto di aggressioni e minacce da parte di gruppi antagonisti e pro palestinesi. È colpa dell’Anpi di Roma se tutto ciò avviene, perché – afferma Mancuso – non ha saputo e non vuole tutelare chi davvero ha contribuito alla Resistenza, combattuto la guerra di Liberazione, patito pene indicibili a causa del nazifascismo».
Equality Italia, invita quindi a disertare «un corteo propagandistico di chiaro stampo antisemita» e, aderisce alla manifestazione organizzata da Aned, Centro Ebraico Italiano, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Associazione romana amici d’Israele, che si terrà al Centro Ebraico, il Pitigliani, il 25 aprile alle ore 20:00.
Intanto la Comunità Ebraica di Roma ha annunciato che si ritroverà la mattina del 25 Aprile alle ore 9:30 davanti al Museo della Resistenza di Via Tasso a Roma. Lo rende noto un comunicato.
All’appuntamento, previsto per le ore 9.30, verrà ricordato il sacrificio dei partigiani e dei soldati della Brigata Ebraica che, inquadrati nelle fila dell’esercito britannico, collaborarono insieme alla Resistenza per liberare l’Italia dall’oppressione nazifascista. “La Comunità Ebraica – conclude la nota – invita la cittadinanza a partecipare, consapevole che, in questa città, è venuta a mancare la possibilità di celebrare la festa del 25 aprile nei modi e nelle forme che questo anniversario meriterebbe“.
(Fonte: ANSA, 22 Aprile 2016) Nella foto in alto: le scene al corteo del 25 Aprile a Roma nel 2014.

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16 Ottobre 1943: una data funesta che non va dimenticata

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

16ottobreRoma (di Gianluigi De Stefano) «La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30 del 16 ottobre 1943. Oltre cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico. Contemporaneamente altri duecento militari si distribuirono nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Quando il gigantesco rastrellamento si concluse erano stati catturati 1022 ebrei romani.Due giorni dopo in 18 vagoni piombati furono tutti trasferiti ad Auschwitz. Solo 15 di loro sono tornati alla fine del conflitto: 14 uomini e una donna. Tutti gli altri 1066 sono morti in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto.» (F. Cohen, 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma)
È il 16 ottobre del 1943, il “sabato nero” del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco.
Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.
Oggi, documenti fino ad ora segreti, emersi dagli archivi americani, fanno luce su una verità inquietante: il corso degli eventi poteva essere cambiato. Gli alleati sapevano dell’imminente rastrellamento, ma non fecero nulla per impedirla.
deportazioneIl 25 settembre del 1943, il tenente colonnello Herbert Kappler, capo delle SS a Roma, riceve l’ordine da Berlino di procedere al rastrellamento del Ghetto della capitale italiana. Il capitano decide però di non eseguire subito l’ordine. Insieme al console tedesco, Eitel Friedrich Moellhausen, assume sin dal principio un comportamento molto strano. I due uomini si rivolgono, all’indomani dell’ordine ricevuto da Berlino, al Feldmaresciallo Albert Kesserling, comandante delle truppe tedesche in Sud Italia, che non concede immediatamente l’appoggio mil itare all’operazione.
La sera stessa Kappler convoca a Villa Volkonsky, sede del comando tedesco a Roma, i massimi rappresentanti della comunità ebraica Ugo Foà, Presidente della Comunità Israelitica di Roma e Dante Almansi, Presidente della Unione delle Comunità Israelitiche Italiane per ricattarli. La richiesta è cinquanta chili d’oro in cambio della salvezza. La consegna dell’oro avvenne non già a Villa Volkonsky ma a Via Tasso, al numero 155 che non era ancora il famigerato carcere delle SS, luogo di torture e terrore che diventerà in seguito, ma almeno formalmente “l’Ufficio di Collocamento dei Lavoratori italiani per la Germania” ( è ora sede del Museo Storico della Liberazione).
Kappler non si presentò. Non aveva voluto abbassarsi alla formalità di ricevere quell’oro che aveva estorto. Si era fatto sostituire da un ufficiale di grado inferiore, il capitano Kurt Schutz. La pesatura fu eseguita con una bilancia della portata di 5 chili. Ogni pesa ta veniva registrata contemporaneamente da Dante Almansi e da un ufficiale tedesco, che si trovavano alle due estremità del tavolo. Alla fine dell’operazione, mentre Almansi aveva segnato dieci pesate, il capitano Schutz dichiarava risentito che le pesate erano nove. Le proteste di tutti gli ebrei presenti irritarono ancor di più il capitano che si opponeva anche a quella che era la via più semplice per sciogliere ogni dubbio: cioè ripetere l’operazione. Finalmente, di fronte alle vive insistenze da parte ebraica, il capitano Schutz diede ordine di ripetere le pesate. Dovette arrendersi alla realtà: i chili erano proprio 50 e gli ebrei non erano imbroglioni.
La comunità non è, ovviamente, al corrente dell’accordo che i due avevano già fatto con Kesserling. Non può saperesettimia-spizzichino-nazismo-ghetto-roma che già era stato deciso di non portare avanti l’ordine di Berlino, almeno fino a quel momento. Kappler mente a tutti, mentirà anche durante il processo a suo carico. La città e il Vaticano si mobilitano (Il Vaticano???? Siamo proprio sicuri?….) per aiutare gli ebrei, l’oro è consegnato nei tempi prestabiliti e la comunità si sente finalmente al sicuro. Ma ai primi di ottobre il governo tedesco invia a Roma il Capitano delle SS Theo Dannecker per procedere alla deportazione e velocizzare i tempi. Dannecker è un “esperto” di fiducia di Eichmann che aveva dato il via ai rastrellamenti di Parigi. Grazie ai documenti ritrovati negli archivi degli Stati Uniti, si scopre ora che Kappler e Moellhausen temevano la reazione dei carabinieri se si fosse proceduto al rastrellamento.
Ma a Dannecker questo aspetto non spaventa e impone la retata. Oggi, però, sempre grazie ai documenti segreti, si scopre che milleduecento persone avrebbero ancora potuto salvarsi, anche dopo l’intervento di Dannecker: gli americani erano entrati in possesso di una trasmittente che decifrava i messaggi nazisti. Per quale motivo allora non alzarono un dito per fermare la strage? E Pio XII perché si limitò solo a protestare? Il Papa, in realtà, era sottoposto ad un tacito ricatto: più di 800mila ebrei si erano rifugiati nelle chiese e nei conventi di tutta Europa, in gran parte occupata dai nazisti (Tacito ricatto???? Mi sembra una ipotesi un pò troppo buona nei confronti di Papa Pio XII…).
Cosa ne fu allora degli ebrei del ghetto di Roma? Abbandonati al loro destino, non ebbero più scampo. Dal Collegio Militare su Via della Lungara a Trastevere alla stazione Tiburtina, da lì ad Auschwitz. (Memoteca Emanuel Baroz) (foto: 16 ottobre, deportazione, settimia-spizzichino-nazismo-ghetto-roma)

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Schulz: Auschwitz è stato “il peggiore collasso della civiltà nella storia umana”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 gennaio 2015

AuschwitzPer commemorare il 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha detto: “Gli ebrei in Europa oggi ancora temono per la loro sicurezza. Questo è qualcosa che deve spaventarci e dobbiamo resistere a questa paura”. Riferendosi agli attacchi a Parigi della scorsa settimana contro la rivista Charlie Hebdo, il supermercato ebraico e la polizia, ha aggiunto: “Dobbiamo fare in modo che quest’odio non diventi contagioso”.
Il 27 gennaio 1945, il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai soldati sovietici. Fondato dai nazisti nel 1940, è diventato il più grande dei campi di sterminio. Più di 1.100.000 persone vi hanno perso la vita.

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Attacco neonazista al Facebook della Comunità ebraica di Vercelli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2011

Statue of Anne Frank outside Westerkerk, Amsterdam

Image via Wikipedia

Vercelli. Nell’anniversario della Notte dei Cristalli, la pagina Facebook della Comunità ebraica di Vercelli ha subito un grave attacco da parte di hacker antisemiti, che hanno pubblicato messaggi minatori, insulti, proclami inneggianti alle ideologie naziste, scampoli di tesi negazioniste. La Comunità ha sporto denuncia presso le autorità di forza pubblica, affinché i responsabili siano identificati e scoraggiati dal ripetere simili squallide aggressioni intimidatorie, diffamatorie e lesive della memoria dell’Olocausto. L’Associazione Italia-Israele e il Gruppo EveryOne hanno segnalato all’UNAR il grave episodio antisemita che ha colpito la Comunità ebraica vercellese. Il responsabile della pagina Facebook ha rimosso i messaggi antisemiti. “Il fatto è molto grave e ce ne occuperemo,” ha comunicato a EveryOne un rappresentante dell’UNAR, “ma è importante che le vittime di tali attacchi non rimuovano i testi minacciosi e offensivi, per dar modo a noi e alle forze dell’ordine di svolgere indagini accurate”. Se episodi simili dovessero ripetersi, i messaggi non verranno cancellati, se non dopo le investigazioni delle autorità. Lunedì 21 novembre 2011, nel Salone Dugentesco di Via G. Ferraris, a Vercelli, si è svolta la conferenza dal titolo “Passaggio del testimone dalla Shoah alle nuove persecuzioni”, relatori Roberto Malini e Dario Picciau, co-presidenti dell’Associazione umanitaria EveryOne Group. La serata, organizzata dall’Associazione Italia Israele, ha costituito la migliore e più coraggiosa risposta all’attacco degli hacker Durante la conferenza è stato proiettato un documentario realizzato dagli stessi relatori dal titolo: “In viaggio con Anne Frank”.

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In memoria degli ebrei deportati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

Migliaia di persone hanno preso parte alla marcia in memoria della deportazione degli ebrei romani avvenuta il 16 ottobre 1943 lungo il percorso dei deportati che dal Ghetto furono condotti al Collegio Militare a Trastevere prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz. Il 16 ottobre 1943 durante l’occupazione nazista di Roma, oltre 1.000 ebrei romani furono presi e deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. A 67 anni dalla deportazione degli ebrei romani, la Comunità di Sant’Egidio e la Comunità ebraica di Roma, come ogni anno dal 1994, fanno memoria di questo tragico momento della vita della città, organizzando un “pellegrinaggio della memoria”, per non dimenticare la deportazione avvenuta durante l’occupazione nazista.

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Anniversario: deportazione ebrei romani

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

«Nell’anniversario della deportazione degli ebrei romani del 16 ottobre 1943, come Sindaco di Roma, ritengo necessario e doveroso appoggiare la proposta del presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, di introdurre una legge per definire come reato il negazionismo». È quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Accade frequentemente – prosegue Alemanno – che personaggi vari, perfino docenti, esternino teorie ed interpretazioni tese a negare o ridimensionare la portata dell’Olocausto. Di fronte a queste esternazioni le autorità amministrative e politiche sono costrette a prendere provvedimenti estemporanei non supportati da alcuna base legislativa. Tutto questo non è accettabile perché il negazionismo non può essere presentato come una opinione, per quanto deprecabile, o come una qualche forma di revisione critica della storia».  «Di fronte all’evidenza dei fatti storici, e alla gravità di questa tragedia che colpisce la coscienza di tutta l’umanità – conclude Alemanno – il negazionismo evidenzia sempre una presa di posizione ideologica e culturale di tipo razzista e antisemita che non può essere tollerata nella nostra vita civile e dall’ordinamento giudiziario. Per questo, come accade in altri Stati europei, è necessario introdurre una specifica previsione penale di fronte ad ogni forma di negazionismo»

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Ma Hitler è esistito?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2010

Lettera al direttore. Ho finito di leggere, proprio in questi giorni,  il bellissimo romanzo “Suite francese”, di Irène Némirovsky, morta ad Auschwitz nel 1942. In appendice sono riportate le lettere disperate del marito Michel Epstein, il quale, poveretto, cercava negli scritti della moglie, arrestata in Francia, dove vivevano, qualcosa che potesse scagionarla. Scriveva, il 27 luglio del 1942, all’ambasciatore di Germania Otto Abetz: “In nessuno dei suoi libri troverà una parola contro la Germania, e benché sia di razza ebraica mia moglie scrive degli ebrei senza alcuna simpatia”. E, il 9 agosto 1942: “Sono venuto a sapere da fonte attendibile che le donne ( ma anche gli uomini e i bambini) internate nel campo di Pithiviers sono state portate al confine tedesco e, da lì, dirette a Est – Polonia o Russia… E’ comunque inconcepibile  che noi che abbiamo perso tutto a causa dei bolscevichi veniamo condannati a morte da quelli che li combattono!”. Fu arrestato anche lui nell’ottobre del 1942. Deportato ad Auschwitz, il 6 novembre, e subito avviato alla camera a gas. Le figliolette, braccate ovunque, riuscirono a sfuggire all’arresto e alla morte, grazie alla tutrice. Un libro splendido, ma che lascia tanta tristezza. Ed ecco che oggi, con grande, grandissimo sollievo, apprendo che Claudio Moffa, professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, ai suoi studenti ha parlato di “cosiddetto Olocausto”, “falsità di Auschwitz”, “racconti non fedeli di sopravvissuti”. Grazie esimio pofessore. A quando la prossima rivelazione? A proposito: ma Hitler è esistito? (Attilio Doni)

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