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Giustizia vittime del nazismo

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2011

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Image by davide - diploD via Flickr

Dal 12 al 16 settembre si terrà presso la Corte internazionale di giustizia a L’Aia il dibattimento inerente il ricorso presentato dalla Germania contro l’Italia per le sentenze della nostra Corte di Cassazione in merito alle cause giudiziarie in corso relative a:
1] sfruttamento del lavoro coatto di oltre settecentomila internati militari e civili italiani deportati dopo l’8 settembre 1943,
2] eccidi compiuti dall’esercito tedesco contro i civili sugli Appennini nel corso della 2a guerra mondiale,
3] esecutività in Italia delle sentenze dei tribunali greci relative alla strage di Distomo.
La difesa dell’immunità degli stati trova la convergenza del governo tedesco e di quello italiano, ribadita da una dichiarazione congiunta che affida al tribunale internazionale “il chiarimento su tale questione” contro la decisione della nostra massima Corte, che con chiarezza ha ribadito che gli stati non possono pretendere immunità quando commettono gravi crimini di guerra o crimini contro l’umanità.
Ancora una volta la vicenda della deportazione per lavoro coatto e le stragi di civili sono oggetto di scambio in nome di interessi che nulla hanno a che fare con la dignità degli individui e delle nazioni. Tutto questo è particolarmente grave nella comune dimensione europea e costituisce un’offesa a qualsiasi politica che sulla ”memoria” voglia costruire un patrimonio comune in grado di orientare e di essere di monito al presente, per preservarlo dagli errori e dalle tragedie del passato. Ma c’è di più in questo processo che si apre a L’Aia, che va al di là dello spregio dei cittadini italiani e greci, macinati dalla guerra nazista e dalla real-politik di tutti i governi del dopoguerra, qualcosa su cui dobbiamo porre attenzione. La corte è chiamata ad esprimere un giudizio e fare giurisprudenza sul delicato e decisivo confine fra diritto individuale e responsabilità istituzionale. In discussione a L’Aia c’è in generale il principio dell’immunità degli stati oltre“il punto di rottura dell’esercizio tollerabile della sovranità“, un principio che attiene il diritto internazionale dei popoli nel presente. Storia della nazione e dei suoi cittadini, diritti individuali e collettivi sono in discussione in una causa ignorata dai media e coperta dal silenzio degli stati. Riteniamo indispensabile in questa occasione fare sentire la nostra protesta e invitiamo quanti provano la nostra stessa preoccupazione ed indignazione a fare sentire la loro voce in tutte le sedi che giudicheranno più opportune.

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Acaya: corteo storico nel borgo medioevale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Acaya (Lecce) 16 Agosto. E’ un borgo medioevale (Acaya era l’antico nome di una famiglia nobile di origine greca, alla quale fu affidata la gestione del feudo, nel 1294, da Re Carlo II D’Angiò). Situata nel comune di Vernole, vicinissima al mare ed a pochi km dal Capoluogo, è l’unica città fortezza rimasta quasi intatta al sud d’Italia ed in passato fu il primo punto di difesa della città di Lecce. Acaya, anticamente chiamata Segine, fu fatta fortificare nel 1535 dal Regio Ingegnere militare Gian Giacomo dell’Acaya, su indicazione del re Carlo V, con lo scopo di renderla punto difensivo, utilizzandola a mo’di “scudo” di fronte alle continue minacce dei Turchi, (questi ultimi nel Salento si macchiarono di atroci delitti, in particolari si ricordi l’eccidio dei Santi Martiri di Otranto). Il borgo è composto da lunghe mura perimetrali a forma rettangolare con tre baluardi, sopra le quali un tempo lontano passeggiavano le ronde di guardia; su tre di quattro angoli delle mura si ergono dei robusti bastioni mentre nel restante angolo, quello sud-ovest per la precisione, fu costruito il Castello (1535-1536). La struttura di quest’ultimo è di forma trapezoidale, munita di un ponte di collegamento alla terra ferma, circondata da mura fortificate (delimitate a sud ed a nord da due torri) e composta da un’area dove si trovavano il forno, il mulino e la cappelletta. Oltre agli ambienti situati al piano terra, attraverso ad una scala, si poteva accedere ai piani superiori dove erano situate le stanze dei nobili. Il barone Gian Giacomo dell’Acaya fece inoltre edificare, all’interno del borgo, il convento dei Minori Osservanti, dedicato a Sant’Antonio e fece ricostruire la chiesa della Madonna della Neve, sulla base di quella preesistente. Purtroppo queste strutture sono ad oggi diroccare e della chiesa rimangono solo la sacrestia ed il campanile. Dopo la morte del Barone progettista, iniziò un lungo periodo di decadenza e con l’assedio Turco del 1714, il borgo di Acaya ebbe il suo colpo di grazia. Ai nostri tempi Acaya è tornata a risplendere e grazie alla manifestazione che, domenica 16 agosto, richiama migliaia di persone ad assistere al Corteo Storico. Questo scenario viene reso molto suggestivo grazie all’abilità e all’impegno degli artigiani che riproducono fedelmente i costumi d’epoca. Ovviamente non manca l’aspetto culinario; infatti, durante la manifestazione, si possono degustare i prodotti tipici locali. Vi consigliamo quindi di trascorrere una serata di agosto in modo fiabesco, mantenendo viva la tradizione che corre nel sangue di tutti noi.

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