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Interazioni tra farmaci ed Echinacea? No, grazie

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

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I preparati di Echinacea purpurea sono ampiamente utilizzati per la gestione di infezioni respiratorie superiori, spesso in combinazione con i farmaci convenzionali. In questo contesto, i costituenti fitochimici di E. purpurea possono potenzialmente interagire con altri composti, ad esempio attraverso i trasportatori di efflusso ABCB1 e ABCG2. Lo scopo dello studio di Awortwe et al (2021) è stato proprio quello di valutare l’impatto dei derivati dell’acido caffeico (acido cicorico ed echinacoside) e dei tetraeni (24 ore di esposizione a tre diverse concentrazioni dei vari composti 1, 10 e 50 ug/mL), derivati da E. purpurea, sui livelli di mRNA e proteine e sull’attività di efflusso di ABCB1 e ABCG2, in due modelli di linee cellulari intestinali (Caco-2) ed epatiche (HepG2). L’acido cicorico non ha mostrato alcun effetto citotossico fino alla concentrazione di 500 ug/mL, mentre i valori EC20 dei tetraeni (45,0±3,0 ug/mL in cellule Caco-2 e 28,0±4,3 ug/mL in cellule HepG2) ed echinacoside (52,0±4,0 ug/mL e 62,0±9,9 ug/mL) hanno messo in luce una tossicità concentrazione-dipendente. Comunque, gli autori sottolineano come la probabile concentrazione fisiologica di tetraeni (che sono i fitocomposti di E. purpurea maggiormente biodisponibili data la loro natura lipofila), in seguito alla somministrazione di diverse preparazioni di E. purpurea, sia stata stimata tra 0,28 e 14,8 ug/mL (a partire dalla somministrazione orale di prodotti commerciali di E. purpurea con un contenuto tra 0.04 e 18.8 mg/g di peso secco). Nessuno dei composti studiati ha significativamente modificato i livelli proteici di ABCG2, mentre sono stati in grado di indurre moderatamente la produzione di ABCB1, in entrambi i modelli cellulari. Considerando le possibili concentrazioni fisiologiche, i derivati dell’acido cicorico non sarebbero in grado di inibire o attivare ABCB1 e ABCG2 a una concentrazione simili all’EC20 sia negli enterociti che nelle cellule epatiche; i tetraeni, al contrario, potrebbero indurre ABCB1. Il saggio di trasporto bidirezionale sia per ABCB1 che per ABCG2 non ha mostrato alcun effetto sull’attività delle due pompe di efflusso da parte dei fitocomposti quando testati a concentrazioni non rilevanti clinicamente. Quindi, questo studio in vitro mostra una possibile induzione dell’espressione di ABCB1 da parte dei tetraeni di E. purpurea, ma non un effetto sull’attività del trasportatore tale da causare interazioni farmacologiche. Tuttavia, occorre considerare che ci sono altre preparazioni di E. purpurea che contengono quantità di fitocomposti superiori a quelle studiate nel presente lavoro. Inoltre, ci sono altri fattori, come la predisposizione genetica, che possono contribuire all’insorgenza di interazioni farmacologiche. (fonte: Fitoterapia33)

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L’Echinacea funziona?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

L’Echinacea è una pianta medicinale disponibile sul mercato dei fitoterapici ormai da alcune decine di anni. Vissuta e utilizzata in virtù delle sue proprietà antinfiammatorie e immunostimolanti, spesso nell’ ambito della prevenzione degli episodi di raffreddore e malattie da raffreddamento delle prime vie aeree, o quanto meno nella riduzione del periodo di malattia, anche in associazione alla eventuale terapia antibiotica, quando necessaria. E come succede spesso relativamente alle evidenze disponibili circa l’efficacia di piante medicinali e loro derivati, se leggono talvolta pareri discordanti, in base alla propria esperienza d’uso, ma anche alla conoscenza specifica della materia. Talvolta si sentono anche generiche affermazioni di mancanza di letteratura disponibile per una corretta valutazione oppure di assenza di dati certi. E così di recente è successo proprio per l’ Echinacea.Se è vero, come è vero, che sulla efficacia e sicurezza delle piante medicinali non sempre c’è letteratura adeguata e sufficiente, ebbene questo proprio non si può per l’ Echinacea. La materia è sì complessa e articolata, ma letteratura esiste, eccome se esiste, peraltro reperibile da chiunque nelle banche dati “normali”, a disposizione di tutta la comunità scientifica. Quindi basterebbe leggerla per essere informati in modo corretto. Stando alla complessità della pianta e delle possibili forme estrattive utilizzate per condurre gli studi, occorre metodologia idonea a studiare dati omogenei, altrimenti si rischia di costruire castelli sulla sabbia. Ecco perché i dati più accreditati sono quelli frutto di revisioni sistematiche della letteratura piuttosto che i singoli clinical trials, spesso molto disomogenei tra loro, come confermato dalla stessa revisione della Cochrane (Karsch-Völk M. e coll., 2014), importante fonte accreditata. E questa famosa revisione non porta a nessuna complessiva conclusione perché i risultati dei 24 studi clinici non sono in realtà assemblabili, per la enorme differenza fra le differenti specie di Echinacea, parti della pianta utilizzate e tipologia di estratto. In alcuni gruppi ci sono risultati negativi, in altri c’è la tendenza a risultati positivi. E gli Autori concludono affermando che non ci sono dimostrazioni di efficacia. Come prevedibile.Importante tuttavia sapere che dal 2014 in poi vi sono state altre revisioni della letteratura, più aggiornate che non possono essere trascurate, ovviamente.In una revisione sistematica del2015, condotta daSharpowal e coll. i revisori indipendenti hanno selezionato studi randomizzati, controllati con placebo di elevata qualità metodologica. Sei studi clinici con un totale di 2458 partecipanti sono stati inclusi nella meta-analisi. L’uso di estratti di Echinacea era associato a un ridotto rischio di infezioni respiratorie ricorrenti (RR 0,649, IC 95% 0,545-0,774, P <0,0001). Gli estratti etanolici di Echinacea sembravano fornire effetti superiori sui succhi pressati e un aumento del dosaggio durante gli episodi acuti ha ulteriormente migliorato questi effetti. Tre studi indipendenti hanno rilevato che negli individui con maggiore suscettibilità, stress o stato di debolezza immunologica, l’ Echinacea dimezzava il rischio di infezioni respiratorie ricorrenti (RR 0,501, IC 95% 0,380-0,661; P <0,0001). Effetti preventivi simili sono stati osservati con infezioni recidivanti confermate dal punto di vista di laboratorio (RR 0,420, IC 95% 0,222-0,796, P = 0,005). Complicazioni comprendenti polmonite, otite media / esterna e tonsillite / faringite erano anche meno frequenti con il trattamento con Echinacea (RR 0,503, 95% CI 0,384-0,658, P <0,0001). Gli Autori concludono che l’ Echinacea riduce in modo significativo il rischio di infezioni respiratorie ricorrenti e di complicazioni dello stesso. Gli effetti immunomodulatori, antivirali e antinfiammatori possono contribuire ai benefici clinici osservati, che appaiono più forti negli individui suscettibili.Sempre nel2015 Wagner e coll. hanno condotto un’altra revisione sistematica della letteratura con metanalisi che ha esaminato studi di elevata qualità metodologica, e che consente loro di affermare che, sebbene l’Echinacea non sia stata in grado di influenzare i sintomi della tosse dei pazienti, ha comunque diminuito gli altri comuni sintomi del raffreddore, riducendone la durata. Lievi gli effetti avversi, auto limitanti, senza necessità di trattamento alcuno.Ed infine arriva la Monografia dell’ EMA, l’ Agenzia Europea per la valutazione dei medicinali, anche essa del2015, nella quale si afferma che l’Echinacea ha un riconoscimento come medicinale vegetale di uso consolidato per la prevenzione e trattamento del raffreddore.In realtà quindi la pianta risulta sicura ed efficace, anche come medicinale, non solo in base all’uso tradizionale ma alla più consistente letteratura disponibile. Con buona pace di coloro che non la usano. (fonte: fitoterapia33)

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