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L’eco della falena di Cantiere Artaud

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

Rovigo. 11 settembre alle 21:00, al Teatro Studio di Rovigo nell’ambito del Festival Opera Prima, debutta L’eco della falena di Cantiere Artaud. Lo spettacolo ideato e creato da Ciro Gallorano, che vede sul palco Sara Bonci e Filippo Mugnai, è stato realizzato con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.L’eco della falena è una ricerca sul tempo come ricordo, memoria felice e traumatica, che si fa assenza e mancanza, un tempo che scorre e porta via le persone care, che cura e invecchia il corpo, che trasforma le azioni in abitudine, un tempo che vorremmo possedere con violenza, ma che scivola dalle mani e si fa spesso paura del futuro in quanto ignoto.Anime in attesa, ispirate alla vita e alle opere di Virginia Woolf, si materializzano in scena svelandoci la loro melanconica natura. La scrittrice britannica entra spesso in conflitto con l’entità “tempo” e si confronta con questo elemento meschino che deteriora i suoi personaggi dal punto di vista emotivo e fisico in Gita al faro, in Mrs Dalloway, in Orlando, ne Le onde.Nonostante i riferimenti letterari, non ci sono personaggi né storia, ma figure e un luogo. Una donna ci guida nei meandri della sua stanza, che sta a rappresentare il suo mondo interiore. Sul fondo della camera ci sono due grandi porte chiuse, che rappresentano il futuro, uno spazio-tempo sospeso che ci invita a immaginare che cosa ci sia oltre. La donna è incapace di aprirle, forse per paura di ciò che non conosce, ma le porte si apriranno inevitabilmente per portare alla luce la memoria.In scena ci sono pietre, strumento di punizione ma anche simbolo della costruzione, e acqua, sorgente di vita ma anche elemento di morte (Virginia Woolf si è suicidata annegandosi nel fiume Ouse), che con il tempo corrode e arrugginisce gli oggetti.“Il lavoro L’eco della falena della promettente compagnia Cantiere Artaud riflette, invece, su un altro modo di intendere la temporalità, più paradossale e sfidante, ma proprio per questo anche più interessante.” (Enrico Piergiacomi, Gagarine Magazine)

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Eco e Narciso: a Nole ritorna l’installazione dell’artista Sandrine Nicoletta

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2015

sandrineSabato 24 ottobre, in occasione dell’inaugurazione della pista ciclopedonale di Corona Verde Stura, sarà riallestita l’opera Io sono questo di Sandrine Nicoletta. Si tratta di “un percorso ginnico per la mente”, un’installazione ideata dall’artista per Nole nel 2004, in occasione del processo di valorizzazione dell’area naturalistica tra l’abitato e la Stura di Lanzo e nell’ambito del Lap, il Laboratorio artistico permanente avviato dalla Provincia di Torino all’interno del progetto “Eco e Narciso”.
Il Lap proponeva alle amministrazioni comunali, sulla base delle loro esigenze di governance, di intraprendere un percorso di interventi artistici sul paesaggio, capaci di innescare un dialogo fra buone pratiche, riconoscimento della cultura materiale e progettualità territoriale.In quell’occasione, Sandrine Nicoletta, artista che porta avanti un’indagine incentrata sulla “condizione psicofisica dell’uomo e l’analisi del suo rapporto con gli spazi che attraversa”, realizzò per Nole un percorso costituito da un susseguirsi di frasi capaci di stimolare l’attenzione dei visitatori sulla percezione dell’ambiente circostante. Le frasi, incise su supporti di legno e pietra costituiscono, nel loro insieme, un originale sandrine1sistema di segnaletica e arredo “suburbano”.L’opera, che nel 2004 era stata esposta in via transitoria, è tornata in via definitiva sul percorso cicloturistico, grazie alla collaborazione fra l’amministrazione comunale di Nole e la Città metropolitana, oggi titolare del progetto “Eco & Narciso”.“L’idea di promuovere la cultura materiale, in tutte le sue forme –da quella storica di cui ci offrono le testimonianze gli ecomusei a quelle legate alla contemporaneità espresse dal progetto ‘Eco e Narciso’”spiega la consigliera metropolitana Barbara Cervetti “acquista forza con le nuove competenze acquisite dalla Città metropolitana che puntano allo sviluppo strategico e alla valorizzazione del territorio. Per fortuna non si parte da zero ma ereditiamo il consistente lavoro di rete fatto per oltre dieci anni dalla Provincia di Torino”. (Alessandra Vindrola) (foto: sandrine)

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Vini di qualità

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

TeLiMar martedì 2 Marzo alle ore 20.00. Cronache di Gusto presenta la guida di Luciano Pignataro “I 101 vini da bere almeno una volta nella vita”. Fabrizio Carrera introdurrà il progetto di lavoro che ha portato il giornalista del Mattino a selezionare vini di tutta Italia, quelli che non portano la firma dei grandi nomi. Eletto miglior giornalista italiano nel 2008 con il premio Veronelli, Pignataro è anche curatore della Guida dei Vini d’Italia di Slow Food e collaboratore della Guida ristoranti dell’Espresso.Dietro al suo lavoro c’è la difesa dell’enologia artigianale, dell’agricoltura eco compatibile, la tutela della diversità. “Si deve contrastare l’omologazione a cui si è andati in contro negli anni passati, a partire dagli anni Novanta – dice Pignataro -. Bisogna invece fare vini in modo artigianale, che abbiano carattere, perché di questi la gente si ricorda”. Tra i territori sondati dal giornalista, è quello dell’Etna che sembra essere maggiormente vocato all’eccellenza. “L’Etna sta riscattando l’immagine della Sicilia che ultimamente è un po’ piatta. Questo territorio spicca per differenza culturale, per un sistema ambientale unico, per una viticoltura di montagna difficile e costosa. I risultati sono eccezionali”. Interessante invece la vocazione spumantistica che ha riscontrato in Puglia. “Si è smentito il senso comune secondo cui nelle regioni del sud non si possa produrre le bollicine. La Puglia vanta una tradizione ventennale in questo tipo di vinificazione ed ha raggiunto alti livelli qualitativi”. Secondo Pignataro comunque di passi avanti se ne sono fatti in tutto il Paese negli ultimi quindi anni, sia dal punto di vista agronomico che in cantina: “Manca solo il coraggio. I produttori devono capire che non si devono produrre vini che devono piacere a tutti. Questo lo può fare chi produce milioni di bottiglie. Le piccole e medie cantine devono invece andare nella direzione opposta”. Tra i 101 vini consigliati due sono rimasti nel cuore del giornalista: un bianco, il Fiano di Avellino Docg di Ciro Picariello, e il Dolcetto D’Alba della cantina Roddolo. (A cura della redazione Cronache di Gusto)

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