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Ecologies of loss: Ravi Agarwal

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Torino inaugurazione: venerdì 8 marzo 2019 ore 18.00 9 marzo – 9 giugno 2019 PAV – Parco Arte Vivente Via Giordano Bruno 31, a cura di Marco Scotini la prima personale italiana dell’artista indiano Ravi Agarwal. Con questa mostra, a cura di Marco Scotini, prosegue l’indagine del rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico, inaugurata con la personale dell’artista cinese Zheng Bo Weed Party III. L’indagine (che vedrà presto altri appuntamenti) cerca di fare il punto sulla “centralità dell’Asia nella crisi climatica”, come sostiene Amitav Ghosh.
Tra i maggiori esponenti della scena artistica indiana, da decenni Ravi Agarwal conduce una pratica inter-disciplinare come artista, fotografo, attivista ambientale, scrittore e curatore. Il suo lavoro esplora questioni nodali dell’epoca contemporanea quali l’ecologia, la società, lo spazio urbano e rurale, il capitale. Per oltre quattro decadi, la fotografia ha costituito il medium d’elezione per il lavoro di Ravi Agarwal, che ha poi conosciuto una dimensione più estesa grazie all’inclusione di installazioni, video, interventi di arte pubblica, diari, all’interno di progetti dalla durata pluriennale.La natura decentrata del suo approccio (plurale, frattale, polifonico) colloca Ravi Agarwal tra quegli esponenti di una scienza nomade (Deleuze e Guattari) che si muovono contro le istanze teoriche unitarie, in favore di saperi minori, frammentari e locali. Animato dal desiderio di riappropriazione dei poteri collettivi autonomi sottratti dal capitalismo, di auto-gestione e auto-governo dei propri corpi e delle proprie vite, di cooperazione nel lavoro umano ed extra-umano, Agarwal registra i cambiamenti in corso nell’ambiente a partire dal lato della perdita. Da qui deriva il titolo, Ecologies of Loss, della mostra concepita per il PAV.In questo senso, trattandosi della prima personale in Italia, la mostra cerca di raccogliere nuclei di opere scalate cronologicamente negli anni: da Have you Seen the Flowers on the River (2007 – 2010) a Extinct? (2008), da Alien Waters (2004 – 2006) a Else All Will Be Still (2013 – 2015). All’interno di queste estese ricerche, la perdita dell’animale (la comunità degli avvoltoi della parte meridionale dell’Asia) non è distinta dalla minaccia dell’estinzione della coltura del garofano indiano (la sua economia sostenibile, i suoi significati rituali), la perdita del fiume Yamuna, da quella del linguaggio (con il ricorso alla antica letteratura Sangam, scritta in Tamil), fino alla perdita del sé soggettivo – secondo una logica di interconnessione ecosistemica per la quale nessun elemento risulterebbe isolabile dal resto. Ma l’aspetto fondamentale e originale della pratica artistica e attivista di Ravi Agarwal è quello che da più parti è stata definita come “personal ecology”. E ciò fin dal 2002, quando il suo lavoro viene presentato a Documenta XI e il tema ecologico non è ancora all’ordine del giorno. Piuttosto che “personal ecology” sarebbe più giusto definirla, con la derivazione foucaultiana, “ecologia del sé”, cioè come l’implicazione della propria auto-biografia all’interno dell’ambiente, come sua componente indissociabile. Per questo l’ambiente non potrà essere solo naturale, ma psichico, sociale, linguistico, semiotico. Da questo punto di vista, risulta particolarmente emblematico il lavoro presentato a Yinchuan Biennale. Il titolo, Room of the Seas and Room of Suns fa riferimento a due spazi della vita dell’artista, connessi dal comune elemento della sabbia. Due contesti ecologici, due politiche di sopravvivenza, il paesaggio umido della città costiera di Pondicherry e quello arido del deserto del Rajasthan, della sua infanzia e dei suoi antenati. Come afferma Agarwal, il fiume non è solo un corpo d’acqua che scorre attraverso la città, ma una rete di miriadi di relazioni interconnesse alla città, ai suoi abitanti e alla natura.
I suoi lavori sono stati esposti in manifestazioni internazionali tra le quali menzioniamo Yinchuan Biennale (2018), Kochi Biennale (2016), la Sharjah Biennial (2013), Documenta XI (2002). Ravi Agarwal è fondatore e direttore della ONG ambientalista Toxic Link, oltre a far parte di diversi comitati regolatori, a fianco della sua costante attività di studio, ricerca e scrittura relativamente ai temi connessi alla sostenibilità ambientale, sia nella dimensione accademica sia sui media più popolari. Nel 2008 è stato insignito dello Special Recognition Award for Chemical Safety delle Nazioni Unite e, nel 1997, gli è stata assegnata l’Ashoka Fellowship per l’imprenditoria sociale. La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra Ecologies of Loss le Attività Educative e Formative del PAV propongono Un prato in città, attività di laboratorio che, su un piano estetico, formale e scientifico, studia la conformazione e le proprietà del fiore di Tagete (Tagetes L.), anche noto come garofano d’India. Questo fiore speciale da cui si ricava un prezioso olio essenziale curativo e i cui colori vivaci attragono api e farfalle, nella cultura indiana viene offerto per celebrare unioni, feste e rituali ed è simbolo di benessere e prosperità.
Orari: venerdì, 15 – 18; sabato e domenica, 12 – 19;Ingresso: 4 euro; ridotto: 3 euro; gratuito: Abbonamento Torino Musei, Torino+Piemonte Card, minori di 10 anni, over 65, persone con disabilità.

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Ecologies of loss: Ravi Agarwal

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Torino. (Italy) On Friday 8th March 2019, PAV Parco Arte Vivente will present Ecologies of Loss, the first Italian solo exhibition of the Indian artist Ravi Agarwal. Curated by Marco Scotini, this exhibition continues his investigation into the relationship between artistic practices and ecological thought in the Asian continent, begun with the solo exhibition of the Chinese artist Zheng Bo Weed Party III. This investigation (around which there will soon be other events), wants to take stock of the “centrality of Asia in the climate crisis” as claimed by Amitav Ghosh. As one of the major exponents of the Indian art scene, Ravi Agarwal has, for decades, lead an inter-disciplinary practice as an artist, photographer, environmental activist, writer and curator. His work explores vital questions of the contemporary era such as, ecology, society, urban and rural spaces, and capital. For more than forty years, photography has been the preferred element in Ravi Agarwal’s work and this has subsequently experienced a more extended dimension thanks to the inclusion of installations, video, public art interventions, and diaries within projects lasting several years. The decentralized nature of his approach (plural, fractal, polyphonic), places Ravi Agarwal amongst those exponents of a nomadic science (Deleuze and Guattari) who act against unitary, theoretical examples in favor of lesser, fragmentary and local forms of knowledge. Moved by the desire to take back control of autonomous, collective powers subtracted from capitalism, self-management and self-government, and cooperation in human and extra-human labor, Agarwal records the ongoing changes in the environment, beginning from the side of the losses. This results in the exhibition’s title, Ecologies of Loss, created for the PAV.
In this sense, given that this is his first solo exhibition in Italy, it tries to bring together nuclei of works chronologically disposed over the years: from Have you Seen the Flowers on the River (2007-2010) to Extinct? (2008), from Alien Waters (2004-2006) to Else All Will Be Still (2013-2015). Within these extensive areas of research, the loss of animals (the community of vultures in the southern part of Asia) is no different to the threat of extinction for the Indian carnation crops (its sustainable economy and significant rituals), the loss of the Yumana River from that of language (with recourse to ancient Sangam literature written in Tamil), through the loss of the subjective self – in accordance with a logic of ecosystemic interconnections by means of which, no one element can be isolated from the others.However, the fundamental and original aspect of Ravi Agarwal’s artistic and activist work is that which has been variously defined as “personal ecology” since 2002, when his work was presented at Documenta and when the subject of ecology was still not on the agenda. Rather than “personal ecology”, it might be more correct to define it, with a derivation from Foucault, as “technologies of the self” or, in other words, as the implication of one’s own autobiography within the environment, as an indissociable component of it. For this reason, the environment cannot be solely natural but must also be psychological, social, linguistic, semiotic, etc. From this point of view, the work presented at the Yinchuan Biennale is particularly emblematic. Its title, Room of the Seas and Room of Suns, refers to two areas of the artist’s life connected by the common element of sand. Two ecological contexts, two survival policies: the damp landscape of the coastal city of Pondicherry and the arid Rajasthan desert, of his infancy and his ancestors. As Agarwal claims, the river is not only a body of water that runs through the city, but a network of thousands of relationships interconnected with it, its inhabitants and with nature.
His works have been displayed in international exhibitions, amongst which are the Yinchuan Biennale (2018), the Kochi Biennale (2016), the Sharjah Biennial (2013) and Documenta XI (2002).Ravi Agarwal is the founder and director of the environmental NGO Toxic Link, as well as being part of a number of regulatory committees alongside his continuous studio, research and writing activities in relation to the subjects linked to environmental sustainability, both within academia and the more popular media. In 2008, he was awarded the United Nations Special Recognition Award for Chemical Safety and, in 1997, the Ashoka Fellowship for Social Entrepreneurship. The exhibition has been staged with the support of the Compagnia di San Paolo, the Fondazione CRT, the Regione Piemonte and the City of Turin.Within the initiatives planned for the exhibition, PAV Educational and Training Activities proposes Un prato in città (A grassland in the city), laboratory which examines the Tagete flower (Tagetes L. – also known as marigold) conformation and properties from an easthetic, formal and scientific point of view. From this special flower it is extracted a precious healing essential oil is extrated by this special flower; with its bright colours, this oil attracts bees and butterflies and in Indian culture it is offered to celebrate unions, holidays and rituals as a symbol of well-being and prosperity.

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