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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°38

Posts Tagged ‘economia’

Istruzione: Economia differenziata

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2023

Pacifico (Anief): “Riteniamo che la scuola e la libertà d’insegnamento debbano rimanere sempre di competenza dello stato” Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, è intervenuto nel corso della trasmissione dell’agenzia Italia stampa per parlare di Economia differenziata, il disegno di legge entrato in Consiglio dei ministri. Il leader del giovane sindacato rappresentativo ha detto che “chiediamo che sia esclusa la parte sulla scuola, abbiamo già una scuola autonoma, non possiamo avere 20 sistemi diversi d’istruzione. Riteniamo che la scuola e la libertà d’insegnamento – in quanto organi costituzionali – debbano essere garantiti e rimanere sempre di competenza dello stato anche rispetto alle proposte che verranno dalle regioni non autonome a oggi”. Anief si dice d’accordo con la posizione del ministro Giuseppe Valditara: “Quanto detto alla Camera oggi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è esattamente quello che il nostro sindacato ripete da tempo: tutti gli stipendi di docenti e Ata vanno elevati alla media europea: se mancano 300 euro netti al mese a lavoratore non si può attuare alcuna differenziazione. Come non si può pensare di omettere l’indennità di vacanza contrattuale. Semmai, si può pensare di introdurre un’indennità di trasferta, da dare a che è in servizio lontano dal proprio domicilio, come avviene con i metalmeccanici. La vera priorità, anche alla luce delle poco rassicuranti proiezioni del il Fondo monetario internazionale per i prossimi due anni, durante i quali l’inflazione si ridurrà rimanendo però sempre di segno ampiamente positivo (a fine 2023 si perderà un altro 6%), deve essere quella di recuperare il potere di acquisto degli stipendi. E poiché quelli di chi lavora a scuola sono tra i più bassi, l’azione del Governo deve puntare a risollevare prima di tutto proprio quei compensi. Ora però – conclude Pacifico – si passi ai fatti, ancora di più perché sulla teoria siamo tutti d’accordo, ministro compreso”.

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Economia: Forte sostegno italiano al processo di adesione Ue dei paesi Balcani occidentali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2023

Trieste. “ Nell’ambito di questo partenariato economico le Banche Multilaterali di Sviluppo, a cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze partecipa in qualità di azionista, e l’Unione Europea possono servire come ulteriori strumenti per cogliere queste opportunità.Le Banche Multilaterali di Sviluppo dispongono di strumenti finanziari adeguati a intervenire a più livelli, sia finanziando grandi opere infrastrutturali – ad esempio completando le grandi reti pan-europee ferroviarie, stradali e digitali – sia per sostenere le PMI che nei Balcani, come in Italia, costituiscono l’ossatura del sistema economico. In quest’ottica vorrei ricordare l’istituzione del Gruppo di Lavoro sulle opportunità offerte dalle Banche Multilaterali di Sviluppo, co-presieduto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che nel corso dell’anno ha posto in essere azioni concrete su settori e paesi prioritari, che possono essere facilmente replicate nell’area dei Balcani.Il nostro Ministero ha sempre sostenuto e facilitato il coordinamento tra le istituzioni multilaterali – cercando di evitare sovrapposizioni o competizioni – favorendo una collaborazione adatta alle specificità e expertise di ciascuna Banca. Vorrei ricordare, inoltre, il forte sostegno italiano, sia diretto sia attraverso l’operato delle Banche Multilaterali, al processo di adesione all’Unione europea dei paesi dei Balcani occidentali. Attenzione che si concretizza attraverso priorità strategiche (come i corridoi europei), ma anche attraverso l’assistenza tecnica, ad esempio promuovendo l’adozione di standard comuni per le infrastrutture e per i processi di procurement. Proprio nei giorni scorsi, dopo il conferimento delle deleghe, ho avviato con la BEI, la Banca Europea per gli Investimenti, che oggi è rappresentata dalla sua Divisione per i Balcani Occidentali, un primo confronto sulle opportunità di intervento e sviluppo. Cosa che intendo fare anche con la BERS, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca Mondiale e le Subsidiary Banks”. Lo ha detto Sandra Savino, Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze, aprendo la conferenza nazionale “L’Italia e i Balcani Occidentali: crescita e integrazione”, organizzata a Trieste dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, cui partecipa il Ministro Antonio Tajani.

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Economia: caro bollette

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2023

Leggendo i dati di Banca d’Italia emerge che negli ultimi tre anni gli italiani hanno prelevato, dai propri risparmi, oltre 50 miliardi di euro. Un cospicuo aumento rispetto al triennio precedente.«Analizzando questi dati e l’andamento del mercato, si individua come la causa dell’aumento dei prelievi, che non ha consentito agli italiani di risparmiare come in passato, sia riconducibile esclusivamente al rincaro del costo dell’energia, iniziato ben tre anni fa» -ha affermato il Prof. Sandro Simoncini, docente a contratto di Economia delle Imprese presso l’università Uninettuno e Presidente di Sogeea SpA.La controtendenza sta proseguendo la sua marcia e non accenna ad arrestarsi. «Se ci fosse stata una buona gestione, da parte dei due precedenti Governi, della norma sull’ecobonus, che consentiva nel triennio passato di efficientare le abitazioni con un consistente risparmio sui costi di energia, i rincari che mettono in ginocchio gli italiani non avrebbero generato alcuna criticità» -prosegue Simoncini, si vuole dare la colpa alla guerra, che anche se ha contribuito all’aumento dei costi dell’energia è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso»«L’ecobonus al 110% che va obbligatoriamente inserito nella manovra 2023, non deve essere visto come un costo per il governo, ma come un risparmio per il paese sui costi dell’energia che diversamente, anche dopo la fine della guerra, rimarranno un problema serio per gli Italiani» -conclude Simoncini.

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Cosa attendersi da un Governo USA spaccato?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2022

Un Congresso degli Stati Uniti diviso nel 2023 limiterà probabilmente la politica fiscale, ma potrebbe essere positivo per i mercati azionari. A cura di Libby Cantrill, Managing Director, Public Policy di PIMCO.Vediamo quattro implicazioni principali: Un congelamento totale dell’agenda legislativa del Presidente Biden. Forse l’aspetto più importante per i mercati è che tutti gli aumenti delle tasse sono stati ritirati dal tavolo, sia per quanto riguarda le persone fisiche (ad esempio, aumenti della tassazione sulle plusvalenze) sia per quanto riguarda le imprese (ad esempio, una tassa sugli extra-profitti). Ciò suggerisce anche che il prossimo punto di inflessione per le tasse sarà il 2025, quando le riduzioni fiscali di Trump scadranno. Più vigilanza. I repubblicani alla Camera eserciteranno i propri poteri di controllo su questioni che vanno dalla politica energetica dell’amministrazione Biden al suo approccio nei confronti della Cina (che, in alcuni ambienti, è considerato non sufficientemente aggressivo) alla molteplicità di norme proposte dalla Securities and Exchange Commission. La vigilanza sarà probabilmente più simbolica che sostanziale – dopo tutto, in assenza di un controllo a prova di veto su entrambe le camere del Congresso, i repubblicani possono fare ben poco per modificare le politiche. Tuttavia, una maggiore vigilanza può generalmente rallentare gli ingranaggi normativi e rendere più complicato il lavoro della Casa Bianca. Sebbene anche la Federal Reserve sarà probabilmente oggetto di vigilanza – da ambo i partiti – dubitiamo che la Fed sarà influenzata da qualsiasi pressione politica finalizzata a cambiare il suo apparentemente unico obiettivo di combattere l’inflazione.Altre lotte fiscali. È qui che la sottile maggioranza dei repubblicani alla Camera potrebbe entrare in gioco ed essere potenzialmente una fonte di volatilità del mercato il prossimo anno. Meno sostegno fiscale. Sebbene continuiamo a ritenere che ci sarà un sostegno bipartisan per la prosecuzione degli aiuti all’Ucraina e per il bilancio della difesa, crediamo anche che in generale sarà fissata una soglia più alta prima di fornire un più ampio sostegno fiscale anticiclico, anche qualora l’economia dovesse rallentare. L’economia statunitense ha già subito una significativa contrazione fiscale nel 2022, in virtù della scadenza di molti programmi di aiuti statali legati al COVID; per l’anno prossimo possiamo aspettarci un’ulteriore contrazione, per la quale è improbabile che un Congresso diviso faccia qualcosa. In altre parole, così come una “Fed put” è stata scartata, anche una “fiscal put” è stata di fatto eliminata, almeno fino a quando non sarà al potere un nuovo Congresso nel 2025. Pur prevedendo una situazione di stallo nel prossimo Congresso, vediamo alcune aree di potenziale compromesso. Tra queste, la legislazione che potrebbe chiarire meglio l’attività di sorveglianza sulle criptovalute – un’esigenza ancora più urgente alla luce dei recenti problemi legati agli exchange di criptovalute – e l’approccio sulle autorizzazioni energetiche che potrebbe accelerare i progetti di energia tradizionale e rinnovabile. Anche se il passato non è certo indicativo del futuro, i mercati azionari tendono storicamente a fare bene negli anni in cui il governo è diviso. In effetti, negli anni precedenti in cui la composizione del potere a Washington era simile, ossia Camera repubblicana, Senato democratico e Casa Bianca democratica, il mercato azionario ha registrato un rendimento medio del 13,6% (secondo i dati dell’S&P 500), un rendimento medio superiore a quello di quasi tutte le altre composizioni al potere. Naturalmente, il 2023 potrebbe evolversi molto diversamente rispetto ai precedenti storici, data l’inflazione vischiosa, il rischio di recessione e la guerra in Ucraina.

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L’economia del contante. Chi paga per tutti? Il consumatore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2022

Sembra che verrà meno l’obbligo della possibilità di accettare pagamenti tramite pos per importi fino a 60 euro. Evasione fiscale o meno che si possa favorire, rimane il dato della difficoltà e del guadagno delle banche.La difficoltà nasce dal fatto che negli ultimi anni (e in tutti i Paesi Ue e non solo) ci siamo abituati a pagare con carta anche importi piccoli, scoprendone praticità e comodità. Raramente si vede al bar chi paga un caffè con carta di credito, ma è frequente che in un negozio, alimentare o meno, tutti paghino tramite pos: dal supermercato al grande magazzino, dal bar al ferramenta o negozio di casalinghi, fino anche alla pizzeria dove, la classica pizza e birra per due/quattro amici comporta una spesa inferiore ai 60 euro.E ci siamo abituati, di conseguenza, ad avere in tasca pochi contanti. Cosa succederà se il tetto dell’obbligo sarò superiore ai 60 euro? Che il consumatore, per non vedersi rifiutare il pagamento in un esercizio commerciale e tutti i conseguenti problemi che ci potrebbero essere per rimediare al rifiuto (cerca il bancomat più vicino, magari lasciando qualcuno “in ostaggio” presso la cassa) dovrà avere in tasca il necessario contante. In tutti i casi il consumatore dovrà usare più frequentemente il prelievo da una cassa continua (gli stipendi non vengono pagati in contanti) che, siccome la propria banca (dove in genere il prelievo è gratuito) non è sempre dietro l’angolo, gli costerà un certo importo. Cosa sarà stato ottenuto con un provvedimento del genere? Che i soldi che prima i commercianti spendevano per farsi accreditare questi importi dalla banca, oggi saranno spesi dai consumatori. E le banche continueranno comunque a guadagnare i loro balzelli. Il provvedimento sposta l’onere dai commercianti ai consumatori. Ci vien da pensare che, siccome le lobby dei commercianti hanno forte incidenza sui politici e quelle dei consumatori non esistono, ecco che, come sempre in politica ed economia, si usano i soggetti più deboli per dar credito alle proprie presunte politiche di detassazione.Il problema – il pagamento dei balzelli per i prelievi o gli accrediti ai commercianti – esiste, ma invece di affrontarlo con le banche si è preferito scaricare sui più deboli le proprie incapacità. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Economia inglese e sterlina in sofferenza

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2022

La reputazione del Regno Unito come economia ben gestita sta soffrendo molto sotto la presidenza di Liz Truss. Il bilancio sconsiderato di Kwasi Kwarteng, basato su tagli alle tasse (e cancellazioni di aumenti delle stesse), può essere considerato carta straccia e riteniamo che il nuovo Cancelliere abbia una ragionevole possibilità di ripristinare un certo grado di fiducia nel Regno Unito e nelle sue istituzioni finanziarie. Tuttavia, il contesto in termini di tassi di base e di economia è radicalmente cambiato per ragioni sia interne che internazionali. In altre regioni si è registrato un forte aumento dei tassi di interesse previsti. A luglio il mercato del lavoro statunitense sembrava in via di riduzione. Le richieste di disoccupazione settimanali avevano iniziato ad aumentare. I mercati si aspettavano una svolta verso una politica monetaria più semplice da parte della Federal Reserve, prevedendo di cominciare a ridurre i tassi di finanziamento la prossima primavera. Ma si è trattato di una falsa avvisaglia. Le richieste di disoccupazione settimanali hanno invertito la rotta e i timori inflazionistici degli Stati Uniti sono nuovamente aumentati. Il tasso di interesse previsto per la metà del prossimo anno negli Stati Uniti è aumentato di quasi 2 punti percentuali. I tassi di interesse europei sono ovviamente più bassi, ma anch’essi sono aumentati di 2 punti percentuali nello stesso periodo. Tutto ciò esercita una pressione al rialzo sui tassi di interesse del Regno Unito e una pressione al ribasso sulla sterlina.Con l’incombere della recessione nel Regno Unito, a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia, molti previsori, tra cui la Banca d’Inghilterra, avevano pensato che questo avrebbe spento le pressioni inflazionistiche, in modo che i tassi di base sarebbero dovuti aumentare in misura moderata. Il piano di Liz Truss per limitare i prezzi dell’energia ha cambiato tutto questo. Insieme alla perdita di fiducia, dovuta a una politica fiscale sconsiderata, i mercati hanno deciso che i tassi di base del Regno Unito dovranno aumentare ancora più rapidamente dei tassi di interesse in Europa e negli Stati Uniti.A un certo punto, subito dopo il bilancio di Kwasi Kwarteng, si prevedeva che i tassi di base avrebbero raggiunto il 6,25% la prossima primavera. Ora sono scesi a poco più del 5%. Ma si tratta comunque di una cattiva notizia per il mercato immobiliare, che si stava già indebolendo. In seguito al bilancio di Kwasi Kwarteng, infatti, le turbolenze del mercato hanno portato al fallimento di numerose vendite e i prezzi delle case sono destinati a scendere. L’esperienza passata suggerisce che si tratterà di un processo lento e doloroso. Un freno serio e duraturo all’economia.Limitando i prezzi dell’energia, Liz Truss ha evitato una grave recessione durante l’inverno. Guardiamo positivamente a questa decisione politica. Tuttavia, si tratta di un enorme sussidio a tempo indeterminato e l’aumento dei tassi d’interesse associato a questa manovra, implica che la recessione resta ancora il nostro scenario centrale. In tempi normali, un aumento dei tassi di interesse nel Regno Unito rafforzerebbe la sterlina, che tuttavia rimane vulnerabile. Abbiamo un enorme deficit delle partite correnti, la fiducia nel Regno Unito è stata danneggiata e i tassi di interesse all’estero sono in aumento. Nonostante il buon rimbalzo dai minimi di tre settimane fa, restiamo ancora negativi sulla sterlina e prevediamo che quest’inverno scenderà sotto la parità.

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Economia: L’inverno e la recessione incombono sull’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2022

La maggior parte dei rischi menzionati nei nostri precedenti barometri si sono concretizzati: crisi energetica in Europa, forte inflazione, e stretta monetaria aggressiva. Questo ha portato Coface a rivedere significativamente al ribasso le previsioni di crescita globali per il 2023, con un’aspettativa inferiore al 2% come nel 2001, 2008, 2009 e 2020.Inoltre, mentre le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso un po’ in tutte le regioni del mondo, l’Europa è quella con le prospettive più cupe, con una recessione che sembra ormai inevitabile per quest’inverno in tutte le principali economie. In effetti, la crisi energetica si è intensificata e il vecchio continente si prepara a una “sobrietà imposta”. Sia nel caso in cui prenda la forma di una riduzione «volontaria» (sospensione delle attività non redditizie dovuta al costo dell’energia) o di un razionamento decretato dai governi, la riduzione dei consumi di energia si tradurrà necessariamente con una minor produzione e un calo del PIL. L’entità del fenomeno dipenderà in gran parte dalla rigidità dell’inverno e la Germania, principale potenza industriale del continente, sarà in prima linea.Per questo trimestre, la maggior parte dei declassamenti delle valutazioni rischio paese interessa le economie europee. Coface ha stabilito 6 ulteriori declassamenti per tre paesi in cui il rischio era ancora considerato molto basso: Danimarca, Svizzera e Lussemburgo. Solo la Norvegia, paese produttore di gas, beneficia della miglior valutazione di rischio.Di fronte alla prospettiva del prezzo dell’energia costantemente elevato a livello mondiale, circa la metà dei 49 declassamenti delle valutazioni settoriali interessa le industrie energivore come la chimica, la carta e i metalli. Contrariamente al trimestre precedente, in cui la maggior parte delle riclassificazioni in negativo interessavano il continente europeo, questo trimestre Coface ha declassato questi settori anche nella maggior parte delle economie asiatiche e in Sudafrica.Questi ultimi mesi hanno confermato la concretizzazione di un’inflazione costantemente elevata e sempre più generalizzata nelle economie avanzate ed emergenti.Tre banche centrali emergenti perseguono politiche monetarie contro corrente: Russia, Turchia e Cina. Le autorità monetarie cinesi hanno ridotto alcuni tassi di interesse di riferimento con l’obiettivo di sostenere l’attività, in risposta al forte rallentamento dell’economia. Quest’ultima continua a risentire della strategia «zero-COVID», della grave siccità registrata quest’estate e della crisi del settore immobiliare. In particolare, le problematiche del settore immobiliare, che si stima rappresenti il 30% del PIL, contribuiranno a una crescita del Paese ben al di sotto degli standard degli ultimi dieci anni nel 2022 (3,2%) e nel 2023 (4,0%), facendo registrare un netto rallentamento a livello mondiale.L’ inasprimento monetario diffuso offusca inevitabilmente le prospettive per il settore delle costruzioni a livello globale. In questi ultimi mesi, i prezzi dei metalli industriali e del legname si sono ridotti, con un calo rispettivamente del 20% e del 60% da inizio anno, portando Coface a declassare questi settori nella maggior parte delle aree geografiche. (abstract da Coface http://www.hkstrategies.com)

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Crisi energetica, continua la morsa sull’economia europea: come sarà il “new normal”?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. La crisi energetica continua ad attanagliare le economie europee. Si prevede, infatti, che nell’ultimo trimestre del 2022 e nel primo trimestre del 2023, l’impatto economico della guerra energetica colpirà il cuore dell’Europa. Stando a un report dell’Economist Intelligence Unit, le economie più a rischio questo inverno saranno quelle dei paesi dell’Europa centrale come Ungheria, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca, anche a causa del loro importante coinvolgimento nella supply chain tedesca. La scarsità del gas metterà inoltre a dura prova il settore industriale in Germania, ma anche in Austria e in Italia.Il nostro Paese, però, ha il vantaggio di una posizione geografica strategica: può contare infatti sull’accesso ad altri gasdotti e infrastrutture di Gnl. L’Italia ha già ridotto notevolmente la ben nota dipendenza dal gas russo: dal 40% si è passati al 25% grazie a maggiori importazioni da Algeria, Azerbaigian e altri paesi. Sempre secondo l’Economist, è quindi probabile che il razionamento per gli italiani sia limitato. Il giornale britannico, tuttavia, sottolinea l’alta esposizione al rischio di alcuni settori industriali come quello meccanico e metallurgico. Inoltre, il gas ha occupato, nell’ultimo decennio, un posto sempre più importante nel mix energetico italiano e il 50% dell’energia viene oggi prodotta da centrali a gas (nel 2000 era solo il 37%), come ricorda l’Istituto Affari Internazionali. Non solo il caro bollette, ma una strategia energetica complessiva sarà quindi la sfida principale sul tavolo del nuovo governo.Il calo della produzione interna di gas nell’Eurozona ha favorito, negli anni, la dipendenza dal gas russo. L’impatto dell’invasione russa dell’Ucraina sui prezzi dell’energia è stato quindi immediato. I prezzi di petrolio, carbone e gas sono aumentati rispettivamente del 40%, 130% e 180% dopo due settimane dall’inizio del conflitto il 24 febbraio 2022. Di conseguenza, i prezzi del gas hanno determinato un aumento dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità nell’area euro.Gli alti prezzi dell’energia potrebbero diventare la “nuova normalità”, come avverte l’Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza. E l’attuale instabilità del “trilemma energetico” – sicurezza, accessibilità e sostenibilità – se non gestita a dovere potrebbe sabotare la transizione energetica e minare la leadership globale dell’Unione Europea in materia di clima. Per mitigare gli effetti della volatilità dei mercati del gas, l’Istituto europeo suggerisce innanzitutto di adottare le strategie tradizionalmente utilizzate per il petrolio, come la predisposizione di riserve e la distribuzione di sussidi per le famiglie a basso reddito. La legge italiana prevede già lo stoccaggio obbligatorio, e dallo scorso giugno anche l’UE ha adottato nuove normative in materia di stoccaggio del gas che impongono agli Stati membri di riempire gli impianti di stoccaggio all’80% della capacità entro novembre di quest’anno, e al 90% negli anni successivi. L’Italia, su questo tema, si trova già avanti i principali partner europei: ha raggiunto a fine settembre l’obiettivo del 90% degli stoccaggi di gas e punta a superare questa soglia in vista dei picchi di consumi invernali.La crisi energetica potrebbe produrre un cambiamento irreversibile nelle abitudini di consumo. I prezzi elevati dell’energia hanno infatti l’effetto di abbassare la domanda e di indurre quindi un cambiamento dei comportamenti in una direzione che potrebbe agevolare la transizione energetica. Anche per queste ragioni, secondo l’Oxford Institute for Energy Studies, “i governi dovrebbero evitare interventi a breve termine che indeboliscano l’incentivo dei consumatori a ridurre la domanda di energia e che aumentino la percezione del rischio politico da parte degli investitori”. Mentre mette in guardia da una protezione generalizzata dei consumatori dall’aumento dei prezzi, lo studio supporta anche la validità delle politiche basate su aiuti mirati, ad esempio, a supporto delle persone più vulnerabili. In via definitiva, alleggerire le bollette delle famiglie in difficoltà resta una priorità, che, infatti, è parte della strategia in 10 punti dell’International Energy Agency per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’importazione di gas naturale russo. Negli ultimi 30 anni, la direzione presa dai governi europei è stata quella di privatizzare, liberalizzare e, in teoria, rendere competitivo il mercato dell’energia. La guerra in Ucraina, però, ha forzato i paesi ad agire in una direzione ora diametralmente opposta: la battaglia contro il caro bollette di Gran Bretagna e Germania è già iniziata, con la Francia che punta al controllo dei prezzi dell’elettricità. Sono almeno 15 i Paesi membri che chiedono un tetto al prezzo del gas alla Commissione europea. La tendenza verso l’intervento statale nel settore energetico potrebbe essere irreversibile secondo Jonathan Stern, dell’Oxford Institute for Energy Research. Stern ha affermato che la crisi energetica conseguente al conflitto in Ucraina potrebbe in gran parte smantellare il libero mercato: “c’è la sensazione che tutto questo sia temporaneo, che una volta risolto il problema con Putin, si tornerà alla normalità, ma non sarà così”. Un monito chiaro: l’Europa si deve preparare al “new normal” energetico.

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Barometro COFACE 3° trimestre 2022: «raffreddamento dell’economia mondiale»

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

Parigi. Oltre alle ripercussioni della guerra in Ucraina, la stretta monetaria globale e i molteplici vincoli alla crescita cinese fanno presagire prospettive pessimiste. Nel breve periodo, l’economia sembra stabilirsi in un regime di «stagflazione», caratterizzata da crescita quasi zero e rapido aumento dei prezzi. La possibilità di una recessione globale diventa quindi sempre più reale.Otto paesi tra cui Italia, Danimarca, Svizzera, Egitto e Cile assistono a una riclassificazione al ribasso della propria valutazione dopo 19 declassamenti nel 2° trimestre.I 49 declassamenti delle valutazioni settoriali evidenziano il netto peggioramento delle condizioni per i settori sensibili al ciclo economico come le costruzioni, i metalli e il legno, in diverse aree geografie.La maggior parte dei rischi menzionati nei nostri precedenti barometri si sono concretizzati: crisi energetica in Europa, forte inflazione, e stretta monetaria aggressiva. Questo ha portato Coface a rivedere significativamente al ribasso le previsioni di crescita globali per il 2023, con un’aspettativa inferiore al 2% come nel 2001, 2008, 2009 e 2020. Inoltre, mentre le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso un po’ in tutte le regioni del mondo, l’Europa è quella con le prospettive più cupe, con una recessione che sembra ormai inevitabile per quest’inverno in tutte le principali economie. Di fronte alla prospettiva del prezzo dell’energia costantemente elevato a livello mondiale, circa la metà dei 49 declassamenti delle valutazioni settoriali interessa le industrie energivore come la chimica, la carta e i metalli. Contrariamente al trimestre precedente, in cui la maggior parte delle riclassificazioni in negativo interessavano il continente europeo, questo trimestre Coface ha declassato questi settori anche nella maggior parte delle economie asiatiche e in Sudafrica.Questi ultimi mesi hanno confermato la concretizzazione di un’inflazione costantemente elevata e sempre più generalizzata nelle economie avanzate ed emergenti.Tre banche centrali emergenti perseguono politiche monetarie contro corrente: Russia, Turchia e Cina. Le autorità monetarie cinesi hanno ridotto alcuni tassi di interesse di riferimento con l’obiettivo di sostenere l’attività, in risposta al forte rallentamento dell’economia. Quest’ultima continua a risentire della strategia «zero-COVID», della grave siccità registrata quest’estate e della crisi del settore immobiliare. In particolare, le problematiche del settore immobiliare, che si stima rappresenti il 30% del PIL, contribuiranno a una crescita del Paese ben al di sotto degli standard degli ultimi dieci anni nel 2022 (3,2%) e nel 2023 (4,0%), facendo registrare un netto rallentamento a livello mondiale.L’ inasprimento monetario diffuso offusca inevitabilmente le prospettive per il settore delle costruzioni a livello globale. In questi ultimi mesi, i prezzi dei metalli industriali e del legname si sono ridotti, con un calo rispettivamente del 20% e del 60% da inizio anno, portando Coface a declassare questi settori nella maggior parte delle aree geografiche. Mentre le banche centrali sono determinate nel contrastare l’inflazione “a qualunque costo”, molte si trovano ad affrontare un conflitto di obiettivi con la politica fiscale del proprio paese/regione. I governi nazionali, che lottano contro la contrazione dell’attività, hanno moltiplicato le misure a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie e della liquidità delle imprese. Il risultato è un cocktail potenzialmente esplosivo per le finanze pubbliche: aumento del deficit pubblico e impennata dei costi di finanziamento. (abstract by http://www.hkstrategies.com/)

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Tra timori di recessione e “super” dollaro: cosa accadrà ora all’economia americana?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2022

A firma di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel. Nel difficile contesto economico-finanziario globale, gli occhi rimangono puntati sull’economica americana. Tra timori di recessione e un mercato del lavoro ancora in salute, i mercati continuano a prevedere uno scenario base in cui le prospettive macroeconomiche negli USA si deterioreranno a partire dall’anno prossimo e dove, di conseguenza, i tassi d’interesse verranno ridotti.Riteniamo, però, che questa eventualità sia sempre meno probabile: i dati sull’occupazione, infatti, restano solidi e non si vede, al momento, un aumento significativo del numero di licenziamenti. Questo scenario ci porta quindi a pensare che i tassi continueranno a salire con l’inizio dell’anno nuovo, per poi fare una pausa nel corso dell’anno, senza però essere tagliati. Le politiche della Fed creeranno comunque grattacapi all’Europa. Il problema principale per la BCE e la Bank of England (BoE) è che, se la Fed continua con il rialzo dei tassi, allora i policymaker dovranno cercare di adeguarsi per mantenere la forza relativa delle loro valute. Contrariamente, dovranno accettare un’inflazione importata più elevata e cercare di diminuire le pressioni inflattive nell’economia interna. Il risultato è che le Banche Centrali rischiano, in questo modo, di dover alzare i tassi in misura superiore al target perseguito. Infine, qualora l’economia globale si indebolisse ed entrasse in recessione, gli asset in dollari diventerebbero con molta probabilità un rifugio sicuro per gli investitori. Se BCE e BoE, ad esempio, intervenissero per rafforzare le valute con il rischio di innescare una recessione in Europa, il dollaro andrebbe comunque a rafforzarsi. Con oltre 135 miliardi di dollari in gestione, Payden & Rygel è leader nella gestione del risparmio gestito e annovera tra i suoi clienti banche centrali, fondi pensione, imprese di assicurazione, università, banche private e fondazioni di varia natura. Società di gestione indipendente e non quotata, Payden & Rygel ha sede a Los Angeles con uffici a Boston e hub di gestione a Londra e a Milano. (abstract)

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“Comgest: Cina, economia in ripresa nonostante gli ostacoli”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2022

A cura di David Raper, Gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest. L’economia cinese prosegue il suo recupero, tra gli ostacoli posti dalla debolezza del mercato immobiliare e la politica “zero Covid”. A luglio le vendite al dettaglio sono aumentate del 2,7% su base annua (a/a), registrando una flessione del 3,1% rispetto a giugno. I casi di Covid sono aumentati ancora in diverse aree del Paese, ma i viaggi interni e le attività economiche hanno tenuto bene in seguito a un’applicazione più diligente della politica “zero Covid” da parte del governo. Le tensioni geopolitiche continuano a dominare le prime pagine dei giornali. La visita di Nancy Pelosi a Taiwan ha provocato la reazione della Cina, che ha avviato esercitazioni militari in tutta l’area circostante l’isola. Gli USA hanno approvato delle leggi per ridurre la dipendenza dalla Cina sui sistemi per la produzione di energia solare e sulle batterie per i veicoli elettrici e hanno chiesto ai principali fabbricanti di chip di interrompere la vendita di prodotti di fascia alta alla Cina. Uno sviluppo positivo è stato la sottoscrizione da parte del Public Company Accounting Oversight Board (PCAOB, Autorità statunitense per la vigilanza sui revisori contabili) e delle autorità cinesi, di un quadro di riferimento sulla revisione dei documenti contabili relativi ai titoli ADR (American Depository Receipt) emessi da società cinesi quotate negli Stati Uniti. Il 16 ottobre si svolgerà il 20° Congresso del Partito comunista cinese, che rappresenta un momento di significativa visibilità in merito all’orientamento della politica cinese. Nel comparto del turismo, i titoli Samsonite e Trip.com hanno contribuito positivamente alla performance mensile, grazie a risultati migliori del previsto e all’incoraggiante ripresa dei viaggi. Anche Tencent ha registrato una performance positiva dopo la pubblicazione di dati solidi per il secondo trimestre 2022 e previsioni di un’accelerazione delle inserzioni video brevi in WeChat. Abbiamo rafforzato la nostra posizione in alcune società, tra cui Centre Testing e Wuxi Biologics. Abbiamo inoltre costituito una posizione in Shenzhen Mindray, società leader nelle apparecchiature mediche in Cina.

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Economia: Spazio di azione del nuovo governo strettissimo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

“Lo spazio per la manovra è decisamente stretto ma l’impronta la si deve mettere nel corso della legislatura, il programma non è il programma del giorno. Si tratta d’intervenire su quella che è l’emergenza, il Def dà qualche spazio, la stima della riduzione del deficit del 2022 e del 2023 di mezzo punto, porta un po’ di ossigeno che è solo un quarto di quello che serve. Su 40 miliardi di manovra lo spazio che ne esce è di circa 10 miliardi”. Lo ha detto Gilberto Pichetto, viceministro uscente allo Sviluppo Economico e responsabile economia di Forza Italia, a 24 Mattino su Radio 24. E prosegue: “Una manovra normativa potrebbe anche non comportare oneri particolari. Ragionare ad esempio su una flat tax per la parte incrementale che significa stimolare la produzione, togliere il cosiddetto tappo al limite di produzione, perché è noto che qualcuno raggiunto quasi al limite si ferma nel fatturare, potrebbe essere una prima azione. Ci sono normative che riguardano anche lo stimolo al lavoro. Cominciare a ridurre ad una sola chiamata che se rifiutata fa perdere il reddito di cittadinanza, potrebbe essere un altro primo passo fondamentale. Sono passi che da un lato non costano, ma che intervengono sul sistema produttivo e automaticamente dovrebbero generare beneficio collettivo. Chiaro che tutte queste azioni vanno centellinate e vanno viste rispetto al quadro. La posizione che Forza Italia porta alla coalizione è una posizione di estrema cautela e poi sarà mediata con Fratelli d’Italia e Lega. Certamente la nostra posizione è di cautela anche rispetto a quello che può essere uno scostamento di bilancio” E conclude: “Bisogna creare le condizioni perché chi l’ha utilizzato possa fare la cessione del credito, quindi tutte le correzioni che si possono fare vanno fatte per chiudere bene la partita al 30 settembre. Poi c’è un impegno ad arrivare ad una formula dell’80% non più di prorogare i meccanismi del 110%. Lo stesso premier Draghi ha contestato il 110% perché toglieva le condizioni di contrattualità con un enorme effetto inflattivo che genera effetti anche sul PNRR, perché se abbiamo un rallentamento delle opere è perchè bisogna fare una revisione prezzi dovuta a questa inflazione indotta. Vedremo se ci saranno i tempi per fare entrare in manovra questa revisione”.

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Stato dell’Unione: Ucraina, energia, economia, cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2022

Bruxelles. Parlamento europeo. In apertura di dibattito, la Presidente del PE Roberta Metsola ha dichiarato: “In questa giornata importante, è un onore speciale avere con noi Olena Zelenska. Ci troviamo davanti a uno scenario allarmante: l’invasione illegale e ingiustificata dell’Ucraina, l’inflazione elevata, gli aumenti dei prezzi di energia ed elettricità, la catastrofe climatica, una maggiore insicurezza alimentare e l’aumento del costo della vita. Oggi, il nostro messaggio deve essere: ‘l’Europa risponderà’”. In merito alla guerra contro l’Ucraina, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha affermato che “Putin fallirà e l’Europa prevarrà”. Le sanzioni contro la Russia “sono qui per restare”. Ha poi annunciato l’inclusione dell’Ucraina nel roaming gratuito e nel mercato unico UE, oltre a 100 milioni di euro per ripristinare le scuole ucraine danneggiate.Per quanto riguarda l’impennata dei prezzi dell’energia, la Commissione proporrà ai Paesi UE delle misure per ridurre il consumo di elettricità e un tetto alle entrate delle aziende che producono elettricità a basso costo, per ottenere più di 140 miliardi di euro e alleviare il contraccolpo per i cittadini. Ha inoltre annunciato una riforma del mercato dell’elettricità. Von der Leyen ha poi chiarito che la colpa dell’attuale crisi energetica e dell’aumento dei prezzi ricade “esclusivamente su Putin”.Per quanto riguarda la Conferenza sul futuro dell’Europa, la Presidente von der Leyen ha dichiarato che i panel dei cittadini diventeranno un appuntamento fisso e che è arrivato il momento per una Convenzione europea.Tra gli altri temi toccati figurano la lotta alle interferenze straniere per proteggere le nostre democrazie, una più stretta cooperazione con alcuni paesi come Cile, Messico, Nuova Zelanda, Australia e India, e delle proposte su un Fondo europeo per la sovranità, una legge europea sulle materie prime critiche, una Banca europea dell’idrogeno e un pacchetto di aiuti alle PMI.

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L’autunno è alle porte e si preannuncia economicamente complesso per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

Le bollette di energia elettrica e gas, se non calmierati da interventi straordinari dei Governi centrali, prevedono incrementi a doppia cifra, anche a causa del proseguimento del conflitto in Ucraina, che rende ancor più incerto il quadro politico internazionale. A questo si aggiungono, nel nostro Paese, l’inflazione, che in questi giorni ha sfondato il tetto del 9% e le imminenti elezioni politiche del prossimo 25 settembre. Tutti questi elementi portano con sé giornate potenzialmente nervose sui mercati finanziari, nel mondo degli investimenti, che sempre mal tollera le situazioni di incertezza e criticità. Esiste tuttavia un ambito di mercato – rileva Luca Censoplano, Wealth Advisor di Allianz Bank – trasversale a diversi settori, che potrebbe rivelarsi premiante proprio in un contesto di questo genere: è quello delle aziende che hanno deciso di aderire, a vario titolo, agli obiettivi di transizione energetica verso fonti rinnovabili fissati dalle Nazioni Unite. I motivi sono molteplici, come fa rilevare in un recente report Invesco (società di gestione finanziaria, con sede negli Stati Uniti, e uffici situati in più di venti Paesi): pressione normativa, con Stati che a vario titolo spingono per una trasformazione ecologica del proprio paese; redditività economica, perché le innovazioni tecnologiche si traducono, per le imprese che le adottano, in competitività aggiuntiva; domanda di consumo, perché il desiderio di favorire la rivoluzione energetica porta all’adozione di massa di queste soluzioni; e non ultimo, gli investimenti, che forniscono “carburante” al cambiamento, allo sviluppo e alla società tutta.L’aiuto di un consulente esperto diventa in questo caso determinante, per orientarsi nella selezione delle migliori opportunità disponibili sul mercato e per costruire un portafoglio adeguato. Orientarsi infatti fra settori anche molto diversi fra loro come il solare, l’eolico, la mobilità verde, la bioedilizia, le città intelligenti, l’efficientamento energetico, il risparmio di risorse primarie, non è cosa facile. Alcuni settori possono far registrare incrementi particolarmente premianti in momenti differenti, e solo un professionista esperto può supportare efficacemente l’investitore.Quel che è certo, è che il mercato premierà sempre di più le imprese impegnate in quello che oggi è denominato ESG (Environmental, Social and Corporate Governace) ovvero nell’adozione di politiche ed azioni finalizzate ad una crescente sostenibilità economica, sociale e ambientale. Investire in esse significa partecipare a profitti interessanti e crescenti nel prossimo futuro e diventare parte attiva di un processo di cambiamento epocale, già in atto. Paese più, Paese meno.

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Economia russa in ginocchio. La balla delle sanzioni che non funzionano

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2022

Dall’inizio della guerra all’Ucraina, la Russia ha perso più di mille società globali che rappresentano circa il 40% del suo Prodotto interno lordo, cioè della ricchezza che è in grado di produrre in un anno. Queste imprese costituiscono il 12% della forza lavoro russa (5 milioni di persone). L’Associazione russa per le comunicazioni elettroniche, in una relazione alla Camera bassa del Parlamento russo, ha rilevato che, fino a maggio scorso, da 50mila a 70mila lavoratori tecnologici erano fuggiti dal Paese. Un massiccio esodo di cervelli, difficilmente rimpiazzabili. Dovrebbero bastare questi dati per confutare le tesi di noti cultori di geopolitica, di politici in cerca di voti e di giornalisti che hanno qualche difficoltà di comprensione dell’economia che sostengono l’inefficacia delle sanzioni alla Russia e ne chiedono la revisione. Circola perfino la notizia che la Russia è in una fase di prosperità. Ricordiamo, allora, ciò che ha detto la governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina: “L’attività economica è in declino. La cessazione delle relazioni economiche a lungo termine avrà un impatto negativo”.Le sanzioni occidentali hanno inserito nella lista nera la maggior parte delle grandi banche russe e tagliato i legami della Russia con le reti logistiche internazionali. E’ bloccato il sistema per le transazioni internazionali bancarie Swift e congelati all’estero 300 miliardi di dollari della Banca centrale russa. L’apparato industriale è in forte sofferenza per il blocco delle importazioni, in particolare di tecnologia occidentale, indispensabile per il settore manifatturiero: dall’inizio dell’invasione le importazioni in Russia sono crollate del 50%.Le notizie, false, che provengono dal Cremlino sono dovute ad una accurata selezione degli indicatori economici favorevoli, omettendo quelli sfavorevoli. I dati favorevoli sono diffusi con grande risalto e trovano ampia eco sui media occidentali, inducendo la sensazione che è in atto una guerra di logoramento economico che sta mettendo a dura prova l’Occidente. Il governo russo ha progressivamente trattenuto un numero crescente di statistiche chiave che, prima della guerra, venivano aggiornate su base mensile, compresi tutti i dati del commercio estero. I fatti sono che la Russia sta perdendo i mercati principali come esportatrice di materie prime, tra i quali il gas, i cui afflussi all’Europa rappresentavano l’83% delle destinazioni mondiali. Per quanto veritieri, dati pubblicati dalla compagnia energetica statale russa Gazprom mostrano che la produzione è già diminuita di oltre il 35%. Non c’è dubbio che la Russia sta perdendo il suo status di superpotenza energetica, con un deterioramento irrevocabile del suo posizionamento economico-strategico come fornitore affidabile di materie prime. Inoltre, la Russia è sostanzialmente tagliata fuori dai mercati finanziari internazionali, il che limita la sua capacità di attingere ai bacini di capitali necessari per rivitalizzare la sua economia paralizzata (“Foreign Policy”).Per l’Occidente non è proprio il tempo di mollare. (Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 1 settembre 2022) Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Investire nell’economia reale fa bene a imprese e risparmiatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

«Con un sistema produttivo e industriale italiano in grande spolvero, nonostante le tante incertezze geopolitiche internazionali e del quadro politico nazionale, gli investimenti in economia reale italiana, ossia Pmi non quotate e immobiliare, rappresentano un’ottima occasione per permettere ai risparmiatori italiani di impiegare più utilmente gli oltre 2 mila miliardi di euro (una cifra enorme, pari all’intero Pil nazionale) che giacciono inutilizzati sui conti correnti e che se non investiti rischiano di risultare erosi dall’inflazione che oggi tocca picchi dell’8-10% all’anno. Gli investimenti in economia reale sono, dunque, molto interessanti per gli investitori e possono contribuire a mantenere sostenuta la ripresa dell’economia, del prodotto interno lordo e dell’occupazione in Italia che oggi sono fra le più alte in Europa». «In Italia, in questo momento – ha affermato Paola Pallotta –, dopo un semestre di calo dei valori borsistici, i “prezzi” delle aziende, sia quotate, sia non quotate, sono molto bassi rispetto ai valori intrinseci delle aziende stesse e questa situazione offre ottime possibilità di investimento anche sul mercato azionario. In questo contesto gli investimenti in economia reale sono una valida alternativa. Ci sono, infatti, molte Pmi che non possono accedere direttamente alla Borsa, ma hanno la possibilità di ricevere finanziamenti diretti da parte degli investitori in un momento in cui, per diversi motivi, la capacità di finanziamento e di supporto alle aziende da parte delle banche si è drasticamente ridotto. Si tratta, ovviamente, di una possibilità che prevede un tempo di investimento abbastanza lungo e, quindi, è consigliabile affidarsi a intermediari che siano in grado di selezionare al meglio le aziende sulle quali investire. Ci sono strumenti che da un lato consentono di compartecipare direttamente al capitale di aziende, per start-up molto giovani con il venture-capital, per aziende già avviate con il private equity, dall’altro di fornire credito alle aziende con strumenti quali il privat debt».Quanto ai settori dell’economia reale nei quali vale la pena di investire maggiormente, i tre relatori hanno indicato fra i grandi trend del momento, i settori dell’informatica e del digitale, il medicale e tutto ciò che è collegato al mondo della salute e il mondo dell’economia circolare.Inoltre, Facile, Fumei e Pallotta, hanno sottolineato quanto, per gli investimenti in economia reale, sia importante avere a disposizione informazioni corrette e comprensibili sulle aziende nelle quali si investe. Per questo, quindi (anche per questioni linguistiche e di conoscenza dei contesti economico-legislativi), è preferibile investire in aziende italiane che, magari, sviluppandosi sui mercati mondiali, ci potranno portare a investire indirettamente sull’andamento dei mercati esteri. In ogni caso, la possibilità di investire direttamente in economia reale all’estero è garantita da strumenti quali gli Eltif.In conclusione, i tre relatori hanno sottolineato come anche l’investimento in economia reale vada inserito in un’adeguata strategia di diversificazione complessiva degli investimenti e che oggi si offrono interessanti possibilità anche negli investimenti borsistici, grazie, in particolare, alle importanti possibilità di crescita dell’economia italiana che, «salvo disastri politici che ci allontanino dall’Europa», dovrebbero confermarsi.Economia sotto l’Ombrellone 2022 è organizzata da EoIpso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG, in partnership con Greenway, Legacoop, Cosm e Lybra e con il sostegno di Cia, Lignano Banda Larga, Calzavara, Triveneto Servizi, IsCopy, Glp e Confindustria Udine. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. Media Partner: Scriptorium Foroiuliense. (abstract)

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Agricoltura, l’economia circolare supera la “crisi concime”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

L’economia circolare per superare la crisi che sta colpendo l’agricoltura: davanti a una carenza di fertilizzante, con conseguente aumento esponenziale dei prezzi, arriva la risposta del Greenway Group. La realtà friulana, che raccoglie la Greenway Agricola, la San Daniele Bioenergie (entrambe con sede a Codroipo – UD) e la Greenfirm di Pordenone, ha concretizzato da tempo i principi di quella transizione ecologica diventata oggi linea guida di sviluppo. Come? «Avviando una vera economia circolare a carattere territoriale», spiega il presidente Marco Tam alla guida del gruppo insieme con Gabriele Gardisan. «Dalla coltivazione dei campi alla produzione di biogas, fino a ottenere il digestato: un residuo della fermentazione delle biomasse vegetali agricole che è ad altissimo valore agronomico e viene utilizzato nei campi in sostituzione dei concimi cimici». Attraverso i propri impianti di Bertiolo e San Daniele del Friuli, il Greenway Group riesce ad arrivare a una produzione di circa 28 mila tonnellate di digestato all’anno «che ci permette di sostituire quasi interamente il ricorso ai concimi chimici per la coltivazione di quasi 700 ettari di terreno», prosegue Tam. «Questo ci consente ad oggi di non essere dipendenti dai fertilizzanti e dalle materie prime necessarie – come ad esempio l’azoto – per la concimazione che provengono dall’est Europa e i cui costi, a causa del conflitto russo-ucraino in corso e delle tensioni internazionali, sono aumentati esponenzialmente negli ultimi mesi, aprendo una pesante crisi sul fronte agricolo».La filiera circolare del Greenway Group parte dai campi. «Sono circa 700 gli ettari dedicati per il 75% alle colture energetiche, per la produzione di biomasse, e per il restante 25% alle colture di uso umano e animale, prevalentemente soia, colza e girasole», prosegue il presidente del Greenway Group. «Altri 45 ettari sono destinati alla coltivazione della vite. Da queste uve ricaviamo vino che viene commercializzato attraverso la Greenfirm con il nostro marchio “Filare Italia”. Tutte le coltivazioni beneficiano di quel digestato, un fertilizzante organico con una parte liquida e una frazione solida e completamente inodore, ottenuto negli impianti di biogas». E proprio da questi impianti arriva la produzione di energia elettrica che permette di soddisfare il fabbisogno di circa 20.000 persone.

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Economia cinese in difficoltà

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. Livelli di disoccupazione giovanile sopra la media, mercato immobiliare in crisi ed economia fiacca stanno mettendo sotto pressione Pechino. Il Pil del trimestre aprile-giugno è cresciuto solo dello 0,4% rispetto al 2021. Si tratta del peggior risultato per la Cina dal 1992, escludendo la contrazione del 6,9% registrata nel primo trimestre del 2020, a causa della prima ondata di Covid. L’aumento previsto dell’1% non è stato raggiunto e la crescita del 4,8% del primo trimestre è solo un lontano ricordo.Che il Dragone stia vivendo un momento economico non particolarmente brillante è stato rimarcato anche dall’Agenzia di statistica cinese, che ha evidenziato come la pressione al ribasso sull’economia è aumentata in modo significativo a partire dal trimestre di giugno: le basi di una ripresa economica sostenuta non sono stabili. Le incertezze economiche potrebbero però avere ripercussioni anche sul Partito comunista che oggi si trova in un momento particolarmente delicato. In Cina si terrà, infatti, il congresso del Partito proprio nel 2022 e la presenza di un’economia fiorente e forte rientrava nel patto che i cittadini cinesi avevano sottoscritto con l’attuale governo. Ma l’economia vacilla. E sembra che non si possa replicare la ripresa quasi immediata sperimentata dopo la prima ondata di Covid nel 2020. Ci sono, infatti, diversi indicatori che non giocano a favore: la disoccupazione giovanile è vicina ai livelli più alti mai registrati, il mercato immobiliare è in crisi di identità e le piccole imprese stanno sopportando il peso maggiore della debolezza della spesa interna. A giugno la produzione industriale cinese è aumentata del 3,9% anno su anno, non rispettando il consenso del mercato del 4,1%. In crescita, però, la produzione per il settore manifatturiero (3,4% contro 0,1% a maggio), per quello dei servizi pubblici (3,3% contro 0,2%), e per la produzione mineraria (8,7% contro 7,0%). Il mercato immobiliare cinese è da fine 2021 che sta vivendo momenti non facili. Dopo il caso Evergrande, altri colossi hanno seguito la scia indebolendo ulteriormente il mercato del real estate nazionale. Questo ha inevitabilmente avuto delle conseguenze sui consumatori che avevano comprato casa prima che questa fosse finita. Molte le manifestazioni pubbliche organizzate da cittadini che hanno anche iniziato a dichiarare alle banche e alle autorità di regolamentazione di non avere intenzione di pagare i loro mutui, visto il ritardo nella consegna e il crollo del mercato immobiliare. In risposta alle preoccupazioni, l’autorità di regolamentazione bancaria e assicurativa cinese ha affermato che lavorerà con il governo centrale e le autorità locali per assicurarsi che gli edifici siano finiti e i posti di lavoro siano salvati, per garantire la stabilità al settore immobiliare.Le manifestazioni di protesta e le tensioni immobiliari non preannunciano nulla di buono. Già la crescita economica del Dragone ha subito un forte rallentamento nel secondo trimestre, se a questo si aggiungono poi i timori per una recessione globale, per tenere a bada l’inflazione galoppante in Usa e Europa, la situazione di certo non è destinata a migliorare.La disoccupazione giovanile è salita al 19,3% a giugno. Dato che rappresenta un nuovo record (tutto negativo) per il Dragone. Inoltre, a marzo e ad aprile sono stati imposti blocchi totali o parziali nei principali centri del Paese, inclusa Shanghai, che ha registrato una contrazione del Pil del 13,7% su base annua nel secondo trimestre. La produzione nella capitale si è, infatti, ridotta del 2,9% su base annua. L’aspetto positivo è che a giugno molte restrizioni sono state revocate e i dati economici hanno mostrato segni di miglioramento, ma non sembra probabile una rapida ripresa economica, come è avvenuto subito dopo la prima ondata di Covid.L’obiettivo ufficiale di crescita era di circa il 5,5% per il 2022. Livello che sarà difficile raggiungere se continuerà a restare in vigore la strategia zero-Covid. Le previsioni parlano, infatti, di un rallentamento del 4% e i mercati finanziari cinesi sono inquieti, le azioni ondeggiano, mentre lo yuan è sceso al minimo (contro il dollaro) dal settembre 2020.

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Economia del mare: Nuovi scenari e sfide per la Blue Economy

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

Giovedì 14 luglio 2022 – Ore 10.30 -17.00 In contemporanea in tre sedi: Genova: Costa Firenze. Trieste: Terminal Passeggeri, Sala Congressi. Napoli: Sala d’Amato, Unione Industriali Napoli. Evento in presenza e in streaming. Il Sole 24 Ore presenta la prima edizione dell’evento dedicato all’industria marittima, settore strategico per l’intera economia nazionale e per la gestione delle imprese dei settori dei trasporti, della logistica, dello shipping e della portualità. Il Convegno Economia del mare, alla sua prima edizione, vuole rappresentare un osservatorio annuale del Sole 24 Ore per il sistema dell’industria marittima italiana analizzandone il potenziale di crescita, gli scenari e le nuove sfide per gli operatori anche di fronte ai mutati equilibri geopolitici mondiali. Al centro della discussione la ricerca e l’innovazione per promuovere e sviluppare modelli sostenibili; la portualità come perno per la crescita dei traffici internazionali e l’innovazione tecnologica e digitale per i porti di nuova generazione; la formazione delle nuove competenze necessarie per svolgere i mestieri del mare; i macrotrend geopolitici e gli scenari evolutivi. L’evento vede il coinvolgimento, in qualità di Main Partner, di Costa Crociere, Ferrovie dello Stato Italiane, Intesa San Paolo, Leonardo. Official Partner sono Enel, Rina, Start 4.0, Event Partner è Grimaldi Group e Partner Alpe Adria e Fincantieri Infrastructure Opere Marittime. Fonte: http://emaildisclaimer.ilsole24ore.com

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Economia circolare, Italia prima in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2022

Cresce esponenzialmente nel nostro Paese la «finanza alternativa green», sostenuta e rappresentata dall’ormai consolidata piattaforma Ener2Crowd.com, la prima ed ancora unica in Italia a specializzarsi nel lending crowdfunding ambientale ed energetico.Insieme al GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde, la piattaforma ha potuto osservare che il nostro Paese è leader in Ue in quanto a «produttività d’uso delle risorse». Vero è infatti che —a parità di potere d’acquisto— per ogni chilo di risorsa consumata, l’Italia genera 3,65 euro di PIL, contro i 2,90 euro della Francia, i 2,50 euro della Germania ed una media Ue ancora più bassa, pari a 2,30 euro.Nel suo insieme, però, l’Unione Europea rimane ancora oggi il terzo emettitore di Co2 al mondo. Per ridurre queste emissioni del 55% entro il 2030 ed arrivare alla neutralità carbonio nel 2050, la Commissione ha messo a punto un programma di investimenti sul green che sta diventando un punto di riferimento per gli investitori che vogliono guardare oltre il Covid.D’altra parte, la green economy —declinata nella modalità del lending crowdfunding ambientale ed energetico alla maniera di Ener2Crowd.com— è anche in grado di garantire un ritorno del 5,80-7% sull’investimento a fronte di rischi vicini allo zero: ad oggi, infatti, il 100% delle rate di finanziamento sono state ripagate puntuali (95,1%), in anticipo (4%) o con un ritardo di appena 9 giorni (0,9%).Insomma un ritorno altamente sicuro ed esponenzialmente più alto rispetto al “Rendistato”, il rendimento medio ponderato del paniere di titoli di Stato calcolato dalla Banca d’Italia, che nella “fascia di vita residua a 12-18 mesi” registra a maggio 2022 un rendimento dello 0,460% (ad aprile 2022 era addirittura più basso, attestandosi allo 0,057%). Per non parlare dei BOT che per tutti i mesi già trascorsi di quest’anno registrano un rendimento negativo (-0,385% a maggio 2022). Certo è che negli ultimi 12 mesi la raccolta green è più che raddoppiata, grazie anche ad un numero crescente di GreenVestors che cercano rendimenti medio-alti e nel contempo stabili e resilienti rispetto ad esempio all’andamento del mercato azionario o immobiliare.A trainare la classifica per spesa capex è ancora una volta il Nord Italia con la Lombardia che è prima con il 36%, seguita da Veneto con il 15%, Emilia-Romagna con l’11% e Piemonte con il 9%.Il Lazio con il 6% si posiziona quindi al quinto posto e poi seguono Liguria al 3% e Toscana al 2,8%, regione quest’ultima a maggiore partecipazione dal basso, distinguendosi per la quantità di partecipanti rispetto ai volumi.Poi ancora ci sono Campania al 2,5% e Sicilia al 2,3% dove le grandi utility hanno maggiormente sperimentato modelli di coinvolgimento delle comunità locali attraverso progetti per lo sviluppo di impianti agrivoltaici. Il resto delle regioni è invece sotto al 2%. Sul podio dell’Unione Europea si classificano: 1) Danimarca con un 66% di virtuosismo medio nei 5 ambiti; 2) Paesi Bassi con il 64%; e 3) Finlandia con il 62%.Sempre a livello dell’Unione Europea seguono: 4) Francia al 61%; 5) Germania al 61%; 6) Svezia al 61%; 7) Belgio al 60%; 8) Irlanda al 59%; 9) Spagna al 58%; 10) Polonia al 56%; 11) Italia al 55%; e 12) Portogallo al 55%. E poi ancora, sotto al 50%, si classificano: 13) Grecia; 14) Austria; 15) Ungheria; 16) Bulgaria; 17) Repubblica Ceca; 18) Lussemburgo; 19) Slovacchia; 20) Romania; e quindi —non presi in considerazione dal Mit Techonology Review—: 21) Malta; 22) Cipro; 23) Croazia; 24) Estonia; 25) Lettonia; 26) Lituania; e 27) Slovenia.

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