Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘economia’

Imprese: verso un’economia più circolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Nell’ambito delle attività previste dall’accordo siglato lo scorso mese di dicembre tra Confindustria Macerata e l’Università di Camerino, con il sostegno di BPER Banca, volto alla realizzazione di attività di collaborazione per accompagnare e supportare le imprese nella transizione verso un’economia più circolare e sostenibile, sta per essere avviata una azione di Circular Education attraverso il corso di formazione su “Strategie di Economia Circolare”, che prevede la partecipazione in qualità di docenti di esperti Unicam, Enea e Manifaktura, una start-up innovativa, nata nel 2020, con l’obiettivo di facilitare tutte quelle organizzazioni che intendono avviare un percorso d’innovazione, attraverso progettazione, capitale relazionale, gestione e formazione, in particolare sui temi legati all’economia circolare e industria 4.0 “Con questa iniziativa – ha dichiarato l’ing. Francesco Balducci, referente Unicam per l’accordo e Ceo di Manifaktura – avviamo concretamente le attività di formazione previste nell’accordo di collaborazione. Il corso, rivolto ad imprenditori e loro collaboratori che intendono conoscere ed applicare strategie e perseguire azioni di economia circolare, valutare nuovi modelli di mercato e rendere i propri prodotti e servizi maggiormente competitivi e sostenibili, si articolerà in 5 appuntamenti, che potranno essere seguiti sia on line che in presenza”. Il primo incontro sarà incentrato su “Introduzione all’economia circolare: una visione generale di questo nuovo paradigma” e si terrà presso la sede di Confindustria. Si proseguirà venerdì 27 maggio con “Gli strumenti di valutazione ambientale di prodotto: LCA (valutazione del ciclo di vita di un prodotto) e PEF (Product Environmental Footprint)” presso il ChIP Unicam. “Regolamenti CAM (Criteri Ambientali Minimi), Mappature LEED e Calcolo della Circolarità di un Prodotto” saranno ala centro dell’incontro del 17 giugno presso la sede di Confindustria Macerata. Il ChIP Unicam ospiterà il 15 luglio l’incontro “Come caratterizzare i materiali compositi innovativi in un’ottica di economia circolare”. Il percorso formativo si concluderà il 23 settembre con l’incontro su “Etichette ambientali (ecolabel, EPD, Green Made in Italy) e comunicazione delle asserzioni ambientali per evitare Green Washing” presso la sede di Confindustria.

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Festival dell’Economia, arrivare in treno costa meno

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

Dal 2 al 5 giugno prossimi sarà più conveniente per chi sceglie le Frecce di Trenitalia. Il Frecciarossa è treno ufficiale della manifestazione ed è disponibile l’offerta “Speciale Eventi” grazie alla quale sarà possibile raggiungere il Festival e rientrare a casa con Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca con sconti dal 20% al 50% rispetto al biglietto Base. Sarà sufficiente selezionare la “Speciale Eventi” in fase di acquisto e utilizzare il codice “FESTIVALECONOMIA”. L’offerta “Speciale Eventi’’ dedicata al Festival dell’Economia di Trento, di cui il Gruppo FS Italiane è partner, riguarda i viaggi con destinazione Trento o Verona da effettuarsi nel periodo tra il 31 maggio e il 5 giugno 2022 e i viaggi in partenza da Trento o Verona da effettuarsi nel periodo tra il 2 e il 7 giugno 2022.I biglietti sono acquistabili su tutti i canali di vendita di Trenitalia.La seconda iniziativa pensata da Trentino Marketing con il supporto di Apt di Trento riguarda gli studenti universitari di tutta Italia e i vantaggi per chi, tra di loro, deciderà di usufruire della promozione di Trenitalia, vettore ufficiale del Festival. Trento e il Trentino aspettano gli studenti universitari per accompagnarli al meglio durante tutta la loro vacanza offrendo delle agevolazioni imperdibili. Tutti gli studenti che sceglieranno il treno approfittando della speciale offerta Trenitalia per raggiungere Trento nei giorni del festival, esibendo il biglietto o prenotando l’offerta soggiorno, riceveranno in omaggio la “Trentino Guest Card” per scoprire gratuitamente o con tariffa scontata musei e castelli del Trentino e, soprattutto, usufruire a titolo gratuito dei mezzi pubblici locali. L’offerta soggiorno include il pernottamento a partire da 35,00 euro a persona in camera doppia con prima colazione prenotabile contattando l’APT Trento Monte Bondone allo 0461 216000 o via e-mail all’indirizzo info@discovertrento.it. Basta presentarsi all’Ufficio Informazioni di APT Trento Monte Bondone in Piazza Dante, 24 a due passi dalla stazione ferroviaria per ritirare la Trentino Guest card.

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Economia circolare: Italia sul podio per recupero e riciclo di alluminio

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2022

Negli ultimi anni l’Italia ha dato prova di avere un sistema produttivo all’avanguardia dal punto di vista del riciclo dell’alluminio, grazie alla capacità di recupero e riutilizzo del 70% del metallo utilizzato nelle diverse applicazioni, e per questa caratteristica divenuto sempre più importante per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e di sostenibilità del nostro comparto industriale. Un dato, quello italiano, che supera la media europea che si attesta al 60% di reimpiego del “metallo del futuro”, così definito per la sua flessibilità tecnologica e la capacità appunto di essere riutilizzato all’infinito. Nonostante le difficoltà dovute al caro energia, alla scarsità produttiva dell’alluminio primario in UE ed ai problemi di accesso e di approvvigionamento della materia prima, quella dell’alluminio è la filiera che, dal punto di vista della sostenibilità, proietta l’Italia sul podio dei paesi più virtuosi per riciclo di alluminio, il nostro Paese è terzo al mondo[1] assieme alla Germania dopo Stati Uniti e Giappone.Le sfide globali che il settore si ritrova ad affrontare saranno oggetto di approfondimento e confronto per tutti gli attori della filiera dell’alluminio in occasione della nuova edizione di METEF, l’expo internazionale per l’industria dell’alluminio, della fonderia e pressocolata, delle trasformazioni, lavorazioni, finiture ed usi finali, che si svolgerà a BolognaFiere dal 9 all’11 giugno 2022. La manifestazione, organizzata da Senaf, si terrà in contemporanea a MECSPE, il più importante appuntamento dedicato alle innovazioni per l’industria manifatturiera.Da 25 anni METEF mette in luce le principali novità legate al settore del metallo leggero a livello internazionale, attraverso un fitto programma di convegni, eventi, iniziative speciali e attività dimostrative. In particolare, tutte le tematiche legate al riutilizzo del “metallo del futuro” in ottica di economia circolare ed efficienza energetica saranno discusse in due momenti imperdibili per la filiera. Il Convegno sull’Alluminio Verde, organizzato da METEF, si sdoppia in due tappe: la prima che si terrà il 4 maggio nella sede di Confindustria Brescia, e la seconda il 9 giugno a Bologna, nell’ambito di METEF. In entrambe le occasioni verranno illustrate, con testimonianze di altissimo livello, le principali qualità e utilizzazioni dell’alluminio ecosostenibile, di produzione primaria e secondaria, e verrà approfondito il ruolo decisivo che questo metallo avrà nella decarbonizzazione italiana ed europea.

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Putin ha perso la guerra e l’economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

“Avevamo scritto che il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, aveva perso la guerra. Ora perde anche in economia, trascinando il popolo russo verso una povertà maggiore. Putin riteneva che, dopo l’aggressione alla Cecenia, alla Georgia e alla Crimea, l’Occidente avrebbe accettato l’invasione dell’Ucraina senza reagire, come aveva fatto in precedenza. L’Occidente, secondo il pensiero putiniano, supportato da quello clericale del patriarca di Mosca, Kirill, è in crisi di identità, privo di valori, dedito solo agli affari e ai piaceri e quindi disinteressato a tutto quello che può avvenire al di là dei propri interessi. Non è stato così. L’Ucraina ha reagito, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno reagito. La Cina, oltre le parole, è solo interessata ai lucrosi affari con l’Occidente e a guadagnare posizioni egemoniche. L’altro aspetto della guerra è il crollo della economia russa perché le sanzioni funzionano, eccome! Secondo le previsioni della Banca di Finlandia, il Pil, cioè la ricchezza prodotta dalla Russia, crollerà del 10% e l’inflazione arriverà al 20%. Tradotto, significa maggiore povertà per il popolo russo che già aveva problemi (il Pil della Russia è inferiore a quello dell’Italia). Insomma, i risultati negativi di Putin si scaricheranno sul popolo che dice di amare, ma quando il popolo ha fame il risultato sono le rivoluzioni. Putin dovrebbe ricordare cosa successe nel 1917.” Primo Mastrantoni, Aduc

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Progetto di economia circolare

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2022

RiVending, il progetto di economia circolare promosso da CONFIDA (Associazione Italiana Distribuzione Automatica), Corepla e Unionplast, dopo il successo e l’esperienza presso l’Università di Parma – città in cui l’iniziativa è nata nel 2019 – verrà presentato in 10 atenei italiani grazie alla partnership stretta con #NonCiFermaNessuno Italia TALK 2022, la campagna sociale nelle Università ideata da Luca Abete, lo storico inviato di Striscia la Notizia: i valori dell’eco sostenibilità ambientale della campagna verranno espressi attraverso Rivending (ECO PARTNER dell’iniziativa), con l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti al corretto smaltimento di bicchieri, palette e bottiglie in plastiche prelavati dai distributori automatici di bevande. Grazie al Tour, RiVending ha fatto tappa presso gli atenei di Torino (Politecnico di Torino, 24 marzo) e a seguire: Reggio Calabria (Università degli Studi di Mediterranea, 31 marzo), Roma (Dipartimento di Economia de La Sapienza, 5 aprile), Camerino (Università degli Studi di Camerino, MC, 13 aprile), Milano (Politecnico di Milano, 21 aprile), Firenze (Università degli Studi di Firenze, 27 aprile), Parma (Università degli Studi di Parma, 3 maggio), Chieti-Pescara (Università degli Studi G. D’Annunzio, 5 maggio), Bari (Politecnico di Bari, 10 maggio), Napoli (Università degli Studi Federico II, 18 maggio)

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Energia ed economia di guerra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

La tempesta economica che sta COMINCIANDO a stravolgere le nostre vite non è un trend periodico che si manifesta ogni tot tempo nei nostri regimi democratici. Non è una sorta di impazzimento periodico di alcuni mercati e relativo codazzo di profittatori. E’ lo stravolgimento delle politiche seguite in questi ultimi decenni dai nostri regimi di mercato. In democrazia economica vince il più capace, il più furbo, il più bravo… anche con buone dosi di corruzioni. Con la guerra, anche molto ideologica come quella in corso, salta tutto. Vince solo il più forte militarmente, non “vive” quasi più nessuno e sopravvivono solo i più tenaci.Questa è economia di guerra. Di fronte alla quale la reazione coi nostri metodi da democrazia occidentale rappresentano solo un palliativo, un’illusione, un fare per fare, non certo il rimedio perché “tutto torni come prima”. L’unica novità possibile è che si colga l’occasione per chiudere una serie di conti in sospeso e se ne aprano altri a modello e fotografia della nuova realtà.Quando sentiamo da più parti, anche istituzionalmente autorevoli, che la crisi energetica è passeggera, che il leggero calo del prezzo del barile di petrolio è sintomo che qualcosa sta cambiando, che interventi del governo possano risollevare il baratro verso cui stiamo andando… è come quelli (in buona fede) che all’inizio della pandemia covid esponevano i cartelli “andrà tutto bene”.Di conseguenza, i metodi evocati per porvi rimedio, a parte le palesi ed esclusive riduzioni del danno che innegabilmente alcuni provvedimenti governativi inducono, sono solo fini a stessi e, in alcuni casi, voci di “falsari” alla ricerca di consenso e gloria. Ammessa e non concessa la buona fede di chi fa certe proposte, in un Paese in guerra, dove vige un’economia di guerra, chi è l’interlocutore colpevole? Sicuramente è Putin, ma.. facciamo una class action contro Putin? A tutti i paladini (inclusi quelli istituzionali) che fanno “chiamate alle armi” contro chi provoca questi danni, dovrebbe esser chiaro che TUTTE le regole del gioco democratico a cui siamo abituati, in guerra non funzionano. Un esempio per tutti: se stai incontrando il tuo interlocutore per trovare una mediazione e in contemporanea questo interlocutore ti ammazza la famiglia (come fa Putin in questi giorni), continui ad interloquire? Cosa faremo quando Putin avrà trovato (e le sta cercando anche con qualche successo) le alternative ai miliardi di euro che noi europei gli diamo ogni giorno acquistando il suo gas e finanziando la sua invasione, e chiuderà i rubinetti dei suoi gasdotti verso l’Europa? Se quello che scriviamo può sembrare una sorta di ammissione di sconfitta, riconosciuto l’avversario e non l’illusione di un avversario, è invece un “serrare le file” per concentrare le energie verso chi e dove occorre dare battaglia. By François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Ucraina. La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari. Il motivo? I numeri del commercio mondiale. L’interscambio commerciale Cina-Russia vale 147 miliardi di dollari, quello tra Cina e Usa vale 750 miliardi e quello tra Cina e Unione europea è di 820 miliardi. Dunque, a fronte di 147 miliardi di rapporti commerciali con la Russia, l’Occidente vale 1.570 miliardi. La Cina rappresenta l’alleato di una Russia ormai sempre più isolata, che potrà vincere una battaglia ma perderà la guerra. Dichiara la Cina che l’amicizia con la Russia è duratura e solida come una roccia. Tra durata e solidità e 1570 miliardi non abbiamo dubbi sulla scelta della Cina. Primo Mastrantoni, Aduc

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Sì alla cessione di dati relativi a sperimentazioni accademiche a soggetti commerciali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

Nell’ultimo decennio due sfide dell’oncologia moderna – la medicina di precisione e la sperimentazione e approvazione delle numerose molecole antitumorali in sviluppo – hanno evidenziato il ritardo della nostra comunità a causa, in buona parte, dei contenuti della normativa sulle sperimentazioni accademiche. La svolta è connessa alla pubblicazione di una porzione importante dei decreti attuativi della legge Lorenzin: il Decreto 30/11/21 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi, definisce infatti la possibilità di cessione dei dati relativi a sperimentazioni accademiche a soggetti commerciali. Il decreto definisce le regole e apre ad una nuova via che consenta, a promotori oncologici italiani, in particolare a quelli associati ad ACC (28 IRCCS), di condurre studi clinici accademici con intento registrativo. I ricavi consentiranno anche di alimentare il fondo per le sperimentazioni accademiche degli Istituti garantendo un impulso a tali attività. In questo contesto specifico di innesta il ruolo di Alleanza contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute che ha tra i suoi obiettivi il potenziamento della ricerca nel Paese, in particolare quella accademica. «Includendo i principali IRCCS italiani (28) – spiega Sandro Pignata, responsabile del progetto di ACC denominato FORZA – la Rete dispone infatti di vaste competenze ed esperienze maturate negli ultimi decenni. Le sue prime iniziative, volte allo sviluppo della medicina di precisione, hanno evidenziato la necessità di far crescere insieme la ricerca di base e clinica in un vero progetto di ricerca traslazionale. È stato creato a tale proposito un Comitato Strategico denominato “Ricerca Clinica e Strategie del Farmaco” con lo scopo di proporre una via che possa portare al potenziamento della ricerca italiana ed attrarre maggiori finanziamenti». Forza va esattamente in questa direzione: «Per poter condurre studi con possibilità registrative e che contengano obiettivi di ricerca traslazionale – spiega ancora Pignata – è necessario garantire la qualità dei dati prodotti; molti degli Istituti afferenti ad ACC dispongono di Unità di studi clinici che svolgono in parte tali attività ed esistono le competenze per contribuire a creare FORZA, infrastruttura accademica sotto l’egida di Alleanza Contro il Cancro che può contribuire al raggiungimento della qualità necessaria per gli studi promossi dagli Istituti associati». By alleanzacontroilcancro.it

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Castelli, vice ministro economia a tutto campo da 24 Mattino su Radio 24

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2022

Caro energia – Castelli, viceministra Economia, a 24 Mattino su Radio 24: Se necessario nuovo scostamento dipende da decisioni del Consiglio UE “Capiamo che cosa l’Europa vuole fare insieme dopo la crisi del covid credo che l’Europa abbia imparato quanto è necessario muoversi insieme e penso che anche su questo non possiamo essere soli. Quindi credo che i prossimi due giorni abbiano proprio questo obiettivo che dobbiamo provare a portare a casa”. Potrebbe essere necessario un nuovo scostamento di bilancio?”Dipenderà da quello che succede nel Consiglio europeo. “Sul gas la riduzione dell’IVA è stata fatta a livello generale al 5%. Taglio generalizzato delle accise? Qualche paese lo sta facendo, è sempre un tema di risorse, si può fare tutto. Io credo che prima dobbiamo capire quanto l’Europa voglia continuare a crescere in questa sua modalità di solidarietà comune, una volta capito si faranno le scelte. “Sul tema del catasto noi l’abbiamo sempre detto: bene raccogliere i dati su ciò che manca ma nessuno vuole aumentare la tassazione sulla casa, sarebbe impensabile e non sarebbe giusto. Questo è il faro che ci ha guidato in questo mesi. Il testo di questa delega è molto ampio, l’articolo 6 diciamo così l’abbiamo quasi completamente superato. Il resto dei temi sono temi identitari. Il M5S ha temi importanti come continuare su un forfettario che possa avere un decalage prima che possa arrivare alla tassazione ordinaria, a temi come le detrazioni immediate per le spese sanitarie pagate subito e non l’anno successivo con una carta elettronica ci sono molti temi sul piatto che come il Parlamento normalmente fa, vanno affrontati”. Così Laura Castelli, viceministra Economia, a 24 Mattino su Radio 24. By Maria Luisa Chioda

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Covid-19, la tempestività dei vaccini influisce sull’economia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2022

In uno studio pubblicato sul Journal of Knowledge Management, un team di ricercatori italiani sottolinea che la sostenibilità della tanto attesa ripresa dell’economia italiana dopo lo stop forzato causato dalla pandemia di COVID-19, e di conseguenza la crescita del prodotto interno lordo (PIL), dipendono dal tempo necessario per attuare il piano nazionale di vaccinazione.L’incertezza dell’impatto economico della pandemia è molto elevata. Nel 2020 il PIL italiano è sceso del 10,05% rispetto all’anno precedente, e il tempo necessario per la ripresa dipenderà da diversi fattori che sono molto difficili da predire, tra i quali la durata e la dispersione geografica dell’infezione, lo sviluppo dell’economia globale, l’impatto sulla fiducia nella spesa e negli investimenti delle aziende, e l’efficacia delle politiche economiche. Tuttavia, anche l’efficacia del piano di vaccinazione avrà una rilevanza. «Abbiamo cercato di stimare quanto potesse influire il ritardo o la tempestività della strategia nazionale di vaccinazione contro COVID-19 sul prodotto interno lordo italiano» spiega Francesco Saverio Mennini, dell’Università di Roma Tor Vergata, primo autore dello studio.Per meglio inquadrare la situazione, i ricercatori hanno applicato un modello epidemiologico di un programma di vaccinazione ad accesso universale contro COVID-19. Il modello economico che hanno utilizzato si basa sullo spostamento temporale delle proiezioni trimestrali disponibili derivanti dal previsto ritardo o dalla prevista accelerazione del piano nazionale di vaccinazione contro il COVID-19.Quello che gli autori hanno evinto dall’analisi dei dati è che la crescita del PIL è dipendente dal tempo necessario alla messa in atto e all’esecuzione del piano vaccinale nazionale. Da questo punto di vista, un ritardo nella campagna vaccinale potrebbe avere un duplice impatto negativo sulla crescita del prodotto lordo italiano, ovvero ridurre la crescita trimestrale rispetto all’anno precedente nel breve termine, e ritardare la tendenza trimestrale al rialzo nel biennio successivo. (fonte: Doctor33)

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Capital Group: cogliere le opportunità in un’economia globale in continua evoluzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

A cura di Steven Watson, gestore di portafoglio azionario di Capital Group. Con l’avvio di un nuovo anno, gli investitori potrebbero acquisire maggiore consapevolezza dei rischi che gravano sui mercati finanziari. La crescita economica globale sta rallentando, soprattutto in Cina. Le banche centrali hanno avviato una riduzione graduale delle iniziative di stimolo monetario. Le valutazioni sono elevate un po’ dappertutto, dai titoli alle obbligazioni fino all’immobiliare, e l’equilibrio tra inflazione e deflazione potrebbe plasmare i mercati negli anni a venire. Nonostante la sua relativa complessità, il contesto ci appare tuttavia ideale per effettuare investimenti selettivi basati sulla ricerca fondamentale di tipo bottom-up.Nel breve e nel lungo periodo sono individuabili diversi fattori che creano opportunità e sfide. Analizzare questi scenari utilizzando un quadro di riferimento strutturato può aiutare a individuare le aziende destinate a prosperare in un determinato contesto. Anche se l’inflazione elevata registrata sulla maggior parte dei mercati globali dovrebbe ridursi nel tempo, potrebbe comunque persistere per tutto il 2022. L’inflazione è preoccupante perché può erodere i profitti delle aziende e dunque anche i rendimenti degli investitori. Dall’altra parte, un’inflazione misurata consente alle aziende di alzare i prezzi e migliorare la redditività, e questo è tendenzialmente il caso delle aziende con una posizione competitiva solida e potere di determinazione dei prezzi.Nel settore dei semiconduttori sono presenti alcune aziende che godono di questa dinamica. Il settore, nel suo complesso, beneficia di una domanda favorevole. Le componenti per i semiconduttori utilizzate negli smartphone, nelle auto e nei centri dati hanno evidenziato un netto incremento non solo a livello di domanda ma anche di prezzo e di sofisticazione. Il designer e produttore di semiconduttori Broadcom dispone di un portafoglio di componenti proprietarie che hanno un ruolo critico in applicazioni come sensori per l’automazione industriale, connettività di rete e infrastruttura wireless. Grazie alla solida domanda dei suoi prodotti, Broadcom può trasferire gli incrementi di costo ai suoi clienti senza un impatto significativo sulla domanda stessa.Anche se il COVID-19 potrebbe rimanere tra noi ancora per diverso tempo, grazie ai vaccini, ai booster e a farmaci ottimizzati la nostra società potrebbe gradualmente adattarsi a coesistere con il virus. Nel frattempo la ripresa economica globale dovrebbe proseguire, anche se a un ritmo inferiore rispetto a quello registrato nel 2021. Considerate le incertezze, focalizzarsi sulle aziende sensibili al ciclo economico che sono leader di settore potrebbe aiutare a offrire rendimenti a lungo termine più durevoli. Lo spedizioniere globale DSV è un esempio di questa categoria. DSV non solo è potenzialmente posizionato per beneficiare della ripresa economica, ma dispone altresì di un piano strategico per ampliare la sua quota di mercato. Tramite acquisizioni, consolidamenti e diversificazione, mira a divenire la società di spedizioni maggiore al mondo. Dal 2006, non solo i suoi ricavi annuali sono aumentati passando da 5 miliardi di USD a quasi 20 miliardi di USD nel 2020, ma l’azienda è passata da un mix di ricavi concentrato a uno più bilanciato.Ci sono numerose tendenze di crescita secolare che probabilmente continueranno a manifestarsi nel lungo periodo. Settori come i veicoli elettrici, l’energia rinnovabile e la tecnologia medica si trovano ancora in una fase di sviluppo piuttosto iniziale. La penetrazione di queste tecnologie rivoluzionarie, se paragonate al mercato nel suo complesso, è ancora relativamente ridotta. E questo offre alle aziende che operano in questi settori il potenziale per crescere significativamente di dimensioni nel lungo periodo. Per investire in quest’area, potrebbe essere utile adottare un approccio specifico per i singoli titoli. Ad esempio, nel settore sanitario le attività di ricerca e sviluppo stanno creando cambiamenti trasformativi. Ma in un settore altamente specializzato e regolamentato, per individuare le aziende che potrebbero essere vincitori a lungo termine è necessaria una ricerca approfondita. BeiGene è una società di biotecnologie con sede in Cina che si focalizza sull’oncologia. Dispone di un’ampia gamma di trattamenti e terapie orientate a diversi tipi di tumori, tra cui il cancro al cervello, al collo e alla testa, alla vescica, alla prostata, alle ovaie, alla cervice e la leucemia. Ha in atto numerosi studi clinici con oltre 13.000 pazienti registrati in più di 40 geografie. Grazie alle sue ampie risorse umane, tra cui senior leader con decenni di esperienza internazionale, il nostro analista ritiene disponga di una pipeline potenzialmente competitiva a livello globale.Nessuno può sapere con certezza quale di questi scenari si manifesterà nel breve e nel lungo periodo. Ciononostante, un portafoglio diversificato che mira a investire in aziende posizionate per realizzare buoni risultati in scenari diversi può aiutare gli investitori a mitigare alcuni rischi e generare profitti nel lungo periodo.

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Inflazione crescente: il dilemma delle banche centrali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La politica dei soldi facili ha “drogato” la finanza e l’economia, facendo aumentare i debiti e la propensione per maggiori rischi, e ha determinato la crescita dell’inflazione.Dopo molto tempo anche la Federal Reserve ha ammesso di aver sottovalutato l’impennata inflazionistica, che è più ampia e persistente delle previsioni. Ora, per tutte le grandi economie, la sfida è come correggere le azioni “dettate” dall’inflazione interpretata come “transitoria”.Le banche centrali da anni, in merito all’inflazione, si basano su tre principi molto “soggettivi” e poco scientifici. Il primo è il target arbitrario del 2% annuo. Il secondo riguarda le “aspettative di inflazione”. I banchieri affermano che sono le aspettative a muovere l’inflazione e che le banche centrali guidano le aspettative. Perciò tutto, secondo loro, sarebbe sotto controllo. Il terzo è il cosiddetto “forward guidance”, una guida anticipata attraverso, per esempio, il controllo della curva dei rendimenti dei titoli pubblici. Con la Grande Crisi Finanziaria prima e con la pandemia poi, le banche centrali bene hanno fatto ad aprire i rubinetti della liquidità con salvataggi immediati e necessari per il sistema. A lungo andare, però, i rischi di inflazione sono inevitabili. Infatti, già la scorsa estate, sarebbe stato opportuno riconoscere che i fattori cosiddetti “transitori” erano accompagnati da problemi strutturali. Non si può giustificare tutto con gli effetti della pandemia. Oltre le irrisolte speculazioni sulle commodities, le aziende, in verità, descrivevano la natura persistente delle interruzioni nelle loro catene di approvvigionamento e la mancanza di manodopera specializzata. Gli imprenditori, a differenza di molti economisti accademici, affermavano che questi problemi non sarebbero stati risolti in tempi brevi.Le banche centrali certamente non hanno tutti gli strumenti per sbloccare le catene di approvvigionamento e il reperimento della forza lavoro. Ma rimanere nella “mentalità inflazionistica transitoria”, rischia di mettere in moto quelle “aspettative” con tassi di inflazione non facilmente tollerabili dall’economia. Anche i crescenti risparmi dei mesi passati, erosi da un’inflazione del 6% o più, potrebbero essere spinti con forza verso l’acquisto di beni, ma troppo velocemente per trasformarsi in nuovi investimenti e in maggiori produzioni, alimentando così la stessa inflazione. Non si può aspettare. Si rischia una più marcata recessione. E’ un modello conosciuto: dentro la trappola della curva dell’inflazione c’è il rischio di inasprire la politica monetaria in modo brusco, colpendo duramente la domanda e l’occupazione e mettendo fuori gioco le imprese già in difficoltà. Per i mercati si prospetterebbero situazioni d’illiquidità destabilizzante.In verità, già a novembre, il governatore della Fed, Jerome Powell, ha fatto un improvviso cambiamento di politica monetaria, annunciando una riduzione degli acquisti mensili di attività, quello che si chiama in gergo il “tapering” del quantitative easing. Da parte sua, la Banca centrale europea ha ancora una posizione attendista, credendo fermamente nella “transitorietà” dell’inflazione, che alla fine dovrebbe ritornare al fatidico 2%. Se le pressioni inflazionistiche dovessero, però, diventare generalizzate, non si può escludere una qualche “frenata” disordinata nella politica monetaria. In questa situazione, secondo noi, le principali banche centrali dovrebbero comunicare con puntualità le proprie azioni politiche in modo da non innescare confusione o una overreaction dei mercati. A differenza del positivo sincronismo pre pandemico, l’attuale disallineamento tra la Fed e la Bce non è di buon auspicio.D’altra parte, se l’inflazione diventasse più alta rispetto alle previsioni, si ridurrebbero anche i redditi reali, innescando un inevitabile scontro sociale, in particolare sui salari e le pensioni. Indubbiamente, non vi sono facili soluzioni. Però, se nei passati 15 anni le banche centrali sono state super interventiste, non possono adesso diventare troppo attendiste. In questa situazione sono i governi e i parlamenti a dover entrare in gioco con decisione e definire le priorità degli interventi. Sono chiamati a favorire attivamente l’economia reale, le imprese produttive, l’occupazione e i redditi dei cittadini e svincolarsi dalla “presa” prolungata e soffocante della grande finanza. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Economia: Le tre domande chiave per il 2022

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2022

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. I colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento globali, l’aumento dei prezzi delle materie prime e la domanda dilagante hanno portato ad un aumento eccessivo dei prezzi nell’ultimo trimestre del 2021. Per il nuovo anno, i mercati si aspettano che l’inflazione si normalizzi gradualmente e che i tassi nominali tendano ai target politici. La prospettiva di una graduale riduzione del tasso di inflazione sembra essere confermata dai miglioramenti a cui si sta assistendo dal lato della catena di approvvigionamento, oltre che dal contenimento degli effetti a catena causati dalle quarantene. In questo contesto la prima domanda chiave è se, e in che misura, le obbligazioni indicizzate all’inflazione e l’oro continueranno a contribuire alla performance degli investitori. L’oro continua ad avere buone prospettive, sia come copertura dall’inflazione che come diversificatore di portafoglio. Per quanto riguarda gli inflation linkers, lo spazio per un’ulteriore crescita sembra limitato, dal momento che questi prodotti si comportano bene in presenza di shock inflazionistici, cosa che sembra molto meno probabile nel 2022. Questo potrebbe quindi essere un buon momento per ridurre la quota di linkers in portafoglio. Il secondo tema chiave è se i titoli “value” sovraperformeranno o meno i titoli “growth”, che tendono a soffrire di più durante i periodi di tassi elevati, a causa della loro leva relativamente alta e perché i loro ricavi previsti sono meno certi e più lontani nel tempo. Di conseguenza, sarà importante monitorare le performance relative e l’impatto dell’inflazione nelle prime settimane del 2022, per capire se sia tempo di tornare a puntare sui titoli value, come accaduto nel 2020.Dopo mesi di trattative, Joe Biden non è stato in grado di convincere abbastanza senatori a sostenere il suo piano fiscale di circa 2 trilioni di dollari. Attualmente il pacchetto è già stato ridotto a 1,75 trilioni di dollari nel tentativo di convincere i senatori democratici “ribelli” ad appoggiare il piano. Per ora sembra che la difficoltà a far passare il provvedimento abbia effettivamente ridotto le aspettative di inflazione, rafforzando le argomentazioni per una normalizzazione dei tassi nel 2022. Non è facile quantificare l’effetto che avrebbe la potenziale approvazione del piano fiscale di Biden o un suo ulteriore taglio e occorrerà monitorare da vicino la situazione politica statunitense e il suo impatto sull’inclinazione della curva dei tassi. Pertanto, la domanda chiave è se il mercato azionario statunitense continuerà a sovraperformare il resto dei mercati sviluppati, nonostante i modelli abbiano identificato un premio per il rischio azionario più elevato in Europa per il 2022. C’è una possibilità che i mercati stiano sottovalutando il potenziale del piano Biden? O, al contrario, le azioni americane sono troppo costose, in particolare dopo il rally di Natale? Nel 2022 l’azionario europeo dovrebbe essere favorito rispetto agli Stati Uniti?Come è noto, la variante Omicron si è diffusa rapidamente in tutta Europa e negli Stati Uniti in dicembre. In una fase iniziale il mercato ha reagito con nervosismo, poi gradatamente rientrato. I tassi di trasmissione più elevati sono compensati da un tasso di mortalità significativamente più basso e da sintomi molto più lievi rispetto alle precedenti varianti del virus. Di conseguenza, sembra improbabile la necessità di misure di contenimento severe, in particolare nei Paesi con tassi di vaccinazione più elevati. È presto per dichiarare “endemico” il Covid-19, ma i mercati sembrano scommettere sul lieto fine, anche se la situazione dovrà essere tenuta sotto osservazione, specialmente per i Paesi in via di sviluppo. Occorre monitorare se Omicron si dimostrerà o meno abbastanza potente da portare a nuove misure di lockdown generalizzate. Nei mercati sviluppati, il rischio chiave da monitorare è il potenziale impatto di Omicron sulla domanda e sull’inflazione. Per quanto riguarda i mercati emergenti, l’attenzione dovrebbe essere rivolta alla quantificazione del rischio di ulteriori colli di bottiglia e di aumento dei prezzi delle materie prime. Una possibile protezione da uno scenario negativo potrebbe essere quella di aumentare l’esposizione alle materie prime.

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Come l’economia circolare può cambiare produzione e consumo

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

“Delivering on Circularity”, il nuovo White Paper di DHL Global Forwarding, analizza le sfide da affrontare per approdare a un futuro più sostenibile e mostra come un approccio all’Economia Circolare può aiutare le aziende e le realtà industriali ad assumere comportamenti di produzione e consumo in linea con gli obiettivi posti dal Cop26. Dallo studio è emerso che i settori del Fashion e del Consumer Electronics sono quelli che emettono, insieme, più del 6% di gas serra (GHG) a livello globale, dovendo sfruttare molte risorse non rinnovabili come terre rare e metalli. Per estrarre le materie prime, queste industrie sono responsabili di uno sfruttamento massivo della superficie terrestre (l’equivalente dell’area della Germania e della Svizzera), di un consistente consumo di acqua (equivalente al 40% del consumo idrico annuale dei cittadini americani) e produzione di rifiuti (pari a circa il 50% dei rifiuti annuali degli europei). Durante tutto il ciclo vitale, i prodotti del fashion e del Consumer Electronics producono l’80% di emissioni: per questo estendere il più possibile la vita del prodotto è fondamentale. Ad esempio, prodotti rigenerati riducono le emissioni del 60-75% rispetto a quelli nuovi prodotti da materie vergini. Lungo la catena di valore del prodotto, DHL ha individuato tre catalizzatori di base e dieci aree di lavoro che possono condurre ad una transizione di successo da supply chain a supply loop: dai materiali innovativi e il design alla produzione on-demand, dai resi dei prodotti smart, gli imballaggi riutilizzabili e i nuovi modelli di utilizzo, fino alla raccolta e al riciclaggio dei beni.

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2021 in 5 chart e uno sguardo ottimista sul 2022

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm Il 2021 sarà ricordato come un anno di forte crescita e ripresa, con i mercati azionari che hanno fatto registrare una delle performance migliori degli ultimi anni. La ripresa si è concretizzata in molti settori dell’economia, trainata da una domanda molto forte, quasi surriscaldata. Nonostante la variante Delta e il lockdown dei primi mesi dell’anno, le rapide campagne di vaccinazione hanno permesso all’economia globale di ripartire.I fondamentali azionari sono stati la più grande sorpresa dell’anno. Il recupero dei margini e l’aumento delle vendite sono stati rapidi e, nonostante le valutazioni stabili, gli indici azionari nel complesso si sono apprezzati. La seconda metà dell’anno ha visto un po’ più di volatilità rispetto alla prima, per colpa soprattutto della variante Omicron, che è causa di incertezza, ma i principali mercati come Stati Uniti, Europa e Giappone hanno fatto registrare una forte crescita. L’obbligazionario ha sofferto nella prima parte dell’anno, a causa dell’aumento sia dei tassi reali che delle aspettative di inflazione. In seguito abbiamo assistito a una situazione per lo più stagnante, con i tassi che non si muovevano in modo significativo e la curva che si appiattiva mentre la politica monetaria diventava più aggressiva. Nella seconda metà dell’anno l’inflazione è diventata un tema caldo. All’inizio si pensava si trattasse di un fenomeno transitorio, frutto di un’illusione ottica dovuta all’effetto base condizionato dalla depressione dei prezzi durante i mesi del lockdown. Rimanendo per un momento sul tema dell’inflazione, il grafico successivo mostra il sentimento intorno a potenziali aumenti dei tassi. Dalla crescita economica positiva, all’inflazione transitoria, all’inflazione non transitoria, si nota come la narrativa dominante nelle diverse fasi del 2021 abbia influito sulle aspettative di rialzo dei tassi. La crescita, soprattutto quella delle aziende quotate, è stata veloce e migliore di quanto la maggior parte delle persone si aspettasse. I bilanci delle famiglie sono, in media, più sani di quanto non siano stati negli ultimi 20 anni. I tassi di partecipazione al lavoro globale hanno raggiunto il punto più basso dagli anni Settanta. I salari stanno aumentando per alcune categorie a basso reddito, ma la catena di approvvigionamento sta balbettando. L’espansione monetaria e fiscale ha raggiunto livelli senza precedenti, colpendo alla base le teorie e le prassi economiche che fino a pochi anni fa erano considerate mainstream. I governi hanno continuato ad adottare misure di stimolo drastiche e radicali, dopo le azioni senza precedenti intraprese nel 2020. Per ora, sono le Banche Centrali ad aver pagato il conto. Come si vede, l’espansione dei bilanci della Banca Centrale è andata di pari passo con l’aumento del debito pubblico. Questo, ovviamente, crea uno squilibrio, ora che i banchieri centrali si trovano a dover invertire la politica monetaria. La situazione resta ancora più incerta per i Paesi in via di sviluppo. La diffusione dei vaccini è stata molto diseguale. L’Europa e il Nord America sono stati rapidi nel vaccinare porzioni significative della loro popolazione, avendo acquistato milioni di dosi sin da subito. Il grafico seguente mostra il divario tra i tassi di vaccinazione nei Paesi in base al loro reddito mediano. Un PIL più elevato, in generale, corrisponde a tassi di vaccinazione più elevati: il 2022 dovrà essere l’anno in cui la campagna vaccinale dovrà fare il salto di qualità anche per ridurre il rischio di nuove variabili. La seconda variabile da considerare è l’inflazione. I colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento globali, il rincaro dei prezzi delle materie prime, nonché la domanda galoppante a seguito di un calo importante nel 2020 hanno portato ad un aumento esorbitante dei prezzi. Per il 2022 i mercati si aspettano un principio di normalizzazione dell’inflazione e livelli più in linea con i target di lungo termine delle Banche Centrali. Un 2022 caratterizzato da forte inflazione non solo potrebbe minare la gradualità del percorso di politica monetaria, ma potrebbe deteriorare il potere di acquisto delle famiglie, portando le aziende a doversi fare carico dell’aumento dei prezzi diminuendo la marginalità aziendale. Ciò dipenderà in gran parte da quale sarà il driver inflazionistico. Il nostro caso base rimane quello di una graduale riduzione del tasso di inflazione. Abbiamo infatti già visto un miglioramento sul fronte dell’approvvigionamento globale e riteniamo che alcuni strascichi dei lockdown del 2020, che nel 2021 hanno portato alla mancanza di un’offerta capace di supportare la domanda, possano venire smorzati. La terza variabile è la politica monetaria delle principali Banche Centrali internazionali, che verrà sicuramente influenzata dai driver descritti sopra. Le aspettative dei mercati sono per una riduzione dell’acquisto di titoli e due o tre rialzi dei tassi da parte della Fed, mentre in Europa il rialzo dei tassi dovrebbe avvenire solo nel 2023. Ci aspettiamo che, a meno di sorprese inflattive, tale percorso possa supportare le valutazioni dell’azionario ed essere poco invasivo nei confronti dell’obbligazionario. (abstract by http://www.moneyfarm.com

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L’Italia avrà il Conto Satellite sull’Economia Sociale

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2022

Il nostro Paese, a maggior ragione in questi ultimi anni di pandemia, ha compreso più che mai l’importanza del settore, sia per la sua potenzialità economica che per l’etica con cui opera. Entrambi sono leve fondamentali per lo sviluppo dell’intero Sistema Paese. Serve però potersi affidare a dati attuali, e sempre aggiornati, cosa sulla quale fino ad oggi, non era possibile fare affidamento. Ma dal 2022 sì. Attraverso la creazione del Conto Satellite dell’Economia Sociale. Lo prevediamo con la Legge di Bilancio, con la quale abbiamo istituito, al MEF, anche il “Fondo per l’Economia Sociale” per implementare le politiche di natura economico, finanziaria e fiscale.L’Economia Sociale è certamente Terzo Settore, volontariato, ma non solo. È un mondo che in Italia non è ancora ben circoscritto e che ora, anche per attuare l’Action Plan for Social Economy della Commissione Europea, dobbiamo strutturare e valorizzare.È stato un anno intenso, ma con l’impegno che, da gennaio, avvierò un’importante operazione d’ascolto, per dare voce a questo mondo e per definire, insieme, un percorso di interventi necessari.L’Economia Sociale ha trovato casa al Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la nascita del Governo Draghi, quando su proposta del Ministro Franco, il Consiglio dei Ministri mi ha assegnato la delega. Da lì è nato l’accordo di collaborazione interistituzionale con il CNEL, che ho firmato con il Presidente Treu, e che ci ha consentito di avviare, in materia economica e fiscale, una collaborazione per il completamento della Riforma del Terzo Settore, lo studio di strumenti di credito adeguati, la misurazione dell’impatto economico del settore e la definizione della disciplina delle organizzazioni ed imprese che operano in questo ambito. Poi il bilaterale con Olivia Grégoire, delegata all’economia sociale, solidale e responsabile del Governo francese, e il il “Summit for Social Economy”, che ho promosso, coinvolgendo anche Joaquín Pérez Rey, delegato all’impiego e all’economia sociale per il Governo spagnolo. Un lavoro inteso, soprattutto di relazioni internazionali, per far sì che l’Europa, ad esempio, capisca che l’impresa sociale è un’impresa che ha un minore lucro e per questo gli strumenti di finanziamento non possono essere quelli di un’impresa normale. Ne ho parlato, a più riprese, con il Commissario Gentiloni ed il Presidente Sassoli. Ed ora arriva il Conto Satellite. Lo realizzeremo in collaborazione con l’ISTAT con cui, nelle prossime settimane, come MEF, sottoscriveremo un protocollo d’intesa, anche per avviare un progetto di sviluppo delle statistiche sul movimento della platea di attori dell’economia sociale. L’Economia sociale è il presente, ma soprattutto il futuro. E per progettare il futuro dobbiamo conoscere ogni singola sfaccettatura di questo mondo. Individuando e riconoscendo anche indicatori innovativi che valorizzino l’impatto sociale. È un lavoro che mi appassiona molto, ed a cui tengo veramente tanto. Il Paese lo cambiamo lavorando tutti i giorni per dare le giuste risposte a cittadini, famiglie, imprese, e dando gli strumenti giusti a chi opera per e nel sociale.

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Economia circolare e riciclo plastiche RAEE

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

Coniugare competenze ed esperienze per dar vita a programmi di tutela dell’ambiente e di promozione di uno sviluppo sostenibile. Nasce con questo intento il tavolo di lavoro tra il Consorzio nazionale dei Rifiuti dei beni in Polietilene Polieco e il Consorzio nazionale per la gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) Ecoped. Lo scorso mese di maggio i due Consorzi hanno siglato un protocollo d’intesa sottoscrivendo una convenzione volta a implementare l’attuazione dei rispettivi statuti e delle normative vigenti con riguardo ai beni in polietilene ricadenti nel campo di applicazione dell’art. 234, d.lgs. 152/2006. Un protocollo che segue in realtà un percorso di confronto avviato proficuamente già nel 2016 e recentemente arricchitosi di un addendum che riporta nel dettaglio le azioni di singola competenza dei due consorzi. L’obiettivo primario dell’intesa è il corretto avvio al riciclo delle plastiche contenute nei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche attraverso il loro inserimento nella filiera Polieco, così da superare le difficoltà che il sistema RAEE spesso riscontra nell’ avviare a riciclaggio le plastiche provenienti dai propri impianti di recupero. L’inserimento di quantità sempre più elevate di plastiche dei rifiuti Raee nella filiera virtuosa del riciclo, passa necessariamente per l’adempimento delle imprese alle proprie obbligazioni ambientali. A tal proposito, il consorzio Ecoped, nel tendere ad un paradigma di un efficiente riciclo, a partire dalle prossime settimane, avvierà, presso le proprie imprese consorziate, una campagna di adesione al protocollo di intesa Ecoped-Polieco. Polieco a sua volta ammetterà tali imprese alla procedura di regolarizzazione prevista dallo Statuto, attuando l’applicazione delle misure di agevolazione previste dalla normativa. Al fine di incrementarne la raccolta, Ecoped si attiverà promuovendo presso i propri consorziati e clienti, il ritiro ed il riciclo di rifiuti di beni in polietilene provenienti dal recupero Raee prevedendone l’avvio a piattaforme di trattamento Polieco. Un’attività che Polieco ed Ecoped sosterranno con una sperimentazione che punta a target elevati e a un riciclo sempre più spinto.

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Effetti economici delle nuove restrizioni legate alla pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

A cura di Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR. Novembre ha marcato, per diversi Paesi europei, un ritorno del coronavirus. Di recente in Germania il numero di contagi giornalieri ha oltrepassato la soglia dei 50.000, con la stessa Merkel a parlare senza mezzi termini di “situazione drammatica”. Anche in Italia si assiste ad una crescita dei casi, sebbene i numeri abbiano per il momento un diverso ordine di grandezza. Negli USA, peraltro, l’andamento non è tanto dissimile, con contagi nuovamente in aumento. È sensato quindi soffermarci sull’argomento, chiaramente dal lato che ci compete, ovvero le possibili conseguenze su economia e investimenti.Nel tentare di prevedere l’evoluzione, può aiutarci quanto già accaduto nel Regno Unito e in Israele: nel primo caso, l’ondata in termini di numeri è paragonabile a quanto osservato lo scorso inverno, ma i vaccini hanno modificato in maniera decisiva il quadro: i ricoveri sono inferiori dell’85% al picco di fine 2020 e i letti occupati da pazienti Covid, nonostante quattro mesi di dati al di sopra dei 30.000 contagi giornalieri, sono solo il 5% del totale. In Israele, dove il 40% della popolazione ha avuto accesso alla terza dose, dopo una crescita autunnale i casi si contano oggi nell’ordine delle decine. Inoltre, a livello globale con il nuovo anno arriveranno i primi farmaci che, se assunti a inizio contagio, sarebbero in grado di evitare le conseguenze più serie del virus.Con tutte le cautele necessarie, soprattutto in relazione a variabili in via di definizione (durata efficacia vaccini, velocità e tasso somministrazione terze dosi, etc.), riteniamo quindi che decisioni di lockdown siano altamente improbabili o potrebbero essere limitate localmente. Non ci attendiamo conseguentemente effetti dirompenti sull’economia, se non per periodi limitati e senza far deragliare il recupero in atto. Tuttavia, è probabile che alcuni degli effetti osservati sulle nostre abitudini e quindi, più in generale, sull’economia, tendano a prolungarsi. Fra questi uno dei più eminenti è rappresentato dai problemi dal lato dell’offerta: il covid “rende il mondo meno efficiente” dal punto di vista di produzione e logistica. Alcune difficoltà di approvvigionamento potrebbero proseguire, continuando ad esercitare pressione sui prezzi, per quanto in qualche misura il rallentamento economico in atto attenui la problematica.Dall’altro lato, il graduale recupero del mercato del lavoro, sia in Europa che negli USA, dovrebbe evitare effetti pronunciati sui consumi, anche in presenza di inflazione persistente. Lo scenario descritto, con tassi reali negativi, poche alternative d’investimento e utili in sostanziale tenuta, continua quindi ad essere di supporto all’azionario sebbene, a questi livelli di valutazione, sia plausibile mettere in conto correzioni. Ad avvantaggiarsi di questo quadro dovrebbero essere i settori correlati positivamente all’inflazione, le società con potere di determinazione del prezzo e i cui conti non siano troppo dipendenti da costi del lavoro in crescita.

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Le realtà più promettenti dell’economia giapponese e sui temi a cui prestare maggiore attenzione

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

A cura di Gabriella Berglund, Italian Branch Manager di Comgest. La politica di riforma economica – dal nome dell’ex primo ministro Shinzo Abe che ha guidato il paese dal 2012 al 2020 – si basa su tre pilastri: allentamento monetario da parte della Banca del Giappone, stimolo fiscale attraverso la spesa pubblica e riforme strutturali. Questa forma di neoliberismo non ha portato a una crescita economica su larga scala, secondo Fumio Kishida, l’attuale primo ministro del paese asiatico. “La chiave per una nuova forma di capitalismo è aumentare i redditi nel modo più ampio possibile”, ha detto Kishida. Il primo ministro ha anche dichiarato di volere liberare il paese dall’Abenomics, ma questa è una frase vuota. Il Giappone rimane un paese attraente in cui investire. L’affermazione secondo la quale esistono forti disuguaglianze in Giappone è palesemente poco corretta: il paese ha il terzo punteggio più alto al mondo sull’indice Gini, una misura statistica della disparità di reddito. Il Giappone è tra le società più egualitarie del mondo. All’inizio di quest’anno, Kishida ha annunciato l’intenzione di aumentare l’aliquota dell’imposta sulle plusvalenze, che ora è del 20 per cento. Subito dopo quella dichiarazione, il mercato azionario è crollato e Kishida ha fatto marcia indietro. Anche l’Abenomics non sarà spazzata via, l’agenda delle riforme non cambierà rapidamente. Non si può affermare che una sola persona determini ciò che accade in Giappone. Le aziende giapponesi hanno enormi eccedenze di liquidità. Il 50% delle aziende dell’indice Nikkei ha una posizione finanziaria netta. Queste realtà hanno sempre avuto più soldi in banca che debiti. Come azionisti, ovviamente ci piace questo sviluppo, perché questo surplus di denaro deve essere messo al lavoro o restituito agli azionisti. In ogni caso, un investitore sarebbe astuto nell’avvicinarsi a questo mercato con un approccio bottom up. I fattori macroeconomici hanno poca influenza sulla selezione dei titoli nei nostri portafogli concentrati, che tipicamente contengono da 30 a 40 titoli.Tre opportunità fondamentali si presentano in Giappone: la demografia sta cambiando rapidamente, il Paese è un comodo trampolino di lancio per investire in Cina ed è ” scarsamente studiato”. Il Giappone ha una popolazione che invecchia, soprattutto nelle zone rurali. Inoltre, una grande parte della forza lavoro è rimasta inutilizzata per decenni: le donne. Anche questa situazione sta cambiando rapidamente. Ci sono aziende molto interessanti che rispondono a questi nuovi risvolti demografici. Per esempio, investiamo in Nihon M&A, una boutique di corporate finance quotata in borsa con una fitta rete di commercialisti. Le piccole imprese familiari nel Giappone rurale che stanno affrontando la fuga dei giovani vengono integrate in un’entità più grande. Questo aiuta a indirizzare i problemi di successione di queste aziende nella giusta direzione e garantisce il loro futuro.Il Giappone è anche all’avanguardia in termini di efficienza e robotizzazione, che è la seconda soluzione alla mancanza di manodopera. Oriental Land Company, la società che gestisce Disneyland Tokyo, è un altro esempio di azienda che sta rispondendo a questi cambiamenti. Più tempo libero per i giapponesi significa più guadagni. Inoltre vediamo il Giappone come un gradito trampolino verso la Cina. Sebbene investiamo direttamente in Cina, possiamo anche sfruttare gli sviluppi cinesi attraverso il Giappone. Lo facciamo per esempio con un marchio di cosmetici come Kosei, che è molto popolare in Cina, ma anche il produttore di biberon Pigeon è leader di mercato lì. Attenzione, questi sono prodotti che non rientrano nel raggio dell’introduzione di nuova regolamentazione da parte del governo cinese. Ci sono inoltre pochi soggetti che seguono il Giappone. Un tempo un’affermazione molto diffusa tra gli investitori era che si andava in Giappone solo per perdere soldi. Ora il mercato azionario giapponese è di nuovo uno dei pochi a non trovarsi ai massimi storici. Mentre le aziende americane sono seguite da una media di 40 analisti, le aziende giapponesi sono seguite solo da sette, in media. Crediamo che gli investitori possano aggiungere alfa in quella regione con una politica di gestione attiva.

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Economia illegale: 19 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

L’Istat ci fa sapere che nel 2019 l’economia “non osservata” vale 203 miliardi di euro, 11,3% del Pil. In calo di 5 miliardi rispetto al 2018 (-2,6%). Questa “non osservata” si compone di “sommersa” per 183 miliardi e “illegale” per 19 miliardi . Secondo il rapporto 2021 (dati 202O) del Dipartimenti delle Politiche Antidroga, il business illegale legato a queste sostanze sarebbe di 16,2 miliardi, 6,3 dei quali (39%) per hashish e marijuana.Pur se i dati governativi sono del 2020 e quelli Istat del 2019, possiamo stimare che nei 19 miliardi illegali dell’Istituto di Statistica 16,2 sono per droghe illegali. Cioé: l’85% di tutto il business illegale in Italia è dovuto alle droghe illegali e il 33% per hashish e marijuana. Numeri che vanno considerati, anche se scientificamente non precisi (le statistiche su queste illegalità non possono che essere approssimative).Nel caso, far riflettere che se questo business delle droghe fosse levato dall’illegalità, quest’ultima si ridurrebbe dell’85%. E se restiamo nella stretta attualità che ci dovrebbe portare la prossima primavera a votare il referendum per la depenalizzazione della cannabis e, di conseguenza, all’uscita solo di questo mercato dalla clandestinità, la riduzione dell’economia sommersa dovrebbe essere del 33% .Le droghe illegali, per chi avesse ancora qualche dubbio, non sono solo questione di libertà personale (uso ricreativo) e sanitario (uso terapeutico), ma anche economia che, essendo quella illegale, sono da considerare i risvolti su ordine pubblico, salute e giustizia. Cioé: dalla legalizzazione l’economia ne trarrebbe vantaggi insieme ad ordine pubblico, salute e giustizia.Per comprendere meglio il fenomeno, stiamo scrivendo di un business illegale che nel mondo, dall’inizio di questo 2021, si stima che abbia fatto spendere ai consumatori più di 318 miliardi di dollari.Con questi numeri, sarebbe auspicabile, da parte dei decisori istituzionali, una maggiore attenzione alle politiche sulle droghe. Non per continuare a stigmatizzarle, visto che le politiche proibizioniste continuano a peggiorare la situazione facendo più danni di quelli che i proibizionisti vorrebbero distruggere. Ma per valutare – al pari e meglio di droghe legali come alcool e tabacco – come legalizzarle ed inserirle nella quotidianità. (fonte Aduc)

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