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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘economia’

Edoardo Nesi: Economia sentimentale

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Collana Oceani, pp. 184, 16 euro La nave di Teseo Un nuovo saggio economico-romanzesco di Edoardo Nesi, che esce dieci anni dopo Storia della mia Gente e si rivolge allo stesso pubblico: gli italiani colpiti da un nuovo stravolgersi delle loro vite. È la cronaca dal vagare di un’anima in questi mesi assurdi, e se il virus e la quarantena rimangono sulla sfondo poiché irraccontabili e già vissuti, l’attenzione dell’autore si punta sui mutamenti tellurici dell’economia, e sull’impatto che hanno, hanno avuto e avranno, sulle nostre vite di sopravvissuti. “In questi giorni sospesi l’economia mi appare sempre più una scienza viva e umanissima, certamente la più adatta di tutte le discipline a raccontare la sostanza delle nostre vite e il fervore dei nostri sogni e la miseria delle nostre paure, una stupefacente generatrice di storie e di speranze, lontana anni luce dal gelo tagliente dei numeri coi quali si usa raccontarla.” in libreria dal 5 novembre.

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Il compito di Biden e il mito dell’economia di Trump

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

By Domenico Maceri, PhD. I sondaggi per le presidenziali americane non sorridono a Donald Trump secondo un’ultima inchiesta del Washington Post/ABC (Joe Biden 54%, Trump 42%). Un barlume di speranza gli viene però offerto dall’economia che gli americani considerano il tema più importante (29%) mentre la giustizia sociale e la sanità ricevono il 14% ciascuna e la sicurezza l’8%. Trump è visto con occhi benevoli sulla questione dell’economia con il 54% che approvano il suo operato e il 45% contrari. Gli americani danno però voti poco rassicuranti al 45esimo presidente sul suo metodo di affrontare la pandemia del Covid-19 (41% favorevoli e 58% contrari).Sorprende che Trump sembri avere la meglio sull’economia considerando lo stato attuale del tasso di disoccupazione (7,9 percento, ossia 12,6 milioni di disoccupati), un miglioramento da qualche mese fa che era al 14%, nel punto peggiore della pandemia nel mese di aprile. Il miglioramento, però, non riflette la realtà completa poiché non include coloro che hanno smesso di cercare lavoro, le cui file vengono escluse dai calcoli. Non include nemmeno quelli che hanno visto riduzioni nelle loro ore lavorative. Si tratta secondo alcuni calcoli più dettagliati di altri 5 milioni di disoccupati. Quando si aggiungono a quelli che erano già disoccupati prima dell’inizio della pandemia si arriva a un totale di 31 milioni di americani senza lavoro. I sondaggi dunque che sorridono a Trump sull’economia però si spiegano con la mitologia che i presidenti repubblicani hanno più successo in economia perché si preoccupano più delle questioni fondamentali. Quando Trump entrò alla Casa Bianca ereditò un’economia in buono stato che per i primi tre anni e mezzo, fino all’inizio della pandemia, continuò in terreno positivo principalmente per il lavoro fatto dal predecessore Barack Obama. Trump, però, è stato molto abile a creare un’immagine di se come uomo di affari e quindi esperto di questioni economiche. È stato molto bravo, come sempre fa quando le cose vanno bene, a accaparrarsi del credito, mentre invece quando la cose vanno male, affibbia sempre la colpa ad altri.Trump non è tanto diverso da presidenti repubblicani del passato che hanno costruito una reputazione di preoccuparsi più dell’economia che delle questioni sociali, tipicamente associate con il Partito Democratico. I fatti però ci dicono che storicamente l’economia è andata meglio con amministrazioni democratiche. Nel periodo dopo la seconda guerra mondiale l’indice della borsa statunitense Standard and Poor (S&P), che segue le 500 aziende più importanti, è aumentato dell’11% in presidenze democratiche ma solo del 6,9% in presidenze repubblicane. Dagli anni ottanta dei tempi di Ronald Reagan all’era di Trump i presidenti repubblicani hanno amministrato durante quattro recessioni, definite come due trimestri consecutivi di decrescita economica. In questi anni in considerazione le recessioni durante presidenze democratiche sono state zero.Alcuni analisti hanno chiarito che i democratici al governo mettono più soldi nelle tasche degli individui invece delle corporation. I soldi in tasca della classe media vengono spesi per comprare i prodotti che le aziende producono, riciclando i quattrini e creando benessere per tutti. Inoltre i democratici mirano a lungo termine, investendo di più nelle scuole e le infrastrutture. Di solito aumentano le aliquote alle classi abbienti senza però diminuire il numero dei ricchi. I repubblicani invece al comando riducono le aliquote alle classi alte senza però preoccuparsi dei deficit poiché fanno pagare le spese alle future generazioni prestandosi più soldi. L’esempio più visibile ci viene fornito dall’amministrazione di George W. Bush (2000-2008), che non solo ridusse le tasse alle classi alte e le corporation ma poi intraprese le guerre in Iraq e Afghanistan senza però chiedere agli americani aumenti di tasse per coprirne i costi. Tutte queste spese sono state ovviamente responsabili di aumenti notevoli al deficit e al debito nazionale.I sondaggi ci dicono che Biden sarà eletto presidente in meno di due settimane. Al primo e apparentemente l’unico dei tre programmati dibattiti Trump ha accusato Biden di essere nelle mani dei socialisti. L’ex vicepresidente, difatti, ha un piano economico tipico di amministrazioni democratiche del passato. Include aumenti alle aliquote dei benestanti con redditi di 400mila dollari o più annui e alle corporation ma in modo limitato da non fare paura a Wall Street come ci indicano gli indici di S&P e Dow Jones recenti. Biden non spaventa tanto le corporation perché sanno benissimo che è un moderato e non il socialista che Trump cerca di dipingere.Una volta eletto presidente Biden avrà un compito molto simile a quello di Obama nel 2008, quando prese le redini da George W. Bush, cioè di mettere a posto l’economia a brandelli. Il compito di Biden, però, sarà molto più difficile perché dovrà ancora fare i conti con la pandemia. Dovrà altresì unificare il Paese e calmare le scosse orripilanti causate da Trump alle strutture democratiche e etiche ma anche ricucire i rapporti con gli alleati tradizionali in Europa e il resto del mondo. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Al lavoro per sostenere l’economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Roma. “Solo uniti, e rispettando tutte le misure anti-Covid, riusciremo a sconfiggere il Coronavirus! È il momento dell’unità e di mettere da parte ogni divisione, soprattutto quelle strumentali che creano disorientamento nei cittadini. Abbiamo dimostrato grande responsabilità, come Paese, adesso è l’ora di correre assieme quest’ultimo miglio. Con il Parlamento, stiamo lavorando per non lasciare nessuno indietro. Per sostenere l’economia, i cittadini, le imprese. Per garantire alle ragazze ed ai ragazzi di poter andare a scuola, e ai lavoratori di prestare la propria opera in totale sicurezza. Continueremo a mettere in campo, anche con la prossima Legge di Bilancio, tutte le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti della crisi e consentire all’Italia di proseguire nella ripresa.Ma serve un grande lavoro di squadra, tra le Istituzioni, ad ogni livello, e tra lo Stato e i cittadini. Proteggendo noi, proteggiamo il Paese! I dati a livello globale sono preoccupanti, ma come Italia abbiamo un po’ di vantaggio su molti altri Paesi europei. Non dobbiamo sprecarlo, e dobbiamo fare di tutto per interrompere immediatamente la catena del contagio. Possiamo farcela, insieme!” Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post sui social.

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L’enciclica “Fratelli tutti” e l’economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La recente enciclica “Fratelli tutti” aprirà inevitabilmente un profondo e vivace dibattito, in tutti i settori della società, non solo all’interno delle gerarchie vaticane. Ben venga, ce n’era bisogno. E’ una sfida forte al pensiero unico che la globalizzazione, economica, finanziaria e culturale, ha silenziosamente imposto nel mondo in questi ultimi decenni.Senza sottovalutare il suo richiamo etico, morale, oltre che religioso, noi laicamente ne vorremmo evidenziare alcuni aspetti che toccano l’economia e l’organizzazione sociale. La pandemia, ha detto Papa Francesco, ha evidenziato la frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che toccano tutti, nonostante l’iper-connessione. Tale frammentazione sembra in contraddizione con la globalizzazione. In realtà, il Papa dice che l’espressione ”aprirsi al mondo” è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Essa, però, “si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri e alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi”.Il pensiero unico sembra unificare il mondo ma in realtà divide le persone, le nazioni e i continenti. Mentre nella società umana si indebolisce la dimensione comunitaria, “aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori”. Dove il più forte s’impone e protegge i propri interessi a discapito dei più deboli e poveri. Ovviamente, “in tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il divide et impera”. L’aspirazione al dominio dei più forti, dei mercati, mira a “demolire l’autostima” degli altri. “Da ciò traggono vantaggio l’opportunismo della speculazione finanziaria e lo sfruttamento, dove i poveri sono sempre quelli che perdono”, ammonisce Papa Francesco. L’enciclica è una forte e precisa critica al liberismo economico, quale proiezione dell’individualismo più radicale. Tanto che nel testo si dice che “la mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità”. Ci si ingannerebbe se pensassimo che “accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune.” Secondo noi, questa falsità è la base dell’ideologia e della cosiddetta teoria del liberismo economico radicale. E’ stata elaborata già all’inizio del 1700 nel libro “La favola delle api: ovvero, vizi privati, pubbliche virtù” di Bernard de Mandeville. L’autore descrive la vita dell’alveare. «Essendo così ogni ceto pieno di vizi, tuttavia la nazione di per sé godeva di una felice prosperità, era adulata in pace, temuta in guerra.. I vizi dei privati contribuivano alla felicità pubblica”. Ma, scriveva Mandeville, quando le api vollero diffondere per tutto l’alveare l’onestà e la giustizia, allora la vanità e il lusso, che davano lavoro e commercio, diminuirono e con essi anche la prosperità dell’alveare. “Il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtù da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa.”, sentenziava Mandeville.Non si tratta evidentemente di una semplice favola per grandi. E’, invece, la giustificazione di una società ingiusta che ha avuto, però, una grande influenza su molti studiosi di economia, a partire da Adam Smith, del quale la “mano invisibile” regolerebbe in modo autonomo e automatico l’andamento dei mercati. In merito Papa Francesco fa sentire la sua voce. “Il mercato da solo non risolve tutto, benché a volte vogliano farci credere questo dogma di fede neoliberale. Si tratta di un pensiero povero, ripetitivo, che propone sempre le stesse ricette di fronte a qualunque sfida si presenti. Il neoliberismo riproduce sé stesso tale e quale, ricorrendo alla magica teoria del “traboccamento” o del “gocciolamento” – senza nominarla – come unica via per risolvere i problemi sociali. Non ci si accorge che il presunto traboccamento non risolve l’iniquità, la quale è fonte di nuove forme di violenza che minacciano il tessuto sociale”, afferma.“La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato”, ricorda ancora l’enciclica, denunciando che “la speculazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage.”Come anche noi più modestamente abbiamo spesso scritto, il Papa ripete che «la crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale”. Purtroppo non c’è stato un ripensamento delle politiche economiche e sociali che governano il mondo! L’enciclica, giustamente, vuole proporre una riforma nei rapporti economici e politici a livello globale. Poiché “ la società mondiale non è il risultato della somma dei vari Paesi, ma piuttosto è la comunione stessa che esiste tra essi”, serve “una nuova rete nelle relazioni internazionali”. Pertanto nel testo si afferma: “E’ necessaria una riforma sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni”.Secondo Papa Bergoglio un’iniziativa urgente riguarda il debito dei paesi più poveri. Egli chiede che “si assicuri il fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza e al progresso, che a volte risulta fortemente ostacolato dalla pressione derivante dal debito estero. Il pagamento del debito in molti casi non solo non favorisce lo sviluppo bensì lo limita e lo condiziona fortemente”. Il secolo XXI registra un’evidente perdita di potere degli Stati nazionali a causa dei caratteri transnazionali che oggettivamente ha l’odierna attività finanziaria, limitando così il ruolo della politica e le stesse scelte dei singoli governi. In questo contesto, l’enciclica afferma che “diventa indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti ed efficacemente organizzate, con autorità designate in maniera imparziale mediante accordi tra i governi nazionali e dotate del potere di sanzionare.” Il testo è d’indubbio valore, per molti versi rivoluzionario, sicuramente stimolante per quei governanti che hanno ancora a cuore il destino non solo de proprio Paese ma anche quello del mondo in questo terzo millennio. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Economia circolare Com è online

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

L’Italia è al secondo posto in Europa per tasso di occupazione nel settore dell’Economia Circolare (riparazione, riutilizzo e riciclo), con il 2,06% rispetto al dato totale, preceduta dalla Polonia che registra il 2,2% (la media europea è dell’1,7%). Se ne parla su http://www.economiacircolare.com, il nuovo web magazine interamente dedicato alle sfide della transizione ecologica, realizzato da ERION – Sistema multi-consortile per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici – in collaborazione con CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in Italia.Il nuovo progetto editoriale, promosso in partnership con ENEA, ISPRA, UNI, Poliedra, sarà declinato su diverse piattaforme: web, social e podcast. Il magazine, completamente gratuito per tutti i lettori, ospiterà articoli, inchieste, approfondimenti, rubriche e ricerche firmate da giornalisti di settore, economisti, studiosi autorevoli, al fine di creare un dibattito critico e consapevole sul processo di transizione, italiano ed europeo, verso l’Economia Circolare.In apertura di giornale il focus sulle opportunità dell’Economia Circolare a livello italiano e europeo, a cura di Antonio Carnevale. Nonostante l’ottima performance occupazionale, l’Italia si posiziona al 20° posto insieme a Repubblica Ceca e Malta nell’indice globale di sostenibilità ambientale. Il focus analizza la legge di bilancio 2020 e le prime misure del Green New Deal , tra cui l’istituzione di un fondo per gli investimenti pubblici pari a 4,24 miliardi di euro per il triennio 2020-2023, destinato a sostenere, tra l’altro, progetti per la decarbonizzazione dell’economia, la rigenerazione urbana e il turismo sostenibile.Il primo numero del magazine ospita, inoltre, l’intervento di Pascal Leroy, direttore generale del WEEE Forum, che evidenzia come nel prossimo decennio la media dei rifiuti elettronici prodotti a livello globale ammonterà a 9 kg a persona. Nasce da qui, sottolinea Leroy, l’urgenza di garantire corrette pratiche di smaltimento dei rifiuti elettronici e di riciclo delle materie prime in essi contenuti. Solamente nel 2019, questa vera e propria miniera urbana ha avuto, su scala globale, un valore stimato di 50,8 miliardi di euro, e un peso pari a quello di 2,9 milioni di auto elettriche. Sul versante ambientale, il riciclo di ferro, alluminio e rame dai RAEE ha contribuito al risparmio netto di 15 tonnellate di anidride carbonica, pari a 1,7 miliardi di uso di energia domestica in un anno. L’Europa poi, con la campagna “Right to Repair” obbligherà alcuni produttori di elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, monitor e prodotti di illuminazione) a fabbricare AEE con componenti sostituibili e riaggiustabili. Ne parla Ugo Vallauri, co-fondatore di “Restart Project”, comunità di riparatori volontari fra le più attive a livello internazionale, che ha promosso una petizione indirizzata al Ministero dell’Ambiente per chiedere al Governo di contrastare l’obsolescenza programmata dei beni di consumo (ancora in discussione).

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La sfida dell’economia circolare

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Durante una diretta Facebook seguita e partecipata, sono stati toccati diversi punti interessanti. Ad aprire il convegno è stata l’onorevole Alessia Morani, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, dimostrando l’attenzione del Cncu per una tematica così importante e, al tempo stesso, alle istanze dei consumatori. Non meno preziosi sono stati i contributi di Giovanni Calabrò (Agcm), che nel suo intervento ha affrontato il tema delle regole attuali per la prevenzione e la lotta alle pratiche commerciali scorrette nell’economia circolare, e di Dimitri Vergne (Beuc), che ha portato il punto di vista dell’Europa soffermandosi sul Green New Deal. Il convegno è proseguito con gli interventi stimolanti di Desiree Giacomelli (Dottoressa di Ricerca in Management delle Imprese) sul ruolo delle imprese e degli stakeholder nell’economia circolare e di Carmine Laurenzano (Codici) sulla normazione attuale a livello europeo e nazionale.“Dobbiamo operare per la migliore efficienza – ha dichiarato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, nell’intervento che ha chiuso il convegno – nel rispetto del principio di sussidiarietà e nel rispetto della normativa europea, ma considerando che l’ambiente non è regolabile con i soli strumenti di mercato e che non necessariamente la competizione di molti soggetti potrebbe consentire di raggiungere il migliore equilibrio tra obiettivi di efficienza ambientale ed economica. È il tempo di una riflessione su come allargare il campo di applicazione della responsabilità condivisa, coinvolgendo nuovi soggetti, e su come e se allargare a nuovi settori il principio di responsabilità estesa con la creazione di nuove filiere in altri campi, come, sull’esempio francese, il settore moda e arredamento”.

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Economia sommersa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

I dati Istat (2018) sono inequivocabili: l’economia sommersa e le attività illegali muovono 211 miliardi di euro (-1,3% rispetto al 2017). Si tratta in generale di attività che, svolte illegalmente, potrebbero benissimo essere svolte in modo legale per diversi motivi, primo fra tutti se ci fossero meno imposte e tasse da pagare. Nel contempo sono anche attività illegali di per sé ma che fanno parte del costume di vita delle persone: soprattutto droghe illegali e prostituzione. Sul primo aspetto c’è poco da aggiungere ai programmi di grossomodo tutti i partiti quando si presentano alle elezioni: meno tasse per tutti. Salvo poi, nella realtà – quando sono al potere – di fare il contrario o, nel migliore dei casi, limitarsi a limature che non scalfiggono il manifestarsi e concretizzarsi di attività in nero. Sul secondo aspetto (prostituzione e droga) la questione è un po’ diversa perché, allo stato, anche volendo non sono attività che potrebbero essere esercitate nella legalità. Le leggi non lo consentono. Ma le persone si prostituiscono e consumano i servizi di chi nel settore li presta. Così come le persone consumano droghe, le comprano o le coltivano illegalmente. Stiamo parlando di giri d’affari miliardari.Per le droghe illegali si parla di 20 miliardi di euro annuali di mancate entrate (2), con l’aggiunta (non monetizzata) dell’intasamento della giustizia e delle carceri. Sulla prostituzione diverse fonti parlano di un giro d’affari di 4 miliardi l’anno. Non a caso abbiamo richiamato droga e prostituzione: sono due argomenti su cui da anni il balletto “legale sì, legale no” va avanti senza nessun risultato, tranne varie sentenze di legittimazione di entrambi i fenomeni che, però, non hanno ancora indotto il legislatore a capire come dargli corpo. Saranno i dati Istat di oggi sufficienti a far riflettere ed agire chi abbiamo mandato a legiferare per curare i nostri interessi? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Nobel per l’Economia: i commenti dei prof della Bocconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

By Marco Ottaviani, professore di Economia della Bocconi. Nobel a Milgrom e Wilson: grazie a loro capiamo come funzionano veramente i mercati Tutto nacque quando Wilson, negli anni Sessanta, “era ricercatore in matematica applicata e in quel campo lavorò sull’informazione nelle aste insieme a un suo studente, Paul Milgrom, analizzarono il fenomeno della maledizione del vincitore”, spiega Marco Ottaviani, professore di economia dell’Università Bocconi. “Secondo questo fenomeno, quando vinci un’asta vuol dire che gli altri che competevano non hanno reputato opportuno offrire di più. Ciò vuol dire che, probabilmente, il bene non valeva quanto il vincitore pensava valesse. Bisogna tenere conto di questo aspetto”. Questa è una osservazione fondamentale che Wilson e Milgrom hanno poi applicato al mercato delle frequenze radio. Grazie alle regole di mercato che hanno contribuito a disegnare “il mercato è diventato più efficiente. Sono davvero dei capiscuola che hanno mostrato al mondo come l’analisi matematica rigorosa può essere combinata con un problema reale importante”. Paul Milgrom e Robert Wilson, Nobel per l’economia: “Hanno dato contributi di natura teorica fondamentali, ma poi li hanno anche utilizzati per consigliare il governo degli Stati Uniti per un particolare formato d’asta per vendere le radiofrequenze a partire dal 1994”, spiega Pierpaolo Battigalli, professore di microeconomia e teoria dei giochi e direttore del Dipartimento di Scienze delle Decisioni della Bocconi. “Milgrom, aveva in particolare formulato, insieme a Weber, una teoria generale delle aste considerando vari aspetti, quali l’informazione privata che hanno i partecipanti all’asta, se il bene ha solo valore privato oppure anche comune”. Wilson, si è specializzato di più su questo aspetto, “sulle aste per beni che hanno un valore comune che non è noto al momento in cui si fanno le offerte, ma sul quale i diversi competitori hanno informazioni private. Ha spiegato, per esempio, in che modo bisogna fare offerte inferiori alla propria migliore stima del valore del bene che si va a comprare”, aggiunge Battigalli.

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Crédit Agricole Leasing Italia e Nextchem insieme per lo sviluppo dell’economia circolare

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

Crédit Agricole Leasing Italia conferma il suo impegno nella promozione di iniziative sostenibili supportando NextChem in relazione alle attività della controllata MyReplast Industries, azienda specializzata nell’Upcycling dei rifiuti plastici attraverso un piano di leasing finalizzato all’acquisto di attrezzature e macchinari innovativi volti ad incrementare ulteriormente la performance produttiva dell’intero processo di Upcycling. “Siamo orgogliosi che il Gruppo Maire Tecnimont abbia scelto Crédit Agricole Leasing Italia ed il nostro Gruppo per investire in tecnologie innovative di Upcycling della plastica a fine vita, restituendo materiali con caratteristiche chimico-fisiche simili a quelle dei polimeri vergini – ha dichiarato Vincenzo Aloe, Direttore Generale di Crédit Agricole Leasing Italia. Crediamo fortemente nei progetti che contribuiscono all’economia circolare ed abbiamo portato avanti l’iniziativa con successo in sinergia con il nostro Gruppo ed in particolare con il Large Corporate di Roma. Una conferma della nostra volontà di creare maggiore valore attraverso la sostenibilità, in linea con quanto Crédit Agricole Leasing Italia sta promuovendo con il proprio progetto green CA GREENLEASE.”

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Al via i webinar di Lombardia Circolare

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Il primo webinar in tema di Economia circolare vettore di innovazione si svolgerà il 15 ottobre 2020, in collaborazione con la Camera di Commercio di Pavia. Il percorso formativo si concluderà a dicembre, attraverso un tour virtuale delle Camere di Commercio della Lombardia. Sono dedicati alle piccole e medie imprese lombarde, per favorire la transizione da un modello economico lineare a uno circolare che, in tutte le fasi della produzione di beni e servizi- dalla progettazione al fine vita -, sia in grado di limitare il più possibile l’apporto di materia ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, prevenendo le esternalità ambientali negative e contribuendo alla creazione di nuovo valore sociale e territoriale.Il ciclo di seminari rientra tra le attività di Lombardia Circolare, iniziativa avviata con il bando “Innovazione delle filiere di Economia circolare in Lombardia” promosso dal Sistema camerale lombardo e Regione Lombardia per favorire la transizione delle piccole e medie imprese del territorio verso un modello di economia circolare, il cui obiettivo è la riqualificazione e il riposizionamento competitivo delle imprese e delle filiere.I webinar sono organizzati da Unioncamere Lombardia e le Camere di Commercio lombarde con la collaborazione tecnico-scientifica di Enea nell’ambito del progetto “Politiche ambientali: azioni per la promozione dell’economia circolare” a valere su Fondo di Perequazione di Unioncamere.Si tratta di un ciclo di nove appuntamenti, tra ottobre e dicembre, che rappresentano la risposta a un bisogno formativo analizzato e raccolto tramite appositi focus group – nei quali sono state coinvolte le Camere di Commercio della Lombardia – che hanno fatto emergere esigenze specifiche, lo stato dell’arte rispetto alla comprensione dell’economia circolare sul territorio e la percezione di quanto il tema sia strategico per competere in mercati sempre più complessi.Il tema dell’economia circolare come veicolo di innovazione viene affrontato partendo dall’esigenza di trasformare un sistema che produce rifiuti in un sistema in cui i rifiuti diventano risorse.I contenuti dei webinar prevedono un focus su: Ecodesign: la progettazione sostenibile con particolare riferimento al “design circolare” dedicato alla chiusura dei cicli, al recupero materico e alla possibilità di far continuare a vivere risorse e materiali anche quando i prodotti di cui fanno parte sono stati dismessi. Oltre ad allungare il ciclo di vita dei prodotti l’ecodesign consente di creare valore – economico e ambientale – limitando le esternalità negative, attraverso un uso più efficiente delle risorse e rafforzando la relazione con un cliente finale sempre più esigente e attento. Durante i webinar verranno analizzati modelli di business circolare e analizzati i fattori che ne consentano l’implementazione. Simbiosi industriale: rappresenta una strategia di ottimizzazione dell’uso delle risorse inutilizzate generate dai processi industriali, attraverso il recupero e il riutilizzo da aziende diverse da quelle che le hanno prodotte generando un vantaggio reciproco. Life Cycle Assessment: la valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment) è un metodo che permette di quantificare l’impatto ambientale, di uso delle risorse, di impatto sulla salute umana, considerando l’intero sistema relativo al prodotto. Si tratta di un tema centrale in tutte le politiche europee sulla sostenibilità e sull’economia circolare. L’impronta di carbonio: la misura dell’ammontare totale delle emissioni di gas a effetto serra causate direttamente o indirettamente da un individuo, un’organizzazione, un evento. Conoscere l’impronta di carbonio permette di attivare percorsi di miglioramento dell’impatto ambientale, riducendo i consumi e le emissioni. Gestione dei rifiuti: con riferimento alla parte inorganica (riduzione e recupero/riciclo finalizzato alla produzione di materie secondarie) che alla parte organica (servizi per il compostaggio di prossimità)Alle imprese partecipanti ai webinar verrà messo a disposizione il questionario di autovalutazione 6Circolare? per identificare il percorso più idoneo per una transizione verso l’economia circolare. I risultati verranno elaborati per individuare future misure a sostegno delle imprese lombarde.

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Economia Castelli: Un grande lavoro di squadra per un paese più forte e competitivo

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Roma – “Ci sono obiettivi e risultati che si possono raggiungere solo facendo un grande lavoro squadra, mettendo da parte i “campanilismi” e remando tutti nella stessa direzione. Come Paese lo abbiamo sempre dimostrato, anche nei periodi più difficili. È quello che stiamo facendo tra PA e Imprese.Capisco le parole del Presidente Bonomi, su questo tema, ma fatemi dire un paio di cose.Quando siamo arrivati al Governo, due anni e mezzo fa, abbiamo trovato una pubblica amministrazione con processi molto lenti, e una digitalizzazione praticamente inesistente, che pagava un ritardo di decenni di mancati investimenti. Questo ha sicuramente frenato, negli anni, la nostra crescita economica rispetto ad altri Paesi, facendoci perdere competitività nel mondo.Non è stato facile avviare un processo di revisione di tutti i meccanismi e avviare una riforma. Ma lo abbiamo fatto, stimolati anche dall’emergenza Covid che ci ha cristallizzato i problemi del Paese, da ultimo con il Decreto Semplificazioni, con cui abbiamo introdotto norme per arrivare ad una pubblica amministrazione più snella e digitale, ma anche per garantire la certezza degli atti amministrati. Noi stiamo accelerando il più possibile, ma un ritardo di decenni non può essere colmato in pochi mesi. Dal Piano strategico per la Banda Ultralarga all’identità digitale, stiamo mettendo in campo tutte le risorse necessarie. Solo con SPID, in un anno, siamo passati da 4,8 milioni di utenti a oltre 11 milioni. E SPID, assieme all’App IO, rappresentano la porta di accesso telematico ai servizi pubblici.Quello che abbiamo avviato è un percorso serio, rapido, che va abbinato a un cambio di paradigma di tutta la politica: serve pensare in modo digitale, innovativo e altamente professionalizzato, come oggi è obbligata a fare una azienda che vuole rimanere sul mercato.Tanto più alla soglia di una Legge di Bilancio che vuole avviare il percorso per la riforma del fisco e continuare a sostenere le imprese, intervenendo ancora su quelle inefficienze ataviche della PA che, in questi anni, hanno portato a lentezze, mancati automatismi, ripetizioni inutili di dichiarazioni.Così come abbiamo già accorciato e semplificato le procedure per gli appalti, senza però abdicare al rispetto dell’ambiente o nel contrasto alla criminalità organizzata. Sbloccare i 110 miliardi di programma di ANAS e RFI era necessario ma non scontato, visto che nessuno lo aveva fatto fino ad ora.Se andiamo tutti nella stessa direzione, questo Paese lo possiamo far ripartire davvero. Rendendolo più forte e competitivo di prima”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commentando le parole del Presidente di Confindustria Bonomi.

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Il Premio di eccellenza nazionale “Verso una economia circolare” compie quattro anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Di fatto si conferma come uno dei concorsi più attesi nel panorama nazionale sia per gli Enti locali che per il Mondo delle imprese. Forte di numeri sempre in crescita, il premio in questi anni ha accompagnato un’evoluzione culturale e di tendenza sempre più significativa anche grazie ad una rinnovata opera di sensibilizzazione rispetto alle questioni ambientali, sempre più orientata alle politiche di riutilizzo. E su queste tematiche appunto il bando appena pubblicato vuole puntare ancora l’attenzione, dando spazio a quelle realtà che, nel biennio 2019-20, abbiano realizzato, avviato, o anche solo approvato ed autorizzato, interventi di diminuzione dei rifiuti e di uso efficiente dei materiali di scarto, favorendo percorsi verso sistemi eco-industriali che limitino al massimo i sottoprodotti non utilizzati, il loro smaltimento e la conseguente dispersione nell’ambiente. Nelle scorse edizioni il numero dei partecipanti è cresciuto mano a mano che l’iniziativa prendeva piede, grazie anche alle numerose collaborazioni e patrocini intrapresi sin dagli esordi e che oggi contemplano Kyoto Club, Fondazione Cariplo, le due Università di Brescia (Università degli Studi e Cattolica del Sacro Cuore), Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Associazione Borghi Autentici d’Italia, Coordinamento Agende 21 locali, Centro studi longobardi, Cogeme S.p.A. e Acque Bresciane.Novità di quest’anno sono i patrocini di Confindustria Venezia (grazie ad un collegamento con Kyoto Club), Alleanza per la Generatività Sociale e Confcooperative Brescia. Questo consente un ulteriore allargamento della rete di diffusione del Premio.Una menzione particolare va ad Apindustria che per il secondo anno consecutivo sostiene il progetto e lo diffonde tramite i propri associati. Mai scontato il patrocinio del Ministero dell’Ambiente per la cerimonia di premiazione a conclusione dell’iniziativa. Il Premio vede la media partnership con le riviste La Nuova Ecologia, QualEnergia e QualEnergia.it. Il termine per la presentazione delle candidature è fissato per il 20 novembre 2020. Per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.versounaeconomiacircolare.it

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Sacche di crescita in un’economia “d’argento”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

A cura di Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. Per la prima volta nella storia, sulla Terra vivono più ultrasessantenni che bambini di età inferiore a cinque anni. Ormai in molti paesi l’aspettativa di vita ha superato i sessanta anni. Gli anziani possono svolgere nuove attività nel campo dell’istruzione, continuare a lavorare o perseguire i propri hobby. Tuttavia, la libertà di far questo dipende da due fattori: la salute e le disponibilità finanziarie. Nel 2018 in tutto il mondo si contavano 125 milioni di ultraottantenni, ma entro il 2050, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nella sola Cina vi saranno circa 120 milioni di persone di questa fascia di età. Entro quell’anno la stragrande maggioranza (80%) degli anziani vivrà in paesi a reddito medio-basso. In termini generali, l’invecchiamento della popolazione suscita negli economisti il timore di una stagnazione economica, poiché cala il numero di nuovi lavoratori in grado di dare impulso alla produzione. Tuttavia, all’aumentare della percentuale di anziani, alcuni settori dell’economia sono destinati a prosperare. Tra questi spiccano la sanità e la finanza, due comparti che riserveranno maggiori opportunità d’investimento in un’economia “d’argento”.I fatti dipingono un quadro molto chiaro. Stimolata principalmente dalla sempre maggiore longevità delle economie in via di sviluppo, stando alle previsioni dell’OCSE la crescita della spesa sanitaria potrebbe superare l’espansione del PIL nel corso del decennio che termina nel 2030. Per quanto riguarda la finanza previdenziale, l’Association of the Luxembourg Fund Industry prevede che entro il 2025 i patrimoni dei fondi pensioni raggiungeranno i 61.100 miliardi di dollari, in rialzo dai 42.200 miliardi di dollari del 2018. In che modo dunque gli investitori potrebbero trarre vantaggio dall’economia d’argento? Nell’ambito della sanità, le prospettive per le case farmaceutiche non potrebbero essere più favorevoli. L’invecchiamento della popolazione alimenta infatti la domanda di farmaci; inoltre, le nuove tecnologie come la genomica hanno anche dato impulso all’innovazione, inaugurando un’epoca d’oro per la scoperta dei farmaci. Il ritmo registra un’accelerazione ed esistono molti nuovi farmaci dirompenti per la cura di malattie che colpiscono gli anziani, come il tumore ai polmoni e la leucemia, il diabete e la sclerosi multipla. Vi sono interessanti programmi di sviluppo di farmaci anche per malattie rare come l’obesità. La tecnologia sanitaria è un altro settore che trae beneficio dall’invecchiamento della popolazione. In tutto il mondo, gli ospedali sovraccarichi sono alla ricerca di soluzioni per operare con maggiore efficienza. Un altro fatto comunemente accettato è che sarà necessario risparmiare di più per un pensionamento più lungo. Consideriamo ad esempio la Cina, dove il rapido invecchiamento della popolazione ha spinto la società a riflettere sull’assistenza agli anziani. Un altro settore che beneficia dell’invecchiamento demografico è quello assicurativo, poiché gli anziani acquistano varie forme di copertura, dall’assicurazione di viaggio alla polizza vita. In una fase in cui l’economia mondiale si trova ad affrontare difficoltà estreme derivanti della pandemia globale, alcune aziende sanitarie e finanziarie possono beneficiare di una tendenza a lungo termine molto più vigorosa.

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Il rilancio dell’economia affidato ad aziende in debito o parassite?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Ricordiamo solo due settori in cui lo Stato si sta molto impegnando per il rilancio dell’economia, e anche con molti soldi: trasporto aereo e telecomunicazioni. Due settori molto strategici e su cui gravitano quasi tutte le altre economie.
Trasporto aereo. In crisi come in tutto il resto del mondo. Peculiarità, quindi, non generali ma specifiche, legate al trascorso e alla loro gestione. Al momento l’impegno dello Stato è tutto teso verso la rigenerazione di Alitalia, azienda sopravvissuta nell’ultimo mezzo secolo solo grazie ai soldi dello Stato. Quello Stato che sta prestando poca attenzione agli altri operatori che volano nei nostri cieli o usano i nostri hub, tant’è che, salvo casi marginali, sono tutte compagnie non-italiane. L’altra grande compagnie italiana che c’era – Alisarda, poi divenuta Meridiana e poi ancora Air Italy – proprio in questi giorni dopo un tentativo di rilancio, ha “definitivamente” chiuso.La vicenda Alitalia è nota e drammatica, soprattutto perché in queste settimane, dopo ulteriori e notevoli finanziamenti pubblici, non riesce ancora a “decollare”.Comunque, se si sentono i vari ministri, e soprattutto quello dei Trasporti, è su Alitalia che governo e maggioranza puntano per il rilancio dell’economia in questo settore.
Telecomunicazioni. Sembra che sia stato raggiunto l’accordo per la creazione della società che dovrebbe gestire la Rete Unica. Saranno due società ad essere l’asse portante: Tim e Open Fiber. Mentre Tim ha una partecipazione minoritaria dello Stato al proprio capitale, Open Fiber ha un partecipazione pubblica maggioritaria. Tim ha debiti finanziari di svariati miliardi mentre Open Fiber si “limita” a poco più di 100 milioni. Da ricordare che Tim è l’erede del monopolio (e alcune servizi continua a gestirli in regime di monopolio), mentre Open Fiber è la punta di diamante per eccellenza delle politiche di investimento dello Stato, poiché il suo capitale dominante è della Cassa Depositi e Prestiti (CdP), istituzione finanziaria del ministero dell’Economia.Entrambe società che hanno operato ed operano col privilegio, oltre che del portafoglio, anche della considerazione. E che, nonostante questo, sono “in rosso”. Questo per significare che la loro gestione, pur in un mercato in cui la domanda è incessante e travolgente, hanno risultati economici negativi.
Bene. Tra trasporti e telecomunicazioni. Il rilancio della nostra economia è affidato a queste società: Alitalia, Tim e Open Fiber. Certo, ognuna di queste società (in particolare quelle di Tlc) hanno intrecci economici e finanziari che per comprenderli e stargli dietro occorrerebbe uno stuolo di consulenti di alto livello finanziario… ma nonostante questa loro mastodonticità e introduzione economica, hanno problemi economici notevoli che non nascono dall’iperuranio ma dalla gestione che fanno del loro business. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Castelli:Continuiamo a lavorare per sostenere la nostra economia

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Castelli: “Continuiamo a lavorare per sostenere la nostra economia. Il periodo che stiamo attraversando non ci voleva. Primo per le tante vittime innocenti, secondo per i danni che questa pandemia sta arrecando al nostro tessuto economico. I dati di oggi dicono che, nonostante gli scossoni forti al nostro sistema produttivo, abbiamo le “spalle larghe”. Resistiamo. E ora soprattutto rilanciamo, con gli investimenti del Recovery Fund.
Questo è successo, perché abbiamo adottato i giusti provvedimenti durante il lockdown, e stiamo continuando a monitorare e ad intervenire, passo dopo passo, per rispondere a tutte le esigenze. Ma succede anche perché siamo stati capaci di far vedere all’Europa quello che questi dati dicono, ovvero che l’economia va sostenuta, tutta, se siamo veramente un’Europa che vuole e deve correre insieme! Questi non sono dati che rappresentano una vittoria, ma dati che ci dicono che dobbiamo continuare a lavorare, a testa bassa e con coraggio, per continuare a sostenere la colonna vertebrale della nostra economia: le piccole, medie e grandi imprese, le famiglie e i giovani. Queste sono le direttrici della prossima manovra di bilancio che abbiamo iniziato a costruire e ultimeremo nei prossimi mesi, incastrandola con il Recovery Plan, che è in corso di definizione e rappresenta la sostanza della Nadef di ottobre. Noi non ci fermiamo, nonostante le critiche strumentali. Ma come sappiamo, è più facile criticare che fare”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, pubblicando alcuni dati sul calo del PIL.

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Curare le malattie e la dipendenza dalla variabile economica

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Significa anche migliorare la qualità della vita e renderla più longeva. Già di per sé potrebbe diventare una condizione “destabilizzante” per quanto benefica ed esaltante possa apparire.
Dobbiamo, purtroppo, partire dal presupposto che non tutti potranno beneficiare dei progressi della scienza e chi lo potrà fare, determinerà inevitabilmente una selezione della specie. Sarà, ed è inevitabile, chi ha maggiori risorse economiche, di uno status sociale più avanzato e vive in società evolute. Quanti potranno essere oggi nel mondo? Trecento, quattrocento milioni? E gli altri che fine faranno? È un interrogativo che ci lascia molto perplessi su ciò che significa progresso, nel senso più ampio della parola, per la sua capacità di rendersi reale in ogni parte del mondo. Se non si raggiunge questa condizione esistenziale e molto diffusa noi corriamo il rischio di degenerare l’intero sistema e di offrire il fianco ad una lotta brutale e sanguinaria tra chi può ed ha e tra chi non può e non ha. Da una parte vi sarà l’individuo e dall’altra il numero. Per un verso crescerà la voglia di progredire e dall’altro s’instaurerà la propensione alla distruzione. La risposta più saggia potrebbe essere quella d’ancorare il progresso alla sua diffusione e alla possibilità di renderlo accessibile a tutti. Sta qui la forza culturale, che va proposta, e che i politici possono rendere più efficace e credibile perché i nemici dell’uomo non vengono dal progresso ma dal modo come taluni riescono ad asservirlo ai propri interessi. Ci vuole, a questo punto, un controllore credibile e autorevole e super partes che ci faccia da garante. (Riccardo Alfonso)

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Economia per la crescita: uscire dal gap informatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

«L’Italia utilizzi i fondi europei per la ripresa post pandemia anche per dotarsi una volta per tutte di infrastrutture informatiche di livello e per diffondere l’educazione digitale, in modo da poter consentire un adeguamento del nostro sistema produttivo, distributivo e commerciale alle enormi potenzialità offerte dall’e-commerce». Crollo delle vendite al dettaglio e impennata dell’e-commerce. È l’effetto Covid sui consumi nei primi mesi del 2020. Un processo per molti irreversibile, ma che apre di fatto nuove strade alla ripartenza.È l’appello giunto dai relatori del secondo incontro della rassegna “Economia sotto l’ombrellone” 2020 svoltosi martedì 18 agosto a Lignano Pineta e organizzato dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso: Andrea Magro, professore a contratto di Informatica e Telecomunicazioni presso l’Università telematica E-Campus e socio fondatore e vicepresidente di Lignano Banda Larga per la quale ha firmato il progetto di cablaggio di Lignano Sabbiadoro; Marco Tam, presidente di Greenway Group, realtà friulana che opera nel settore dell’energia pulita e di Filare Italia, progetto per portare la tradizione enologica in Cina; il terzo relatore è Andrea Zaniolo, direttore dell’area New Business dell’agenzia di marketing Velvet Media, nonché profondo conoscitore dei processi digitali e innovatore della comunicazione.«A seguito della pandemia, infatti – hanno spiegato i relatori – si è avuta una notevolissima accelerazione della conoscenza e utilizzo dell’e-commerce da parte sia delle aziende, sia dei consumatori (soprattutto fra gli over 60 che prima lo utilizzavano pochissimo), ma in Italia il commercio on-line ha ancora enormi potenzialità di crescita che potranno concretarsi solo attraverso forti investimenti in infrastrutture, digitali e fisiche, e grazie alla diffusione dell’educazione digitale che manca sia nelle persone, sia nelle aziende. Molti – hanno aggiunto Zaniolo, Tam e Magro – continuano a pensare che l’e-commerce sia qualcosa di costoso, difficile da gestire e che sottrae posti di lavoro nelle aziende tradizionali, nonché spazio ai negozi fisici, senza rendersi conto che oggi esistono strumenti per approcciarsi all’e-commerce adatti anche alle piccole e piccolissime aziende, che la gestione dell’e-commerce crea in realtà molti nuovi posti di lavoro e che i negozi fisici approcciandosi alle vendite on line possono ampliare la propria competitività e la propria clientela».Dal lockdown in avanti sono state ridisegnate le abitudini dei consumatori e, di conseguenza, alle aziende è stata prospettata una nuova via d’uscita. Nel mese di marzo infatti l’e-commerce è cresciuto del 20% rispetto allo stesso mese del 2019; del 28,2% ad aprile ed ha subito un’ulteriore accelerazione anche nella cosiddetta Fase 2, registrando a maggio un balzo del 41,7% (dati fonte Istat). E le previsioni sull’anno in corso prevedono un salto complessivo compreso tra il 35% e il 40% rispetto al 2019.

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Rassegna Economia sotto l’Ombrellone

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Lignano Sabbiadoro (UD). Gli incontri si svolgono al Chiosco n. 5 (Bandiera Svizzera), al civico 16 del Lungomare Alberto Kechler, in località Lignano Pineta a Lignano Sabbiadoro (UD). Hanno inizio alle 18.30 e sono a partecipazione libera. Al termine di ogni incontro, durante un aperitivo, il pubblico potrà incontrare informalmente i relatori. Tre sono gli appuntamenti in programma questa estate – oggi e il 18 e 25 agosto. Sono messi al centro della riflessione la ripartenza vista attraverso gli occhi di professionisti e imprenditori. «Affronteremo il tema da tre prospettive diverse: innanzitutto quella degli artigiani e delle PMI, che rappresentano l’ossatura del nostro tessuto economico; il secondo appuntamento sarà dedicato all’e-commerce per comprendere come questo possa diventare una vera e concreta opportunità in questa fase storica; non ultimo, faremo un approfondimento sul mondo della finanza: investimenti ma non solo, anche finanziamenti e contributi per dare sostegno a quanti cercano le energie necessarie per rilanciare la propria attività», premette Carlo Tomaso Parmegiani, responsabile editoriale Nordest di Eo Ipso, ideatore e moderatore di tutti gli incontri. «L’intento è offrire alcuni spunti in un clima informale per cogliere le opportunità che questo momento, pur nella sua complessità e difficoltà, può offrire».
La decima edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi ed ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG. Co-main supporter: Greenway Group e Filare Italia; sponsor: Confidi Friuli, Lignano Banda Larga, Glp e Confindustria Udine e Karmasec, IS Copy, Real Comm; media partner: Scriptorium Foroiuliense; sponsor tecnici: Fondazione Villa Russiz, Pineta Beach, Lignano Pineta, Porto Turistico Marina Uno e Hotel Ristorante President.

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Centri di riuso ed economia circolare

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Roma approvazione – nel merito della discussione circa il Piano Regionale di gestione dei rifiuti – dell’emendamento di cui sono prima firmataria, sui mercatini dell’usato e i Centri del Riuso.”Una misura importante attraverso cui la Regione Lazio si impegna a sostenere la realizzazione di tali strutture in aree sia pubbliche che private, svolgendo al contempo una funzione di promozione e diffusione delle stesse nei territori, agevolando le pratiche del riutilizzo e del recupero, ampliando la visione della green economy e la gestione circolare dei rifiuti ” così in una nota la Consigliera regionale Marta Bonafoni, Capogruppo della lista Civica Zingaretti.“È la prima volta che all’interno di un Piano Rifiuti si parla di economia circolare in maniera così strutturale. Le postazioni di riuso – non più a carico e solo di iniziativa delle amministrazioni – rappresentano un passo in avanti per l’ecologia e per le tante associazioni territoriali e ambientaliste della nostra Regione” aggiunge il Consigliere Angelo Petrillo, Capogruppo della Lista Civica al Comune di Fiumicino. “Un passaggio del Piano, tuttora in votazione alla Pisana, ma non un dettaglio se vogliamo davvero scommettere su un nuovo modello di sviluppo non più rinviabile per la Regione e per il Paese” concludono.

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I° trimestre: andamento dell’economia italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

Anche l’agricoltura, come gli altri settori produttivi dell’economia italiana, ha risentito dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia in atto, registrando rispetto al trimestre precedente una diminuzione del valore aggiunto pari a -1,9%, flessione meno marcata dei tre principali settori, e dell’occupazione (-2,4% di ore di lavoro e -1,8 di unità di lavoratori impiegati). Grande incertezza, inoltre, sul fronte degli investimenti, dato complessivo relativo ai tre settori economici, con una perdita che supera l’8%. È quanto emerge dalla fotografia scattata nel I trimestre del 2020 da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia. Si è verificata una forte contrazione nei primi quattro mesi del 2020 dell’indice della pro­duzione industriale dell’industria alimentare (-4% a marzo e -2% ad aprile) e delle bevande (-7,1% a marzo e -23% ad aprile), con i comparti maggiormente colpiti dal lockdown di pesca (a marzo -9%) dei prodotti da forno (-6,1% a marzo), e della produzione di altri prodotti alimentari (-19,3% a marzo e -21,8 ad aprile) della produzione di bevande alcoliche (-39,4% a marzo e, addirittura, -73,7% ad aprile) e delle bibite analcoliche (ad aprile -23%) rispetto al 2019. Diversamente, l’indice del fatturato dell’industria alimentare continua a crescere (+quasi 5% rispetto al primo quadrimestre dell’anno precedente), trainato dal fatturato estero (+ 10%), nonostante la riduzione del -4,4% sul mercato interno. L’industria delle bevande registra sul mercato in­terno una forte riduzione (-14%) e sul mercato estero un incremento di +3,5%. Una spiegazione può essere rintracciata nell’aumento dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari e delle bevande nell’ultimo quadrimestre rispetto ai mesi corrispondenti del 2019 (nei mesi di marzo e aprile l’indice per i prodotti alimentari è aumentato ri­spettivamente dell’1,5% e del 3,3%).Le esportazioni agroalimentari nel I trimestre 2020, pari a circa a 11,25 miliardi di euro, registrano, rispetto allo stesso periodo del 2019, un aumento del +8%, mentre le importazioni crescono del +4,2%. In forte aumento (oltre al 10%) i flussi verso Germania, Francia e Stati Uniti, I settori merceologici maggiormente dinamici per l’export sono stati “pa­sta, prodotti della panetteria e pasticceria” e “ortaggi e legumi”, con variazioni che superano il 10% e “caffè, tè, e spezie” con oltre il 30%; per le importazioni carni (+17,3%), frutta (+24,8%) e soprattutto bevan­de (+41,7%).Sulla base dei dati raccolti su twitter dal 30 gen­naio, data ufficiale di inizio della pandemia Covid-19 in Italia indicata dal Ministero della Salute, e il 15 giugno 2020, data corrispondente all’inizio della fase 3, emerge un clima di leggera sfiducia nei confronti del settore primario e delle sue politiche con prevalenza dei giudizi negativi e molto nega­tivi (50%), rispetto a quelli positivi e molto positivi (47%). (fonte: CREAgritrend)

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