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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘economia’

A Sochi il primo summit economico tra Russia e Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Dopo la Cina, anche la Russia ha organizzato alla fine di ottobre a Sochi il primo summit economico con tutti i 54 paesi dell’Africa e le sue più importanti organizzazioni regionali. Nel corso di due giorni di discussioni e di intensi negoziati tra le varie delegazioni e i ben 40 capi di Stato, sono stati siglati più di 500 importanti documenti, tra accordi, memorandum e contratti veri e propri per un ammontare di oltre 20 miliardi di euro. Attualmente l’interscambio commerciale tra Russia e Africa è di circa 20 miliardi di dollari, con un aumento del 17% nell’ultimo anno. Ancora molto lontano dai 170 miliardi dei commerci tra Cina e il continente africano. Il presidente Putin, però, ha annunciato l’intenzione di raddoppiare gli scambi entro 4-5 anni. Ha ricordato che in passato la Russia ha cancellato più di 20 miliardi di dollari di debiti che i paesi africani avevano accumulato durante il periodo sovietico. “Non solo per una ragione di generosità, ma anche come una manifestazione di pragmatismo, in quanto molti paesi africani non erano in grado di pagare gli interessi sui prestiti”, ha ricordato, e anche per dare inizio ad una nuova fase di fattiva cooperazione economica e politica basata sul principio dello “scambio del debito con lo sviluppo”. A differenza della Cina, che è in grado di offrire enormi prestiti a condizioni favorevoli in cambio, però, dell’accesso alle materie prime africane e alla costruzione e gestione delle grandi infrastrutture, come ferrovie, strade, porti e dighe, la Russia non ha grande bisogno di quelle materie prime poiché anch’essa ne possiede in grande abbondanza. Ciò vale anche per l’energia e le tante ambite “terre rare”, i materiali di importanza strategica per i delicati settori militari, delle comunicazioni e delle tecnologie più avanzate. Mosca intende rafforzare e valorizzare soprattutto i legami scientifici e culturali con il continente che, secondo le valutazioni di molti, promette di diventare un nuovo centro di opportunità e crescita dell’economia mondiale. Cosa che, purtroppo, spesso l’Europa preferisce ignorare. Una vecchia analisi dei rapporti in essere vorrebbe la Russia semplicemente come un grande fornitore di armi. In verità, molti armamenti provengono ancora da Mosca e personale qualificato riceve un training militare in Russia, ma la Russia è anche tra i primi 10 fornitori di cibo al mercato africano.
Ci sembra che l’intenzione russa sia strategica più che economica. S’intende creare un nuovo meccanismo per il dialogo e la partnership tra Russia e Africa, anche nell’ottica di un ordine politico internazionale multipolare. Quello di Sochi è stato il primo forum dei capi di Stato che dovrebbe ripetersi ogni tre anni, preparato con più frequenti incontri a livello ministeriale secondo le tematiche congiuntamente decise.
Putin, ovviamente, ha ricordato il sostegno russo alla lotta dei popoli africani contro il colonialismo, il razzismo e l’apartheid e ha rinnovato l’impegno per il rispetto e la difesa della loro indipendenza e della loro sovranità. Al riguardo oggi, oltre alla partecipazione nella costruzione delle infrastrutture, Mosca intende continuare l’impegno per il training professionale e scientifico di migliaia di giovani africani presso le università russe, dove già studiano 17.000 studenti africani, ma anche presso i nuovi centri di cultura e di qualificazione professionale che la Russia intende creare in molti paesi dell’Africa. E’ importante notare le nuove aree di cooperazione discusse a Sochi: oltre alle infrastrutture, le risorse energetiche rinnovabili e il nucleare per scopi pacifici, le tecnologie digitali, la sanità, l’information security, e le nuove frontiere dell’ingegneria. Un aspetto non secondario del Forum è stato l’impegno di favorire il rapporto tra l’Unione Economica Eurasiatica e gli stati africani, soprattutto con le sue organizzazioni, come l’Unione Africana. Ciò è ancora più importante se si considera che soltanto pochi mesi fa è stato siglato a Niamey, in Niger, l’accordo per un mercato africano libero dai dazi. Il presidente russo naturalmente ha polemizzato con “certi stati occidentali che stanno esercitando pressioni, intimidazioni e ricatti” nei confronti dell’Africa, dichiarando di volersi opporre a qualsiasi “gioco geopolitico” che coinvolga il continente. Come riportato nella dichiarazione finale, il Forum si è anche espressamente impegnato a “promuovere un rapporto più stretto e profondo di cooperazione e di partnership tra i paesi BRICS e l’Africa per rafforzare i meccanismi collettivi della governance globale all’interno di un sistema multipolare di relazioni internazionali”.Tutto ciò ci induce a chiedere:”Quando l’Unione europea, come istituzione, promuoverà incontri regolari con l’Unione Africana e tutti i capi di Stato dell’Africa per programmare insieme una continua e proficua iniziativa di cooperazione e di sviluppo tra i due continenti?” L’alternativa sono forme striscianti di neo colonialismo, come recentemente è stato stigmatizzato anche dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.Con rare eccezioni finora, purtroppo, la Francia preferisce un rapporto diretto e solitario con i paesi francofoni, l’Inghilterra fa lo steso con quelli anglofoni e gli altri paesi europei, come l’Italia, cercano di infilarsi nelle “fessure” lasciate ancora aperte e inserire le proprie imprese nei vari progetti di sviluppo. Spesso, però, tale comportamento crea soltanto tensioni e liti tra gli europei che minano ancora di più la credibilità dell’Unione europea. (By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Ambiente, economia e contesto sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Cosenza, 15 Novembre 2019, presso l’hotel Royal in Via Medaglie D’oro. Interverrà all’incontro il Sindaco di San Pietro in Amantea Gioacchino Lorelli. Ambiente, economia e contesto sociale sono gli ingredienti di base dell’economia circolare. Per questo la prospettiva dell’economia circolare oggi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, anche in termini di nuova occupazione e risoluzione di storici problemi (gestione dei rifiuti, reperibilità delle materie prime, efficienza energetica, ecc.). Noi come amministratori rappresentiamo una esperienza virtuosa che arriva anche da una regione come la Calabria dove ancora domina la vecchia economia lineare, ormai inefficiente e ne rappresentiamo spesso la parte più innovativa e vincente, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico, sociale e occupazionale, punto dal quale ripartire.
Abbiamo l’ambizione di creare in Calabria una vera rivoluzione ambientale per realizzare la nuova Green Economy calabrese.
Dobbiamo rilanciare il Sud attraverso la corretta amministrazione. L’obiettivo? In Calabria bisogna sostenere, lo sviluppo e l’attuazione di progetti e programmi dedicati alla circular economy. Ciò significa non solo iniziative in grado di promuovere il riciclo ma anche capaci di prevenire ed eliminare la produzione di rifiuti, migliorare l’efficienza d’uso delle risorse e sostenere la circolarità in tutti i settori economici dell’Unione. Di questo ne parleremo, con gli amministratori calabresi, nel convegno organizzato dal movimento d’opinione regionale Un’Altra Storia. (by Avv. Maximiliano Granata)

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“Le libere professioni rappresentano un comparto fondamentale per la nostra economia”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

“Con 2,3 milioni di unità si concentra in Italia la maggiore percentuale dei professionisti censiti nei 18 Paesi dell’Unione europea, una platea pari al 26% del lavoro indipendente, capace a sua volta di occupare circa 900 mila persone. Secondo il rapporto 2018 di Confprofessioni, i liberi professionisti più di altri hanno retto alla crisi economica ed alla seguente stagnazione, tuttavia il contributo al Pil dal 2011 al 2016 è calato dal 12,8% al 12,4%. Difendere le libere professioni significa difendere un modello sociale nel quale crediamo. I liberi professionisti necessitano di risposte urgenti ed indifferibili da parte del Governo, in termini di difesa della propria specificità ed identità, di riduzione della pressione fiscale, di semplificazione delle incombenze burocratiche, di tutela della meritocrazia anche a difesa di un modello che funziona e che è tipicamente italiano”. Così Marcello Gemmato, deputato di Fratelli d’Italia intervenendo in aula alla discussione generale sulla mozione concernente iniziative a sostegno delle libere professioni.

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“Le impietose cifre del “Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Gli studi della fondazione Leone Moressa, confermano che una delle emergenze del Paese è creare le condizioni per trattenere le migliaia di giovani che, delusi dalle prospettive professionali che l’Italia offre, varcano i confini e vanno all’estero, valorizzando il patrimonio di conoscenze che le università offrono. Non è solo una questione economica, ma di responsabilità sociale che il sistema delle imprese, l’università e la politica devono onorare, intraprendendo azioni mirate che facciano conoscere le opportunità che il sistema economico e industriale del Paese è in grado di offrire”.È questo il commento di Patrizia Fontana, Presidente di Talents in Motion, il primo progetto di Responsabilità Sociale con l’obiettivo di posizionare l’Italia come polo attrattivo nelle reti globali di circolazione del talento per migliorare l’attrattività e la competitività delle aziende attraverso l’integrazione del know-how dei talenti italiani e stranieri cui si rivolge. Persegue il suo obiettivo attraverso il primo e unico digital hub che mette in contatto talenti italiani e stranieri con le realtà italiane e con le opportunità che queste offrono. E al contempo sostiene la sinergia strategica tra aziende, università ed istituzioni in vista di un intervento concreto, efficace e di lungo raggio sui fabbisogni professionali, grazie ai tavoli tecnici del suo think tank. Il progetto conta già 30 aziende partner multinazionali, associazioni (Confindustria Digitale, per citarne una) e università.Secondo il rapporto mezzo milione di italiani ha deciso di spostarsi in altri Paesi negli ultimi 10 anni per ricercare opportunità professionali e di vita migliori. Questa “migrazione silenziosa” ha un costo per il Paese, calcolato in 1% del PIL. Tra le cause il livello di istruzione molto basso (solo il 27,6% dei giovani tra i 25 ed i 29 anni è laureato, 12 punti sotto la media UE) e le scarse opportunità occupazionali (occupazione dei 25-29enni al 54,6%, contro il 75% della media europea).In un Paese in cui gli sgravi fiscali impattano solo su chi sceglie di tornare, alla leva delle agevolazioni Talents in Motion intende affiancare alcune proposte ulteriori, improntate alla valorizzazione del capitale umano e della reputazione del Sistema Paese.
1. Realizzare un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero.
2. Contrastare i flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati.
3. Predisporre un secondo binario di incentivi fiscali direttamente rivolti a trattenere i talenti in Italia.
4. Procedere a una semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese.
5. Rispondere concretamente alla domanda di formazione e competenze garantendo un coinvolgimento paritetico, partenariale, continuativo e strategico (pianificazione strategica di breve, medio e lungo raggio) del fronte universitario e aziendale mediante una conferenza permanente filiera-formazione deputata alla diagnosi e all’intervento sui reali fabbisogni di professionalità. In questo senso, Talents in Motion ha già inaugurato lo scorso 2 ottobre a Milano i lavori del primo tavolo tecnico “Competenza VS Conoscenza” (https://www.talentsinmotion.org/it/risorse/think-tank-forum/milano-02-ottobre-competenza-vs-conoscenza.html?chId=33), nato per individuare e dar seguito ad azioni concrete per intervenire sul mismatch tra domanda aziendale e offerta universitaria.
Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana, nel cui consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.
https://www.talentsinmotion.org/

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Istat: vendite agosto -0,6% su mese

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad agosto le vendite in valore scendono rispetto a luglio dello 0,6%.”Il Paese arranca. Anche se agosto resta un mese anomalo, il crollo registrato rispetto a luglio è decisamente troppo elevato per non indicare un rallentamento della nostra economia ed una situazione di difficoltà delle famiglie. Solo il commercio elettronico fa da traino alle vendite” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I piccoli negozi, poi, registrano un calo anche su base annua. Se a questo aggiungiamo che, a differenza della grande distribuzione, che ha già recuperato rispetto ai valori pre-crisi dell’agosto 2007, segnando un +8,3%, i piccoli negozi registrano ancora, rispetto a 12 anni fa, una perdita delle vendite totali del 10,6%, il quadro è desolante” conclude Dona.

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Internazionalizzazione dei mercati e nuove sfide per l’economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Camerino. Grazie ad un finanziamento della Commissione Europea nell’ambito del programma Erasmus Plus, l’Università di Camerino ha avviato un programma di scambio con l’International Business University (UIB) di Almaty in Kazakistan, paese in forte crescita, membro dell’OCSE, il cui modello di integrazione etnica costituisce un caso di successo nel complesso scenario dell’Asia Centrale.
La prof.ssa Lucia Ruggeri, direttore della Scuola di Specializzazione in Diritto civile, insieme agli assegnisti di ricerca Roberto Garetto e Manuela Giobbi, hanno effettuato un ciclo di incontri e di seminari incentrati sui principi contrattuali europei, con particolare riguardo al mercato energetico e turistico.
La UIB costituisce un’eccellenza nel contesto kazako preparando studenti destinati a lavorare nel programma di sviluppo avviato dal nuovo Presidente kazako il cui obiettivo è condurre il paese all’interno dei 30 Stati più avanzati del mondo. La delegazione UNICAM è stata ricevuta dal prof. Darkhan Akhmed-Zaki presidente della UIB e dalle autorità accademiche al fine di sviluppare nuove forme di collaborazione sia in àmbito didattico che di ricerca.
La collaborazione tra i due Atenei ha condotto a Camerino venti studenti della UIB per svolgere corsi in lingua inglese dedicati allo studio dei mercati e dei contratti ed ha permesso di includere la prof.ssa Meruyert Narenova, economista formatasi negli Stati Uniti e direttore dei programmi di ricerca della UIB, all’interno del collegio di dottorato giuridico di Unicam. L’internazionalizzazione in atto nel paese asiatico è sostenuta da ingenti investimenti in programmi di formazione universitaria e professionale e particolare interesse è stato dimostrato per Unicam quale ateneo accreditato dal Ministero della Giustizia per la formazione di mediatori in àmbito civile e commerciale e per i suoi programmi di studio e di ricerca in materia di risoluzione stragiudiziale delle controversie.
Grande successo ha ottenuto una sessione pratica di sessioni di mediazione e negoziazione oggetto in Almaty di specifici programmi di formazione.

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Il fiato pesante del dollaro

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Se persino un economista della banca americana Jp Morgan Chase, la più grande tra le «too big to fail» (troppo grosse per poter fallire ndr) ammette che l’era del dollaro come moneta degli scambi internazionali è arrivata al termine, vuol dire che qualcosa d’importante sta veramente cambiando nel sistema monetario mondiale. Il dollaro è stato la valuta di riserva dominante per quasi un secolo. Ma Craig Cohen, l’economista della citata banca, afferma che «il dollaro potrebbe perdere lo status di principale valuta internazionale».
Una causa non secondaria è il crescente potere delle economie asiatiche, in particolare quello della Cina e del Giappone. Oggi l’intera regione asiatica, che comprende anche la Russia, vanta più del 50% del pil mondiale. E, com’è noto, per i commerci interni di questa vasta area si fa sempre più spesso uso di monete locali. L’altra ragione sta nel gigantesco debito pubblico americano che ha raggiunto i 22 mila miliardi di dollari. Ciò, inevitabilmente, rende la valuta americana più vulnerabile e meno appetibile per gli investitori. La prova evidente è la corsa all’oro e la crescita del suo valore. La Russia e la Cina guidano quest’azione. Nei primi cinque mesi dell’anno hanno aumentato le loro riserve auree di ben 70 tonnellate.Sembra che negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve russe sia quasi decuplicata. La Banca centrale di Mosca ne detiene 2190 tonnellate per un valore di circa 90 miliardi di dollari. Un quinto di tutte le riserve russe. Nel 2018 la Banca centrale russa ha dimezzato le riserve di dollari passando dal 45,8% al 22,7% del totale, sostituendoli con l’euro (passato dal 21,7% al 31,7%) e con lo yuan (salito dal 2,8% al 14,2% del totale) La Cina da gennaio sta acquistando decine di tonnellate di oro il mese che in parte sono destinate a incrementare le riserve. La quantità totale di oro è di circa duemila tonnellate. Rimane ancora molto spazio, poiché l’oro rappresenterebbe solo il 3,5% del totale delle riserve cinesi. Comunque, la concentrazione di oro è ancora negli Usa. Vi sarebbero, infatti, circa 8.200 tonnellate, pari a oltre il 70% di tutte le riserve americane. Una simile percentuale vale anche per la Germania. In Italia l’oro, con circa 2.450 tonnellate, rappresenta il 66% di tutte le nostre riserve. Ma la tendenza a livello mondiale di rimpiazzare il dollaro, nella composizione delle riserve, con l’oro e con altre monete prosegue speditamente. La progressiva perdita di affidabilità del «sistema dollaro» è testimoniata anche dalla presa di distanza di molti investitori istituzionali internazionali dai titoli di stato americani. In passato la Russia era ritenuta uno dei maggiori investitori in Treasury bond. Nel 2010 ne aveva 176 miliardi di dollari. Adesso la quota è scesa a 12 miliardi. La Cina, il principale detentore mondiale di Treasury bond, mese dopo mese ne vende per decine di miliardi di dollari. Negli ultimi due anni ha raggiunto il minimo storico, scendendo a 1.100 miliardi. Anche i più stretti alleati degli Usa incominciano ad avere dubbi circa l’attendibilità del sistema finanziario americano, tanto che persino la Gran Bretagna nel solo mese di aprile ha ridotto il portafoglio di obbligazioni americane di 16,3 miliardi di dollari. Il Giappone, che è il secondo creditore degli Usa, ha fatto lo stesso. Secondo il ministero delle Finanze di Washington, la stessa disaffezione si starebbe manifestando anche nella borsa di Wall Street, dove nei passati 13 mesi gli investitori stranieri avrebbero venduto azioni di società americane, soprattutto dei settori high tech, per circa 215 miliardi di dollari. Nonostante tutto ciò, Trump auspica una svalutazione del dollaro. Così, sostiene lui, si comprerebbero meno beni sui mercati mondiali e le esportazioni americane diventerebbero più competitive. In uno dei suoi recenti «messaggini» ha detto che «la Cina e l’Europa giocano con la grande manipolazione monetaria e immettono ingenti quantità di soldi freschi nei lori sistemi allo scopo di competere con gli Usa». Il presidente americano chiede, quindi, di stampare più dollari e con essi comprare altre monete, rendendo più conveniente per gli investitori stranieri cambiare le loro valute in dollari. Molti, anche negli Usa, gli hanno fatto notare che un dollaro svalutato non è la soluzione. È soltanto il percorso più sicuro per far aumentare i prezzi all’interno del paese, poiché le importazioni Usa sono in gran parte prodotti semilavorati che entrano nei processi produttivi nazionali. Ma Trump non ci sente. Se oltre alla guerra dei dazi si dovesse rischiare anche una guerra delle valute, la stabilità economica mondiale potrebbe essere messa pericolosamente a rischio e con essa, naturalmente, anche il ruolo del dollaro. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Prezzi: Istat, inflazione ad agosto +0,5%

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Secondo i dati provvisori di agosto resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% su base annua, dal +0,4% di luglio.”Bene che l’inflazione sia rimasta bassa. Purtroppo, però, prosegue la stangata vacanze! Dopo i rincari intollerabili di luglio, non si arresta in agosto la corsa dei prezzi per chi è in ferie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La speculazione record riguarda in particolare il trasporto aerei passeggeri che, dopo che da giugno a luglio era aumentato del 4,4%, ora rincara addirittura del 31,7%, +33,8% i voli internazionali. Anche i pacchetti vacanza nazionali salgono del 12,9%, +8,2% la media tra pacchetti nazionali ed internazionali” aggiunge Dona. “Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,5% significa avere una maggior spesa annua di 131 euro, ma ben 96 euro di questi se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, che subiscono un rincaro dell’1%, ossia il doppio dell’inflazione complessiva” prosegue Dona.
“Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 119 euro su base annua, ma ben 84 euro per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 90 euro in più nei dodici mesi, 70 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 39 euro, tenuto conto che risparmierà 35 euro per le comunicazioni. Peccato che per le spese obbligate del carrello spenderà 43 euro in più” conclude Dona.

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Prima scuola di economia francescana

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Assisi (Perugia) Dal 31 agosto all’8 settembre, una settimana full time tra laboratori, seminari e riflessioni. vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Premio Nobel per la Pace, Muhammad Yunus, dell’economista Carlo Cottarelli, e del Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Stefano Zamagni. Una settimana full time tra lavori di gruppo e riflessioni per studenti e neolaureati provenienti da tutta Italia. Il corso propone di portare l’apprendimento e la discussione su temi economici attraverso traiettorie inconsuete sulla base delle parole e degli insegnamenti di San Francesco. Per partecipare è necessario iscriversi tramite il sito http://www.percorsiassisi.it. Il progetto, nato da un’idea dei frati della Basilica di San Francesco di Assisi, in collaborazione con la Luiss Guido Carli, l’Istituto Teologico di Assisi, l’Alma Mater di Bologna, il Politecnico di Milano e la Federico II di Napoli, si articolerà in lezioni di didattica frontale e modalità di apprendimento esperienziale tramite “learning by doing”, laboratori e seminari tecnici ed etici sui temi dell’economia integrale e circolare, tenuti dai professori delle Università coinvolte nel progetto e dalle istituzioni promotrici. Tra gli obiettivi del corso: rimettere l’individuo al centro dando vita ad un nuovo umanesimo digitale per rispondere alle sfide del presente.
Durante la settimana i ragazzi saranno impegnati in incontri, con imprenditori internazionali che hanno integrato nel loro modello di business valori e principi di sostenibilità, e in momenti di riflessione e meditazione con i frati. L’esperienza permetterà ai futuri manager e intellettuali di vivere una dimensione formativa e spirituale, ampliando le proprie conoscenze e nutrendo con l’economia, l’arte e la natura, la propria anima per un futuro migliore. «Due strade verranno percorse dagli studenti e saranno sicuramente le più “affascinanti” per i manager “francescani” di domani – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato -. Non lo stress, ma la calma. Non la corsa frenetica, ma il lento cammino. Non connessi al mondo virtuale, ma connessi a quello reale».Il corso è aperto a universitari sia di estrazione economico-scientifica che umanistica. Per gli studenti più meritevoli, sono state previste 10 borse di studio a copertura totale.

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L’economia europea, prevista in crescita nel 2019 per il settimo anno consecutivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Dovrebbe registrare un’espansione in tutti gli Stati membri. Nel primo trimestre dell’anno la crescita nella zona euro è risultata più forte del previsto grazie a una serie di fattori temporanei, quali le miti condizioni atmosferiche dell’inverno e l’aumento delle vendite di automobili. Alla crescita ha contribuito inoltre una serie di misure di politica di bilancio che hanno aumentato il reddito disponibile delle famiglie in diversi Stati membri. Le prospettive a breve termine per l’economia europea sono tuttavia oscurate da fattori esterni, tra cui le tensioni commerciali a livello mondiale e significative incertezze a livello di politiche, che hanno continuato a pesare sulla fiducia nel settore manifatturiero, il più esposto al commercio internazionale, e che si prevede incideranno negativamente sulle prospettive di crescita per il resto dell’anno.
Ne risulta che le previsioni di crescita del PIL per la zona euro nel 2019 restano invariate all’1,2% mentre quelle per il 2020 sono state leggermente riviste al ribasso, all’1,4 %, a seguito del ritmo più moderato della crescita previsto per il resto di quest’anno (previsioni di primavera: 1,5 %). La previsioni sul PIL dell’UE restano invariate all’1,4 % nel 2019 e all’1,6 % nel 2020.
Mentre nella prima parte dell’anno la crescita è stata sostenuta da una serie di fattori temporanei, le prospettive per il resto dell’anno appaiono più deboli, essendosi attenuate le attese di una rapida ripresa delle attività manifatturiere e del commercio a livello mondiale. Per il 2020 si prevede una crescita più sostenuta del PIL, dovuta in parte al numero maggiore di giorni lavorativi. La domanda interna, e in particolare i consumi delle famiglie, continua a sospingere la crescita economica in Europa, grazie anche al persistente vigore del mercato del lavoro. Per l’anno in corso e per il prossimo si prevede una crescita del PIL in tutti gli Stati membri dell’UE, che sarà tuttavia significativamente più forte in determinate aree (ad es., Europa centrale e orientale, Malta e Irlanda) rispetto ad altre (ad es., Italia e Germania).
Le previsioni relative all’inflazione complessiva nella zona euro e nell’UE sono state abbassate di 0,1 punti percentuali per l’anno in corso e per il prossimo a seguito, principalmente, del calo dei prezzi del petrolio e delle prospettive economiche leggermente più deboli. Per la zona euro si prevede ora un’inflazione (indice armonizzato dei prezzi al consumo) media dell’1,3 % sia nel 2019 che nel 2020 (previsioni di primavera: 1,4 % nel 2019 e 2020), mentre la previsione per l’UE è in media dell’1,5 % nel 2019 e dell’1,6 % nel 2020 (previsioni di primavera: 1,6 % nel 2019 e 1,7% in 2020).
I rischi per le prospettive economiche mondiali restano altamente interconnessi e tendenti sostanzialmente al negativo. Il protrarsi del conflitto economico tra gli Stati Uniti e la Cina, unitamente al permanere delle notevoli incertezze relative alla politica commerciale degli USA, potrebbero prolungare l’attuale fase di contrazione del commercio mondiale e delle attività manifatturiere con conseguenze per altre regioni e settori. Ciò potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia mondiale anche a seguito di perturbazioni dei mercati finanziari. Anche le tensioni in Medio Oriente aumentano le possibilità di un incremento significativo dei prezzi del petrolio. A livello interno la Brexit resta la principale fonte di incertezza. Infine vi sono anche rischi significativi per quanto riguarda i fattori della crescita a breve termine e la dinamica economica nella zona euro. La debolezza nel settore manifatturiero, qualora dovesse perdurare, e il clima di scarsa fiducia diffuso tra le imprese potrebbero estendersi ad altri settori e compromettere la situazione del mercato del lavoro, i consumi privati e, in ultima analisi, la crescita.
Alla luce del processo di recesso del Regno Unito dall’UE, le proiezioni per il 2019 e il 2020 si fondano di nuovo sull’ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali tra l’UE a 27 e il Regno Unito. Si tratta di un’ipotesi adottata unicamente a fini di previsione, che non ha alcuna incidenza sui futuri negoziati tra l’UE e il Regno Unito.
Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 28 giugno. Per tutti gli altri dati, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 2 luglio.
Ogni anno la Commissione pubblica quattro previsioni economiche. Le previsioni pubblicate ogni anno in inverno ed estate riguardano soltanto i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri e per la zona euro, nonché i dati aggregati a livello dell’UE.Le prossime previsioni della Commissione europea saranno le previsioni economiche di autunno nel novembre 2019.

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Primo Rapporto sull’Economia del Benessere

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Gli italiani si sentono bene e sono sempre più attenti alla cura di sé e alla propria immagine, tanto da aver destinato nel 2018 un totale di 43 miliardi di Euro all’acquisto di prodotti e servizi per il benessere. Questo il quadro che emerge dal Primo Rapporto sull’Economia del Benessere, un’indagine voluta da Philips e realizzata da DOXA, che accende i riflettori sugli stili di vita e le abitudini di consumo degli italiani per la corretta alimentazione, l’attività fisica, la cura del corpo, dello stress e del sonno.
Nel Lazio la spesa per il benessere ammonta a 4,7 miliardi di euro, dei quali il 43% è riservato alla sana alimentazione, il 21% alla cura del corpo e il 19% all’attività fisica.In generale, il 79% dei laziali valuta positivamente il proprio stato di salute, praticamente in linea con la media nazionale dell’80%. Tuttavia, secondo quanto emerso dalla ricerca, il Lazio è al contempo la regione d’Italia con la più elevato percentuale di cittadini che dichiarano di soffrire di disturbi e problemi fisici. Infatti, il 46% ha indicato di essere esposto a fattori di rischio come eccesso di peso, pressione alta, colesterolo alto e diabete, a fronte di una media nazionale del 41%.Il Lazio vanta però un altro primato: i rispondenti della regione sono i più sportivi d’Italia. Se a livello nazionale il 43% degli intervistati afferma di praticare attività sportiva – anche a livello amatoriale – almeno una volta a settimana, in Lazio la quota sale al 47%. In particolare, i laziali amano frequentare palestre e praticare la corsa, il nuoto, il calcio e la ginnastica. “L’impegno quotidiano di Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology, è quello di rendere migliore la vita delle persone mediante innovazioni tecnologiche significative”. spiega Simona Comandè, General Manager Philips Italia, Israele e Grecia. “Il concetto di Continuum of Care sintetizza bene l’obiettivo dell’Azienda di supportare la domanda di salute delle persone a partire dallo stile di vita sano e dalla prevenzione. Per queste ragioni Philips ha deciso di promuovere un monitoraggio ad ampio spettro – di cui oggi presentiamo la prima edizione – delle abitudini e dei pattern comportamentali adottati dagli italiani nella ricerca del proprio benessere psico-fisico, utilizzandoli quali punto di partenza concreto per sensibilizzare l’opinione pubblica su stili di vita consapevoli”. Oltre l’80% degli italiani valuta positivamente il proprio stato di salute, il 70% è sempre più attento alle scelte alimentari e più di uno su tre dedica almeno un quarto della propria giornata alla cura del corpo.Dati che si riflettono anche nel paniere di spesa in benessere, che per oltre il 40% è riservato alla sana alimentazione, per il 24% alla cura del corpo e per il 20% all’attività fisica.

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Alain Deneault: L’economia dell’odio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

Attraverso il suo lavoro di filosofo e sociologo, Alain Deneault analizza il mondo che ci circonda adottando un punto di vista critico che ci costringe a invertire le nostre prospettive, a guardare la nostra società con uno sguardo differente. Mettendo insieme diversi testi scritti nel corso degli anni sotto l’influenza teorica di Rancière e Simmel, Alain Deneault decodifica una «economia dell’odio».
Laddove veniamo spinti ad amare il denaro, ad amarlo a qualunque costo, non c’è odio per l’economia. Non c’è odio per l’economia, ma c’è un’economia dell’odio. Il punto è: rimuovere l’odio. Odiare senza che l’odio trapeli. È così che si aderisce alla sottomissione al denaro.Traduzione dal francese di Roberto Boi Euro 17,00 256 pagine
Alain Deneault è un docente e filosofo canadese. Ha scritto saggi sulle politiche governative, sui paradisi fiscali e sulla crisi del pensiero critico. Insegna Scienze Politiche presso l’Università di Montréal e collabora con la rivista Liberté. Con Neri Pozza ha pubblicato La mediocrazia (2017) e Governance. Il management totalitario (2018).

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Festival dell’economia di Trento

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 Mag 2019

Trento. E’ in programma venerdì 31 maggio, alle ore 11, in via Santa Croce a Trento, (FBK) l’incontro organizzato dalla Fondazione Edmund Mach nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento, intitolato “Alieni senza confini”. Facendo tesoro delle competenze acquisite soprattutto negli ultimi anni in tema di specie aliene, la Fondazione Mach, primo centro One-Health in Italia, vuole proporre una sessione in cui si affronteranno le ricadute nella società della presenza di queste specie invasive.
Moderato dal presidente FEM, Andrea Segrè, l’incontro vedrà intervenire Piero Genovesi, responsabile del Servizio Coordinamento Fauna Selvatica di ISPRA e Chair dell’IUCN Invasive Species Specialist Group, Nikolaos Stilianakis, ricercatore presso il Joint Research Centre della Commissione Europea e professore alla Erlangen-Nurnberg Medical School (Germania) e Annapaola Rizzoli, dirigente Centro Ricerca e Innovazione FEM.
Queste specie non autoctone, grazie alle attuali dinamiche globali, si muovono liberamente oltre i confini nazionali, alterando le componenti ecologiche dei sistemi agro-ambientali, causando una serie di problematiche sia nei settori produttivi (agricoltura e turismo in particolare) sia in ottica paesaggistica.
Alcune di esse sono inoltre portatrici di una serie di malattie che possono avere conseguenze anche sulla salute umana. Nel corso dell’evento si vuole spaziare da una visione globale ad una più contestualizzata (come quella dei territori alpini e delle produzioni agricole) che possa presentare anche esempi concreti di successo, dove le stesse specie aliene vengono utilizzate per contrastare gli impatti delle dinamiche globali. Evento con traduzione simultanea.

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Cautela oggi in attesa di Draghi. Il caso “Italia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 Mag 2019

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. Clima generale di risk off e di cauta attesa oggi. I temi nel focus degli operatori sono fondamentalmente due, più uno maggiormente sullo sfondo ma altrettanto importate:
l’esito dei negoziati Usa/Cina: domani arriverà la delegazione cinese a Washington capeggiata dal vicepremier cinese. Le indiscrezioni di stampa segnalano un atteggiamento cinese disponibile ai negoziati, ma anche pronti a ritorsioni nel caso in cui Trump faccia partire l’incremento dei dazi (da 120 a 25%) su 200Mld$ di beni importati, alle 18:01 (ora italiana) di venerdì 10 maggio.La percezione di banche centrali potenzialmente meno di supporto:
Fed: il numero due della Fed, Richard Clarida, ha ribadito lo scenario di fattori temporanei che starebbero tenendo bassa l’inflazione, attesa però in recupero nei prossimi mesi. In pratica le stesse parole di Powell che, solo a marzo, aveva definito la bassa inflazione un problema secolare, su scala globale
BCE: continuano ad arrivare dati migliori delle attese, ultimo quello relativo alla produzione industriale tedesca di marzo, il che aumenta la percezione di difficoltà nell’ottenere una TLTRO forte il prossimo 6 giugno
Petrolio: i colli di bottiglia dal lato offerta sono aumentati, eppure da fine aprile il petrolio continua a scendere. Aumentano le indicazioni di potenziale aumento dell’offerta tra giugno e luglio da parte di Aramco verso le raffinerie cinesi, indiane e giapponesi. Inoltre, la Russa starebbe per risolvere a breve i problemi relativi alla contaminazione di un importante oleodotto che porta petrolio in Europa.
Ieri, pertanto, forte risk off che si è tradotto nel calo del 90% dei titoli dell’indice S&p 500 e in un marcato rialzo dell’indice Vix, come non si era mai visto dallo scorso dicembre. Inoltre, la pendenza della curva a termine del Vix inizia a ridursi, ma non è ancora in area negativa tale da segnalare un possibile eccesso.
La revisione al ribasso delle stime sul PIL 2019 della Commissione europea sull’Italia (da 0,2% a 0,1%) e le prospettive di un deficit/PIL ben superiore al 3% per il 2020 nel caso di mancata applicazione delle clausole di salvaguardia, di fatto hanno aperto le porte a raccomandazioni di rientro in occasione della presentazione del country report il prossimo 5 giugno.Per l’eventuale procedura di infrazione per deficit/debito i tempi però sarebbero più lunghi dal momento che il Consiglio europeo ha a disposizione quattro mesi per decidere in tal senso da quando la Commissione formula le sue raccomandazioni. Di fatto, quindi, la tempistica di un’eventuale apertura di una procedura di infrazione si sposterebbe entro ottobre. Nel frattempo, lo scenario per il mese di maggio rimane di progressivo e graduale allargamento dello spread fino ad area 280/300pb. Ieri lo spread ha iniziato a mostrare maggiore sensibilità alle dichiarazioni dal fronte politico, in particolare la possibilità evocata dal Ministro Salvini di infrangere il tetto del 3% di deficit/PIL in caso di necessità.
Lo spread potrebbe, però, rientrare sotto i 250 pb dopo i dettagli della TLTRO il 6 giugno, puntando su una manovra (l’ultima dell’era Draghi) piuttosto forte.
A tal proposito da segnalare che le indiscrezioni di stampa segnalano che il successore alla presidenza BCE potrebbe essere designato solo poche settimane prima della scadenza del mandato a ottobre, a causa di forti divergenze di opinioni sul tema. L’indicazione del successore avverrebbe dopo quella del presidente della Commissione Europea, anch’essa in scadenza a ottobre 2019.

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“Il momento dell’attesa: la recessione è lontana, ma le valutazioni azionarie non lasciano spazio a nuovi rally”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 Mag 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management. Si apre una fase interlocutoria per le economie globali, alla fine di un primo trimestre in cui le Borse hanno archiviato performance brillanti, e dopo un 2018 estremamente deludente. Pictet AM conferma la sua posizione rispetto ai timori relativi a una recessione, considerati eccessivi anche alla luce delle stime sulla congiuntura del Fondo monetario internazionale, tutte comunque riviste al ribasso.Ma gli analisti rimangono divisi in merito alla questione: ovvero rispetto all’interpretazione della fase attuale come una pausa di un ciclo che ha ancora potenzialità da esprimere oppure come l’inizio di una recessione destinata a manifestarsi entro l’anno prossimo. E la spaccatura rimane tale anche dopo quella che è stata la principale novità di questo anno ovvero il cambiamento di comportamento della Fed in chiave pragmatica e data driven, che ha innescato il rally sui mercati a inizio anno.
Se guardiamo i leading indicators, previsori dei dati reali di crescita, il quadro appare fosco, soprattutto per Usa ed Europa, anche considerando la stabilizzazione osservata nel mese di febbraio.
Tuttavia, a farci propendere per uno scenario ancora costruttivo, sono sostanzialmente i solidi dati sul mercato del lavoro americano. A fronte di una condizione di pieno impiego (il tasso di disoccupazione viaggia stabilmente sotto il NAIRU: Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment) finalmente i salari si stanno muovendo in maniera abbastanza soddisfacente, intorno al 3,5%. Inoltre, la differenza tra dinamica dei salari nominali e inflazione (considerando core PCE inflation) – ovvero 3,5% meno circa il 2% – indica un valore in linea con i guadagni di produttività e quindi sostanziale stabilità nella distribuzione del reddito. Gli Usa di fatto permangono in una condizione di Goldilocks: l’unico elemento di discussione è la pressione di questa dinamica sulla sostenibilità dei margini di profitto per le società quotate.Il mercato obbligazionario ha una visione più preoccupata, come dimostra il fatto che in alcuni tratti la curva dei rendimenti si sia invertita. Ma anche in questo caso, se invece si osservano le informazioni che arrivano dagli oltre trenta indicatori economici utilizzati dagli economisti di Pictet AM, le probabilità di recessione appaiono molto al di sotto della soglia critica. I timori del mercato potrebbero dipendere dalla consapevolezza che la concomitanza di fattori tutti favorevoli per il ciclo, in particolare la liquidità delle banche centrali e soprattutto lo stimolo fiscale, si stia attenuando. Dal punto di vista fiscale il principale sostegno alla congiuntura nel 2019 è riconducibile alla Cina, che si aggiunge al cambiamento di atteggiamento monetario della Fed. Vediamo questi due aspetti più in dettaglio.
Per quanto riguarda l’Italia osservando il grafico che confronta i due CDS, quello vecchio che tutela solo dal rischio di default su titoli italiani e quello nuovo che, invece, protegge anche dal rischio di Italexit e dunque di ridenominazione del debito in una nuova lira svalutata rispetto all’euro, si nota come sia il primo – ovvero il rischio default – a essersi ridotto nell’ultimo periodo mentre il secondo resti stabile. Questo gap dipende dall’incertezza politica. Nell’ipotesi di eventuali elezioni anticipate con un rimescolamento del Parlamento a favore della Lega e quindi di un divorzio in casa in funzione di un governo di centro destra, sarebbe necessario – per chiudere lo spread – che la Lega si spogliasse della retorica anti-euro che ha caratterizzato l’ultimo anno. Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, comporterebbe un margine di compressione rilevante, misurabile in circa mezzo punto. Attualmente lo spread intorno ai 250 punti base rende i BTP cari anche perché i valori che afferiscono alle determinazioni di sostenibilità della finanza pubblica non sono positivi. Salvo un ingrediente che è ciò che ha risparmiato finora il Paese da potenziali scossoni: ovvero il fatto che la curva dei rendimenti attuali implica per il Tesoro un costo delle nuove emissioni inferiore a quello del rendimento storico del debito pubblico. L’Italia si trova di fatto sotto uno scudo per cui gode di condizioni di rifinanziamento agevolato che non la fanno avvitare sul piano inclinato della insostenibilità dal punto di vista almeno del coefficiente dinamico, ovvero del rapporto tra crescita reale e tassi reali (che rimane negativo ma in progressivo miglioramento). Queste condizioni particolarmente favorevoli potrebbero venire meno nel momento in cui lo spread aumentasse (oltre i 350bp).

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Diritto alla Pace e Diritto ad un Ambiente sano per una Economia di Pace

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

Roma, martedì 30 Aprile 2019 ore 9.30- 13.30 CESV, Via Liberiana n.17. Le donne della WILPF Italia, come tutte le wilpfers nel mondo, si impegnano a rilanciare con forza la consapevolezza collettiva dell’urgente necessità planetaria di una Economia di Pace, come unica strada per garantire un futuro all’umanità, ora sotto minaccia di un modello di sviluppo predatorio, iniquo, alimentatore di continue guerre e disastri ambientali.
“La distruzione ambientale e l’ecocidio sono entrambi cause e conseguenze di conflitti e forse il più grande pericolo che dobbiamo affrontare nel mondo moderno” (WILPF, Manifesto 2015).Centrale sarà la riflessione su due imprescindibili diritti dell’Umanità: Diritto alla Pace e Diritto all’Ambiente, la cui stretta interconnessione impone all’economia di cambiare rotta, spostando le risorse – finanziarie, umane, culturali e scientifiche – dagli armamenti e la guerra al sociale e alla tutela e salvaguardia dell’ambiente naturale.
WILPF Italia invita le associazioni ambientaliste e pacifiste a iniziare un percorso di dialogo sulle tematiche proposte per ritessere progettualità comuni miranti a costruire una comune “rode map”. L’obiettivo è una rinnovata convergenza eco-pacifista, capace di promuovere mobilitazione sociale e pressione sulla sfera politica, affinché sia realmente garante dei beni comuni da tutelare e preservare per la “collettività dei viventi”, come scritto nella Carta della Terra del 1992.

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Castelli: “Segnali di ripresa concreti e reali”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Roma – “II dati sulla produzione industriale certificati dall’Istat (+0,8% su gennaio 2019 e +1,7% su dicembre 2018) nei giorni scorsi assumono maggiore rilevanza se rapportati con quello della produzione dell’area Euro, che invece vede una flessione del -0,2% nel mese di febbraio. Analogamente l’Ufficio Parlamentare di Bilanci, nella nota sulla congiuntura di aprile 2019, diramata oggi, prevede il PIL al +0,1% nel primo trimestre di quest’anno.
È evidente che si intravedono segnali di ripresa concreti e reali, e le misure contenute nella Legge di Bilancio devono ancora produrre compiutamente i loro effetti.
Il Paese sta rispondendo positivamente alle politiche che abbiamo messo in campo come Governo”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta i dati Eurostat sulla produzione industriale e la nota sulla congiuntura di UPB.

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Istat: Italia fanalino di coda dell’Eurozona

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Secondo l’Istat, il rallentamento dell’economia ha riguardato in particolare la Germania (0,0%) e l’Italia (-0,1%) mentre Francia e Spagna hanno mantenuto una dinamica positiva (rispettivamente +0,3% e +0,6%).”Purtroppo l’Italia resta il fanalino di coda dell’Eurozona. Non è una novità, ma certo in questo caso vuol dire passare da una crescita bassa o nulla come la Germania alla recessione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Vedremo se nel secondo trimestre 2019 gli effetti della manovra cominceranno a sortire qualche effetto, ma si tratterebbe comunque, nella migliore delle ipotesi, di incrementi prossimi allo zero, visto che lo stesso Governo stima l’effetto complessivo della manovra in 0,4 punti percentuali” conclude Dona.

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Lo scenario dell’economia e della finanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

Villa d’Este di Cernobbio. Inizia venerdì 5 aprile p.v. (alle ore 8.30 precise) e per concludersi sabato 6 aprile p.v. (alle ore 13.30 circa), la trentesima edizione dell’annuale Workshop LO SCENARIO DELLL’ECONOMIA E DELLA FINANZA. Questi i principali argomenti che saranno trattati nel corso del Workshop:
Venerdì 5 aprile – L’economia globale: sfide e prospettive – Rischi e opportunità nei Paesi emergenti – La mappa dei rischi per gli investimenti – Le banche del futuro: dal FinTech al TechFin
Sabato 6 aprile – Agenda per l’Europa
▪ Le sfide per l’ulteriore crescita dell’Eurozona
▪ La competitività dell’Europa e dei mercati finanziari europei – Agenda per l’Italia nello scenario europeo
Coerentemente con il riconoscimento – per il sesto anno consecutivo – di The European House – Ambrosetti come primo Think Tank privato italiano, tra i primi 10 in Europa, tra i primi 20 al mondo e nei primi 100 più apprezzati Think Tank indipendenti su 8.100 a livello globale nell’edizione 2018 del Global Go To Think Tanks Report dell’Università della Pennsylvania, attraverso una survey indirizzata a 70.000 leaders di imprese, istituzioni e media, in oltre 100 Paesi nel mondo, verranno distribuite molte analisi e ricerche da noi realizzate:
▪ “Un’analisi comparativa sui principali indicatori macroeconomici delle maggiori economie” rielaborata da The European House – Ambrosetti sulle previsioni dei più rilevanti Istituti di Credito, Banche d’Affari e Istituzioni Internazionali;
▪ “Le banche del futuro” – realizzata dalla community di CEO Ambrosetti Club in collaborazione con Openjobmetis;
▪ “Cashless Revolution: a che punto siamo e cosa resta da fare per l’Italia” – Rapporto 2019 della Quarta Edizione della Community Cashless Society, una piattaforma di confronto di alto livello per la diffusione dei pagamenti elettronici in Italia;
▪ “Il rapporto Debito pubblico/PIL italiano è a -18% dal livello massimo raggiunto nel primo dopoguerra. Ne siamo consapevoli?” – realizzata da The European House – Ambrosetti;
▪ “Brexit: scoccata l’ora “X” domina l’incertezza” – realizzata da The European House – Ambrosetti;
▪ Ambrosetti Club Economic Indicator – Prima rilevazione 2019 sulle prospettive economiche dell’Italia, sull’occupazione e sugli investimenti delle imprese. I lavori si svolgeranno, come da tradizione, a porte chiuse.

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Per stimolare l’economia, meno cemento e più tecnologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

di Giorgio Ragazzi Professore di Economia Università di Bergamo. Il calo del PIL che ci ha fatto entrare “ufficialmente” in recessione è stato causato dalla debolezza della domanda interna. Le due principali misure economiche di questo governo – reddito di cittadinanza e “quota 100”- non saranno certo sufficienti ad invertire la tendenza recessiva, comune anche alla Germania e ad altri paesi europei. Ecco allora un coro di voci, dalla Confindustria ai sindacati, che sostiene occorra rilanciare gli investimenti pubblici, “riaprire i cantieri” delle molte opere pubbliche in stallo per ostacoli amministrativi o contestazioni.
Tutti si rifanno alle vecchie ricette keynesiane (banalizzandole) per invocare maggior spesa pubblica. Il problema è che l’Italia, col debito pubblico che si ritrova, non può permettersi di aumentare la spesa pubblica in disavanzo, mentre questo già tende a crescere per effetto della recessione.
Un governo responsabile dovrebbe porsi la domanda: come si può stimolare una ripresa della domanda con il minimo aumento di spesa pubblica? La via maestra, senza alcun aumento di spesa, sarebbe quella di ristabilire un clima di fiducia che induca un aumento della propensione al consumo delle famiglie e della propensione ad investire delle imprese. Un recente sondaggio ha chiesto ad un gruppo di giovani come impiegherebbero un aumento del reddito disponibile: mi ha colpito che la prima scelta sia stata quella di aumentare i depositi in banca. L’incertezza sulle prospettive dell’economia e della finanza pubblica nel prossimo anno e le perdite sui titoli di stato spingono alla prudenza nella spesa, sia i privati che le imprese. Serve a ben poco aumentare la spesa pubblica se non si invertono queste tendenze.
Altri modi per stimolare la domanda senza costi per lo Stato sono le liberalizzazioni ed altri interventi normativi; ci sono poi spese pubbliche che hanno effetti moltiplicativi elevati, come ad esempio l’accelerazione degli ammortamenti o gli incentivi alla ricerca. Aumentare la spesa per opere pubbliche è invece uno stimolo molto costoso e può risultare addirittura controproducente per i riflessi del maggior deficit sullo spread e sugli oneri per interessi sul debito pubblico.
Chi invoca l’aumento della spesa per le grandi infrastrutture, quelli come la Confindustria che non ha dubbi sulla TAV Torino-Lione solo perché genererebbe subito 50 mila posti di lavoro (numeri di fantasia!) sembrano dimenticare che il problema della nostra economia non è tanto quello di aggiustare la domanda al ciclo quanto piuttosto quello della stagnazione “secolare”, della insufficiente crescita della produttività e del PIL da vari decenni. Avendo risorse scarse, si dovrebbero scegliere gli investimenti che possono contribuire maggiormente alla crescita nel tempo della produttività e del reddito invece di considerare solo gli effetti immediati sulla domanda.
Scavare grandi buchi nei monti genera un immediato aumento del valore aggiunto nella contabilità nazionale, specie se la componente d’importazione è modesta, anche se non c’è un reale aumento nel benessere collettivo. Si ha poi un effetto moltiplicatore sulla domanda, quando il reddito di chi “scava” viene speso, come avverrebbe per una distribuzione di soldi gratuiti (helicopter money). Ma che prospettive può mai avere un paese che investe le scarse risorse disponibili in opere pubbliche con redditività stimata negativa persino ex ante e comunque lontanissima nel tempo, invece di puntare su istruzione, ricerca, reti, settori ad alta tecnologia? (fonte: http://www.societalibera.org)

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