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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘economia’

I° trimestre: andamento dell’economia italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

Anche l’agricoltura, come gli altri settori produttivi dell’economia italiana, ha risentito dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia in atto, registrando rispetto al trimestre precedente una diminuzione del valore aggiunto pari a -1,9%, flessione meno marcata dei tre principali settori, e dell’occupazione (-2,4% di ore di lavoro e -1,8 di unità di lavoratori impiegati). Grande incertezza, inoltre, sul fronte degli investimenti, dato complessivo relativo ai tre settori economici, con una perdita che supera l’8%. È quanto emerge dalla fotografia scattata nel I trimestre del 2020 da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia. Si è verificata una forte contrazione nei primi quattro mesi del 2020 dell’indice della pro­duzione industriale dell’industria alimentare (-4% a marzo e -2% ad aprile) e delle bevande (-7,1% a marzo e -23% ad aprile), con i comparti maggiormente colpiti dal lockdown di pesca (a marzo -9%) dei prodotti da forno (-6,1% a marzo), e della produzione di altri prodotti alimentari (-19,3% a marzo e -21,8 ad aprile) della produzione di bevande alcoliche (-39,4% a marzo e, addirittura, -73,7% ad aprile) e delle bibite analcoliche (ad aprile -23%) rispetto al 2019. Diversamente, l’indice del fatturato dell’industria alimentare continua a crescere (+quasi 5% rispetto al primo quadrimestre dell’anno precedente), trainato dal fatturato estero (+ 10%), nonostante la riduzione del -4,4% sul mercato interno. L’industria delle bevande registra sul mercato in­terno una forte riduzione (-14%) e sul mercato estero un incremento di +3,5%. Una spiegazione può essere rintracciata nell’aumento dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari e delle bevande nell’ultimo quadrimestre rispetto ai mesi corrispondenti del 2019 (nei mesi di marzo e aprile l’indice per i prodotti alimentari è aumentato ri­spettivamente dell’1,5% e del 3,3%).Le esportazioni agroalimentari nel I trimestre 2020, pari a circa a 11,25 miliardi di euro, registrano, rispetto allo stesso periodo del 2019, un aumento del +8%, mentre le importazioni crescono del +4,2%. In forte aumento (oltre al 10%) i flussi verso Germania, Francia e Stati Uniti, I settori merceologici maggiormente dinamici per l’export sono stati “pa­sta, prodotti della panetteria e pasticceria” e “ortaggi e legumi”, con variazioni che superano il 10% e “caffè, tè, e spezie” con oltre il 30%; per le importazioni carni (+17,3%), frutta (+24,8%) e soprattutto bevan­de (+41,7%).Sulla base dei dati raccolti su twitter dal 30 gen­naio, data ufficiale di inizio della pandemia Covid-19 in Italia indicata dal Ministero della Salute, e il 15 giugno 2020, data corrispondente all’inizio della fase 3, emerge un clima di leggera sfiducia nei confronti del settore primario e delle sue politiche con prevalenza dei giudizi negativi e molto nega­tivi (50%), rispetto a quelli positivi e molto positivi (47%). (fonte: CREAgritrend)

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Rilancio dell’economia italiana e del brand “Made in Italy” nel mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

ll Sole 24 Ore e Financial Times, leaders di riferimento nel settore dell’informazione economico, finanziaria, normativa e tributaria, a livello nazionale ed internazionale, annunciano un accordo di partnership per la realizzazione di un percorso di eventi digitali destinati a rappresentare il punto di riferimento per il rilancio e la ripartenza nel mondo delle eccellenze del made in Italy.Unendo competenze ed autorevolezza e la rispettiva esperienza nel settore degli eventi, i due top player dell’informazione internazionale danno vita ad un evento unico nel panorama delle iniziative che promuovono il rilancio del Paese: “MADE IN ITALY: THE RESTART – Relaunching the Italian Economy in a post-COVID world”. Una tre giorni di eventi digitali moderati dai migliori giornalisti del Sole 24 Ore e del Financial Times e trasmessi via streaming da Milano e da Londra e con traduzione simultanea italiano-inglese.
L’evento, in programma il 15-16-17 settembre 2020, sarà aperto il primo giorno da un appuntamento istituzionale di altissimo profilo, che coinvolgerà le più alte figure istituzionali, top manager di aziende ed esponenti dei settori più rappresentativi del made in Italy per un’analisi dello stato dell’arte, dalle azioni poste in essere ed ancora da attivare e delle prospettive per la ripartenza.L’iniziativa proseguirà nei giorni successivi con due appuntamenti verticali che vedranno il coinvolgimento, tra gl’altri, di imprenditori italiani che incarnano un esempio di eccellenza del made in Italy riconosciuto a livello internazionale: il primo sarà dedicato alle “3 F” del Made in Italy – FASHION, FURNITURE e FOOD – il secondo, “ITALIAN EXCELLENCE & MANUFACTURING”, alle eccellenze in campo industriale e manufatturiero.
La Conferenza inaugurale sarà scandita in due sessioni. La prima sarà dedicata al New Deal del “Made in Italy” tra economia, export e innovazione tecnologica per lo sviluppo del Paese e vedrà l’intervento di esponenti del Governo. La seconda vedrà istituzioni ed esperti a confronto sulle strategie e azioni per il rilancio dell’Italia: dalla comunicazione per la campagna rebranding Italy ai sistemi di promozione integrata su fondi Maeci, dall’offerta di informazione-formazione per le PMI al nuovo portale Ice-Sace-Simest, dallo sviluppo dei marketplace per e-commerce alle fiere virtuali e B2B fino agli strumenti di finanza agevolata.L’evento digitale della seconda giornata – Le “3 F” del Made in Italy: Fashion, Furniture & Food – inizierà puntando i riflettori sul Made in Italy nel Fashion & Luxury con particolare attenzione al ruolo dell’artigianalità contemporanea: tradizioni artigianali e alto di gamma, ma anche l’unicità della filiera italiana, dai tessuti ai grandi marchi. Non mancherà un focus su globalizzazione e pandemia per analizzare la resilienza del sistema moda italiano.A seguire verrà analizzata la ripartenza del settore del Design Made in Italy che ha nella forza della creatività la sua leva principale. I distretti da valorizzare, la rivoluzione dei canali di vendita, il passaggio generazionale come leva strategica per il rilancio, le nuove strategie di internazionalizzazione per le imprese italiane tra ruolo delle istituzioni e aiuti alle imprese sono alcuni dei temi che verranno affrontati dal ricco panel.
La giornata si concluderà con il focus su Food & Wine tra sviluppo, sostenibilità e innovazione. I maggiori rappresentanti del settore si confronteranno sulla ripartenza del canale ho.re.ca., sulla wine economy tra incognite e nuove opportunità di mercato, sul ruolo delle produzioni DOC e DOP e sull’impatto del lockdown sull’export.
La terza giornata, “ITALIAN EXCELLENCE & MANUFACTURING”, sarà dedicata alle eccellenze tecnologiche italiane nei settori energia, farmaceutico e aerospazio e approfondirà il ruolo della seconda industria manifatturiera d’Europa.

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Bonus vacanze: Tutto pronto per far fare soldi agli albergatori non certo per aiutare i consumi e l’economia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Tutto è pronto per l’utilizzo del bonus vacanze, dal 1 luglio si potranno utilizzare i soldi dei contribuenti (anche quelli che restano a casa perché non hanno un becco di un quattrino o perché non hanno voglia) per dare un po’ di soldi a quei “poveri cristi” che gestiscono alberghi, campeggi, villaggi turistici, agriturismi e bed & breakfast in Italia.
A parte le difficoltà di tempi e logistiche per usufruire di questo bonus… ma crediamo che l’italiano medio abbia acquisto una dimestichezza con la burocrazia che riuscirà a superarle a pié pari…. Rimane un fatto importante: si tratta di un finanziamento ad alcuni operatori del turismo non al settore economico.
Il bonus infatti vale per le strutture ricettive elencate (mi raccomando, non attraverso Booking et similia, anche se in tantissimi lo utilizzano) e serve per finanziare le stesse, non certo i consumi turistici. Che sono quelli, per esempio, di chi va in vacanza anche prendendo solo un aereo o un treno o in auto o un’escursione dalla mattina alla sera (vista la penuria, crediamo sarà una delle scelte più gettonate), tutte attività turistiche che non possono essere rimborsate col bonus.
Per chi ci governa il turismo degno di essere aiutato “perché così si rilancia l’economia bla bla…” è solo quello dell’ospitalità di certe strutture. Prendiamone atto: questo è il loro concetto e la loro pratica di rilancia dell’economia turistica.
Noi crediamo che, come in qualunque ambito economico i motori debbano essere i consumi e i consumatori, a cui magari dare anche un buono che poi utilizzano come meglio credono, foss’anche per mangiare al ristorante nella località turistica. Ma forse stiamo parlando di un altro mondo, di un’altra economia che sembra non siano neanche prossimi. Per ora ci siano infilati in questo “cul de sac” che è molto probabile porterà al perpetuarsi della sopravvivenza stentorea e non al consolidamento di una economia di mercato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Rilancio economia e consumi. L’errore dei bottegai. No suv ma utilitarie!

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

Dopo il primo fine settimana di estate (con tanto di solstizio) e il grande affollamento delle località turistiche, anche se non abbiamo ancora i primi dati statistici ufficiali si possono fare le prime valutazioni sui costi e le prospettive. Stiamo parlando essenzialmente di città e località turistiche, essenzialmente balneari. I prezzi sembra che siano lievitati tra il 10 e il 20%, soprattutto per le località balneari. Le motivazioni addotte per farlo sembra ci siano tutte da parte dei fornitori di servizi: siamo stati fermi da diversi mesi, abbiamo costi maggiori (sanificazione continua, numero ridotto di offerte dei servizi – distanziamento – e ridotto numero di affluenza perché i consumatori sono ancora perplessi, disorientati ed economicamente incerti).
La storia, in una “normale” economia di mercato, potrebbe finire qui: è la abituale dinamica di domanda e offerta.
Ma non è così. E lo sappiamo tutti. Solo che – pigro l’essere umano per costituzione o scelta, poco importa – se va avanti così non si va da nessuna parte e tutti ci si fa male. L’economia dell’oggi e del domani non può essere indirizzata solo in una sorta di ripartenza. La situazione economica non è la stessa e non potrà solo ripartire. Va reinventata. A partire da tre dati di fatto al momento statici:
– le valute forti e le disponibilità altrettanto forti che ci sono sempre arrivate da Paesi più forti del nostro, al momento non ci sono, e in prospettiva sono al lumicino. Ad esempio: una pizza a 10 euro per uno svedese è una bazzecola, per un italiano è troppo;
– le valute degli italiani sono deboli per diversi motivi noti e stranoti a tutti, dove al primo posto c’è l’assenza di introiti per diversi mesi;
– tutti gli italiani che nei decenni passati hanno abbandonato le bellezze del nostro Paese, lo hanno fatto anche perché una settimana in Tunisia o Grecia o Croazia o Turchia o Spagna o Egitto (ultima anche l’Albania), per esempio, volo incluso costava la metà di una settimana in Maremma, in Versilia, in Liguria, in Salento, in Campania, in Calabria, in Sardegna, in Sicilia, etc (tra le poche eccezioni le coste romagnole e marchigiane, sempre strapiene e naturalisticamente – non ce ne vogliamo ma è una valutazione “oggettiva” – non paragonabili con quelle prima elencate).
Di conseguenza i bottegai di varia natura dovrebbero comprendere che se vogliono invogliare questi italiani, le motivazioni che loro adducono per la lievitazioni dei prezzi non reggono. Certo, loro guadagnano meno del previsto, ma si devono rendere conto che hanno davanti a sé dei consumatori con molta meno disponibilità economica e psicologica. Quindi pur se le leggi dell’economa di mercato dicono che anche l’offerta fa la domanda, c’è da considerare che in questo frangente conta essenzialmente la domanda che fa l’offerta: occorre essere invitanti, per prezzo e per qualità. Questo probabilmente porterà alcuni bottegai che erano abituati a muoversi con un suv da svariate decine di migliaia di euro a dover ripiegare su una utilitaria. Problema? Dipende dalle persone. Ma indipendentemente dai gusti e dalle esigenze individuali, occorre che il bottegaio comprenda che, altrimenti, non è in pericolo il proprio suv, ma anche l’utilitaria. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Rilanciare l’economia delle famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

La razionalizzazione, la trasparenza e la struttura di costo del mercato elettrico e gli effetti in bolletta in capo agli utenti è il tema al centro dell’audizione convocata per giovedì prossimo presso la 10 ͣ Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato. Ci sarà anche l’associazione Codici, che illustrerà le sue osservazioni.“La situazione contingente – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – non ha fatto altro che palesare con maggior forza le storture del mercato elettrico, che pone oneri rilevantissimi in capo ai consumatori. In un’ottica fattiva e propositiva, crediamo che sia il momento di intervenire con decisione per dare al mercato elettrico una struttura più equa per le famiglie ed anche per le imprese”.
Da qui la proposta di una riforma organica degli oneri generali di sistema e una riflessione sulla liberalizzazione del mercato tutelato, che sarà illustrata per l’associazione Codici da Antonella Votta e Massimiliano Scalisi. “La bolletta energetica dei consumatori italiani – sottolineano i due esperti del settore Energia – è attualmente tra le più salate d’Europa. Ciò è dovuto oltre all’elevato costo della materia energia, degli oneri di trasporto e gestione del contatore e delle imposte, soprattutto alle spese definite in fattura come oneri generali di sistema. Nel 2018 questi oneri hanno pesato per circa 600 euro l’anno su ogni famiglia italiana. Si calcola che tra il 2010 ed il 2017 il pagamento degli oneri abbia contribuito al finanziamento di 2.5 miliardi per le ferrovie (agevolazioni di tariffe), 2.7 miliardi per lo smantellamento dei siti nucleari, ma solo 400 milioni per il bonus famiglie a basso reddito. È necessario diminuire il peso degli oneri generali di sistema dalla bolletta elettrica, attuando una riforma che ponga al centro sia lo sviluppo sostenibile, con sostegno alle energie rinnovabili, sia un serio contrasto alla povertà, introducendo, per i clienti con minori consumi, incrementi di spesa minori in relazione all’applicazione della tariffa legata agli oneri generali di sistema. Ciò che non è direttamente connesso a obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile oppure di contrasto alla povertà deve essere esautorato dalla spesa riferita agli oneri generali di sistema. Un altro tema da affrontare – proseguono Antonella Votta e Massimiliano Scalisi – è quello della liberalizzazione del mercato tutelato. Il processo di liberalizzazione del servizio di fornitura per gli utenti privati, del gas metano prima e dell’energia poi, in linea generale ha prodotto una serie di vantaggi, ma la questione se ciò si sia anche tradotto in concreti benefici a favore dei consumatori è ancora aperta. La sussistenza degli oneri generali di sistema di fatto ha livellato le fatturazioni, rendendo risibile ogni sforzo di comparazione del consumatore fra le varie offerte proposte. Le continue proroghe relative alla fine del mercato tutelato con il passaggio al mercato libero ha generato confusione nei consumatori. Come appuriamo tutti i giorni attraverso gli sportelli territoriali dell’associazione, i fornitori di energia usano inoltre queste nuove scadenze per proporre nuove attivazioni, spesso anche in modo non troppo cristallino. Il problema principale, a nostro avviso, rimane però quello della mancata consapevolezza dei consumatori. È necessario stilare una road map che preveda obiettivi formativi sul funzionamento del mercato dell’energia, sulle componenti della bolletta elettrica, sulle abitudini di consumo e sulla sostenibilità ambientale, ma, soprattutto, che permetta al consumatore scelte consapevoli ben prima della data prevista per la fine del mercato tutelato. C’è ancora tanto da fare – concludono i due rappresentanti dell’associazione Codici – ad esempio riteniamo necessario introdurre un sistema di controllo sugli obblighi inderogabili in capo ai distributori e agli operatori di libero mercato sui preavvisi di distacco, l’abbassamento di tensione e la sospensione dell’erogazione per morosità, con particolare attenzione ai soggetti destinatari di bonus energia, che rappresentano le fasce più deboli della popolazione. Abbiamo, infine, una grande sfide di fronte, la spinta all’autoconsumo, principio in linea con il Green Deal sostenuto dalla Commissione Ue. Questa è la strada giusta per arrivare ad una vera e propria rivoluzione del mercato, l’energia a km zero”.

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Stati Generali dell’Economia: “nuove politiche pubbliche per consentire ai giovani di partecipare alla ricostruzione del Paese”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

“Le conseguenze di questa crisi saranno devastanti per le giovani generazioni. Tuttavia il momento che stiamo vivendo rappresenta un’occasione storica per consentire ai giovani di partecipare in modo pieno e diretto alla ricostruzione del Paese. Abbiamo rappresentato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte la necessità di un confronto strutturato attraverso un processo sistematico di ascolto dei giovani che dovranno farsi carico del peso economico delle misure messe in atto. La scommessa che insieme siamo chiamati a vincere è quella di costruire le basi per lo sviluppo del nostro Paese, che non può non passare dal coinvolgimento di chi dovrà governarlo e abitarlo”. Così la Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Maria Cristina Pisani, agli Stati Generali dell’Economia a Villa Doria Pamphilij. “Per questo abbiamo chiesto – ha proseguito Pisani – un intervento legislativo organico sulle politiche per le giovani generazioni anche perché a causa dell’ennesima crisi una nuova ondata di under 35 è pronta a emigrare. Abbiamo chiesto di liberare nuove energie contrastando le rendite esistenti per impedire che molti di loro cumulino pensioni da fame, conseguenza di carriere discontinue, part time involontari e salari bassissimi. Abbiamo chiesto nuove politiche economiche anche perché rispetto alle generazioni di trent’anni fa i redditi dei giovani si sono ridotti del trenta per cento. Abbiamo chiesto investimenti materiali ed immateriali per limitare i fenomeni migratori di giovani dalle aree interne e dal Mezzogiorno del Paese. E abbiamo evidenziato alcune linee di intervento: valorizzare i tanti giovani italiani emigrati all’estero che non sono stati adeguatamente sostenuti in questi anni e che avrebbero tutte le capacità di contribuire al rilancio dell’Italia; definire un nuovo patto sociale per le giovani generazioni rafforzando strumenti di lotta alla precarietà, favorendo un nuovo confronto sulla pensione di garanzia per i giovani; sostenere la digitalizzazione e l’innovazione dei processi educativi e lavorativi; investire nella formazione e nell’orientamento; istituire un obbligo di valutazione dell’impatto generazionale per ogni legge e provvedimento pubblico”. “La crisi attuale ci ha dolorosamente insegnato che le scelte politiche dovranno d’ora in poi essere lungimiranti e che è più utile progettare il futuro piuttosto che subirne l’impatto. Quello che chiediamo è un’Italia dei redditi e non delle rendite, un’Italia della cooperazione e non della contrarietà, un’Italia delle opportunità per milioni di giovani”. Ha concluso la Presidente Pisani.

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I mercati anticipano l’economia? Ed è giusto che sia così?

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

A cura di Colin Moore, Chief Investment Officer Globale di Columbia Threadneedle Investments.È opinione generalmente condivisa che gli investitori scontino, ovvero prendano in considerazione, tutte le informazioni disponibili, compresa la situazione attuale e potenziali eventi futuri. Ciò significa che i prezzi dei titoli (obbligazioni e azioni) riflettono in misura significativa le aspettative relative a utili aziendali, insolvenze, inflazione nonché politica monetaria e fiscale. Una delle conseguenze di tassi d’interesse e rendimenti obbligazionari estremamente bassi è che le aspettative a più lungo termine incidono in misura potenzialmente maggiore sui prezzi dei titoli attuali di quanto generalmente non facciano in contesti di tassi più alti.Le valutazioni di società quotate sulle borse mondiali sono spesso multipli degli utili di esercizio attesi. Il grafico 1 mostra il range dei rapporti prezzo/utili (P/E) che gli investitori sono stati disposti a pagare in diversi mercati sull’arco di vari anni. Dal momento che il P/E non è mai pari a 1, gli investitori sembrano disposti a prendere in considerazione più esercizi futuri.
Il rapido aumento della volatilità, che avviene in concomitanza con il manifestarsi di importanti eventi imprevisti, è evidente nei grafici sottostanti (Figura 2). Dal punto di vista tecnico, la volatilità è una misura statistica della dispersione dei rendimenti di un titolo o di un indice di mercato nel tempo. Dal punto di vista pratico, è un barometro dell’incertezza degli investitori riguardo alle implicazioni immediate e a più lungo termine.Si noti la velocità dell’aumento della volatilità e il conseguente calo nel grafico in alto a sinistra. La rapida risposta iniziale sembra riflettere il grado di sorpresa e la percezione iniziale della gravità del problema a mano a mano che si manifesta. La flessione più lenta della volatilità sembra rispecchiare il tempo impiegato per giungere a un’opinione di consenso sullo scenario futuro.Sebbene gli indici dei mercati azionari non riflettano interamente la gamma di attività dell’economia nel suo insieme, riteniamo che nel tempo i listini si muovano generalmente nella stessa direzione dei dati economici. Dopo tutto, le società (e i loro ricavi) non sono avulse dal contesto in cui operano. Quando le economie globali crescono, aumentano gli scambi di beni e servizi, che vanno ad alimentare i ricavi aziendali, creando circostanze favorevoli all’apprezzamento di azioni e obbligazioni societarie. Per contro, una contrazione economica fa salire le probabilità di correzione dei mercati azionari.Tuttavia, poiché le quotazioni scontano le aspettative future, i mercati finanziari potrebbero anche guadagnare terreno in caso di attese di crescita futura malgrado l’attuale situazione difficile. È ciò che è avvenuto quando il mercato finanziario è crollato dopo la crisi finanziaria globale nel 2008, ma ha poi cominciato a recuperare terreno nel 2009 prima della ripresa economica.
Al momento i mercati finanziari anticipano, come è giusto che sia, l’entità e il tasso di crescita delle economie globali nel 2021 e nel 2022 invece di concentrarsi sulle attuali cifre economiche deboli, di carattere retrospettivo. Per sviluppare e testare la nostra ipotesi di ripresa e le nostre stime sull’economia nel suo insieme, la ricerca macroeconomica di Columbia Threadneedle Investments si concentrerà sulle prospettive di altri fattori specifici, tra cui l’inflazione e le preferenze di spesa dei consumatori. La domanda aggregata potrebbe riprendersi, ma è essenziale capire se i beni e i servizi acquistati muteranno in via permanente. Per formulare previsioni significative è necessaria una comprensione profonda dell’attuale solidità finanziaria delle aziende, della crescita futura dei ricavi e degli utili, nonché dello stato di salute delle amministrazioni locali. Una volta formulata, la nostra ipotesi di ripresa economica e sanitaria potrà essere testata rispetto al ritmo effettivo della ripresa economica, il che ci consentirà di definire le aspettative implicite incorporate nel mercato azionario statunitense. Utilizzando l’indice S&P 500 come proxy del mercato azionario statunitense si nota che gli investitori sembrano fare sempre più affidamento su uno dei due scenari economici (ripresa a forma di V o di U) e sulle ipotesi chiave per il settore sanitario ad essi associate.A prescindere dalla traiettoria della ripresa economica e dei mercati finanziari dall’impatto del Covid-19, non dobbiamo dimenticare che prima della pandemia le economie sviluppate esibivano un trend a lungo termine di crescita relativamente bassa, dovuto a tendenze demografiche pluriennali, elevati livelli di debito, ecc. La pandemia potrebbe modificare alcune tendenze negli ambiti di spesa per consumi, globalizzazione societaria, incremento dei livelli di debito e iniziative di politica pubblica, ma è difficile che determini un’accelerazione della domanda aggregata rispetto all’andamento tendenziale degli ultimi decenni.Tenendo conto dell’effetto combinato delle prospettive economiche a lungo termine e dei livelli di partenza relativamente elevati delle valutazioni dei mercati azionari in base al rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo economico (CAPE), un parametro creato da John Campbell e Robert Shiller, i rendimenti di mercato attesi potrebbero essere storicamente modesti. La Figura 6 mostra che all’inizio di maggio il CAPE era pari a 27,6. In base a tale valore, i rendimenti prospettici a 10 anni dell’S&P 500 sono stati generalmente inferiori al 10% e in alcuni casi negativi. Ci attendiamo nei prossimi 10 anni rendimenti medi del 4-6% compresi in un intervallo di -2-8%.Le valutazioni del mercato nel suo complesso possono tuttavia trarre in inganno. Secondo Empirical Research, “Le società ad alta crescita, ovvero le 75 large cap con le credenziali complessive di crescita migliori in assoluto, attualmente scambiano a quasi cinque volte il P/E realizzato del mercato su base equiponderata, un livello che non si vedeva da dicembre 1999. Questi titoli hanno messo a segno risultati straordinari durante la pandemia, registrando sovraperformance a due cifre rispetto al mercato sia durante la correzione che nella fase di recupero”. Più che essere espressione di grande ottimismo circa la ripresa dagli effetti del Covid-19, le percezioni sulla performance e sulle valutazioni del mercato potrebbero pertanto riflettere maggiormente l’ammirazione degli investitori per le società che presentano evidenti prospettive di crescita in un contesto in cui la crescita è divenuta rara. Di conseguenza, in una ripresa a U le distorsioni create da tale percezione poco obiettiva potrebbero creare un maggior numero di opportunità di selezione dei titoli non limitate a questa rosa ristretta di large cap. Il futuro è difficilmente prevedibile, per cui è molto arduo formulare previsioni, e in parte è proprio per questo che esistono i mercati finanziari. Riteniamo che i mercati tenteranno di anticipare futuri eventi complessi, registrando tuttavia volatilità aggiuntiva quando le loro aspettative muteranno con l’evolversi della situazione. Un mercato che non tentasse di anticipare gli eventi futuri sarebbe un mercato irrazionale. (in abstract)

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C’è un grande assente agli Stati generali dell’economia convocati dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

È il consumatore, colpevolmente escluso da un confronto in cui avrebbe dovuto ricoprire invece un ruolo di primo piano.
“Finora dal Governo sono arrivati soltanto slogan per i consumatori – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – e la loro assenza agli Stati generali dell’economia ne è l’ennesima dimostrazione. Questa kermesse è stata concepita per discutere del rilancio del Paese, delle misure da adottare per evitare che l’Italia sprofondi nella crisi, ma il Premier non ha ancora capito che la ripresa passa dalla tutela del consumatore, dal suo coinvolgimento nelle scelte future. Emblematica, al riguardo, la mancanza di previsione di slittamento per le rate di mutui o prestiti, lasciando alle società private la discrezionalità sul concederle o meno, tra l’altro agendo in alcuni casi con modalità finite sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust. Servono scelte chiare a protezione del tessuto economico, rappresentato non dall’impresa ma dal consumatore che spende e che sta andando incontro ad una forte contrazione del reddito. Non basta una manovra deflattiva della spesa, bisogna immettere liquidità nel sistema, prevedendo tassi agevolati e riduzione della pressione fiscale. Deve essere avviata, nel medio e lungo termine, una riconversione industriale attraverso la riqualificazione della spesa pubblica ed il rilancio di investimenti pubblici in settori come ad esempio istruzione, sanità e trasporti, servizi che creano reddito indiretto alle famiglie, che con ad un’adeguata copertura sociale possono investire nel proprio tempo le risorse. Il consumatore è l’asse portante del rilancio della domanda interna, per questo ci saremmo aspettati che gli venisse riservato un ruolo di primo piano agli Stati generali dell’economia e invece è stato nuovamente snobbato. A nostro avviso è un errore molto grave, di fatto viene ignorato un pezzo fondamentale della vita del Paese”.

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Rilanciare l’economia

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

“Nel post Covid c’è un principio inderogabile: rilanciare l’economia. Dobbiamo concentrarci su alcune cose: abbassare le tasse, sostenere le imprese, il turismo ed il Made in Italy, riformare il fisco, semplificare e sbloccare gli investimenti. Tutto va visto come fosse un quadro unitario, un progetto unico. Il Recovery Fund, per come si sta delineando, permetterà di sostenere fiscalità di vantaggio nei settori innovativi, del digitale, dell’ambiente, di sostegno alla riconversione industriale, per il sostegno delle filiere europee, dell’agricoltura, del sociale e della formazione. Temi in linea con i sette punti che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ricordato nei giorni scorsi. Ci sarà una parte importante di spesa corrente, con cui è necessario fare queste cose. A queste saranno affiancate le spese d’investimento per sostenere sia il settore pubblico che quello privato. Il Recovery Fund è uno strumento temporaneo che va utilizzato per avviare riforme strutturali importanti. Riforme che il Paese attende da troppi anni”.
Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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“Covid-19: una pandemia senza precedenti in un’economia moderna”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

A cura di Paul Doyle, Responsabile azionario per l’Europa (Regno Unito escluso) di Columbia Threadneedle Investments. L’epidemia di Covid-19 ha destabilizzato i mercati azionari di tutto il mondo. Da quando la Cina ha allertato l’Organizzazione mondiale della sanità segnalando casi di una “polmonite insolita” a Wuhan lo scorso dicembre, siamo entrati in quello che l’OMS definisce “territorio inesplorato”. L’Italia è stata il primo paese europeo ad attivare le misure di contenimento su tutto il territorio, seguita poi da altri. Il virus ha agito in modo rapido e indiscriminato, contagiando membri di famiglie reali e politici, ma anche lavoratori essenziali a basso salario.Lo scorso anno si è concluso su una nota favorevole, con i mercati azionari globali ed europei in rialzo rispettivamente del 27% e del 29%, nonostante la scarsa crescita degli utili. A tale risultato ha contribuito una serie di eventi: i Conservatori di Boris Johnson hanno vinto le elezioni nel Regno Unito, placando i timori sulla Brexit; le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina si sono affievolite; negli Stati Uniti è invece svanita l’ipotesi di una vittoria di Elizabeth Warren e poi di Bernie Sanders alle primarie del Partito Democratico.Notizie incoraggianti sono giunte anche sul fronte della Fase 1 dei negoziati commerciali tra Washington e Pechino, oltre che dalla decisione del governo statunitense di lasciare passare la scadenza relativa all’imposizione di dazi sulle importazioni di auto dall’Europa, permettendo ai produttori di automobili che si erano ritrovati nell’occhio della contrazione dell’industria europea di tirare un respiro di sollievo. Inoltre, a novembre le banche centrali di Cina, Stati Uniti e Unione europea hanno riavviato i rispettivi QE.Inizialmente il virus è rimasto circoscritto alla provincia cinese di Hubei in cui si trova Wuhan, una città industriale di medie dimensioni. Gli investitori hanno assimilato la notizia, ipotizzando generalmente che si trattasse di una nuova SARS ma niente di più, e che quindi sarebbero state colpite solo le aziende con operazioni o catene di produzione nelle aree interessate. Invece il virus ha iniziato a diffondersi, in modo rapido e disomogeneo. L’Italia è stata la più colpita e ha mostrato un tasso di mortalità elevata, per via dell’età più avanzata della popolazione, ma è stata ben presto raggiunta dalla Francia e addirittura superata dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Ovunque nel mondo sono state adottate misure drastiche, tra cui chiusura delle frontiere, sospensione del traffico aereo, restrizioni agli spostamenti, telelavoro e distanziamento sociale, con le più svariate conseguenze. Universale è stato invece l’impatto sui mercati azionari, che hanno incassato bruschi ribassi.
Le ripercussioni sulle economie appaiono profonde, come confermato dall’OCSE, che stima un -25% per il dato mediano. Per gli Stati Uniti si prospetta una flessione annualizzata del 50% nel secondo trimestre. A titolo di riferimento, il declino dal punto massimo a quello minimo durante la crisi finanziaria globale è stato del 4% nell’arco di sei trimestri e all’epoca è stato percepito come una catastrofe. Benché formulare previsioni in un contesto talmente volatile e incerto sembri una battaglia persa, ipotizziamo una contrazione del PIL dell’eurozona del 9% quest’anno, cui seguirà un rimbalzo del 7% nel 2021. La triste verità è che tutti abbiamo perso denaro.
Ci troviamo di fronte a una recessione non sistemica, bensì innescata da un evento specifico. Pertanto allo shock iniziale, che potrebbe rientrare rapidamente, seguirà il rischio di precipitare in un circolo vizioso dagli effetti deleteri. La fase rialzista durata 11 anni è stata trainata dalla creazione e dalla disponibilità di posti di lavoro, che hanno alimentato la spesa per consumi. Negli Stati Uniti, l’impennata delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per effetto del Covid-19, a quota 6,6 milioni, garantisce che il tasso di disoccupazione salirà ben oltre il dato del 4,4% registrato a marzo. Tuttavia, l’impatto sui consumi potrebbe non essere così drammatico, alla luce delle misure di sostegno alle famiglie implementate del governo.
La ripresa sarà trainata dagli sviluppi sul fronte medico: quando la diffusione del virus rallenterà o verrà arrestata, sarà possibile allentare le misure di restrizione, consentendo un certo ritorno alla normalità economica. Ma tutto questo dovrà accadere con una certa rapidità, se si vuole evitare che la contrazione si trasformi in una recessione che si autoalimenta. D’altro canto, una revoca precoce dei lockdown rischia di tradursi in un nuovo aumento dei contagi.Le conseguenze più a lungo termine della crisi del Covid-19 sono numerose. Le interruzioni delle catene di produzione imputabili al blocco dell’attività in Cina andranno a rafforzare l’idea secondo cui il trasferimento della produzione nei paesi a basso costo è stato eccessivo. Ad esempio, l’80% degli antibiotici statunitensi proviene dalla Cina. Indipendentemente da chi vincerà le presidenziali statunitensi, vi sarà una forte pressione politica e sociale a favore dell’inversione della delocalizzazione. In Europa, il sistema Schengen è stato smantellato e non si sa quando i controlli alle frontiere tra paesi membri verranno rimossi; la libera circolazione delle persone dovrebbe essere un caposaldo dello spirito europeo. Le regole del Trattato di Maastricht sul rigore fiscale sono state completamente ignorate. Finora la globalizzazione ha tenuto l’inflazione sotto controllo, ma ora le cose sono destinate a cambiare? Le tradizionali analisi dei cicli economici non sono di grande aiuto durante una pandemia, il che complica la formulazione di ipotesi sulla ripresa. Tuttavia, siamo avvantaggiati dal fatto di poter contare su un approccio incentrato su modelli operativi di alta qualità con rendimenti elevati e sostenibili anche nei contesti difficili. Alla luce di ciò, i nostri portafogli si sono finora dimostrati in grado di reggere alla situazione, ma è impossibile negare che i prossimi mesi saranno alquanto interessanti.

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Althesys: dalle utilities 22 miliardi per il rilancio dell’economia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Nella difficile fase economica che stiamo attraversando, le utility possono dare un contributo significativo per il rilancio del sistema economico italiano. Dagli investimenti annuali delle società di servizi pubblici si producono ricadute per circa 22 miliardi di euro, equivalenti all’1,2% del Pil nazionale nel 2019 e al 7% circa degli investimenti fissi lordi, che potrebbero occupare fino a 130.000 addetti. Una spinta all’economia vicina al valore dell’intero decreto Cura Italia e pari al 40% del decreto Rilancio. I dati sono stati resi noti dall’economista Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, nel corso del webinar “Mission e ruolo delle utilities come acceleratori del cambiamento”, organizzato da Italian Exhibition Group nell’ambito di Ecomondo/Key Energy 4 Future.Al centro del dibattito il ruolo dei servizi pubblici nell’emergenza e i driver di cambiamento e le sfide che le utility dovranno affrontare nei prossimi anni. Di grande rilievo il panel dei partecipanti: Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato A2A, Fabrizio Iaccarino, Direttore Affari Istituzionali Centrali Enel, Stefano Venier, Amministratore Delegato Hera, Massimiliano Bianco, Amministratore Delegato Iren, Giordano Colarullo, Direttore Generale Utilitalia.“Le utility – ha commentato Marangoni – sono uno dei settori che ha investito di più negli ultimi anni, arrivando nel 2018 al 5% del fatturato. In questo quadro, la trasformazione in atto da tempo in questi comparti sta accelerando, indotta sia dall’innovazione tecnologica, digitalizzazione in primis, sia da pressioni competitive e sociali. La sostenibilità e la convergenza tra settori stanno mutando i modelli di business e le strategie dei vari player, dalle grandi multiutility alle più piccole aziende locali”.L’analisi di Top Utility, think tank di Althesys, ha evidenziato che le 100 maggiori utility italiane hanno investito nell’ultimo anno 6,6 miliardi di euro, con una crescita di quasi il 19% sull’anno precedente. Questi investimenti sono un motore di sviluppo per il Paese date le loro peculiarità, tipicamente infrastrutturali, la presenza diffusa sul territorio e il carattere trasversale della domanda indotta rispetto ai vari settori produttivi. Con un giro d’affari di oltre 114 miliardi di euro e più di 151.000 addetti, le 100 maggiori utility italiane sono da tempo un volano per la nostra economia. Il loro peso diventa ancora più rilevante in questa fase di grave recessione indotta dall’emergenza sanitaria. Un settore che, se da un lato è colpito meno di altri dalla crisi, dall’altro è chiamato a contribuire maggiormente al benessere collettivo.

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Pandemia, vaccini ed economia. Tutti uguali? No

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

La multinazionale farmaceutica francese Sanofi, su domanda dell’agenzia stampa Bloomberg ha detto (il direttore generale Paul Hudson) che le autorità americane riceveranno per primi i vaccini che dovessero essere prodotti dai loro laboratori. Non un novità, visto che già a fine aprile scorso si era espressa nello stesso modo considerando le proprie cinque aziende presenti sul territorio Usa. Una distribuzione, secondo Sanofi, che dopo qualche giorno o settimana dovrebbe essere messa a disposizione del mondo intero. Questo intervento è stato poi stemperato…. Ovviamente. Tutto questo ha fatto il giro del mondo, con anche il presidente francese (l’azienda è comunque francese) Emmanuel Macron che ha esternato in modo indignato.
Per l’Italia, dove siamo attualmente confinati dopo aver scoperto che siamo anche, più che italiani, toscani, laziali, siciliani, pugliesi, piemontesi, friuliani, etc… confini regionali oltre i quali non ci è consentito muoverci e che, prima, a parte alcuni movimenti politici specifici, non ci si faceva caso se non quando si andava a votare le regionali … per l’Italia… una risposta a quel motivo conduttore che ci ha seguito nella crisi pandemica e che continua a seguirci: CE LA FAREMO. In diversi si sono sentiti accomunati, gli uni uguali agli atri come si dice che sia per la morte… ma, piano piano ci siamo resi conto che non è così per le malattie e per l’economia. Dopo che abbiamo scoperto, grazie ai vari Dpcm, di avere uno Stato benefattore che dava soldi più o meno a tutti, ci siamo resi conto che una cosa è dirlo e anche scriverlo nero su bianco, altro è riceverli. In questa distribuzione si è frapposta una mefitica e irragionevole burocrazia figlia di privilegi e posizioni di rendite che, ad oggi, sembra che stia accelerando disperazione, fallimento e disastri. Contesto in cui, ovviamente, si “salvano” quelli che sono più uguali degli altri e che, in crisi pandemica, hanno avuto responsabilità politiche ed economiche per la gestione della situazione. Una sorta di Air Force One in cui hanno preso posto tutti quelli che i “capi” hanno ritenuto indispensabili per la sopravvivenza del sistema. Gli altri… in attesa del prossimo volo….
Per il mondo, a partire da quello più vicino a noi (l’Ue) ognuno ha fatto e continua a fare da sé. Il virus è europeo e mondiale? Sì, mandiamo un po’ di aiuti a quelli più disperati (italiani fra questi), ma sia chiaro chi manda e che importanza ha nel Pianeta. Ecco che, ognuno con le proprie caratteristiche, si è manifestato: alcuni Paesi Ue contro altri per non dar loro soldi, e Paesi come la Cina, per esempio, che ti aiutano in cambio di una loro penetrazione politica ed economica. Tutti altruisti,,, ma a casa loro. Ché altrimenti c’è un prezzo da pagare. Ecco che, quindi, il vaccino dato per primo a Trump non ci meraviglia. L’importante è rendersene conto e non farsi prendere dal clima “siamo tutti uguali”. No! E’ sempre l’Italia, l’Ue e il mondo che c’era prima della pandemia. E per starci e affrontarlo, così come era prima, non ci si può stare dentro aspettando lo Stato assistenziale ed elargitore, ma darsi da fare. E anche molto, ma proprio molto più di prima. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sanità, libertà ed economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Conciliare le libertà fondamentali, le necessità economiche e la salute non è facile. Ogni sostenitore di questi argomenti ha le sue ragioni. Affermare le libertà pubbliche, anche di movimento, rilevare che una nazione tutelata dal punto di vista sanitario può morire economicamente è il problema che si pone a chi governa.Occorre una sintesi che è propria della Politica. E’ stato fatto? Non proprio.L’incapacità di dare risposte razionali è diffusa. In Europa il problema sanitario è stato sottovalutato fin dall’inizio: in Italia sono stati predisposti piani sanitari ma subito secretati per non creare allarme sociale, nel Regno Unito si è avanzata la tesi darwiniana del più debole che soccombe per l’infezione e del più forte che sopravvive, in Francia si sorrideva dell’allarme, in Germania si è affrontata la situazione con maggiore razionalità grazie alla capacità organizzativa e alla disciplina dei cittadini. “Ognuno per sé”, il che non ha comportato “il Dio per tutti”, anzi. E’ un problema di classe dirigente e dei cittadini che la esprimono. Ognuno guarda alla punta del proprio naso: chi ritiene il problema sanitario prevalente, chi grida all’attentato alle libertà fondamentali e chi ritiene che gli interessi economici debbano prevalere.Usciremo da questa emergenza? Si certo, quando saremo vaccinati, nel frattempo dobbiamo convivere con il virus limitandone i danni.E’ questo il compito della Politica.L’esperienza dovrebbe insegnare che affrontare i problemi congiuntamente risolve più che chiudersi nel proprio orticello.Insieme, appunto, non solo a livello nazionale, ma europeo: non avremmo avuto questi problemi, perlomeno non con questa intensità, se l’Europa si fosse mossa all’unisono.Chissà se questa esperienza tragica e drammatica servirà a qualcosa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Unc: una disfatta! Crollo produzione peggio del 2009

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a marzo scende del 28,4% rispetto al mese precedente e del 29,3% su base annua.”Una disfatta! Il Coronavirus ha travolto le nostre industrie producendo un tracollo record. Un vero e proprio terremoto che ha abbattuto il nostro sistema industriale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Una caduta che non ha precedenti neanche rispetto all’anno horribilis del 2009. Rispetto a marzo 2009, infatti, la produzione è ora inferiore del 23,4%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 11 anni fa è del 53,7%, ossia più della metà” prosegue Dona.”Il crollo su base annua del 29,3% registrato oggi è persino superiore a quello che si era verificato nel 2009, quando ci fu un tonfo della produzione rispetto a marzo 2008 del 25,9%” conclude Dona (Mauro Antonelli)

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Infrastrutture essenziali per ripartire e rilanciare economia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

“Nei piani del Ministro dei Trasporti la realizzazione della Roma-Latina e della Cisterna-Valmontone stanno assumendo finalmente concretezza. È un’ottima notizia, ma aspetto di vedere i decreti governativi, che sono già in ritardo. Il territorio pontino è stufo di aspettare. Le nostre imprese hanno bisogno di infrastrutture per ripartire e sperare in un rilancio post-Coronavirus”. Lo scrive su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini.

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“10 fattori che potrebbero cambiare le economie e i mercati per sempre”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

A cura di Pauline Grange, Gestore di portafoglio, Azioni globali di Columbia Threadneedle Investments. La crisi provocata dal Covid-19 sta mettendo alla prova persone, famiglie, società, governi e mercati d’investimento in tutto il mondo. È un’esperienza che potrebbe cambiare radicalmente i comportamenti di consumatori, aziende e mercati finanziari. Partendo da questa premessa, illustrerò di seguito le 10 tendenze emergenti dalla crisi del Covid-19 che ritengo cambieranno per sempre le economie e i mercati.Sia in termini di consumi sia in termini di catene produttive, i paesi cominceranno a dare maggiore importanza alla provenienza delle “cose” e a mettere in discussione un’eccessiva dipendenza da alcune nazioni. Si tratta di una vera e propria sfida che spingerà le aziende a diversificare le catene produttive. Potrebbero inoltre innescarsi dinamiche altamente favorevoli alle piccole imprese locali man mano che i consumatori si allontanano dai marchi fino ad oggi dominanti.
Il fatto che le persone siano costrette a fare compere online e che molti negozi fisici non accettino più i contanti per motivi di igiene, potrebbe accelerare il passaggio dal denaro contante alle carte di pagamento.Verranno potenziate le leggi e le normative in materia, soprattutto in Cina, che sarà chiamata a regolamentare il suo settore alimentare, vista la fonte dell’epidemia.
Resteremo sorpresi dalla velocità dei passi avanti compiuti verso una soluzione al virus, favoriti dalle scoperte in campo genetico, e dalla rapidità dei risultati degli studi clinici. Il genoma della malattia è stato decifrato a metà gennaio, il meccanismo di legame con la proteina è stato individuato alcune settimane fa, il virus è stato replicato in un laboratorio canadese e Moderna, società statunitense di biotecnologie, sta testando un vaccino da diverse settimane. È un’evoluzione sorprendentemente veloce rispetto al passato, quando ci sarebbero voluti anni e non settimane per la fase di sperimentazione. Le persone potrebbero sottovalutare l’evoluzione della scienza e il suo impatto. La concreta possibilità di arrestare la malattia prima del previsto potrebbe sorprenderci positivamente.Consentire il lavoro da casa è diventato un obbligo per le aziende e potrebbe trasformarsi in una modalità di lavoro più accettabile. Questo potrebbe stimolare gli investimenti nel cloud, accelerando l’abbandono delle tradizionali infrastrutture informatiche.Diminuiscono gli attacchi contro i colossi tecnologici, percepiti ora come un servizio di pubblica utilità. Questo periodo di isolamento ha chiaramente messo in evidenza il ruolo fondamentale svolto dalle piattaforme tecnologiche, compresi i social media. Sebbene i ricavi pubblicitari a breve termine possano subire ripercussioni nel caso di piattaforme online come Google Search, YouTube e Facebook/Instagram, a lungo termine queste beneficeranno di una maggiore crescita degli utenti e del loro grado di coinvolgimento. Chi aveva abbandonato le piattaforme per timori legati alla privacy ora potrebbe tornare a frequentarle, mentre gli attacchi da parte dei governi potrebbero scemare di fronte al ruolo chiave giocato dalle aziende tecnologiche nel fornire supporto alla comunità durante la crisi.I consumi online aumentano per tutte le voci di spesa: alimentari, istruzione e articoli generici, e la base di utenti abituati a fruire di questi servizi si allarga. Quella che per molti è nata come una necessità potrebbe diventare la norma. Assisteremo anche a un’ulteriore accelerazione degli investimenti online da parte di rivenditori al dettaglio e servizi tradizionali.Si è già registrata una forte crescita di aziende operative nel campo dell’intelligenza artificiale che usano gli algoritmi basati su dati per automatizzare i processi decisionali anziché i laboriosi processi basati sulla comunicazione faccia a faccia. Sono tutte pronte a una realtà meno fondata sull’interazione umana e questo, come accennato in precedenza, potrebbe favorire ulteriormente gli investimenti nei cloud pubblici.I paesi che stanno beneficiando di minori livelli di inquinamento atmosferico e idrico (nei canali di Venezia le acque sono diventate decisamente più trasparenti e ora si vedono banchi di pesci che nuotano), potrebbero cercare di preservare questo cambiamento? Grazie al supporto degli stimoli fiscali, potremmo registrare un rilancio dell’agenda verde e un aumento degli investimenti in energia rinnovabile, infrastrutture per i veicoli elettrici e così via.
Le aziende potrebbero attraversare una fase di riorganizzazione profonda e attribuire maggiore importanza al loro scopo, ossia al loro impatto sull’ambiente e sui consumatori, sulla società, sui dipendenti e sulla catena produttiva? In un contesto di crescente disuguaglianza sociale nei mercati occidentali si sta già mettendo in dubbio il ricorso ai riacquisti azionari da parte delle società per incentivare i prezzi dei titoli a spese dell’attività di investimento e dei bilanci. Ma nel periodo successivo al Covid-19 questi dubbi potrebbero aumentare? Nella mentalità dei consumatori potrebbe cambiare radicalmente la scala dei valori visto che abbiamo sperimentato un’effettiva riduzione delle libertà. Improvvisamente, potremmo ritrovarci a dare meno importanza alle cose materiali, mentre le esperienze, la salute/forma fisica e l’impegno sociale saliranno nelle priorità dei consumatori.

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Cinque azioni strategiche per rilanciare l’economia del Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

La mobilitazione di risorse straordinarie promessa dal Governo deve innescare un ciclo virtuoso per assicurare sviluppo e competitività nel lungo periodo, non solo la sopravvivenza nella fase post-emergenza. Pensiamo che l’innovazione sia centrale in questo momento storico perché, se il mondo non tornerà a essere quello che conoscevamo, la capacità di produrre cambiamento sarà una risorsa vitale.L’emergenza legata al Coronavirus può essere l’opportunità per investire nei grandi trend trasformativi e assicurare al nostro Paese un futuro rilevante nell’economia mondiale che verrà (e che probabilmente non sarà globalizzata come siamo stati abituati a pensarla negli ultimi trent’anni). In Cariplo Factory, siamo convinti che l’innovazione sia uno strumento essenziale per affrontare le sfide che ci attendono perché, se il mondo non tornerà a essere quello che conoscevamo, la capacità di produrre cambiamento sarà una risorsa vitale. Pensiamo che le startup siano il miglior agente d’innovazione disponibile sul mercato e, per questo, siano un patrimonio da tutelare e valorizzare.
Il Governo ha promesso di mettere sul piatto centinaia di miliardi di garanzie pubbliche per salvare le imprese: una dimostrazione di credito fondamentale nei confronti del sistema produttivo. Come Cariplo Factory, crediamo sia importante che questo maxi-investimento possa e debba fruttare anche in termini di innovazione, ricerca e sviluppo. Un sistema in grado di fare fronte ai bisogni di liquidità può diventare terreno fertile per accelerare su diversi fronti competitivi e adeguare i modelli di creazione del valore in una logica più sostenibile, nel rispetto non solo del patrimonio naturale ma anche del capitale umano e sociale.Abbiamo individuato cinque azioni per sostenere l’innovazione, e in particolare le startup, in questa fase di ripartenza. Cinque azioni ambiziose affinché questa crisi possa anche essere un’occasione di crescita per il sistema Italia. Le proiezioni sull’intero 2020 mostrano un crollo del PIL superiore al 10%, il dato peggiore nella nostra storia repubblicana. Molti analisti hanno già fatto scattare l’allarme per una depressione economica prolungata. In questo contesto, il rischio di paralizzare l’intero ecosistema congelando l’innovazione italiana per il prossimo decennio è concreto. Nella nostra esperienza, l’innovazione fiorisce laddove quegli agenti di cambiamento che sono le startup possono interagire con capitali o grandi aziende.
Creare un piano strategico 2020-30 per accelerare la transizione verso l’economia circolare e i nuovi modelli di creazione del valore.
Non sappiamo quando potremo dichiarare finita l’emergenza, ma già oggi sappiamo che difficilmente le cose torneranno come prima. A cominciare dalla globalizzazione: in molti, a partire dall’economista Jeremy Rifkin, si sono espressi sulla crisi di questo modello. L’economia circolare è la massima espressione di questi modelli. E per una volta l’Italia si trova nel ruolo della lepre: diversi indicatori sono concordi nel collocarci primi in Europa in molti settori dell’economia circolare. Siamo davanti anche a Francia e Germania che però, in virtù di una pianificazione più strutturata e di lungo periodo, stanno crescendo a una velocità superiore alla nostra. L’Italia utilizza al meglio le risorse destinate all’avanzamento tecnologico e ha un buon indice di efficienza (3,5 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorsa consumata, la media europea è di 2,24), tuttavia è penalizzata dalla scarsità degli investimenti (circa 2,5 volte più basso rispetto a quello della Germania e 2 volte inferiore a quello della Francia), che si traduce in carenza di innovazione (siamo all’ultimo posto per brevetti depositati), e dalle lacune sul fronte normativo. È urgente invertire la rotta: finora abbiamo agito con le leve dei bonus, degli incentivi e delle misure spot. È arrivato il momento di una misura strutturale, in grado di assicurare continuità agli investimenti e alle risorse. Crediamo che si opportuno definire una strategia nazionale di lungo periodo e un piano di azione decennale per l’economia circolare, due strumenti che potrebbero assicurare al Paese un progetto di sviluppo (sostenibile) nel lungo periodo. La pandemia ci ha permesso di toccare con mano le enormi potenzialità della trasformazione digitale. Nonostante le difficoltà di una situazione estrema, milioni di italiani hanno sperimentato i benefici dello smart working. Gli studenti di scuole e università, nel giro di pochi giorni, hanno cominciato a seguire le lezioni dietro a un tablet o un pc anziché in classe. La telemedicina è stata una panacea per assistere anziani, pazienti cronici e altri soggetti fragili, senza farli muovere da casa. Il digitale, insomma, ci ha permesso di tenere accesi i motori del Paese durante i giorni del lockdown. Ma non sono state tutte rose e fiori: mai come in questi giorni abbiamo capito che il digital divide non è una questione tecnologica bensì un tema di inclusione sociale: in Italia solo il 24% delle abitazioni è raggiunto da servizi di rete ultraveloce e ci sono molte zone a “fallimento di mercato” dove gli operatori non hanno convenienza a portare la loro offerta.
Tuttavia, il problema vero non è l’hardware, ma il software, cioè i nuovi contenuti, i nuovi servizi, i nuovi processi, le nuove soluzioni di efficientismo, i nuovi canali di vendita. In una parola, il change management. Enormi opportunità che rischiamo di non cogliere. Il digitale è il principale fattore abilitante per la crescita post emergenza e per la competitività delle nostre imprese, grandi e piccole che siano, nel lungo periodo. Per questo occorre una strategia che stimoli la trasformazione digitale: crediamo che defiscalizzare gli investimenti pubblici e privati destinati allo sviluppo di progetti innovativi sia il modo migliore per perseguire questo obiettivo. Soprattutto se questi progetti coinvolgono le startup in una logica di open innovation e di collaborazione con le imprese.
Le startup e le PMI innovative costituiscono il motore dell’innovazione. Sono imprese fragili, che esprimono numeri poco rilevanti da un punto di vista macroeconomico (il valore della produzione ammonta a circa 1,2 miliardi di euro per 12 mila posti di lavoro), tuttavia con un enorme potenziale di crescita. Lo stallo dell’economia, causa emergenza Covid-19, rischia di colpire prima di tutto loro. Prive di significative riserve di cassa, spesso esposte dal modello “as a service” e fortemente impegnate nella continua evoluzione della loro soluzione, una parte rilevante delle startup italiane rischia di non superare l’anno in corso. E, come detto, è un rischio che l’innovazione italiana non può permettersi di correre. Il perché è tutto in un numero: 10 miliardi di euro. È la valutazione media delle cosiddette startup unicorno (cioè con valutazione superiore al miliardo), poco meno di 500 aziende nel mondo che 30 anni fa non esistevano e che hanno utilizzato moltiplicatori di crescita possibili soltanto grazie a servizi e prodotti innovativi.Alla luce di questa fotografia, pensiamo che le grandi corporate Italiane (e in generale le aziende di qualsiasi dimensione) debbano essere stimolate alla creazione di fondi di Corporate Venture Capital prevedendo logiche di matching fund di finanza pubblica. Vale a dire che a fronte della costituzione di un fondo di Corporate Venture Capital, un contributo pubblico con la medesima quota di capitale ne raddoppierebbe la capacità di investimento. Crediamo che questa misura possa creare le condizioni ideali per permettere alle grandi aziende del nostro Paese di lavorare con il comparto startup e innescare virtuosamente l’innovazione made in Italy. (abstract)

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Coronavirus: un’opportunità per credere e investire in Italia e nella nostra economia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

A cura di Alberto Foà Presidente di AcomeA SGR. Ci troviamo ad affrontare una crisi globale nata come emergenza sanitaria da coronavirus che si è evoluta in emergenza economica. Quello che abbiamo visto accadere a partire dal 24 febbraio è stato una specie di arresto cardiocircolatorio del sistema. Nonostante le notizie sul coronavirus in Cina circolassero da un paio di mesi, il mercato è stato preso alla sprovvista. Tutti abbiamo pensato che, come nel caso della Sars, il virus restasse confinato in quell’area. Con lo scoppio dei primi casi in Italia il mondo intero si è trovato di fronte a una realtà brutale: il virus era diventato un problema globale. Per far fronte a questa situazione sono stati presi importanti provvedimenti di natura monetaria da parte delle Banche Centrali che hanno annunciato un “Quantitative Easing infinito” ossia l’acquisto di titoli di Stato in modo illimitato per finanziare l’ampliamento della spesa pubblica varata dai governi, tesa a sostenere e a traghettare l’economia al di là di questo periodo di crisi. In particolare, la BCE ha rivestito un ruolo fondamentale perché, avendo prima varato un aumento del QE, un programma già in essere di riacquisto dei titoli di Stato emessi dai Paesi dell’area euro, e poi il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program), un piano da 750 miliardi pari a circa il 5-6% del Pil, ha messo una rete di sostegno sotto al mercato dei titoli di stato, italiani in particolare. È evidente, quindi, che se oggi non facessimo parte dell’Europa ci troveremmo nelle stesse condizioni di qualsiasi altro paese emergente che ha visto, non solo i titoli di Stato crollare, ma anche la propria valuta svalutarsi del 20, 30 o, addirittura, del 35%. Grazie al PEPP e all’annullamento del cosiddetto Fiscal Compact (cioè l’Italia non è più tenuta al rispetto di alcuni parametri nella definizione del deficit), il nostro Paese ha la possibilità di aumentare i livelli di spesa praticamente senza vincoli. Inoltre, la BCE ha abbandonato la cosiddetta “capital key”: prima il QE era proporzionale al Pil dei diversi paesi, ora la BCE, che nell’ultimo mese ha cominciato a rendere operativo questo piano, ha potuto comprare molti più BTP italiani che bund tedeschi. Senza queste tutele, oggi, ci troveremmo con i BTP con uno spread inimmaginabile e l’Italia avrebbe un mercato finanziario chiuso senza possibilità di emettere titoli di Stato. È chiaro, quindi, come la diatriba nata intorno al MES rischia di essere disinformativa: il MES è un fondo creato nel 2010 con della condizionalità. La versione proposta oggi non ha alcuna condizionalità se non che l’importo del prestito richiesto sia entro il 2% del Pil (quindi, nel caso dell’Italia, parliamo di 35-36 miliardi avendo un Pil di circa 1,6 trilioni) e che questi soldi vengano spesi direttamente per l’emergenza sanitaria.I singoli Paesi, dal canto loro, hanno attuato dei provvedimenti di aumento della spesa pubblica. La Germania, ad esempio, ha stanziato 156 miliardi, pari a circa il 3% del Pil. Si tratta di investimenti in spesa viva, cioè sussidi di disoccupazione, sostegno alle piccole medie imprese, differimento di tasse. A questo si aggiunge una linea di cassa dello Stato che dà garanzie per 400 miliardi affinché le banche possano erogare alle piccole medie imprese soldi in maniera rapida per far fronte a possibili carenze di liquidità. Infine, c’è una terza linea da 200 miliardi di euro che servirà ala Germania per sostenere il capitale delle grandi imprese. L’Inghilterra, invece, ha nazionalizzato le ferrovie inglesi per sei mesi questo significa che, in questo arco di tempo, gestirà il conto economico delle ferrovie inglesi e ciò significa che lo Stato si accollerà le perdite. Stessa cosa, ma con proporzione diverse, è stata fatta negli Stati Uniti e in Italia. La sfida, ora, è superare il passaggio dal decreto all’erogazione reale dei fondi alla piccola-media impresa, snellendo la macchina burocratica.In Italia, le imprese sono, in media, meno indebitate rispetto a quelle di altri Paesi. È evidente, però, che a fronte di una mancanza di reddito, essere poco o molto indebitati è ininfluente, è comunque complicato riuscire a mantenere in attivo il proprio business. A oggi la priorità del Governo e delle Regioni deve essere quella di far finire l’emergenza sanitaria. Prima finirà l’emergenza sanitaria, prima tutti i provvedimenti che il governo ha introdotto potranno essere implementati e prima ci potremo allineare con quello che succede nel resto del mondo. Viviamo in una società sempre più interconnessa, perciò per un singolo Stato non è possibile pensare di poter sopravvivere economicamente se gli altri Paesi vanno a fondo. Dal punto di vista economico il mondo, a un certo punto, si riprenderà, proprio grazie a questo sforzo coordinato a livello mondiale delle banche centrali e dei Governi, seppur con conseguenze negative che non possiamo negare. Per questo, lato strategia di investimento, la nostra indicazione è di usare questa fase per aumentare l’investimento in azioni che, in questo momento, sono particolarmente depresse. La Borsa Italiana è fra quelle in condizioni più critiche, basti pensare che Il valore totale delle imprese italiane quotate è oggi uguale al valore di Facebook. Il rapporto fra capitalizzazione di Borsa e Pil in Italia è fra i più bassi del mondo occidentale. A fine 2018, era pari al 36% contro il 148% degli USA, il 107% del Regno Unito, l’88% della Francia, il 66% del Brasile, il 55% della Germania e il 46% dell’Indonesia. Questo fattore rappresenta uno svantaggio nello scenario competitivo internazionale e rende difficile per le imprese italiane raccogliere capitali freschi per investimenti sul mercato. Oggi è un momento molto interessante per investire in Italia anche perché il nostro Paese si caratterizza per avere un rapporto molto elevato fra ricchezza finanziaria privata e reddito disponibile. A fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 9.743 miliardi di euro, 8 volte il loro reddito disponibile. Gli immobili hanno costituito la principale forma di investimento delle famiglie per un valore di 5.246 miliardi di euro. Il totale delle passività delle famiglie è stato pari a 926 miliardi di euro (principalmente mutui casa). Le attività finanziarie hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente. Questa ricchezza finanziaria degli italiani è per la stragrande maggioranza investita in obbligazioni, in polizze assicurative a rendimento più o meno garantito. Ci sono 1.500 miliardi depositati in conti correnti, pari a quasi il 100% del PIL. Perché, quindi, prima di chiedere soldi all’Europa, non spingiamo affinché almeno una piccola parte di questa liquidità dormiente, affluisca in Borsa dando sostegno alle nostre imprese? Sosteniamo il sistema Italia. È nostro dovere essere i primi a credere nella nostra economia, una economia, da un punto di vista imprenditoriale, forte e competitiva a livello internazionale.

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Coronavirus: Rilanciare l’economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

“Di fronte alla grave crisi economica e sociale causata da coronavirus occorrono ricette coraggiose, che non solo rispondano alle urgenti esigenze economiche e sociali ma che si fondino sui principi del Green New deal europeo, a tutela del clima e delle risorse naturali” E’ il contenuto principale con cui prende forma oggi una forte alleanza che comprende in modo trasversale, fra gli altri, 11 ministri dell’Ambiente, tra cui Sergio Costa, il ministro italiano degli Affari europei, quasi 80 membri del Parlamento europeo, la società civile tra cui BirdLife International, di cui Lipu è il partner italiano, amministratori delegati di importanti realtà produttive e confederazioni sindacali.“La crisi globale determinata dal Covid19 – dichiara Aldo Verner, presidente della Lipu-BirdLife Italia – ci pone direttamente a confronto con l’assoluta necessità di ristabilire condizioni di sicurezza per tutti noi e fronteggiare all’incombente crisi economica. Non dobbiamo però commettere gli errori del passato in campo sociale e ambientale: occorre proseguire col Green New Deal intrapreso dalla Commissione europea prima della crisi, volto ad agire in modo solidale, per la trasformazione energetica e per la conservazione del patrimonio naturale e della biodiversità”.“La grande alleanza nata oggi a livello europeo avrà il fondamentale compito di contrastare tutte le azioni volte a ripristinare un’economia e un modus operandi ormai anacronistici, basati sullo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali e non curante dei cambiamenti climatici – prosegue Aldo Verner – Riteniamo che solo grazie a ecosistemi in buona salute potremo mitigare, in futuro, gli effetti di tragedie come quelle che stiamo vivendo.“Facciamo dunque appello alle istituzioni e alle parti sociali affinché trovino il coraggio per costruire un futuro dove – conclude il presidente della Lipu – i valori fondanti siano la solidarietà, il benessere sociale e la tutela dell’ambiente.

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L’economia italiana riparte on-line

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

Mentre politica e istituzioni pensano alle possibili soluzioni per il dopo Coronavirus, i manager e le imprese stanno già reagendo con modalità del tutto innovative rispetto al passato. Hanno infatti già superato quota 250 in una sola settimana gli incontri one-to-one a distanza fra manager italiani che dalle loro case si sono collegati per portare avanti il business e discutere di strategie e soluzioni per il futuro. Sono dirigenti di settori che vanno dalla logistica alla finanza, dall’energia all’e-commerce, dal retail al marketing e agli acquisti, dall’information technology alla sicurezza fisica e sul lavoro. Rappresentano mercati e aziende che non vogliono e non possono fermarsi. Altri 250 incontri circa sono in programma per la settimana in corso. L’hashtag #restoacasaMAreagisco è il messaggio che hanno voluto condividere. I settori che si sono dimostrati più reattivi sono il settore Energia e HSE (Salute e sicurezza ambientale), seguito da e-commerce e information technology. L’iniziativa è stata resa possibile grazie a Richmond Italia e alla sua piattaforma, riconvertita in brevissimo tempo da strumento per appuntamenti fisici a luogo di incontro on-line e messa a disposizione gratuitamente per far sì che le persone e le idee possano continuare a incontrarsi anche in questa fase di stasi. Intorno a Richmond Italia gravita infatti una estesa comunità di manager. Considerando coloro che hanno preso parte a eventi negli ultimi 5 anni, sono circa 7500 operatori, di cui circa 6000 delegates (grandi e medie aziende che investono) e 1500 exhibitor (aziende fornitrici alla ricerca di partner e clienti). “Far incontrare le persone e le aziende è quello che facciamo da 25 anni – ha sottolineato Claudio Honegger, fondatore di Richmond Italia e pioniere in Italia degli eventi business-to-business con agende programmate – All’inizio di questa crisi, 6 settimane fa, abbiamo creduto che l’unica opzione possibile fosse aspettare la fine della tempesta. Poi abbiamo capito che starsene con le mani in mano non era la cosa giusta da fare, ci siamo riuniti e abbiamo pensato a cosa potessimo fare di utile. Abbiamo deciso di dare la possibilità alle aziende di incontrarsi gratuitamente online, facendo in modo che domanda e offerta continuassero e cercarsi e trovarsi. Così è nato il nuovo format Richmond 121, e l’hashtag #restoacasaMAreagisco. La risposta dei manager è stata inequivocabile: rimbocchiamoci le maniche”. Ogni anno Richmond Italia organizza 16 eventi business-to-business che creano opportunità di business. Durante questi eventi le persone generano il valore, e al tempo stesso ne sono i principali beneficiari. “Sono sicuro che torneremo a organizzarli presto e che le persone avranno sempre più voglia di incontrarsi faccia a faccia, d’altronde il nostro claim è Human2Human – ha spiegato Claudio Honegger – Non posso tuttavia non considerare che la situazione che stiamo vivendo ha fatto fare un salto in avanti alla tecnologia, e ci ritroviamo tutti un po’ più confidenti con i video meeting. Per questo la modalità online rientrerà sempre di più nel nostro modello di business. Oggi la piattaforma è a disposizione gratuitamente per dare un segnale concreto di reazione, domani potrà diventare un modello di business che si affiancherà a quello esistente”. (by Matteo Gavioli)

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