Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

Posts Tagged ‘economia’

Governo. L’economia per sentita dire

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2020

Mettiamo soldi in tasca ai cittadini e l’economia ripartirà.L’abbiamo sentita diverse volte questa approssimazione ai temi economici che trova riscontri nella conversazione giornaliere.Cosa c’è di più semplice? Più soldi in tasca, più spesa, più ricchezza per tutti.L’ultima è quella del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, il quale sostiene che se si mettono 100 euro in tasca ai cittadini l’economia ripartirà. L’avevamo sentita per il Reddito di cittadinanza e l’economia non è ripartita, l’avevamo sentita per Quota 100 con l’equazione: tanti vanno in pensione, tanti posti di lavoro si creeranno e l’economia ripartirà; anche in questo caso l’economia non è ripartita.In sostanza siamo di fronte a maggiore spesa pubblica, alla quale non corrisponde una diminuzione, o razionalizzazione, della spesa stessa, il che fa aumentare il debito pubblico, il quale ha raggiunto la cifra astronomica di 2.444 miliardi che non fanno bene alla nostra economia, considerato che il Pil, cioè la ricchezza prodotta, si avvicina percentualmente allo zero.Queste ricette economiche, “semplici semplici”, attraggono l’attenzione di chi ci vuol credere, ma non risolvono il problema. Continuare a proporle può trovare il consenso popolare, ma non raggiungono l’obiettivo propagandato.
( Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Economia: Tagliamo il cuneo fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 gennaio 2020

“La riduzione delle imposte in busta paga era la priorità, come ho sempre detto.Dovevamo intervenire al più presto ma soprattutto dovevamo farlo senza complicare la vita ai lavoratori e ai datori di lavoro. Per questo abbiamo scelto, temporaneamente ed in attesa di realizzare una riforma strutturale del sistema fiscale, di utilizzare in parte uno strumento che abbiamo ereditato: quello del bonus. Siamo assolutamente consapevoli del fatto che questo crei forti distorsioni e che non tenga conto del principio della proporzionalità, per questo, quando venne introdotto, lo abbiamo criticato aspramente.
Tuttavia avevamo due possibilità: chiuderci a riccio e non utilizzare i tre miliardi stanziati in manovra per la riduzione del cuneo, oppure dare un po’ di respiro ai lavoratori usando un veicolo già esistente. Abbiamo optato per la seconda, potenziandolo per estendere il massimo beneficio a quanti più lavoratori possibili. Quello che conta per noi è raggiungere il risultato per i cittadini.
Da luglio, i lavoratori che percepiscono un reddito compreso tra gli 8.000 e i 28.000 riceveranno un bonus non più di 80 euro mensili, bensì di 100 euro. Per i lavoratori con redditi al di sopra dei 28.000 euro abbiamo previsto una detrazione di importo che decresce fino ad 80 euro in 35.000 e che si azzera a 40.000 euro di reddito. Dalle nostre stime saranno 4,3 milioni i cittadini che ne beneficeranno e riceveranno una busta paga più “pesante”. La misura sarà temporanea prima di realizzare una storica riforma dell’IRPEF, su cui siamo a lavoro, ma che richiede più tempo. Ma gli effetti di questo taglio rimarranno anche in futuro, anzi si accentueranno.
Facciamo le cose che servono. Nessuna incoerenza, abbiamo percorso l’unica strada possibile per intervenire immediatamente, evitando disagi a cittadini e imprese. E ora a lavoro per portare a casa una riforma epocale”. Lo ha scritto su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Economia reale e private banking

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Milano Martedì 21 gennaio 2020, ore 10:30 – Piazza Affari 6 presentazione del Quaderno di Ricerca Intermonte SIM, Politecnico di Milano – School of Management e AIPB su “Economia reale e Private Banking: una analisi dell’impatto del settore sul Paese” Programma:
10h30 Discorso di benvenuto Raffaele Jerusalmi, Amministratore Delegato Borsa Italiana
10h40 Discorso di benvenuto Paolo Langé, Presidente AIPB
10h50 Introduzione ai lavori Guglielmo Manetti, Amministratore Delegato Intermonte Sim
11h00 Esposizione della ricerca Prof. Giancarlo Giudici – Politecnico di Milano – School of Management
11h40 Tavola rotonda. Panel: Saverio Perissinotto – Direttore Generale Intesa Sanpaolo Private Banking, Andrea Ragaini – Vicedirettore Generale Banca Generali, Federico Sella – Amministratore Delegato Banca Patrimoni Sella & C., Guglielmo Manetti – Amministratore Delegato Intermonte Sim

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Economia circolare

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Secondo alcuni esperti, l’umanità sta utilizzando le risorse della natura più velocemente di quanto gli ecosistemi del nostro stesso pianeta possano rigenerare. Gli stessi affermano che il Mondo ha consumato nel solo 2019 le risorse di 1,75 pianeti. A quanto pare in questo terribile primato l’Italia sarebbe ancora più veloce. Basti vedere i dati allarmanti della qualità dell’aria in Europa e in Italia e quanto gli effetti dei cambiamenti climatici si ripercuotano in termini metereologici sui Paesi: le mezze stagioni sono scomparse, il freddo è sempre più pungente e il caldo asfissiante. Nel 2019 la primavera è durata meno di 25 giorni rispetto ai 90 previsti dal ciclo stagionale (fonte: servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare).Visto l’interesse dei giovani e le difficoltà del sistema scolastico, ADICONSUM ha realizzato il progetto “Cresciamo circolare” che è stato pensato come un percorso di consapevolezza e sensibilizzazione, atto a stimolare la riflessione, aumentare l’attenzione e incoraggiare all’azione i giovani sul tema dell’economia circolare.Il progetto è rivolto agli studenti della scuola primaria (6-10 anni). Grazie a “Cresciamo circolare”, studenti e insegnanti avranno materiale gratuito da scaricare dal sito web ADICONSUM per svolgere, in maniera autonoma, lezioni e lavori sul tema dell’economia circolare.Inoltre, le attività svolte dai bambini potranno partecipare al Concorso “UN’AVVENTURA LUNGA UN ANNO”, legato al progetto. Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 30 maggio 2020 all’indirizzo di posta elettronica cresciamocircolare@adiconsum.it – mettendo nell’oggetto della mail “Cresciamo circolare”.

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L’economia sostenibile e la dottrina sociale della Chiesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Mentre il mondo della finanza e dell’impresa, pur con ritardi e possibili opportunismi, prende decisamente l’iniziativa per un’evoluzione delle logiche di mercato verso una maggiore attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e sociale, quelli che dovrebbero essere i suoi naturali interlocutori tacciono (il sindacato) o si rifugiano in una visione vetero-statalista, dai sentori vagamente marxisti (la Chiesa Cattolica). Se il tacere dei primi non consente purtroppo, al momento, l’apertura di un confronto, la loquacità della Chiesa cattolica suscita in chi scrive un doloroso senso di frustrazione, per il venir meno di un interlocutore che ha sempre contribuito e spesso guidato l’evoluzione della civiltà occidentale, e un bisogno di reagire.
E, ovviamente, il sancta sanctorum di queste iniquità è l’industria finanziaria che è dipinta come “un luogo dove gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali”. Delle tremende tragedie della storia emerse nel ‘900 e che credevamo derivassero dai deliri di onnipotenza della politica, ecco che la finanza acquista un ruolo “che ha pochi uguali” come dannosità per la collettività. A sostegno di questa tesi vengono utilizzati vetusti strumenti retorici marxisti, come la trasformazione del denaro da mezzo a fine (la famosa inversione del ciclo merce-denaro-merce in denaro-merce-denaro della teoria del valore) e “la predominanza della rendita da capitale rispetto al reddito da lavoro”: il capitale, secondo questa visione, non produrrebbe altro che una parassitaria “rendita”, a fronte del virtuoso “reddito” derivante dal lavoro. Tutte le altre forme di intermediazione finanziaria vengono accusate di essere asservitea “scopi prevalentemente speculativi” che rischiano di “soppiantare tutti gli altri principali intenti che sostanziano l’umana libertà”. Oggetto di riprovazione diventano anche concetti come “efficienza”, “competizione”, “leadership”, “merito” poiché “tendono ad occupare tutto lo spazio della nostra società civile, assumendo un significato che finisce per impoverire la qualità degli scambi, ridotta a meri coefficienti numerici”.
Un esempio paradigmatico delle nefandezze della speculazione finanziaria viene poi rilevato “quando il mero intento di guadagno da parte di pochi – magari di importanti fondi di investimento – mediante l’azzardo di una speculazione volta a provocare artificiosi (sic!) ribassi dei prezzi dei titoli del debito pubblico, non si cura di aggravare la situazione economica di interi Paesi, mettendo a repentaglio non solo progetti pubblici di risanamento ma la stessa stabilità economica di milioni di famiglie, costringendo nel contempo le autorità governative a intervenire con ingenti quantità di denaro pubblico, e giungendo perfino a determinare artificiosamente il corretto finanziamento dei sistemi politici”. Riecheggiano in queste litanie le tesi tremontiane dei complotti orditi dai mercati per impedire il dispiegarsi delle “magnifiche sorti e progressive” di una politica “unta dal Signore”. Non quindi l’irresponsabilità di governi che hanno portato al dissesto delle finanze pubbliche, con conseguente disaffezione dei loro disperanti creditori, ma una congiura speculativa che ostacola il risanamento e turba l’esercizio della sovranità popolare, sotto l’impulso di un demoniaco cupio dissolvi.
Tutte le considerazioni sono poi pervase da uno spirito apocalittico per il presunto prevalere dell’economia finanziaria sull’economia reale, dove a farla da padrone è quel “capitale finanziario” del quale già negli anni ’30 del secolo scorso gli epigoni di Marx (si pensi all’omonimo testo di Hilferding) denunciavano il carattere rapace da “fase finale del capitalismo”.
E su un piano più legato alla politica economica si riconosce “come il debito pubblico spesso è anche generato da una malaccorta – quando non dolosa – gestione del sistema amministrativo pubblico. Tale debito, vale a dire l’insieme delle passività finanziarie che pesa sugli Stati, rappresenta oggi uno dei maggiori ostacoli al buon funzionamento della crescita delle varie economie nazionali”.
Questa lucida visione del ruolo dell’impresa come luogo del manifestarsi della libertà umana e al contempo come vettore delle relazioni sociali culmina nell’osservazione che “la naturale circolarità che esiste tra profitto – fattore intrinsecamente necessario ad ogni sistema economico –e responsabilità sociale – elemento necessario di ogni forma civile di convivenza – è chiamata a rivelare tutta la sua fecondità, mostrando altresì il nesso indissolubile, che il peccato tende a nascondere, fra un’etica rispettosa delle persone e del bene comune e la reale funzionalità di ogni sistema economico e finanziario”. Mal si conciliano, a parere di chi scrive, queste solide premesse concettuali con le approssimative diagnosi della situazione attuale del sistema economico e finanziario e soprattutto con le stantie terapie stataliste suggerite nella pretesa pars construens delle “Considerazioni”. È comunque dalla profondità delle prime che è possibile trarre quel contributo di “verità” che la Chiesa può portare al dibattito in corso sugli “scopi” dell’impresa e dell’economia finanziaria nella quale l’impresa è indissolubilmente inserita. In abstract https://isrilstudi.wordpress.com)

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Concorso “Storie di Economia Circolare”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 dicembre 2019

Il presidente di Ecodom Maurizio Bernardi dichiara: è importante raccontare la positività. Documentare che l’Economia Circolare è possibile per far conoscere le esperienze già attive nel nostro Paese. È necessario alimentare la consapevolezza che esiste la possibilità di fare impresa in modo diverso, che davvero si può operare senza sprecare, che qualcuno riesce a cambiare il corso delle cose. Per questo abbiamo creato l’Atlante dell’Economia Circolare, un vero censimento delle realtà virtuose; e per questo abbiamo voluto un Concorso, un premio a chi sa raccontare in modo bello ciò che di bello già accade in ogni parte d’Italia. Le storie presentate quest’anno hanno narrato diverse realtà di Economia Circolare in Italia: da quelle che creano oggetti usando esclusivamente materiali di recupero, a quelle che pensano che le case del futuro siano quelle costruite con le tecniche del passato, passando per le aziende cha sanno coniugare la filosofia della circolarità ai princìpi di inclusione e recupero sociale”. Qualche dettaglio sulle esperienze raccontate dai vincitori:
L’A.P.S. Farina 080 Onlus (Bari) è un’associazione che opera da oltre due anni nel capoluogo pugliese sul tema dello spreco alimentare. Il suo progetto più importante è Avanzi Popolo 2.0, che mira ad attivare la cittadinanza contro lo sperpero di cibo.
BAG – Beyond Architecture Group (Roma) è uno studio di progettazione attivo nell’ambito dell’architettura sostenibile. Progetta e realizza abitazioni e installazioni utilizzando materiali locali, da riciclo e naturali, e sviluppando soluzioni di design che consentono un elevato risparmio energetico.
DAY (Roma) è un laboratorio nato nel marzo del 2019 all’interno del Villaggio Globale. Ad aprirlo è Sait, arrivato all’età di 16 anni in Italia dal Kurdistan nella speranza di una vita migliore. A Roma, per anni, Sait ha lavorato come interprete e operaio, fino a realizzare il suo sogno di costruire giocattoli per bambini.
Giunko S.r.l. (Bologna) nasce alla fine 2014 intorno a Junker, la app che riconosce ogni prodotto dal codice a barre (oltre che dai simboli degli imballaggi e dalla ricerca testuale), dice di che materiale è composto e in quale bidone va separato secondo le regole del comune in cui si trova.
Il Centro per lo Sviluppo Sostenibile (Milano), promuove la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente e della salute, l’energia sostenibile. Per il biennio 2018-2019 il CSS ha dato vita al progetto sperimentale MAIC: Modello italiano di Allevamento di Insetti Commestibili.
Alla realizzazione dell’Atlante Italiano di Economia Circolare (www.economiacircolare.com) hanno contribuito anche Poliedra, Consorzio del Politecnico di Milano che svolge attività di ricerca nei settori della valutazione ambientale e della sostenibilità, A Sud, associazione indipendente impegnata nella tutela e nella giustizia ambientale, Ecosistemi, fondazione specializzata in strategie per lo sviluppo sostenibile, Banca Popolare Etica, istituto creditizio ispirato ai principi di trasparenza ed equità e Zona, associazione di reporter e photo editor di fama internazionale.

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La crescita del Pil dipende molto dalla partecipazione femminile all’economia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

«Mentre il governo rossogiallo boccia tutte le proposte presentate da Fratelli d’Italia alla manovra per sostenere l’occupazione femminile e la conciliazione vita-lavoro, il governatore della Banca d’Italia Visco dice giustamente che la crescita del Pil italiano dipende molto dalla partecipazione femminile all’economia. I dati italiani sull’occupazione fanno riflettere: nella nostra Nazione c’è un tasso di occupazione del 60% mentre la media europea è del 70% e l’obiettivo della UE è arrivare al 75%. È possibile invertire questo trend solo se si lavora per mettere le donne nelle condizioni di non dover scegliere tra famiglia e lavoro. Serve una rivoluzione del welfare che metta al centro la famiglia e i suoi interessi: Fdl la chiede da tempo e continuerà a battersi per raggiungere questo obiettivo». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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“2020 – l’anno dell’agitazione?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

A cura di William Davies, Chief Investment Officer. Il 2020 si preannuncia agitato, a causa dei disordini civili e delle guerre commerciali in atto oltre che a causa di rivolgimenti politici e volatilità di mercato. Crediamo che l’economia mondiale continuerà a espandersi a ritmi più blandi e disarmonici tra le varie regioni. In questo scenario di prolungata crescita debole, bassi tassi d’interesse e timida inflazione, ci muoviamo lungo una sottile linea di equilibrio tra rischi al rialzo – come un’improvvisa accelerazione della crescita – e al ribasso, tra cui la minaccia di una recessione più profonda. Il nostro approccio globale e l’intensità della nostra attività di ricerca in un contesto simile ci permettono di destreggiarci abilmente tra questi sviluppi macroeconomici e di mercato. A fine estate abbiamo raggiunto un punto critico, quando i principali indicatori di mercato hanno toccato livelli storicamente precursori di recessione nei mercati sviluppati. Infatti, la storia recente insegna che un’inversione della curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitense è spesso seguita da una recessione. Tuttavia, pur esistendo ancora questa probabilità, non è detto che si arrivi a una recessione e, con il passare dei mesi, siamo ora più propensi a ipotizzare un rallentamento meno marcato, sotto forma di crescita bassa ma positiva o leggermente negativa.Sotto un profilo storico, quando il nostro indicatore interno di recessione per gli Stati Uniti raggiunge il 30% significa che una recessione è probabile. A settembre ha toccato il 24%, ma questo rischio ora è in via di stabilizzazione. Tuttavia, forse non importa molto se entreremo o meno in una recessione, perché probabilmente sarà solo di modesta entità. La Germania, ad esempio, ha solo sfiorato la recessione quest’anno e i mercati non manifestano segni di panico, almeno finché la disoccupazione resta bassa.Nel nostro scenario di base riteniamo improbabile un’accelerazione della crescita e altrettanto improbabile l’ipotesi di profonda recessione. In tale contesto, l’elemento di lunga duration dei mercati, siano essi obbligazionari o azionari, resta relativamente interessante. Le questioni geopolitiche continuano a innervosire gli investitori, con il protrarsi delle guerre commerciali e della Brexit in un’economia già alle prese con la fase conclusiva del ciclo, ma le tendenze di crescita strutturale offriranno opportunità a lungo termine, a prescindere dalla nostra previsione leggermente positiva o negativa sulla crescita.
E allora dov’è tutta questa agitazione? O meglio, quali fattori potrebbero turbare la situazione? I riflettori delle cronache sono puntati sul commercio ma la mia preoccupazione è altrove: sui disordini civili che stanno avvenendo in tutto il mondo, pur con ragioni molto differenti da regione a regione. Le proteste di inizio anno dei Gilet Gialli contro le misure di austerità del governo hanno assunto maggiore importanza. Abbiamo assistito alle proteste di Hong Kong, inizialmente incentrate sul trattato di estradizione, che rischiano verosimilmente di aggravare le tensioni tra Stati Uniti e Cina, se non altro nel contesto della guerra commerciale in atto. Le proteste hanno determinato un cambio di rotta politico. A questo si aggiungono le proteste in Cile per il rincaro dei biglietti della metropolitana, la crisi bancaria in Libano e molti altri esempi in tutto il mondo. L’aggravarsi delle disuguaglianze è in parte dovuto all’azione di forze strutturali, come la sottoccupazione (l’aumento dei contratti a zero ore e una forza lavoro più flessibile), il crollo delle adesioni sindacali e le tecnologie e innovazioni dirompenti. La reazione a queste forze è un fattore determinante e potrebbe addirittura portare a invertire il processo di globalizzazione (che ha consentito alle aziende di aggiudicarsi forza lavoro a basso costo da tutto il mondo). Facendo leva su questo tema, in effetti, Donald Trump ha costruito una campagna elettorale incentrata su politiche protezionistiche tese a persuadere la forza lavoro nazionale, soprattutto nei settori dell’acciaio e dell’industria automobilistica. Anche la sua guerra commerciale è intrisa degli stessi toni populisti. La disoccupazione resta bassa ma ciò non basta a fermare le proteste. Con l’elezione di Trump, gli Stati Uniti hanno già segnalato un’inversione della globalizzazione. Nel Regno Unito invece, la svolta estremista potrebbe giungere nella persona di Jeremy Corbyn, che graverebbe allo stesso modo sulla redditività aziendale, anche se in questo momento sembra improbabile che Corbyn, se eletto, ottenga la maggioranza. Lo stesso vale per Boris Johnson, anche se la fragilità del nostro sistema politico attuale non esclude cambiamenti repentini. Dopotutto, cinque settimane prima delle ultime elezioni statunitensi Donald Trump era considerato “ineleggibile”. La Brexit, dal canto suo, impatterà certamente la fiducia all’interno del e verso il Regno Unito, ma non dovrebbe avere grosse ripercussioni a livello globale e difficilmente produrrà una recessione, anche in caso di un esito ritenuto “sfavorevole”. Se l’esito della Brexit è importante per il Regno Unito e gli Stati confinanti, non va dimenticato che il Paese produce solo il 3% del PIL mondiale. (articolo pubblicato in abstrac da http://www.columbiathreadneedle.com)

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A Sochi il primo summit economico tra Russia e Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Dopo la Cina, anche la Russia ha organizzato alla fine di ottobre a Sochi il primo summit economico con tutti i 54 paesi dell’Africa e le sue più importanti organizzazioni regionali. Nel corso di due giorni di discussioni e di intensi negoziati tra le varie delegazioni e i ben 40 capi di Stato, sono stati siglati più di 500 importanti documenti, tra accordi, memorandum e contratti veri e propri per un ammontare di oltre 20 miliardi di euro. Attualmente l’interscambio commerciale tra Russia e Africa è di circa 20 miliardi di dollari, con un aumento del 17% nell’ultimo anno. Ancora molto lontano dai 170 miliardi dei commerci tra Cina e il continente africano. Il presidente Putin, però, ha annunciato l’intenzione di raddoppiare gli scambi entro 4-5 anni. Ha ricordato che in passato la Russia ha cancellato più di 20 miliardi di dollari di debiti che i paesi africani avevano accumulato durante il periodo sovietico. “Non solo per una ragione di generosità, ma anche come una manifestazione di pragmatismo, in quanto molti paesi africani non erano in grado di pagare gli interessi sui prestiti”, ha ricordato, e anche per dare inizio ad una nuova fase di fattiva cooperazione economica e politica basata sul principio dello “scambio del debito con lo sviluppo”. A differenza della Cina, che è in grado di offrire enormi prestiti a condizioni favorevoli in cambio, però, dell’accesso alle materie prime africane e alla costruzione e gestione delle grandi infrastrutture, come ferrovie, strade, porti e dighe, la Russia non ha grande bisogno di quelle materie prime poiché anch’essa ne possiede in grande abbondanza. Ciò vale anche per l’energia e le tante ambite “terre rare”, i materiali di importanza strategica per i delicati settori militari, delle comunicazioni e delle tecnologie più avanzate. Mosca intende rafforzare e valorizzare soprattutto i legami scientifici e culturali con il continente che, secondo le valutazioni di molti, promette di diventare un nuovo centro di opportunità e crescita dell’economia mondiale. Cosa che, purtroppo, spesso l’Europa preferisce ignorare. Una vecchia analisi dei rapporti in essere vorrebbe la Russia semplicemente come un grande fornitore di armi. In verità, molti armamenti provengono ancora da Mosca e personale qualificato riceve un training militare in Russia, ma la Russia è anche tra i primi 10 fornitori di cibo al mercato africano.
Ci sembra che l’intenzione russa sia strategica più che economica. S’intende creare un nuovo meccanismo per il dialogo e la partnership tra Russia e Africa, anche nell’ottica di un ordine politico internazionale multipolare. Quello di Sochi è stato il primo forum dei capi di Stato che dovrebbe ripetersi ogni tre anni, preparato con più frequenti incontri a livello ministeriale secondo le tematiche congiuntamente decise.
Putin, ovviamente, ha ricordato il sostegno russo alla lotta dei popoli africani contro il colonialismo, il razzismo e l’apartheid e ha rinnovato l’impegno per il rispetto e la difesa della loro indipendenza e della loro sovranità. Al riguardo oggi, oltre alla partecipazione nella costruzione delle infrastrutture, Mosca intende continuare l’impegno per il training professionale e scientifico di migliaia di giovani africani presso le università russe, dove già studiano 17.000 studenti africani, ma anche presso i nuovi centri di cultura e di qualificazione professionale che la Russia intende creare in molti paesi dell’Africa. E’ importante notare le nuove aree di cooperazione discusse a Sochi: oltre alle infrastrutture, le risorse energetiche rinnovabili e il nucleare per scopi pacifici, le tecnologie digitali, la sanità, l’information security, e le nuove frontiere dell’ingegneria. Un aspetto non secondario del Forum è stato l’impegno di favorire il rapporto tra l’Unione Economica Eurasiatica e gli stati africani, soprattutto con le sue organizzazioni, come l’Unione Africana. Ciò è ancora più importante se si considera che soltanto pochi mesi fa è stato siglato a Niamey, in Niger, l’accordo per un mercato africano libero dai dazi. Il presidente russo naturalmente ha polemizzato con “certi stati occidentali che stanno esercitando pressioni, intimidazioni e ricatti” nei confronti dell’Africa, dichiarando di volersi opporre a qualsiasi “gioco geopolitico” che coinvolga il continente. Come riportato nella dichiarazione finale, il Forum si è anche espressamente impegnato a “promuovere un rapporto più stretto e profondo di cooperazione e di partnership tra i paesi BRICS e l’Africa per rafforzare i meccanismi collettivi della governance globale all’interno di un sistema multipolare di relazioni internazionali”.Tutto ciò ci induce a chiedere:”Quando l’Unione europea, come istituzione, promuoverà incontri regolari con l’Unione Africana e tutti i capi di Stato dell’Africa per programmare insieme una continua e proficua iniziativa di cooperazione e di sviluppo tra i due continenti?” L’alternativa sono forme striscianti di neo colonialismo, come recentemente è stato stigmatizzato anche dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.Con rare eccezioni finora, purtroppo, la Francia preferisce un rapporto diretto e solitario con i paesi francofoni, l’Inghilterra fa lo steso con quelli anglofoni e gli altri paesi europei, come l’Italia, cercano di infilarsi nelle “fessure” lasciate ancora aperte e inserire le proprie imprese nei vari progetti di sviluppo. Spesso, però, tale comportamento crea soltanto tensioni e liti tra gli europei che minano ancora di più la credibilità dell’Unione europea. (By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Ambiente, economia e contesto sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Cosenza, 15 Novembre 2019, presso l’hotel Royal in Via Medaglie D’oro. Interverrà all’incontro il Sindaco di San Pietro in Amantea Gioacchino Lorelli. Ambiente, economia e contesto sociale sono gli ingredienti di base dell’economia circolare. Per questo la prospettiva dell’economia circolare oggi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, anche in termini di nuova occupazione e risoluzione di storici problemi (gestione dei rifiuti, reperibilità delle materie prime, efficienza energetica, ecc.). Noi come amministratori rappresentiamo una esperienza virtuosa che arriva anche da una regione come la Calabria dove ancora domina la vecchia economia lineare, ormai inefficiente e ne rappresentiamo spesso la parte più innovativa e vincente, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico, sociale e occupazionale, punto dal quale ripartire.
Abbiamo l’ambizione di creare in Calabria una vera rivoluzione ambientale per realizzare la nuova Green Economy calabrese.
Dobbiamo rilanciare il Sud attraverso la corretta amministrazione. L’obiettivo? In Calabria bisogna sostenere, lo sviluppo e l’attuazione di progetti e programmi dedicati alla circular economy. Ciò significa non solo iniziative in grado di promuovere il riciclo ma anche capaci di prevenire ed eliminare la produzione di rifiuti, migliorare l’efficienza d’uso delle risorse e sostenere la circolarità in tutti i settori economici dell’Unione. Di questo ne parleremo, con gli amministratori calabresi, nel convegno organizzato dal movimento d’opinione regionale Un’Altra Storia. (by Avv. Maximiliano Granata)

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“Le libere professioni rappresentano un comparto fondamentale per la nostra economia”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

“Con 2,3 milioni di unità si concentra in Italia la maggiore percentuale dei professionisti censiti nei 18 Paesi dell’Unione europea, una platea pari al 26% del lavoro indipendente, capace a sua volta di occupare circa 900 mila persone. Secondo il rapporto 2018 di Confprofessioni, i liberi professionisti più di altri hanno retto alla crisi economica ed alla seguente stagnazione, tuttavia il contributo al Pil dal 2011 al 2016 è calato dal 12,8% al 12,4%. Difendere le libere professioni significa difendere un modello sociale nel quale crediamo. I liberi professionisti necessitano di risposte urgenti ed indifferibili da parte del Governo, in termini di difesa della propria specificità ed identità, di riduzione della pressione fiscale, di semplificazione delle incombenze burocratiche, di tutela della meritocrazia anche a difesa di un modello che funziona e che è tipicamente italiano”. Così Marcello Gemmato, deputato di Fratelli d’Italia intervenendo in aula alla discussione generale sulla mozione concernente iniziative a sostegno delle libere professioni.

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“Le impietose cifre del “Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Gli studi della fondazione Leone Moressa, confermano che una delle emergenze del Paese è creare le condizioni per trattenere le migliaia di giovani che, delusi dalle prospettive professionali che l’Italia offre, varcano i confini e vanno all’estero, valorizzando il patrimonio di conoscenze che le università offrono. Non è solo una questione economica, ma di responsabilità sociale che il sistema delle imprese, l’università e la politica devono onorare, intraprendendo azioni mirate che facciano conoscere le opportunità che il sistema economico e industriale del Paese è in grado di offrire”.È questo il commento di Patrizia Fontana, Presidente di Talents in Motion, il primo progetto di Responsabilità Sociale con l’obiettivo di posizionare l’Italia come polo attrattivo nelle reti globali di circolazione del talento per migliorare l’attrattività e la competitività delle aziende attraverso l’integrazione del know-how dei talenti italiani e stranieri cui si rivolge. Persegue il suo obiettivo attraverso il primo e unico digital hub che mette in contatto talenti italiani e stranieri con le realtà italiane e con le opportunità che queste offrono. E al contempo sostiene la sinergia strategica tra aziende, università ed istituzioni in vista di un intervento concreto, efficace e di lungo raggio sui fabbisogni professionali, grazie ai tavoli tecnici del suo think tank. Il progetto conta già 30 aziende partner multinazionali, associazioni (Confindustria Digitale, per citarne una) e università.Secondo il rapporto mezzo milione di italiani ha deciso di spostarsi in altri Paesi negli ultimi 10 anni per ricercare opportunità professionali e di vita migliori. Questa “migrazione silenziosa” ha un costo per il Paese, calcolato in 1% del PIL. Tra le cause il livello di istruzione molto basso (solo il 27,6% dei giovani tra i 25 ed i 29 anni è laureato, 12 punti sotto la media UE) e le scarse opportunità occupazionali (occupazione dei 25-29enni al 54,6%, contro il 75% della media europea).In un Paese in cui gli sgravi fiscali impattano solo su chi sceglie di tornare, alla leva delle agevolazioni Talents in Motion intende affiancare alcune proposte ulteriori, improntate alla valorizzazione del capitale umano e della reputazione del Sistema Paese.
1. Realizzare un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero.
2. Contrastare i flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati.
3. Predisporre un secondo binario di incentivi fiscali direttamente rivolti a trattenere i talenti in Italia.
4. Procedere a una semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese.
5. Rispondere concretamente alla domanda di formazione e competenze garantendo un coinvolgimento paritetico, partenariale, continuativo e strategico (pianificazione strategica di breve, medio e lungo raggio) del fronte universitario e aziendale mediante una conferenza permanente filiera-formazione deputata alla diagnosi e all’intervento sui reali fabbisogni di professionalità. In questo senso, Talents in Motion ha già inaugurato lo scorso 2 ottobre a Milano i lavori del primo tavolo tecnico “Competenza VS Conoscenza” (https://www.talentsinmotion.org/it/risorse/think-tank-forum/milano-02-ottobre-competenza-vs-conoscenza.html?chId=33), nato per individuare e dar seguito ad azioni concrete per intervenire sul mismatch tra domanda aziendale e offerta universitaria.
Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana, nel cui consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.
https://www.talentsinmotion.org/

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Istat: vendite agosto -0,6% su mese

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad agosto le vendite in valore scendono rispetto a luglio dello 0,6%.”Il Paese arranca. Anche se agosto resta un mese anomalo, il crollo registrato rispetto a luglio è decisamente troppo elevato per non indicare un rallentamento della nostra economia ed una situazione di difficoltà delle famiglie. Solo il commercio elettronico fa da traino alle vendite” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I piccoli negozi, poi, registrano un calo anche su base annua. Se a questo aggiungiamo che, a differenza della grande distribuzione, che ha già recuperato rispetto ai valori pre-crisi dell’agosto 2007, segnando un +8,3%, i piccoli negozi registrano ancora, rispetto a 12 anni fa, una perdita delle vendite totali del 10,6%, il quadro è desolante” conclude Dona.

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Internazionalizzazione dei mercati e nuove sfide per l’economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Camerino. Grazie ad un finanziamento della Commissione Europea nell’ambito del programma Erasmus Plus, l’Università di Camerino ha avviato un programma di scambio con l’International Business University (UIB) di Almaty in Kazakistan, paese in forte crescita, membro dell’OCSE, il cui modello di integrazione etnica costituisce un caso di successo nel complesso scenario dell’Asia Centrale.
La prof.ssa Lucia Ruggeri, direttore della Scuola di Specializzazione in Diritto civile, insieme agli assegnisti di ricerca Roberto Garetto e Manuela Giobbi, hanno effettuato un ciclo di incontri e di seminari incentrati sui principi contrattuali europei, con particolare riguardo al mercato energetico e turistico.
La UIB costituisce un’eccellenza nel contesto kazako preparando studenti destinati a lavorare nel programma di sviluppo avviato dal nuovo Presidente kazako il cui obiettivo è condurre il paese all’interno dei 30 Stati più avanzati del mondo. La delegazione UNICAM è stata ricevuta dal prof. Darkhan Akhmed-Zaki presidente della UIB e dalle autorità accademiche al fine di sviluppare nuove forme di collaborazione sia in àmbito didattico che di ricerca.
La collaborazione tra i due Atenei ha condotto a Camerino venti studenti della UIB per svolgere corsi in lingua inglese dedicati allo studio dei mercati e dei contratti ed ha permesso di includere la prof.ssa Meruyert Narenova, economista formatasi negli Stati Uniti e direttore dei programmi di ricerca della UIB, all’interno del collegio di dottorato giuridico di Unicam. L’internazionalizzazione in atto nel paese asiatico è sostenuta da ingenti investimenti in programmi di formazione universitaria e professionale e particolare interesse è stato dimostrato per Unicam quale ateneo accreditato dal Ministero della Giustizia per la formazione di mediatori in àmbito civile e commerciale e per i suoi programmi di studio e di ricerca in materia di risoluzione stragiudiziale delle controversie.
Grande successo ha ottenuto una sessione pratica di sessioni di mediazione e negoziazione oggetto in Almaty di specifici programmi di formazione.

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Il fiato pesante del dollaro

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Se persino un economista della banca americana Jp Morgan Chase, la più grande tra le «too big to fail» (troppo grosse per poter fallire ndr) ammette che l’era del dollaro come moneta degli scambi internazionali è arrivata al termine, vuol dire che qualcosa d’importante sta veramente cambiando nel sistema monetario mondiale. Il dollaro è stato la valuta di riserva dominante per quasi un secolo. Ma Craig Cohen, l’economista della citata banca, afferma che «il dollaro potrebbe perdere lo status di principale valuta internazionale».
Una causa non secondaria è il crescente potere delle economie asiatiche, in particolare quello della Cina e del Giappone. Oggi l’intera regione asiatica, che comprende anche la Russia, vanta più del 50% del pil mondiale. E, com’è noto, per i commerci interni di questa vasta area si fa sempre più spesso uso di monete locali. L’altra ragione sta nel gigantesco debito pubblico americano che ha raggiunto i 22 mila miliardi di dollari. Ciò, inevitabilmente, rende la valuta americana più vulnerabile e meno appetibile per gli investitori. La prova evidente è la corsa all’oro e la crescita del suo valore. La Russia e la Cina guidano quest’azione. Nei primi cinque mesi dell’anno hanno aumentato le loro riserve auree di ben 70 tonnellate.Sembra che negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve russe sia quasi decuplicata. La Banca centrale di Mosca ne detiene 2190 tonnellate per un valore di circa 90 miliardi di dollari. Un quinto di tutte le riserve russe. Nel 2018 la Banca centrale russa ha dimezzato le riserve di dollari passando dal 45,8% al 22,7% del totale, sostituendoli con l’euro (passato dal 21,7% al 31,7%) e con lo yuan (salito dal 2,8% al 14,2% del totale) La Cina da gennaio sta acquistando decine di tonnellate di oro il mese che in parte sono destinate a incrementare le riserve. La quantità totale di oro è di circa duemila tonnellate. Rimane ancora molto spazio, poiché l’oro rappresenterebbe solo il 3,5% del totale delle riserve cinesi. Comunque, la concentrazione di oro è ancora negli Usa. Vi sarebbero, infatti, circa 8.200 tonnellate, pari a oltre il 70% di tutte le riserve americane. Una simile percentuale vale anche per la Germania. In Italia l’oro, con circa 2.450 tonnellate, rappresenta il 66% di tutte le nostre riserve. Ma la tendenza a livello mondiale di rimpiazzare il dollaro, nella composizione delle riserve, con l’oro e con altre monete prosegue speditamente. La progressiva perdita di affidabilità del «sistema dollaro» è testimoniata anche dalla presa di distanza di molti investitori istituzionali internazionali dai titoli di stato americani. In passato la Russia era ritenuta uno dei maggiori investitori in Treasury bond. Nel 2010 ne aveva 176 miliardi di dollari. Adesso la quota è scesa a 12 miliardi. La Cina, il principale detentore mondiale di Treasury bond, mese dopo mese ne vende per decine di miliardi di dollari. Negli ultimi due anni ha raggiunto il minimo storico, scendendo a 1.100 miliardi. Anche i più stretti alleati degli Usa incominciano ad avere dubbi circa l’attendibilità del sistema finanziario americano, tanto che persino la Gran Bretagna nel solo mese di aprile ha ridotto il portafoglio di obbligazioni americane di 16,3 miliardi di dollari. Il Giappone, che è il secondo creditore degli Usa, ha fatto lo stesso. Secondo il ministero delle Finanze di Washington, la stessa disaffezione si starebbe manifestando anche nella borsa di Wall Street, dove nei passati 13 mesi gli investitori stranieri avrebbero venduto azioni di società americane, soprattutto dei settori high tech, per circa 215 miliardi di dollari. Nonostante tutto ciò, Trump auspica una svalutazione del dollaro. Così, sostiene lui, si comprerebbero meno beni sui mercati mondiali e le esportazioni americane diventerebbero più competitive. In uno dei suoi recenti «messaggini» ha detto che «la Cina e l’Europa giocano con la grande manipolazione monetaria e immettono ingenti quantità di soldi freschi nei lori sistemi allo scopo di competere con gli Usa». Il presidente americano chiede, quindi, di stampare più dollari e con essi comprare altre monete, rendendo più conveniente per gli investitori stranieri cambiare le loro valute in dollari. Molti, anche negli Usa, gli hanno fatto notare che un dollaro svalutato non è la soluzione. È soltanto il percorso più sicuro per far aumentare i prezzi all’interno del paese, poiché le importazioni Usa sono in gran parte prodotti semilavorati che entrano nei processi produttivi nazionali. Ma Trump non ci sente. Se oltre alla guerra dei dazi si dovesse rischiare anche una guerra delle valute, la stabilità economica mondiale potrebbe essere messa pericolosamente a rischio e con essa, naturalmente, anche il ruolo del dollaro. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Prezzi: Istat, inflazione ad agosto +0,5%

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Secondo i dati provvisori di agosto resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% su base annua, dal +0,4% di luglio.”Bene che l’inflazione sia rimasta bassa. Purtroppo, però, prosegue la stangata vacanze! Dopo i rincari intollerabili di luglio, non si arresta in agosto la corsa dei prezzi per chi è in ferie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La speculazione record riguarda in particolare il trasporto aerei passeggeri che, dopo che da giugno a luglio era aumentato del 4,4%, ora rincara addirittura del 31,7%, +33,8% i voli internazionali. Anche i pacchetti vacanza nazionali salgono del 12,9%, +8,2% la media tra pacchetti nazionali ed internazionali” aggiunge Dona. “Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,5% significa avere una maggior spesa annua di 131 euro, ma ben 96 euro di questi se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, che subiscono un rincaro dell’1%, ossia il doppio dell’inflazione complessiva” prosegue Dona.
“Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 119 euro su base annua, ma ben 84 euro per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 90 euro in più nei dodici mesi, 70 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 39 euro, tenuto conto che risparmierà 35 euro per le comunicazioni. Peccato che per le spese obbligate del carrello spenderà 43 euro in più” conclude Dona.

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Prima scuola di economia francescana

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Assisi (Perugia) Dal 31 agosto all’8 settembre, una settimana full time tra laboratori, seminari e riflessioni. vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Premio Nobel per la Pace, Muhammad Yunus, dell’economista Carlo Cottarelli, e del Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Stefano Zamagni. Una settimana full time tra lavori di gruppo e riflessioni per studenti e neolaureati provenienti da tutta Italia. Il corso propone di portare l’apprendimento e la discussione su temi economici attraverso traiettorie inconsuete sulla base delle parole e degli insegnamenti di San Francesco. Per partecipare è necessario iscriversi tramite il sito http://www.percorsiassisi.it. Il progetto, nato da un’idea dei frati della Basilica di San Francesco di Assisi, in collaborazione con la Luiss Guido Carli, l’Istituto Teologico di Assisi, l’Alma Mater di Bologna, il Politecnico di Milano e la Federico II di Napoli, si articolerà in lezioni di didattica frontale e modalità di apprendimento esperienziale tramite “learning by doing”, laboratori e seminari tecnici ed etici sui temi dell’economia integrale e circolare, tenuti dai professori delle Università coinvolte nel progetto e dalle istituzioni promotrici. Tra gli obiettivi del corso: rimettere l’individuo al centro dando vita ad un nuovo umanesimo digitale per rispondere alle sfide del presente.
Durante la settimana i ragazzi saranno impegnati in incontri, con imprenditori internazionali che hanno integrato nel loro modello di business valori e principi di sostenibilità, e in momenti di riflessione e meditazione con i frati. L’esperienza permetterà ai futuri manager e intellettuali di vivere una dimensione formativa e spirituale, ampliando le proprie conoscenze e nutrendo con l’economia, l’arte e la natura, la propria anima per un futuro migliore. «Due strade verranno percorse dagli studenti e saranno sicuramente le più “affascinanti” per i manager “francescani” di domani – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato -. Non lo stress, ma la calma. Non la corsa frenetica, ma il lento cammino. Non connessi al mondo virtuale, ma connessi a quello reale».Il corso è aperto a universitari sia di estrazione economico-scientifica che umanistica. Per gli studenti più meritevoli, sono state previste 10 borse di studio a copertura totale.

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L’economia europea, prevista in crescita nel 2019 per il settimo anno consecutivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Dovrebbe registrare un’espansione in tutti gli Stati membri. Nel primo trimestre dell’anno la crescita nella zona euro è risultata più forte del previsto grazie a una serie di fattori temporanei, quali le miti condizioni atmosferiche dell’inverno e l’aumento delle vendite di automobili. Alla crescita ha contribuito inoltre una serie di misure di politica di bilancio che hanno aumentato il reddito disponibile delle famiglie in diversi Stati membri. Le prospettive a breve termine per l’economia europea sono tuttavia oscurate da fattori esterni, tra cui le tensioni commerciali a livello mondiale e significative incertezze a livello di politiche, che hanno continuato a pesare sulla fiducia nel settore manifatturiero, il più esposto al commercio internazionale, e che si prevede incideranno negativamente sulle prospettive di crescita per il resto dell’anno.
Ne risulta che le previsioni di crescita del PIL per la zona euro nel 2019 restano invariate all’1,2% mentre quelle per il 2020 sono state leggermente riviste al ribasso, all’1,4 %, a seguito del ritmo più moderato della crescita previsto per il resto di quest’anno (previsioni di primavera: 1,5 %). La previsioni sul PIL dell’UE restano invariate all’1,4 % nel 2019 e all’1,6 % nel 2020.
Mentre nella prima parte dell’anno la crescita è stata sostenuta da una serie di fattori temporanei, le prospettive per il resto dell’anno appaiono più deboli, essendosi attenuate le attese di una rapida ripresa delle attività manifatturiere e del commercio a livello mondiale. Per il 2020 si prevede una crescita più sostenuta del PIL, dovuta in parte al numero maggiore di giorni lavorativi. La domanda interna, e in particolare i consumi delle famiglie, continua a sospingere la crescita economica in Europa, grazie anche al persistente vigore del mercato del lavoro. Per l’anno in corso e per il prossimo si prevede una crescita del PIL in tutti gli Stati membri dell’UE, che sarà tuttavia significativamente più forte in determinate aree (ad es., Europa centrale e orientale, Malta e Irlanda) rispetto ad altre (ad es., Italia e Germania).
Le previsioni relative all’inflazione complessiva nella zona euro e nell’UE sono state abbassate di 0,1 punti percentuali per l’anno in corso e per il prossimo a seguito, principalmente, del calo dei prezzi del petrolio e delle prospettive economiche leggermente più deboli. Per la zona euro si prevede ora un’inflazione (indice armonizzato dei prezzi al consumo) media dell’1,3 % sia nel 2019 che nel 2020 (previsioni di primavera: 1,4 % nel 2019 e 2020), mentre la previsione per l’UE è in media dell’1,5 % nel 2019 e dell’1,6 % nel 2020 (previsioni di primavera: 1,6 % nel 2019 e 1,7% in 2020).
I rischi per le prospettive economiche mondiali restano altamente interconnessi e tendenti sostanzialmente al negativo. Il protrarsi del conflitto economico tra gli Stati Uniti e la Cina, unitamente al permanere delle notevoli incertezze relative alla politica commerciale degli USA, potrebbero prolungare l’attuale fase di contrazione del commercio mondiale e delle attività manifatturiere con conseguenze per altre regioni e settori. Ciò potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia mondiale anche a seguito di perturbazioni dei mercati finanziari. Anche le tensioni in Medio Oriente aumentano le possibilità di un incremento significativo dei prezzi del petrolio. A livello interno la Brexit resta la principale fonte di incertezza. Infine vi sono anche rischi significativi per quanto riguarda i fattori della crescita a breve termine e la dinamica economica nella zona euro. La debolezza nel settore manifatturiero, qualora dovesse perdurare, e il clima di scarsa fiducia diffuso tra le imprese potrebbero estendersi ad altri settori e compromettere la situazione del mercato del lavoro, i consumi privati e, in ultima analisi, la crescita.
Alla luce del processo di recesso del Regno Unito dall’UE, le proiezioni per il 2019 e il 2020 si fondano di nuovo sull’ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali tra l’UE a 27 e il Regno Unito. Si tratta di un’ipotesi adottata unicamente a fini di previsione, che non ha alcuna incidenza sui futuri negoziati tra l’UE e il Regno Unito.
Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 28 giugno. Per tutti gli altri dati, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 2 luglio.
Ogni anno la Commissione pubblica quattro previsioni economiche. Le previsioni pubblicate ogni anno in inverno ed estate riguardano soltanto i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri e per la zona euro, nonché i dati aggregati a livello dell’UE.Le prossime previsioni della Commissione europea saranno le previsioni economiche di autunno nel novembre 2019.

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Primo Rapporto sull’Economia del Benessere

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Gli italiani si sentono bene e sono sempre più attenti alla cura di sé e alla propria immagine, tanto da aver destinato nel 2018 un totale di 43 miliardi di Euro all’acquisto di prodotti e servizi per il benessere. Questo il quadro che emerge dal Primo Rapporto sull’Economia del Benessere, un’indagine voluta da Philips e realizzata da DOXA, che accende i riflettori sugli stili di vita e le abitudini di consumo degli italiani per la corretta alimentazione, l’attività fisica, la cura del corpo, dello stress e del sonno.
Nel Lazio la spesa per il benessere ammonta a 4,7 miliardi di euro, dei quali il 43% è riservato alla sana alimentazione, il 21% alla cura del corpo e il 19% all’attività fisica.In generale, il 79% dei laziali valuta positivamente il proprio stato di salute, praticamente in linea con la media nazionale dell’80%. Tuttavia, secondo quanto emerso dalla ricerca, il Lazio è al contempo la regione d’Italia con la più elevato percentuale di cittadini che dichiarano di soffrire di disturbi e problemi fisici. Infatti, il 46% ha indicato di essere esposto a fattori di rischio come eccesso di peso, pressione alta, colesterolo alto e diabete, a fronte di una media nazionale del 41%.Il Lazio vanta però un altro primato: i rispondenti della regione sono i più sportivi d’Italia. Se a livello nazionale il 43% degli intervistati afferma di praticare attività sportiva – anche a livello amatoriale – almeno una volta a settimana, in Lazio la quota sale al 47%. In particolare, i laziali amano frequentare palestre e praticare la corsa, il nuoto, il calcio e la ginnastica. “L’impegno quotidiano di Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology, è quello di rendere migliore la vita delle persone mediante innovazioni tecnologiche significative”. spiega Simona Comandè, General Manager Philips Italia, Israele e Grecia. “Il concetto di Continuum of Care sintetizza bene l’obiettivo dell’Azienda di supportare la domanda di salute delle persone a partire dallo stile di vita sano e dalla prevenzione. Per queste ragioni Philips ha deciso di promuovere un monitoraggio ad ampio spettro – di cui oggi presentiamo la prima edizione – delle abitudini e dei pattern comportamentali adottati dagli italiani nella ricerca del proprio benessere psico-fisico, utilizzandoli quali punto di partenza concreto per sensibilizzare l’opinione pubblica su stili di vita consapevoli”. Oltre l’80% degli italiani valuta positivamente il proprio stato di salute, il 70% è sempre più attento alle scelte alimentari e più di uno su tre dedica almeno un quarto della propria giornata alla cura del corpo.Dati che si riflettono anche nel paniere di spesa in benessere, che per oltre il 40% è riservato alla sana alimentazione, per il 24% alla cura del corpo e per il 20% all’attività fisica.

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Alain Deneault: L’economia dell’odio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

Attraverso il suo lavoro di filosofo e sociologo, Alain Deneault analizza il mondo che ci circonda adottando un punto di vista critico che ci costringe a invertire le nostre prospettive, a guardare la nostra società con uno sguardo differente. Mettendo insieme diversi testi scritti nel corso degli anni sotto l’influenza teorica di Rancière e Simmel, Alain Deneault decodifica una «economia dell’odio».
Laddove veniamo spinti ad amare il denaro, ad amarlo a qualunque costo, non c’è odio per l’economia. Non c’è odio per l’economia, ma c’è un’economia dell’odio. Il punto è: rimuovere l’odio. Odiare senza che l’odio trapeli. È così che si aderisce alla sottomissione al denaro.Traduzione dal francese di Roberto Boi Euro 17,00 256 pagine
Alain Deneault è un docente e filosofo canadese. Ha scritto saggi sulle politiche governative, sui paradisi fiscali e sulla crisi del pensiero critico. Insegna Scienze Politiche presso l’Università di Montréal e collabora con la rivista Liberté. Con Neri Pozza ha pubblicato La mediocrazia (2017) e Governance. Il management totalitario (2018).

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