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Posts Tagged ‘economia’

“Covid-19: una pandemia senza precedenti in un’economia moderna”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

A cura di Paul Doyle, Responsabile azionario per l’Europa (Regno Unito escluso) di Columbia Threadneedle Investments. L’epidemia di Covid-19 ha destabilizzato i mercati azionari di tutto il mondo. Da quando la Cina ha allertato l’Organizzazione mondiale della sanità segnalando casi di una “polmonite insolita” a Wuhan lo scorso dicembre, siamo entrati in quello che l’OMS definisce “territorio inesplorato”. L’Italia è stata il primo paese europeo ad attivare le misure di contenimento su tutto il territorio, seguita poi da altri. Il virus ha agito in modo rapido e indiscriminato, contagiando membri di famiglie reali e politici, ma anche lavoratori essenziali a basso salario.Lo scorso anno si è concluso su una nota favorevole, con i mercati azionari globali ed europei in rialzo rispettivamente del 27% e del 29%, nonostante la scarsa crescita degli utili. A tale risultato ha contribuito una serie di eventi: i Conservatori di Boris Johnson hanno vinto le elezioni nel Regno Unito, placando i timori sulla Brexit; le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina si sono affievolite; negli Stati Uniti è invece svanita l’ipotesi di una vittoria di Elizabeth Warren e poi di Bernie Sanders alle primarie del Partito Democratico.Notizie incoraggianti sono giunte anche sul fronte della Fase 1 dei negoziati commerciali tra Washington e Pechino, oltre che dalla decisione del governo statunitense di lasciare passare la scadenza relativa all’imposizione di dazi sulle importazioni di auto dall’Europa, permettendo ai produttori di automobili che si erano ritrovati nell’occhio della contrazione dell’industria europea di tirare un respiro di sollievo. Inoltre, a novembre le banche centrali di Cina, Stati Uniti e Unione europea hanno riavviato i rispettivi QE.Inizialmente il virus è rimasto circoscritto alla provincia cinese di Hubei in cui si trova Wuhan, una città industriale di medie dimensioni. Gli investitori hanno assimilato la notizia, ipotizzando generalmente che si trattasse di una nuova SARS ma niente di più, e che quindi sarebbero state colpite solo le aziende con operazioni o catene di produzione nelle aree interessate. Invece il virus ha iniziato a diffondersi, in modo rapido e disomogeneo. L’Italia è stata la più colpita e ha mostrato un tasso di mortalità elevata, per via dell’età più avanzata della popolazione, ma è stata ben presto raggiunta dalla Francia e addirittura superata dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Ovunque nel mondo sono state adottate misure drastiche, tra cui chiusura delle frontiere, sospensione del traffico aereo, restrizioni agli spostamenti, telelavoro e distanziamento sociale, con le più svariate conseguenze. Universale è stato invece l’impatto sui mercati azionari, che hanno incassato bruschi ribassi.
Le ripercussioni sulle economie appaiono profonde, come confermato dall’OCSE, che stima un -25% per il dato mediano. Per gli Stati Uniti si prospetta una flessione annualizzata del 50% nel secondo trimestre. A titolo di riferimento, il declino dal punto massimo a quello minimo durante la crisi finanziaria globale è stato del 4% nell’arco di sei trimestri e all’epoca è stato percepito come una catastrofe. Benché formulare previsioni in un contesto talmente volatile e incerto sembri una battaglia persa, ipotizziamo una contrazione del PIL dell’eurozona del 9% quest’anno, cui seguirà un rimbalzo del 7% nel 2021. La triste verità è che tutti abbiamo perso denaro.
Ci troviamo di fronte a una recessione non sistemica, bensì innescata da un evento specifico. Pertanto allo shock iniziale, che potrebbe rientrare rapidamente, seguirà il rischio di precipitare in un circolo vizioso dagli effetti deleteri. La fase rialzista durata 11 anni è stata trainata dalla creazione e dalla disponibilità di posti di lavoro, che hanno alimentato la spesa per consumi. Negli Stati Uniti, l’impennata delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per effetto del Covid-19, a quota 6,6 milioni, garantisce che il tasso di disoccupazione salirà ben oltre il dato del 4,4% registrato a marzo. Tuttavia, l’impatto sui consumi potrebbe non essere così drammatico, alla luce delle misure di sostegno alle famiglie implementate del governo.
La ripresa sarà trainata dagli sviluppi sul fronte medico: quando la diffusione del virus rallenterà o verrà arrestata, sarà possibile allentare le misure di restrizione, consentendo un certo ritorno alla normalità economica. Ma tutto questo dovrà accadere con una certa rapidità, se si vuole evitare che la contrazione si trasformi in una recessione che si autoalimenta. D’altro canto, una revoca precoce dei lockdown rischia di tradursi in un nuovo aumento dei contagi.Le conseguenze più a lungo termine della crisi del Covid-19 sono numerose. Le interruzioni delle catene di produzione imputabili al blocco dell’attività in Cina andranno a rafforzare l’idea secondo cui il trasferimento della produzione nei paesi a basso costo è stato eccessivo. Ad esempio, l’80% degli antibiotici statunitensi proviene dalla Cina. Indipendentemente da chi vincerà le presidenziali statunitensi, vi sarà una forte pressione politica e sociale a favore dell’inversione della delocalizzazione. In Europa, il sistema Schengen è stato smantellato e non si sa quando i controlli alle frontiere tra paesi membri verranno rimossi; la libera circolazione delle persone dovrebbe essere un caposaldo dello spirito europeo. Le regole del Trattato di Maastricht sul rigore fiscale sono state completamente ignorate. Finora la globalizzazione ha tenuto l’inflazione sotto controllo, ma ora le cose sono destinate a cambiare? Le tradizionali analisi dei cicli economici non sono di grande aiuto durante una pandemia, il che complica la formulazione di ipotesi sulla ripresa. Tuttavia, siamo avvantaggiati dal fatto di poter contare su un approccio incentrato su modelli operativi di alta qualità con rendimenti elevati e sostenibili anche nei contesti difficili. Alla luce di ciò, i nostri portafogli si sono finora dimostrati in grado di reggere alla situazione, ma è impossibile negare che i prossimi mesi saranno alquanto interessanti.

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Althesys: dalle utilities 22 miliardi per il rilancio dell’economia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Nella difficile fase economica che stiamo attraversando, le utility possono dare un contributo significativo per il rilancio del sistema economico italiano. Dagli investimenti annuali delle società di servizi pubblici si producono ricadute per circa 22 miliardi di euro, equivalenti all’1,2% del Pil nazionale nel 2019 e al 7% circa degli investimenti fissi lordi, che potrebbero occupare fino a 130.000 addetti. Una spinta all’economia vicina al valore dell’intero decreto Cura Italia e pari al 40% del decreto Rilancio. I dati sono stati resi noti dall’economista Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, nel corso del webinar “Mission e ruolo delle utilities come acceleratori del cambiamento”, organizzato da Italian Exhibition Group nell’ambito di Ecomondo/Key Energy 4 Future.Al centro del dibattito il ruolo dei servizi pubblici nell’emergenza e i driver di cambiamento e le sfide che le utility dovranno affrontare nei prossimi anni. Di grande rilievo il panel dei partecipanti: Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato A2A, Fabrizio Iaccarino, Direttore Affari Istituzionali Centrali Enel, Stefano Venier, Amministratore Delegato Hera, Massimiliano Bianco, Amministratore Delegato Iren, Giordano Colarullo, Direttore Generale Utilitalia.“Le utility – ha commentato Marangoni – sono uno dei settori che ha investito di più negli ultimi anni, arrivando nel 2018 al 5% del fatturato. In questo quadro, la trasformazione in atto da tempo in questi comparti sta accelerando, indotta sia dall’innovazione tecnologica, digitalizzazione in primis, sia da pressioni competitive e sociali. La sostenibilità e la convergenza tra settori stanno mutando i modelli di business e le strategie dei vari player, dalle grandi multiutility alle più piccole aziende locali”.L’analisi di Top Utility, think tank di Althesys, ha evidenziato che le 100 maggiori utility italiane hanno investito nell’ultimo anno 6,6 miliardi di euro, con una crescita di quasi il 19% sull’anno precedente. Questi investimenti sono un motore di sviluppo per il Paese date le loro peculiarità, tipicamente infrastrutturali, la presenza diffusa sul territorio e il carattere trasversale della domanda indotta rispetto ai vari settori produttivi. Con un giro d’affari di oltre 114 miliardi di euro e più di 151.000 addetti, le 100 maggiori utility italiane sono da tempo un volano per la nostra economia. Il loro peso diventa ancora più rilevante in questa fase di grave recessione indotta dall’emergenza sanitaria. Un settore che, se da un lato è colpito meno di altri dalla crisi, dall’altro è chiamato a contribuire maggiormente al benessere collettivo.

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Pandemia, vaccini ed economia. Tutti uguali? No

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

La multinazionale farmaceutica francese Sanofi, su domanda dell’agenzia stampa Bloomberg ha detto (il direttore generale Paul Hudson) che le autorità americane riceveranno per primi i vaccini che dovessero essere prodotti dai loro laboratori. Non un novità, visto che già a fine aprile scorso si era espressa nello stesso modo considerando le proprie cinque aziende presenti sul territorio Usa. Una distribuzione, secondo Sanofi, che dopo qualche giorno o settimana dovrebbe essere messa a disposizione del mondo intero. Questo intervento è stato poi stemperato…. Ovviamente. Tutto questo ha fatto il giro del mondo, con anche il presidente francese (l’azienda è comunque francese) Emmanuel Macron che ha esternato in modo indignato.
Per l’Italia, dove siamo attualmente confinati dopo aver scoperto che siamo anche, più che italiani, toscani, laziali, siciliani, pugliesi, piemontesi, friuliani, etc… confini regionali oltre i quali non ci è consentito muoverci e che, prima, a parte alcuni movimenti politici specifici, non ci si faceva caso se non quando si andava a votare le regionali … per l’Italia… una risposta a quel motivo conduttore che ci ha seguito nella crisi pandemica e che continua a seguirci: CE LA FAREMO. In diversi si sono sentiti accomunati, gli uni uguali agli atri come si dice che sia per la morte… ma, piano piano ci siamo resi conto che non è così per le malattie e per l’economia. Dopo che abbiamo scoperto, grazie ai vari Dpcm, di avere uno Stato benefattore che dava soldi più o meno a tutti, ci siamo resi conto che una cosa è dirlo e anche scriverlo nero su bianco, altro è riceverli. In questa distribuzione si è frapposta una mefitica e irragionevole burocrazia figlia di privilegi e posizioni di rendite che, ad oggi, sembra che stia accelerando disperazione, fallimento e disastri. Contesto in cui, ovviamente, si “salvano” quelli che sono più uguali degli altri e che, in crisi pandemica, hanno avuto responsabilità politiche ed economiche per la gestione della situazione. Una sorta di Air Force One in cui hanno preso posto tutti quelli che i “capi” hanno ritenuto indispensabili per la sopravvivenza del sistema. Gli altri… in attesa del prossimo volo….
Per il mondo, a partire da quello più vicino a noi (l’Ue) ognuno ha fatto e continua a fare da sé. Il virus è europeo e mondiale? Sì, mandiamo un po’ di aiuti a quelli più disperati (italiani fra questi), ma sia chiaro chi manda e che importanza ha nel Pianeta. Ecco che, ognuno con le proprie caratteristiche, si è manifestato: alcuni Paesi Ue contro altri per non dar loro soldi, e Paesi come la Cina, per esempio, che ti aiutano in cambio di una loro penetrazione politica ed economica. Tutti altruisti,,, ma a casa loro. Ché altrimenti c’è un prezzo da pagare. Ecco che, quindi, il vaccino dato per primo a Trump non ci meraviglia. L’importante è rendersene conto e non farsi prendere dal clima “siamo tutti uguali”. No! E’ sempre l’Italia, l’Ue e il mondo che c’era prima della pandemia. E per starci e affrontarlo, così come era prima, non ci si può stare dentro aspettando lo Stato assistenziale ed elargitore, ma darsi da fare. E anche molto, ma proprio molto più di prima. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sanità, libertà ed economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Conciliare le libertà fondamentali, le necessità economiche e la salute non è facile. Ogni sostenitore di questi argomenti ha le sue ragioni. Affermare le libertà pubbliche, anche di movimento, rilevare che una nazione tutelata dal punto di vista sanitario può morire economicamente è il problema che si pone a chi governa.Occorre una sintesi che è propria della Politica. E’ stato fatto? Non proprio.L’incapacità di dare risposte razionali è diffusa. In Europa il problema sanitario è stato sottovalutato fin dall’inizio: in Italia sono stati predisposti piani sanitari ma subito secretati per non creare allarme sociale, nel Regno Unito si è avanzata la tesi darwiniana del più debole che soccombe per l’infezione e del più forte che sopravvive, in Francia si sorrideva dell’allarme, in Germania si è affrontata la situazione con maggiore razionalità grazie alla capacità organizzativa e alla disciplina dei cittadini. “Ognuno per sé”, il che non ha comportato “il Dio per tutti”, anzi. E’ un problema di classe dirigente e dei cittadini che la esprimono. Ognuno guarda alla punta del proprio naso: chi ritiene il problema sanitario prevalente, chi grida all’attentato alle libertà fondamentali e chi ritiene che gli interessi economici debbano prevalere.Usciremo da questa emergenza? Si certo, quando saremo vaccinati, nel frattempo dobbiamo convivere con il virus limitandone i danni.E’ questo il compito della Politica.L’esperienza dovrebbe insegnare che affrontare i problemi congiuntamente risolve più che chiudersi nel proprio orticello.Insieme, appunto, non solo a livello nazionale, ma europeo: non avremmo avuto questi problemi, perlomeno non con questa intensità, se l’Europa si fosse mossa all’unisono.Chissà se questa esperienza tragica e drammatica servirà a qualcosa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Unc: una disfatta! Crollo produzione peggio del 2009

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a marzo scende del 28,4% rispetto al mese precedente e del 29,3% su base annua.”Una disfatta! Il Coronavirus ha travolto le nostre industrie producendo un tracollo record. Un vero e proprio terremoto che ha abbattuto il nostro sistema industriale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Una caduta che non ha precedenti neanche rispetto all’anno horribilis del 2009. Rispetto a marzo 2009, infatti, la produzione è ora inferiore del 23,4%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 11 anni fa è del 53,7%, ossia più della metà” prosegue Dona.”Il crollo su base annua del 29,3% registrato oggi è persino superiore a quello che si era verificato nel 2009, quando ci fu un tonfo della produzione rispetto a marzo 2008 del 25,9%” conclude Dona (Mauro Antonelli)

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Infrastrutture essenziali per ripartire e rilanciare economia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

“Nei piani del Ministro dei Trasporti la realizzazione della Roma-Latina e della Cisterna-Valmontone stanno assumendo finalmente concretezza. È un’ottima notizia, ma aspetto di vedere i decreti governativi, che sono già in ritardo. Il territorio pontino è stufo di aspettare. Le nostre imprese hanno bisogno di infrastrutture per ripartire e sperare in un rilancio post-Coronavirus”. Lo scrive su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini.

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“10 fattori che potrebbero cambiare le economie e i mercati per sempre”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

A cura di Pauline Grange, Gestore di portafoglio, Azioni globali di Columbia Threadneedle Investments. La crisi provocata dal Covid-19 sta mettendo alla prova persone, famiglie, società, governi e mercati d’investimento in tutto il mondo. È un’esperienza che potrebbe cambiare radicalmente i comportamenti di consumatori, aziende e mercati finanziari. Partendo da questa premessa, illustrerò di seguito le 10 tendenze emergenti dalla crisi del Covid-19 che ritengo cambieranno per sempre le economie e i mercati.Sia in termini di consumi sia in termini di catene produttive, i paesi cominceranno a dare maggiore importanza alla provenienza delle “cose” e a mettere in discussione un’eccessiva dipendenza da alcune nazioni. Si tratta di una vera e propria sfida che spingerà le aziende a diversificare le catene produttive. Potrebbero inoltre innescarsi dinamiche altamente favorevoli alle piccole imprese locali man mano che i consumatori si allontanano dai marchi fino ad oggi dominanti.
Il fatto che le persone siano costrette a fare compere online e che molti negozi fisici non accettino più i contanti per motivi di igiene, potrebbe accelerare il passaggio dal denaro contante alle carte di pagamento.Verranno potenziate le leggi e le normative in materia, soprattutto in Cina, che sarà chiamata a regolamentare il suo settore alimentare, vista la fonte dell’epidemia.
Resteremo sorpresi dalla velocità dei passi avanti compiuti verso una soluzione al virus, favoriti dalle scoperte in campo genetico, e dalla rapidità dei risultati degli studi clinici. Il genoma della malattia è stato decifrato a metà gennaio, il meccanismo di legame con la proteina è stato individuato alcune settimane fa, il virus è stato replicato in un laboratorio canadese e Moderna, società statunitense di biotecnologie, sta testando un vaccino da diverse settimane. È un’evoluzione sorprendentemente veloce rispetto al passato, quando ci sarebbero voluti anni e non settimane per la fase di sperimentazione. Le persone potrebbero sottovalutare l’evoluzione della scienza e il suo impatto. La concreta possibilità di arrestare la malattia prima del previsto potrebbe sorprenderci positivamente.Consentire il lavoro da casa è diventato un obbligo per le aziende e potrebbe trasformarsi in una modalità di lavoro più accettabile. Questo potrebbe stimolare gli investimenti nel cloud, accelerando l’abbandono delle tradizionali infrastrutture informatiche.Diminuiscono gli attacchi contro i colossi tecnologici, percepiti ora come un servizio di pubblica utilità. Questo periodo di isolamento ha chiaramente messo in evidenza il ruolo fondamentale svolto dalle piattaforme tecnologiche, compresi i social media. Sebbene i ricavi pubblicitari a breve termine possano subire ripercussioni nel caso di piattaforme online come Google Search, YouTube e Facebook/Instagram, a lungo termine queste beneficeranno di una maggiore crescita degli utenti e del loro grado di coinvolgimento. Chi aveva abbandonato le piattaforme per timori legati alla privacy ora potrebbe tornare a frequentarle, mentre gli attacchi da parte dei governi potrebbero scemare di fronte al ruolo chiave giocato dalle aziende tecnologiche nel fornire supporto alla comunità durante la crisi.I consumi online aumentano per tutte le voci di spesa: alimentari, istruzione e articoli generici, e la base di utenti abituati a fruire di questi servizi si allarga. Quella che per molti è nata come una necessità potrebbe diventare la norma. Assisteremo anche a un’ulteriore accelerazione degli investimenti online da parte di rivenditori al dettaglio e servizi tradizionali.Si è già registrata una forte crescita di aziende operative nel campo dell’intelligenza artificiale che usano gli algoritmi basati su dati per automatizzare i processi decisionali anziché i laboriosi processi basati sulla comunicazione faccia a faccia. Sono tutte pronte a una realtà meno fondata sull’interazione umana e questo, come accennato in precedenza, potrebbe favorire ulteriormente gli investimenti nei cloud pubblici.I paesi che stanno beneficiando di minori livelli di inquinamento atmosferico e idrico (nei canali di Venezia le acque sono diventate decisamente più trasparenti e ora si vedono banchi di pesci che nuotano), potrebbero cercare di preservare questo cambiamento? Grazie al supporto degli stimoli fiscali, potremmo registrare un rilancio dell’agenda verde e un aumento degli investimenti in energia rinnovabile, infrastrutture per i veicoli elettrici e così via.
Le aziende potrebbero attraversare una fase di riorganizzazione profonda e attribuire maggiore importanza al loro scopo, ossia al loro impatto sull’ambiente e sui consumatori, sulla società, sui dipendenti e sulla catena produttiva? In un contesto di crescente disuguaglianza sociale nei mercati occidentali si sta già mettendo in dubbio il ricorso ai riacquisti azionari da parte delle società per incentivare i prezzi dei titoli a spese dell’attività di investimento e dei bilanci. Ma nel periodo successivo al Covid-19 questi dubbi potrebbero aumentare? Nella mentalità dei consumatori potrebbe cambiare radicalmente la scala dei valori visto che abbiamo sperimentato un’effettiva riduzione delle libertà. Improvvisamente, potremmo ritrovarci a dare meno importanza alle cose materiali, mentre le esperienze, la salute/forma fisica e l’impegno sociale saliranno nelle priorità dei consumatori.

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Cinque azioni strategiche per rilanciare l’economia del Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

La mobilitazione di risorse straordinarie promessa dal Governo deve innescare un ciclo virtuoso per assicurare sviluppo e competitività nel lungo periodo, non solo la sopravvivenza nella fase post-emergenza. Pensiamo che l’innovazione sia centrale in questo momento storico perché, se il mondo non tornerà a essere quello che conoscevamo, la capacità di produrre cambiamento sarà una risorsa vitale.L’emergenza legata al Coronavirus può essere l’opportunità per investire nei grandi trend trasformativi e assicurare al nostro Paese un futuro rilevante nell’economia mondiale che verrà (e che probabilmente non sarà globalizzata come siamo stati abituati a pensarla negli ultimi trent’anni). In Cariplo Factory, siamo convinti che l’innovazione sia uno strumento essenziale per affrontare le sfide che ci attendono perché, se il mondo non tornerà a essere quello che conoscevamo, la capacità di produrre cambiamento sarà una risorsa vitale. Pensiamo che le startup siano il miglior agente d’innovazione disponibile sul mercato e, per questo, siano un patrimonio da tutelare e valorizzare.
Il Governo ha promesso di mettere sul piatto centinaia di miliardi di garanzie pubbliche per salvare le imprese: una dimostrazione di credito fondamentale nei confronti del sistema produttivo. Come Cariplo Factory, crediamo sia importante che questo maxi-investimento possa e debba fruttare anche in termini di innovazione, ricerca e sviluppo. Un sistema in grado di fare fronte ai bisogni di liquidità può diventare terreno fertile per accelerare su diversi fronti competitivi e adeguare i modelli di creazione del valore in una logica più sostenibile, nel rispetto non solo del patrimonio naturale ma anche del capitale umano e sociale.Abbiamo individuato cinque azioni per sostenere l’innovazione, e in particolare le startup, in questa fase di ripartenza. Cinque azioni ambiziose affinché questa crisi possa anche essere un’occasione di crescita per il sistema Italia. Le proiezioni sull’intero 2020 mostrano un crollo del PIL superiore al 10%, il dato peggiore nella nostra storia repubblicana. Molti analisti hanno già fatto scattare l’allarme per una depressione economica prolungata. In questo contesto, il rischio di paralizzare l’intero ecosistema congelando l’innovazione italiana per il prossimo decennio è concreto. Nella nostra esperienza, l’innovazione fiorisce laddove quegli agenti di cambiamento che sono le startup possono interagire con capitali o grandi aziende.
Creare un piano strategico 2020-30 per accelerare la transizione verso l’economia circolare e i nuovi modelli di creazione del valore.
Non sappiamo quando potremo dichiarare finita l’emergenza, ma già oggi sappiamo che difficilmente le cose torneranno come prima. A cominciare dalla globalizzazione: in molti, a partire dall’economista Jeremy Rifkin, si sono espressi sulla crisi di questo modello. L’economia circolare è la massima espressione di questi modelli. E per una volta l’Italia si trova nel ruolo della lepre: diversi indicatori sono concordi nel collocarci primi in Europa in molti settori dell’economia circolare. Siamo davanti anche a Francia e Germania che però, in virtù di una pianificazione più strutturata e di lungo periodo, stanno crescendo a una velocità superiore alla nostra. L’Italia utilizza al meglio le risorse destinate all’avanzamento tecnologico e ha un buon indice di efficienza (3,5 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorsa consumata, la media europea è di 2,24), tuttavia è penalizzata dalla scarsità degli investimenti (circa 2,5 volte più basso rispetto a quello della Germania e 2 volte inferiore a quello della Francia), che si traduce in carenza di innovazione (siamo all’ultimo posto per brevetti depositati), e dalle lacune sul fronte normativo. È urgente invertire la rotta: finora abbiamo agito con le leve dei bonus, degli incentivi e delle misure spot. È arrivato il momento di una misura strutturale, in grado di assicurare continuità agli investimenti e alle risorse. Crediamo che si opportuno definire una strategia nazionale di lungo periodo e un piano di azione decennale per l’economia circolare, due strumenti che potrebbero assicurare al Paese un progetto di sviluppo (sostenibile) nel lungo periodo. La pandemia ci ha permesso di toccare con mano le enormi potenzialità della trasformazione digitale. Nonostante le difficoltà di una situazione estrema, milioni di italiani hanno sperimentato i benefici dello smart working. Gli studenti di scuole e università, nel giro di pochi giorni, hanno cominciato a seguire le lezioni dietro a un tablet o un pc anziché in classe. La telemedicina è stata una panacea per assistere anziani, pazienti cronici e altri soggetti fragili, senza farli muovere da casa. Il digitale, insomma, ci ha permesso di tenere accesi i motori del Paese durante i giorni del lockdown. Ma non sono state tutte rose e fiori: mai come in questi giorni abbiamo capito che il digital divide non è una questione tecnologica bensì un tema di inclusione sociale: in Italia solo il 24% delle abitazioni è raggiunto da servizi di rete ultraveloce e ci sono molte zone a “fallimento di mercato” dove gli operatori non hanno convenienza a portare la loro offerta.
Tuttavia, il problema vero non è l’hardware, ma il software, cioè i nuovi contenuti, i nuovi servizi, i nuovi processi, le nuove soluzioni di efficientismo, i nuovi canali di vendita. In una parola, il change management. Enormi opportunità che rischiamo di non cogliere. Il digitale è il principale fattore abilitante per la crescita post emergenza e per la competitività delle nostre imprese, grandi e piccole che siano, nel lungo periodo. Per questo occorre una strategia che stimoli la trasformazione digitale: crediamo che defiscalizzare gli investimenti pubblici e privati destinati allo sviluppo di progetti innovativi sia il modo migliore per perseguire questo obiettivo. Soprattutto se questi progetti coinvolgono le startup in una logica di open innovation e di collaborazione con le imprese.
Le startup e le PMI innovative costituiscono il motore dell’innovazione. Sono imprese fragili, che esprimono numeri poco rilevanti da un punto di vista macroeconomico (il valore della produzione ammonta a circa 1,2 miliardi di euro per 12 mila posti di lavoro), tuttavia con un enorme potenziale di crescita. Lo stallo dell’economia, causa emergenza Covid-19, rischia di colpire prima di tutto loro. Prive di significative riserve di cassa, spesso esposte dal modello “as a service” e fortemente impegnate nella continua evoluzione della loro soluzione, una parte rilevante delle startup italiane rischia di non superare l’anno in corso. E, come detto, è un rischio che l’innovazione italiana non può permettersi di correre. Il perché è tutto in un numero: 10 miliardi di euro. È la valutazione media delle cosiddette startup unicorno (cioè con valutazione superiore al miliardo), poco meno di 500 aziende nel mondo che 30 anni fa non esistevano e che hanno utilizzato moltiplicatori di crescita possibili soltanto grazie a servizi e prodotti innovativi.Alla luce di questa fotografia, pensiamo che le grandi corporate Italiane (e in generale le aziende di qualsiasi dimensione) debbano essere stimolate alla creazione di fondi di Corporate Venture Capital prevedendo logiche di matching fund di finanza pubblica. Vale a dire che a fronte della costituzione di un fondo di Corporate Venture Capital, un contributo pubblico con la medesima quota di capitale ne raddoppierebbe la capacità di investimento. Crediamo che questa misura possa creare le condizioni ideali per permettere alle grandi aziende del nostro Paese di lavorare con il comparto startup e innescare virtuosamente l’innovazione made in Italy. (abstract)

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Coronavirus: un’opportunità per credere e investire in Italia e nella nostra economia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

A cura di Alberto Foà Presidente di AcomeA SGR. Ci troviamo ad affrontare una crisi globale nata come emergenza sanitaria da coronavirus che si è evoluta in emergenza economica. Quello che abbiamo visto accadere a partire dal 24 febbraio è stato una specie di arresto cardiocircolatorio del sistema. Nonostante le notizie sul coronavirus in Cina circolassero da un paio di mesi, il mercato è stato preso alla sprovvista. Tutti abbiamo pensato che, come nel caso della Sars, il virus restasse confinato in quell’area. Con lo scoppio dei primi casi in Italia il mondo intero si è trovato di fronte a una realtà brutale: il virus era diventato un problema globale. Per far fronte a questa situazione sono stati presi importanti provvedimenti di natura monetaria da parte delle Banche Centrali che hanno annunciato un “Quantitative Easing infinito” ossia l’acquisto di titoli di Stato in modo illimitato per finanziare l’ampliamento della spesa pubblica varata dai governi, tesa a sostenere e a traghettare l’economia al di là di questo periodo di crisi. In particolare, la BCE ha rivestito un ruolo fondamentale perché, avendo prima varato un aumento del QE, un programma già in essere di riacquisto dei titoli di Stato emessi dai Paesi dell’area euro, e poi il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program), un piano da 750 miliardi pari a circa il 5-6% del Pil, ha messo una rete di sostegno sotto al mercato dei titoli di stato, italiani in particolare. È evidente, quindi, che se oggi non facessimo parte dell’Europa ci troveremmo nelle stesse condizioni di qualsiasi altro paese emergente che ha visto, non solo i titoli di Stato crollare, ma anche la propria valuta svalutarsi del 20, 30 o, addirittura, del 35%. Grazie al PEPP e all’annullamento del cosiddetto Fiscal Compact (cioè l’Italia non è più tenuta al rispetto di alcuni parametri nella definizione del deficit), il nostro Paese ha la possibilità di aumentare i livelli di spesa praticamente senza vincoli. Inoltre, la BCE ha abbandonato la cosiddetta “capital key”: prima il QE era proporzionale al Pil dei diversi paesi, ora la BCE, che nell’ultimo mese ha cominciato a rendere operativo questo piano, ha potuto comprare molti più BTP italiani che bund tedeschi. Senza queste tutele, oggi, ci troveremmo con i BTP con uno spread inimmaginabile e l’Italia avrebbe un mercato finanziario chiuso senza possibilità di emettere titoli di Stato. È chiaro, quindi, come la diatriba nata intorno al MES rischia di essere disinformativa: il MES è un fondo creato nel 2010 con della condizionalità. La versione proposta oggi non ha alcuna condizionalità se non che l’importo del prestito richiesto sia entro il 2% del Pil (quindi, nel caso dell’Italia, parliamo di 35-36 miliardi avendo un Pil di circa 1,6 trilioni) e che questi soldi vengano spesi direttamente per l’emergenza sanitaria.I singoli Paesi, dal canto loro, hanno attuato dei provvedimenti di aumento della spesa pubblica. La Germania, ad esempio, ha stanziato 156 miliardi, pari a circa il 3% del Pil. Si tratta di investimenti in spesa viva, cioè sussidi di disoccupazione, sostegno alle piccole medie imprese, differimento di tasse. A questo si aggiunge una linea di cassa dello Stato che dà garanzie per 400 miliardi affinché le banche possano erogare alle piccole medie imprese soldi in maniera rapida per far fronte a possibili carenze di liquidità. Infine, c’è una terza linea da 200 miliardi di euro che servirà ala Germania per sostenere il capitale delle grandi imprese. L’Inghilterra, invece, ha nazionalizzato le ferrovie inglesi per sei mesi questo significa che, in questo arco di tempo, gestirà il conto economico delle ferrovie inglesi e ciò significa che lo Stato si accollerà le perdite. Stessa cosa, ma con proporzione diverse, è stata fatta negli Stati Uniti e in Italia. La sfida, ora, è superare il passaggio dal decreto all’erogazione reale dei fondi alla piccola-media impresa, snellendo la macchina burocratica.In Italia, le imprese sono, in media, meno indebitate rispetto a quelle di altri Paesi. È evidente, però, che a fronte di una mancanza di reddito, essere poco o molto indebitati è ininfluente, è comunque complicato riuscire a mantenere in attivo il proprio business. A oggi la priorità del Governo e delle Regioni deve essere quella di far finire l’emergenza sanitaria. Prima finirà l’emergenza sanitaria, prima tutti i provvedimenti che il governo ha introdotto potranno essere implementati e prima ci potremo allineare con quello che succede nel resto del mondo. Viviamo in una società sempre più interconnessa, perciò per un singolo Stato non è possibile pensare di poter sopravvivere economicamente se gli altri Paesi vanno a fondo. Dal punto di vista economico il mondo, a un certo punto, si riprenderà, proprio grazie a questo sforzo coordinato a livello mondiale delle banche centrali e dei Governi, seppur con conseguenze negative che non possiamo negare. Per questo, lato strategia di investimento, la nostra indicazione è di usare questa fase per aumentare l’investimento in azioni che, in questo momento, sono particolarmente depresse. La Borsa Italiana è fra quelle in condizioni più critiche, basti pensare che Il valore totale delle imprese italiane quotate è oggi uguale al valore di Facebook. Il rapporto fra capitalizzazione di Borsa e Pil in Italia è fra i più bassi del mondo occidentale. A fine 2018, era pari al 36% contro il 148% degli USA, il 107% del Regno Unito, l’88% della Francia, il 66% del Brasile, il 55% della Germania e il 46% dell’Indonesia. Questo fattore rappresenta uno svantaggio nello scenario competitivo internazionale e rende difficile per le imprese italiane raccogliere capitali freschi per investimenti sul mercato. Oggi è un momento molto interessante per investire in Italia anche perché il nostro Paese si caratterizza per avere un rapporto molto elevato fra ricchezza finanziaria privata e reddito disponibile. A fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 9.743 miliardi di euro, 8 volte il loro reddito disponibile. Gli immobili hanno costituito la principale forma di investimento delle famiglie per un valore di 5.246 miliardi di euro. Il totale delle passività delle famiglie è stato pari a 926 miliardi di euro (principalmente mutui casa). Le attività finanziarie hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente. Questa ricchezza finanziaria degli italiani è per la stragrande maggioranza investita in obbligazioni, in polizze assicurative a rendimento più o meno garantito. Ci sono 1.500 miliardi depositati in conti correnti, pari a quasi il 100% del PIL. Perché, quindi, prima di chiedere soldi all’Europa, non spingiamo affinché almeno una piccola parte di questa liquidità dormiente, affluisca in Borsa dando sostegno alle nostre imprese? Sosteniamo il sistema Italia. È nostro dovere essere i primi a credere nella nostra economia, una economia, da un punto di vista imprenditoriale, forte e competitiva a livello internazionale.

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Coronavirus: Rilanciare l’economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

“Di fronte alla grave crisi economica e sociale causata da coronavirus occorrono ricette coraggiose, che non solo rispondano alle urgenti esigenze economiche e sociali ma che si fondino sui principi del Green New deal europeo, a tutela del clima e delle risorse naturali” E’ il contenuto principale con cui prende forma oggi una forte alleanza che comprende in modo trasversale, fra gli altri, 11 ministri dell’Ambiente, tra cui Sergio Costa, il ministro italiano degli Affari europei, quasi 80 membri del Parlamento europeo, la società civile tra cui BirdLife International, di cui Lipu è il partner italiano, amministratori delegati di importanti realtà produttive e confederazioni sindacali.“La crisi globale determinata dal Covid19 – dichiara Aldo Verner, presidente della Lipu-BirdLife Italia – ci pone direttamente a confronto con l’assoluta necessità di ristabilire condizioni di sicurezza per tutti noi e fronteggiare all’incombente crisi economica. Non dobbiamo però commettere gli errori del passato in campo sociale e ambientale: occorre proseguire col Green New Deal intrapreso dalla Commissione europea prima della crisi, volto ad agire in modo solidale, per la trasformazione energetica e per la conservazione del patrimonio naturale e della biodiversità”.“La grande alleanza nata oggi a livello europeo avrà il fondamentale compito di contrastare tutte le azioni volte a ripristinare un’economia e un modus operandi ormai anacronistici, basati sullo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali e non curante dei cambiamenti climatici – prosegue Aldo Verner – Riteniamo che solo grazie a ecosistemi in buona salute potremo mitigare, in futuro, gli effetti di tragedie come quelle che stiamo vivendo.“Facciamo dunque appello alle istituzioni e alle parti sociali affinché trovino il coraggio per costruire un futuro dove – conclude il presidente della Lipu – i valori fondanti siano la solidarietà, il benessere sociale e la tutela dell’ambiente.

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L’economia italiana riparte on-line

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

Mentre politica e istituzioni pensano alle possibili soluzioni per il dopo Coronavirus, i manager e le imprese stanno già reagendo con modalità del tutto innovative rispetto al passato. Hanno infatti già superato quota 250 in una sola settimana gli incontri one-to-one a distanza fra manager italiani che dalle loro case si sono collegati per portare avanti il business e discutere di strategie e soluzioni per il futuro. Sono dirigenti di settori che vanno dalla logistica alla finanza, dall’energia all’e-commerce, dal retail al marketing e agli acquisti, dall’information technology alla sicurezza fisica e sul lavoro. Rappresentano mercati e aziende che non vogliono e non possono fermarsi. Altri 250 incontri circa sono in programma per la settimana in corso. L’hashtag #restoacasaMAreagisco è il messaggio che hanno voluto condividere. I settori che si sono dimostrati più reattivi sono il settore Energia e HSE (Salute e sicurezza ambientale), seguito da e-commerce e information technology. L’iniziativa è stata resa possibile grazie a Richmond Italia e alla sua piattaforma, riconvertita in brevissimo tempo da strumento per appuntamenti fisici a luogo di incontro on-line e messa a disposizione gratuitamente per far sì che le persone e le idee possano continuare a incontrarsi anche in questa fase di stasi. Intorno a Richmond Italia gravita infatti una estesa comunità di manager. Considerando coloro che hanno preso parte a eventi negli ultimi 5 anni, sono circa 7500 operatori, di cui circa 6000 delegates (grandi e medie aziende che investono) e 1500 exhibitor (aziende fornitrici alla ricerca di partner e clienti). “Far incontrare le persone e le aziende è quello che facciamo da 25 anni – ha sottolineato Claudio Honegger, fondatore di Richmond Italia e pioniere in Italia degli eventi business-to-business con agende programmate – All’inizio di questa crisi, 6 settimane fa, abbiamo creduto che l’unica opzione possibile fosse aspettare la fine della tempesta. Poi abbiamo capito che starsene con le mani in mano non era la cosa giusta da fare, ci siamo riuniti e abbiamo pensato a cosa potessimo fare di utile. Abbiamo deciso di dare la possibilità alle aziende di incontrarsi gratuitamente online, facendo in modo che domanda e offerta continuassero e cercarsi e trovarsi. Così è nato il nuovo format Richmond 121, e l’hashtag #restoacasaMAreagisco. La risposta dei manager è stata inequivocabile: rimbocchiamoci le maniche”. Ogni anno Richmond Italia organizza 16 eventi business-to-business che creano opportunità di business. Durante questi eventi le persone generano il valore, e al tempo stesso ne sono i principali beneficiari. “Sono sicuro che torneremo a organizzarli presto e che le persone avranno sempre più voglia di incontrarsi faccia a faccia, d’altronde il nostro claim è Human2Human – ha spiegato Claudio Honegger – Non posso tuttavia non considerare che la situazione che stiamo vivendo ha fatto fare un salto in avanti alla tecnologia, e ci ritroviamo tutti un po’ più confidenti con i video meeting. Per questo la modalità online rientrerà sempre di più nel nostro modello di business. Oggi la piattaforma è a disposizione gratuitamente per dare un segnale concreto di reazione, domani potrà diventare un modello di business che si affiancherà a quello esistente”. (by Matteo Gavioli)

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Economia di guerra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Giorni fa il Financial Times ha pubblicato una lettera dell’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Il contenuto della lettera, considerato da molti commentatori esplosivo, ha lanciato un dibattito sulle conseguenze finanziarie ed economiche della corrente crisi sanitaria dovuta al covid-19 e alle politiche di lockdown messe in atto dalla maggioranza degli Stati nel mondo. Secondo Draghi, l’inevitabile recessione rischia di trasformarsi in una depressione economica aggravata da default degli Stati con livelli di debito già alti. Perché questo non succeda, occorre che le banche concedano prestiti alle imprese a costo zero, a condizione che queste mantengano i posti di lavoro. I governi dovranno farsi garanti dei prestiti, assumendo nuovo debito pubblico. Il dibattito che è seguito si è concentrato principalmente su quali strumenti di politica pubblica impiegare.
Gli economisti Baez e Zucman hanno proposto che lo Stato crei una nuova forma di assicurazione sociale per lavoratori ed imprese, coprendo i debiti ed i costi di queste ultime in modo che evitino la bancarotta; una soluzione che richiama quanto sta già facendo la Danimarca. L’economista Wolfgang Munchau ha però osservato che fornire credito anziché liquidità rischia di replicare il ciclo negativo iniziato durante la grande recessione: se un’impresa prende in prestito soldi mentre crollano i profitti, aumenta a sua volta il rischio che questa diventi insolvente; in questo senso, sarebbe meglio fornire “helicopter money”, mettendo soldi direttamente nelle tasche di cittadini ed imprese. Una terza soluzione è quella di creare interventi mirati volti a finanziare la spesa privata dei consumatori presso attività commerciali che accettino di non lasciare a casa lavoratori dipendenti durante i lockdown (Politico). Quello su cui però la maggior parte dei commentatori concordano è la valutazione del contesto: come ricorda Draghi, “siamo in guerra contro il coronavirus e dobbiamo mobilitarci di conseguenza”. La specificità dell’economia di guerra, secondo Luca Michelini, è quella di spingere alla creazione di “strumenti di azione collettiva i più adatti per raggiungere l’interesse generale e gli obiettivi strategici”.

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Commercialisti: Analisi del piano Ue anti Covid per sostenere l’economia nell’emergenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato la informativa periodica “Attività Internazionale”, una ricognizione sulle novità e gli sviluppi in ambito internazionale, su cui si è focalizzata maggiormente l’attenzione e l’analisi della categoria. Sotto i riflettori l’aggiornamento sulle diverse misure adottate per far fronte alla pandemia di coronavirus e alle ricadute sulle economie europee e mondiali che inevitabilmente si affiancano alla grave emergenza sanitaria in corso.Complessivamente, i finanziamenti a livello UE raggiungono i 93 miliardi di euro e sono allo studio nuove misure che consentirebbero di incrementarli ulteriormente. La Commissione europea sta lavorando in questi giorni alle modifiche alla bozza di bilancio comunitario per il 2021-2027 per sostenere il rilancio economico, mentre si discute anche del finanziamento e del funzionamento di un fondo di riassicurazione degli schemi nazionali di sostegno alla disoccupazione.Nell’ambito degli aiuti di Stato, è arrivata l’approvazione da parte della Commissione della garanzia concessa dallo Stato italiano a sostegno delle piccole e medie imprese colpite dall’emergenza con una moratoria dei debiti contratti presso le banche.
Un richiamo a porre particolare attenzione ai bilanci e alle comunicazioni al mercato sugli effetti della pandemia nei bilanci arriva dalle note ufficiali diramate nei giorni scorsi dal Comitato europeo per il coordinamento della vigilanza dei revisori legali e dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati contenenti linee guida e criteri generali da adottare nell’attuale situazione. Nell’informativa si analizza il lavoro del Comitato degli organismi europei di controllo delle attività di revisione contabile, CEAOB, che ha pubblicato un documento nel quale evidenzia le aree maggiormente significative alla luce dell’impatto del Covid-19 sulle revisioni contabili dei bilanci: Acquisizione di elementi probativi sufficienti e appropriati, Continuità aziendale, Eventi successivi, Reporting e comunicazione. Completa l’informativa una rassegna delle iniziative promosse dai diversi organismi di categoria in tutto il mondo con indicazioni, proposte e suggerimenti per sostenere le professioni e l’economia in questo difficile momento.L’informativa integrale è disponibile online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (www.fondazionenazionalecommercialisti.it).

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Sicilia: Ricostruiamo l’economia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

“Abbiamo concordato con i Vertici Nazionali i termini urgenti d’intervento sull’Economia Italiana – trasmette il Coordinatore Politico dell’Udc in Sicilia – In questi giorni abbiamo ricevuto migliaia di richieste di aiuto da parte di Imprenditori, Partite Iva, Artigiani, Agricoltori, Commercianti e Professionisti che si sentono completamente abbandonati dal Governo Nazionale. Abbiamo raccolto tutte le loro proposte in una sintesi trasmessa ai nostri Parlamentari affinchè vengano subito dibattute in Aula. Le misure considerate fin ora dal Governo sono totalmente insufficienti; non è possibile pensare di far ripartire un motore con solo qualche goccia di benzina.” L’On. Decio Terrana prosegue il comunicato citando alcune misure già prese dal Governo Regionale ed introducendo le proposte trasmesse.“Come sapete, il Governo Regionale ha affrontato di petto l’Emergenza, riuscendo al momento a contenerne la diffusione. Sono state prese diverse misure; anche grazie al nostro Assessorato alle Attività Produttive abbiamo potuto produrre mascherine, gel e materiale per il personale sanitario; sono stati prorogati i termini per la rendicontazione dei Progetti Comunitari in scadenza, salvando Milioni di Euro per le Imprese. Sono stati destinati 100 Milioni ai Comuni Siciliani per il sostentamento delle Famiglie indigenti (il Governo ha stanziato 400 Milioni per tutta l’Italia). Ma serve una mano da Roma. Possiamo usufruire di tutti coloro che da un anno percepiscono il Reddito di Cittadinanza per assistere i nostri anziani ed i nostri disabili e aiutare nelle consegne a domicilio, bisogna istituire una “Task Force” per far ripartire il Paese, dobbiamo rinviare tutto ciò che è rinviabile: Bollo Auto, Rette Universitarie, Mutui Ipotecari, Mutui e Prestiti alle Imprese. Dobbiamo estendere il Bonus di 600 Euro a tutti i Professionisti ed a tutte le Partite Iva. Dobbiamo urgentemente dare accesso ai Fondi Strutturali Europei, anche per rafforzare il Settore Sanitario, in maniera immediata, senza troppa burocrazia. Abbiamo ancora 4 Miliardi a disposizione da spendere per la Sicilia. Dobbiamo creare Strumenti Finanziari ad Hoc, dobbiamo far accedere tutte le Imprese alle Agevolazioni del Regime di Startup per 24 mesi. E’ giunta l’ora del Coraggio. Facciamo debito con Misure Economiche Strategiche ed Espansive affinchè le Imprese ed i Cittadini possano avere liquidità. Il Governo continua a perdere tempo, come ha perso fin troppo tempo nel fermare le attività produttive e chiudere i confini delle zone interessate dall’epidemia, facendo diffondere il virus su tutta la Penisola in maniera incontrollata; ascolti le nostre proposte e le parole di Mario Draghi, serve Coraggio. Non si può vivere solo di annunci e di belle parole. Qui in Sicilia il Governo Nazionale ha già “sbloccato i lavori” sulla stessa strada per ben 3 volte in un anno, per fare un esempio. Senza alcun esito positivo, i lavori sono fermi e le Imprese avanzano crediti. Basta con gli annunci, passiamo ai Fatti”.

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Covid 19: Cosa si sta succedendo all’economia europea?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

La crisi sanitaria ed economica ci impongono un cambio di passo mai prospettato prima, quali sono le sfide da affrontare una volta usciti dalla pandemia? “COVID-19: Post pandemic world – what is going to happen to the EU economy?” Questo il titolo del terzo evento online che si è tenuto ieri attraverso i social di Volt Italia e che ha visto come protagonisti Andi Shehu (Presidente Volt Italia), Giulia Pastorella (+Europa, Azione), Paolo Brunori (Ricercatore in economia politica) e Pietro Panizza (Phd in economia all’Istituto Universitario Europeo).”L’Europa deve dare una risposta collettiva alla crisi, pena una frattura irreparabile. Tale risposta esiste e si chiama Eurobond, esitare adesso può avere conseguenze irreversibili: serve una strategia coordinata tra tutti i paesi europei per affrontare questa che è una causa comune”. Queste le parole di Andi Shehu presidente di Volt Italia. ”Di fronte all’imprevedibilità delle circostanze è necessario un cambiamento di mentalità”. “Lo scontro tra Paesi del nord del sud Europa ci fa vedere un Unione Europea che non è quella che abbiamo sempre auspicato” sottolinea Giulia Pastorella che ha espresso opinioni forti circa la gestione dei danni collaterali di questa crisi. La risposta ad un male comune deve prevedere azioni comuni, coordinate, e soprattutto veloci. Il coronavirus colpisce tutti indistintamente senza guardare a confini, popoli, età. La risposta deve essere chiara, essere un segnale di solidarietà di fronte a una crisi sanitaria ed economica senza precedenti.Il post pandemia si costruisce oggi con le scelte che facciamo. Speriamo e auspichiamo che siano quelle giuste. (by Silvia Bertini)

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Economia e salute: Quando usciremo dalla paralisi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Commento a cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm in abstract. Se ci fosse ancora bisogno di un’ulteriore conferma è giunta dai dati PMI europei (https://www.markiteconomics.com/ Public/Release/PressReleases), che sono scesi a livelli piú bassi da oltre 20 anni, ossia da quando esistono questi indici. Il ‘flash’ IHS Markit Eurozone Composite PM si è attestato a marzo a 31.4, crollando dal 51.6 e facendo registrare il più grande calo mensile da quando vengono effettuate le rilevazioni. Negli Stati Uniti le richieste per i sussidi di disoccupazione, un proxy dell’andamento del mercato del lavoro, hanno superato i 3 milioni, una cifra record che aiuta a dare un senso su quelli che sono stati gli effetti, almeno temporanei, di questa crisi sul mercato del lavoro. Non c’è più, quindi, nessun dubbio: siamo ufficialmente in recessione. Quello su cui ora si interrogano gli analisti è quanto possa essere significativa questa recessione. Le previsioni si muovono all’interno di un ventaglio piuttosto ampio, che riflette l’incertezza che esiste in questo momento riguardo all’affidabilità dei dati in un contesto che muta così velocemente. Le più negative arrivano a toccare picchi del -30%, una contrazione senza precedenti. D’altronde un dato del genere non stupisce, con l’economia globale virtualmente congelata e oltre un terzo della popolazione mondiale in quarantena.
Tornando alle notizie e ai dati, nonostante il conforto limitato che ci offrono in questo momento, lavorano per confermare la tesi prevalente: il secondo trimestre sarà caratterizzato da una profonda recessione che sarà ampiamente recuperata nella seconda metà dell’anno, quando l’attività economica riprenderà. Questa è anche la visione che condividiamo, come Moneyfarm, in questo momento. La situazione in cui viviamo è del tutto eccezionale e per capirla dobbiamo dimenticare il modo naturale in cui valutiamo una spirale recessiva. Normalmente quando avviene una recessione la crisi si trasmette dai consumi e dagli investimenti, alla profittabilità delle aziende, poi sul mercato del lavoro e sui prezzi, finché la spirale non si inverte. La politica – in questi casi – può intervenire con scelte anticicliche per invertire la dinamica recessiva.
Un fattore positivo, è che questo tipo di problematiche non riguarda tutti i settori allo stesso modo. C’è una parte dell’economia che subisce questa situazione in modo più grave: immaginiamo i trasporti che sono bloccati per decreto o il settore turistico, che probabilmente resterà in crisi per un periodo più lungo degli altri settori. D’altra parte, ci sono altri settori, come quelli dell’economia digitale e SaaS, che possono continuare a operare senza problemi: non solo, si avvantaggiano di un contesto dove miliardi di persone sono chiuse a casa o devono lavorare da remoto.
In questa situazione, senza precedenti nella storia (quanto di più simile abbiamo avuto sono stati i periodi di guerra), l’azione della politica deve orientarsi in quattro fasi:
· la prima sono gli interventi per garantire che le filiere non collassino durante questo periodo di sospensioni. Tutti gli Stati si sono mossi in ordine sparso, chi con più risorse (come gli Usa, la Germania e il Regno Unito), chi con risorse più limitate. In questo senso ci sembra di poter dire che, generalmente, le risorse in campo per sopravvivere in una situazione di economia congelata, almeno per i prossimi mesi. Nel breve termine l’obiettivo è quello di mantenere il sistema liquido e limitare i danni durante la quarantena.
· La seconda fase sarà, invece, il sostegno alla crescita: in questo senso abbiamo già visto gli stati con più capacità muoversi, ma resta l’incognita della coordinazione internazionale, soprattutto in Europa dove per il momento la capacità di azione sembra pagare le divisioni tra Paesi. Siamo tuttavia convinti che anche l’Europa riuscirà a partorire qualcosa di positivo, messa di fronte a una questione di questa portata.
· La terza partita è quella della gestioni degli sbilanciamenti: possibili crisi finanziarie, strascichi su alcuni settori (come quello dell’aviazione o quello turistico). Per ovvi motivi questa ci sembra a oggi la principale fonte di rischio a ribasso, ancora è difficile valutare la portata degli sbilanciamenti e quali e quante saranno le geografie e le filiere coinvolte.
· Questo tema sarà, probabilmente, accompagnato da una situazione di più lungo periodo di gestione della liquidità, di controllo di possibili spinte inflazionistiche e di ristrutturazione dei debiti pubblici, in quello che potrebbe configurarsi come un nuovo equilibrio finanziario globale da costruire nel prossimo decennio.Per trovare una nota positiva, le valutazioni di medio periodo e il premio per il rischio delle asset class azionarie è estremamente vantaggioso in questo momento: un’opportunità molto interessante per entrare sul mercato con le giuste tempistiche, un’opportunità che dovrà essere colta dagli investitori in un futuro prossimo.
Il vero catalizzatore positivo sarà il controllo della crisi sanitaria: ma anche qui dobbiamo metterci d’accordo su cosa intendiamo. La domanda che i Paesi si devono porre e la cui soluzione, secondo noi, potrebbe essere a portata, non è quella di contenere e sconfiggere la malattia, ma come verranno messi in piedi sistemi e salvaguardie per garantire all’economia di ripartire in attesa di ricercare una cura. In questo senso sembrano incoraggianti i progressi che si sono fatti, solo in poche settimane, riguardo la riorganizzazione dei sistemi sanitari, l‘utilizzo delle tecnologie per i test e i tamponi.Certo il fatto che la comunità scientifica, in questo momento, sia divisa su molti aspetti non aiuta a ottenere un orizzonte realistico, ma abbiamo la sensazione che ogni giorni si aggiungono nuovi elementi di conoscenza e che, se sicuramente è troppo presto per dire che intravediamo la luce, le nebbie dell’incertezza sembrano cominciare a dipanarsi.

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Coronavirus ed economia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

«Altro che cerotti, qui ci vuole uno choc positivo. Basta ai vincoli di ogni tipo: l’economia si riprenderà solo se potrà dribblare la matassa burocratica che opprime le imprese. E quindi: niente obbligo di fatturazione elettronica, niente obbligo di registratore di cassa, niente studi di settore, togliere il tetto all’uso del contante. Tutte cose che si possono fare subito, senza grande impegno economico da parte dello Stato. Potrebbero tornare i voucher. Serve liberare l’Italia, stare al fianco di quelli che producono e non distruggono il lavoro. Come? Penso innanzitutto alle modalità di pagamento della cassa integrazione in deroga: i soldi devono arrivare subito nelle tasche degli italiani costretti a casa e chi non utilizza la cassa integrazione per la propria azienda va premiato, altrimenti saremo al decreto “Arrenditi Italia”.Penso proprio a un premio in percentuale, legato alla produzione e al mantenimento della forza lavoro, per gli imprenditori che continuano a pagare gli stipendi ai loro dipendenti: vanno sostenuti e aiutati».Lo dice il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in una intevista al quotidiano Leggo.
«Mario Draghi è una grande personalità, lo ringrazio per le parole sulla necessità di fare deficit in una fase così drammatica. Ma i governi non si fanno per alchimie. Preferisco il voto popolare. Insomma, elezioni quando si potrà tornare a votare dopo l’emergenza, per gestire la lunga fase di ricostruzione. Il ruolo dell’Europa? In questa fase non è esistita. Non c’è un’Europa della solidarietà, delle grandi scelte. Forse pensano che Italia e Spagna devono arrivare in ginocchio al cospetto della prossima Troika? Sbagliano, senza Italia questa Europa si dissolve», continua Meloni.

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“Blocchi ai confini sono micidiali per economia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“Il Governo faccia proprie e attui le ‘corsie verdi’ per le merci sulle frontiere, coordinandosi innanzitutto con gli Stati vicini prossimi. I blocchi e i colli di bottiglia che abbiamo visto recentemente sono un pericolo micidiale per l’economia europea e italiana in particolare. L’indicazione della presidente von del Laden è quanto mai opportuna e risponde a una giusta richiesta di presenza dell’Europa. Ma ricordiamo che, in ultima istanza, le politiche Ue vanno attuate dai Governi”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, commentando l’annuncio della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, a proposito della pubblicazione delle linee guida per l’istituzione di “green lane” o corsie preferenziali per la circolazione delle merci ai confini interni della Ue.

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Misure choc per salvare le Pmi e con esse l’economia italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

È questa la ricetta che Consulenti del Lavoro e Commercialisti propongono al Governo per sostenere aziende e lavoratori in un momento di grandissima difficoltà economica e sociale conseguente al forte rallentamento, prima, e allo stop della maggior parte delle attività produttive, dopo, per contenere il contagio da Coronavirus. “Il protrarsi e l’ampliamento della emergenza sanitaria”, dichiarano congiuntamente Marina Calderone e Massimo Miani, rispettivamente presidenti del Consiglio nazionale dell’ordine dei
Consulenti del Lavoro e del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, “hanno messo in ginocchio il tessuto economico del Paese e con esso lavoratori dipendenti e professionisti. I Consigli Nazionali dei Commercialisti e dei Consulenti del Lavoro propongono la sospensione fino al 30 giugno 2020 dei termini di versamento, con rateazione dei
versamenti sospesi a partire da settembre 2020, relativamente a:
– tributi, ritenute, contributi e premi assicurativi, sia correnti che rateizzati, nonché al diritto annuale alle CCIAA;
– somme dovute, anche in forma rateale, derivanti da avvisi bonari, accertamento con adesione, mediazione tributaria, conciliazione giudiziale, acquiescenza e definizione agevolata delle sanzioni;
– entrate tributarie e non tributarie, anche degli enti locali, derivanti da cartelle di pagamento o ingiunzioni o avvisi di accertamento esecutivi, nonché relativi alla rottamazione dei ruoli e al saldo e stralcio.
Propongono inoltre le seguenti misure:
– ripristino della possibilità di compensazione dei crediti per imposte dirette maturati nel 2019 anche prima della presentazione della relativa dichiarazione;
– eliminazione della proroga di due anni dei termini di accertamento e riscossione relativi ai periodi d’imposta in scadenza nel 2020;
– sospensione fino al 30 giugno 2020 dei termini procedimentali e processuali tributari;
– sospensione fino al 30 giugno 2020 delle procedure concorsuali, cautelari ed esecutive in corso;
– estensione ai professionisti iscritti in albi di tutte le misure di sostegno fiscale, per il lavoro e per la liquidità previste dal decreto-legge n. 18/2020 (come, a titolo esemplificativo, il credito d’imposta per gli studi professionali condotti in locazione,
le indennità di sostegno al reddito, le moratorie sui mutui, ecc.). In materia di lavoro, Consulenti del Lavoro e Commercialisti ritengono inoltre essenziali le seguenti misure:
– Ammortizzatore Sociale Unico con codice unico “Covid-19” da destinare adeguatamente al numero degli aventi diritto, senza creare ingestibili graduatorie con relative esclusioni;
– destinazione dell’A.S.U. a tutti i datori di lavoro a prescindere dall’ambito di applicazione a cui sono soggetti in merito agli ammortizzatori sociali;
– semplificazione delle procedure di richiesta dell’A.S.U. con la previsione di una mera informativa sindacale, per dare cosi rapidità all’iter procedurale delle stesse;
– pagamento mensile diretto da parte dell’INPS delle somme calcolate per ogni lavoratore con bonifico bancario; per il mese di marzo pagamento di un acconto di 1000 euro generalizzato per tutti i lavoratori ricompresi in tutte le istanze presentate, con saldo al mese successivo;
– eliminazione di ogni vincolo legato all’iscrizione a Enti o Fondi, preclusivo dell’accesso al sistema di integrazione salariale;
– rinvio al 30 settembre 2020 del termine per la presentazione delle Certificazioni Uniche e Uniemens.
Soltanto interventi coraggiosi di questo tipo potranno servire a famiglie, imprese e professionisti per far fronte alla gravissima crisi finanziaria ed economica provocata dall’emergenza sanitaria in atto. Siamo certi che il Governo, in momenti difficili come questo, farà il possibile, e anche più, per non lasciarli soli.

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Per il momento ciò che sappiamo compensa ciò che non sappiamo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

By Adrien Pichoud, Chief Economist SYZ Asset Management. Non ci resta che tentare di stimare l’impatto di questa epidemia sull’economia globale e sui mercati finanziari.Questo sviluppo inatteso desta una serie di interrogativi senza risposta: quanto ci vorrà per arginare la diffusione del virus in Cina, in Asia e nel resto del mondo? Per quanto tempo le misure precauzionali intralceranno l’attività economica? Quali saranno l’entità e la durata dell’impatto sull’attività economica, ad esempio in termini di consumi, investimenti e risultati societari? Le risposte a tali domande spaziano da “conseguenze relativamente rapide e benigne” fino a “effetti a lungo termine e significativi” e al momento riteniamo che sia impossibile avere qualunque certezza.Innanzitutto, prima della diffusione del virus l’economia globale era ancora in miglioramento, sulla scia del trend incoraggiante del quarto trimestre dello scorso anno. Vi era pertanto un momentum economico positivo allo scoppiare della crisi epidemica.In secondo luogo, la Cina utilizzerà tutti gli strumenti economici possibili per attenuare il colpo sulla propria economia.In misura minore, è ipotizzabile che nel 2020 tutte le banche centrali dei paesi sviluppati ed emergenti mantengano o addirittura rafforzino l’orientamento generalmente accomodante.Infine, i consumi delle famiglie, ovvero il primo motore di crescita del PIL nelle economie sviluppate, restano sostenuti dal calo della disoccupazione, già su livelli bassi, dall’aumento dei prezzi degli attivi e dal basso costo del credito. La combinazione di questi fattori positivi è destinata a contenere o mitigare l’impatto della diffusione del virus sull’attività economica globale.A questo si aggiunge una partenza confusa per le Primarie del Partito democratico statunitense, il che ha ridotto il rischio di vedere eletto un presidente “avverso al mercato”. Abbiamo quindi un contesto in cui le informazioni note e favorevoli controbilanciano i potenziali rischi di ribasso ignoti, almeno per quanto ne sappiamo.Pertanto, in questa fase manteniamo le nostre visioni favorevoli sugli attivi rischiosi, restiamo esposti alle azioni cinesi e rafforziamo l’allocazione a quelle statunitensi in ragione del vigore dell’economia a stelle e strisce nonché dell’implicito supporto della Fed. Aspettando di poter disporre di elementi e dati concreti sulla portata dell’impatto, osserviamo che:l’economia statunitense stava seguendo una traiettoria di espansione leggermente al di sopra del potenziale, sostenuta da solidi consumi e da una forte domanda interna, nonché dalla ripresa degli indicatori dell’attività industriale. L’indice ISM manifatturiero, il seguitissimo barometro dell’attività industriale, è rimbalzato da un minimo quadriennale a gennaio, segnalando una ripresa dell’espansione nel settore dopo 5 mesi di contrazione. L’economia continua a creare posti di lavoro (225.000 a gennaio) e la fiducia dei consumatori è prossima ai massimi ciclici. Poiché è facile che la Fed mantenga un approccio cauto/accomodante in ragione dell’inflazione contenuta e dei rischi di ribasso legati al coronavirus, la politica monetaria dovrebbe favorire l’espansione economica in quest’annata di elezioni, a patto che il dilagare del virus non comprometta le catene di approvvigionamento, i viaggi e l’attività troppo a lungo. L’eurozona è più vulnerabile in ragione della dipendenza dalla domanda cinese, ragion per cui il virus ha un impatto significativo. L’economia inglese si trova in una fase di ripresa post-Brexit. Il franco svizzero è destinato a rimanere forte. Il Regno Unito tira un sospiro di sollievo a seguito dello scemare delle incertezze politiche e di fronte alla prospettiva dell’annuncio di notevoli misure di stimolo fiscale in primavera. La BNS ha dovuto fare i conti con l’apprezzamento del CHF, pur dimostrandosi incapace di reagire realmente dopo essere diventata ufficialmente oggetto di osservazione da parte degli Stati Uniti per intervento sulla valuta. Nell’Asia sviluppata, le dinamiche di crescita sono apparse blande ma positive in Giappone e in Australia, ma la diffusione del virus avrà probabilmente un impatto negativo almeno temporaneo sull’attività economica nel primo trimestre.Tutti i paesi asiatici segneranno un rallentamento nel primo trimestre, poiché l’attività economica risulterà significativamente compromessa dall’epidemia di coronavirus e dalle conseguenti limitazioni ai viaggi, dalle perturbazioni della catena di approvvigionamento e dalle misure precauzionali.Tra le grandi economie emergenti, l’India spicca per la solida crescita economica. Essendo ampiamente orientata al mercato interno, potrebbe non risentire eccessivamente della diffusione del coronavirus e potrebbe continuare a prosperare nei mesi a venire, sostenuta da politiche economiche accomodanti. Dopo la diffusione iniziale del coronavirus, la correzione del mercato azionario è stata rapidamente compensata da una ripresa. In questo contesto, non abbiamo apportato modifiche all’allocazione geografica, con l’unica eccezione dell’upgrade degli Stati Uniti a “preferenza”, basato su:
(a) la resilienza della dinamica macroeconomica dell’economia statunitense,
(b) il sostegno della politica monetaria accomodante della Fed, rafforzato dall’epidemia di coronavirus
(c) la probabilità ormai alta della rielezione di Trump, che sarebbe accolta positivamente dai mercati.
Infine, abbiamo scelto di mantenere l’orientamento positivo verso i mercati azionari cinesi, che restano interessanti in termini di valutazioni.
Manteniamo un orientamento positivo su obbligazioni e credito.Assumiamo una posizione di “lieve avversione” per il debito dei mercati emergenti, nell’ambito di un portafoglio multi-asset.
Assegniamo una “lieve preferenza” a Russia, Indonesia, Messico e Polonia
In seguito alla Brexit, assumiamo una posizione di “lieve preferenza” per la sterlina. L’oro resta la prima scelta in un’ottica di diversificazione. Preferiamo il dollaro rispetto all’euro. Esprimiamo una “lieve preferenza” per lo yen.

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