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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°85

Posts Tagged ‘economia’

Italia: “I cambiamenti climatici non sono un tema astratto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

Già oggi stanno impattando negativamente sull’economia della nostra industria del legno”. A denunciarlo è Gabriele Calliari, presidente di Federforeste, la federazione italiana delle comunità forestali intervenuto al 15° Forum internazionale dell’Informazione ambientale organizzato a San Miniato (PI) dall’associazione Greenaccord Onlus e dalla Regione Toscana. Ultima prova in ordine di tempo, la tempesta Vaia che nell’ottobre scorso ha abbattuto 18 milioni di metri cubi di alberi, su un’area di 50mila ettari. “Ha già contributo ad abbassare il prezzo del legno e le conseguenze si potranno sentire anche nel medio periodo”. Fondamentale, secondo il presidente Federforeste, “usare questi eventi per ripensare le politiche forestali italiane: manteniamo in casa il nostro valore. Ridiamo vita alla filiera del legno, ricostruendola dal bosco alle segherie fino ai trasformatori finali”. L’obiettivo è superare un paradosso pericoloso: le aree coperte da boschi nel nostro Paese sono in continuo aumento eppure l’industria nazionale del legno usa, per l’80%, legno importato.

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Economia italiana: rallentamento generale, ma male è strutturale

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) L’economia italiana è in rallentamento, come è stato certificato dall’Ocse, che ha tagliato le stime di crescita (riviste al ribasso a -0,2% quest’anno e +0,5% il prossimo, contro il +0,9% per entrambi gli anni previsto a novembre), ma “il male italiano è strutturale”, di vecchia data, e va valutato al di là del rallentamento di breve termine, che è generalizzato e non solo italiano. Lo ha detto a Radiocor Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, a margine della masterclass “Cos’è il denaro?”, ciclo di conferenze organizzate dalla Iulm nell’ambito del Laboratorio delle Idee e in occasione del 50esimo anniversario dalla fondazione dell’ateneo. “Dobbiamo distinguere tra il ciclo economico, la congiuntura, il breve termine e il medio lungo termine. Nel breve termine c’è un rallentamento generale nel mondo, in Europa in particolare, e in Italia in particolare. Il rallentamento italiano è un pochino più intenso di quello europeo e mondiale, ma è comunque un fenomeno generale”, ha detto Rossi. Detto questo, secondo il direttore generale, “il male italiano è un male strutturale, ha almeno 25 anni di storia e non è tanto un problema ciclico, come dicono gli economisti, non è un problema di domanda aggregata, di consumatori, investitori, perché quello ha oscillazioni naturali nel corso del tempo”.
Il problema dell’Italia è “di offerta produttiva, di produttività, cioè di capacità delle imprese, dei lavoratori, di produrre in modo efficiente e tecnologicamente avanzato. Questo problema sono 25 anni che ci affligge, ci dibattiamo con questo problema e ancora non lo abbiamo risolto”. Lo ha detto a Radiocor Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, a margine della masterclass “Cos’è il denaro?”, ciclo di conferenze organizzate dalla Iulm nell’ambito del Laboratorio delle Idee e in occasione del 50esimo anniversario dalla fondazione dell’ateneo. Il problema è “molto difficile risolvere, perché è un problema di antica data, è un problema che ha molte facce”, ha detto Rossi, spiegando che “sono molte le cose da fare per aiutare le imprese a trovare un ambiente favorevole alla crescita economica e della produttività. Cose che vanno dal funzionamento della giustizia, all’educazione nelle scuole e nelle università, c’è un ampio raggio di azione, molte cose sono state fatte, anche dai Governi precedenti, ma ancora di più resta da fare”. (fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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Italia: prospettive dell’economia domestica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 21 gennaio ed il 1°febbraio 2019, hanno partecipato 40 intervistati. Il 73% circa degli operatori finanziari ritengono negativa la situazione attuale dell’economia Italiana, mentre il 27% ritiene che la situazione sia sostanzialmente stabile rispetto al mese scorso.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, si riduce di cinque punti la percentuale di coloro che si attendono un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, pari al 50% del totale, mentre il 42,3% stima condizioni invariate (+12,3% rispetto al mese di gennaio) ed un 7,7% si attende un miglioramento (-7,3% rispetto al mese scorso). La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana, rispetto ai pessimisti, è pari a -42,3, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di febbraio 2019. Il dato di sintesi scende leggermente rispetto al -40 di gennaio, ma lontano dal minimo storico di novembre 2018 (-55). I partecipanti prevedono un peggioramento delle condizioni economiche anche in Area Euro e per l’economia USA.Per la prima volta da febbraio 2015, i rischi di inflazione sono visti al ribasso in Italia ed Europa mentre solo negli Stati Uniti si attende stabilità dei prezzi, sebbene anche in Nord America, fino al mese scorso, le aspettative fossero per un incremento dei prezzi al consumo. Nonostante questo, la normalizzazione della politica monetaria comporta il mantenimento di aspettative di incremento dei tassi di interesse a breve ed a medio-lungo termine, sebbene le attese siano di minore entità rispetto al mese scorso.
Sui mercati azionari, sono previsti ribassi dagli attuali livelli per tutti i listini, aspettative che risultano anche in peggioramento rispetto alla passata previsione.Sulle valute, gli operatori stimano un deprezzamento del dollaro USA contro Euro, una repentina variazione rispetto a gennaio, mentre lo Yen potrebbe apprezzarsi, probabilmente per il suo aspetto di “valuta rifugio”. Sul petrolio, infine, si attende che i prezzi rimangano sostanzialmente invariati tra sei mesi, rispetto alle quotazioni attuali.

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Ue: tante parole ma poca solidarietà

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

Bruxelles. Da parecchio tempo, e non solo per le recenti defaticanti e destabilizzanti diatribe tra Roma e Bruxelles, rappresentanti ed economisti di molti paesi europei, in primis della Germania, manifestano grande attenzione nei confronti dell’economia italiana. Cosa legittima che, se fatta con spirito di collaborazione, potrebbe essere utile.
L’ultimo intervento viene dal noto settimanale tedesco Die Zeit che, pur manifestando preoccupazione per l’alto livello del suo debito pubblico, riconosce che il surplus della bilancia commerciale riflette un’evidente capacità competitiva dei settori industriali e tecnologici italiani, evitando così il fardello del debito estero. Ciò rende l’Italia molto differente dalla Grecia.
Per Die Zeit, quindi, le preoccupazioni dei mercati internazionali non verrebbero principalmente dalla politica fiscale e dal bilancio nazionale annunciato dal governo ma dalle motivazioni politiche che li sostengono. Di conseguenza, si teme una esasperazione dello scontro anziché perseguire la necessaria moderazione.
Per superare questo dilemma, il settimanale tedesco presenta una proposta dell’Hans Boeckler Stiftung, un istituto sindacale di studi macroeconomici e congiunturali di Dusseldorf. Si sostiene che i ministri delle finanze dell’Unione europea potrebbero autorizzare la Bce ad acquistare titoli di stato dei paesi con lo spread più alto. Ciò dovrebbe essere subordinato, però, a una bilancia commerciale in attivo. Solo l’annuncio di tale intenzione eviterebbe l’applicazione di alti tassi d’interesse che stanno mettendo a repentaglio l’unione monetaria. L’indebitamento dell’Italia sarebbe così sottratto alle pressioni dei mercati finanziari. Per via del suo surplus commerciale, esso sarebbe sopportato in gran parte dagli italiani. Die Zeit ammette che è un passo che richiede coraggio politico ed economico da parte dell’Europa.
Riteniamo che, rispetto all’attuale profonda divisione all’interno dell’Unione, tale scelta potrebbe essere un’iniziativa unificante.
Altrimenti di tanto in tanto rifà capolino la proposta di risanare i nostri conti pubblici con una tassa del 15% sul patrimonio finanziario dei cittadini italiani. In tal modo si porterebbe il debito pubblico sotto la soglia del 100% del pil. Tale idea, si ricorderà, fu proposta per la prima volta dal management della Kommerzbank, la seconda banca tedesca. E’ la stessa banca, in verità, che nel 2008 fu salvata dalla bancarotta con i soldi pubblici. Sarebbe naturalmente una misura iniqua che colpirebbe anzitutto il risparmio.
Come si può vedere, le varie proposte sono figlie di contrapporti approcci e di differenti analisi economiche. Mettono, però, in risalto il vero problema dell’Europa: la mancanza di solidarietà. Per solidarietà non s’intende far pagare agli altri le debolezze e gli errori di alcuni, ma affrontare con giustizia e intelligenza le difficoltà, che da un singolo paese possono propagarsi agli altri.
Per esempio, il quantitative easing, il meccanismo di acquisto di titoli di stato da parte della Bce, non è stato e non è fatto con l’intenzione di aiutare i paesi più in difficoltà. Esso si applica in proporzione al pil di ciascun paese, per cui la Bce acquista, proporzionalmente, più Bund tedeschi di tutti gli altri titoli. Ciò va indubbiamente a beneficio della Germania, la cui economia è già la più forte, e aiuta meno chi ne avrebbe più bisogno. Anche la politica dei tassi bassi ha giovato a chi ha già un interesse basso, e meno a chi deve colmare lo spread pagando di più.
Non si tratta di colpevolizzare chi sa far funzionare meglio la sua economia e la sua burocrazia. Certo è che se si vuole equilibrare l’intera economia europea, un’attenzione particolare dovrebbe essere posta alle realtà più deboli. Altrimenti è inevitabile che i forti diventino più forti e i deboli sempre più deboli.
E che dire di un euro, che complessivamente è, quindi, meno forte nei confronti del dollaro e perciò favorisce anche le esportazioni dei paesi più competitivi? E del conseguente enorme surplus commerciale, per esempio della Germania, che così aumenta, anche senza volerlo, gli squilibri economici interni all’Unione europea?
D’altra parte il ruolo della locomotiva non è quello di marciare da sola, ma quello di trascinare il resto del treno. Perdere questa prospettiva, e con essa la pacatezza di fare valutazioni giuste e di prendere decisioni lungimiranti, rischia di danneggiare l’intero sistema, comprese le economie più forti.
Troppo spesso si dimentica che per tutti i paesi europei, e quindi anche per la Germania, il mercato principale non è quello cinese o americano, ma è quello europeo. Perciò se si lasciano indietro i paesi più deboli, a un certo punto sarà l’intero sistema e l’intero mercato europeo a farne le spese.
In questo quadro, i recenti dati forniti dai vari organismi europei e internazionali, che evidenziano un generale e significativo abbassamento delle aspettative di crescita di tutti i paesi dell’Unione, rafforzano l’esigenza di rivedere profondamente le politiche economiche dell’Unione. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Investimenti nelle infrastrutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

Milano, 27 novembre 2018 – ore 12.30 ELR LEX Via San Vittore al Teatro, 1-3 (Piazza Affari) Assoprevidenza, l’Associazione italiana per la previdenza e l’assistenza complementare, nell’ambito delle consuete giornate di studio dedicate alla stampa, organizza un incontro di approfondimento sugli investimenti nell’economia reale dei fondi pensione, delle casse di previdenza professionali e di altri investitori istituzionali. Particolare attenzione sarà data al tema degli impieghi in infrastrutture sociali, fondamentali non solo per sostenere l’economia produttiva del Paese, ma anche per la natura di questa tipologia di investimenti, che sono in linea con la stessa ragion d’essere, in particolare, di fondi, casse e fondazioni di origine bancaria. Nell’attuale fase del mercato obbligazionario, particolarmente difficile e caratterizzata da grande volatilità, gli strumenti finanziari che investono nell’economia reale rappresentano un’alternativa a lungo termine sempre più interessante anche per i redditi che sono in grado di generare.L’incontro si svolgerà il 27 novembre 2018 alle ore 12.30 durante un press lunch a Milano presso ELR LEX. Interverranno Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, rappresentanti di investitori istituzionali ed esponenti di vertice di un’importante SGR.

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“Economia e Fisco alla sfida delle riforme”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Si è tenuto, presso il Senato della Repubblica, il seminario “Economia e fisco alla sfida delle riforme”, organizzato da DLA Piper, il principale studio legale internazionale presente in Italia. L’evento, nel corso del quale è stata presentata in anteprima una ricerca dello stesso studio legale sulle misure fiscali adottate da 41 Paesi, è il primo di una tre giorni di incontri alla presenza anche dei Soci Tax provenienti da tutto il mondo. Il Senato è stata la cornice di uno stimolante dibattito con istituzioni, accademici e operatori su argomenti di attualità economica e tributaria, rivolto principalmente a realtà societarie e finanziarie italiane e internazionali. L’Italia si trova in un momento storico particolarmente delicato, dove, alla non più procrastinabile necessità di realizzare riforme economiche e fiscali ambiziose si unisce un’attenzione sempre più alta ai conti pubblici.
“Scenario macroeconomico italiano e fattibilità delle riforme tra debito pubblico e Euro, i modelli economici per cambiare esistono?” è stato il tema dell’intervento di apertura di Antonio Mele (Professore ordinario di Finanza, USI, Senior Chair, Swiss Finance Institute), a dialogo con Alessandro Galimberti (Presidente Ordine Giornalisti Lombardia e UNCI, Il Sole 24 Ore). “I modelli quantitativi su cui lavoro da tempo, e che ho il piacere di presentare oggi – ha affermato Antonio Mele – suggeriscono meccanismi virtuosi di crescita economica ed anche di abbattimento del debito pubblico nel caso in cui si decida di ridurre razionalmente la pressione fiscale. Questo a patto che tali interventi di riduzione avvengano quando il rapporto debito/PIL è ancora inferiore a valori soglia di circa il 140%.”
Sono successivamente state approfondite le “novità della manovra tra economia e fisco, impatti domestici e internazionali” nella prima tavola rotonda, a cui hanno partecipato Carlotta Benigni (Tax Real Estate and Financial DLA Piper), Donatella Conzatti (Senatrice Forza Italia, 6a Commissione Finanze e Tesoro), Antonio Longo (Tax and Private Clients Sector, DLA Piper), Alessandro Pagano (Deputato Lega, VI Commissione Finanze), moderati da Bepi Pezzulli (Presidente Select, autore del libro “L’altra Brexit”).
“Riformare il sistema fiscale con effetti concreti sul piano economico – commenta Antonio Longo, Tax and Private Clients Sector, DLA Piper – significa anche razionalizzare le misure per l’attrazione del capitale umano in Italia e gli incentivi per il sostegno alle PMI.
L’introduzione di forme di compliance fiscale per le persone fisiche dovrebbe essere il naturale sviluppo dell’annunciato processo di “pacificazione fiscale” in particolare nel contesto attuale caratterizzato dal passaggio generazionale delle imprese e dei patrimoni familiari.”
“L’attale quadro internazionale – ha affermato Federico Pacelli, Head of Transfer Pricing, DLA Piper – è caratterizzato da una forte reazione di contrasto, da parte di molti Paesi, nei confronti della pianificazione fiscale aggressiva attuata su scala internazionale. In questo contesto, per le imprese multinazionali risulta sempre più importante, anche per motivi reputazionali, non solo rispettare formalmente le leggi dei Paesi in cui operano ma anche contribuire, in maniera equa, alle relative entrate tributarie. In quest’ottica, una corretta corporate governance impone una gestione del rischio fiscale in ottica preventiva, attraverso un rapporto di partnership e trasparenza con l’Amministrazione finanziaria.”

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Investire sui blue jobs per una crescita economica sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

Quali sono le nuove professioni che si stanno sviluppando per la tutela del mare e la crescita della Blue Economy nel nostro Paese? Di quali figure hanno bisogno le aziende del settore? Se ne è parlato all’incontro: “Blue Jobs, dall’archeologia subacquea alla tutela ambientale” organizzato da Marevivo, Comune di Napoli e Marina Militare, a bordo della nave Amerigo Vespucci, nell’ambito della Naples Shipping week.Investire sulle nuove professioni per la tutela del mare e la crescita sostenibile della Blue Economy è vantaggioso. A confermarlo anche i dati della Commissione Europea che mostrano come l’”economia blu” nell’UE impiega 5,4 milioni di persone e genera un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro l’anno. Il settore più redditizio è rappresentato dal turismo costiero con circa 1,6 milioni di posti di lavoro.
All’evento hanno partecipato operatori ed esperti del settore per confrontarsi sulle nuove figure professionali richieste dalle aziende che si occupano di crescita blu.La Senatrice Barbara Floridia ha annunciato che la Commissione cultura al Senato, all’interno del disegno di legge in merito all’educazione alla cittadinanza attiva e responsabile, ha inserito percorsi di educazione ambientale perché è necessario sensibilizzare le future generazioni verso un’economia blu e il rispetto della natura e dell’ambiente circostante.Ancora una volta la Marina Militare collabora con Marevivo, in sinergia per la tutela della risorsa mare, puntando alla sensibilizzazione dei giovani che ogni anno fanno il loro ingresso in Accademia e negli istituti di formazione, sottolineando le problematiche ambientali, facendo loro percepire la bellezza e il valore del loro territorio, aiutandoli a comprendere la natura come un ambiente del quale tutti facciamo parte, stimolando il loro senso civico e facendoli sentire parte di una comunità che preserva e gestisce importanti risorse. Elementi indispensabili per diventare futuri professionisti del mare.L’innovazione e le nuove tecnologie possono incrementare la crescita dei lavori blu. Il Polo Tecnico Fermi ha lanciato l’“Accademia Dronica” il primo corso in Italia per la sperimentazione, costruzione e gestione dei droni subacquei.Altro settore dove inserire nuove figure professionali è quello del turismo sostenibile nelle Aree marine protette italiane. A sottolinearne l’importanza è stato Antonino Miccio, responsabile dell’Area marina protetta “Regno di Nettuno”.Marenostrum di Archeoclub d’Italia è invece una struttura specialistica operante nel settore della GeoArcheologia e sviluppa progetti di ricerca per la promozione e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, marino e costiero.

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L’economia della salute e la risposta dei consorzi

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

“Abbiamo soluzioni immediatamente attuabili, ma servono finanziamenti strategici prima che si ripresenti l’ennesima emergenza, cui rimediare con costi decisamente superiori e con gravi rischi per le persone e le produzioni.”Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), contribuendo così all’attuale discussione sulle prossime scelte di bilancio per il Paese.“In sintonia con quando dichiarato dal Governo, ribadiamo che la messa in sicurezza del territorio è la prima e più grande opera infrastrutturale, di cui il Paese abbisogna e capace di creare decine di migliaia di posti di lavoro – ricorda Vincenzi – Il solo Piano Nazionale contro il Rischio Idrogeologico, redatto dall’ANBI ed in fase di aggiornamento, prevede circa 3.700 interventi, perlopiù definitivi ed esecutivi, per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro, finanziabili con mutui quindicennali.” Non solo: a causa dei cambiamenti climatici in atto anche in Italia, le piogge sono calate del 10% negli scorsi 65 anni e le temperature medie sono in forte rialzo, causando 14 casi di siccità grave dal 1973 ad oggi; nei più recenti 15 anni si sono registrate ben 9 annate siccitose! “Per aumentare la resilienza dei territori – aggiunge il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano – i Consorzi di bonifica e di irrigazione hanno preparato il Piano Nazionale degli Invasi per la costruzione di circa 2000 bacini per conservare l’acqua, quando c’è e metterla a disposizione nei momenti di bisogno. Tale proposta è stata accolta nella Legge di Stabilità 2018 con un primo finanziamento, articolato in 5 anni, di 250 milioni di euro, ma l’iter procedurale è finalmente definito ed ora si parte con la determinazione che certe scelte meritano!” Anche per il territorio è necessario, invece, passare in tempi celeri dall’analisi dei dati, indispensabile per agire in modo coordinato, a quella realizzativa. “Emerge il bisogno impellente di avere una vision complessiva attraverso i big data, cioè i patrimoni di conoscenza forniti dalle rilevazioni con le tecnologie più innovative – conclude Adriano Battilani, Segretario Generale di “Irrigants d’Europe”, intervenuto al salone “Remtech Esonda” a Ferrara – La rete idraulica minore, fatta da 200.000 chilometri di canali e migliaia di opere idrauliche in tutto il Paese, è sotto continuo stress; sostenerla con adeguati investimenti darà impulso ai territori, sviluppando l’agricoltura del made in Italy agroalimentare ed incrementando la sostenibilità dell’ambiente, in cui viviamo.”

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Economia: “Prospettive globali – Agosto 2018”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi globali e investimenti valutari, Reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments. Quali sono stati gli avvenimenti principali del primo semestre per il mercato obbligazionario?
A inizio anno, i mercati mondiali sembravano coinvolti in una ripresa economica ampiamente sincronizzata, dopodiché il verificarsi di diversi eventi ha concorso a stemperare questo ottimismo. A dicembre 2017 gli Stati Uniti hanno varato un importante pacchetto di riforme fiscali, seguito a stretto giro dalla legge sulla spesa pubblica a febbraio 2018. Sebbene tali misure abbiano apportato forti stimoli fiscali negli USA, alcune delle principali economie hanno cominciato a indebolirsi.La fase di debolezza per l’eurozona è cominciata a febbraio. L’Europa era reduce da un inverno difficile, con una serie di scioperi dei dipendenti pubblici per motivi salariali. La produttività della Germania è stata frenata da un’ondata di influenza. Nel frattempo l’export dai paesi asiatici ha cominciato a decelerare, a riprova di un rallentamento del commercio globale che ha eroso la produzione manifatturiera europea. Di colpo gli Stati Uniti si sono ritrovati ad essere l’unica economia che viaggiava a pieno regime. All’inizio del secondo trimestre il biglietto verde, in calo per gran parte dello scorso anno, ha cominciato improvvisamente ad acquistare vigore. Di pari passo con l’arretramento dell’Europa, si è ampliato anche lo spread tra tassi d’interesse statunitensi ed europei. Questi avvenimenti hanno messo a dura prova la capacità degli investitori di formulare previsioni per il 2018.
Quali eventi erano prevedibili e quali sono state invece le sorprese per lei nei primi sei mesi dell’anno?
Una delle sorprese è stata la portata del rallentamento della crescita in Europa e Giappone. Va sottolineato, però, che a fine 2017 gli investitori nutrivano aspettative estremamente elevate, che sarebbe stato in ogni caso difficile soddisfare pienamente. È possibile che nella seconda metà del 2017 abbia avuto luogo un ciclo delle scorte e che gli sviluppi della prima metà del 2018 ne siano stati la conseguenza, con un esaurimento delle scorte costituite nel 2017. La durata e portata della fase di debolezza ci ha indotti a cambiare la nostra opinione precedentemente positiva sull’euro e i rendimenti obbligazionari tedeschi.Il fatto che le riforme USA siano risultate così ambiziose è stata una sorpresa di segno più positivo per le prospettive di crescita statunitensi, come pure la convinzione con cui i Repubblicani hanno appoggiato il pacchetto delle riforme fiscali al Congresso.Un’altra sorpresa è stata la rapidità del deterioramento del rischio politico in Europa. In chiusura del primo trimestre 2018, le elezioni italiane si sono dimostrate l’evento politico che ha colto maggiormente di sorpresa in ragione dell’orientamento populista.L’esito del voto in Italia ha letteralmente scosso i mercati. Se la terza maggiore economia europea decidesse di lasciare l’euro, ciò solleverebbe inevitabilmente domande esistenziali sul futuro della moneta unica.Le elezioni italiane hanno fatto riemergere il rischio di ridenominazione, di cui non ci eravamo più dovuti preoccupare fin dai giorni più bui della crisi dell’eurozona nel 2011 e 2012.
Quali sviluppi si aspetta per il mercato obbligazionario nei prossimi sei mesi?
A nostro parere la crescita negli Stati Uniti resta ragionevolmente solida. Finché la situazione resterà tale e i tassi di crescita potenziale rimarranno bassi, ci aspettiamo un appiattimento delle curve dei rendimenti statunitensi di pari passo con l’applicazione dei rialzi dei tassi d’interesse. Quest’anno si dovrebbe assistere a un moderato ritorno dell’inflazione, anche se negli Stati Uniti il picco dell’inflazione complessiva potrebbe essere vicino o già raggiunto. Il recupero dell’attività congiunturale in Giappone e nell’eurozona sta infine cominciando a mostrare i suoi effetti. Nella prima metà dell’anno gli USA hanno registrato un miglioramento marginale della crescita, che secondo le nostre previsioni dovrebbe però diminuire. Una eventuale lieve accelerazione della crescita nel resto del mondo potrebbe essere positiva per l’euro e le valute dei mercati emergenti rispetto al dollaro statunitense, e gioverebbe altresì ai rendimenti obbligazionari europei.Per quanto concerne le valute, il dollaro dovrebbe indebolirsi per più di una ragione. Sulla base dei nostri modelli di valutazione a lungo termine, riteniamo che il dollaro sia sopravvalutato. Anche le misure di stimolo fiscale dovrebbero comportare un aumento dei deficit gemelli, un fenomeno spesso associato a una flessione valutaria. Inoltre, una svolta più protezionistica da parte di Washington, intesa a rendere maggiormente vantaggiosi i propri scambi commerciali col resto del mondo, si tradurrebbe probabilmente in un dollaro più debole.
Quali saranno le principali opportunità e sfide per gli investitori nella seconda metà del 2018?
Attualmente è impossibile prevedere gli eventi su scala globale e la nostra propensione al rischio è piuttosto bassa, ma in caso di correzione di alcune valutazioni siamo in cerca di opportunità. Una di queste potrebbe essere il dollaro, un’altra il livello effettivo dei rendimenti tedeschi, che si colloca decisamente al di sotto del livello che ipotizziamo per i rendimenti neutrali nell’eurozona. Attualmente il valore non sembra in linea con le prospettive di inflazione o con il livello su cui il premio a termine dovrebbe attestarsi in Germania.
Le prospettive per i mercati emergenti dipendono molto dal contesto geopolitico. Pur mantenendo un orientamento prudente, riteniamo che gli attivi sia in dollari che in valuta locale celino buone opportunità di valore.
I fondamentali relativi alla crescita giapponese restano vantaggiosi, in un contesto in cui le condizioni tese nel mercato del lavoro dovrebbero esporre l’inflazione a pressioni salariali. A nostro avviso la Bank of Japan (BoJ) non dovrebbe modificare sostanzialmente il proprio orientamento favorevole agli attivi giapponesi, anche se potrebbe cercare di adeguare la forma della curva dei rendimenti. Un effetto collaterale del quantitative easing consiste nel fatto che, quando i rendimenti a lungo termine sono molto bassi, le banche hanno difficoltà a preservare i propri margini di profitto. Di conseguenza la BoJ potrebbe mirare a irripidire la curva dei rendimenti in Giappone al fine di migliorare l’attrattiva degli attivi giapponesi a più lunga scadenza, fattore che potrebbe a sua volta sostenere lo yen.Cominciamo inoltre a pensare che nei paesi periferici europei, inclusa l’Italia, potrebbero esservi sacche di valore.
L’appetibilità delle obbligazioni locali italiane, in particolare per gli investitori nazionali, è piuttosto elevata, e riteniamo che la possibilità di un esito politico catastrofico sia limitata.
Nel Regno Unito siamo alquanto pessimisti sulla capacità della Bank of England di inasprire la politica monetaria in linea con le sue aspettative. Secondo il nostro scenario di base a livello politico, è probabile una ”soft Brexit” ma con una volatilità molto elevata nel periodo di transizione. È difficile formulare previsioni rosee per la sterlina britannica o i rendimenti obbligazionari, soprattutto considerando che, a quanto pare, il picco d’inflazione è ormai alle nostre spalle e le ripercussioni dell’incertezza associata alla Brexit sugli investimenti aziendali restano ancora incerte. (il report è per sommi capi il testo integrale su: http://www.columbiathreadneedle.com)

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Economia sotto l’ombrellone. Investire in tempi di incertezza: cautela, non panico

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Lignano Sabbiadoro (Udine) L’incertezza domina sui mercati, in particolare su quello italiano, per cui per i risparmiatori è fondamentale affidarsi a persone esperte e fare attenzione alle modalità di investimento prescelte. Nel dettaglio, gli esperti consigliano di utilizzare piani d’accumulo o switch programmati, e diversificare i propri investimenti non solo per tipologia, facendo un mix adeguato di strumenti prudenti e strumenti più “aggressivi”, ma anche per area geografiche, settori economici e valute di riferimento degli asset su cui si investe. In particolare, nel prossimo periodo sembrano interessanti l’azionario, soprattutto europeo, legato alle materie prime, all’immobiliare, le aziende che hanno flussi di cassa abbastanza costanti e pagano dividendi discreti, i mercati emergenti in particolare asiatici e, fra qualche tempo, l’oro se dovesse in questi mesi subire un ulteriore discesa. Bisognerà, invece, fare più attenzione ai titoli più volatili e alle obbligazioni, soprattutto a lungo termine, visto un probabile periodo di rialzo dei tassi a livello mondiale.
Nel corso dell’incontro i relatori hanno anche affrontato nel dettaglio la situazione italiana, dove l’incertezza sulle decisioni di politica economica del nuovo governo ha avuto come conseguenza un, ancora contenuto, aumento dello spread, un significativo calo di Piazza Affari e ingenti vendite sui titoli di Stato italiani.
Per Fumei: «I proclami fatti finora, l’idea che spread sia stato inventato dai cattivi o da un complotto internazionale e la continua campagna elettorale, hanno una forte incidenza sull’andamento attuale e potenziale del nostro mercato borsistico. Per fortuna, però, l’Italia è un grande Paese, con grandi imprenditori capaci di lavorare fra i marosi creati dalla politica, per cui sul nostro Paese rimango positivo anche se mi aspetto per i prossimi mesi un andamento della nostra borsa e di quelle europee in stile ottovolante, per cui sarà necessario prestare molta attenzione a come ci si muove». «Lo stock del debito pubblico nazionale – ha osservato Balconi –, seppur altissimo, negli ultimi tre anni è calato e ha visto aumentare la sua durata media, il che è positivo.
«L’aspetto dei controlli e della mancanza di conflitti di interessi da parte di chi propone gli investimenti – è fondamentale – ha sottolineato Fumei – e per questo la nuova Mifid 2 è molto importante perché introduce una maggior trasparenza. Bisogna, però che gli italiani da un lato si informino un po’ di più sui temi finanziari, dall’altro che quando investono, prima di decidere come farlo, si rivolgano a più consulenti e li mettano in concorrenza fra loro analizzando attentamente le diverse proposte, esattamente come fanno fra i vari commercianti quando decidono di comprare un’automobile o una lavatrice». In conclusione, i relatori hanno affrontato i cambiamenti generati nel mondo finanziario dalla digitalizzazione sia nell’operatività quotidiana, sia per la prospettiva di nuovi lavori che sta generando nel mondo della finanza. (in abstract)
L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno.

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Ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Lignano Sabbiadoro (Ud) lunedì 20 agosto inizio alle 18.30, ingresso libero affronta i temi finanziari. “Come investire i propri risparmi in un mondo che cambia” questo il titolo del terzo incontro in programma al Beach Aurora sul Lungomare Alberto Kechler in località Lignano Pineta che si propone, attraverso esperti di primissimo livello, non solamente di dare utili consigli in un clima di grande incertezza, dal crollo della lira turca, alla rivoluzione digitale in essere, ma anche di fare educazione finanziaria e tracciare le possibilità occupazionali che questo ambito può dare.
Se è vero che l’Italia continua a posizionarsi come fanalino di coda tra i principali Paesi più industrializzati per “financial literacy”, letteralmente alfabetizzazione finanziaria, è però innegabile che il mondo finanziario sta vivendo un forte passaggio verso la sua digitalizzazione, il che impone non solamente conoscenza ma soprattutto protezione. Il dato di partenza è piuttosto allarmante: da un rapporto Consob del 2016 emerge che poco più del 40% degli italiani è in grado di definire correttamente alcune nozioni di base, come inflazione. Tendenza confermata dall’indagine dell’Ente Einaudi del 2017 sul risparmio, anch’esso focalizzato sull’educazione finanziaria. I confronti internazionali evidenziano poi un ulteriore elemento di debolezza: fra le economie del G7, l’Italia si colloca all’ultimo posto per l’alfabetizzazione finanziaria. Se il digitale è la direttrice principale della crescita, in cima alla classifica delle competenze finanziarie tra le nuove generazioni c’è la Cina: guida con una media di tre studenti su dieci con livelli di eccellenza, rispetto ad una media OCSE di uno su dieci.
Ad affrontare questi temi sono stati chiamati quattro esperti: Leonardo Balconi, responsabile Area finanza di Credifriuli; Mario Fumei, consulente finanziario; Andrea Paderni, consulente finanziario di Copernico SIM e Nicola Rotondo direttore generale Investitori Associati Consulenza SIM. L’incontro, che ha inizio alle 18.30 ed è ad ingresso libero, è moderato dal giornalista e responsabile editoriale Nordest di EoIpso Carlo Tomaso Parmegiani. Al termine è previsto un aperitivo per consentire di incontrare, in maniera informale e conviviale i relatori.L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. L’ultimo appuntamento di Economia sotto l’Ombrellone è in programma lunedì 27 agosto
“Occasioni di lavoro dal recupero di antichi mestieri”

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Primo incontro di Economia sotto l’Ombrellone

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Lignano Sabbiadoro (UD) prende il via lunedì 6 agosto l’ottava edizione della rassegna di incontri dedicati ai temi economici al Beach Aurora (Lungomare Alberto Kechler – località Lignano Pineta). Inizio alle 18.30, ingresso libero.
Lo sguardo va diretto al futuro, a quello prevedibile e quello non prevedibile perché c’è una grande “fame” di lavoro. E davanti a un’industria 4.0 che ha scardinato i paradigmi del mondo del lavoro, è necessario ripensare le professionalità. Molti sono gli studi che parlano delle nuove competenze richieste dalle industrie moderne. Ha guardato al passato recente l’Osservatorio dei Consulenti del Lavoro che ha individuato le qualifiche più richieste dalle imprese nell’ultimo quinquennio: davanti a tutti, analisti e progettisti di software, seguiti da disegnatori industriali, professioni sanitarie riabilitative e tecnici programmatori. Guardando invece al prossimo quinquennio, nel maggio scorso Confindustria aveva lanciato l’allarme: analizzando solamente i settori della meccanica, dell’agroalimentare, della chimica, della moda e dell’ICT, aveva rilevato la carenza di ben 280mila figure supertecniche all’impresa manifatturiera italiana. Ma non è solamente una questione di formazione. Accanto alle hard skill, ovvero competenze ben identificabili e altamente specialiste, vengono sempre più apprezzate le cosiddette soft skill, cioè quelle abilità trasversali che hanno a che fare con la comunicazione e con la sfera interpersonale. Secondo un’indagine di LinkedIn infatti, per quasi 6 imprenditori su 10 queste competenze avrebbero un’importanza maggiore rispetto a quelle tecniche. La più apprezzata tra le soft skill è la capacità di leadership, quindi di guidare in modo efficace un team. Subito dietro si piazzano le capacità comunicative, la capacità di lavorare in gruppo e il sempre più ricercato time management, qualità cruciale nell’epoca dello smart working. Che la rivoluzione 4.0 sia un’opportunità, anche occupazionale, pare non ci siano dubbi. Il tema oggi è come cogliere queste opportunità?
Lunedì 6 agosto ad Economia sotto l’Ombrellone intervengono quattro specialisti: il triestino Cristiano Ercolani vicepresidente del Comitato Nazionale di Coordinamento Territoriale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici (CSIT); Manuel Cacitti, Ceo di SecurBee giovane società che si occupa di consulenza e servizi nell’ambito della cyber security; Marco Giacomini, amministratore delegato di Real Comm realtà che si propone di rendere accessibile a tutti le tecnologie dell’informazione; Alberto Miotti, fondatore di Servizi 4.0 esperto dei percorsi di digitalizzazione ed innovazione delle aziende. A moderare l’incontro ci sarà il giornalista e direttore editoriale Nordest di EoIpso Carlo Tomaso Parmegiani.
L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da EoIpso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno.

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L’eurozona che ci fa soffrire

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Un inciso vorrei dedicarlo all’euro nato per unire una comunità di stati lasciati troppo a lungo al loro destino, ma che sta dimostrando nel tempo i suoi limiti non per incapacità propria di farsi valere ma per la miopia dei suoi membri che non sono riusciti a completare il quadro entro il quale la moneta doveva muoversi in termini di unione politica, economica e sociale. E’ stata una scommessa per chi ha sostenuto questo progetto. L’euro, non dimentichiamolo, è nato con la ragionevole speranza di diventare la seconda moneta del mondo ma, in itinere, sta lasciando solo molti dubbi e incertezze.
Il trattato di Maastricht prevede che l’Uem cammini su due gambe, quella economica e quella monetaria. Se una delle due è forte e l’altra debole, l’Uem zoppica. E’ forse un modo elegante per escludere la “politica” da questo disegno egemone e significa, per noi, la terza gamba. Ma sia chiaro. La politica alla quale intendiamo riferirci è quella che può meglio d’ogni altro strumento mediare le ragioni dell’economia con le attese del sociale. L’Europa della moneta unica si porta dietro un pesante fardello. Non si tratta tanto di garantire che le regole sull’equilibrio dei bilanci non siano valide solo nell’anno dell’esame di passaggio, ma che restassero durature, significa pure prendere atto che vi sono diciotto milioni di disoccupati, sette milioni di sotto occupati, quarantaquattro milioni di poveri ed enormi differenze nel modo di definire il rapporto giustizia, previdenza, assistenza e istruzione tra i vari paesi della comunità. Va in primo luogo ricordato, che l’obiettivo ultimo dell’Uem non è la costruzione astratta di un sistema monetario unificato fine a se stesso. Tutto deve essere, invece, al servizio del benessere del cittadino. Lo scopo non è di aiutare i disoccupati e gli emarginati sociali con un’assistenza supplementare, anche se nella fattispecie è necessaria. Lo scopo è, invece, di ridefinire e orientare in modo nuovo tutte le attività comunitarie e di armonizzare, nella stessa direzione, quelle nazionali. Tanto per cominciare la pressione fiscale sul lavoro deve diminuire, compensando la riduzione delle entrate con l’aumento della fiscalità sull’energia e sulle attività inquinanti in genere, e soprattutto sui redditi del risparmio. L’iva stessa potrebbe essere ridotta su certe attività ricche di offerte di lavoro. Gli stessi finanziamenti dei Fondi strutturali dell’Ue devono essere maggiormente orientati verso gli investimenti in cui l’intensità del capitale abbia meno importanza dell’intensità occupazionale. I disoccupati vanno preparati ad attività nuove e non abbandonati a se stessi come accade oggi. Solo in questo modo saranno in grado di ottenere impieghi per i quali esiste domanda e talora addirittura penuria di mano d’opera. Il contrappeso politico o, se vogliamo il “pendant politico” oggi è indirizzato esclusivamente alla responsabilità nazionale. E’ un grossolano errore. Nel momento in cui ci prefiguriamo un’economia e una finanza capaci di offrirci uno sviluppo armonioso della Comunità, noi dimentichiamo che la battaglia in atto la stiamo facendo azienda dopo azienda, e non tanto e non solo per la quadratura di uno o più bilanci, ma per dare a esse uno spazio vitale, per farle prosperare, per offrire maggiori opportunità lavorative, per restituire dignità agli esseri umani attraverso un corretto impegno di lavoro. Tenere separata la politica dagli affari economici e finanziari significa perseguire una logica consumistica e capitalista d’altri tempi. Significa riversare sull’uomo il prezzo di un successo che appartiene ad altri e non è il frutto di un impegno comune, per marciare insieme uniti e non divisi da interessi contrapposti e dialetticamente inconciliabili. (Riccardo Alfonso)

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Le forme imprenditoriali di crescita economica

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

L’epoca attuale non è soltanto caratterizzata dalla meccanizzazione dei metodi produttivi. Oggi prevale il concetto del lavoro cooperativo. “Nel passato l’artigiano specializzato controllava il processo produttivo dal principio alla fine, mentre nella moderna tecnica esso si articola in una molteplicità di operazioni, divise in varie fasi, ciascuna delle quali è trattata come un processo indipendente.” “L’intero ciclo di produzione dalla materia prima al prodotto finito è suddiviso in un certo numero di fasi distinte e ciascun prodotto finito deve passare attraverso non poche di quelle fasi.” Lo stesso ragionamento vale per l’agricoltura attraverso la formazione di cooperative, di consorzi e d’imprese per la trasformazione industriale ed energetica delle risorse della terra. Ciò permetterebbe, tra l’altro, di ridurre la filiera distributiva per favorire, in questo modo, un maggior guadagno del produttore e una minore spesa del consumatore. Si afferma, non certo impropriamente, che creare valore significa determinare benessere. D’altra parte un’impresa per dimensionare la sua effettiva performance economica deve misurarsi con la sua capacità di creare valore. Questo, pur se è innegabile come risultato finale, dà per scontato che l’azienda abbia in precedenza garantito lungo la catena produttiva e di sbocco un valore aggiunto per tutti gli attori da lei coinvolti: fornitori, clienti, dipendenti ecc. E’ un concetto tipico assimilato dall’azionista che stima il reddito ottenuto dal suo investimento in ragione della ricchezza che è stata creata per lui.
Una ricchezza acquisita se il valore del capitale non è stato mortificato, in altre parole la perdita non ha compromesso la sua tenuta complessiva. Non si tratta di un concetto nuovo. Già anni fa la performance economica aziendale, il cosiddetto residual income, calcolava il valore economico aggiunto (Vea) con la differenza tra il reddito di esercizio (Re) e il costo del capitale investito (Coc).
Questo rapporto costo/beneficio è oggi molto avvertito giacché è aumentata la fascia dell’azionariato diffuso accrescendo, di pari passo, l’attesa d’investimenti capaci di recuperare i margini di profitto del passato. In ciò s’innesta sempre di più l’evidente ragione che il valore del capitale è funzione del futuro: un capitale vale, infatti, in misura pari al valore attuale dei redditi che promette di governare in futuro. D’altra parte imparare a gestire il proprio capitale, a ripartirne i rischi, è spesso impresa non facile. Penso alle aziende quotate in borsa e a capitale diffuso (public companies), per cui la quotazione azionaria può essere intesa come misura sufficientemente rappresentativa del valore come non potrebbe essere per imprese che, pur quotate in borsa, hanno una proprietà concentrata e il valore di Borsa esprime al meglio il valore attribuibile a quote marginali di proprietà. Come si può agevolmente notare tale impatto non è agevole se il risparmiatore vuole scendere in campo e misurarsi con l’investimento azionario con l’intento di recuperare il calo dei tassi dei titoli pubblici. Questa è pur sempre da considerarsi una possibilità che provocherà grossi spostamenti di capitali dal pubblico al privato, man mano che si prenderà coscienza di tale realtà. Nello stesso tempo imporrà un miglioramento e un rapporto di fiducia più marcato tra l’investitore-risparmiatore e il suo intermediario. (Riccardo Alfonso)

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L’Europa si divide sui migranti mentre l’economia frena

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Siamo sicuri che l’Italia e l’Europa stiano affrontando le loro vere priorità? C’è grande pathos intorno al tema dei migranti e della loro accoglienza (o meno), cui è stato dedicato il tanto atteso Consiglio europeo, che non sembra aver prodotto alcun risultato significativo, tanto che le regole del gioco cosidette di Dublino sono destinate a rimanere pressoché intatte. Nonostante i numeri ci dicano chiaramente come negli ultimi tempi siano rallentati i flussi migratori – dei profughi e dei migranti per ragioni economiche – nessuno può certo negare che si tratti di un problema strategico, cui è doveroso dare risposte serie e concrete. Ma ci permettiamo di dubitare che la questione meriti la preminenza che gli viene attribuita – da noi pare essere l’unica voce all’ordine del giorno dell’esecutivo gialloverde – e soprattutto che si giustifichi la concitazione con cui se ne discute a livello di governi e con cui viene data in pasto all’opinione pubblica. Tanto che ha ragione Berlusconi – pensate un po’… – quando afferma che la politica estera italiana “non può ridursi ad un’esibizione muscolare”.
Guardiamo per un momento all’Italia. La nostra economia non era ancora pienamente uscita dalla lunga e drammatica fase recessiva, passando dalla ripresina congiunturale alla crescita strutturale di dimensione pari a quella media europea, che già le polveri si sono bagnate. Nel primo trimestre 2018 il pil è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali (cioè rispetto al trimestre precedente), e del’1,4% sul piano tendenziale. Poco in assoluto, e questo spiega perchè in questi giorni la Confindustria, disponendo dei dati semestrali, ha previsto che alla fine dell’anno non andremo oltre il +1,3%. E poco in confronto a quanto accade nell’area euro, che sempre a livello trimestrale cresce dello 0,4% congiunturale e del 2,5% tendenziale (2,3% la Germania, 2,2% la Francia). Ma ciò che più conta è il trend, e tutti gli indicatori fanno presumere che quella che ci aspetta dovrà essere descritta come la fase della frenata, tanto che il già poco esaltante 1,3% di crescita del 2018 per il prossimo anno è destinato a peggiorare. Sono soprattutto le aspettative a tirarci brutti scherzi. Lasciamo perdere per un attimo quelle relative alla stabilità politica, che pure incidono molto, specie sullo spread. La vera doccia fredda verrà dalla fine, ormai annunciata e conclamata, della politica monetaria espansiva. La Bce ha confermato il piano di rientro dal Quantitative Easing, cioè il programma di acquisti netti di titoli di Stato per calmierare tassi e spread: 30 miliardi fino a settembre, poi 15 miliardi da settembre a dicembre e infine la definitiva archiviazione della misura (salvo interventi straordinari, da farsi, però, solo con i rendimenti dei titoli già emessi, e quindi in misura molto limitata). Dunque, i tassi torneranno a salire, seppur gradualmente, e nell’autunno del 2019 finirà anche il mandato di Mario Draghi, l’unico italiano che in sede europea conta davvero. Ergo, via la rete di protezione, altro che piani di spesa per almeno 100 miliardi. Attenzione, tutte cose previste e scontate, e per certi versi pure necessarie. Ma proprio per questo è ancor più grave che nessuno in Italia – né governo, né opposizioni, né classi dirigenti diffuse – si sia posto e si ponga il problema di come affrontare per tempo le conseguenze di questo cambio di paradigma. Che, sia chiaro, non inciderà solo sulla finanza pubblica e quindi sulle politiche di bilancio, ma anche sulla carne viva dell’economia reale.
Peraltro, non può accontentare neppure la tendenza complessiva dell’Eurozona, la cui economia – tra una frenatina nel 2018 e un miglioramento per il 2019 – staziona intorno ad una crescita annuale del 2%. Cioè un punto in meno di quanto è stimato facciano gli Stati Uniti, nonostante un piccolo colpo di freno nel primo trimestre di quest’anno, e di due punti inferiore alla previsione che il Fondo Monetario fa per il pil globale. Tutto questo dovrebbe indurre anche l’Europa a riprogrammare la sua agenda e riformulare i suoi piani. Invece, codardamente si spera che siano gli animal spirit del mercato, da soli, a giocare la partita della nuova fase della globalizzazione, quella dell’industria 4.0 e dell’internet delle cose, mentre assistiamo ad un progressivo avvitamento dei governi e dei parlamenti verso politiche a forte connotazione elettorale, senza che le istituzioni centrali europee siano minimamente in grado, per strumentazione e credibilità, di opporsi.Il tutto mentre le opinioni pubbliche europee, drogate dall’emotività delle parole d’ordine, sembrano plaudire, contente di partecipare alla tenzone. E quando la politica muscolare vellica i bassi istinti popolari, mala tempora currunt. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Consiglio europeo: Opporsi alla creazione di un super ministro unico dell’economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Sulla questione del completamento dell’unione bancaria, invitiamo sempre il presidente del Consiglio e il ministro dell’economia a prendere tempo sulle proposte che l’asse franco-tedesco metterà sul tavolo. In particolare, ci riferiamo alla volontà, più volte espressa soprattutto da alti esponenti francesi, come la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde e la responsabile della vigilanza europea Daniele Nouy, di voler accelerare il percorso di eliminazione dai bilanci degli istituti di credito europei dei non-performing loans (NPL), introducendo un tetto quantitativo molto restrittivo che le banche dovrebbero rispettare.Dal momento che gli istituti italiani detengono circa un terzo di tutti gli NPL dell’Eurozona, è evidente che essi verrebbero colpiti maggiormente dall’obbligo di eliminare questi crediti, che per evidenza empirica non è detto, tra le altre cose, che siano del tutto irrecuperabili, riducendo l’attività di credito e diventando facile preda dei colossi finanziari internazionali, francesi in primis. A fronte di questo, consigliamo invece al presidente Conte e al ministro Tria di formulare proposte sull’abbattimento dai bilanci degli istituti di credito (soprattutto tedeschi) degli strumenti finanziari di Livello 2 e 3 (cosiddetti “titoli tossici”), che ammontano a circa 6.800 miliardi di euro, circa 12 volte l’ammontare totale degli NPL.Questi strumenti finanziari, per lo più contratti derivati, sono reputati i veri veicoli di rischio finanziario all’interno dell’eurozona e sono soprattutto detenuti dalle banche tedesche e francesi. L’introduzione di politiche per la riduzione di questi strumenti sarebbe la vera priorità che l’unione bancaria dovrebbe perseguire al fine di eliminare il rischio sistemico all’interno del Vecchio Continente”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Affari Beyond Borders

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Teheran. La Commissione europea (CE) ha costituito un fondo iniziativa Affari Beyond Borders, attualmente avendo le sue sessioni di matchmaking di punta per le PMI e cluster a AMB Iran (fino al 30 giugno, Teheran), è stato elogiato come “una grande iniziativa” durante la cerimonia di apertura della fiera.Alla cerimonia di apertura di AMB Iran, Eric Mamer, Direttore del semestre UE e la competitività all’interno della DG crescere, si è rivolto direttamente l’Unione europea e le PMI iraniani presenti in fiera: “l’UE, e la DG crescere, in particolare, sono a AMB Iran per sostenere il vostro internazionalizzazione sforzi attraverso l’iniziativa business Beyond Borders. E ‘nostro compito di cooperare e creare il miglior ambiente di business possibile per le aziende iraniane UE e”. Allo stesso modo, il bulgaro ambasciatore in Iran, Christo Stefanov Polendakov, ha elogiato Affari Beyond Borders come “una grande iniziativa promuovendo la cooperazione del settore privato tra le imprese comunitarie e internazionali”.Partecipare Mr. e Mr. Mamer Polendakov alla cerimonia di apertura AMB Iran sono stati anche il dottor Amir Hossein Shiravi, il generale-direttore del settore delle lavorazioni presso il Ministero dell’Industria, Miniere e del Commercio iraniano; Mr. Bernhard Müller, Vice Presidente e Membro del Consiglio di Amministrazione di Messe Stuttgart internazionale; Dr. Wilfried Schäfer, amministratore delegato di VDW – Macchina tedesca Associazione utensili per costruzioni; e il dottor Pedram Soltani, primo vicepresidente della ICCIMA.La fiera anche assistito la firma dell’accordo amministrativo tra la Commissione europea Direzione generale per il mercato interno, industria, imprenditorialità e le PMI (DG CRESCERE) e l’Organizzazione promozione del commercio presso il Ministero dell’Industria, Miniere e del commercio l’Iran sul lancio di un dialogo normativo e industriale.Più di 200 piccole e medie imprese europee e internazionali nel settore della lavorazione dei metalli sono ora in corso parte a riunioni di intermediazione su misura e la sessione tecnica UE-Iran Forum.L’evento business Beyond Borders alla AMB Iran è organizzato in collaborazione con la Fiera di Stoccarda e la Camera di Commercio di Iran, industrie, miniere e l’agricoltura.Affari Beyond Borders, un progetto finanziato dalla Commissione europea, consente alle aziende, in particolare le PMI e cluster, al commercio attraverso i confini ed esplorare mercati terzi. Ha tenuto sette eventi internazionali di successo (a Madrid, Città del Capo, Parigi, Milano, Cannes, Santiago e Sydney), dove sono stati concordati oltre 250 nuove partnership commerciali.

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Siamo in attesa del “Il Documento di Economia e Finanza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

“Doveva essere approvato dal Parlamento entro la fine di aprile, ma le faticose discussioni riguardo alla formazione del nuovo governo hanno fatto slittare questo termine, ben oltre quella data, tra l’altro andando fuori sincrono rispetto al quadro europeo. Ricordiamo che il Def non è solo un documento interno del nostro Paese. È una sorta di orientamento che il Parlamento dà al Governo in vista delle manovre di autunno, vale a dire della Nota di variazione al Def del 15 settembre e poi della Legge di Bilancio di metà ottobre. Questo documento, insieme alla sequenza degli ulteriori documenti, Nota di variazione e Legge di Bilancio, vanno consegnati alle autorità europee perché facenti parte del programma europeo di definizione del quadro di bilancio di tutti i Paesi, con i giudizi dell’Unione Europea sui singoli Paesi”.Così il deputato Renato Brunetta, in un’intervista a ‘Radio Radicale’, anticipando quello che dirà domani a Montecitorio al ministro Tria durante la discussione al Def. “Ricordiamo a noi stessi – prosegue – che il Def non è il solo documento che deve essere approntato e che i governi hanno l’obbligo di approntare, ma che allegato al Documento di Economia e Finanza c’è anche il PNR (Piano Nazionale per le Riforme), che è la base strategica che ciascun governo dà all’Europa spiegando i proprio conti pubblici (deficit, debito, avanzo, disavanzo, tassi di interesse) alla luce di un processo di riforma che deve migliorare l’efficienza strategica del Paese (produttività, investimenti, infrastrutture).Per cui l’Europa, semmai avesse avuto il Def approvato a fine aprile e il PNR per quella data, avrebbe valutato l’uno alla luce dell’altro, individuando nel Paese il sentiero ottimale. Ma il caso della nostra stagione vuole che, non essendoci entrambi i documenti approvati, ci presenteremo a fine giugno al Consiglio Europeo senza che l’Europa abbia potuto giudicare né le nostre riforme, che non conosciamo, né i nostri conti. Domani ci sarà l’esame parlamentare del Def. Vedremo cosa la maggioranza scriverà nella sua risoluzione per l’approvazione del Documento”.

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L’export italiano non arresta la sua crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

È un futuro di crescita e opportunità, nonostante le incertezze, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. Forte della profonda evoluzione realizzata negli ultimi dieci anni e dell’eccellente performance del 2017, l’export italiano ha tutto il potenziale per non arrestare la sua crescita e cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri anche in un contesto oggettivamente complesso.Questo è il quadro delineato da “Keep Calm & Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export del Polo SACE SIMEST, presentato oggi a Milano.Lo Studio, che include le previsioni 2018-2021 sull’andamento delle esportazioni italiane per Paesi e settori e fornisce approfondimenti sui fenomeni globali a maggiore impatto, prospetta un quadro di vigile ottimismo per le nostre imprese esportatrici e dedica un approfondimento al settore infrastrutturale, elemento chiave per rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia.“La performance brillante delle esportazioni italiane nel 2017 non è un successo isolato, ma è la conferma della forza del nostro export, che dalla crisi del 2008 è stato in grado di riadattarsi, migliorare la qualità, aumentare la specializzazione e orientarsi sempre più verso mercati a maggior potenziale – ha dichiarato il Presidente di SACE, Beniamino Quintieri –. Per il 2018 prevediamo una crescita delle esportazioni italiane del 5,8%, un trend positivo che continuerà anche del triennio successivo a un tasso medio annuo del 4,5%: vero e proprio ‘patrimonio nazionale’, l’export continuerà a offrire un contributo decisivo alla crescita del Paese”.“L’incertezza e la volatilità che caratterizzano i mercati in questo momento storico sono importanti, ma dobbiamo abituarci a considerarle come la nuova normalità – ha spiegato Roberta Marracino, Direttore Area Studi e Comunicazione di SACE -. Sono fattori di complessità che devono essere affrontati senza cadere in allarmismi e senza perdere di vista le opportunità esistenti nei mercati esteri e le priorità per coglierle. Tra queste gli investimenti in infrastrutture, soprattutto in ambito portuale, marittimo e del trasporto intermodale, indispensabili per un’economia che basa più del 30% del proprio PIL sull’export e che potrebbero consentirci di recuperare ogni anno 70 miliardi di euro di export”.

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Giovanni Tria nuovo ministro economia e finanza

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

GIOVANNI TRIA.jpgÈ il Professor Giovanni Tria, Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, il nuovo Ministro dell’Economia e Finanze. “Un economista di straordinarie capacità – è il commento del Rettore di “Tor Vergata” Giuseppe Novelli – fortemente impegnato nel processo di crescita e di internazionalizzazione del nostro Ateneo. Con grande equilibrio e attenzione, nell’ambito delle attività accademiche di questi ultimi anni e confermando l’indiscusso valore della nostra scuola di economisti, Tria ha saputo consolidare partnership istituzionali di alto livello e instaurare in maniera proficua relazioni strategiche con numerosi Paesi esteri. Non a caso, il Dipartimento di Economia e Finanza cui afferisce è stato riconosciuto dal MIUR come uno dei Dipartimenti di eccellenza in Italia. A nome di tutto l’Ateneo, faccio al neo Ministro Tria, collega di lunga data, le mie più sincere congratulazioni, certo che saprà offrire la sua esperienza e competenza a beneficio dell’intero Paese”. Giovanni Tria è anche membro dell’Advisory Board Tor Vergata, l’organo strategico di Ateneo presieduto dal Premio Nobel Aaron Ciechanover.

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