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2021 in 5 chart e uno sguardo ottimista sul 2022

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm Il 2021 sarà ricordato come un anno di forte crescita e ripresa, con i mercati azionari che hanno fatto registrare una delle performance migliori degli ultimi anni. La ripresa si è concretizzata in molti settori dell’economia, trainata da una domanda molto forte, quasi surriscaldata. Nonostante la variante Delta e il lockdown dei primi mesi dell’anno, le rapide campagne di vaccinazione hanno permesso all’economia globale di ripartire.I fondamentali azionari sono stati la più grande sorpresa dell’anno. Il recupero dei margini e l’aumento delle vendite sono stati rapidi e, nonostante le valutazioni stabili, gli indici azionari nel complesso si sono apprezzati. La seconda metà dell’anno ha visto un po’ più di volatilità rispetto alla prima, per colpa soprattutto della variante Omicron, che è causa di incertezza, ma i principali mercati come Stati Uniti, Europa e Giappone hanno fatto registrare una forte crescita. L’obbligazionario ha sofferto nella prima parte dell’anno, a causa dell’aumento sia dei tassi reali che delle aspettative di inflazione. In seguito abbiamo assistito a una situazione per lo più stagnante, con i tassi che non si muovevano in modo significativo e la curva che si appiattiva mentre la politica monetaria diventava più aggressiva. Nella seconda metà dell’anno l’inflazione è diventata un tema caldo. All’inizio si pensava si trattasse di un fenomeno transitorio, frutto di un’illusione ottica dovuta all’effetto base condizionato dalla depressione dei prezzi durante i mesi del lockdown. Rimanendo per un momento sul tema dell’inflazione, il grafico successivo mostra il sentimento intorno a potenziali aumenti dei tassi. Dalla crescita economica positiva, all’inflazione transitoria, all’inflazione non transitoria, si nota come la narrativa dominante nelle diverse fasi del 2021 abbia influito sulle aspettative di rialzo dei tassi. La crescita, soprattutto quella delle aziende quotate, è stata veloce e migliore di quanto la maggior parte delle persone si aspettasse. I bilanci delle famiglie sono, in media, più sani di quanto non siano stati negli ultimi 20 anni. I tassi di partecipazione al lavoro globale hanno raggiunto il punto più basso dagli anni Settanta. I salari stanno aumentando per alcune categorie a basso reddito, ma la catena di approvvigionamento sta balbettando. L’espansione monetaria e fiscale ha raggiunto livelli senza precedenti, colpendo alla base le teorie e le prassi economiche che fino a pochi anni fa erano considerate mainstream. I governi hanno continuato ad adottare misure di stimolo drastiche e radicali, dopo le azioni senza precedenti intraprese nel 2020. Per ora, sono le Banche Centrali ad aver pagato il conto. Come si vede, l’espansione dei bilanci della Banca Centrale è andata di pari passo con l’aumento del debito pubblico. Questo, ovviamente, crea uno squilibrio, ora che i banchieri centrali si trovano a dover invertire la politica monetaria. La situazione resta ancora più incerta per i Paesi in via di sviluppo. La diffusione dei vaccini è stata molto diseguale. L’Europa e il Nord America sono stati rapidi nel vaccinare porzioni significative della loro popolazione, avendo acquistato milioni di dosi sin da subito. Il grafico seguente mostra il divario tra i tassi di vaccinazione nei Paesi in base al loro reddito mediano. Un PIL più elevato, in generale, corrisponde a tassi di vaccinazione più elevati: il 2022 dovrà essere l’anno in cui la campagna vaccinale dovrà fare il salto di qualità anche per ridurre il rischio di nuove variabili. La seconda variabile da considerare è l’inflazione. I colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento globali, il rincaro dei prezzi delle materie prime, nonché la domanda galoppante a seguito di un calo importante nel 2020 hanno portato ad un aumento esorbitante dei prezzi. Per il 2022 i mercati si aspettano un principio di normalizzazione dell’inflazione e livelli più in linea con i target di lungo termine delle Banche Centrali. Un 2022 caratterizzato da forte inflazione non solo potrebbe minare la gradualità del percorso di politica monetaria, ma potrebbe deteriorare il potere di acquisto delle famiglie, portando le aziende a doversi fare carico dell’aumento dei prezzi diminuendo la marginalità aziendale. Ciò dipenderà in gran parte da quale sarà il driver inflazionistico. Il nostro caso base rimane quello di una graduale riduzione del tasso di inflazione. Abbiamo infatti già visto un miglioramento sul fronte dell’approvvigionamento globale e riteniamo che alcuni strascichi dei lockdown del 2020, che nel 2021 hanno portato alla mancanza di un’offerta capace di supportare la domanda, possano venire smorzati. La terza variabile è la politica monetaria delle principali Banche Centrali internazionali, che verrà sicuramente influenzata dai driver descritti sopra. Le aspettative dei mercati sono per una riduzione dell’acquisto di titoli e due o tre rialzi dei tassi da parte della Fed, mentre in Europa il rialzo dei tassi dovrebbe avvenire solo nel 2023. Ci aspettiamo che, a meno di sorprese inflattive, tale percorso possa supportare le valutazioni dell’azionario ed essere poco invasivo nei confronti dell’obbligazionario. (abstract by http://www.moneyfarm.com

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L’Italia avrà il Conto Satellite sull’Economia Sociale

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2022

Il nostro Paese, a maggior ragione in questi ultimi anni di pandemia, ha compreso più che mai l’importanza del settore, sia per la sua potenzialità economica che per l’etica con cui opera. Entrambi sono leve fondamentali per lo sviluppo dell’intero Sistema Paese. Serve però potersi affidare a dati attuali, e sempre aggiornati, cosa sulla quale fino ad oggi, non era possibile fare affidamento. Ma dal 2022 sì. Attraverso la creazione del Conto Satellite dell’Economia Sociale. Lo prevediamo con la Legge di Bilancio, con la quale abbiamo istituito, al MEF, anche il “Fondo per l’Economia Sociale” per implementare le politiche di natura economico, finanziaria e fiscale.L’Economia Sociale è certamente Terzo Settore, volontariato, ma non solo. È un mondo che in Italia non è ancora ben circoscritto e che ora, anche per attuare l’Action Plan for Social Economy della Commissione Europea, dobbiamo strutturare e valorizzare.È stato un anno intenso, ma con l’impegno che, da gennaio, avvierò un’importante operazione d’ascolto, per dare voce a questo mondo e per definire, insieme, un percorso di interventi necessari.L’Economia Sociale ha trovato casa al Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la nascita del Governo Draghi, quando su proposta del Ministro Franco, il Consiglio dei Ministri mi ha assegnato la delega. Da lì è nato l’accordo di collaborazione interistituzionale con il CNEL, che ho firmato con il Presidente Treu, e che ci ha consentito di avviare, in materia economica e fiscale, una collaborazione per il completamento della Riforma del Terzo Settore, lo studio di strumenti di credito adeguati, la misurazione dell’impatto economico del settore e la definizione della disciplina delle organizzazioni ed imprese che operano in questo ambito. Poi il bilaterale con Olivia Grégoire, delegata all’economia sociale, solidale e responsabile del Governo francese, e il il “Summit for Social Economy”, che ho promosso, coinvolgendo anche Joaquín Pérez Rey, delegato all’impiego e all’economia sociale per il Governo spagnolo. Un lavoro inteso, soprattutto di relazioni internazionali, per far sì che l’Europa, ad esempio, capisca che l’impresa sociale è un’impresa che ha un minore lucro e per questo gli strumenti di finanziamento non possono essere quelli di un’impresa normale. Ne ho parlato, a più riprese, con il Commissario Gentiloni ed il Presidente Sassoli. Ed ora arriva il Conto Satellite. Lo realizzeremo in collaborazione con l’ISTAT con cui, nelle prossime settimane, come MEF, sottoscriveremo un protocollo d’intesa, anche per avviare un progetto di sviluppo delle statistiche sul movimento della platea di attori dell’economia sociale. L’Economia sociale è il presente, ma soprattutto il futuro. E per progettare il futuro dobbiamo conoscere ogni singola sfaccettatura di questo mondo. Individuando e riconoscendo anche indicatori innovativi che valorizzino l’impatto sociale. È un lavoro che mi appassiona molto, ed a cui tengo veramente tanto. Il Paese lo cambiamo lavorando tutti i giorni per dare le giuste risposte a cittadini, famiglie, imprese, e dando gli strumenti giusti a chi opera per e nel sociale.

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Economia circolare e riciclo plastiche RAEE

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

Coniugare competenze ed esperienze per dar vita a programmi di tutela dell’ambiente e di promozione di uno sviluppo sostenibile. Nasce con questo intento il tavolo di lavoro tra il Consorzio nazionale dei Rifiuti dei beni in Polietilene Polieco e il Consorzio nazionale per la gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) Ecoped. Lo scorso mese di maggio i due Consorzi hanno siglato un protocollo d’intesa sottoscrivendo una convenzione volta a implementare l’attuazione dei rispettivi statuti e delle normative vigenti con riguardo ai beni in polietilene ricadenti nel campo di applicazione dell’art. 234, d.lgs. 152/2006. Un protocollo che segue in realtà un percorso di confronto avviato proficuamente già nel 2016 e recentemente arricchitosi di un addendum che riporta nel dettaglio le azioni di singola competenza dei due consorzi. L’obiettivo primario dell’intesa è il corretto avvio al riciclo delle plastiche contenute nei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche attraverso il loro inserimento nella filiera Polieco, così da superare le difficoltà che il sistema RAEE spesso riscontra nell’ avviare a riciclaggio le plastiche provenienti dai propri impianti di recupero. L’inserimento di quantità sempre più elevate di plastiche dei rifiuti Raee nella filiera virtuosa del riciclo, passa necessariamente per l’adempimento delle imprese alle proprie obbligazioni ambientali. A tal proposito, il consorzio Ecoped, nel tendere ad un paradigma di un efficiente riciclo, a partire dalle prossime settimane, avvierà, presso le proprie imprese consorziate, una campagna di adesione al protocollo di intesa Ecoped-Polieco. Polieco a sua volta ammetterà tali imprese alla procedura di regolarizzazione prevista dallo Statuto, attuando l’applicazione delle misure di agevolazione previste dalla normativa. Al fine di incrementarne la raccolta, Ecoped si attiverà promuovendo presso i propri consorziati e clienti, il ritiro ed il riciclo di rifiuti di beni in polietilene provenienti dal recupero Raee prevedendone l’avvio a piattaforme di trattamento Polieco. Un’attività che Polieco ed Ecoped sosterranno con una sperimentazione che punta a target elevati e a un riciclo sempre più spinto.

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Effetti economici delle nuove restrizioni legate alla pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

A cura di Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR. Novembre ha marcato, per diversi Paesi europei, un ritorno del coronavirus. Di recente in Germania il numero di contagi giornalieri ha oltrepassato la soglia dei 50.000, con la stessa Merkel a parlare senza mezzi termini di “situazione drammatica”. Anche in Italia si assiste ad una crescita dei casi, sebbene i numeri abbiano per il momento un diverso ordine di grandezza. Negli USA, peraltro, l’andamento non è tanto dissimile, con contagi nuovamente in aumento. È sensato quindi soffermarci sull’argomento, chiaramente dal lato che ci compete, ovvero le possibili conseguenze su economia e investimenti.Nel tentare di prevedere l’evoluzione, può aiutarci quanto già accaduto nel Regno Unito e in Israele: nel primo caso, l’ondata in termini di numeri è paragonabile a quanto osservato lo scorso inverno, ma i vaccini hanno modificato in maniera decisiva il quadro: i ricoveri sono inferiori dell’85% al picco di fine 2020 e i letti occupati da pazienti Covid, nonostante quattro mesi di dati al di sopra dei 30.000 contagi giornalieri, sono solo il 5% del totale. In Israele, dove il 40% della popolazione ha avuto accesso alla terza dose, dopo una crescita autunnale i casi si contano oggi nell’ordine delle decine. Inoltre, a livello globale con il nuovo anno arriveranno i primi farmaci che, se assunti a inizio contagio, sarebbero in grado di evitare le conseguenze più serie del virus.Con tutte le cautele necessarie, soprattutto in relazione a variabili in via di definizione (durata efficacia vaccini, velocità e tasso somministrazione terze dosi, etc.), riteniamo quindi che decisioni di lockdown siano altamente improbabili o potrebbero essere limitate localmente. Non ci attendiamo conseguentemente effetti dirompenti sull’economia, se non per periodi limitati e senza far deragliare il recupero in atto. Tuttavia, è probabile che alcuni degli effetti osservati sulle nostre abitudini e quindi, più in generale, sull’economia, tendano a prolungarsi. Fra questi uno dei più eminenti è rappresentato dai problemi dal lato dell’offerta: il covid “rende il mondo meno efficiente” dal punto di vista di produzione e logistica. Alcune difficoltà di approvvigionamento potrebbero proseguire, continuando ad esercitare pressione sui prezzi, per quanto in qualche misura il rallentamento economico in atto attenui la problematica.Dall’altro lato, il graduale recupero del mercato del lavoro, sia in Europa che negli USA, dovrebbe evitare effetti pronunciati sui consumi, anche in presenza di inflazione persistente. Lo scenario descritto, con tassi reali negativi, poche alternative d’investimento e utili in sostanziale tenuta, continua quindi ad essere di supporto all’azionario sebbene, a questi livelli di valutazione, sia plausibile mettere in conto correzioni. Ad avvantaggiarsi di questo quadro dovrebbero essere i settori correlati positivamente all’inflazione, le società con potere di determinazione del prezzo e i cui conti non siano troppo dipendenti da costi del lavoro in crescita.

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Le realtà più promettenti dell’economia giapponese e sui temi a cui prestare maggiore attenzione

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

A cura di Gabriella Berglund, Italian Branch Manager di Comgest. La politica di riforma economica – dal nome dell’ex primo ministro Shinzo Abe che ha guidato il paese dal 2012 al 2020 – si basa su tre pilastri: allentamento monetario da parte della Banca del Giappone, stimolo fiscale attraverso la spesa pubblica e riforme strutturali. Questa forma di neoliberismo non ha portato a una crescita economica su larga scala, secondo Fumio Kishida, l’attuale primo ministro del paese asiatico. “La chiave per una nuova forma di capitalismo è aumentare i redditi nel modo più ampio possibile”, ha detto Kishida. Il primo ministro ha anche dichiarato di volere liberare il paese dall’Abenomics, ma questa è una frase vuota. Il Giappone rimane un paese attraente in cui investire. L’affermazione secondo la quale esistono forti disuguaglianze in Giappone è palesemente poco corretta: il paese ha il terzo punteggio più alto al mondo sull’indice Gini, una misura statistica della disparità di reddito. Il Giappone è tra le società più egualitarie del mondo. All’inizio di quest’anno, Kishida ha annunciato l’intenzione di aumentare l’aliquota dell’imposta sulle plusvalenze, che ora è del 20 per cento. Subito dopo quella dichiarazione, il mercato azionario è crollato e Kishida ha fatto marcia indietro. Anche l’Abenomics non sarà spazzata via, l’agenda delle riforme non cambierà rapidamente. Non si può affermare che una sola persona determini ciò che accade in Giappone. Le aziende giapponesi hanno enormi eccedenze di liquidità. Il 50% delle aziende dell’indice Nikkei ha una posizione finanziaria netta. Queste realtà hanno sempre avuto più soldi in banca che debiti. Come azionisti, ovviamente ci piace questo sviluppo, perché questo surplus di denaro deve essere messo al lavoro o restituito agli azionisti. In ogni caso, un investitore sarebbe astuto nell’avvicinarsi a questo mercato con un approccio bottom up. I fattori macroeconomici hanno poca influenza sulla selezione dei titoli nei nostri portafogli concentrati, che tipicamente contengono da 30 a 40 titoli.Tre opportunità fondamentali si presentano in Giappone: la demografia sta cambiando rapidamente, il Paese è un comodo trampolino di lancio per investire in Cina ed è ” scarsamente studiato”. Il Giappone ha una popolazione che invecchia, soprattutto nelle zone rurali. Inoltre, una grande parte della forza lavoro è rimasta inutilizzata per decenni: le donne. Anche questa situazione sta cambiando rapidamente. Ci sono aziende molto interessanti che rispondono a questi nuovi risvolti demografici. Per esempio, investiamo in Nihon M&A, una boutique di corporate finance quotata in borsa con una fitta rete di commercialisti. Le piccole imprese familiari nel Giappone rurale che stanno affrontando la fuga dei giovani vengono integrate in un’entità più grande. Questo aiuta a indirizzare i problemi di successione di queste aziende nella giusta direzione e garantisce il loro futuro.Il Giappone è anche all’avanguardia in termini di efficienza e robotizzazione, che è la seconda soluzione alla mancanza di manodopera. Oriental Land Company, la società che gestisce Disneyland Tokyo, è un altro esempio di azienda che sta rispondendo a questi cambiamenti. Più tempo libero per i giapponesi significa più guadagni. Inoltre vediamo il Giappone come un gradito trampolino verso la Cina. Sebbene investiamo direttamente in Cina, possiamo anche sfruttare gli sviluppi cinesi attraverso il Giappone. Lo facciamo per esempio con un marchio di cosmetici come Kosei, che è molto popolare in Cina, ma anche il produttore di biberon Pigeon è leader di mercato lì. Attenzione, questi sono prodotti che non rientrano nel raggio dell’introduzione di nuova regolamentazione da parte del governo cinese. Ci sono inoltre pochi soggetti che seguono il Giappone. Un tempo un’affermazione molto diffusa tra gli investitori era che si andava in Giappone solo per perdere soldi. Ora il mercato azionario giapponese è di nuovo uno dei pochi a non trovarsi ai massimi storici. Mentre le aziende americane sono seguite da una media di 40 analisti, le aziende giapponesi sono seguite solo da sette, in media. Crediamo che gli investitori possano aggiungere alfa in quella regione con una politica di gestione attiva.

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Economia illegale: 19 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

L’Istat ci fa sapere che nel 2019 l’economia “non osservata” vale 203 miliardi di euro, 11,3% del Pil. In calo di 5 miliardi rispetto al 2018 (-2,6%). Questa “non osservata” si compone di “sommersa” per 183 miliardi e “illegale” per 19 miliardi . Secondo il rapporto 2021 (dati 202O) del Dipartimenti delle Politiche Antidroga, il business illegale legato a queste sostanze sarebbe di 16,2 miliardi, 6,3 dei quali (39%) per hashish e marijuana.Pur se i dati governativi sono del 2020 e quelli Istat del 2019, possiamo stimare che nei 19 miliardi illegali dell’Istituto di Statistica 16,2 sono per droghe illegali. Cioé: l’85% di tutto il business illegale in Italia è dovuto alle droghe illegali e il 33% per hashish e marijuana. Numeri che vanno considerati, anche se scientificamente non precisi (le statistiche su queste illegalità non possono che essere approssimative).Nel caso, far riflettere che se questo business delle droghe fosse levato dall’illegalità, quest’ultima si ridurrebbe dell’85%. E se restiamo nella stretta attualità che ci dovrebbe portare la prossima primavera a votare il referendum per la depenalizzazione della cannabis e, di conseguenza, all’uscita solo di questo mercato dalla clandestinità, la riduzione dell’economia sommersa dovrebbe essere del 33% .Le droghe illegali, per chi avesse ancora qualche dubbio, non sono solo questione di libertà personale (uso ricreativo) e sanitario (uso terapeutico), ma anche economia che, essendo quella illegale, sono da considerare i risvolti su ordine pubblico, salute e giustizia. Cioé: dalla legalizzazione l’economia ne trarrebbe vantaggi insieme ad ordine pubblico, salute e giustizia.Per comprendere meglio il fenomeno, stiamo scrivendo di un business illegale che nel mondo, dall’inizio di questo 2021, si stima che abbia fatto spendere ai consumatori più di 318 miliardi di dollari.Con questi numeri, sarebbe auspicabile, da parte dei decisori istituzionali, una maggiore attenzione alle politiche sulle droghe. Non per continuare a stigmatizzarle, visto che le politiche proibizioniste continuano a peggiorare la situazione facendo più danni di quelli che i proibizionisti vorrebbero distruggere. Ma per valutare – al pari e meglio di droghe legali come alcool e tabacco – come legalizzarle ed inserirle nella quotidianità. (fonte Aduc)

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Rivoluzione Green a firma 5 Stelle per l’edilizia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2021

“I dati di ENEA, l’Agenzia Nazionale Efficienza Energetica parlano chiaro: grazie agli effetti della manovra voluta dal M5s, il Paese registra 46.19 mila cantieri ed un totale di 7.495.428.322,63 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione”. A spiegarlo è Marco Degli Angeli, consigliere pentastellato di Regione Lombardia che, facendo riferimento ai dati forniti dall’Agenzia, alla data del 30/9/2021, precisa come il Superbonus 110% sia da promuovere a pieni voti: “I numeri, infatti, continuano a crescere assieme ai benefici di efficienza e di maggior sicurezza. Segno che la manovra voluta dal Movimento 5 stelle funziona ed è soprattutto utile all’economia e ai cittadini italiani: nella sola Lombardia si è toccata la cifra di 1.127.015.061,40 miliardi di euro messi a detrazione su oltre 6 mila asseverazioni”. Aggiunge Degli Angeli: stando ai dati forniti da Enea, in Lombardia c’è stato un investimento medio pari a 598.761,63 mila euro per i condomini e di 107.001,02 mila euro per gli edifici unifamiliari. Questa manovra – conclude – non solo ha migliorato e sviluppato l’economia edilizia: ha soprattutto consentito a tanti cittadini di migliorare le abitazioni, rendendole più sicure e meno impattanti da un punto di vista ambientale. Sono ottimista sul futuro di questa iniziativa la quale continuerà infatti a riempire l’Italia di cantieri, proiettando il nostro Paese verso il futuro”.

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Economia e fiducia. La calma prima della tempesta?

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2021

Le stime Istat sulla fiducia di consumatori (+) e imprese (-) a settembre, per quanto i primi segnino più di 3 punti, sembrano tipici di una situazione di assestamento. E’ il risultato dei fasti dei mesi passati, con l’apertura più marcata dell’economia, dopo il buio e mezzo-buio precedente. E’ passata la pandemia? Non proprio. E per questo è bene essere attenti e non farsi prendere da facili entusiasmi. Quando nel mercato c’è crescita, questa non solo coinvolge fiducia e consumi ma anche i prezzi. E questi ultimi preoccupano, visto che non è detto che a tutte queste crescite corrispondano poi quelle della disponibilità dei consumatori e, soprattutto, dei redditi. Le vicende di questi giorni su luce, gas e benzina (motori di tutta l’economia) sono un campanello d’allarme. Per luce e gas il governo si è impegnato con provvedimenti tampone trimestrali che, finiti, è certo che ci ritroveremo come e peggio di prima. Per la benzina il Governo ha “accettato la fatalità” di un mercato su cui non ha nessuna intenzione di intervenire, nonostante lo scandalo di una fiscalità che rasenta il 70% sul prezzo al dettaglio. E’ ancora troppo presto per considerare e valutare i dati dell’ingrassamento monetario che abbiamo avuto coi fondi del Next Generation Eu… per cui dobbiamo accontentarci solo delle nostre risorse e della politica del nostro governo che sembra vivere alla giornata. Oggi, grazie agli accumuli precedenti e l’entusiasmo della cosiddetta ripresa, i consumatori sono più fiduciosi, ma non a caso le imprese non lo sono… ché abitualmente hanno piani a più lunga gettata dei singoli. Con le politiche e le non-politiche su quel grande motore di tutta l’economia che è l’energia, stiamo solo mettendoci dei cerotti, ma nessuna cura. Noi indichiamo potenti scelte di defiscalizzazione (2), sì da rendere permanenti i bassi costi energetici e aiutare consumatori e imprese ad investire meglio. Per ora, invece, sembra che dobbiamo accontentarci della calma prima della tempesta.Vincenzo Donvito, Aduc

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Economia circolare, un corso per passare dalla teoria alla pratica

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

Aperte le iscrizioni: 42 ore in modalità online a partire dal 5 ottobre. Dal 5 ottobre, i martedì e i giovedì dalle 14 alle 17, la Camera di Commercio Pn-Ud, con i suoi uffici I.Ter-Formazione, organizza un corso, aperto a tutti, in modalità online di 42 ore complessive sul tema “L’economia circolare: dalla teoria alla pratica”. Il corso avrà infatti un risvolto molto operativo, andando ad approfondire tutti gli aspetti necessari a idee e progetti imprenditoriali per perseguire gli obiettivi ormai irrinunciabili di un’economia sostenibile ed efficiente in tutti i suoi aspetti.Si tratterà di analisi ciclo di vita (Lca – Life Cycle Assessment), di riduzione delle emissioni e della carbon footprint di organizzazione o di prodotto, ma si parlerà anche di coinvolgimento delle persone nella creazione di valore dell’azienda e di “Lean Thinking” e “Lean Green”, con i pilastri di sicurezza, costo, qualità, tempo, flessibilità, impatto zero. Saranno poi affrontati temi molto pratici di organizzazione del lavoro in azienda per rispondere a principi dell’economia circolare, dal riconoscimento ed eliminazione degli sprechi alla mappatura del flusso del valore, dalla ottimizzazione dei flussi informativi tra gli uffici a strumenti e tecniche di “agile management”, fino alla reputazione online, al design di prodotto e al content marketing. Per partecipare al corso o richiedere ulteriori informazioni è possibile inviare una mail a daniela.morgante@pnud.camcom.it con i propri dati e con allegato il curriculum.

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Turismo: Tracollo devastante per l’economia italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

“Trentacinque miliardi di euro in meno a causa del tracollo del turismo straniero in Italia dimostrano che quella turistica non è una risorsa settoriale erroneamente definita come economia turistica. Ma è l’asse portante del sistema Italia sul quale da decenni i governi che si sono susseguiti hanno investito poco, hanno legiferato peggio. Nessun settore produttivo italiano è in grado di generare così tanto flusso in così tanti segmenti produttivi e di servizi. L’Italia è cultura, enogastronomia, moda, paesaggio. La pandemia, causa del tracollo, dev’essere anche l’occasione di ripensare le politiche turistiche e consentire all’Italia di recuperare le posizioni perdute nella graduatoria delle rotte internazionali. La parola d’ordine dev’essere: infrastrutture materiali e immateriali- quanto peserà la mancanza di una compagnia di bandiera come Alitalia le cui rotte saranno cannibalizzati dalle low cost); difesa del nostro patrimonio ricettivo contro lo strapotere delle Ota (Booking.com per esempio) , destagionalizzare, rinnovare attraverso incentivi fiscali il sistema ricettivo italiano che dev’essere difeso contro gli appetiti di fondi stranieri che cercano di scalarlo, estensione il bonus 110 anche alle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, tutela delle preziose professionalità”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia commentando i dati della Banca d’Italia sul turismo.

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Le competenze dell’economia circolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

“Designer circolare”, “gestore della logistica inversa”, “esperto di blockchain per la sostenibilità”, “tecnico di gestione della filiera”, “carrellista digitale”, passando per l’imprenditore e per gli ingegneri gestionali che dovranno guidare le aziende nell’innovazione. Sono oltre 200 (e in continua crescita) le nuove professioni dell’economia circolare, censite nella nuova indagine di Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso da Randstad, che ha realizzato il primo repertorio in questo ambito come strumento di orientamento per le aziende e lavoratori.L’economia circolare è il paradigma chiave per una transizione alla sostenibilità ambientale e sociale, la sfida urgente e decisiva del post-Covid e di cui ormai sono sempre più consapevoli consumatori, imprese e gli operatori pubblici; è un paradigma in gran parte ancora da attuare, che punta a ridurre – fino ad eliminare – la produzione di scarti attraverso le innovazioni che ne consentano l’utilizzo e il riutilizzo. Le professioni coinvolte richiedono un mix di conoscenze “ibride”, sia tecnico-scientifiche specifiche dell’ambito di riferimento, sia trasversali, come la capacità di fare squadra, l’apertura al cambiamento, la capacità di aggiornarsi continuamente e doti relazionali, in connessione costante con i contesti in cui operano. Ed evidenziano un ostacolo che va superato: l’insufficienza di persone adeguatamente preparate per ricoprire questi ruoli, con il rischio di esasperare nei prossimi anni la cronica difficoltà di reperimento di personale.Le costellazioni rappresentano la metafora proposta da Randstad Research per disegnare le squadre che, in ogni ambito, devono affrontare gli aspetti specifici di questa sfida. Le nuove professioni ibride richiedono infatti una nuova organizzazione del lavoro. Il modello fordista, entrato in crisi dagli anni ’90, viene definitivamente superato nella circolarità, perché la segmentazione delle mansioni lavorative fa posto al collegamento tra queste. È scorrendo le diverse connessioni che si evidenziano delle vere e proprie “costellazioni” di professioni che viaggiano vicine, rapportandosi tra di loro e permeandosi di conoscenze le une con le altre.In questo senso, le competenze del curriculum di studi di ciascuna professione vanno integrate trasversalmente con quelle relative ai temi della circolarità e della sostenibilità, ed in secondo luogo con le conoscenze che permettono di rapportarsi con i “compagni di viaggio”. Nel repertorio aperto delle professioni dell’economia circolare, Randstad Research ha rappresentato 15 costellazioni, a cominciare per esempio da quella dell’agricoltura: per ogni professione viene segnalata la costellazione di riferimento, poi le professioni e le costellazioni con le quali si ibrida. Ogni costellazione è costituita da professioni centrali, professioni specialistiche (presenti solo in alcuni tipi specifici di aziende) e professioni emergenti trasversali. L’economia circolare richiede nuove professioni o la re-invenzione di professioni tradizionali. Innanzitutto, nel settore manifatturiero del riciclo (che conta in Italia 93.00 occupati), ma anche in molti altri. Ha bisogno di designer dei cicli di produzione e consumo, di imprenditori e di ingegneri gestionali che diano senso a questi processi, di operatori a tutti livelli chiamati a separare e ricombinare i prodotti e di molte professioni attigue, a seconda dell’innovazione introdotta. Dall’analisi delle competenze richieste, nelle oltre 200 professioni individuate, sono fondamentali principalmente le conoscenze tecnico-scientifiche, lo spirito di progettazione, l’attitudine al cambiamento, la capacità di gestione e di controllo, la conoscenza delle norme, la vocazione alla comunicazione e al coordinamento. E poi ci sono le competenze trasversali che variano a seconda della professione. Sono ricorrenti soprattutto la capacità di lavorare in squadra, di capire i trend emergenti, la flessibilità, la capacità di rapportarsi con persone interne ed esterne. Sono profili “ibridi” che richiedono conoscenze più ricche del comune e una maggiore capacità di mettersi “in connessione” con altre professioni.

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USA: un’economia con infrastrutture obsolete

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Quando le campagne elettorali dei partiti s’intrecciano alle scelte politiche ed economiche, i risultati non sono sempre positivi, ovunque nel mondo. Anche in Italia e negli Stati Uniti. Per esempio, il programma di investimenti in infrastrutture de l presidente Biden è stato di fatto dimezzato. Il partito Repubblicano non intende permettere che esso diventi un successo per i Democratici nelle elezioni di metà mandato del 2022. Per evitare un ostruzionismo paralizzante al Senato, il governo si è detto disposto a un accordo bipartisan per progetti più “annacquati”. Il piano infrastrutturale iniziale di Biden era di 1.900 miliardi di dollari in otto anni. E’ stato ridotto a 1.200 miliardi di cui, però, 650 già stanziati in precedenza dall’amministrazione Trump. I nuovi investimenti, quindi, ammontano a 550 miliardi. Sembra una cifra ragguardevole. Non lo è se, però, si tiene conto che la maggioranza delle infrastrutture è obsoleta, vecchia di 40 anni o più. Il Rapporto 2021 dell’American Society of Civil Engineers (ASCE), l’organizzazione indipendente degli ingegneri civili, identifica in dettaglio le aree di sviluppo infrastrutturale e quantifica in ben 2.590 miliardi di dollari la necessità di investimenti in 10 anni. Servono almeno 786 miliardi solo per modernizzare o riparare le strade e i ponti. Biden ne prevede ora 110 miliardi. La seconda area che richiede un grande intervento riguarda l’acqua potabile e le relative infrastrutture. L’ASCE stima che il gap di investimenti potrebbe salire a 434 miliardi di dollari entro il 2029. Nel programma dell’Amministrazione sono previsti soltanto 55 miliardi. Vi sono poi i settori dell’energia il cui gap potrebbe aggirarsi intorno ai 200 miliardi di dollari entro il 2029. Ma ne sono previsti solo 73. Tutto ciò non sorprende: è la conseguenza della profonda trasformazione degli Usa, dove nei passati decenni la finanziarizzazione dell’economia e l’outsourcing (lo spostamento delle industrie all’estero per pagare meno il costo del lavoro e le tasse) sono cresciuti enormemente, a discapito dei settori produttivi. Infatti, mentre nel 1965 il settore delle macchine utensili rappresentava il 28% dell’intero mercato mondiale, oggi tale percentuale è ridotta al 5%. Nel 2018 i produttori di macchine utensili ne hanno esportato per 4,2 miliardi di dollari e importato per 8,6 miliardi. Se si produce di meno e si vuole mantenere alti i livelli di consumo, l’unica via è il debito. Non solo quello pubblico delle amministrazioni centrali e periferiche, ma anche quello privato. Infatti, nel secondo trimestre del 2021 il debito delle famiglie americane ha raggiunto quasi 15.000 miliardi di dollari, dei quali oltre 10.000 per ipoteche sulla casa. In un solo trimestre l’aumento del debito privato è cresciuto del 2,1%. Anche la spesa sanitaria delle famiglie è aumentata enormemente. L’amministrazione Biden ha un programma di investimenti, sulla carta, molto ambizioso. Oltre alle infrastrutture, vi sono dei pacchetti di spesa per il digitale, per i cambiamenti climatici e soprattutto per l’infanzia e le scuole. E’ chiaro che fare tutto a debito, emettendo Treasury bond e stampando moneta, non sarebbe possibile. Per questa ragione Biden ha annunciato la volontà di aumentare le tasse sui profitti delle grandi corporation e per i super ricchi. Anche su questo è in corso una battaglia ideologica, con ricadute elettorali. D’altra parte, la politica di Trump di tagliare le tasse per 1.900 miliardi di dollari non ha dato grandi frutti. La narrazione liberista sosteneva che le tasse condonate si sarebbero automaticamente trasformate in nuovi investimenti nei settori dell’economia reale. Così non è stato! Diminuire le tasse per le pmi, per le famiglie e anche per le industrie grandi, produttive e innovative, è positivo. Però, è pratica di certe multinazionali e di alcuni settori dei servizi, in primis quelli finanziari, utilizzare i soldi rimasti nelle loro casse per differenti operazioni di borsa, come il riacquisto delle proprie azioni, di buyout, cioè per l’acquisto di altre imprese con denaro preso a prestito, o per distribuire dividenti più alti. Il contrario di quanto dovrebbe essere fatto, non solo negli Usa. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Economia: La ripartenza e il recupero occupazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2021

“Il Paese ha bisogno di forza lavoro e la sta cercando. I dati presentati dall’ISTAT ci dicono questo. Le imprese manifatturiere stanno assumendo, da gennaio gli occupati sono saliti di 550 mila unità. Si sta rimettendo in moto tutto, grazie al lavoro delle nostre imprese e alle misure messe in campo dagli ultimi Governi. Anche i dati sul PIL sono positivi, con la previsione di chiudere l’anno intorno al 6%, ed i mercati da mesi, ormai, stanno dando una risposta importante. È una fase di ripartenza che dobbiamo continuare a supportare, per consolidare il recupero occupazionale, lavorando su tre binari paralleli: sostegno alle imprese per semplificare i meccanismi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale, dando così loro l’opportunità di intercettare importanti quote di mercato che si sono aperte anche a seguito dell’emergenza sanitaria; riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro; investire sul lavoro autonomo. Su quest’ultimo aspetto abbiamo avviato un percorso per garantire ai lavoratori autonomi quei diritti che prima erano solo per i dipendenti. Penso all’Iscro, un’ammortizzatore sociale rivolto agli autonomi, o all’Assegno unico per sostenere le famiglie. Ora dobbiamo andare oltre. Vanno semplificate tutte le procedure burocratiche per aprire un’attività e poi, per quelle avviate, occorre incentivarle a “crescere”, senza l’oppressione di un sistema fiscale che li “tartassi”. In questo percorso sarà fondamentale la riforma fiscale a cui, come Governo, stiamo lavorando in queste settimane. Per i lavoratori autonomi è sempre più necessario superare il sistema di “saldo e acconti” a favore di una “tassazione per cassa”, un sistema di versamenti mensili di quanto effettivamente incassato, al netto delle spese. Garantirebbe al contribuente la possibilità di una maggiore programmazione ed allo Stato un flusso costante di entrate. Oltre a ridurre il numero degli adempimenti. Da ultimo dobbiamo ridare fiducia alle vocazioni professionali. Le lauree abilitanti rappresentano il primo tassello, ma servono politiche “di visione” per i giovani, che creino, ad esempio, nuovi ambiti professionalizzanti, con profili di tecnici altamente qualificati. In grado di cogliere tutte le opportunità che deriveranno dal Recovery Plan”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post sui social.

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“L’economia italiana è in ripresa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Ora dipende tutto da noi. Dobbiamo evitare di frenare questo trend positivo, per questo il Green Pass va visto come un’opportunità per uscire dalla crisi sanitaria ed economica. Le misure emergenziali che abbiamo messo in campo si stanno dimostrando efficaci ed i dati di queste settimane ci evidenziano come servizi e consumi stiano spingendo la ripartenza. Sale il PMI, migliorano gli investimenti, la fiducia delle famiglie è oltre i livelli pre-crisi. L’industria continua ad avere un percorso di crescita stabile. Aumentano anche gli occupati a tempo determinato, da marzo nel manifatturiero e da maggio nei servizi, superando i livelli pre-pandemia. Nei prossimi giorni arriveranno i primi fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e questo vuol dire che entreremo sempre di più nel vivo della realizzazione dei progetti. Dalla capacità di cambiare quei meccanismi che, come Paese, non siamo mai riusciti a modificare e dalla sinergia che riusciremo a mettere in campo con tutti gli enti attuatori dipenderà moltissimo. Ma abbiamo tutte le carte in regola per fare bene anche, perché stiamo realizzando la più grande riforma di sempre: finanziamo sostenibile. Lasciamo, finalmente, da parte misure spot e perseguiamo un disegno ben preciso con degli obiettivi da raggiungere. È il momento di guardare avanti, con ottimismo, e con la consapevolezza che dal comportamento di ciascuno di noi dipende il futuro di tutti. Forza!“. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, sui social.

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Dl sostegni: caro prezzi edili, monitoraggi e compensazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Un emendamento al dl Sostegni Bis prevede, per fronteggiare gli aumenti eccezionali dei prezzi di alcuni materiali da costruzioni negli appalti pubblici, che nel caso il costo sia aumentato oltre l’8% si procederà a compensazioni in favore delle imprese.”Bene, ma non basta! L’emendamento mette una pezza che non può certo bloccare l’emorragia in corso! Intanto perché affronta solo il problema degli appalti pubblici e non quelli dell’edilizia privata, ma soprattutto perché interviene sulle conseguenze delle speculazioni sui prezzi e non risolve il problema alla radice, rimuovendo le cause di questi rialzi intollerabili” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Bisogna che ogni ricarico eccessivo dei prezzi sia considerato per legge automaticamente una pratica commerciale scorretta punibile dall’Antitrust, attraverso una definizione di prezzo anomalo” prosegue Dona. “Noi abbiamo già presentato un esposto all’Antitrust sugli aumenti dei prezzi nel settore dei materiali edili, come il raddoppio dei prezzi di noleggio dei ponteggi avvenuto in appena tre mesi. Ma non è certo che l’Antitrust proceda, come dimostrano le numerose archiviazioni contenute nel Bollettino settimanale del 28 giugno sui prezzi di vendita di beni di prima necessità durante le prime fasi del lockdown” prosegue Dona. “Queste speculazioni rischiano di compromettere seriamente il provvedimento del Superbonus, importantissimo per rilanciare la nostra economia. Ecco perché il Governo deve intervenire con urgenza in modo inflessibile” conclude Dona.

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Economia: Meroi (Alfa Sistemi), “impresa in montagna possibile se dipendenti scelgono di viverci”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

(TiLancio) Fare impresa in montagna? ‘Si può’. Creare attrazione ed attrattiva per l’area montana, in generale: è sempre possibile. Come? “Creando una massa critica di addetti che gravitano, per abitazione, o luogo deputato alla propria esistenza, proprio in montagna. Mi spiego: se fra i miei dipendenti ce ne fossero almeno una decina che per scelta hanno deciso di vivere nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia, potremmo sicuramente creare un ufficio decentrato, in montagna, per accoglierli. Ovviamente, il peso specifico della decisione dipenderebbe dal numero di persone. Abbiamo capito, attraverso anche gli effetti di questa pandemia, che si può lavorare in qualsiasi luogo e contesto. Pertanto, decentrare, creare una filiale in montagna, perché ho diversi dipendenti che lo vogliono, non sarebbe un problema”. Sono le dichiarazioni di Ferruccio Meroi, presidente ed amministratore delegato di Alfa Sistemi, azienda tecnologica di Udine, costantemente alla ricerca di personale, anche di giovane età, per le proprie divisioni all’interno dell’impresa.Serve un cambio di passo culturale, anche e soprattutto da parte dei giovani che vivono in montagna. Si può fare tutto, ovunque. Servono idee, coraggio e voglia di fare. Un certo grado di attitudine anche all’imprenditorialità. “Probabilmente, un certa propensione alla volontà di uscire dalla propria zona di confort, per andare a cercare stimoli, fuori dalla montagna. Magari, per i giovani, questo significa formarsi altrove, per poi tornare e sviluppare idee e capacità” continua Meroi.C’è una penuria incredibile di giovani da inserire in aziende tecnologiche: “Li cerchiamo ovunque, che provengono dal territorio montano non rappresenta certamente un limite. Oltremodo: che le start up satellite, gli spin off che possono nascere da aziende già insediate in montagna, può essere un grandissimo valore aggiunto per la ricchezza dell’area intera. La necessità, prima di tutto, è di investire in infrastrutture ed “autostrade digitali” per avvicinare la montagna alla città” conferma Meroi.Alfa Sistemi è una azienda tecnologica che fra le priorità pensa al benessere dei suoi dipendenti, in modo concreto ed esaustivo, con una forte connotazione all’apertura strategica, anche verso culture nuove e più aperte, del fare impresa. Impiega oltre 100 addetti.

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Economia: preoccupazione per il futuro post-covid delle famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

In un momento in cui si sono quasi completate le riaperture, la rilevazione di giugno vede imporsi l’ottimismo: l’impatto negativo o drammatico della crisi Covid sul reddito familiare viene ridimensionato (da 64,2% a 56,8%) mentre le famiglie che registrano un impatto trascurabile sono in aumento. Stabile al 50% la quota di chi ha intaccato i risparmi per far fronte alla crisi mentre circa una famiglia su due ha visto aumentare le proprie riserve nell’ultimo anno. Tra questi, il 40% prevede di tenere le somme riasparmiate sui conti correnti mentre solo il 33% dichiara di voler investire in prodotti finanziari, preferendo profili di rischio medio-bassi. Forte calo del pessimismo sugli impatti dell’emergenza: riguarda il 18,5% delle famiglie rispetto al 31,3% di due mesi fa. Contemporaneamente più che raddoppiano gli ottimisti, con lievi ripercussioni positive anche sulle aspettative: migliora il sentiment sulla prospettiva economica familiare dei prossimi mesi, tuttavia più di una famiglia su due vede ancora davanti a sé mesi difficili. Anche il ritorno ad una normalità simile a quella pre Covid viene percepito come più vicino. Per il 36,8% questo avverrà entro l’anno mentre cala al 14,4% la quota di chi pensa che una vita analoga a quella pre pandemica non ci sarà più. Pareri contrastanti nei confronti delle riaperture. Calo generalizzato nelle preoccupazioni delle famiglie, ma la perdita del reddito e l’incapacità di mantenere un sufficiente livello di risparmio spaventano ancora 3 su 10. Sono incoraggianti anche le previsioni sulla propria condizione lavorativa da qui a un anno: solo il 20% si aspetta peggioramenti, con conseguenze positive sull’economica familiare. Si erode il fronte dei pessimisti in riferimento alla situazione economica del paese: per 4 su 10 ci saranno dei peggioramenti rispetto ad oggi, erano oltre il 60% nella precedente rilevazione. I lavoratori autonomi si confermano tra i più colpiti dalla crisi Covid-19, il 32% si aspetta riduzioni di oltre il 20% del fatturato rispetto al 2020, mentre il 17% riferisce di essere a rischio sopravvivenza. Il Covid-19 ha generato apprensione per le tematiche legate alla salute, che diventano centrali per il 61,9% dei capi famiglia e preoccupano molto di più rispetto a prima dell’emergenza sanitaria. Cresce anche la sensibilità verso prodotti di protezione, che prevedano, in primo luogo, il rimborso delle spese in caso di malattie gravi. Maggiore attenzione anche al rimborso delle spese mediche e verso coperture in caso di non autosufficienza. In questo contesto pandemico emergono come tematiche di interesse la tutela dell’ambiente e la riduzione degli sprechi: una famiglia su due li cita come fattori rilevanti su cui occorre concentrarsi, una su quattro come prioritari. Così dal report “Termometro delle famiglie” del Giugno 2021 a cura di Cerved.

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L’Ue crede nella nostra capacità di rilanciare il Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

La presidente della commissione Ambiente, Alessia Rotta: “Attestazione di fiducia nella capacità dell’Italia di spendere i soldi, uscire dalla crisi e riformare il Paese, rendendolo più green” “La promozione arrivata dall’Europa non è solo un riconoscimento al lavoro fatto dal Governo con i progetti di investimento dei fondi del Recovery, ma è qualcosa che va oltre. E’ un’attestazione di fiducia nella capacità dell’Italia di spendere quei soldi, di uscire dalla crisi, di far ripartire l’economia, di riformare il Paese, rendendolo moderno e, soprattutto, più green”. Lo ha detto la presidente della commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta. “La seconda missione del Pnrr – ha ricorda la presidente Rotta – è denominata ‘Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica’. Contiene un ampio ventaglio di interventi, come quelli che miglioreranno la gestione dei rifiuti e il ciclo dell’economia circolare, che rafforzeranno le infrastrutture per la raccolta differenziata e che renderanno più moderni gli impianti di trattamento dei rifiuti. Questo piano accompagnerà il Paese verso gli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni di gas serra del 55% nel 2030 e di impatto zero sul clima entro il 2050. Con il via libera di oggi, l’Ue ha dimostrato di credere nella capacità dell’Italia di riuscire a raggiungere questi obiettivi. Il nostro Paese non deluderà le attese”.

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“Economia e fantasia – Insegnare ai figli l’educazione finanziaria”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

L’anno appena trascorso ha rivoluzionato non solo il nostro modo di vivere e lavorare, ma anche le scelte di consumo, la gestione del risparmio e le abitudini di pagamento. Mai come oggi, quindi, possedere competenze finanziarie adeguate diventa fondamentale per affrontare le sfide del quotidiano e pianificare il proprio futuro. In questo frangente, la fotografia del Paese scattata dal Rapporto Iacofi della Banca d’Italia mostra un quadro poco incoraggiante: un italiano su 4 ha infatti un livello di alfabetizzazione finanziaria non ancora sufficiente, con grandi disparità per genere, età e distribuzione territoriale. Sono circa 8 milioni le persone che gestiscono l’economia familiare pur non avendo un livello di competenze adeguato al compito.Con lo scopo di contribuire a colmare questo gap, investendo per fornire nozioni di educazione finanziaria soprattutto alle famiglie affinché vengano poi trasferite con consapevolezza alle nuove generazioni, Banca Widiba e FEduF – fondazione creata da ABI per contribuire alla diffusione dell’educazione finanziaria sul territorio – presentano oggi “Economia e fantasia – Insegnare ai figli l’educazione finanziaria”. Banca Widiba rinnova così l’impegno sul tema dell’educazione finanziaria e decide di concentrarsi su un aspetto determinante ma tradizionalmente trascurato, con l’obiettivo di accompagnare gli adulti nell’acquisizione di competenze economiche e finanziarie utili ad una maggiore inclusione sociale e lavorativa e contribuire così anche alla reale crescita della cultura economica dei più giovani. L’iniziativa “Economia e fantasia – Insegnare ai figli l’educazione finanziaria” rientra in un progetto formativo articolato a cura della Banca e della Fondazione che coinvolgerà – in una prima fase, a partire dal 22 giugno e fino alla fine dell’anno – soprattutto i genitori, con 8 webinar formativi inediti e aperti al pubblico, per spiegare e approfondire le tematiche connesse alla cultura economica e finanziaria. In una seconda fase, nel corso dell’anno scolastico 2021-2022, il progetto si rivolgerà invece direttamente ai più giovani, attraverso una serie di appuntamenti in presenza programmati presso scuole e università sparse su tutto il territorio nazionale. Il ciclo di incontri “Economia e fantasia – Insegnare ai figli l’educazione finanziaria” sarà condotto e moderato da FEduF e arricchito dalle testimonianze di professionisti di Banca Widiba, con il contributo e la partecipazione di esperti e docenti esterni. Gli appuntamenti si svolgeranno con cadenza quindicinale su piattaforma digitale e in modalità interattiva, con la possibilità, per chi si collegherà, di intervenire e di porre delle domande durante un apposito momento dedicato, l’Angolo dei Consigli. Temi spesso considerati ostici, proposti con un approccio inclusivo, alla portata di tutti, per fornire ai genitori modalità funzionali a compiere le scelte più adeguate per il futuro dei propri figli e a quest’ultimi, strumenti e competenze per affrontare un mondo in continuo mutamento. Gli incontri verranno inoltre trasmessi in streaming su YouTube per poter essere fruiti anche successivamente alla diretta.

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Web conference dal titolo: “Oltre il tempo presente: l’importanza del fattore tempo negli investimenti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2021

Giovedì 17 giugno, alle ore 17.30, in diretta su Zoom, AIPB – Associazione Italiana Private Banking – in collaborazione con GAM – una delle maggiori società mondiali indipendenti dedicate esclusivamente alla gestione patrimoniale – organizzano la web conference dal titolo: “Oltre il tempo presente: l’importanza del fattore tempo negli investimenti” con l’obiettivo di stimolare un dibattito sui comportamenti degli investitori, sull’aspetto psicologico che interviene nei processi di investimento, sulla necessità di accrescere il livello di educazione finanziaria nel nostro Paese e, infine, sul ruolo sempre più fattivo che i consulenti finanziari ricoprono nell’aiutare i clienti a gestire e a superare le naturali distorsioni cognitive.All’evento parteciperanno Antonella Massari, Segretario Generale di AIPB, Riccardo Cervellin, Amministratore Delegato di GAM (Italia) SGR, Roberto Arosio, Head of Investments and Wealth Management di Banca Aletti, e Gianluca La Calce, Responsabile Marketing e Sviluppo Offerta di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking. Insieme a loro, il Prof. Paolo Legrenzi, Professore emerito di psicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, autore del libro: “Oltre il tempo presente. Consigli su come investire dopo la pandemia” – promosso da GAM e AIPB ed edito da Guerini Next – che, grazie alle interessanti riflessioni presenti nel volume presentato al pubblico proprio in questa occasione, ha aperto e stimolato il dibattitto su differenti tematiche in ambito della consulenza comportamentale, più che mai oggi, di stringente attualità.

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