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Recupero efficienza ed economia di scala

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

Editoriale Fidest. In tempi di “vacche magre” il buon padre di famiglia sa di certo mettere a frutto le sue risorse per migliorare il trend familiare a fronte di una flessione delle entrate o in conseguenza ad un aumento del costo della vita o della sommatoria di entrambi. Lo Stato come una famiglia più grande non dovrebbe essere da meno. Non è così purtroppo e gli sprechi, gli scarsi controlli, gli errori di programmazione, ecc. producono una spirale avversa nella quale si richiede al cittadino un maggiore tributo fiscale e non si fa nulla per adeguare i salari e le pensioni al costo della vita. La risposta è inevitabile: aumenta l’evasione e ognuno cerca d’arrangiarsi come può trasformando un necessario e ordinato sviluppo della società in un assalto generalizzato alla diligenza pubblica. Si moltiplicano le lobby, i gruppi di pressione, si esaltano le chiusure corporative e si riduce il legislatore a un mero terreno di conquista per leggine ad hoc permissive e clientelari. Occorrono a questo punto degli interventi urgenti per invertire la tendenza che è autolesionista poiché in una società complessa come la nostra l’effetto domino che produce un disservizio si riflette inevitabilmente anche nelle attività virtuose. Non solo. Siamo maniacalmente portati a ritenere appagante introdurre provvedimenti tampone, mentre bisogna agire su tutta la filiera per ottenere quelle economie di scala necessarie per far funzionare a pieno regime l’intero sistema produttivo del Paese. Pensiamo, ad esempio, alla riforma fiscale. Bene. Facciamola ma con essa anche la riforma della pubblica amministrazione, degli organi amministrativi di controllo, della giustizia amministrativa, ecc. Lo stesso possiamo dire per la giustizia, la scuola, il welfare, ecc. Tutti noi sappiamo molto bene che se nasce un contenzioso nel civile come nel penale la brevità dei processi è fondamentale per renderli credibili. Ma non è certo la scorciatoia che si paventa della prescrizione se il processo va oltre un certo numero di anni. Al contrario dobbiamo mettere in conto che non dobbiamo arrivarci ma per questo è necessario snellire le procedure, informatizzarle individuare e neutralizzare i tempi morti. Tutto questo diventa una sfida che dobbiamo a noi stessi, alla classe politica e agli stessi poteri forti che vivono nell’ombra e si adagiano sulla rendita parassitaria delle disfunzioni statuali, perché ne va del nostro avvenire, quello dei nostri figli e nipoti. Noi stiamo entrando di prepotenza nella cultura del fare e non più in quella del dire e degli annunci e degli slogan e non c’è tempo per altro perché la crescita paese in un mondo globalizzato si misura con la regola del confronto e del successo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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