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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘economia globale’

Sintesi del panorama economico ed esame dell’economia globale

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Contributo a cura di Adrien Pichoud, portfolio manager and Chief Economist at SYZ AM. Le banche centrali si sono infine arrese agli sviluppi negativi sempre più numerosi e ai crescenti rischi di ribasso. Alla luce di una crescita globale in rallentamento combinata con una debole inflazione, un calo delle aspettative, tensioni geopolitiche in ascesa e un prolungato impatto delle tensioni commerciali, Washington, Francoforte e Tokyo sono tutte giunte alla stessa conclusione: allentare concretamente la politica monetaria. Il presidente della BCE e il Consiglio della Fed hanno entrambi comunicato di prevedere un taglio dei tassi a breve termine nei prossimi mesi, mentre il governatore della Banca del Giappone ha indicato una certa flessibilità (al ribasso) sul fronte dei rendimenti a lungo termine.
Questa svolta simultanea delle banche centrali è ovviamente connessa al rallentamento generalizzato dell’attività che interessa sia le economie sviluppate sia quelle emergenti. Smentendo le aspettative di una ripresa, soprattutto in Europa e Cina, la dinamica della crescita globale è rimasta fragile e continua a perdere vigore, con i recenti indicatori che puntano a una battuta d’arresto persino negli Stati Uniti. Tuttavia, per il momento la solida domanda interna in gran parte delle economie avanzate impedisce loro di sprofondare in recessione e ha finora scongiurato un allentamento della politica monetaria da parte delle banche centrali. Il declino dell’inflazione attesa e reale, che soprattutto nell’eurozona ha minacciato ulteriormente gli obiettivi delle banche centrali, peraltro già mancati, è stato probabilmente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’impatto di un allentamento monetario sui tassi d’inflazione resta però incerto. Tuttavia, fintanto che le dinamiche associate a crescita e inflazione permangono depresse, le banche centrali avranno motivo di procedere in tal senso e mantenere un approccio molto accomodante, quanto meno per cercare di preservare la propria credibilità. Il persistente rallentamento della crescita nelle economie sviluppate e le costanti tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti sembrano infine aver minato la promettente dinamica osservata negli scorsi mesi in molti paesi dei ME. L’intera economia globale sta perdendo colpi, salvo poche eccezioni…
Le dinamiche dell’inflazione permangono in generale fiacche e non sono state favorite dalla recente flessione dei prezzi del petrolio, che peserà sull’inflazione complessiva. Aspetto più allarmante per le banche centrali, sono diminuite anche le stime di inflazione sul medio termine. Il mondo si sta sempre più “giapponesizzando”…
Oltre alla svolta accomodante delle banche centrali nei paesi sviluppati, spettacolare e oggetto di ampia copertura mediatica, anche le banche centrali dei ME stanno gradualmente ammorbidendo le rispettive politiche monetarie. Questo avviene in un contesto segnato da crescita e inflazione fragili, a cui si aggiunge un dollaro statunitense che ha smesso di apprezzarsi.
Il rallentamento della crescita in atto dallo scorso anno non ha risparmiato nessuna delle maggiori economie sviluppate. Anche se gli indici del settore manifatturiero sembrano essersi stabilizzati in Europa, rimangono su livelli alquanto depressi, facendo riaffiorare il rischio che tale debolezza ciclica contagi infine l’economia interna trainata dai consumi, finora resistente. Anche negli Stati Uniti sono emersi segni di tendenze analoghe, con una convergenza verso il basso degli indici manifatturieri, che si allineano ai già modesti valori nel resto del mondo, ma anche una crescita dell’occupazione più debole e una fiducia delle famiglie in calo. È indubbio che questi fenomeni siano in parte imputabili all’esaurimento degli stimoli fiscali presenti nel 2018. Tuttavia, la scarsa crescita globale e le incertezze sul versante commerciale esercitano anche pressioni ribassiste sul ciclo economico. Questo vale anche per il Giappone, dove il settore esterno è penalizzato dalla mediocre crescita cinese, le inquietudini commerciali e l’apprezzamento dello yen, mentre sull’economia interna incombe la minaccia dell’aumento dell’IVA previsto a ottobre. Anche i paesi produttori di materie prime, come l’Australia o il Canada, patiscono la minore domanda globale (e soprattutto cinese).
In modo analogo all’eurozona, le speranze di una ripresa dell’economia cinese, apparse nel corso del primo trimestre, sono state disattese. Le costanti e addirittura crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti non hanno inciso soltanto sul settore manifatturiero trainato dalle esportazioni, ma anche sui consumi interni. Di conseguenza, la crescita del PIL si è mantenuta su un livello minimo da decenni, con funeste ripercussioni a catena su altre economie del Sud-est asiatico quali Corea o Taiwan. L’incertezza politica rappresenta un ulteriore ostacolo per le dinamiche della crescita in alcune grandi economie emergenti, dove si sono di recente tenute le elezioni e in cui l’attuazione delle riforme è fondamentale per la stabilità sul lungo termine. È il caso del Brasile, dove la riforma delle pensioni è ancora in sospeso, del Sudafrica o del Messico, paesi sui quali pesano le vicissitudini rispettivamente di Eskom e Pemex, e della Turchia, chiamata a fare giochi di prestigio per stabilizzare la lira e conservare in tal modo l’accesso ai mercati dei capitali globali, senza far mancare un sufficiente sostegno interno al presidente. L’andamento dei prezzi del petrolio ha frenato la dinamica della crescita in Russia. Tuttavia, dato che l’inflazione sembra essere anch’essa calata, la banca centrale può infine allentare la sua posizione finora alquanto restrittiva.
Preferiamo il dollaro statunitense all’euro, malgrado le valutazioni più elevate del biglietto verde, poiché offre previsioni di crescita più rosee e un differenziale di rendimento ancora positivo. Per quanto riguarda lo yen giapponese, il cui giudizio è di “lieve propensione”, la nostra stima della valuta continua a essere favorevole rispetto al franco svizzero, la cui natura di bene rifugio è stata minata dall’orientamento accomodante in termini di politica monetaria assunto dalla Banca nazionale svizzera. Manteniamo infine una “lieve propensione” per l’oro, data la sua caratteristica di diversificazione in un contesto di avversione al rischio. http://www.syzassetmanagement.com

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Economia globale e tensioni sulla crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Di Adrien Pichoud, Chief Economist e Head of Multi-Asset di SYZ Asset Management. Perturbando l’esistente catena di approvvigionamento mondiale, con l’imprevisto aumento dei costi di produzione per le industrie, e, cosa più importante, creando profonde incertezze riguardanti il contesto economico futuro, le sanzioni commerciali e i dazi sono stati un grosso ostacolo per gli investimenti societari e l’attività industriale. Data la recente escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, nonché la possibilità dell’applicazione di dazi sulle esportazioni messicane da parte degli USA, è improbabile che lo scenario commerciale e di crescita avverso migliori nel breve periodo.
Stati Uniti
• Il dissiparsi dell’effetto delle misure di stimolo fiscale pesa sull’attività interna. Il FMI ha recentemente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’anno in corso al 2,3%, e all’1,9% per il 2020. Dopo un primo trimestre sorprendentemente solido, i diversi indicatori in tempo reale della crescita del PIL evidenziano un’espansione più debole per il secondo trimestre, con una crescita su base annua compresa tra l’1% e l’1,5%. Oltre alle tensioni commerciali, anche la politica fiscale interna sta avendo un impatto meno positivo sulla crescita. L’impeto fornito dal Tax Cuts and Jobs Act ha sostenuto la crescita del PIL lo scorso anno, ma l’impatto è svanito nel tempo. Difficilmente l’economia statunitense potrà accelerare senza ulteriori misure di stimolo fiscale e un ampliamento del deficit pubblico.
• Debolezza del settore industriale
La produzione industriale statunitense è in calo dell’1,2% rispetto all’inizio dell’anno e la creazione di posti di lavoro nel settore è sostanzialmente cessata. I nuovi ordini all’esportazione hanno smesso di aumentare, penalizzati dal rallentamento mondiale della crescita, degli investimenti, dei consumi e degli scambi commerciali. La flessione nel 2018 della serie di investimenti sostenuti dal taglio delle tasse e una domanda più debole sono risultati in un rallentamento della spesa in conto capitale. Quanto più durerà questa “bolla d’aria”, tanto più rischia di aver un impatto su tutta l’economia statunitense, in particolare se influisce sulla fiducia delle imprese e delle famiglie. Gli sviluppi dei negoziati con la Cina saranno fondamentali per il sentiment. Nel frattempo, intrattenere la prospettiva di un allentamento monetario è un modo per la Fed di sostenere la fiducia.
Europa
• Tassi – I tassi tedeschi ritornano in territorio negativo – al di sotto dei tassi giapponesi L’economia europea storicamente registra una convergenza strutturale verso uno scenario simile a quello giapponese. Sia la BCE che la BoJ hanno portato i tassi di riferimento a breve termine in territorio negativo nel 2016. Nel 2017 però, l’eurozona ha registrato una breve ma intensa accelerazione della crescita, che ha portato a una temporanea revisione al rialzo delle aspettative relative ai tassi, all’annuncio della normalizzazione monetaria e tassi dei bond a lungo termine ritornati ad aumentare. In Giappone invece, gli interventi della BoJ e il ridotto margine di una ripresa dell’inflazione e della crescita nominale hanno mantenuto i tassi dei titoli di Stato a lungo termine ancorati attorno allo zero. Dallo scorso anno però, la realtà ha iniziato a prevalere e i tassi in euro hanno ripreso a convergere verso i livelli giapponesi, accompagnati dalla crescita del PIL, dall’inflazione e dalla politica monetaria. A maggio i rendimenti del decennale tedesco sono scesi al di sotto di quelli del JGB decennale.
• Theresa May: atto finale Dopo un altro tentativo fallito di interrompere la fase di stallo della Brexit, negli ultimi giorni di maggio il primo ministro Theresa May ha deciso di dimettersi. Le probabilità di un mancato accordo sono ricomparse e la May sarà probabilmente sostituita da un “brexiteer”. Il tempo passa e restano solo sei mesi per risolvere la situazione. A farne le spese è stata soprattutto la sterlina, scesa a 1,26 nei confronti del dollaro. Nonostante un contesto caratterizzato da una crescita robusta, una banca centrale non accomodante e miglioramenti nei deficit gemelli, la sterlina continua a subire l’impatto della saga della Brexit.
Cina
• La crescita debole spinge a ricorrere a un ulteriore allentamento monetario. A maggio l’indice PMI manifatturiero della Cina ha registrato una contrazione, dal 50,1 al 49,4. La ragione del rallentamento è stata principalmente la debolezza della domanda globale, con nuovi ordini e nuovi ordini all’esportazione in diminuzione. La maggior parte degli indicatori (investimenti obbligazionari, produzione industriale e vendite al dettaglio) sono in calo e sono scesi al di sotto delle aspettative nel corso degli ultimi due mesi. Solo le vendite al dettaglio hanno registrato una ripresa a maggio, in parte per effetto delle vacanze. A meno di un rapido allentamento delle tensioni commerciali, le autorità cinesi potrebbero essere costrette ad adottare una politica monetaria e fiscale ancor più accomodante per sostenere la crescita.
• Materie prime – Il petrolio crolla sulla scia di una crescita potenzialmente più bassa. Dopo un rally costante quest’anno, a maggio i prezzi del petrolio hanno fatto segnare il primo mese negativo. Le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran e il netto calo delle esportazioni di petrolio iraniane, in seguito alla decisione degli USA di non rinnovare le esenzioni, non hanno fatto altro che acuire i timori per la crescita mondiale che hanno penalizzato i prezzi dell’energia. L’indice PMI manifatturiero mondiale ha continuato a scendere in seguito all’ulteriore escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il prezzo del greggio è stato inoltre penalizzato dalle pubblicazioni di dati elevati relativi alle scorte di petrolio statunitensi.
• Cambi – Lo yen giapponese e il franco svizzero ritrovano la loro qualifica di bene rifugio Il trend rialzista degli attivi rischiosi, cominciato all’inizio del 2019, ha invertito la tendenza in seguito al ritorno sotto i riflettori della guerra commerciale, con la maggior parte dei mercati azionari e tutti i settori che hanno chiuso il mese di maggio in territorio negativo. D’altro canto, l’orientamento accomodante delle banche centrali ha contribuito al rally degli attivi non rischiosi come i titoli di Stato, l’oro e le valute come il franco svizzero e lo yen giapponese. Queste valute hanno ritrovato la loro qualifica di bene rifugio, guadagnando rispettivamente l’1,8% e il 2,9% nei confronti del dollaro USA in un contesto caratterizzato da mercati dei cambi poco volatili. In uno scenario in cui i mercati stanno scontando i tagli dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e gli interrogativi su un indebolimento della crescita mondiale stanno facendo aumentare le probabilità di una potenziale recessione, le valute considerate beni rifugio potrebbero continuare a brillare
• Azioni – Sottoperformance dei settori europei dell’automotive e bancario Il famoso detto “vendi a maggio e scappa”, secondo il quale il mese di maggio sarebbe un mese nefasto per i mercati finanziari, si è rivelato vero per i mercati azionari, in particolare per i settori ciclici europei e per quelli sensibili ai tassi d’interesse come l’automotive e quello bancario. L’indice STOXX Europe 600 ha chiuso il mese di maggio al -5,7%, mentre i settori dell’automotive e bancario hanno perso rispettivamente il 13,7% e l’11,6%. Il settore automobilistico europeo non è rimasto immune al riemergere delle tensioni commerciali. Inoltre, anche le banche europee sono state sotto pressione, in seguito al taglio dei tassi d’interesse in Europa, con il Bund tedesco e le OAT francesi decennali che hanno perso rispettivamente 23 e 16 punti base.
• Le incertezze politiche rendono volatile il mercato Il tweet di Trump di inizio anno riguardante l’incremento dei dazi doganali nei confronti della Cina ha amplificato i timori di una continua stagnazione della crescita. Per ora le tensioni hanno riguardato essenzialmente gli Stati Uniti e la Cina, ma nei prossimi mesi le ritorsioni potrebbero estendersi ad altri beni, servizi o aree geografiche. Di conseguenza, i mercati hanno perso terreno, con l’indice MSCI World in valuta locale che ha ceduto il 6%, mentre il VIX è salito dal 13 al 19 sulla scia di questo mix tossico di crescita deludente e incertezze generate dalla guerra commerciale.

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I trasporti marittimi per l’economia globale

Posted by fidest press agency su sabato, 23 dicembre 2017

trasporti marittimiAMBURGO, Germania/PRNewswire/DNV GL ha pubblicato le previsioni per il settore dei trasporti marittimi (Maritime Forecasts) fino al 2050 in una relazione che analizza l’impatto del cambiamento del sistema energetico globale sul settore dei trasporti marittimi fino al 2050. Nella relazione si esamina come i cambiamenti previsti nella produzione e nella domanda di energia, nella crescita del PIL, nella produzione industriale e nella produzione manifatturiera regionale possano cambiare il settore marittimo e l’impatto sui singoli segmenti dei trasporti per nave.
“Si stanno verificando cambiamenti radicali e rapidi nel modo in cui il mondo usa e produce energia”, afferma Remi Eriksen, Presidente del gruppo e Amministratore Delegato di DNV GL. “La nostra panoramica sulla transizione energetica (ETO – Energy Transition Outlook) mostra che entro la metà del secolo è probabile che la combinazione dell’approvvigionamento energetico sarà ripartita in parti uguali tra energie fossili e rinnovabili. Il progresso dell’efficienza energetica vedrà anche un appiattimento della domanda mondiale di energia dopo il 2030. Queste tendenze avranno ricadute su tutti gli operatori del settore dei trasporti marittimi”.Secondo le previsioni per i trasporti marittimi, fino al 2030 il settore continuerà a registrare una robusta crescita, comparabile a quella degli ultimi decenni. Tra il 2030 e il 2050 la domanda continuerà ad aumentare, ma in misura leggermente meno rapida: la crescita riguarderà principalmente le merci non energetiche, come il commercio containerizzato e le rinfuse non carbonifere. Oltre all’evoluzione dei modelli di produzione e di esportazione di energia, la gamma dei combustibili utilizzati per il trasporto marittimo diventerà molto più diversificata. Nel 2050, il petrolio rimarrà il combustibile principale per le navi mercantili, ma l’uso del gas naturale aumenterà fino ad arrivare essere il secondo combustibile più utilizzato e prolifereranno nuove alternative a basse emissioni di carbonio.”Nelle previsioni per il settore dei trasporti marittimi possiamo vedere come le tendenze di oggi diventeranno i paradigmi di domani”, dichiara Knut Ørbeck-Nilssen. “Il settore dei trasporti marittimi continuerà a promuovere una maggiore efficienza grazie alla riduzione dei costi, al miglioramento del tasso di utilizzo, alla riduzione del consumo di combustibili, all’aumento delle dimensioni delle navi e all’impiego di nuove tecnologie. Anche l’attuale ondata di digitalizzazione che sta trasformando il settore avrà un impatto profondo, con progressi nella progettazione e gestione e con la creazione di nuovi modelli commerciali”.DNV GL ha pubblicato una serie di relazioni che possono essere scaricate gratuitamente dal sito web Energy Transition Outlook. La principale panoramica sulla transizione energetica tratta della transizione dell’intera combinazione di opzioni energetiche fino al 2050. Oltre alle previsioni per il settore dei trasporti marittimi, due altri supplementi specifici per settore, che si appoggiano sulla profonda conoscenza e competenza di DNV GL nei settori del petrolio e gas, e in quello dell’energia e delle sorgenti rinnovabili, accompagnano la panoramica principale. (foto: trasporti marittimi)

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Le incertezze dell’economia globale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2011

Maps shows a group of countries known as the P...

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Ha lasciato il segno nel nostro immaginario collettivo il recente accordo europeo e successivo passaggio nel G20 della crisi italiana puntellata dalla lettera di Berlusconi e dalla passiva accettazione di un’ autorità di controllo internazionale che ne ratificasse i passaggi imposti per via di una emergenza che non siamo riusciti a gestire adeguatamente. Si dice che dobbiamo essere più austeri e più flessibili al tempo stesso. Ma non è certamente sfuggito agli addetti ai lavori che tutte le manovre messe in atto per la ricapitalizzazione delle banche e più in generale dei mercati finanziari e che sono state eseguite con i soldi pubblici, ovvero dei contribuenti europei e italiani e greci in special modo. Ma è solo una manovra tampone. C’è il rischio concreto che tra qualche mese la speculazione ritornerà a mordere e si mangerà tutti i soldi oggi magnanimamente elargiti dagli stati. Questo perché l’accordo non ha affrontato alcuno dei problemi strutturali che ci travagliano ossia la crisi d’insolvenza e di contagio della zona euro. In proposito cogliamo la puntualizzazione che ci giunge dalla rete: “Le banche creditrici, così strombazzano i media, dovranno accettare un taglio del 50% sul debito greco, alleggerendo di altrettanto la povera Grecia. La cosa è diversa: sono sì tagliati della metà i crediti, ma quelli delle sole banche, non i prestiti avuti dalla BCE: un taglio di 100 miliardi e non di 180. Per la Grecia, l’alleggerimento è del 27,8%, non del 50% sul debito. Il debito greco sarà ridotto… al 120% del PIL. Si è deciso che la Grecia è in grado di servire un debito così benignamente ridotto? E sia: pagherà, pagherà, servirà il debito, cioè restituirà il capitale e i suoi interessi (che sono saliti a livelli fantascientifici) e continuerà a pagare fino all’implosione sociale… Questo sarebbe il salvataggio della Grecia. Il Fondo salva-Stati (cosiddetto: sarebbe il Fondo salva-banche) si trasforma in un fondo di garanzia: dei suoi teorici 440 miliardi, 200 saranno destinati a garantire il 20% dei nuovi debiti che contrarranno i Paesi in difficoltà, i PIIGS. È da qui che nasce il preteso aumento a mille miliardi strombazzato dai media. Si tratta in realtà di un aumento della capacità di nuovo indebitamento (200 diviso 0,2), che è una follia: curare l’eccesso di debito con altro debito, e che naturalmente non basterà: lo stesso Barroso ha valutato che occorrevano 2.200 miliardi di euro per creare una paratia anti-speculativa per Grecia, Spagna e Portogallo. La speculazione internazionale avrà una garanzia parziale sul nuovo debito italiano, il che non le impedirà di continuare a pretendere il 6% (il doppio dei tedeschi) sui BTP decennali, esattamente come prima: soldi che divorerà come prima e più di prima, finchè il Fondo non si esaurirà.” E si soggiunge: “Per la Grecia, l’alleggerimento è del 27,8%, non del 50% sul debito. Il debito greco sarà ridotto… al 120% del PIL. Si è deciso che la Grecia è in grado di servire un debito così benignamente ridotto? E sia: pagherà, pagherà, servirà il debito, cioè restituirà il capitale e i suoi interessi (che sono saliti a livelli fantascientifici) e continuerà a pagare fino all’implosione sociale… Questo sarebbe il salvataggio della Grecia. La ricapitalizzazione delle banche: 110 miliardi. È insufficiente; la stessa EBA, Agenzia Bancaria Europea, valuta il bisogno in 147 miliardi, e senza contare le norme strette di Basilea II, che aumentano l’obbligo di riserva dal 7% al 9% da giugno 2012. Ciò significa che le banche continueranno a negare il credito o a darlo col contagocce, perpetuando e aggravando il credit crunch che sta inabissando nella recessione l’intera Europa. È la conseguenza del fatto che l’emissione di moneta, invece che agli Stati, è stata demandate alle banche e al libero gioco del mercato. (A proposito: siete sicuri che il valore del vostro immobile, la prima o seconda casa, sia ancora quello del boom? Senza mutui facili, la vendita è resa impossibile; senza i mutui bancari, il mattone non è più l’investimento sicuro, liquidabile a piacere, in crescita …)” E’ il classico serpente che si morde la coda. E intanto Ray Dalio,Ray Dalio, un commentatore principe del Financial Times, il 24 ottobre scorso ha scritto che l’attuale situazione sociale di frustrazione e di rabbia contro la palese impotenza dei governi europei è «lo stesso clima per cui nel 1933 fu eletto Hitler» Siamo avvertiti e sarà la fine dell’Europa e del suo sogno di una moneta “unitaria”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Settore Metallurgico in Russia

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2011

Map of the federal subjects of the Russian Fed...

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Il recupero dell’economia globale, l’aumento del prezzo dei metalli e la competitività nei costi delle grandi aziende verticalmente integrate stanno dando lustro al settore metallurgico russo. Nel 2010, l’industria dei metalli ed i prodotti metallurgici hanno registrato entrate quattro volte maggiori rispetto all’industria mineraria. Una nuova analisi di Frost & Sullivan (http://www.industria lautomation.frost.com), intitolata “Overview of the Russian Metal Industry”, rileva che il settore ha prodotto 76.2 milioni di tonnellate di metalli grezzi nel 2010 e stima che questa cifra raggiungerà quota 129 milioni di tonnellate nel 2017. La ricerca coinvolge i metalli ferrosi (ferro e acciaio), i metalli non ferrosi (alluminio, rame e nichel) e i metalli preziosi (oro e argento). Si prevede che la domanda globale per i metalli aumenterà gradualmente in seguito alla ripresa dell’economia mondiale. L’industria dei metalli dipende fortemente dalla domanda da parte delle principali industrie clienti – costruzioni, trasporti, automobili ed elettronica: il recupero di questi settori nel 2010 ha dato slancio alla domanda di metalli.
Le grandi aziende russe verticalmente integrate offrono vantaggi significativi dal punto di vista dei costi. D’altra parte, devono affrontare diverse limitazioni, tra cui la bassa domanda domestica di prodotti metallurgici, l’aumento dei costi dell’energia e la mancanza di investimenti.
Anche l’aumento dei prezzi dell’energia avrà un impatto sull’industria dei metalli. Pertanto, le aziende dovrebbero focalizzarsi sullo sviluppo di tecnologie ‘verdi’ innovative, per rendere possibile un consumo energetico inferiore ed allo stesso tempo limitare la produzione di scarti ed inquinamento. “Nel lungo periodo, le moderne tecnologie permetteranno al settore metallurgico russo di restare competitivo nei costi”, conclude Nowotnik. Le crescenti opportunità offerte dalla regione Est-Europea verranno analizzate da Frost & Sullivan nel prossimo online briefing della serie sulla crescita dei mercati emergenti (Emerging Markets Growth Series) incentrato sull’Europa dell’Est (Polonia e Russia).
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, permette ai suoi clienti di accelerare la propria crescita e raggiungere posizioni di rilievo in termini di progresso, innovazione e leadership di mercato. La Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre al CEO e al suo Growth Team ricerche accurate e modelli “best practice” da seguire per guidarli nella creazione, valutazione e attuazione di efficaci strategie di crescita. Frost & Sullivan vanta 50 anni di esperienza come partner delle più importanti società a livello globale (indice Global 1000), di aziende emergenti e della comunità degli investitori, lavorando in modo capillare in più di 40 uffici distribuiti su sei continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, visita il sito http://www.frost.com.

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L’Africa nella crisi economica

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Roma 29 gennaio ore 17  via del Pozzetto 158 Palazzo Marini, Camera dei deputati verrà inaugurato il corso con il seguente calendario:  29 Gennaio – L’industria della solidarietà Linda Polman (Giornalista olandese, autrice di “L’industria della solidarietà)  26 Febbraio –  La crisi dell’informazione in Africa Mariano Benni (Direttore dell’agenzia di notizie Misna) Mauro Sarti (Giornalista, autore del volume “Africa e Media”)  26 Marzo – Il ruolo della Cina nel continente Africano Michel Beuret (Giornalista della Télévision suisse romande e autore del volume “Cinafrica”) Serge Michel (Giornalista freelance e autore del volume “Cinafrica”)  30 Aprile – Le migrazioni interne ed esterne all’Africa Enrico Pugliese (Ordinario di Sociologia del Lavoro, Università “La Sapienza”) Christopher Hein (Direttore della rivista CIR – Centro Italiano per i Rifugiati)  28 Maggio – L’Africa e la giustizia internazionale Flavia Lattanzi (Docente di Diritto Internazionale, giudice del Tribunale penale internazionale per i crimini nella ex-Jugoslavia) Andresia Vaz (Giudice senegalese, Tribunale penale internazionale per il Rwanda)   11 giugno – Lectio Magistralis  di Romano Prodi  (Presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli)  18 giugno – Il continente africano, l’economia globale e le relazioni tra i popoli Rafael Grasa (Docente di relazioni internazionali, Universidad Autónoma de Barcelona)
L’ 11 giugno il Prof. Romano Prodi terrà una “lezione magistrale” sull’Africa.  Per le iscrizioni al Corso visitare il sito http://www.internazionaleleliobasso.it Le iscrizioni sono aperte fino al 27 gennaio ore 18.

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Titano tra Italia e Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2009

Roma  6 maggio 2009, ore 12.30 Grand Hotel de la Minerve Piazza della Minerva, 69 Certezza delle regole e competitività per uscire dalla crisi dell’economia globale  Interverranno: Franco Bassanini, membro dell’Advisory Board del Forum e Presidente della Cassa Depositi e Prestiti; Lucio Stanca, membro dell’Advisory Board del Forum, Deputato e Amministratore Delegato Expo Milano 2015; Nicola Rossi, membro dell’Advisory Board del Forum, Senatore ed economista;  Antonella Mularoni, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di San Marino; Gabriele Gatti, Ministro delle Finanze e Bilancio della Repubblica di San Marino; Marco Arzilli, Ministro dell’Industria, Artigianato e Commercio della Repubblica di San Marino; Biagio Bossone, Presidente della Banca Centrale della Repubblica di San Marino.  Saranno inoltre presenti in rappresentanza degli enti promotori e organizzatori del Forum: Pier Giovanni Terenzi, Presidente Associazione Nazionale Industria Sammarinese Fabio Gasperoni, Presidente Ente Cassa di Faetano Giovanni Galassi, Presidente Fondazione San Marino – Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino Valerio De Molli, Managing Partner The European House – Ambrosetti

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Nuovi servizi di videoconferenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

video-conferenzaCable&Wireless e Regus, il leader mondiale di soluzioni flessibili per gli spazi di lavoro, hanno annunciato oggi un’iniziativa congiunta dal valore di circa 32 milioni di sterline in 5 anni,  che porterà all’installazione delle suite Polycom per le videoconferenze presso i principali centri Regus in tutto il mondo.  Le sedi di Regus nelle più importanti capitali economiche, tra cui Londra, New York, San Francisco, Chicago, Manchester, Mumbai, Mosca, Francoforte, Parigi, Shanghai, Sydney, Hong Kong, Singapore e Tokyo saranno munite di sale videoconferenze con tecnologia all’avanguardia che daranno ai leader del mondo economico una valida alternativa al viaggio d’affari. Con la crisi economica globale, le imprese stanno cercando di tenere sotto controllo i costi, diventare maggiormente competitive e rispettare anche l’ambiente con la riduzione delle emissioni aziendali di CO2.  Questo accordo propone una nuova soluzione che consentirà alle imprese di raggiungere tutti e tre questi obiettivi senza gli elevati costi di capitale solitamente connessi all’installazione di soluzioni di fascia alta per la videoconferenza.  La nuova tecnologia consentirà un’esperienza di incontro dal vivo che coinvolgerà fino a 10 persone per sede. I partecipanti alla riunione appaiono sullo schermo in dimensioni reali e possono godere di un contatto visivo e di un’ acustica stereo surround, che permettono di recepire anche la comunicazione non verbale, tanto importante per una riunione proficua. La tecnologia ad alta definizione, inoltre, consente agli utenti di condividere i contenuti del desktop pur trovandosi in luoghi differenti, garantendo una collaborazione fattiva. la videoconferenza ad alta definizione è essenziale per gli affari, ma può comunque superare i budget di molte compagnie. Questo accordo con Regus offre alle aziende di qualsiasi dimensione l’opportunità di trarre il massimo vantaggio da questa tecnologia e i benefici che ne derivano ammortizzano abbondantemente i costi.   La tecnologia per le videoconferenze e il reparto assistenza attivo 24 ore su 24, gestiti da Cable&Wireless insieme alle sedi e ai servizi in loco, fornirà un’esperienza di affari di primo livello a tutti gli utenti ed è un’alternativa credibile ai viaggi d’affari dei dirigenti.  Progettato in maniera originale e onnicomprensiva, ogni dettaglio è stato curato per permettere agli utenti di concentrarsi sugli affari e non di preoccuparsi della tecnologia. (foto videoconferenza)

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Lettera aperta del CINI

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2009

Il Coordinamento Italiano Network Internazionali – composto da Actionaid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS e WWF – e CONCORD, la Confederazione europea di ONGs che rappresenta più di 1600 organizzazioni in tutta Europa, scrivono ai rappresentanti del Governo Italiano per invitarli a garantire che al prossimo vertice dei Capi di Stato dell’Unione Europea, l’UE assuma, in preparazione del prossimo vertice del G20 del 2 aprile a Londra, una posizione forte in favore delle iniziative volte a proteggere i Paesi in via di sviluppo dall’impatto della crisi finanziaria. L’economia globale sta attraversando la peggiore crisi del secolo. Molti paesi industrializzati sono già entrati in recessione, mentre ricerche ed analisi mostrano come i Paesi in via di sviluppo, da tempo afflitti da crisi ambientali, energetiche ed alimentari, subiranno gli effetti della crisi in modo ancora più grave. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto che nel 2009 il tasso di crescita dell’economia africana si ridurrà del 3%. Solo questo dato, secondo la Banca Mondiale (BM), basterebbe a condannare altri 52 milioni di persone alla povertà. C’è il reale
pericolo che le significative conquiste raggiunte negli ultimi otto anni in molti Paesi in via di sviluppo, durante il processo per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, siano spazzate via con il ridursi dei flussi finanziari. In questa fase della crisi è necessario che i leader mondiali, nell’affrontare i problemi causati dalle diverse crisi nei Paesi in via di sviluppo, da una parte riconoscano l’importanza degli aiuti e di risorse di finanziamento alternative, e dall’altra discutano di riforme concrete per eliminare le distorsioni del sistema internazionale ed economico che hanno condotto a queste crisi. Ciò, a nostro parere, dovrebbe avvenire nell’ambito del dibattito internazionale promosso dalle Nazioni Unite. In questo momento cruciale per lo sviluppo economico e sociale, l’Unione Europea, in quanto leader mondiale delle politiche di sviluppo, deve intraprendere azioni decisive. I punti salienti, per il Cini sono: Assicurare che l’Agenda del G20 includa misure concrete per  fronteggiare l’impatto della crisi sui paesi in via di sviluppo e che sia collegata al dibattito delle Nazioni Unite sulla crisi.  Riaffermare e onorare gli impegni italiani per gli Aiuti assunti in ambito internazionale e fare tutto il possibile per fronteggiare l’attuale crisi.  Porre fine ai paradisi fiscali attraverso lo scambio automatico di informazioni in modo che i paesi in via di sviluppo non continuino a perdere dagli 858 miliardi al trilione di dollari l’anno in fuga di capitali illeciti.  Accettare di estendere la cancellazione del debito a tutti quei paesi che ne hanno bisogno per raggiungere gli Obiettivi del Millennio e di assicurarsi che ulteriori fondi destinati a contrastare l’impatto della crisi finanziaria, siano devoluti ai Paesi in via di sviluppo sottoforma di dono e non di prestito. Impegnarsi per una riforma comprensiva delle Istituzioni di Bretton Woods affinché al loro interno sia data più voce ai Paesi in via di sviluppo.  Assicurarsi che l’UE supporti gli sforzi di adattamento e mitigazione dei paesi in via di sviluppo con sostanziali fondi addizionali e slegati, stimati almeno in 35 miliardi di euro. E’ necessario ed urgente che l’UE invii al resto dei paesi del G20 un messaggio forte affinché una strategia e le relative misure per contrastare l’impatto della crisi finanziaria sui paesi poveri, siano al centro delle discussioni del G20. Le decisioni che i leader europei prenderanno nei prossimi mesi avranno effetti sulle persone in tutto il mondo, quindi, soprattutto in tempi di crisi, i leader europei devono non solo rendere conto ai loro cittadini, ma anche definire le politiche necessarie a fronteggiare l’attuale crisi nel rispetto dei diritti umani di tutte le persone.

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