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Posts Tagged ‘economia reale’

Castelli su Facebook: “Con l’impegno comune si migliora l’economia reale”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

Roma – “Leggo che Confindustria prevede una manovra ingente con effetti recessivi. In questi mesi abbiamo costruito, insieme, un metodo di lavoro, e i pronostici catastrofici di alcune associazioni di categoria sono stati smentiti. Produzione industriale + 1,7% (anche se qualcuno dice che è solo per via delle scorte), esportazioni + 2,5%, indice PMI settore servizi + 2,7, sofferenze bancarie – 32,4% rispetto al 2018, investimenti delle regioni + 85% e dei comuni + 22%. Continuiamo così, e ancora una volta potremmo dire di aver cambiato la tendenza, insieme, partendo dagli effetti sicuramente positivi dei prossimi trimestri del DL Crescita, tanto voluto da tutti i corpi intermedi e per questo scritto a più mani.
Solo un clima di condivisione, di confronto costruttivo e di impegno comune può consentire a questo Paese di volare alto. Noi lavoriamo per questo tutti i giorni”. Così, in un post su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Istituto di Credito, Banca Cambiano 1884 SpA, al servizio dell’economia reale

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

firenzehomebankingFenImprese Firenze, giovane associazione datoriale senza fini di lucro, nata nell’ottobre 2016 dall’incontro di giovani imprenditori e dirigenti associativi per rispondere alle esigenze delle PMI, allaccia una collaborazione con la banca di Cambiano e si conferma così attenta e puntuale osservatrice del territorio e delle realtà che ne rappresentano i punti di riferimento. Come realtà territoriale per la Regione Toscana Fenimprese Firenze offre un amplissimo ventaglio di servizi: medicina e consulenti del lavoro, corsi di formazione “sicurezza sul lavoro” e professionale, commercialisti, legali, credito alle imprese, credito alle famiglie “finanza agevolata”, convenzioni associati, aggiornamento costante sulle normative PMI, Centro Studi e Stampa, assicurazioni, servizi web e app.
Come Istituto di Credito, Banca Cambiano 1884 SpA, al servizio dell’economia reale, è “una banca con l’anima”. Una Banca che sa ascoltare e sostenere i propri clienti e soci, fornendo in tempi rapidi risposte concrete e efficienti, con servizi e prodotti al passo con i tempi. Da sempre “fa banca” in modo corretto e trasparente, coniugando tradizione e innovazione, dedicando particolare attenzione alla valorizzazione delle esigenze ed eccellenze del territorio nel quale opera (42 le sue filiali, comprese Torino, Bologna e Roma e di prossima apertura quella di Arezzo). Un “battesimo bancario” per una realtà giovane e importante come FenImprese, un’alleanza per “il fare” fra il mondo delle imprese e il mondo bancario. (foto: firenze, homebanking)

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“Il Governo PD regala altri 2 miliardi alle banche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 Mag 2017

BANCA

“Evidentemente i 20 miliardi stanziati da Gentiloni pochi mesi fa per salvare MPS non sembravano sufficienti. Questa volta la marchetta ai banchieri arriva sotto forma di “aiuto alla crescita economica” e di maggiore sgravio fiscale sulle sofferenze. La scusa di tanta generosità nei confronti delle banche, decine e decine di miliardi negli ultimi 4 anni, è che grazie a questi aiuti le banche ricominceranno a finanziare l’economia reale. Peccato che i prestiti alle imprese continuano a crollare: meno 12 miliardi nell’ultimo anno, come denuncia Unimpresa. Gli italiani sono stanchi di questi governi asserviti alle banche e che strozzano di tasse le famiglie e le imprese”.

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Garnell/Fondazione Ca’ Foscari: metriche per quantificare investimenti nell’economia reale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

filippo-la-scalaVenezia Garnell – gruppo milanese attivo nel private equity, nella finanza d’impresa e nella consulenza a grandi investitori – ha siglato un accordo con la Fondazione Università Ca’ Foscari – ente strumentale dell’Ateneo veneziano impegnato nell’ambito della Terza Missione – per l’elaborazione di un metodo di valutazione trasparente e sintetico degli impatti ambientali, sociali e di “buon governo” della propria attività d’investimento.La ricerca prevede lo sviluppo di un set di metriche che consentano di misurare i benefici non monetari degli investimenti nell’economia reale, fornendo una valutazione qualitativa e quantitativa degli stessi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale, con una particolare attenzione alle ricadute dirette sul territorio.
Lo studio sarà coordinato dalla professoressa Chiara Mio e coinvolgerà un team di professori e ricercatori dell’Università Ca’ Foscari e di professionisti di Garnell. “Gli investimenti in economia reale sono la risposta concreta alla necessità di sostenere lo sviluppo del nostro Paese e di remunerare adeguatamente i capitali dei risparmiatori e degli investitori istituzionali in un periodo di perdurante stagnazione e turbolenza sui mercati finanziari. La crisi di crescita delle economie, in particolare quella italiana, unitamente alla crisi del sistema bancario, ha messo in discussione i paradigmi dell’economia tradizionale – ha dichiarato Filippo La Scala, AD di Garnell – Gli indicatori elaborati in questo progetto rappresenteranno uno strumento fondamentale per supportare advisor e gestori nell’identificazione d’investimenti che mirino alla creazione di un adeguato valore per l’investitore e per la società civile nel suo complesso. E permetteranno all’investitore/risparmia-attore finale di comprendere in maniera immediata ed efficace la sostenibilità e le ricadute non economiche dei propri investimenti”. “Per noi, la collaborazione con Ca’ Foscari rappresenta un elemento di proficua, fondamentale contaminazione tra il mondo accademico e della ricerca e il nostro gruppo, in una concezione della finanza che torna ad essere, con la responsabilità e la consapevolezza degli investitori, quello di architettura dei fini ” ha concluso Filippo La Scala.
“Il progetto mira ad individuare metriche ed indicatori sintetici, affidabili e facilmente gestibili e comprensibili anche dal cliente finale, in grado di fornire una valutazione qualitativa e quantitativa della sostenibilità economica, ambientale e sociale degli investimenti. La misurazione degli impatti è condizione imprescindibile al fine dello sviluppo trasparente del social impact investing. È proprio quando le partnership istituzionali danno vita a progettualità di ricerca applicata, come quella che stiamo portando avanti con Garnell, che l’Università può dirsi realizzare la famosa Terza Missione, dove i mondi della ricerca e delle imprese lavorano insieme per lo sviluppo ed il progresso del territorio” ha aggiunto Chiara Mio, docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Il set di metriche consentirà di misurare l’impatto dei fondi gestiti da Garnell nell’ambito di:
Comunità e Stato: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sulle condizioni economiche dei propri stakeholder e sui sistemi economici a livello locale, nazionale e globale.
Cultura della responsabilità: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi sociali in cui opera in relazione a lavoro, diritti umani/sociali, società e responsabilità di prodotto;
Ecosistema e Ambiente: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi naturali, ecosistema, terreni, aria e acqua.Gli indicatori elaborati con Ca’ Foscari costituiscono un elemento sostanziale del progetto – recentemente annunciato – avviato in collaborazione con Slow Food Italia su Agrifood One, il fondo di investimento destinato a promuovere e a valorizzare le piccole e medie imprese italiane, attive nel settore agroalimentare, con l’obiettivo di sostenere processi virtuosi di crescita e di potenziare il Made in Italy sui mercati esteri.Garnell sostiene le attività della Fondazione Università Ca’ Foscari con un impegno economico pluriennale. (foto. filippo la scala)

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Unimpresa: Banche ed economia reale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 settembre 2014

banca europeaIn tre anni il credito bancario alle imprese ha subito una contrazione pesantissima da quasi 70 miliardi di euro, mentre le famiglie hanno visto ridursi i finanziamenti di 14 miliardi. Da luglio 2011 a luglio 2014, i prestiti al settore privato da parte delle banche è diminuito complessivamente di 83,1 miliardi (-5,49%) passando da 1.513 miliardi a 1.430 miliardi. Questi i dati principali di un’analisi realizzata dal Centro studi di Unimpresa a pochi giorni dalla prima operazione mirata di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO, Targeted Longer Term Refinancing Operations) condotta dalla Banca centrale europea. “Con questi dati, intendiamo rispondere ai banchieri che, per giustificare la stretta ai rubinetti del credito, puntano il dito contro le aziende, sostenendo che è colpa del cavallo che non beve: la realtà è diversa e racconta di una sistematica azione volta a ridurre drasticamente l’offerta di liquidità allo sportello” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “E il mezzo fallimento dell’asta Bce – aggiunge Longobardi – conferma che da parte degli istituti di credito non c’è alcuna intenzione di finanziare l’economia reale”.
Quanto all’indagine Unimpresa, emerge che nei tre anni sotto esame (luglio 2011 – luglio 2014) i prestiti alle famiglie sono scesi di 14,04 miliardi (-2,29%) passando da 612,9 miliardi a 598,8 miliardi. Nel dettaglio, il credito al consumo si è ridotto di 5,6 miliardi (-8,78%) passando da 63,8 miliardi a 58,2 miliardi; i mutui per l’acquisto di abitazioni sono calati di 3,8 miliardi (-1,05%) scendendo da 363,5 miliardi a 359,7 miliardi; i prestiti personali sono diminuiti di 4,6 miliardi (-2,51%) da 185,5 miliardi a 180,9 miliardi.
Per le aziende il quadro è ancor più grave: da luglio 2011 a luglio 2014 gli impieghi in questo comparto sono scesi di 69,08 miliardi (-7,67%) da 900,2 miliardi a 831,1 miliardi. Nel dettaglio, i finanziamenti di breve periodo (fino a 1 anno) si sono ridotti di 39,02 miliardi (-11,29%) passando da 345,7 miliardi a 306,t miliardi; i prestiti di medio periodo (fino a 5 anni) sono calati di 12,2 miliardi (-8,71%) scendendo da 140,1 miliardi a 127,9 miliardi; i prestiti di lungo periodo (oltre 5 anni) sono diminuiti di 17,8 miliardi (-4,31%) da 414,3 miliardi a 396,5 miliardi. In totale i finanziamenti alle famiglie e alle imprese (il settore privato) si sono contratti per un ammontare pari a 83,1 miliardi (-5,49%) scendendo da 1.513.1 miliardi a 1.430,02 miliardi.
“La situazione è gravissima e per dare una svolta servono importanti misure da parte del governo sul versante delle garanzie, che richiedono un massiccio investimento di danaro pubblico. Alle attuali condizioni di mercato – spiega ancora il presidente di Unimpresa – ottenere un finanziamento è un miracolo”.

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L’Italia del declino: dichiarazione Publio Fiore

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2010

“Dietro gli scontri personali e politici che sembrano essere la causa immediata dell’attuale crisi, si intravede una operazione ben più complessa per un governo c.d. “tecnico” volto a realizzare forti tagli alla spesa statale e, quindi, al tenore di vita di molti italiani, pesanti misure di austerità, il blocco totale degli investimenti per l’economia reale, il rifinanziamento alle banche senza vincoli a tutela dell’investimento produttivo”. Lo ha dichiarato Publio Fiori della “Federazione dei Democratici Cristiani”. “E’ un’operazione – ha proseguito Fiori – che prevede precise riforme per realizzare tagli alle pensioni, la privatizzazione delle municipalizzate e la definitiva liberalizzazione di tutti i servizi pubblici che sono il vero obiettivo della speculazione. Una operazione così antipopolare può essere realizzata solo da un governo “tecnico” che non debba, cioè, rispondere ai Partiti e che non consenta alla politica di interferire con una economia basata sulla assoluta libertà di mercato e sulle scorrerie della finanza internazionale””E’ dunque necessario – ha concluso Fiori – guardare i contenuti veri di questa crisi ed aprire un serio dibattito pubblico tra le forze politiche per comprendere la reale portata dello scontro in atto e per mettere insieme una maggioranza che tuteli gli interessi del popolo italiano anziché su quelli delle oligarchie finanziarie”.

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Italia: primato gioco d’azzardo

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2010

“L’Italia ha il primato, in Europa, per la maggior cifra giocata al tavolo, una media quasi 1.900 euro che vengono sottratti, all’economia reale, minorenni inclusi, il cui numero è passato da 860 mila unità a 2,1 milioni. L’Erario si preoccupa più di fare cassa che di sensibilizzare sulle tematiche di dipendenza da gioco.” Lo afferma Vittorio Carlomagno, presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani alla presentazione dello speciale “Gioco d’azzardo: il business dello Stato” edito in esclusiva con il periodico mensile “Contribuenti.it” da domani distribuito anche on line sul sito http://www.contribuenti.it.  Nei primi dieci mesi del 2010 si è registrato un aumento delle perdite legate alla dipendenza da giochi e scommesse del 14,1%. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono stati lasciati sul tavolo da gioco circa 640 mln in più.  In Italia, il solo gioco legalizzato coinvolge circa 29,3 MLN di persone, di cui 7,1 MLN con frequenza settimanale, e sviluppa un fatturato di circa 54,5 MLD di euro. Anche il coinvolgimento dei minorenni è aumentato passando da 860 mila unità a 2,1 milioni. Secondo l’indagine pubblicata sul mensile Contribuenti.it, nel nostro Paese, il consumo e l’abuso di alcol e droghe viene visto come un problema sociale per la collettività e di salute per il singolo, mentre la dipendenza da gioco non viene riconosciuta dallo Stato, e chissà perché, come una malattia sebbene a livello psichiatrico, invece, venga catalogata come una vera e propria patologia. E così, tra il Superenalotto che presenta un montepremi per il “6? fuori da ogni logica razionale, ed il poker on line legalizzato, non mancano le tentazioni di chi, affetto in maniera latente dal vizio del gioco, rischia di entrare nel tunnel della dipendenza. Ai tempi della crisi, tra l’altro, il fatturato dei giochi di St ato anziché scendere aumenta a conferma di come gli italiani, sempre più disperati, sono alla ricerca di un full d’assi o di una sestina vincente per ottenere ciò che non gli è permesso nella vita reale.

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Crisi mondiale “atto secondo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2010

Milano 23 Giugno 2010, dalle ore 17.30 presso l’Aula De Carli del Politecnico di Milano via Durando 10, Quali scenari per la finanza e per l’economia reale  Umberto Bertelè, Marco Giorgino, Sergio Mariotti, Giuliano Noci, Stefano Preda, Fabio Sdogati e Gianluca Spina. Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano e MIP. A più di venti mesi dall’inizio del primo terremoto finanziario – manifestatosi (dopo una lunga incubazione) con il fallimento di Lehman e il salvataggio pubblico di AIG – siamo nel mezzo di un secondo terremoto, molto diverso dal primo ma non per questo meno pericoloso. Sotto attacco dei cosiddetti mercati, questa volta, sono gli stati nazionali: rei, anche a causa dei salvataggi effettuati, di avere le finanze spesso in disordine. Per l’UE, e in particolare per l’eurozona, la situazione è ancora più delicata: perché viene messa in dubbio, per la prima volta concretamente e non solo come speculazione astratta, l’idea che possa esistere una moneta unica in assenza di una “rete di protezione politica” che eviti che le crepe tra i diversi paesi si trasformino in burroni non più colmabili. Cresce la preoccupazione che la ripresa dell’economia reale, che stava iniziando a manifestarsi, possa subire un arresto. Cresce la preoccupazione che il default degli stati in maggior difficoltà contagi le banche degli altri stati e apra una nuova stagione di salvataggi. La perdita di valore dell’euro rispetto al dollaro, conseguenza di questa situazione di disagio, presenta d’altro canto anche aspetti positivi: perché permette una maggiore potenza di fuoco alle nostre imprese esportatrici, che tanto peso hanno nella formazione del PIL. Sul palco ci saranno gli stessi docenti del Politecnico e del MIP che, davanti a un pubblico che ambedue le volte (ottobre 2008 e marzo 2009) occupava interamente due delle più grandi aule dell’ateneo collegate fra loro, commentarono la natura dei problemi e le prospettive nei momenti caldi del primo

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Dopo Pittsburgh la sfida è l’economia reale

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Pittsburgh ha sancito due cambiamenti storicamente importanti: la designazione del G20 quale forum primario della cooperazione economica internazionale e un aumento del 5% nelle quote di controllo del FMI a favore dei paesi emergenti. Due decisioni che riconoscono lo spostamento del peso economico e politico verso il cosiddetto Sud del mondo.  Ma per quanto riguarda le nuove regole da applicare al sistema bancario relative alla qualità e alla quantità del capitale delle banche, alla limitazione della leva finanziaria e alla questione del rischio, il G20 si è impegnato a definirle entro il 2010 e a renderle operative alla fine del 2112. In altre parole, per più di tre anni le banche hanno carta bianca per continuare a operare come prima.  Questo rinvio in effetti contraddice con quanto detto nel documento finale dei leader del G20 dove afferma di voler “voltar pagina rispetto all’era della irresponsabilità” che ci ha catapultati nella crisi globale. Certo c’è da chiedersi quanti “irresponsabili” siano stati chiamati a rispondere di questa grave accusa e quanti siano stati rimossi dai loro incarichi. In Italia basterebbe applicare il nostro codice civile all’articolo 2392 relativo alla “Responsabilità verso la società”, che stabilisce che “gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo con la diligenza del mandatario e sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri…sono solidalmente responsabili se non hanno vigilato sul generale andamento della gestione e se, essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose”.  Pittsburgh è stato sicuramente una tappa significativa, ma i tempi di applicazione delle riforme sono rivelatori di persistenti difficoltà e resistenze. De resto era prevedibile alla luce del dibattito apertosi prima del summit  sulla differenza tra la regulation, l’architettura delle nuove regole, e l’implementation, l’applicazione delle regole in tempi accelerati e in modi cogenti.  La situazione finanziaria ed economica internazionale tuttavia non è così rosea come molti la descrivono. Infatti, i più recenti sviluppi nel mondo bancario americano indicano un serio aggravamento della situazione. Nei mesi passati la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), l’agenzia federale creata dal presidente Roosevelt nel 1933 per dare fiducia al sistema del credito in crisi, e che oggi ha garantito i depositi fino a 250.000 dollari accesi presso banche in fallimento, è intervenuta con miliardi di dollari fino all’esaurimento delle sue ingenti riserve. Dall’inizio del 2009 a oggi negli Stati Uniti sono fallite 94 banche. Adesso è la FDIC in crisi e si sta ventilando l’idea che le banche private, tenute a galla dalle operazioni di salvataggio del governo, potrebbero loro stesse concedere prestiti alla FDIC. Sarebbe come avallare un rapporto incestuoso!  A nostro avviso il summit avrebbe dovuto indicare le linee fondamentali per la ripresa economica reale e per mettere in campo linee di credito mirate allo sviluppo di progetti economici e infrastrutturali strategici.   Dare risorse pubbliche al sistema bancario, come è avvenuto in quasi tutti i paesi, perché li riversi nei settori produttivi per sostenere e stimolare la domanda, purtroppo non è sufficiente per risolvere la recessione e la grave disoccupazione. E’ opportuno sostenere la crescita dell’economia reale con interventi mirati degli stati.  Sarebbe quanto mai opportuno che il G20 avvii un “New Deal Globale” soprattutto in materia di infrastrutture strategiche. Oltre allo sviluppo delle fonti di energia alternativa, su cui anche Pittsburgh si è espresso, in tutti i continenti, compreso quello africano, c’è necessita di grandi investimenti nel campo dei trasporti, dell’acqua, delle nuove tecnologie, della ricerca medica e scientifica, ecc (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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Nuovi rischi per l’economia reale

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

Si dice che il pessimista è un ottimista ben informato, perciò bisogna saper guardare in faccia la cruda  realtà per poter proporre delle soluzioni realizzabili. Purtroppo dobbiamo riconoscere che alcuni tra i più importanti ma troppo poco considerati sviluppi globali indicano che è in arrivo una seconda e più pericolosa fase della crisi globale, quella che andrà ad intaccare a fondo l’economia reale e la stabilità sociale.  I grandi media, soprattutto negli USA, riportano che i recenti profitti monetari registrati da 4 grandi banche americane proverebbero che la ripresa è incominciata. E Larry Summers, direttore del Consiglio Economico della Casa Bianca, ha sintetizzato che “la crisi è finita”.   Ma un recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea sottolinea che la “drastica riduzione dei movimenti finanziari internazionali in corso è senza precedenti e potrebbe porre dei rischi seri al commercio e alla finanzia internazionale”. Da ottobre a fine marzo, cioè in sei mesi, i flussi finanziari internazionali (cross-border) sono diminuiti di oltre 2.600 miliardi di dollari, invertendo una tendenza che nei passati decenni era sempre stata in crescita. In altre parole, a seguito della crisi finanziaria ed economica globale le grandi banche, in disperata ricerca di liquidità e con continui tentativi di limitare i rischi, stanno vendendo o abbandonando le loro posizioni estere  per concentrarsi sul cosiddetto core business.  Questo radicale cambiamento delle banche è poco legato alla decisione di chiudere le loro operazioni meramente speculative, quanto piuttosto alla scelta di operare dentro i confini nazionali al fine di usufruire degli aiuti stanziati dai governi per le megaoperazioni di salvataggio.   Ciò forse potrà aiutare le banche a muoversi sui mercati dove il credito scarseggia, ma è senz’altro certo che impatterà negativamente l’economia globale facendo mancare liquidità all’industria e al commercio e minando la tanto attesa ripresa economica. La gravità di questa situazione ha portato persino The Wall Street Journal del 24 luglio a titolare: “Le banche potrebbero creare una minaccia globale”.  Infatti il commercio mondiale non sta migliorando. A fine maggio i container che muovono beni di consumo, prodotti lavorati e semi lavorati tra l’Europa e l’Asia  erano il 20% in meno rispetto all’anno precedente. I dati parlano di un 24% in meno di movimento di container per il 2009, mentre gli armatori praticano già un prezzo per i noli pari alla metà di quello applicato nel 2008. In autunno c’è il rischio che la crisi colpisca ancor più forte le fabbriche, i servizi sociali e i redditi delle famiglie.  La Cina resiste in quanto ha messo in campo investimenti importanti per lo sviluppo della sua economia interna, mentre la Russia sembra debba prepararsi a nuove emergenze economiche. Autorevoli fonti industriali russe denunciano l’arrivo di una seconda e più devastante fase della crisi economica che colpirà i settori produttivi e l’occupazione.  L’aumento del debito estero dei paesi in via di sviluppo, ma anche dei paesi dell’Europa dell’Est, avrà un ulteriore grave effetto negativo sui loro bilanci e sulle loro economie.  Per la prima volta dal 1933, negli Stati Uniti la disoccupazione ha superato la quota del 10%. Nello stato del Michigan, un tempo il centro della produzione dell’auto, il tasso è del 14,1% e nella California, che barcolla sul baratro della bancarotta, è dell’11,5%.  Lo stesso vale per l’Europa e per il nostro paese. La CONFAPI parla di una perdita di 350-450.000 posti di lavoro e la chiusura certa del 2% delle PMI e di un altro 8% a rischio di fallimento. Alcune banche operanti in Lombardia paventano il rischio di fallimento di una percentuale significativa di PMI. Per non parlare del Sud dove, oltre alla difficoltà di accedere al credito, la carenza e l’inadeguatezza delle reti ferroviarie, viarie, telematiche, aeroportuali e portuali, accentuano la crisi e le difficoltà delle imprese. Al di là di ogni polemica, dobbiamo riconoscere che per l’economia reale non c’è più tempo da perdere e che è stato fatto troppo poco per sostenere l’occupazione. Gli stimoli non funzionano automaticamente e non nei tempi desiderati. Occorre che lo stato appronti nuovi strumenti per accelerare la concessione del credito necessario e la realizzazione degli investimenti pubblici.  Occorre riscoprire non solo lo spirito keynesiano ma anche un ruolo più incisivo dello stato, come ai tempi di Enrico Mattei, per indirizzare e sostenere le strategie di sviluppo industriale e tecnologico sia sul mercato interno che su quello internazionale. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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Bari: Camera di Commercio casa delle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2009

E’ stato approvato all’unanimità dal Consiglio della Camera di Commercio di Bari l’aggiornamento del bilancio preventivo 2009. L’aggiornamento si è reso necessario per assumere importanti iniziative a sostegno delle imprese  e della comunità barese in questo particolare momento di crisi dell’economia reale. Fra queste il contributo di 1 milione di euro per favorire l’occupazione e la qualificazione professionale, attraverso un bando che sarà pubblicato la prossima settimana. Nel corso del dibattito, che ha visto gli interventi del presidente Luigi Farace, del vice presidente Antonio Laforgia  e dei consiglieri Pietro  Di Cillo, Nicola Ruggero, Giacomo Ruggieri, Massimo Posca, Silvio Panaro, Vincenzo Posa, Nicola Caggiano, Antonio Barile e Erasmo Antro, è emersa la posizione delle categorie economiche sulla necessità di un costante impegno unitario finalizzato a superare la difficile congiuntura. “La legge 580/93 ha attribuito agli enti camerali un  ruolo assolutamente innovativo rispetto al passato, una funzione moderna, dinamica, che sfugge ad ogni visione e condizionamento politico – ha sottolineato il vice presidente dell’ente Antonio Laforgia –  e che dà  protagonismo e soggettività alle imprese. E’ la legge a dare valore e spessore esclusivamente alla rappresentanza delle associazioni d’impresa, dei lavoratori e dei consumatori, è la legge a non consentire interferenze, garantendo l’autonomia e l’autogoverno del sistema camerale”. A questo proposito il Consiglio, all’unanimità, ha sottolineato la necessità che cessino le voci che periodicamente ipotizzano il commissariamento dell’ente, peraltro in assenza di ogni presupposto giuridico. Ed ha invece evidenziato la gestione trasparente ed efficace,  tesa unicamente a realizzare gli interessi generali dell’impresa. In conclusione il presidente Farace ha preannunciato la convocazione di un Consiglio camerale in seduta monotematica sul tema della programmazione  strategica dell’immediato futuro.

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Global standard ed economia reale

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 Mag 2009

Il ministro Giulio Tremonti ha appena tenuto il primo round di discussioni per definire quello che è stato chiamato il Global Legal Standard, un insieme  di principi e di regole che dovrebbe definire il nuovo assetto della finanza e dell’economia dopo l’attuale crisi determinata dalla finanziarizzazione e dalla globalizzazione selvaggia. In quanto rappresentante del governo italiano che detiene la presidenza del G8 nel 2009, il nostro ministro dell’Economia ha chiamato a far parte della commissione internazionale per il Manifesto del Diritto Futuro solamente giuristi, professori ed esperti di legge.   Si dovrà anzitutto definire ciò che è legittimo e ciò che è illegittimo nel sistema economico e finanziario, identificando anche la sede più appropriata per simili decisioni che, a nostro avviso,  deve andare oltre il G8 e il G20 per investire di questa responsabilità una più ampia platea di governanti. L’optimum sarebbe una ONU meglio funzionante!  La sfida più grande verterà intorno al contenuto economico della riforma globale, che va sotto il nome della “nuova Bretton Woods”. Altrimenti il rischio sarà di avere un involucro giuridico perfetto e troppo formale che avvolge qualcosa di economicamente non bene definito. Il dibattito centrale si dovrebbe fare anzitutto con quegli economisti, non molti, che hanno da tempo, inascoltati, denunciato il rischio della crisi. E’ necessario soprattutto il coinvolgimento degli attori reali dell’economia: gli industriali, i lavoratoti, gli uomini delle scienze e delle nuove tecnologie che saranno i responsabili gestori delle scelte future.  Alcune domande fondamentali richiedono risposte puntuali e condivise, ad esempio, quale deve essere il rapporto corretto tra il credito e l’economia reale, chi ha l’autorità di battere moneta, visto che negli ultimi anni i derivati finanziari hanno inondato il sistema di liquidità speculativa privata. Secondo noi, soltanto gli stati devono avere tale potere. Inoltre il nuovo sistema monetario non può essere ancora centrato soltanto sul dollaro ma su un “paniere” di più monete, compreso l’euro.  Per uscire dalla crisi non si può che rimettere al centro lo sviluppo dell’economia reale e sostenere i suoi due capisaldi, il lavoro e l’iniziativa imprenditoriale. A questo obiettivo deve essere finalizzata anche la rete delle grandi infrastrutture, nonché della ricerca, dell’innovazione scientifica e tecnologica, che naturalmente devono superare i confini e gli egoismi nazionali. Finora la discussione nel mondo occidentale ha riguardato poco i contenuti ma più le regole e i principi, invece, come abbiamo avuto modo di verificare direttamente, i contenuti sono al centro del dibattito che si svolge in paesi come la Russia, la Cina, il Brasile e in quelle nazioni dove le priorità sono più reali e legate alla soluzioni delle grandi sfide epocali e non esclusivamente al sostegno di un sistema bancario e finanziario che è stato artefice e vittima della situazione di crisi attuale. (abstract) (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia del governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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Crisi finanziaria ed economica

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2009

La finanza mondiale e l’economia reale sono già da alcuni mesi alle prese con una forte riduzione del valore della ricchezza. Le conseguenze più immediate le rileviamo con il rallentamento del credito, la sfiducia dei consumatori e delle imprese che provocano una brusca frenata della domanda e della produzione in specie nelle economie più avanzate. E’ un po’ come il classico serpente che si morde la coda. A questo punto i governi e le banche centrali hanno ritenuto opportuno intensificare la propria azione tenendo elevata l’offerta di liquidità ma non trascurando d’incentivare il rafforzamento delle condizioni patrimoniali dei sistemi bancari e d’incoraggiare il credito alle imprese. Per le potenzialità bancarie di erogare prestiti la questione è più complessa di quanto non appaia in un primo momento. Si è assottigliata la raccolta bancaria e ciò significa che i tradizionali risparmiatori fanno più fatica a portare i soldi in banca e le ragioni sono ovvie: aumento della disoccupazione, maggiori spese per la famiglia, ma anche timori sull’insolvenza delle banche, ecc.  Ma se Atene piange Sparta non ride. Le economie emergenti, infatti, cominciano a risentire in maniera forte le difficoltà di finanziamento delle loro produzioni tanto che il vertice del gruppo dei 20 ha ritenuto opportuno potenziare le risorse del Fondo Monetario Internazionale  con uno stanziamento di 250 miliardi di dollari. Sono ritenuti sufficienti per sostenere nei prossimi due anni il credito al commercio. Si uscirà, prima o poi, di certo da questa crisi ma bisogna capire a che prezzo e se nel frattempo siamo capaci di porre mano alle riforme necessarie per essere al passo con i tempi ovvero per una legislazione internazionale condivisa e senza sacche evasive da parte dei vari paradisi fiscali e di riciclaggio del danaro di provenienza illecita. Oggi non ci sono più frontiere per il trasferimento di denaro da un continente all’altro. Oggi dobbiamo entrare nell’ordine d’idee che così come esiste una economia reale lo stesso dobbiamo concepirla nell’ambito finanziario. Non è più possibile andare alla ricerca di titoli spazzatura per rincorrere interessi maggiori senza convincerci che il rischio è di gran lunga più elevato del guadagno immediato, o supposto tale. E riscrivere le regole di finanza internazionale non sarà tanto facile sebbene lo impongano non tanto le attuali emergenze quanto la necessità di garantirci per il futuro un assetto finanziario ed economico fondato più sulle certezze e meno sulle ambiguità e i colpi di mano dei soliti speculatori e imbonitori di turno. (note di approfondimento della sezione economica della Fidest)

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Infrastrutture e ammortizzatori sociali

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2009

Ammortizzatori sociali, infrastrutture e un fondo speciale per l’economia reale istituito presso la Presidenza del Consiglio tra le decisioni approvate dal Cipe nella riunione del 6 marzo scorso a Palazzo Chigi. Assegnati 45 miliardi di euro, parte dei quali destinata a fronteggiare la crisi economica e ad arricchire il fondo per l’occupazione che sale così a 9 miliardi. Rispettato, dunque, l’accordo con le regioni sottoscritto dal governo il 12 febbraio 2009 che prevede l’assegnazione alle regioni di 27 miliardi di euro del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS). Per quanto riguarda le risorse di competenza nazionale, 4 miliardi di euro sono destinati ad arricchire il Fondo per gli ammortizzatori sociali, dove già sono presenti il miliardo di euro previsto dalla finanziaria e i 4 miliardi di euro frutto dell’accordo con le regioni, in totale 9 miliardi per far fronte all’aumentata spesa per gli ammortizzatori sociali in conseguenza della crisi economica. Sempre nella competenza nazionale rientrano i 5 miliardi di euro assegnati dal Cipe al Fondo Infrastrutture per opere, alcune immediatamente cantierabili, tra cui: gli interventi mirati alla difesa della città di Venezia, gli interventi nei sistemi metropolitani di Palermo, Catania, del Sistema Regionale Campano, di Bari, Cagliari, Roma e Milano. Infine, è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio, con uno stanziamento di 9 miliardi di euro, un Fondo strategico per il sostegno dell’economia reale, a disposizione di progetti che saranno esaminati dal Consiglio dei ministri.

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