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XIV Giornata dell’Economia: Imprese di Bari e Bat

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

giornata economiaBari. Tra le province meridionali, quelle di Bari e Barletta-Andria-Trani si confermano nel 2015 tra le più dinamiche sul piano economico e l’area metropolitana di Bari il cuore del sistema economico regionale.
E’ quanto emerge dai dati presentati oggi alla Camera di Commercio di Bari nell’ambito della XIV giornata dell’economia, iniziativa nazionale del sistema camerale italiano organizzata in collaborazione con Unioncamere e Istituto Tagliacarne. Un’analisi completa e approfondita dell’economia locale attraverso un report di oltre 400 tavole tematiche curate dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bari. “Un sistema produttivo che potremmo definire 3.0” ha dichiarato il presidente dell’ente Alessandro Ambrosi. “Le nostre imprese, sebbene medio-piccole, sono cresciute sotto il profilo della maturità amministrativa e tecnologica, sono rosa, sono giovani, sono green, sono smart. Il piccolo, ma credo significativo, contributo della Camera di Commercio di Bari allo sviluppo della nostra comunità economica e sociale è rappresentato anche da questo dettagliatissimo patrimonio di dati che oggi consegniamo virtualmente alla comunità di imprese e cittadini nella convinzione che i loro decision maker sapranno farne il miglior uso possibile per la definizione di nuovi e positivi scenari di sviluppo per la società e l’economia. La vera sfida è coinvolgere quanti più soggetti possibili nelle definizione ed attuazioni di policy economiche: dalla realtà più piccole a quelle più grandi, dal livello politico locale a quello centrale, dalla grande industria alla piccola impresa artigiana”.
Continuano a crescere le cosiddette imprese in “rosa”. Le imprese costituite da donne, oppure con componente societaria maggioritaria femminile, al 31 dicembre 2015 erano 31.600: rispetto alla stessa scadenza del 2014 sono state 406 in più. L’affermazione dell’imprenditoria femminile nell’economia barese è testimoniato sia dalla numerosità – pesano oltre un quinto del totale (31.600 su 151.550 pari al 21%) – che dalla dinamicità delle donne che scelgono di dare alla loro azienda una struttura più solida. Le imprenditrici, inoltre, preferiscono essere leader indiscusse all’interno della propria azienda: le imprese composte esclusivamente da donne sono 26.995: l’85% dell’universo “rosa”. Costituiscono una bella realtà in crescita anche i “contratti di rete” e le start up innovative, le nuove forme societarie che all’indubbio appeal fiscale associano facilità smart e attrattiva high tech o green.
Secondo gli ultimi dati disponibili (aprile 2016), nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani, sono 479 – oltre la metà di quelli pugliesi (889) – i soggetti che hanno aderito ad almeno un contratto di rete: il modello di collaborazione tra imprese che consente, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, di realizzare progetti ed obiettivi condivisi, incrementando la capacità innovativa e la competitività sul mercato. Di questi 44 sono impegnati nel settore agricolo, 103 nel manifatturiero, 48 nelle costruzioni, 44 nel commercio, 196 nei servizi, 31 nella ricettività turistica e nella ristorazione. Le società di capitale sono 277, quelle di persone 55, le imprese individuali 90, i consorzi e le altre forme societarie 57.
I dati Istat 2015 sulle forze lavoro rilevano che il tasso di occupazione, relativo alla popolazione tra i 15 e i 64 anni, in provincia di Bari è pari al 46,2%, mentre nella Bat è al 40,1%. La media regionale è al 43,3%, quella meridionale al 42,5%, la nazionale al 56,3%. Dall’analisi del tasso di occupazione per sesso, scaturisce un divario molto forte. Infatti, mentre per i maschi il tasso di occupazione è pari al 59,2% a Bari e al 55,9% nella Bat (media nazionale 65,5%); per le femmine raggiunge rispettivamente il 33,5% e il 24,3% (media nazionale 47,2%). Sensibilmente alti i valori del tasso di disoccupazione che a Bari si attesta al 19% e nella Bat al 20,6%. In Puglia e al Sud è al 19,7%, in Italia all’11,4%. I dati sono tutti disponibili on line sul sito della Camera di Commercio di Bari http://www.ba.camcom.it (foto: giornata economia)

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Un business game per imparare l’economia delle banche

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

parma universitàLo scorso 27 aprile, presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Parma, si è concluso il Bank Management Game, che da anni impegna gli studenti del Corso di laurea in Economia e Finanza che frequentano l’insegnamento di Gestione delle Banche, di cui quest’anno è titolare la prof.ssa Paola Schwizer.«Il Bank Management Game è un gioco aziendale in cui gli studenti vengono suddivisi in più squadre, a ciascuna delle quali è affidata la gestione di una banca», afferma la prof.ssa Maria Gaia Soana, che ha condotto il gioco. «Ogni banca è in concorrenza con le altre e le squadre devono assumere decisioni in merito alle leve da utilizzare per ottenere i migliori risultati in termini di redditività e quota di mercato. La finalità didattica del gioco è quella di abituare gli studenti a comprendere come si formano i risultati di gestione di una banca sperimentando concretamente i principi teorici appresi a lezione. Le aree decisionali sono numerose, dalla gestione delle relazioni col mercato alla liquidità, dalla gestione del personale a quella dei rischi, e gli studenti sono portati a capire le interdipendenze tra queste aree e la molteplice valenza delle variabili che muovono con le loro decisioni». Gli studenti hanno dimostrato di apprezzare molto questo metodo didattico, non solo come uno strumento per apprendere i principi della gestione delle banche anche sul piano operativo, ma anche come momento di sperimentazione del lavoro di gruppo delle tecniche di problem solving.Il business game è stato ideato e realizzato, senza costi per l’Ateneo, dal prof. Luciano Munari, già ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari nell’Università di Parma, e dal prof. Paolo Cucurachi, ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari nell’Università del Salento, che si è laureato a Parma, ed è stato utilizzato, anche nella sua versione in inglese, in varie Università e nella formazione del personale di diverse banche.

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Status di economia di mercato per la Cina: i deputati chiedono garanzie di concorrenza leale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

parlamento europeoParlamento europeo. Nel dibattito di martedì mattina con Consiglio e Commissione tutti i deputati, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, hanno sostenuto che in base ai criteri UE, “la Cina non è un’economia di mercato”. Il dibattito si è incentrato su come l’UE debba contrastare qualsiasi concorrenza sleale della Cina dopo l’11 dicembre 2016, quando, secondo il protocollo di accesso all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), saranno previsti cambiamenti nelle inchieste di difesa commerciale.
La maggior parte degli oratori ha evidenziato che la Cina sovvenziona le sue aziende, non è trasparente per quanto riguarda gli aiuti di Stato e offre prezzi bassi delle esportazioni “chiaramente” non determinati dalla domanda e dall’offerta. Hanno inoltre sottolineato che la sua capacità produttiva in eccesso alimenta le esportazioni a basso costo verso l’UE che creano un danno economico, in particolare per il mercato siderurgico, dove centinaia di migliaia di lavoratori ora temono per il loro lavoro.
Molti hanno chiesto alla Commissione europea di elaborare rapidamente una nuova proposta per contrastare il dumping. Tuttavia, altri deputati hanno sottolineato che l’UE deve inviare un segnale chiaro che indichi che la Cina non può essere riconosciuta come un’economia di mercato.Il Commissario Vytenis Andriukaitis ha rassicurato i deputati, ribadendo che la lotta alla crisi del settore siderurgico è in cima alla lista delle priorità della Commissione. È “innegabile” che la Cina non sia un’economia di mercato e la Commissione sta quindi lavorando a un “nuovo approccio”, che includerà un sistema di difesa commerciale forte e garantirà il rispetto delle norme dell’OMC.Andriukaitis ha inoltre lasciato intendere che questo approccio potrebbe essere modellato su quello degli Stati Uniti, che calcola margini di dumping caso per caso. Il Collegio dei Commissari discuterà questa questione “prima della pausa estiva”, ha promesso.Per la Presidenza del Consiglio, Jeannine Hennis-Plasschaert, ha detto che la questione sarebbe stata discussa il 13 maggio dal Consiglio Affari esteri sulle questioni commerciali. Il Parlamento voterà una risoluzione giovedì.

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Chiarezza sullo stato dell’economia italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2016

eurozonaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Finalmente si fa chiarezza sullo stato dell’economia italiana. Ma colpisce che l’analisi non venga dal governo, bensì dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che dice quello che gli illusionisti Renzi e Padoan nascondono. Il presidente Consob, infatti, oggi ha spiegato alla comunità finanziaria italiana che la congiuntura economica nazionale e internazionale volge al negativo, che il nostro paese arranca e che i mercati sono pronti a scatenarsi contro gli Stati più deboli dell’eurozona, tanto più se passa la proposta tedesca di porre un tetto al possesso di titoli del debito pubblico da parte delle banche.In questo contesto, proprio non si spiega l’atteggiamento del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia, che perseverano con la loro politica economica irresponsabile nonostante gli “avvertimenti” che vengono dalle istituzioni e dai principali organismi di analisi economica e finanziaria. Un atteggiamento controproducente per lo stesso Renzi, che alla prima occasione utile, vale a dire alle amministrative e al referendum di ottobre, verrà bocciato dagli elettori. Gli italiani votano ‘con le tasche’”.

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Riforme: Ripensare peso Stato in economia

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

palazzo chigi“Quale ruolo per lo stato?” Le riforme del Governo Renzi avrebbero prima di tutto dovuto ripensare il ruolo dello stato e i suoi meccanismi organizzativi e di funzionamento, cioè il peso dello stato nell’economia e il suo rapporto con i cittadini che non sono sudditi. Così non è successo, per ora, la riforma del Senato non centra nulla con questo”, così Pietro Paganini, Direttore della Fondazione Luigi Einaudi di Roma e Prof. alla John Cabot University intervenendo al convegno Contro Tutti gli Statalismi organizzato dall’On. Raffaele Fitto e dall’On. Daniele Capezzone. Per Paganini “non abbiamo mai costruito uno stato Liberale sul modello delle grandi democrazie. Senza questa macro riforma il paese non potrà mai modernizzarsi ma dovrà sempre inseguire.”. Non sono le tasse la prima ragione per cui non si investe in Italia. Al contrario, è la burocrazia e quindi il funzionamento dello stato la prima ragione. La prima vera riforma è quella della burocrazia. Paganini ha proposto “l’istituzione di free zone, cioè di aree giuridicamente indipendenti da un punto di vista legale, economico, amministrativo e politico, sul modello delle regioni più competitive al mondo. Con le free zone si azzera la burocrazia e si torna competitivi, attirando imprese e innovatori”. Il Direttore Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, Lorenzo Castellani, intervenendo al medesimo convegno ha invece dichiarato: “Quattro idee liberali per l’Italia: riduzione del debito pubblico con congelamento della spesa pubblica, privatizzazioni, raggiungimento del pareggio di bilancio; tassazione agevolata per giovani con aliquota ridotta in base al numero degli anni lavorati; abolizione della contribuzione obbligatoria INPS a partire dai nati dopo il 1980 con progressiva privatizzazione del sistema pensionistico; equiparazione delle norme tra impiego pubblico e privato.”

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Il governo dei grandi passi… indietro

Posted by fidest press agency su domenica, 1 maggio 2016

gambero“La lettura del Def crea più depressione di un film di Nanni Moretti. I dati sono sconcertanti. A fronte di un aumento del Pil mondiale del 3%, con gli Usa al 2.4, e una media Ue all’1.6, con economie supersoniche come l’Irlanda, che cresce del 6.8, e la Spagna del 3.2, Renzi e Padoan si beano della modesta forbice di crescita oscillante, senza alcuna certezza, da 0.8 all’1.2: basta uno 0,4% per raggiungere la felicità…Le tasse aumentano, la spesa pubblica anche, le amministrazioni centrali dello Stato continuano a sperperare denari pubblici, mentre il peso maggiore dei sacrifici verrà sostenuto dagli Enti locali. In tutta questo quadro fosco, ben 2miliardi di euro, al netto dei contributi europei, saranno spesi dal Governo per l’immigrazione (clandestina o non) causata dall’emergenza. Un costo che grava sul sistema sanitario nazionale e sull’accoglienza senza riuscire a risolvere durevolmente la crisi che si sta riversando sulla Penisola. Nessun passo avanti dell’economia italiana nonostante la ripresa mondiale ed europea”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Cina e status di economia di mercato: quali rischi per Italia e Ue?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

parlamento europeo romaRoma 29 aprile 9,30 Ufficio informazioni del Parlamento Europeo via IV Novembre 169, sala delle bandiere. Entro fine anno, la Commissione europea dovrà decidere se concedere lo status di economia di mercato alla Cina, a quindici anni dall’adesione di Pechino nel WTO. E’ un passaggio giuridico che rischia di avere un enorme impatto sull’economia europea e su quella italiana.
Quali le implicazioni di una tale decisione per le nostre imprese e le possibili conseguenze sull’occupazione in Italia e in Europa? Che ruolo giocherà il parlamento europeo in questo negoziato? Sono questi i temi al centro dell’evento organizzato da David Borrelli, eurodeputato del M5S e co-presidente del gruppo EFDD, con la collaborazione dell’Ufficio di informazione di Roma del Parlamento europeo, e con la partecipazione di:
– on. Antonio Tajani, primo Vice Presidente del Parlamento europeo, gruppo PPE
– on. David Sassoli, Vice Presidente del Parlamento europeo, gruppo S&D
– on. Eduard Martin, eurodeputato Commissione Itre, gruppo S&D.
Saranno inoltre presenti:
– Dr. Daniel Kraus, Vice Direttore Generale, Confindustria
– Avv. Enrico toti, Studio Legale NCTM
– Ing. Paolo Mattei, Vice Presidente Assocarta
– Dr. Luca Visentini, Segretario generale European Trade Union Confederation
– Dr. Antonio Franceschini, Responsabile Internazionalizzazione CNA
Modera l’incontro Matteo Matzuzzi, giornalista de Il Foglio.
maurizio.molinari@ep.europa.eu

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Perché non basta Draghi ad evitare il collasso dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2016

banca europeadi Giuseppe Pennisi. La Banca centrale europea (Bce) ha deciso di tagliare tutti i tassi di riferimento del costo del denaro, mentre il programma d’acquisto di titoli di Stato varato un anno fa (il Quantitative Easing, Q.E) non solo aumenta di 20 miliardi di euro al mese (arrivando, quindi, a 80 miliardi al mese), ma viene ampliato all’acquisto di titoli emessi dalle aziende più solide. Come da attendersi, queste notizie, e la conferenza stampa del presidente della Bce, hanno dato un robusto impulso alle Borse, salvo, poi, farle rientrare nella volatilità che da diverse settimane caratterizza il mercato finanziario.I resoconti dei corrispondenti della stampa internazionale presenti a Francoforte hanno anche mostrato quanto sia stata sofferta e difficile la decisione di questa nuova iniezione monetaria da parte degli organi centrali dell’istituto. Alla sua base, c’è l’aggiornamento delle stime macroeconomiche effettuate in questi ultimi giorni dal servizio studi della Bce. La crescita del Pil è ora stimata allo 1,4% per quest’anno, all’1,7% per il 2017 e all’1,8% per il 2018. “La previsione è stata rivista al ribasso per riflettere la debolezza dell’economia globale”, ha spiegato Draghi. Le previsioni precedenti erano di un aumento del Pil dell’1,6% per quest’anno, seguita da saggi più sostenuti nei due anni successivi. La Bce ha anche ridotto le proprie stime del saggio di inflazione che resterebbe, nei tre anni della previsione, inferiore all’obiettivo del 2% l’anno. In breve, la stessa Bce ritiene che, nonostante la messa in atto di misure monetarie innovative e di grande portata, il target non verrà centrato.A questo punto, occorre porsi due domande. La prima è se non si sono raggiunti i limiti delle misure monetarie per rivitalizzare la dormiente vecchia Europa che pare scivolare nella ‘stagnazione secolare’ che la caratterizzò prima della rivoluzione industriale. La seconda è cosa sarebbe avvenuto se la Bce non si fosse mossa con fantasia ed utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione.Molto probabilmente la politica monetaria più di tanto non può fare. Uno studio della Cgia di Mestre documenta come i grandi istituti bancari non avrebbero convogliato verso le aziende gli 87 miliardi di titoli pubblici diretti dalla Bce all’Italia, mentre nello stesso periodo i prestiti degli istituti di credito alle imprese sono diminuiti di 15 miliardi di euro (rispetto ai 12 mesi precedenti). L’impressione è che numerosi istituti hanno utilizzato il Q.E. per “ripulire” i loro conti da crediti deteriorati piuttosto che per nuove attività. Tuttavia, questa è solamente una delle componenti. Pure in Germania e in Francia, dove le previsioni di crescita economica per il biennio 2016-2017 sono più favorevoli che in Italia e dove i prestiti alle società non finanziarie sono aumentati negli ultimi 12 mesi, l’inflazione è prossima allo zero (0,2% per i consumatori tedeschi e 0,1% per i francesi).Quindi, non è solo l’”opportunismo” degli istituti di credito a fare sì che “il cavallo non beva” la liquidità che gli viene fornita. Il nodo di fondo risiede nei limiti delle politica monetaria in una fase di rallentamento dell’economia mondiale e di rischi di una nuova deflazione nell’area dell’euro. La revisione al ribasso delle stime di crescita da parte della Bce conferma che la Banca dell’euro è consapevole di potere fare molto di più; il “bazooka” di Draghi nell’attuale contesto è piuttosto spuntato. Perché possa incidere occorrono quelle profonde riforme nei mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi che l’eurozona, legata ad un passato mitico (e che non tornerà), non riesce ad avere il coraggio di fare. Ed anche una sospensione del Fiscal Compact, unitamente ad una ristrutturazione del debito europeo.
Tuttavia, se non ci fossero state le flebo della Bce probabilmente saremmo da tempo in deflazione, con le conseguenze finanziarie, economiche e politiche che si possono immaginare. Le vitamine propinate dal Bce non sveglieranno l’Europa dal letargo, ma ne impediranno il collasso. Sta a Governi e Parlamenti (ed alle forze politiche e sociali) fare il resto. Prima che sia troppo tardi. (fonte: http://www.societalibera.org

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Studio IBM: i CMO devono affidarsi alla “Creative Disruption” per rafforzare la fedeltà al brand

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2016

ibmSecondo un nuovo studio dell’Institute for Business Value di IBM (NYSE: IBM), due terzi dei Chief Marketing Officer (CMO) di tutto il mondo ritengono che la sfida di business più impegnativa che dovranno affrontare sia la convergenza dei settori industriali, dato che le tecnologie disruptive stanno abbattendo le barriere di ingresso che in passato esistevano tra settori allora ben distinti. Di conseguenza, lo studio IBM “Redefining Markets” ha rilevato che per il 63 per cento dei CMO le priorità di investimento di quest’anno saranno legate alla necessità di offrire una customer experience più approfondita e focalizzata.Per realizzare il report sono stati intervistati 723 CMO in tutto il mondo, appartenenti a 18 diversi settori industriali. I CMO intervistati hanno identificato le seguenti quattro priorità per il 2016:
× Arricchire l’“Arc of Engagement”: i CMO considerano come prima priorità assoluta la creazione di una migliore customer experience. Tre quarti dei CMO più autorevoli utilizzano eventi e marketing esperienziale più estesamente dei direttori marketing meno innovativi.
× Adottare la “Creative Destruction”: il 67 per cento dei CMO sta riesaminando la propria strategia alla luce della disruption provocata dalla tecnologia. I CMO delle organizzazioni leader hanno maggiori probabilità di adottare la “creative destruction” e di realizzare modelli di business più aperti e collaborativi per promuovere l’innovazione in modo efficace.
× Utilizzare l’approccio Data-driven per ogni decisione di marketing: anche se i CMO hanno compiuto grandi progressi nell’analytics, il 60 per cento di essi si sta orientando a sfruttare una quantità maggiore di insight nelle campagne di marketing dei prossimi 3-5 anni.
× Aumentare il Digital Acumen: il 79 per cento dei CMO prevede di assumere collaboratori con competenze digital per aumentare l’efficacia digitale delle loro funzioni marketing. La maggior parte di essi è alla ricerca di risorse all’esterno della propria azienda e quasi tre quarti (il 74 per cento) prevede di stabilire partnership con altre aziende per avvalersi delle loro competenze digitali oppure di ricorrere a società di consulenza.
Nell’ambito di questo studio, IBM ha identificato due sottogruppi distinti di CMO: i Torchbearer (i leader, che provengono da imprese con solidi risultati finanziari e reputazione altrettanto forte, come riportato dai loro CMO) e i Market Follower (coloro che provengono da aziende con risultati finanziari e profili di mercato meno brillanti). Le differenze tra questi due gruppi si sono evidenziate chiaramente:
× i CMO Torchbearer hanno la percezione di aver compiuto progressi molto più ampi relativamente alla gestione delle crescenti quantità di dati (47% contro il 27% dei Market Follower)
× i CMO Torchbearer sono più concentrati sulla mappatura dei percorsi del cliente (82% rispetto al 65% dei CMO Market Follower)
× i CMO Torchbearer sono più propensi a sperimentare modelli di business più aperti e collaborativi, che consentono loro di ampliare la propria portata e il proprio raggio d’azione, con l’obiettivo di creare maggior valore complessivo.

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Crisi cinese e opportunità per l’export

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 febbraio 2016

gruppo bracco in cina

gruppo Bracco in Cina

Il rallentamento della Cina (Pil a +6,9% nel 2015) va visto nell’ottica di un riequilibrio della struttura economica del gigante asiatico, che in futuro sarà sempre più orientata sui consumi, meno su export e investimenti.Un simile aggiustamento ha impatto sull’economia globale, in particolar modo su alcune economie dell’America Latina, che subiscono una flessione delle proprie esportazioni di commodity. Gli effetti non sono però uguali per tutti: il ribilanciamento cinese può rappresentare un vantaggio per i Paesi esportatori di quei prodotti – agroalimentari in primis – la cui domanda proveniente dal mercato cinese è, invece, prevista in forte accelerazione. Tra i beneficiari ci sono non solo alcuni paesi dell’America Latina ma anche l’Italia. Le imprese italiane potranno cogliere due opportunità: (i) sfruttare l’evoluzione delle abitudini alimentari della popolazione cinese esportando beni alimentari lavorati di alta qualità nel Paese; (ii) fornire macchinari per la lavorazione delle materie prime agricole ai Paesi latinoamericani, utili a incrementare la produzione di quei beni della terra (materie prime e semilavorati) che, in prospettiva, potrebbero essere appetibili nel mercato cinese. (Maddalena Cavadini)

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Italia/Qatar: opportunità

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2016

dubaiSebbene gli impatti delle tensioni geopolitiche nell’area e l’andamento dei prezzi delle materie prime rimangano fattori da monitorare, il Qatar offre un’economia solida, con buoni margini di crescita per l’export italiano (superiori al 5% nel prossimo biennio secondo le previsioni di SACE) e un business climate favorevole, con profili di rischio di credito tra i migliori dell’area (pari a 26 su 100 secondo il SACE Risk Index). Nell’ultimo triennio il Paese è cresciuto a tassi medi superiori al 6% e le prospettive complessive restano positive anche nel medio termine, nonostante si preveda una moderata contrazione del Pil al 4% tra il 2015 e il 2018 causata dai corsi petroliferi. Oggi l’Italia è il settimo fornitore per il Qatar e il terzo a livello europeo, dopo Germania e Gran Bretagna. L’export italiano si concentra soprattutto nelle tecnologie industriali, i mezzi di trasporto e l’arredamento, comparto in prospettiva sempre più funzionale al processo di sviluppo urbanistico intrapreso dal Paese. Tra i settori di opportunità per le imprese italiane si segnalano, oltre all’oil&gas, le infrastrutture (trainate dal piano d’investimento da 200 miliardi di dollari per i progetti legati ai mondiali di calcio del 2022) e i beni di consumo spinti soprattutto dal segmento del lusso.Il Qatar è il quinto mercato estero nel portafoglio di SACE con un’esposizione pari a 1,3 miliardi di euro, concentrati prevalentemente in progetti nei settori oil&gas e infrastrutturale che coinvolgono sia grandi società italiane sia tante PMI. SACE mette a disposizione prodotti e servizi capaci di rispondere a esigenze diversificate a sostegno di export e investimenti: accesso a finanziamenti per l’internazionalizzazione; assicurazione delle vendite dal rischio di mancato pagamento; protezione degli investimenti esteri dai rischi politici; garanzie fideiussorie per gare e commesse; anticipazione dei crediti vantati verso i clienti italiani ed esteri. SACE ha recentemente annunciato l’apertura di un nuovo ufficio a Dubai dedicato ai mercati di Medio Oriente e Nord Africa.

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Economia vs Mercati, a chi la prima mossa?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

borsaA cura di Marco Jean Aboav, Macro Portfolio Manager di MoneyFarm. L’inizio del 2016 ci ha dato modo di trattare un argomento riguardo i mercati finanziari che spesso non è del tutto chiaro: chi fa la prima mossa tra l’economia e il mercato? Il dibattito in merito a chi fa la prima mossa si è rivelato un terreno produttivo all’interno del panorama accademico e le conclusioni sono che i dati macroeconomici aiutano a fare previsioni di lungo periodo (ma sono irrilevanti nel breve), i mercati possono continuare ad essere irrazionali per molto più tempo di quanto si creda, la relazione tra finanza ed economia si sta evolvendo poiché gli attori del mercato cercano di evitare il crearsi di opportunità di arbitraggi e le aspettative e l’umore degli investitori nel breve impattano di più rispetto ai dati macro.Cerchiamo di approfondire portando un esempio che ha fatto infuriare gli investitori per un lungo periodo di tempo: durante la crisi del 2008, l’S&P 500 ha perso metà del proprio valore tra la fine del 2007 e l’inizio del 2009, l’economia degli stati Uniti d’America è cresciuta del -3% nel 2008 e del -2.7% nel 2009; i rendimenti, escluse le aziende in perdita, collassarono del 60% nello stesso periodo.
I mercati rimbalzarono nel marzo 2009 grazie al bazooka monetario della FED, muovendosi in anticipo rispetto alla ripresa economica. A primo impatto sembrò che il mercato anticipò l’economia, coi rendimenti che aumentarono tra il 2009 e il 2010. Tuttavia, guardando le vicende dalla prospettiva del mercato del credito, gli indicatori economici già avevano iniziato a mostrare segni di debolezza prima della crisi con il TED spread (la differenza tra il tasso Interbancario a 3 mesi su deposti in Dollari americani ed il rendimento dei titoli di stato a 3 mesi), già elevato nel 2007; un chiaro segno che qualcosa sarebbe successo nell’economia. Solo qualche trimestre più tardi abbiamo scoperto che il driver della crisi è stato il mercato del credito e che dunque, i dati economici avevano anticipato la negatività che si sarebbe presentata sul mercato, sebbene solo una minima parte degli economisti anticiparono la fragile condizione economica che gli Stati Uniti stavano vivendo. Sembra dunque che durante l’intera crisi economica, l’economia e il mercato non avessero un ruolo definito.Questa relazione dinamica è sempre stata caratterizzata sia in fasi rialziste che ribassiste. Quello che conta davvero nel muovere i mercati durante i differenti cicli economici sono le aspettative degli operatori circa le condizioni economiche e gli utili delle società, e come poi queste aspettative si rivelino lontane dai dati reali (con conseguente aumento o diminuzione della propensione al rischio degli investitori).Molte banche d’investimento producono indicatori di “sorpresa” economica e di utili per mostrare quanto queste aspettative si siano rivelate lontane dai dati effettivi, come ad esempio l’indice Economic Surprise di Citigroup, che fornisce un numero negativo quando le aspettative degli economisti sono più alte dei dati macro (ad esempio la crescita del PIL è risultata pari al 2.5% contro delle aspettative del 3.0%), indicando che gli operatori del mercato hanno aspettative eccessive sui fondamentali economici. Nell’agosto 2008 l’indicatore era superiore a 70 punti, indicando come gli economisti iniziassero ad essere più pessimisti sull’economia americana, e, nonostante dati economici già deboli, gli economisti iniziavano ad aspettarsi dati ancora peggiori. Guardando anche alle aspettative sugli utili societari, la comunità degli analisti finanziari nel 20008 era molto ottimista sull’andamento dei profitti delle compagnie dell’indice S&P. I dati mostrano che nella prima metà del 2008, nel 25% dei casi gli utili sottoperformarono le attese con un picco del 38% all’inizio del 2009, il valore più alto da molti anni. Questa combinazione di aspettative più basse rispetto a dati macro e utili suggerisce che gli investitori erano posizionati eccessivamente su asset rischiosi, generando le forti correzioni del 2008 all’impennarsi dell’aversione al rischio.La crisi finanziaria del 2008 e altri momenti di mercati turbolenti ci hanno insegnato l’importanza di misurare le aspettative nelle analisi di mercati e dati macro. I mercati possono essere irrazionali e lontano dai fondamentali per un lungo periodo. Gli operatori di mercato sono fortemente influenzati da economisti e analisti finanziari. Capire le interazioni tra macroeconomia, mercati e aspettative è fondamentale per muoversi nei vari cicli economici. Sfortunatamente, le relazioni sono mutevoli e l’abilità degli investitori sta proprio nel sapersi adattare ai vari contesti.Focalizzarsi sulle ultime dinamiche di mercato ci permette di capire come i mercati abbiano anticipato/ritardato l’economia nell’ultimo anno. L’indice MSCI World per le economie sviluppate a metà del 2015 aveva raggiunto il punto più alto da diversi anni, prima di una forte correzione di più del 15% durata fino all’inizio di quest’anno. La crescita economia globale è più lenta che in passato, ma non ancora negativa. La Cina sta rallentando, ma cresce ancora più di tutte le altre economie sviluppate. Per quanto riguarda le aspettative l’indice di Citigroup di “sorpresa” economica per le economie avanzate è al momento in negativo, segnalando quindi che i dati macro siano peggiori delle aspettative. Sul fronte opposto, le aspettative degli analisti sugli utili mostrano un sentiment sempre più pessimista sui profitti delle società dei paesi sviluppati, il che coincide col fatto che gli utili a livello globale sono circa il 30% più bassi rispetto al picco del 2014.
Sembra che questa volta dinamiche di mercato e dinamiche macro siano in qualche modo poco legate, ma senza una chiara relazione. Da un punto di vista macro, i dati in generale sono stati abbastanza positivi, mentre il sentiment di mercato è fragile. In questo contesto, è importante per gli investitori capire l’effetto di politiche monetarie più accomodanti portate avanti dalla European Central Bank e dalla Bank of Japan, che possono permettere ai mercati di raggiungere un relativo grado di stabilità nel breve e medio termine.

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“PlumeStars”: a scuola d’impresa nella Silicon Valley

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2015

Silicon ValleyLa Silicon Valley come grande scuola d’impresa e come opportunità di crescita per idee innovative. Così l’ha vissuta Anna Giulia Balducci, assegnista di ricerca del Centro Interdipartimentale Biopharmanet-TEC dell’Università di Parma e amministratore delegato della startup innovativa PlumeStars srl, che grazie al suo progetto imprenditoriale ha partecipato con altri 9 aspiranti imprenditori dell’Emilia Romagna al programma Silicon Valley TVLPx, sostenuto da Aster ed Emila-Romagna Start-up: un’iniziativa ideata per far acquisire ai partecipanti un “Silicon Valley mindset” e al tempo stesso per fornire un’opportunità di crescita ai progetti imprenditoriali in un luogo tra i più stimolanti del mondo; questo grazie all’aiuto di docenti delle Università di Stanford, Berkeley e Santa Clara e ad eventi di networking con investitori, imprenditori e consulenti.Il viaggio nella Silicon Valley ha permesso ai partecipanti di imparare a valorizzare i propri prodotti, senza dimenticare i problemi da risolvere, il mercato e l’aspetto finanziario. La dott.ssa Balducci e gli altri 9 aspiranti imprenditori hanno potuto visitare il parco Google e i suoi 69 edifici, la sede Apple a Cupertino, Intel e il Plug&Play, uno tra gli acceleratori d’impresa e spazi di coworking più grandi al mondo (i nomi di due dei progetti finanziati da questi ultimi parlano da soli: PayPal e Dropbox), hanno partecipato ad eventi di networking in aziende come IBM e nelle sedi dei “venture capitalist”, e hanno presentato le proprie startup.Tutto ciò costituirà senz’altro un bagaglio importante per lo sviluppo di PlumeStars, startup innovativa nata in seno all’Università di Parma e impegnata nello sviluppo di polveri antibiotiche per somministrazione inalatoria per la cura di infezioni polmonari. PlumeStars nasce da un’idea sviluppata e poi brevettata all’Università di Parma che rivendica la deposizione molecolare di acidi grassi su particelle di antibiotici per ottenere polveri altamente respirabili e stabili. PlumeStars è licenziataria esclusiva di questo brevetto, dal quale sono nati i due prodotti inalatori attualmente in sviluppo. Si tratta di polveri a base di amikacina e tobramicina, che sono state sviluppate e progettate nel Centro Interdipartimentale Biopharmanet-TEC dell’Università di Parma nell’ambito progetto regionale POR-FESR 2007-2013.

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E’ italiano uno dei maggiori terminal del Kazakhstan

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2015

terminalCon un investimento complessivo di oltre dieci milioni di dollari in una delle regioni strategiche a livello mondiale per la produzione di gas naturale, Tuvia Group, tramite la sua controllata locale Tuvia Kazakhstan, ha appena realizzato il suo primo terminal per la movimentazione, lo stoccaggio e la distribuzione di GPL estratto nel paese centro asiatico.Il Gruppo internazionale, guidato da Marco Oriolo, consolida il suo ruolo di leadership come operatore trasversale nel mondo dell’ oil & gas, in particolare nelle repubbliche centro asiatiche, e prenota un posto ancora di maggior rilievo, dopo ulteriori investimenti già programmati per i prossimi anni.Il terminal, che come estensione è uno dei tre maggiori del paese, è situato alla periferia di Uralsk, nella regione di Zelenovskiy, zona nord occidentale del Paese dove sono attive importanti attività estrattive vitali per l’economia del Kazakhstan. Si estende su una superficie totale di oltre 8 ettari ed è al momento costituito da 7 serbatoi di stoccaggio da 250 metri cubi ognuno, per una capacità lorda di 1.750 metri cubi di GPL. Sono già previste successive fasi di sviluppo che porteranno la struttura a contare 28 serbatoi, alcuni dedicati al gas propano puro altri per il GPL, per una capacità di stoccaggio totale di oltre 7.000 metri cubi.Il processo di ricezione, stoccaggio e trasbordo del gas è stato studiato nei terminal1minimi dettagli con l’obiettivo di massimizzarne l’efficienza, favorire l’integrazione con i processi di estrazione e distribuzione e ridurre al minimo ogni possibile rischio per la salute dell’ambiente e dell’uomo, rispecchiando gli elevati standard europei.
Una volta a regime il terminal sarà in grado di movimentare complessivamente, in questa prima fase, 200.000 tonnellate di GPL all’anno. La costruzione del terminal è stata realizzata in poco più di tre anni grazie anche al supporto di alcuni istituti di credito italiani, fra cui Intesa Sanpaolo, che ha concesso un finanziamento a medio lungo termine di 3,5 milioni di Euro “finalizzato al progetto industriale di Tuvia Group”. Tuvia ha anche potuto contare sull’apporto di alcuni partner locali oltre che sul rapporto ormai consolidato e fattivo dell’Ambasciata Italiana ad Astana.Nei piani futuri del gruppo c’è anche la possibilità – oltre all’ampliamento del terminal -, di realizzare un moderno impianto dedicato anche al lavaggio dei vagoni ferroviari destinati al trasporto di petrolio. Un investimento di circa 2 milioni di dollari che si prevede di realizzare nel 2016-2017.“Siamo un player globale e questo risultato premia la nostra capacità di espanderci e diversificare le nostre attività” – ha dichiarato Marco Oriolo, presidente di Tuvia Group, a margine dell’apertura del terminal. “Con questo investimento diamo un contributo fondamentale allo sviluppo di una zona rurale, dando occupazione a cinquanta addetti e valorizzando le capacità strategiche e di expertise dell’imprenditoria italiana nel mondo”. “Il Kazakshstan – continua Oriolo – è un Paese straordinario che offre incredibili opportunità di business alle nostre aziende e che tiene in grande considerazione la nostra conoscenza tecnica e professionalità. Ritengo questo Paese offra uno dei terreni più fertili per la nostra imprenditoria”.
Tuvia è presente in Kazakhstan da oltre dieci anni con propri uffici nelle principali città del paese: l’ultimo investimento conferma il radicamento dell’azienda guidata da Marco Oriolo nel Paese asiatico.
La strategia di progressiva integrazione verticale nella supply chain del mondo oil&gas ha consentito all’azienda di affermarsi come operatore logistico integrato, in grado di fornire un’ampia gamma di servizi ad alto valore aggiunto che vanno ben oltre la classica offerta di logistica industriale. Quest’ultimo investimento conferma questa strategia e va ad integrare il parco asset costituito negli ultimi anni: dai mezzi navali (barges) a servizio delle attività off-shore, ai mezzi speciali per il trasporto del GPL, alla flotta di camion in Germania a servizio dei trasporti dall’Europa a i Paesi CIS.

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“L’economia sommersa dei dati”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

datiIntel® Security ha rilasciato oggi il report L’economia sommersa dei dati (The Hidden Data Economy), che raccoglie numerosi esempi di come diversi tipi di dati rubati vengono venduti e indica i prezzi per ogni tipologia di dati. McAfee Labs di Intel Security Group ha esaminato i listini dei prezzi per i dati relativi a carte di credito e di debito rubate, credenziali di accesso ai conti bancari, ai servizi di bonifico bancario, di trasferimento di denaro, credenziali di accesso ai servizi di pagamento on-line, a servizi di contenuti premium, reti aziendali, conti fedeltà e servizi di aste online.”Come ogni economia regolamentata ed efficiente, l’ecosistema del cybercrime si è rapidamente evoluto per offrire molti strumenti e servizi per chiunque aspiri a un comportamento criminale”, ha dichiarato Raj Samani, CTO di Intel Security EMEA. “Il mercato del “cybercrime-as-a-service” è stato uno dei principali driver che hanno guidato la crescita esponenziale delle dimensioni, della frequenza e della gravità degli attacchi informatici. Lo stesso si può dire per la proliferazione di modelli di business consolidati per vendere i dati rubati e ottenere guadagni dal crimine informatico”.“Dal report emerge come la criminalità informatica sia ormai arrivata alla portata di tutti, anche ai poco esperti di tecnologia” ha aggiunto Ferdinando Torazzi, Regional Director Italia e Grecia, Intel Security “per questo oggi la battaglia contro il cybercrime deve essere attuata su base continuativa, adottando interventi più mirati. La certezza è che il cybercrime esiste ed è in grado di proporsi come un business, e che è arrivato il momento di passare all’offensiva e non stare sulla difensiva. Noi collaboriamo con l’European Cybercrime Centre (EC3) dell’Europol per contribuire con le nostre competenze ad affrontare in modo efficace il problema del crimine informatico.”Nel corso degli anni, i ricercatori di McAfee Labs hanno collaborato con vendor di soluzioni per la sicurezza IT, forze dell’ordine e terze parti per identificare e valutare numerosi siti web, chat room e altre piattaforme online, community e marketplace in cui i dati rubati vengono acquistati e venduti. Sulla base di questa esperienza, gli studiosi hanno poi elaborato una valutazione globale sullo “stato dell’economia della criminalità informatica” includendo dettagli sui tipi di dati messi in vendita e sui prezzi.I dati relativi alle carte di pagamento sono forse il tipo di dati rubati e venduti più conosciuti. I ricercatori di McAfee Labs hanno individuato una gerarchia di valore nel modo in cui a questi dati rubati vengono assegnati i prezzi, in cui vengono poi messi a catalogo e in cui, infine, vengono venduti sul mercato nero. Un’offerta di base comprende il numero di conto principale, (primary account number PAN), la data di scadenza e il codice CVV2. I venditori si riferiscono alla combinazione di numero valido con il termine “Random”. Generatori d numeri di carte di credito valide possono essere acquistati o reperiti gratuitamente in rete.I prezzi aumentano quando l’offerta comprende ulteriori informazioni permettendo ai criminali di realizzare più cose con i dati a disposizione. Per esempio, dati come il numero di conto bancario, la data di nascita della vittima e informazioni classificate come “Fullzinfo”, compresi l’indirizzo di fatturazione della vittima, il codice PIN, il numero di previdenza sociale, la data di nascita, il nome da nubile della madre e anche il nome utente e la password utilizzati per accedere, gestire e modificare l’account online del titolare della carta.
“Un criminale in possesso dell’equivalente digitale della carta fisica può effettuare acquisti o prelievi fino a quando la vittima non contatta l’esercente per bloccare gli acquisti”, ha concluso Samani. “Se pensiamo che i criminali possono utilizzare una serie così estesa di informazioni personali per ‘verificare’ l’identità del titolare della carta, o peggio ancora per consentire accedere al conto e modificare le informazioni, il rischio di gravi danni finanziari cresce in modo preoccupante”. (foto: dati)

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Le sfide principali per l’UE: immigrazione, economia e situazione sociale

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

europa-261011-cNei giorni in cui i leader dei 28 Stati membri si riuniscono a Bruxelles per discutere di rafforzamento del controllo delle frontiere, gestione dei flussi di migranti e un meccanismo di quote obbligatorio per la ripartizione di profughi e richiedenti asilo, il Parlamento europeo pubblica un Eurobarometro (denominato anche Parlametro) da cui emerge che sul tema dell’immigrazione, una maggioranza considerevole di cittadini italiani (il 71%) crede che l’ UE debba semplificare le procedure legali che consentirebbero di combattere l’immigrazione irregolare. Inoltre, quasi la metà degli intervistati (il 47%) considera positivamente gli aiuti finanziari dell’ UE agli immigrati. Sempre sul tema immigrazione, il 79% è d’accordo al ricollocamento dei richiedenti asilo a quote vincolanti fra Stati; secondo il 47% il nostro paese ha bisogno di migranti legali per lavorare in certi settori dell’economia, mentre il 43% è contrario.Per il 67% degli italiani intervistati, l’immigrazione è la sfida principale a cui l’Unione europea si trova a far fronte e l’84% pensa che i richiedenti asilo debbano essere meglio ridistribuiti fra gli Stati membri. Più di due italiani su tre poi credono che l’UE dovrebbe avere più peso nelle decisioni riguardanti l’immigrazione.Interrogati su altre questioni come la crescita economica, solo il 7% di italiani intervistati crede in una ripresa del mercato a breve termine.Infine, gli italiani sembrano divisi riguardo il futuro delle famiglie: se, infatti, per il 26% degli intervistati la situazione è destinata a peggiorare, il 20% pensa invece che quest’ultima potrà migliorare, mentre per il 46% rimarrà uguale ad oggi. La seconda parte del Parlametro verrà pubblicata successivamente e verterà su temi quali la percezione del Parlamento europeo da parte dei cittadini e questioni legate alla cittadinanza e all’UE in generale.
Il sondaggio, condotto nei 28 Stati Membri dalla “TNS opinion” tra il 19 e il 29 settembre, è basato su interviste faccia a faccia con cittadini UE di età superiore ai quindici anni.

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Placement day a economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

parma universitàParma. Mercoledì 30 settembre è in programma al Dipartimento di Economia dell’Università di Parma il “Placement Day”, una giornata dedicata all’incontro tra le imprese e gli studenti di Economia di Parma. La giornata si aprirà alle ore 10, nell’Aula K6 di via Kennedy 6, con il saluto di benvenuto agli studenti e alle imprese da parte di Luca Di Nella, Direttore del Dipartimento di Economia. Seguiranno la presentazione dei numeri del progetto di Placement da parte di Guido Cristini e l’intervento degli studenti, che illustreranno i diversi corsi di laurea e il ruolo e il contributo delle associazioni studentesche attive nel Dipartimento. La mattinata si concluderà con la tavola rotonda Improving your Potential, moderata da Veronica Tibiletti, docente di Economia aziendale: interverranno le Direzioni del personale di CAFFEINA, DELOITTE&TOUCHE, GROUPm e PARMALAT. Gli studenti possono inviare il CV direttamente alle aziende interessate attraverso il sito web http://www.kennedysix.com, in modo da poter avere la possibilità di opzionare il colloquio per la giornata del 30 settembre. Il progetto di Placement del Dipartimento di Economia è attivo dal 2010 e ha come obiettivo principale quello di avvicinare gli studenti al mondo delle imprese per fornire occasioni di orientamento e opportunità di placement; è un’attività continuativa che dura tutto l’anno, nel corso della quale, oltre alle giornate di placement, vengono messe a disposizione degli studenti le job opportunities che le imprese segnalano sul portale del Placement (tenuto e curato dalle associazioni studentesche di Economia).
Dalle prime edizioni del 2010 continua il trend crescente delle imprese coinvolte e degli studenti e neolaureati che aderiscono al Placement Day: sono mediamente 250-300 per ogni edizione, per un totale di circa 650 colloqui svolti (lo stesso candidato può svolgere più colloqui nella stessa giornata). Anche quest’anno gli studenti potranno aderire al progetto “adotta un’azienda”, che darà modo agli interessati di diventare ambassador del Dipartimento ospitando e accogliendo l’azienda e rimanendo a contatto con i selezionatori della stessa per tutto il giorno, in modo da farsi conoscere in concreto per le proprie capacità e attitudini.

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La guerra non risolve i problemi

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

gentiloniTIRANA – Sala affollata alla tavola rotonda che ha come tema “il ruolo delle religioni e della politica” nel costruire la pace, all’incontro internazionale della Comunità di Sant’Egidio, dove sono intervenuti il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Ignatius Aphrem II, patriarca siro-ortodosso di Antiochia, il cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja e Abraham Skorka, rettore del seminario rabbinico “Marshall T. Meyer” in Argentina, moderati dal giornalista del Corriere della Sera Antonio Ferrari.
Gentiloni ha affrontato con forza gli argomenti di attualità del panorama internazionale esprimendo giudizi e indicando vie da seguire. Integrazione. “Senza l’apporto dell’immigrazione la nostra economia oggi avrebbe seri problemi. Occorre gestire i flussi migratori”. Unione Europea: “Abbiamo temuto le settimane scorse che la preziosa e indispensabile costruzione dell’Europa, che ha alle spalle oltre 50 anni di lavoro e ha fatto crescere il nostro continente e garantito la pace, potesse venire messa in discussione dalla reazione di alcuni Stati all’arrivo di poche migliaia di rifugiati. Per fortuna siamo riusciti a reagire e a invertire la rotta della discussione”.
Intervento militare e approccio culturale. “Si è pensato in passato che con la forza militare si potessero risolvere tutti i problemi esistenti nelle aree di crisi. Ancora oggi c’è chi crede che l’unica soluzione sia quella di un intervento diretto, ma io credo che da solo non serva a niente. Di fronte a fenomeni come quello dell’Isis, che solo per il 2015 potrà vantare un bilancio di 1 miliardo di dollari e il controllo di importanti asset economici, occorre rispondere anche con un approccio culturale, altrimenti sarà molto difficile se non impossibile il ritorno delle minoranze nelle città e nei villaggi da cui sono stati allontanati, a partire dalle comunità cristiane”.Siria. “Per la prima volta vedo aprirsi qualche spiraglio per una via di uscita nella difficilissima situazione siriana. Quando ci si divideva tra pro e anti-Assad abbiamo subito chiarito che per l’Italia la soluzione non poteva che essere quella di un’iniziativa politica. L’iniziativa di Sant’Egidio per una tregua umanitaria ad Aleppo, il lavoro di Staffan de Mistura, sono andati in questa direzione. L’accordo tra Iran e Usa sul nucleare sta inaugurando un nuovo clima che sta portando ad alcuni primi, seppur difficili, passi avanti”.Le religioni. “Il loro ruolo è fondamentale nella soluzione dei conflitti: rende realistico il titolo del vostro convegno “La pace è sempre possibile”. L’Europa deve mobilitarsi per difendere le minoranze cristiane nei Paesi dove sono a rischio: la loro presenza in tanti Paesi del Medio Oriente è stata sempre un prezioso fattore di moderazione e di pluralismo”.
Rifugiati. “Oltre all’europeizzazione del diritto d’asilo, che abbiamo già evocato nei giorni scorsi, occorre realizzare un pacchetto di iniziative che prevedano anche corridoi umanitari e ingressi regolari, con il sistema della sponsorship”, così come aveva chiesto il giorno prima la Comunità di Sant’Egidio sostenuta dai leader delle grandi religioni presenti all’incontro di Tirana.

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Ambrosetti Forum

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2015

villa d'esteVilla d’Este a Cernobbio (Como) venerdì 4 settembre avrà luogo l’Ambrosetti Forum, uno dei più prestigiosi appuntamenti del panorama politico-economico mondiale. Leader politici di rilievo internazionale, imprenditori, manager ed esperti di tutto il mondo si riuniranno per confrontarsi sui temi di maggiore impatto per l’economia globale.Al Forum Ambrosetti tra gli ospiti ci sarà anche il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi.
Il CEO di Powa Technologies Dan Wagner, che con il lancio delll’innovativa app di mobile commerce PowaTag sta rivoluzionando lo scenario retail, interverrà all’Ambrosetti Forum sabato 5 settembre nel workshop dal titolo “Nuove tecnologie e nuovi modelli di business”. Nel suo intervento, l’imprenditore inglese spiegherà come le nuove tecnologie stanno favorendo la nascita di innovativi modelli di business.
Powa Technologies è uno dei pochi “Unicorn” europei, essendo stata valutata 2,7 miliardi di dollari nel 2014. L’espansione della compagnia ha suscitato le attenzioni di illustri imprenditori e politici, tra cui il Primo Ministro inglese David Cameron che ha elogiato pubblicamente Dan Wagner per aver contribuito alla creazione di nuovi posti di lavoro nel Regno Unito.Dan Wagner sarà disponibile ad incontrare la stampa venerdì 4 settembre e sabato 5 settembre. Nei giorni che precedono l’Ambrosetti Forum, sarà reperibile per interviste telefoniche.

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Fmi: La ripresa dell’Italia è sempre più lontana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2015

fondo monetario internazionaleLa necessaria premessa è che non abbiamo particolare affinità con le politiche dell’Fmi e siamo ben consci del suo ruolo spesso negativo esercitato in questi anni, ma è altresì vero – dichiara il Sindacato Labor – che condividiamo con l’istituzione le critiche su quanto il governo italiano sta (o non sta) realizzando in questi mesi sul tema lavoro. La stima dell’Fmi secondo la quale si potrà tornare ai tempi pre-crisi entro 20 anni – continua l’organizzazione – equivale a dire che fino ad ora non si è fatto nulla. E tutto questo per non parlare dei rischi di “lost generation” che riguardano tanti ragazzi senza futuro.
La colpa di questa situazione però – conclude l’organizzazione – non è solo del governo e della sua infinita retorica, ma anche di tutti quei mezzi di comunicazione che raccolgono a braccia aperte ogni parola dell’esecutivo senza controllare la reale veridicità di queste affermazioni. Le voci critiche e costruttive in questi mesi si sono lentamente diradate a vantaggio di annunci, slide e promesse. Tutto questo però non ha solo il demerito di colpire la democrazia alle sue fondamenta, ma anche di lasciare campo aperto a tutti quei provvedimenti come i tagli alla sanità, il jobs act e “la buona scuola” che stanno riportando il Paese molti anni addietro.

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