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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

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“Real Estate e ripresa economica: il ruolo di Milano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

Milano. Da alcune settimane, l’Italia è entrata nella fase di ripartenza, con la ripresa delle attività costrette a un periodo forzato di interruzione causa lockdown. Anche il settore Real Estate deve affrontare una serie di problematiche e di sfide per rimettere in moto le dinamiche delle varie asset class, in particolare in una città come Milano che, prima dell’emergenza COVID-19, era al centro dell’interesse dei grandi player e investitori nazionali ed esteri.Per analizzare la situazione attuale del comparto e pianificare una possibile ripartenza dal punto di vista di operatori sia pubblici che privati, American Chamber of Commerce in Italy ha organizzato il webinar “Real Estate e ripresa economica: il ruolo di Milano”. All’evento virtuale hanno partecipato Roberto Tasca, Assessore al Bilancio e Demanio del Comune di Milano, con un intervento sulle prospettive di valorizzazione economico-sociale post COVID-19 del patrimonio immobiliare della città con un’attenzione al tema ambientale, Mario Abbadessa, Senior Managing Director e Country Head Hines Italy, che si è focalizzato sui progetti real estate nell’area milanese legati alla rigenerazione in chiave di sostenibilità, al living e alla logistica, Giovanna Della Posta, AD di Invimit SGR, che ha portato la sua esperienza relativa a investimenti immobiliari su beni pubblici a Milano ma anche in altre città italiane e Paola Ricciardi, Country Managing Director Duff & Phelps in Italia.In particolare, durante il suo contributo, Paola Ricciardi ha commentato: “In questo momento, dare una view complessiva sul mercato immobiliare non è semplice, in quanto ci sono poche evidenze oggettive sulle quali basare delle previsioni. Il lockdown ha indubbiamente congelato la situazione per tre mesi, anche se a Milano le transazioni nel primo semestre hanno registrato una lieve flessione rispetto al periodo dello scorso anno. Molte operazioni sono state sospese e non cancellate, ma semplicemente rimandate. Le prospettive macro-economiche indicano per il 2020 una contrazione del PIL italiano di circa il 10%, con un impatto che si rifletterà inevitabilmente sulla salute delle imprese e indirettamente sul valore degli immobili.

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La recessione economica causata dal COVID-19 colpisce duramente i rifugiati siriani

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

Il numero di rifugiati vulnerabili che non dispongono delle risorse essenziali per sopravvivere in esilio è aumentato drasticamente per effetto dell’emergenza di salute pubblica. Le comunità che accolgono rifugiati nei Paesi confinanti con la Siria vivono privazioni analoghe. Molti rifugiati hanno perso quelli che erano redditi già esigui, ritrovandosi costretti a ridurre i consumi più essenziali, compresi l’acquisto di cibo e farmaci.Le famiglie rifugiate si stanno indebitando sempre di più e non riescono a pagare l’affitto. I rischi relativi alla protezione sono in aumento, compresi quelli legati a lavoro minorile, violenza sessuale e di genere, matrimonio precoce e altre forme di sfruttamento.Dall’inizio della crisi sanitaria, l’UNHCR ha erogato assistenza d’emergenza in contanti a un numero aggiuntivo di quasi 200.000 rifugiati presenti in Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia che, in precedenza, non avevano ricevuto aiuti finanziari, e ha implementato altre misure volte ad attenuare l’impatto della pandemia. Questi cinque Paesi, da soli, accolgono oltre 5,5 milioni di siriani, la popolazione di rifugiati più numerosa su scala mondiale. L’agenzia intende garantire aiuti ad almeno altri 100.000 rifugiati mediante pagamenti una tantum.Tuttavia, molti rifugiati non sanno ancora in che modo faranno fronte alla crisi. In Giordania, per esempio, solo 17.000 su 49.000 famiglie vulnerabili individuate recentemente hanno ricevuto aiuti d’emergenza in contanti, dato che l’UNHCR non ha a disposizione i fondi necessari per ampliare i propri programmi. L’Agenzia sta lavorando coi partner che supportano le comunità locali che accolgono rifugiati. Nove rifugiati siriani su dieci presenti nella regione vivono in paesi o villaggi e non all’interno di campi. La maggior parte vive in aree a reddito basso. Le comunità di accoglienza hanno mostrato enorme solidarietà, nonostante la perdita dei propri mezzi di sussistenza a causa della pandemia.Al di là dell’emergenza immediata, assicurare supporto continuo ai sistemi nazionali costituisce una priorità. Sono stati fatti passi fondamentali per assicurare che i rifugiati fossero inclusi nei piani nazionali di risposta al COVID-19 adottati dai vari Paesi, e che fosse garantito loro accesso a lungo termine ad altri servizi, quali l’istruzione. Da prima della pandemia, la maggioranza dei rifugiati siriani presenti nella regione vive al di sotto della soglia di povertà. Coloro che si trovano in stato di maggiore necessità hanno ricevuto assistenza in contanti o altre forme di sostegno. Un recente sondaggio condotto in Giordania ha mostrato che solo il 35 per cento dei rifugiati ha dichiarato di avere un impiego sicuro che potrà ritornare a esercitare dopo la revoca delle restrizioni imposte dalla diffusione del COVID-19.Al fine di tutelare meglio rifugiati e membri delle comunità locali più vulnerabili proteggendone i mezzi di sussistenza, l’UNHCR esorta la comunità internazionale a sostenere con vigore e decisione i principali Paesi di accoglienza della regione. Gli indicatori del Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati e per la resilienza in Siria (Refugee Response and Resilience Plan/3RP) attualmente sono in fase di aggiornamento alla luce delle esigenze emerse a causa del COVID-19. Il piano da 5,5 miliardi di dollari era stato finanziato solo al 20 per cento nella regione prima che si diffondesse il virus.L’UNHCR, infine, esprime parimenti preoccupazione per la situazione sul piano umanitario di rimpatriati, oltre 6 milioni di sfollati interni siriani e altri gruppi vulnerabili presenti in Siria. Prima di quest’ultima recessione, secondo stime delle Nazioni Unite, oltre l’80 per cento dei siriani viveva al di sotto della soglia di povertà. Questa crisi che dura ormai da oltre nove anni ha costretto 11 milioni di persone a necessitare di assistenza umanitaria. Negli ultimi mesi, il netto deteriorarsi dell’economia ha reso la situazione più drammatica e difficile.

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Pandemia e crisi economica. Prendere, esigere, reclamare… ma dare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Innegabilmente lo Stato si sta muovendo per cercare di arginare la conseguente crisi economica. I provvedimenti sono spesso criticabili per diversi motivi: insufficienza, farraginosità, discriminazioni, incompletezza, dimenticanze, soggetti a burocrazie asfissianti e malvagi, coniati per gli amici degli amici, etc etc. Ma è innegabile che il percorso sia quello con, incredibile ma vero, la lotta faziosa tra i decisori istituzionali su quali soldi siano più belli o meno belli quando questi arrivano in modo particolare da parte della Unione europea.
Dopo i primi provvedimenti di aiuti economici, vigente il caos e la diffusa discrezionalità e partigianeria, tutti (ma proprio tutti) ne sono coinvolti. Le storie di richieste di riduzioni di affitti e sospensioni di mutui, che nella stragrande parte riguardano situazioni disperate, comprendono anche coloro che si sono messi in marcia nel trend generale con motivazioni grossomodo di questo tipo “che fai, non chiedi la riduzione dell’affitto o la sospensione del mutuo oppure non paghi alla scadenza la multa o l’imposta… dai, non ti conviene, approfittane”. Nessuna meraviglia. E’ l’italica propensione e confidenza con la cosa pubblica. Lustri e lustri di “calci nei denti” da parte della pubblica amministrazione e dello Stato (“ti frego io o mi freghi te?”), facendo crollare il rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati, non avrebbero potuto produrre altrimenti.
La dominante è chiedere soldi allo Stato. Sia in termini di riduzioni fiscali che prestiti, nonché veri e proprio regali. E lo Stato, grazie anche a lobby più o meno potenti delle singole corporazioni, non sta dicendo di no a nessuno. Vedremo poi cosa accadrà, visto che lo Stato non è un pozzo senza fondo e visto il perdurare delle difficoltà politiche a stabilire come fruire dei vantaggi, in assoluto e per eccellenza, della Unione Europea.. Ma è quello che vogliamo? Siamo consapevoli che le “prove generali” che abbiamo fatto di rinuncia a molte delle nostre libertà individuali (confino, meglio noto col termine lockdown) è quello che vogliamo per i nostri futuri assetti istituzionali non emergenziali? Siamo consapevoli che un tale prostrasi e inneggiamento all’autorità dello Stato non comporti di conseguenza la consegna di tutte le nostre economie nella mani della burocrazia dello Stato? Prima di finire in quello che per chi scrive rappresenterebbe una sorta di vicolo cieco, crediamo sia opportuno che ognuno si ponga una domanda: già in questo contesto, devo io solo chiedere allo Stato oppure posso io fare qualcosa per me, nel rispetto e in armonia con gli altri, con lo Stato che controlli il rispetto di questa armonia dandomi le opportunità per farlo? Sembra una domanda banale, ma non lo è.
Perché, infatti e per esempio, se domani si troverà un vaccino contro il covid-19, perché lo stesso sia efficace e diffuso dipenderà solo se ad usarlo ci sarà un mondo libero, non certo vincolato ad autarchie più o meno tali o mascherate. E, altro esempio, le economie che ci potranno servire non avrebbero senso se nazionali, autarchiche e gerarchicamente espressione degli Stati; senza libero mercato, con più precise regole transnazionali rispetto alle attuali, la ricchezza è difficile che si possa produrre, anche nei posti più disgraziati del mondo. E se questo vale in generale, a maggior ragione vale nel particolare, in quello di casa nostra e nostro individuale. A partire dall’uso delle nostre conoscenze ed esperienze acquisite nella vecchia economia che non c’è più e non ci sarà più, a vantaggio di un’economia tutta da creare. Una volta i maniscalchi erano lavori molto diffusi, oggi è una nicchia della nicchia. I maniscalchi pre-pandemia non si illudano che potranno tornare ad esser tali in una ipotetica economia post-pandemica. E soprattutto, non si illudano che potrà essere lo Stato una sorta di loro mentore. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Curare le malattie e la variabile economica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Significa anche migliorare la qualità della vita e renderla più longeva. Già di per sé potrebbe diventare una condizione “destabilizzante” per quanto benefica ed esaltante possa apparire.
Dobbiamo, purtroppo, partire dal presupposto che non tutti potranno beneficiare dei progressi della scienza e chi lo potrà fare, determinerà inevitabilmente una selezione della specie. Sarà, ed è inevitabile, chi ha maggiori risorse economiche, di uno status sociale più avanzato e vive in società evolute. Quanti potranno essere oggi nel mondo? Trecento, quattrocento milioni? E gli altri che fine faranno? È un interrogativo che ci lascia molto perplessi su ciò che significa progresso, nel senso più ampio della parola, per la sua capacità di rendersi reale in ogni parte del mondo. Se non si raggiunge questa condizione esistenziale e molto diffusa noi corriamo il rischio di degenerare l’intero sistema e di offrire il fianco ad una lotta brutale e sanguinaria tra chi può ed ha e tra chi non può e non ha. Da una parte vi sarà l’individuo e dall’altra il numero. Per un verso crescerà la voglia di progredire e dall’altro s’instaurerà la propensione alla distruzione. La risposta più saggia potrebbe essere quella d’ancorare il progresso alla sua diffusione e alla possibilità di renderlo accessibile a tutti. Sta qui la forza culturale, che va proposta, e che i politici possono rendere più efficace e credibile perché i nemici dell’uomo non vengono dal progresso ma dal modo come taluni riescono ad asservirlo ai propri interessi. Ci vuole, a questo punto, un controllore credibile e autorevole e super partes che ci faccia da garante. (Riccardo Alfonso)

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La manovra economica Di Maio – Salvini dentro la gabbia dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

Con le dichiarazioni di Dombrovskis e Moscovici, che hanno bocciato la manovra economica e chiesto al governo italiano di scriverne una nuova, è arrivata la posizione ufficiale della Commissione europea sul DEF del governo Conte. Il testo che uscirà dalla trattativa che ora si avvia tra il governo italiano e la Commissione potrebbe risultare molto diverso da quello varato nei giorni scorsi.Che la Nota di Aggiornamento al DEF del governo Conte costituisca una novità rispetto alle manovre degli ultimi anni lo hanno già detto e scritto in tanti. La filosofia che guida il documento è quella di utilizzare il debito pubblico per rilanciare la domanda interna ed anche i consumi, contravvenendo ad una delle regole base dell’UE sulla riduzione del debito ed il contenimento della spesa. Ma questa posizione non può essere sbandierata ai quattro venti e poi sempre più ridimensionata nel corso delle trattative. Già, rispetto alla prima stesura annunciata alla stampa, il rapporto debito/PIL al 2,4% è stato limitato al solo 2019, con significative riduzioni per i due anni successivi, mentre in un primo tempo si era dichiarato di voler mantenere quella percentuale per tutto il triennio. E questo concretamente significa minori investimenti pubblici per miliardi di euro ed un forte indebolimento di tutta la manovra. Ora, le prime dichiarazioni del governo dopo la risposta ufficiale della UE, lasciano intendere la disponibilità a rivedere ulteriormente al ribasso la manovra, magari mettendo mano alle misure più attese dai settori popolari, ossia il rialzo delle pensioni al minimo e l’introduzione del reddito di cittadinanza.In tutti questi anni a governare la politica economica del nostro paese è stata una sorta di pilota automatico, sia che fosse al governo Berlusconi o il Pd oppure tecnici come Monti. Ora il governo gialloverde manifesta la volontà di interrompere questa abitudine mortificante ma il rischio evidente è che tutto si risolva in frasi roboanti e apparenti braccia di ferro, e che la manovra alla fine risulti più la sintesi di promesse mancate che l’inizio di una nuova fase.Del resto i condizionamenti della Commissione europea sono già ben presenti nella attuale stesura del DEF. Pur avendo introdotto margini di flessibilità nella gestione del debito ben più ampi di quelli concessi dalle regole europee, il governo Conte ha comunque previsto interventi limitati sia sul fronte delle pensioni che sul tema del reddito. Certo, finalmente si registra uno stop al periodico innalzamento dell’età pensionabile, ma l’intervento previsto con quota 100 andrà a favore di una platea limitata. Per il reddito è innegabile che i 10 miliardi annunciati sono superiori di cinque volte a quelli stanziati per il REI dal governo precedente, ma è altrettanto evidente che le persone che beneficeranno della misura non saranno i 6 milioni e mezzo annunciati, ma solo poco più di un milione.La manovra peraltro non risente solo dei vincoli europei, ma anche delle contraddizioni tra le forze al governo. Il sostegno ai settori sociali più in difficoltà viene subordinato ad obblighi e condizioni che trasformano la disoccupazione in una colpa e la manovra economica viene accostata ad altre disposizioni (vedi il Decreto Salvini) finalizzate ad una regolazione autoritaria della società. La stessa enfasi adottata nel tornare a dare centralità all’amministrazione pubblica non è utilizzata per rimettere al centro i diritti sociali ma come strumento di disciplinamento della società. La nuova centralità riconosciuta ai Centri per l’Impiego, per esempio, non serve a contenere l’influenza del mercato nelle modalità di assunzione ma a controllare il disoccupato che percepisce il sussidio.
E poi c’è il capitolo del fisco. Da una parte c’è un po’ di ossigeno per chi muore di debiti, ma sul piatto dall’altra parte compare l’ennesimo condono. E soprattutto è stata fugata ogni preoccupazione sulla possibile introduzione di una patrimoniale sui redditi da capitale e sui grandi patrimoni, mentre all’orizzonte resta lo spettro della flat tax che rappresenterebbe un ulteriore attacco al sistema di tassazione progressiva.La manovra del popolo l’hanno soprannominata i leader del governo e così la sbandierano contro le ingiunzioni dei tecnocrati UE. Ma una manovra del popolo richiederebbe ben altro, a cominciare da un vero piano di rinazionalizzazione delle aziende strategiche, come abbiamo rivendicato in tanti sabato 20 nella bella manifestazione di Roma. Servirebbe una scelta chiara a sostenere le ragioni di chi in questi anni ha subito gli effetti delle politiche di austerity imposte dall’UE e non una manovra contraddittoria e la disponibilità di rivederla al ribasso. E una manovra per il popolo rispettando i vincoli dei Trattati europei e rimanendo dentro l’euro è semplicemente impossibile.Lo scenario che ci aspetta nei prossimi mesi non è brillante. Il governo continuerà a sbandierare la sua opposizione ai vincoli UE ma avrà il coraggio di sfidare I diktat dell’Unione Europea?Le opposizioni di sua maestà, vedi Cgil, Cisl e Uil, che non hanno mai messo in discussione l’adesione all’UE, balbetteranno piattaforme in aperta contraddizione con quello che hanno sostenuto per anni e anni sotto i governi precedenti. Mentre le opposizioni parlamentari di Pd e Forza Italia continueranno a fare il tifo per il rialzo dello spread. In questo contesto, l’unico modo per ristabilire la verità è quello di misurarsi con i dati concreti e chiamare questo governo a fare i conti con le aspettative suscitate. Il cambiamento non può essere solo evocato per guadagnare consensi, deve produrre effetti concreti e perché questo avvenga servono scelte ben più coraggiose di quelle promosse dal duo Salvini-Di Maio.

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Investimenti privati e crescita economica

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Nota stampa di AIPB, l’Associazione Italiana Private Banking. “L’industria del Private Banking, con quasi 800 miliardi di euro gestiti, pari a più di un terzo del Pil italiano, è consapevole di poter ricoprire un ruolo concreto per la crescita del Paese, perché una corretta gestione del risparmio delle famiglie private può rappresentare una leva importante per il finanziamento dell’economia reale, un nuovo ossigeno per lo sviluppo delle nostre eccellenze imprenditoriali”.Lo ha sottolineato Fabio Innocenzi, presidente dell’Associazione Italiana Private Banking – AIPB – aprendo i lavori del meeting di studio organizzato ieri a Milano dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e dedicato al tema “Generare performance nei futuri scenari economici: gestioni innovative, strumenti alternativi ed economia reale”. “Perché il risparmio privato possa svolgere questo ruolo propulsore dell’economia reale” ha proseguito Innocenzi “occorre però che vi sia, prima di tutto, un contesto favorevole e auspico che il prossimo Governo voglia proseguire, anzi sviluppare, la strada tracciata dal Governo uscente che, con lungimiranza, ha introdotto, sotto varie forme, incentivi e sostegni che hanno favorito l’avvio di un circuito virtuoso, alimentando il mercato dei capitali e la liquidità necessari alla crescita delle imprese, soprattutto medio-piccole”.
“Se si guarda in maniera prospettica” ha spiegato il Presidente di AIPB “è evidente che, dal punto di vista dei mercati finanziari, le gestioni più ‘tradizionali’ – complici tassi di interesse sui titoli di Stato e sulle obbligazioni ormai stabilmente prossimi allo zero e corsi azionari giunti ai loro massimi storici – sono destinate a lasciare sempre più spazio a quelle più innovative e complesse, più flessibili e più attive nei confronti dei mercati non direzionali e multiasset”.
“E sono proprio queste ‘nuove’ gestioni” ha evidenziato Innocenzi “che possono indirizzare liquidità preziosa verso l’economia. A maggior ragione è importante che il risparmio privato possa partecipare, insieme ai cosiddetti investitori istituzionali, a sviluppare questo tipo di gestioni. Per questo, occorrono, come dicevo, garanzie in termini di supporto normativo e di incentivazione”.“Per parte nostra” ha concluso il Presidente AIPB “proprio perché consapevoli dell’importanza di sviluppare questo mercato, ma altresì della necessaria attenzione che gli investimenti alternativi richiedono, ci impegniamo e ci impegneremo sempre più perché il Private Banking, ovvero i suoi attori per eccellenza, i Private Banker, possano offrire ai propri clienti una adeguata consulenza, sia in termini di qualità e competenza professionale, sia in termini di educazione finanziaria e di rigore etico”.

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Europa: Una nuova governance tedesca economica e finanziaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

berlinoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Mentre Gentiloni e Padoan se la suonano e se la cantano a Cernobbio nel fine settimana, a Berlino si decide sulla proposta del ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, di far passare l’ESM (European Stability Mechanism), cui abbiamo contribuito tutti, di fatto nelle sole mani del governo di Angela Merkel.
Secondo la proposta Schauble, infatti, le risorse dell’ESM, ad oggi 375 miliardi di euro inutilizzati, verrebbero concesse ai paesi in crisi per la realizzazione delle riforme, con la supervisione di un ipotetico ministro delle finanze europeo. Che sarebbe tedesco, ovviamente. Una nuova versione della Troika, ma a guida unica: quindi senza pesi e contrappesi. Questo ci manca.Noi non siamo d’accordo. La nuova governance economico-finanziaria dell’Europa sia finalizzata alla crescita e allo sviluppo e non un nuovo strumento nelle mani dei più forti per commissariare i più deboli. Su questo il centrodestra si batterà e troverà la sua unità.Si usino, piuttosto, i miliardi dell’ESM per gli investimenti e per lo sviluppo dei paesi dell’eurozona rimasti indietro, non come “zuccherino” in cambio di sangue, sudore e lacrime: abbiamo già visto che così non funziona. L’ESM diventi quello che non è riuscito ad essere il piano Juncker. A differenza di quest’ultimo, infatti, le risorse ci sono, fresche e disponibili.Schauble non cerchi di indorare la pillola: ormai lo conosciamo tutti. Le sue proposte presentate formalmente per il “bene dell’Europa” perseguono nei fatti solo il bene della Germania, a scapito di tutti gli altri Stati membri. Ma ormai nessuno ci casca più.In Italia, infine, il serbatoio con il maggiore potenziale di crescita è il Sud. Il Mezzogiorno, infatti, proprio per le sue carenze infrastrutturali ed economiche, può assorbire più investimenti, offrendo così un’opportunità di crescita al Paese intero e quindi all’intera Europa.
Da un lato, quindi, il centrodestra unito di governo rassicuri l’Unione Europea e i mercati con il fermo, solenne impegno al rispetto delle regole, in particolare di quelle relative ai conti pubblici. Dall’altro ottenga l’ok per significativi investimenti al Sud che rilancino lo sviluppo di tutta l’Italia.
Attuando nel nostro Paese una strategia di politica economica di grande impulso alla crescita, a partire dal Sud e assolutamente in linea con i principi e i valori europei, avremo tutte le carte in regola per ridurre la pressione fiscale e produrre per il Paese quel salto di qualità da troppo tempo atteso”.

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Crescita economica europea: Italia fanalino di coda

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 settembre 2017

europa comunitaria2“La crescita economica investe tutta l’Europa, e l’Italia in Europa è penultima. Vuol dire che quello che hanno fatto Renzi e Gentiloni non ha funzionato, hanno fallito. Perché altrimenti saremmo tra i primi, come la Spagna”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervistato da TgCom24 in occasione della quinta edizione del “Campus Everest”, la rassegna dedicata ai giovani forzisti, in corso a Giovinazzo (Bari). “Gli ultimi dati su occupazione-disoccupazione: aumenta la disoccupazione in generale, aumenta quella giovanile, al 35%, il doppio della media europea, e quei posti di lavoro che si creano sono a termine, ossia precari. L’esatto contrario di quello che voleva fare Renzi con il suo Jobs Act, con cui in compenso ha buttato via 20 miliardi di euro in decontribuzione che potevano essere, invece, 20 miliardi di investimenti veri per creare posti di lavoro. E’ un imbroglio quello di Renzi-Gentiloni anche sull’occupazione, come lo è stato sulla riforma costituzionale, come lo è stato sulla legge elettorale, come lo sarà sulla povertà”.

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Indagine amministrativa sui piani di zona per l’edilizia economica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

campidoglioRoma. “In seguito all’approvazione della mozione per istituire la Commissione d’indagine amministrativa sui piani di zona per l’edilizia economica e popolare il 28 aprile, ci saremmo aspettati maggiore senso di responsabilità da parte delle opposizioni.
Abbiamo chiesto agli altri gruppi politici di indicare 5 dei 10 componenti totali per completare la Commissione, senza ricevere nessuna risposta tempestiva.
Nonostante i solleciti, per velocizzare l’avvio ai lavori, venerdì scorso è stata avanzata una proposta dalla Presidenza dell’Assemblea Capitolina con i nomi dei restanti commissari, designati tenendo conto della massima rappresentatività dei vari gruppi politici dell’opposizione. Vista l’importanza della Commissione rimaniamo sinceramene perplessi da tanto menefreghismo verso una questione che da anni affligge migliaia di cittadini in cerca di giustizia e che le amministrazioni precedenti non hanno affrontato con il dovuto impegno e serietà. Gli amministratori della città devo dimostrare rispetto nei confronti di chi vive a Roma e attenzione ai problemi ancora non risolti. Questo atteggiamento di ostruzionismo francamente è intollerabile perché i cittadini non possono più essere presi in giro. La Commissione non verrà fermata per colpa di altri”. Così in una nota il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito e il capogruppo M5S Paolo Ferrara.

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Il Presidente della BDI Dieter Kempf dichiara: “Per il nuovo anno è attesa una crescita economica pari all’1,5%”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

berlinoNel nuovo anno la Germania crescerà nell’ordine dell’1,5%, secondo le stime del Bundesverband der Deutschen Industrie (BDI). “Considerando l’incertezza politica mondiale che mette particolarmente a repentaglio l’economia della nostra nazione, la crescita futura è tutt’altro che scontata”, ha detto Dieter Kempf, presidente della BDI, martedì a Berlino.Secondo Kempf la situazione generale in tutto il mondo appare meno chiara rispetto agli anni precedenti. Insicurezze e tematiche di ordine conflittuale premono sull’Unione Europea. “Ciò che diamo per scontato”, ha ammonito il presidente della BDI, “potrebbe ben presto essere in pericolo”. “La Germania dovrà lavorare sodo per mantenere lo stato di benessere raggiunto sino a oggi e la politica dovrà osare di più sul fronte dell’economia”.Per quanto riguarda le esportazioni tedesche, la BDI ritiene che quest’anno saranno destinate a crescere nell’ordine del 2-3%. Il numero degli occupati, oggi attestato a quota 43,5 milioni, salirà di 500.000 unità, ha detto Kempf, che ha assunto la presidenza della BDI dall’inizio dell’anno.I surplus di bilancio record di Stato federale, Länder e comuni dovranno essere impiegati per far fronte a periodi meno favorevoli e per investire di più. Ciò dovrebbe essere possibile senza aumentare le tasse e senza pesare sulla salute dei conti pubblici. “La chiave di tutto sta negli investimenti iniziali nelle nostre reti di trasporto, energia e digitale, oltre che nell’edilizia”, ha sottolineato il presidente della BDI. Solo a fronte di tali premesse sarà possibile una partecipazione alla crescita”.L’introduzione degli incentivi alla ricerca concessi in numerosi stati industrializzati compenserebbe gli attuali svantaggi competitivi. Nella transizione verso l’energia sostenibile l’efficienza sul piano dei costi è una parola sconosciuta e il potenziamento della rete elettrica è in ritardo. “La situazione deve cambiare. Le nostre aziende desiderano riuscire nella transizione verso l’energia sostenibile, una transizione che possa trasformarci in operatori sul fronte delle esportazioni”. L’ordine del giorno dovrebbe altresì comprendere un’immigrazione controllata.L’economia tedesca ascolterà con attenzione ciò che dirà il presidente Donald Trump all’avvio della sua presidenza negli Stati Uniti. In relazione al principale partner commerciale tedesco il presidente della BDI ha messo in guardia da un’inversione di tendenza che porterebbe dal libero scambio all’isolamento: “Sarebbe dannoso per l’intera economia mondiale e in particolare per l’economia tedesca, che è orientata all’esportazione”. Un posto di lavoro su quattro in Germania è legato alle esportazioni – nel settore industriale tale rapporto è addirittura di un posto su due.”‘Make America great again’ non può necessariamente portare all’isolamento”, ha sottolineato Kempf. Le imprese negli USA dipendono dalla tecnologia ingegneristica tedesca e dai prodotti intermedi che provengono dall’Europa. “La Commissione Europea dovrà mantenere aperti i propri canali di dialogo per un accordo commerciale di libero scambio tra le due sponde dell’Oceano”. Il Presidente della BDI ha ribadito che l’industria tedesca resta favorevole al TTIP.Gli interventi dello Stato in Cina sono fonte di crescenti preoccupazioni per l’industria tedesca, ha affermato Kempf. Gli europei dovrebbero acquisire partecipazioni di maggioranza nelle imprese cinesi, proprio come fanno i cinesi in Germania: “È giunta l’ora di abbattere i muri in Cina e non di innalzare muri in Germania”.
È ormai giunta l’ora di mettere mano all’amara realtà che si delinea nel dopo Brexit, ha esortato Kempf. L’incertezza sul processo nel suo insieme avvelena l’economia. Per la politica a Bruxelles e a Berlino in sede di trattative deve esserci un solo motto: tenere unita l’Europa e rafforzarla. “Per me l’Europa non rappresenta il problema, ma la soluzione”. Solo unendo le forze il continente sarà in grado di avere nuovamente successo nel mondo, ha dichiarato il presidente della BDI. Internet http://www.bdi.eu

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Euro: Una catastrofe economica per l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

Banca europea per gli investimenti«Nel suo bollettino economico, la Bce certifica che per l’Italia l’introduzione dell’euro è stata una catastrofe economica: l’Italia è la Nazione che tra i 12 Stati fondatori dell’eurozona è ultima per Pil pro capite e​d ​è scivolata tra gli ultimi posti anche nell’Unione ​Europea a 28. È quello che noi “eurocritici” sosteniamo da tempo. Ora che lo dichiara apertamente persino la Bce, speriamo che i fantastici osservatori economici e i partiti della maggioranza si ricredano e si sveglino. L’Italia è la Nazione che ci ha perso di più dall’avvento dell’euro,​ ​a vantaggio della Germania e dei nostri diretti competitori, che si sono arricchiti a discapito nostro. È ormai sotto gli occhi di tutti che l’attuale gestione della moneta unica non funziona. Per tornare a crescere, la sovranità monetaria deve essere strappata dalle mani del comitato d’affari che oggi spadroneggia in Europa e restituita ai popoli europei. Se questo stato di cose continuerà a non cambiare, l’unica strada percorribile rimane lo scioglimento concordato e controllato dell’eurozona».È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Si accentua la crisi in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 dicembre 2014

produzione-industrialeDiminuisce la produzione industriale di ben il 3%, il semestre di Presidenza della Commissione europea, sembra non aver lasciato traccia, si continuano a perdere posti di lavoro, aumentano gli sfatti, cresce la povertà estrema, aumenta la paura per il futuro. A pagare, pesantemente questa crisi, sono, come sempre, i soggetti più deboli , come i pensionati , i lavoratori , i giovani – così ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – Un Paese che sembra ripiegato su se stesso, con un quadro politico incerto , e la maggioranza, pur in presenza di una opposizione debole, a tratti, scarsamente presente, che sembra non in grado di agire con decisione, per la realizzazione delle necessarie riforme . Una burocrazia asfissiante, un sistema bancario. ha continuato Fatuzzo – che non è elemento propulsivo di una spinta verso un effettivo risanamento economico e di una maggiore coesione sociale , con mirati interventi a sostegno della piccola e media impresa, una tassazione pesantissima, che non attira investitori e che induce troppe aziende italiane, a trasferirsi all’estero . L’incertezza politica, la continua riproposizione della possibilità di nuove elezioni, creano incertezza e sostanziale debolezza ed allora , che si vada al voto , perché il Paese, ha bisogno di certezze . Il Partito Pensionati ritiene non più rinviabile un dimezzamento delle tasse, di tutti i tipi, che è l’unica strada percorribile , per sperare nella ripresa del nostro Paese. La situazione economica e sociale dell’Italia ,è pesante, il Partito Pensionati spera non diventi drammatica. Si chiedono sempre nuovi sacrifici, ma quali altri sacrifici si possono chiedere ad un pensionato che già è costretto a rinunciare a tutto ,ai milioni di senza lavoro, alla massa di giovani che dopo anni di studio , con lauree o attestati professionali, sono costretti ad andare all’estero . Quali sacrifici si possono chiedere ai troppi imprenditori che hanno perso l’azienda , ai lavoratori rimasti disoccupati, ai tanti che hanno perso la casa ? Il Partito Pensionati ritiene che ne abbiano fatti già troppi.

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La crisi economica segna il futuro dei neonati

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Passare i primi mesi di vita in una situazione di crisi economica può comportare un aumento significativo del rischio di avere disturbi comportamentali (dall’abuso di sostanze al coinvolgimento in atti illegali) a partire dall’adolescenza. È questa la conclusione di uno studio pubblicato online a fine 2012 sugli Jama psychiatry), diretto da Seethalakshmi Ramanathan della New York upstate mdical university, che ha utilizzato i dati della National longitudinal survey of youth. I ricercatori hanno coinvolto un campione di quasi 9000 giovani adolescenti americani, nati tra il 1 gennaio 1980 e il 31 di cembre del 1984 – rappresentativi della popolazione nazionale – somministrando un questionario sia ai ragazzi sia ai loro genitori per raccogliere informazioni su lavoro, scuola, background famigliare, salute, abitudini e comportamenti. Partendo da questi elementi, Ramanathan e colleghi hanno esaminato la relazione tra l’elevato tasso di disoccupazione che si ebbe in Usa durante e dopo le recessioni del 1980 e del 1981-82 e i tassi di delinquenza (arresto, utilizzo di armi, furti, appartenenza a bande, distruzione di proprietà, comportamenti aggressivi) e l’uso di sostanze d’abuso (marijuana, fumo, alcol, droghe) registrati nel 1997 tra gli adolescenti. L’analisi ha ovviamente tenuto in considerazione anche l’influenza di fattori di rischio noti per i problemi comportamentali degli adolescenti, come il sesso, lo stile di vita dei genitori, la stagione di nascita e il posto in cui vivono. Dall’analisi emerge che i bambini che all’età di un anno vivev ano in un ambiente macroeconomico con un alto tasso di disoccupazione corrono più pericoli: basta un aumento dell’1% dei tassi medi di disoccupazione locali (rispetto alla media della regione) per osservare un significativo aumento del consumo di marijuana (+9% sempre rispetto alla media della regione), assunzione di alcool (+6%), arresto (+17%), appartenenza a bande (+9%), e coinvolgimento in furti (11%). Non è stata invece trovata una correlazione significativa con l’uso di droghe pesanti e il comportamento aggressivo. «Sebbene il passato non preveda il futuro, può, però, fornire lezioni importanti» concludono i ricercatori. «I nostri risultati delineano un fattore di rischio statistico da non tralasciare, che i professionisti della salute mentale dovrebbero tenere in considerazione quando hanno a che fare con bambini esposti a una crisi economica. Per questo speriamo che lo studio possa ispirare il lavoro di questi professionisti, per trovare degli interventi adeguati, in grado di attenuare alcune di queste conseguenze a lungo termine». Arch Gen Psychiatry. 2012 Dec 31:1-8 (fonte pediatria33)

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Politica coesione: Enti locali per una reale crescita economica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2012

In occasione di un incontro sulla politica di coesione post-2013 organizzato dalla commissione sullo sviluppo regionale del Parlamento europeo, con i rappresentanti delle principali organizzazioni regionali e locali europee, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, la Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime (CRPM) e l’Assemblea delle Regioni d’Europa (ARE) hanno chiesto la definizione di un accordo sul quadro finanziario entro la fine dell’anno ed espresso la necessità di prevedere un bilancio ambizioso per creare in Europa le condizioni di crescita economica reale. Le posizioni delle più importanti organizzazioni di enti locali e regionali sono molto vicine a quelle del Parlamento europeo, in particolare su questioni fondamentali quali accordi di partenariato, concentrazione tematica, condizionalità ex ante, semplificazione delle procedure, dimensione territoriale e cooperazione.(fonte AICCRE)

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Politica economica, Sviluppo Lavoro chiede maggiore tutela per gli investitori italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2012

Non può esserci che preoccupazione da parte dell’Associazione Sviluppo Lavoro, in merito alla strategia di ulteriore apertura attuata dal Governo Monti nei confronti di investimenti stranieri in Italia: quel che emerge a margine di un incontro tra gli imprenditori facenti parte del progetto è infatti un sostanziale scetticismo nei confronti della politica economica del Governo, che sembra trascurare le imprese italiane che intendono continuare a investire in Italia.
Sviluppo Lavoro si propone come forza catalizzatrice di attività imprenditoriali verso la creazione e il salvataggio di posti di lavoro, e chi fa parte del progetto è convinto che il rilancio dell’economia italiana non possa non passare attraverso gli investimenti di imprenditori italiani: se le imprese non hanno accesso al credito e non sono tutelate dalla concorrenza straniera non si va da nessuna parte.
Una maggiore tutela e una rinnovata fiducia per chi decide di rimanere in Italia per investire sul rilancio di una delle economie che solo fino a pochi anni fa era considerata tra le più solide dell’intero panorama mondiale: è questo uno dei concetti base da cui è nata l’Associazione Sviluppo Lavoro, che attraverso un sito internet al servizio di imprenditori e lavoratori e un programma di investimenti mirati vuole dare un significativo contributo affinché il nostro Paese possa presto lasciarsi alle spalle il difficile momento attuale.(Andrea Corti)

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Crisi economica, crisi di civiltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

Roma 13 Dicembre 2011 ore 19 Sala San Pio X (Via della Conciliazione L’associazione Greenaccord Onlus e la Provincia di Roma organizzano una giornata di studio per approfondire le cause dell’attuale crisi economica, che appare piuttosto come una crisi di “civiltà”, per ricercare idee e progettualità utili a rifondare un modello economico oramai logoro e incapace di rispondere alle mutate condizioni sociali e ambientali. Il progetto “Verso un Nuovo Umanesimo”, organizzato dall’Associazione culturale Greenaccord Onlus in collaborazione con la Provincia di Roma, nasce dall’esigenza di proporre una riflessione sulla necessità di ripensare il modello economico attuale mediante la creazione di nuovi obiettivi economici, nuovi paradigmi tecnico-scientifici, nuove forme di organizzazione e partecipazione sociale, poiché siamo in presenza non tanto di una “crisi” finanziaria, quanto innanzi a una “crisi” di civiltà, in particolare nelle grandi aree urbane. Il primo di vari appuntamenti dedicati a tale riflessione, è dedicato ad “economia e sostenibilità sociale” e intende mettere in relazione il ruolo dell’economia con la coesione sociale e nuove forme di democrazia partecipata che avvicinino la politica alle persone. Si parte dalla premessa che la “crisi” possa essere un’occasione irripetibile per ripartire con presupposti nuovi, capaci di ridurre il divario tra ricchi e poveri, di riavvicinare la finanza all’economia reale, di ridare alle nuove generazioni fiducia e speranza di una nuova idea di città. Intervengono: il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti; il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Mons. Mario Toso; l’assessore provinciale alle Politiche finanziarie e di Bilancio della Provincia, Antonio Rosati, il vice-direttore generale della Fao Alexander Müller; Domenico De Masi, docente di Sociologia Università La Sapienza di Roma, Giuseppe Ciccarone, preside facoltà di Economia
Università La Sapienza di Roma, Maurizio Franzini, docente Economia Università La Sapienza di Roma,
Laura Castellucci, docente Economia Politica Università di Roma Tor Vergata, Andrea Masullo, presidente comitato scientifico Greenaccord. Presiede Tiziana Ferrario.

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E.U.:Analisi economica e monetaria

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2011

Possiamo fissare alcuni termini per definire le ambasce europee in un contesto mondiale dove appare sempre più evidente il tentativo di stabilire a livello mondiale una nuova leadership economico-finanziaria. L’Europa comunitaria, in questa circostanza, appare più esposta alla speculazione internazionale proprio perchè si mostra una sorta di gigante dai piedi di argilla. Un’Europa che ha voluta compiere un passo coraggioso percorrendo la strada unitaria per meglio competere a livello internazionale, ma glissando quelli che sono gli aspetti che oggi si rivelano determinanti per assicurare al colosso la sua performance. Essi sono una politica economica, industriale, finanziaria, e diplomatica comune come si addice ad una comunità che voglia marciare all’unisono con i propri compagni di cordata. Tutto, infatti, tende ad incrociarsi e la politica economica sarà valida se preserva la stabilità dei prezzi e l’ancoraggio di tali aspettative costituisce un presupposto necessario affinchè la politica monetaria contribuisca alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro nell’area dell’euro. Lo stesso discorso vale per l’analisi economica dove ci si attende che la crescita del Pil, in termini reali nell’area dell’euro, sia tonificato da un rapporto virtuoso dei bilanci dei singoli stati comunitari. Le tensioni in atto in alcuni segmenti di mercati finanziari dell’area dell’euro e su scala mondiale possono essere aggravate dalle spinte protezionistiche e da una possibile correzione disordinata degli squilibri internazionali.
Il tutto induce a credere che potenziando e promuovendo la competitività, e migliorando la flessibilità e il potenziale di crescita nel medio-lungo termine, sarà possibile uscire dal tunnel nel quale ci siamo infilati. A tale riguardo la Banca d’Italia, giustamente, rileva che “le riforme strutturali a partire dal mercato del lavoro, per potenziare la flessibilità salariale e seguite dall’incremento della concorrenza nei mercati di beni e soprattutto di servizi”, sono essenziali. Ma vorrei che ci soffermassimo su qualcosa di più considerando che vi sono valori irrinunciabili ai quali dobbiamo conferire la priorità anche se hanno un costo ma che possono essere resi più virtuosi con una spesa più attenta e avere al tempo stesso il coraggio e la fermezza di tagliare, senza tentennamenti, le spese, per quanto importanti ma non necessarie nell’attuale situazione, come quelle per gli armamenti (in due anni abbiamo speso 22 miliardi di euro) o la costruzione di opere civili faraoniche (vedasi stretto di Messina) o per spingersi molto avanti con l’innovazione tecnologica e dei trasporti (pensiamo all’alta velocità) se non consolidiamo opere di minore prestigio ma più aderenti ad una crescita omogenea del sistema paese. E il caso del trasporto su rotaia è classico con un’Italia che migliora il trend viario diciamo da Roma in su e lascia praticamente immutata la rete nella parte meridionale del paese e delle isole. Ma il discorso potrebbe dilatarsi alle reti tecnologiche, all’industria e al terziario. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Crisi economica e promesse da marinaio

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2011

“Berlusconi la smetta di raccontare frottole agli italiani. Dopo dieci anni di governo, si rende conto di ciò che è indispensabile per non far implodere il Paese? E’ gravissimo che il premier parli soltanto adesso di misure che dovrebbero già essere in vigore, se solo questo governo fosse serio e non quello delle eterne promesse da marinaio”. Così in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, commenta le parole di Silvio Berlusconi sulla crisi economica.

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Attività economica mondiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

L’attività tende a riprendersi ma è disomogenea. In pratica ha perso slancio rispetto i primi sei mesi dello scorso anno. Il risanamento dei bilanci, le deboli prospettive del mercato del lavoro e la diffusa sfiducia dei consumatori costituiscono un freno alla ripresa. In questo scenario le spinte inflazionistiche sono fisiologiche nei paesi industrializzati mentre per gli emergenti appaiono consistenti. Dentro questo panieri i maggiori rincari si avvertono sui beni alimentari. L’effetto trascinamento ci porta a segnali di moderazione del commercio mondiale. Un aspetto che in qualche modo vanifica la robusta ripresa avvertita fra il terzo trimestre del 2009 e il secondo del 2010. Negli Usa il presidente Obama si dice moderatamente ottimista per una ripresa economica del Paese. In effetti stanno crescendo i consumi e l’attività economica è in graduale aumento, mentre il mercato del lavoro registra un recupero. Ma questi segnali ci sembrano poco significativi per arrivare alla conclusione che il peggio possa essere passato del tutto. Sull’altra sponda del Pacifico il Giappone segnala un ulteriore indebolimento dell’attività. Per il momento la crescitas è stata sorretta dalla domanda interna e i consumi privati non hanno ceduto per via dei sostanziosi sussidi governativi. Nel Regno Unito siamo in una fase di modesta crescita del quadro economico complessivo tra la modesta dinamica del mercato immobiliare, lo stimolo alla politica monetaria e il deprezzamento della sterlina nell’intento di sostenere l’attività economica e le esportazioni. L’inflazione, invece, tende a salire, sia pure di poco passando dal 3,2% di aprile del 2010 al 3,7% dell’ottobre scorso. Non di molto si è scostata la situazione negli altri stati membri dell’U.E. In Russia si puo dire che le condizioni climatiche hanno fatto la differenza sull’economia. E’ rallentata con l’ondata di caldo eccezionale nei periodi estivi, pur mantenendo uno slancio vigoroso. Elementi di favore sono stati la graduale riduzione delle politiche fiscali, una forte domanda interna e gli investimenti del settore privato. In Cina il dato più significativo è la crescita del Pil che è stata pari al 9,6% nel terzo trimestre dello scorso anno anche se si è mostrata inferiore al precedente periodo che è stato del 10,3%. Il punto debole continua ad essere l’inflazione che mediamente si colloca sul 4,4% su base annua. La Cina, senza dubbio, si trova in una situazione favorevole non solo tra le economie emergenti ma anche rispetto alle altre del mondo occidentale. Lo deve ad una abbondante liquidità e a condizioni creditizie favorevoli. In buona sostanza possiamo dire che tutti i paesi emergenti dell’Asia segnalano un’espansione economica significativa sebbene negli ultimi mesi è stato rilevato un sia pur modesto rallentamento. Nell’America latina la ripresa è moderata, sono forti le spinte inflazionistiche soprattutto in seguito ai rincari dei beni alimentari. Il trend è significativo per il livello elevato dei corsi delle materie prime e per le azioni di stimolo sul piano interno ai flussi di capitale.(Riccardo Alfonso)

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Le elezioni di midterm:incompleta vittoria repubblicana

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

Nella sua conferenza stampa il giorno dopo l’elezione di midterm il presidente Barack Obama ha spiegato che la gente si sente “profondamente frustrata” per il fatto che la ripresa economica è troppo lenta.
Obama stava cercando ovviamente di giustificare la vittoria del Partito Repubblicano che per i prossimi due anni avrà il controllo della Camera dei rappresentanti. Il Senato rimarrà nelle mani del Partito Democratico anche se il Gop è riuscito a ridurre il margine. Non è raro che nelle elezioni di midterm il partito del presidente in carica perda seggi alla Camera ed al Senato. Con il controllo repubblicano della Camera si profilano più tensioni e scontri fra i due partiti.  L’energia  del  Tea Party spingerà il Partito Repubblicano a cercare di disfare l’agenda legislativa di Obama. Sarà difficile perché il controllo democratico al Senato non dovrebbe avere problemi a bloccare disegni di legge estremisti che riflettono l’ala destra del Gop.Il Partito Repubblicano che è stato etichettato il partito del “no” negli ultimi due anni per la sua unanime opposizione all’agenda legislativa di Obama si troverà nella difficile situazione di dovere introdurre soluzioni ai problemi del Paese. Il ruolo di opposizione è stato facile per il Gop. Molto più difficile sarà quello di governare. Ciò si dovrà in parte alle lotte interne ma in particolar modo alla forzata coabitazione con i democratici.  E ovviamente bisognerà sempre fare i conti con la Casa Bianca che dispone della “penna” che permette ad Obama di bloccare disegni di legge mediante l’imposizione del veto.
Le possibili soluzioni repubblicane ai problemi del Paese sono già note. Includono i tagli alle spese,  la riduzione del governo federale e la creazione dei posti di lavoro. Il parlamentare John Boehner, considerato il  probabile leader alla presidenza della Camera, e Mitch McConnell, leader repubblicano al Senato, hanno dichiarato che coopereranno con il presidente. Hanno però anche aggiunto che le elezioni di midtterm si traducono in un ripudio della politica economica di Obama. Quindi toccherà al presidente di avvicinarsi alla direzione del Gop e non il contrario. Se i risultati delle elezioni di midterm hanno favorito i repubblicani  la loro vittoria non è stata completa. Negli Stati del Pacifico i democratici hanno dominato come pure in quelli dell’Atlantico del Nord.
La sconfitta più bruciante per i repubblicani è avvenuta in California. Jerry  Brown è riuscito ad avere la meglio su Meg Whitman, l’ultraricca ex ad di Ebay, la quale aveva speso più di 142 miliardi di dollari per rimpiazzare Arnold Schwarzenegger, l’attuale governatore del Golden State. Lo stesso esito  ha caratterizzato le grosse spese di Carly Fiorina, ex ad di Hewlard-Packard, la quale è stata sconfitta nella sua corsa al Senato da Barbara Boxer. In effetti, gli elettori californiani hanno dimostrato che i voti non si “comprano”. Come si spiega il successo del Partito Democratico nel Golden State e l’ondata repubblicana nel resto della nazione? Per molti analisti si tratta dell’agenda troppo progressista di Obama che ha svegliato i Tea Partiers ed ha energizzato il partito Repubblicano. E perché dunque ciò non è avvenuto in California New York, Washington, e Oregon?
La realtà è che tutte le elezioni sono locali e rispondono a delle dinamiche specifiche. È difficile dunque generalizzare perché le eccezioni a volte sono evidenti come chiarisce lo stato-nazione nella costa del pacifico.
Obama sarebbe dunque ingenuo a cercare troppi compromessi con i repubblicani dato che la loro meta è di riconquistare la Casa Bianca nel 2012. Lo ha detto chiaramente Micth McConnell, leader repubblicano al Senato, in un’intervista alla rivista The National Journal.
Obama lo sa e quindi farà bene a diffidare dei repubblicani. Si tratterà di due anni difficili caratterizzati da una situazione di stallo. Con ogni probabilità la questione economica determinerà il futuro politico di Obama. Come ha detto Harry Reid, l’attuale presidente del Senato, il lavoro principale del governo sarà di “aiutare a creare posti di lavoro”. Soltanto con nuovi posti di lavoro “si risolveranno i problemi economici” ha continuato Reid, il quale è riuscito a sconfiggere Sharron Angle per mantenere il suo incarico al Senato.
Se l’economia si riprende, Obama diverrà imbattibile. In caso contrario  nel 2012  il completo controllo del governo cadrà nelle mani del Gop.(Domenico Maceri)

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