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Fixed Income – Sbloccare il capitale umano nelle economie emergenti

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management. Tutti i Paesi in via di sviluppo hanno una risorsa sotto-utilizzata: la loro popolazione. È un aspetto importante da tenere a mente per chi investe nel debito dei mercati emergenti.
La nostra analisi dimostra che potenziare il capitale umano – ossia il valore economico delle competenze e delle capacità delle persone – accelera la produttività e la crescita di un Paese, con un conseguente miglioramento del suo rating creditizio. Comporta, quindi, implicazioni importanti per gli investitori nelle obbligazioni dei mercati emergenti.La maggior parte dei Paesi in via di sviluppo tende a mostrare un miglioramento nell’indice dello Sviluppo umano delle Nazioni Unite (Human Development Index, HDI). Ma mentre i Paesi nella prima metà della classifica vengono premiati, in media, con un upgrade di 2,13 livelli del rating (in cui, ad esempio, da A ad AA si conta un livello), i Paesi nella seconda metà beneficiano solo di un upgrade che vale 0,24 livelli .
Ciò malgrado, gli investitori hanno di norma ignorato il capitale umano nella valutazione delle prospettive dei Paesi in via di sviluppo, anche perché risulta difficile da misurare e analizzare. Ma questa situazione sta cambiando. Recentemente, il Progetto sul Capitale Umano della Banca Mondiale, l’Indice di sviluppo umano e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite hanno tutti contribuito a mettere in luce l’importanza del capitale umano, offrendone nuovi metodi di misurazione. In Pictet Asset Management, il nostro team che si occupa del debito dei mercati emergenti sta utilizzando questi strumenti nell’ambito della sua analisi, soprattutto quando è correlata ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG).Avere la corretta percezione del capitale umano è importante soprattutto adesso – in quanto serve a dissolvere parte dell’attuale penombra che avvolge le prospettive economiche dei mercati emergenti. L’avanzata del protezionismo commerciale, il difficile cammino delle riforme strutturali e la fine del super ciclo delle materie prime sono considerati ostacoli allo sviluppo, tradizionalmente trainato dal settore manifatturiero e dalle esportazioni. Ma in un mondo in cui i flussi di informazioni e di merci sono fonti di crescita sempre più importanti, il capitale umano latente offre ai mercati emergenti un potenziale sterminato. Motivo per cui è fondamentale per i Paesi emergenti investire nelle loro persone.
Il concetto di capitale umano è legato all’economia moderna. L’economista e filosofo del XVIII secolo Adam Smith lo descriveva come “le capacità acquisite e utili di tutti gli abitanti o membri di una società.” Più di recente, Paul Romer è stato insignito del Premio Nobel 2018 per l’Economia per un lavoro che pone il capitale umano e l’innovazione al centro della sua teoria sulla crescita economica.
Il dibattito si è spostato al di là dell’importanza del capitale umano per la crescita economica verso il modo in cui incide sul tipo di crescita di un Paese – se si trova in un percorso di sviluppo più inclusivo e, quindi, sostenibile.Ma ottenere un quadro completo di come il capitale umano si stia sviluppando nelle economie emergenti significa guardare oltre le interazioni con quel tipo di istituzioni a cui sono abituati gli investitori tradizionali nei mercati emergenti e con le quali si trovano a loro agio. Non è sufficiente attenersi al solito repertorio di riunioni con i funzionari governativi e il top management delle aziende, essere trasportati avanti e indietro da un hotel extra lusso a un ufficio con aria condizionata.Uno dei modi con cui ricaviamo una panoramica degli sviluppi sociali ed economici nei Paesi di cui ci occupiamo è stato costruire una partnership con EMpower, un ente benefico rispettato ed innovativo che lavora con i giovani delle economie emergenti. Il contatto con i responsabili dei programmi di EMpower nelle regioni e dei Paesi chiave ci offre un punto di vista diretto sul territorio e ci mette in contatto con persone a cui diversamente non saremmo mai arrivati.Uno di questi programmi è il Mamelani Projects nel Sudafrica. Mamelani è stato fondato da giovani collaboratori per lo sviluppo delle comunità per aiutare i molti giovani senzatetto delle township di Città del Capo, cresciuti negli orfanotrofi, spesso orfani o vittime dell’epidemia di AIDS in Sudafrica. Grazie ad EMpower, il gestore di Pictet Asset Management Robert Simpson ha recentemente avuto l’opportunità di trascorrere del tempo con il direttore di Mamelani, Gerald Jacob. Ha constatato di persona l’approccio di Mamelani per la costruzione del capitale umano dei giovani del luogo, unendo supporto emotivo personalizzato, istruzione e formazione sulle abilità sociali – compreso aiutarli a sviluppare i loro network.
Durante altri recenti viaggi, altri membri del team dedicato al debito dei mercati emergenti di Pictet hanno trascorso parecchio tempo con gli enti benefici sponsorizzati da EMpower in Brasile e Argentina. Ogni riunione ha contribuito con un gran numero di informazioni alla nostra analisi del Paese.Queste informazioni ci aiutano, a nostra volta, a dialogare in modo più efficace e diretto con i responsabili della politica e i leader delle aziende che hanno il potere di influenzare le politiche che riguardano lo sviluppo del capitale umano. Trasmettere il messaggio corretto sarà in ultima analisi positivo per le persone che abitano nel Paese. E ci aiuterà a gestire in modo migliore il capitale dei nostri investitori e, ci auguriamo, a migliorare per loro i rendimenti a lungo termine.

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Economie emergenti: mercati e settori più promettenti nel 2019 secondo Atradius

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Bulgaria, Vietnam, Indonesia, Marocco e Perù: questi i Paesi che nel 2019 offriranno le migliori opportunità di sviluppo commerciale agli esportatori. Nello specifico, in questi Paesi, i settori caratterizzati da un maggiore potenziale di crescita della domanda saranno i beni di consumo durevoli, i generi alimentari, le costruzioni e le infrastrutture.E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’analisi condotta da Atradius – tra i gruppi leader nel mondo nell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e servizi di recupero crediti in Italia ed all’estero – che evidenzia un trend economico di forte crescita nei Paesi summenzionati, in controtendenza rispetto al clima di incertezza della maggior parte dei mercati emergenti.Buone opportunità per gli esportatori internazionali, compresi quelli italiani, in particolare nei settori dei beni di consumo durevoli e degli alimenti e bevande, vengono offerte dalla Bulgaria che vedrà una crescita del PIL del 3,5% quest’anno, in netta controtendenza rispetto alla contrazione economica che ha colpito l’Europa Orientale. Opportunità di sviluppo commerciale nel mercato bulgaro sono attese anche nei settori chimico e meccanico, che beneficiano delle sovvenzioni dell’Unione Europea e del sostegno del governo locale. Anche il settore agricolo, tradizionalmente uno dei settori principali del mercato bulgaro, registrerà una crescita della produzione, il che stimola la domanda d’importazione di fertilizzanti dall’estero.
Nel Sud-Est asiatico, buone prospettive di crescita commerciale per l’export sono offerte dal Vietnam (crescita del Pil prevista +6,7% nel 2019) nei settori tessile (+5% nel 2019), grazie alla forte diversificazione dei mercati di sbocco al di fuori della Cina (penalizzata dalle tensioni commerciali con gli Usa), degli alimenti e bevande e nel settore chimico, in particolare il segmento carburanti. La domanda alimentare è motore di crescita anche in Indonesia che mostra prospettive promettenti nei settori dei beni di consumo durevoli, ed in quello degli alimenti e bevande. A mostrare un trend positivo è anche la domanda nel settore chimico, spinto dall’esplosione dell’e-commerce, nelle infrastrutture e nel settore dei macchinari.
In America Latina, importanti opportunità di crescita sono attese nel settore dell’industria primaria del Perù (PIL +4% nel 2019), dove l’aumento della pesca delle acciughe e una maggiore produzione di idrocarburi faranno da traino alla crescita del settore. Lo sviluppo del comparto minerario inoltre alimenta la crescita del settore costruzioni e grandi opere, e nei settori alimenti e bevande e dei beni durevoli di consumo che, supportati da un’ampio mercato interno e dall’elevata fiducia dei consumatori, rivelano un’alto potenziale di crescita.
Tra i Paesi MENA, il Marocco è in corsa con una previsione di crescita del PIL del + 3,3% nel 2019, ed è pronto ad offrire promettenti opportunità di crescita per l’export nel settore manifatturiero, in particoloare nel comparto dell’industria automobilistica. A sostenere la buona performance del Paese anche il settore del turismo, grazie all’alto livello delle infrastrutture, e quello dell’energia rinnovabile, che sta registrando una forte crescita in seguito all’obiettivo del governo di aumentare la quota al 42% entro il 2020.

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L’espansione nelle economie emergenti dei paesi BRIC sarà un importante fattore di crescita nell’attuale scenario economico

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2013

MILANO – 17 settembre 2013 – Si prevede che il mercato globale delle tenute meccaniche crescerà a ritmo costante in tutti i principali settori di utenti finali nel lungo periodo. Particolarmente utili per il mercato saranno i settori oil & gas, chimico e farmaceutico, nonchè l’espansione della base installata di pompe e compressori nelle economie emergenti dei paesi BRIC. “Global Mechanical Seals Market”, rileva che il mercato globale ha prodotto entrate per circa 2691,5 milioni di dollari nel 2012 e stima che questa cifra raggiungerà quota 3558,4 milioni di dollari nel 2015. “Si prevede che l’espansione nelle economie emergenti come ad esempio Brasile, Russia, Cina e India rappresenterà un importante fattore di crescita nell’attuale scenario economico, – osserva Ashwin Annareddy, Program Manager di Frost & Sullivan. – “Ora che i mercati in Nord America ed Europa occidentale hanno raggiunto la maturità, l’attenzione si sposterà sui servizi post-vendita e sui miglioramenti dei prodotti”. Le normative UE ben consolidate per il riciclo dell’energia e l’efficienza energetica hanno costretto i fornitori di pompe ad introdurre progressivamente nuove funzionalità dei prodotti. L’Unione Europea ha inoltre linee guida stringenti relative alle emissioni fuggitive a causa di perdite delle apparecchiature. In America, gli standard dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA) per le emissioni richiedono pratiche operative specifiche per il rilevamento e la riparazione delle perdite delle apparecchiature. I produttori in queste regioni, pertanto, devono migliorare l’affidabilità, le funzionalità ed il ciclo di vita dei prodotti. La domanda in questi mercati regionali maturi sarà sostenuta da una piattaforma di funzionalità innovative, pompe migliori ed efficienza dei motori, un miglior rapporto prezzo-prestazioni ed un rapido servizio post-vendita. Una delle minacce principali per la crescita del mercato è rappresentata dall’aumento dell’adozione di pompe a trascinamento magnetico senza tenuta. I settori oil & gas, chimico e petrolchimico necessitano che le tenute meccaniche siano conformi allo standard API 682. Tuttavia, la conformità a questo standard richiede investimenti considerevoli in ricerca e sviluppo, che i produttori di tenute regionali non sono in grado di sostenere. Anche la crescente soddisfazione dei clienti pone una sfida significativa ai produttori di pompe. Gli utenti finali di oggi si aspettano non solo la consegna in tempi rapidi di prodotti di alta qualità, ma anche una serie di servizi efficaci a sostegno dei propri acquisti. “Poiché l’affidabilità delle tenute meccaniche è un criterio di acquisto critico, la ricerca e sviluppo di diversi materiali di costruzione, l’ingegnerizzazione dei prodotti basata sul valore, l’assistenza in situ per i sistemi installati e la condivisione del valore sono la chiave per un’efficace comunicazione del maggiore valore offerto agli utenti finali, – suggerisce Annareddy. – Complessivamente, i produttori devono sviluppare un ampio portfolio di prodotti ed un solido sistema di supporto tecnico, rafforzando allo stesso tempo la diffusione nelle regioni emergenti”.

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Il ruolo delle economie emergenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Le economie emergenti rispetto al passato presentano oggi un miglioramento dei fondamentali e del clima di fiducia. Ciò consente risultati economici per molti versi migliori di quelli delle economie avanzate, anche in termini di crescita e di scambi commerciali. I flussi finanziari verso le economie emergenti sono raddoppiati nel periodo recente, mentre l’aumento delle riserve ufficiali è stato ancora più sostenuto. L’evoluzione della situazione finanziaria delle economie emergenti ha assunto un’importanza crescente con il rafforzarsi del loro ruolo sui mercati internazionali. Grazie alla loro crescente integrazione nei mercati finanziari, tali economie sono riuscite non solo a migliorare le proprie prospettive di crescita, ma anche ad offrire maggiori opportunità di diversificazione agli investitori esteri (provenienti da economie avanzate ma anche, in misura crescente, da quelle non avanzate). Tuttavia, l’andamento delle economie emergenti pone anche seri rischi alla stabilità del mercato finanziario globale, non ultimo a causa della maggiore volatilità dei loro fondamentali economici e, quindi, dei flussi finanziari. L’analisi di queste economie è pertanto diventata parte integrante dell’esercizio di valutazione della stabilità finanziaria. Dobbiamo, quindi, concludere che le economie emergenti sono diventate un a parte importante dell’economia e del sistema finanziario globale. La convenienza di un trasferimento netto di risorse dalle economie emergenti alle economie mature dipende in larga misura dal saldo tra i vantaggi derivanti dalla promozione della domanda delle economie mature verso le loro esportazioni e quelli derivanti dall’ampiezza di investimenti produttivi nelle economie emergenti stesse. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Forza lavoro e economie emergenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

In un radicale spostamento degli investimenti relativi alla forza lavoro, le aziende dei mercati in crescita, soprattutto in Cina e India, assumono personale sempre più in Nord America e in Europa: questo è ciò che emerge da un nuovo studio IBM, condotto intervistando più di 700 direttori delle risorse umane (CHRO) di aziende appartenenti a 31 settori diversi di 61 Paesi.  Lo studio ha rivelato che:
il 45% delle aziende in India prevede di aumentare il proprio organico in Nord America e il 44% nell’Europa occidentale;
il 33% delle aziende in Cina prevede di accrescere l’organico in Nord America e il 14% nell’Europa occidentale.
Condotto dall’IBM Institute for Business Value, lo studio IBM Global Chief Human Resource Officer 2010, intitolato “Working Beyond Borders” (Lavorare al di là delle frontiere), ha riscontrato che, mentre le organizzazioni sempre più velocemente continuano a sviluppare e a impiegare talenti in diverse aree in tutto il mondo, la strategia alla base degli investimenti relativi alla forza lavoro sta cambiando.
Anche se il social networking e la collaborazione possono essere considerati da molti “soft skills”, i dati dello studio suggeriscono che possono avere conseguenze anche a livello di risultati finanziari.
Nel campione preso in esame, le aziende con performance finanziarie superiori alla media, rispetto a quelle con risultati inferiori, utilizzano tool collaborativi e di social networking in misura maggiore (+57%), per consentire ai team globali di lavorare più efficacemente insieme.
• Gli intervistati hanno dichiarato di impiegare con più frequenza strumenti collaborativi per potenziare l’efficacia delle comunicazioni aziendali, dei programmi di apprendimento, per individuare e reclutare i canditati esterni.
Solo il 21% ha aumentato di recente l’importo investito nei tool richiesti per promuovere la collaborazione e il networking. Inoltre, meno del 20% utilizza costantemente la business analytics per comprendere l’impatto dei propri sforzi.
Solo il 19% degli intervistati usa regolarmente tecnologie collaborative per identificare gli individui in possesso delle conoscenze e delle competenze rilevanti, il 23% per preservare conoscenza critica e il 27% per diffondere più ampiamente l’innovazione.
D’altro canto, anche durante il picco della recessione globale, il 33% dei nostri intervistati nei mercati maturi, e il 43% nei mercati in crescita, ha aumentato il proprio investimento nello sviluppo della leadership: un numero significativo, a dispetto delle iniziative di contenimento dei costi avviate da molte aziende in tale frangente.
Il 2010 IBM Global Chief Human Resource Officer Study è la terza edizione del Global Human Capital Study, condotta congiuntamente dall’IBM Institute for Business Value e dalla practice IBM Strategy & Transformation. Tra novembre 2009 e aprile 2010, IBM ha intervistato 707 dirigenti, quasi tutti in incontri di persona. La ricerca è stata condotta con organizzazioni di tutte le dimensioni, in 61 paesi diversi ed è stata quasi uniformemente ripartita tra dirigenti nei mercati maturi e nei mercati in crescita.  Per consultare il rapporto completo dello studio, inclusi i risultati e lo studio dei casi, visitare il sito: ibm.com/chrostudy

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