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Fiscal compact

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2012

E’ il nuovo patto di bilancio che il Consiglio Europeo si è dato lo scorso 9 dicembre per ridefinire le regole di bilancio e gli impegni assunti dai governi dei paesi dell’area dell’euro con riferimento ai conti pubblici. Si intende, in questo modo, assicurare la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche di quei paesi che avendo una moneta in comune non possono di certo gestirla senza darsi delle regole di salvaguardia per tutelare, sia le economie virtuose, sia per spronare quelle in difficoltà. E da qui lo spartiacque tra chi è stato inadempiente e stenta a rimettersi in regola come la Grecia e la “fascia grigia” dei paesi come l’Italia con un debito pubblico da capogiro e ancora la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda. Ma questa invocata stabilità finanziaria per essere credibile non presenta sino ad oggi gli strumenti più idonei per renderla operativa. In altri termini quanto si parla di European Financial Stability Facility e del meccanismo europeo di stabilità siamo più propensi a crogiolarci intorno alle belle parole ma ci guardiamo bene dall’essere conseguenti. La verità è che se l’Eurolandia non si da delle regole comuni in fatto di fisco, di bilanci pubblici, di partecipazioni statali, di riforme strutturali audaci e ambiziose e di mercato del lavoro non sarà possibile esercitare un controllo rigoroso e comparativo adeguato. Questo dibattito oggi si trascina da una cancelleria all’altra dei vari governi interessati, ma non decolla. E’ che tutti, a bocce ferme, predicano bene, sollecitano riunioni dibattiti, incontri bilaterali o multilaterali, ma alla fine non pensano all’Europa come una sola anima ma cercano unicamente d’imporre una personale leadership per pensare ai propri casi a danno degli altri. Queste cose non sono capite negli U.S.A. Ecco il motivo dell’ambasceria del nostro presidente del consiglio Mario Monti per spiegare a quelli di Wall Street e della Casa Bianca che la barca europea ha un fasciame solido per reggere al mare mosso, anzi agitato, ma che abbisogna di tempo per digerire una logica di mercato più solidale e collaborativa in quanto non si tratta di essere primi della classe in casa propria ma di diventarlo in dimensione europea poiché la misura della propria capacità competitiva si calcola a livello di continente e non di singolo stato o di club per due o tre paesi. Oggi più che mai questa necessità diventa imperativa poiché dobbiamo avere a che fare con forti economie emergenti come quella asiatica ma anche Sud Americana. Costoro non perdono tempo per espandersi e potenziarsi. Siamo noi che non ci rendiamo conto che il fattore tempo non è dalla nostra parte e che dobbiamo agire in fretta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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