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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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Simonetta Di Pippo: Space Economy

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

Asteroidi da cui estrarre metalli dal valore inestimabile, mega costellazioni di satelliti per consentire l’accesso a Internet su scala globale, “ombrelloni” orbitanti tra la Terra e il sole in grado di ridurre la temperatura del pianeta, gite “fuori-atmosfera” in giornata e città marziane abitabili. Fantascienza? No, economia. Spaziale, di preciso, come quella raccontata nel nuovo saggio di Simonetta Di Pippo edito da Bocconi University Press – Egea: “Space Economy – La nuova frontiera dello sviluppo”. Astrofisica, già direttrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico con sede a Vienna, attualmente l’autrice – a cui nel 2008 è stato dedicato l’asteroide 21887 Dipippo – dirige lo Space Economy Evolution Lab di SDA Bocconi School of Management. Nel nuovo saggio, Di Pippo invita i lettori a toccare con mano la passione che la ha accompagnata durante tutto il suo percorso professionale, e li porta alla scoperta di un’economia i cui confini vanno ben al di là di quelli dello spazio, radicandosi in una Terra mai così bisognosa di nuove forme di sviluppo sostenibili a livello ambientale e sociale. Proprio quelle che, secondo Di Pippo, la space economy può permetterci di valorizzare, generando impatti concreti non solo nelle vite di scienziati e imprenditori visionari, ma anche in quelle di tutti noi. Secondo la definizione dell’OECD la space economy è l’insieme delle attività e dell’uso delle risorse spaziali che creano valore e benefici per l’umanità nel corso dell’esplorazione, comprensione, gestione e utilizzo dello spazio. Include quindi tutti i soggetti, pubblici e privati, impegnati a sviluppare, fornire e utilizzare prodotti e servizi legati allo spazio: ricerca e sviluppo, costruzione e uso delle infrastrutture spaziali (stazioni a Terra, veicoli di lancio, satelliti), applicazioni derivanti dallo spazio (strumenti di navigazione, telefoni satellitari, servizi meteorologici ecc.), come pure le conoscenze scientifiche che ne scaturiscono. La space economy va dunque ben oltre il settore spaziale in senso stretto, perché si estende agli impatti sempre più pervasivi e mutevoli dei prodotti, dei servizi e delle conoscenze che dallo spazio derivano. Dall’agricoltura alla protezione dell’ambiente, dalla gestione delle risorse naturali ai trasporti, sono moltissime le applicazioni che in altri settori beneficiano dei dati e delle tecnologie spaziali. Oggi la space economy vale circa 470 miliardi di dollari a livello globale con previsioni di crescita percentuale a due cifre per i prossimi decenni, ma il suo valore non può essere misurato solo in cifre. Ciò che più conta, infatti, è che offrirà opportunità anche ai paesi meno sviluppati e contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati nell’Agenda 2030 dell’Onu. Dalla lotta alla fame e alla povertà fino al raggiungimento di una crescita economica inclusiva, passando per le sfide del cambiamento climatico e della tutela dell’ecosistema terrestre: secondo uno studio del 2018 – condotto da UNOOSA in cooperazione con quella che allora era la European GNSS Agency (GSA) – è risultato che il 40% dei sotto-obiettivi Onu (65 su 169) è fortemente dipendente dalle attività spaziali. Se da un lato il saggio di Di Pippo ci spiega nel dettaglio come e perché il futuro della specie umana stia diventando sempre più legato allo spazio anche per quel che riguarda la nostra quotidianità “terrestre”, dall’altro non rinuncia ad approfondire gli aspetti più curiosi – e talvolta controversi – della space economy. Esplorazioni e turismo spaziale, comunicazioni extra-terrestri, economia degli asteroidi, nuovi prodotti «Made in Space» ma anche detriti che vagano nel traffico di orbite sempre più congestionate e ipotetiche colonizzazioni di pianeti e satelliti più o meno vicini, di cui Marte e la luna potrebbero essere solo un antipasto. Perché il futuro è davvero dietro l’angolo e non resta che attrezzarsi dotando il nostro capitale umano di tutte le conoscenze necessarie per scoprirlo. (Egea Editore)

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Space economy di Simonetta Di Pippo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

Asteroidi da cui estrarre metalli dal valore inestimabile, mega costellazioni di satelliti per consentire l’accesso a Internet su scala globale, “ombrelloni” orbitanti tra la Terra e il sole in grado di ridurre la temperatura del pianeta, gite “fuori-atmosfera” in giornata e città marziane abitabili. Fantascienza? No, economia. Spaziale, di preciso, come quella raccontata nel nuovo saggio di Simonetta Di Pippo edito da Bocconi University Press – Egea: “Space Economy – La nuova frontiera dello sviluppo”. Astrofisica, già direttrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico con sede a Vienna, attualmente l’autrice – a cui nel 2008 è stato dedicato l’asteroide 21887 Dipippo – dirige lo Space Economy Evolution Lab di SDA Bocconi School of Management. Nel nuovo saggio, Di Pippo invita i lettori a toccare con mano la passione che la ha accompagnata durante tutto il suo percorso professionale, e li porta alla scoperta di un’economia i cui confini vanno ben al di là di quelli dello spazio, radicandosi in una Terra mai così bisognosa di nuove forme di sviluppo sostenibili a livello ambientale e sociale. Proprio quelle che, secondo Di Pippo, la space economy può permetterci di valorizzare, generando impatti concreti non solo nelle vite di scienziati e imprenditori visionari, ma anche in quelle di tutti noi. Secondo la definizione dell’OECD la space economy è l’insieme delle attività e dell’uso delle risorse spaziali che creano valore e benefici per l’umanità nel corso dell’esplorazione, comprensione, gestione e utilizzo dello spazio. Include quindi tutti i soggetti, pubblici e privati, impegnati a sviluppare, fornire e utilizzare prodotti e servizi legati allo spazio: ricerca e sviluppo, costruzione e uso delle infrastrutture spaziali (stazioni a Terra, veicoli di lancio, satelliti), applicazioni derivanti dallo spazio (strumenti di navigazione, telefoni satellitari, servizi meteorologici ecc.), come pure le conoscenze scientifiche che ne scaturiscono. La space economy va dunque ben oltre il settore spaziale in senso stretto, perché si estende agli impatti sempre più pervasivi e mutevoli dei prodotti, dei servizi e delle conoscenze che dallo spazio derivano. Dall’agricoltura alla protezione dell’ambiente, dalla gestione delle risorse naturali ai trasporti, sono moltissime le applicazioni che in altri settori beneficiano dei dati e delle tecnologie spaziali. Oggi la space economy vale circa 470 miliardi di dollari a livello globale con previsioni di crescita percentuale a due cifre per i prossimi decenni, ma il suo valore non può essere misurato solo in cifre. Ciò che più conta, infatti, è che offrirà opportunità anche ai paesi meno sviluppati e contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati nell’Agenda 2030 dell’Onu. Dalla lotta alla fame e alla povertà fino al raggiungimento di una crescita economica inclusiva, passando per le sfide del cambiamento climatico e della tutela dell’ecosistema terrestre: secondo uno studio del 2018 – condotto da UNOOSA in cooperazione con quella che allora era la European GNSS Agency (GSA) – è risultato che il 40% dei sotto-obiettivi Onu (65 su 169) è fortemente dipendente dalle attività spaziali. Se da un lato il saggio di Di Pippo ci spiega nel dettaglio come e perché il futuro della specie umana stia diventando sempre più legato allo spazio anche per quel che riguarda la nostra quotidianità “terrestre”, dall’altro non rinuncia ad approfondire gli aspetti più curiosi – e talvolta controversi – della space economy. Esplorazioni e turismo spaziale, comunicazioni extra-terrestri, economia degli asteroidi, nuovi prodotti «Made in Space» ma anche detriti che vagano nel traffico di orbite sempre più congestionate e ipotetiche colonizzazioni di pianeti e satelliti più o meno vicini, di cui Marte e la luna potrebbero essere solo un antipasto. Perché il futuro è davvero dietro l’angolo e non resta che attrezzarsi dotando il nostro capitale umano di tutte le conoscenze necessarie per scoprirlo. By Egea libri

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BlueInvest: Commission and EIF agree to mobilise €500 million with new equity fund for blue economy

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2022

At the BlueInvest Days 2022 in Brussels, Commissioner Virginius Sinkevičius and European Investment Fund (EIF) Deputy Chief Executive, Roger Havenith have announced a new dedicated equity initiative for the blue economy under InvestEU. The initiative will mobilise an additional €500 million of EU funds for financial intermediaries investing in this sector. Commissioner Sinkevičius also announced that the European Commission’s successful BlueInvest initiative will continue beyond 2022 until 2026. European Commissioner Virginijus Sinkevičius, responsible for Environment, Oceans and Fisheries, praised the achievements of the BlueInvest initiative, which in the past 3 years has been highly successful in terms of getting hundreds of SMEs coached and matched with investors. The initiative has led to a large number of financing deals being signed, has strengthened the investment landscape for the blue economy, increased investor awareness and helped bridge the finance gap for blue technology SMEs and start-ups.

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Robeco: Trend dei consumi 2022 – la subscription economy e il Metaverso

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2022

A cura di Jack Neele, Portfolio Manager della strategia Robeco Global Consumer Trends EquitiesI cambiamenti socioeconomici in corso potrebbero aver subito un rallentamento con la graduale riapertura delle economie, ma nel complesso rimangono intatti perché le nuove abitudini persistono al di là della ripresa a singhiozzo. Per il 2022 ci aspettiamo che queste tendenze proseguano a un ritmo sostenuto, anche a fronte della continua ripresa delle economie dallo shock iniziale dovuto al Covid-19 e della graduale normalizzazione della situazione. In questo inizio d’anno, identifichiamo due promettenti aree di interesse per gli investitori: la subscription economy e il Metaverso.Per subscription economy si intendono tutti i prodotti e i servizi che si può pensare di rendere disponibili attraverso un piano di abbonamento, contrapposto al tradizionale acquisto casuale. Per gli investitori, le imprese con offerte in abbonamento presentano tipicamente una minore incertezza in termini di ricavi e generazione di profitti a lungo termine, rispetto ai modelli di business più tradizionali. Inoltre, queste aziende tendono a generare un flusso costante di dati che possono essere utilizzati per migliorare il servizio, aumentare la soddisfazione della clientela e identificare opportunità di business complementari. Ciò conduce generalmente a una crescita relativamente stabile nel tempo.Secondo Zuora, una piattaforma di gestione di abbonamenti, le imprese del settore sono cresciute quasi sei volte più velocemente delle società dell’S&P Index 500 nel periodo 2012-2020, grazie alla sempre maggiore domanda di servizi in abbonamento espressa dai consumatori. La pandemia di Covid-19 ha accentuato ulteriormente questo divario. Molte imprese con offerte in abbonamento hanno evidenziato una decisa accelerazione della crescita, perché aiutano i consumatori a trasformare i costi fissi in costi variabili e le imprese a focalizzarsi sulle loro operazioni core, esternalizzando il resto. Nel 2020 i ricavi delle imprese con offerte in abbonamento monitorate da Zuora sono cresciuti dell’11,6%, mentre quelli delle società dell’S&P 500 Index sono diminuiti dell’1,6%. Certo, i lockdown e le altre misure restrittive prese nel primo trimestre sono parse inizialmente rallentare la crescita dei ricavi da abbonamenti. Tuttavia, a seguito della reintroduzione dei lockdown nell’ultimo trimestre, la crescita dei ricavi da abbonamenti ha accelerato, suggerendo che queste aziende sono riuscite ad adattare rapidamente la loro offerta.Ci aspettiamo che questo trend continui nei prossimi decenni, sospinto essenzialmente dalla progressiva digitalizzazione dell’economia. Secondo le recenti stime di UBS Wealth Management e Bernstein, l’economia degli abbonamenti digitali costituisce attualmente un mercato da 650 miliardi di dollari ed è destinata a più che raddoppiare le sue dimensioni entro il 2025, portandosi a 1.500 miliardi di dollari. Questo equivale a un impressionante tasso di crescita medio composto del 18%. Le nuove tecnologie permettono ora alle imprese di quasi tutti i settori economici di offrire servizi in abbonamento ai loro clienti. Sul fronte aziendale, la rapida diminuzione dei costi di archiviazione dei dati e l’aumento della potenza di calcolo permettono oggi alle imprese di offrire ai consumatori accesso ai loro servizi a un costo molto basso. Al contempo, l’ubiquità dei servizi online consente ai consumatori di essere sempre in contatto con contenuti, servizi e anche con altri abbonati.Un altro importante fattore d’impulso nei prossimi anni sarà l’inevitabile passaggio generazionale, dato che i millennial e i membri della Generazione Z sono tendenzialmente più inclini ad acquistare piani di abbonamento e di utilizzo rispetto alle coorti più anziane. Le indagini sui consumatori suggeriscono che, per le generazioni più giovani, la promessa di avere sempre l’ultimo prodotto, il venir meno della necessità di manutenzione e le preoccupazioni ambientali giocano spesso un ruolo più importante nelle decisioni di acquisto rispetto alle tradizionali considerazioni sulla proprietà.Il Metaverso è diventato una parola d’ordine popolare nel 2021, dato che i protagonisti del mondo tecnologico hanno annunciato passi importanti in quest’area. Due pietre miliari fondamentali sono state la quotazione in borsa della piattaforma di gioco Roblox e la ridenominazione di Facebook in Meta Platforms. Tuttavia, al di là dell’attuale clamore su questo concetto, pensiamo che il Metaverso rifletta una serie di trend strutturali in atto all’intersezione dell’Internet of Things, dei social media e del mobile computing.Per molti aspetti, il Metaverso può essere visto come il prossimo passo di Internet, una realtà in cui una maggiore connettività favorirà l’ulteriore integrazione delle vite digitali e fisiche. Non è dunque qualcosa di predefinito, ma un concetto in continuo cambiamento. Certo, il Metaverso è ancora in una fase iniziale di sviluppo e richiede quindi un approccio prudente da parte degli investitori. Tuttavia, ci aspettiamo che gli investimenti in quest’area aumentino notevolmente nei prossimi anni, dato che le aziende dovranno far fronte a crescenti esigenze in ambito informatico – inclusi hardware e software – e sviluppare capacità di testing e apprendimento sui potenziali casi d’uso per i clienti sia societari che al dettaglio. I consumatori di tutto il mondo mostrano interesse per i servizi con caratteristiche legate al Metaverso. Le piattaforme di social media vantano già miliardi di utenti in tutto il pianeta, che alla fine potrebbero essere attratti dal Metaverso. Piattaforme popolari come Facebook, YouTube e WhatsApp, ad esempio, contano miliardi di utenti in tutto il mondo. Inoltre, molti di questi utenti trascorrono già una parte significativa della loro giornata sui media digitali, principalmente attraverso i loro dispositivi mobili.Secondo recenti stime degli analisti di Bernstein, anche se i tempi e la portata degli sviluppi legati al Metaverso rimangono incerti, i ricavi annui complessivi dei mercati più rilevanti si attesterebbero già a oltre 2.000 miliardi di dollari. Tra le aree più evidentemente destinate a beneficiare dello sviluppo del Metaverso nei prossimi anni figurano, ad esempio, gli annunci digitali, i semiconduttori, i telefoni cellulari e il software per le infrastrutture. L’impatto, tuttavia, sarà probabilmente di portata molto più ampia, in quanto molti altri segmenti dell’economia, forse meno scontati, sono destinati a trarre vantaggio dall’avvento del Metaverso nei prossimi anni. Tra questi troviamo l’e-commerce, i media, i pagamenti digitali e persino l’istruzione, per citarne solo alcuni. In una recente nota ai clienti, gli analisti di Goldman Sachs hanno stimato che l’opportunità di mercato offerta dal Metaverso potrebbe raggiungere una cifra compresa tra i 2.600 e i 12.500 miliardi di dollari.Anche se i tempi sono ancora immaturi e una certa prudenza è tuttora giustificata, gli investitori non dovrebbero trascurare le promettenti prospettive del Metaverso. Bisogna ammettere che il numero di aziende investibili direttamente coinvolte è ancora relativamente ridotto. Siamo quindi fautori di un cosiddetto approccio “pale e picconi”, che consiste nell’investire in chiave selettiva nelle imprese che rendono possibili questi sviluppi. Tra queste troviamo una vasta gamma di aziende, dalle piattaforme di social media ai produttori di chip.

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Putin Economy

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2022

Molto prima che la Nato iniziasse ad allargarsi a Est, in realtà l’America e i suoi alleati avevano compiuto gesti importanti per includere la Russia in una comunità che superasse le vecchie divisioni. Bill Clinton offrì a Mosca una partnership stabile con la Nato, nel 1997 il G7 venne allargato alla Russia, diventando il G8. E l’11 settembre 2001 Putin fu il primo leader straniero a chiamare Bush, offrendo sostegno all’intervento militare in Afghanistan.Il primo discorso della sua nuova dottrina arrivò solo nel 2007 a Monaco, dopo che le “rivoluzioni arancioni” gli fecero temere una perdita di consenso (New York Times). È quando si sentì minacciato nel suo potere interno, che cominciò a vedere congiure occidentali per rovesciarlo, scrive Federico Rampini sul Corriere.Da allora, il rapporto tra la Russia di Putin e l’Europa è rimasto solo sul fronte della cooperazione economica fondata sullo scambio gas e investimenti, ma senza la definizione di un chiaro progetto di crescita condivisa che non fosse un sistema di “pace armata”. Basti pensare, ad esempio, che le banche italiane sono esposte sul fronte russo per 25,3 miliardi di dollari (Altreconomia). E che il 43% del gas che importa l’Italia arriva dalla Russia (YouTrend).Dopo le sanzioni del 2014 in risposta all’invasione della Crimea, Putin ha ridotto la sua dipendenza dal dollaro e dagli investimenti stranieri, creando una sorta di “scudo economico” con un debito pubblico inferiore al 20% del Pil (Fatto Quotidiano). Ma con le sanzioni più aspre decise ora da parte dell’Ue, che colpiscono anche la Banca centrale russa – che detiene riserve pari 650 miliardi di dollari di cui in larga parte detenute all’estero – l’impatto sull’economia di Mosca si fa sentire (Ispi).“La Russia non produce nulla a parte petrolio e gas. Non esiste manifattura domestica di beni di consumo”, ha spiegato il finanziere Davide Serra. “Non possono fermare la caduta del rublo… In altre parole, il russo medio s’è visto bruciare il 40% del potere di acquisto di beni globali in una settimana” (La Stampa). Abstract. (fonte http://www.fondazionefeltrinelli.it)

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Il “potenziale” della Circular Economy in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

Se venissero adottate pratiche manageriali per l’economia circolare nell’industria italiana si genererebbero al 2030 circa 100 miliardi di euro annui, quasi il 4,5% del PIL nazionale al 2019, stando all’impatto su sei macrosettori chiave. Invece, meno di 1 impresa italiana su 2 ha fatto propria la sfida della circular economy, e ancora non è nemmeno a metà del percorso di trasformazione. Un dato positivo però c’è: per il primo anno, il 44% di aziende virtuose e pioniere supera chiaramente la percentuale degli scettici, che non hanno adottato questi criteri e non intendono farlo in futuro, fermi al 34%. A dirlo è il Circular Economy Report 2021 dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, giunto alla sua seconda edizione e presentato questa mattina, che riporta i dati di una survey condotta su operatori di sei macrosettori rilevanti per l’economia italiana – costruzioni, automotive, impiantistica, food&beverage, elettronica di consumo, mobili e arredo – insieme ad approfondimenti sui temi normativi e su aspetti più tecnici che oggi rappresentano la nuova frontiera del dibattito, come i metodi di misurazione dell’economia circolare e i ruolo delle piattaforme digitali negli ecosistemi di business. Altre volte, invece, si riduce il concetto di economia circolare alle pratiche di riciclo e di gestione dei rifiuti. Come nella voce specifica all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilenza: 5,27 miliardi di euro di investimenti (che scendono a 2,47 se si tolgono i 2,8 destinati alla sostenibilità della filiera alimentare) che andranno a realizzare nuovi impianti di trattamento dei rifiuti e ad ammodernare quelli esistenti (1,5 miliardi) per raggiungere i nuovi obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale. Il cuore del Rapporto sono i risultati dell’indagine sull’economia circolare in Italia relativa alle imprese di sei importanti macrosettori, con l’obiettivo di valutare lo stato di adozione delle pratiche manageriali circolari, i loro impatti, le principali iniziative implementate e ciò che le favorisce o le ostacola. In testa troviamo le costruzioni, con il 60% del campione che ha introdotto almeno una pratica di economia circolare, seguite da food&beverage (50%), automotive (43%), impiantistica (41%), elettronica di consumo (36%), mobili e arredo (23%): in media, il 44% degli intervistati, poco meno di 1 azienda su 2, mentre il 40% di chi non l’ha ancora fatto ha intenzione di porvi rimedio in futuro. Ipotizzando di mantenere la stessa dimensione del mercato del 2019, si è calcolato – attraverso l’analisi di report e studi di settore – che l’adozione di pratiche manageriali per l’economia circolare nei sei macrosettori presi in esame potrebbe, agendo sui costi, liberare al 2030 un potenziale economico di 98,9 miliardi di euro annui, in particolare 37 nelle costruzioni, 20,2 nel food&beverage e 18,2 nell’automotive. Rispetto all’adozione di ciascuna pratica manageriale, il contributo maggiore può derivare dal Take Back System (circa 24,7 miliardi di euro di risparmio), dal Design for Remanufacturing/Reuse e dal Design for Disassembly (circa 19,8 miliardi di euro ciascuno). By Davide Chiaroni, vicedirettore dell’E&S Group della School of Management del Politecnico di Milano in abstract.

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Why we’re living in a shortage economy

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2021

Our cover this week focuses on what we are calling the shortage economy. For a decade after the financial crisis the world economy’s problem was a lack of spending. Worried households paid down their debts, governments imposed austerity and wary firms held back investment while hiring from a seemingly infinite pool of workers. Now spending has come roaring back, as governments have stimulated the economy and consumers let rip. The surge in demand is so powerful that supply is struggling to keep up and inflation is biting. The immediate cause of the problems is covid-19. Yet the shortage economy is also the product of the switch from fossil fuels to renewable energy and the fact that trade has become less about economic efficiency and more about goals such as labour standards and national security. Decarbonisation and protectionism will be much longer-lived than the pandemic and—for policymakers—just as hard to cope with. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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Appuntamento internazionale The Economy of Francesco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

Assisi (Perugia), Grande attesa per il videomessaggio di Papa Francesco per l’appuntamento internazionale The Economy of Francesco che si terrà il prossimo 2 ottobre ad Assisi, in diretta streaming con i giovani collegati dai 5 continenti. Ad oggi sono oltre 30 le città (tra cui Shangai, Bogotà, Nairobi, Washington) in tutto il mondo che ospiteranno contemporaneamente un evento EoF. Iniziative che culmineranno nell’incontro online globale dalla città di san Francesco sul canale YouTube di EoF. È il secondo appuntamento per imprenditori, economisti e changemakers ideato per condividere percorsi nuovi in attesa di incontrare Papa Francesco ad Assisi nell’autunno del 2022. Una narrazione della vita di EoF costruita sui passi di Francesco d’Assisi e dei primi francescani e declinata in alcune delle sue dimensioni principali, attraverso lo sguardo, le parole e l’impegno dei giovani. Povertà, finanza, lavoro, ecologia e impresa, ma anche spiritualità e fraternità. Sono questi i temi principali dell’appuntamento di ottobre perché, riprendendo le parole di Papa Francesco, “non sarà possibile impegnarsi in grandi cose solo secondo una prospettiva teorica o individuale senza uno spirito che vi animi, senza alcune motivazioni interiori che diano senso, senza un’appartenenza e un radicamento che diano respiro all’azione personale e comunitaria”.Confermata la presenza, tra gli altri, di personalità di fama internazionale con cui i giovani hanno costruito dialoghi fruttuosi in questi mesi: Vandana Shiva, Jennifer Nedelsky, Partha Dasgupta, Sabina Alkine, Helen Alford e Jeffrey Sachs che sarà presente ad Assisi. Previsto anche il contributo dello scienziato, Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio di Neurobiologia Vegetale di Firenze e secondo il New Yorker uno dei World Changers del pianeta.

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Saper programmare è la carta vincente nella digital economy

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Seconda una recente ricerca condotta da OnePoll per conto di CodeWizardsHQ, un genitore su quattro vorrebbe che i propri figli imparassero il linguaggio informatico di programmazione, il 77% considera questa skill imprescindibile per avere successo nella digital economy e il 73% sostiene che questo è il momento giusto per imparare.Anche gli adulti sono alla ricerca dello sviluppo di competenze aggiuntive e di abilità significativamente differenti, con l’86% dei lavoratori impiegati in tutto il mondo che chiedono ai loro datori una formazione più in linea con le evoluzioni del mercato, e il 22% che ritiene indispensabile apprendere il linguaggio di programmazione informatica.Ma come insegnare questa skill in modo personalizzato e divertente considerando che gli studenti riferiscono di sentirsi disconnessi dai docenti, coach o formatori, specialmente durante l’apprendimento a distanza (DAD)? Nel corso di un recente webinar, Laurent Dedenis, CEO di SIT Alemira, ha suggerito di utilizzare laboratori virtuali guidati dall’Intelligenza Artificiale, ciò permetterebbe di aumentare del 18% le prestazioni degli studenti nelle materie come “scienze”, “tecnologia”, ” ingegneria” e “matematica”, e per aumentare i tassi di completamento dei corsi del 55%.

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ECSA welcomes the communication on a new approach for a sustainable blue economy in the EU

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Maggio 2021

L’ECSA accoglie con favore la pubblicazione della comunicazione su un nuovo approccio per un’economia blu sostenibile nell’UE. La comunicazione sottolinea l’importanza del contributo dell’economia blu per raggiungere la neutralità del carbonio, sviluppando l’energia rinnovabile offshore e rendendo più verdi i trasporti marittimi e i porti.Inoltre, la Commissione mira a promuovere l’uso dei fondi dell’UE per il trasporto marittimo verde aumentando la diffusione del trasporto marittimo a corto raggio invece di utilizzare modalità più inquinanti, nonché rinnovando la flotta marittima dell’UE, come le navi passeggeri e le navi di rifornimento per l’offshore impianti, per migliorarne l’efficienza energetica.“La blue economy è un aspetto esistenziale per il nostro Paese, settore ampio e che gira attorno ad ambiti come il commercio, la cantieristica navale, la pesca e molto altro – afferma Mario Mattioli, presidente di Confitarma e della Federazione del Mare – La ripresa e la crescita sostenibile del Paese dipenderanno anche dall’importanza che verrà data a questo cluster che produce 34 miliardi di euro all’anno, pari al 2% del PIL. Inoltre, in merito al trasporto marittimo a corto raggio, le nostre autostrade del mare già oggi riducono sensibilmente i costi esterni prodotti dal “tutto strada”. Stiamo parlando di oltre un milione e mezzo di veicoli pesanti e circa 40 milioni di tonnellate di merci. Vuol dire oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera grazie all’intermodalità”.La comunicazione sottolinea anche l’importanza della pianificazione dello spazio marittimo per raggiungere un’economia blu più sostenibile. L’ECSA ritiene che sia essenziale garantire una coesistenza equa e responsabile tra gli utenti del mare, inclusa la navigazione. L’ECSA accoglie quindi con favore l’obiettivo annunciato dalla Commissione di preparare proposte per facilitare la cooperazione transfrontaliera e incoraggiare gli Stati membri a integrare lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore nei loro piani territoriali nazionali. Tuttavia, l’ECSA è profondamente preoccupata per il fatto che la Commissione sembra essere determinata ad estendere il campo di applicazione del regolamento sul riciclaggio delle navi prima che si proceda a un’adeguata valutazione della legislazione esistente e ad una valutazione dell’impatto. Un tale annuncio non sembra essere basato su prove, va contro il principio di legiferare meglio della Commissione e crea incertezza per gli operatori.

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Intelligent Economy: Un’opportunità che pone nuove sfide

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Roma. 21 marzo ore 11:00 – 12:00 Milano Digital Week Gruppo Unipol e Osservatorio TuttiMedia discutono di “Intelligent Economy”, @MilanoDigitalWeek – 21 marzo ore 11.00 – Per partecipare: meet.google.com/fxe-gnph-wth. Per Fernando Vacarini, direttore responsabile di Changes e responsabile Media Relations, Corporate Reputation e Digital Pr del Gruppo Unipol: “L’intelligent economy che comprende tutti i settori che hanno messo al centro dello sviluppo del business l’innovazione basata sull’IA è, di fatto, il sistema dentro il quale ci muoveremo nel prossimo decennio”. Intelligente è la parola che definisce l’oggi e di più mette l’uomo e la macchina in competizione perché in grado di decidere, ma attenzione dice Vacarini: “Non possiamo mettere il nostro futuro nelle mani delle macchine”.Macchine che per Derrick de Kerckhove, direttore scientifico TuttiMedia e docente al Polimi, sono i Gemelli Digitali, figura retorica più rappresentativa della trasformazione digitale che dai motori passa ad essere il doppio anche dell’uomo. “La trasformazione digitale va avanti – afferma de Kerckhove – e certamente non tiene conto delle esigenze dell’uomo”. Per il sociologo canadese l’umanesimo digitale è un ossimoro. Don Luca Peyron, direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Torino, docente di Teologia dell’Innovazione all’Università Cattolica di Milano e tra i promotori dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale di Torino parte dall’algoritmo, oracolo del nostro tempo, ma invita a ricordare che “i padroni dei dati siamo noi e siamo ancora noi a programmare e a fornire una “coscienza etica” alle macchine” invitando a ripartire dall’etica delle virtù, quelle cardinali che sono propriamente umane: fortezza, prudenza, temperanza e giustizia.Maria Pia Rossignaud, vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia e direttrice di Media Duemila, modererà il webinar, che racconterà l’uomo e la macchina in contrapposizione atipica perché la società attuale ha bisogno di una simbiosi costruttiva.

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Al via il prossimo 3 marzo The Economy of Francesco School

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2021

Per l’anno 2021, The Economy of Francesco offre un corso online avanzato chiamato “The Economy of Francesco School” per approfondire alcuni temi del magistero di Papa Francesco, le radici e le istituzioni economiche francescane e i temi dell’Economy of Francesco. «La formazione – affermano gli organizzatori della EoF School, Paolo Santori e Valentina Rotondi – è essa stessa un bene comune, forse tra i più importanti per capire e migliorare la nostra vita in comune. I seminari del corso si muoveranno tra il già e il non ancora: un’alta formazione sui fondamenti concettuali e pratici dell’Economia di Francesco restando aperta a nuove prospettive. Ai partecipanti diciamo: siate pronti ad apprendere ma anche ad elaborare ciò che avete appreso, così da diventare gli ambasciatori EoF del futuro». Per maggiori informazioni http://www.francescoeconomy.org

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Home economy in tempo di crisi

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2021

Da ormai quasi un anno la pandemia ha stravolto le nostre vite sotto molteplici aspetti: oltre all’emergenza sanitaria, abbiamo dovuto fare i conti con gravi ripercussioni sociali ed economiche. Organizzare l’economia domestica in questi tempi difficili e incerti può rivelarsi una sfida complicata. Come la stanno affrontando gli italiani? Calcolano ogni minima spesa? Hanno una chiara comprensione delle proprie finanze? Usano strumenti per tenere traccia delle spese? Pensano che sia importante essere informati per prendere le giuste decisioni? Qlik, azienda leader nella data analytics, ha provato a rispondere a queste domande attraverso un sondaggio condotto a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021.Secondo la ricerca, dallo scoppio dell’emergenza a oggi, 7 persone su 10 (71% del campione) hanno potuto constatare, a diversi livelli, sulla propria “pelle”, o meglio sul proprio lavoro, le conseguenze della crisi economica dettata dalla pandemia. In questo scenario di incertezza, quasi la metà degli interpellati (49%), pur non riscontrando per il momento un forte impatto sulla propria economia domestica, è preoccupato per il futuro e preferisce mantenere l’alta l’attenzione sulle uscite.Anche se “solo” il 15% del campione è stato già costretto a toccare i risparmi che aveva accumulato prima dell’emergenza COVID, cresce dunque la preoccupazione per quello che ci riserverà il futuro. In particolare, il 24% cerca di fare previsioni sui costi che dovrà affrontare nei prossimi mesi, mentre il 22% annota ogni spesa che fa (nella metà dei casi aiutandosi con il supporto di un’App dedicata). Ciononostante, il 65% del campione ritiene di non avere pienamente controllo della propria economia domestica, anche se il 24% ha iniziato a prestarvi maggiore attenzione durante la pandemia.

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Nasce la Family Economy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Ottobre è il mese dell’educazione finanziaria e per concludere questo periodo con un appuntamento imperdibile, Professione Finanza®, società italiana leader nella formazione in questo ambito, e IICEE, l’International Institute for Culture and Economic Education, inaugurano la FAMILY ECONOMY WEEK (#FEW2020) Un grande evento digitale “contaminato” che si svolge in tre giornate – 27, 28, 29 ottobre prossimi – durante le quali economia, società, finanza, cultura e imprese si raccontano e si confrontano su tre grandi macrotemi: “Economia e Finanza”, “La Società del Futuro” e “Imprese e Innovazione”. Nove appuntamenti in streaming (3 ogni giorno), realizzati con il contributo di 45 figure di rilievo del panorama economico, finanziario, culturale e sociale del nostro Paese in questa prima edizione intitolata “Rinascimento Italiano”. Con il patrocinio della Commissione Europea e accreditamento al Mese dell’Educazione Finanziaria promosso da EduFin, FEW2020 ha l’obiettivo di fare educazione finanziaria, raccontando questo delicato momento storico da più di un punto di vista, ad un pubblico comune di non specialisti, cross-generazionale, molto attento alla quotidianità e al mondo che lo circonda. Fare chiarezza sulla realtà contingente e parlare del futuro dei risparmiatori a chi cerca risposte e spunti sulla (nuova) economia, la finanza innanzitutto personale e della famiglia, e una cartina di tornasole per affrontare, con nuovi strumenti il mondo, che verrà (e che già è). Alle origini della FEW2020, infatti, ci sono alcuni importanti dati emersi a proposito del tema “famiglia e gestione del risparmio” che nel 2020 hanno evidenziato come si tratti di due entità separate in casa, due le fonti primarie di riferimento: la prima è quella relativa ai dati dell’indagine della Banca d’Italia intitolata “Measuring the financial literacy of the adult population: the experience of Banca d’Italia”, riportata da InfoData del Sole 24 Ore: https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/12/23/educazione-finanziaria-gli-italiani-messi-male-le-italiane-peggio/?refresh_ce=1 La seconda è quella dedicata alla Financial Literacy, all’alfabetizzazione finanziaria dei quindicenni italiani, fotografata dai dati riportati da FL CGIL sulll’indagine dell’OCSE PISA 2018 http://www.flcgil.it/attualita/estero/l-indagine-sulla-financial-literacy-in-ocse-pisa.flc. In entrambe si sottolinea come l’Italia si attesti nelle ultime posizioni per alfabetizzazione finanziaria tanto degli studenti quanto delle famiglie, sia a livello mondiale che europeo. E che non vi sia stata crescita nell’ultimo triennio in relazione alle competenze di educazione alla finanza, in controtendenza rispetto agli studenti nel resto dei paesi OCSE. Il livello minimo di competenza è raggiunto da una media dal 85% degli studenti in queste aree, contro l’Italia che la raggiunge solo per il 78%. Nelle due indagini risulta importante il ruolo dell’istruzione – vanno meglio i liceali, rispetto alle altre tipologie di istituti – che segna il discrimine fra chi ha competenze di finanza basilari e, quindi, ha alcune nozioni per la gestione dei propri risparmi, e chi non ne ha affatto. E pesa ancora molto il divario fra Nord e Sud, sia per i padri che per i figli: in particolare il Sole 24 Ore, riportando i dati della Banca d’Italia, sottolinea come il 47% della popolazione italiana ha livelli di istruzione molto bassi (contro il 15% della Germania e il 10% di canadesi e inglesi). E ancora che permane un forte divario fra Nord e Sud, fra chi è occupato ed inoccupato e fra uomini e donne (a vantaggio dei primi) quando si parla di finanza “quotidiana” e a pagare con l’incompetenza finanziaria più totale sono le donne inoccupate al Sud, fuori dal mercato del lavoro per il 20% (contro il 3,7% della media europea). I dati ci raccontano quindi di un quadro preoccupante e desolante che riguarda la competenza della popolazione italiana su concetti semplici del mondo finanziario che colpiscono innanzitutto il micromondo della gestione dei soldi all’interno del nucleo familiare prima, e incidono su un fronte macro, sulla comprensione della realtà circostante poi. Per cominciare a lavorare su un auspicabile “Rinascimento Italiano” 4.0.

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MEPs quiz Lagarde with stuttering economy as the backdrop

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

MEPs on Monday quizzed ECB President Christine Lagarde on the state of the economy and raised both suggestions and concerns regarding the ECB’s current and future actions. MEPs, speaking during the meeting held in the economic and monetary affairs committee, were evenly spread between those thinking that the current circumstances warrant a more interventionist and bold ECB and those fearing that the prolonged programmes of the ECB risked having considerable negative impacts.During the discussion MEPs also called for a more decisive move by the ECB towards helping to green the economy, to bring the inflation rate up towards the target rate, including through non-conventional measures, and to mitigate the looming disparities between the EU’s economies as a result of the pandemic. Some also reminded that the ECB was only one arm to help economic recovery signalling that the EU’s and other budgetary tools remained crucial as well as continued structural reforms at national level. MEPs also asked Ms Lagarde for more information about the upcoming ‘ECB strategic review’, especially on accountability, communication, and on new ways of reaching the inflation target. Ms Lagarde warned that “we are not out of the woods yet”, laying out the need for an ECB accommodative approach in the medium term. She also took the opportunity of announcing new transparency policies and that the strategic review should be completed by June 2021.

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Economy of Francesco

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

L’incontro con i giovani economisti voluto dal Santo Padre, è confermato e si terrà dal 19 al 21 novembre 2020. Vista l’emergenza sanitaria nel mondo causata dal Covid-19, il comitato organizzatore ha deciso di celebrare l’evento internazionale interamente in modalità online, con dirette e collegamenti streaming con tutti gli iscritti e i relatori. Confermata anche la partecipazione “virtuale” di Papa Francesco. Il successivo incontro, in presenza, si terrà sempre ad Assisi ed è previsto in autunno 2021, quando le condizioni sanitarie permetteranno di assicurare la partecipazione di tutti.L’organizzazione dell’evento The Economy of Francesco 2020 in versione online consentirà a tutti i giovani iscritti di partecipare all’incontro nelle medesime condizioni, di condividere l’esperienza vissuta, il lavoro, le proposte, e le riflessioni maturate in questi mesi nei 12 villaggi. Il Comitato è al lavoro per realizzare un programma innovativo, partecipativo e globale che conservi gli elementi peculiari di Economy of Francesco (lavori di gruppo, sessioni plenarie e parallele con i keynote speakers, spiritualità francescana, spettacoli artistici, mostre) arricchendolo con le opportunità e i linguaggi che la modalità digitale dell’evento offre. Economy of Francesco è un movimento di giovani con volti, personalità, idee che si muove e vive in tutto il mondo per una economia più giusta, inclusiva e sostenibile e per dare un’anima all’economia di domani. Il mondo ha bisogno della creatività e dell’amore dei partecipanti che come artigiani di futuro stanno tessendo l’Economia di Francesco, fra il già e il non ancora.
Per maggiori informazioni e per seguire eventi in streaming: http://www.francescoeconomy.org

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2020 Blue Economy Report

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

The European Commission published “The EU Blue Economy Report 2020”, providing an overview of the performance of the EU economic sectors related to oceans and the coastal environment. With a turnover of €750 billion in 2018, the EU blue economy is in good health. There were also 5 million people working in the blue economy sector in 2018, representing a significant increase of 11.6% compared to the year before. Although sectors such as coastal and marine tourism, as well as fisheries and aquaculture are severely affected by the coronavirus pandemic, the blue economy as a whole presents a huge potential in terms of its contribution to a green recovery.European Commissioner for Environment, Oceans and Fisheries Virginijus Sinkevičius said: “Maritime renewable energy, food from the sea, sustainable coastal and maritime tourism, the blue bio-economy and many other activities constituting the blue economy will help us come out of this crisis stronger, healthier, more resilient and more sustainable. We are doing everything we can to cushion the impact of the lockdown, protect the jobs in the blue economy and the wellbeing of our coastal communities, while retaining our environmental ambitions.”Mariya Gabriel, Commissioner for Innovation, Research, Culture, Education and Youth, responsible for the Joint Research Centre (JRC), said: “We continue to support sustainable growth in the marine and maritime sectors through the European Union Blue Growth Strategy. Research and innovation are fundamental pillars of this European response. We will make sure that research, innovation and education contribute to the transition towards a European Blue Economy. Today’s report is part of this scientific support. It provides valuable insights into the economic performance of European marine activities and highlights the areas for priority action.”While the marine environment is typically associated with traditional activities such as fishing or transport, it houses an increasing number of emerging, innovative sectors including marine renewable energy. The EU, world leader in ocean energy technology, is on track to produce up to 35% of its electricity from offshore sources by 2050.For the first time, the report addresses the environmental dimension of the blue economy in detail, thereby also contributing to achieving environmental objectives. With a decrease of 29% of CO² per unit of gross value added between 2009 and 2017, fisheries and aquaculture growth is firmly decoupled from greenhouse gas production. Moreover, the report stresses the correlation between sustainable fishing and positive economic performance.Greening is also ongoing in other sectors. Fuelled by the International Maritime Organisation’s 2020 sulphur cap, maritime transport is looking increasingly towards less carbon-intensive energy sources. In addition, a network of “green ports” is reducing the ecological footprint of these economically important hubs between the ocean and the mainland.The report also looks at the economic value of several ecosystem services provided by the ocean, including habitats for marine life, carbon sequestration, and processes that influence climate change and biodiversity.

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In order to boost the slowing EU economy and encourage growth

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

MEPs asked the ECB to continue to expand the overall money supply. However, sustainable growth cannot be achieved through monetary policy alone and EU member states still need their own fiscal policies and to implement economic reforms, says the resolution. Furthermore, low or negative interest rates have a harmful impact on pensions and insurance systems, they add. Parliament also notes the importance of continuing with the ECB’s preparatory efforts to ensure EU financial markets remain stable after the withdrawal of the United Kingdom from the EU.
Parliament calls on the ECB to better integrate environmental, social and governance (ESG) principles into its policies and redesign its corporate sector purchase programme (CSPP) to better support environmentally sustainable initiatives. MEPs deplored that green bond issuance still accounts for only 1 % of the overall supply of euro-denominated bonds, while a majority (62.1 %) of ECB corporate bond purchases remain in sectors that are responsible for 58.5 % of euro area greenhouse gas emissions.The resolution invites the ECB to step up its efforts to combat money laundering, tax evasion and other forms of financial crimes, by creating a system to better monitor large transactions. MEPs also note the need to monitor crypto-assets more closely. In collaboration with the Commission, the ECB should assess the EU legal and regulatory framework on e-money, financial instruments and virtual currencies/assets.MEPs regret that the ECB has not yet included Greek bonds in its public sector purchase programme (PSPP), despite positive developments in Greece. They urge the bank to analyse the debt sustainability Greek bonds.

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“Economy of Francesco”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Assisi dal 26 al 28 marzo 2020 evento voluto da Papa Francesco. Assisi si prepara ad accogliere gli oltre 2000 economisti e imprenditori under 35 provenienti da tutto il mondo per partecipare a “Economy of Francesco”. Sono più di 3300 le richieste giunte da oltre 115 paesi. La città di San Francesco sarà organizzata in 12 “villaggi” che ospiteranno i lavori dei partecipanti sui grandi temi e interrogativi dell’economia di oggi e di domani: lavoro e cura; management e dono; finanza e umanità; agricoltura e giustizia; energia e povertà; profitto e vocazione; policies for happiness; CO2 della disuguaglianza; business e pace; Economia è donna; imprese in transizione; vita e stili di vita. L’orizzonte entro il quale leggere l’articolazione dei villaggi è dato dalle parole del Vescovo di Assisi, Mons. Domenico Sorrentino: «lo svolgimento dell’evento ha una relazione con san Francesco, con la sua esperienza di vita e con le sue scelte, che hanno valore anche nell’economia. Fu lui a scegliere tra una economia dell’egoismo e un’economia del dono. La sua spogliazione davanti agli occhi del padre e del vescovo di Assisi è una icona ispirante per l’evento di marzo ed è il motivo per cui il Papa lo ha voluto ad Assisi. Speriamo che il clima spirituale di questa città possa segnare tutto lo svolgimento dell’incontro».I partecipanti di Economy of Francesco sono giovani ricercatori, studenti, dottorandi di ricerca; imprenditori e dirigenti d’azienda; innovatori sociali, promotori di attività e organizzazioni locali ed internazionali; si occupano di ambiente, povertà, diseguaglianze, nuove tecnologie, finanza inclusive, sviluppo sostenibile: si interessano dell’uomo.«Ad Assisi i protagonisti saranno i giovani, che diranno la loro idea sul mondo, perché lo stanno già cambiando, sul fronte dell’ecologia, dell’economia, dello sviluppo, della povertà. Economy of Francesco – ha dichiarato il direttore scientifico dell’evento, Prof. Luigino Bruni – sarà un contenitore di idee e prassi dove i giovani si incontreranno a “ritmo lento” e avranno la possibilità di pensare e domandarsi, sulle orme di San Francesco, cosa significa costruire un’economia nuova a misura d’uomo e per l’uomo. Una tre giorni che si concluderà con la firma di un patto tra i giovani economisti e Papa Francesco che li ha convocati ad Assisi proprio per ascoltare il loro grido d’allarme, i loro sogni».«Francesco d’Assisi era un giovane commerciante, un party planner e un sognatore… come tanti altri oggi. Eppure, lo guardiamo con un po’ di sana invidia. Dalla sua esperienza spirituale – ha dichiarato il Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti – scaturì un movimento che contribuì in modo decisivo alla nascita del mercato moderno. Umanità, civiltà e benessere crebbero velocemente dopo di lui. Why not? Sembra questa la provocazione di Papa Francesco rivolta ai giovani. La sfida è enorme, perché non si vincerà grazie a competenza, genialità o per imitazione di qualcuno – fosse anche san Francesco -. La sfida è grande quanto la fiducia riposta nei giovani. L’ascolto dei desideri più profondi del cuore e la capacità di decidersi per le cose che contano – paradossalmente, non i soldi – apriranno la via ad una nuova economia. Noi ci crediamo».«La Città del nostro Santo è la sede naturale per ispirare un evento che si prefigge di stringere un patto tra giovani economisti e imprenditori per dare un’anima all’economia di domani che si basi sulla fraternità e sull’equità. La “convocazione” è arrivata direttamente dal Papa che richiamandosi al Santo di Assisi ci invita a esaltare il suo esempio per eccellenza nella custodia degli ultimi della terra, nell’attenzione verso i deboli e i poveri e nella necessità di una ecologia integrale. La Città di Assisi sarà pronta per l’appuntamento di marzo e lo sarà con tutta la sua forza simbolica e morale e con la coerenza al messaggio “francescano” di tutta la sua comunità. The Economy of Francesco deve parlare a tutti, e tutti si devono sentire coinvolti e partecipi di un evento eccezionale e storico. Perché il ruolo di Assisi, riconosciuto anche dal Papa con quest’incontro, è quello di “città-messaggio” capofila di un cambiamento che finalmente passi dalle parole all’azione – ha dichiarato il Sindaco di Assisi, Stefania Proietti».L’evento è organizzato dalla Diocesi di Assisi, dall’Istituto Serafico, dal Comune di Assisi e da Economia di Comunione, in collaborazione con le Famiglie Francescane.

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Regus: Flex Economy, 254 miliardi di dollari alle economie locali

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

La crescente migrazione di luoghi e spazi di lavoro flessibili in aree al di fuori delle principali città metropolitane sta dando vita a quella che potremmo definire come “flex economy”. Un fenomeno che, nel prossimo decennio, potrebbe contribuire per oltre 254 miliardi di dollari alle economie locali. È quanto emerge dal primo studio mai condotto sugli spazi di lavoro nelle aree extra-urbane e nelle città di provincia. L’analisi, commissionata da Regus a un team di economisti indipendenti, ha preso in esame 19 Paesi (tra cui l’Italia), approfondendo l’impatto economico e sociale degli spazi di lavoro flessibili nelle città di provincia e nelle aree suburbane.La crescita economica a livello locale è in gran parte guidata dalla presenza di grandi aziende, sempre più inclini ad adottare politiche di lavoro flessibile e ad abbandonare il vincolo di un’unica sede centrale, a favore di spazi di lavoro flessibili al di fuori dei grandi hub metropolitani. Oltre a consentire ai dipendenti di lavorare più vicino a casa, aumentare la produttività e risparmiare, ciò determina risvolti importanti anche a livello dell’economia locale.Nei 19 Paesi analizzati, l’inaugurazione di uno spazio di lavoro flessibile porta mediamente allo sviluppo di 218 posti di lavoro. Una cifra che comprende i lavori temporanei della fase di allestimento, i ruoli permanenti legati alla gestione del centro (reception, manutenzione, pulizia ecc.) e i posti di lavoro legati all’occupazione dello spazio da parte delle diverse aziende.La cifra può variare nei diversi Paesi, in base alla dimensione media degli spazi, alle normative e ai fattori culturali. In Germania, ad esempio, un’alta densità di scrivanie è mal tollerata. Il Giappone, invece, è la nazione in cui un singolo centro ospita il più alto numero di postazioni di lavoro in assoluto: 274. In Italia, si stima che ogni qual volta si apre uno spazio di lavoro flessibile i posti di lavoro che vengono a crearsi siano 200. Di questi, 110 sono a diretto beneficio dei residenti dell’area o della città che ospita lo spazio.Oltre alla creazione di posti di lavoro, i benefici per le aree locali derivanti dal lavoro flessibile si traducono anche in un aumento del Valore Aggiunto Lordo (VAL), la misura del valore di beni e servizi prodotti in un’area. Si stima che uno spazio di lavoro flessibile medio generi 16,47 milioni di dollari ogni anno, con un’iniezione media di 9,63 milioni di dollari a livello dell’economia locale (legati in parte alle necessità di aziende e dipendenti, in parte alle migliori possibilità di carriera e guadagno per residenti e aziende dell’area).In Italia i valori si attestano su livelli grossomodo in linea con la media, pari a 15,23 milioni di dollari per anno, di cui 8,24 milioni di dollari “trattenuti” a livello locale. Gli Stati Uniti registrano il valore di VAL più alto, con 18,88 milioni di dollari immessi a livello locale per singolo spazio.Oltre all’impatto finanziario diretto, gli spazi di lavoro flessibile generano anche benefici “sociali”, sia per i lavoratori, sia per la regione che li ospita. Tra questi, la riduzione del tempo dedicato agli spostamenti, con 7.416 ore di pendolarismo mediamente risparmiate all’anno. In Italia, la cifra si attesta a 6.735 ore. Gli americani, nuovamente, spiccano per il massimo beneficio, “salvando” 10.892 ore all’anno.Un ufficio ubicato in un’area facile da raggiungere, inoltre, ha anche altri vantaggi a livello sociale giacché offre opportunità occupazionali anche a chi altrimenti avrebbe difficoltà o non sarebbe in grado di recarsi in un ufficio. Si pensi per esempio a persone diversamente abili o a chi ha responsabilità di assistenza.Oltre a valutare l’impatto dei singoli spazi, lo studio ha anche esaminato il potenziale di qui a 10 anni per ciascun mercato, tenendo conto degli attuali trend di sviluppo degli spazi di lavoro flessibile, dei cambiamenti demografici, tecnologici e nelle pratiche aziendali. Si stima che la “flex economy” possa generare 3 milioni di posti di lavoro – l’equivalente di una città come Buenos Aires – con un’iniezione di valore aggiunto lordo a livello locale pari a 254 miliardi di dollari.Per l’Italia, la preview è di oltre 110.000 persone impiegate negli spazi di lavoro flessibili locali, con un valore aggiunto lordo per anno stimato in 8.678 miliardi di dollari, di cui circa 4.512 “trattenuti” dalle economie periferiche.

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