Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘economy’

2020 Blue Economy Report

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

The European Commission published “The EU Blue Economy Report 2020”, providing an overview of the performance of the EU economic sectors related to oceans and the coastal environment. With a turnover of €750 billion in 2018, the EU blue economy is in good health. There were also 5 million people working in the blue economy sector in 2018, representing a significant increase of 11.6% compared to the year before. Although sectors such as coastal and marine tourism, as well as fisheries and aquaculture are severely affected by the coronavirus pandemic, the blue economy as a whole presents a huge potential in terms of its contribution to a green recovery.European Commissioner for Environment, Oceans and Fisheries Virginijus Sinkevičius said: “Maritime renewable energy, food from the sea, sustainable coastal and maritime tourism, the blue bio-economy and many other activities constituting the blue economy will help us come out of this crisis stronger, healthier, more resilient and more sustainable. We are doing everything we can to cushion the impact of the lockdown, protect the jobs in the blue economy and the wellbeing of our coastal communities, while retaining our environmental ambitions.”Mariya Gabriel, Commissioner for Innovation, Research, Culture, Education and Youth, responsible for the Joint Research Centre (JRC), said: “We continue to support sustainable growth in the marine and maritime sectors through the European Union Blue Growth Strategy. Research and innovation are fundamental pillars of this European response. We will make sure that research, innovation and education contribute to the transition towards a European Blue Economy. Today’s report is part of this scientific support. It provides valuable insights into the economic performance of European marine activities and highlights the areas for priority action.”While the marine environment is typically associated with traditional activities such as fishing or transport, it houses an increasing number of emerging, innovative sectors including marine renewable energy. The EU, world leader in ocean energy technology, is on track to produce up to 35% of its electricity from offshore sources by 2050.For the first time, the report addresses the environmental dimension of the blue economy in detail, thereby also contributing to achieving environmental objectives. With a decrease of 29% of CO² per unit of gross value added between 2009 and 2017, fisheries and aquaculture growth is firmly decoupled from greenhouse gas production. Moreover, the report stresses the correlation between sustainable fishing and positive economic performance.Greening is also ongoing in other sectors. Fuelled by the International Maritime Organisation’s 2020 sulphur cap, maritime transport is looking increasingly towards less carbon-intensive energy sources. In addition, a network of “green ports” is reducing the ecological footprint of these economically important hubs between the ocean and the mainland.The report also looks at the economic value of several ecosystem services provided by the ocean, including habitats for marine life, carbon sequestration, and processes that influence climate change and biodiversity.

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In order to boost the slowing EU economy and encourage growth

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

MEPs asked the ECB to continue to expand the overall money supply. However, sustainable growth cannot be achieved through monetary policy alone and EU member states still need their own fiscal policies and to implement economic reforms, says the resolution. Furthermore, low or negative interest rates have a harmful impact on pensions and insurance systems, they add. Parliament also notes the importance of continuing with the ECB’s preparatory efforts to ensure EU financial markets remain stable after the withdrawal of the United Kingdom from the EU.
Parliament calls on the ECB to better integrate environmental, social and governance (ESG) principles into its policies and redesign its corporate sector purchase programme (CSPP) to better support environmentally sustainable initiatives. MEPs deplored that green bond issuance still accounts for only 1 % of the overall supply of euro-denominated bonds, while a majority (62.1 %) of ECB corporate bond purchases remain in sectors that are responsible for 58.5 % of euro area greenhouse gas emissions.The resolution invites the ECB to step up its efforts to combat money laundering, tax evasion and other forms of financial crimes, by creating a system to better monitor large transactions. MEPs also note the need to monitor crypto-assets more closely. In collaboration with the Commission, the ECB should assess the EU legal and regulatory framework on e-money, financial instruments and virtual currencies/assets.MEPs regret that the ECB has not yet included Greek bonds in its public sector purchase programme (PSPP), despite positive developments in Greece. They urge the bank to analyse the debt sustainability Greek bonds.

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“Economy of Francesco”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Assisi dal 26 al 28 marzo 2020 evento voluto da Papa Francesco. Assisi si prepara ad accogliere gli oltre 2000 economisti e imprenditori under 35 provenienti da tutto il mondo per partecipare a “Economy of Francesco”. Sono più di 3300 le richieste giunte da oltre 115 paesi. La città di San Francesco sarà organizzata in 12 “villaggi” che ospiteranno i lavori dei partecipanti sui grandi temi e interrogativi dell’economia di oggi e di domani: lavoro e cura; management e dono; finanza e umanità; agricoltura e giustizia; energia e povertà; profitto e vocazione; policies for happiness; CO2 della disuguaglianza; business e pace; Economia è donna; imprese in transizione; vita e stili di vita. L’orizzonte entro il quale leggere l’articolazione dei villaggi è dato dalle parole del Vescovo di Assisi, Mons. Domenico Sorrentino: «lo svolgimento dell’evento ha una relazione con san Francesco, con la sua esperienza di vita e con le sue scelte, che hanno valore anche nell’economia. Fu lui a scegliere tra una economia dell’egoismo e un’economia del dono. La sua spogliazione davanti agli occhi del padre e del vescovo di Assisi è una icona ispirante per l’evento di marzo ed è il motivo per cui il Papa lo ha voluto ad Assisi. Speriamo che il clima spirituale di questa città possa segnare tutto lo svolgimento dell’incontro».I partecipanti di Economy of Francesco sono giovani ricercatori, studenti, dottorandi di ricerca; imprenditori e dirigenti d’azienda; innovatori sociali, promotori di attività e organizzazioni locali ed internazionali; si occupano di ambiente, povertà, diseguaglianze, nuove tecnologie, finanza inclusive, sviluppo sostenibile: si interessano dell’uomo.«Ad Assisi i protagonisti saranno i giovani, che diranno la loro idea sul mondo, perché lo stanno già cambiando, sul fronte dell’ecologia, dell’economia, dello sviluppo, della povertà. Economy of Francesco – ha dichiarato il direttore scientifico dell’evento, Prof. Luigino Bruni – sarà un contenitore di idee e prassi dove i giovani si incontreranno a “ritmo lento” e avranno la possibilità di pensare e domandarsi, sulle orme di San Francesco, cosa significa costruire un’economia nuova a misura d’uomo e per l’uomo. Una tre giorni che si concluderà con la firma di un patto tra i giovani economisti e Papa Francesco che li ha convocati ad Assisi proprio per ascoltare il loro grido d’allarme, i loro sogni».«Francesco d’Assisi era un giovane commerciante, un party planner e un sognatore… come tanti altri oggi. Eppure, lo guardiamo con un po’ di sana invidia. Dalla sua esperienza spirituale – ha dichiarato il Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti – scaturì un movimento che contribuì in modo decisivo alla nascita del mercato moderno. Umanità, civiltà e benessere crebbero velocemente dopo di lui. Why not? Sembra questa la provocazione di Papa Francesco rivolta ai giovani. La sfida è enorme, perché non si vincerà grazie a competenza, genialità o per imitazione di qualcuno – fosse anche san Francesco -. La sfida è grande quanto la fiducia riposta nei giovani. L’ascolto dei desideri più profondi del cuore e la capacità di decidersi per le cose che contano – paradossalmente, non i soldi – apriranno la via ad una nuova economia. Noi ci crediamo».«La Città del nostro Santo è la sede naturale per ispirare un evento che si prefigge di stringere un patto tra giovani economisti e imprenditori per dare un’anima all’economia di domani che si basi sulla fraternità e sull’equità. La “convocazione” è arrivata direttamente dal Papa che richiamandosi al Santo di Assisi ci invita a esaltare il suo esempio per eccellenza nella custodia degli ultimi della terra, nell’attenzione verso i deboli e i poveri e nella necessità di una ecologia integrale. La Città di Assisi sarà pronta per l’appuntamento di marzo e lo sarà con tutta la sua forza simbolica e morale e con la coerenza al messaggio “francescano” di tutta la sua comunità. The Economy of Francesco deve parlare a tutti, e tutti si devono sentire coinvolti e partecipi di un evento eccezionale e storico. Perché il ruolo di Assisi, riconosciuto anche dal Papa con quest’incontro, è quello di “città-messaggio” capofila di un cambiamento che finalmente passi dalle parole all’azione – ha dichiarato il Sindaco di Assisi, Stefania Proietti».L’evento è organizzato dalla Diocesi di Assisi, dall’Istituto Serafico, dal Comune di Assisi e da Economia di Comunione, in collaborazione con le Famiglie Francescane.

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Regus: Flex Economy, 254 miliardi di dollari alle economie locali

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

La crescente migrazione di luoghi e spazi di lavoro flessibili in aree al di fuori delle principali città metropolitane sta dando vita a quella che potremmo definire come “flex economy”. Un fenomeno che, nel prossimo decennio, potrebbe contribuire per oltre 254 miliardi di dollari alle economie locali. È quanto emerge dal primo studio mai condotto sugli spazi di lavoro nelle aree extra-urbane e nelle città di provincia. L’analisi, commissionata da Regus a un team di economisti indipendenti, ha preso in esame 19 Paesi (tra cui l’Italia), approfondendo l’impatto economico e sociale degli spazi di lavoro flessibili nelle città di provincia e nelle aree suburbane.La crescita economica a livello locale è in gran parte guidata dalla presenza di grandi aziende, sempre più inclini ad adottare politiche di lavoro flessibile e ad abbandonare il vincolo di un’unica sede centrale, a favore di spazi di lavoro flessibili al di fuori dei grandi hub metropolitani. Oltre a consentire ai dipendenti di lavorare più vicino a casa, aumentare la produttività e risparmiare, ciò determina risvolti importanti anche a livello dell’economia locale.Nei 19 Paesi analizzati, l’inaugurazione di uno spazio di lavoro flessibile porta mediamente allo sviluppo di 218 posti di lavoro. Una cifra che comprende i lavori temporanei della fase di allestimento, i ruoli permanenti legati alla gestione del centro (reception, manutenzione, pulizia ecc.) e i posti di lavoro legati all’occupazione dello spazio da parte delle diverse aziende.La cifra può variare nei diversi Paesi, in base alla dimensione media degli spazi, alle normative e ai fattori culturali. In Germania, ad esempio, un’alta densità di scrivanie è mal tollerata. Il Giappone, invece, è la nazione in cui un singolo centro ospita il più alto numero di postazioni di lavoro in assoluto: 274. In Italia, si stima che ogni qual volta si apre uno spazio di lavoro flessibile i posti di lavoro che vengono a crearsi siano 200. Di questi, 110 sono a diretto beneficio dei residenti dell’area o della città che ospita lo spazio.Oltre alla creazione di posti di lavoro, i benefici per le aree locali derivanti dal lavoro flessibile si traducono anche in un aumento del Valore Aggiunto Lordo (VAL), la misura del valore di beni e servizi prodotti in un’area. Si stima che uno spazio di lavoro flessibile medio generi 16,47 milioni di dollari ogni anno, con un’iniezione media di 9,63 milioni di dollari a livello dell’economia locale (legati in parte alle necessità di aziende e dipendenti, in parte alle migliori possibilità di carriera e guadagno per residenti e aziende dell’area).In Italia i valori si attestano su livelli grossomodo in linea con la media, pari a 15,23 milioni di dollari per anno, di cui 8,24 milioni di dollari “trattenuti” a livello locale. Gli Stati Uniti registrano il valore di VAL più alto, con 18,88 milioni di dollari immessi a livello locale per singolo spazio.Oltre all’impatto finanziario diretto, gli spazi di lavoro flessibile generano anche benefici “sociali”, sia per i lavoratori, sia per la regione che li ospita. Tra questi, la riduzione del tempo dedicato agli spostamenti, con 7.416 ore di pendolarismo mediamente risparmiate all’anno. In Italia, la cifra si attesta a 6.735 ore. Gli americani, nuovamente, spiccano per il massimo beneficio, “salvando” 10.892 ore all’anno.Un ufficio ubicato in un’area facile da raggiungere, inoltre, ha anche altri vantaggi a livello sociale giacché offre opportunità occupazionali anche a chi altrimenti avrebbe difficoltà o non sarebbe in grado di recarsi in un ufficio. Si pensi per esempio a persone diversamente abili o a chi ha responsabilità di assistenza.Oltre a valutare l’impatto dei singoli spazi, lo studio ha anche esaminato il potenziale di qui a 10 anni per ciascun mercato, tenendo conto degli attuali trend di sviluppo degli spazi di lavoro flessibile, dei cambiamenti demografici, tecnologici e nelle pratiche aziendali. Si stima che la “flex economy” possa generare 3 milioni di posti di lavoro – l’equivalente di una città come Buenos Aires – con un’iniezione di valore aggiunto lordo a livello locale pari a 254 miliardi di dollari.Per l’Italia, la preview è di oltre 110.000 persone impiegate negli spazi di lavoro flessibili locali, con un valore aggiunto lordo per anno stimato in 8.678 miliardi di dollari, di cui circa 4.512 “trattenuti” dalle economie periferiche.

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L’INGV all’Expo-Forum Europeo sulla New Space Economy

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

Roma. Si svolgerà dal 10 al 12 dicembre, presso la Nuova Fiera di Roma (Via Portuense, 1645), la prima edizione dell’Expo-Forum Europeo sulla New Space Economy (NSE, http://www.nseexpoforum.com), organizzata dalla Fondazione Edoardo Amaldi e dalla Fiera Roma.L’evento, cui prenderà parte anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), è interamente dedicato alle potenzialità dell’economia spaziale e ha come obiettivo quello di coinvolgere tutti coloro che sono interessati a questo nuovo ecosistema, creando un ambiente in cui gli attori della New Space Economy e della Old Economy possano incontrarsi per stimolare nuove collaborazioni ed evidenziare le già esistenti possibilità.L’INGV sarà presente all’Expo con uno stand dallo slogan “Our Planet from Space” per presentare le attività che l’Istituto svolge in questo ambito. Presso lo stand sarà possibile interagire con il personale INGV che illustrerà le principali attività in cui l’Istituto è coinvolto.Le attività di ricerca e servizio dell’INGV sono svolte grazie all’utilizzo dei dati di osservazione dallo spazio integrati con le misure effettuate da sistemi a terra, permettendo di fare ricerca di avanguardia su temi legati a terremoti, vulcani e ambiente. Presso lo stand INGV si potranno seguire brevi seminari orientati alla presentazione delle ricerche principali, dei prodotti e dei servizi dell’Ente, basati sulle analisi di dati spaziali. Le attività dell’Istituto saranno illustrate anche attraverso 7 talk e 7 poster presentati nelle sessioni di conferenze dedicate agli addetti ai lavori. Inoltre, sarà garantita la presenza di esperti INGV alle tavole rotonde, in particolare a quelle relative ai settori “Emergency” e “Maritime”. Nello stand saranno presentati anche i prodotti frutto del trasferimento tecnologico nel settore spazio e le iniziative di start-up realizzate. In particolare, l’INGV presenterà al Forum le attività svolte in cinque settori strategici: Galileo, che tramite dei dati di navigazione e posizionamento satellitare consente all’Istituto di fornire dati e servizi per scopi di geodesia, studio e monitoraggio del territorio, posizionamento di precisione e per la mitigazione degli effetti della meteorologia spaziale, in particolare per l’aviazione civile; COPERNICUS, programma di Osservazione della Terra finanziato dalla Commissione Europea per generare prodotti usati per monitorare e conoscere meglio i fenomeni naturali del nostro Pianeta; missioni satellitari, tra cui la missione spaziale iperspettrale ASI-PRISMA, per le quali l’INGV lavora allo sviluppo di sensori di prossima generazione per l’Osservazione della Terra; supporto ai servizi e dati spaziali mediante lo sviluppo e il mantenimento di reti di monitoraggio su scala regionale, in Italia e nel Mediterraneo, e su scala globale in grado di fornire in tempo reale parametri e osservazioni geofisiche necessari per la validazione dei dati spaziali; sviluppo di start-up e tecnologie innovative, come lo spin-off SpacEarth Technology, che, nel tempo, ha portato a vari brevetti nell’ambito delle applicazioni spaziali, mostrando le potenziali applicazioni nell’aviazione, nell’agricoltura di precisione, nella navigazione marittima e nelle telecomunicazioni.

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Platform economy: EU rules needed to ensure fair competition and workers’ rights

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

Local and regional leaders have highlighted to Nicolas Schmit, new European Commissioner for Jobs and Social Rights, that the EU needs to set clear rules for platform economy to guarantee workers’ rights and ensure a level playing field between online and offline economic activities in the single market.Two opinions adopted by the European Committee of the Regions (CoR) today stress that many current EU regulations are outdated against the emergence of new business models and non-standard forms of employment that are frequent in digital platforms. Notably the implementation of the e-Commerce Directive, which dates back to 2000, has led to several court cases surrounding companies such as Uber and Airbnb.Speaking at the European Committee of the Regions’ plenary session in his first public appearance as Commissioner for Jobs and Social Rights, Nicolas Schmit said: “The new Commission’s agenda strives to address the ongoing challenges and opportunities posed by the new world of work, globalisation, automation, digitalisation and artificial intelligence, coupled with our shift to a carbon-neutral economy. We need to make sure that all Europeans can benefit during these transitions, especially when it comes to their jobs and livelihoods. Our regional governments and administrations will be instrumental in making sure that this shared purpose becomes a reality.”Karl-Heinz Lambertz, President of the European Committee of the Regions, said: “Social rights must be at the centre of the EU’s future, protecting people whilst embracing technological change. The EU must set out a clear plan that ensures that the changes to our industries avoids further polarising wages and increasing inequalities. With the right regulation, platform work is one opportunity to ensure everyone benefits from digitalisation, leaving no one behind.”The two opinions focus on different aspects of collaborative economy and platform work. The first one, prepared by Dimitrios Birmpas (EL/PES), Municipal Councillor of Egaleo, stresses that a comprehensive regulatory framework at EU level is necessary to ensure the social protection and social rights for platform workers against practices such as deliberate misclassification of workers as self-employed by employers seeking to avoid employment regulations, fiscal obligations and collective agreements.”Platform work brings a number of opportunities to the labour market because it is easily accessible and flexible. However, appropriate measures have to be put in place to ensure decent working conditions for platform workers. Fundamental labour and social regulations must be extended to the platform economy and its workers, many of them young people. Given the transnational nature of digital economy, a clear European framework is necessary to address the many regulatory challenges arising from platform work, including how to determine the existence of an employment relationship”, argues the rapporteur, who welcomes Commissioner Schmit’s intention to address labour conditions of platform workers and new forms of precariousness.The second opinion calls for the EU to define clearly the status of collaborative economy platforms, according to the precise degree of control exercised by the platform, in order to clarify the question of which rules govern their operations. Furthermore, as the collaborative economy blurs the line between personal and professional actors, the concept of “service provider” should be clarified through EU-wide thresholds. The new EU regulations should also require platforms to provide public authorities with the necessary data to enforce the rules and to ensure that collaborative economy suppliers pay their fair share of taxes.

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Fifth Annual National Compensation Guide for Canada’s Bio-economy

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

BioTalent Canada marked this year’s Global Biotech Week with the announcement of the release of their fifth annual National Compensation Guide for Canada’s bio-economy.A leader in labour market reporting for the Canadian bio-economy, BioTalent Canada’s National Compensation Guide helps small and medium-sized enterprises (SMEs) alleviate the pressures of attracting and retaining talent in a competitive industry by providing a national benchmark for them to build upon.“In an increasingly competitive sector, biotech companies need to find ways to showcase themselves as employers of choice,” says Rob Henderson, President and CEO of BioTalent Canada. “By providing employers access to timely and pertinent compensation data – among other resources available through BioTalent Canada, biotech companies have the tools and information needed to attract and retain top talent.”

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ERI Brings Circular Economy Innovations to Pacific Northwest

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

ERI, the nation’s leading fully integrated IT and electronics asset disposition provider and cybersecurity-focused hardware destruction company, maintains eight state-of-the-art e-waste recycling centers, including one in Sumner, Washington processing and responsibly recycling hundreds of thousands of pounds of e-waste every year. This includes helping take local businesses to the next level of sustainability via Circular Economy principles.
With global consumer spending expected to double by 2030, there is an urgent need to secure resources as well as develop new production models that fit within planetary constraints, especially with electronic devices, the fastest growing sector of the waste stream today.
“ERI is proud to be the only ITAD company in the country that partners with its customers to jointly trailblaze the Circular Economy by closing the materials loop,” said John Shegerian, ERI’s Co-Founder and Executive Chairman. “Thanks to our state-of-the-art tracking system, our A.I.-driven robots and our innovative shredder technology, all metals, plastics, glass…everything…can be tracked and prepared for beneficial re-use into new products. Plus, all of our facilities are 100% zero waste, zero landfill.”As an example of its Circular Economy success, ERI’s work in collaboration with Best Buy and HP on closing the sustainability loop for printers was recently featured in a report published by the Upcyclers Network, Closing the Material Loop-How Innovators from the Public and Private Sector are Creating Value from Waste.“We’re proud to be the Pacific Northwest’s leading recycler of electronics and ITAD services, and to be on the forefront of building the material supply chain of the future as more and more organizations join us in building a Circular Economy. It’s genuinely rewarding to be able to continue to help so many people and businesses in the great states of Washington and Oregon do the right thing with their electronics and keep toxins out of landfills while simultaneously protecting their privacy with guaranteed data destruction.”
ERI has been providing comprehensive electronic waste recycling services for Washington State businesses and individuals since 2009 and was the first recycler in the state to be R2 and BAN certified as well as NAID certified at the highest level of data destruction. ERI was also the first BAN e-stewards certified recycler in the Washington Materials Management and Financing Authority program. In fact, ERI is the only certified e-steward in the entire state of Washington that maintains its own glass cleaning, comprehensive shredding and data destruction technology in-house.Three years ago, ERI moved its Washington location from Auburn to a larger facility in Sumner to accommodate growth and demand. ERI’s Sumner location is located at 3901 150th Ave. Ct. East, Suite 200 and maintains public e-waste receiving hours Monday through Friday from 8 am – 3 pm. Anyone can easily get information by contacting 1-800-ERI-DIRECT (374-3473).

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Trust Ex Has Officially Endorsed DUSD to Jointly Build Future Ecological Economy

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 aprile 2019

The “DUSD in Ten Asian Cities: ‘From Wall Street to the New World'” came to a perfect close in Shanghai. Trust Ex attended the meeting as an exchange and signed a formal deal with DUSD. More than 1200 media were present and covered the meeting.DUSD is a stable currency that is truly derived from Wall Street, which is operated by New York Digital USD under strict supervision and protection by U.S. laws. It is highly transparent and fully independent, and its trusted accounts are regularly audited by independent third-party auditing body. It is the world’s first stable currency of digital US dollar that is highly anchored to US dollar at the ratio of 1:1 and issued mainly for Asian markets. DUSD is “always committed to constructing the bridge connecting the real world and the digital world for global users and providing digital financial services for more cross-country and cross-regional users.”Prasenjeet Jeet, co-founder of Trust Ex, delivered a speech for signing the deal. He expressed that Trust Ex had been committed to providing users with the safest and most transparent services and creating a platform for digital currency trading. In addition, it builds a unique and perfect ecological system for future block chain by making full use of Trust Ex Platform’s unique AI and block chain technologies, and creates value for more people. Finally, he expressed his heartfelt joy for the settlement of DUSD. At the meeting, DUSD achieved cooperation with many exchanges, project sides and nodes, such as ZG.TOP, ExShell, BOSS, biger, BIONE, Cloudex, AOB Copyright Chain, GEST Energy-saving Chain, CJOY, lsunicorn, BGT gold stable coin, Liaotong network and GAB node, and held a signing ceremony on the spot. In the future, DUSD will join hands with more high-quality partners to steadily advance together and construct the DUSD global ecological circle.This is the first station for “Digital Finance ‘Alipay’ DUSD in Ten Asian Cities”, followed by off-line meetings in nine cities, including Seoul, Sihanoukville, Hanoi, Houayxay, Singapore, Manila, Bangkok, Jakarta and Mumbai.After the meeting, Trust Ex and DUSD will continue to deepen their efforts in the field of block chain and explore more possibilities of digital currency markets while providing high-quality services for more users.

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EU’s circular economy plan spurs growth

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

The European Union has announced that it has fully implemented its Circular Economy Action Plan, a wide-ranging series of actions adopted in 2015 and aimed at reducing waste and improving the efficient use of resources. The measures included new rules on waste management, and restrictions on single-use plastics and fishing gear, as well as incentives for innovation and recycling.A report assessing the impact of the action plan found that moving towards circular economy models had spurred job creation within Europe, with a 6 per cent increase jobs in related sectors over the past four years. In 2016, the report found, circular economy activities, including repair, reuse and recycling accounted for €17.5 billion (US$19.8 billion) worth of investments.“Circular economy is key to putting our economy onto a sustainable path and delivering on the global Sustainable Development Goals,” first vice-president Frans Timmermans said. “This report shows that Europe is leading the way as a trailblazer for the rest of the world. At the same time more remains to be done to ensure that we increase our prosperity within the limits of our planet and close the loop so that there is no waste of our precious resources.” (by cmail20.com)

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World Bank and European Commission promote blue economy through new tool

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

The World Bank and the European Commission have launched the Blue Economy Development Framework (BEDF). The Framework is a novelty in the area of international ocean governance. It helps (developing) coastal states transition to diverse and sustainable blue economies while building resilience to climate change.
This transition starts with data and knowledge collection about the marine environment and ocean sectors. The first output of the BEDF will therefore be a comprehensive diagnostic analysis of the conditions that could enable or restrict blue growth. This can be ecological, economic or social factors, but it also relates to the policy and regulatory environment.The outcome of this diagnostic process will lead to a roadmap that assists governments to prepare policy, fiscal, and administrative reforms identify value creation opportunities from blue economy sectors identify strategic financial investments
In short, the BEDF will help coastal countries and regions to develop evidence-based investment and policy reform plans for its coastal and ocean resources. In 2019, the BEDF will be piloted in three coastal countries: India, Vietnam and Kiribati. Further potential regional focus areas are in the South Atlantic, South-East Asia, and other Small Islands Developing States. The pilot studies will generate important lessons for the growing community of blue donors around the world.

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Discuss Strategies for Winning in the Experience Economy

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

NICE (Nasdaq: NICE) today announced Interactions 2018 Paris, its annual France and Benelux focused conference to be held on November 15, 2018 at Pavillon Dauphine in Paris, France, A complimentary event for NICE customers, partners and prospects, NICE Interactions 2018 Paris will feature internationally renowned former footballer, Emmanuel Petit, as keynote speaker, in addition to John O’Hara, President, NICE EMEA. Customers such as Canal+ International, Malakoff Médéric, Engie Electrabel, Chronopost, John Paul, Groupe La Poste, OVH, Webhelp and Teleperformance will also present at the event. To register, please click here.The agenda of this year’s NICE Interactions 2018 Paris event will include three exciting tracks, namely analytics, process automation and employee engagement. A dedicated showcase area will allow attendees to get a closer look at the latest innovations across NICE’s rich range of solutions via demos. Some of the offerings to be featured include next generation Quality Management, Nexidia Analytics, Robotic Process Automation (RPA), Real-Time Authentication (RTA), Workforce Management (WFM), Employee Engagement Management (EEM), NICE Satmetrix Voice of the Customer (VoC), and of course, CXone, the market’s No. 1 cloud customer experience platform.The content rich event will also feature two intimate roundtable discussion sessions led by the company’s product experts and will offer delegates the opportunity to raise questions and challenges while sharing from their day to day experiences.

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Mobile Ecosystem to Be Worth More Than $50 Billion to West Africa Economy by 2022, Finds New GSMA Study

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

The mobile industry in West Africa is forecast to contribute more than $50 billion annually to the region’s economy by 2022, according to a new GSMA study published today at the ‘Mobile 360 – West Africa’ event being held in Abidjan, Côte d’Ivoire. The new report, The Mobile Economy: West Africa 2018, calculates that the region’s mobile ecosystem contributed $37 billion in value last year, equivalent to 6.5 per cent of GDP1, and will grow to $51 billion (7.7 per cent of GDP) within five years. The economic contribution over this period will be spurred by strong subscriber growth and the move to mobile broadband networks and services. “Today’s report demonstrates the vital role West Africa’s mobile ecosystem is playing in driving economic growth and empowering citizens across the region, as well as in delivering against many of the targets of the UN’s Sustainable Development Goals,” said John Giusti, Chief Regulatory Officer at the GSMA. “However, further work is required as more than half of West Africa’s citizens are not yet connected to a mobile service, excluding them from the socio-economic benefits that mobile delivers.”
At the end of 2017, there were 176 million unique mobile subscribers2 across the West Africa sub-region, which comprises the 15 members of the Economic Community of West African States (ECOWAS)3. This is equivalent to a penetration rate of 47 per cent of the region’s population, up from just 28 per cent at the start of the decade. Strong subscriber growth is forecast to continue over the coming years; 72 million additional mobile subscribers are expected to be added in West Africa by 2025, lifting subscriber penetration to 54 per cent. Much of this growth is attributable to the demographic situation across the region, as large youth populations are expected to take out mobile subscriptions as they reach adulthood. According to the report, more than 40 per cent of the population in many countries across Sub-Saharan Africa are below the age of 16.Meanwhile, the transition to mobile broadband in West Africa is being driven by the expansion of 3G and 4G networks, lower data tariffs and the increasing affordability of smartphones. 3G networks now cover two-thirds of the regional population and 4G adoption is also rising rapidly. As of March 2018, there were 29 live 4G (LTE) networks in nine countries across West Africa, six of which have launched in the last year. 3G and 4G together accounted for 36 per cent of West African mobile connections in 2017 and are forecast to rise to 94 per cent of the total by 2025. Local operators are expected to spend $8 billion (capex) over the next two years building out and upgrading their networks.

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World Ocean Summit: Sustainable Finance Principles launched to guide investments in the maritime economy

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

At the World Ocean Summit taking place in Mexico, the Commission launched in partnership with the European Investment Bank, the Prince of Wales’s International Sustainability Unit and WWF Sustainable Blue Economy Finance Principles.These are voluntary principles that will guide responsible investments to counter the many stresses that oceans are subject to, from overfishing and rising sea levels to plastic pollution. Commissioner for Environment, Maritime Affairs and Fisheries Karmenu Vella said: “I am delighted to see the progress in the delivery of this important commitment made at the 2017 Our Ocean Conference hosted by the EU. The importance of having clear guidelines supporting the sustainable development of the blue economy is now widely recognised, and this is encouraging.” Today’s launch is in line with the Commission’s Sustainable Finance Action Plan, presented yesterday as part of the Capital Markets Union’s efforts to connect finance with the specific needs of the European economy to the benefit of the planet and our society. It is also one of the key steps towards implementing the historic Paris Agreement and the EU’s agenda for sustainable development. Earlier this year, the EU High-Level Expert Group on Sustainable Finance had recommended in its final report that the Sustainable Blue Economy Finance Principles be adopted and implemented by the finance community. As a result, initial commitments have already been made by Althelia Ecosphere, Aviva Investors, the BPCE Group, Seventure Partners, Willis Towers Watson and the World Bank. In signing up, investors and organisations commit to mainstream these principles in all new investment decisions.

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The Nobel in economics rewards a pioneer of “nudges”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

Richard ThalerNOT long ago, the starting assumption of any economic theory was that humans are rational actors who maximise their utility. Economists summarily dismissed anyone insisting otherwise. But over the past few decades, behavioural economists like Richard Thaler have progressively chipped away at this notion. They combine economics with insights from psychology to show how heavily economic decisions are influenced by cognitive biases. On September 9th Mr Thaler’s work was recognised at the highest level when the Nobel Committee awarded him this year’s prize in economics. Mr Thaler thus becomes one of very few behavioural economists to win the prize.Mr Thaler’s has been a prolific career, spanning over four decades, the last two of them at the University of Chicago’s Booth School of Business. His research has touched on subjects as varied as asset prices, personal savings and property crime. For example, Mr Thaler developed a theory of mental accounting, which explains how people making financial decisions look only at the narrow effect of individual decisions rather than the whole effect. (Indeed, he is one of the founders of the sub-discipline of behavioural finance.) The Nobel committee also highlighted Mr Thaler’s research on self-control, that is, the tension between long-term planning and short-term temptations.The new laureate has also worked to bring his arguments to a wider audience. For the benefit of fellow economists not well versed in (or dismissive of) behavioural theories, he wrote a regular column for the Journal of Economic Perspectives, a prestigious journal, recounting instances of economic behaviour that violated classical microeconomic theory. For a general audience, he wrote several books on behavioural economics, starting with “Quasi-Rational Economics” in 1991.
But Mr Thaler is perhaps most famous as a pioneer of “nudging”: the use of behavioural insights as a public-policy tool. Although the idea of nudging is not new, and firms have long employed behavioural science to shape their customers’ behaviour, governments of the past used psychology only sporadically.
That started to change when Mr Thaler and Cass Sunstein, a legal scholar at Harvard University, co-authored a book, “Nudge”, in 2008. The book attacked the assumption of rational decision-making in economic models and showed how context could be changed to “nudge” people to make better choices. In 2010 Mr Thaler advised the British government on the creation of the Behavioural Insights Team, a unit that sought to put their ideas into practice. The wildly successful government unit has since been spun out into a quasi-private company and now advises governments around the world. From a renegade offshoot within economics departments just a few decades ago, behavioural economics has gained an established place not only within academia, but also within government departments around the world. From Australia to America, as well as within organisations like the World Bank and UN, the “nudging” approach has been copied. The Nobel Committee’s decision to honour Mr Thaler is of course a recognition of his personal achievements. But it is also a testament to the newfound importance of his discipline. (font: The Economist) (photo: Richard Thaler)

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Futuro del lavoro e del welfare, sharing economy e misure di sostegno al reddito: si conclude così il 4° Future Forum

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

forumLa sharing economy distrugge lavoro? Più che regolamentarla, bisogna formare i lavoratori e i cittadini a utilizzare gli stessi strumenti delle grandi piattaforme per tutelarsi e “giocare” al rialzo. Forse è una strada più difficile, ma probabilmente più efficace di quella di creare regolamentazioni che è plausibile risultino già superate una volta che completano tutto l’iter di approvazione, con questa politica che non riesce a star dietro ai tempi della tecnologia. Marco Luccisano, già capo della segreteria recnica del Miur e fondatore del Progetto Rena, Intelligenza collettiva a servizio dell’Italia, ha aperto oggi pomeriggio l’ultimo “giro di relatori” del Future Forum, in sala Valduga. Moderati dal direttore de Linkiesta Francesco Cancellato, con Luccisano c’erano Giuseppe Bronzini, magistrato della Cassazione sezione lavoro, Guido Ferradini, avvocato, Vice Presidente AGI Toscana, Marco Bentivogli segretario generale Fim-Cisl e, in collegamento skype, Marco Leonardi, professore di economia politica all’Università di Milano e consulente economico della Presidenza del consiglio.In apertura, un videomessaggio del presidente dell’Inps Tito Boeri, che non è potuto intervenire di persona, ma che ha lanciato tutti i temi di discussione di questo tavolo conclusivo dell’edizione 2017 del Future Forum della Camera di Commercio di Udine: il futuro del lavoro, del welfare, della previdenza, la sharing economy, le conseguenze del jobs act, le misure di sostegno al reddito e la formazione continua.Argomenti assolutamente centrali, su cui si giocherà il futuro di tutti.
«Nella “Buona scuola”, l’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro è un fatto positivo – ha sostenuto Luccisano –. Non per imparare un mestiere, perché oggi forse non serve, ma perché servono invece le competenze per poter leggere il cambiamento della nostra società e del nostro mondo del lavoro. E forse, farlo nei luoghi in cui il lavoro accade, permette ai ragazzi di leggerlo meglio». Per Luccisano «oggi le persone producono valore non lavorando ma consumando. Amazon ha distrutto posti di lavoro, ma ne ha creati altri. Ha cominciato, per esempio, distruggendo il lavoro dei librai, ma ha creato lavoro per chi si occupa di consegne».
Leonardi ha parlato poi di welfare. «Nel jobs act, una delle riforme principali dello scorso governo e che ora continuiamo, una delle cose principali è stato l’allargamento dei sussidi disoccupazione. Si cambia più spesso lavoro, si passa da lavoro dipendete ad autonomo e viceversa, molti sono i contratti a termine. Chi aveva, per esempio, un cococo non aveva diritto al sussidio di disoccupazione. Ora abbiamo allargato la platea di chi ne ha diritto ed è uno dei vantaggi maggiori della riforma, passato in secondo piano perché oscurato dal dibattito sull’articolo 18. Chi ha lavorato anche solo per 13 settimane nei 4 anni precedenti ha comunque un sussidio e non è poco. Oggi poi c’è anche sussidio disoccupazione assistenziale che prima non c’era in Italia». Ciò che il Governo sta concludendo ora «è costruire un sistema di reddito di ultima istanza, una misura universale – ha aggiunto Leonardi –. Abbiamo fatto una sperimentazione prima su alcune città del Sud e poi sulle grandi città. Si si chiama Sia e rappresenta una misura per tutti contro la povertà. Finora su questa misura abbiamo sempre stanziato pochi fondi e culturalmente non siamo stati pronti. La crisi ha lasciato ferite profonde: 600 mila nuclei familiari sotto la soglia povertà. Ma se quest’anno ne abbiamo coperte solo 60 mila, saremo in grado di raddoppiarle nel 2017 e arrivare a 400 mila nel 2018. Una strada verso una misura universale contro la povertà ci rende Paese più civile. Siamo impegnati a fare i decreti attuativi in tempo record».
Guido Ferradini ha invitato poi a considerare i diversi punti di vista che vengono spesso confusi quando si parla di lavoro: economia, diritto, sociologia, etica. «L’economia è stata sempre elemento trainante di tutte le riforme. Ma l’aspetto sociale dell’impatto del lavoro è sempre stato tralasciato. Si può creare massima flessibilità nel mercato del lavoro, ma si rischia di distruggere l’aspetto sociale. È possibile che l’occupazione cresca, ma creiamo un disastro sociale, perché la gente si trova a lavorare per più datori di lavoro e a fare lavori mal pagati. Socialmente ci si trova in profonda insicurezza e noi si ha tempo né forza per formarsi. Va dunque creato un sistema che garantisca formazione continua forum1anche in queste condizioni». Ferradini si è invece detto favorevole a un reddito di cittadinanza, da lui visto «non affatto come un disincentivo alla formazione. Io credo che se garantiamo una risorsa come questa, forse diamo la possibilità alle persone di formarsi. E la formazione facilita anche la nascita d’impresa». Bentivogli della Cisl invece non si è detto d’accordo sul reddito di cittadinanza e ha anche messo in luce diverse anomalie del nostro sistema, «su cui dobbiamo anche avere il coraggio di essere impopolari. Abbiamo 800 miliardi di spesa pubblica. Ma abbiamo pensionati sotto i 65 anni che ci costano 85 miliardi. Ma veramente sono in pensione o continuano a lavorare in altre forme? Ne spendiamo poi 70 nel sistema di formazione. Siamo dunque un Paese per vecchi e in buona salute». Il tema è scomodo per tutti, ha detto. «Lo squilibrio non è più nord-sud, è tra i giovani e tutti gli altri. Bisognerebbe fare politiche più serie. Il primo scivolone di Renzi fu mettere il Tfr in busta paga, un errore per i nostri giovani». Per i quali c’è però, contemporaneamente, anche «un problema “di sveglia” e di scossa». Bentivolgi ha poi parlato di welfare. «Appena si sono tarati meglio e stretti i criteri per l’Isee sono “spariti” un sacco di poveri. I poveri ci sono, ma nel grande numero dobbiamo essere consapevoli che ci sono anche tanti evasori. La lotta all’evasione fiscale non credo sia una delle medaglie del governo Renzi. Qui la si fa franca ancora troppo quando si frodano le regole minime del vivere insieme». (foto: forum)

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Local economies point to the future

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2016

Shirin MahalatiINDORE, India — How does a nation whose economy is growing by 7 percent a year allow for economic prosperity without fueling the rising inequality between rich and poor? How does it connect with the global market system without losing its spiritual and social values? These were some of the questions that animated a recent symposium titled “Strengthening Local Economies for a Just Global Order”, held on 23 February at Devi Ahilya University of Indore.Some 150 faculty and students participated in the event, organized by the Baha’i Chair for Studies in Development and the University’s School of Economics.This dialogue on strengthening local economies was initiated some seven years ago when the Institute for Studies in Global Prosperity organized a series of seminars on the discourse on science, religion, and development in India. The Baha’i Chair in Indore is now giving greater attention to local economies in light of the growing concern in the country about the negative effects of globalization, particularly on rural populations.In her opening remarks, Dr. Shirin Mahalati, Head of the Baha’i Chair, stressed the need to avoid dichotomies on the question of globalization, where it is either rejected wholesale or blindly embraced with no thought of its effects.”We have to learn the balance of opening ourselves to the globe without losing all that we have that is precious,” she said.A rich dialogue about various dimensions of social and economic development in India followed, focusing primarily on the question of local economies. Speakers discussed some of the challenges and shortcomings of the current approaches to globalization and offered insights about various interventions that could assist India to navigate the path forward. The keynote speaker, a well-known Indian economist, Amitabh Kundu, emphasized the need to strengthen local and regional economies as a response to the growing inequality and ecological degradation that India faces as its doors open to the global market. He also proposed that thinking at the level of local economies can help India find creative solutions to dealing with the challenge of sustaining economic growth while at the same time controlling carbon emissions. “We need a paradigm shift that involves changes in lifestyles and production processes, and this will require interventions to strengthen the local economy.”
Arash Fazli, a researcher with the Institute for Studies in Global Prosperity and collaborator with the Baha’i Chair, also talked about the opportunity to learn about new economic approaches at the level of villages.”Village economies have their own logic that allows certain features of the community to be maintained — for example, the relationship to nature and social cohesion,” he said. “We need to draw on both modern and traditional systems, without romanticizing imitating the former or the latter.”When village economies develop, why must they be limited to either capitalist or socialist models?” We are seeking to forge new patterns and new models.” The Dean of Social Sciences, Dr. Ahuja Kanhaiya award, emphasized the need for economic models that would reinforce the values of community life, such as compassion, contentment, cooperation, justice, and a sense of duty towards the common Some 150 facultygood.”Unfortunately,” he mentioned, “at present economic growth is being driven by consumerism and competition that are destroying these values.”Speakers also discussed the need for economic growth to be balanced and just, requiring development to be viewed within a broader vision of the spiritual and material prosperity of humanity.”Economic models today give humanity a very limited range of options in explaining human behavior,” Dr. Fazli said. “One is to explain it in terms of greed, self-interest, and profit motive. The other is to say that the only way to organize society is to have absolute equality. The path to move past these limitations is becoming clearer. “”We have to account for people’s own sense of themselves as being more than material beings, more than just highly intelligent animals. We have to learn about and develop models — inspired by a more holistic sense of the human being — that can explain behavior. These models don’t currently exist. “”Focusing on economic activity at the local level allows a population to learn to modernize collectively and in a consultative manner so that values the community holds dear are not sacrificed by blindly adopting external models,” stated Dr. Fazli. “An active process of learning is under way at the level of villages and localities as they apply certain economic and spiritual principles with the aim of achieving prosperity in the whole sense of the word. This is a process that can gain in strength day after day. ”
(photos: Shirin Mahalati, Some 150 faculty)

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“State of Global Islamic Economy Report 2015/2016”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

torinoTorino 19 e 20 ottobre 2015 nell’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi. Secondo lo “State of Global Islamic Economy Report 2015/2016” di Thomson Reuters, l’economia Islamica riguarda più di 1.7 miliardi di musulmani nel mondo. Dal 2014 la Città di Torino, in partnership con Università di Torino, Camera di Commercio di Torino e con il supporto tecnico di ASSAIF, si è concentrata sulle opportunità della finanza Islamica e su questo mercato in rapida crescita.La prima edizione del Turin Islamic Economic Forum – nel novembre 2014 – ha rappresentato per la città un evento internazionale che ha coinvolto oltre 450 delegati: stakeholder locali hanno avuto l’opportunità di incontrare i più importanti attori della finanza e dell’economia appartenenti a paesi Islamici operanti a livello mondiale. In seguito – il 28 luglio 2015 – Torino ha ospitato la tavola rotonda sul Modest Fashion organizzata in collaborazione con Thomson Reuters, Dubai Chamber e Dubai Islamic Economy Development Centre. Una giornata di dibattito in cui 71 operatori italiani e internazionali della moda si sono confrontati sulle sfide cruciali e le opportunità del Modest Fashion a livello globale.La seconda edizione del TIEF – in programma il 19 e 20 ottobre 2015 nell’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi – è focalizzata sulla connessione tra finanza e attività economiche produttive. Per questo motivo l’agenda è strutturata su tre argomenti portanti, Finanza/Cibo/Moda: 53 relatori italiani e internazionali distribuiti in 7 sessioni tematiche, potenzieranno i risultati raggiunti dal TIEF 2014.
Il primo giorno, lunedì 19 ottobre, si parlerà del ruolo che istituzioni pubbliche (Dubai Islamic Economy Development Centre e Camere di Commercio di Torino e Italiana negli Emirati) e private (Fondazione CRT) possono svolgere per lo sviluppo della finanza Islamica. Il dibattito proseguirà sul mercato dei capitali islamici: una sessione di rilievo con la partecipazione di Abayomi A. Alawode della Banca Mondiale e il lancio in anteprima dello studio AIAF sui Sukuk italiani. Il dottor Giustiniani (responsabile del “Gruppo Finanza Islamica” dell’AIAF) presenterà anche il caso del possibile uso di questo strumento da parte di autorità municipali.
Il pomeriggio, invece, sarà dedicato al tema alimentare: Thomson Reuters presenterà i risultati del Report appena pubblicato al Global Islamic Economy Summit di Dubai e due Enti Certificatori Italiani si confronteranno con aziende italiane (Sebaste, Il Granaio delle Idee, ABIT, RF Cosmetici, Gruppo Vercelli) e internazionali (Truebell Dubai).
E’ affidato ai relatori della seconda giornata, martedì 20 ottobre, lo sviluppo in Italia dell’Islamic retail banking, ovvero dell’offerta di servizi di base con testimonianze della britannica Alrayan Bank, Banca d’Italia e ABI, e l’intervento di Sevket Can Tulumen (Musiad e Istanbul CCIAA) che parlerà di crowdfunding.La Sessione sul Fashion, moderata da Alia Khan (IFDC – Islamic Fashion Design Council), analogamente a quella sul Cibo, è introdotta da Thomson Reuters Dubai che – insieme alla sociologa turca Neslihan Cevik – aprirà il dibattito tra aziende italiane del calibro di Miroglio e Cavalli e internazionali come Modanisa, Hasema e Louella il marchio fondato da Ibtihaj Muhammad, campionessa della nazionale americana di scherma.Concluderanno l’evento rappresentanti dell’università e giovani imprenditori.
Il professore Paolo Biancone modererà la sessione tra professori italiani e stranieri sulle frontiere della finanza islamica nel mondo accademico. Cristina Tumiatti, Presidente Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, presenterà il punto di vista e l’esperienza dei giovani italiani che si sono accostati a questo mercato.
Durante la due giorni, nell’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi, si potranno ammirare le opere di arte calligrafica islamica di Shamira Minozzi, apprezzata artista veneziana fautrice del dialogo tra le culture.L’appuntamento con la finanza islamica proseguirà mercoledì 21 ottobre alla Fondazione CRT in via XX Settembre 31. Nella ‘Sala Consiglio di Indirizzo’ sarà ospitato l’incontro “Islamic Modes of Financing and Islamic Multilateral Banks: a Key for the Development of Young Entrepreneurship” introdotto e moderato da Alberto Brugnoni (Founder and Managing Partner – ASSAIF) e dedicato ai giovani imprenditori sociali del progetto di Fondazione CRT e United Nations Alliance of Civilizations, in collaborazione con collaborazione con MAE Entrepreneurs for Social Change.
Il TIEF 2015 è organizzato dalla Città di Torino in partnership con l’Università di Torino e la Camera di Commercio di Torino, in collaborazione con ASSAIF.

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Sharing economy a Bruxelles

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

Bruxelles“A Bruxelles si discuterà di “sharing economy”, grazie ad un documento presentato dall’Italia (relatrice Benedetta Brighenti) che sarà sottoposto al vaglio della plenaria del Comitato delle Regioni Ue di dicembre.
“Ottima iniziativa, quello che serve è un’armonizzazione delle legislazioni nazionali a livello europeo, per evitare che la sharing economy sia ostacolata” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Vicende come quelle di Uber pop, bloccata in Italia dai giudici con il cavillo che la normativa attuale, vecchia ed antidiluviana, non la contempla, dimostrano che le legislazioni nazionali vanno aggiornate ai tempi moderni. Ma le varie lobby imperanti, come quella dei tassisti, ostacolano il rinnovamento sia a livello nazionale che regionale, che comunale. Impossibile da anni, ad esempio, aumentare il numero dei tassisti in circolazione. Ecco perché l’Europa può rappresentare l’unica via per modernizzare il nostro Paese” ha concluso Dona.

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Japan’s weak climate emission cuts threaten global climate deal – Greenpeace

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2015

climate_changeJapan’s government today confirmed a weak 26 percent cut in emissions by 2030 compared to 2013 as its contribution to climate change negotiation in Paris later this year. The figure represents a mere 18% reduction from 1990 levels, one of the weakest targets of any industrialised nation. Ai Kashiwagi, Energy Campaigner at Greenpeace Japan, said:“Prime Minister Abe will fail to meet even this abysmally weak climate target, and his fantasy energy policy with its reliance on expensive and dangerous nuclear energy won’t help. While much of the world is rapidly speeding towards a renewable energy future, Prime Minister Abe is standing in the way. The failure of his energy policy will instead lock Japan into a future of massive emissions, energy insecurity, and 20th century fossil fuel dependency.”“The Japanese government remains committed to a nuclear and fossil fuel economy, but the reality is that Japan has the potential to generate 56% of its electricity from renewables by 2030, which would reduce carbon emissions. Japan needs an ambitious, binding climate target, and an energy policy that will allow us to meet it,” said Kashiwagi.

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