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Imprese e lockdown: Gli effetti sotto la lente

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Veneto Agricoltura ha provato ad analizzare gli effetti del lockdown per Covid-19 sulle imprese italiane. Nello specifico, risulta che nel corso del secondo trimestre gli effetti negativi si sono leggermente attenuati rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il dato emerge da un’analisi pubblicata da Veneto Agricoltura che prende in considerazione le imprese iscritte nei Registri delle Camere di Commercio provinciali a livello nazionale.Più in dettaglio, ricordando che in Italia il calo del numero di imprese attive rappresenta ormai una tendenza strutturale, gli esperti dell’Agenzia regionale confermano che anche nei primi sei mesi del 2020 il trend negativo è proseguito, visto che il numero delle imprese attive è sceso a circa 5.119.000, segnando una flessione del -0,3% rispetto sia allo stesso periodo del 2019 che al dato medio degli ultimi cinque anni (2015-2019).Da segnalare che le perdite maggiori in termini relativi rispetto al 2019 si sono registrate soprattutto nei settori che presentano il numero maggiore di imprese quali, ad esempio: il comparto del commercio all’ingrosso e al dettaglio (1 milione e 400 mila imprese, -1,6%); dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (743 mila imprese, -1,2%); delle attività manifatturiere (493 mila imprese, -1,2%). Il comparto delle costruzioni (748 mila imprese) ha registrato invece una lievissima crescita (+0,2%), segnando comunque un calo del -1,5% rispetto alla media quinquennale.Un dato interessante segnalato nel Report di Veneto Agricoltura è quello relativo le imprese inattive (imprese che non hanno ancora iniziato la loro attività pur essendo iscritte) e sospese (imprese che hanno sospeso temporaneamente la loro attività per un lungo periodo o per disposizioni amministrative). E’ su queste categorie di imprese, infatti, che sono ricadute le conseguenze più gravi del lockdown, in particolare nel primo trimestre, mentre nel secondo trimestre, ovvero quando le misure di contenimento si sono leggermente ridotte e sono iniziate le prime riaperture, anche il numero delle imprese inattive e sospese ha registrato una riduzione.A livello territoriale, sono state le regioni del Sud Italia a presentare il maggiore incremento di imprese inattive rispetto alla media 2015-2019 (+6.904 unità, +6,2%), seguite dalle regioni del Centro (+5.851 inattive (+3,8%), del Nord (+4.208 imprese, +2,3%) e infine delle Isole (+3.679 unità, +4,9%). I maggiori aumenti in termini assoluti sono stati registrati in Lazio (108.685 imprese, +3,7%), Campania (52.782 unità, +7,5%), Sicilia (60.757, +4,7%) e Lombardia (68.754 inattive, +3,9%).Il Veneto invece (28.530 imprese inattive), ha registrato una delle variazioni più lievi tra tutte le regioni, con un incremento di 173 unità, +0,6% rispetto alla media degli ultimi cinque anni.Il Report ha posto un’attenzione particolare sugli effetti del lockdown sull’agricoltura nazionale, che sotto il profilo numerico sono stati del tutto marginale. Infatti, le imprese inattive del settore agricolo (2.680 nel secondo trimestre) hanno rappresentato solo lo 0,5% del totale complessivo. In termini relativi, rispetto alla media degli ultimi cinque anni, sono state le regioni del Sud Italia a registrare il maggior incremento di imprese inattive (436 imprese, +25,8%), ma in termini assoluti sono state le regioni del Nord Italia (829 inattive) e del Centro Italia (826 unità) a registrate i valori più alti, con un incremento rispettivamente del +12,9% e del +1,6% rispetto alla media quinquennale.In sostanza, gli esperti di Veneto Agricoltura sottolineano che le ripercussioni maggiori dovute al lockdown hanno riguardato le imprese collegate al comparto turistico (alloggio, ristorazione, noleggio, agenzie di viaggio, ecc.), del commercio all’ingrosso e al dettaglio e altre attività di servizi. Per quanto riguarda invece il comparto agricolo, pur registrando un incremento delle imprese inattive e sospese superiore alla media degli altri settori, tale incremento ha riguardato un numero marginale di imprese.A livello territoriale, infine, il Veneto è stata una delle regioni che ha registrato un incremento di imprese inattive e sospese tra i più bassi, sia nel complesso di tutti i settori che relativamente al solo comparto agricolo.Il Report, corredato da alcune tabelle, può essere scaricato da: https://www.venetoagricoltura.org/2020/08/uncategorized/effetti-del-lockdown-covid-19-piu-imprese-inattive-e-sospese-ma-comparto-agricolo-e-regione-veneto-meno-colpiti/

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Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure. Per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiede alle Istituzioni di destinare più fondi per la lotta contro il cancro, non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per creare percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio. L’impatto del Covid-19 sull’oncologia e l’individuazione di nuovi strumenti per far fronte alle conseguenze del virus sono fra i temi centrali del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), al via da domani al 21 settembre in forma virtuale. “Le nuove armi come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato la storia naturale di molte neoplasie e oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La pandemia però sta modificando gli scenari. Le incertezze riguardano in particolare la prevenzione secondaria, cioè gli screening. Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori. In base a stime del National Cancer Institute (NCI), negli Stati Uniti, nei prossimi 10 anni, vi saranno circa 10.000 morti in più per tumore del seno e del colon-retto, proprio a causa dell’effetto del Covid-19 sugli screening e sul trattamento. Si tratta di numeri che, in termini relativi, possono sembrare piccoli, riferendosi all’1% del totale dei decessi per queste due neoplasie negli USA, ma in termini assoluti sono tutt’altro che trascurabili, perché parliamo di 10.000 decessi in più per grandi malattie, che in questi anni hanno beneficiato dell’effetto positivo dello screening sulla mortalità”. Nel Regno Unito, inoltre, è stato stimato che il ritardo diagnostico causato dalla interruzione e dal rallentamento dei servizi sanitari possa essere la causa di aumento della mortalità (rispetto al periodo pre Covid-19) nei prossimi 5 anni fino al 16,6% per i tumori del colon-retto e al 9,6% per la mammella. “L’allarme lanciato nel Regno Unito e negli USA si può applicare anche in Italia – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. A oggi, il ritardo diagnostico accumulato è limitato, ma sta crescendo anche per le modalità organizzative necessarie per garantire il distanziamento fisico dei cittadini che si sottopongono agli screening”.Nel nostro Paese, nel 2019, sono stati stimati 371mila nuovi casi di tumore e il costo dei farmaci anticancro è in costante crescita. In cinque anni (2014 – 2019) la spesa per le terapie è passata da 3,9 a circa 6 miliardi di euro. I farmaci antineoplastici rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica per il 2019 (26% della spesa totale). Non solo. Nel 2019, il tetto del Fondo per i farmaci oncologici innovativi, stabilito in 500 milioni di euro, è stato sforato, superando i 584 milioni.“L’oncologia è una delle discipline in cui il contributo della telemedicina può essere più prezioso, non solo durante l’emergenza, ma anche nella nuova normalità post Covid-19 – continua Saverio Cinieri -. I contatti telefonici e telematici non hanno la pretesa di sostituire le visite fisiche, ma consentono una tempestiva discussione degli esami di laboratorio e strumentali e di eventuali segni e sintomi di malattia. Nell’ambito del potenziamento della telemedicina, è opportuno sfruttare al meglio anche l’opportunità offerta dai patient-reported outcomes (PROs) elettronici. Sono questionari che consentono di raccogliere preziose informazioni sulla qualità di vita dei pazienti, sui sintomi, sugli eventi avversi in corso di trattamento e sull’aderenza alla terapia, anche nella pratica clinica. I risultati dei questionari, compilati elettronicamente dai pazienti e ricevuti dal personale sanitario, possono essere discussi telefonicamente, consentendo una valutazione sistematica dell’andamento dei sintomi e degli effetti collaterali, indipendentemente dall’accesso fisico del paziente in ospedale. È documentato il beneficio di un approccio proattivo nella gestione dei sintomi, in termini di riduzione degli eventi avversi severi che richiedano accesso in pronto soccorso e ospedalizzazione. L’adozione dei PROs elettronici comporta però varie sfide, tra cui la formazione e la consapevolezza da parte del personale sanitario della loro utilità ed efficacia e la necessità di educare il paziente alla corretta compilazione dei questionari”.

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Gli effetti della pandemia sulla salute mentale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

“Dobbiamo separare la salute mentale nei percorsi Covid dall’effetto del Covid nella salute mentale in generale. Covid è stato come una bomba nucleare le cui radiazioni hanno colpito le persone in modo diverso. Chi era più vicino ed è stato colpito subito e direttamente dalla malattia; chi invece era più lontano, oggi presenta gli effetti di questa radiazione”. Così il professor professor Alberto Siracusano, Direttore U.O.C. Psichiatria e Psicologia Clinica – Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma è intervenuto oggi all’evento online: “Covid-19: gli effetti della pandemia, dell’isolamento sociale e del lockdown sulla salute mentale degli italiani”, moderato dall’Onorevole Beatrice Lorenzin e organizzato dal Centro Studi Americani in partnership con Edra. In particolare si è parlato degli effetti sulla salute mentale sui malati psichiatrici e anche su bambini e giovani. “Chi ha avuto il Covid oggi presenta effetti neuropsichiatrici (mal di testa, ansia, effetto del gusto e olfatto, capacità di concentrarsi, perdita di attenzione e di energia), la società che ha vissuto il Covid ha invece altre problematiche”, ha aggiunto Siracusano.
Poi ha parlato delle nuove generazioni: “Stiamo facendo uno studio sulle chat dei giovani e sulle parole che sono emerse maggiormente, che hanno modificato la comunicazione tra i giovani. Nonostante questo e nonostante l’emergenza vissuta, oggi i giovani si riuniscono senza attenzione sulla sicurezza: dove abbiamo mancato noi nel trasmettere loro le informazioni che doveva metterli in una situazione di estrema prudenza? Questa ‘ignoranza’ dipende da noi che non siamo stati in grado di trasmettere dei principi educativi relativi alla sicurezza. Gli atteggiamenti critici, quali ad esempio quelli di bullismo, oggi si sono trasformati in questo tipo di atteggiamenti”.

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su ItaliaOggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalle sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo.
Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani.
Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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20 milioni di dollari per contenere gli effetti del COVID-19 nel Sahel

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Banca africana di sviluppo, UNHCR e G5 Sahel si impegnano a sostenere gli sforzi volti ad attenuare l’impatto del coronavirus sui rifugiati e sulle comunità di accoglienza.La salute pubblica e il benessere di rifugiati e comunità di accoglienza nel Sahel sono al centro del più recente accordo tripartito tra Banca africana di sviluppo (AfDB), UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e Paesi del G5 Sahel siglato ieri a Ginevra, Abidjan e Nouakchott. L’accordo permette di implementare una risposta da 20 milioni di dollari di cruciale importanza per contenere gli effetti del COVID-19 nei cinque Paesi della regione del Sahel.Finanziato dal Fondo africano di sviluppo, il progetto consentirà ai governi di Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger – che costituiscono il quadro regionale di cooperazione e coordinamento del G5 Sahel – di rafforzarne le risposte nazionali volte a prevenire la diffusione del COVID-19 e a limitarne l’impatto socioeconomico in una regione in cui la pandemia sta provocando un’emergenza senza precedenti che si somma alle molteplici crisi esistenti. La risposta darà priorità alle attività nelle aree maggiormente colpite da conflitti e violenze, con elevata concentrazione di persone costrette alla fuga e presenza limitata di istituzioni governative.Nel Sahel sono presenti 3,1 milioni di rifugiati, sfollati interni, persone che hanno fatto ritorno e altre a rischio di apolidia. Ad oggi, nella regione si sono registrati 11.000 casi di COVID-19 e 468 decessi ad esso associati nei cinque Paesi. Se, da un lato, le misure emergenziali volte ad arrestare la diffusione della malattia stanno venendo gradualmente e prudentemente revocate viste le riuscite capacità di contenimento, dall’altro, resta essenziale rafforzare la risposta sanitaria a favore delle comunità più vulnerabili. Il progetto, inoltre, mira a rafforzare i sistemi alimentare e di nutrizione, in una regione in cui, secondo le stime delle Nazioni Unite, 5,5 milioni di persone sono a rischio di insicurezza alimentare.In campo sanitario, il progetto supporterà la realizzazione di campagne di sensibilizzazione relative agli effetti del COVID-19, rafforzerà le infrastrutture, la sorveglianza epidemiologica e le attività di gestione dei casi. Inoltre, permetterà l’approvvigionamento di forniture e attrezzature mediche essenziali per la prevenzione, il controllo e le cure dei pazienti affetti da COVID-19.Il progetto ricade nel quadro del meccanismo di risposta al COVID-19 della Banca africana di sviluppo che prevede l’erogazione di fino a 10 miliardi di dollari, principale canale previsto dall’istituzione per assistere i Paesi africani nell’attenuare gli impatti economico e sanitario derivanti dalla crisi. La partecipazione dell’UNHCR al progetto sarà in linea coi principi umanitari di neutralità, imparzialità e indipendenza.Partenariati di questo tipo sono incoraggiati dal Global Compact sui Rifugiati, costituendo essi un quadro per una condivisione di responsabilità più strutturata ed equa. Questo progetto congiunto costituisce un esempio di come il Global Compact possa essere applicato, e funge da modello per altri enti finanziari e dello sviluppo decisi a esplorare e impegnarsi nella risposta alle enormi esigenze generate dagli esodi forzati durante la pandemia.

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Il PE sostiene le autorità locali nella lotta contro gli effetti della pandemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Bruxelles Grazie ai suoi servizi logistici, il Parlamento europeo fornisce circa 7.000 pasti alla settimana, dallo scorso 14 aprile, distribuiti in collaborazione con varie associazioni di beneficenza: Resto du Coeur Saint Gilles, Doucheflux, Croce Rossa, Madre Teresa e CPAS Ixelles. Il Parlamento ha anche iniziato a fornire pasti per il personale medico dell’ospedale di Saint Pierre.Inoltre, a 100 donne vulnerabili è stato offerto un riparo nei locali del Parlamento europeo a Bruxelles. Il Samusocial della Regione di Bruxelles gestisce dal 29 aprile le installazioni completamente attrezzate nell’edificio Kohl del PE. Il Parlamento fornisce loro il catering per 7 giorni alla settimana in una caffetteria riorganizzata per rispettare tutte le misure precauzionali. Il Parlamento europeo ha inoltre messo a disposizione una parte della sua flotta auto e camion per il trasporto di forniture e la consegna di pasti ad infermieri e medici.
Strasburgo Il Parlamento coopera con la Croce Rossa locale in coordinamento con la città di Strasburgo e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. In accordo con la Prefettura del Basso Reno, l’11 maggio è stato aperto al Parlamento europeo a Strasburgo nell’edificio Louise Weiss un centro di screening del Covid-19. Quattro laboratori di diagnostica medica della regione sono responsabili dei test della popolazione generale e le azioni sono supervisionate dall’Agenzia sanitaria regionale del Grand-Est (Ars) e dalla Prefettura del Basso Reno. Anche in questa città il Pe ha offerto la sua flotta di auto/camion per il trasporto di forniture, se necessaria.
Lussemburgo Il PE collabora con le associazioni locali Abrigado, Caritas e Croce Rossa e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. Cabine con finestre di vetro usate per le missioni esterne sono state fornite anche a una casa di cura a Bettembourg per consentire ai residenti di vedere i loro parenti, dopo lunghe settimane di reclusione, senza il rischio di rimanere contaminati.

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Gli effetti del Coronavirus sulle oncologie italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

Durante l’attuale emergenza legata alla diffusione dell’infezione da nuovo coronavirus (COVID-19), nasce l’iniziativa di condurre un’indagine su territorio nazionale per valutare la realtà delle unità di oncologia medica italiane durante la pandemia. L’indagine, promossa dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO), ha l’obiettivo di valutare l’impatto della pandemia sull’attività clinica delle unità di oncologia medica. La garanzia della prosecuzione della cura è basilare in questa situazione di emergenza, in modo da poter proseguire i trattamenti oncologici senza compromettere l’efficacia degli stessi, salvaguardando allo stesso tempo i pazienti e i medici dal rischio infettivo. L’indagine è stata condotta online dal 12 al 15 marzo 2020, periodo che coincide con la diffusione di COVID-19 nel Nord Italia e l’istituzione di decreti nazionali per le misure di contenimento dell’infezione. E’ stata registrata l’adesione di 122 primari oncologi ospedalieri membri del CIPOMO. Dai risultati di questa indagine, pubblicati su European Journal of Cancer, emerge che, unendo le disposizioni interne fornite dalle singole Istituzioni ai successivi decreti nazionali, nonché all’implementazione di efficaci misure individuali, le unità di oncologia medica Italiane hanno prontamente messo in atto misure necessarie all’adeguamento dell’attività clinica alla luce dell’attuale emergenza, con l’obiettivo di proseguire il percorso di cura dei pazienti. Un dato interessante è che alcune procedure, come il cosiddetto “triage” dei sintomi e dei segni riconducibili a infezione da coronavirus, nonché la limitazione degli accessi agli accompagnatori e il rinvio di visite non urgenti o modalità di visita alternative (ad esempio telefonica) per i follow-up, sono state attuate dalla maggior parte dei centri italiani ancor prima di ricevere indicazioni precise dal Ministero della Salute o dalle Regioni. Ciò può aver limitato la diffusione del virus nelle unità di oncologia medica già nelle prime fasi dell’epidemia preservando dall’infezione pazienti più fragili rispetto al resto della popolazione a causa della loro malattia, per le cure intraprese e perché spesso anziani. Da notare anche che circa il 70% delle oncologie mediche non ha avuto, o ha avuto solo in minima parte, una riduzione di attività, a dimostrazione che anche nei momenti più “caldi” dell’emergenza COVID-19 i pazienti sono stati assistiti con la massima attenzione, offrendogli sempre le cure migliori e con continuità.

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COVID-19: Intensificare la risposta dell’UE per alleviare gli effetti della crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

I deputati hanno adottato misure aggiuntive per permette che i fondi UE siano disponibili immediatamente e con una flessibilità eccezionale per combattere la pandemia COVID-19.Nella sessione plenaria straordinaria di venerdì scorso, il Parlamento europeo ha approvato con procedura d’urgenza il pacchetto “Iniziativa d’investimento in risposta al coronavirus Plus” (CRII+), proposto dalla Commissione europea il 2 aprile scorso.Flessibilità massima nell’uso dei fondi. Le misure adottate consentiranno agli Stati membri di trasferire risorse tra i tre principali fondi di coesione (il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione), tra le diverse categorie di regioni e tra le aree prioritarie specifiche dei fondi.In via eccezionale, sarà possibile finanziare pienamente i programmi della politica di coesione relativi a COVID-19 attraverso il 100% dei finanziamenti dell’UE a partire dal 1° luglio 2020 e fino al 30 giugno 2021. Le misure semplificano inoltre la procedura di approvazione dei programmi per accelerarne l’attuazione, e le revisioni contabili, rendono gli strumenti finanziari più facili da utilizzare.Le nuove norme consentiranno inoltre agli agricoltori di beneficiare di prestiti o garanzie a condizioni favorevoli per coprire i costi operativi fino a 200.000 euro. Esse libereranno inoltre i finanziamenti non utilizzati per lo sviluppo rurale per combattere COVID-19. La proposta è stata adottata con 689 voti favorevoli, 6 contrari e un’astensione.Misure specifiche per mitigare l’impatto dell’epidemia COVID-19 nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Le misure comprendono il sostegno ai pescatori che devono temporaneamente cessare l’attività, l’aiuto finanziario ai produttori dell’acquacoltura in caso di sospensione o riduzione della produzione, il sostegno alle organizzazioni di produttori per lo stoccaggio temporaneo, nonché una riassegnazione più flessibile dei fondi operativi nazionali. La proposta cosi modificata è stata adottata con 671 voti favorevoli, 10 contrari e 15 astensioni.Misure specifiche per garantire il funzionamento del Fondo europeo di aiuto agli indigenti (FEAD). Le misure comprendono la possibilità di finanziare la fornitura di dispositivi di protezione per i lavoratori e i volontari, il cofinanziamento temporaneo al 100% del bilancio dell’UE e misure più leggere di rendicontazione e di audit durante la crisi COVID-19.A seguito di un accordo informale con il Consiglio, i deputati hanno approvato modifiche che consentono di erogare gli aiuti con nuovi metodi, ad esempio tramite voucher elettronici o cartacei, per garantire la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti nelle operazioni e per raggiungere i più vulnerabili ed esclusi. Le misure approvate mirano a garantire che gli aiuti alimentari e l’assistenza materiale di base raggiungano le persone più vulnerabili, nel rispetto della distanza sociale e della protezione personale. La proposta cosi modificata è stata adottata con 686 voti favorevoli, 7 contrari e 3 astensioni.Il Consiglio deve ancora approvare formalmente la posizione del Parlamento. Le misure adottate entreranno in vigore una volta pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, il che avverrà nei prossimi giorni.

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In Italia i contagi sono a macchia di leopardo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Le misure restrittive stanno facendo sentire i loro effetti e in alcune regioni l’andamento dei contagi infonde speranza – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Mentre si pensa alla delicata fase due per una riapertura graduale delle attività, è bene valutare l’opportunità di corsie più rapide nelle regioni dove il contagio è ormai azzerato, come la Basilicata, e per quelle dove è in forte calo come il Molise e l’Umbria. Una riapertura controllata nelle regioni meno colpite può essere anche un utile riferimento per verificare la risposta in termini di diffusione del virus, prima di rimuovere le restrizioni nel resto del Paese.
L’attesa fase due deve avvenire in massima sicurezza. Per questo crediamo necessario partire proprio dalle regioni che sembrano aver attraversato l’emergenza con minori danni rispetto alle altre – prosegue Tiso. La mappa italiana dei contagi rivela andamenti molto diversi. Per amministratori ed esperti appare ormai inevitabile pensare a una soluzione che contempli approcci variabili alla fase di riavvio. Ma occorre anche interrogarsi sui motivi di differenze così marcate.Una riapertura a diverse velocità può beneficiare anche la filiera agroalimentare. Se alcuni settori economici possono posticipare alcune attività per poi recuperare almeno in parte il terreno perduto, l’agricoltura non può aspettare: in mancanza di braccianti i raccolti andranno persi. A questo proposito, tra le proposte avanzate in questi giorni, quella di una piattaforma online per aiutare gli agricoltori a trovare la manodopera può costituire un aiuto concreto per le imprese agricole – conclude Tiso.

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Covid-19 e i suoi effetti nei rapporti contrattuali in Brasile

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

San Paolo, Brasile. In Brasile, gli effetti causati dalla pandemia di Covid-19 non hanno tardato ad arrivare, considerando che, con la crescita esponenziale del numero di contagi, in data 03 febbraio 2020, attraverso la Decisione n. 188, il Ministero della Sanità ha dichiarato l’Emergenza Sanitaria Nazionale e, il 22 marzo, è stata decretata la quarantena nello Stato di San Paolo, attraverso il Decreto Statale nº 64881. In tal senso, in virtù delle misure di precauzione adottate la Potere Pubblico, soprattutto con la decretazione della quarantena volta a implementare l’isolamento sociale al fine di contenere la propagazione del virus, il Paese avverte già gli impatti economici e sui rapporti giuridici dovuti alla chiusura temporanea delle imprese e stabilimenti commerciali non essenziali, nonché al divieto di eventi pubblici o privati con agglomerazione di persone.A fronte di questo scenario, per le imprese e stabilimenti commerciali si è palesata la difficoltà riguardante i mancati adempimenti contrattuali, soprattutto quelli commutativi e di esecuzione continuativa o successiva, la cui operazione è stata drasticamente influenzata dalla pandemia.A tal proposito, in molti si sono chiesti se siano obbligati a rispettare il contratto se, a causa della pandemia di Covid-19, le loro attività sono state compromesse da tale situazione.Per chiarire la questione, la Legislazione Brasiliana prevede l’istituto giuridico del caso fortuito o forza maggiore, di cui all’Articolo 393 del Codice Civile, ossia un evento straordinario e imprevedibile, non legato alla volontà e che sfugge al controllo delle parti, evento questo che modifica completamente lo scenario in cui sono stati stipulati i contratti.Pertanto, sarebbe possibile considerare la pandemia di Covid-19 come un caso di forza maggiore, per giustificare l’esclusione della responsabilità di una delle parti contraenti in determinati inadempimenti contrattuali, essendo necessario tuttavia analizzare ciascun caso, considerando che la configurazione di forza maggiore dipenderà da come il Codiv-19 abbia influito sull’obbligo nel caso concreto e, inoltre, come le parti abbiano affrontato la situazione.Un altro importante aspetto è verificare se esista una clausola contrattuale che regoli le ipotesi applicabili in caso di insorgenza di forza maggiore e in che modo la previsione della forza maggiore influirà sull’obbligo previsto nel contratto. Infatti, l’affermazione dell’impedimento quando, in realtà, il debitore avrebbe altri modi per adempiere al proprio obbligo, non riuscirebbe a configurare l’ipotesi di cui all’Art.393 del Codice Civile.Inoltre, in situazioni come questa di natura eccezionale, è importante analizzare se l’esecuzione del contratto non sarebbe eccessivamente onerosa per una delle parti, generando un forte squilibrio contrattuale.In questo caso, il debitore può utilizzare la regola contenuta nell’articolo 479 del Codice Civile che consente la rinegoziazione delle condizioni contrattuali, per evitare la risoluzione.Inoltre, l’Articolo 478 cumulato con l’Articolo 317, entrambi del Codice Civile, tratta dell’onerosità eccessiva e della teoria dell’imprevisto.Di conseguenza, nei contratti di esecuzione continuativa o differita, se l’esecuzione di una delle parti diventi eccessivamente onerosa, con un vantaggio estremo per l’altra parte, in virtù di eventi straordinari e imprevedibili, il debitore può richiedere la risoluzione del contratto,Inoltre, nel caso in cui le parti abbiano interesse a mantenere il contratto, le stesse possono invocare la clausola rebus sic stantibus, implicita in tutti i contratti continuativi, salvo espressa previsione in senso contrario, la quale prevede che il cambiamento della situazione comporterebbe, di fatto, una modifica nell’esecuzione degli obblighi imputabili a ciascun contraente. “In tal senso, avvalersi di orientamenti applicati in situazioni ordinarie e di clausole rigide non sembra essere la soluzione migliore. Dopotutto, in tempi di pandemia e con la situazione critica instauratasi, le parti dovrebbero, oltre a rivedere gli obblighi concordati, cercare mezzi alternativi per risolvere i loro conflitti. – commenta Giacomo Guarnera, Avvocato e Socio Fondatore di Guarnera Advogados, studio legale internazionale italo-brasiliano – Pertanto, si raccomanda alle parti coinvolte e sempre sulla base della buonafede, di cercare possibili alternative per superare questo momento e, principalmente, per diminuire le perdite e i danni già causati dalla pandemia. Tuttavia, nel caso in cui le parti non riescano a raggiungere un accordo, sarà necessario ricercare una soluzione in giudizio.”

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Coronavirus: Pandemia o Pandemonio

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

A cura di Tazio Storni e Andrea Delitala di Pictet Asset Management. Il mondo si sta ammalando di Coronavirus. Economia e mercati con lui. Ma visto che l’emergenza che stiamo vivendo è innanzitutto un’emergenza sanitaria, riteniamo opportuno cominciare cercando di fare chiarezza sulla situazione dal punto di vista clinico.Bastano pochi numeri per capire meglio di cosa parliamo quando analizziamo gli effetti del Covid-19.Il primo è il tasso di riproduzione, R0, che nel caso del nuovo Coronavirus si attesta intorno a due persone e mezza, il che vuol dire che ogni persona infetta contagia in media tra le due e le tre persone.
Il secondo numero rilevante è il tasso di mortalità, che oscilla tra l’1% e il 7%. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è in media prossimo al 3,5%. Determinante per mantenere tale tasso nella parte bassa dell’intervallo, tra l’1% e il 2%, è evitare una crisi di saturazione delle strutture ospedaliere, come successo nella provincia cinese di Hubei.Per fare un confronto con la SARS, questa presentava un R0 doppio rispetto al Covid-19, pari a 5, e un tasso di mortalità che arrivava fino al 50%. Si trattava, quindi, di un virus molto più virulento di quello attuale, ma il cui contenimento era in realtà più semplice: nel caso della SARS, infatti, solo le persone sintomatiche, chiaramente più facili da individuare ed isolare (la maggior parte necessitava di un ricovero ospedaliero), erano in grado di infettare altre persone. Nel caso del Covid-19, invece, risultano contagiose anche le persone infette che non presentano alcun sintomo (quelli tipici sono febbre e tosse secca).Per questo motivo, l’unica opzione a disposizione dei Governi per bloccarne la diffusione è l’isolamento, imporre delle distanze fisiche e sociali tra i cittadini. Non è un caso che anche il Primo Ministro britannico Boris Johnson abbia deciso di tornare velocemente sui propri passi e seguire gradualmente gli altri Paesi colpiti, adottando misure di distanziamento sociale sempre più rigide.La buona notizia è legata senza dubbio al progresso scientifico.
Molte aziende dell’industria farmaceutica e delle biotecnologie si sono mosse tempestivamente per cercare possibili terapie efficaci e vaccini contro il Covid-19. A nostro avviso, arriveremo ad avere prima delle cure efficaci rispetto ai vaccini. Per quanto riguarda i vaccini, se ne stanno studiando essenzialmente di due tipi:
a base di acidi nucleici (RNA, DNA), più semplici da produrre e con studi clinici già iniziati (da società come Moderna, BioNTech e CureVac), ma potenzialmente meno efficaci dal punto di vista della risposta immunitaria;
base di proteine (proteine singole o interi capsidi virali), più difficili e laboriosi da produrre, ma più efficaci.
Per i primi è possibile che avremo i primi risultati in estate, mentre per i secondi verosimilmente sarà necessario aspettare la fine dell’anno.Sul fronte delle terapie, invece, si stanno studiando principalmente cure biologiche. Oltre alla possibilità di somministrare il siero di pazienti già guariti su pazienti ancora in fase medica critica, una strada che potrebbe rivelarsi sicuramente effettiva ma difficilmente replicabile su larga scala, un’alternativa sono degli anticorpi monoclonali che attaccano un segmento particolarmente vulnerabile del virus (i primi risultati si dovrebbero avere nella seconda metà dell’anno).Ci sono poi delle terapie già esistenti, come Remdisivir e Chloroquina, entrambi già testati con successo in vitro e per i quali si avranno i dati sui test sui pazienti nel mese di aprile o maggio, o come Actemra e Kevzara, in grado di inibire i danni prodotti dal sistema immunitario per reazione al virus (risultati attesi per l’estate).Il Remdisivir, in particolare, viene sviluppato dall’azienda Gilead, su cui siamo investiti all’interno del portafoglio del comparto tematico Pictet-Biotech, dove deteniamo una posizione anche su Regeneron, il cui anticorpo contro il Covid-19 è in fase di test e dovrebbe dare risposte entro l’estate. Si tratta solo di alcune delle aziende in portafoglio che stanno contribuendo alla frenetica ricerca di possibili cure e vaccini.È ormai noto che quello che è stato il comportamento dei mercati nelle ultime settimane, violento non solo nella velocità di discesa, ma anche nella volatilità infra-giornaliera, con il VIX che ha toccato il livello massimo dal “lunedì nero” del 1987 e i premi al rischio esplosi a livelli tipici delle fasi di crisi. Movimenti così violenti e concentrati nel tempo spesso si accompagnano a liquidazioni forzate che portano a fasi di illiquidità e scarsa rappresentatività delle quotazioni; questo è ancor più valido in un contesto in cui, oltre ai problemi tecnici, vi sono problemi ‘logistici’ creati dal virus.Lo scenario che scontano oggi i prezzi di mercato è un impatto sulla crescita globale compreso tra il -1% e il -2% per il 2020, coerente con lo scenario intermedio stimato dalla World Bank (in uno studio del 2006 sulle Pandemie) e simile alle ultime stime dei nostri economisti, e un calo degli utili prossimo al 25% concentrato nei primi due trimestri dell’anno.Particolarmente vulnerabile appare l’asset class del credito, in parte in quanto principale beneficiaria delle politiche monetarie straordinarie messe in atto dalle banche centrali di tutto il globo in seguito alla grande crisi finanziaria del 2007-2009, e in parte a causa della brusca riduzione della liquidità sperimentata nelle ultime sedute.Quello che i mercati aspettano è un’inversione della derivata seconda della curva del numero di contagiati in Italia, ossia un rallentamento nel numero di nuovi casi registrati. Di fatto, i mercati attendono la fine dell’emergenza sanitaria acuta, pur non sapendo precisamente per quanto tempo si prolungherà poi il periodo di lento e graduale ritorno alla normalità, in quello che, anche dal punto di vista economico, sembra assumere sempre più la forma di un evento a U, con un forte impatto negativo iniziale, una fase duratura di assestamento e poi un deciso rimbalzo (non a V, come inizialmente ipotizzato da molti).Nel frattempo, sono scesi in campo i soccorritori. Dopo un primo momento di impasse, la politica fiscale e la politica monetaria si sono mosse in modo coordinato a livello globale, nella forma di un “whatever it takes” generalizzato.Dal punto di vista fiscale, abbiamo assistito negli ultimi giorni ad una sequenza di imponenti misure di stimolo, seppur non ancora chiare nei loro dettagli: nel loro complesso, secondo una prima stima, raggiungono quasi l’1,5% del PIL mondiale. In Europa, è stato deciso di non ricorrere ad un intervento centralizzato, rinunciando ad un’occasione per arrivare ad una maggiore integrazione fiscale tra i Paesi membri e optando, piuttosto, ad una deroga sul patto di stabilità.Sul fronte monetario, invece, dopo il tentennamento iniziale, condito anche dalla gaffe di retorica del Presidente Christine Lagarde, è arrivato il bazooka della BCE, che nella notte del 18 marzo ha annunciato un massiccio piano di acquisti per ulteriori €750 miliardi, senza alcun limite per emissione. Restano validi, invece, i limiti per emittente, previsti dal meccanismo delle capital key, ma vi è ampia flessibilità per deviazioni temporanee.Dall’altro lato dell’Oceano, la Fed, anticipando il meeting previsto per il 18 marzo, ha portato i tassi di riferimento nell’intervallo compreso tra lo 0% e lo 0,25%, il range minimo per l’istituto centrale statunitense, che non si è mai spinto nella sua storia in territorio di tassi negativi. In aggiunta, accanto a un piano da $700 miliardi per l’acquisto di titoli di Stato ed MBS, la banca centrale ha varato il programma Commercial Paper Funding Facility, per supportare il credito alle imprese: un veicolo apposito acquisterà direttamente dagli emittenti debito a breve termine fino ad un importo di $1’000 miliardi; il Tesoro fornirà garanzie alla Fed.Nel loro complesso, le nostre stime sulla creazione di nuova liquidità da parte delle maggiori Banche Centrali da qui a fine anno si aggira su 3,6 trilioni di USD, una cifra considerevole, non dissimile da quella messa in campo a seguito della crisi finanziaria del 2008.Considerando che questa è una crisi dell’attività produttiva (sia di domanda sia di offerta) dai contorni incerti, ma non un corto circuito finanziario, ci aspettiamo che le banche centrali riescano ad evitare il credit crunch, almeno a livello di settore bancario (non altrettanto sull’attività di market making degli intermediari).

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Lo smartworking e i possibili effetti collaterali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Nella seconda settimana di misure straordinarie per l’emergenza Coronavirus, misure che hanno cambiato la vita lavorativa di molti, emergono i primi segnali che il lavoro forzato da casa sta mettendo alla prova le aziende e i dipendenti. E, invece che smartworking, cioè lavoro intelligente ed efficace, rischia di trasformarsi in un’esperienza negativa. A rilevarlo è Methodos, società di consulenza società di consulenza specializzata nell’accompagnare le imprese nei processi di change management: «Obbligare tutti a lavorare da casa improvvisamente non è smartworking – osserva il CEO di Methodos Alessio Vaccarezza –. L’esperienza nelle attuali circostanze eccezionali dimostra, ed è un bene, che si può lavorare da casa senza troppe difficoltà con alcune accortezze e attenzioni. Tuttavia, superato lo shock iniziale, il lavoro forzato a distanza palesa diversi svantaggi e c’è il rischio che un’analisi superficiale porti a credere che lo smartworking crei problemi. Non è così».Perché il fenomeno in atto non è smartworking? «Perché alla base del lavoro agile c’è la libertà – sottolinea Vaccarezza –. Libertà di scegliere di lavorare nelle modalità, tempi e posti più funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Quindi l’imposizione forzosa e prolungata ne snatura l’essenza». Se ci si trova di punto in bianco proiettati in una dinamica di lavoro a distanza, non è detto che la situazione sia tanto “smart”: processi non definiti, tecnologie non note o che fanno le bizze, poca dimestichezza con gli strumenti. Inoltre il “vero” smartworking non è mai 7 giorni su 7, e nemmeno è la forma di prestazione di lavoro prevalente (se non per alcune figure particolari).
Ecco quindi quali sono, secondo Methodos, gli effetti collaterali da gestire con maggiore attenzione e le possibili soluzioni per uscirne vincenti.
Ricreare le relazioni sociali. «Ebbene sì, ciò che sembra aver colpito maggiormente i lavoratori in questa settimana di lavoro da casa forzato è stato proprio un nostro bisogno primario di esseri umani: stare insieme – spiega Maria Vittoria Mazzarini, senior consultant, esperta di smartworking di Methodos –. La sfida di questa seconda fase di lavoro da remoto forzato sta nell’essere capaci di rispondere al bisogno di appartenenza». Soluzione? Attivare le webcam e preferire le videochiamate alle semplici chat o telefonate. .
Separare vita personale e vita professionale. «Molti genitori si sono trovati a lavorare da casa con i figli presenti, con le inevitabili interruzioni – nota Mazzarini –.
Fare attenzione al benessere fisico. «Lavorare da casa non dev’essere sinonimo di passare tutta la giornata in casa – afferma l’esperta di Methodos –. Nelle pause la cosa migliore è fare una passeggiata, o concedersi dei break fisici almeno due volte al giorno, per riattivare i muscoli e riposare la vista».
Non rimandare gli impegni e trovare continuità (anche grazie agli strumenti digitali). «In questi tempi particolari bisogna evitare di cedere all’idea di rimandare tutto a “quando le cose torneranno nella normalità” – sottolinea Mazzarini –. Anche se voli, eventi e workshop saltano, ricordiamoci che abbiamo a disposizione ottime tecnologie per riorganizzare le cose da remoto con un livello di interattività, partecipazione e coinvolgimento inimmaginabile fino a pochi anni fa».
Prepararsi a gestire il dopo-emergenza. «Le aziende devono prepararsi a fare un post-audit su come hanno affrontato questa crisi – spiega Maria Vittoria Mazzarini –. Cosa ha funzionato e cosa no? Cosa faremmo di diverso la prossima volta? Abbiamo il giusto grado di flessibilità o dobbiamo cambiare la policy attuale sullo smartworking?». È importante valutare come abbiamo impattato noi su di loro e loro su di noi, per minimizzare i rischi futuri».

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Cirrosi ed encefalopatia epatica ed effetti letali

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Nonostante i super Farmaci anti Epatite, ancor oggi in Italia circa 200mila persone convivono con la Cirrosi Epatica e di questi ogni anno circa l’8% muore a causa di questa malattia. Secondo uno studio pubblicato su Lancet, la Cirrosi rappresenta l’ottava causa di morte con una mortalità aumentata del 45% negli ultimi 20 anni; può essere provocata da virus (epatite B e C), da abuso di alcol o da problemi metabolici. Negli individui che presentano cirrosi, circa il 30-45% mostra segni di una Encefalopatia conclamata, condizione a cui si giunge quando la compromissione del fegato è così importante da influire in maniera estremamente negativa sulle funzioni cerebrali.La prima fase dell’Encefalopatia Epatica è caratterizzata da un ritmo di sonno-veglia invertito per cui si è portati a dormire di giorno ed essere svegli la notte. La seconda fase invece comporta agitazione psico-motoria e confusione mentale. La terza fase provoca sonnolenza e sopore e la quarta la progressione verso il coma.A prescindere dalla causa che la determina, l’Encefalopatia Epatica da una parte comporta una serie di problemi pratici che gravano quasi completamente sulle famiglie che devono assistere il loro congiunto senza avere le adeguate informazioni e dall’altra determina ingenti costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo uno studio del Ceis dell’Università di Roma Tor Vergata, si calcola una spesa media per ogni paziente con encefalopatia epatica di oltre 11mila euro l’anno solo per ricoveri ospedalieri e si stima un costo complessivo nazionale di oltre 200milioni all’anno.Il “Progetto Tiberino”, la nuova iniziativa ideata da Fadoi, la Federazione che riunisce gli Internisti Ospedalieri, con il contributo non condizionante di Alfasigma, si propone di realizzare Corsi in dieci città italiane che permettano all’Internista Ospedaliero migliore gestione clinica e un appropriato counseling quando il paziente cirrotico, in particolare con encefalopatia epatica, viene dimesso dall’Ospedale.Gli Obiettivi del Percorso Formativo sono: aderenza alla terapia, prevenzione delle complicanze più gravi quali encefalopatia e ascite, potenziamento dell’assistenza infermieristica territoriale, formazione di Medici e Infermieri per perfezionare la comunicazione con pazienti e famigliari, miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita del Paziente e della sua famiglia. Per ulteriori informazioni, visitare http://www.alfasigma.com (by Raffaella Marino)

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Effetti “no-deal Brexit” nei crediti commerciali

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Possibile balzo in avanti dei livelli d’insolvenza all’indomani di un improbabile ma pur sempre possibile “no-deal Brexit” il prossimo 29 marzo. Nell’Unione Europea, i mercati più esposti sarebbero quelli più attivi dal punto di vista commerciale con il Regno Unito. Per quest’ultimo, le stime parlano già di un +14% d’insolvenze nel periodo 2019-2020. Decisamente più contenuti gli impatti negativi per l’Italia che registrerebbe un incremento dello 0,5%.Questo in estrema sintesi lo scenario delineato dall’analisi che Atradius, tra i principali Gruppi a livello mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, fideiussioni e recupero crediti, dedica al rischio di credito commerciale in caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza accordo (report scaricabile gratuitamente sul sito Internet http://www.atradius.com).Nel resto dell’Unione Europea, impatti attesi in Irlanda, in cui l’incremento dei casi di mancato pagamento si attesterebbe su un +4%, concentrato soprattutto nel settore manifatturiero, dove il 44% del valore aggiunto complessivo proviene dalle esportazioni nel Regno Unito. Scenderebbe ad un +1,5% l’impatto atteso nel prossimo biennio nei Paesi Bassi, Belgio e Danimarca. I comparti tessile, chimico, e di produzione di macchinari per la movimentazione merci sarebbero i più colpiti, in quanto caratterizzati, in tutti e tre i Paesi, da un significativo export verso il Regno Unito. +1% atteso in Spagna, Portogallo e Germania, mentre per l’Italia gli effetti negativi sarebbero ancora più limitati registrando, insieme a Francia e Austria, un incremento solo dello 0,5%. Per il resto dei 27 Paesi dell’Unione, la previsione di Atradius sulla crescita delle insolvenze si mantiene al di sotto di questo ultimo dato.
Dal punto di vista del commercio, una “no-deal Brexit” avrebbe impatti negativi sui settori che hanno catene di approvvigionamento particolarmente integrate tra il Regno Unito ed il resto dell’Unione europea, come il settore manifatturiero, molto reattivo ad un incremento delle barriere commerciali, dell’automotive, food & beverage, prodotti chimici e servizi.
Atradius fornisce assicurazione del credito commerciale, cauzioni e servizi di recupero crediti a livello mondiale, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. Atradius ha accesso a informazioni commerciali su 240 milioni di imprese nel mondo. I prodotti offerti aiutano a proteggere le imprese nel mondo dai rischi di mancato pagamento da parte dei clienti, derivanti dalla vendita di beni e servizi a credito. Atradius è parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), azienda leader in Spagna tra le società di assicurazione e tra gli assicuratori del credito a livello mondiale. http://www.atradius.it

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Hanno scritto, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo.
Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani.
Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Europa: possibili effetti del rialzo dei tassi di interesse sui mercati azionari

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

By Paul Casson, gestore del Fondo Artemis Pan-European Absolute Return. Lo sconquasso è arrivato principi di febbraio quando, dopo un anno ai minimi storici, la volatilità è aumentata di quasi il 100% in un giorno, con un impatto istantaneo (e doloroso) sulle classi di attivo più sensibili a questi sbalzi. I primi a crollare sono stati i prodotti a “bassa volatilità”, un’area esoterica del mondo degli investimenti in cui si negoziano derivati legati all’andamento del VIX. L’uso di questi prodotti ha consentito di realizzare rendimenti costanti negli ultimi anni ma il rischio che gli stessi comportano o non è stato capito o è stato ignorato. Il risultato, nell’arco di appena due giorni, è stato la perdita di quasi tutto l’investimento e il ritiro dal mercato dei prodotti da parte degli operatori che li avevano promossi. Si stima che siano stati bruciati addirittura 5 miliardi di dollari. Quando la volatilità è schizzata verso l’alto agli inizi di febbraio, sono state attivate le vendite, che hanno accentuato la pressione verso il basso dei mercati azionari nel corso della settimana seguente. Le vendite degli ETF sono seguite a ruota e in men che non si dica sono stati azzerati tutti i guadagni messi a segno dalle azioni europee negli ultimi 12 mesi. Il mercato è sceso di oltre il 10% e la caduta è stata ufficialmente definita una “correzione”, richiamando alla memoria le giravolte del 2013, con il c.d. “taper tantrum”, e la crisi dei debiti sovrani europei del 2011.
In un certo senso gli investitori hanno avuto vita facile negli ultimi anni. Le prospettive economiche favorevoli, un’inflazione limitata, i bassi tassi di interesse e il quantitative easing hanno nel complesso prodotto un effetto soporifero. I mercati sono saliti, le valutazioni sono diventate sempre più elevate e nessuno si è preoccupato troppo di come e quando sarebbero cambiate le cose. Ma ora la situazione è cambiata. I tassi di interesse stanno risalendo, grazie all’impulso della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra che hanno ritoccato verso l’alto i propri tassi di riferimento. La BCE dovrà seguire. Gli acquisti di titoli da parte di queste tre banche centrali diminuiranno. Inoltre, l’inflazione sta cominciando a fare capolino, prima nei prezzi delle materie prime, poi nei salari e, prima o poi, nei prezzi che paghiamo per i beni. Tutto ciò non è necessariamente un male; stiamo semplicemente ritornando ad un regime che prima era la norma.
La buona notizia per il medio termine è che i tassi di interesse non sono abbastanza alti per l’attuale livello di crescita del PIL in Europa. La domanda di beni e servizi si sta rafforzando in tutta Europa. Gli investimenti, depressi per anni, stanno ritornando. Anche la Spagna, che ha dovuto sopportare una recessione e un’alta disoccupazione, è disposta a spendere di nuovo per soddisfare la domanda. Di conseguenza, le previsioni di crescita del PIL sono state riviste costantemente al rialzo per tutto il 2017. I tassi di interesse sono sensibili a queste variabili e reagiranno. Ci sono altri motivi per cui i tassi di interesse saliranno. Il primo è che un giorno dovremo affrontare una nuova recessione. I banchieri centrali lo sanno e, per tutta risposta, dovranno tagliare i tassi di interesse. Poiché al momento non c’è nulla da tagliare, è necessario che questi ultimi risalgano prima di poterli riabbassare. Il secondo è che la diminuzione degli acquisti di obbligazioni con il quantitative easing rimuove dal mercato un compratore di ultima istanza. Quindi, in assenza di altri mutamenti, per riportare la domanda e l’offerta in equilibrio si dovrà offrire ai compratori rimanenti un incentivo maggiore sotto forma di tassi di interesse più elevati. Infine, dopo anni caratterizzati dalla preoccupazione per la deflazione, sono riemerse le prospettive inflazionistiche.
Dopo la crisi finanziaria globale si era indebolito il potere contrattuale dei lavoratori europei. Una crescita dei salari di appena il 2% ha consentito ai consumatori di tenere a malapena il passo in termini reali. D’altro canto, ultimamente abbiamo assistito ad un forte aumento di imprese che denunciavano carenza di manodopera. Presumibilmente c’è un’assenza ancora più pronunciata di manodopera qualificata. Date le circostanze, o le aziende scoprono una grossa riserva di lavoro inutilizzata o aumentano i salari. Noi siamo pronti a scommettere su quest’ultima alternativa. Infatti, non molto tempo fa il sindacato tedesco IG Metall ha ottenuto un aumento salariale del 4% per i prossimi due anni. Visto che le società cercheranno di compensare questo aumento dei costi con un aumento dei prezzi, le conseguenze in termini di inflazione dovrebbero essere chiare.
In passato i mercati si preoccupavano che i banchieri centrali non sarebbero stati abbastanza solleciti ad aumentare i tassi di interesse a fronte di un rialzo dell’inflazione, per poi alzarli più rapidamente per recuperare. L’inevitabile conseguenza di una tale manovra era la recessione. Il fatto che i banchieri centrali non abbiano dimenticato questo rischio è un altro motivo per cui i tassi di interesse devono salire.
In questo momento è opportuno pensare all’impatto di un rialzo dei tassi di interesse sulle valutazioni azionarie e, in particolare, sui vari settori. Un aumento del tasso di attualizzazione degli utili futuri comprimerà i prezzi delle azioni e farà cadere il rapporto prezzo/utili. Per contro, le società che non vedono aumenti di domanda per i loro prodotti in fase di crescita economica non hanno modo di bilanciare gli effetti di un tasso di attualizzazione più elevato. Molte di queste azioni sono anche costose, quindi vulnerabili a tassi di interesse più alti e all’inflazione.
Anche il ritmo del cambiamento è importante. Ci vorranno pochi anni perché i tassi si normalizzino rispetto agli attuali bassi livelli. Quindi, nonostante il panico che ha di recente caratterizzato i mercati azionari, non crediamo che un graduale rialzo dei tassi di interesse sarà sufficiente a compromettere la crescita economica. Un altro aspetto delle vendite di febbraio è che sono stati coinvolti anche investimenti tradizionalmente sicuri come i titoli di stato. Si è venduto di tutto: azioni, materie prime e obbligazioni. Un andamento molto diverso da quello degli ultimi anni, dove ogni shock spingeva gli investitori verso i titoli di stato. A nostro avviso, questa è un’altra prova di un cambiamento nel regime di mercato e che le forze che deprimono i tassi di interesse si stanno attenuando. La dimensione e la rapidità della recente correzione sono state notevoli e il processo è stato indubbiamente esacerbato dalle negoziazioni automatizzate e dagli afflussi nei fondi passivi. In anni recenti abbiamo assistito a diversi episodi di vendite massicce: Brexit, i timori sulla crescita della Cina all’inizio del 2016, la crisi dei debiti sovrani nell’eurozona nel 2011. La fase iniziale è spesso simile. Tutto crolla senza la benché minima differenza fra azioni o fra settori buoni e cattivi Anche stavolta è andata così. In ultima analisi, ci aspettiamo una nuova caduta delle correlazioni fra azioni, consentendo ai fondamentali di riaffermarsi.Durante queste correzioni, facciamo affidamento sulle posizioni scoperte per ridurre la nostra esposizione alla caduta dei mercati. In fase di panico, le posizioni scoperte spesso raggiungono i nostri prezzi obiettivo per motivi diversi da quelli previsti. Abbiamo approfittato di questa situazione per ricoprire gli scoperti nei beni di largo consumo, nelle telecomunicazioni, negli industriali e nei servizi di supporto. Una frustrazione che abbiamo avuto negli ultimi anni è stata la mancanza di volontà del mercato di punire le società deboli e quelle con un debito eccessivo. La nostra impressione è che le cose stiano cominciando a cambiare e, a tal fine, manteniamo le nostre posizioni scoperte in questi titoli. L’effetto congiunto delle ricoperture tattiche e degli ulteriori investimenti in altre aree ha determinato una piccola riduzione delle posizioni scoperte. Ciò aiuterà ad alleggerire il portafoglio per la fase di rimbalzo.Per concludere, siamo consapevoli della rapidità con cui il panico può prendere piede nei mercati azionari. Tale condizione potrà durare per un po’. Eppure il ritmo del cambiamento nel regime economico sarà molto più lento. L’economia globale sta crescendo bene e in maniera sincronizzata. Quello che si vede al momento nel mercato è il ridimensionamento di un indebitamento eccessivo fondato su bassa volatilità e bassi tassi di interesse. Questa tendenza è positiva e il risultato dovrebbe essere un’attività di investimento più ponderata e differenziata, qualcosa che da cui speriamo di trarre vantaggio in termini sia di posizioni lunghe sia di posizioni scoperte. (abstract)

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni di tutte le manovre economiche. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo. Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani. Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Smog: Intervenire in maniera strutturale

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

Smog Journeys“Siamo consapevoli da tempo che l’inquinamento atmosferico non fa ammalare solo il pianeta ma anche i suoi abitanti, causando la morte di circa 9 milioni di persone l’anno. L’inquinamento atmosferico è una delle peggiori forme presenti ed è responsabile di 6,5 milioni di morti l’anno. Le malattie causate sono tra le più disparate: da quelle cardiovascolari a quelle respiratorie, dai tumori ad alcune gravi infezioni”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola che aggiunge: “La scarsità delle piogge e l’innalzamento delle temperature, registrate in questo 2017, hanno portato ad un autunno anomalo che sta avendo effetti devastanti. L’inquinamento non deve più essere gestito come una emergenza, e certo non basta chiudere le finestre, come raccomandato ai torinesi. Non si può continuare a gestire sempre tutto in emergenza: dai terremoti alla siccità, dalle alluvioni all’inquinamento da polveri sottili. Il problema non si risolve neppure con il bonus verde, previsto nella manovra. E’ indispensabile intervenire in maniera strutturale ed incisiva programmando una serie di misure che mettano al sicuro il nostro Paese. C’è bisogno di agire con immediatezza – conclude la deputata azzurra – aumentando il verde urbano per abbassare la quantità di polveri sottili e inquinanti gassosi. Forza Italia una volta al Governo si attiverà per la prevenzione e la cura del nostro ambiente e di conseguenza della nostra salute”.

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Pensionati: effetto Menenio Agrippa

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

menenio agrippaLa vita si allunga e gli anziani diventano vecchi e I vecchi incartapecoriscono ma stentano a morire, semmai si ammalano e rischiano di diventare non autosufficienti. E’ questo il triste primato della nostra contemporaneità tra progresso della scienza e crescita in espansione. In tale quadro decadente, per motivi anagrafici, s’innesta la logica del turn-over generazionale che sta diventando una sorta di conflitto tra giovani e meno giovani per via delle risorse che si riducono, che sono male distribuite, che suscitano avidità ed egoismi. L’ultimo effetto perverso lo abbiamo con la recente manovra di aggiustamento dei conti pubblici dove l’anello più debole, su cui si sono accaniti i nostri governanti, sono stati i pensionati che, per loro stessa natura, sono anziani, ancorché vecchi. A questo punto se consideriamo che la generazione degli over raggiunga circa il 20% della popolazione italiana mi chiedo se non sia una fetta ragguardevole per un gesto clamoroso e molto incisivo se insieme seguissero l’iniziativa del loro eminente antenato Menenio Agrippa, uomo noto per le sue opinioni moderate, ma altrettanto deciso nei suoi convincimenti, che guidò la secessione sul Monte Sacro dei plebei nei confronti dei patrizi nel 493 a. C. Ma per andare dove? Qui esce dal cappello del prestigiatore una trovata tra provocatoria e seria con l’idea di costruire delle “Cittadelle del sapere” in terra d’Africa prendendo in affitto vaste aeree in Algeria, Tunisia e Libia per costruirvi insediamenti urbani da offrire agli anziani per vivere una nuova esperienza, per mettere a frutto il loro sapere intellettuale e manuale e per essere sostenuti dalla popolazione locale ricambiando l’ospitalità con l’insegnamento. Solo così i figli potrebbero riconoscere l’utilità di quei padri, nonni e persino bisnonni, che si accompagnano ai nipoti, che sfaccendano in casa, che danno una continuità al concetto di famiglia. Forse solo allora l’apologo del ventre e delle membra di Menenio potrebbe avere un suo valore nelle coscienze di tutti, governanti compresi, ovviamente. Per dire historia magistra vitae. (Riccardo Alfonso)

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I deputati vogliono proteggere i cittadini dagli effetti negativi della globalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

bruxelles-1Bruxelles Durante il dibattito di martedì con il Vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, i deputati hanno evidenziato che la globalizzazione rappresenta la sfida più grande per i cittadini dell’UE, accogliendo con favore la recente valutazione degli effetti della globalizzazione presentata dalla Commissione.Per molti deputati la globalizzazione crea un’enorme pressione sui posti di lavoro, sui salari e sugli standard, alimentando al contempo il populismo. Hanno quindi richiesto una migliore protezione per l’industria e per i lavoratori dell’UE e di avere un ruolo di guida nel dibattito globale per la promozione di un equo commercio globale. “Dobbiamo essere registi, non governatori”, hanno detto.Altri deputati hanno chiesto un piano d’azione per evitare che il sistema di protezione sociale sia nel tempo ridotto e chiesto una migliore redistribuzione verso i cittadini, da parte degli Stati membri, dei benefici della globalizzazione.Alcuni deputati hanno ritenuto che la forma attuale della globalizzazione sia un vicolo cieco e che il libero scambio abbia gravemente compromesso la democrazia, i diritti sociali e l’ambiente. “Il solo commercio” non aiuterà gli europei, hanno detto. Altri deputati hanno infine chiesto un sistema fiscale equo che non permetta alle grandi compagnie di poter evitare il pagamento delle tasse dovute.Il Vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen ha dichiarato che il commercio mondiale ha rafforzato la crescita economica dell’UE, ma che i benefici non sono né automatici né distribuiti in modo uniforme. L’UE deve spingere per nuove regole per creare condizioni eque e affrontare l’evasione fiscale, le sovvenzioni statali o il dumping sociale. Gli strumenti efficaci di difesa commerciale e un tribunale multilaterale d’investimento potrebbero anche contribuire a questo processo. Sul fronte interno, Katainen ha suggerito che robuste politiche sociali, d’istruzione e di formazione potrebbero aiutare a proteggere i cittadini e dargli maggiori poteri.

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