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Effetti “no-deal Brexit” nei crediti commerciali

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Possibile balzo in avanti dei livelli d’insolvenza all’indomani di un improbabile ma pur sempre possibile “no-deal Brexit” il prossimo 29 marzo. Nell’Unione Europea, i mercati più esposti sarebbero quelli più attivi dal punto di vista commerciale con il Regno Unito. Per quest’ultimo, le stime parlano già di un +14% d’insolvenze nel periodo 2019-2020. Decisamente più contenuti gli impatti negativi per l’Italia che registrerebbe un incremento dello 0,5%.Questo in estrema sintesi lo scenario delineato dall’analisi che Atradius, tra i principali Gruppi a livello mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, fideiussioni e recupero crediti, dedica al rischio di credito commerciale in caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza accordo (report scaricabile gratuitamente sul sito Internet http://www.atradius.com).Nel resto dell’Unione Europea, impatti attesi in Irlanda, in cui l’incremento dei casi di mancato pagamento si attesterebbe su un +4%, concentrato soprattutto nel settore manifatturiero, dove il 44% del valore aggiunto complessivo proviene dalle esportazioni nel Regno Unito. Scenderebbe ad un +1,5% l’impatto atteso nel prossimo biennio nei Paesi Bassi, Belgio e Danimarca. I comparti tessile, chimico, e di produzione di macchinari per la movimentazione merci sarebbero i più colpiti, in quanto caratterizzati, in tutti e tre i Paesi, da un significativo export verso il Regno Unito. +1% atteso in Spagna, Portogallo e Germania, mentre per l’Italia gli effetti negativi sarebbero ancora più limitati registrando, insieme a Francia e Austria, un incremento solo dello 0,5%. Per il resto dei 27 Paesi dell’Unione, la previsione di Atradius sulla crescita delle insolvenze si mantiene al di sotto di questo ultimo dato.
Dal punto di vista del commercio, una “no-deal Brexit” avrebbe impatti negativi sui settori che hanno catene di approvvigionamento particolarmente integrate tra il Regno Unito ed il resto dell’Unione europea, come il settore manifatturiero, molto reattivo ad un incremento delle barriere commerciali, dell’automotive, food & beverage, prodotti chimici e servizi.
Atradius fornisce assicurazione del credito commerciale, cauzioni e servizi di recupero crediti a livello mondiale, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. Atradius ha accesso a informazioni commerciali su 240 milioni di imprese nel mondo. I prodotti offerti aiutano a proteggere le imprese nel mondo dai rischi di mancato pagamento da parte dei clienti, derivanti dalla vendita di beni e servizi a credito. Atradius è parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), azienda leader in Spagna tra le società di assicurazione e tra gli assicuratori del credito a livello mondiale. http://www.atradius.it

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Hanno scritto, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo.
Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani.
Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Europa: possibili effetti del rialzo dei tassi di interesse sui mercati azionari

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

By Paul Casson, gestore del Fondo Artemis Pan-European Absolute Return. Lo sconquasso è arrivato principi di febbraio quando, dopo un anno ai minimi storici, la volatilità è aumentata di quasi il 100% in un giorno, con un impatto istantaneo (e doloroso) sulle classi di attivo più sensibili a questi sbalzi. I primi a crollare sono stati i prodotti a “bassa volatilità”, un’area esoterica del mondo degli investimenti in cui si negoziano derivati legati all’andamento del VIX. L’uso di questi prodotti ha consentito di realizzare rendimenti costanti negli ultimi anni ma il rischio che gli stessi comportano o non è stato capito o è stato ignorato. Il risultato, nell’arco di appena due giorni, è stato la perdita di quasi tutto l’investimento e il ritiro dal mercato dei prodotti da parte degli operatori che li avevano promossi. Si stima che siano stati bruciati addirittura 5 miliardi di dollari. Quando la volatilità è schizzata verso l’alto agli inizi di febbraio, sono state attivate le vendite, che hanno accentuato la pressione verso il basso dei mercati azionari nel corso della settimana seguente. Le vendite degli ETF sono seguite a ruota e in men che non si dica sono stati azzerati tutti i guadagni messi a segno dalle azioni europee negli ultimi 12 mesi. Il mercato è sceso di oltre il 10% e la caduta è stata ufficialmente definita una “correzione”, richiamando alla memoria le giravolte del 2013, con il c.d. “taper tantrum”, e la crisi dei debiti sovrani europei del 2011.
In un certo senso gli investitori hanno avuto vita facile negli ultimi anni. Le prospettive economiche favorevoli, un’inflazione limitata, i bassi tassi di interesse e il quantitative easing hanno nel complesso prodotto un effetto soporifero. I mercati sono saliti, le valutazioni sono diventate sempre più elevate e nessuno si è preoccupato troppo di come e quando sarebbero cambiate le cose. Ma ora la situazione è cambiata. I tassi di interesse stanno risalendo, grazie all’impulso della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra che hanno ritoccato verso l’alto i propri tassi di riferimento. La BCE dovrà seguire. Gli acquisti di titoli da parte di queste tre banche centrali diminuiranno. Inoltre, l’inflazione sta cominciando a fare capolino, prima nei prezzi delle materie prime, poi nei salari e, prima o poi, nei prezzi che paghiamo per i beni. Tutto ciò non è necessariamente un male; stiamo semplicemente ritornando ad un regime che prima era la norma.
La buona notizia per il medio termine è che i tassi di interesse non sono abbastanza alti per l’attuale livello di crescita del PIL in Europa. La domanda di beni e servizi si sta rafforzando in tutta Europa. Gli investimenti, depressi per anni, stanno ritornando. Anche la Spagna, che ha dovuto sopportare una recessione e un’alta disoccupazione, è disposta a spendere di nuovo per soddisfare la domanda. Di conseguenza, le previsioni di crescita del PIL sono state riviste costantemente al rialzo per tutto il 2017. I tassi di interesse sono sensibili a queste variabili e reagiranno. Ci sono altri motivi per cui i tassi di interesse saliranno. Il primo è che un giorno dovremo affrontare una nuova recessione. I banchieri centrali lo sanno e, per tutta risposta, dovranno tagliare i tassi di interesse. Poiché al momento non c’è nulla da tagliare, è necessario che questi ultimi risalgano prima di poterli riabbassare. Il secondo è che la diminuzione degli acquisti di obbligazioni con il quantitative easing rimuove dal mercato un compratore di ultima istanza. Quindi, in assenza di altri mutamenti, per riportare la domanda e l’offerta in equilibrio si dovrà offrire ai compratori rimanenti un incentivo maggiore sotto forma di tassi di interesse più elevati. Infine, dopo anni caratterizzati dalla preoccupazione per la deflazione, sono riemerse le prospettive inflazionistiche.
Dopo la crisi finanziaria globale si era indebolito il potere contrattuale dei lavoratori europei. Una crescita dei salari di appena il 2% ha consentito ai consumatori di tenere a malapena il passo in termini reali. D’altro canto, ultimamente abbiamo assistito ad un forte aumento di imprese che denunciavano carenza di manodopera. Presumibilmente c’è un’assenza ancora più pronunciata di manodopera qualificata. Date le circostanze, o le aziende scoprono una grossa riserva di lavoro inutilizzata o aumentano i salari. Noi siamo pronti a scommettere su quest’ultima alternativa. Infatti, non molto tempo fa il sindacato tedesco IG Metall ha ottenuto un aumento salariale del 4% per i prossimi due anni. Visto che le società cercheranno di compensare questo aumento dei costi con un aumento dei prezzi, le conseguenze in termini di inflazione dovrebbero essere chiare.
In passato i mercati si preoccupavano che i banchieri centrali non sarebbero stati abbastanza solleciti ad aumentare i tassi di interesse a fronte di un rialzo dell’inflazione, per poi alzarli più rapidamente per recuperare. L’inevitabile conseguenza di una tale manovra era la recessione. Il fatto che i banchieri centrali non abbiano dimenticato questo rischio è un altro motivo per cui i tassi di interesse devono salire.
In questo momento è opportuno pensare all’impatto di un rialzo dei tassi di interesse sulle valutazioni azionarie e, in particolare, sui vari settori. Un aumento del tasso di attualizzazione degli utili futuri comprimerà i prezzi delle azioni e farà cadere il rapporto prezzo/utili. Per contro, le società che non vedono aumenti di domanda per i loro prodotti in fase di crescita economica non hanno modo di bilanciare gli effetti di un tasso di attualizzazione più elevato. Molte di queste azioni sono anche costose, quindi vulnerabili a tassi di interesse più alti e all’inflazione.
Anche il ritmo del cambiamento è importante. Ci vorranno pochi anni perché i tassi si normalizzino rispetto agli attuali bassi livelli. Quindi, nonostante il panico che ha di recente caratterizzato i mercati azionari, non crediamo che un graduale rialzo dei tassi di interesse sarà sufficiente a compromettere la crescita economica. Un altro aspetto delle vendite di febbraio è che sono stati coinvolti anche investimenti tradizionalmente sicuri come i titoli di stato. Si è venduto di tutto: azioni, materie prime e obbligazioni. Un andamento molto diverso da quello degli ultimi anni, dove ogni shock spingeva gli investitori verso i titoli di stato. A nostro avviso, questa è un’altra prova di un cambiamento nel regime di mercato e che le forze che deprimono i tassi di interesse si stanno attenuando. La dimensione e la rapidità della recente correzione sono state notevoli e il processo è stato indubbiamente esacerbato dalle negoziazioni automatizzate e dagli afflussi nei fondi passivi. In anni recenti abbiamo assistito a diversi episodi di vendite massicce: Brexit, i timori sulla crescita della Cina all’inizio del 2016, la crisi dei debiti sovrani nell’eurozona nel 2011. La fase iniziale è spesso simile. Tutto crolla senza la benché minima differenza fra azioni o fra settori buoni e cattivi Anche stavolta è andata così. In ultima analisi, ci aspettiamo una nuova caduta delle correlazioni fra azioni, consentendo ai fondamentali di riaffermarsi.Durante queste correzioni, facciamo affidamento sulle posizioni scoperte per ridurre la nostra esposizione alla caduta dei mercati. In fase di panico, le posizioni scoperte spesso raggiungono i nostri prezzi obiettivo per motivi diversi da quelli previsti. Abbiamo approfittato di questa situazione per ricoprire gli scoperti nei beni di largo consumo, nelle telecomunicazioni, negli industriali e nei servizi di supporto. Una frustrazione che abbiamo avuto negli ultimi anni è stata la mancanza di volontà del mercato di punire le società deboli e quelle con un debito eccessivo. La nostra impressione è che le cose stiano cominciando a cambiare e, a tal fine, manteniamo le nostre posizioni scoperte in questi titoli. L’effetto congiunto delle ricoperture tattiche e degli ulteriori investimenti in altre aree ha determinato una piccola riduzione delle posizioni scoperte. Ciò aiuterà ad alleggerire il portafoglio per la fase di rimbalzo.Per concludere, siamo consapevoli della rapidità con cui il panico può prendere piede nei mercati azionari. Tale condizione potrà durare per un po’. Eppure il ritmo del cambiamento nel regime economico sarà molto più lento. L’economia globale sta crescendo bene e in maniera sincronizzata. Quello che si vede al momento nel mercato è il ridimensionamento di un indebitamento eccessivo fondato su bassa volatilità e bassi tassi di interesse. Questa tendenza è positiva e il risultato dovrebbe essere un’attività di investimento più ponderata e differenziata, qualcosa che da cui speriamo di trarre vantaggio in termini sia di posizioni lunghe sia di posizioni scoperte. (abstract)

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni di tutte le manovre economiche. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo. Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani. Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Smog: Intervenire in maniera strutturale

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

Smog Journeys“Siamo consapevoli da tempo che l’inquinamento atmosferico non fa ammalare solo il pianeta ma anche i suoi abitanti, causando la morte di circa 9 milioni di persone l’anno. L’inquinamento atmosferico è una delle peggiori forme presenti ed è responsabile di 6,5 milioni di morti l’anno. Le malattie causate sono tra le più disparate: da quelle cardiovascolari a quelle respiratorie, dai tumori ad alcune gravi infezioni”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola che aggiunge: “La scarsità delle piogge e l’innalzamento delle temperature, registrate in questo 2017, hanno portato ad un autunno anomalo che sta avendo effetti devastanti. L’inquinamento non deve più essere gestito come una emergenza, e certo non basta chiudere le finestre, come raccomandato ai torinesi. Non si può continuare a gestire sempre tutto in emergenza: dai terremoti alla siccità, dalle alluvioni all’inquinamento da polveri sottili. Il problema non si risolve neppure con il bonus verde, previsto nella manovra. E’ indispensabile intervenire in maniera strutturale ed incisiva programmando una serie di misure che mettano al sicuro il nostro Paese. C’è bisogno di agire con immediatezza – conclude la deputata azzurra – aumentando il verde urbano per abbassare la quantità di polveri sottili e inquinanti gassosi. Forza Italia una volta al Governo si attiverà per la prevenzione e la cura del nostro ambiente e di conseguenza della nostra salute”.

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Pensionati: effetto Menenio Agrippa

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

menenio agrippaLa vita si allunga e gli anziani diventano vecchi e I vecchi incartapecoriscono ma stentano a morire, semmai si ammalano e rischiano di diventare non autosufficienti. E’ questo il triste primato della nostra contemporaneità tra progresso della scienza e crescita in espansione. In tale quadro decadente, per motivi anagrafici, s’innesta la logica del turn-over generazionale che sta diventando una sorta di conflitto tra giovani e meno giovani per via delle risorse che si riducono, che sono male distribuite, che suscitano avidità ed egoismi. L’ultimo effetto perverso lo abbiamo con la recente manovra di aggiustamento dei conti pubblici dove l’anello più debole, su cui si sono accaniti i nostri governanti, sono stati i pensionati che, per loro stessa natura, sono anziani, ancorché vecchi. A questo punto se consideriamo che la generazione degli over raggiunga circa il 20% della popolazione italiana mi chiedo se non sia una fetta ragguardevole per un gesto clamoroso e molto incisivo se insieme seguissero l’iniziativa del loro eminente antenato Menenio Agrippa, uomo noto per le sue opinioni moderate, ma altrettanto deciso nei suoi convincimenti, che guidò la secessione sul Monte Sacro dei plebei nei confronti dei patrizi nel 493 a. C. Ma per andare dove? Qui esce dal cappello del prestigiatore una trovata tra provocatoria e seria con l’idea di costruire delle “Cittadelle del sapere” in terra d’Africa prendendo in affitto vaste aeree in Algeria, Tunisia e Libia per costruirvi insediamenti urbani da offrire agli anziani per vivere una nuova esperienza, per mettere a frutto il loro sapere intellettuale e manuale e per essere sostenuti dalla popolazione locale ricambiando l’ospitalità con l’insegnamento. Solo così i figli potrebbero riconoscere l’utilità di quei padri, nonni e persino bisnonni, che si accompagnano ai nipoti, che sfaccendano in casa, che danno una continuità al concetto di famiglia. Forse solo allora l’apologo del ventre e delle membra di Menenio potrebbe avere un suo valore nelle coscienze di tutti, governanti compresi, ovviamente. Per dire historia magistra vitae. (Riccardo Alfonso)

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I deputati vogliono proteggere i cittadini dagli effetti negativi della globalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 Mag 2017

bruxelles-1Bruxelles Durante il dibattito di martedì con il Vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, i deputati hanno evidenziato che la globalizzazione rappresenta la sfida più grande per i cittadini dell’UE, accogliendo con favore la recente valutazione degli effetti della globalizzazione presentata dalla Commissione.Per molti deputati la globalizzazione crea un’enorme pressione sui posti di lavoro, sui salari e sugli standard, alimentando al contempo il populismo. Hanno quindi richiesto una migliore protezione per l’industria e per i lavoratori dell’UE e di avere un ruolo di guida nel dibattito globale per la promozione di un equo commercio globale. “Dobbiamo essere registi, non governatori”, hanno detto.Altri deputati hanno chiesto un piano d’azione per evitare che il sistema di protezione sociale sia nel tempo ridotto e chiesto una migliore redistribuzione verso i cittadini, da parte degli Stati membri, dei benefici della globalizzazione.Alcuni deputati hanno ritenuto che la forma attuale della globalizzazione sia un vicolo cieco e che il libero scambio abbia gravemente compromesso la democrazia, i diritti sociali e l’ambiente. “Il solo commercio” non aiuterà gli europei, hanno detto. Altri deputati hanno infine chiesto un sistema fiscale equo che non permetta alle grandi compagnie di poter evitare il pagamento delle tasse dovute.Il Vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen ha dichiarato che il commercio mondiale ha rafforzato la crescita economica dell’UE, ma che i benefici non sono né automatici né distribuiti in modo uniforme. L’UE deve spingere per nuove regole per creare condizioni eque e affrontare l’evasione fiscale, le sovvenzioni statali o il dumping sociale. Gli strumenti efficaci di difesa commerciale e un tribunale multilaterale d’investimento potrebbero anche contribuire a questo processo. Sul fronte interno, Katainen ha suggerito che robuste politiche sociali, d’istruzione e di formazione potrebbero aiutare a proteggere i cittadini e dargli maggiori poteri.

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Farmaci per l’epatite C

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

medicina sociale parte primaDue anni serviti per curare quasi 60.000 pazienti gravi affetti dall’epatite C. Due anni di dibattiti serrati sulla sostenibilità dei nuovi farmaci innovativi ad alto costo, il cui prezzo è rimasto di fatto ancora ‘segreto’. E ora che i primi due anni di programma in Italia sono giunti al termine, si affaccia una nuova sfida per il Servizio Sanitario Nazionale: avviare la cura per tutti i pazienti rimasti fino ad oggi esclusi dalle nuove terapie. E attrezzarsi per farlo. Di questo tema, complesso e quanto mai all’ordine del giorno in questo periodo, si parla al XXXVII Congresso nazionale SIFO, la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie, in corso in questi giorni a Milano. Se ne parla oggi nel corso della sessione “La cronicità, modelli assistenziali ed esiti”, a cui sono intervenuti docenti e medici esperti tra cui il professor Alfredo Alberti, direttore dell’Unità Operativa di Terapia delle epatiti croni che virali dell’Università di Padova.
Sono arrivati in commercio alla fine del 2014 ed è stata una vera e propria ‘rivoluzione ‘della cura . Al di là dell’altissimo costo, la vera novità rivoluzionaria di questi nuovi medicinali sono la rapidità e risolutività del trattamento: le cure durano 12-24 settimane (dai tre ai sei mesi) al termine delle quali i pazienti trattati guariscono definitivamente. La percentuale di riuscita della cura si aggira infatti tra il 95 e il 96% dei casi. Con i farmaci precedenti- che costavano meno ma non erano certo economici- questo non succedeva. “In Italia sono stati trattati circa 62.000 pazienti, molti con cirrosi anche avanzata e i risultati sono stati straordinari”, afferma il professor Alfredo Alberti, professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Padova. “Prendendo ad esempio la coorte di circa 4.000 pazienti trattati in Veneto- prosegue il docente- è stato possibile eradicare il virus in oltre il 90% dei casi e si è osservato già nel primo anno una significativa riduzione de lle complicanze più gravi della malattia, della mortalità e dei casi che hanno richiesto un trapianto di fegato”.
Sul prezzo dei farmaci per l’epatite, ufficialmente secretato da Aifa, in questi due anni sono state dette tante cose e sono circolate tante cifre. Il dato attuale più vicino alla certezza, a cui ha fatto cenno lo stesso ex direttore generale di Aifa, Luca Pani, è di 14.000 euro pagati in media dal Ssn per ogni trattamento. Quello del prezzo, però, a ben guardare la questione, non è in ogni caso l’unico elemento su cui focalizzare l’attenzione. Il prezzo è sicuramente alto, ma non è più alto di quello di un farmaco antitumorale. Un dato: per i farmaci antivirali dell’epatite il Servizio Sanitario nazionale ha speso, nel 2015, un miliardo e 722 milioni, pari al 7,8% della spesa complessiva. La spesa per gli oncologici è stata di due miliardi e 372 milioni, mentre per immunomodulatori di un miliardo e 803 milioni. A rendere ‘problematico’ il prezzo dei farmaci per l’epatite è l’alto numero dei pazienti da trattare, dato anche questo- in realtà- molto controverso. In ogni caso l’elevat o numero di pazienti da trattare richiede un impegno economico molto consistente per il SSN.
Quanti sono davvero? Il numero esatto non si conosce e sono circolate le cifre più diverse, compresi numeri altissimi. L’associazione di pazienti Epac onlus, di recente, come ha reso noto il suo presidente Ivan Gardini, ha realizzato uno studio andando a individuare 300.000 pazienti ad oggi noti al Ssn. Un dato che appare abbastanza certo, visto che lo studio ha preso le mosse dal numero delle esenzioni Ausl dei pazienti. Se per trattarne all’incirca 60.000 ci sono voluti due anni (il 2015 e 2016), la ‘nuova’ sfida cui si trova di fronte il Servizio sanitario nazionale è mettere mano alla cura di tutti i pazienti rimasti esclusi fino a oggi. Lo chiedono gli stessi pazienti, che non hanno mai del tutto condiviso il criterio stabilito da Aifa di dare priorità ai casi più gravi, sostenendo da sempre la necessità di abbattere i limiti nell’accesso alle cure.
Secondo l’associazione EpaC onlus, poi, paradossalmente la soluzione del problema alla sostenibilità della spesa in un certo senso starebbe proprio nell’avvio delle cure a tutti i pazienti malati di epatite. In questo senso: investire oggi nelle terapie anti Hcv sarebbe una scelta valida per portare, un domani, un grande risparmio per il Servizio sanitario nazionale, tanto in termini di farmaci quanto in termini di cure future ai malati di epatite che non vengono trattati oggi. Nessuno, infatti, pensa mai ai ‘costi’ delle complicanze delle epatiti non trattate, che vanno dal trapianto di fegato ai tumori, fino alle morti premature.
COSA SI PUO’ FARE? – “Dopo questi primi due anni di trattamenti mirati ai casi più gravi, è ora di cominciare a trattare i pazienti meno gravi, allargando – ma non eliminando- gli attuali criteri AIFA – dice Giovanna Scroccaro, dirigente del Servizio farmaceutico della Regione Veneto e past President SIFO-. Per farlo, occorre abbassare il prezzo del farmaco, cosa per cui si sta muovendo Aifa, intenzionata a chiedere alle aziende farmaceutiche un ribasso. Il prezzo di 14.000 euro è infatti troppo alto per pensare di curare altri 300.000 pazienti”. La svolta, però, deve essere anche e soprattutto organizzativa, aggiunge Scroccaro. “E’ necessario anche che le Regioni, attraverso i centri di cura, si riorganizzino per essere in grado di curare tutti i nuovi pazienti. Serve un miglior collegamento tra Centri Specialistici autorizzati alla prescrizione e Centri periferici che hanno in cura i pazienti affetti da Epatite C, così come è indispensabile la collaborazione con i Medici di Medicina Generale – che sono a stretto contatto con i loro assistiti- per individuare precocemente i pazienti infetti quando ancora non sanno di esserlo. E’ quindi necessario riorganizzare le cure e serve una forte coesione tra i diversi professionisti coinvolti. (n.r. La Fidest ha dato il suo contributo informativo editando la sua pubblicazione di Medicina sociale 2016 al problema dell’epatite.)

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Disastri naturali hanno effetti sul cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma, “Stress, traumi e cuore non sono buoni amici e se un po’ di emozioni sono di certo le spezie dell’esistenza, l’eccesso ha effetti diretti sull’organo cardiaco – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo. Già alcuni studi avevano mostrato un aumento dei casi di insufficienza cardiaca congestizia (CHF) dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone nel 2011, ma si trattava di studi che riferivano dei dati episodici mentre all’ESC 2016 viene presentata una nuova ricerca giapponese che si è posta l’obbiettivo di determinare gli effetti a lungo termine del disastro mettendo a confronto dati clinici degli abitanti di aree più vicine all’epicentro del disastro in un periodo di 2-4 anni, misurando i dati epidemiologici secondo i parametri dello studio Framingham”. La severità dei danni in ogni municipio colpito è stato valutato sulla percentuale di inondazione. Le aeree più severamente colpite erano definite da un valore PFTA > maggiore del 30% (alto impatto) mentre le zone con PFTA inferiore a 30 sono state assegnate come aree di controllo in cui l’impatto del disastro era stato più basso.
L’11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 9 secondo la scala Richter con epicentro nel nord est del Giappone ha provocato un violento tsunami che è costato la vita a oltre 15 mila persone e rase al suolo 130 mila abitazioni. Nella prefettura di Iwate, a più di 100 km dall’epicentro del terremoto e a più di 200 dalla centrale nucleare di Fukushima, ha provocato altri danni rilevanti che hanno contribuito alla distruzione dell’impianto nucleare omonima. Gli effetti si sono protratti per molti mesi con migliaia di persone che hanno perso la propria casa, hanno vissuto in ricoveri, in un’area devastata dalla furia della natura senza gas, acqua, elettricità e collegamenti telefonici, situazione che si è protratta per settimane e mesi.
cuoreL’incremento dei casi di sindrome coronarica acuta, cardiomiopatie, embolismo polmonare ed eventi acuti cerebrovascolari si è evidenziato immediatamente, sia a causa dello stress acuto che della mancanza di servizi efficienti e la carenza di medici e volontari. Un precedente studio (Stroke, 2013; 44 1518-1524) aveva rivelato che il rateo di incidenza di CHF tra gli uomini anziani nelle aree più colpite dagli allagamenti era raddoppiato durante le 4 settimane successive dalla data del disastro.
Altre ricerche avevano già mostrato importanti alterazioni della pressione sanguigna dopo forti terremoti, uragani, incidenti nucleari e aumento dei livelli serici di colesterolo, trigliceridi, ematocrito, fibrinogeno e fluidità del sangue. Lo stress mentale, la paura e i drammatici cambiamenti ambientali causano una anomala attivazione del sistema nervoso simpatico che determina cascate ormonali che interferiscono con pressione arteriosa, aumento della coagulazione e l’attività delle piastrine, fattori che possono agire come ‘scatenanti’ di eventi cerebrovascolari.
Duranti i 6 anni di sorveglianza sono stati identificati 2059 nuovi casi di CHF. Il rateo di incidenza standard durante il 2011 e nel triennio successivo 2012-2014 è stato determinato dal numero dei casi osservati in relazione a quelli attesi calcolati sulla base degli anni 2009 e 2010 precedenti al disastro.
Quando il rateo di incidenza dell’insufficienza cardiaca è stato paragonato tra le aree più colpite e quelle meno interessate, il numero dei casi era 1.66 volte più elevato nell’anno dello tsunami e rimaneva alto in due anni successivi, mentre nelle zone meno colpite non si evidenziavano differenze significative nell’incidenza. E i casi erano direttamente proporzionali all’impatto sull’ambiente e sulla percentuale di popolazione evacuata.

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Terremoto: effetti sull’agricoltura

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

agricolturaLa tragedia del terremoto che ha colpito il centro Italia causando almeno 290 morti – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – ha sconvolto tutto il Paese e portato ancora una volta alla luce le incompetenze della politica. Purtroppo infatti le istituzioni locali e nazionali hanno dimostrato di non aver imparato assolutamente nulla dalla precedente tragedia aquilana.
Nonostante i tanti annunci sulla volontà di ricostruire le zone colpite dal terremoto – continua Tiso – le paure che tutto questo venga dimenticato con il venir meno del clamore mediatico sono ampiamente giustificate; ed è proprio per queste ragioni che riteniamo doveroso chiedere al governo di agire subito predisponendo un piano sul medio-lungo periodo che abbia al centro il settore agricolo.
Il terremoto – prosegue Tiso – ha danneggiato il 90% delle stalle di Amatrice provocando ingenti danni alle strutture che ospitano 2800 pecore e 3000 mucche. Ora più che mai – conclude Tiso – serve una strategia di rilancio per la comunità di Amatrice e quelle di tutte le altre aree compite. E nessuna strategia – conclude Tiso –, se non quella agricola, è in grado di garantire uno sviluppo duraturo e simbicotico con le peculiarità dell’ambiente circostante.

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Brexit: Quali potrebbero essere le conseguenze del voto?

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

Federal ReserveUSA: E’ possibile che la Federal Reserve debba rinviare ulteriori rialzi dei tassi quest’anno, considerato l’outlook globale cupo e il fatto che un dollaro americano più forte ostacola i profitti delle società americane all’estero. I mercati hanno prezzato un aumento dei tassi a settembre o dicembre.
Giappone: la banca centrale potrebbe incrementare gli stimoli monetari per frenare l’apprezzamento dello yen.
Europa. Dal punto di vista politico, l’uscita della Gran Bretagna potrebbe costituire un precedente, minacciando la stabilità dell’Unione. Dal punto di vista economico, la BCE potrebbe ampliare gli stimoli per sostenere la crescita.
Regno Unito: il Paese potrebbe affrontare un rallentamento economico con la rinegoziazione degli accordi commerciali. Uscendo dall’UE potrebbe anche dover affrontare il finanziamento del proprio consistente disavanzo delle partite correnti. Una sterlina più debole potrebbe alimentare l’inflazione, sebbene sia possibile che la BoE tagli i tassi di interesse per mitigare l’impatto. Potrebbero anche seguire mosse politiche: i leader scozzesi a favore dell’UE hanno affermato che ciò potrebbe condurre a un altro referendum sull’indipendenza, mentre i leader dell’Irlanda del Nord non hanno escluso l’unione con la Repubblica Irlandese, un membro dell’Eurozona. La Gran Bretagna potrebbe anche perdere il proprio rating AAAAltri Paesi potrebbero intervenire sui mercati per impedire il rialzo delle proprie valute. La Banca Nazionale Svizzera ha affermato di essere già intervenuta per stabilizzare la situazione.
Mercati emergenti (EM): un dollaro americano forte potrebbe condizionare i mercati emergenti, soprattutto quelli con più alto debito in dollari americani.
Commodities: potrebbero risentire di una crescita del dollaro – soprattutto se sono denominate in valuta americana, poiché diventano più costose.
Andrew Belshaw, Head of Investment London di Western Asset (Gruppo Legg Mason)Si tratta di uno shock negativo sia per la crescita UK che quella dell’Unione Europea nel breve periodo. La risposta politica dovrà essere imminente da parte della Bank of England così come della BCE per stabilizzare i mercati finanziari. In Gran Bretagna, considerato il nostro elevato disavanzo delle partite correnti e la dipendenza dai capitali esteri, l’incertezza riguardo i rapporti di scambio e i flussi di investimento in futuro dovrebbero portare ad una sterlina debole. Ci aspettiamo che la Bank of England tagli i tassi di interesse, non solo per stabilizzare i mercati ma per supportare la fiducia nell’economia in generale. Nel breve periodo ciò dovrebbe condurre ad un calo nei rendimenti dei GILT ma, nel medio periodo, dovrebbe aumentare la pendenza della curva di rendimento UK dato che il risk premium è finalizzato per arrestare una ulteriore fuga di capitali e il rischio inflazione. Ci aspettiamo inoltre che la BCE attui una politica ulteriormente accomodante. Con i rischi di inflazione maggiormente al ribasso, le politiche orientate ad assicurare una stabilità finanziaria sono fondamentali in questo momento. Riteniamo che le banche centrali a livello globale continueranno ad essere proattive per mantenere la stabilità finanziaria e ciò è più probabile considerato che la risposta del mercato è stata relativamente contenuta fino a questo momento.
Le conseguenze politiche per la Gran Bretagna ma anche per il resto dell’Unione Europea sono potenzialmente molteplici. Il risultato del referendum darà nuova linfa ai partiti euro-scettici ed anti austerity? Si registreranno nuovi referendum in Scozia o in altri paesi? Impossibile da prevedere ma le probabilità sono aumentate.
Regina Borromeo, portfolio manager di Brandywine Global (Gruppo Legg Mason)Questo è l’inizio di un disastroso divorzio. La Brexit è una scossa all’integrità strutturale della UE e una carica energizzante per i movimenti populisti. L’uscita della Gran Bretagna creerà ostacoli alle prospettive economiche dell’Eurozona e potremmo correre il rischio concreto di assistere a nuove richieste di uscita dalla UE da parte di altre nazioni.Le prossime azioni che ci si attende verranno messe in atto dalle principali banche centrali mondiali, così come le mosse dei partiti politici UK ed europei determineranno quanto a lungo la volatilità regnerà sui mercati e gli effetti a lungo termine provocati dall’esito del referendum. Ci aspettiamo che i tassi britannici resteranno bassi per un certo periodo, considerato gli effetti a catena su la crescita, su la fiducia degli investitori e i cambiamenti sui piani di investimento. Al tempo stesso una valuta più debole e politiche monetarie più accomodanti da parte della BoE dovrebbero guidare al rialzo le aspettative di inflazione. Questo scenario incerto dovrebbe favorire i bond governativi quali beni rifugio, mentre i mercati che si trovano ad affrontare questa fase di squilibri possono offrire interessanti opportunità, specialmente nei prodotti a spread ( by Luca Maranesi)

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Firenze: effetti dell’interazione fra il costruito e il sottosuolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Mag 2016

“Quanto è accaduto a Firenze è l’ulteriore prova che tra i vari tipi di pericolosità nelle nostre città c’è anche l’apertura di voragini. Tale evento dimostra il come quotidianamente ci siano gli effetti dell’interazione tra il costruito e il sottosuolo. Al Politecnico di Bari si sta portando avanti una ricerca innovativa , importante che sarà in grado di definire un metodo di valutazione della vulnerabilità degli edifici in relazione alla pericolosità geologica del territorio in modo tale da ottenere una mappa del rischio nelle varie città italiane”. Lo ha annunciato oggi Alessandro Reina , Consigliere Nazionale dei Geologi e docente del Politecnico di Bari . “Questo non deve allarmare ma è una ricerca che vuole studiare la vulnerabilità del patrimonio edilizio – ha concluso Reina – per poi mettere in campo tutte le azioni finalizzate alla mitigazione del rischio idrogeologico. Stiamo analizzando i casi di Polignano a Mare e di Andria in Puglia”.

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Esce il libro “Il casinò della finanza globale” di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2015

bocca della veritàRoma mercoledì, 22 luglio 2015, alle 18.30, Via San Giovanni Decollato, 9 (vicino a Campidoglio – Bocca della Verità) presso l’oratorio della Chiesa e dell’Arciconfraternita di Sant’Eligio de’ Ferrari presentazione del libro. Edito dalla EditricErmes, casa editrice di Potenza, arriva il libro «Il casinò della finanza globale” -Ricchezza per pochi. Un miliardo di poveri. Che mondo è?-. Gli autori, Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi, economista con una lunga esperienza internazionale, dimostrano come, dopo 7 anni dal fallimento della Lehman Brothers e dallo scoppio della bolla finanziaria negli Usa, non siamo ancora usciti dal pantano della crisi globale Attraverso analisi e articoli, il libro ripercorre le tappe fondamentali della crisi globale fino a quella del debito pubblico in Europa e della Grecia. Nel 2012 gli autori, nel loro precedente scritto “I gattopardi di Wall Street”, spiegavano che la crisi finanziaria globale non era un “avvenimento imprevedibile”, ma il risultato inevitabile dell’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, del ruolo nefasto della speculazione e della finanza derivata e della grande propensione al rischio. Molte economie, compresa quella italiana, sono state pesantemente colpite nei loro sistemi produttivi e sociali. Nel frattempo i super ricchi del pianeta lo sono diventati ancor di più, mentre i poveri hanno superato il miliardo. La ricchezza si è vertiginosamente concentrata nelle mani dello 0,1% dei più ricchi del mondo. I cittadini, le aziende e i governi, invece, sono stati oggetto di continue pressioni per far fronte ai propri debiti.Nonostante i tanti summit internazionali le necessarie riforme non sono state fatte. Invece, alle operazioni di bail out, cioè di salvataggio pubblico delle banche, è stato affiancato il bail in, cioè la possibilità di utilizzare anche parte dei depositi dei risparmiatori per salvare le banche in crisi!La speculazione continua, anche sulle materie prime e sui beni alimentari. I derivati più pericolosi, gli OTC, ammontano ancora a 700.000 (settecentomila) miliardi di dollari. Tutto ciò purtroppo mette in discussione con effetti destabilizzanti gli stessi assetti geopolitici mondiali . Nel libro si documenta come il processo di concentrazione del potere finanziario sia notevolmente cresciuto. Si pensi che, mentre nel 2009 le cinque maggiori banche americane detenevano l’80% dei derivati emessi negli Usa, oggi 4 banche soltanto – la JP Morgan Chase, la City Group, la Bank of America e la Goldman Sachs – detengono il 94% dell’intero ammontare, che è di circa 230 trilioni di dollari.
Tra l’altro si evidenzia il ruolo nefasto delle agenzie di rating e il loro grave conflitto di interesse con le “too big to fail”, cioè le banche più impegnate nella speculazione. Sulla scena mondiale sono apparsi nuovi protagonisti, i Paesi del BRICS, che legittimamente rivendicano nuove e più giuste regole monetarie, commerciali e finanziarie. In discussione è anzitutto il ruolo del dollaro come unica moneta di riferimento. Mirano a creare un nuovo sistema monetario multipolare, in cui il commercio e le transazioni internazionali dovrebbero operare sulla base di un paniere delle monete più importanti. I loro grandi progetti infrastrutturali a livello continentale rappresenteranno un importante volano per la ripresa dell’economia reale, degli investimenti e dell’occupazione nel mondo, anche in Italia.
L’Europa non può sottrarsi a queste sfide epocali. Rendere più solidale e più coesa l’Unione europea è una necessità ineludibile.

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Ricotta: Consigli sul consumo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2013

Dovrebbe essere un “latticino derivato dalla ricottura del siero del latte, residuato dalla lavorazione del formaggio”. La ricotta (di pecora) e’ un alimento “leggero”, fatto essenzialmente di acqua 74%, di grassi 11,5%, di proteine 9,5% e di zuccheri 4,2%, adatta a chi vuole mangiare leggero perche’ 100 grammi di ricotta forniscono appena 157 kcalorie, cioe’ l’equivalente di un bicchiere e mezzo di vino. Per questo motivo la richiesta di ricotta e’ aumentata e alcune ditte aggiungono al prodotto latte o crema di latte, che rende la ricotta piu’ cremosa e anche spalmabile, con effetti piacevoli ma illusori perche’ viene persa la caratteristica leggerezza del prodotto stesso. Suggeriamo ai consumatori di diffidare da ricotte cremose o “light”. La ricotta e’ di per se’ “light”. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Francia, ritirati lotti diuretico contenenti sonnifero

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2013

Ci sarà un’inchiesta in Francia per verificare se la morte di un novantenne è legata a un errore di inscatolamento di un farmaco prodotto da Teva: al posto di un diuretico era stato messo un sonnifero. Il colosso farmaceutico israeliano, leader nei medicinali generici, ha già ritirato le confezioni del lotto incriminato ma la notizia ha sollevato preoccupazioni anche in Italia. Secondo fonti interne all’azienda, in Italia «non ci sono problemi, l’azienda ha già avviato i controlli necessari e ha comunicato alle autorità competenti che il problema resta circoscritto in Francia». Intanto dallo Sportello dei diritti arriva l’invito a «controllare le scatole di diuretico Furosemide Teva 40 mg». Sul fronte francese l’Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé (Ansm) ha annunciato la scorsa settimana che due lotti del diuretico della Teva pharmaceuticals industries Ltd sono stati oggetto di una campagna di richiamo a seguito di un errore di confezionamento. Il portavoce della casa farmaceutica Teva ha riferito in un comunicato che l’allarme è stato «dato da un farmacista, in quanto in un paziente aveva riscontrato effetti di sonnolenza insolita». L’indagine fatta da parte dell’azienda ha individuato 2 lotti di farmaci che sono stati probabilmente scambiati, da qui la decisione di effettuare il richiamo. Dal canto suo l’Agenzia italiana del farmaco comunica di essersi attivata prontame nte al riguardo e di aver ricevuto una nota dell’Ansm, che chiariva che i lotti Y175 e Y176, per i quali le autorità francesi hanno disposto il ritiro dal mercato, non sono stati commercializzati in Italia. Non sussiste, pertanto, alcun motivo di allarme per i cittadini italiani.

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Trattamento omeopatico dell’emicrania pediatrica

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

di Tiziana Di Giampietro L’obiettivo dello studio prospettico, multicentrico pubblicato dal gruppo di Danno su JACM era quello di valutare l’efficacia della medicina omeopatica nella prevenzione e nel trattamento dell’emicrania in un’età compresa fra 5 e 15 anni.
Gli attacchi di emicrania provocano dolore severo, nausea, vomito, dolori addominali oltre che il consumo elevato di farmaci; numerosi approcci sono stati descritti per la prevenzione dell’emicrania: limitazioni dietetiche, beta-bloccanti, autoipnosi, biofeedback termale, controllo dello stress. Questo studio sull’effetto terapeutico dell’omeopatia è stato condotto in 12 paesi da 59 omeopati su 168 pazienti con diagnosi di emicrania fatta seguendo i criteri del 2004 della Società Internazionale di Cefalea. Le prescrizioni erano individualizzate per ogni paziente. A tre mesi dall’inizio del trattamento omeopatico l’effi cacia dell’omeopatia è stata evidenziata nella prevenzione degli attacchi. Diminuite in modo significativo (p<0,001), anche la frequenza, l’intensità e la durata, con un conseguente calo di assenze scolastiche da 5,5 a 2 giorni (p<0,001). I farmaci omeopatici prescritti nella maggioranza dei casi per la prevenzione degli attacchi sono stati: Ignatia amara (25%), Lycopodium clavatum (22%), Natrum muriaticum (21%), Gelsemium (20%) e Pulsatilla (12%) a potenze di 9-15CH. Nella cura degli attacchi acuti le più prescritte sono risultate essere Belladonna (32%), Ignatia amara (11%), Iris versicolor (10%), Kalium phosphoricum (10%) e Gelsemium (9%). Interessante il fatto che il 38% dei pazienti erano da soli in grado di controllare i propri sintomi coi farmaci omeopatici. I limiti dello studio: a) la metodologia adottata non ha dimostrato l’individualizzazione degli effetti della terapia preventiva e curativa; b) la rilevazione dei risultati si è basata sulle dichiarazioni dei genitori nelle visite di controllo, per cui eventuali errori mnemonici dovrebbero essere presi in considerazione; c) nessun dato è stato annotato sui pazienti che hanno rifiutato di partecipare allo studio; d) poiché lo studio non ha previsto un braccio di controllo, eventuali effetti del placebo non sono stati verificati: fatto questo importante, dato che le review degli studi precedenti sull’emicrania suggerivano un forte effetto placebo; ma giudizi in tal senso sono prematuri per la scarsità di trial randomizzati e controllati.JACM, 2012

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Il selenio non riduce il rischio di malattie cardiache

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Gli integratori di selenio risultano inefficaci nella prevenzione delle patologie cardiache, in base a una revisione sistematica della letteratura scientifica pubblicata venerdì scorso sulla Cochrane Library. È noto che la dieta è strettamente correlata alla probabilità di contrarre numerose patologie, incluse quelle cardiache, responsabili del maggior numero di decessi nei Paesi occidentali. È recente a questo proposito uno studio dei ricercatori dell’Università di Oxford, che hanno rilevato una riduzione delle malattie cardiache del 32% in coloro che seguono una dieta vegetariana. Ma il selenio, indicato da alcuni come protettore contro infiammazione e stress ossidativo, non ha fornito le prove sperate. La meta-analisi di 12 studi clinici condotti complessivamente su oltre 19.700 persone, non ha mostrato differenze associate all’assunzione di integratori di selenio rispetto al placebo: né nel rischio di disturbi cardiaci, né nel rischio di morte per malattie cardiache o per qualsiasi causa. Si temeva inoltre che persone con livelli elevati del minerale, assumendone troppo, potessero correre maggiori rischi di essere colpiti da diabete di tipo 2. Il fenomeno è stato rilevato, ma in misura troppo limitata per essere significativo dal punto di vista statistico; confermati invece, tra gli effetti collaterali, l’alopecia e le dermatiti. Gli studi analizzati sono stati condotti su individui sani e potrebbero essere utili approfondimenti per conos cere gli effetti degli integratori di selenio in popolazioni predisposte alla carenza di selenio. «Tuttavia – spiega Saverio Stranges, uno degli autori della revisione – l’uso indiscriminato e diffuso di integratori di selenio negli individui e popolazioni con stato di selenio sufficiente o elevato non è giustificato, e non deve essere incoraggiato. Assumere integratori di selenio probabilmente non è né utile né dannoso, ma data la mancanza di prove disponibili, a oggi non si può escludere con certezza un lieve aumento del rischio di diabete di tipo 2, almeno nei soggetti con livelli di selenio alto».(fonte farmacista33)

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Chirurgia del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2012

Si è svolto ieri, presso la Fondazione Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano, un avveniristico intervento chirurgico alla colonna vertebrale, il primo condotto in Italia con l’ausilio di un software che permette di eseguire correzioni assolutamente personalizzate e tailor-made. Avvalendosi dell’innovativo Sistema CSS messo a punto dall’azienda tedesca spontech, il dottor Pietro Scarone, Dirigente medico dell’Unità Operativa di Neurochirurgia della struttura milanese, ha infatti potuto calcolare in fase preoperatoria gli specifici parametri spino-pelvici del paziente, realizzando poi un’operazione che ne rispettasse la peculiare geometria spinale.Il caso era quello di un uomo di 70 anni affetto da discopatia lombare aggravata da instabilità vertebrale su base artrosico-degenerativa, che lo ha portato progressivamente ad avere dolore sia alla schiena che alla gamba (lombo-sciatalgia), con impossibilità a deambulare. Sono oltre 15 milioni gli italiani che soffrono di dolore lombare; alla base del problema spesso vi è una degenerazione dei dischi intervertebrali (2 pazienti su 3 tra quanti hanno mal di schiena e consultano ripetutamente uno specialista). La perdita di spessore dei dischi e il venir meno della loro funzione di “cuscinetto” tra le vertebre può portare queste ultime ad avvicinarsi al punto da comprimere le radici nervose adiacenti. Questo spiega l’insorgenza della sensazione dolorosa che, in alcuni casi, può rendere necessaria un’operazione chirurgica, volta a ripristinare il giusto spazio tra le vertebre. In questi casi l’intervento solitamente eseguito consiste nell’inserimento di un distanziatore impiantabile. Tuttavia, se quest’ultimo non rispetta la curvatura originaria della colonna, i dischi adiacenti a quello in cui è avvenuta l’operazione possono andare incontro a un sovraccarico e, col tempo, degenerare. “Grazie a questo nuovo sistema, è per la prima volta possibile calcolare la dimensione e l’angolo che il distanziatore o la cage deve avere, affinché vengano rispettate le caratteristiche anatomiche del singolo paziente”, afferma Scarone. “Ogni individuo sviluppa propri specifici equilibri della colonna vertebrale e del bacino, in parte congeniti, legati alla conformazione, in parte modificati dallo stile di vita e dalle posture che si assumono. Questi equilibri possono essere descritti da parametri precisi, i cosiddetti parametri spino-pelvici, che sono la fotografia della colonna di ciascuno e influenzano l’andamento di un’eventuale discopatia. Il software utilizzato tiene conto di questi parametri e ci dice quale lunghezza, quale spessore e inclinazione deve avere il dispositivo da impiantare. Questo può, da un lato, evitare la malattia discale nei segmenti adiacenti, dall’altro favorire una migliore fusione tra le vertebre a livello della cage, che è l’obiettivo dell’intervento. L’operazione di ieri è perfettamente riuscita: abbiamo impiantato una cage tra la 4a e la 5a vertebra lombare, che ha permesso un ottimale recupero dell’altezza dello spazio discale e della lordosi lombare. Il paziente ha superato l’intervento senza alcun problema”.Con il nuovo Sistema CSS sono già stati realizzati circa 50 interventi dagli ottimi risultati, in oltre 10 cliniche universitarie in Germania, ed è stato avviato uno studio clinico presso l’Università di Magonza. Dal febbraio 2012 spontech è attiva anche nel nostro Paese con un distributore ufficiale, la NeuroMedical di Salsomaggiore Terme, e in questi giorni è presente al XXXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale (GIS), in corso a Roma. Quello con la Fondazione Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano è il primo accordo di collaborazione stipulato con una struttura sanitaria italiana.
“Siamo molto lieti del progetto avviato con un istituto prestigioso come il Policlinico di Milano”, afferma Thomas Fischer, CEO della società tedesca spontech. “Dopo aver lavorato negli ultimi anni con opinion leader di fama internazionale, dalla lunga esperienza nell’ambito della chirurgia vertebrale, ci auguriamo di poter continuare il cammino intrapreso avvalendoci della preziosa collaborazione dei clinici italiani, per contribuire, anche in questo Paese, alla cura delle patologie degenerative della colonna vertebrale”.
Il Sistema CSS si compone di Verta-Plan, Verta-Connect e Verta-Control. Verta-Plan è il software che, in fase pre-operatoria, esegue la misurazione dei corpi vertebrali e degli spazi intervertebrali, elabora i parametri motori del paziente e fornisce al chirurgo l’indicazione del dispositivo impiantabile più adatto al caso specifico. Inoltre, supporta il chirurgo durante l’intervento e permette di valutarne gli effetti su tutto il profilo spinale. A partire dal prossimo mese di luglio sarà disponibile una nuova versione del software, che permetterà al chirurgo di analizzare e intervenire non solo sul tratto lombare della schiena, ma su tutto il rachide, dal cranio fino al bacino. Verta-Connect è un dispositivo impiantabile che funge da distanziatore, ripristinando tra le vertebre la giusta inclinazione. L’inserter Verta-Control è invece uno strumento sulla cui superficie è riportata una scala che permette al chirurgo di controllare esattamente la profondità di inserimento del distanziatore all’interno dello spazio intervertebrale.

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Effetti collaterali farmaci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

La European medicines agency ha reso pubblico il suo progetto di aprire l’accesso al pubblico alle informazioni presenti nei database dell’agenzia sui potenziali effetti collaterali di farmaci a uso umano e veterinario. Le indicazioni dell’Agenzia fanno riferimento a EudraVigilance e EudraVigilance i sistemi depositari dei rapporti sulle reazioni avverse sospette dei farmaci autorizzati in Europa o in studio. In particolare, per i farmaci a uso umano, l’Ema conta di produrre ogni mese, a partire dalla fine del 2012, rapporti che riassumano le informazioni inserite in EudraVigilance e di migliorare le funzioni di ricerca e di elaborazione dei dati. Inoltre, vuole fornire, a partire dal 2015 alle aziende del farmaco l’accesso a strumenti che permettano le rilevare e analizzare le segnalazioni di eventi avversi. Per ciò che riguarda l’ambito veterinario, l’Ema vuole procedere in modo analogo utilizzando EudraVigilance Veterinary, inizialmente per i farmaci registrati a livello centrale. Le politiche di accesso ai dati che l’Ema sta sviluppando sono parte integrante dell’orientamento dell’Agenzia verso maggiori livelli di trasparenza, con l’obiettivo di contribuire alla protezione della salute umana e animale. (fonte farmacista33)

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Riordino servizio farmaceutico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Nel ddl di riordino del servizio farmaceutico si torna a parlare di limiti di età per i titolari di farmacia. A prevederlo sono due tra i circa 150 emendamenti al ddl Gasparri-Tomassini presentati entro la scadenza del 14 giugno alla commissione Igiene e sanità del Senato (nella foto Palazzo Madama). Il primo, provenienza Pdl, obbliga i titolari al trasferimento dell’esercizio al compimento del 75° anno di età; il secondo, targato Lega Nord, minaccia invece effetti più devastanti perché introduce il principio della non trasferibilità della concessione: in sostanza, al compimento del 70° anno di età il titolare restituisce la farmacia, che viene riassegnata. L’unica scappatoia è quella della società: in questo caso, infatti, l’emendamento impone al farmacista settantenne di cedere le proprie quote agli altri soci. Non è la prima volta che si parla di limiti di età per i titolari (ipotesi analoghe circolarono ai tempi del tavolo insediato dall’allora ministro Livia Turco) ma l’impressione stavolta è che si faccia sul serio. Innanzitutto c’è la sensibilità politica: secondo alcune fonti i due emendamenti avrebbero ottenuto ampio gradimento a Palazzo Madama, dove c’è fame di provvedimenti da colorare con gli slogan del lavoro e dell’occupazione giovanile. E poi ci sarebbe l’assenso della Fofi, che sul tema “dell’anzianità” ha avviato da tempo riflessioni al proprio interno. Sempre a proposito di emendamenti al ddl sul riordino, vale infine citare un’altra proposta targata Pdl, che sancirebbe l’incompatibilità tra proprietà (o partecipazione a società) di farmacia e proprietà (o partecipazione a società) di parafarmacia.

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