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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Un modello per studiare l’effetto degli inquinanti sul tessuto cardiaco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2021

Le persone sono continuamente esposte a una grande varietà di sostanze tossiche presenti nell’ambiente, come ad esempio pesticidi o residui di farmaci che si trovano nell’acqua, nell’aria, nel suolo e negli organismi viventi. L’esposizione a una combinazione di più sostanze può avere effetti ancora più dannosi. Al tempo stesso si osserva un sensibile aumento delle malattie cardiovascolari, tra le prime cause di morte nella popolazione matura e anziana negli ultimi 30 anni. Si è ipotizzato che tale aumentata incidenza possa essere correlata alla crescente esposizione del sistema cardiocircolatorio agli inquinanti.Il progetto ALTERNATIVE (environmentAL Toxicity chEmical mixtuRes through aN innovative platform based on aged cardiac tissue model), coordinato dal professor Gianluca Ciardelli con il gruppo di ricerca del Biomedical Lab (Susanna Sartori, Monica Boffito) del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS del Politecnico, intende realizzare un’innovativa piattaforma in vitro capace di valutare la cardio-tossicità di sostanze potenzialmente tossiche da sole o in miscela.La piattaforma è incentrata su un modello tridimensionale bio-ingegnerizzato di tessuto cardiaco umano coltivato in un bioreattore, combinato con analisi “omiche” (genomica e proteomica) e con algoritmi di intelligenza artificiale per la valutazione del rischio. Il progetto svilupperà inoltre un modello di tessuto cardiaco invecchiato, per valutare in particolare l’effetto degli inquinanti sulla popolazione più fragile.Il modello verrà inizialmente validato utilizzando i dati esistenti sulla tossicità e dopo potrà essere utilizzato valutare la tossicità delle sostanze chimiche e farmaceutiche.Il modello sviluppato, una volta validato, potrà essere adottato a livello normativo per la regolamentazione relativa alla tossicità di sostanze chimiche e farmaceutiche, ALTERNATIVE propone una metodologia nuova per tali valutazioni nel caso dei tessuti cardiaci, che permetterà di ridurre il ricorso a test sugli animali e ottenere risultati più precisi con una tecnologia meno costosa e più sostenibile oltre ad un minore impatto etico. Questo progetto è sostenuto da uno schema di finanziamento che rientra nelle azioni del “Green Deal europeo” e contribuirà a fornire maggiore consapevolezza dei rischi per il sistema cardiovascolare correlati alla presenza nell’ambiente di inquinanti, su un tema finora scarsamente investigato. Ci si attende anche un impatto sul sistema regolatorio dei processi produttivi e di gestione del rifiuto per queste categorie di sostanze.

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Salvare l’agricoltura che mitiga effetto serra

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

Il riscaldamento globale (1,5-2°C fino al 2050) sta compromettendo la salute del pianeta, l’equilibrio degli ecosistemi e la salvaguardia delle produzioni agricole, principale fonte di sostentamento alimentare per oltre 7 miliardi di persone nel mondo. In Italia, nel solo 2021, tra nubifragi e siccità, sono saliti del 60% gli eventi estremi e si è raggiunto il record di incendi, alimentati dal forte caldo, con più di 103 mila ettari bruciati in soli 8 mesi. Fiamme, maltempo e danni da parassiti, insieme alla crisi pandemica, hanno tolto quest’anno dalle tavole degli italiani oltre il 10% del cibo e procurato alle aziende agricole perdite economiche di svariati milioni di euro. Eppure, l’agricoltura è la più importante alleata contro inquinamento ed effetto serra. Da Cia-Agricoltori Italiani ai grandi della terra, riuniti a Milano per la Pre Cop26, l’ultima chiamata affinché i lavori preparatori per la Conferenza di novembre prossimo a Glasgow portino ad accordi fattivi e chiari, ad azioni concrete in grado anche di riconoscere il ruolo centrale dell’agricoltura mondiale. Cia torna, dunque, a porre l’accento sulla rilevanza strategica della buona agricoltura che, pur subendo le conseguenze dirette dei cambiamenti climatici, mitiga l’effetto serra e riduce le sue emissioni (-25%), produce energie rinnovabili e biomasse (+690%), limita il consumo di acqua e di pesticidi (-27%), aumenta le superfici biologiche (+56%) e ha un ruolo fondamentale nell’assorbimento di anidride carbonica, giungendo a “sequestrare” circa 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno.Ancor più dopo la terribile esperienza dell’emergenza sanitaria, è il momento, secondo Cia, di riconoscere nei fatti il contributo straordinario che può dare l’agricoltura alla transizione ecologica, in grado non solo di sostenerne lo sviluppo, ma soprattutto di guidarne l’applicazione. Le imprese agricole italiane stanno infatti dimostrando, sottolinea Cia, grande senso di responsabilità e propensione al cambiamento, facendo spazio in azienda a ricerca e innovazione, soluzioni antispreco ed ecosostenibili.“Ammodernamento delle infrastrutture fisiche e digitali, presidio del territorio e del paesaggio nelle aree rurali, cura del verde in città, introduzione di tecniche per la prevenzione e la difesa attiva delle colture e nuovi strumenti per la gestione del rischio, ristrutturazione delle stalle orientate al benessere animale e alla sostenibilità -commenta il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino- sono già le priorità delle nostre aziende che però, oggi, sollecitano incentivi anche in ottica di lotta al cambiamento climatico e Green Deal Ue. L’appello -conclude Scanavino- è alla concretezza. Questo ci attendiamo dalle istituzioni riunite a Milano”.

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Prodotti giornalistici: “Evitare effetto Australia, tutelare sovranità digitale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

L’Australia chiede che i contenuti prodotti dai giornalisti siano adeguatamente retribuiti dalle piattaforme digitali e, per tutta risposta, Facebook blocca le condivisioni di link e articoli: una palese violazione della sovranità digitale, che mette a repentaglio anche la circolazione di notizie chiave per l’emergenza pandemica. Non vorremmo che con il recepimento della direttiva Copyright in Italia possa avvenire lo stesso. Ricordiamo agli over-the-top che è lo Stato a fare le regole del gioco, non loro – afferma il Responsabile Nazionale Innovazione di Fratelli d’Italia, deputato Federico Mollicone – proprio il caso australiano, insieme a quello francese, è quello a cui guardare per la redazione del decreto legislativo di recepimento: gli editori devono essere tutelati prevedendo un meccanismo di negoziazione obbligatoria tra le parti interessate che individui una quota adeguata di proventi che gli editori devono percepire e che, in caso di mancato accordo in un termine prestabilito tra gli editori e gli OTT, intervenga l’Autorità regolatoria di settore a definire le condizioni, anche economiche, della utilizzazione dei contenuti da parte delle piattaforme digitali.”

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Mario Draghi e l’effetto sullo Spread

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. La discesa dello spread è in gran parte imputabile al riassorbimento dell’allargamento avvenuto a seguito della crisi politica italiana. Pre-crisi (metà gennaio) lo spread era intorno ai 105 bps, ha raggiunto i 126 bps ed è tornato ora a 100 bps. Sembra probabile, dunque, che una volta riassestato il governo, lo spread possa stabilizzarsi intorno ai livelli attuali o continuare gradualmente il percorso di riduzione già cominciato a marzo 2020 e indirizzato ai livelli pre-maggio 2018, causato probabilmente, tra le altre cose, anche dalla caccia alla cedola, in un contesto di rendimenti obbligazionari sempre più risicati. Sicuramente una maggiore fiducia nelle istituzioni da parte degli investitori potrebbe aiutare ulteriormente a ridurre la pressione sui titoli italiani. Ovviamente nel lungo periodo l’attuazione di un programma solido e di riforme strutturali efficaci potranno influenzare positivamente lo spread. Ma non sarà facile dato il livello di indebitamento che l’Italia si troverà ad affrontare e agli stralci derivanti dalla crisi economica. Nel post Covid, a meno di monetizzazione del debito, gli indicatori fondamentali del Paese (come, ad esempio, rapporto debito/pil, deficit e servizio del debito) torneranno a essere più rilevanti di quanto lo siano oggi, dato l’ammontare di liquidità che ha inondato i mercati.
Nel lungo periodo, se davvero l’Italia dovesse risollevarsi dalla stagnazione dell’ultimo decennio e ridurre il proprio livello di indebitamento, in uno scenario estremamente ottimistico, lo spread potrebbe tornare a livelli pre 2008 (circa 20bps), o comunque riassestarsi ai livelli degli altri paesi dell’Europa periferica (Spagna e Portogallo), i cui spread sono intorno ai 50/57 bps. Come detto, questo dipende da numerosi fattori quali unione fiscale, ripresa dalla pandemia e ammodernamento del paese tramite messa in atto di riforme strutturali, richieste più volte dallo stesso Mario Draghi in veste di Presidente della BCE. Nel breve termine la volatilità rende difficile fare previsioni e riteniamo che restringimenti considerevoli del differenziale potrebbero essere di breve durata se non supportati da dati su PIL e utili societari solidi e in crescita già da quest’anno. Ricordiamo inoltre che lo spread è un indicatore altamente ciclico. In altre parole, indipendentemente dall’andamento dell’Italia, nel breve termine, crescerà e diminuirà di pari passo con la volatilità dei mercati globali.
Per quanto riguarda il risparmio in termini di minori interessi è strettamente legato all’attività di emissione di nuovo debito nel corso dei prossimi mesi. Inoltre, a impattare su questa misura non è tanto lo spread quanto il livello dei tassi d’interesse in termini assoluti. Il rapporto di equivalenza tra spread e tasso di interesse è valido solo per le emissioni più a lunga scadenza. Nel corso del 2020 l’attività di emissione è stata pari a circa 500 miliardi di euro. Per dare un’idea generale: su una cifra di tale entità, un eventuale restringimento di 20/30 bps su tutta la curva – se duraturo e a parità di tasso governativo tedesco – potrebbe comportare un risparmio nell’ordine di 1/1,5 miliardi di euro (l’ultima legge di bilancio vale 38 miliardi) all’anno. Si tratta di stime generiche in quanto il risparmio reale dipenderà dal fabbisogno del governo italiano e dai movimenti dei tassi sulle diverse parti della curva, i cui differenziali potrebbero essere inferiori (lo spread si calcola sulle emissioni decennali). Tuttavia, tali stime sono indicative dell’importanza della fiducia degli investitori. Il vero tema resta legato alla sostenibilità di medio periodo. Quando l’intervento di sostegno delle banche centrali verrà meno quanto sarà sostenibile il servizio del debito? In questo senso la figura di Draghi può rappresentare una garanzia per gli investitori, ma a contare saranno soprattutto i dati core relativi all’economia e il livello di coordinamento della risposta data dai governi europei alla crisi. Al di là di questo effetto di breve termine, sarà interessante misurare le risposte dell’esecutivo Draghi sulla capacità del Paese di generare crescita, sia nel 2021 sia attraverso investimenti che migliorino le prospettive di lungo termine.
L’impatto del Recovery Plan sullo spread può avere varie forme. C’è una parte di investimenti a fondo perduto che potrebbero stimolare nel medio termine crescita e inflazione: ciò potrebbe portare il rapporto debito/Pil verso un bilancio più favorevole. C’è poi una parte di prestiti, bisogna ricordare che si tratta comunque di debiti che andranno rifinanziati. Ciò non ha un impatto diretto sullo spread ma è normale che le varie misure che l’Italia ha preso aumentando il debito renderanno il Paese più suscettibile ad aumenti del differenziale di rischio. Questa è una realtà con la quale sia il governo italiano, sia l’intera governance del sistema euro dovranno fare i conti nel medio termine. Le due variabili principali sono la crescita e la capacità della politica monetaria di continuare a garantire implicitamente il debito dell’Italia e di altri Paesi.

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L’impatto della pandemia sulle PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

L’osservazione dei dati del 2019 mostra che le piccole e medie aziende italiane erano in crescita sia sul fronte quantitativo sia qualitativo fin dal 2016. Iniziamo dall’analisi del fatturato 2019: le aziende del campione che hanno depositato il bilancio in tutti gli anni dal 2016 al 2019 mostravano un valore mediano di 49 milioni rispetto ai 41 milioni del 2016, ai 44 milioni del 2017 e ai 46 milioni del 2018. Anche la distribuzione per fatturato mostrava che, in generale, la popolazione delle medie imprese si fosse rimpolpata a svantaggio delle piccole. Veniva rilevata, inoltre, una crescita delle aziende grandi, le più solide, e un calo verticale delle microaziende, che invece hanno sempre meno capacità di resistere nell’arena competitiva contemporanea. Anche sul fronte della liquidità il miglioramento ha subito nel 2019 un balzo molto più ampio rispetto agli anni precedenti. I dati che abbiamo analizzato sono il current ratio mediano, che misura la capacità dell’impresa di ripagare i debiti a breve termine (attività correnti/passività correnti). Nelle attività correnti rientrano le risorse di denaro liquido dell’azienda e quelle che si presume possano essere convertite in denaro entro un anno. Per questo parametro è auspicabile che il valore si collochi al di sopra di 1,5 e le nostre aziende mostrano una crescita debole ma costante passando da 1,33 del 2016 ad 1,40 del 2019.
Solo il 15% delle Pmi su cui è stata effettuata la simulazione vede il suo rating restare invariato: parliamo di 12.800 aziende a cui si aggiungano le 1.160 che invece vedono il proprio merito di credito migliorare (appena l’1,36%, quasi un’eccezione che conferma la regola). La stragrande maggioranza delle Pmi potrebbe subire un downgrade: il 28%, ovvero oltre 24mila imprese, di un livello; un ulteriore quarto (21.500 Pmi) viene declassata di ben due classi e quasi il 20%, ovvero ancora 16.500 aziende, vede il suo merito di credito ridursi di tre classi. Potenzialmente rilevante anche il dato relativo alle quasi 7mila imprese che vengono declassate di 4 livelli e le 2.100 che ne perdono 5. In tutto, oltre 70mila Pmi italiane risultano essere affette dalle negatività di questa crisi, con una bocciatura più o meno sonora.

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Effetto Covid19 sulle città metropolitane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Torino, Venezia, Genova e Cagliari sono le città metropolitane che in termini percentuali risentiranno di più delle conseguenze della pandemia, a causa della sofferenza di settori fondamentali nella loro economia (in ordine: automotive, turismo, trasporto marittimo e raffinazione petrolifera). Al contrario, Catania e Bari, ma anche Bologna e Milano (che però è la più colpita in valori assoluti), sembrano meno esposte alle perdite, sia in uno scenario soft senza ulteriori lockdown, sia in uno scenario hard con altri periodi di chiusura fino a fine anno.
A dirlo è uno studio realizzato da Cerved per ANCI, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, in cui si monitora l’andamento di oltre 1.600 settori produttivi e si quantifica l’impatto del Covid19 sulle imprese delle 14 città metropolitane italiane. Secondo Cerved, tra i principali operatori nella gestione del rischio di credito, le città metropolitane potrebbero subire nel prossimo biennio una perdita di fatturato dai 244 ai 320 miliardi di euro, quasi la metà del totale nazionale, a seconda dell’evoluzione del contagio e della “specializzazione” dell’economia locale. Nel caso soft, perderebbero quest’anno l’11,8% dei ricavi (un po’ meno della media italiana, -12,7%), con un rimbalzo nel 2021 del 10,2% che non riporterebbe però i fatturati ai livelli del 2019 (-2,8%); in quello hard, la caduta dei ricavi sarebbe maggiore (-16,4%), anche se sempre inferiore alla media (-18,0%), e con un gap più ampio rispetto al 2019 (-4,3%).
Nel 2020 la città più colpita in termini percentuali (perché l’ordine cambia se invece si considerano i valori assoluti) risulta essere Torino, che registra un calo dei ricavi del 14,4% nel caso soft e del 20,2% in quello hard, seguita da Venezia (13,8% e 19,2%), Genova (12,5% e 17,9%) e Cagliari (12,4% e 18,2%), che alternano terzo e quarto posto in base allo scenario. Seguono Messina (-12,4% e -17,7%), Napoli (-12% e -17,5%), Firenze (-12% e -17,2%) e Palermo (-12% e -17,1%), che però nello scenario peggiore è, insieme a Venezia, quella che chiuderà il 2021 con lo scarto maggiore sul 2019 (-5,7%).
Ancora: Roma (-11,8% e -16%), Bologna (-11,2% e -15,8%), Milano (-11% e -15,4%) e Reggio Calabria (-11% e -16%, quindi al livello di Roma nello scenario hard). Chiudono la classifica Bari (-10,6% e -15,1%) e Catania (-9,4% e -13,2%). In termini assoluti, invece, le maggiori perdite di fatturato nel biennio 2020-21 riguarderebbero Milano (da 74 a 97,6 miliardi di euro in meno in base allo scenario), Roma (da 63,2 a 82,4), Torino (da 26 a 34), Bologna e Napoli, entrambe da 15,4 a oltre 20 miliardi, Firenze (da 13,5 a 17,7), Genova (da 9,2 a 12,5) e Venezia (da 9 a 11,7).
Ovviamente, gli effetti più pesanti riguardano le zone con la maggiore concentrazione di settori gravemente danneggiati, con una perdita di più di un quarto del fatturato nel 2020 (oltre il doppio della media): attività in cui è difficile rispettare le norme di distanziamento, legate alla mobilità o con un forte calo dell’export. La città metropolitana con la più alta quota di fatturato in questi ambiti è Torino (44,7%), seguita da Firenze (37,6%) e Venezia (35,7%). Ma ci sono anche casi in cui è maggiore il peso dei settori “anticiclici”, che si sono distinti per l’andamento positivo e che incidono in particolare sui ricavi di Catania (20%), Reggio Calabria (19%) e Firenze (17%).
Un’altra chiave di lettura riguarda l’occupazione: in questo caso è Venezia la città che in percentuale risulta più esposta allo shock, con 73.500 dipendenti nelle attività a maggiore impatto (42,6%), seguita da Messina (17.500, il 41% del totale) e Napoli (oltre 133.000, il 39,1% del totale). Paradossalmente Milano, con quasi 307.000 dipendenti a rischio, risulta ultima (29%).
Infine, lo studio segnala quali siano, in ogni città metropolitana, i settori che nel biennio 2020-21 subiranno il maggior calo di fatturato: a Torino, si prevede che l’automotive perderà 6,6 miliardi di euro, che salgono a 10 se si considerano gli altri comparti della filiera (concessionari e componenti). Venezia risentirà, invece, del calo della domanda turistica, in particolare nel settore alberghiero (-0,8 miliardi di euro) e del trasporto passeggeri per vie d’acqua interne (-0,4miliardi).
Gli alberghi sono il settore più colpito anche a Messina (-0,2 miliardi) e figurano ai primi posti a Napoli (-0,7 miliardi) e a Cagliari (-0,1 miliardi), dove però vanno molto peggio l’automotive (-2,1 miliardi) e la raffinazione petrolifera (-1,5 miliardi). A Firenze il crollo riguarda la pelletteria e valigeria (-2,2 miliardi), a Genova i trasporti marittimi (-2 miliardi), con impatti sulla cantieristica (-0,6 miliardi). A Roma le perdite più consistenti si registrano nella distribuzione di carburanti e combustibile extra-rete (-11,4 miliardi), a Milano, nei concessionari di autoveicoli e motocicli (-7,1 miliardi).

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Effetto Coronavirus, addio ufficio: “Migliora la vita, con più risultati”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Dopo il lockdown c’è l’Italia che torna in ufficio e quella che ci rinuncia per sempre. Perché dopo la “chiusura da pandemia” ora ci sono aziende che stanno rinunciando completamente all’uso dell’ufficio tradizionale. Segno che il Coronavirus sta cambiando e cambierà sempre più nel profondo il modo di lavorare della aziende, che si stanno adattando a nuovi stili di vita e di lavoro.
“Dopo il lockdown abbiamo avuto la possibilità di scegliere di quale Italia far parte: quella che ritorna in ufficio o quella che vi rinuncia per sempre. Noi abbiamo scelto la secondo strada” dice Farhad Alessandro Mohammadi, CEO di Mamazen, una Venture Builder di Torino, che ha già aiutato finora 3 Startup a partire.“Durante la pandemia e il lockdown, grazie alla totale riprogettazione dei nostri processi (chi pensa che lo smart working sia solo una questione di luogo e di tool, probabilmente non sa di cosa sta parlando) il nostro lavoro è andato avanti più intenso di prima“, continua Farhad.Nel periodo del lockdown la sede di Torino di Mamazen è rimasta a disposizione di chi ne avesse bisogno, per due persone alla volta e con regole di accesso e utilizzo ben precise. Ma in linea di massima ciascuno ha continuato a portare avanti il proprio lavoro da remoto.In fondo le dinamiche dello smart working non erano nuove per questa innovativa azienda torinese, la cui graphic designer del team lavora dall’Ecuador, grazie ad un mindset che già guardava avanti, e i risultati infatti non si sono fatti attendere. “L’impossibilità di vederci fisicamente ci ha portato a pianificare meglio i nostri incontri, a coordinare ancora di più il nostro lavoro, ad arginare le distrazioni dei task “ammazza-flow” (hai mica un secondo per…), ad avere ancor più attenzione verso il tempo e il lavoro degli altri.Non solo, ma anche la nostra vita personale ha cominciato a beneficiare della nuova impostazione, perché libertà e responsabilità non sono antitetici, ma si rafforzano reciprocamente” dice ancora il Ceo di Mamazen.Insomma la macchina di Mamazen (www.mamazen.it), liberata dal peso dello spazio e del tempo, ha preso a girare più veloce che mai. “Così, quando l’ennesimo DPCM ha prospettato il “liberi tutti”, noi ci siamo sorpresi a esitare sulla soglia. Mamazen è nata per innovare, per migliorare la vita delle persone, in primis di quelle che ci lavorano: che paradosso sarebbe se proprio noi rimanessimo ancorati a schemi del secolo scorso, se non interpretassimo correttamente il cambiamento già in atto, se non fossimo tra quelli che aprono la pista per gli altri?
Ci siamo parlati e abbiamo deciso di fare qualcosa di veramente smart (e forse un po’ hippie), rinunciando del tutto alla fisicità di un ufficio e alla linearità dei suoi orari. Non è stata una scelta facile: è stata l’unica. Perché un Venture Builder è molto più di quattro mura e una connessione a internet. E perché “Smart working è libertà, poter lavorare in ogni luogo e ciascuno con i propri tempi”. conclude Farhad Alessandro Mohammadi.

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Effetto Coronavirus sull’automotive: il mese di marzo tra i peggiori della storia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Milano. Marzo 2020 sarà ricordato come uno dei mesi peggiori per l’automotive in Italia. Il calo delle vendite è logicamente derivato dall’emergenza Covid-19 e dalla conseguente chiusura delle principali attività. A questa, già importante, congiuntura negativa, si aggiunge un forte calo della fiducia delle aziende e dei privati verso un futuro che sembra, al momento, molto incerto.Il calo delle immatricolazioni si attesta all’85% rispetto allo stesso mese del 2019, mentre nel confronto sul I trimestre la perdita è del 35%. Nei primi 2 mesi dell’anno, infatti, i risultati di vendita erano alquanto lusinghieri e facevano presagire un’ottima annata per il comparto auto.Concentrandoci sul mercato del noleggio a lungo termine, secondo uno studio di Noleggiosemplice.it troviamo una situazione parimenti complicata, ma sicuramente meno grave. Le società di noleggio scontano una perdita del 79% del mese di marzo 2020 rispetto al 2019 e nel I trimestre si attestano su un meno 22%, lasciando a casa fermi circa 16 mila veicoli.Uno scenario, quindi, molto preoccupante che avrà sicuramente un impatto decisivo sui budget annuali di tutte le aziende del settore.I grandi players stanno già mettendo in campo una serie di strategie per contrastare questa emorragia di ordini e gli operatori del settore sono confidenti in una buona ripresa del mercato a partire da maggio. Vista l’enorme liquidità messa in campo dal Governo in questa emergenza si attende con fiducia un intervento dedicato al mondo automotive, che possa “salvare” migliaia di aziende e centinaia di migliaia di posti di lavoro.L’impatto di questa emergenza sanitaria avrà effetti perduranti per tutto l’anno in corso. Alcune previsioni stimano perdite in volumi di circa il 40%, con un consuntivo di circa 1,2 milioni di veicoli nuovi immatricolati. Significherebbe assistere alla peggiore performance dal 1980 ad oggi, un risultato impensabile solo 2 mesi fa.
Il settore confida in un serio intervento statale, atteso ormai da molti anni, che possa spingere gli italiani a dotarsi di vetture più ecologiche e sicure, un’ iniziativa che, come già dimostrato dai maggiori esperti economici, può essere considerato a costo zero, venendo compensata dal maggiore gettito fiscale.In questo periodo, in cui vengono accordati sostegni alle imprese in modo massivo, uno strumento economicamente sostenibile sarebbe quantomeno auspicabile se non addirittura obbligatorio per la tenuta dell’intero settore.

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Effetto coronavirus: l’aria diventa più respirabile

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

A marzo l’aria del Nord Italia è diventata nettamente più pulita in concomitanza con le misure di contenimento del coronavirus. Secondo le elaborazioni dei satelliti, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, le concentrazioni di diossido di azoto (NO2), un gas inquinante prodotto dalle attività umane, sono calate di circa il 10% ogni settimana, nel corso di quattro-cinque ultime settimane. A Milano, le concentrazioni medie di NO2 sono passate da 65 mg/m3 nel mese di gennaio a 35 mg/m3 nella prima metà di marzo. Questa riduzione può essere attribuita a diversi fattori, tra cui la diminuzione del traffico automobilistico e degli impianti produttivi, dovuta a sua volta allo stop alle attività e alle restrizioni sugli spostamenti per il coronavirus. Lo dimostrano le rilevazioni del servizio europeo Copernicus diffuse in questi giorni: sulla mappa pubblicata dall’Agenzia spaziale europea (ESA), si può constatare una riduzione delle aree rosse sulla pianura Padana da inizio gennaio al 10 marzo. Un effetto simile lo si era già osservato in Cina, dove le immagini della NASA avevano mostrato un miglioramento della qualità dell’aria in corrispondenza di un rallentamento delle attività economiche, legato alla quarantena per il Covid-19.

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Effetto cadrega

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

grillo1di Beppe Grillo. In questi anni, da quando è nato il MoVimento 5 Stelle, e anche negli ultimi tempi, ci sono state persone elette con il nostro simbolo che hanno deciso di andarsene, nei comuni, nelle regioni, in Parlamento e in Europa. Le motivazioni sono sempre ridicole, un copincolla delle balle dei giornali e che anche loro smentivano prima di uscire. Mancano di fantasia e di creatività. La cosa che li accomuna tutti è l'”effetto cadrega”, che poi è la vera ragione del tradimento. Ognuno di loro si è ancorato alla sua poltrona e al suo stipendio fregandosene di essere stato eletto con un simbolo e un programma che hanno tradito e senza il quale non sarebbero mai arrivati dove sono. Il MoVimento 5 Stelle senza queste zavorre può solo fare meglio. L’unico modo per eliminare l'”effetto cadrega” è il vincolo di mandato. Chi tradisce gli elettori e non è più d’accordo con il programma per il quale è stato eletto, se ne torna a casa e lascia spazio al primo dei non eletti. In questo senso è stata avviata la procedura per far valutare al collegio dei probi viri la condotta del consigliere regionale M5S in Liguria Battistini. (Fonte: blog di Grillo)

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Effetto Brexit e lavoratori italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2016

fabrizio d'averioL’esito delle urne inglesi apre nuovi scenari per il mondo del lavoro e per gli italiani che si sono trasferiti nel Regno Unito, circa 13 mila di media ogni anno secondo i dati dell’ISTAT. A dimostrazione di come il Paese sia fortemente attrattivo per i nostri connazionali, vantando un tasso di disoccupazione di circa il 5%, rispetto all’11,7% dell’Italia. Ma a cosa ci si deve preparare adesso? L’Avvocato Fabrizio Daverio, socio fondatore dello Studio legale Daverio & Florio che in Italia rappresenta Innangard, il network internazionale specializzato nel diritto del lavoro, commenta:“Molti manager europei, che attualmente lavorano nel Regno Unito, sono in agitazione, anche se probabilmente non ci saranno conseguenze nel breve periodo. Il Regno Unito, infatti, rimarrà soggetto al principio europeo della libera circolazione, per un periodo di negoziazione con l’Unione Europea, che potrebbe anche non iniziare fino al prossimo autunno.”Una fase di transizione dunque, per un Paese che nella classifica delle mete di destinazione degli emigrati italiani nel 2014 occupa il secondo posto, dopo la Germania. “C’è ancora tempo per progettare cambiamenti ed evitare reazioni “d’impeto” – conclude Daverio – Rassicurare i manager europei su questo, potrà essere d’aiuto nel riacquistare fiducia nelle organizzazioni multinazionali.” (foto: fabrizio d’averio)

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Effetto anticoagulante di dabigatran

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2015

Boehringer IngelheimIngelheim Germania. I risultati dell’interim analysis dello studio di Fase III RE-VERSE AD™ dimostrano che 5g di idarucizumab* inibiscono immediatamente l’effetto anticoagulante di dabigatran in pazienti che ne hanno urgente necessità. Non sono stati rilevate criticità riguardo la sicurezza di idarucizumab*.I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM) e contemporaneamente presentati oggi al Congresso 2015 della Società Internazionale di Trombosi ed Emostasi (ISTH 2015) in corso a Toronto.1,2. “I risultati dell’interim analysis dei dati dello studio RE-VERSE AD sono importanti per gli operatori sanitari, perché forniscono le prime informazioni sull’effetto di un reversal agent che inibisce in modo specifico l’azione di un anticoagulante orale (che non sia un antagonista della vitamina K), in reali situazioni d’emergenza – ha dichiarato il Dottor Charles Pollack, Professore di Medicina d’Emergenza-Urgenza della Perelman School of Medicine dell’Università di Pennsylvania, Philadelphia, USA e coordinatore internazionale dello studio clinico – Come osservato in precedenza, in sperimentazioni condotte su volontari sani, idarucizumab* in pochi minuti ha inibito completamente l’effetto anticoagulante di dabigatran, anche in quei casi di urgenza valutati nello studio RE-VERSE AD. Questi dati dimostrano che l’uso di idarucizumab*, per inattivare l’effetto anticoagulante nei pazienti trattati con dabigatran, consente ai medici di concentrarsi sugli altri parametri vitali del paziente durante la gestione dell’emergenza-urgenza”. RE-VERSE AD™ è uno studio volto a valutare l’effetto del farmaco sperimentale, idarucizumab*, nelle diverse tipologie di pazienti e nelle situazioni di emergenza-urgenza di normale pratica clinica che gli operatori sanitari possono trovarsi ad affrontare.1,3 Lo studio clinico coinvolge 38 Paesi di tutto il mondo, fra cui l’Italia con 10 centri.L’interim analysis dello studio RE-VERSE AD™ ha compreso i dati di 90 pazienti in situazioni di emergenza-urgenza, in terapia con dabigatran, che necessitavano un’inibizione dell’effetto del farmaco. Gli ampi criteri d’inclusione di questo studio consentono l’arruolamento anche dei pazienti in situazioni cliniche critiche o gravemente traumatizzati (ad esempio con grave emorragia intracranica o in sepsi), che hanno urgente necessità di inibire l’azione anticoagulante di dabigatran.1,3 I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: il Gruppo A comprende pazienti con complicanze emorragiche non controllate o a rischio di vita, quali, ad esempio, emorragia intracranica o grave trauma a seguito di un incidente automobilistico (Gruppo A, n= 51pazienti), il Gruppo B comprende pazienti che necessitano di interventi chirurgici d’urgenza o procedure invasive quali, ad esempio, intervento chirurgico per frattura “aperta” a seguito di una caduta (Gruppo B, n=39 pazienti).1,3 L’endpoint primario dello studio è il grado di inattivazione dell’effetto anticoagulante di dabigatran ottenuto con 5g di idarucizumab* entro 4 ore, e misurato dal tempo di trombina diluito (dTT) e dal tempo di ecarina (ECT). 81 pazienti, al basale, presentavano alti livelli di scoagulazione (misurata dal tempo di ecarina). I risultati indicano quanto segue:1
• Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario, in quanto è stato ottenuto il 100% della massima inibizione dell’effetto anticoagulante, come valore mediano per tutti i pazienti;
• L’inattivazione dell’effetto anticoagulante è stata evidente subito dopo l’infusione della prima fiala di idarucizumab* ed è stata completa in tutti i pazienti, tranne 1;
• Dopo 4 e 12 ore, gli esami di laboratorio hanno indicato livelli normali di coagulazione in quasi il 90% dei pazienti;
• Nel 92% dei pazienti che hanno avuto necessità di essere sottoposti a interventi chirurgici o procedure invasive è stata riferita coagulazione normale (emostasi) durante l’intervento chirurgico;
• Non c’è stato alcuna manifestazione di effetto pro-coagulante dopo l’infusione di idarucizumab;
• Si sono verificati eventi trombotici in cinque pazienti, nessuno dei quali era in terapia antitrombotica al momento dell’evento;
• Sono stati registrati 18 casi fatali in totale. La mortalità entro 96 ore dall’arruolamento nello studio è apparsa correlata al motivo originale di ricovero d’emergenza-urgenza in ospedale, mentre tutti gli eventi successivi sono apparsi essere correlati a patologie concomitanti.
“I risultati emersi dai contesti real life di RE-VERSE AD™ sono estremamente incoraggianti e dimostrano come idarucizumab* possa essere di aiuto nella gestione del paziente in situazioni d’emergenza-urgenza” ha commentato il Professor Jörg Kreuzer, Vice Presidente Medicine Area Terapeutica Cardiovascolare di Boehringer Ingelheim “Lo studio è tuttora in corso e vogliamo incrementare ulteriormente le conoscenze sul potenziale di idarucizumab*, un’altra importante innovazione nella terapia anticoagulante e un’evoluzione nella cura dei pazienti che hanno urgente necessità di inibire l’effetto anticoagulante di dabigatran”.

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Corruzione crisi: causa ed effetto

Posted by fidest press agency su sabato, 19 Maggio 2012

Quello che sta succedendo in questi giorni alla Camera sul ddl anti-corruzione e la crisi economica non sono capitoli separati. La corruzione, certo non l’art. 18, è una delle principali cause del declino economico dell’Italia: senza una legge drastica per combatterla e senza il ripristino del falso in bilancio, le imprese e la politica non torneranno credibili e non ci potrà essere nessuna ripresa.L’ostruzionismo del Pdl è becero e inaccettabile ed è anche un vero e proprio sabotaggio contro la nostra economia in un momento difficilissimo. E’ l’ennesima prova di quanto danno facciano il governo tecnico e l’ammucchiata di una finta maggioranza che non può imboccare con decisione nessuna strada, né contro la corruzione né sul piano della crisi economica. L’IdV è riuscita a far passare già al Senato la ratifica della Convenzione di Strasburgo, che agevolerebbe l’inserimento nel nostro ordinamento delle norme anti-corruzione, ma ancora non è legge perché questo Parlamento è allergico alla legalità. C’è un sistema di potere che indica la strada da seguire, bloccando qualunque iniziativa per farci uscire fuori da questo pantano.L’Italia dei Valori ritiene che le entrate di cui il Paese ha urgente bisogno per fronteggiare la crisi debbano essere reperite facendo pagare il conto agli evasori fiscali e, con la Tobin Tax, a quella minoranza che possiede oggi le risorse di cui il Paese ha bisogno.La sola via d’uscita sta nello smettere di perseguitare gli onesti e i poveracci e di premiare sempre i corrotti, i privilegiati e i banchieri. Bisogna mettere insieme libertà e solidarietà, meritocrazia, trasparenza e sostegno alle fasce deboli. Questo può farlo solo un governo politico, eletto dai cittadini e non nominato dall’alto. Per noi dell’IdV la coalizione che può vincere le elezioni, dar vita a questo governo e ridare speranza al Paese è in tutta evidenza quella prefigurata dalla foto di Vasto. Quel modello ha vinto in Francia e ha ottenuto risultati eccezionali nella stessa Germania. E’ il futuro non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. Cosa stiamo aspettando a proporlo apertamente ai cittadini? Noi siamo pronti a governare l’Italia, con un programma che metta al primo posto il lavoro, l’equità sociale, la legalità e la lotta all’evasione e alla corruzione.(Di Pietro)

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Effetto Imu sulle locazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Maggio 2012

Solo un nuovo contratto di locazione su dieci (11%) ha fatto registrare in Italia un aumento dei canoni (entro 100 euro) a causa dell’Imu anche se, a macchia di leopardo, gli incrementi sono più numerosi fino alla punta massima del 90% in alcune zone del centro di Milano. E’ quanto emerge da un sondaggio effettuato in questi giorni da Solo Affitti, franchising immobiliare specializzato nella locazione con oltre 300 agenzie in Italia. L’89% degli affiliati intervistati ha dichiarato che fra i contratti di affitto stipulati nel primo trimestre di quest’anno non hanno registrato aumenti del canone da parte dei proprietari degli immobili. L’11% ha verificato, invece, degli incrementi. Se guardiamo alle macroaree del Paese, il nord-ovest e il centro rispecchiano la media nazionale mentre nel nord-est si arriva fino al 93% di agenti che non hanno rilevato aumenti nei contratti di locazione firmati da gennaio ad oggi. Situazione diversa nel sud Italia, dove un quarto degli agenti intervistati da Solo Affitti (25%) ha verificato un aumento dei canoni come effetto della nuova Imu che si prospetta più onerosa. “Dal monitoraggio delle nostre agenzie sul territorio – afferma Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – deduciamo che non c’è una corsa agli aumenti degli affitti per compensare le nuove tassazioni immobiliari e tuttavia in qualche area del Paese l’argomento è più sensibile. Nel 66% dei casi registriamo aumenti entro 50 euro al mese, nel 33% compresi fra 50 e 100 euro. I rincari sono più contenuti nel nord-ovest, maggiori (superiori a 50 euro) nel centro (35%) e nel sud Italia (43%) e soprattutto nelle grandi città (63% dei rispondenti)”.
La mappa dei punti caldi della penisola per l’incremento degli affitti tocca ha la sua massima espressione nel centro di Milano dove, secondo quanto segnalano le agenzie Solo Affitti di alcuni quartieri della città, dall’inizio di quest’anno nel 90% dei casi i canoni sono aumentati fino a 100 euro al mese. Si scende all’80% di aumenti nei primi 3 mesi dell’anno in alcune zone di Torino e Catania. Fra i capoluoghi di provincia analoghe segnalazioni arrivano da Savona e Messina (70% dei nuovi contratti 2012 in aumento), Genova, Bergamo e Firenze (fino al 60% dei nuovi contratti 2012 in aumento). Così pure Vercelli, Macerata (50%) e Bari (40%) hanno fatto registrare canoni di locazione più alti. Neppure le piccole realtà della provincia italiana sono immuni da questo fenomeno di maggiorazioni degli affitti: ad esempio nel torinese a Ciriè (30% di nuovi contratti aumentati) e Rivarolo (20%), nel milanese a Cassano d’Adda (70%). Punte più elevate vengono rilevate da Solo Affitti ad esempio a Milazzo nel messinese (90%), a Bastia Umbra, in provincia di Perugia (70%), a Francavilla, nel chietino (40%).

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Mostra sulle dinamiche della vita

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2011

YOTOT(MC): Austria Center Vienna (panorama)

Image by Yaisog Bonegnasher via Flickr

Vienna. L’esposizione IN WORK, in mostra al Museo della Tecnica di Vienna, guarda all’essenza delle influenze e dei cambiamenti della vita lavorativa e occupazionale. Immagini di grande effetto e modelli storici raccontano storie di persone e dei loro luoghi di lavoro. L’esposizione presenta attrezzi unici e insoliti, illustra le gerarchie sul luogo di lavoro, i suoi rischi e le misure volte alla sicurezza occupazionale, ma tratta anche degli effetti sul lavoro della crescente mobilità e della globalizzazione.
I bambini di età compresa tra 6 e 12 anni possono scoprire il mondo del lavoro attraverso la mostra interattiva in un campo da gioco gigantesco. Le varie postazioni interattive richiedono la partecipazione attiva dei bambini! È stato pubblicato un catalogo sulla mostra.

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Pensionati: effetto Menenio Agrippa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2011

Pensionati

Image by Monica Arellano-Ongpin via Flickr

La vita si allunga e gli anziani diventano vecchi e I vecchi incartapecoriscono ma stentano a morire, semmai si ammalano e rischiano di diventare non autosufficienti. E’ questo il triste primato della nostra contemporaneità tra progresso della scienza e limiti della crescita. In tale quadro decadente, per motivi anagrafici, si innesta la logica del turn-over generazionale che sta diventando una sorta di conflitto tra giovani e meno giovani per via delle risorse che si riducono, che sono male distribuite, che suscitano avidità ed egoismi. L’ultimo effetto perverso lo abbiamo con la recente manovra di aggiustamento dei conti pubblici dove l’anello più debole, su cui si sono accaniti i nostri governanti, sono stati i pensionati che, per loro stessa natura, sono anziani, ancorché vecchi. A questo punto se consideriamo che la generazione degli over raggiunge circa il 20% della popolazione italiana mi chiedo se non sia una fetta ragguardevole per un gesto clamoroso e fortemente incisivo se insieme seguissero l’iniziativa del loro eminente antenato Menenio Agrippa, uomo noto per le sue opinioni moderate, ma altrettanto deciso nei suoi convincimenti, che guidò la secessione sul Monte Sacro dei plebei nei confronti dei patrizi nel 493 a. C. Ma per andare dove? Qui esce dal cappello del prestigiatore una trovata tra provocatoria e seria con l’idea di costruire delle “Cittadelle del sapere” in terra d’Africa prendendo in affitto vaste aeree in Algeria, Tunisia e Libia per costruirvi insediamenti urbani da offrire agli anziani per vivere una nuova esperienza, per mettere a frutto il loro sapere intellettuale e manuale e per essere sostenuti dalla popolazione locale ricambiando l’ospitalità con l’insegnamento. Solo così i figli potrebbero riconoscere l’utilità di quei padri, nonni e persino bisnonni, che si accompagnano ai nipoti, che sfaccendano in casa, che danno una continuità al concetto di famiglia. Forse solo allora l’apologo del ventre e delle membra di Menenio potrebbe avere un suo valore nelle coscienze di tutti, governanti compresi, ovviamente. Per dire historia magistra vitae. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I “Soffi di colore” di Luciano Tigani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Polistena (RC) dal 3 al 10 luglio 2011 (vernissage venerdì 2 luglio alle ore 18). Salone delle Feste “Il polistenese Tigani, eccellente ed apprezzatissimo artista contemporaneo – continua la dottoressa Cassini – esprime un concetto innovativo nel panorama artistico contemporaneo senza perdere di vista la storia del figurativo e delle sue tradizioni. Nella sua pittura l’accuratezza e la precisione descrittiva si compiacciono nell’esplorazione della varieta’ prospettico-luminosa ma senza disperdersi ne’ trascurare l’effetto complessivo della raffigurazione. Le sue opere sono di grande misura e notevole compostezza con caratterizzazioni riconoscibili nella determinazione del luogo geograficamente definito, dove la componente realistica e’ ravvivata da efficaci tocchi luministici. Opere dove e’ evidente ed indiscutibile il fascino di una vocazione autentica: la capacità di esprimere col colore un’emozione pura”.
L’evento ha il contributo del Comune di Polistena ed è visitabile, ad ingresso libero.
Luciano Tigani nasce a Polistena il 12 Dicembre 1966 dove tuttora vive ed opera. Sente sin da bambino nascere in sé l’ispirazione artistica e col passare degli anni, osservando la natura vivace e colorata dei luoghi a lui più cari della terra di Calabria, decide di fissare sulla tela bianca tali intense sensazioni. Senza economia di studio, si impegna a scoprire la tecnica a china e quella a pastello creando opere di grande fantasia e astrattismo, per poi passare alla tecnica ad acquarello avvicinandosi così sempre più alla pittura classica: inizia lo studio del paesaggio, della prospettiva; scopre la bellezza della natura che lo circonda e si perfeziona nell’olio con la tecnica della pittura a macchia. Nonostante sia un pittore autodidatta, il risultato è da subito stupefacente e di fatto la sua partecipazione a numerose collettive riscuote entusiastici consensi. (fiumara calabra)

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Un uomo senza ombre

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Maggio 2011

Uno speciale gioco di luci può moltiplicare l’effetto delle ombre che lasciano gli oggetti. Al corpo umano accade la stessa cosa. La sua sagoma è in grado di mutuare nello spazio circostante una varietà di ombre che calibrano la loro intensità dai contorni netti a quelli più sfumati. La vita dell’uomo si alimenta di questi effetti. Possono apparire imponenti in un corpo esile o presentarsi nel suo esatto contrario al cospetto di un gigante. Ciò vuol dire, semplicemente, che sono le fonti luminose a dare una o più “dimensioni” e a fissare una o più caratteristiche ai soggetti colpiti dalla loro “attenzione”. Devo quindi arguire che in un mondo illuminato è impossibile che possa esistere un uomo o un oggetto senza ombre. E la luce è vita, è calore, è continuità. Non a caso le prime grandi paure dell’uomo furono le eclissi solari e lunari. Poi vennero le aurore boreali. La notte senza luna risveglia in noi ricordi tenebrosi e ancestrali timori. Il sonno, la notte e l’oscurità sarebbero diventati intollerabili se non avessimo attivato uno speciale marchingegno, i neuroni-off, che sono fatti funzionare a livello cerebrale e ci consentono di distinguere tra il “nulla” e lo “esistente” e a darci una spiegazione logica, tranquillizzandoci, per ciò che non vediamo e che di conseguenza ci avvicina pericolosamente al nostro annientamento. Euripide canta nella sua Fedra: “La vita degli uomini è piena di dolori e non c’è mai tregua alle pene. Ma quell’altra cosa, qualunque sia, più desiderabile della vita, è oscura e celata sotto le nuvole, e noi amiamo senza saggezza questa vita che brilla sulla terra, perché non ne conosciamo altra e le cose d’oltre vita non ci sono rivelate. Noi siamo inutilmente tormentati da menzogne”. E’ quello che Piero Verri chiama “dolori innominati”. Essi coesistono con l’uomo. Egli li porta con sé da sempre. Da queste sofferenze derivano i dolori innominati quali il tedio, la noia, l’inquietudine, la malinconia, dolori non forti ma decisi, ma che ci rendono addolorati senza darci un’idea locale del dolore, e formano vagamente, ma realmente il nostro malessere. Sta, altresì, scritto, nell’insondabile mondo dell’ignoto, che l’uomo triste è chi è più sensibile all’armonia ed è capace di gustare con delizia la melodia di un bel concerto, di provare il dolce tumulto degli affetti e di godere un piacere fisico reale. Nell’animo assorbito da queste sensazioni, cessa rapidamente il dolore innominato e nasce il piacere che desta nel cuore dei sentimenti. Questi conflitti fanno parte immutata e immutabile tra il mondo dell’essere e quella del “nulla”, tra la luce e le tenebre e sembrano voler assumere una funzione intermediaria con il dolore e le ombre, quali presagi per l’ignoto che ci attende e che sovente ci riempie d’angosce, forse ingiustificate, forse espressive per indicarci nella penombra della vita e nella sofferenza la vera identità dei purissimi piaceri che ci riserva la vita oltre la vita. Nel cosmo esiste un rapporto altrettanto efficace tra la massa luminosa (visibile) e una materia oscura. Gli scienziati l’hanno rilevata in quanto la prima emette radiazioni elettromagnetiche (raggi X, radio onde, infrarosso, ultravioletto) e la seconda non emette nessun tipo di radiazioni e la sua presenza si avverte solo perché fa sentire la sua attrazione gravitazionale nei confronti dei corpi circostanti. Già nel 1933 l’astronomo svizzero americano Fritz Zwicky aveva ipotizzato la presenza di una “materia invisibile” all’interno e intorno alle galassie. Essa si equilibra, con quella luminosa, mediante l’apporto di due forze: la gravitazionale, esercitata di solito dalla stella di maggiore grandezza nel cui ambito ruota una famiglia di pianeti e satelliti (è il caso del sole nella nostra galassia), e da una centrifuga, esercitata da ciascun pianeta nella sua orbita. In termini quantitativi il rapporto esistente, tra le forze oscure e quelle luminose, è di 9/10 in favore delle prime e c’è chi propende per un valore ancora più alto portandolo sino al 96%, ossia a novantasei parti oscure su quattro luminose. L’ipotesi che le “forze oscure” contengano neutrini o altre particelle e facciano da contraltare a quelle luminose con i loro corpi: protoni, neutroni, elettroni, non ha grande importanza almeno in questa situazione. Ciò si spiega perché ho preferito riservare tale spazio all’altra mia pubblicazione “L’ultima frontiera” (parte prima e terza). A me, in questa sede, preme solo mettere in giusto risalto siffatto rapporto e i suoi effetti sull’uo-mo e sulla natura, più in generale, e capire il perché esiste questo condizionamento sui nostri comportamenti e le conseguenze che possono derivarne sulla conoscenza scientifica e tecnologica, che oramai ci sovrasta e, in una certa misura, ci condizionano. Devo poi considerare altri valori intermedi che, nel linguaggio pittorico e simbolico, s’identificano con i “chiaroscuri” delle ombre e tendono a rivelare un particolare aspetto della natura dell’uomo. Essi lo fanno oscillare tra la bontà dei suoi sentimenti e la perversità degli stessi. Esemplari di questo genere sono vissuti in tutte le epoche e ovviamente non sono mancati nel ventesimo secolo. Due di loro, in particolare, hanno rappresentato le forze oscure: Hitler e Stalin. Le figure, al loro opposto, sono quelle di Padre Pio da Pietrelcina e Madre Teresa di Calcutta. Tra questi due estremi il campionario è molto vasto. Sono i fedeli e gli agnostici, gli indifferenti e i traditori e tutti insieme formano quel genere umano che affolla le strade delle grandi città o vaga solitario o in gruppi nelle località deserte e inospitali del mondo o vive ai margini dell’opulenza mendicando un tozzo di pane o ritagliandosi un posto nella società tra successi e insuccessi, tra piccole furberie ed espedienti vari o lavorando duro senza nulla concedersi. E’ il viatico che si accompagna all’uomo e si somministra nelle afflizioni più profonde, nelle circostanze più tragiche. Niente è, in effetti, più drammatico della lotta di classe, i conflitti razziali e le persecuzioni politiche e religiose o d’ogni altro genere. Intanto gli anni, i secoli, i millenni si snocciolano uno dopo l’altro. E’ un’età puntellata da amori e da odi, da gioie e sofferenze. Siamo stati vittime di sopraffazioni o le abbiamo esercitate nei confronti dei nostri simili, ma nel bel mezzo di questi travagli siamo riusciti a dare al nostro pensiero un ordine logico, a tradurre il nostro comportamento in risultati concreti, a trasformarlo in un progresso civile e scientifico. Non tutto ha funzionato a dovere se dobbiamo costatare come gli stessi strumenti, che avrebbero dovuto garantirci un migliore sistema di vita, un affrancamento dalle fatiche e forme di democrazia compiuta più rispettose dell’uomo e della natura che lo circonda e nella quale s’immerge, si sono, a volte, trasformati in strumenti di morte e in genocidi di vaste dimensioni. Poi al cospetto di tante distruzioni subentra una nuova speranza e un’anima solitaria è pronta a gridare “Eureka” e muore per lei. Per Poe lo è la “terra di sogno” immaginata quando nel suo omonimo poema egli esclama:
Per una terra oscura e solitaria
Sol da angeli malvagi frequentata
Dove uno spettro che ha per nome Notte
Regna sovrano su di un nero trono
A queste terre di recente giunsi
Da una lontana pallida Thule
Da una terra misteriosa ed intatta
Fuori del Tempo e fuori dello Spazio.
Questa scoperta per Poe divenne risolutiva. Dopo aver scritto il suo poema nel quale sono stati estratti i succitati versi egli così si espresse con un amico: “Non serve discutere con me ora; devo morire, non ho più ragione di vivere dato che ho scritto Eureka. Non potrei aggiungere altro.” E così quei versi divennero il suo epitaffio e lo firmò con uno pseudonimo: “Eureka.” Ed essa divenne la sua ombra. (Riccardo Alfonso prefazione “Le Ombre”)

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L’effetto metadone sugli Usa sta finendo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

Nei passati due anni l’economia americana gravemente drogata è stata trattata con il «metadone finanziario di stato», ma i suoi mali profondi non sono stati affrontati e curati. Adesso che gli effetti della droga stanno venendo meno, i vecchi problemi e le grandi dipendenze ritornano alla luce.
Alcuni sintomi sono già visibili. A giugno il deficit commerciale mensile americano ha raggiunto i 50 miliardi di dollari, di cui più della metà con la Cina. Tra i tanti dati questo è forse il più indicativo, in quanto dimostra che l’economia Usa non è per niente decollata e che gli stimoli fiscali e gli incentivi monetari hanno esaurito il loro temporaneo effetto.  Il settore immobiliare, che con i mutui subprime è stato tra i fattori della crisi finanziaria globale, è di nuovo in grande affanno. I due colossi del credito fondiario, Fannie Mae e Freddie Mac, salvati dal governo e sottoposti ad amministrazione controllata, hanno goduto di un sostegno pubblico illimitato, che ha già superato i 210 miliardi di dollari. In aggiunta ora i due enti contano non-performing loans (crediti in sofferenza) per 335 miliardi di dollari! In realtà sono molto di più. Ma il vero problema è che essi hanno in riserva meno di 30 centesimi per ogni dollaro riferito ai suddetti titoli tossici.  Nei giorni scorsi la Federal Reserve ha confermato la sua scelta di mantenere il tasso di interesse vicino allo zero per cento e di acquistare maggiori quantità di titoli di stato a più lungo termine. Mentre si dichiarava di voler ridurre di 200 miliardi di dollari i bond del Tesoro in suo possesso, in realtà si decideva di aumentarli di altri 200 miliardi. Ciò porterà ad un ulteriore aumento di liquidità nel sistema economico con la vana speranza di nuovi investimenti e di nuovi consumi. Finora è stata una pura illusione. La Fed nei passati 20 mesi ha così portato il suo bilancio a 2.000 miliardi di dollari. Anche le grandi banche e le corporation hanno acceso nuovi crediti a tasso di interesse zero e aumentato enormemente la loro liquidità, senza però riversarla sugli investimenti, sulla modernizzazione tecnologica, sulla produzione e sull’occupazione. Insieme ne mantengono oltre 2.000 miliardi di dollari. È la famosa «trappola della liquidità», che a due anni dalla crisi, rischia di rappresentare la minaccia più grave alla stabilità economica e monetaria negli Stati Uniti e nel resto del mondo.  Tutto questo sta a dimostrare che l’intervento pubblico dello stato ha mancato il suo obiettivo. Ha salvato le banche che fallivano per avere speculato, consegnando nel contempo nelle loro mani un’arma pericolosa, cioè una grande liquidità senza condizione alcuna.  Si è addirittura spacciato lo stimolo fiscale per una moderna forma di New Deal. Sono invece due politiche completamente differenti. Lo stimolo economico è figlio dell’idea di un’economia a breve termine, che è una delle cause della crisi. Si ritiene che gli aiuti economici, quali i bonus per l’acquisto di nuove auto o frigoriferi, possano rimettere in moto l’economia. Sono positivi soltanto gli interventi che vanno a sostegno dei redditi bassi e della disoccupazione. Ma non bastano a far ripartire un motore rotto.  Il New Deal, invece, era un vasto programma a lungo termine per una vera rivoluzione industriale, tecnologica e sociale. Interveniva su tutte le grandi infrastrutture per una globale modernizzazione dell’economia. Si basava in particolare su due istituzioni innovative: la National Recovery Administration per guidare gli investimenti nelle infrastrutture e nelle opere pubbliche e la Reconstruction Finance Corporation per immettere nuovi crediti mirati a investimenti ben selezionati. Purtroppo questi programmi sono mancati nei passati mesi. Sappiamo che il presidente Obama è  sempre stato tenuto sotto scacco dalle lobby della finanza, ma è  altresì vero che adesso non può sottostare più a lungo ai ricatti, pena il rischio di un totale fallimento.
È quindi troppo benevolo parlare di una «sindrome giapponese» per gli Stati Uniti, cioè di un prolungato periodo di deflazione con prezzi bassi e stagnazione economica. In Giappone ciò ha portato a un debito pubblico che ha raggiunto il 200% del Pil. Oggi gli Usa sono in un momentaneo periodo di deflazione. L’America ha però di fronte il rischio di nuovi scenari di crisi che parlano di recessione e anche di una possibile spirale di inflazione alimentata dalla «bolla della liquidità».  Tale prospettiva dovrebbe far riflettere anche i paesi della vecchia Europa!  (di Mario Lettieri Sottosegretario all’economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi  Economista)

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Pubblico impiego: 7 euro di aumenti senza contratto

Posted by fidest press agency su sabato, 27 marzo 2010

Il Ministero dell’Economia – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha reso note le misure dell’Indennità di Vacanza Contrattuale, riferite al triennio 2010-2012, per il personale dipendente dalle Amministrazioni Pubbliche. Con questo burocratico comunicato si mette una pietra sopra il rinnovo dei contratti pubblici, non solo per il 2010, ma anche con la previsione di estensione per il 2011, con incrementi salariali di 7 Euro medi lordi mensili da aprile e 12 Euro da luglio. Il che significa che in busta paga i lavoratori si troveranno al netto rispettivamente 4 e 6,5 euro.  Secondo la RdB Pubblico Impiego, questo è il primo effetto della triennalizzazione del contratto, tanto voluta da Cgil, Cisl e Uil. Il fatto poi che non ci sia stato alcuno stanziamento per i rinnovi dei contratti nella legge Finanziaria 2010 esprime la chiara volontà del Governo di non rinnovare i contratti ai lavoratori pubblici per quest’anno e, molto probabilmente, anche per il prossimo. In realtà, nonostante i tentativi di rassicurazione di Tremonti, la “Crisi” non è affatto passata e tutte le risorse, compresi gli aumenti dei pubblici dipendenti, devono essere utilizzate per salvare le banche e le imprese che questa crisi hanno provocato. Inoltre il Governo sta facendo molto di più. Sta infatti destrutturando la Pubblica Amministrazione, e quindi il residuo Stato Sociale, ed attraverso leggi infami, come la cosiddetta Brunetta e il Collegato Lavoro, sta smantellando i diritti e le tutele dei lavoratori pubblici e privati. La RdB P.I. si oppone e rilancia con forza la propria piattaforma contrattuale per l’immediata apertura dei contratti pubblici, per aumenti salariali veri, per la stabilizzazione del salario accessorio, per il riconoscimento delle mansioni svolte e la progressione di carriera, per la fine del blocco del turn-over e l’assunzioni dei precari e disoccupati.

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