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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘efficacia’

Imparare giocando è possibile e sicuramente molto efficace

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Lo dimostra il grande successo ottenuto dall’azione pilota del progetto nazionale “Oggi per Domani”, promosso dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato da Comunicazione 2000, che ha coinvolto un campione di 300 classi di oltre 70 scuole d’infanzia e primarie del Comune di Roma (per un totale di più di 8000 alunni). Emerge, dunque, un contesto in cui da un lato si riscontra nei bambini la presenza di stereotipi legati al sesso, ad affermarlo sono il 53% degli insegnanti. Dall’altro, la mancanza di interventi mirati a contrastare la formazione di queste architetture culturali che nella loro peggiore espressione si traducono in episodi di violenza di genere. Fortunatamente, però, solo per 2 bambini su 100 la donna rappresenta “il sesso debole” sia da un punto di vista fisico sia di ruolo sociale.I dati raccolti da Comunicazione 2000 tracciano una panoramica molto interessante sul modo in cui la scuola affronta il tema della violenza e dei soprusi in generale. Da una prima analisi dei risultati, infatti, emerge che il 70% degli istituti scolastici considerati organizza lezioni e programmi ad hoc per sensibilizzare gli alunni verso tali argomenti. Tuttavia, meno del 40% delle iniziative in atto affronta in maniera specifica la problematica della violenza di genere, poiché la stragrande maggioranza degli interventi analizza la violenza tradotta sotto forma di bullismo e cyber-bullismo.Anche se il 100% degli insegnanti intervistati dichiara di parlare e spiegare costantemente ai bambini concetti quali il rispetto dell’altro e le pari opportunità, solo il 36% degli istituti scolastici ha a disposizione uno psicologo, figura chiave che integra e supporta il lavoro svolto dai docenti, soprattutto quando si affrontano tematiche di questo tipo.Il 100% degli insegnanti coinvolti nel progetto Oggi per Domani ha dichiarato interessante e di grande attualità l’iniziativa, che ha trovato un riscontro molto positivo anche da parte dei bambini che si sono mostrati nel 97% dei casi, vale a dire nella quasi totalità dei partecipanti, fortemente coinvolti dall’attività.
Il progetto è stato, inoltre, valutato anche in termini di efficacia e di penetrazione dei messaggi. Il 90% dei docenti ha definito Oggi per Domani efficace e ha espresso un giudizio estremamente positivo nei confronti dei materiali ludico-didattici messi a disposizione per l’esecuzione dell’attività, vale a dire i manuali informativi destinati a insegnanti e genitori e il glossario con la terminologia legata al fenomeno.Tali supporti sono stati considerati molto utili dal 94% degli insegnanti, unitamente al video animato con protagonista il Maestro Guido Storto, punto chiave del progetto, che ha registrato un alto grado di penetrazione nei confronti dei bambini, tanto che nel 95% dei casi eĚ€ stato giudicato in grado di trasmettere agli alunni un messaggio positivo e adeguato. Molto interessante, inoltre, il coinvolgimento dei genitori e delle famiglie in generale, il 70% dei quali ha mostrato una viva attenzione alla tematica e un ruolo attivo nell’ambito dell’iniziativa.Si evidenzia, infine, che il 93% delle scuole aderenti all’iniziativa vorrebbe che il progetto si ripetesse il prossimo anno e suggerisce ad altri istituti di prenderne parte.Le conclusioni che emergono da questa analisi rivelano che fortunatamente non si sono riscontrate segnalazioni di episodi o presunti episodi di violenza di genere, considerato il grande valore del progetto nel far emergere eventuali situazioni di violenza all’interno delle mura domestiche sia da parte dei bambini, che sono i principali destinatari di Oggi per Domani, sia da parte delle loro famiglie che, insieme alla scuola, sono evidentemente i veicoli per aiutare i più piccoli a comprendere il fenomeno.

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Diabete: La nuova frontiera dell’efficacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Milano, lunedì 2 dicembre 2019 – ore 11.30 Spazio Bou-Tek, Via Maurizio Gonzaga 7. Per le persone con diabete tipo 2 mantenere un buon controllo metabolico è fondamentale per prevenire l’insorgenza di complicanze a lungo termine, ma in Italia solo una persona su due ha un valore di emoglobina glicata nel target richiesto dalle principali linee guida di cura della malattia. In questo contesto rappresenta un grande vantaggio l’arrivo in Italia di semaglutide, farmaco agonista del recettore GLP-1 di ultima generazione.Ne parleremo con:
Angelo Avogaro, Professore di Endocrinologia & Malattie del Metabolismo presso l’Università degli Studi di Padova
Agostino Consoli, Professore di Endocrinologia presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara
Stefano Del Prato, Professore di Endocrinologia presso l’Università di Pisa
Carlo Bruno Giorda, Direttore della struttura complessa Diabetologia dell’ASL Torino 5
Francesco Giorgino, Professore di Endocrinologia presso l’Università di Bari Aldo Moro
Basilio Pintaudi, Medico diabetologo presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda
Modera Annalisa Manduca.

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Protezione civile UE: interventi più efficaci e rapidi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Bruxelles. I deputati hanno approvato in via definitiva la riforma del Meccanismo di protezione civile UE, messo a dura prova nel 2017 e 2018 da incendi boschivi, tempeste e inondazioni.
L’obiettivo della nuova legislazione, già concordata informalmente con il Consiglio lo scorso dicembre, è quello di aiutare gli Stati membri a rispondere più rapidamente e con maggiore efficacia alle catastrofi naturali e a quelle provocate dall’uomo, grazie a una condivisione più efficiente dei mezzi della protezione civile.
La legge istituisce inoltre, su richiesta del Parlamento, il fondo di risorse “RescEU” che metterà a disposizione mezzi aerei per combattere gli incendi boschivi, unità di pompaggio ad alta capacità, ospedali da campo e squadre mediche di emergenza da utilizzare in ogni tipo di emergenza. A seguito di una decisione della Commissione europea, RescEU interverrà qualora gli Stati membri non dispongano di risorse sufficienti per rispondere a una catastrofe.I deputati sono inoltre riusciti a introdurre misure per rafforzare la rete di conoscenze in materia di protezione civile dell’Unione e facilitare gli scambi tra giovani professionisti e volontari della protezione civile.

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Tutelare l’efficacia degli antibiotici richiede il contributo di tutti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

“A conclusione della Settimana dell’uso consapevole degli antibiotici è importante che alla collettività resti un messaggio chiaro e alcune indicazioni pratiche” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Andrea Mandelli. “I cosiddetti superbatteri resistenti agli antibiotici, che ogni anno causano in Europa la morte di oltre 33.000 persone, di cui 10.000 nel nostro paese, non sono una calamità inevitabile, ma si generano anche a causa di abitudini e comportamenti scorretti del singolo”. Il presidente della FOFI, intervenendo oggi a Milano a un convegno organizzato su questo tema dalle Scuole di specializzazione di Farmacia ospedaliera e Microbiologia dell’Università degli Studi di Milano, ha ricordato alcuni aspetti fondamentali. “Se vogliamo mantenerne l’efficacia, è necessario usare gli antibiotici a ragion veduta, soltanto su indicazione del medico. E’ di poche ore fa la notizia dell’aggressione subita a Udine da un farmacista che aveva rifiutato di dispensare senza ricetta medica proprio un antibiotico. Al collega va la solidarietà di tutta la professione, e al pubblico è bene dire che quel farmacista ha tutelato la salute di tutti”. Come recitano le recenti linee guida del NICE, per esempio, molte delle affezioni stagionali classificate come mal di gola, anche quando sono sostenute da batteri non richiedono l’uso di un antibiotico, “se non nel caso che il disturbo si prolunghi oltre i sette giorni o ai sintomi locali si aggiunga una situazione di malessere generale. In questi casi si deve ricorrere al medico, però, e non assumere l’antibiotico rimasto nel cassetto da una precedente occasione. Un farmaco che magari può non essere nemmeno adatto all’infezione di cui si soffre e che quindi può essere solo controproducente e contribuire allo sviluppo di resistenza. Prima di assumere qualsiasi farmaco è bene chiedere consiglio, non allo smartphone ma a un professionista della salute e i farmacisti sono sempre disponibili per informare e consigliare” conclude Mandelli. “Ma altrettanto importante è prevenire le infezioni: innanzitutto attraverso le vaccinazioni, così come curando l’igiene personale, degli alimenti e degli ambienti. Come titolava qualche anno fa la rivista della prestigiosa Mayo Clinic, lavarsi le mani è un ‘gesto semplice che può salvare la vita’. Non dimentichiamolo”.

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L’efficacia di un probiotico non si misura sulla numerosità dei fermenti lattici

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Non è sempre una questione “di miliardi”. L’efficacia di un probiotico non dipende infatti dalla numerosità dei fermenti lattici vivi ad azione probiotica che contiene, ma dalla capacità di adesione dei ceppi batterici e di contrasto alla crescita di agenti patogeni. Ne è una dimostrazione Lactoflorene Plus, integratore alimentare a base di fermenti lattici vivi ad azione probiotica, arricchito con Vitamine del gruppo B e Zinco, a base di Bifidobacterium animalis subsp. Lactis BB12 DSM 15954, per il quale è stata scientificamente dimostrata, tramite diversi test in vitro, un’altissima capacità adesiva. “I probiotici colonizzano l’intestino per promuoverne l’equilibrio e favorire lo sviluppo dei batteri buoni a discapito di quelli patogeni. Quando vengono assunti, questi riportano il giusto equilibrio nel nostro intestino e ripristinano i “batteri amici” che contribuiscono al nostro benessere – afferma la professoressa Anna Maria Castellazzi del Dipartimento di Scienze Clinico-chirurgiche, diagnostiche e pediatriche, Università degli Studi di Pavia.
Secondo le linee guida del ministero della Salute, il quantitativo minimo sufficiente per poter garantire la colonizzazione dell’intestino da parte di un ceppo microbico è di almeno 1 miliardo di batteri o lieviti vivi a scadenza. Nello specifico, Lactoflorene Plus capsule gastroprotette ha dimostrato, dopo test di stabilità, di mantenere vivi e vitali i ceppi presenti anche dopo scadenza.
Il ceppo probiotico Bifidobacterium animalis subsp. lactis BB-12® (BB-12®) è il probiotico del genere dei Bifidobacteria più documentato al mondo ed è descritto in oltre 300 pubblicazioni scientifiche, di cui più di 180 sono pubblicazioni di studi clinici sull’uomo. Gli studi hanno documentato l’inibizione degli agenti patogeni, il miglioramento della funzione barriera e le interazioni immunitarie. BB-12® ha dimostrato il suo effetto benefico sulla salute in sulla salute gastrointestinale e sulla funzione immunitaria. Gli studi clinici hanno dimostrato inoltre la sopravvivenza di BB-12® attraverso il tratto gastrointestinale; BB-12® ha inoltre provato di migliorare la funzione intestinale, di avere effetto protettivo contro la diarrea e di ridurre gli effetti collaterali del trattamento antibiotico, come diarrea associata agli antibiotici. In termini di funzione immunitaria, gli studi clinici hanno dimostrato che BB-12® aumenta la resistenza dell’organismo umano alle comuni infezioni respiratorie e riduce l’incidenza delle infezioni acute del tratto respiratorio.

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Protezione solare, ecco come utilizzare i prodotti per maggiore efficacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

La quantità di protezione solare effettivamente ricevuta tramite i prodotti in commercio dipende dal modo di utilizzo nella quotidianità, secondo quanto riferisce uno studio pubblicato su Acta Dermato-Venereologica. «Le persone non ricevono i massimi benefici di protezione solare dalle radiazioni ultraviolette, perché applicano i prodotti in modo più scarso rispetto a quanto raccomandato dai produttori, che utilizzano una quantità di 2 mg/cm2per ottenere il punteggio del fattore di protezione solare (SPF)» spiega Antony Young, del King’s College di Londra, primo autore dello studio. I ricercatori hanno diviso una coorte di 16 volontari con pelle chiara in due gruppi di otto (tre donne e cinque uomini ciascuno). Un gruppo ha ricevuto una singola esposizione ai raggi ultravioletti (UV), per simulare la luce solare, in aree non trattate o trattate con una crema solare ad alto SPF di vario spessore, da 0,75 mg a 1,3 mg fino a 2 mg/cm2. L’altro gruppo ha ricevuto esposizioni per cinque giorni consecutivi, per imitare l’esposizione continua durante le vacanze. La quantità di esposizione UV è stata variata nel corso dell’esperimento, al fine di replicare le condizioni nelle destinazioni di vacanza, come Tenerife, Florida e Brasile. Le biopsie delle aree della pelle esposte alla luce UV hanno mostrato nel gruppo ripetutamente esposto ai raggi UV un notevole danno al DNA nelle aree che non hanno ricevuto protezione solare, anche se la dose UV era molto bassa. I danni si sono ridotti quando la crema solare è stata applicata a uno spessore di 0,75 mg/cm2e sono diminuiti considerevolmente quando sono stati applicati 2 mg/cm2di crema solare, anche con esposizioni UV molto più elevate. Cinque giorni di esposizione a UV ad alte dosi con la crema solare a 2 mg/cm2hanno mostrato un danno significativamente inferiore rispetto a una sola esposizione a una dose UV bassa senza protezione solare su tutti i campioni. «Non c’è dubbio che la protezione solare sia importante contro il cancro. Tuttavia, quello che mostra la nostra ricerca è che il modo in cui viene applicata la protezione solare svolge un ruolo importante nel determinare quanto sia efficace. Dato che la maggior parte delle persone non usa le creme solari nel modo in cui esse vengono testate dai produttori, è meglio che si utilizzi un SPF molto più alto di quanto si pensi necessario» concludono gli autori.(Acta Derm Venereol. 2018. doi: 10.2340/00015555-2992 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29944164 fonte: doctor33)

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Tribunale di Milano: la mail ha efficacia probatoria anche senza firma

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

tribunale-milanoL’Italia è stato uno dei primi Paesi al mondo ad equiparare, agli effetti giuridici, i documenti informatici muniti di firma digitale ai documenti formati su supporto cartaceo allo scopo di dare valore giuridico ai documenti destinati a circolare nell’ambito della Rete unitaria della pubblica amministrazione (R.U.P.A.), uno dei più importanti progetti intersettoriali realizzati in questo Paese negli ultimi cinquant’anni. Ora il Tribunale di Milano con la sentenza numero 11402/2016, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” riporta, ha stabilito che alle e mail può essere dato sempre pieno valore probatorio, senza che a nulla rilevi il fatto che esse siano prive di sottoscrizione qualificata. Infatti, ha ricordato che il regolamento EIDAS dell’Unione Europea, numero 910 del 2014, all’articolo 46 precisa a chiare lettere che il solo motivo della semplice firma elettronica di un documento non è circostanza sufficiente a privare lo stesso dei suoi effetti giuridici e della sua ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali. L’aggettivo «informatico» qualifica il «documento» come scritto su un supporto diverso dalla carta: il documento informatico è infatti un documento scritto su un supporto informatico. Come il documento scritto su carta (o su un qualsiasi altro supporto) il documento informatico svolge nell’ordinamento giuridico la funzione di conservare nel tempo un atto o un fatto (dato) giuridicamente rilevanti. Nel caso di specie, proprio la carenza di sottoscrizione era stata addotta come argomento di opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per ottenere il pagamento di alcune fatture per compensi derivanti da un contratto di collaborazione in materia di grafica e informatica. Più nel dettaglio i giudici hanno argomentato tale posizione ricordando, innanzitutto, quanto prescritto dall’articolo 21 del codice dell’amministrazione digitale di cui al d.lgs. n. 82/2005, secondo il quale se al documento informatico è apposta una firma elettronica, esso soddisfa il requisito della forma scritta e può essere liberamente valutato in giudizio sul piano probatorio alla luce delle sue caratteristiche oggettive di qualità, di sicurezza, di integrità e di immodificabilità. Inoltre per il Tribunale non può non considerarsi che nel regolamento EIDAS è contenuto anche un principio di non discriminazione tra firma elettronica e firma materiale e che alla prima “non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate” (art. 25). A tutto ciò si aggiunge che, ai sensi delle previsioni dell’articolo 3 del predetto regolamento, se l’e-mail è inviata da un indirizzo che può essere riferito ad una certa società, quest’ultimo deve essere considerato come una firma elettronica. E se è vero che chiunque può modificare i caratteri che compongono un’e-mail, è anche vero che nel caso di specie non era stato né ipotizzato né tanto meno provato che ciò fosse avvenuto. In conclusione si evidenzia inoltre, che la firma digitale,come strumento alternativo alla sottoscrizione autografa, è uno strumento già vecchio, ideato alla fine degli anni Settanta e destinato ad essere soppiantato, a breve, dalla firma grafometrica; l’unica in grado di associare all’unicità del segno grafico apposto di pugno dall’autore del documento la sicurezza dei sistemi di cifratura a doppia chiave e, contemporaneamente, la compatibilità del sistema con un sistema di archiviazione basato esclusivamente su documenti informatici.

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Omeopatia e “febbre da fieno”, conferme di efficacia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2016

omeopatiaDi Rosaria Ferreri. Nella Health Clinic di Wimbledon di Londra nell’arco di due anni (2012 e 2013) è stato effettuato uno studio osservazionale su otto pazienti con sintomi di “febbre da fieno” utilizzando il MYMOP, un questionario di autovalutazione somministrato a tempo zero, dopo due e dopo quattro settimane di terapia omeopatica. I pazienti erano principalmente bambini e donne di mezza età (tra 9 e 50 anni), età media di 34,2. I pazienti sono giunti alla clinica con sintomi molto fastidiosi e non completamente risolti dall’uso di antistaminici e spray nasali steroidei. I punteggi del MYMOP sono stati rilevati durante il periodo di trattamento con rimedi omeopatici in granuli, scelti secondo la totalità dei sintomi di ogni paziente: se tutti i sintomi erano coperti da un singolo rimedio, veniva prescritto un unico rimedio, altrimenti due o più rimedi per coprire la totalità dei sintomi; nella casistica quindi è stato prescritto un rimedio costituzionale nel 25% dei casi, una associazione tra rimedio clinico e costituzionale nel 12,5%, tra clinico e miasmatico nel 50%, e tra costituzionale e miasmatico nel 12,5%. I rimedi più utilizzati sono stati Silicea, Euphrasia, Psorinum, Allium cepa, Sulphur, Tubercolinum, Sabadilla, Gelsemium, Natrum muriaticum, Kali phosphoricum e Carcinosinum. La maggior parte dei pazienti al controllo dopo 14 giorni o al massimo entro un mese dall’inizio del trattamento omeopatico già avvertivano un sensibile miglioramento generale dei sintomi. Gli Autori concludono che questo piccolo studio pilota incoraggia l’utilizzo di una terapia omeopatica individualizzata nelle patologie allergiche e affermano che l’uso del questionario MYMOP rappresenta un ausilio semplice ed efficace per il monitoraggio dell’efficacia terapeutica di questi pazienti. (fonte: omeopatia33)

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Fibrillazione atriale: studio dimostra efficacia della crioablazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

fibrillazione_atriale2Roma. I risultati delle analisi secondarie dello studio clinico FIRE AND ICE, presentati al Congresso della European Society of Cardiology (ESC) in corso a Roma, dimostrano tassi di riablazione e ospedalizzazione significativamente più bassi per i pazienti con fibrillazione atriale parossistica (PAF) trattati con la crioablazione rispetto ai pazienti trattati con l’ablazione in radiofrequenza (RF).La crioablazione è una tecnica ablativa che utilizza il freddo. L’intervento consiste nell’introdurre per via venosa un palloncino all’interno delle vene polmonari che viene poi gonfiato e raffreddato a circa -40° per 3 minuti. Si produce così una sorta di ibernazione dell’area malata che viene isolata dal resto del cuore. I vantaggi di questa tecnica, rispetto a quella classica con radiofrequenza, sono una maggiore rapidità della procedura, mantenendo gli stessi standard di efficacia e sicurezza dell’approccio tradizionale, come confermato dalle analisi primarie dello studio FIRE AND ICE.Tra i partecipanti allo studio, il Professor Claudio Tondo, Direttore del Cardiac Arrhythmia Research Center del Cardiologico Monzino di Milano spiega che “Lo studio FIRE&ICE rappresenta la più importante analisi randomizzata di confronto tra la tecnica crioablativa e quella convenzionale a radiofrequenza nel trattamento di pazienti sintomatici per fibrillazione atriale parossistica. Lo studio dimostra un’efficacia clinica quantomeno paragonabile tra le due metodiche, ma sottolinea come la crioablazione possa costituire un approccio più rapido e semplificato.”L’ablazione della fibrillazione atriale è indicata per i pazienti cosiddetti giovani – al di sotto dei 65 anni – per i pazienti sintomatici e per tutti coloro che non hanno risposto positivamente alla terapia farmacologica. Si tratta del 30% della popolazione che soffre di fibrillazione atriale, la patologia cardiaca che rappresenta la più comune forma di aritmia con 500.000 pazienti in Italia e 60 mila nuovi casi ogni anno. Durante la fibrillazione atriale gli impulsi naturali del cuore sono irregolari, le camere superiori ed inferiori del cuore non battono in modo sincrono. Un ritmo rapido e disorganizzato affligge l’abilità del cuore a svolgere le normali funzioni: gli atri si contraggono rapidamente e caoticamente e i ventricoli si riempiono meno efficacemente causando una perdita di funzionalità cardiaca pari al 30%. Spesso, la fibrillazione atriale è asintomatica e non diagnosticata, aumentando il rischio embolico associato. Obiettivo dei trattamenti, farmacologici e non, è il ripristino del ritmo sinusale. L’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale con radiofrequenza – oggi praticata in Italia per circa 6000 pazienti l’anno – presenta, tuttavia, delle limitazioni importanti che ricadono sulla prolungata durata dell’intervento e sulla complessità della procedura che richiede una equipe medica molto esperta. La metodica che utilizza la crioenergia (utilizzata in oltre 180.000 casi nel mondo e disponibile in Italia in circa 40 laboratori di Elettrofisiologia) semplifica l’intervento mininvasivo di ablazione transcatetere per il trattamento della fibrillazione atriale rendendolo più sicuro e tollerabile per il paziente e riducendo significativamente per il paziente le ospedalizzazioni e le cardioversioni elettriche dopo l’intervento.
FIRE AND ICE è il più grande studio multicentrico, prospettico, randomizzato che confronta l’ablazione con criopallone e l’ablazione punto-punto con RF per il trattamento dei pazienti con PAF. Questo studio di riferimento, di non inferiorità, pubblicato su The New England Journal of Medicine, ha arruolato 769 pazienti. Lo studio ha soddisfatto il suo endpoint primario di efficacia dimostrando la non inferiorità del criopallone rispetto alla RF nel ridurre le recidive di aritmia e la necessità di terapia antiaritmica e/o riablazione, ma con tempi procedurali più brevi e riproducibili usando il Criopallone. Ha, inoltre, raggiunto l’endpoint primario di sicurezza riguardo decessi per ogni causa, stroke/TIA per ogni causa, o eventi avversi gravi relativi alla procedura.

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Vaccini, coperture sotto la soglia di sicurezza: salute pubblica a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

IMG_0246Roma: una bambina di 4 anni muore per un’encefalite causata dal morbillo. Bologna: una neonata di soli 28 giorni muore di pertosse. E ancora Roma: tre lattanti di 2, 3 e 5 mesi colpiti da meningite da Haemophilus Influenzae di tipo B. Questi alcuni dei più rilevanti casi italiani che hanno portato alla ribalta della cronaca malattie infettive considerate pressoché sconfitte grazie alle vaccinazioni, ma che sono ricomparse numerose in tutta Europa. La comunità scientifica è compatta nell’individuare la causa: l’Italia è tra i Paesi meno virtuosi in tema di vaccinazioni e le coperture sono oggi in preoccupante calo.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, le coperture vaccinali per malattie come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B oggi sono al di sotto del 95% (la soglia di sicurezza) e la copertura scende sotto la soglia dell’86% per morbillo, parotite e rosolia, patologie per cui, secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Pediatria, oltre 358.000 bambini non sono stati vaccinati negli ultimi 5 anni. «La vaccinazione rappresenta uno degli interventi di sanità pubblica maggiormente efficaci e sicuri – spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – attraverso la cosiddetta immunità di gregge, anche i non vaccinati beneficiano degli effetti positivi della vaccinazione, sempre che la copertura sia superiore alla soglia del 95%, al di sotto della quale l’agente patogeno continuerebbe a circolare. Il calo delle vaccinazioni costituisce un grave pericolo per la salute di tutti: per fare un esempio, la mancata vaccinazione antinfluenzale di tantissimi anziani dopo un falso allarme sui rischi del vaccino è stata una delle cause del “boom” di mortalità nel 2015». Secondo l’OMS i vaccini sono in grado oggi di salvare 2,5 milioni di vite l’anno nel mondo, eppure il valore della prevenzione vaccinale non è adeguatamente compreso e rischia di essere seriamente in pericolo a causa della disinformazione e di falsi miti che, seppur privi di base scientifica, riescono ad IMG_0256“attecchire” sull’opinione pubblica. L’informazione sui vaccini, il ruolo sociale dei media e la corretta informazione scientifica nell’era digitale sono al centro del Corso di Formazione Professionale “La corretta informazione a tutela della salute di tutti: il ‘caso’ vaccini, tra falsi miti e pregiudizi”, promosso dal Master “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto incondizionato di Sanofi Pasteur MSD. Le vaccinazioni costituiscono un intervento preventivo di fondamentale importanza a tutela della salute per tutte le età della vita. A causa di emotività e vulnerabilità su cui la cattiva informazione riesce a far leva instillando dubbi e sollevando timori, i genitori di bambini in età pediatrica rappresentano i soggetti maggiormente influenzati ed “esitanti”.
«Le vaccinazioni in età pediatrica sono indispensabili poiché i vaccini praticati riguardano malattie per le quali le cure disponibili non sono efficaci – dichiara Alberto Villani, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù IRCCS di Roma – un esempio è la meningoencefalite per la quale, nonostante i progressi fatti per ciò che riguarda le terapie intensive, la mortalità è rimasta invariata. Bisogna superare l’ignoranza e la diffidenza e per questo è necessario avvalersi di fonti certificate, identificabili e autorevoli. Quanto ai medici e ai pediatri, la Società Italiana di Pediatria sta facendo tutto il possibile perché la cultura vaccinale sia sentita e diffusa. È fondamentale l’educazione così come l’alleanza tra sanità, stampa e magistratura». Anche in età adolescenziale le vaccinazioni sono fondamentali: il vaccino contro il Papilloma Virus umano (HPV) è in grado di proteggere ragazzi e ragazze da vari tipi di cancro, come il tumore del collo dell’utero, il cancro anale, le lesioni precancerose di cervice, ano, vulva e vagina e i condilomi genitali.
IMG_0286«Nel piano vaccinale è prevista la vaccinazione contro HPV per le femmine di 12 anni di età ma alcune Regioni hanno ampliato a più classi d’età (17 e 25 anni) e hanno anche previsto i maschi di 12 anni – spiega Michele Conversano, Direttore del Dipartimento Prevenzione di ASL di Taranto – tutto questo è stato facilitato sia dalla riduzione del costo del vaccino contro il Papilloma Virus sia dalla semplificazione della schedula di somministrazione (due dosi invece di tre). Allargando ai maschi questa vaccinazione, oltre a prevenire le malattie da HPV nel maschio stesso, si interviene riducendo il serbatoio infettivo. Adesso attendiamo il nuovo Piano Nazionale Vaccini nel quale la vaccinazione dovrebbe essere offerta a maschi e femmine gratuitamente in tutte le Regioni: le ricadute positive sarebbero molto rilevanti». La pratica vaccinale in età adulta è legata principalmente ai vaccini antinfluenzali, verso i quali spesso c’è scetticismo, talvolta anche da parte degli operatori sanitari. «La vaccinazione nell’adulto-anziano rimane una strategia sanitaria sottoutilizzata – sottolinea Graziano Onder, Ricercatore del Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia dell’Università Cattolica di Roma – anche verso la vaccinazione antinfluenzale, sicura, e fortemente raccomandata, la sensibilità rimane bassa, con una percentuale di vaccinazione ridotta. Anche altre patologie invalidanti e/o in grado di ridurre la qualità di vita in una persona anziana, come herpes zoster e polmonite pneumococcica, sono prevenibili tramite immunizzazione con vaccini testati, validati e sicuri; se l’influenza causa, in Italia, circa 8.000 decessi/anno attribuibili direttamente o indirettamente alla sua infezione, si stima che l’infezione da polmonite pneumococcica, per la quale la vaccinazione è poco diffusa (probabilmente sia per superficialità medica che per scarsa informazione) faccia 1,6 milioni di vittime ogni anno. Decessi evitabili con un semplice vaccino da somministrare dopo i 65 anni».
IMG_0323La comunicazione in ambito vaccinale ha sempre rivestito un ruolo cruciale nel processo di accettazione o resistenza verso le pratiche vaccinali, ma negli ultimi anni l’avvento del Web ha moltiplicato la velocità e la quantità delle informazioni disponibili, facilitando la pubblicazione di dati spesso errati e privi di base scientifica. «La principale criticità informativa è costituita dai siti contrari alle vaccinazioni, che rappresentano il 35% delle fonti informative sul web quando si utilizzano le parole chiave “vaccino/i” e “vaccinazione/i” – spiega Antonio Ferro, Direttore Sanitario dell’Azienda ULSS 22 Bussolengo (VR) e responsabile del sito web VaccinarSì – attraverso argomentazioni di carattere pseudo-scientifico o attraverso vere e proprie “bufale mediatiche” questi siti catturano l’attenzione di persone e famiglie non necessariamente contrarie alle vaccinazioni, che cercano risposte in merito alla sicurezza, ai calendari vaccinali e ai nuovi vaccini. Ritengo fondamentale che i mass-media facciano rete con gli operatori sanitari e che si crei una fitta rete di messaggi positivi e significativi sulle vaccinazioni, affinché si riesca ad aiutare il pensiero critico della nostra popolazione». Il dibattito sulle vaccinazioni è ampliamente presente anche su social network, blog e forum, dove i genitori condividono dubbi, perplessità e diffidenza: in queste “piazze virtuali” IMG_0346spesso le informazioni non sono verificate e viaggiano senza filtri. «La cattiva informazione relativa alla sicurezza e all’efficacia delle vaccinazioni e all’incontrollata diffusione di tesi senza alcuna base reale – spiega Roberto Burioni, Professore ordinario della Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – è un chiaro esempio della natura “orizzontale” di Internet, che intrinsecamente pone sullo stesso livello qualunque fonte. L’avversione alle pratiche vaccinali è tanto antica quanto i vaccini, ma le nuove modalità di comunicazione fanno emergere nuove problematiche estremamente complesse riguardo alla libertà di opinione ed alla necessità di garantire un falso pluralismo in presenza di affermazioni riconosciute false in modo unanime dalla comunità scientifica, ma capaci di indurre comportamenti pericolosi per il singolo e per la società».
Per il sistema-Italia, non vaccinare contro una malattia prevenibile rappresenta un costo rilevante non solo in termini di salute pubblica, ma anche economici: uno studio (Cicchetti, Mennini et al, 2010) ha evidenziato come il costo complessivo per l’influenza, tra spese del SSN, dell’INPS, delle aziende e delle famiglie (costi diretti ed indiretti), sia pari a circa 2,86 miliardi di euro; vaccinando tutta la popolazione maggiore di 18 anni, i costi complessivi si ridurrebbero a 1,56 miliardi.
«L’utilizzo dei vaccini per prevenire malattie in bambini, adulti e anziani si traduce in un numero minore di visite mediche, esami diagnostici, trattamenti, ricoveri ospedalieri e, di conseguenza, in notevoli risparmi sui costi sanitari» spiega Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Direttore del Centre for Economic Evaluation and HTA (EEHTA) del CEIS, Università di Roma Tor Vergata. «La vaccinazione svolge un ruolo importante anche nella prevenzione dei tumori, come, per esempio, nel caso dei vaccini contro l’HPV, che a causa delle patologie ad esso correlate costa al SSN italiano 291 milioni di euro all’anno. Non vaccinare contro una malattia prevenibile rappresenta, a fronte di un limitato risparmio legato all’acquisto e alla somministrazione dei vaccini, un costo più rilevante tanto in termini di salute (qualità della vita) quanto in termini economici (costi diretti e indiretti)».

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Infezioni urinarie: nuove prove di efficacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2016

Pharmacist giving pill bottle to customer

Pharmacist giving pill bottle to customer

In alcuni è casi è possibile trattare i sintomi, le ricadute e le complicanze delle infezioni urinarie non complicate senza ricorrere alla terapia antibiotica. Soprattutto nell’ambito della medicina generale, ma anche in altre condizioni cliniche, questo tipo di disturbi è di riscontro comune e rappresenta il 25% circa di tutte le prescrizioni di antibiotici. Costi e oneri della cura devono quindi essere ben valutati perché spesso si tratta di forme di infezioni auto-limitanti e l’Escherichia Coli, il batterio più frequentemente isolato come agente responsabile, mostra tassi di resistenza significativi alla maggior parte degli antimicrobici. Nonostante in molte linee guida si suggerisca come primo intervento l’assunzione di un antibiotico, è diventato doveroso affiancare una strategia alternativa. Diversi studi qualitativi hanno stabilito che le donne, la categoria più colpita, sarebbero favorevoli a un ripensamento lamentando per prime gli eventi avversi dell’assunzione di antibiotici. Per verificare la fattibilità di un’alternativa un gruppo di ricercatori ha organizzato uno studio randomizzato in doppio cieco, pubblicato sul British Medical Journal, arruolando tra febbraio 2012 e febbraio 2014 un totale di 494 donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, con sospetta infezione urinaria, reclutandole in 42 centri di cure primarie della Germania settentrionale. Criteri di inclusione erano disuria e urgenza/frequenza minzionale, con o senza dolore addominale, ma in assenza di segni patologici a carico del tratto urinario superiore, cateterizzazione e altre potenziali complicanze. (foto: Farmacista consegna pillole bianche)

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L’innovazione tecnologica in Sanità

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

biotecnologiaLe terapie innovative in medicina non solo aumentano i benefici clinici per i cittadini, in particolare allungando le aspettative di vita e prevenendo eventi acuti, ma introducono efficienza e sostenibilità per i sistemi sanitari, diminuendo le ospedalizzazioni, accorciando i tempi di degenza, con una conseguente potenziale riduzione dei costi.È quanto emerge dai risultati del Progetto O.R.M.E. (Outcomes Research and Medtech Efficiency), presentati oggi a Milano, presso il Palazzo Lombardia. O.R.M.E. è frutto di una partnership tra Regione Lombardia, il Centro Studi Sanità Pubblica (CESP) dell’Università Bicocca, Medtronic Italia e un gruppo di clinici lombardi, per contribuire a mantenere gli alti livelli di efficienza del Servizio Sanitario Lombardo, con particolare attenzione alla sostenibilità dei costi, producendo oltre alle evidenze scientifiche, un’analisi d’impatto economico, la dimostrazione del valore dell’innovazione e la verifica dell’appropriatezza dei trattamenti.”Si tratta di un progetto innovativo in grado di analizzare l’efficacia e l’impatto che l’innovazione tecnologica assume per il Sistema Sanitario lombardo” – spiega Lorenzo Mantovani, Professore associato presso il Dipartimento di statistica dell’Università di Milano – Bicocca. Cronicità è la parola d’ordine di questo millennio, dell’evoluzione della medicina, dell’epidemiologia e della sostenibilità dei sistemi sanitari. Il Progetto O.R.M.E. utilizza dati pubblici estratti da archivi amministrativi sanitari e li integra con informazioni raccolte da registri clinici o da studi realizzati ad hoc, al fine di valutare l’utilizzo di tecnologie sanitarie per specifiche aree terapeutiche. Inoltre analizza come l’impiego delle stesse possa influire sull’andamento clinico di salute e sui costi di gestione dei pazienti”.I Sistemi Sanitari richiedono oggi di poter contare su soluzioni che possano andare oltre il valore clinico. È, quindi, importante dimostrare il valore economico dei prodotti offerti alle Aziende Ospedaliere e al Sistema nel suo complesso.”I dati presentati danno conferma dell’importanza di proseguire con le indagini che parlano di appropriatezza clinica ed economica”. – dichiara il Presidente della III Commissione Sanità’ e Politiche Sociali del Consiglio Regionale della Lombardia, Fabio Rizzi – “Questa esperienza rappresenta un importante traguardo scientifico e procedurale che dovrà proseguire con l’unione delle forze tra Università’, Regione e Industria per garantire la migliore assistenza possibile al cittadino”.Nella popolazione affetta da diabete mellito l’arteriopatia periferica (PAD) è una complicanza che può portare a gravi conseguenze quali l’amputazione degli arti inferiori. Tra i trattamenti impiegati per questa grave patologia c’è la rivascolarizzazione dell’arto ischemico per via percutanea. Il Progetto O.R.M.E. ha riscontrato che, degli oltre 18.000 pazienti lombardi affetti da PAD, meno della metà (8.077) sono trattati. I risultati evidenziano una tardiva presa in carico dei pazienti che, nel 20% dei casi, subiscono come prima procedura un’amputazione. In particolare l’analisi dei percorsi terapeutici evidenziati mette in luce che i pazienti sottoposti a rivascolarizzazione mostrano il 30% in meno di ospedalizzazioni rispetto a quelli che subiscono amputazioni maggiori e la degenza complessiva ha una durata inferiore del 52%. I pazienti sottoposti a rivascolarizzazione, poi, mostrano curve di sopravvivenza migliori. Infine, osservando il fenomeno da un punto di vista dei costi, per ciascuna amputazione evitata si stima un saving potenziale di circa 10.000 euro, mentre l’onere del non trattamento per la popolazione affetta da arteriopatia periferica è di circa 29.000 euro a paziente.Passando ad esaminare l’area terapeutica cardiovascolare e, nel caso specifico, il problema della morte cardiaca improvvisa e dello scompenso cardiaco, il Progetto O.R.M.E. ha indagato l’impatto dei nuovi device quali i defibrillatori impiantabili e i resincronizzatori, andando a rispondere al quesito sull’appropriatezza di utilizzo di queste nuove tecnologie. Tra gli oltre 13.800 pazienti che tra il 2000 e il 2010 hanno subito un nuovo impianto di defibrillatore o resincronizzatore cardiaco il numero di ospedalizzazioni annue per cause cardiovascolari decresce fino al 50% (dopo l’impianto) così come il costo annuale delle ospedalizzazioni per eventi cardiovascolari, sempre nella fase post-impianto. Importante evidenziare, poi, che in Regione Lombardia, nel corso degli anni, sono state recepite correttamente le Linee Guida Nazionali ed internazionali, garantendo l’appropriatezza degli impianti.Sempre all’interno dell’area cardiovascolare, il Progetto O.R.M.E. ha analizzato il problema dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, una grave aritmia cardiaca, che può portare conseguenze serie quali l’ictus cerebrale. L’obiettivo del progetto è stato quello di investigare l’impatto epidemiologico ed economico del trattamento di questa patologia attraverso la procedura di ablazione transcatetere.Nei dieci anni di osservazione sono stati analizzati i dati di oltre 143.000 pazienti lombardi che hanno subito almeno un ricovero con diagnosi di Fibrillazione Atriale. Si tratta di pazienti che presentavano diverse comorbilità tra cui ipertensione (61%), insufficienza coronarica (30%) e patologie cerebrovascolari (21%), con una probabilità a 8 anni dalla prima ospedalizzazione con diagnosi di FA pari al 46%. Sempre dai risultati del progetto emerge che il costo medio pro-capite per paziente affetto da Fibrillazione Atriale è pari a oltre 4.000 euro, di cui il 65,2% è rappresentato dalle sole ospedalizzazioni. I soggetti sottoposti ad ablazione rappresentano soltanto il 5% del totale, mostrando una significativa diminuzione sia delle ospedalizzazioni correlate, che degli accessi al Pronto Soccorso.La quarta area presa in esame dal Progetto O.R.M.E. riguarda quella delle patologie degenerative della colonna vertebrale, con un confronto tra le nuove tecnologie di chirurgia mininvasiva rispetto all’approccio tradizionale “a cielo aperto”, attraverso un’analisi retrospettiva dei dati contenuti nei database della Regione Lombardia relativi ai costi totali di trattamento. Analisi, poi, meglio esplorata nella fase prospettica – ancora in corso – in cui i due approcci terapeutici sono messi a confronto in termini di consumo di risorse ed esiti clinici.
I principali risultati dell’analisi retrospettiva mostrano che il 65% delle procedure di stabilizzazione per il trattamento delle stenosi vertebrali identificate nel periodo di osservazione è eleggibile all’approccio mininvasivo, metodo che comporterebbe una riduzione della degenza con conseguenti risparmi per il sistema; l’anemia post emorragica, poi, che risulta essere la principale complicanza osservata nella popolazione oggetto di studio (1.175 casi) potrebbe essere evitata attraverso l’approccio chirurgico mininvasivo, con un possibile risparmio di 3.816 euro a degenza. Infine, il costo medio per paziente risulta essere di circa 9.500 euro, di cui circa l’86% per ospedalizzazioni (dato da confermare nella successiva analisi prospettica).”In Sistemi Sanitari complessi, come quelli di oggi, la sfida fondamentale è quella di trovare un equilibrio tra l’offerta di avanzamento tecnologico e la capacità di recepimento da parte dei sistemi” – dice il Presidente e Amministratore Delegato di Medtronic Italia, Luciano Frattini – “Progetti come O.R.M.E, frutto di partnership pubblico-privato, mirano a fornire informazioni utili per lavorare a temi di appropriatezza e sostenibilità. Il fine ultimo è quello di garantire ai pazienti una buona innovazione, potenzialmente a rischio di essere inaccessibile a causa di miopi logiche di economicità, dimostrando come tali innovazioni tecnologiche siano in grado di ridurre i costi di gestione delle patologie ad esse connesse. La scelta delle quattro aree terapeutiche è stata effettuata in relazione sia all’elevato impatto epidemiologico, che a quello sul sistema sanitario regionale”.Il coordinamento scientifico del Progetto O.R.M.E. è stato curato dai Professori Giancarlo Cesana e Lorenzo Mantovani del Centro Studi Sanità Pubblica (CESP) dell’Università Bicocca.

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Fibrillazione Atriale e nuovi anticoagulanti orali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2015

fibrillazione_atriale2Oltre 1.000 cardiologi, medici di medicina generale, internisti e geriatri in aula per aggiornarsi sulla gestione dei pazienti con Fibrillazione Atriale, l’aritmia cardiaca più diffusa a livello mondiale. Cominciano i corsi della prima Scuola di Formazione in Fibrillazione Atriale, Tromboembolismo e Nuovi Anticoagulanti Orali, promossa dall’Università degli Studi “Sapienza” e dall’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, con il supporto dell’Alliance Pfizer-Bristol-Myers Squibb. Obiettivo principale del corso è migliorare la conoscenza e l’appropriatezza delle strategie terapeutiche, che da circa due anni si sono evolute grazie all’avvento dei Nuovi Anticoagulanti Orali, NAO, caratterizzati da un profilo migliore in termini di sicurezza, maneggevolezza ed efficacia rispetto ai vecchi dicumarolici nella prevenzione dell’ictus causato dalla Fibrillazione Atriale. «L’avvento dei nuovi anticoagulanti orali rappresenta una delle più importanti rivoluzioni nella terapia farmacologica cardiovascolare – dichiara il professor Francesco Fedele, Direttore DAI Malattie Cardiovascolari e Respiratorie dell’Azienda Policlinico Umberto I – Sapienza Università di Roma – alla luce del nuovo scenario è fondamentale che il mondo accademico promuova una migliore conoscenza della Fibrillazione Atriale e delle strategie terapeutiche: solo conoscendo in maniera approfondita i meccanismi d’azione dei nuovi farmaci, i loro profili di sicurezza e di efficacia e le problematiche delle varie categorie di pazienti con Fibrillazione Atriale, si può riuscire a creare una valida rete assistenziale che coinvolga ospedale, università e territorio». Oltre 600.000 persone in Italia e quasi 2,5 milioni in Europa soffrono di Fibrillazione Atriale, aritmia cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità degli impulsi elettrici a livello dei due atri, responsabile di gravi conseguenze cliniche. Secondo i dati di diversi studi, quasi il 20% degli ictus è causato da Fibrillazione Atriale e i pazienti con questa aritmia sono esposti ad un rischio di ictus aumentato di 4 volte rispetto alla popolazione generale. «È importante intercettare il più rapidamente possibile pazienti con Fibrillazione Atriale; spesso quest’ultima è sintomatica e porta il paziente dal medico, in altri casi è asintomatica ed è un riscontro occasionale durante una visita. È importante che il medico non perda questa opportunità anche perché la diagnosi è facile: basta palpare il polso e fare, se necessario, un ECG» dichiara il professor Filippo Crea, Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico “Agostino Gemelli” – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. «Una volta fatta la diagnosi, il secondo passaggio consiste nel decidere se iniziare una terapia anticoagulante, scelta che viene basata sul calcolo del rischio di ictus utilizzando delle scale appropriate. Nel caso in cui sia necessario prescrivere farmaci anticoagulanti bisogna attentamente valutare il rischio emorragico, utilizzando, anche in questo caso delle scale appropriate: se il rischio emorragico è elevato deve essere contrastato con misure specifiche per ogni paziente. Il terzo passaggio è la gestione della terapia antiaritmica».

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Malattie della tiroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2013

“Stiamo osservando un incremento delle malattie della tiroide: è un trend che vedrà, nei prossimi 20 anni, aumentare ulteriormente questi disturbi, che già oggi colpiscono oltre il 10% della popolazione femminile. Le malattie più frequenti sono la tiroidite di Hashimoto, una patologia autoimmune che può progressivamente indurre l’ipotiroidismo, i noduli e i tumori alla tiroide che, grazie alla diagnosi precoce, vengono guariti nella maggioranza dei casi, afferma Enrico Papini, Responsabile scientifico Associazione Medici Endocrinologi (AME) e Direttore UOC Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale. L’incremento di tali patologie è attribuibile sia all’inquinamento ambientale che a situazioni locali, come le radiazioni vulcaniche o la carenza iodica che caratterizza alcune aree del nostro territorio”.
L’accurata messa a punto dei temi più rilevanti e controversi della patologia tiroidea è l’obiettivo del Workshop ‘Thyroid UpToDate 2013 – Patologia tiroidea fra certezze e zone grigie’ che si terrà ad Ariccia (Roma) il 27 e il 28 settembre p.v. e al quale parteciperanno numerosi esperti italiani e internazionali. “Patologie così ‘comuni’ consentono, attraverso la revisione di ampie casistiche, l’ottimizzazione periodica delle pratiche mediche, prosegue Papini. I noduli della tiroide sono molto frequenti nella popolazione italiana e giungono ad interessare il 30-50% nelle donne in età fertile”. L’uso combinato dell’ecografia e dell’esame citologico con ago sottile ha consentito di individuare le lesioni a rischio di malignità e di ridurre il numero degli interventi di tiroidectomia a scopo “diagnostico-precauzionale”. Tuttavia, le casistiche chirurgiche dimostrano che la maggioranza degli interventi di asportazione della tiroide è tuttora eseguito su casi che si rivelano benigni. Questo dato fa riflettere sull’opportunità di evitare ai pazienti interventi non necessari, e le conseguenze potenzialmente sfavorevoli che talora ne derivano. L’obiettivo è quindi limitare gli interventi chirurgici, quando il nodulo alla tiroide è benigno, ai soli pazienti che presentino ipertiroidismo o sintomi compressivi non altrimenti gestibili. Allo scopo sono state recentemente impiegate varie tecniche mini-invasive, eseguibili senza ricovero né necessità di anestesia generale. Ciò consente di mantenere, anche se parzialmente, la funzione della tiroide evitando i costi sociali e sanitari della chirurgia e la necessità di una terapia sostitutiva per tutta la vita.
“Per questi motivi, un gruppo di lavoro formato dalle Società Italiane di Endocrinologia e dalla Società Italiana di Anatomia Patologica, spiega Papini, ha messo a punto una classificazione diagnostica più precisa. Vengono inoltre proposte tecniche bioptiche che, sotto guida ecografica, consentono di ottenere piccoli campioni di tessuto tiroideo (e non semplici cellule come avviene con il tradizionale agoaspirato) che permettono una più affidabile determinazione dei marcatori tumorali eliminando, anche se non del tutto, le “aree grigie” dell’agoaspirato”.
Il convegno tratterà anche dei più recenti aggiornamenti nella terapia dell’ipotiroidismo, sia dopo tiroidectomia, sia nei casi di tiroidite di Hashimoto. La terapia, che utilizza prevalentemente (ma non solo) la levotiroxina, deve essere seguita per tutta la vita e impone semplici ma precise regole per essere effettuata correttamente. Purtroppo, in alcuni casi, l’assorbimento del farmaco può non essere ottimale, per problemi digestivi o per il contemporaneo uso di altre medicine, e per tutti è necessario non assumere cibo, per almeno 30 minuti, dopo l’assunzione della levotiroxina. Alcune persone, infine, non riescono a riacquistare un completo benessere anche dopo la normalizzazione delle loro analisi di laboratorio. Alcuni recenti contributi nel campo della farmacologia consentono ora di ricorrere ad un ventaglio più articolato di soluzioni terapeutiche e di soddisfare, almeno in parte, le esigenze finora irrisolte, ad esempio con l’impiego dell’ormone tiroideo in soluzione liquida che può garantire un migliore assorbimento del principio attivo.
I tumori della tiroide sono, in genere, dotati di moderata aggressività e l’atto chirurgico seguito dalla eventuale ablazione dei residui con radioiodio è nella maggioranza dei casi definitivamente curativo. In alcuni casi, purtroppo, hanno luogo recidive della malattia tumorale, soprattutto a livello dei linfonodi del collo. Varie armi sono a disposizione per gestirle: chirurgia, medicina nucleare e, molto recentemente, tecniche ablative mini-invasive e farmaci anti-tumorali. E’ necessaria una precisa messa a fuoco delle indicazioni e dei limiti delle varie metodiche disponibili (soprattutto delle più recenti) e di come esse possano essere utilizzate, in successione o in modo combinato, per raggiungere la massima efficacia con il minimo rischio per il paziente. Un’altra malattia della tiroide è l’ipertiroidismo che determina una profonda alterazione della qualità della vita ed è una condizione che può influenzare sfavorevolmente patologie coesistenti, soprattutto negli anziani e nei cardiopatici. Tuttora in Italia alcuni pazienti vengono trattati con terapia medica per periodi assai lunghi, senza ricorrere a una soluzione definitiva di questo problema. La terapia con radioiodio può svolgere con sicurezza ed efficacia il ruolo di terapia definitiva ma è spesso procrastinata per dubbi e timori circa i possibili effetti collaterali. Le numerose evidenze a favore e le rare (anche se importanti) limitazioni di questa modalità di trattamento dell’eccesso di ormoni tiroidei devono essere ben presenti allo specialista che si trovi ad affrontare queste situazioni.
E’ evidente che, in una situazione così articolata, è importante affidarsi a centri ospedalieri che possano offrire una serie di procedure diagnostiche e di alternative terapeutiche adeguate alle diverse condizioni. “A questo fine, il convegno potrà avvalersi anche del contributo dei pazienti e delle loro associazioni il cui punto di vista è sempre più importante e determinante nella revisione dei protocolli clinici”, conclude Papini.

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Maculopatia: guerra di cifre su costi farmaci innovativi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

È scontro di cifre e dati in merito ai costi e all’accessibilità alle cure innovative per i pazienti affetti da maculopatia. Due i farmaci disponibili: bevacizumab, da impiegare off label e oggi non più rimborsato dal Ssn e ranibizumab che invece ha l’indicazione per la patologia ed è rimborsato. Tutto è cambiato, a livello normativo, in questi mesi per cui, secondo la Società oftalmologica italiana (Soi), bevacizumab, che ha costi più bassi, non può più essere utilizzato nelle strutture pubbliche a vantaggio di ranibizumab con aumento di costi conseguente e rischio per molti pazienti di essere esclusi dalla terapie. «Il sistema sanitario dovrà reperire oltre 1 miliardo di euro solo per il 2013 o, in alternativa, decidere di impedire a tutti i pazienti l’accesso alle cure di cui necessitano» dice Matteo Piovella presidente Soi, in occasione della presentazione del libro bianco sul trattamento della degenerazione maculare senile,.Così Gaia Panina, direttore medico di Novartis, azienda che ha sviluppato ranibizumab: «Sui costi per il Servizio sanitario nazionale di ranibizumab girano cifre prive di fondamento. Non abbiamo mai dimenticato la sostenibilità economica per il sistema. Il prezzo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non tiene conto dell’ulteriore sconto che praticheremo alle strutture pubbliche, e dell’altro sconto che verrà fatto in base ai volumi acquistati. Inoltre l’azienda si è impegnata con l’Aifa a sviluppare uno studio su 5mila pazienti, a cui il farm aco verrà fornito gratuitamente e questo consentirà un notevole risparmio al Ssn. Normalmente la terapia con questo farmaco dura circa 3 anni per un costo medio complessivo si aggira sui 3-5mila euro a paziente e una spesa annua per il Ssn di circa 50 milioni di euro».
I due farmaci hanno lo stesso profilo di sicurezza ed efficacia? Anche qui non c’è unanimità di pareri tra gli esperti: «Sono due farmaci gemelli» dice Piovella. «In Usa bevacizumab viene usato dal 60% dei pazienti, in Inghilterra e Germania nel 40% in Spagna e in Italia, almeno fino a oggi, nel 90% dei casi».
Francesco Bandello, direttore della Clinica oculistica dell’università Vita e Salute del San Raffaele di Milano: «Uno studio indipendente sponsorizzato dai National institutes of health ha dimostrato che per la degenerazione maculare legata all’età non ci sono sostanziali differenze tra i due farmaci in termini di efficacia , ma ve ne sono per la sicurezza e le complicanze. Il bevacizumab viene usato per questa patologia fuori dalle indicazioni per cui è stato approvato e ha più effetti collaterali».
L’auspicio è che le parti, autorità regolatorie comprese, facciano chiarezza al più presto rispetto a una polemica che dura ormai da troppo tempo e che rischia di mettere a repentaglio la salute dei pazienti i quali, se non curati per tempo, possono perdere rapidamente la loro capacità visiva.(fonte doctornews33)

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Contraccettivi: l’uso sub-ottimale riduce l’efficacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 Mag 2012

Le donne sono poco informate sulla contraccezione dato che molte pensano che la pillola e il profilattico siano i metodi più sicuri, quando in realtà lo sono soltanto se usati in modo preciso e ottimale, mentre lo è solo il dispositivo intrauterino, la spirale o Iud, poiché è indipendente dalle modalità d’uso. Il tema è emerso da un’indagine condotta negli Stati Unti e pubblicata su American journal of obstetrics and gynecology, che ha evidenziato, per l’appunto. che su più di 4.100 donne, circa il 45% aveva questa convinzione su pillola e profilattico, ma anche sull’anello vaginale, su ormoni transdermici o iniettabili. Secondo David L. Eisenberg, a capo della ricerca, «i contraccettivi orali e il profilattico sono i più popolari ma non i più efficaci» poiché con il tasso annuale di gravidanze, in seguito a un “uso normale” quindi non perfetto, con la pillola è del 9%, con il profilattico sale tra il 18 e il 21%. Con lo Iud è tra lo 0,2 e lo 0,9%, proprio perchè non c’è un intervento della donna nel suomeccanismo contraccettivo. Ma anche in questo caso le donne vanno informate sulla durata della copertura che a seconda del dispositivo varia da tre a cinque fino a 10 anni e sugli effetti collaterali, come l’irregolarità del ciclo mestrual e. L’informazione sui tassi di fallimento con un “uso normale” del metodo, sostiene l’esperto,deve raggiungere non solo il pubblico, ma anche i medici che li suggeriscono, alcuni dei quali per altro nutrono dubbi sulla sicurezza dello Iud nelle donne che non hanno mai avuto figli, rispetto a infezioni e alterazione della fertilità, smentito però da valutazioni successivi degli enti regolatori.Am J Obstet Gynecol. 2012 Apr 6. [Epub ahead of print] (fonte farmacista33)

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Progetto: il pane a chi serve

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2012

Roma «Con il progetto “il Pane a chi serve” la nostra città si dimostra ancora una volta vicina e solidale a chi si trova in difficoltà. Un esempio riuscito di sussidiarietà che pone al centro della propria azione la persona umana, soprattutto la più fragile».E’ quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in merito al progetto “Il pane a chi serve” che prende il via oggi nella sua fase operativa in due Municipi della Capitale.
«Ringrazio le ACLI – aggiunge Alemanno – e l’Unione panificatori della Confcommercio di Roma per avere creduto fermamente a questo progetto che sta creando una vera e propria rete virtuosa di associazioni che capillarmente hanno la grande capacità di intercettare il disagio sociale con prontezza ed efficacia».

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Livelli di Vegf predicono efficacia degli antidepressivi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2011

English: 2D structure of SSRI-class antidepres...

I livelli alti di Vegf, fattore di crescita per lo sviluppo dei vasi sanguigni, predicono una buona risposta alla terapia con antidepressivi inibitori dell’assorbimento della serotonina (Ssri). Il dosaggio si esegue su campione di sangue, e l’esame messo a punto l’equipe di Angelos Halaris dell’università di Lodola, potrebbe diventare un elemento predittivo dell’esito, di per sé incerto e variabile, delle cure contro la depressione. Il test è concettualmente molto semplice: i ricercatori si sono accorti che usando gli antidepressivi più comuni, come gli Ssri, l’85% dei pazienti con alti livelli del fattore di crescita nel sangue risponde ai farmaci; al contrario meno del 10% dei soggetti con bassa concentrazione trae giovamento da questi farmaci. La misura di questo fattore di crescita, dunque, può essere un buon metodo predittivo per capire in anticipo chi ne trarrà giovamento significa fare un passo avanti enorme nella personalizzazione del trattamento di questo disturbo, ricorrendo alla classe di farmaci che sembra più utile per ciascun paziente.

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Strategia antiterrorismo in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2011

Terrorism forum on the European Parliament (St...

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Il voto della risoluzione che chiedeva una valutazione completa delle misure antiterrorismo intraprese in Europa dopo l’11 settembre è stato rinviato, su richiesta della relatrice Sophie In’t Veld (ALDE, NL). Nel progetto di testo si chiedeva una valutazione completa dei costi, dell’efficacia e dell’impatto delle politiche antiterrorismo sulle libertà civili. “Sembrerebbe che le posizioni si siano spostate e siano aumentate le controversie intorno a questa relazione”, ha dichiarato la relatrice Sophie In’t Veld, chiedendo più tempo per raggiungere una posizione più forte del Parlamento europeo su questo tema. La decisione di rinviare la votazione è stata approvata con 400 voti favorevoli, 268 contrari e 6 astensioni. Il progetto di risoluzione sarà ora riesaminato dalla commissione per le libertà civili. Il testo proposto dalla commissioni per le libertà civili invitava la Commissione europea a “valutare integralmente” il costo, l’efficacia e l’impatto sulle libertà civili delle misure antiterrorismo adottate nell’UE dopo l’11 settembre.

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Vaccinazioni antinfluenzali ai bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2011

3D model of an influenza virus.

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Nuovi dati dimostrano che i bambini piccoli necessitano di livelli di anticorpi pialti rispetto agli adulti per poter assicurare una protezione contro le infezioni influenzali. La controversia di lunga data sull’utilizzo dei vaccini antinfluenzali nei bambini potrebbe giungere ad una conclusione. Due questioni sono state discusse tra pediatri e all’interno delle agenzie di regolamentazione di tutto il mondo: i bambini piccoli dovrebbero essere vaccinati contro l’influenza? Come si può valutare l’efficacia di un nuovo vaccino contro l’influenza (un vaccino deve essere formulato ogni anno) con indicazione nei bambini piccoli?
Il, Dr. Steven Black, professore di pediatria del Cincinnati Children’s Hospital in Ohio U.S., ha presentato un analisi dei risultati di uno studio clinico sui nuovi vaccini antinfluenzali pubblicato lo scorso anno, che ha portato le prove decisive per rispondere a queste domande. Lo studio, di cui il Dr. Black ha parlato alla 29? Meeting Annuale della Società Europea di Pediatria Malattie Infettive (ESPID), in The Hauge, ha dimostrato:
• La misura standard di protezione della vaccinazione antinfluenzale non può essere applicabile per i bambini
• Vi è la necessità di raccomandazioni per l’influenza pediatrica basate sui correlati di protezione adeguati
Due ragioni rendono l’influenza pediatrica una delle principali preoccupazioni. In primo luogo, l’influenza ha un alto tasso di morbidità nei bambini piccoli. Mentre l’onere dell’influenza pediatrica attualmente in fase di valutazione in Europa, i primi risultati del progetto di analisi dimostrano chedurante la stagione influenzale, tra lo 0,4 e il 18% di bambini piccoli, consulta il medico per influenza/malattia, la maggior parte dei quali sono proprio casi di influenza. In secondo luogo, i bambini sono identificati come un importante serbatoio dal cui il virus può diffondere alla popolazione generale e,soprattutto, per il numero uno di alto – rischio-gruppo, gli anziani.
I dati presentati dal Dr. Black hanno dimostrato che i bambini tra i 6 mesi e i 6 anni hanno bisogno di un titolo di anticorpo quasi tre volte superiore (1:110) per beneficiare della stessa protezione degli adulti. La maggiore efficacia dei vaccini adiuvati associata a più alti livelli di anticorpi da loro indotti,” ha spiegato il Dott. Black. Lo studio ha mostrato che ilvaccino non adiuvato ha indotto livelli di anticorpi maggiori di 1:40 nel 65,2% dei bambini vaccinati e aveva una efficacia clinica del 45%, mentre con un vaccino adiuvato le cifre sono state, rispettivamente, il 98,7% e 89%.

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