Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘egemonia’

Esiste ancora l’egemonia USA?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Le recenti elezioni americane ci hanno dato un presidente ante litteram che a fronte della nascente potenza di Cina e Russia intende ripristinare la piena sovranità degli Stati Uniti nella logica di una “competizione per il potere”, che è, per altro, una costante centrale della storia. Egli vi individua tre competitori o minacce: le potenze revisioniste come Cina e Russia, gli Stati fuori controllo (rogue states) come Corea del Nord e Iran e i terrorismi transnazionali. Altri quattro elementi della sua politica lo caratterizzano: In primis il suo nazionalismo non eccezionalista in quanto ritiene che in un sistema anarchico e competitivo non vi sono differenze tra gli interessi statunitensi e quelli del resto del mondo o una superiorità etica degli Stati Uniti e delle democrazie occidentali. E in secundis non intende farsi imbrigliare dai meccanismi multilaterali delle organizzazioni internazionali, che limitano la potenza del soggetto dominante. Si aggiungono la sua marcata dimensione militarista invertendo la tendenza alla costante riduzione del bilancio della Difesa e l’unilateralismo, la realpolitik e il protezionismo nel suo intendimento di contrastare i processi d’integrazione globale non credendo più alle mille interdipendenze che vincolano gli Stati Uniti ad un sistema internazionale che ha, per altro, cessato da tempo di essere “a somma zero”. In tutto questo avverto la consapevolezza di chi, forse inconsciamente e con strumenti appena abbozzati, si rende conto che il sistema capitalistico vigente non è più sostenibile e necessita di una metamorfosi radicale. Non ritengo, tuttavia, che una pur inevitabile mutazione, stante l’attuale criticità dell’ecosistema, possa permetterci un passaggio indolore e non conflittuale lasciando intravedere, da Trump in poi, un cambiamento di passo dell’intera umanità facendo esplodere al tempo stesso tutte le contraddizioni dell’attuale sistema in forma cruenta. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Europa federale e mire egemoniche

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

europa“Qualsiasi proposta riguardi il futuro dell’Europa nei prossimi decenni deve essere concordata da tutti i leader europei seduti attorno a un tavolo, e non essere scritta al ministero delle Finanze tedesco o all’Eliseo. Niente fughe in avanti da parte di Francia e Germania: l’Unione europea non è una dependance dell’asse renano”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento su “Il Foglio”.“Una governance come quella proposta da Juncker è destinata, in breve tempo, a disgregare l’Unione, se prima non verranno completate le quattro unioni (bancaria, di bilancio, economica e politica) che rappresentano le fondamenta dell’attuale assetto comunitario.Sbagliare le riforme Ue in questa fase storica sarebbe un errore imperdonabile, perché l’Europa intera cadrebbe nuovamente in una crisi istituzionale che getterebbe altra benzina sul fuoco dei movimenti populisti, nello stesso momento in cui questi cominciano a vedere ridursi il proprio appeal. Se l’intento è quello di proseguire sulla strada dell’integrazione politica e istituzionale, occorre che Germania e Francia lascino da parte le loro mire egemoniche per il controllo dell’Europa e si pongano, invece, nell’ottica di rilanciare una Europa federale, veramente degna di questo nome”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’Europa e la contrarietà italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2013

Questa volta ha ragione Berlusconi: l’Europa com’è non va e la prova provata l’abbiamo avuto con la Grecia che è stata messa in ginocchio senza che ci fosse un motivo tanto grave per farlo. Si poteva procedere con minore rigore. E i casi Spagna e Italia? La perplessità è d’obbligo.
Se andiamo tra la gente e chiediamo cosa si aspettano dal Parlamento europeo, dalla Commissione e dagli altri organi rappresentativi comunitari, la risposta, se la sgrossiamo dalle varie possibili puntualizzazioni, possiamo così sintetizzarla: “manca un maggiore potere decisorio”. In altri termini si avverte chiara la convinzione che ci troviamo ad avere un’Europa stentatamente unitaria, sia pure con qualche illustre defaillance, solo con la moneta unica. Per il resto si è divisi su tutto. L’ultimo, e parimenti eclatante, caso è stato quello della guerra in Iraq. Gran Bretagna, Italia e Spagna interventiste e gli altri di segno opposto, sia pure con qualche sfumatura. La verità è che per almeno due secoli abbiamo cercato di costruire stati di diritto, sancire regole democratiche, nelle costituzioni nazionali, ma abbiamo dimostrato con i fatti che sappiamo solo predicare bene, ma razzolare molto male. Abbiamo dimostrato che i principi si possono anche applicare alle fattispecie concrete, nell’ambito delle sovranità nazionali europee, ma sono difficilmente esportabili ai paesi terzi. E questa cultura del “doppio binario” ci ha impedito di vedere le realtà che ci circondano, le necessità che si impongono e le giustizie che vanno rispettate ed esaltate ovunque si manifestino, ovunque ci richiedono una forte affermazione e una doverosa considerazione. E alla fine ci siamo ritrovati con la cultura dell’ipocrisia, della negazione di quella verità che nelle menti distorte genera solo odio (veritas odium parit) ed abbiamo lasciato incancrenire i grandi temi che attraversano emblematici la nostra esistenza: povertà, malattie, disoccupazione, schiavismo, antisemitismo, ecc. Oggi ci meravigliamo che, di tanto in tanto, vi è qualcuno, che ci ricorda, persino con il terrorismo e il genocidio di Stato, che la strada da noi imboccata è quella sbagliata. E’ ciò che diventa più grave è che il cosiddetto mondo civilizzato non si rende ancora conto che non si può continuare a sfornare principi ed ideali di pace e di giustizia tra i popoli, se non diamo ad essi in pasto qualcosa di concreto. Abbiamo mai pensato che dovremmo smantellare le fabbriche di armi? Abbiamo mai pensato che occorre una equa distribuzione delle risorse per sconfiggere alla fonte le miserie che oggi annientano milioni di esseri umani e li portano ad una morte fatta di stenti, di miserie, di fame e di sete? Ci rendiamo conto, nello stesso tempo, che l’Europa è solo una parte, e nemmeno in tutte le sue componenti, di quei paesi considerati economicamente industrialmente e tecnologicamente più evoluti. E l’Europa, quindi, da sola non può determinare un cambiamento radicale per dare sostanza a chi parla di giustizia, di democrazia e di civiltà. Ma può, per lo meno, mostrare consapevolezza di una realtà che cambia e cercare, per quanto le compete, di spronare gli altri partner verso soluzioni più coerenti con i principi che pur sostengono e professano ma per i quali non riescono ad essere conseguenti.
La strada, ovviamente, non è facile, ma è percorribile sia pure con qualche affanno, sia pure facendo violenza agli interessi di parte, ai lauti profitti di chi continua a speculare sulle miserie altrui. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

È uscito il numero 27 di Aurora

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

E’ il Periodico di informazione e cultura degli emigrati per l’unità comunista. Questo numero affronta principalmente l’attacco alle condizioni di vita e ai diritti dei lavoratori. Partendo dall’industria italiana considerata il simbolo del lavoro e delle lotte operaie: la FIAT. Dove oggi la penetrazione della logica finanziaria all’interno di quella industriale e l’erosione dei confini tra profitto e rendita segnano l’affievolirsi delle logiche e delle scelte legate alla produzione industriale. La mancanza di consapevolezza e l’egemonia dell’ideologia neoliberista, lascia spazio a pesanti ridimensionamenti del welfare ereditato dalle battaglie dopoguerra. La ricchezza socialmente prodotta, è sempre più spostata dai salari e dai beni e servizi comuni (formazione, sanità, sicurezza sociale, infrastrutture) ai profitti e alle rendite, aumentando la divaricazione fra i redditi più alti e quelli più bassi. Questa condizione, comune in tutta Europa, è ancora più drammatica in Italia, dove non si è investito in formazione e infrastrutture e si è smantellato il tessuto produttivo. Dove i partiti comunisti e di sinistra sono deboli e frammentati e quello che si autodefinisce “maggiore partito di opposizione” non denuncia questo stato di cose e tantomeno osa battersi per la ridistribuzione dei redditi e per la tassazione di capitali, rendite e transazioni finanziarie. In questo scenario, a partire dalle lotte della FIOM e dei centri sociali, si sta creando un polo di sinistra di classe, con l’unione delle lotte di giovani, studenti, operai, immigrati, analisi condivise e rivendicazioni comuni. In questo numero, tra l’altro, vi appaiono sviluppati I seguenti argomenti:
• Si smontano diritti e contratti nazionali: e Mirafiori fa da battistrada
• Necessità di cambiare modello: nell’Auto e nell’economia
• Disoccupazione in Italia e nuova emigrazione in Belgio• Il movimento contro il ddl Gelmini
• I lavoratori autonomi di seconda generazione prendono coscienza
• la stagione della caccia all’uomo aperta in UK
• Le nuvole dell’Internet del futuro: Fra estrazione del lavoro degli utenti e oligopoli USA

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’Europa vota a destra

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

Di Antonio Rapisarda Il day after consegna ancora una volta l’Italia come il paese più “europeista” del continente. Almeno come percentuale di votanti. Se la media europea è stata infatti del 43% (la più bassa di tutti i tempi) in Italia – nonostante l’affluenza sia stata più scarsa rispetto alle elezioni del 2004 – il 65% dei cittadini si è recato alle urne per eleggere il nuovo Parlamento europeo.E il nuovo parlamento di Strasburgo sarà segnato prima di tutto dalla netta vittoria del centrodestra in quasi tutta Europa, e dal consequenziale crollo dei socialisti: le vittorie del Pdl in Italia, dell’Ump in Francia, della Cdu/Csu in Germania, del Partito popolare in Spagna e dei conservatori in Inghilterra determinano un centrodestra egemone nei maggiori paesi dell’Unione europea. Accanto a questo, poi, alcune novità significative aprono nuovi scenari nella politica europea: dall’affermazione dei Verdi (con i risultati importanti soprattutto in Francia e in Germania) all’avanzata dei movimenti populisti ed euro-scettici.  Il dato politico consegna anche in Italia l’affermazione netta del centrodestra, con il Popolo della libertà che si attesta al 35,3% mentre la Lega Nord raggiunge il 10,2%. Il Partito democratico raggiunge il 26,1%. Mentre l’Italia dei valori, con il 7,9%, è il partito di opposizione che fa il balzo in avanti più significativo. Al di fuori dei poli, l’Udc tiene con il 6,5%, mentre la sinistra radicale, con la lista anticapitalista di Ferrero e Diliberto che si ferma al 3,4%, scompare anche dal parlamento di Strasburgo. Non riesce a superare lo sbarramento neanche la sinistra “nuova” di Nichi Vendola, anche se il risultato del 3,1% sembra essere uno dei segnali di novità di questa tornata elettorale. Fuori dal parlamento anche i Radicali (solo il 2,4%), mentre delude la lista autonomista di Raffaele Lombardo e Francesco Storace che non supera il 2,2%.Il risultato delle europee, poi, determina anche una sorta di test elettorale interno. E dalle urne il quadro della politica nazionale non viene rivoluzionato. La coalizione di centrodestra – nonostante il Pdl registri una lieve flessione rispetto alle elezioni politiche – ha tenuto, nonostante l’impatto della crisi economica e delle emergenze di Napoli e del terremoto in Abruzzo. Mentre il Pd, che rispetto alle politiche risulta ridimensionato di sette punti, si è avvicinato a quella soglia di sopravvivenza che andava dal 26% al 27%. Le vere novità, allora, provengono dal rimescolamento interno che si è avuto nella maggioranza e nell’opposizione: con il risultato della Lega – che sfonda anche sotto il Po, raggiungendo risultati importanti anche in Emilia Romagna – e dell’Idv, che arriva quasi a quadruplicare i suoi consensi.  Se il test “interno” sembra confermare l’equilibrio emerso dalle urne nell’aprile di un anno fa, per il Vecchio continente invece l’affermazione delle forze popolari e nazionali è il dato politico più significativo. Che Europa esce, allora, da questa tornata elettorale? Un’Europa che vota a destra e che punisce le sinistre, perlomeno quelle socialiste e socialdemocratiche. Secondo Franco Venturini, dalle pagine del Corriere della Sera, «le sinistre europee non sono riuscite a intercettare le ricadute sociali della crisi economica, non vengono viste dalla maggioranza dei cittadini come antidoto alla disoccupazione crescente, non leniscono le paure per il domani. E in più, sono incapaci di riconoscere i sentimenti di insicurezza che vengono generati dai flussi migratori».  Insomma, in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania i partiti di centrodestra – sia che si trovi al governo o all’opposizione – hanno vinto la sfida con i rivali socialisti. «La destra sembra meglio attrezzata per far fronte alla sfida della crisi», così Andrea Bonanni su Repubblica spiega uno dei motivi di questa affermazione. E poi aggiunge che «la destra moderata riesce paradossalmente a incassare su due fronti: dove è al governo, come in Francia, in Italia e in Germania, vince il messaggio di forza tranquilla, in grado di intercettare e calmare le paure dell’elettorato. Là dove è all’opposizione, come in Spagna o in Gran Bretagna, incassa invece il dividendo del voto di protesta che fa pagare alle forze di governo lo scotto della crisi economica». (fonte Newsletter Ffwebmagazine)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »