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Kamala Harris: figlia di immigrati e la sua eleggibilità alla vice presidenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

By Domenico Maceri, PhD: “Questo editoriale è stato usato da alcuni come strumento per perpetuare il razzismo e la xenofobia.” “Chiediamo scusa”. Così la direzione della sezione editoriali di Newsweek dopo la pubblicazione di un recente articolo di John Eastman, il quale metteva in dubbio l’eleggibilità di Kamala Harris a vice presidente degli Stati Uniti perché i suoi genitori non sono nati in America. I direttori delle pagine degli editoriali della nota rivista americana, Josh Hammer e Nancy Cooper, hanno continuato a spiegare di non “avere anticipato” “la possibile strumentalizzazione” e la “distorsione” del contenuto dell’articolo. Ciononostante l’articolo rimane nel sito Internet della rivista preceduto però dalla nota contenente le scuse.Dopo la nomina di Harris a candidata alla vice presidenza da parte di Joe Biden gli attacchi alla senatrice della California erano inevitabili. Suggerire la sua ineleggibilità alla seconda carica più importante degli Stati Uniti ricorda anche le inquietudini dei bianchi che vedono il loro potere sfumare. Quando individui di altre etnie e razze e soprattutto quelli legati ad altre nazioni raggiungono i vertici del potere riconfermano però che l’America è un Paese di immigrati e multiculturale.La costituzione americana è chiarissima sulla cittadinanza. Il 14esimo emendamento dice categoricamente che chiunque sia nato dentro i confini degli Stati Uniti diventa cittadino americano. Non importa dove siano nati i genitori né il loro status immigratorio e nemmeno la loro cittadinanza. Persino un figlio di clandestini nato in America sarebbe cittadino americano a tutti gli effetti e sarebbe eleggibile alla presidenza. Il padre di Barack Obama era nato in Kenya ma il 44esimo presidente era nato negli Stati Uniti. Persino in casi come quello di Ted Cruz, attuale senatore del Texas, che nella campagna presidenziale repubblicana del 2016 diede filo da torcere a Donald Trump, la costituzione parla chiaro. Cruz era nato in Canada e il padre era cubano. Ciononostante qualifica per la cittadinanza americana perché la madre era nata in America. In sintesi, la Harris è cittadina per via dello ius soli mentre Cruz lo è per lo ius sanguinis, ambedue riconosciuti dalla legge americana.La storia ci dice anche che otto presidenti americani hanno avuto almeno un genitore nato in Paesi stranieri. A cominciare da Thomas Jefferson la cui madre era nata in Inghilterra ad alcuni più recenti come Obama il cui padre era del Kenya. E il caso più ovvio è lo stesso Trump la cui madre era nata in Scozia.Il presidente Trump ha avuto l’opportunità di fare chiarezza sul caos della cittadinanza di Harris ma rispondendo a domande di cronisti ha gettato legna al fuoco dichiarando di avere sentito “voci molto serie” sulla dubbia eleggibilità della candidata democratica. L’articolo di Newsweek è stato un facile assist al 45esimo presidente per caldeggiare dubbi sulla candidatura di Kamala Harris. Non ne aveva veramente bisogno. Va ricordato che parecchi anni fa Trump si era preso l’impegno di costringere Obama a rilasciare il suo certificato di nascita per dimostrare che fosse veramente nato in America.
Attaccare i suoi avversari con insinuazioni e spesso direttamente infangando il loro carattere è il modus operandi dell’attuale inquilino della Casa Bianca. La verità gli importa poco. Basta buttare palle in aria e aspettare che i suoi fedelissimi le riprendano, convinti anche che se lo dice il presidente deve essere vero. Nel caso di Harris, Trump mira a ricordare che l’America alla quale lui vuole ritornare diventa difficile per la presenza di questi individui non bianchi. Harris è il simbolo più visibile di questa inquietudine al momento per la sua candidatura alla vice presidenza. Una donna non solo afro-americana per via del padre nato in Giamaica ma con radici che affondano anche in Asia poiché la madre è nata in India.La Harris è americana per eccellenza che ha usato il suo talento e anche la sua fortuna per avvicinarsi alla conquista di una carica governativa indispensabile. La candidata democratica ha raggiunto una pietra miliare dandoci una chiara dimostrazione che l’America è la terra delle opportunità, riconfermando la nazione come Paese di immigrati.Gli immigrati disturbano il presidente Trump. Come va ricordato, li ha chiamati “animali” in alcuni casi e ha persino dichiarato di non capire perché continuano a venire in America da “s….hole countries” (Paesi di m…da) invece di nazioni nordiche. Gli immigrati causano anche sconforto a molti degli elettori dell’attuale presidente specialmente quelli con legami in Paesi poveri. Harris però rappresenta una paura più forte poiché ci ricorda che l’America continua a cambiare e che il ritorno alla grandezza degli Stati Uniti degli anni ’50 auspicato da Trump e incorporato nel suo slogan Make America Great Again (Maga) è impossibile. I quattro anni di un presidente la cui madre era immigrata e la cui moglie è nata in Slovenia sono stati invano. L’America continua a evolversi a mano a mano che membri di gruppi minoritari si integrano sempre di più. Tutte le previsioni ci dicono che il ticket Biden-Harris uscirà vittorioso alle elezioni di novembre. Come ha detto l’ex first lady Michele Obama, moglie del primo presidente afro-americano nella storia alla recente Convention Democratica, Trump si è rivelato “un incapace” e “il peggior presidente” degli Stati Uniti. Una sconfitta alle mani di Biden con una vice afro-americana al fianco sarà dolorosa per l’attuale inquilino della Casa Bianca ma riporterà il Paese sulla strada giusta, riflettendo i valori dell’America che includono i contributi degli immigrati e dei loro figli. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Voto ai sedicenni

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2011

Italian Chamber of Deputies

Image via Wikipedia

“Esprimiamo viva soddisfazione per l’approvazione, in prima lettura alla Camera, del Disegno di Legge Costituzionale che contiene provvedimenti per la valorizzazione del merito e della partecipazione attiva dei giovani alla vita della Nazione e l’equiparazione dell’età per l’esercizio del diritto di voto passivo e attivo, con il conseguente abbassamento dei limiti di età per l’eleggibilità a Camera e Senato”. È quanto si legge in una nota del Consiglio Direttivo del Forum Nazionale dei Giovani, l’unica piattaforma di rappresentanza delle giovani generazioni italiane, in merito al voto unanime dei Gruppi Parlamentari sul DDL Meloni. “Il Disegno di Legge Costituzionale presentato dal Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, su cui il Forum si è espresso positivamente già in altre occasioni – prosegue la nota – rispecchia infatti le proposte che in più occasioni il Forum Nazionale dei Giovani ha presentato e di cui la piattaforma si augura una celere approvazione anche da parte del Senato della Repubblica”.
“Relativamente al dibattito che ieri si è tenuto in Aula alla Camera dei Deputati, il Forum Nazionale dei Giovani esprime l’auspicio – conclude la nota – che questo clima rappresenti il primo passo e non l’unico di una direzione in cui al centro del dibattito Parlamentare ci sia la questione giovanile e quindi il futuro di questo Paese. E con pari entusiasmo auspichiamo presto un provvedimento normativo che valorizzi l’associazionismo giovanile italiano sull’esempio dei Consigli Nazionali della Gioventù degli altri Paesi Europei”.

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La vera crisi: il berlusconismo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Mentre l’intero pianeta occidentale studia i modi più efficaci per affrontare la crisi economica, l’italietta berlusconoide  si distingue  nello stravolgere i temi della crisi, identificando una  ed una sola crisi, quella giudiziaria del presidente del consiglio.  Riunioni-fiume non per valutare al meglio le manovre per far ripartire l’economia, la produzione, la competitività, ma per far tornare indietro le procedure penali che coinvolgono il cavaliere, dentro le quali rischia di ricevere l’interdizione dai pubblici uffici e, quindi l’eleggibilità. E’ la sola crisi che interessa quest’esecutivo che non sa guardare avanti alle prossime generazioni, ma solo indietro nel patetico tentativo di esorcizzare il passato del presidente del consiglio, nonché il presente, propedeutico a future azioni progettate e in fase di definizione.  Il paradosso sta nella posizione eliocentrica assunta dal modestissimo Ghedini, diventato il perno intorno al quale ruotano le grandi manovre di questo esecutivo di nani, ballerine, prestigiatori, illusionisti, patetici clown che tentano disperatamente di rallegrare e rassicurare gli attoniti spettatori. La sola crisi economica che viene ravvisata è quella del cavaliere che intravede il suo impero vacillare dalle certezze di intangibilità verso pericolose derive giudiziarie che potrebbero anche contenere le medesime confische dei beni che colpiscono le fortune truffaldine dei mafiosi.
Il valore del patrimonio da difendere è molto più vasto di quanto non si conosca, ed è tale da motivare qualunque azione difensiva, per cui c’è da attendersi colpi di coda destabilizzanti; la manovalanza è pronta e disponibile, anche a basso costo… e sono pronte ad intervenire per contestare Fini. (Rosario Amico Roxas)

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Eleggibilità governatore Lombardia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2010

Milano 3 luglio 2010, ore 11.00  Presso “Il Caffe'” – Via San Barnaba, 39 (Ang. Manara) conferenza stampa indetta dal MoVimento 5 Stelle  nel corso della quale, insieme all’avv. Giuseppe Enrico Berti del Foro di Milano, saranno spiegati i dettagli del ricorso e le conseguenze politiche e istituzionali in caso di accoglimento.
L’8 luglio 2010 alle ore 11.30 presso la II sezione civile del Tribunale di Milano, si terrà l’udienza relativa al ricorso presentato dal MoVimento 5 Stelle contro Roberto Formigoni, volto ad ottenerne la declaratoria di decadenza per ineleggibilità ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. f) della legge 165/2004.  La sentenza sarà emessa immediatamente dopo l’udienza.

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