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Posts Tagged ‘elettorale’

Con il voto amministrativo di fine estate si apre la stagione elettorale in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2021

Tutti i partiti sembrano voler imitare il piazzista delle fiere paesane dove la merce, pur di scarsa qualità, è venduta con un profluvio di parole per confondere e nascondere la verità all’incauto acquirente. In tutto questo polverone da accecare la vista avanza sempre più inquietante l’idea che sia meglio non andare a votare, tanto si pensa, l’uno è degno dell’altro. Non ci rendiamo conto, forse in buona fede, che anche in questo modo facciamo il gioco di chi punta a rendere la politica un potere riservato a pochi, ai sempre più selezionati e asserviti ad interessi partigiani. In altri termini non umiliamo la politica ma, semmai, la facciamo scadere in mercimonio. È che non ci siamo ancora resi conto di trovarci nel bel mezzo di una rivoluzione culturale dove i retaggi del passato hanno perso smalto e c’impongono una maggiore e più attenta riflessione. Oggi non dovremmo più ragionare secondo le correnti di pensiero che hanno attraversato gli ultimi due secoli dove l’ideologia ci ha portato a distinguerci tra la sinistra il centro e la destra e le loro sfaccettature. Oggi possiamo posizionarci solo in due modi: Tra chi ha e chi è. E chi ha, comanda, e chi è, resta asservito al primo. E la beffa sta nel fatto che mentre chi vive nell’area del benessere conta poche milioni di persone tutti gli altri, sono miliardi, pur tanto numerosi, non riescono ad imporre il loro diritto a vivere con dignità. A questo punto tornando agli eventi odierni ciascuno di noi dovrebbe rendersi conto che non si può continuare a sostenere chi ci rende schiavi del bisogno e che la sola forza del chi è sta nel partecipare e soprattutto comprendere da che parte collocarsi. (Riccardo Alfonso)

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Deep fake, l’asso che Trump potrebbe calare all’ultimo secondo della campagna elettorale

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

A cura di Denis Peroni, Chief Architect Officer e Co-fondatore di Indigo.ai. Il deep fake è il grande assente sulla scena politica americana. Almeno fino ad ora. Ma l’attenzione, e la paura che possa entrare in gioco, restano alte. Proprio come la tensione tra democratici e repubblicani: uno stallo che potrebbe spingere qualcuno, più probabilmente Donald Trump, a giocarsi l’asso nascosto nella manica all’ultimo momento o, peggio, all’indomani di quella che potrebbe essere l’elezione più contestata degli ultimi decenni. D’altra parte, fino a oggi non abbiamo visto nulla di quello che potrebbe fare l’intelligenza artificiale per pilotare un’elezione: per sostenere lo storytelling è stato sufficiente ricorrere a semplici shallow fake, video rallentanti o lievemente alterati senza l’ausilio dell’intelligenza artificiale che hanno successo semplicemente perché alimentano una narrativa già registrata dall’utente. Come a dire che si trasformano nella prova di una tesi già introiettata e che quindi si sposa perfettamente con la visione del mondo che chi guarda ha già registrato. Il deep fake fa paura perché è qualcosa di molto più serio e avanzato tecnologicamente: distinguere un video creato in questo modo è estremamente difficile, servirebbe un team di esperti che avrebbe comunque bisogno di giorni – o più probabilmente di settimane – per capire se si tratta di un falso.Ma come mai è così difficile distinguere un deep fake da un semplice video? Facciamo un piccolo punto tecnico per capirlo. Per creare un deep fake si utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale, che sovrappongono due video indipendenti, già esistenti. È una tecnica che si basa su tecniche di deep learning, ossia su reti neurali strutturate su vari livelli di profondità, allenate a imparare modificando la propria struttura.In particolare, vengono utilizzate delle GAN, Generative Adversarial Network, ovvero due reti neurali che “giocano” tra loro in una sorta di guardie e ladri in cui una rete cerca di diventare sempre più brava a creare dei falsi e l’altra a scovarli. Questo botta e risposta, che si svolge con velocità impensabili per degli esseri umani, ha come effetto di produrre dei deep fake sempre migliori. È evidente quindi che per creare algoritmi del genere servono strumenti sofisticati non ancora a disposizione del grande pubblico, motivo per cui i deep fake non sono entrati sulla scena della campagna elettorale americana. D’altra parte, non avrebbe neppure senso inondare la rete di video di questo tipo: infatti, come abbiamo visto, sono più che sufficienti semplici video virali per sostenere la narrativa di una campagna, con lo scopo – magari – di giocare l’asso deep fake all’ultimo minuto o addirittura un minuto dopo la chiusura delle urne. A maggior ragione se davvero le elezioni del 2020 saranno decise dalla Corte Suprema in seguito ad eventuali denunce di brogli. E in uno scenario caotico e confuso, il deep fake creato ad arte per alimentare il disordine o seminare il panico potrebbe decidere il destino degli Stati Uniti per i prossimi quattro anni. In tutto questo, i social hanno una responsabilità enorme, perché sono impegnati ad amplificare le notizie sfruttando contenuti divisivi e infiammatori senza preoccuparsi che siano vere. Con il risultato che la verità ha un eco sempre inferiore delle fake news. La condivisione serve ai social network per creare engagement e generare profitti, motivo per cui non è mai stata e mai sarà neutrale: finché saranno le metriche a guidare il mercato, l’interesse sarà verso contenuti acchiappa click. Senza preoccuparsi di informare il pubblico che sta guardando un fake. Negli Stati Uniti il problema sta esplodendo: al centro del dibattito c’è il ruolo che avrebbe avuto proprio Facebook dall’escludere dalla sezione news alcune testate pro dem; ma nel mirino sono finite anche le comunità locali vittime di fake news. Ad esempio, sembra che siano state create alcune notizie false in lingua spagnola per andare a influenzare il voto della comunità latina. Questo tipo di contenuti, per via della lingua diversa, passano sotto i radar dell’informazione mainstream, e proprio per questo sono capaci di indirizzare il voto senza che nessuno se ne accorga. Ancora una volta, la scienza e la tecnologia ci hanno messo davanti a un bivio: la ricerca ci ha dotati di uno strumento eccezionale come l’intelligenza artificiale e ci ha lasciati liberi di usarlo per migliorare le nostre vite o per distruggerle. Spetta a noi decidere come sfruttare questo enorme potenziale. Di certo non possiamo rinunciare a governare un fenomeno così potente.

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Il caos elettorale: strada di Trump per un secondo mandato?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

By Domenico Maceri. “Con questa risoluzione ribadiamo in pratica che la base della democrazia consiste del trasferimento ordinato del potere dopo il mandato di un presidente”. Così Joe Manchin, il cui cognome echeggia Mancini, quello dei nonni italiani, senatore conservatore democratico del West Virginia, spiegava la risoluzione da lui introdotta e approvata all’unanimità dal Senato. La risoluzione è strettamente simbolica ma riconferma il tradizionale cambio di potere da un presidente all’altro dopo le elezioni. L’unanimità al Senato è cosa inaudita di questi giorni ma il fatto che nessun senatore abbia obiettato dovrebbe mandare un segnale a Donald Trump il quale ha detto che la sua sconfitta alle elezioni il 3 novembre sarà possibile solo mediante la frode elettorale. L’attuale inquilino della casa Bianca aveva anche chiarito che non avrebbe abbandonato la presidenza per il fatto che l’elezione, secondo lui, sarà truccata dalle schede elettorali inviate per corrispondenza. In questo caso, Trump ha detto che non vi sarebbe cambio di presidente e che lui continuerebbe al comando.Il suggerimento che un presidente americano non rispetti l’esito dell’elezione dovrebbe fare paura che il Paese sia al precipizio di una futura dittatura. Trump, come si sa, ha già manifestato parecchie volte la sua ammirazione per governanti “forti” come Vladimir Putin ed altri in Paesi dove la democrazia esiste solo in teoria. Quindi alcuni analisti hanno già indicato la loro preoccupazione che se sconfitto da Joe Biden, Trump potrebbe escogitare qualche stratagemma per dichiarare l’elezione invalida e tracciare un percorso per rimanere presidente.L’attuale inquilino della Casa Bianca ha dato chiarissimi segnali che l’elezione non potrà essere affidabile perché i voti massicci per corrispondenza preannunciati, causati dalla pandemia, si tradurranno in brogli. Trump non ha dato prove, solo insinuazioni superficiali, suggerendo che è troppo facile votare due o tre volte con la posta. I fatti sono diversi e lui lo sa già. Trump, per esempio, vota lui stesso per corrispondenza come pure molti dei suoi collaboratori alla Casa Bianca. Lo fanno anche molti elettori anziani e membri delle forze armate, non pochi dei quali votano per lui. Commentando la sicurezza del voto per corrispondenza in Florida, il 45esimo presidente ha però spiegato che lì va tutto bene perché il governatore è repubblicano. Quindi nessun problema. Ovvio che la percentuale di anziani del Sunshine State gli sta a cuore perché si traduce in un voto a lui favorevole anche se questa volta i sondaggi ci dicono che anche fra gli anziani Biden gli sta dando filo da torcere.Il voto per corrispondenza è già usato da cinque Stati quasi esclusivamente da parecchi anni, due di questi, Utah e Arizona, red states, (conservatori) e gli altri tre, Washington, Hawaii e Oregon, blue states (liberal). Le procedure messe in atto da questi Stati e anche dagli altri impediscono brogli elettorali. Ricerche della Harvard University hanno dimostrato che la frode elettorale nel voto per corrispondenza è inesistente anche se una piccola percentuale di schede elettorali vengono scartate per il fatto che gli elettori non avranno seguito le direzioni appropriate.Trump però ha detto che il risultato dell’elezione dovrà essere noto il giorno dell’elezione, ossia la sera del 3 novembre. Ciò avviene di solito ma non sempre. L’elezione del 7 novembre del 2000 non si concluse fino al 12 dicembre perché il voto in Florida era stato contestatissimo. Alla fine la Corte Suprema decise a favore di George W. Bush il quale vinse lo Stato della Florida con cinquecento voti e la presidenza. Trump ha già chiarito che l’elezione del 2020 potrebbe benissimo andare a finire alla Corte Suprema per il fatto delle schede elettorali invalide, suggerendo che in caso di sconfitta, farebbe ricorso. Ecco come si spiega in parte la fretta dell’attuale presidente di confermare la nomina della giudice Amy Coney Barrett, da lui nominata per sostituire Ruth Bader Ginsburg, deceduta alcune settimane fa. I repubblicani al Senato stanno affrettando la conferma poiché darebbe loro una maggioranza di 6 a 3 alla Corte Suprema.Alcuni analisti hanno anche rilevato che la campagna di Trump per delegittimare l’elezione potrebbe aprire un’altra strada all’attuale presidente per rimanere alla Casa Bianca. Con il grande numero di schede elettorali inviate con la posta, Stati controllati dai repubblicani potrebbero dichiarare la votazione illegale. In tal caso la legislatura avrebbe, secondo la costituzione, il diritto di scegliere gli elettori dell’Electoral College, che non sarebbero basati sul voto popolare. Si presume che sceglierebbero elettori per Trump. Dei nove Stati in bilico, otto hanno legislature controllate dai repubblicani. Ci sarebbe ancora più caos se le legislature di Stati sotto controllo dei democratici farebbero qualcosa di simile. Il caos condurrebbe alle vie legali e la Corte Suprema potrebbe alla fine decidere. Per Trump sarebbe una situazione favorevole perché ha nominato due dei giudici e forse anche tre se Barrett sarà confermata al più presto.Trump si è dichiarato il presidente “law and order” (ordine pubblico) ma sta infatti facendo una campagna elettorale che conduce al caos. Sa benissimo che se costretto ad abbandonare la Casa Bianca perderà l’immunità che lo protegge dall’incriminazione per frode fiscale o altri reati. Una vittoria schiacciante di Biden sbarazzerebbe tutti i dubbi riconfermando il potere tradizionale della democrazia americana. In caso contrario Trump non esiterebbe a scegliere la sua sopravvivenza politica, con le buone o le cattive, invece di quella della democrazia americana.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Legge elettorale. Una riforma necessaria ma come?

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

“A furia di fare in ogni legislatura una riforma istituzionale ed elettorale, si sta perdendo l’orientamento. La domanda è: che cosa chiede un cittadino? Il cittadino chiede il poter decidere da chi essere governato. Gli italiani non si sentono minimamente rappresentati da un sistema della delega in bianco attraverso cui mettere una croce per consentire poi a soggetti terzi chi decidere chi governerà l’Italia. L’unica riforma che tuttora funziona benissimo è quella dei Comuni con l’elezione diretta dei sindaci, le preferenze, la soglia di sbarramento e il premio di maggioranza. Il cittadino decide tutto, come imporrebbe la democrazia. Concepire una legge elettorale che metta la soglia di sbarramento senza introdurre il premio di maggioranza è fare manipolazione della buona fede dei cittadini. In linea di principio, si sacrifica la rappresentatività (introducendo la soglia) a vantaggio del premio di maggioranza per garantire la stabilità e la governabilità. Ma se non s’introduce il premio che senso ha la soglia di sbarramento se non quella di conculcare il diritto di partecipazione al gioco democratico a vantaggio di soli alcuni partiti?”.È quanto ha dichiarato l vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo al dibattito ‘DOPO IL REFERENDUM: legislazione elettorale bicameralismo regolamenti parlamentari’ organizzato dal costituzionalista prof. Fulco Lanchester presso la facoltà di Scienze Politiche de l’università di Roma La Sapienza.

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E’ stato presentato a Roma il progetto “Civica Popolare”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

Palazzo chigi1Si colloca ben oltre le scadenze elettorali del prossimo 4 marzo, ma vuole essere un interlocutore politico valido e pragmatico che sia da alternativa rispetto ai confusi soggetti politici che popolano lo scenario degli ultimi tempi. Un progetto con un’impronta popolare e centrista che sappia fare tesoro dell’esperienza di Governo, che ambisca al futuro del Paese senza urlare alla pancia degli italiani delusi, ma nel contempo sappia individuare i migliori percorsi per rinnovare il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo senza intravedere nemici in ogni dove, ma sapendo fare tesoro del percorso finora svolto e che fornisca un’opzione credibile e di qualità rispetto all’appiattimento di idee e di programmi, basati su promesse infondate e risultati millantati, di cui si nutre la deriva populista che sembra dilagare in maniera incontrollata e preoccupante nel Paese e in Europa. Veicolare questo progetto nella Circoscrizione estero rappresenta un’occasione inderogabile per rimettere in gioco le forze valide del Paese, coinvolgendo profili attivi della società civile, del mondo dell’imprenditoria, dell’associazionismo e della cultura in una prospettiva di rinnovamento delle potenzialità del Paese che non siano favole raccontate da imbonitori ma che si basino su scelte di competenza che mirino al futuro e alla crescita dell’Italia partendo dal rispetto delle istituzioni e dalla credibilità di un’esperienza maturata accanto alle forze di Governo. Crediamo che questo progetto possa essere un valido antidoto contro i dilettantismi da un lato e le isterie demagogiche dall’altro, in una congiuntura in cui fomentare paure e raccontare promesse fiabesche non può essere un bene per l’Italia ma una vera e propria vergogna. Noi ci saremo per raccogliere questa sfida e rimettere al centro l’Italia che vale.

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Legge di bilancio elettorale

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 ottobre 2017

bilancia pagamenti“Sarà una legge di bilancio tutta elettorale, fatta in deficit, a partire proprio dalla neutralizzazione dell’aumento dell’IVA che è fatta proprio in deficit, per un anno, il che non produrrà nulla di buono perché i consumatori sono intelligenti e sanno che non si fanno le riduzioni delle tasse se poi l’anno dopo queste ultime aumenteranno di più”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti a margine della convention azzurra “Pronti a governare”, in corso a Ischia. “Verrà raschiato il fondo del barile – ha continuato –, verranno presi gettiti una tantum, come i condoni, messi su una spesa corrente e l’anno dopo, quando non ci sarà più l’una tantum, rimarrà la spesa corrente, più alta. Questo trucco porta all’aumento del deficit e del debito”.

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Per una riforma elettorale coerente con la Costituzione

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

urne-voteIl voto del 4 dicembre ha bocciato l’Italicum insieme alle deformazioni della Costituzione. È un bene per il paese. Non solo per la necessità di un sistema elettorale omogeneo nelle due Camere ma soprattutto per il carattere ipermaggioritario e distorsivo del voto dell’italicum. E’ inaccettabile che questo Parlamento, sostanzialmente delegittimato dalla Corte costituzionale sin dalla sentenza n. 1 del 2014, abbia dapprima approvato l’Italicum, poi abbia tentato di modificare la Costituzione pur non essendo rappresentativo del paese, e ora non riesca ad assolvere al compito, sollecitato dallo stesso Capo dello Stato, di approvare una nuova legge elettorale coerente per le due Camere, dimostrandosi incapace di raccogliere il segnale venuto dal popolo italiano con la vittoria del NO.
Il sistema elettorale deve essere coerente con i principi costituzionali in modo che il sistema politico possa agire per la loro attuazione ed evolvere per rispondere ai mutamenti della vita sociale. I rappresentanti debbono sempre essere eletti dai rappresentati, anche nelle Provincie, il cui rinnovo sta avvenendo con modalità oscure. Il sistema elettorale non può e non deve distorcere la volontà degli elettori e tanto meno privilegiare la governabilità a scapito della rappresentatività e deve restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Quando il parlamento legifera sul sistema elettorale occorre che l’intervento non sia finalizzato a favorire o danneggiare qualcuno dei partiti in campo, ovvero a scoraggiare la nascita di nuovi soggetti politici. Anzi, nel nostro paese la legge elettorale deve favorire la ricostruzione di forme organizzate della politica come canali stabili di partecipazione da parte dei cittadini. Solo così si possono ricostruire i connotati fondamentali di una partecipazione democratica effettiva, come prefigurata dall’art. 49 della Costituzione, che non si esaurisca in periodiche ordalie elettorali o primariali.
Per gli obiettivi indicati una legge elettorale sostanzialmente proporzionale è la scelta più coerente con l’impianto costituzionale in un sistema politico ormai stabilmente articolato su almeno tre poli. Deve essere respinta la pretesa, alla base dell’Italicum e del Porcellum, di ricavare direttamente dal voto popolare un vincitore e una maggioranza parlamentare, trasformando le elezioni in una mera procedura per l’investitura di fatto del Capo del Governo. Quest’impostazione mina le basi della democrazia parlamentare e comporta un’artificiosa e forte distorsione tra il numero dei seggi assegnati e i voti effettivamente ottenuti, dando vita a governi blindati in parlamento, ma deboli e minoritari nel paese.
Oggi si discute del Mattarellum, certamente migliore dell’Italicum e del Porcellum, da cui è stato sostituito perché inidoneo a creare delle maggioranze precostituite per legge.
Tuttavia non possiamo ignorare che un sistema elettorale misto con prevalenza del collegio uninominale maggioritario a turno unico – calato in un sistema politico almeno tripolare e con forti squilibri territoriali della distribuzione delle forze politiche – presenta gravi inconvenienti in quanto può produrre una non proporzionalità significativa tra voti e seggi; può massimizzare il vantaggio di soggetti marginali nei consensi ma decisivi per la vittoria delle coalizioni; può esaltare la frammentazione territoriale e ridurre il pluralismo; può penalizzare i soggetti portatori di risposte politiche generali.
Vengono ventilate “correzioni” del Mattarellum del tutto inaccettabili, come la soppressione della quota proporzionale o la sua trasformazione in “premio di governabilità”.
Nella riforma elettorale vanno anche riviste le normative per il voto degli italiani all’estero per superare difetti evidenti per quanto riguarda la segretezza e il carattere personale del voto.
In conclusione va segnalato che la scelta del sistema elettorale deve essere ricercata con la più ampia condivisione, a partire dal Parlamento che, seppure largamente delegittimato, non può e non deve sottrarsi al compito politico di scegliere la legge elettorale oggi più opportuna per il paese. Di questa scelta il Parlamento rimane responsabile, nel rispetto di quel che la Corte deciderà il 24 gennaio quando verificherà la compatibilità dell’Italicum con il dettato costituzionale, come richiesto dal Comitato per il No e dal Comitato contro l’Italicum. Paradossalmente, quand’anche l’Italicum non fosse demolito dalla Corte costituzionale, rimarrebbe comunque l’esigenza imprescindibile di superarne radicalmente l’impianto. In tale prospettiva il Comitato contro l’Italicum conferma fin d’ora l’impegno a promuoverne il referendum abrogativo ove si rendesse necessario.
Sulla base di quanto sopra e alla luce dell’imminente sentenza della Corte sull’Italicum verrà predisposta una proposta politica che sia alla base di una iniziativa ampia e di massa.

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Il sistema elettorale giusto

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2016

urne-voteSarà la saggezza degli Ottanta, anche se noi dubitiamo, o piuttosto la preoccupazione per l’attacco francese a Mediaset, che rende ragionevoli pure i recalcitranti incalliti, sta di fatto che in questa fase Silvio Berlusconi si sta guadagnando la palma di uomo politico più equilibrato e affidabile. Persino al Quirinale, dove è notorio che non godesse di particolare stima (e viceversa), la pensano così. Dunque, per quanto possa sembrare paradossale, è dal vecchio leader di Forza Italia che passa la possibilità che nei prossimi mesi l’asse Mattarella-Gentiloni abbia il sopravvento su quello Renzi-renzisti, che anche dopo l’assise generale del Pd si conferma il nemico numero uno del governo che pure, e non a torto, è stato definito “Renzi bis”. È infatti il Cavaliere ad aver imboccato la strada più giusta per arrivare ad una legge elettorale finalmente ragionevole, proponendo di adottare, senza correzioni all’italiana che finirebbero per storpiarlo, il sistema tedesco, che è un proporzionale corretto dalla soglia di sbarramento (5%) e dalla sfiducia costruttiva (non puoi buttar giù un governo se non ne hai già un altro pronto), così da coniugare in modo equilibrato la rappresentanza con la governabilità. Cioè il più adatto per l’Italia, in assoluto – lo era già al momento del referendum Segni, quando si volle forzare la mano imponendo il maggioritario – e a maggior ragione ora che il sistema politico è divenuto tripolare. Dunque, si colga la disponibilità di Berlusconi e si (ri)costruisca quell’alleanza riformisti-moderati che sia il Cavaliere sia Renzi hanno avuto il grave torto prima di ridurre a patto occulto di potere (Nazareno) e poi di rompere.Viceversa, Renzi ha offerto al Pd sia un’analisi povera e poco convincente del voto referendario – non basta riconoscere di aver perso, quello è il minimo, bisogna capirne i motivi e proporre soluzioni politiche, non mediatiche – sia la riesumazione del Mattarellum, che è strumento adatto solo ad uno schema bipolare della realtà politica, tant’è che fu inventato per regolare lo scontro tra centro-destra e centro-sinistra che ha tenuto banco nella cosiddetta Seconda Repubblica. Il gioco di Renzi è fin troppo chiaro, al di là della furbizia di buttar lì una legge che porta il nome del Presidente della Repubblica: da un lato, l’ex primo ministro vuole provare a forzare la mano per vedere se passa la sua proposta, dall’altro la usa per bloccare quelle altrui. Tutto deriva da un difetto di analisi, e cioè partire dal presupposto che il 40,8% di Sì referendari siano voti di Renzi, facilmente trasportabili (e magari pure aumentabili) alle prossime elezioni politiche. Cui si aggiunge l’errore di credere che il Pd vincerebbe sia se dovesse vedersela con il centro-destra sia con i grillini. Perché è ragionevolmente vera la prima cosa, ma trattasi di circostanza non data, sia perché il vecchio centro-destra non esiste più – Salvini ha scientemente deciso di rompere il giocattolo, ed è meglio così viste le posizioni lepeniste che la sua Lega è venuta assumendo – sia perché sarebbe comunque terzo nella corsa a tre. Mentre è assai probabile che la partita sia tra il Pd (o il centro-sinistra) e il M5S, ma dubitiamo che in quel caso a vincerla sia Renzi (o chi per lui alla guida del partito Democratico). Tra l’altro, se Renzi abbandonasse la linea “continuista” basata sull’affermazione, anche un po’ puerile, “abbiamo fatto scelte giuste comunicate in modo sbagliato”, e cercasse nel profondo della società italiana, troverebbe almeno due ragioni forti della sua sconfitta su cui varrebbe la pena di lavorare. La prima riguarda il motto, ormai consunto, de “l’uomo solo al comando”. Forse gli italiani, dopo tanti fallimenti, hanno capito che quella semplificazione non porta ad un più alto tasso, quantitativo e qualitativo, di governabilità. Anzi. La seconda ragione attiene all’economia. Il malcontento vero – e ce n’è molto anche tra chi ha votato Sì – sta su questo fronte, e nulla abbiamo ascoltato che ci faccia capire come la politica economica messa in campo nei mille giorni di Renzi sia stata oggetto di una revisione critica. Il fatto che il primo atto del governo Gentiloni ha dovuto essere quello a salvaguardia delle banche in difficoltà, per toglierle dalle grinfie del bail-in, la dice lunga sulla miopia dell’esecutivo precedente, che ha lasciato incancrenire le cose solo per evitare di pagare un prezzo elettorale in sede di referendum (che tra l’altro ha poi pagato lo stesso).
Naturalmente, se “Atene piange, Sparta non ride”. Lo spettacolo indecoroso prodotto dalla giunta pentastellare di Roma va ben al di là del Campidoglio, perché mostra come la protesta (fondata) verso l’establishment, politico e non solo, si sia indirizzata verso un “non partito” che manca dei requisiti democratici mentre non si fa mancare alcuno dei difetti delle forze politiche tradizionali. Il “continuismo” (anche qui) che Grillo ha scelto per non pagare dazio (ma prima o poi lo pagherà) ci restituisce un movimento che è rimasto al “vaffa” verso tutto e verso tutti, e non è stato capace – ma come poteva? – di accumulare un granello non si dice di saggezza politica, ma almeno amministrativa. Hanno voglia i nostri amici Bersani e Giulio Sapelli (a Roma Incontra del 12 dicembre) di spiegarci che è bene che la protesta sia stata incanalata dai grillini fuori da un quadro di violenta ribellione. Perché il tasso di populismo che è insito nel movimento e quei tratti che non abbiamo remore a definire “fascitoidi” che esso ha, rendono i vantaggi (ammesso e non concesso che davvero ci siano) decisamente inferiori agli svantaggi.Insomma, diranno i nostri lettori: Terza ci disegna un quadro da cui emerge la necessità di una vera e propria rifondazione della politica italiana, e questo cozza con l’auspicio, di cui abbiamo parlato già la settimana scorsa e che ora ribadiamo con ancor più forza, di lunga vita al governo Gentiloni. No, non c’è contraddizione. Primo perché uno dei compiti di questo governo è riformulare la legge elettorale, la quale è la base su cui poggia la nascita di una nuova stagione politica (la famosa Terza Repubblica). Secondo perché se si vuole voltar pagina occorre ridisegnare l’impianto istituzionale, e siccome l’unico modo per farlo senza commettere gli errori di Renzi è affidarne il compito ad un’Assemblea Costituente, questo può essere il governo giusto per assumersi la responsabilità di indicare questa strada al Paese e al Parlamento. E terzo perché il carattere necessariamente transitorio di questo esecutivo (se anche andasse a fine legislatura, avrebbe davanti poco più di un anno) è la sua debolezza ma anche la sua forza. Confidiamo che il 2017 sia un anno di novità positive. E per questo vi e ci facciamo tanti auguri. Terza torna dopo la Befana. (Enrico Cisnetto direttore Terza repubblica.it)

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Renzi e il test elettorale delle regioni

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2015

palazzo chigiSi è diffusa l’idea che quattro milioni di pensionati in ansia per le conseguenze della sentenza della Consulta sulla legge Fornero, che gli insegnanti e gli studenti scioperanti per la riforma della scuola, che i dipendenti pubblici sul piede di guerra, e che i disillusi di Renzi – fans della prima ora, via via andati perdendo fiducia – siano complessivamente un numero tale da poter tirare un brutto scherzo al presidente del Consiglio in occasione delle elezioni regionali che si terranno fra due settimane. Non sappiamo francamente se sia davvero così, e comunque ci sottraiamo come sempre alla lotteria dei sondaggi e delle previsioni. Notiamo però alcune cose. Alcune a favore di Renzi. Primo: è fisiologico perdere consenso in corso d’opera; anzi, più se ne perde più può essere il segnale che si stanno prendendo decisioni – giuste o sbagliate che siano – senza l’ansia di voler accontentare tutti e piacere a tutti. Secondo: Renzi ha scientemente spaccato il Pd, per trasformarlo in qualcosa che fosse libero dai condizionamenti vetero-comunisti di una parte della “vecchia ditta” e vetero-cattocomunisti di quella che una volta era la sinistra DC più ideologica. Se pagasse un prezzo elettorale a sinistra sarebbe normale – e, immaginiamo, calcolato – e comunque andrà verificato quanto questa operazione gli consente di recuperare al centro, nel corpaccione maggioritario dell’elettorato moderato. Se anche fosse che si becca il 30% anziché il quasi 41% delle europee, risulterebbe pur sempre il primo partito e sarebbe molto più libero politicamente. Dunque, nel caso, il gioco sarebbe valsa la candela. Terzo: i nemici di Renzi, pur essendoci molti motivi buoni per criticarlo, continuano invece a usare argomenti logori (“va troppo veloce”), esagerati (“l’Italicum cancella la democrazia”) e conservativo-corporativi (“no ai presidi sceriffo nelle scuole”), mostrando di non avere alcun progetto riformatore alternativo. Così, alla fine, anche chi non è del tutto convinto dell’azione del governo e trova urticanti certi modi e toni di Renzi, finisce per votarlo, aiutato dal sempre più gettonato concetto che “non c’è alternativa”. È pur vero, però, che a sfavore del presidente del Consiglio militano altri argomenti. Primo: se ricevi una scomoda eredità come il “caso pensioni” non puoi rispondere, come ha fatto Renzi, “ci inventeremo qualcosa”. Secondo: se vuoi introdurre la meritocrazia nella scuola (sacrosanto intendimento) non puoi mettere sul piatto l’assunzione di 160 mila precari, orrenda toppa a un buco pluriennale, e per di più beccarti i sindacati che ti spernacchiano. Su questo tema condividiamo il giudizio, sereno ma tagliente, di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, secondo cui l’operazione precari “avrà effetti molto negativi, abbassando la qualità della scuola e ostacolandone il rinnovamento per molti anni a venire, perché senza una preventiva analisi dei profili necessari si adotta la logica assumiamo questi insegnanti e poi vediamo che cosa gli possiamo far fare”. Terzo: è inutile ostinarsi a declamare che l’economia ha svoltato, perché non è vero e chi lo constata quotidianamente si irrita a sentirselo dire. E noi, che non temiamo di passare per gufi (ci siamo abituati), azzardiamo persino di dire che i nostri fondamentali economici sono ancora con i piedi ben piantati nella recessione. Si pensi solo a questo: abbiamo fatto nel primo trimestre +0,3%, abbiamo messo in cascina su base annua due decimi di punto, tutte le stime (ultima quella di S&P) ci dicono che chiuderemo il 2015 a +0,4% e la massima ambizione è di smentire queste nefaste ipotesi confermando la previsione del governo di +0,7%. Risultati modesti in assoluto, ma che diventano negativi se si considera che sono stati e saranno conseguiti in un contesto favorevole senza precedenti (tassi, cambio, prezzo del petrolio, liquidità Bce), senza il quale saremmo ancora con il segno meno davanti. Quarto: il decisionismo di Renzi in materia di legge elettorale e riforme istituzionali non paga. Non perché gli italiani la pensino come Terza Repubblica, che nel merito ha smontato sia l’Italicum che il nuovo Senato, ma perché – a torto, sia chiaro – non considerano prioritario il tema.
Dunque, vedremo cosa uscirà dalle urne. Una cosa è certa: Renzi ha commesso l’errore – che gli deriva da quello di voler essere anche il segretario del Pd – di politicizzare l’appuntamento elettorale. Lo fece con le europee, gli ha detto bene e ci ha campato sopra per un anno, ma ora potrebbe anche doversene pentire. In tutti i casi sgombriamo preventivamente il campo da paralleli impropri: la vittoria di Cameron e l’Italicum di Renzi. Si è scritto che i Tory hanno vinto le elezioni con il 36% dei voti, e nessuno ha gridato allo scandalo. Ma lo storico maggioritario inglese non ha nulla da spartire con l’Italicum, e i candidati conservatori (tutti scelti dagli elettori) hanno conquistato 330 collegi uninominali, e se Cameron non disponesse della maggioranza assoluta, adesso sarebbe al lavoro per formare un governo di coalizione, senza dover ricorrere al ballottaggio tra le prime due liste. Detto questo, rimaniamo dell’idea che un sistema, il first-past-the-post, in cui un partito (Ukip) che prende quasi quattro milioni di voti pari al 12,6% e porta a casa un solo seggio mentre un altro (lo Snp) ne ottiene 56 con solo il 4,7%, sia a dir poco bizzarro, e comunque non rispondente al dna italiano. Una cosa, invece, è vera e non si è detta: il pragmatismo a-ideologico di Renzi – a volte usato bene, altre male, ma questo è un altro discorso – lo rende molto più somigliante a Cameron che ai laburisti. E non solo a quelli un po’ radicali di Miliband, ma anche a quelli riformisti di Blair. E questo elemento di genetica politica vedrete che, dopo le regionali, terrà banco. Ma ci torneremo a giugno, quando il quadro politico sarà costretto a fare i conti con il risultato elettorale.(Enrico Cisnetto dal sito http://www.terzarepubblica.it)

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Programma elettorale

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2012

Un tema che mi è caro e non cesso mai di richiamarlo è quello dei due diritti: alla vita e a vivere. Abbiamo fatto di tutto per tenere in piedi il diritto alla natività come un bene supremo e irrinunciabile, e questo mi sta bene. Abbiamo fatto, invece, poco o nulla per l’altro parimenti importante diritto: a vivere.
Sono diritti che abbiamo, sistematicamente, preclusa la loro continuità come se il primo fosse importante e il secondo ininfluente.
Questa è una deformazione intellettuale di cui sono complici gli stessi filoni culturali delle epo-che passate e che pedissequamente abbiamo ripor-tato ai nostri tempi senza un serio giudizio critico più per convenienza che per convincimento.
Quando i partiti politici italiani hanno prean-nunciato i loro programmi mi sono fatto avanti chie-dendo loro d’incentrare il loro progetto sul diritto a vivere che significa per tutti indistintamente:
assicurare l’assistenza sanitaria gratuita;
assicurare un tetto sotto cui ripararsi;
un lavoro;
una pensione dignitosa;
un’istruzione adeguata;
l’accesso alle fonti nutrizionali
A chi mi obiettava che ci mancano le risorse ho risposto che avremmo potuto attingere dai 200 e passa miliardi di euro di evasioni fiscali, dai mancati contributi previdenziali e assistenziali derivanti dal lavoro in nero, dai 70 miliardi di sprechi, dagli esor-bitanti costi delle rappresentanze istituzionali e vi ho aggiunto, considerato che è l’Europa a volerci ren-dere virtuosi, che si facciano pure carico delle spese della difesa e degli esteri e facciano i passi adeguati per darci leggi comuni sulla sicurezza, sulla giustizia e sul fisco. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sentenza consulta su referendum elettorale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2012

Manovra di accerchiamento della classe lavorat...

Image by emilius da atlantide via Flickr

La sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato le due richieste di referendum abrogativi relativi alla legge elettorale vigente, per Camera e Senato, può essere condivisa o meno, ma va rispettata. – ha dichiarato il Consigliere Regionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – Certo, il cosiddetto porcellum produce un Parlamento di “nominati” e questo è, indubbiamente, un oltraggio alla democrazia, ma correggere quello che non va nell’attuale legge elettorale non è certamente difficile. È importante la volontà politica di ridare voce e forza al voto della gente.Il Partito Pensionati – ha proseguito Fatuzzo – ritiene che una significativa correzione dell’attuale legge elettorale possa essere fatta rapidamente, introducendo la preferenza unica ed altre modifiche di carattere tecnico, questo potrebbe rispondere al desiderio di oltre un milione di cittadini che hanno sottoscritto i referendum ad avere una legge elettorale che consente agli elettori di scegliere veramente i loro rappresentanti, e subito dopo si vada al voto.Il Partito Pensionati – ha concluso Fatuzzo – non ritiene neppure lontanamente che la Consulta possa avere avuto o accettato pressioni di sorta ma che abbia agito secondo coscienza, nel rispetto dell’alto mandato a cui è che deve preoccupare, a giudizio del Partito Pensionati, è un’azione “inciucista” dei grandi partiti.

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Referendum contro legge elettorale: adesione

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2011

LA CdD ha valutato positivamente l’iniziativa presa a livello nazionale da 16 importanti intellettuali, costituzionalisti, scrittori e scienziati, che hanno costituito il “comitato promotore per il referendum contro la legge elettorale” per ridare ai cittadini la sovranità, attraverso la quale eleggere-scegliere i parlamentari, archiviando l’attuale legge, non a caso definita “porcellum”, che ha prodotto un Parlamento di “nominati”, lontani dai cittadini, dai quali non derivano il loro mandato, ma vicini e totalmente “dipendenti” dal potere di chi li ha scelti, nelle oligarchie romane, per metterli in lista. Noi aderiamo convintamente e concretamente alla raccolta firme che dovranno essere consegnate al comitato nazionale entro il prossimo 30 settembre 2011 perchè è un’iniziativa sicuramente tesa a ripristinare regole democratiche e molto vicine al nostro dettato costituzionale. Siamo sempre più convinti che bisogna restituire ai Cittadini la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento. Quest’altra battaglia bisogna, da subito,intraprenderla con impegno per cambiare questa legge elettorale nazionale in primis per il ripristino da subito delle preferenze, che vuoi o non vuoi resta l’unico vero strumento di scelta e di democrazia a favore degli elettori. E’ il momento di restituire concretamente ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e farla finita con i tanti politici nominati solo in virtù di buoni e probabili servili rapporti con i poteri romani, sicuramente non sono espressione della “cosiddetta democrazia partecipata”. Il recupero del rapporto cittadino-eletto deve essere una vera priorità per riavvicinare al voto i tantissimi elettori delusi da tante personalità politiche che continuano a far prosperare le loro fortune solo su vane promesse e d’altra parte questa profonda crisi socio economica del nostro Paese, ove ancora c’è ne fosse bisogno, ne è il vero testimonial. Per sostenere questa raccolta firme, mettiamo a disposizione del Comitato per il referendum sulla legge elettorale i nostri aderenti su tutto il territorio provinciale e non solo, certi di poter cancellare le tante disfunzioni della normativa vigente. L’obiettivo primario in questo momento è eliminare concretamente le tante aberrazioni del cosiddetto ‘Porcellum’ perchè su un risultato positivo referendario, il Parlamento dovrà approvare prima delle prossime elezioni una legge elettorale che restituisca agli elettori la possibilità di scelta e garantisca la presenza delle varie culture e tradizioni politiche, a prescindere di quale modello elettorale sarà. (Salvatore Lucà)

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Appello elettorale di Pierluigi Bersani

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

“Cara elettrice, caro elettore, siamo a pochi giorni dalle elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011. In ciascuna delle città e delle province dove si voterà non mancheranno le buone ragioni per sostenere schieramenti e candidati di centro sinistra, progressisti e civici e per dare sostegno alle liste del Partito Democratico. Il voto avrà un valore particolare per una città come Milano, una grande capitale morale, culturale, economica. Punta di diamante del Paese per l’innovazione, la moda, l’economia, la creatività. Come oltre il 70% dei cittadini pensa, Milano merita una guida diversa, che sappia occuparsi dei suoi problemi: la vivibilità, il traffico, i servizi alla persone, il lavoro e il costo della vita, le grandi sfide del cambiamento. Dare a Milano una nuova guida alla sua altezza, che la rispetti e la rappresenti: è quello che può garantire Giuliano Pisapia. E tanto più sarà forte il Partito Democratico tanto più Milano tornerà ad essere all’altezza del suo nome, della sua tradizione, dei suoi cittadini. Il voto a Napoli ha un doppio valore: dare alla città una guida credibile che riesca ad affrontare problemi seri come i rifiuti, il lavoro, la sicurezza e la vivibilità. Una guida autorevole come Mario Morcone capace di amministrare bene e di essere libero di agire in autonomia, rilanciando valori come la solidarietà, l’accoglienza, il buon vivere. Ma il voto a Napoli è importante anche per lanciare un segnale a tutta l’Italia della capacità del Sud di uscire dalla palude in cui è stato relegato dall’attuale Governo. Con quante promesse Berlusconi, a cominciare dalla risoluzione del problema rifiuti o dall’incremento dell’occupazione, ha ingannato i napoletani. Un voto per la città, un voto per l’Italia, qui è più vero che altrove: il centrodestra qui tenta la sua disperata resistenza. Napoli ha diritto alla sua riscossa. L’Italia vive un momento difficile. Difficile soprattutto perché non si riesce, non dico a risolvere, ma nemmeno a discutere davvero i gravi problemi sociali che si sono affacciati e che si acuiscono. Il lavoro, innanzitutto; la disoccupazione e la precarietà dei giovani, la crisi delle piccole imprese, i redditi di famiglie e pensionati che si impoveriscono, i consumi che calano. Si stanno indebolendo i servizi, dalla scuola, alla sanità, alla giustizia per i cittadini. I comuni mancano di risorse per le politiche sociali e per investimenti immediati che diano un po’ di lavoro. Ma in Italia si parla d’altro. Questo è il problema. Il governo è di fatto paralizzato, il Parlamento è paralizzato. Tutto gira attorno ai problemi e alle battaglie personali del Presidente del Consiglio. Si bloccano cosi le grandi energie e le enormi potenzialità che l’Italia possiede. Diventa impossibile fare quello che si dovrebbe fare: una svolta di politica economica e sociale e un piano di riforme vere che rimettano in movimento l’economia e l’occupazione.
La deformazione continua della nostra democrazia cancella dalla scena e dall’agenda del governo i problemi concreti dei cittadini e le vere priorità del Paese. Le elezioni amministrative non cambiano i governi nazionali. Queste elezioni amministrative, tuttavia, possono e devono dare un segnale chiaro: cosi non si può più andare avanti. Bisogna cambiare strada e occuparsi finalmente del futuro dei nostri figli e del nostro paese. Anche il tuo voto può dare questo segnale”.

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Il Governo per il Sud: manovra elettorale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

l ministro Raffaele Fitto, martedì scorso, durante la trasmissione Ballarò, lo ha annunciato in pompa magna: per il Sud il governo varerà a giorni un nuovo piano di 100 miliardi di euro. La campagna elettorale si avvicina e il Sud, si sa, è uno straordinario bacino di voti, così arrivano puntuali le promesse da marinaio di Berlusconi, strombazzate dai suoi adepti. Ma siccome poi ci accusano di essere la solita opposizione malfidata e menagrama, abbiamo atteso con pazienza la carta, quella che, dice un vecchio adagio, canta. E così oggi, in anteprima, vi mostriamo il decreto legislativo strombazzato dal ministro Fitto, varato proprio ieri dal Consiglio dei Ministri. Abracadabra, ecco il piano dei miracoli. La Campania soffoca sotto un mare di rifiuti? L’Abruzzo ancora piange le sue macerie? La Sicilia, la Sardegna, la Puglia, la Basilicata ed il Molise annaspano? Niente paura. Mago Merlino Berlusconi e Raffaele Fitto Perceval hanno preparato nel pentolone presidenziale, dove tutto entra e nulla esce, la pozione magica: un pizzico di infrastutture, un po’ di giustizia, una manciata di talento, una spruzzatina di università e ricerca e la fregatura per il Sud è servita, con gioia e giubilo di Umberto Bossi Maga Magò. Fuor di metafora favolistica, lasciamo la parola alla carta. Cosa c’è dentro il nuovo Piano per il Sud varato oggi dal Consiglio dei Ministri? 100 miliardi di euro per finanziare nuovi investimenti per il Mezzogiorno? No, ed era prevedibile. Nello “Schema di attuazione del Piano nazionale per il Sud” si parla, di tante iniziative: infrastrutture per lo sviluppo, scelta di qualità e formazione professionale per la valorizzazione dei talenti, università e ricerca – e dire che già nel ddl Gelmini avevano dato in quanto a balle su questo – servizi pubblici locali, sicurezza e giustizia, riforma degli incentivi all’investiment e persino di Banca del Mezzogiorno. Insomma un bel libro di favole per il Sud, un entusiasmante ed esilarante libro dei sogni, ma delle risorse che dovrebbero finanziare tutto questo non c’è traccia alcuna, non un numero, non una parola, se non che la costruzione dei nuovi edifici scolastici dovrà essere finanziata con le risorse messe a disposizione dagli enti di previdenza ed assistenza. Robe da pazzi. Sulla costruzione dei nuovi edifici scolastici scorre un fiume di parole. Su questo punto, il documento parla chiaro, anzi chiarissimo, recita testuale: “le risorse necessarie alla realizzazione dei nuovi interventi (i nuovi edifici scolastici, ndr) potranno essere assicurate dagli investimenti coordinati degli enti di previdenza e di assistenza sociale, che individueranno le risorse necessarie allo scopo”. Insomma, l’unico punto del documento dove si indica chiaro e tondo dove e come si dovranno reperiranno le risorse è quando si rimanda ad altri di reperirle. Favoloso. Abbiamo cercato come cani da tartufo soldi, sghei, cifre, stanziamenti, insomma quel denaro che sarà pure vile ma fa girare il mondo e l’economia. Abbiamo spulciato, letto e riletto riga per riga ma niente, nada, nisba. Di altri soldi non c’è traccia ed anche se, nella nota informativa di cui siamo entrati in possesso sulla delibera di programmazione del Cipe si legge che dovrà definire i criteri di riprogrammazione delle future risorse, l’unica cosa che si capisce è che si continuerà ad attingere ai già attinti e strattinti Fondi Fas, i famigerati fondi per le aree sottoutilizzate. Una vera novità strabiliante ed innovativa per questo Governo, non c’è che dire. Nella nota informativa si legge, infatti, “Riduzioni delle assegnazioni FAS 2007-2013. Vi risparmiamo, per carità cristiana, l’inutile tabella. Degli altri 95 miliardi e rotti di cui si parla non c’è traccia. Si blatera di una serie di interventi di carattere procedurale che non sappiamo se, come e quando saranno fatti. Aspettiamo di vedere cosa accadrà in seguito, ma il piano per il Sud strombazzato da Berlusconi rischia di non esistere o di esistere come l’ennesima bufala fatta da un governo inutile ormai arrivato, con tutta evidenza, alla fine dei suoi giorni. (fonte Idv)

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Nuova legge elettorale? Facciamola subito

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

Non ci vogliono né governi nuovi, né ministri diversi, né alternative a Palazzo Chigi per approvare una nuova legge elettorale: basta una propostina di legge alla Camere, ed il voto favorevole della maggioranza dei deputati e senatori. Se questa maggioranza c’è, esca fuori, e la legge può essere approvata in pochi giorni. Se non c’è, se questa strabenedetta maggioranza non esiste, non sarà un esecutivo alternativo all’attuale, comunque composto, a crearla dal nulla….

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Rotto patto elettorale elezioni sono d’obbligo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2010

“Casini è uomo politico abile ma l’area che ieri si è astenuta alla Camera più che un’area di responsabilità è un’area politicamente equivoca. Quando si rompe il patto approvato dagli elettori  responsabile e obbligato è rivolgersi ai cittadini, non fare inciuci. Votare non è né un’anomalia tantomeno una follia, come dice Casini, in democrazia è solo una normalità di cui nessuno deve avere paura. Per non votare servirebbero fatti chiari da parte di coloro che sono stati eletti sulla base di un programma condiviso ed apprezzato dagli elettori”. Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, commenta le dichiarazioni dell’onorevole Pier Ferdinando Casini sulla situazione politica.

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Greenpeace e il nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2010

«I risultati elettorali sono ormai definitivi. – Commenta Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace-  Tutti i governatori appena eletti hanno dichiarato in campagna elettorale di non volere il nucleare nelle proprie regioni: sette di loro hanno detto di essere contrari ai piani nucleari del governo, gli altri sei hanno dichiarato che comunque la loro regione non  avrebbe ospitato una centrale». «Le promesse della campagna elettorale non sono parole al vento: sono impegni.- Continua Lepore- I cittadini hanno votato nella consapevolezza che il territorio in cui vivono non sarebbe stato umiliato e messo a rischio dalla realizzazione di una centrale nucleare». «Ci aspettiamo quindi che i nuovi governatori rispettino i propri elettori mantenendo gli impegni e opponendosi a qualsiasi tentativo del governo di portare il nucleare nelle loro regioni e che si impegnino affinché vengano riconosciute e difese le legittime competenze delle regioni in materia di energia e nucleare» conclude Lepore.

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Cortei pdl e giunta Alemanno

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Dichiarazione di Riccardo Magi – segretario Radicali Roma e candidato per la lista Bonino Pannella alle elezioni regionali nel Lazio: “Con i due cortei del Pdl di oggi il protocollo d’intesa per la  disciplina della campagna elettorale, solennemente firmato dai maggiori partiti il 19 febbraio scorso nella riunione presieduta dal prefetto Pecoraro, con i vertici del Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Roma, della Questura, della Guardia di Finanza, con il Comandante della Polizia Municipale, con i rappresentanti della giunta comunale e regionale, è definitivamente carta straccia. In quel documento sottoscritto appena un mese fa anche dai rappresentanti del Pdl “gli intervenuti si impegnano a non effettuare cortei nel periodo della campagna elettorale”. Già in passato abbiamo sollevato il problema di incostituzionalità dell’applicazione di tali protocolli ma il sindaco Alemanno si è pronunciato per una “rigida applicazione degli stessi anche perchè chi lo ha firmato rappresenta il 95% delle forze politiche e sindacali e anche chi è fuori dal protocollo si deve attenere ad esso”, e più di un corteo è stato impedito.  All’assessore alle politiche della mobilità chiediamo di conoscere in base a quale norma sia stato stabilito l’utilizzo gratuito della metropolitana nelle stazioni interessate dal corteo, a quanto ammonti il “pagamento congruo” effettuato dal Pdl per questo “servizio” e quale sia la procedura affinché anche le altre forze politiche possano richiederlo. Il fallimento dell’amministrazione comunale è totale anche nel far rispettare l’affissione negli spazi assegnati alle liste, nel sanzionare le affissioni selvagge dilaganti e nel rimuoverle, come sarebbe suo obbligo per legge”.

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Propaganda elettorale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2010

In vista delle elezioni regionali e amministrative del 28 e 29 marzo 2010, e degli eventuali turni di ballottaggio previsti per aprile, il Garante della Privacy, con provvedimento pubblicato nella G.U. n. 43 del 22 febbraio 2010, ricorda le prescrizioni cui devono attenersi partiti politici, comitati promotori, sostenitori e candidati, per l’utilizzo dei dati personali dei cittadini ai fini di comunicazione politica e propaganda elettorale. Fino al 31 maggio 2010 è consentito utilizzare i dati contenuti nelle liste elettorali per esclusivi fini di propaganda elettorale, senza che sia necessario il preventivo consenso dei cittadini, ma solo se i dati sono raccolti direttamente da pubblici registri, elenchi, atti o altri documenti conoscibili da chiunque e se il materiale propagandistico è di dimensioni ridotte. I titolari di cariche elettive possono utilizzare dati raccolti nell’ambito delle relazioni avute con cittadini ed elettori. Decorsa la data del 31 maggio, partiti, comitati promotori, sostenitori e candidati possono continuare a trattare i dati raccolti lecitamente, per esclusiva finalità di selezione di candidati, propaganda e comunicazione politica, solo se informeranno gli interessati entro il 31 luglio 2010; in caso contrario, i dati dovranno essere cancellati. È necessario il consenso per particolari modalità di comunicazione, come sms, e-mail, mms, per telefonate preregistrate e fax; lo stesso nel caso si utilizzino dati raccolti su Internet o ricavati da forum o newsgroup, e liste di abbonati ad un provider. Non sono in alcun modo utilizzabili: gli archivi dello stato civile; l’anagrafe dei residenti.

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