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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘elezioni politiche’

Elezioni politiche: Italiani all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

In seguito alle ultime vicende politiche da cui si evince un probabile ritorno alle urne, ho depositato una interrogazione a risposta scritta al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed al Ministro dell’Interno concernente la questione dell’allineamento dei dati AIRE con quelli dell’ANPR (Anagrafe nazionale popolazione residente).
Infatti, sto lavorando per un miglior funzionamento del voto all’estero a cominciare dalla correzione degli errori degli indirizzi degli aventi diritto al voto, in modo che non si commettano errori nell’invio dei plichi elettorali, soprattutto in previsione di un ritorno alle urne a breve termine. Quindi, anche se non ci sarà il tempo di riformare la legge sul voto all’estero, spero che vengano presi in considerazione almeno questi piccoli accorgimenti che permetteranno una maggiore efficienza ed efficacia nel garantire il diritto di voto all’estero.Nel testo dell’interrogazione, ho evidenziato che ” in occasione delle scorse elezioni politiche, ho potuto personalmente constatare l’esistenza di tali discordanze (tra elenchi AIRE ed elenchi ANPR) che provoca disagi agli elettori e spreco di danaro con l’invio di plichi elettorali presso indirizzi non reali”. Per tali ragioni, ho chiesto ai ministri competenti “quali iniziative intendano adottare i Ministri interrogati, nella loro sfera di competenza, per fare in modo che l’allineamento dei dati in questione sia effettivo e venga garantita la massima coerenza degli elenchi elettorali”.

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Aggiornamento sulle elezioni politiche italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager. Le elezioni italiane hanno rispettato le previsioni che prevedevano la vittoria del centrodestra, ma hanno sorpreso su due dimensioni: M5S ben sopra il 30% e Lega vicina al 20%. In pratica il voto ‘anti-establishment’ supera il 50%. In questo scenario, non esiste una coalizione di governo naturale (e quella tra M5S e Lega è aritmetica ma politicamente impervia).
Scenari. Almeno in prima battuta, sfuma l’ipotesi di un avere Antonio Tajani o Paolo Gentiloni come premier di governi politici. Inoltre, la forza dirompente del M5S, di gran lunga il primo partito, “impone” la seria considerazione di partecipare al Governo in un ruolo primario. Dato che nessuno dei partiti vincitori ha i numeri sufficienti a governare, saranno comunque determinanti le scelte dei partiti perdenti (PD e Forza Italia): dalla loro reazione (compatta o disgregata) dipenderà la fattibilità di una soluzione incentrata sul Centrodestra o sul M5S. I prossimi sviluppi sono i seguenti: l’elezione dei presidenti di Camera e Senato è prevista per il 27 marzo. In quell’occasione si comprenderà il ventaglio delle soluzioni possibili in assenza di una maggioranza assoluta che possa correre da sola alla guida del Paese. Tre settimane, quindi, durante le quali è lecito attendersi dichiarazioni di ogni tipo da parte di tutti gli attori politici, tranne che dal Quirinale, il quale inizierà le consultazioni per la formazione del nuovo Governo solo ad aprile.
Mercati. Come anticipato la scorsa settimana, immaginando la vittoria del centro-destra come lo scenario più probabile, il dato dirimente per immaginare la reazione dei listini sarebbe stato proprio quello relativo al partito che avrebbe raccolto la maggioranza relativa all’interno della coalizione. Al momento, le reazioni dei mercati sono contenute: Piazza Affari scivola dell’1%, il differenziale BTP-Bund è in allargamento nell’ordine di 7punti base, un atteggiamento più cauto ma ordinato. L’incertezza degli esiti e lassi temporali ignoti difficilmente sono amici dei mercati. Inoltre aumentano al margine le probabilità di instabilità politica (anche se nuove elezioni sono improbabili) e/o di frizioni con l’Europa sulla futura politica di bilancio. Questi fattori possono premere sui premi di rischio richiesti dal mercato sugli asset italiani, in particolare sullo spread BTP-Bund che potrebbe testare 150-160pb prima di rivelarsi occasione d’acquisto. Tuttavia, se l’Europa riprenderà la via dell’integrazione ora che la Germania ha un governo, anche bond ed azioni italiane ne beneficeranno.

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Elezioni politiche 2018: Gli onorevoli cittadini ritornano più forti

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

Nel nuovo parlamento, che in questi giorni si formerà nei dettagli e che avrà il punto di riferimento solenne il giorno in cui i neo eletti, faranno il loro ingresso, nelle aule di Monte Citorio e di Palazzo Madama, per i primi adempimenti formali con l’elezione dei presidenti delle due camere e altri conseguenti incarichi, gli eletti del Movimento Cinque stelle alla loro seconda esperienza come partito di maggioranza sarà nuovamente al centro dell’attenzione dei commentatori politici di tutto il mondo. Sono entrati, tanto per intenderci, “i cittadini” che respingono l’idea di farsi chiamare “onorevoli”. Non è, tuttavia, la sola differenza che si può notare. I grillini hanno un progetto politico proiettato al cambiamento dell’attuale sistema paese e sfidano i partiti tradizionali a un gesto di coerenza se è vero, com’è vero, che ciascuno di essi in campagna elettorale ha invocato maggiore giustizia sociale, il modo di dirimere il conflitto d’interessi, la crescita e lo sviluppo del paese attraverso il rilancio dell’economia e del mondo produttivo, la riforma della giustizia, ecc. Sono tutti temi che abbiamo sentito e risentito da decenni e come dalla logica gattopardesca sono diventati dei portabandiera per “tutto cambiare per nulla cambiare”. Ora dobbiamo voltare seriamente pagina, ma ci riusciremo? C’è un detto che se collegato alla politica ci inquieta ed è quello che “gli ultimi saranno i primi”. Mi riferisco alla coalizione di centro destra che sulla carta ha la maggioranza e che per questa sua caratteristica, con molta probabilità, vedrà affidato il mandato di formare un nuovo governo dal presidente della Repubblica. Sarà un vulnus politico molto grave, sia pure formalmente corretto, perché le urne hanno decretato ufficialmente un vincitore e un perdente e non si può non prenderne atto di là degli escamotage elettorali inventati di sana pianta da un certo signore che si Chiama Berlusconi e da un Matteo Renzi con un partito che solo pochi anni fa aveva raggiunto il 40% dei consensi è ora è sceso al di sotto del 20%.

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Elezioni politiche: i leader più insultati

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

La campagna elettorale è nel vivo, programmi e candidati sono stati pubblicati, ma come stanno rispondendo gli italiani?
D-Link, azienda leader nel settore della tecnologia wireless e del networking, prosegue la campagna #ConnettitiResponsabilmente, con la quale vuole promuovere un utilizzo responsabile della connettività e incentivare un comportamento positivo online. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati analizzati quasi 2 milioni di contenuti (tweet e commenti) legati alle elezioni 2018. Si tratta di messaggi verso i candidati, i partiti o verso altri elettori e ciò che emerge è che il 38% di questi (circa 750.000) è connotato da negatività e ben 135.000 contengono volgarità o insulti espliciti. I messaggi che augurano la morte (o minacciano di uccidere) sono più di 15.000, quelli che contengono riferimenti alla violenza quasi 19.000. Solo l’11% dei contenuti è etichettabile come positivo. Prendendo come base solo i commenti con insulti e volgarità, scopriamo che l’elettore più “arrabbiato” è uomo (68% contro il 32% delle donne) e vive nel Lazio (che nonostante produca meno contenuti in termini assoluti, precede la Lombardia di ben 6 punti).
Facendo, invece, un rapporto su tutti i contenuti su base regionale, deduciamo che sono più scontenti gli abitanti del centro nord: l’Emilia Romagna conta il 29% di contenuti negativi rispetto a quelli prodotti, Toscana 28%, Lazio 26%, Lombardia 25% e Piemonte 25%.
Ma verso chi è indirizzato l’odio online? Il leader di partito più preso di mira è Silvio Berlusconi, che è destinatario del 23% degli insulti personali online, seguito da Salvini e Renzi entrambi al 21%. Ci si accanisce meno sulle persone di Di Maio e di Grasso (rispettivamente a quota 11% e 8% delle ingiurie).
La classifica cambia se analizziamo l’astio verso i partiti politici: da questa prospettiva l’accanimento è indirizzato al PD (39%) e al M5S (34%). A seguire Lega (12%), Casapound (5%) e, per ultima, Forza Italia 4%. I momenti più critici di questa campagna sono stati:
4 gennaio (sacchetti bio), 10 gennaio (Berlusconi supporta la candidatura di Fontana), 18 gennaio (cambio del simbolo M5S), 29 gennaio (presentazione delle liste), 3 febbraio (fatti di Macerata), 12 febbraio (Museo Egizio).“Questi dati sono drammatici perché evidenziano come si stia diffondendo una dialettica della violenza che viaggia soprattutto online. Ormai non è più possibile fare a meno di internet ma proprio per questo bisogna capire che non ci può più essere distinzione tra un comportamento online e offline, le conseguenze sono sempre reali” ha dichiarato Stefano Nordio, VP D-Link Europe. La campagna #ConnettitiResponsabilmente proseguirà nel 2018, affrontando anche altre tematiche legate alla responsabilità online, per promuovere una maggiore educazione digitale.
L’analisi è stata realizzata con il tool Crimson Exagon. Sono stati presi in esame tutti i contenuti pubblicati online (in Italia e in italiano) dal 1 gennaio 2018 al 12 febbraio 2018 su social media, blog, forum e piattaforme di condivisione contenuti.
Gli argomenti in esame sono quelli legati al tema delle elezioni politiche 2018, ai partiti politici e ai rispettivi leader. Grazie al tool è possibile analizzare, scremare e raggruppare contenuti a seconda di specifiche parole chiave, argomenti e sentiment delle conversazioni.
A seguire è stato fatto un processo di verifica qualitativa manuale. Per maggior informazioni: http://www.connettitiresponsabilmente.it

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Elezioni politiche del 4 marzo: prepariamoci alla lotta

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

Il programma del prossimo governo lo stanno scrivendo a Bruxelles. Comunque vada dovremo fare i conti con il “pilota automatico” dell’Unione Europea. Queste elezioni somigliano ad una sorta di ricreazione, quando saranno finite ed a prescindere dal risultato, metteranno mano di nuovo ai conti pubblici per approvare un’ulteriore manovra finanziaria lacrime e sangue. La Commissione UE aspetta il 4 marzo come la celebrazione di un rito inevitabile in un sistema formalmente democratico come il nostro, ma già prepara il programma per il nuovo governo, indipendentemente da chi sarà il prossimo presidente del Consiglio.Le maggiori forze politiche in campo non hanno programmi effettivamente alternativi, né mettono in discussione il controllo ferreo che la Commissione di Bruxelles esercita sulla nostra politica economica. Già dal 2012 è stato inserito in Costituzione l’articolo 81 che impone la parità di bilancio e pregiudica pesantemente la libertà di azione dei governi e del parlamento. Entro il 2019 è prevista poi l’entrata in vigore del fiscal compact, cioè la riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL di almeno 1/20esimo ogni anno: l’Italia sarà pertanto costretta ad una manovra di tagli ai conti pubblici di 40/50 miliardi ogni anno per vent’anni!Tutte le voci della nostra economia sono purtroppo da tempo sotto il ferreo controllo dei commissari europei ed i margini effettivi di autonomia sono ormai impercettibili: difficile sperare che cambi qualcosa se non si rimettono in discussione questi vincoli e non si rompe la gabbia nella quale siamo intrappolati. Questo vale per i tagli ormai strutturali al sistema sanitario, alla scuola pubblica, ai servizi sociali, ai trasporti, ecc. che hanno comportato un pesante processo di privatizzazione dei servizi essenziali e l’aumento delle disuguaglianze. Vale per l’aumento dell’età pensionabile e lo smantellamento della previdenza. Vale per l’abbassamento delle tutele sul lavoro e la diffusione del precariato, previsti dal Jobs Act. Vale per l’abbandono di qualsiasi programma di edilizia residenziale pubblica e la vendita di quel che resta del patrimonio immobiliare con il decreto Lupi. Vale per i contratti dei lavoratori pubblici, rinnovati con clamoroso ritardo in modo indecente. Vale per la diffusione del lavoro schiavistico nelle campagne e per lo sfruttamento fuori da ogni regola in molti settori come la logistica. E vale finanche per la mancata capacità di intervenire efficacemente a tutela del territorio e per far fronte ai periodici disastri ambientali, dai terremoti alle alluvioni, che stanno colpendo il nostro paese.Mettere i conti pubblici in ordine è il mantra con il quale hanno governato le destre e le sinistre di questo paese negli ultimi vent’anni, con l’idea che questa sarebbe stata la strada maestra per ridare fiducia ai mercati. Ma tutta questa fiducia nei mercati ha trasformato l’Italia in uno dei paesi con il più alto tasso di disuguaglianza d’Europa, con oltre il 30% della popolazione residente a rischio povertà o esclusione sociale (dati ISTAT dicembre 2017).Con le disuguaglianze cresce la guerra tra poveri. I tagli allo stato sociale, la frammentazione delle condizioni contrattuali, la sottoccupazione e l’abbandono delle periferie e di molte aree interne del paese hanno riempito il paese di rancore e favorito la diffusione del razzismo e della guerra tra poveri. Si è creato così un clima che nasconde le cause vere dei problemi sociali e tutte le diverse formazioni politiche hanno provato a sfruttare la paura e l’insicurezza sociale. La rabbia che cresce tra chi è in difficoltà viene canalizzata verso i migranti, ottenendo il doppio effetto di stabilizzare il sistema e far crescere la destra xenofoba. I valori dell’uguaglianza e della giustizia sociale che sono ancora scritti nella nostra Costituzione, che siamo riusciti a difendere con la vittoria del referendum del 4 dicembre 2016, sono di nuovo fortemente sotto attacco. Non peggiorano soltanto le condizioni di vita ma assistiamo ad un pesante scivolamento e degrado della vita sociale. Gli spazi di democrazia e le libertà vengono messi in pericolo. Il divario di genere aumenta, a partire dal differenziale salariale.Quando aumentano le difficoltà sociali si abbassa la guardia anche di fronte ai valori più sacri, come quello della pace. L’ultimo governo ha chiuso la legislatura inviando un contingente militare in Niger: l’Italia va alla guerra ed accresce il suo potenziale offensivo, mentre la politica si gira dall’altra parte.Impedire il conflitto è il loro problema. Per garantire la prosecuzione di questo processo che ha permesso negli ultimi anni di montecitoriodestinare più di 20 miliardi per il salvataggio delle banche, altri 25 miliardi per l’industria 4.0 e la cessione di pezzi strategici dell’economia nazionale agli interessi privati, i governi che si sono succeduti hanno fortemente limitato le libertà sindacali consegnando il monopolio della rappresentanza a Cgil, Cisl e Uil. Impedire ai lavoratori di organizzarsi in forma indipendente è un obiettivo che viene perseguito sistematicamente, così come l’ulteriore compressione del diritto di sciopero. I recenti decreti del ministro Minniti hanno inasprito ulteriormente il sistema penale per chi si organizza e lotta per i propri diritti, rileggendo in chiave securitaria l’aumento del disagio sociale dovuto alle politiche neoliberiste.Le forze politiche che si contendono la possibilità di governare vivono con preoccupazione l’allargamento del conflitto sociale e la mobilitazione dei lavoratori e dei movimenti sociali. Mentre sembrano confliggere nei talk show, in realtà condividono lo stesso spirito autoritario.
Convincerci che non cambierà mai niente è la loro arma più potente. L’uniformazione dei programmi ed anche la cooptazione nel sistema di quelle forze che dovevano rappresentare il cambiamento, costituiscono una formidabile arma per convincerci che nulla mai potrà cambiare davvero. Crescono l’astensionismo ed il disincanto ma anche la stabilità del sistema. La coalizione di governo tra forze apparentemente concorrenti viene presentata come l’esito più probabile della competizione elettorale, ridotta quindi ad una commedia per abbindolare l’elettorato.In questo contesto l’USB mette al primo posto la lotta contro la rassegnazione. L’organizzazione collettiva e indipendente dei lavoratori e di tutte le componenti del nostro blocco sociale è l’arma più potente che abbiamo per condizionare la situazione. Nella campagna elettorale è importantissimo che i temi sociali e del lavoro abbiano un grande protagonismo, e che chi si candida subisca la nostra pressione ad esprimersi in difesa delle libertà sindacali e democratiche, per il rilancio dell’economia pubblica, contro le privatizzazioni e la precarietà del lavoro, contro ogni discriminazione di genere. Non possiamo lasciarli dormire tranquilli ma devono sentirsi osservati e sotto controllo: chi si candida è al nostro servizio, al servizio di noi lavoratori e cittadini, ed è a noi che deve rispondere.L’USB sarà presente in ogni città per alimentare la discussione della campagna elettorale e riportarla sulle questioni vere, per individuare cause e responsabilità della grave crisi che viviamo. Per contrastare le forze più reazionarie e difendere i valori della libertà e della giustizia sociale. Per gridare che dentro l’UE non c’è spazio per un’alternativa vera di democrazia, di uguaglianza e di pace.

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Elezioni politiche: boom del centro-destra

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

berlusconiVincerà la coalizione di centro destra, guidata da Silvio Berlusconi, con una quota di preferenze compresa tra il 34 e il 37%. Dopo le previsioni secche sull’esito delle prossime elezioni politiche (nelle quali il centro destra è favorito a 1,95, contro il 2,30 dei 5Stelle e il 2,75 del centro sinistra), riferisce Agipronews, i bookmaker vanno più nel dettaglio e indicano le percentuali di voto. Gli ultimi sondaggi danno il centro destra in vantaggio, intorno al 36%, previsione condivisa dal bookmaker SoftBet24, secondo il quale l’eventualità più probabile, data a 1,60, è che lo schieramento guidato da Silvio Berlusconi si collocherà tra il 34 e il 37%. Salire sopra questa soglia, e arrivare entro il 39%, pagherebbe 2,50. Una vittoria schiacciante, con almeno il 46% dei voti, viaggia invece a 25 volte la scommessa. Il Movimento 5 Stelle, che come da tradizione correrà da solo, si consolida invece come seconda forza politica del Paese, con un bacino elettorale previsto (la quota è 1,60) tra il 25,01 e il 27%. A 2,50 l’arrivo tra il 23,01 e il 25%, superare la soglia del 33%, invece, è un’opzione piazzata a 25,00. I quotisti, infine, confermano il possibile declino del PD e della coalizione di Matteo Renzi: si gioca a 1,60 un totale compreso tra il 23,01 e il 25%. Si sale a 3,30 per una quota tra il 25,01 e il 27%, mentre superare il 32% sarebbe un’impresa a 25,00. AG/Agipro

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Elezioni politiche: i sondaggi pubblicati su Repubblica

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

giornalismo“L’analisi politico-elettorale di Ilvo Diamanti oggi su ‘la Repubblica’ parte da due presupposti errati: il centrosinistra unito che ipoteticamente prenderebbe il 40% alle prossime elezioni, e le difficoltà del centrodestra di correre unito per ‘dinamiche di leadership’”. Lo afferma Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il sondaggio di ‘la Repubblica’ (Demos) rappresenta semplicemente la visione che questo giornale ha del Paese, ma non il Paese reale. In primis appare improbabile ipotizzare una coalizione di centrosinistra, dove il Pd di Renzi si allei con Bersani o Sinistra italiana. Basti guardare ciò che sta accadendo in Sicilia, dove in vista delle prossime elezioni regionali le coalizioni sembrano già definite, con la sinistra dilaniata, e i sondaggi all’unanimità sottolineano il netto distacco di Nello Musumeci (candidato del centrodestra unito) sugli altri candidati: Fabrizio Micari (Pd, Alleanza Popolare e Campo Progressista di Pisapia), Claudio Fava (MdP di Bersani e Sinistra italiana) e Giancarlo Cancellieri (M5S).Il centrodestra deve prepararsi ad una grande vittoria, anche perché in Sicilia scatterà il cosiddetto voto utile: i cittadini siciliani non potranno fare altro che votare per la coalizione di centrodestra, unica prospettiva credibile di governo. Votare per il M5S o per il Partito democratico (quello che ha espresso il disastro del governo Crocetta) sarebbe un inspiegabile suicidio.Così come gli italiani, alle prossime elezioni politiche nel 2018, voteranno per il centrodestra, anche qui con un voto utile, relegando il Pd a terza forza politica del panorama italiano.È proprio l’unità del centrodestra che spaventa maggiormente Pd, M5S e ‘la Repubblica’, proprio perché tutti i sondaggi, all’unanimità, confermano un trend ormai definito e costante da tempo: il centrodestra unito vince, e con ampio distacco sulle altre forze politiche”, conclude Brunetta.

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Grillo senza carne e senza pesce

Posted by fidest press agency su martedì, 30 settembre 2014

Beppe_Grillo fonte wikipediaNelle elezioni politiche del 2012 vi è stato il grande exploit del Movimento Cinque Stelle che è diventato il secondo partito del Paese. In seguito è stato numericamente ridimensionato ma di poco. La sua caratteristica è stata quella di fare un’opposizione senza compromessi forse memore degli errori commessi dall’Uomo qualunque di Giannini che per essersi alleato con i partiti tradizionali perse il consenso del suo elettorato. Questa volta, però, i suoi avversari sono riusciti a trovare l’antidoto anzitempo per condizionarlo numericamente già a livello parlamentare con i diversi transfughi. Non solo. E’ stato persino classificato dai media “un’opposizione che non conta” preferendo quella di Forza Italia e della Lega di Salvini.
A questo punto s’impone, a mio avviso, un cambio di strategia perché la protesta che ha cavalcato Grillo è una bestia famelica che si accontenta di un boccone subito e non di un lauto pasto tra qualche anno. Ma strano a dirsi è proprio Renzi, con i suoi atteggiamenti e con le sue equivoche alleanze di questi giorni ad offrire al M5S la possibilità di rimontare la china a condizione, però, che sappia cogliere l’occasione. In pratica deve far sentire forte la presenza dei suoi gruppi parlamentari, del loro impegno in commissione, della loro attività in aula non solo via web o con il blog di Grillo ma anche con i metodi tradizionali come quello di un quotidiano parlamentare, come ha fatto Brunetta per FI, e con il tenere conferenze stampa giornaliere sia presso la sala stampa parlamentare sia presso quella estera, in inglese. In altri termini l’opinione pubblica deve convincersi che il M5S è vivo e vegeto ed è capace di dire la sua su tutti i problemi del paese e di saperne indicare le soluzioni e d’essere pronto, se necessario, a governare. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Elezioni politiche in Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2010

Seguiremo le elezioni politiche in Gran Bretagna avvalendoci del prezioso apporto del periodico italiano “italoeuropeo” edito in Gran Bretagna e diretto da Filippo Baglini che ci fornisce il suo primo servizio: “Londra- Quello che non è successo in Italia, è successo in Gran Bretagna, i tre leaders dei maggiori partiti, dopo un accordo cordiale hanno deciso di giocarsi tutto in Tv. ( L’italoeuropeo seguirà le elezioni senza prendere posizione). Una vera sfida, per una paese che guarda la televisione solo per il calcio, golf, e cricket, lasciando la politica a se stessa. Ma ieri sera per la prima volta nella storia della politica inglese, e’ successo che il popolo di sua maestà è rimasto incollato al televisore. Ventimilioni di persone hanno ascoltato le parole di Gordon Brown ( laburista) , Nick Clegg(liberaldemocratico) e David Cameron ( conservatori) , che in un duello acceso e deciso e che mai e’ andato  altre le righe del rispetto politico, si sono confrontati sulle loro posizioni.   Il duello e’ partito da Manchester per tre puntate, su tre network diversi (Itv, Sky e Bbc), novanta minuti di colpi di spada , su sanita’, scuola, economia, lavoro, emigrazione, con duecento elettori in sala, a cui era stato proibito applaudire. Sulla riforma costituzionale (Camera dei Lord eletta con sistema proporzionale: liberaldemocratici e laburisti sono sulla stessa lunghezza d’onda), sugli, immigrati («25 anni di governo dei Tory e dei laburisti hanno provocato il caos», incalza Nick Clegg). Ed e’ proprio Clegg che affonda il fioretto quando prende la parola e dice che conservatori e laburisti usano parole diverse ma piu’ che si attacono piu’ sembrano uguali. Sui giornali oggi esce vincitore della prima serata politica il giovane Clegg che si e’ conquistato oltre il 40 % dei consensi, scende Cameron che ne fa solo il 26%, per il premier uscente, e c’era da aspettarselo, un misero 20 %. Il tutto e’ finito con stretta di mano e appuntamento alla prossima settimana. Noi di Italoeuropeo essendo sul territorio, seguiremo le elezioni in modo imparsiale, ma solo per informazione, faremo dei sondaggi scendendo in strada tra le persone per porre loro alcune domande riportando i risultati”. (images)

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