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“L’inerenza e l’altrove”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2016

luca vernizziMilano, giovedì 22 settembre alle ore 18:30 presso La Triennale di Milano un’ampia mostra di Luca Vernizzi dal titolo “L’inerenza e l’altrove”. La rassegna è composta da dodici opere di grandi dimensioni e dai relativi studi preparatori, ed è accompagnata dai testi in catalogo di Sandro Mancini, Elena Pontiggia ed Elisabetta Sgarbi.
“Luca Vernizzi, attivo fin dal 1968, è un artista capace di costruire atmosfere e di emozionare attraverso la padronanza di spazi, dimensioni, forme e colori. Un artista che non ha imprigionato il proprio sguardo in una torre d’avorio, ma ha mantenuto un dialogo continuo nei confronti della società e del suo tempo”. Così introduce la mostra in catalogo Claudio De Albertis, Presidente della Triennale di Milano.
Ad aprire la mostra l’opera da cui l’esposizione prende il titolo: “L’inerenza e l’altrove”, una tela monumentale (278×350), che è anche installazione: una sedia collocata a “guardare” metaforicamente il paesaggio della tela e che sembra riassumere il senso delle segrete corrispondenze dell’io e del mondo.
Le dodici opere che compongono il percorso espositivo alternano le tecniche della tempera e del collage e gli studi preparatori arricchiscono la rassegna. Il tema della mostra ruota intorno al rapporto tra l’io e il mondo, in cui “rientrano non solo le percezioni sensoriali, ma anche quelle immaginative, la realtà e l’irrealtà, l’esterno e l’interno, reciprocamente avviluppati” come narra il Prof. Sandro Mancini nel suo saggio in catalogo (ed. Skira) “Il segreto di una finestra illuminata”.
Ed è grazie alla lettura attenta e minuziosa di Sandro Mancini che si compie un percorso significativo fra le opere esposte. Nella seconda opera – il primo pannello del trittico “Destini” – assistiamo allo schiudersi della scatola raffigurante il destino, dinanzi allo sguardo veggente e trasognato del vecchio, immerso nel suo rimemorare, e a quello concentrato ed energetico del giovane adulto, proiettato verso l’attuazione dei possibili che premono in lui. Mentre il secondo è colto nel suo sforzo di scrutare gli eventi che verranno incontro a lui dal destino, il primo tiene serbata in sé la sua interiorità: si volge, forse, a una dimensione trascendente il tempo, a una possibile, irrappresentabile, vita intemporale oltre la morte, che chiama e attira a sé. Questo enigmatico rinviare si rilancia nel secondo, e ancor più metafisico, pannello, “Solstizio d’estate”. Quindi nell’ultimo pannello del trittico, “Comparse”, due motivi si contrappongono: sullo sfondo, le finestre illuminate delle case di una città rinascimentale, non però chiusa nell’ordine geometrico di un’asettica città ideale, ma viva e pulsante di creative energie umane; in primo piano, invece, un gruppo di persone, ciascuna coi suoi contorni bene definiti, osserva una misteriosa figura, umana o forse no, che pare emergere da una dimensione segreta e chiama a inoltrarsi verso un cammino sconosciuto.
La quinta opera, “Il sonno”, apre il secondo percorso ideale della mostra. In questo pannello l’inerire e il trascendere si condensano nella pregnanza dell’inconscio, con il ribollire delle pulsioni e i fantasmi del desiderio, impossibile a essere colmato: nella nostalgia angosciosa per un amore della trascorsa gioventù si schiude uno squarcio di inatteso azzurro, a evocare i paradisi perduti di Proust, custoditi nell’indistruttibile forziere della memoria.
L’ altrove può decentrare l’immediatezza del ‘qui e ora’ anche nella dimensione delle labili ombre, in cui si stempera la vividezza del vissuto. A ciò potrebbe alludere il secondo pannello del trittico dedicato alle Assenze: mentre l’osservatore si sforza di aderire alla realtà percepita, il cielo e la luna alle spalle evocano una trascendente potenza di sfuggimento dalla gabbia situazionale che lo imprigiona, e restituiscono al suo sguardo la sua inconsistente umbratilità, in un gioco di spinte e controspinte che palesano l’instabile, doloroso dimorare su questa terra e sotto questo cielo. Lo stesso tema ritorna nell’ultimo dei pannelli del trittico, la settima opera esposta (“Assenze – così come prima, dopo”). Qui la condizione umana è tratteggiata nei gesti della vita quotidiana, in tutta la sua corposa fatticità, delimitata da una genesi oscura, il momento del ‘prima’, e da un’ altrettanto misteriosa, ma solo possibile, ricapitolazione trasfigurante, il momento del ‘dopo’.
Nel terzo ciclo di pannelli, dal titolo riassuntivo “L’antico albicocco morto d’estate”, il primo ricorda come l’albicocco, che nell’infanzia del pittore fioriva e ombreggiava i giochi dei bimbi, adesso è rinsecchito sotto un perentorio sole estivo, continua a fruttificare nella memoria del pittore, dimorando in essa, sottratta al rovinoso fluire del tempo. La nuvola che interrompe l’omogenea calura di quell’opprimente cielo estivo schiude un varco a un altrove ultratemporale, di cui l’indistruttibilità esistenziale della memoria è sigillo e viatico. Nell’undicesima opera, “Neve”, ciò si ripresenta nel contrasto tra l’intatta bianchezza del senza-tempo e senza-luogo, e la nerezza screziata e corrosa di quanto è destinato a tramontare.
Infine, nell’ultima opera, “Finestra nella nebbia”, il segreto fin qui cercato prende la forma di una finestra illuminata, che squarcia il buio fitto della notte. Forse al di là di quella finestra non c’è niente, forse c’è qualcosa. Ma anche nel primo caso, quel niente cui ineriremmo e in cui sfocerebbe il rinviare all’altrove sarebbe pur sempre indicato dall’enigmatico lumeggiare attraverso la finestra, e dunque si paleserebbe in filigrana come un Nulla pregno di luminose promesse, custodente ulteriori, celate simmetrie. A esse la pittura di Luca, fin dal suo esordio artistico, dà forma e vita. (foto: luca vernizzi)

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Arte: giornata in onore di Stagnoli

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

Bagolino (BS), In occasione del compleanno di Antonio Stagnoli, lo Studio d’Arte Zanetti in collaborazione con il Collegio Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Brescia, organizza sabato 25 giugno una festa in onore dell’artista valsabbino che proprio quest’anno è approdato con la “Pala di San Rocco” alla 54a Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia, inaugurata lo scorso 4 giugno. La partecipazione di Stagnoli al Padiglione Italia della Biennale, così come l’invito di Elisabetta Sgarbi all’artista valsabbino per affrescare parte delle Case Cavallini Sgarbi di Ferrara, testimoniano una diffusione dell’opera di Stagnoli su un panorama internazionale, frutto anche del costante lavoro di valorizzazione operato dallo Studio d’Arte Zanetti che in un solo anno di attività, è riuscito a portare a Bagolino artisti di importanza nazionale quali Tullio Pericoli, Lamberto Correggiari, Ivan e Luciano Zanoni.
Il capolavoro, esposto fino al 27 novembre 2011 nella prestigiosa sede delle Corderie dell’Arsenale di Venezia, è un polittico dedicato alla Madonna della Misericordia che rappresenta una delle opere di contenuto religioso più importanti e note dell’artista, ed è stato scelto da Mario Zanetti anche per valorizzare la cultura e il territorio valsabbino.
Alla presentazione interverranno, tra gli altri, il presidente del Collegio Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Brescia Giovanni Platto, la curatrice del volume Francesca Bossini, Chiara Gatti, autrice del testo critico sulla Pala di Stagnoli e l’economista Marco Vitale, bresciano amico da anni del Maestro. A conclusione dell’incontro seguirà la visita, guidata dalla storica e critica d’arte Chiara Gatti, allo Studio d’Arte Zanetti che ospita la mostra Le maschere dell’arte a Bagolino con opere degli artisti Lamberto Correggiari e Antonio Stagnoli.

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