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Italiani sotto tutela

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

Mario Monti - Caricature

Mario Monti - Caricature (Photo credit: DonkeyHotey)

Mario Monti ed Elsa Fornero sono stati molto chiari nel dirci che loro sono stati chiamati dal Capo dello stato per togliere le castagne dal fuoco ad un governo e ad un parlamento chiaramente incapaci di amministrare la cosa pubblica e ora non vogliono essere condizionati da chicchessia e peggio ancora dagli incapaci. A questo punto emerge chiara la constatazione che ci troviamo al cospetto di una situazione davvero tragica dove un paese deve ricorrere ad una “guida fuori dalle regole” pur di uscire dal guado in cui si era cacciato. Ma il rimedio sta diventando peggiore del male che si vuole esorcizzare perché non è un’amministrazione al di sopra delle parti ma chiaramente partigiana in quanto intende tutelare in primis gli interessi sovrani dei capitali privati. e che riguardano, a ben intenderci, non più del 25% degli italiani.
Ora ci tocca, per giunta, fare la parte del figlio sciocco Bertoldino, personaggio tratto dal popolarissimo racconto di Giulio Cesare Croce nel lontano 1620, perché nemmeno l’ingenuità ci solleva dalla mancata consapevolezza della situazione in cui ci troviamo.
E la mediocrità della nostra classe politica è tale e tanta che non riesce nemmeno a far tesoro degli errori passati, in specie riferendoci alle opposizioni. Nel momento in cui, infatti, il governo Berlusconi dichiarava forfè il capo dello Stato avrebbe dovuto sciogliere le camere e indire nuove elezioni. Questo perché maggioranza parlamentare e governo erano tutt’uno e non si poteva chiudere la partita con una parte senza fare la stessa cosa con l’altra. D’altra parte anche la Spagna si era trovata nello stesso frangente e aveva scelto la via delle elezioni. Ma per l’Italia c’è di peggio. Vi era il timore che la chiamata alle urne avrebbe peggiorato il quadro politico-istituzionale con una maggioranza risicata e un governo debole. E questo perché la mediocrità si riflette anche nel “popolo sovrano” che non riesce a vedere la realtà per quella che è. E i sondaggi ne sono una controprova: il 30% dei potenziali elettori preferisce disertare le urna finendo come l’asino di Buridano che com’è noto racconta la storia di questo quadrupede che passeggiando su un prato ad un certo punto si imbatté in due bei mucchi di fieno e non sapendo quale mangiare per primo finì con il morire di fame. Gli altri continuano a confermare gli stessi partiti che ci hanno portato al dramma odierno, come se nulla fosse accaduto nel frattempo, e con la stessa dirigenza, ovviamente. Logica avrebbe voluto che una risposta elettorale l’avremmo potuta concretizzare non votando in massa i partiti di governo e di opposizione che ci hanno portati a questa situazione e preferendo gli altri che non sono rappresentati nell’attuale parlamento. Avremmo, per lo meno, ottenuto il risultato di eliminare un’intera classe dirigente che come una sanguisuga è attaccata ai partiti maggiori nutrendo la certezza di una rielezione in specie se resta l’attuale legge elettorale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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“Da moneta unica a unica moneta”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Torino al 09/03/2012 Al 14/04/2012 Via Solferino, 7,Presso: Piemonte Artistico e Culturale Mostra di vignette sull’euro umoristiche per i primi dieci anni dell’euro. La organizza il Consiglio Regionale del Piemonte a Torino, dal 9 marzo al 14 aprile 2012, nei locali del Piemonte Artistico e Culturale di piazza Solferino 7 a Torino.
La mostra “Da moneta unica e unica moneta” è stata curata dal disegnatore Dino Aloi in collaborazione con Amalia Angotti, Milko Dalla Battista, Claudio Mellana e Giovanni Sorcinelli. Oltre 200 vignette compongono la mostra che ha l’intenzione di far sorridere su un argomento particolarmente attuale e delicato, per esorcizzare e nello stesso far discutere di un problema che ci riguarda tutti.Le tavole a colori sono divise in quattro sezioni. La prima “Tracce d’Europa”, è una cronologia storica che parte dall’Ottocento, quando non si parlava di Europa unita ma piuttosto di guerra, ed arriva alla fine delle monete nazionali con l’introduzione dell’euro. In altre due sezioni “Verso l’unità europea” e “L’euro si avvicina” sono raccolte di opere di autori di tutto il mondo realizzate nel 1997, un momento in cui non si vedevano ancora le potenzialità dell’euro. Intanto, anche in paesi lontani come la Cina o le Filippine, la Russia o il Giappone, ci sono autori che disegnano l’euro, parlando di ‘moneta unica’ con sarcasmo e malizia. L’ultima sezione “Buon compleanno euro” espone tavole realizzate appositamente per l’iniziativa con l’apporto di disegnatori di tutta Europa, non solo delle 17 nazioni che hanno introdotto l’euro. Tra gli autori italiani: Bruno Bozzetto (inventore del Signor Rossi), Sergio Staino (ideatore del personaggio Bobo), Fabio Sironi (collaboratore de Il Corriere della Sera, Benny (collaboratore di Libero), affiancati da autori europei come l’austriaco Pismetrovic, i francesi Rousso e Million e il polacco Szumowsky. Il catalogo (edito da Il Pennino) contiene tutte le opere esposte ed è arricchito dagli interventi critici di Nerio Nesi e Claudio Mellana e dai colloqui con i ministri Elsa Fornero e Francesco Profumo, Emma Bonino e Romano Prodi, e con Angelo Miglietta segretario generale della Fondazione CRT e Andrea Beltratti presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo.

 

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Pensioni? No, rendite

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Il Quarto Stato

Image by gashale via Flickr

Lettera aperta al Ministro del lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero.Il dibattito in questi giorni sul tema controverso delle pensioni e il suo allacciamento all’età lavorativa rappresenta un tourbillon degno di ben altre fatiche, ma pur necessita una riflessione di merito che non va disattesa. La pensione, come si sa, è una forma di remunerazione post lavorativa che in Italia è di natura pubblica e che è erogata da Enti statali, casse di ordini professionali e private, se parliamo, in quest’ultimo caso, della previdenza complementare. Ma se vogliamo dare un altro nome e un diverso modo di considerare i contributi versati dai lavoratori per una vecchiaia senza eccessivi problemi esistenziali, allora ho trovato conveniente riesumare la parola “rendita” e assegnarle un ruolo specifico. Sono partito dall’idea che chi imbocca la strada del lavoro ha due necessità: una diretta e l’altra riflessa. La prima gli consente di vivere in rapporto alla retribuzione percepita e, la seconda, di assicurarsi un futuro nel momento in cui lascia il lavoro. In quest’ultimo caso si cerca di estrapolare da ciò che si guadagna un margine di risparmio da utilizzare per gli imprevisti (una grave malattia, un periodo di disoccupazione, ecc.) La soluzione che propongo, a questo punto, tende a contemperare le aspettative di chi lavora e ha una famiglia da sostenere, consentendogli una salvaguardia minima all’inizio ma in progressione, in corso d’opera. Sul piano pratico potrebbe configurarsi questo scenario: una trattenuta mensile che permetterebbe al lavoratore dopo i primi 10 anni di percepire una rendita pari al 20% della media retributiva riscossa in detto periodo. Le successive cadenze decennali consentirebbbero di cumulare la rendita sino a portarla, in 40 anni di lavoro, all’80% della media contributiva. A questo punto non vi sarebbero limiti d’età da rispettare e si lavora a discrezione dell’interessato. Nello stesso tempo si permette la possibilità di aggiornamenti professionali (sia con corsi serali sia sulla falsariga dell’anno sabbatico dei docenti) per migliorare il proprio profilo professionale in azienda o per scegliere un lavoro meno usurante. I vantaggi di questa scelta sono indubbi. Se ad esempio si resta disoccupati dopo 20 anni di lavoro si può sempre contare su una rendita minima pari al 40% dell’ultima retribuzione e lo Stato potrebbe sopperirvi in misura minore rispetto all’attuale sistema della cassa integrazione. L’argomento, come si può evidenziare è esposto per sommi capi ma esiste a monte uno studio particolareggiato in proposito che tende a rispondere alle varie eventuali perplessità e dubbi sull’efficacia del sistema proposto ed è anche aperto a possibili varianti e correttivi in corso d’opera. In questo modo, gentile ministro, non le toccherà più disquisire sull’età pensionabile e sulle percentuali da assegnare secondo il metodo contributi e non e all’eventuale rilancio della previdenza complementare, che non sembra trovare il gradimento dei lavoratori, concretizzando il tutto in una forma di premio assicurativo ottenibile attraverso una rendita decennale di certo più gradita se non altro per la minore durata della sua scadenza e per la certezza di coprire in questo modo eventuali imprevisti e se riscossa subito trasformarsi in un automatico incremento retributivo. E non finisce qui. In seguito illustrerò il progetto che riguarda quelle che ho chiamato le “Cittadelle del sapere”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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