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Posts Tagged ‘ematologia’

Ematologia: disponibile in Italia il farmaco biosimilare rituximab di Sandoz

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Disponibile in Italia il farmaco biosimilare rituximab di Sandoz, Rixathon®, indicato per le persone con malattie ematologiche: Linfoma non-Hodgkin, leucemia linfatica cronica, malattie immunologiche e nell’artrite reumatoide1. Rixathon ha ricevuto il via libera dell’AIFA, dopo l’approvazione da parte della Commissione Europea nel giugno dello scorso anno, con le stesse indicazioni del farmaco rituximab di riferimento.Come previsto dalle autorità regolatorie, l’approvazione si è basata su un esteso ed esauriente programma di ricerca e sviluppo comprendente la comparazione chimico-fisica, biologica, preclinica e clinica al farmaco di riferimento. Lo studio clinico di conferma ASSIST-FL2, pubblicato su Lancet Haematology, è uno studio di fase III, in doppio cieco, randomizzato, controllato, multicentrico, condotto in pazienti con linfoma follicolare in stadio avanzato non precedentemente trattato, in cui sono state confermate l’efficacia, la sicurezza, la farmacocinetica, la farmacodinamica e l’immugenicità di Rixathon® rispetto al farmaco biologico di riferimento.“Questo studio di comparazione, rappresenta uno dei più grandi studi su anticorpi monoclonali biosimilari in ematologia” commenta il prof. Pier Luigi Zinzani, dirigente medico associato di Ematologia dell’Università di Bologna. “I dati riportati dallo studio e il programma di caratterizzazione fisico-chimica e funzionale hanno dimostrato l’equivalenza terapeutica di Rixathon al rituximab di riferimento in termini di efficacia, sicurezza e tollerabilità”.
“Il nostro impegno in ematologia” spiega Manlio Florenzano, Amministratore Delegato di Sandoz SpA “è ormai decennale, considerata la disponibilità di Binocrit® e Zarzio® dal 2007, rispettivamente epoetina e filgrastim biosimilari. Sandoz è da sempre impegnata ad assicurare ai pazienti un accesso più ampio, omogeneo e tempestivo alle cure, contribuendo anche alla sostenibilità del sistema sanitario liberando risorse da utilizzare in altre aree che necessitano maggiori investimenti”.Sandoz, divisione del gruppo Novartis, è leader globale nel settore dei farmaci biosimilari, con cinque biosimilari in commercio e tre farmaci biosimilari in corso di registrazione presso l’EMA.

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Attivo fino al 15 dicembre il numero solidale 45541 a sostegno dell’Assistenza Domiciliare AIL

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

amadoriDopo il tradizionale appuntamento di solidarietà con le Stelle di Natale AIL, iniziativa promossa dall’Associazione Italiana contro le Leucemie, i linfomi e il mieloma l’8, 9 e 10 dicembre scorsi, continua l’impegno dell’Associazione a favore dei pazienti ematologici. Fino al 15 dicembre sarà possibile donare da rete fissa e mobile al 45541 inviando un SMS solidale per donare
2 € da telefoni cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali; effettuare una chiamata da telefono fisso per donare 5 € Vodafone, TWT, Convergenze e PosteMobile e
5 o 10 euro da rete fissa TIM, Wind Tre, Fastweb e Tiscali.
I fondi raccolti andranno a sostegno dell’ Assistenza Domiciliare AIL, un servizio che consente ai malati, ad adulti e bambini, di essere seguiti da personale specializzato a casa, riducendo così i tempi di degenza ospedaliera. Ogni anno sono 2.432 i pazienti che, grazie all’AIL, sono seguiti nella propria abitazione da équipe multi-professionali composte da medici, infermieri professionali, assistenti sociali e psicologi. Sono 43 in tutta Italia le Sezioni territoriali dell’Associazione che erogano questo importante servizio, in costante collegamento con l’ospedale di riferimento e in stretta collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale. Vengono curati a casa i pazienti con patologie tumorali (leucemie, linfomi e mieloma) e persino pazienti sottoposti a trapianto di midollo, che possono essere così dimessi dall’ospedale in tempi decisamente più brevi. Le cure domiciliari rappresentano quindi un vantaggio non solo per i pazienti e le famiglie ma anche per il Sistema Sanitario Nazionale, poiché si riducono notevolmente i tempi della degenza ospedaliera. L’evoluzione dell’Assistenza Domiciliare ha permesso, fra l’altro, di anticipare le dimissioni di pazienti che si sottopongono ad una chemioterapia intensiva, per dare loro modo di trascorrere a domicilio il periodo più critico del rischio di infezioni ed emorragie o per proseguire le terapie iniziate nel reparto di degenza. Obiettivi dell’Assistenza Domiciliare AIL sono:
Migliorare la qualità di vita del paziente, attraverso il suo reinserimento nell’ambiente famigliare e l’erogazione di cure finalizzate al controllo dei sintomi
Aiutare coloro che assistono il paziente a casa attraverso un supporto sociale e psicologico. I famigliari, infatti, sono parte attiva del gruppo di assistenza
Aumentare la disponibilità di posti letto nei reparti specialistici a disposizione dei malati acuti che non possono rinunciare al ricovero.

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Ematologia tra i successi degli studi scientifici e l’applicazione nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

ospedale bergamoBergamo nei giorni 11 e 12 novembre 2016 presso l’ Auditorium “Lucio Parenzan” Azienda Socio Sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Piazza OMS n. 1 si svolge il corso internazionale dal titolo “Advances in Hematology and Clinical Practice”. organizzato da Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo (F.R.O.M.), e dall’Azienda Socio-sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nonché promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Il Corso, giunto alla decima edizione, analizzerà i progressi raggiunti non soltanto nella malattie ematologiche, ma anche cardiologiche e nefrologiche, e sii discuterà di problemi inerenti la metodologia della ricerca» spiega Tiziano Barbui, della Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo. «Il tema di quest’anno è quello di affrontare le criticità che la fase attuale dello sviluppo dell’ematologi oncologica sta vivendo in termini di separazione tra i risultati che si ottengono negli studi clinici, dove stiamo vivendo una stagione in cui tantissimi nuovi farmaci sono in farse di studio per le malattie tumorali del sangue, e quella che è la pratica clinica» aggiunge Alessandro Rambaldi, della Azienda Socio-sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Sono stati invitati i tre direttorie delle tre principali riviste scientifiche del settore per discutere con loro e organizzare un dibattito su questo argomento. IL tema sarà le leucemie acute e croniche, i linfomi e i mielomi».

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Nuove frontiere per l’ematologia

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2015

schemaRoma, 10 dicembre 2015, ore 11 – 12 Senato della Repubblica, Palazzo Madama, Piazza Madama 11 Sala Caduti di Nassirya “Le nuove frontiere dell’ematologia e la sfida della sostenibilità. Le prospettive offerte dall’immuno-oncologia”. Per identificare nuove soluzioni condivise per rispondere alle esigenze di contenimento della spesa e per garantire a tutti i pazienti le migliori terapie, la Società Italiana di Ematologia (SIE) promuove un confronto con oncologi, rappresentanti dei pazienti e delle Istituzioni nella conferenza stampa su “Le nuove frontiere dell’ematologia e la sfida della sostenibilità. Le prospettive offerte dall’immuno-oncologia” Interverranno, fra gli altri, il prof. Fabrizio Pane, Presidente SIE (Società Italiana di Ematologia), il prof. Mario Boccadoro, Direttore Dipartimento di Oncologia ed Ematologia alla Città della Salute e della Scienza di Torino, il prof. Michele Cavo, Direttore Istituto di Ematologia e Oncologia Medica “L. A. Seragnoli” di Bologna, il prof. Antonio Palumbo, Direttore Clinical Trial in Oncoematologia e Mieloma multiplo alla Città della Salute e della Scienza di Torino, la dott.ssa Laura Del Campo, Responsabile Affari Generali della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), e Maurizio Gasparri, Vice Presidente del Senato. ogni anno 28mila italiani sono colpiti dai tumori del sangue. I passi in avanti nella ricerca hanno permesso di rendere croniche molte di queste patologie, che un tempo si caratterizzavano per tassi di sopravvivenza molto bassi. L’interesse degli ematologi è sempre più concentrato anche su temi di politica sanitaria. Infatti il sistema sanitario nei prossimi anni dovrà raggiungere obiettivi importanti, che richiedono equilibrio fra sostenibilità e appropriatezza terapeutica. Oggi si stanno affacciando nuove armi come l’immuno-oncologia che, dopo i successi nei tumori solidi, sta evidenziando risultati importanti anche nelle neoplasie del sangue, in particolare nel trattamento del mieloma multiplo, che ogni anno in Italia fa registrare circa 4.500 nuovi casi.

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Ematologia di precisione: presente e futuro della terapia

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2015

Terapie target in grado di mirare a precisi bersagli molecolari; tecnologie diagnostiche sofisticate che riconoscono, oltre alla patologia, anche le alterazioni molecolari da colpire; risultati straordinari già ottenuti o a portata di mano per malattie ematologiche complesse e a lungo “orfane” di terapie efficaci, come la Leucemia Mieloide Cronica, la Leucemia Mieloide Acuta e le Malattie Mieloproliferative.
È lo scenario presente e futuro dell’ematologia di precisione, il paradigma che sta rivoluzionando il trattamento delle malattie del sangue e che rappresenta ormai un modello per l’oncologia e tutta la medicina. Al punto da attirare l’interesse del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama che a gennaio ha annunciato la decisione di investire 215 milioni di dollari nella Medicine Precision Initiative. Alcuni dei più importanti ematologi italiani fanno il punto su questa rivoluzione che apre la strada a terapie sempre più mirate sullo specifico tumore e sul singolo paziente. «L’ematologia di precisione si colloca nel concetto più ampio di “medicina di precisione” e ha come chiave la messa a punto di farmaci innovativi mirati a specifici bersagli molecolari, utilizzati per la prima volta nel trattamento della Leucemia Mieloide Cronica, sulla quale hanno avuto risultati estremamente positivi – afferma Fabrizio Pane Professore Ordinario di Ematologia e Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli Presidente SIE, Società Italiana di Ematologia – il vantaggio fondamentale di questo approccio è rappresentato dalla possibilità di personalizzare le terapia in funzione dello specifico bersaglio molecolare, assicurando maggiore appropriatezza ed efficacia terapeutica, migliore qualità di vita per i pazienti, nonché significativi risparmi». Il trattamento della Leucemia Mieloide Cronica ha rappresentato, all’inizio degli anni 2000, l’apripista e il primo modello di successo dell’onco-ematologia di precisione: la chiave è stata l’identificazione dell’anomalia genetica (il gene BCR-ABL) all’origine della patologia con la successiva messa a punto di terapie intelligenti o a bersaglio molecolare: il capostipite imatinib e le terapie di seconda e terza generazione, hanno portato alle attuali, elevate percentuali di sopravvivenza con una qualità di vita paragonabile a quella della popolazione generale. Prossimo obiettivo è arrivare a sospendere il farmaco senza evidenza di ripresa di malattia, premessa della guarigione. Un passaggio non meno rivoluzionario per l’ematologia, al quale in Italia potrà fornire un contributo decisivo LabNet, il network realizzato dal GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto con il supporto di Novartis, che collega i Centri di ematologia e i laboratori di biologia molecolare, con l’obiettivo di dare risposte standardizzate e sicure sulla presenza di cellule anomale residue nei pazienti con risposta molecolare. «La collaborazione tra medico e biologo è fondamentale nella gestione dei pazienti con LMC, soprattutto perché il riscontro di un valore elevato di BCR-ABL può significare la perdita di risposta alla terapia e la necessità di cambiare tipo di inibitore» afferma Monica Bocchia, Direttore U.O.C. Ematologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Siena. «La Rete LabNet è un esempio di eccellenza nella ricerca e nell’assistenza per il nostro Paese che permette agli ematologi di accedere ad un dato di biologia molecolare affidabile e di identificare e in modo standardizzato e validato la presenza del gene BCR-ABL». Dopo i risultati ottenuti nella Leucemia Mieloide Cronica, adesso la rete LabNet sarà utilizzata anche nella Leucemia Mieloide Acuta, un’area patologica complessa che comprende un centinaio di patologie diverse con quadri genetici differenti. Già oggi alcune di queste patologie, come la Leucemia Acuta Promielocitica, possono essere trattate con l’ematologia di precisione.
«Per trattare al meglio la Leucemia Mieloide Acuta occorre una diagnosi molecolare appropriata e moderna che permetta di identificare gruppi e sottogruppi di malattie in modo da consentire l’arruolamento nei trial dei pazienti che possano effettivamente beneficiare di farmaci intelligenti – afferma Sergio Amadori, Direttore U.O.C. di Ematologia, Policlinico Tor Vergata di Roma – Da questo punto di vista LabNet, grazie alla condivisione delle informazioni tra i migliori laboratori italiani, potrà fornire un contributo fondamentale al monitoraggio e alla ricerca clinica sulla Leucemia Mieloide Acuta, realizzando un “big data” formidabile da cui estrapolare informazioni preziose per comprendere il significato prognostico delle mutazioni». Un altro ambito dell’ematologia che beneficia dell’approccio di precisione è quello delle malattie ematologiche rare come le malattie mieloproliferative (mielofibrosi, policitemia vera e trombocitemia essenziale) per le quali fino a oggi mancavano risposte terapeutiche efficaci. Anche per queste patologie la chiave di volta è stata l’identificazione di una serie di mutazioni, identificate negli ultimi anni anche con un’importante contributo della ricerca italiana, che causano un’alterazione di una via biologica detta JAK-STAT.

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Leucemia mieloide cronica

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

Londra. Nuove conferme dell’efficacia di dasatinib nel trattamento dei pazienti adulti con Leucemia Mieloide Cronica Philadelphia + in fase cronica (CP-LMC) resistenti o intolleranti alla attuale terapia standard con imatinib. A cinque anni dalla diagnosi la sopravvivenza globale per i pazienti trattati con dasatinib, farmaco sviluppato da Bristol-Myers Squibb, è pari al 78% ed il 57% dei pazienti è libero da malattia. I dati emergono da uno studio (CA 180-034) che ha coinvolto 670 persone, presentato oggi al XVI Congresso della Società Europea di Ematologia (European Hematology Association – EHA) in corso a Londra, il più importante appuntamento continentale sulle malattie ematologiche. Evidenze cliniche indicano che la resistenza a imatinib può verificarsi nel 25% circa dei pazienti in fase cronica, nel 41% dei malati in fase accelerata e nel 92% di quelli in crisi blastica. “In questo studio, i dati a cinque anni dimostrano l’efficacia a lungo termine e il consistente profilo di sicurezza di dasatinib per le persone colpite da Leucemia Mieloide Cronica Philadelphia + in fase cronica precedentemente trattate con imatinib – spiega il prof. Neil Shah dell’Università della California, San Francisco, principal investigator dello studio -. I risultati del lavoro sono importanti perché forniscono un follow-up a lungo termine di questi malati che hanno sviluppato resistenza o intolleranza a imatinib”. I risultati della ricerca sono stati anticipati al 47° Congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology), il più importante meeting mondiale di oncologia che si è svolto a Chicago dal 3 al 7 giugno. Dasatinib ha avuto un percorso clinico di sviluppo tra i più rapidi della storia della medicina ed è già disponibile in Italia dal 2007 per il trattamento dei pazienti con LMC Ph + resistenti o intolleranti a imatinib. Nel dicembre 2010 l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha espresso parere favorevole per dasatinib nel trattamento dei pazienti adulti con Leucemia Mieloide Cronica Philadelphia + (LMC Ph+) in fase cronica di nuova diagnosi. L’estensione dell’indicazione in prima linea è ora al vaglio dell’Agenzia Italiana del Farmaco per la definizione delle condizioni di rimborsabilità.
Lo studio CA180-034 L’obiettivo dello studio è stato quello di verificare l’efficacia e la sicurezza di dasatinib (100 mg, una volta al giorno). Il trial ha arruolato 670 pazienti resistenti (497) o intolleranti (173) a imatinib, randomizzati per uno dei seguenti 4 tipi di trattamento: 100 mg una volta al giorno (167), 50 mg due volte al giorno (168), 140 mg una volta al giorno (167) e 70 mg due volte al giorno (168). Il tempo medio dalla diagnosi alla randomizzazione nel gruppo trattato con dasatinib alla dose giornaliera di 100 mg è stato di 55 mesi e il 46% di questi pazienti aveva assunto imatinib per più di 3 anni. Il 34% di coloro che hanno assunto dasatinib (con dose giornaliera di 100 mg) è rimasto in trattamento per 5 anni.

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Tumori dei bambini, nasce registro nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2011

Catania. Ogni anno in Italia circa 1500 bambini si ammalano di tumore, con un aumento costante dell’1,7%. Per capire le cause di questo fenomeno e scattare una fotografia delle neoplasie infantili nasce il primo registro per queste forme di cancro. L’iniziativa è dell’Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica (AIEOP) e dell’AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori). “Oggi – spiega il prof. Fulvio Porta, presidente dell’AIEOP – disponiamo di analisi di laboratorio che ci permettono di capire, quando la cura è in corso, se la chemioterapia convenzionale funziona o se si deve ricorrere a un trapianto di cellule staminali. Grazie alle tecnologie molecolari, studiando frammenti del DNA delle cellule malate, possiamo muoverci in anticipo, senza dover attendere, come un tempo, il risultato finale del trattamento. Ma non sappiamo le ragioni del continuo aumento dei casi di cancro infantile. Il registro permetterà di tracciare una mappa che ne fotografi l’evoluzione nel tempo e nelle diverse Regioni”. Alle ricerche sulla biologia molecolare è dedicato il convegno “AIEOP…in Lab” che si apre oggi a Catania (Museo Diocesano), con la partecipazione di più di 100 esperti. Particolare evidenza viene data agli studi dei giovani ricercatori. “L’Italia – continua il prof. Porta – è l’unico Paese europeo in grado di applicare protocolli di cura uniformi su tutto il territorio nazionale. Questo significa che a un piccolo colpito, ad esempio, da leucemia linfoblastica acuta verranno applicati gli stessi criteri diagnostici e terapeutici in un ospedale di Bolzano o di Palermo. La nostra Associazione riunisce 53 strutture di oncoematologia pediatrica che adottano gli stessi protocolli. La via italiana rappresenta un punto di riferimento a livello internazionale”. È la leucemia linfoblastica acuta la forma di cancro più frequente (rappresenta il 30% di tutti i tumori dei bambini e l’80% delle leucemie), ma i piccoli possono essere colpiti anche da neoplasie del sistema nervoso centrale, dai linfomi, dal neuroblastoma e da altre forme più rare. Al convegno di Catania parteciperanno anche il prof. Carmelo Iacono, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), e il prof. Fabrizio Pane, presidente dell’Associazione Italiana di Ematologia (SIE). “Vogliamo promuovere un’alleanza tra società scientifiche per dare vita a una piattaforma comune – conclude il prof. Porta – perché la ricerca in oncoematologia possa continuare ad essere svolta al meglio nel nostro Paese. Oggi ci troviamo in una situazione difficile. Gli studi clinici indipendenti di fatto sono bloccati a causa dell’aumento dei costi assicurativi. Insieme lanciamo un appello alle Istituzioni perché intervengano al più presto”.

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Gli adolescenti colpiti da neoplasie

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

Gli adolescenti ammalati di tumore troppo spesso sono lasciati in una “terra di nessuno” e non vengono curati né dall’oncologo pediatra né dall’oncologo dell’adulto. Ogni anno in Italia a circa 1000 ragazzi tra i 15 e i 19 anni viene diagnosticata una neoplasia, ma solo il 10% riesce a raggiungere un centro di eccellenza e a ricevere le migliori cure disponibili. Il dato allarmante emerge da uno studio condotto dall’Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica (AIEOP) e pubblicato su European Journal of Cancer. “Il lavoro – spiega il prof. Fulvio Porta, presidente AIEOP – ha coinvolto oltre 22.000 pazienti, di cui 1745 adolescenti. Circa l’80% dei bambini sotto i 15 anni colpiti da cancro è trattato in centri specializzati AIEOP. Ma, nonostante due terzi dei tumori degli adolescenti siano neoplasie tipiche dell’età pediatrica, la maggior parte dei giovani tra i 15 e i 19 anni non è curata in strutture adeguate. Si pone con forza un problema di accesso alle cure per questo sottogruppo di malati oncologici, che hanno quindi minori probabilità di guarire dei bambini, a parità di condizione clinica”. Le cause? “Un elemento importante – sottolinea il dott. Andrea Ferrari, oncologo pediatra dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e primo autore dello studio  – è rappresentato dalla ridotta partecipazione degli adolescenti ai protocolli clinici di oncologia pediatrica e quindi dal limitato accesso alle migliori cure possibili. I limiti di età, spesso fissati arbitrariamente a 18, 16 o 15 anni, rappresentano un ostacolo per l’inclusione degli adolescenti in protocolli clinici pediatrici e il raggiungimento di alti standard di cura. L’AIEOP ha istituito una Commissione con l’obiettivo di superare queste barriere: verrà prodotto un documento che indichi azioni programmatiche a livello istituzionale (nel Piano Oncologico Nazionale, nelle Università e nelle scuole di specialità), mediatico, locale (proponendo la modificazione dei limiti di età nei diverse strutture), nazionale (collaborando in maniera strutturata con le associazioni e i centri di oncologia dell’adulto), internazionale (creando sinergie con i vari gruppi di lavoro, tra cui l’International Working Group on Adolescents and Young Adults della International Society of Pediatric Oncology SIOP, la Livestrong Foundation, la Teenager Cancer Trust TCT). “Una reale svolta – continua il dott. Ferrari, responsabile della Commissione AIEOP – ci potrà essere solo se saremo capaci di migliorare la collaborazione tra il mondo dell’oncologia pediatrica e quello dell’oncologia medica. È necessario un cambiamento culturale: anche gli esperti dell’adulto devono essere coinvolti in questi protocolli, altrimenti i giovani malati continueranno a esserne esclusi”.

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Tumori dei bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

I pediatri oncologi italiani siglano il nuovo protocollo internazionale della leucemia linfoblastica acuta dell’età pediatrica. “Italia, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Israele, Australia, Nuova Zelanda si alleano per la guarigione dei bambini leucemici con un identico protocollo di terapia – spiega il prof. Fulvio Porta, presidente dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) -. Verranno in tal modo applicate le più recenti acquisizioni derivate dalla ricerca condotta sia in Italia sia nella comunità scientifica internazionale”. Questa neoplasia rappresenta il 30% di tutti i tumori dei bambini e l’80% delle leucemie. Il picco di incidenza si registra nei bambini di 4 anni e nelle bambine di 2 anni; quasi i due terzi dei casi riguardano piccoli tra i 2 e 6 anni. “Per la difficoltà e complessità della valutazione diagnostica e prognostica, la scelta di protocolli di trattamento uniformi è particolarmente importante. Anche se la malattia è in aumento – conclude il prof. Porta-, oggi  oltre l’80% dei piccoli raggiunge la guarigione. Il nuovo programma di cura internazionale, che tratterà 1.000 nuovi casi all’anno (350 in Italia) offre nuove speranze ai bambini leucemici di essere curati con la miglior terapia attualmente disponibile”. In particolare a tutti i bambini colpiti da leucemia linfoblastica acuta trattati nei centri italiani dell’AIEOP verrà offerta una diagnosi centralizzata e lo studio della cosiddetta malattia residua minima (valutazione di una cellula leucemica su 10.000 globuli bianchi).

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Giornata Nazionale contro le Leucemie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

Roma, giovedì 17 giugno 2010, ore 11.30 Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari Via della Dogana Vecchia 29 Ricerca e Qualità di Vita al centro dell’appuntamento promosso dall’AIL per i pazienti affetti  da malattie del sangue. Nel corso dell’incontro saranno presentati i risultati  di uno studio italiano condotto dal Gruppo GIMEMA e dall’AIL dedicato  ai pazienti con Leucemia Mieloide Cronica trattati con Imatinib. Lo Studio è il primo al mondo a dimostrare che queste nuove terapie “intelligenti”  consentono negli anni una buona Qualità di Vita. Sotto i riflettori anche “Sognando Itaca – Regata per la vita”, una regata di 2.000 miglia  di due imbarcazioni oceaniche con a bordo i pazienti di diversa età di 15 Centri di Ematologia. Presidente Franco Mandelli, Presidente AIL. Vi partecipano: Giuliana Alimena, Professore Ordinario di Ematologia, Coordinatore Sezione di Ematologia  Dipartimento Biotecnologie Cellulari “La Sapienza” Università di Roma Marco Vignetti, Coordinatore Centro Dati GIMEMA, Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto Fabio Efficace, Responsabile Studi sulla Qualità della Vita GIMEMA Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto

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XV Congresso della Società Europea di Ematologia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Barcellona. Dasatinib, molecola già disponibile per il trattamento dei pazienti con leucemia mieloide cronica (LMC) resistenti o intolleranti ad altre terapie, è efficace anche in fase iniziale di malattia. Il farmaco, sviluppato da Bristol-Myers Squibb, ha infatti dimostrato una migliore efficacia rispetto alla attuale terapia standard con imatinib nel trattamento della LMC Philadephia+. L’annuncio viene dal XV Congresso della Società Europea di Ematologia (European Hematology Association – EHA) in corso a Barcellona, il più importante appuntamento continentale sulle malattie ematologiche. Nuove speranze dunque si aprono per questi pazienti, alla luce dei dati dello studio internazionale DASISION. “I risultati – spiega il prof. Michele Baccarani dell’Università di Bologna, coordinatore italiano dello studio – sono in linea con le aspettative basate sulle proprietà biologiche di dasatinib già emerse da precedenti studi sulla molecola, sia in prima che in seconda linea. E supportano il ruolo di dasatinib in prima nel trattamento della leucemia mieloide cronica Philadelphia+”. Nello studio DASISION nel 77% dei pazienti la risposta citogenetica completa è stata confermata al 12mo mese di trattamento, rispetto al 66% di quelli in terapia con imatinib. “Le attuali linee guida – afferma Hagop Kantarjian, professore all’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas e primo autore dello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine – indicano che raggiungere una risposta citogenetica completa entro 12 mesi è importante perché il rischio di progressione della malattia è maggiore in quei pazienti in cui il trattamento non è così efficace”. In base ai risultati dello studio, Bristol-Myers Squibb presenterà la richiesta alle autorità regolatorie per l’utilizzo di dasatinib nel trattamento di prima linea dei pazienti con LMC Philadelphia+.
La Leucemia Mieloide Cronica è una malattia rara: in Italia si registrano circa 1000 nuove diagnosi ogni anno. L’incidenza della malattia aumenta con l’età (solo nel 2% dei casi si manifesta sotto i 20 anni d’età), rappresenta il 15% di tutte le leucemie degli adulti e il 4% di quelle dell’infanzia. Le cellule leucemiche sono caratterizzate dalla presenza nel nucleo di un cromosoma anomalo, chiamato cromosoma Philadelphia dalla città dove è stato isolato la prima volta, nel 95% dei casi. Questo cromosoma si forma per fusione di due geni in due cromosomi diversi: il gene BCR del cromosoma 9 e il gene ABL del cromosoma 22. Il gene ibrido risultante (BCR-ABL) stimola la proliferazione delle cellule leucemiche. Lo studio DASISION è stato condotto su 519 pazienti, in 26 Paesi inclusa l’Italia.

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Tumori dei bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

Sono ormai finiti i viaggi della speranza fuori dall’Italia per curare i bambini colpiti da tumore, ora si assiste al fenomeno opposto: il 10% dei piccoli pazienti oncologici infatti arriva dall’estero negli ospedali italiani. Il dato emerge dal 36° Congresso dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP), che ha visto la partecipazione al Palazzo dei Congressi di Pisa di oltre 300 specialisti da tutta Italia. Da questa tre giorni di lavori, che si conclude oggi,  emerge anche  un messaggio positivo. “Ogni anno in Italia si registrano in tutto circa 1300 nuovi casi di tumori pediatrici. Il 75% dei piccoli può essere curato con successo  e condurre una vita assolutamente normale da adulto – spiega il prof. Giorgio Dini, presidente dell’AIEOP -. Oggi, infatti, una persona su 450 al di sotto dei 35 anni è un ‘guarito’ da un tumore sviluppato in età pediatrica. Da adulti possono con  maggiore facilità  sviluppare problemi endocrini legati alla chemioterapia, ma sono persone più motivate dei ‘non malati’ e posseggono maggiori capacità di comunicare e di adattarsi ai disagi della vita rispetto agli altri.” è la leucemia la forma di cancro più frequente nei bambini, ma i piccoli possono essere colpiti anche da tumori del sistema nervoso centrale, dai linfomi, dal neuroblastoma e altre forme più rare.
Lo standard terapeutico dei centri italiani è estremamente elevato, senza differenza tra le regioni del Nord e quelle del Sud. “All’interno delle 50 strutture di oncoematologia pediatrica italiane – continua il prof. Dini –  abbiamo inoltre individuato i cosiddetti centri ad elevata specialità per il trattamento di specifiche patologie.  E mentre sono ormai finite le migrazioni sanitarie da Sud a Nord, si assiste  oggi a un  fenomeno in costante crescita: un paziente su 10 è straniero e ciò comporta diversi problemi organizzativi”.  Uno dei temi centrali affrontati durante il Congresso è quello dell’alleanza terapeutica fra medici, infermieri, genitori e associazioni, intesa in senso lato, cioè per migliorare la qualità delle cure e offrire un’ottima qualità di vita ai malati. Inoltre verrà presentata la Fondazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica, che avrà in particolare il compito di occuparsi della raccolta fondi. Socio onorario della Fondazione è il cantante Andrea Bocelli. A dimostrare che gli ex pazienti possono condurre una vita normale, ieri sera al campo di San Giuliano Terme in provincia di Pisa si  è svolta la partita di calcio benefica tra “Mitica” (la squadra di calcio nazionale dei guariti da leucemia) e la nazionale italiana cantanti.

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Roma:Taglio posti letto Nuovo Regina Margherita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2009

Roma “Ecco un altro caso di cattiva gestione della sanità tutto italiano, in questo caso tutto romano. Il Nuovo Regina Margherita sta pagando lo scotto degli sprechi e delle mal gestioni del passato, tutto a scapito dei servizi al cittadino”. Così Anna Manfredi, viceresponsabile romana dell’Italia dei Diritti, ha commentato la notizia relativa al forte ridimensionamento che dovrebbe interessare il presidio ospedaliero Nuovo Regina Margherita, a causa del piano di rientro regionale varato dal presidente regionale Piero Marrazzo nella veste di commissario ad acta. Le cifre parlano di tagli da 8 a zero posti letto in Chirurgia generale, da 12 a zero in day hospital, con sopressione di Onco-ematologia, Angiologia, Cardiologia, Medicina interna, Geriatria ed Endoscopia digestiva, specialità per le quali si potranno fare solo visite, senza più possibilità di piccoli interventi. ” Dopo aver assistito al degrado del regina Elena – ha continuato l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – ormai ridotto a dormitorio, ora saremo spettatori della trasformazione di una struttura all’avanguardia in poco più di un ambulatorio. In effetti, più che un progetto di riorganizzazione, appare un banale tentativo di contenimento dei costi che si ritorcerà sulle fasce più deboli della popolazione. L’eliminazione di posti letto porterà inevitabilmente gli altri nosocomi a dover gestire liste d’attesa chilometriche. Tenendo conto che l’Italia sta attraversando un periodo di crisi, i tagli in sanità appaiono quanto di più inopportuno possa essere concepito, perché vanno direttamente ad impattare sulle persone anziane che vivono di pensione e che saranno le più penalizzate. Ritengo triste dover confermare che il grado di civiltà di un paese lo si evince da molti aspetti, uno dei quali è la tutela della salute del cittadino. Con operazioni e ristrutturazioni prive di senso come questa non si sortirà altro effetto se non quello di diminuire i servizi medici fondamentali e creare nuovi disoccupati”.

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Convenzione ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2009

Bergamo 29 giugno alle 12.30 in Sala Consiliare Largo Barozzi, 1 sarà sottoscritta una convenzione tra gli Spedali Civili di Brescia e gli Ospedali Riuniti di Bergamo per la realizzazione nel presidio bresciano di una ”cell factory”, un  laboratorio  dedicato alla preparazione delle cellule staminali a scopo terapeutico  e  di  trapianto in pazienti affetti da patologie ematologiche tumorali, con il sostegno di AIL Brescia. Gli  Ospedali  Riuniti metteranno a disposizione le competenze e conoscenze sviluppate  dalla  propria  Unità  di Ematologia, all’interno della quale è attivo  il  Laboratorio  di  Terapia Cellulare “G. Lanzani”. Realizzato nel 2003 grazie al sostegno dell’Associazione Paolo Belli – AIL Bergamo, è oggi una  delle  tre  cell factory italiane, autorizzata AIFA a produrre cellule sterili  per  uso  terapeutico  e  autorizzata  JACIE Europa a operare come struttura accreditata per l’attività di trapianto.

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Nuovo primario del reparto di Pediatria

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2009

conterBergamo. È Valentino Conter Cinquantanove  anni,  32  dei  quali  trascorsi  in  corsia, Conter viene dall’Ospedale  San  Gerardo  di  Monza  dove  da  11  anni è responsabile dell’Unità di Ematologia Pediatrica. Specializzatosi negli Stati Uniti, è responsabile   del   protocollo  italiano  per  la  cura della  leucemia linfoblastica   acuta  nei bambini  e  coordina  un  gruppo  cooperativo internazionale impegnato nel trattamento di questa patologia. Trentino di nascita, ma milanese di adozione, Valentino  Conter  ha  trascorso  metà  dei  suoi  59 anni nei reparti di pediatria  degli  ospedali  lombardi;  da 27 anni lavora all’Ospedale San Gerardo  di  Monza,  dove  dal 1998 è alla guida dell’Unità di Ematologia Pediatrica. Laureato a Milano con doppia specializzazione in Pediatria ed Ematologia  Clinica  e  di  Laboratorio,  si  è  perfezionato  al St Jude Children’s  Research  Hospital di Memphis negli Stati Uniti. E’ questo in sintesi  il  ritratto  del nuovo  primario  di  pediatria degli Ospedali Riuniti,  che  dal  16 giugno prenderà ufficialmente il posto di Giuliano Torre, che ha lasciato i Riuniti alla fine dello scorso anno. Specializzato   nelle   problematiche  oncologiche  ed  ematologiche  dei bambini,  ad attenderlo c’è un reparto fortemente impegnato nella cura di bambini  affetti  da  queste  patologie  o  da  malattie  per  le quali è richiesto o è stato eseguito un trapianto d’organo. “Sono molto felice e onorato di questo incarico – ha commentato Valentino Conter  –.  Il  centro  di  Bergamo  è tra i migliori d’Italia sia per la tipologia  che  per la qualità delle prestazioni offerte, specialmente in campi complessi come l’oncologia e i trapianti. Metterò la mia esperienza a  disposizione  di  un’équipe che in un anno è chiamata a gestire più di  mille  ricoveri,  37.000  accessi  in  regime  ambulatoriale e 500 in Day Hospital.  Mi  aspetto  grandi  cose  e l’avventura del nuovo ospedale mi  rende ancora più impaziente di cominciare.”  Conter  è  autore  di  oltre  cento pubblicazioni su riviste scientifiche  internazionali  ed  è  responsabile di un protocollo italiano per la cura  della  leucemia  linfoblastica  acuta  nei  bambini  e coordina un gruppo  cooperativo internazionale impegnato nel trattamento di questa patologia. (foto conter)

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Terapia della leucemia acuta linfoblastica dell’adulto

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2009

E’ targato Bergamo uno studio innovativo che applica   la  biologia  molecolare  al  trattamento della  leucemia  acuta linfoblastica   dell’adulto.   Pubblicato   nei  giorni  scorsi  sulla  più autorevole  rivista  di  Ematologia  al  mondo,  Blood,  il  trial  clinico (coordinato  da Renato Bassan) ha dimostrato l’efficacia dell’impiego della biologia  molecolare per stabilire chi tra i malati abbia realmente bisogno di  un  trapianto di midollo osseo e chi invece possa sottoporsi unicamente alla chemioterapia. Un’informazione  vitale,  considerando  l’elevata  tossicità  del trapianto allogenico.   “I  pazienti  che  sulla  base  delle  informazioni  ottenute dall’analisi molecolare abbiamo potuto trattare  solo con la chemioterapia hanno  ottenuto  una   remissione di malattia e una sopravvivenza del 75%”, spiega   Alessandro  Rambaldi,  Direttore  dell’Ematologia  degli  Ospedali Riuniti di Bergamo. In  letteratura esistono studi retrospettivi sull’argomento, ma questo è il primo  trial  clinico nella leucemia acuta linfoblastica dell’adulto in cui cruciali   decisioni   terapeutiche  sono  state  prese  sulla  base  delle indicazioni  date  dalla  biologia  molecolare.  Bergamo può quindi a pieno titolo   considerarsi  apripista  nel  tracciare  una  strada  destinata  a rivoluzionare  l’approccio  terapeutico. “Il lavoro in laboratorio ha avuto un  peso  determinante  e  senza  la competenza e la dedizione delle nostre specialiste  in   biologia  molecolare  (Orietta  Spinelli,  Manuela Tosi e Barbara  Peruta) del laboratorio Paolo Belli non avremmo potuto fare nulla. Farci   guidare  dai  riscontri  forniti  da  queste  sonde  molecolari  ha significato  risparmiare il trapianto a moltissimi pazienti, una scelta che finora veniva compiuta in maniera empirica”. L’impiego  della biologia molecolare per trattare al meglio questi pazienti oggi  è  uno  standard che viene applicato in tutti i centri di riferimento internazionali  per  la terapia di questa malattia e che a Bergamo è in uso dal   2000.  “La  ricerca  deve  però proseguire – spiega Rambaldi – perché dobbiamo  migliorare  ancora  sotto  molti aspetti. Nel nuovo studio appena partito  vogliamo  affinare  la qualità delle sonde molecolari, che è molto legata  alle  caratteristiche  individuali del malato e che oggi può essere più  o  meno  sensibile, (capace cioè di individuare una cellula malata su diecimila  oppure  su un milione di cellule sane), e vogliamo anticipare il momento  in  cui  prendere  la  decisione  di avviare o meno il paziente al trapianto allogenico, che per alcuni pazienti rappresenta l’unica possibile terapia  efficace.  Anche  per  questo  è  solo  grazie  alla  presenza  di specialiste  dedicate alla gestione e al coordinamento dello studio – Elena Oldani  e Federica Delaini – che questi progetti diventano realtà applicate a  tutti i nostri pazienti. Progetti destinati a cambiare in meglio la vita di molti malati”. La ricerca è stata sostenuta anche dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.

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Donazione per la ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2009

Parma 23 aprile, alle 11, presso la Sala del Senato del Palazzo Centrale dell’Università (via Università 12), si terrà la conferenza stampa di donazione di un assegno di ricerca da parte dell’Associazione Cavalieri Ordini Dinastici della Reale e Ducale Casa di Borbone Parma alla Sezione di Ematologia e Centro Trapianti Midollo Osseo dell’Ateneo di Parma. Interverranno il Rettore, Gino Ferretti, il Conte Orazio Zanardi Landi di Veano, Presidente dell’Associazione Cavalieri Ordini Dinastici della Reale e Ducale Casa di Borbone Parma, e il Prof. Vittorio Rizzoli, Docente ordinario presso la Sezione di Ematologia e Centro Trapianti Midollo Osseo dell’Ateneo

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Il Museo per la Storia dell’Università di Pavia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Accoglie materiale relativo a diverse discipline umanistiche, consta di due sezioni principali: quella di Medicina e quella di Fisica. L’idea di un Museo universitario a carattere storico-medico nacque già con le riforme teresiano-giuseppine, tuttavia l’attuale allestimento della struttura museale, che occupa quella che fu la sede dell’antico Gabinetto Anatomico e del museo annesso (fondato da Giacomo Rezia, professore nell’ateneo ticinese dal 1772 al 1796 e continuato dal suo successore A. Scarpa e dagli altri anatomici), adiacente al Teatro Anatomico intitolato ad Antonio Scarpa, risale agli anni trenta. Il Museo fu infatti creato nel 1932 per accogliere il materiale esposto nella mostra di cimeli allestita a Palazzo Botta in occasione del primo centenario della morte di Scarpa, fondatore della Scuola Anatomica pavese. Inaugurato ufficialmente nel 1936, fu ampliato nel corso degli anni grazie ad oggetti provenienti da Istituti universitari, da musei preesistenti o donati da privati; va ricordata, tra le altre, la donazione fatta dagli eredi di Golgi di oggetti appartenutigli, manoscritti, appunti e dell’attestato originale del premio Nobel (attualmente esposti nella sala a lui intitolata). La sezione di Medicina, ricchissima, è articolata in tre sale intitolate a tre grandi Maestri della Medicina: l’anatomico Antonio Scarpa, il patologo chirurgo Luigi Porta, l’istologo e patologo Camillo. Golgi. E’ attualmente in allestimento una quarta sala destinata ad accogliere le acquisizioni più recenti, tra le quali la sezione di ematologia e il primo laboratorio di microscopia elettronica, istochimica e genetica. Nel complesso il patrimonio della sezione è rappresentato da più di 4000 preparati anatomici, centinaia di strumenti chirurgici e decine di altri strumenti scientifici. Le origini della collezione di Fisica del Museo per la Storia dell’Università risalgono all’antico gabinetto di Fisica fondato nel 1771 all’atto della riforma dell’Università di Pavia voluta dall’Imperatrice d’Austria Maria Teresa e dal suo successore Giuseppe II. La sezione, che consta complessivamente di circa 1000 pezzi, è divisa in due sale. La prima sala, inaugurata in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’invenzione della pila (1999), ospita una ricca collezione di strumenti originali del Gabinetto di Fisica di Alessandro Volta, che dal 1778 fu professore di Fisica Sperimentale a Pavia. Due tavoli di lavoro, appartenuti allo stesso Volta, ospitano alcuni esemplari dei numerosi strumenti che utilizzò per investigare le proprietà della carica elettrica e dei corpi elettrizzati. Le vetrine e gli armadi disposti nella sala ospitano altri strumenti, quasi tutti acquistati o fatti costruire da Volta, di meccanica, pneumatica, termologia, elettrologia e ottica. E’ stato recentemente realizzato un applicativo che permette una visita virtuale di questa sala. Il visitatore “virtuale” può scegliere lo strumento di interesse cliccando direttamente su di esso oppure eseguendo una ricerca su diversi campi, anche incrociati. E’ quindi possibile accedere ad una struttura a più livelli: una breve scheda accompagnata da foto, animazioni che presentano il funzionamento dello strumento, note per l’approfondimento di temi di fisica e di storia, biografie degli scienziati più strettamente legati all’ideazione o all’uso degli strumenti ed infine alcune note curiose per alleggerire l’argomento e attrarre l’attenzione. La seconda sala, il Gabinetto di Fisica dell’Università, recentemente restaurata e aperta al pubblico, ospita gli strumenti ideati o acquistati dai successori di Volta nella cattedra di Fisica dell’Ateneo Pavese. Si tratta di una collezione estremamente ricca (circa 600 pezzi alcuni dei quali unici al mondo) a dimostrazione di come le attività di ricerca e di didattica in fisica sperimentale rimasero intense anche dopo la morte del fisico comasco. In particolare Giuseppe Belli, che diresse il Gabinetto intorno alla metà del XIX secolo, arricchì notevolmente la collezione anche con numerosi apparecchi di sua invenzione. La collezione venne poi ulteriormente ampliata dal successore di Belli, Giovanni Cantoni. Oggi gli strumenti sono divisi in sezioni: elettrologia (la più consistente), ottica, pneumatica, termologia, meccanica, geodesia. Altri pezzi (circa 300), di strumentazione prevalentemente del periodo fra le due guerre sono attualmente ancora conservati presso il Dipartimento di Fisica.

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