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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘emergenza’

Coronavirus e “Fase 3”, prorogate al 7 ottobre le misure per fronteggiare l’emergenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

In materia di contenimento e gestione dell’emergenza COVID-19 con il DPCM 7/9/2020 sono state prorogate le misure fissate in Agosto dal precedente DPCM (7/8/2020) con alcune modifiche. La nuova data di scadenza delle disposizioni è il 7 ottobre 2020.Sono confermate praticamente tutte le misure riguardo la mobilità, i negozi, le palestre, le attività sportive, bancarie, ricreative, etc. sia riguardo le misure igienico-sanitarie di prevenzione raccomandate per tutti (tra cui il distanziamento personale), il divieto di assembramento e le limitazioni alla mobilità in casi particolari.
Per quanto riguarda gli spostamenti da e per l’estero vengono confermati gli Stati per i quali sono previsti divieti e gli adempimenti necessari in caso di entrata in Italia, sanciti anche da provvedimenti del Ministero della salute. Per gli approfondimenti in caso di interesse sono determinanti gli allegati del DPCM 7/8/2020, in parte aggiornati dal nuovo DPCM (15 e 16 per il trasporto pubblico e 20 per gli spostamenti da e per l’estero rispetto ai provvedimenti del Min.Salute). Si ricorda sempre l’importanza di tenere in considerazione anche le disposizioni locali fissate dalle Regioni.
Per ogni dettaglio si veda la scheda pratica Coronavirus e “Fase 3”, le misure per fronteggiare l’emergenza in vigore fino al 7 ottobre 2020: https://sosonline.aduc.it/scheda/coronavirus+disposizioni+contenimento+gestione+dell_30753.php Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo.

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Dall’inizio dell’emergenza sono rimasti a casa otto milioni di studenti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Hanno saltato il 30% dei giorni di scuola. Le lezioni tradizionali, durante il lockdown, sono state sostituite dalla didattica online, un metodo di insegnamento innovativo ma che ha dato vita a diverse problematiche, sia per gli alunni che per i genitori. Infatti, solo il 27% degli italiani si dichiara soddisfatto di questa soluzione. I metodi e le tempistiche di insegnamento adottati sono stati diversi, spesso cambiavano anche fra classi della stessa scuola, in base alla composizione del gruppo e alle necessità delle diverse famiglie.Lo strumento didattico più utilizzato nelle scuole elementari è stato quello delle videolezioni, il 72% le ha svolte con l’insegnante principale, in media 6 ore a settimana per gli alunni di prima, seconda e terza e 8 ore per quelli di quarta e quinta. Il 39% le ha svolte (anche) con altri insegnanti. Il secondo metodo più comune è stato la messa online di documenti da scaricare per svolgere compiti ed esercizi (59%).Per quanto riguarda il contenuto delle lezioni e il metodo di insegnamento, essi sono dipesi dalla volontà, dall’intraprendenza e dai mezzi a disposizione di ogni insegnante. Passare a questo nuovo sistema è stato ancora più difficile se si tiene conto del fatto che, da un’indagine Altroconsumo svolta prima del lockdown, risulta che i genitori erano molto soddisfatti dell’organizzazione precedente, sia dal punto di vista didattico (giudizio medio di 7.7 su 10), sia ambientale (7.8/10) che strutturale (punteggio di 7.2 su 10).
Questa situazione non ha solo gravato sui più piccoli, ma anche sui genitori che hanno dovuto provvedere ai supporti tecnologici adeguati per i figli e supportarli nell’utilizzo, oltre che assisterli durante i compiti a casa. Il 15% delle famiglie ha dovuto acquistare i dispositivi per permettere ai bambini di seguire le lezioni e solo nel 7% dei casi la scuola ha prestato loro gli strumenti. Parlando del supporto dato dai genitori, l’82% afferma che il figlio ha avuto bisogno di aiuto con la didattica a distanza, specialmente nell’organizzazione della giornata (58%), per chiarire dubbi sugli esercizi da svolgere (52%) e per capire in maniera più approfondita degli argomenti da studiare (44%), ma anche per utilizzare i mezzi tecnologici stessi (30%). Inoltre, va considerato che la responsabilità di assistere i più piccoli nelle lezioni è ricaduta maggiormente sulle madri (nel 59% dei casi le uniche ad occuparsene) che hanno dovuto, più degli uomini, riorganizzare la loro vita lavorativa in base alle nuove esigenze dei figli.Ma cosa pensano i bambini delle lezioni online? Anche loro si confermano poco soddisfatti, infatti, molti hanno sentito la mancanza dei propri compagni di classe (84%), ma anche del proprio istituto (72%). Inoltre, più di 1 alunno su 2 ha riscontrato delle difficoltà a imparare da casa.

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Emergenza Veneto

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

“Dopo la tempesta Vaia dell’Ottobre 2018, dopo l’alluvione a Venezia del Novembre scorso, dopo le frane e il dissesto geo-idrologico degli anni precedenti, in Veneto come altrove si risponde con logiche di Protezione Civile prevalentemente di soccorso e interventi di ripristino dello stato dei luoghi. Ogni volta uno “stato di crisi”, certo in molti casi indispensabile; basta questo per evitare che gli effetti al suolo del prossimo evento atmosferico non si ripetano o addirittura non siano più gravi? Il Veneto, come puntualmente ricorda Ispra nei suoi rapporti, da molti anni è la regione più cementificata d’Italia – oltre 1600 ettari di suolo naturale impermeabilizzati solo negli ultimi 2 anni; nel contempo gli uffici regionali preposti alla salvaguardia geologica si assottigliano, rischiando l’estinzione”. Lo ha affermato Pietro Zangheri, geologo, Presidente della Sezione Nord – Est della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) in merito agli eventi accaduti a Verona e non solo.Il Governatore del Veneto Luca Zaia ha firmato la nuova dichiarazione di “stato di crisi” per le province di Verona, Vicenza, Belluno e Padova, dopo l’ennesimo evento estremo che ha coinvolto nei giorni del 22 e 23 agosto il Veneto.
“A ogni estate, a ogni mese dell’anno, a ogni regione del nostro Paese si può associare un evento naturale, che sia una frana, un’alluvione, un allagamento, una voragine, una erosione costiera, un terremoto, una valanga, i cui effetti sono ricondotti dagli amministratori e dai politici, quando va bene, in “stato di crisi”. D’altronde le cerimonie delle ricorrenze di questi eventi ci ricordano quello che è accaduto e come eravamo impreparati. Siamo il Paese dallo stato di crisi permanente. In un’Europa sempre più motivata a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030 – ha affermato Antonello Fiore, geologo, Presidente Nazionale della SIGEA – e pronta a investire diverse decine di miliardi di euro – come si evince dai programmi comunitari del Green New Deal e del Recovery Fund – gli amministratori (in Veneto come in altre regioni d’Italia) che agiscono, su territori sempre più vulnerabili per gli effetti della crisi climatica, con interventi emergenziali stanno dando la risposta giusta?”Questa è la principale domanda che si pone la Sigea con il Presidente nazionale Antonello Fiore.“Passata l’ennesima emergenza, ricevuti i contributi economici richiesti per risanare i danni subiti, si esce più maturi e consapevoli dell’urgenza di sanare lo stato di “salute” dei paesaggi regionali, del territorio? Si diviene più coscienti della necessità di passare da una pur lodevole ed efficiente capacità di Protezione Civile – ha continuato Fiore – intesa come soccorso e ricostruzione a una logica di previsione e prevenzione? Esiste una reale cultura della cura del territorio, della tutela dell’ambiente e della vita che esso ospita? Si costruiscono e attivano politiche ecosistemiche e prospettiche, veramente innovative, per la manutenzione e rigenerazione dei luoghi? Domande che per non essere retoriche necessitano di risposte di lungo periodo e di politiche che trasformino gli investimenti pubblici in un volano per investimenti privati nella rigenerazione del territorio e delle infrastrutture”.
“E’ essenziale rovesciare radicalmente il nostro sguardo – ha concluso Giuseppe Milano, ingegnere e urbanista esperto ambientale della SIGEA – e costruire, cooperando, piattaforme interscalari abilitanti capaci di leggere le trasformazioni complesse e articolate del territorio offrendo le utili chiavi di letture per interpretare il futuro realizzando gli interventi strategici necessari per la sua valorizzazione. Le politiche ambientali non sono né di destra né di sinistra: devono essere realizzate per il bene di tutti, possibilmente da persone sempre più qualificate e motivate, per quelli che ci sono oggi e per quelli che verranno domani”.

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I 600 euro, i deputati, le star e i comuni mortali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Divampa la polemica per alcuni deputati e una star dell’informazione tv che avrebbero percepito i 600 euro di sussidio previsti dai dpcm nell’emergenza pandemica del covid-19. Polemica per tutti i gusti: di destra, di sinistra, di centro, di sotto e di sopra. Tutti bramosi di conoscere i nomi di questi reietti per divorarli insieme a coloro che si nutrono di social network (dove si considera l’opinione di uno scellerato come fosse la cosiddetta opinione pubblica). Ed è molto probabile che quando e se i nomi verranno fuori questi “criminali per i media” dovranno come minimo dimettersi.Anche se non hanno commesso nessun illecito o reato, ché sembra che la loro domanda e il loro incasso fosse nell’ambito delle norme. E allora, perché tanta confusione? Nulla da stupirsi in un Paese che si appresta a votare a settembre per un referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, e che nella non-campagna elettorale in corso, i fortunati che riescono ad avere uno straccio di informazione delle motivazioni del SI’, queste ultime sono tutte tipo “è finita la mangiatoia”, senza mai una motivazione istituzionale sul referendum in sé e, soprattutto, per tutto quello che dovrebbe cambiare nelle nostre istituzioni come conseguenza della vittoria del SI’. Un salto nel buio. In questo contesto è più che evidente che se un deputato fa la pipì dove non dovrebbe farla, stante la morale vigente diffusa, anche se non ha commesso niente, viene messo all’indice. Stiamo per questo difendendo i presunti beneficiati istituzionali dei 600 euro? Sinceramente non ci interessa. Mentre ci interessa, e anche molto, la responsabilità di chi non abbia previsto di porre dei limiti economici e logici al beneficio di questo sussidio. Di costoro (governo e Parlamento) si legge solo qualcosa fra le righe, perché la responsabilità, per questo gruppetto istituzionale di beneficiari, sarebbe TUTTA su chi ha votato quella norma. Quindi: meglio “vociare” sulla moralità di chi ha richiesto su di sé l’applicazione delle norme…. Fumo su fumo!! Per capire di quali norme stiamo parlando, cioé della loro brutalità giuridica e logica, facciamo due esempi.
A – La storia di Aduc, associazione no-profit che vive dei contributi dei cittadini. Oltre a decine di volontari che percepiscono al massimo il rimborso del treno per andare da qualche parte a promuovere l’associazione, abbiamo nella sede nazionale due dipendenti in cassa integrazione e due cococo. A questi ultimi due, per sopravvivere, è stato dimezzato l’importo del compenso mensile (portato a meno di 700 euro mensili). Mentre al primo cococo sono arrivati ad oggi solo i 600 euro di marzo, all’altro cococo, dopo mesi di richieste di informazione all’INPS e dopo ricorsi, si è saputo che i 600 euro non gli spettano perché è il responsabile legale dell’associazione. Con un compenso di meno di 700 euro al mese… “dura lex, sed lex”.
B – La vicenda del rinvio dei pagamenti fiscali è costellata da una storia macabra di fiscalità indecente. Nei mesi scorsi, il pagamento degli adempimenti fiscali veniva rimandato se gli introiti dello specifico mese erano stati inferiori a quelli del corrispondente mese del 2019. Lasciamo immaginare cosa possa essere accaduto per chi opera per esempio nel turismo, dove i mesi di confinamento sono stati pessimi, ma per chi lavora essenzialmente col turismo estivo il confronto tra questi mesi del 2020 e quelli del 2019 non è stato molto diverso; non solo ma se un albergo stagionale, per esempio, ad aprile 2020 ha incassato mille euro magari perché ha messo la struttura a disposizione dello Stato per le quarantene e in aprile 2019 non incassato meno…. gli introiti 2020 non sono stati inferiori a quelli del 2019 e, di conseguenza, nessun rinvio di scadenze fiscali è stato possibile. Troppo complicato pensare che forse per alcune categorie il metodo del paragone con
l’identico mese dell’anno precedente non era la fotografia della realtà, che invece avrebbe potuto esser fotografata come minimo su un anno? Forse chi fa le norme le fa solo in astratto?A queste “ingiustizie che abbiamo ricordato fa fronte la “cagnara” sui deputati e la star dell’informazione tv beneficiati dai 600 euro.Ci si consenta di dubitare che il problema non sono questi rappresentanti istituzionali e la star. La cui decisione di prendere o meno i 600 euro, potendo legalmente farlo, è solo una questione tra loro e la loro morale (in cui lo Stato e i media non ci dovrebbero MAI mettere il naso).La questione sono le leggi fatte male, superficiali, intrise di burocrazia per capirle ed usarle e, visti gli esempi A e B che abbiamo fatte, disumane. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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La vera emergenza scuola è quella dei diritti: 24 e 25 settembre sciopero

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

La notizia che in questi giorni la Ministra Azzolina continua a propagandare, la creazione di un organico aggiuntivo di 50.000 docenti a tempo determinato, è l’ennesima notizia che va compresa nella sua vera essenza e demistificata. Quello che ministero e stampa tacciono è che, in caso di nuovo lockdown le lavoratrici e i lavoratori così assunti verranno licenziati, senza diritto ad alcuna indennità (NASPI inclusa) in violazione dei più elementari principi del lavoro e della normativa scolastica.
Si tratta dell’ennesimo provvedimento che esplicita in maniera inequivocabile l’approccio che il Governo e il Miur intendono adottare rispetto allo storico sottodimensionamento degli organici della scuola pubblica statale.
Da tempo diciamo che la crisi sociale che stiamo vivendo dovrebbe trasformarsi nell’occasione per ripensare un modello scolastico oggi inadeguato e insufficiente rispetto ai bisogni formativi degli studenti e ai diritti contrattuali e di sicurezza di insegnanti, personale amministrativo e tecnico e collaboratori scolastici.
I concorsi banditi a fronte di una necessità di immissioni in ruolo straordinarie e immediate di docenti che da anni lavorano all’interno delle istituzioni scolastiche, le procedure di riapertura delle graduatorie che hanno messo in luce l’inadeguatezza del sistema informatico del ministero e, da ultimo, questo ulteriore e gravissimo attacco ai diritti dei precari, licenziabili senza indennità di disoccupazione e chiamati alla bisogna, ebbene tutto questo chiarisce una volta di più l’assenza di un piano complessivo di riforma della scuola di questo Ministero e di questo Esecutivo.La creazione di una sottocategoria di lavoratori con meno tutele e meno stabilità è un ulteriore abbassamento delle garanzie di diritto per i lavoratori del comparto.
Il mondo del precariato scolastico è però oggi meno acquiescente di qualche tempo fa e già si levano diverse prese di posizione che preludono a percorsi di mobilitazione che non tarderanno a venire.
USB Scuola sosterrà con forza queste iniziative: il nuovo anno scolastico dovrà vedere il mondo della scuola al centro di un progetto alternativo per il Paese; ogni giorno che passa, siamo sempre più convinti del percorso di lotta che insieme ad altre organizzazioni sindacali e studentesche abbiamo intrapreso indicendo le due giornate di sciopero del 24 e 25 settembre.
A questo importante momento di lotta e rivendicazione arriveremo attraverso un percorso di mobilitazioni che vede già alcuni appuntamenti fissati. Il 2 settembre USB Scuola aderisce alla giornata di mobilitazione indetta da un folto gruppo di movimenti di docenti precari. Siamo certi che molti saranno questa volta disposti a mettersi in gioco e ad alzare il livello di scontro con chi vuole approfittare della crisi per limitare i diritti (dalla licenziabilità al tentativo di limitare ancora di più il diritto di sciopero). “Cambiamo la scuola”, “formiamo un mondo diverso”, le nostre campagne all’interno del settore, possono diventare le parole d’ordine di un movimento consapevole e combattivo che riporti la scuola all’interno di un progetto di cambiamento e di trasformazione sociale volto al recupero dei principi di Stato Sociale che negli ultimi decenni sono sempre più sotto attacco.

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Se vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
È la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale. (Riccardo Alfonso)

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“Attività Internazionale” per contrastare l’emergenza coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato la informativa periodica “Attività Internazionale”, una analisi sulle misure economiche adottate in ambito europeo ed internazionale per contrastare la pandemia. Nell’ambito del progetto dell’Unione dei mercati di capitali, il Consiglio Europeo ha adottato nuove norme per migliorare il funzionamento delle piattaforme di crowdfunding, un’utile fonte di finanziamento alternativa soprattutto per quelle imprese, come start-up e altre PMI, che hanno maggiori difficoltà nell’accesso al credito. Riguarderanno campagne di crowdfunding fino a 5 milioni di euro su un periodo di 12 mesi. Le operazioni riguardanti importi maggiori saranno regolamentate dalla MiFID e dal regolamento relativo al prospetto. Le forme di crowdfunding basate su ricompense e donazioni non rientrano nell’ambito di applicazione delle norme in quanto non possono essere considerate servizi finanziari. Le norme adottate forniscono un elevato livello di tutela degli investitori, tenendo conto nel contempo dei costi di conformità per i fornitori: stabiliscono requisiti prudenziali e obblighi di informazione e trasparenza comuni, oltre a includere requisiti specifici per gli investitori non sofisticati. Le regole specifiche per le imprese di crowdfunding dell’UE saranno adattate a seconda che provvedano al loro finanziamento sotto forma di prestiti o di investimenti (mediante azioni od obbligazioni emesse dalla società che raccoglie i fondi).
Quest’anno tengono conto del contesto specifico della pandemia di COVID-19 e dell’attivazione della clausola di salvaguardia generale prevista dal patto di stabilità e crescita, sono meno rigide, più mirate e meno prescrittive rispetto agli anni precedenti, con le seguenti priorità economiche:
investire nell’accesso all’assistenza sanitaria, nella sua efficienza e nella sua resilienza;
mantenere l’occupazione e affrontare l’impatto sociale della crisi;
concentrarsi sulla ricerca e sullo sviluppo;
garantire l’erogazione di liquidità e la stabilità del settore finanziario;
salvaguardare il mercato unico e la circolazione di beni e servizi.
Le raccomandazioni specifiche per l’Italia sono di:
“migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione”;
“concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale, in particolare su una produzione e un uso puliti ed efficienti dell’energia, su ricerca e innovazione, sul trasporto pubblico sostenibile, sulla gestione dei rifiuti e delle risorse idriche e su un’infrastruttura digitale rafforzata per garantire la fornitura di servizi essenziali”;
“garantire l’effettiva attuazione delle misure volte a fornire liquidità all’economia reale, comprese le PMI, le imprese innovative e i lavoratori autonomi, ed evitare ritardi nei pagamenti, di anticipare i progetti di investimento pubblici maturi e promuovere gli investimenti privati per favorire la ripresa economica”.

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Il Palio dei Normanni più forte dell’emergenza

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

A Piazza Armerina un’edizione 2.0, in totale sicurezza, dal 12 al 14 agosto Il tradizionale Palio dei Normanni, che anima la città di Piazza Armerina sin dalla prima edizione ufficiale del 1852, come tutti gli anni andrà in scena dal 12 al 14 agosto, anche con un’inedita forma cinematografica, nonostante il Covid 19 che ha portato all’annullamento dei più importanti spettacoli nel mondo. Insomma Il Palio dei Normanni non si arrende e per vincere la crisi diventa anche una proposta innovativa: mediometraggio cinematografico da lasciare ai posteri, un evento teatrale e un “gaming”, un videogioco basato sulla manifestazione e che verrà diffuso tramite i maggiori social network di tutto il mondo. Dedicato a Ruggero d’Altavilla, che nel XII secolo liberò la città dai Saraceni, è una delle rappresentazioni storiche più importanti del Paese e uno degli eventi culturali della Sicilia maggiormente conosciuto all’estero.Si tratta di un evento di assoluto valore simbolico, oltre che economico e turistico. Motivazioni importanti che hanno rafforzato la scelta del Comune di Piazza Armerina di non annullare la manifestazione, ma di renderla fruibile con una formula compatibile ai limiti imposti dalle regole per il coronavirus. La decisione di non rinunciare al Palio dei Normanni 2.0 mette in luce l’importanza, soprattutto in un momento così critico, di ritrovare e condividere sentimenti di unità e coesione attraverso la valorizzazione e rievocazione della nostra storia. Realizzare il Palio quest’anno richiede un grande sforzo collettivo, al fine di mantenere l’alto livello culturale e artistico della manifestazione, nel rispetto però di tutti i parametri di sicurezza per i lavoratori e gli spettatori, garantendo la tutela del distanziamento sociale.
Per soddisfare queste esigenze è prevista una nuova forma drammaturgica della manifestazione , curata dalla regista Gisella Calì, che arricchisce di immagini e suggestioni la magia delle edizioni storiche. La messa in scena infatti prevede vere e proprie performances che raccontano, attraverso la regia teatrale, i momenti salienti del Palio con attori, danzatori e musicisti professionisti. Inoltre verranno realizzate videoproiezioni, clip, cortometraggi e installazioni virtuali che garantiranno il distanziamento, permettendo agli spettatori di poter godere nel modo migliore lo spettacolo con i suoi significati da diversi punti della città, evitando ogni assembramento.Il Palio è ispirato alla guerra di liberazione della Sicilia dai Saraceni per opera dei Normanni guidati da Ruggero I di Sicilia, quando le vicende delle conquiste dei Normanni si legarono con la tradizione della città di Piazza Armerina, tra fatti di distruzione, leggende popolari, devozioni religiose e storia, che ancora oggi paiono vive e sembrano acquistare un rinnovato significato di unità e una spinta verso il riscatto e la rinascita culturale. Come dire che, proprio intorno alla riscoperta di un passato condiviso e luminoso, si possono ritrovare quei sentimenti che sono alla base del comune sentire e che riducono le paure della solitudine e le incertezze del futuro. L’edizione 2020 del Palio dei Normanni sarà dunque il banco di prova per vincere la sfida dell’emergenza sanitaria e sociale, puntando sui valori irrinunciabili dell’identità culturale che appartengono non solo alla comunità territoriale di Piazza Armerina, ma che sono le radici stesse della storia del Paese.

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Anche in emergenza Parlamento ultima istanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

“L’Europa non è guarita, l’Italia è stata il malato più grave, un rischio è ancora presente dentro e fuori i nostri confini, eppure oggi c’è un capo di partito che si strappa di dosso la mascherina e dice che il Covid non esiste. Alcuni agitano terrore sociale e godono per l’arrivo di migranti. Basterebbe questo per convincersi che lo stato di emergenza serve ancora”. Così la senatrice Tatjana Rojc (Pd) commenta il voto favorevole dell’aula di Palazzo Madama alla risoluzione di Maggioranza che proroga lo stato di emergenza.”Qui non si dà il via libera a leggi speciali né – aggiunge Rojc – a pieni poteri, perché il Parlamento resta ultima istanza. Amministratori di centrodestra dicono che il momento è sempre molto delicato, che dobbiamo agire con responsabilità e seguire i consigli degli esperti”.

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L’Aquila, incendi: chiesto lo stato di emergenza per il territorio comunale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Il Comune dell’Aquila ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato di emergenza per il territorio comunale del capoluogo d’Abruzzo, a causa degli incendi che stanno interessando per il quarto giorno le zone dei quartieri di Pettino e Cansatessa e la frazione Arischia.
Lo ha deciso stamani la Giunta comunale. La deliberazione è stata inoltrata alla Regione Abruzzo, perché provveda a sostenere la richieste dell’ente al Governo ai fini dell’emanazione del provvedimento di stato di emergenza.
La delibera approvata oggi dall’esecutivo comunale del capoluogo parte della considerazione “dell’estensione dei fenomeni e dell’estrema gravità del danno; pertanto – è scritto nel provvedimento – si profilano come indifferibili ed urgenti diversificate misure di difesa del territorio e di protezione della popolazione, misure straordinarie ed emergenziali che sono di impossibile attuazione per l’amministrazione Locale e per i soggetti colpiti e che si ritengono anche superiori alle possibilità di intervento della Regione Abruzzo”.
“Gli incendi – ha spiegato il sindaco Pierluigi Biondi – hanno finora interessato circa 700 ettari delle zone boschive che si trovano sopra i quartieri di Cansatessa e Pettino, densamente abitate, con un numero di residenti superiori a 10.000, e dell’abitato di Arischia, dove vivono 1800 persone. Inoltre i danni rilevanti del patrimonio boschivo ricadono parzialmente all’interno del perimetro del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga”.
“La dichiarazione dello stato di emergenza – ha proseguito Biondi – è necessaria sia per l’applicazione delle procedure utili per incrementare l’azione finalizzata a un contenimento ancora più efficace degli incendi, sia per avere un’opportuna copertura delle spese elevatissime che Comune e Regione stanno sostenendo e dovranno sostenere ancora”
“E’ certamente vero – ha affermato ancora il sindaco dell’Aquila – che l’opera di contenimento degli incendi vede un impiego massiccio di mezzi e uomini per almeno 12 ore giornaliere: sette velivoli Canadair, 3 elicotteri, 80 Vigili del Fuoco, 40 militari del IX Reggimento Alpini, 70 volontari di protezione civile, 30 dipendenti comunali con quattro ruspe, 4 pattuglie della Polizia municipale. Ma è altrettanto vero che i costi che si debbono sostenere per rendere possibile queste operazioni sono elevatissimi e la nostra Protezione civile, insieme con quella della Regione, provvederà a stimarli. I costi, peraltro, non sono sono quelli da sostenere per l’emergenza in corso, ma anche quelli del post incendio, quando i vigili del fuoco dovranno effettuare una ricognizione puntuale sull’area interessata con i droni e si dovrà procedere con le necessarie operazioni di bonifica”. “Con la dichiarazione dello stato di emergenza – ha concluso il sindaco dell’Aquila – le istituzioni avranno la possibilità di gestire la fase critica in atto (che, oltre alla tutela dei boschi coinvolti, comporta ancor più la necessità di attuare operazioni di salvaguardia della popolazione, qualora la situazione dovesse peggiorare) e le procedure successive con risorse adeguate”.

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No proroga Stato di emergenza. E’ richiesta strumentale governo per blindare maggioranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

“Fratelli d’Italia è contraria a una proroga di poteri straordinari anche perché da febbraio in poi lo stato di emergenza è stato utilizzato al limite della costituzionalità. Quindi le deleghe in bianco al governo non si possono e non si devono più dare. Peraltro, noi non vediamo più alcun motivo di carattere tecnico, giuridico, sanitario e tanto meno politico per una proroga. E’ una richiesta strumentale e politica che serve al governo per blindarsi al proprio interno e mettere a tacere le voci di dissenso nella maggioranza, continuando lo show a cui abbiamo assistito per troppi mesi di dirette televisive e via Facebook, e di Dpcm che piovevano giorno dopo giorno. Ecco questo show non può più continuare, l’Italia ha diritto a cercare una propria normalità, naturalmente con tutta la prudenza necessaria, e se ci fosse la necessità di un nuovo intervento per limitare le libertà e i diritti costituzionali dei cittadini il governo può chiedere al Parlamento di riunirsi e questo può farlo già nel giro di 12 o 24 ore e votare i provvedimenti necessari, come sempre avvenuto in questi mesi, secondo criteri di responsabilità”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, ai microfoni di UnoMattina.

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L’emergenza ‘salva’ gli studenti dagli esami di riparazione

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

Gli studenti si rimboccano le maniche e cercano di recuperare il terreno perduto. Molti di loro, infatti, approfitteranno (o lo stanno già facendo) delle vacanze estive per colmare le lacune accumulate durante i complicati mesi di didattica a distanza. Ovviamente questo vale soprattutto per chi ha preso una o più insufficienze in pagella. Alle scuole secondarie superiori, dove in condizioni normali a settembre avrebbero dovuto svolgere gli esami di riparazione, circa 2 su 5 prenderanno sicuramente ripetizioni private per affrontare con maggior serenità l’inizio del nuovo anno scolastico e, prima ancora, i corsi di recupero organizzati dalle scuole; a cui va aggiunto un altro quarto (24%) che sta valutando in queste settimane se chiedere aiuto a un docente privato; solo il 39% pensa di non averne bisogno. Ma anche chi ha ha concluso l’anno con la pagella immacolata, pare intenzionato a ricorrere al caro vecchio prof delle ripetizioni: lo farà quasi 1 su 6. A far emergere questi trend è un’analisi elaborata da Skuola.net | Ripetizioni (https://ripetizioni.skuola.net/) – una delle principali piattaforme web specializzate nelle lezioni private, con oltre 30.000 tutor iscritti – su un campione di 3500 studenti delle superiori, i più sensibili al tema.
Una molla che, evidentemente, ha spinto in tanti a correre ai ripari. Il prima possibile. Per questo, molto spesso, si bruciano le tappe: per il 44% dei ragazzi che devono recuperare le insufficienze e si sono rivolti alle ripetizioni private, le lezioni sono già iniziate; un altro 20% partirà nei prossimi giorni (tra la fine di luglio e l’inizio di agosto); solo il 18% le concentrerà nella seconda metà di agosto (alla vigilia della ripresa); il restante 18% le svolgerà parallelamente ai corsi di recupero allestiti dagli istituti.
E poi ci sono quelli (1 su 4, non pochi) che vorrebbero prendere ripetizioni ma, probabilmente, non potranno. La ragione? È strettamente legata alle limitazioni economiche e sociali del periodo che stiamo vivendo: una buona fetta (18%) dice che per la sua famiglia sarebbero un costo troppo oneroso, la maggior parte (34%) non è convinta dalla modalità online, che in tempi di distanziamento sociale sarebbe invece la soluzione ideale.Ma a spingere verso le ripetizioni sono anche le scarse informazioni sulla ripartenza che stanno arrivando alle famiglie e ai ragazzi da parte delle scuole. Per il 71% degli insufficienti, al momento, di sicuro sui Piani di Apprendimento Individualizzato (cioè i corsi di recupero) c’è solo la data: 1 settembre. Sono quindi pochi (circa 3 su 10) i fortunati a cui il proprio istituto ha già comunicato nel dettaglio come saranno organizzati: da loro però abbiamo le prime informazioni su come si stanno muovendo le scuole. Una buona parte tornerà in classe (43%) e farà tutto in presenza, ma la maggioranza non accantonerà la DaD: il 37% continuerà con la didattica online anche per questa fase “intermedia” prima del ritorno tra i banchi, un altro 20% sperimenterà la modalità mista (un po’ in classe, un po’ a distanza).
In questo quadro così fluido, però, ci sono pure delle certezze che gli stravolgimenti degli ultimi mesi non hanno scalfito: sono le materie che mettono più in crisi gli studenti. Al primo posto, inamovibile, la matematica; bestia nera per il 27% dei ragazzi in cerca d’aiuto. E se aggiungiamo quel 14% che cerca soprattutto un tutor esperto in altre discipline scientifiche (fisica, chimica, biologia) la ‘gestione’ di quest’area didattica, nel complesso, è in cima alle preoccupazioni di oltre 4 studenti su 10. Anche se le problematiche connesse alla scuola a distanza, a quanto pare, hanno colpito in maniera trasversale tutte le materie, non solo quelle tecniche: l’ampia schiera di ragazzi (16%) che dovranno rimettere in piedi una conoscenza zoppicante del greco o del latino lo dimostra. (by Camilla​ Tomadini in abstract)

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Costi di casa: le tariffe aumentate dopo l’emergenza Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Quali effetti ha avuto il Covid-19 sulle principali voci di spesa domestica e come sono cambiate le tariffe nei mesi pre e post lockdown? Per rispondere a questa domanda Facile.it ha passato in rassegna e confrontato i prezzi offerti dagli operatori a gennaio e a giugno 2020, scoprendo che alcune spese, come l’RC auto (-1%), il tasso dei mutui (-22,1%), la bolletta della luce (-3%) e del gas (-4,4%) sono diminuite, mentre altre come i tassi dei prestiti (+6,1%) e il costo della telefonia fissa (+4,6%) sono aumentate, altre ancora, ovvero la telefonia mobile e i costi dei conti correnti sono rimaste sostanzialmente invariate. In alcuni casi è opportuno approfittare del momento, in altri è bene tener fede a pochi semplici consigli per non finire vittima degli aumenti.

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Emergenza del Covid-19 e e i ricercatori che operano in ambito oncologico

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

La gestione dell’emergenza del Coronavirus in Italia rende necessaria una riorganizzazione del lavoro dei ricercatori che operano in ambito oncologico. È quanto sostiene una recente indagine della Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (FICOG) svolta tra i clinici di 52 diversi centri della Penisola. Il 65% sostiene di avere avuto negli ultimi mesi difficoltà nella comunicazione ed informazione con pazienti sempre più intimoriti dalla pandemia. Per sette su dieci è prioritario riuscire a limitare la migrazione dei malati, che partecipano a studi clinici, da una Regione all’altra. L’83% afferma come sia indispensabile implementare, al più presto, le attività via web e da remoto. I dati sono presentati oggi in un webinar della FICOG al quale partecipano rappresentanti dei pazienti e delle associazioni medico-scientifiche. “Il Covid-19 potrebbe ridurre nei prossimi mesi la partecipazione a studi clinici per la messa a punto di nuovi trattamenti anti-tumorali – sottolinea il prof. Carmine Pinto, Presidente FICOG -. E questo potrebbe avvenire soprattutto nei territori che sono stati più duramente colpiti dalla pandemia. Bisogna ricordare ai malati che il rischio di contagio nelle strutture sanitarie della Penisola adesso risulta minimo e che invece sono numerosi i vantaggi derivati dalla riapertura delle sperimentazioni cliniche. Al tempo stesso non va dimenticato come l’emergenza Coronavirus non sia ancora finita. È fondamentale ridurre gli spostamenti interni tra le Regioni e organizzare gli accessi agli ospedali. Creare una rete nazionale di centri, che svolgono ricerca oncologica, è secondo noi la soluzione ottimale”. Durante il webinar della FICOG sono inoltre presentati i dati preliminari di uno studio condotto a Reggio Emilia su pazienti oncologici ricoverati in ospedale perché colpiti da Covid. Circa il 70% di questi malati, al momento dell’infezione, avevano avuto una diagnosi di tumore da più di cinque anni. “Si tratta di pazienti così detti “survivors” e che possono essere considerati guariti dal cancro – prosegue Pinto -. Al momento del contagio non erano quindi sottoposti ad un trattamento antitumorale attivo ed in buona parte non rientravano più nelle visite di controllo previste nei follow up. È un dato interessante che merita di essere approfondito da ulteriori ricerche, e che ci impone per il futuro, anche al di là dell’emergenza Covid, una riflessione sui bisogni delle persone guarite da cancro e sul cosiddetto “survivorship plane”. “Il coinvolgimento riconosciuto per legge delle Associazioni dei pazienti nella definizione dei protocolli di ricerca nelle diverse fasi delle sperimentazioni cliniche facilita l’alleanza con i clinici e garantisce libertà di scelta, privacy, trasparenza delle attività, ma senza fermare la ricerca” afferma il prof. Francesco De Lorenzo, Presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). “Come Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ci siamo attivati per rendere disponibili e operative delle linee guida per la gestione dell’infezione da Coronavirus in persone che hanno già sconfitto il cancro – conclude il prof. Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Stiamo lavorando ad un documento scientifico condiviso con i rappresentati dei pazienti e altre Società Scientifiche. È importante svolgere attività di ricerca anche in questo particolare ambito per incrementare le nostre conoscenze anche in vista di una possibile ricrescita di casi di Coronavirus nei prossimi mesi”.

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Lettura e consumi culturali nell’emergenza Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Sarà presentato il prossimo 16 luglio il primo rapporto dell’Osservatorio sulla lettura e sui consumi culturali nelle famiglie durante l’emergenza Covid-19, a cura del Centro per il libro e la lettura (Cepell) e dell’Associazione Italiana Editori (AIE). L’evento sarà trasmesso in diretta online a partire dalle 11.00 sui siti del Cepell e di AIE e sui profili Facebook del Centro per il libro e la lettura e di Più libri più liberi. Si tratta della prima indagine in Europa di questa portata in grado di analizzare in tempi così brevi e con tale approfondimento l’impatto della pandemia e della successiva crisi economica sul settore editoriale.
Con la moderazione di Paolo Conti (Corriere della Sera) e dopo un saluto di Paola Passarelli (Direzione generale Biblioteche e diritto d’autore del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo), interverranno Angelo Piero Cappello (direttore Cepell), Diego Marani (presidente Cepell) e Ricardo Franco Levi (presidente AIE). Illustrerà l’indagine Giovanni Peresson (Ufficio studi AIE).Come stanno cambiando lettura e consumi culturali? Chiusi in casa gli italiani hanno letto di più? E che cosa, libri o eBook? È aumentata la concorrenza di altre forme di intrattenimento e consumo culturale? Che ruolo hanno giocato le biblioteche? Quali sono oggi gli indicatori da monitorare per sviluppare efficaci politiche di promozione della lettura? Sono alcune delle domande a cui questo primo report risponde.La presentazione del 16 luglio è il primo passo pubblico di un ampio progetto di ricerca in collaborazione tra Centro per il libro e la lettura ed AIE, e con il contributo di Pepe Research, per capire come è cambiata la lettura nei due mesi di eccezionalità dell’emergenza e come – e in quale direzione – cambierà prossimamente, trasformazione che verrà analizzata grazie a una successiva rilevazione a settembre-ottobre. Il progetto si concluderà quindi a novembre con la pubblicazione di un rapporto di ricerca che raccoglierà i risultati emersi e individuerà una serie di iniziative organiche per la promozione della lettura e il sostegno alle aziende della filiera del libro.

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Dopo emergenza Covid 19 avanza la richiesta di rivedere il sistema delle Rsa

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Si poteva e si doveva evitare la “strage dei nonni”. È una frase che pesa come un macigno quella urlata dai sindacati dei pensionati, ritrovatisi fuori dal convitto Principessa Felicita di Savoia per lanciare la campagna unitaria Senza radici non c’è futuro.Anche Graziella Rigolino, segretaria pensionati Cgil Piemonte, sottolinea le gravi carenze organizzative che hanno portato a registrare oltre 700 morti in regione, solo durante il periodo di pandemia. In particolare, evidenzia la mancata fornitura dei dpi (dispositivi di protezione individuale), il ritardo dell’isolamento dai parenti ed il mancato uso dei tamponi.
La segretaria, a cui si associa Lorenzo Cestari, segretario pensionati Uil Piemonte, ritiene responsabile la Regione, ancor di più che le strutture, quasi come se far morire gli anziani fosse stato ritenuto il male minore. Ecco perché, dopo che le Rsa si sono trasformate in veri e propri lazzaretti, i sindacalisti chiedono una revisione di tutto il sistema tramite l’iniziativa Senza radici non c’è futuro. Nello specifico chiedono che nelle Rsa ci siano solo i non autosufficienti di alta intensità, con la maggioranza degli anziani curata in famiglia fino a quando è possibile, grazie agli aiuti delle istituzioni. (fonte: Fondazione Leonardo)

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Per uscire davvero dalle emergenze, occorre un nuovo modello di sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Indichiamo qui di seguito solo alcuni dei punti, sui quali individuiamo l’emergenza dell’azione:
GIUSTA TRANSIZIONE. Ancora il nostro Paese non si è dotato di piani e misure per la giusta transizione, né a livello nazionale, né a livello regionale e locale. Sarà necessario convogliare risorse per la riconversione industriale di queste aree, prevedendo investimenti ingenti nelle fonti rinnovabili, nell’accumulo di energia, negli impianti per la chiusura del ciclo dei materiali, perché la transizione energetica porterà, in meno di 5 anni, alla chiusura di centrali a carbone e olio combustibile (vedi PNIEC) obbligando molte imprese a ripensare le proprie produzioni, con conseguenze pesanti sul lavoro e sulle comunità.
PRODUZIONE DI ENERGIA ED EFFICIENZA ENERGETICA. Accelerare gli investimenti per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, puntando sui nuovi modelli energetici (comunità rinnovabili ed autoconsumo collettivo) e confermando il phase out del carbone al 2025, è un’azione necessaria per ridurre le emissioni climalteranti. È ugualmente urgente promuovere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, anche prorogando i recenti provvedimenti sulle detrazioni fiscali al 110% e rendendo strutturale la cessione del credito alle banche, al fine di ottimizzare la riduzione dei consumi e delle emissioni e di rimettere in moto alcuni settori produttivi, portando un beneficio economico ai cittadini, anche delle fasce più povere, che potranno effettuare gli interventi senza, o con un ridotto, esborso di denaro.
SUSSIDI AMBIENTALMENTE DANNOSI. Devono essere gradualmente eliminati e/o rimodulati entro il 2025: in Italia, come documenta il terzo catalogo del Ministero dell’Ambiente – su una stima totale di 19,7 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi nel 2018 – 17,7 miliardi sono sussidi alle fonti fossili. Per tale fine sarà necessario che questa operazione venga fatta accompagnando i settori produttivi con misure di attenuazione di impatto sociale e di riallocazione delle risorse recuperate che, tendenzialmente, dovranno essere ripartite attraverso un mix di misure che, da una parte aiutino le fasce meno abbienti della popolazione, evitando così di mettere a rischio migliaia di posti di lavoro, dall’altra sostengano interventi ed attività virtuose, investimenti pubblici in ricerca, sviluppo e infrastrutture per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. L’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi deve essere accompagnata da una riforma fiscale di tipo ambientale che orienti le produzioni e i consumi verso la riconversione ecologica e la sostenibilità e da una forte riduzione delle spese militari da convogliare nella riconversione ecologica.
FILIERA AGRO-ALIMENTARE. L’emergenza ha reso evidente a tutti il ruolo primario dell’agricoltura, troppo spesso, a torto, considerata la cenerentola del mercato delle commodites. Servono strumenti per dare dignità al settore, con politiche di giusti prezzi per i produttori e politiche di sostegno per la riduzione dell’impatto sulle emissioni e sui suoli, nonché per la garanzia di qualità per i consumatori.
MOBILITÀ. Oggi sono necessari e urgenti interventi radicali per la mobilità: rafforzamento del trasporto pubblico locale con nuove flotte elettriche o idrogeno verde; innovazioni per la mobilità privata, sempre elettrica; mezzi condivisi; sviluppo della micro-mobilità nelle città; sviluppo di tecnologie sostenibili, ecc. In questa direzione è necessario dare sostegno alle Amministrazioni impegnate nel ridisegnare gli spazi della mobilità a favore di mezzi sostenibili come TPL, biciclette, micro-mobilità e mezzi elettrici in sharing. In questo periodo, la “scoperta” dello smart working ha consentito di ridurre notevolmente gli spostamenti, ma ha anche evidenziato limiti, quali la mancanza di socialità e il “diritto alla disconnessione” (per evitare un tempo di lavoro senza limiti). Lo smart working non può quindi considerarsi la chiave per la riduzione della mobilità, anche se può senz’altro aiutare, se applicato correttamente. Per il settore dell’auto, il Governo deve aprire il confronto con i sindacati, per un piano di rilancio che garantisca innovazione ecologica e occupazione.
ECONOMIA CIRCOLARE (E CICLO DEI RIFIUTI). Non ci sono dubbi sulla necessità di favorire un modello di sviluppo basato sull’economia circolare, attraverso la diffusione della raccolta differenziata, la tariffazione puntuale, la costruzione di impianti di nuovi impianti di riciclo e per la riparazione dei prodotti, sia per i rifiuti urbani che per quelli speciali, per ridurre l’uso di risorse ed energia, riducendo a pochi punti percentuali, rispetto al totale, il conferimento alle discariche e agli inceneritori.
DIGITAL DIVIDE. Il distanziamento sociale ha reso ancora più evidente la necessità di dotarsi di un piano organico ed adeguato per la connettività tale da garantire, su tutto il territorio nazionale incluse le aree rurali e montane, pari accessibilità alla rete per tutti i cittadini.
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E INTERNAZIONALIZZAZIONE. Il contrasto al cambiamento climatico è un’azione collettiva globale a cui l’Italia deve contribuire.
SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA. Centrale dovrà essere il ruolo di Scuola, Università e Ricerca per una Giusta Transizione. L’istruzione è innanzitutto relazione e non può essere sostituita dalla digitalizzazione.La scienza non ha dubbi ormai sulle ricadute delle attività umane sui cambiamenti climatici e sull’urgenza di un cambio di paradigma per un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile. Per tutto ciò è imprescindibile una revisione a tutto tondo del ruolo pubblico, che sia in grado di tornare a governare processi tanto ambiziosi per cui occorrono risorse adeguate.www. coalizioneclima.it (fonte: uff stampa Il Refuso)

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Al Nord il paradosso italiano: dalla siccità all’emergenza idrogeologica

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

Come in un film già visto, alcune zone del Nord Italia tornano a vivere l’incubo di un paradosso più volte denunciato: passare in pochi giorni dal rischio siccità all’emergenza idrogeologica; i dati dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche confermano i forti apporti pluviometrici, causa di criticità localizzate in Lombardia (straripati i torrenti Trallo, Boesio, Margorabbia, Broveda, Dovrana) ed in Veneto (accanto all’esondazione di alcuni corsi d’acqua minori, è preallarme per il bacino del fiume Livenza). Ne sono esempio il lago di Como, che dopo molte settimane è tornato a superare il dato medio stagionale (oggi è all’86,5% della capacità di riempimento) ed il lago Maggiore (addirittura a rischio esondazione in alcuni punti, essendo al 114,1% della capacità di riempimento); restano abbondantemente sopra la media anche i laghi di Garda (96,4% del riempimento) e d’Iseo (vicino al massimo storico con il 94,3% di riempimento). L’importanza delle piogge è evidente anche dall’andamento del fiume Po, le cui portate omogeneamente superiori allo scorso anno, sono invece altalenanti rispetto alla media storica, mantenendo comunque un deflusso per ora rassicurante.In grande ripresa sono i fiumi dell’Emilia Romagna (Savio, Secchia, Taro, Trebbia), tornati sopra la media dopo settimane di sofferenza idrica mentre, in Piemonte, Dora Baltea e Stura di Lanzo restano sotto le portate dell’anno scorso.In Veneto, resta deficitaria la situazione idrica dei fiumi Adige, ma soprattutto Brenta e Bacchiglione; sulla regione, nel mese di maggio, è caduto il 40% di pioggia in meno rispetto alla media.Analogo è il trend pluviometrico sull’Umbria dove, con 36.93 millimetri di pioggia, Maggio ha stabilito il record negativo del recente quinquennio.Al Sud sembra stabilizzarsi la situazione delle riserve idriche calabresi (in media con gli anni scorsi), mentre continuano ad assottigliarsi le disponibilità idriche in Puglia (calate di 2 milioni di metri cubi in una settimana ed oggi a -97,82 milioni rispetto all’anno scorso) e Basilicata (anche qui scese di circa 2 milioni di metri cubi in 7 giorni e con un deficit di circa 78 milioni rispetto al 2019, nonostante siano caduti oltre 35 millimetri di pioggia pochi giorni fa).“La fotografia, che si ricava da questi dati, è quella di un’Italia sempre più alla mercè della estremizzazione degli eventi atmosferici, causata dai cambiamenti climatici. È quindi indispensabile – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – che il Piano Rilancio preveda investimenti importanti per aumentare la resilienza dei territori. Al Governo offriamo migliaia di progetti definitivi ed esecutivi, redatti dai Consorzi di bonifica ed in attesa di finanziamento, capaci di garantire circa 50.000 posti di lavoro.”

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Emergenza alimentare per quattro milioni e mezzo di italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

La crisi economica determinata dalla pandemia sta avendo impatti devastanti sulle condizioni sociali di milioni di italiani. Si stimano circa 5 milioni di nuovi poveri e quattro milioni e mezzo di italiani rischiano di scivolare in una situazione di indigenza talmente grave da aprire un altro fronte: quello dell’emergenza alimentare.Per fronteggiare tale crisi, Up Day offre la propria disponibilità per replicare, estendendola a tutto il paese, l’esperienza virtuosa dello scorso aprile, a seguito dello stanziamento da parte del Governo di 400 milioni di Euro per l’acquisto di prodotti di prima necessità. In quell’occasione Up Day si è attivata immediatamente e oltre 30 Comuni in tutta Italia, da Torino a Bologna, da Cagliari a Latina, da Cesena a Foggia, sono stati supportati da Up Day con buoni alimentari solidali.In sostanza, Up Day ha anticipato la posta finanziaria necessaria a dare sollievo a decine di migliaia di cittadini in condizioni di grave disagio economico, emettendo buoni alimentari solidali al prezzo di costo e con una marginalità totalmente azzerata.In considerazione della fase delicata che il paese e milioni di cittadini con le loro famiglie si trovano a dover fronteggiare, partendo proprio dall’esperienza positiva dello scorso aprile, Up Day ritiene doveroso chiedere alle autorità competenti di ripetere tale esperienza per il tempo necessario a superare la “tempesta perfetta” che si è abbattuta sugli italiani, mettendo a disposizione, fin d’ora, tutte le sue competenze e strumenti tecnologici e finanziari.In linea con quanto promulgato da ANSEB, l’Associazione nazionale che rappresenta le società che emettono buoni pasto e buoni spesa, Up Day si impegna a scontare l’acquisto dei buoni di almeno il 10%, ossia l’IVA applicabile al valore facciale del buono alimentare solidale, di modo che l’operazione risulti a costo zero per il Comune ordinante rispetto alla legittimazione concessa ai beneficiari assegnatari del buono; ad applicare agli esercenti già convenzionati una commissione mai superiore al 5%, anche in presenza di accordi di convenzionamento con percentuali più elevate; a convenzionare a queste condizioni e in tempi estremamente rapidi i punti vendita interessati a partecipare alla operazione solidale del Governo e/o segnalati dal Comune ordinante i buoni spesa.

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Scuola: Assistenti tecnici assunti per l’emergenza Covid

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Anief chiede di confermarli e di assumerne almeno uno ad istituto. Confermare, oltre il 30 giugno prossimo, tutti i mille assistenti tecnici informatici assunti nel mese di aprile per decisione del Governo, per meglio affrontare il piano di risposta, nelle scuole, al contagio di massa del Covid-19. E garantire che con il nuovo anno scolastico, con la fase emergenziale ancora in atto, vi sia un assistente tecnico in tutti gli 8.200 istituti scolastici, nessuno escluso. A chiederlo è il sindacato Anief, promotore al Senato di un emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola, su cui sta terminando di votare la VII commissione e che nel pomeriggio arriverà in Aula per la discussione generale. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ritiene che “con il coronavirus le condizioni e le necessità scolastiche sono cambiate, arrivando ad imporre la didattica a distanza, la quale potrebbe riproporsi anche in futuro. Per non parlare dell’esigenza per tante scuole di assicurare un livello tecnologico minimo, con risorse umane in grado di gestirlo al meglio e non in modo approssimativo”.Anief torna a chiedere l’assistenza tecnica in ogni scuola italiana: la richiesta del giovane sindacato deriva dalla sempre più massiccia presenza della componente digitale telematica nell’offerta formativa. La presenza stabile del personale tecnico in tutte le istituzioni le istituzioni scolastiche, anche quelle dell’infanzia, del primo ciclo e della secondaria di primo grado, dove sino ad oggi non era previsto.Al sindacato, si sono rivolti anche diversi assistenti tecnici assunti per pochi mesi per fare fronte all’emergenza Covid-19. Dai loro racconti si evince che è ampio e valido il supporto assicurato in queste settimane, assieme agli animatori digitali, a famiglie e ragazzi che hanno riscontrato difficoltà di collegamento alle piattaforme utilizzate per la didattica a distanza, oltre che per la gestione di software da parte sia dei docenti, sia del personale scolastico, sia degli studenti e delle loro famiglie. È bene che questo supporto tecnico non si disperda.

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