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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

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Emergenza sanità nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Nonostante l’indagine della società Demoskopika diffusa della Regione Lazio stabilisca che l’indice di performance sanitaria collochi il Lazio come prima tra le Regioni in piano di rientro, il problema delle lunghe liste d’attesa nel settore della sanità pubblica non è risolto. Per effettuare visite mediche in strutture pubbliche l’attesa media è ancora di 65 giorni, a fronte di un’offerta privata ben più rapida, circa 7 giorni di attesa per una visita e costi sempre meno distanti tra pubblico e privato.È quanto emerge dallo studio ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi sanitari Regionali’, condotto da Crea, commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, che prende a riferimento un arco temporale che va dal 2014 al 2017. L’indagine, presentata a Roma, è stata effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% della popolazione totale, perché condotta sulla popolazione residente di 4 regioni: Lombardia, Veneto, Lazio e Campania; la ricerca prende in considerazione esclusivamente le prestazioni mediche senza esplicita indicazione di urgenza.
Nonostante i numerosi proclami politici della Regio Lazio e il fatto che sia uscita dal commissariamento, il cittadino si ritrova ancora a scontrarsi con tempi d’attesa eccessivamente lunghi. Ad esempio, per fare un ecocardiogramma o una ecografia alla tiroide bisogna attendere fino a quattro mesi. Ricorrendo al privato, dietro pagamento, le attese diventano di pochi giorni.Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della sanità pubblica sono estremamente lunghi: si va da 22,6 giorni per una Rx articolare a 96,2 per una colonscopia. Le stesse prestazioni registrano attese invece in intramoenia di 4,4 (Rx articolare) e 6,7 (colonscopia), privato convenzionato rispettivamente di 8,6 e 46,5; infine, privato a pagamento di 3,3 e 10,2.
Il fatto che i tempi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema sanitario nazionale siano così lunghi, comporta inevitabilmente una maggiore spesa nella sanità privata, che è salita a 35,2 miliardi di euro, da quanto riporta l’ultimo Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute. Inoltre, il Report sulla sanità in Italia rivela che, nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie, ovvero 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. Dato ancor più preoccupante è che per potersi curare si ricorra all’indebitamento o si dia fondo ai propri risparmi.Il diritto alla salute è un diritto fondamentale che va preservato ad ogni costo, soprattutto in ragione alle tasse che paghiamo, al diritto alla prevenzione che quindi non può essere rimandato per mesi.
CODICI, oltre ad assistere i cittadini con le varie campagne sulla sanità “Indignamoci”, “Riprendiamoci la salute”, “Piaghe da decubito”, ha aperto uno sportello dedicato alla malasanità dove gli utenti si potranno recare e presentare il loro caso.

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“Emergenza buche fa il primo ferito sul lavoro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

“Acilia: le buche della Raggi causano un ferito sul lavoro. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà al Vigile che oggi alle 11,30 in via di Acilia, durante il suo servizio, mentre transennava una delle tante voragini che imperversano sulle strade romane è stato investito da un pirata della strada. Al di là di stigmatizzare l’automobilista che dopo l’investimento è fuggito, non possiamo rimanere silenti difronte a fatti simili. La Raggi vuole che i Vigili transennino tutte le buche di Roma, distraendoli dal loro compiti istituzionali, tale azione avrebbe un senso se le buche da ‘proteggere’ fossero poche ma la situazione è completamente fuori controllo. Non lo diciamo per fare della facile polemica, la realtà è toccabile con mano, anzi con ruota, una situazione così drammatica che non si è mai creata nel passato. La Raggi e tutto il M5S hanno sempre demonizzato gli interventi e l’operato delle precedenti giunte eseguivano interventi urgenti, cioè con ditte che dovevano sorvegliare le strade e tappare con immediatezza le buche. Oggi invece questa amministrazione pentastellata è del tutto incapace di fare bandi e assegnare appalti. Le promesse, i sogni e le bufale M5S sulle strade che hanno ‘rifatto da capo’ oggi si sono sciolte come la neve dei giorni scorsi e si rilevano piene di crateri. In conclusione non solo ‘sogni ma neanche solide realtà’: appalti fermi e non assegnati, lavori fatti male, Roma piena di buche e Vigili all’ospedale.” Così in una nota il consigliere del gruppo PD capitolino Antongiulio Pelonzi.

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Congresso Associazione di Neurologia dell’Emergenza-Urgenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Bologna. Si svolge dall’8 al 10 marzo il 3° Congresso Nazionale della Associazione di Neurologia dell’Emergenza-Urgenza (ANEU), società scientifica che aderisce alla Società Italiana di Neurologia (SIN), con l’obiettivo di definire ruoli e sottolineare l’importanza strategica delle figure neurologiche nell’approccio alle condizioni di Emergenza-Urgenza Neurologica in Pronto Soccorso, che spesso mette a dura prova gli aspetti organizzativi, gestionali e clinici delle risposte ai pazienti.
Basti pensare a come il neurologo sia tra le figure più richieste nell’attività quotidiana di un pronto soccorso: in Italia più del 30% delle chiamate in Pronto Soccorso interessa il neurologo e circa il 10% degli accessi ha come causa principale una patologia neurologica. Questo significa che la neurologia è una delle specialità mediche più richieste nei cosiddetti DEA (dipartimenti di emergenza e accettazione), e rende necessaria quindi una formazione continua di tutti gli operatori medico-sanitari coinvolti nel percorso diagnostico-terapeutico.
Nel corso del Congresso verranno trattate tematiche come le manifestazioni e lo stato epilettico, le urgenze neurologiche in gravidanza, le acuzie nella sclerosi multipla, le cefalee nell’emergenza-urgenza, e, infine, le vertigini. Si tratta di patologie che, in urgenza, possono presentare quadri particolari e diversi da caso a caso, così da mettere in difficoltà anche lo specialista più esperto.E a questo proposito ANEU lancerà, in occasione del Congresso di Bologna, il NEUday, la giornata di rilevazione su tutto il territorio nazionale delle prestazioni erogate dallo specialista neurologo in pronto soccorso. Questa iniziativa, che si svolgerà nella giornata del 21 Novembre, mira a rilevare la frequenza con cui il neurologo viene consultato in PS, confrontare le diagnosi di dimissione dal PS dei pazienti per cui è stato richiesto o non richiesto l’intervento del neurologo e confrontare gli outcome a breve termine dei pazienti per cui è stato richiesto o non richiesto l’intervento del neurologo.I risultati di questa iniziativa potranno fornire anche al grande pubblico informazioni utili su come evolve l’ambito neurologico in Italia.Durante l’evento sarà presentato la nuova edizione del volume sulla Neurologia dell’Emergenza-Urgenza: algoritmi decisionali (ed. G Micieli, D Consoli, A Cavallini e R Sterzi), interamente curato da neurologi aderenti all’ANEU, destinato a supportare lo specialista nel percorso diagnostico in situazioni di urgenze neurologiche, nonché a fornire un imprescindibile strumento di formazione e aggiornamento su tematiche assolutamente nuove e di estremo interesse, come le para e tetraplegie acute, urgenze in gravidanza, acuzie nei disturbi del movimento, attacchi ischemici transitori, disturbi funzionali acuti in neurologia ed altri.
Sarà possibile consultare la pubblicazione in formato elettronico grazie alla realizzazione di una app destinata a quanti operano nell’ambito dell’urgenza, non solo neurologica. Nella sua prima versione, l’app è stata scaricata ed usata da oltre 400 professionisti in prevalenza, ma non esclusivamente neurologi, comprendendo anche internisti e soprattutto medici d’urgenza.
Dal punto di vista della formazione, inoltre, l’ANEU sta contribuendo in maniera determinante alla programmazione di un Master sulle Emergenze nelle Malattie Neurologiche, promosso dalla SIN e realizzato in collaborazione con ISO (Italian Stroke Organization), la cui principale finalità è quella di dotare i neurologi che svolgeranno un’attività nell’ambito dell’urgenza (vascolare e altra) delle conoscenze e delle abilità pratiche per il trattamento tempestivo delle condizioni di emergenza in attesa e in preparazione dell’intervento dello specialista di settore (rianimatore, cardiologo, internista ect). Il progetto prevede, accanto alle classiche lezioni frontali, prove pratiche in ambito di simulazione in medicina.

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Etiopia: proclamato lo stato d’emergenza

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

In seguito alla proclamazione dello stato d’emergenza in tutto il paese, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha messo in guardia la comunità internazionale sul pericolo di un intensificarsi delle persecuzioni e della repressione in Etiopia. Secondo l’APM, il nuovo stato di emergenza, proclamato a pochi mesi dalla fine del precedente stato di emergenza nella regione dell’Oromia, non servirà a garantire la pace e la stabilità, come sostiene il governo etiope, ma rischia di innescare solo ulteriori violenze. Durante i dieci mesi di stato di emergenza valido solo per la regione dell’Oromia e terminato nell’agosto del 2017 le forze di sicurezza hanno arrestato arbitrariamente più di 22.000 persone appartenenti al gruppo degli Oromo, di cui molti sono ancora in carcere.Il paese segnato da gravi violazioni dei diritti umani e da continua violenza non ha bisogno di un nuovo stato di emergenza ma di riforme, di diritto e di reale democrazia. L’APM si appella anche all’Unione Europea affinché condanni questa nuova limitazione dei diritti umani e continui, come fatto finora, a voltarsi dall’altra parte. Durante i 10 mesi di stato di emergenza terminato lo scorso agosto (ottobre 2016 – agosto 2017), l’UE ha fatto finta di non vedere il grave peggioramento della situazione dei diritti umani e sembra essersi accorta di quanto succedeva nel paese africano solamente nel febbraio 2018 quando grazie ad un’amnistia sono stati liberati centinaia di prigionieri politici. Lunedì 12 febbraio la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sentito telefonicamente l’allora premier etiope Hailemariam Desalegn per congratularsi per la liberazione dei prigionieri politici e auspicando maggiori riforme. A meno di una settimana si temono ora nuove limitazioni della libertà di movimento, nell’uso di internet, dei social media e della telefonia mobile e nuovi arresti arbitrari.Lo scorso 15 febbraio il premier etiope Hailemariam Desalegn, in carica fin dal 2012, ha improvvisamente e a sorpresa rassegnato le dimissioni. Poco prima le forze di sicurezza del suo governo avevano represso nel sangue lo sciopero generale proclamato nello stato federale dell’Oromia causando almeno dieci morti e tredici feriti. Nonostante la politica di brutale repressione di ogni protesta, dal 2014 si susseguono le proteste di massa di Oromo e Amhara. Più di 2.000 persone sono morte durante le proteste e diverse migliaia di persone sono state arrestate arbitrariamente. Migliaia di persone risultano ancora arbitrariamente detenute nonostante la recente amnistia.La recente storia etiope è segnata da decenni di impunità, arresti arbitrari, tortura, massacri e omicidi politici. Se il paese intende veramente intraprendere la strada della pace duratura deve fare luce sul proprio passato e dare spazio alle organizzazioni per i diritti umani che finora sono state sistematicamente messe a tacere. Senza delle riforme che garantiscano lo stato di diritto e i fondamentali diritti umani continuerà anche la fuga in massa di persone appartenenti ai gruppi degli Oromo e degli Amhara. I 42 milioni di Oromo costituiscono il maggiore gruppo etnico dell’Etiopia ma subiscono da decenni una repressione sistematica che li spoglia dei loro diritti e priva della loro base esistenziale. Il malessere diffuso riguarda anche gli Amhara nel nord del paese e altri piccoli gruppi nel sud dell’Etiopia.

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Emergenza clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

Philippine climate“Il 2017 è stato il secondo anno più caldo di sempre in base ai dati della Nasa, preceduto soltanto dal 2016. Un record climatico assai negativo sul quale bisogna riflettere. Dal 1964 al 2017 le temperature globali medie sulla superficie sono salite di 0,17-0,18 °C a decennio. Nel 2017 si sono registrati record di eventi climatici a livello globale e anche l’Italia ha dovuto fare i conti con questi eventi che hanno messo in ginocchio la nostra economia e creato allarme per la tutela dell’ambiente – pensiamo al lago di Bracciano o al Po – per la difficoltà di garantire i servizi per i cittadini, e per i record di smog nelle città del nord”. Lo afferma in una nota la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola che aggiunge: “I numerosi incendi che si sono verificati hanno messo in seria difficoltà i vigili del fuoco e la macchina dei soccorsi e il Governo, anche in questa occasione, ha mostrato tutta la sua impreparazione ed inadeguatezza perché non ha saputo programmare risposte efficaci. E’ necessario mettere in campo delle politiche idonee: occorre intervenire sulla rete idrica che ha una dispersione non più accettabile, bisogna creare un progetto acque sia di contenimento di quelle piovane sia per il recupero di quelle reflue e bisogna al contempo ripulire tutte le nostre acque. Bisogna incentivare i cittadini a muoversi con i mezzi pubblici che devono però essere efficienti e incentivare l’utilizzo di piste ciclabili che siano però adeguate. Il prossimo governo avrà l’arduo compito di programmare e realizzare il futuro ambientale del nostro Paese. Forza Italia è consapevole che bisogna intervenire in maniera strutturale e che le prospettive di sviluppo della GreenEconomy – conclude la deputata azzurra – hanno bisogno di un contesto normativo stabile e chiaro”.

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Sicilia: 47 milioni di euro per pronto soccorso e aree emergenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 dicembre 2017

sicilia-regione-default-120718100156_bigPalermo. Un piano di investimenti per quasi 50 milioni di euro é stato approvato dall’assessore regionale alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza, nell’ambito del contributo per il ripiano delle perdite della GSA. Si tratta di interventi mirati principalmente all’emergenza e urgenza, che rispondono ai criteri individuati dal Dipartimento Pianificazione Strategica dell’Assessorato tra le diverse progettualità e richieste delle Aziende del sistema sanitario regionale.
I fondi assegnati, per complessivi 47.603.000,00 euro, sono nella loro quasi totalità destinati alle unità operative di Pronto Soccorso ed all’emergenza-urgenza e consentiranno un primo piano di interventi previsti in questi delicatissimi settori Le aree interessate sono: Sciacca, Canicattì, Caltanissetta, Gela, Acireale, Paternò, Bronte, Militello V. C., Catania, Enna, Nicosia, Leonforte, Sant’Agata di Militello, Milazzo, Palermo, Vittoria, Ragusa, Avola, Siracusa, Trapani e Alcamo-Castelvetrano.Sono altresì finanziati, tra gli altri, il centro amianto di Augusta e l’unità spinale unipolare dell’Irccs Bonino Pulejo presso l’azienda Cannizzaro di Catania.”Per il governo Musumeci – ha dichiarato l’assessore alla Salute, Ruggero Razza – le unità di pronto soccorso e tutta l’area emergenza-urgenza rappresentano una priorità. Desidero rivolgere il compiacimento mio personale e dell’intero governo alla Direzione programmazione per il lavoro svolto, grazie al quale potranno essere avviate iniziative attese nel territorio. Va detto che la procedura é iniziata nei mesi scorsi e il governo ha condiviso e stimolato un criterio di selezione che partisse dalle aree di crisi”.
Razza ha inoltre evidenziato come “la difficile gestione delle unità di pronto soccorso sarà, assieme alla Rete ospedaliera, al centro dell’incontro con i direttori generali ed i commissari che si è tenuto oggi a Palermo”.

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Ostia: no a interventi emergenziali serve strategia di lungo respiro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

ostia“Parlare di inviare o meno l’esercito in territori asfissiati dalla presenza criminale significa perdere di vista il vero nocciolo della questione. Non si può e non si deve trattare la situazione di Ostia e dell’intero litorale romano come un fatto ‘emergenziale’, nel senso che non si può ogni volta, in questo Paese, sollevare ‘casi’ legati alla pura apparenza mediatica occupandosi del ‘se’ e del ‘come’ attuare ‘singoli’ interventi per rispondere a ‘singoli’ eventi. Oggi parliamo di Ostia perché, purtroppo, una troupe televisiva è stata aggredita e questo ha riacceso i riflettori su una situazione estremamente preoccupante. Ma ci sono tante zone del Paese che rappresentano realtà da troppo tempo profondamente compromesse a livello sociale e di conseguenza sul piano della sicurezza e della legalità, e non trovano la giusta attenzione mediatica se non di fronte a singoli eclatanti episodi. Ciò che davvero serve è fissare delle priorità e attuare strategie di lungo respiro che garantiscano il reale e diffuso controllo del territorio, mettendo le Forze di polizia in condizione di operare per fronteggiare larghe sacche di ‘cultura dell’illegalità’ che si manifestano con violenze e prevaricazioni continue nella vita quotidiana dei cittadini. Ciò che davvero serve è darci i numeri e i mezzi per una efficace azione repressiva e di prevenzione tesa a difendere lo stato di diritto in luoghi dove c’è chi vive al di fuori delle regole del Paese”.Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna così sulla discussione che si è accesa dopo gli ultimi recenti episodi di criminalità ad Ostia e che, da ultimo, ha riguardato la possibilità o meno di inviare l’Esercito su quei territori. In proposito oggi anche il Capo della Polizia è tornato sulla vicenda spiegando: “La polizia non vuole la cooperazione dell’Esercito a Ostia? Assolutamente no, sono un convinto assertore che in questo Paese ognuno debba fare il suo al meglio unicuique suum”. “Le organizzazioni criminali del livello che quel territorio esprime – ha continuato Gabrielli – non si combattono con la presenza di pattuglie più o meno armate sulla strada ma con un’efficace presidio e controllo sul territorio ma soprattutto con un’efficace attività investigativa”. “Appena venti giorni fa – ha concluso Pianese – abbiamo ricordato come Ostia, con i suoi 226.000 abitanti, e ormai da tempo roccaforte di espressioni di delinquenza e criminalità di estremo rilievo, sia affidata al lavoro encomiabile ed eroico di un numero assolutamente insufficiente di poliziotti del locale Commissariato. Ecco, questo è il tema. Da qui bisogna partire se davvero si vuole parlare di ripristinare le civili condizioni di sicurezza e legalità nelle nostre città, sui nostri litorali, nei nostri entroterra”.

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Incendi Piemonte: E’ emergenza

Posted by fidest press agency su sabato, 28 ottobre 2017

vigilidelfuoco14“Non si arresta l’emergenza incendi sulle Alpi piemontesi, che continuano a bruciare senza sosta”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia, Vincenza Labriola, che aggiunge: “La continua e grave siccità non permette ai focolai divampati nei giorni scorsi di ridursi in modo apprezzabile. Anzi. Nelle ultime ore, altre fiamme hanno ripreso a bruciare i boschi alpini cuneesi e torinesi, provocando anche una vittima a Cantalupa, nel Pinerolese. Purtroppo – prosegue la deputata azzurra – non si vede un miglioramento significativo delle condizioni e resta lo stato di massima allerta. Una situazione che rende necessario mantenere la massima presenza di mezzi e persone. Il nostro Paese sta iniziando, a voler essere ottimisti, a subire un processo di desertificazione, e sembra che l’unica cosa che resta da fare al partito di maggioranza, dopo aver cancellato il Corpo Forestale dello Stato, non aver distribuito chirurgicamente le competenze e illuso di assumere ed esaurire la graduatoria dei vigili del fuoco, sia fare la danza della pioggia. Un pensiero a tutti i vigili del fuoco – conclude Labriola – e a tutti coloro che stanno lavorando attivamente con professionalità e cuore per fermare questa catastrofe”.

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«Le bombe sono cessate, ma l’emergenza è la stessa»

Posted by fidest press agency su martedì, 17 ottobre 2017

aleppoAleppo. Così il vicario apostolico di Aleppo, monsignor Georges Abou Khazen, scrive personalmente a decine di migliaia di Benefattori di Aiuto alla Chiesa che Soffre, descrivendo la drammatica situazione nella martoriata città siriana, dove per i cristiani «ogni aiuto può fare la differenza tra partire e rimanere».È in questa realtà che ACS sostiene da quasi tre anni il progetto Goccia di latte, che ogni mese assicura latte in polvere a 2850 bambini al di sotto dei 10 anni, appartenenti a 1500 famiglie cristiane. In questi giorni la Fondazione pontificia ha lanciato una nuova campagna per garantire il latte ai bambini nel 2018.«Un’iniziativa essenziale che si rivolge alle principali vittime del conflitto, i bambini – spiega il presule – Molti di loro sono infatti rimasti traumatizzati dalle violenze e tanti hanno perso dei familiari o addirittura dei compagni di scuola. Almeno così potranno crescere sani e forti». Una Goccia di latte è un contributo importante anche per i genitori, che hanno ritrovato la serenità di poter dare del latte ai propri figli. Con la svalutazione della lira siriana, tanti generi alimentari sono infatti divenuti beni di lusso. Incluso il latte in polvere il cui costo è di 3mila lire siriane a confezione. Una cifra che può sembrare modesta, ma che per molte famiglie è insostenibile, dal momento che uno stipendio medio è di appena 30mila lire siriane, 50 euro, e molti dei cristiani sono rimasti disoccupati a causa della guerra.La fine dei bombardamenti su Aleppo spinge alcune delle famiglie cristiane che hanno abbandonato la città a farvi ritorno. «Ma perché questo accada – scrive monsignor Abou Khazen ai Benefattori ACS – e affinché anche le altre famiglie restino, dobbiamo aiutarle. Un padre che non può dare da mangiare ai propri figli andrà ovunque pur di garantirglielo».Il sostegno concreto offerto ai cristiani siriani dai loro fratelli nella fede occidentali, è anche fonte di speranza. «È grazie al vostro aiuto se possiamo rimanere qui e sostenere la nostra povera gente. E così non ci sentiamo una minoranza piccola e perseguitata, ma parte di quella grande famiglia che è la Chiesa universale».

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

Carcere Regina Coeli alla LungaraSe vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
E’ la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale.

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Sono saliti a 47 i casi di Chikungunya nel Lazio

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

zanzara tigrePer il centro nazionale sangue le conseguenze sul Sistema Trasfusionale a seguito dell’emergenza legata ai focolai di Chikungunya nel Lazio sono paragonabili a quelle di una maxi emergenza, sebbene non sia di tipo sanitario, perché il virus raramente dà sintomi gravi. La rapida diffusione che sta avendo il virus, facilitato anche da condizioni climatiche favorevoli per le zanzare, ci pongono come Forza Italia l’obiettivo di mettere in campo politiche efficaci per dare risposte immediate sul cambiamento climatico”. Così Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia, intervenendo alla tre giorni azzurra organizzata da Antonio Tajani a Fiuggi.
“Chiediamo con forza al presidente Regionale Lazio Nicola Zingaretti – ha aggiunto – di prevedere una disinfestazione straordinaria delle scuole, dei parchi e tutti quei luoghi di aggregazione per evitare che i casi continuino a proliferare. Auspichiamo, inoltre, per il futuro della Capitale che la sindaca Virginia Raggi si svegli e agisca per il bene della comunità e non aspetti che le situazioni sfuggano di mano per dare poi la colpa a quella o quest’altra amministrazione. La cattiva gestione di Roma – ha concluso Labriola – non penalizzi la sua immagine nel mondo”.

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Scuola Nuovo anno al via: è sempre emergenza supplenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneSolo a Milano mancano 1.400 docenti di sostegno, quasi tutti alla primaria e alle medie: la maggior parte dei posti saranno affidati a docenti senza specializzazione. A Mantova sono assenti tra i 250 e i 300 docenti, appartenenti in prevalenza a matematica, italiano e sostegno. In Veneto scarseggiano i professori di Matematica e Scienze alle medie: a ben vedere ci sarebbero, ma sono quelli che hanno superato le prove suppletive del concorso a cattedra e ancora attendono di essere collocati in graduatoria. Anche in Liguria le cattedre di sostegno scoperte non mancano: dopo le nomine in ruolo restano vuote 603 cattedre di sostegno su 1.320. Ma sul sostegno ci sono realtà difficili anche al Sud: in Sicilia quasi 5mila posti in deroga che andranno in larghissima parte ai precari. Malgrado le rassicurazioni del Miur, inoltre, le 90mila supplenze annuali non verranno esaurite entro il prossimo 15 settembre. Preoccupa la situazione della Lombardia.Per il sindacato, largamente insufficiente è stata, per vincere la supplentite, la trasformazione di 16mila cattedre dall’organico di fatto a quello di diritto. Come se non non bastasse, tanti docenti supplenti assegnati alle classi a inizio anno dovranno cambiare sede. Questo accadrà perché ancora una volta gli Uffici Scolastici hanno pubblicato le liste provvisorie per l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto a ridosso dell’inizio del nuovo anno. Anche il personale Ata ha i suoi problemi: la categoria è stata prima aggravata di carichi di lavoro della L. 107/2015 e dal recente decreto vaccini, poi danneggiata da un numero di assunzioni ridicolo (appena 6.200 a fronte di 18mila posti liberi) e infine beffata dall’ennesimo blocco di organici.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): A ben poco è servita la riforma della Buona Scuola. Come male organizzate sono state le 52mila immissioni in ruolo, visto che tra le 15mila e le 20mila sono andate perse perché gli abilitati della seconda fascia d’istituto sono stati lasciati fuori da GaE, peraltro nemmeno colpevolmente aggiornate. Eppure, rispetto al passato delle novità importanti ci sono: sono quelle che arrivano dai tribunali, nazionali e non. Le quali pongono sullo stesso piano i diritti del personale precario con quello di ruolo: va ricordato, soprattutto, il diritto al risarcimento per i supplenti con tre anni di servizio svolto. E anche quello stipendiale, emesso di recente dalla Cassazione. Sono principi rilevanti, che aprono la strada a molti altri ricorsi orientati all’effettiva parità tra personale precario e di ruolo, ancora diviso da norme che il nuovo contratto dovrà necessariamente rivedere.

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Campidoglio: operativo da settimane ampio e articolato piano per emergenza abitativa

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 agosto 2017

casa-vivaL’amministrazione capitolina ha messo a punto un ampio e articolato piano per superare il disagio abitativo. Al contrario dell’amministrazione regionale, non si è limitata a prevedere uno stanziamento di risorse, ma ha messo in campo una serie di interventi mirati. In quest’ottica i 40 milioni stanziati dalla giunta regionale del Lazio rappresentano una delle varie fonti di finanziamento del piano. L’obiettivo è fornire assistenza a circa 6.000 famiglie entro il 2019.
Si tratta di un risultato raggiungibile con una serie di strumenti diversificati, che prevedono un sostegno economico per la locazione sul mercato privato o l’assegnazione di nuove abitazioni: Buono casa e sostegno fragilità: 1.400 famiglie; Scorrimento graduatorie Erp: 1.200 assegnazioni; Frazionamenti immobili Erp: 1.200 alloggi; Contributo all’affitto: 1.000 nuclei familiari; Nuove abitazioni: acquisizione di 600 unità; autorecupero: 400 alloggi; beni sequestrati e confiscati alla criminalità: 300 abitazioni
Il piano, già approvato e operativo, anche il nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat) per il diritto all’abitare delle persone in condizione di fragilità sociale. La sua attivazione è legata all’attuazione del Piano generale assistenziale alternativo ai Caat (Centri di assistenza alloggiativa temporanea) e si fonda sull’impiego economico dei risparmi derivanti proprio dalla loro chiusura, che ammontano a 12 milioni di euro già disponibili.
Viene, inoltre, istituita una Cabina di regia con i Dipartimenti coinvolti e i Municipi interessati si occuperà dell’attuazione e del monitoraggio del Piano. Grande attenzione sarà rivolta alla possibilità di utilizzare immobili del patrimonio disponibile e indisponibile di Roma Capitale e beni confiscati alla criminalità: entro il 30 ottobre 2017 si dovrà predisporre una mappatura degli immobili, con le stime economiche degli interventi manutentivi necessari a renderli abitabili.

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Roma: Emergenza pronto soccorso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

pronto soccorso tor vergata“L’emergenza Pronto soccorso che denunciamo da mesi sta raggiungendo in questo periodo estivo il suo massimo picco di allarme. La nota ufficiale dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini che istituisce un’unità di crisi per grave sovraffollamento è sconcertante già nella premessa in cui si profila un pregiudizio della qualità e sicurezza dell’assistenza. Ciò che allarma di più, inoltre, è che potrebbe essere la traccia da seguire un po’ in tutti i nosocomi romani. Com’è possibile che, per far fronte all’ormai conclamata mancanza di posti letto, si disponga d’imperio, l’accoglienza in tutti i reparti di degenza anche dei pazienti in sovrannumero? Che vuol dire, letti nei corridoi? O che i reparti di degenza accettino i pazienti anche se non di stretta competenza specialistica? La situazione della sanità laziale sta ormai sfuggendo di mano, e se non bastassero i report negativi come quelli redatti dal Censis-Rbm dei giorni scorsi, a certificare il tracollo di un intero sistema ci sono i racconti quotidiani di cittadini e operatori allo stremo tra sopportazione e turni massacranti. Per non parlare del gravissimo episodio di Albano laziale collegato al numero unico per le emergenze.
Disposizioni come quelle lette nel documento del San Camillo sono l’anticamera della catastrofe, e il principale responsabile di questa rovina è il presidente Zingaretti assolutamente incapace in quasi cinque anni di evitare un’emergenza ormai strutturale. Il Ministro Lorenzin mandi gli ispettori direttamente a via Cristoforo Colombo per rimuovere il commissario ad acta Zingaretti e tutti i suoi nominati incompetenti in Asl e Ospedali ormai al collasso” E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.

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Italia: emergenza idrica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

VincenziPermane la “grande sete” su ampie zone del Paese, soprattutto al Nord, dove anche il lago Maggiore è sceso sotto la media stagionale, mentre gli altri grandi bacini stanno rapidamente avvicinandosi ai minimi storici. In Emilia Romagna, il Consorzio di bonifica Emilia Centrale ha dovuto sospendere, per la prima volta in 70 anni, la derivazione irrigua dal torrente Enza, in località Cerezzola, per garantire il minimo deflusso vitale in una situazione di portata estremamente ridotta in alveo.“Per capire la gravità della situazione, basta un dato: mediamente, alla vigilia del grande caldo, i bacini dell’Emilia Romagna contenevano complessivamente 16 milioni di metri cubi d’acqua; quest’anno erano poco più di 2… e non siamo ancora a metà della stagione irrigua!”: il commento è di Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), nonché imprenditore agricolo modenese.Anche sulla pianura bolognese del Consorzio di bonifica Renana la pioggia è diminuita mediamente del 30%. Qui, come nelle altre parti d’Italia, è la professionalità e l’esperienza degli operatori consorziali, organizzati anche su turni di 24 ore, a garantire gli apporti idrici possibili per limitare i danni all’agricoltura.Un esempio di assoluto rilievo arriva dalla Toscana, dove la necessaria sospensione delle derivazioni irrigue a causa del basso livello idrico del lago di Massaciuccoli (la prosecuzione dei prelievi avrebbe provocato danni legati sia alla carenza d’acqua che alla probabile ingressione di acqua salata dal mare) avrebbe compromesso oltre 500 ettari di culture (mais, ortaggi…), comportando anche problemi ambientali, legati all’insufficiente ricambio delle acque. Il Consorzio di bonifica 1 Toscana Nord ha immediatamente proposto un’ipotesi alternativa: immettere nella rete irrigua acqua fresca, derivante non più dal lago, ma dal fiume Serchio mediante la riattivazione di un impianto idrovoro, dismesso in comune di Vecchiano. Grazie alla rapida convocazione del tavolo sull’emergenza idrica del lago Massaciuccoli (conosciuto nel mondo come “il lago di Puccini”), da parte della Regione Toscana, è stato possibile in pochi giorni esaminare e condividere la proposta, dando una risposta rapida ed efficace alle esigenze del mondo agricolo e del territorio: l’ente consortile, infatti, provvederà, oltre che alla riattivazione dell’impianto e quindi all’acqua per l’agricoltura, anche al monitoraggio della salinità delle acque lacustri.“E’ questa la capacità operativa e progettuale, la sussidiarietà legata alla vicinanza al territorio di cui andiamo orgogliosi – commenta Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – Va anche sottolineata, l’efficacia del metodo concertativo da noi sostenuto e che ha visto tutti gli enti coinvolti impegnarsi per trovare soluzioni, in pochi giorni, ad una delle situazioni di crisi idrica, più gravi degli ultimi decenni in Toscana. Senza il contributo di tutti non sarebbe stato possibile.”

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Castel Fusano, il Campidoglio vara il piano per contrastare l’emergenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 luglio 2017

pineta castelfusano“La pineta di Castel Fusano rappresenta uno straordinario patrimonio di biodiversità e bellezza che noi vogliamo difendere e rilanciare. Per questo abbiamo approvato la Memoria di Giunta sul Piano d’interventi straordinari per fronteggiare l’emergenza e per creare un sistema di prevenzione”. Così in una nota Pinuccia Montanari, assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale.Il Piano elaborato e approvato dal Campidoglio prevede le seguenti misure:un investimento economico per incrementare le telecamere nella sala comando, per acquistare nuovi mezzi, autobotti e per migliorare i sistemi di prevenzione antincendio;
l’acquisto di dispositivi e la creazione di un’officina interna per la riparazione dei mezzi in economia;
l’incremento del personale del Servizio Giardini a cui si aggiungeranno in via straordinaria 30 manutentori del verde;
ripristino della recinzione compromessa;
nuove piantumazioni per la ripresa delle alberature e della macchia mediterranea;
riapertura del centro di educazione ambientale, dell’infopoint con la presenza di guide turistiche;
mano dura verso gli abusivi e situazioni di illegalità;
ulteriori interventi di bonifica vegetazionale e su aree di abbandono dei rifiuti.
“A queste azioni – conclude la Montanari – si aggiunge il nostro piano antincendio con un investimento economico che è passato da 236mila a 267mila euro. La sindaca Virginia Raggi ha anche firmato, a maggio, un’ordinanza per disporre il divieto nel territorio comunale di tutte le azioni che anche solo potenzialmente possono provocare incendi boschivi. A questo si aggiunge il lavoro costante di pulizia e sfalcio del verde che ogni settimana portiamo avanti, soprattutto sulle zone più a rischio”.

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Emergenza idrica nel Lazio: Codici annuncia esposto alla Procura di Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

aceaCome tutte le crisi, anche quella idrica del lago di Bracciano ed il conseguente razionamento dell’acqua che coinvolgerà 1,5 milioni di romani a partire dal 28 luglio prossimo, rischia di diventare una mera bagarre politica tra accusatori ed accusati su un sistema, quello idrico, che pare ingestibile.
Rimpallo di responsabilità quindi tra Acea che afferma di aver lanciato l’allarme già in primavera, e che il provvedimento preso dalla Regione di razionare l’acqua sia inutile, in quanto allo stato attuale si prelevano dal lago giornalmente 86 mila metri cubi che determinano un abbassamento di 1,5 millimetri, a fronte di una profondità del lago di 164 metri.
Il Presidente del Parco di Bracciano, Lorenzetti afferma invece che il prelievo da parte di ACEA sul lago a partire dal gennaio 2016 avrebbe portato alla diminuzione del livello di 100 cm, incidendo dunque per il 90%. Ma a parte la siccità che è un fenomeno che esula dalla gestione e responsabilità umana nel breve periodo, non è invece che il livello del lago si sia abbassato notevolmente perché è stata utilizzata l’acqua potabile per l’agricoltura? I Consorzi di bonifica che si devono occupare della vigilanza e manutenzione dei corsi d’acqua sulla rete secondaria, attraverso interventi volti a realizzare e mantenere in efficienza un assetto territoriale idraulicamente sicuro, tutelando la conservazione delle risorse naturali, cosa fanno? Hanno adeguatamente vigilato a tempo debito, in modo da garantire che l’acqua per irrigare fosse sufficiente?
E la Regione, che a sua volta, supervisiona i Consorzi di bonifica, ha provveduto in tal senso? La soluzione avanzata dal Presidente della Regione Zingaretti, non può essere considerata tale, vogliamo considerarla una provocazione.Conferme in merito arrivano anche dal Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, che ritiene incredibile che Roma rischi di rimanere senza acqua con le ottime fonti di cui dispone. Uno dei problemi maggiori che si hanno in Italia infatti è che a parte le dispersioni e gli sprechi, la metà del totale viene utilizzata in agricoltura, dove si usa anche l’acqua potabile, invece che utilizzare l’acqua piovana.
Sicuramente a parte gli interventi sulle tubature e la dispersione della rete idrica che è un colabrodo con dispersioni che arrivano fino al 44%, si renderà pertanto necessario, alla luce dei fenomeni relativi alla siccità che non saranno più emergenze date dalla contingenza, ma fenomeni a cui dovremo prepararci sempre più spesso, rimettere mano al Piano Regolatore degli Acquedotti del Lazio e censire con minuziosità i consumi ed i prelievi.Pertanto Codici annuncia un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per capire le responsabilità di chi è stato negligente nei suoi compiti.Si rendono necessari cambiamenti radicali per la gestione e il consumo della risorsa idrica nel Lazio, non lo svuotamento delle riserve, questo è il presupposto da cui partire, né tanto meno utilizzare l’acqua potabile per irrigare i campi.

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Invasione immigrati non significa emergenza

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

marco minniti“Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ieri ha detto in Parlamento che non ci sono le condizioni per chiedere lo stato di emergenza in merito all’invasione dei migranti che il nostro Paese sta subendo da mesi e mesi, salvo poi andare in Europa, lo ha fatto nelle scorse settimane, a dire che in Italia c’è un’emergenza. Si metta d’accordo con se stesso. I cittadini italiani non possono più sopportare indecisioni e improntitudine”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Dall’inizio del 2017 sulle nostre coste sono sbarcati oltre 93.292 migranti, il 16,79 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Dal 2014, cioè da quando la sinistra è al governo, sono sbarcati sulle nostre coste oltre 600mila disperati. È troppo facile dare la colpa al regolamento di Dublino e all’Europa cattiva. Ed è fuorviante richiamare gli errori delle missioni Triton e Sophia, su cui la stessa sinistra al governo, con Renzi premier, ha svenduto l’Italia. Cosa ormai assodata dopo le rivelazioni della Bonino e le conferme dello stesso Minniti.È invece importane conoscere i contenuti degli accordi che hanno portato l’Italia a diventare l’unico approdo di tutti i migranti del Mediterraneo, visto che il governo sta facendo carte false per cambiare i piani operativi di quelle missioni che ora sono diventate ‘sbagliate’, ricevendo solo porte in faccia.È importante poi conoscere i contenuti del Regolamento di condotta per i salvataggi in mare a cura delle Ong, visto che è evidente come il traffico degli ultimi mesi sia cambiato, e che i migranti vengono caricati direttamente su gommoni destinati ad affondare, che guidano loro stessi, e recuperati direttamente dalle navi delle Ong, senza la possibilità di incriminare gli scafisti.È importante aprire gli occhi di fronte alla drammatica realtà, e dichiarare lo stato di emergenza: non solo per adottare più agevolmente ogni misura urgente e utile per affrontare la catastrofe migratoria, ma, soprattutto, per assumersi la responsabilità politica di una questione che non può più essere scaricata sul territorio e sugli amministratori locali.Dal governo nessuna risposta degna di questo nome, nessuna trasparenza, nessuna chiarezza, solo una fuga irresponsabile dalla realtà. Sarà bene che il premier Gentiloni e il ministro Minniti tornino al più presto con i piedi per terrà per gestire con decisione, con azioni forti, un’emergenza senza fine. Blocco dei porti, blocco navale, regole stringenti per le Ong. Basta pannicelli caldi”, conclude Brunetta. (n.r. Con 600mila immigrati arrivati in Italia negli ultimi due anni dobbiamo aggiungere che non si tratta tanto di ospitarli ma di come gestirli tra lavoro che non c’è, abitazioni che mancano, assistenza sempre più carente, i terremoti e gli incendi che hanno messo in ginocchio gran parte dell’Italia e le risorse finanziarie che si sono ridotte all’osso.)

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Vesuvio: emergenza incendi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

vesuvioGiulia Pugliese: “Siamo da 10 giorni sul Vesuvio. Quasi tutto il Lichene che caratterizzava le colate laviche del Vesuvio è andato bruciato. Siamo riusciti a salvare parte del bosco dell’Avetrana ma alcuni lembi sono ancora a rischio. Bisogna intervenire con attività di bonifica”.“Il Lichene che caratterizzava le colate laviche storiche del Vesuvio è andato quasi tutto bruciato. Le colate laviche che si trovano nell’Atrio del Cavallo sono nere. Ad occhio possiamo dire che circa il 90 per cento del patrimonio ambientale è andato perso. Il fuoco è entrato in ogni angolo di bosco. Siamo riusciti a salvarne solo alcuni lembi. La Riserva Naturale Tirone Alto Vesuvio è andata quasi tutta bruciata. Siamo riusciti a salvare parte del bosco dell’Avetrana anche se alcuni lembi sono ancora a rischio. Bisogna intervenire con un’attività di bonifica del suolo per spegnere il fuoco anche sotto il terreno”. Dichiarazioni chiare quelle di Giulia Pugliese, una delle tre Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE, che opera sul Parco Nazionale del Vesuvio con attività escursionistiche e che da parecchi giorni è impegnata notte e giorni nei luoghi colpiti dagli incendi. “Siamo sul posto dall’8 Luglio, ben 10 giorni – ha proseguito Pugliese – durante i quali abbiamo scavato dei solchi, quando gli incendi si abbassavano, per delimitare le aree colpite da quelle non colpite e cercare di evitare il propagarsi dell’incendio. Quando poi le fiamme erano altissime, circa 10 metri, ovviamente c’è stato l’intervento esclusivo dei canadair. Il lavoro della Protezione Civile, con la quale siamo stati in stretto contatto, è stato davvero eccezionale, di grande impegno. Abbiamo fatto anche attività di presidio direzionando i mezzi dei vigili del Fuoco provenienti da più parti d’Italia, ad esempio dalla Puglia ma anche da Trieste. Ora urgono un’analisi botanica e geomorfologica. Ieri ad esempio avevo visto il Pino alzato ed invece sotto era praticamente morto. Abbiamo lottato, davvero. Dobbiamo pensare all’immediata sicurezza della sentieristica, dei percorsi naturalistici e dobbiamo farlo non tanto per il recupero del turismo ma soprattutto per evitare che possano verificarsi anche nei prossimi anni fenomeni di dissesto idrogeologico. Gran parte dei boschi è andata in fumo ”.

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Emergenza nazionale: salvare l’energia italiana dagli oneri in bolletta

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

energia elettricaRoma Il 13 luglio prossimo alle ore 9:00, presso l’Auletta dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati di Via di Campo Marzio n. 78, si terrà il Convegno “Salvare Energia salverà la società” promosso da OIC (Osservatorio Imprese e Consumatori), al quale prenderà parte anche Codici. Il Convegno affronterà diversi temi tra cui quello sul prezzo dell’energia al consumatore a noi molto caro, date le numerose segnalazioni che ci pervengono sulle bollette e le perplessità che il consumatore esprime sul costo di alcune delle voci che compongono la tariffa, e che non gli sono chiare. Dalla torta e dalle voci qui sotto riportate (fonte: Autorità per l’energia) possiamo vedere come l’ammontare della spesa per l’energia sia di 7,89cent, sommando la commercializzazione al dettaglio si arriva a 9,55cent. Però poi in bolletta ci sono tutta una serie di voci che nulla hanno a che vedere con la commodity, quali ad esempio, all’interno della voce “oneri generali di sistema” dove sono comprese anche le seguenti voci per cui tutti paghiamo: A2 (oneri nucleari), A3 (incentivi alle fonti rinnovabili), A4 (agevolazioni per il settore ferroviario), A5 (ricerca di sistema), Ae (agevolazioni alle industrie energivore), As(oneri per il bonus elettrico), UC4 (imprese elettriche minori), UC7 (promozione dell’efficienza energetica), MCT (enti locali che ospitano impianti nucleari). Alla voce imposte sono comprese le voci relative all’imposta di consumo (accisa) e all’imposta sul valore aggiunto (IVA). L’accisa si applica alla quantità di energia consumata, i clienti domestici con potenza fino a 3 kW, quella generalmente impegnata dalla maggior parte delle famiglie, godono di aliquote agevolate per la fornitura nell’abitazione di residenza anagrafica. L’IVA si applica sull’importo totale della bolletta. Attualmente, per le utenze domestiche è pari al 10%, per le utenze non domestiche è pari al 22%. (foto: energia elettrica1)

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