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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 53

Posts Tagged ‘emicrania’

Emicrania con aura

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

E’ una forma di mal di testa che si manifesta con forti attacchi preceduti da disturbi visivi, sensitivi e a volte da disturbi dell’eloquio, raramente motori e quasi sempre seguiti da forte dolore che può accompagnarsi a nausea e talvolta vomito. Si tratta dell’emicrania con aura e interessa oltre 1 milione e 700 mila italiani d’ogni fascia d’età. Questo grave problema di salute risulta in forte crescita nel nostro Paese. “L’aura associata all’emicrania colpisce oltre il 25% dei pazienti che soffrono di cefalea ma finora ha ricevuto scarsa attenzione negli studi clinici – sottolinea il dott. Giorgio Dalla Volta, del Consiglio Direttivo Nazionale della Societa’ Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) e Direttore del Centro Cefalee dell’Istituto Clinico Città di Brescia (Gruppo San Donato) -. Non esistono al momento altre molecole dedicate alla possibilità di modulare e gestire questo disturbo. E’un fenomeno elettrico che coinvolge alcune aree della corteccia cerebrale e non deve essere sottovalutato. L’emicrania con aura è estremamente invalidante perché impedisce al paziente di guidare o lavorare durante la perdita della vista e spaventa il paziente che teme ogni volta che possa essere un evento ischemico, essendo i sui sintomi sovrapponibili a quelli dell’ictus. La frequenza di solito è di poche crisi all’anno ma puo’ comparire anche piu’ volte alla settimana e recidivare per piu’ giorni consecutivi”. Uno studio italiano, recentemente pubblicato su Pain Research and Management, ha dimostrato l’efficacia di Aurastop. E’ un nutraceutico, oggetto anche di altri studi sulla prevenzione dell’emicrania, formato dagli estratti di due piante erbacee (il Partenio e la Griffonia) con l’aggiunta di magnesio, un minerale che contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso. La ricerca ha valutato gli effetti di questo prodotto naturale confrontandolo con un gruppo di pazienti trattati con solo magnesio. “Aurastop ha ridotto di oltre il 50% la durata degli episodi di attacchi di aura – prosegue Dalla Volta -. Anche la disabilità legata al disturbo è risultata dimezzata e nel 35% degli attacchi non c’è stato bisogno di assumere farmaci analgesici. Risultati ottimi e migliori rispetto a quelli ottenuti con la semplice assunzione di magnesio. Infatti nei pazienti trattati con magnesio solo il 14% ha riscontrato una diminuzione dell’aura e nella quasi totalità dei casi si è reso necessario dover prendere ulteriori medicinali antidolorifici”. Lo studio ha chiaramente evidenziato come il beneficio clinico sia attribuibile all’azione sinergica dei tre componenti rispetto alle singole molecole. “Aurastop per essere efficace deve essere assunto ai primi sintomi del disturbo visivo – aggiunge il dott. Dalla Volta -. Somministrato nella fase acuta riduce la durata e la disabilità della spiacevole esperienza dell’aura. E diminuisce anche l’evenienza dell’attacco doloroso che quasi sempre si presenta in seguito. Inoltre agisce positivamente anche sulla prevenzione dell’emicrania, sia con aura che senza aura, se viene assunto due volte al giorno per tre o più mesi. L’aura emicranica e l’emicrania sono una seria patologia che impatta fortemente sulla salute di oltre 7 milioni di cittadini solo nel nostro Paese. Si calcola che in Italia, i costi diretti e indiretti generati dal disturbo neurologico siano più di 6 miliardi di euro ogni anno. Ciò è dovuto al fatto che si manifesta soprattutto tra i 25 e i 55 anni e quindi nel periodo della vita di maggiore produttività”. “La nutraceutica rappresenta una preziosa risorsa e merita di essere maggiormente studiata e presa in considerazione per il trattamento di malattie a grande diffusione – aggiunge la dott.ssa Lidia Savi, già Direttrice del Centro Cefalee della AOU Città della Salute e della Scienza di Torino -. Nel caso delle cefalee possiamo ricorrere all’uso di nutraceutici sia per i casi più lievi, in cui in genere sono l’unica terapia di profilassi, che per le forme più gravi che necessitano di terapie prolungate, in cui vengono più facilmente associati a terapie farmacologiche potenziandone l’effetto. Non sono percepiti come veri farmaci e ciò fa sentire il paziente meno “malato”. Inoltre non presentano effetti collaterali e quindi favoriscono una corretta aderenza terapeutica”.

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Acido acetilsalicilico per l’emicrania

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

L’uso di aspirina ad alte dosi per il trattamento dell’emicrania acuta e dell’aspirina a basso dosaggio per la prevenzione di attacchi ricorrenti è supportato dalle prove, secondo una revisione della letteratura pubblicata sull’American Journal of Medicine. «Gli attacchi di emicrania sono tra le patologie più comuni e più potenzialmente disabilitanti che i medici di base si trovano ad affrontare» afferma Bianca Biglione, del Charles E. Schmidt College of Medicine della Florida Atlantic University a Boca Raton, prima autrice dello studio.
«Per il trattamento dell’emicrania acuta e per la prevenzione di attacchi ricorrenti vi sono farmaci di provato beneficio, ma questi possono non essere utilizzabili dai pazienti senza assicurazione sanitaria o che devono integrare i pagamenti in maniera consistente, oppure possono essere scarsamente tollerati o anche controindicati» aggiunge.I ricercatori hanno esaminato le prove esistenti sull’uso dell’aspirina nel trattamento dell’emicrania acuta e nella prevenzione degli attacchi ricorrenti, giungendo alla conclusione che l’aspirina ad alte dosi (da 900 a 1.300 mg) assunta all’insorgenza dei sintomi è efficace e sicura per gestire l’emicrania acuta. Inoltre, una somministrazione quotidiana di aspirina a basso dosaggio (da 81 a 325 mg) può essere efficace e sicura per prevenire il mal di testa ricorrente.«Circa un paziente su 10 in ambito di cure primarie presenta mal di testa, e in tre casi su quattro si tratta di emicrania. L’aspirina è un medicinale prontamente disponibile senza prescrizione medica, è economico e, in base alla nostra revisione, ha dimostrato di essere efficace in molti pazienti con emicrania rispetto ad altre terapie alternative costose» concludono gli autori.
In un editoriale di accompagnamento, Joseph Alpert, della University of Arizona a Tucson, suggerisce che i medici tentino sempre questo regime di aspirina ad alta dose come terapia iniziale per il controllo dell’emicrania. Se l’aspirina funziona eliminando o migliorando il mal di testa, dovrebbero iniziare una terapia profilattica con lo stesso farmaco per vedere di riuscire a prevenirlo.
«Questo porterebbe a meno disabilità e perdite di giornate lavorative, problemi comuni negli Stati Uniti e nel resto del mondo» conclude l’editorialista. (fonte: farmacista33)

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Salute: emicrania, le donne ne soffrono di più, ma si curano di meno

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Quasi l’80% dei pazienti che soffrono di emicrania è costituito da donne, il 18,3% da uomini. L’esordio della malattia si registra in media a 21,4 anni di età per le donne contro i 26,1 anni degli uomini. La patologia si manifesta in maniera precoce, cioè prima dei 18 anni, per il 42,1% delle pazienti donne, rispetto al 26% degli emicranici uomini. È quanto emerge dalla ricerca «Vivere con l’emicrania» realizzata dal Censis con la sponsorizzazione di Eli Lilly, Novartis e Teva. Grazie alla collaborazione delle Società scientifiche che si occupano di emicrania e cefalea a grappolo e delle Associazioni dei pazienti è stato possibile interpellare un campione di 695 pazienti dai 18 ai 65 anni con diagnosi di emicrania ed è stato realizzato anche un focus sui pazienti colpiti da cefalea a grappolo, una forma non frequente di cefalea primaria particolarmente dolorosa.Le donne si trascurano e dilatano i tempi della diagnosi. L’emicrania è una patologia che tende ad essere trascurata e riconosciuta con ritardo. Il 58,9% dei pazienti si rivolge al medico entro un anno dalla comparsa dei primi sintomi (il 55,9% delle donne contro il 73,2% degli uomini), ma il 20,7% aspetta più di cinque anni. Sono le femmine a indugiare di più (il 23,3% contro il 9,4% dei maschi). Il tempo medio per arrivare a una diagnosi è di 7,1 anni: 7,8 anni per le donne, solo 4,1 anni per gli uomini. La patologia rimane quindi in molti casi non diagnosticata per molto tempo: il 28,1% dei pazienti ha avuto la diagnosi entro un anno dai primi sintomi, il 30,5% ha dovuto aspettare tra due e cinque anni, il 23,4% più di dieci anni.Una patologia dolorosa e penalizzante. La malattia appare più debilitante per le donne colpite, che definiscono «scadente» il proprio stato di salute nel 34,1% dei casi (contro il 15% degli uomini). Il 36,3% delle donne colpite soffre di emicrania cronica, cioè con più di 14 giornate di emicrania al mese (per gli uomini il dato scende al 29,9%). E il 47,9% delle donne soffre contemporaneamente di altre patologie (contro il 33,9% degli uomini). La durata media per singolo attacco, se non debitamente trattato, nel 46% dei casi è pari a 24-48 ore e nel 34% dura più di 48 ore. Sono le donne a lamentare gli attacchi più lunghi, con il 39,2% che soffre di attacchi che superano le 48 ore contro l’11,8% degli uomini. Si tratta di una patologia che impatta fortemente sulle attività quotidiane, in misura maggiore per le pazienti femmine. L’aspetto più penalizzante è considerato il dolore (per l’81,7% delle donne e il 72,4% degli uomini), seguito da stanchezza ed energie ridotte (rispettivamente per il 50,3% e il 44,1%). Sempre le femmine lamentano una riduzione delle attività sociali in misura maggiore rispetto ai maschi (il 42,9% contro il 21,3%) e a causa del mal di testa hanno più problemi di vario tipo: sul lavoro, il 39,7% delle donne, nello svolgimento dei propri compiti familiari e domestici, il 36,3%, ad occuparsi dei figli, il 18,7% (contro rispettivamente il 26,8%, il 18,1% e il 7,9% degli uomini). Il condizionamento esistenziale può essere ancora più penalizzante per coloro i cui sintomi si manifestano più precocemente: il tempo medio per arrivare a una diagnosi in questi casi è in media di 11,5 anni. Inoltre, chi ha avuto un esordio precoce (cioè prima dei 17 anni) descrive in misura maggiore un impatto negativo sul lavoro (il 43,9%, contro il 27,6% di chi aveva oltre 30 anni). Lo stesso vale per l’impatto negativo sulle attività sociali, citato dal 42,8% dei primi contro il 32,7% dei secondi.Questi sono i principali risultati contenuti nel volume «Vivere con l’emicrania», presentato oggi a Roma da Ketty Vaccaro, Responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis, e discusso da Paola Boldrini, Membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Maria Teresa Bressi, Coordinamento nazionale Associazioni malati cronici di Cittadinanza Attiva, Gianluca Coppola, Neurologo Ricercatore dell’Università Sapienza di Roma, Cherubino Di Lorenzo, Neurologo Centro Irccs-Fondazione Don Gnocchi, Alessandro Giua, Vice Presidente di Ouch Italia, Lara Merighi, Coordinatrice Al.Ce. Group Italia, Maria Rizzotti, Membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Pierpaolo Sileri, Viceministro del Ministero della Salute.

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L’emicrania: una patologia sottovalutata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Chi soffre di emicrania (il 12% della popolazione mondiale, secondo l’OMS) vive male per i sintomi a volte invalidanti e anche per il mancato riconoscimento sociale. In Italia sono almeno 7 milioni gli emicranici, la gran parte sottodiagnosticati e mal curati. I media parlano poco di questa patologia e il web amplifica notizie negative e diffonde bufale. Il Corso di Formazione Professionale “Non è solo un mal di testa. Il caso emicrania. Tra sottovalutazione e fake news”, promosso dal Master SGP ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’ della Sapienza Università di Roma con il contributo non condizionante di Lilly, accende i riflettori su questa drammatica malattia.L’Italia è leader nella ricerca sull’emicrania: adesso una svolta per i pazienti con l’arrivo di una classe di farmaci, gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, selettivi e specifici per la prevenzione dell’attacco cefalalgico acuto.

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Casi di bambini e adolescenti colpiti da emicrania con aura

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

La scuola è iniziata da pochi mesi ma già insegnanti e genitori registrano casi di bambini e adolescenti colpiti da emicrania con aura. Questa particolare forma della malattia presenta sintomi come disturbi della vista, formicolii, difficoltà motorie e di linguaggio. Colpisce oltre il 5% dei giovanissimi italiani e ne rende difficile la vita quotidiana, in particolare quella scolastica, limita l’apprendimento oltre ad essere responsabile di molte assenze. “Il mal di testa non è solo un problema dell’adulto – afferma il prof. Cristiano Termine, docente di Neuropsichiatria Infantile dell’Università dell’Insubria -. La patologia si manifesta con attacchi dolorosi, spesso bilaterali e più brevi. Nel periodo che va da settembre a giugno i nostri ambulatori e studi si affollano di piccoli pazienti che non riescono più a svolgere le normali mansioni scolastiche a causa del dolore. Spesso siamo costretti ad intervenire in ritardo perché i genitori si rivolgono allo specialista solo quando la patologia non permette più di studiare con serenità. Invitiamo quindi tutti a non sottovalutare il disturbo e a rivolgersi tempestivamente ad un medico in caso di ripetuta comparsa dei sintomi”. Per trovare un rimedio efficace e privo di effetti collaterali è stato condotto uno studio in cinque centri italiani (La Sapienza Sant’Andrea di Roma, Ospedale Gaslini di Genova, Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, Ospedale Businco di Cagliari e l’Ospedale Universitario di Sassari). E’ stato utilizzato per 16 settimane un prodotto naturale combinando tre diverse sostanze: due piante, la griffonia (o fagiolo africano), il partenio (una pianta molto diffusa in Italia) più magnesio, chiamato Aurastop. “E’ una cura che ha una dimostrata sicurezza e soprattutto non presenta effetti collaterali rilevanti – aggiunge l’esperto -. Il trattamento con il prodotto ha dimostrato di ridurre del 50% il numero di episodi di mal di testa. Il nutraceutico deve essere assunto, per avere un effetto terapeutico, due volte al giorno. In particolare riscontriamo come i genitori siano più propensi e contenti di utilizzare un nutraceutico rispetto ad un farmaco tradizionale il quale va somministrato per molti mesi. Viene quindi considerato come una cura più leggera e meno invasiva. Questo favorisce l’aderenza alla terapia che rappresenta un grande problema quando bisogna trattare il mal di testa. Spesso, infatti, questo disturbo non viene considerato come una vera e propria malattia”. L’emicrania risulta in forte crescita in tutti i Paesi Occidentali e questo fenomeno interessa anche i giovanissimi. “I primi episodi si registrano sempre prima in quanto l’adolescenza è più precoce rispetto al passato – conclude il prof. Termine -. Diagnostichiamo emicrania con aura anche in bambini di 11 o 12 anni. Lo sviluppo precoce sta determinando un aumento dell’incidenza della malattia. Prima della pubertà colpisce in egual misura sia i maschi che le femmine. Dopo la comparsa del menarca le più interessate sono invece le giovanissime. Per questo è importante avere a disposizione diverse opzioni terapeutiche. Prodotti sicuri e di origine alimentare come Aurastop rappresentano quindi un’interessante alternativa. Le sue grandi potenzialità devono essere approfondite con ulteriori studi clinici”.

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Teva online con una campagna di sensibilizzazione sull’emicrania

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

Tre donne, tre storie, una patologia e un claim: “ll diritto di passare in testa”. È questo il concept della campagna promossa da Teva Italia che ha l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’emicrania, una malattia neurologica che può essere davvero invalidante per chi ne è colpito in maniera grave. La campagna è partita a Bologna, in occasione del congresso della SIN – Società Italiana di Neurologia.Tre video raccontano le storie, o meglio, le non-storie di chi, a causa dell’emicrania, non ha potuto raggiungere importanti obiettivi nella vita: diventare la prima donna chef stellata, la prima presidente della Repubblica o la prima giocatrice di calcio a sollevare la Coppa del Mondo. Perché l’emicrania, a differenza di quanto comunemente si crede, è una patologia che può condizionare la vita lavorativa, familiare e il tempo libero. Sono storie di donne perché proprio le donne ne sono maggiormente colpite: in un rapporto 3 a 1. La campagna è stata realizzata in collaborazione con l’agenzia di Comunicazione Value Relations.“Informare e sensibilizzare quante più persone possibili sull’emicrania è il principale obiettivo della nostra campagna – ha dichiarato Roberta Bonardi, Senior Director Business Unit Innovative Teva Italia e GM Grecia. – Siamo partiti dall’ascolto delle persone con emicrania e da chi gli sta intorno. Per esempio, secondo l’ultima ricerca Censis, il tempo medio per arrivare alla diagnosi è di 7 anni e per il 90% di chi ne soffre l’emicrania è socialmente sottovalutata tanto da scuotere anche le fondamenta personali e familiari più resistenti. Una corretta informazione e formazione è dunque la chiave per agire e modificare il paradigma secondo il quale l’emicrania è “un semplice mal di testa”.“Volevamo una campagna di sensibilizzazione sull’emicrania con un punto nuovo e originale, che riuscisse finalmente a far luce sugli effetti ancora troppo spesso sottovalutati o sconosciuti. – Ha aggiunto Debora Orrico, Associate Director External & Corporate Communication di Teva Italia. – Per la sua diffusione ci siamo concentrati soprattutto sui canali digitali perché ci permettono l’interazione diretta con le persone che sono interessate al tema e che possono coinvolgere e interessare a loro volta altre persone. A oggi sono infatti oltre 35 milioni gli italiani attivi sulle piattaforme social, 31 milioni da mobile e il tempo speso “online”, su base quotidiana, è di poco inferiore alle 2 ore.” (Fonte we are social 2019)www.tevaitalia.it

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Chirurgia mini-invasiva per emicrania e cefalee

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Edoardo Raposio, docente di Chirurgia plastica all’Università di Parma, ha presentato nei giorni scorsi a Bologna, al 10° congresso della World Society for Reconstructive Microsurgery, le ricerche condotte a Parma sulla chirurgia mini-invasiva per emicranie e cefalee. Il prof. Raposio è stato moderatore e relatore (unico italiano) della sessione internazionale dedicata alla terapia chirurgica delle emicranie e cefalee muscolo-tensive, e ha potuto presentare alla platea (nel complesso quasi 1.500 chirurghi plastici e microchirurghi provenienti da università italiane e straniere) l’esperienza e il nuovo approccio terapeutico del gruppo di Parma, fondato sulla liberazione mini-invasiva di alcuni nervi la cui irritazione causa l’insorgenza degli attacchi.Recenti teorie relative alla patogenesi dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive hanno infatti ipotizzato che queste, in molti casi, siano correlate a un meccanismo di ipereccitabilità e infiammazione neuronale dovuto alla compressione di alcuni nervi periferici cranio-facciali da parte di strutture vascolari o muscolari vicine, e che questi “trigger points”, o “punti scatenanti”, possano essere eliminati con la chirurgia mini-invasiva.Ecco dunque il nuovo approccio terapeutico illustrato dal prof. Raposio: un approccio che consiste nella legatura (in anestesia locale) di uno o più piccoli vasi sanguigni (senza alcuna conseguenza negativa) dello scalpo. Questi vasi, irritando i nervi vicini, vanno a scatenare gli attacchi di cefalea o emicrania, ottenendo un risultato positivo in oltre il 90% dei pazienti trattati.Queste ricerche sono state illustrate, sempre dal prof. Raposio, il mese scorso al Congresso annuale della Società Giapponese di Chirurgia Plastica (a Sapporo) e al Congresso annuale della Società Europea di Chirurgia Plastica (a Helsinki), suscitando un grande interesse.

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Emicrania con Aura: Un prodotto nutraceutico dimezza le crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

I nutraceutici, cioè quei principi nutrienti contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute, sono sempre più utilizzati per la prevenzione e il trattamento di molte condizioni e patologie. Un prodotto a base di Partenio, 5idrossi-triptofano derivato dalla Griffonia e Magnesio, si è rivelato efficace per prevenire le crisi di aura emicranica e contrastare la cefalea che quasi sempre la segue. L’aura emicranica si manifesta con fenomeni visivi (flash, scotomi, offuscamento della vista), formicolii, e a volte difficoltà nel trovare le parole (afasia). Questi sintomi possono durare da pochi minuti fino a un’ora o più e lasciare una forte sensazione di disagio e spossatezza anche nelle 24 ore successive. Gli specialisti e i pazienti hanno oggi a disposizione un nutraceutico che si è dimostrato estremamente efficace nel ridurre la frequenza, l’intensità e la durata degli episodi non solo dell’aura ma anche dell’emicrania che ne segue. All’utilizzo dei nuovi nutraceutici nella cura di questi disturbi neurologici è dedicata una speciale sessione del IX Congresso Nazione della SINuT (Società Italiana di Nutraceutica)
“L’utilizzo del prodotto (Aurastop) determina una drastica riduzione degli episodi di aura nella quasi totalità dei casi – afferma il dott. Giorgio Dalla Volta, del Comitato Direttivo della Societa’ Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), Direttore del Centro Cefalee della Clinica Città di Brescia e relatore della sessione dell’evento bolognese -. La durata dell’aura è ridotta di più del 50% mentre il grado di disabilità è stato ridotto addirittura a un terzo. Quando si manifesta, l’aura è davvero un evento traumatico e scioccante. I pazienti, nei casi più eclatanti, sono convinti di essere colpiti da un ictus o da una altra grave malattia cerebro-vascolare. E questa percezione errata avviene nonostante il disturbo si ripresenti più volte nel corso dell’anno, a volte anche solo a distanza di pochi giorni. Il trattamento con il nutraceutico è privo di controindicazioni ed effetti collaterali e può così ridare una buona qualità di vita a chi lo assume”. “Dobbiamo ricordare che ad oggi non esiste nessuna molecola in commercio che sia stata progettata per bloccare l’aura. Fino ad ora noi clinici non avevamo presidi specifici per trattarla e potevamo solo contrastare la crisi alla comparsa dell’eventuale dolore emicranico con la somministrazione di farmaci analgesici o triptani. Adesso grazie a questo nutraceutico possiamo bloccare all’inizio l’insorgenza dell’aura e la conseguente crisi elettrica che avviene a livello celebrale. Possiamo inoltre evitare, ad un paziente su tre, la comparsa del dolore successivo e a chi compare ridurne l’intensità e rendere più efficace l’eventuale ricorso all’analgesico abituale, come evidenziano i risultati dello studio”. “Al Partenio, 5-HTP da Griffonia e Magnesio, è stata riconosciuta dalle Società Scientifiche italiane ed internazionali un’efficacia clinica nella prevenzione dell’emicrania” aggiunge Dalla Volta.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l’emicrania fra le dieci malattie più disabilitanti. “E’ una patologia sociale che non può essere sottovaluta – conclude Dalla Volta -. In Italia circa 7 milioni di persone soffrono di emicrania e circa un paziente su quattro di questi sviluppa un’emicrania con aura e questo disturbo può diventare molto frequente e comparire anche più volte alla settimana. Occorre che la ricerca prosegua nella messa a punto di nuove soluzioni terapeutiche che rispondano in primis alla richiesta dei pazienti e cioè che siano molecole efficaci ma ben tollerate e i nutraceutici rispondono perfettamente a questo bisogno. Bambini o pazienti anziani, che assumono già tante altre medicine, possono utilizzare con tranquillità queste molecole naturali con beneficio evitando di ricorrere ad altri farmaci. Serve però fare chiarezza in questo variegato mondo dei nutraceutici e questo compito deve essere affidato alle Società Scientifiche che devono, attraverso le linee guida, indicare quali prodotti sono affidabili e quali no per il bene dei pazienti.”

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Emicrania episodica

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

I pazienti con emicrania episodica che hanno provato e fallito da due a quattro precedenti trattamenti preventivi, trattati con erenumab, una terapia mirata anti-Cgrp, hanno presentato in più del doppio dei casi una riduzione del 50% o più, del numero di giorni di emicrania. Sono alcuni dei dati dello studio Liberty pubblicato su Lancet. Lo annuncia una nota di Novartis in cui si sottolinea che i pazienti trattati con erenumab “hanno presentato un miglioramento significativo in tutti gli endpoint primari e secondari dello studio”. Erenumab, spiega l’azienda, è stato specificamente sviluppato per prevenire l’emicrania, mediante il blocco del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP-R), il quale svolge un ruolo critico nella malattia.I dati dello studio dimostrano che, rispetto al placebo, dal basale all’ultimo mese di terapia (settimane 9-12): l’endpoint primario ha dimostrato che i pazienti trattati con erenumab hanno presentato in più del doppio dei casi una riduzione del 50% o più del numero di giorni di emicrania (30% vs 14%), i pazienti trattati con erenumab hanno presentato, in quasi il triplo dei casi, una riduzione di almeno il 75% dei giorni di emicrania (12% vs 4%); il 6% dei pazienti trattati con erenumab è risultato completamente libero da episodi di emicrania (numero di giorni di emicrania ridotto del 100%), rispetto a nessun paziente con placebo. Inoltre, i pazienti trattati con erenumab hanno riscontrato una sostanziale riduzione del numero di giorni mensili di emicrania (MMD, monthly migraine das) (1,8 MMD in meno vs 0,2), hanno sperimentato riduzioni significative del numero di giorni mensili di utilizzo dei farmaci per il trattamento acuto dell’emicrania (riduzione di 1,3 giorni vs aumento di 0,5). Nel complesso, la tollerabilità e la sicurezza sono state simili a quelle del placebo. «Questi risultati forniscono un’autentica speranza ai pazienti che da anni convivono con il dolore e la disabilità dell’emicrania mentre passano ripetutamente da un’opzione terapeutica all’altra, a causa della mancanza di efficacia o dell’insorgenza di effetti indesiderati intollerabili – afferma Uwe Reuter, Managing medical director presso la Charité Universitätsmedizin. I dati, commenta Danny Bar-Zohar, global head of Neuroscience Development presso Novartis Pharmaceuticals, «confermano erenumab come un’opzione terapeutica preventiva sicura ed efficace per i pazienti di tutto lo spettro dell’emicrania, compresi quelli che soffrono di forme particolarmente difficili da trattare. Questi pazienti meritano un’opzione di trattamento preventivo che permetta loro di essere maggiormente presenti sul lavoro, a casa e con gli amici. Con erenumab stiamo aprendo una nuova strada, mentre ridisegniamo la cura di questi pazienti emicranici che finora non sono riusciti a trovare terapie preventive efficaci». (fonte doctor33)

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Giornata Nazionale del Mal di Testa

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2016

emicraniaIl Mal di Testa nell’adulto può assumere circa 200 diverse forme racchiuse in due grandi categorie, cefalee primarie e cefalee secondarie. Tra le primarie la più diffusa è l’emicrania che rappresenta la terza malattia in termini di prevalenza e la sesta causa di disabilità al mondo. In Italia ne soffrono 7,2 milioni di persone, il 12% della popolazione in generale e ben il 18% di quella femminile.In occasione della Giornata Mondiale del Mal di Testa in programma per domani 14 maggio, la Società Italiana di Neurologia fa il punto della situazione sulle terapie per la cura di questi disturbi che spesso condizionano la vita di chi ne soffre.Negli ultimi anni la ricerca scientifica neurologica è molto impegnata sia per comprendere la patogenesi dell’emicrania sia per individuare le strategie più idonee non solo terapeutiche ma anche preventive.“Dal punto di vista patogenetico – afferma il Prof. Pietro Cortelli, Professore Ordinario di Neurologia e Direttore Scuola di specialità di Neurologia DIBINEM, Alma Mater Studiorum Università di Bologna IRCCS-ISNB – nel corso degli ultimi anni un numero crescente di studi con neuro-immagini svolte dal gruppo del Prof. Gioacchino Tedeschi dell’Università di Napoli, ha permesso una più approfondita conoscenza dei meccanismi di base delle cefalee ed in particolare dell’emicrania, identificando le regioni cerebrali coinvolte nel trasmettere l’insorgenza del dolore emicranico e dei sintomi associati. Da questi studi, infatti, è emerso che meccanismi di modulazione cerebrale modifichino l’ipersensibilità visiva, olfattiva e al dolore nei pazienti emicranici. Dal punto di vista terapeutico – prosegue il Prof. Cortelli – uno studio internazionale, a cui partecipa anche l’Italia, ha dato ottimi risultati sulla possibilità di prevenire gli attacchi di emicrania attraverso la somministrazione mensile di una terapia in grado di ridurre il numero di attacchi. Si tratta degli anticorpi contro il CGRP1, il recettore che ha assunto un ruolo chiave nell’insorgenza dell’emicrania”.Inoltre, tra i trattamenti non invasivi una nota di merito va alla neuro stimolazione esterna. Uno studio in doppio cieco indica l’efficacia e l’assenza di eventi avversi gravi e pericolosi per le tre modalità di neuro stimolazione non invasiva: stimolatore transcutaneo sopraorbitario, stimolazione magnetica transcranica e stimolatore esterno del nervo vago. Tra questi, la stimolazione del nervo vago è stata usata non solo nel trattamento acuto e preventivo dell’emicrania ma anche in quello della cefalea a grappolo.

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Emicrania: Un male da morire

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

emicraniaCi sono patologie che causano dolori talmente intensi da far desiderare chi ne è affetto di non voler più vivere: un “male da morire” così forte, da non essere un semplice modo di dire ma un’insostenibile condizione psico-fisica, tra l’altro scientificamente provata.
Chi soffre di emicrania è a rischio suicidio. È la sconcertante evidenza emersa recentemente dallo studio “Suicide risk in patients with migraine and comorbid fibromyalgia” (Liu HY, Fuh JL, Lin YY, Chen WT, Wang SJ. Neurology) pubblicato ad agosto sulla prestigiosa rivista “Neurology”, organo dell’American Academy of Neurology. Secondo gli studiosi di Taiwan infatti la tendenza al suicidio sarebbe molto più elevata nei soggetti emicranici: ben 1 soggetto su 9, equivalente all’11% degli emicranici cronici, ha infatti tentato almeno una volta il suicidio nella propria vita.Tale inclinazione appare ancora più preoccupante nei pazienti colpiti, oltre che da mal di testa, anche dalla cosiddetta “fibromialgia”, una condizione caratterizzata da dolori muscoloscheletrici diffusi, insonnia e depressione, la cui concomitanza con percentuale che balza al 17.6% (cioè 1 su 6). Terza malattia più diffusa del genere umano, l’emicrania è una malattia a tutti gli effetti invalidante al punto tale che come detto nei casi più disperati può causare istinti suicidi. «Le cause – dichiara il Prof. Piero Barbanti, Direttore Centro Cefalee IRCCS San Raffaele Pisana – vanno identificate nella presenza in questi soggetti di elevato stress, depressione, pessima qualità del sonno e disabilità sociale e lavorativa. Ma anche nel fatto che si tratta di malattie che “non si vedono” e spesso non sono capite o credute».Cosa consigliare allora ai pazienti cronici più esasperati? Il consiglio dell’esperto è di rivolgersi ad un medico con competenza specifica perché «le cure esistono – garantisce Barbanti – sono numerose ed in alcuni casi rivoluzionarie. Ad esempio l’uso nella prevenzione dell’emicrania di anticorpi monoclonali anti-CGRP, anticorpi intelligenti che bloccano una sostanza – CGRP – cruciale per la malattia. Una sorta di vaccino contro il dolore. I dati sembrano promettenti».
Il San Raffaele Pisana sarà uno dei primi centri al mondo a iniziare nel prossimo febbraio una sperimentazione clinica con tali anticorpi che sulla base dei dati preliminari appaiono efficaci, sicuri, tollerati e semplici da usare (una iniezione sottocutanea al mese per alcuni mesi). «Ma il secondo passo spetta alle istituzioni – conclude Barbanti – il dolore, così come stabilito dalle legge 38, deve essere riconosciuto, studiato e sempre curato. Questa bella speranza è ancora oggi spesso pesantemente disattesa».

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Nuova terapia chirurgica dell’emicrania

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2015

emicraniaL’emicrania affligge circa il 12% della popolazione, con una massima incidenza verso la quarta decade di vita, e colpisce più frequentemente il sesso femminile. Spesso di carattere ereditario, nei soggetti predisposti gli attacchi (che durano da alcune ore a diversi giorni) possono essere scatenati da vari fattori (quali il fumo, la stanchezza, lo stress, l’alcool e alcuni cibi), essere preceduti da alcuni sintomi (visivi o sensitivi), e consistono in un dolore pulsante (di solito localizzato in un lato solo della testa) accompagnato da nausea, stanchezza ed ipersensibilità alla luce. Come si evince, tale patologia risulta essere prostrante, invalidante, e causa, fra l’altro, di numerose assenze lavorative. Sull’ultimo numero della rivista scientifica internazionale “The Journal of Craniofacial Surgery” è stato pubblicato un articolo del prof. Edoardo Raposio della Sezione di Chirurgia Plastica del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università degli Studi di Parma, descrivente i risultati ottenuti da una nuova terapia endoscopica mini-invasiva dell’emicrania, rivolta ai pazienti non responsivi alle varie terapie farmacologiche o nei quali sono presenti effetti collaterali così significativi da rendere non praticabili tali terapie. La tecnica chirurgica in oggetto, perfezionata da due anni a questa parte presso la “Chirurgia della Cute ed Annessi, Mininvasiva, Rigenerativa e Plastica” dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, consiste nella sezione di piccoli muscoli situati nella regione frontale (muscoli depressore e corrugatore del sopracciglio, m. procero) o occipitale (m. occipitale) tramite una sola incisione di pochi centimetri effettuata nel cuoio capelluto (e quindi nascosta dai capelli, quando presenti) e l’utilizzo di un particolare endoscopio, al fine di liberare dei nervi, la stimolazione dei quali va ad innescare gli attacchi di emicrania. L’intervento, effettuato in anestesia locale ed in regime di one-day surgery (una notte di ricovero), dura circa due ore, e le percentuali di successo (totale scomparsa dei sintomi o diminuzione importante della frequenza/durata/gravità degli attacchi) sono stati pari al 90% dei pazienti trattati.

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Emicrania e cefalea a grappolo

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2015

stresaNell’ultima giornata del congresso di Stresa il Professor Alan Rapoport della UCLA University, Presidente dell’IHS, l’International Headache Society, praticamente l’OMS delle cefalee, ha sottolineato come l’era della neuro-elettroceutica delle cefalee potrebbe presto superare quella dei trattamenti a base di farmaci. Ha infatti rivelato che anche la rigida FDA, l’ente americano di controllo dei farmaci, in forza dei risultati conseguiti oltreconfine, ha anticipato di un anno l’approvazione della stimolazione vagale esterna nVNS tramite gammacore, lo strumento che si usa come un rasoio da strisciare sul collo, già disponibile in Europa, Gran Bretagna e Canada nel trattamento di emicrania e cefalea a grappolo.
DEPOLARIZZAZIONE ELETTRICA Uno dei principali effetti di questo device è emerso meno di un mese fa al 17° Congresso dell’International Headache Society
 di Valenzia grazie ai ricercatori del Massachusetts General Hospital e dell’Harvard Medical School: i microstimoli elettrici che emette si oppongono all’onda di depolarizzazione della spreading depression, l’onda lenta di depolarizzazione diffusa che attraversa il cervello da dietro in avanti quando arriva l’attacco emicranico.
Produce squilibrio ionico, aumentato metabolismo cellulare e alterazioni locali del flusso sanguigno, nonchè diffusione extraneuronale di citokine proinfiammatorie e aminoacidi eccitatori, primo fra tutti il glutammato, il neurotrasmettitore eccitatorio più potente del sistema nervoso che scatena l’ipereccitabilità neuronale da cui deriva l’attacco emicranico.
Rapoport ha sottolineato che gli studi condotti nella cefalea a grappolo con 2 stimoli di 90 secondi 3 volte al giorno per 2 mesi si sono dimostrati efficaci e privi di effetti collaterali con una riduzione degli attacchi da 7,6 a settimana a 2 soltanto, riducendo anche la necessità di ricorrere a quelli che finora erano i trattamenti di scelta per questa grave forma di mal di testa: sumatriptan e inalazione di ossigeno.
L’esperienza italiana con gammacore, altrettanto positiva, è stata riportata da Licia Grazzi del Besta di Milano che, insieme a Piero Barbanti del San Raffaele di Roma, è stata la prima a utilizzarlo nel nostro Paese: “A due ore dalla stimolazione anche in oltre metà (55,4%) dei nostri pazienti, che erano emicranici cronici, il ricorso ai loro soliti farmaci si è ridotto –conferma la Grazzi- Comunque in poco meno della metà (39,2%) il dolore si risolveva completamente entro mezz’ora e non c’è più bisogno di alcun farmaco di supporto”

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Primo paziente in Italia impiantato con dispositivo di neurostimolazione per l’emicrania cronica

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Presso l’Istituto Neurologico Besta di Milano è stato impiantato il sistema di neurostimolazione Genesis™ di St. Jude Medical per la stimolazione nervosa periferica (PNS) dei nervi occipitali per la gestione del dolore e della disabilità associati all’emicrania cronica intrattabile. “L’intervento chirurgico è andato bene ed abbiamo utilizzato una nuova tecnica per il posizionamento del catetere nell’area occipitale per minimizzare il rischio di sposizionamento del catetere stesso,” ha dichiarato il Dott. Angelo Franzini, Responsabile della Neurochirurgia III dell’Istituto Neurologico Besta, che ha eseguito la procedura in una donna di 40 anni sofferente di mal di testa per più di 15 giorni al mese. Questo tipo di emicrania è definito come una cefalea avente durata minima di 4 ore al giorno per 15 o più giorni al mese, che causa disabilità importante e non risponde a 4 o più classi di farmaci assunti preventivamente da almeno 2 anni. La terapia di neurostimolazione impiegata per questo disturbo è chiamata stimolazione nervosa periferica (PNS): consiste nell’erogazione di lievi impulsi elettrici ai nervi occipitali che si trovano appena sotto la cute della nuca. Uno o più elettrocateteri sono posizionati sotto la pelle e collegati al neurostimolatore, un dispositivo simile ad un pacemaker, che produce gli impulsi di stimolazione. La stimolazione dei nervi occipitali rappresenta un’ulteriore possibilità terapeutica per gestire l’emicrania cronica intrattabile, aiutando il paziente a migliorare la sua qualità di vita. La PNS può influenzare la modalità di comunicazione tra i nervi periferici e il sistema nervoso centrale, offrendo un’alternativa alla terapia farmacologica a lungo termine per il sollievo dell’emicrania cronica. “L’emicrania cronica è una condizione molto disabilitante per i pazienti che ne soffrono” conferma il Prof. Gennaro Bussone, Responsabile del Centro Cefalee dell’Istituto Neurologico Besta, “la neurostimolazione può rappresentare una possibile soluzione per i pazienti che non rispondono alle terapie farmacologiche”. Il sistema di neurostimolazione per questo tipo di emicrania è applicato tramite una piccola procedura chirurgica durante la quale uno o più elettrocateteri sono inseriti vicino ai nervi occipitali da stimolare, situati appena sotto la pelle. Gli elettrocateteri vengono quindi collegati ad un neurostimolatore, che genera corrente e contiene la parte elettronica del sistema. Una volta attivato il sistema, il neurostimolatore è programmato per ottenere il controllo ottimale dei sintomi dell’emicrania. I pazienti vengono normalmente sottoposti ad una fase temporanea o trial, durante la quale possono comprendere la sensazione della stimolazione, prima dell’impianto definitivo sottocutaneo del generatore. Le terapie di neurostimolazione come la stimolazione nervosa periferica sono reversibili. Il medico può interrompere immediatamente il trattamento spegnendo o rimuovendo lo stimolatore. Sviluppato da St. Jude Medical, il neurostimolatore Genesis™ è l’unico sistema di neurostimolazione completamente impiantabile approvato per la stimolazione nervosa periferica (PNS) dei nervi occipitali per il trattamento del dolore e della disabilità nei pazienti con diagnosi di emicrania cronica intrattabile.
L’emicrania è un disturbo neurologico caratterizzato da una serie di sintomi specifici che possono durare interrottamente per ore o giorni. La gravità di ciascun attacco di emicrania è molto variabile; i sintomi tipici vanno dalla sensibilità alla luce, al rumore e ai movimenti, alla nausea, al vomito, oltre che al mal di testa. In genere, le persone che soffrono di emicrania cronica riscontrano una progressione del disturbo fino a che i sintomi dell’emicrania (o un insieme di sintomi paragonabili all’emicrania) sono presenti in numero di giorni maggiore rispetto ai giorni senza emicrania. L’emicrania cronica intrattabile è definita come una cefalea avente durata minima di 4 ore al giorno per 15 o più giorni al mese, che causa disabilità importante e che non risponde a 4 o più farmaci assunti preventivamente. Stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che il 10% della popolazione adulta di tutto il mondo soffre di emicrania, e che una parte compresa tra l’1,7 e il 4% degli adulti soffre di mal di testa per 15 o più giorni al mese.Sempre secondo l’OMS, l’emicrania è annoverata tra le 20 condizioni più disabilitanti al mondo.

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Emicrania e accumulo cerebrale di ferro

Posted by fidest press agency su martedì, 29 dicembre 2009

Uno studio RM condotto su pazienti che soffrono di emicrania ha rivelato un aumento dell’accumulo di ferro in diversi nuclei cerebrali implicati nella processazione del dolore e nella fisiopatologia dell’emicrania. Rimane da accertare se l’accumulo di ferro nella rete antinocicettiva abbia o meno un ruolo causale nello sviluppo dell’emicrania cronica. Dato che la materia grigia periacquetuttale (PAG) viene attivata durante gli attacchi di emicrania, si ipotizza che il danno cellulare da radicali liberi associato all’iperanemia durante gli attacchi di emicrania ripetuti possa portare alla deposizione di ferro, ma i dati raccolti su altri nuclei cerebrali indicano che i danni a carico dell’omeostasi del ferro non sono limitati alla PAG. Rimane poco chiaro se l’incremento della concentrazione di ferro sia solo la risposta fisiologica indotta dall’attivazione ripetuta dei nuclei coinvolti nella processazione centrale del dolore, o se essa possa anche danneggiare secondariamente queste strutture per via della formazione di radicali liberi nello stress ossidativo. In teoria, il danno a carico di questi nuclei potrebbe spiegare la cronicizzazione della malattia in una minoranza di pazienti. Anche altri studi RM recenti hanno indicato problemi nella rete di processazione del dolore, e supportano la teoria secondo cui nei pazienti con emicrania si avrebbe un cambiamento dell’assetto cerebrale. I prossimi studi sui meccanismi dolorifici alla base dell’emicrania non dovrebbero essere limitati solamente alle aree cerebrali, ma dovrebbero invece coprire uno spazio più ampio considerando l’intera rete del dolore. (Cephalalgia 2009; 29: 351-9)

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Emicrania: il farmaco che supera anche gli ostacoli genetici

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2009

Si è appena concluso il 9° Simposio Internazionale sull’emicrania che ha fatto il punto sulle dimensioni della malattia, le ultime scoperte sulle cure e i costi che devono essere sostenuti per fra fronte alla tipologia di cefalea più diffusa e invalidante. Il 12% della popolazione adulta, nel mondo, soffre di emicrania, una malattia che colpisce soprattutto fra i 25 e i 55 anni. In Italia le persone affette da emicrania sono 7 milioni, di cui 5 sono donne. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto l’emicrania alla 19a posizione della classifica delle patologie che comportano il maggior numero di anni vissuti in una condizione di dolore. Classifica che, se riferita alle donne, fa salire l’emicrania all’undicesimo posto. Vista l’età di prevalenza e di produttività delle persone colpite, per l’O.M.S. questa patologia è causa di maggiore invalidità rispetto ad altre gravi malattie neurologiche quali l’epilessia, la sclerosi multipla e il morbo di Parkinson. Per la cura migliore si ricorre ai triptani, la famiglia di farmaci ai quali almotriptan appartiene tra quelli di nuova generazione, sono la migliore risposta terapeutica possibile per l’attacco di emicrania.  Nella cura dei pazienti affetti da emicrania è comune il caso in cui un primo farmaco non abbia l’efficacia sperata. Ciò perché esiste una notevole variabilità nelle reazioni dei pazienti. Questa variabilità è legata alla diversità dei nostri geni e al loro individuale modo di gestire i principi attivi attraverso gli enzimi che li metabolizzano, le sostanze che li trasportano nell’organismo e li fanno arrivare all’organo bersaglio. Questo complicato intreccio fra genetica e chimica farmacologica è oggetto degli studi della Farmacogenetica. La Farmacogenetica ha scoperto che le molecole anti-emicrania seguono precise strade metaboliche, venendo assorbite in maniera differente da ogni paziente. Sfruttando queste vie al meglio, è possibile utilizzare il farmaco più adatto, in grado cioè di dare la massima efficacia e minimizzare, contemporaneamente, i potenziali effetti collaterali. Ogni molecola è quindi in grado, come un’auto, di percorrere delle strade precise per arrivare all’organo bersaglio. Un recente studio pubblicato su Cephalgia (2008), firmato dalla professoressa Maria Gabriella Buzzi dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia (Roma), ha dimostrato come almotriptan sia in grado di ridurre il problema della risposta individuale ai farmaci utilizzando più strade metaboliche, in modo da dare i migliori risultati in molti casi di emicrania. Almotriptan, come un’auto dotata del navigatore più evoluto, è infatti in grado di bypassare gli ostacoli per trovare la strada più libera fino al punto d’arrivo.
Identikit di almotriptan.  E’ un triptano agonista dei recettori 5-HT1B/1D studiato e sviluppato da Almirall per il trattamento dell’attacco di emicrania con o senza aura. Act When Mild e numerosi altri studi hanno dimostrato l’alta tollerabilità di almotriptan, che è paragonabile al placebo: un dato che ha fatto la differenza anche nei recenti studi di farmacoeconomia e farmacogenetica.

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