Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘emigranti’

Emigranti rotta balcanica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

“Da tempo denuncio l’incapacità di questo governo a fronteggiare l’emergenza migranti sul confine balcanico e la sottovalutazione della maggioranza, che oltre ai porti mantiene aperte anche le linee di frontiera. Su Trieste abbiamo una nuova Lampedusa, ma il governo fa finta che tutto vada bene e va accolto con grande attenzione il grido d’allarme lanciato dal Sindacato autonomo di Polizia del Fvg. Addirittura la ministra Lamorgese qualche giorno fa in visita nella città ha affermato che ‘la rotta balcanica sta andando abbastanza bene’. Non è così, ogni settimana centinaia di clandestini scavalcano il confine per entrare illegalmente in Italia. A questo si aggiunge anche il rischio legato al Covid-19 su cui al ministero dell’Interno era stata chiesta attenzione e un monitoraggio più scrupoloso. Ma anche su questo punto dobbiamo registrare l’inadeguatezza del governo. Per Fratelli d’Italia è necessario rafforzare i controlli, aumentare uomini e mezzi per la Polizia di frontiera, e se serve anche utilizzando l’esercito, ma soprattutto alzare il livello di protezione sanitaria per gli agenti. Ci auguriamo che anche stavolta i nostri appelli non cadano nel vuoto, perchè ormai è necessario che il governo consideri la rotta balcanica al pari dell’emergenza sbarchi sulle nostre coste del Mediterraneo”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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A proposito di emigranti: La nota estiva dell’anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

By Riccardo Alfonso. Fausto Carratù mi ha offerto l’occasione con un suo scritto di riflettere intorno ad alcuni argomenti che mi hanno particolarmente colpito.“Sulla crisi dell’Occidente – egli scrive – molti ci inviano e chiedono commenti sulle più macroscopiche questioni del nostro tempo, immigrazioni, terrorismo, referendum, Europa… Si tratta di fenomeni complessi e di non immediata decifrabilità”. Restando, nello specifico, ai problemi migratori posso dire che sono secoli che Africa e Asia soffrono fame, dittature, violenze e persecuzioni. Come mai solo in questi ultimi anni si è innescata una ondata interminabile di fughe dalle loro terre e immigrazione in Europa? Ragioni “locali” sono innegabilmente presenti, eppure non possiamo sottrarci al sospetto che ci sia qualche disegno ulteriore. Qualcuno teme una invasione mascherata. Si tratta di tesi da tenere certo presente, ma ardua da provare. Più realistica pare la tesi della organizzazione di una vera e propria industria della migrazione. Troppi interessi, evidenti, si sono accumulati attorno al fenomeno. Dai traghettatori che continuano comunque ad operare, nonostante perdite, sequestri ed arresti, agli albergatori che ne ricavano gli alberghi pieni, costieri e non, per l’intero arco dell’anno. Dalla criminalità che recluta con facilità nuovo personale, oppure, peggio, alimenta il mercato dei trapianti d’organo, alle imprese che dispongono di mano d’opera a prezzi stracciati. Infine, il capitolo delicatissimo delle onlus che pullulano attorno al fenomeno, non tutte in possesso delle caratteristiche di trasparenza e legalità.

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Alleviare le sofferenze nei centri di accoglienza delle isole greche

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ieri ha lanciato un appello affinché si risponda con urgenza per porre fine alle condizioni sempre più disperate in cui vivono rifugiati e migranti nei centri di accoglienza delle isole Egee.Le condizioni all’interno delle strutture sulle isole di Lesbo, Chio, Samo, Cos e Lero sono assolutamente inadeguate e hanno continuato a deteriorarsi, dall’ultima visita di Filippo Grandi avvenuta a novembre 2019. Dalla crisi del 2015, il numero di arrivi in Europa lungo le rotte del Mediterraneo è crollato, ma, nell’ultimo anno, quello degli arrivi in Grecia è aumentato rendendo ancora peggiore il livello di sovraffollamento cronico che affligge le strutture delle isole.Anche il clima invernale sta ora contribuendo ad aggravare le sofferenze sulle isole. Molte persone non hanno a disposizione né fonti di energia né, addirittura, di acqua, e vivono circondate da sporcizia e immondizia. La capacità dei servizi sanitari è inadeguata. I rischi a cui sono esposte le persone più vulnerabili, quali donne incinte, neo-madri, anziani e bambini sono tra i più gravi mai registrati nel contesto di crisi di rifugiati su scala mondiale. Inoltre, è necessario agire per rispondere alle comprensibili preoccupazioni delle comunità locali che accolgono rifugiati e migranti, al fine di evitare che le tensioni sociali si inaspriscano ancora di più.Per rispondere alla situazione critica che affligge le isole, l’UNHCR chiede al Governo greco, alle istituzioni dell’UE e agli Stati europei di:
• Ridurre immediatamente le condizioni di affollamento e i rischi connessi assicurando ulteriore disponibilità di posti all’interno di strutture di accoglienza sulla terraferma per almeno 20.000 persone, facendosi carico del trasferimento di queste ultime nel più breve tempo possibile.
• Migliorare le condizioni di vita delle persone che restano sulle isole, assicurando priorità all’erogazione di acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza medica.
• Assistere i minori non accompagnati con programmi di ricollocamento verso altri Paesi europei consentendo loro, inoltre, di ricongiungersi ai propri familiari.
• Assicurarsi che le procedure di asilo non siano soltanto più rapide, ma anche eque ed efficienti.
• Includere tutele legali nell’ambito dell’imminente revisione delle normative in materia di asilo e della loro applicazione.
• Investire in soluzioni a lungo termine a beneficio delle persone alle quali è riconosciuto lo status di rifugiato, garantendo loro l’opportunità di divenire autosufficienti. L’UNHCR è pronta a sostenere la Grecia nella ricerca di soluzioni a questa situazione complessa.

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“Le patologie più frequenti nei migranti e le emergenze sanitarie”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Roma 19 ottobre 2019 Aula Roberto Lala. Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri h. 8.30-15.10 convegno Omceo Rm su “Le patologie più frequenti nei migranti e le emergenze sanitarie” ,i migranti non portano malattie. Durante il Convegno si discuterà delle patologie più frequenti tra i migranti e i rifugiati e le emergenze sanitarie dove si confronteranno medici esperti e specialisti italiani e di origine straniera nelle varie specializzazioni ;ginecologia ,pediatria ,ortopedia ,fisiatria ,psichiatria ,chirurgia plastica ,igiene ,neurologia ,malattie infettive, medicina legale ,medicina generale ,radiologia ,cardiologia e con il contributo e collaborazione dell’ordine degli avvocati ed esponenti del consiglio direttivo ;Mauro Mazzoni(Vice presidente) e Alessandro Graziani (Tesoriere) per affrontare aspetti giuridici per i migranti e i rifugiati e la partecipazione della direzione generale dell’ASL Roma 4 e Roma 5 con il direttore generale dr.Giuseppe Quinavalle .
“Un incontro molto importante per le sue finalità a favore dell’aggiornamento professionale, la collaborazione tra professionisti internazionali e tra ordine dei medici e ordini degli avvocati su temi d’attualità e di salute dei migranti e i rifugiati dove si conferma ancora una volta dal punto di vista scientifico e statistico che gli immigrati non portano malattie ma si ammalano dopo il loro arrivo in Italia,le visite più richieste dai migranti in Italia sono in ;20%ginecologia ,10%pediatria ,15%ortopedia ,10 %di emergenza e pronto soccorso 5%dermatologia ,5% cardiologia ,5% gastroenterologia ,5% apparato respiratoria, 2% malattie infettive ,7% patologie trasmesse sessualmente e il resto comprende tutte le altre branche e di medicina generale ,dichiara in base alla sua esperienza Foad Aodi Consigliere Omceo e Coordinatore dell’Area rapporti con i comuni e affari esteri dello stesso ordine nonché membro del registro esperti e del Gruppo di Lavoro Salute Globale presso la Fnomceo”.In questi mesi abbiamo lavorato molto insieme alle tre commissioni afferenti all’area rapporti con i comuni e affari esteri ;Commissione solidarietà e cooperazione internazionale coordinata da Dr.Fabio Abenavoli ,Commissione medici di origine straniera e collaborazione interprofessionale Coordinata dal Dr.Jamal Abo A. e Dr. Petre Mihai Baleanu , Commissione “Comuni Uniti” coordinata da Dr.Fabio Valente dove ci siamo uniti ogni 2 mesi e abbiamo organizzato già un convegno a maggio scorso su salute e flussi migranti e abbiamo proposto al consiglio dell’omceo un documento #Manifesto ;”Sanità e Integrazione eper una salute globale ” che e’ stato approvato nel consiglio direttivo di Ottobre/2019 e sarà illustrato in apertura del convegno di sabato prossimo continua Aodi che ringrazia il presidente dell’Omceo di Roma Dr.Antonio Magi e il vice presidente Dr.Pierluigi Bartoletti e tutto il consiglio direttivo per la sua disponibilità e sensibilità a difendere il diritto alla salute e promuovere iniziative importanti a favore dell’integrazione e la legalità come la tutela della circoncisione non curativa (preventiva) come atto medico e di svolgerla solo presso strutture autorizzate e combattere nello stesso tempo la mutilazione genitale femminile (MGF).

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Emigranti e la logica emergenziale

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

“È giusto e doveroso superare la logica emergenziale nell’affrontare il fenomeno dell’immigrazione e sostenere provvedimenti a favore dell’integrazione”, come ha indicato oggi Giuseppe Conte nel suo discorso per la fiducia alla Camera. È, per la Comunità di Sant’Egidio, la via più idonea per prendere le iniziative che servono a tutti: sia a chi arriva nel nostro Paese che agli italiani. Ed è importante che il presidente del consiglio si sia espresso a favore dei corridoi umanitari, in particolare quelli europei, chiesti ormai da tempo da Sant’Egidio insieme alle Chiese evangeliche italiane, per salvare migliaia di persone, vittime delle violenze in Libia.Occorre incentivare le vie di ingresso regolare – come è il sistema dei corridoi umanitari, che ha fatto giungere finora in Europa oltre 2.600 persone (di cui circa 2.000 in Italia) – perché rappresentano il metodo più efficace per contrastare il racket dei trafficanti di persone.Più in generale appare opportuna la scelta di un linguaggio sobrio e misurato nell’affrontare i problemi, soprattutto quando si parla di immigrazione.

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Decine di migliaia di italiani emigrano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

I cittadini italiani che sono emigrati verso l’estero nel 2017 sono stati circa 115.000 (https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2018/Rapportoannuale2018.pdf, pagina 175), un numero rimasto pressoché invariato rispetto al 2016. Inoltre, dal 2013 al 2016 sono molto aumentati gli emigranti con alto livello di istruzione, ovvero almeno laureati, che sono passati da 19.000 a 25.000 unità all’anno. A dispetto della grande attenzione mediatica normalmente riservata ai flussi migratori in entrata, poca attenzione è dedicata a quelli in uscita, che raccontano una generazione in evidente difficoltà, che cerca di costruirsi un futuro al di fuori del proprio Paese. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna vuole dare attenzione a quegli aspetti psicologici e sociali che rendono difficoltoso ripartire da zero, lontano dalle proprie origini, in particolar modo se questa è una scelta non libera, forzata dalla necessità di lavoro.
Chi lascia i luoghi di provenienza vive comunque sentimenti di perdita e abbandono: partire è un’esperienza psicologica complessa. Chi parte lascia la propria casa, intesa non solo come oggetto fisico ma anche come spazio in cui si sono costruite reti relazionali che danno alla persona senso e sostegno per la propria vita individuale.
“Per molti, una volta lasciato il proprio luogo d’origine, anche dopo essersi stabiliti altrove, rimane un senso costante di estraneità: ci si può sentire un po’ stranieri faticando a comprendere fino in fondo la nuova cultura e si vivono sentimenti di ambivalenza. È possibile che la nuova esperienza trasformi la propria cultura al punto tale che non si riesca più a sentirsi a casa né nel Paese che accoglie né nel Paese da cui si viene. Il percorso di ricostruzione del senso di appartenenza, fattore di protezione fondamentale per il ben-essere della persona, è spesso lungo oltre che difficile”, commenta Anna Ancona, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna.
Un altro aspetto da considerare è quello delle aspettative di chi parte: a volte ci si illude che in breve tempo si risolveranno tutti i problemi, con un’occupazione stabile e nuove amicizie. Eppure le difficoltà di vivere all’estero sono reali. Se anche il lavoro trova risposte immediate, comunque permane la difficoltà di costruire nuove reti di relazioni soddisfacenti. Le difficoltà possono essere tali che l’intero progetto esistenziale della persona può rischiare di fallire.
“Di fatto i nostri giovani migranti spesso sono acculturati, parlano la lingua del Paese in cui si trasferiscono e sono motivati dal bisogno maturo di costruire la propria vita in autonomia, anche economica, emancipandosi dalla famiglia d’origine. Ciò che può fare chi resta in Italia è continuare a dare sostegno ai propri cari, cercare di far sentire la propria presenza, mantenendo i contatti. E se dovesse accadere che il tentativo all’estero non va a buon fine – per ragioni varie: difficoltà di inserimento sociale o economico o anche solo per nostalgia – è fondamentale aiutare il ritorno”, aggiunge la Presidente.
In ogni caso, che si decida di espatriare, di tornare o di restare, un elemento che fa la differenza, per rispondere a una situazione di disagio, è il proprio grado di resilienza, concetto psicologico che indica la capacità di far fronte a un problema reagendo in maniera positiva, provando a riorganizzarsi. La capacità di rimanere aperti alle novità e superare le difficoltà è indispensabile per riuscire a cogliere le opportunità che si presentano. Tale capacità – la resilienza, appunto – può essere acquisita e migliorata, anche con interventi di sostegno psicologico mirati. Partire, come tornare, può comportare un impegno psicologico non da poco, tuttavia una riorganizzazione personale del genere può anche produrre una crescita. (Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna
a cura di Rizoma Studio Giornalistico Associato rizomacomunicazione.it)

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E se fosse l’Africa a chiudere i porti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Meglio atei che cristiani ipocriti (Papa Francesco) Considerando il mio passato da criminale, forse non sono la persona più adatta per parlare di certi argomenti, ma la strage dell’altro giorno nel mare Mediterraneo mi ha fatto veramente stare male e non capisco perché, se questo accade a me che sono stato per quasi tutta la vita un poco di buono, non accada a certi politici incensurati che si definiscono cristiani. Questo mi fa pensare che si può essere culturalmente criminali e avere la fedina penale pulita, ma non la coscienza.
A volte mi capita di ascoltare delle discussioni forcaiole sugli emigranti e su chi commette reati che mi fanno amaramente sorridere. Credo che le persone la pensino in un certo modo non perché siano cattive, ma perché fondano le loro convinzioni su una cattiva informazione. D’altronde la gente ha voglia di sapere e dalle informazioni che riceve decide cosa pensare. I politici questo lo sanno bene e spesso usano i mass media per manipolare le coscienze. La strage degli emigranti in mare continua e continuano certe assurde dichiarazioni di alcuni politici: “I porti chiusi sono un deterrente per non farli partire.” “È colpa delle Organizzazioni Non Governative.” “Aiutiamoli a casa loro.” “È colpa degli scafisti”. “No! È colpa degli emigranti che preferiscono morire annegati che di fame e di stenti nel loro paese.” “È colpa dei trafficanti umani.” “È colpa dell’Europa.” “Se apriamo i porti i morti aumenteranno”.Alcuni politici hanno creato una fortuna elettorale con l’emergenza emigrazione e sicurezza. Credo che molti di loro ci rimarrebbero davvero male se fosse l’Africa, e non l’Europa, a chiudere i porti, perché l’occidente collasserebbe, sia per la mancanza di materie prime, sia perché da noi tutti vogliono fare gli avvocati, i giudici, gli architetti, i giornalisti, ecc… E chi ci pagherebbe le pensioni e chi farebbe i lavori umili? Credo che siano più gli europei ad avere bisogno degli africani, che loro di noi. Sì, è vero, non possiamo accogliere tutti, ma penso che abbiamo il dovere di salvarne più che possiamo dal mar Mediterraneo e poi creare le condizioni migliori di vivibilità nei loro paesi per non costringerli ad emigrare. Per secoli abbiamo sfruttato e rapinato gli africani e le loro terre: il benessere dell’ Occidente è frutto anche della cinica voracità dell’uomo bianco, potremmo almeno restituire loro qualcosa, o almeno salvare più vite che possiamo.
Concludo questa mia riflessione con le parole di Papa Francesco: “Penso alle 170 vittime del naufragio nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo.” (Carmelo Musumeci)

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Gli emigranti minorenni sono un problema nel problema se consideriamo la mortalità infantile

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Dentro questa tragedia, infatti, s’inserisce drammaticamente un’altra che la stessa marea migratoria avrebbe voluto in qualche modo esorcizzare: Nel 2012, circa 6,6 milioni di bambini in tutto il mondo – 18.000 di bambini ogni giorno – sono morti prima di aver compiuto cinque anni. Da allora ad oggi il loro numero tende a crescere. È quanto dichiara il nuovo rapporto presentato da UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Banca Mondiale e Dipartimento degli Affari sociali ed Economici delle Nazioni Unite- Divisione Popolazione.
“La maggior parte, di questi decessi, può essere evitata, utilizzando misure semplici che molti paesi hanno già messo in atto – ma ciò di cui abbiamo bisogno è che dobbiamo agire con molta più urgenza”.
Le principali cause di morte dei bambini sotto i cinque anni sono polmonite, nascite premature, asfissia neonatale, diarrea e malaria. A livello mondiale, circa il 45% dei decessi sotto i cinque anni sono legati alla malnutrizione. Circa la metà dei decessi sotto i cinque anni avvengono solo in cinque paesi: Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Nigeria e Pakistan. L’India (22%) e la Nigeria (13%) insieme contano oltre un terzo di tutte le morti di bambini sotto dei cinque anni. I neonati sono particolarmente a rischio. “La cura della madre e del bambino, nelle prime ventiquattro ore di vita dalla nascita, è fondamentale per la salute e il benessere di entrambi” dice Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS. “La metà di tutte le morti neonatali avvengono entro il primo giorno”. Le vite della maggior parte di questi bambini potrebbero essere salvate se essi avessero accesso ad alcuni servizi di assistenza sanitaria di base, quella durante e dopo il parto; farmaci a basso costo come gli antibiotici, pratiche come il contatto pelle a pelle tra madre e neonato e l’esclusivo allattamento al seno per i primi sei mesi di vita.
Mentre a livello globale il tasso medio annuale di riduzione della mortalità dei bambini sotto i cinque anni è cresciuto dall’1,2% l’anno per il periodo 1990-1995 al 3,9% per il periodo 2005-2012 e al 4% dal 2012 ad oggi, esso rimane insufficiente per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio numero quattro, che si propone di ridurre il tasso di mortalità sotto i cinque anni di due terzi tra il 1990 e il 2018. “I continui investimenti da parte dei paesi per rafforzare i sistemi sanitari sono essenziali per garantire che tutte le madri e i bambini possano disporre delle cure accessibili e di qualità di cui hanno bisogno per vivere una vita sana e produttiva.” L’Africa subsahariana, in particolare, deve affrontare sfide importanti come regione con i più alti tassi di mortalità infantile nel mondo. Con un tasso di novantotto morti ogni 1.000 nati, un bambino nato nell’Africa subsahariana corre un rischio sedici volte maggiore di morire prima del suo quinto compleanno di un bambino nato in un paese ad alto reddito. Tuttavia, l’Africa subsahariana ha registrato una notevole accelerazione nel suo progresso, con un tasso annuale di riduzione delle morti cresciute dallo 0,8% nel periodo 1990-1995 al 4,1% nel 2005-2012. Salvare i propri figli dalla fame e dalle malattie diventa, quindi, un motivo più che valido per emigrare e se i familiari dei minori si rendono conto che non hanno i mezzi per trasferirsi preferiscono affidare la loro prole ad altri nella speranza che almeno loro possono avere qualche chance in più per sopravvivere. (Riccardo Alfonso)

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Emigranti e “protezione umanitaria”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

“La protezione umanitaria, stravaganza solo italiana, fu introdotta dal Governo Prodi nel 1998. Venti anni fa del secolo scorso, in una fase in cui non esisteva un’emergenza migratoria di questa portata ed era possibile dare questa sorta di permesso di soggiorno eccezionale a un numero limitato di stranieri. La difendono gli insipienti che non hanno capito che gli immigrati così catalogati entrano in un limbo di precarietà chi li porta diretti sulle sponde del lavoro nero o della criminalità. E i delinquenti che lucrano sulla disperazione e andrebbero incriminati invece che rifocillati. Chi oggi si schiera a protezione di questa maldestra anomalia italiana lo fa per poter esibire una finta solidarietà nei circoli esclusivi della sinistra con il Rolex, lontano dalle periferie, dai sobborghi degradati, dall’inferno cui sono sottoposti i ‘trapiantati’ sopravvissuti alle traversate e le famiglie italiane povere che devono convincerci. Che sia da abrogare FDI lo afferma dal 2014, proprio nel momento in cui l’Italia stava entrando nel Mediterraneo con Mare Nostrum, perché si tratta di uno strumento non selettivo che peggiora la qualità della vita di tutti: dei profughi veri, degli immigrati regolari e dei cittadini italiani esasperati dalla mala gestione di questa emergenza africana”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli.

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L’occupazione in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

In questi giorni si sta ampliando il dibattito sull’occupazione in Italia e molti si stupiscono sull’entità del fenomeno e altri attribuiscono all’attuale crisi economica la perdita dei posti di lavoro. In effetti, la situazione ha avuto, se non vogliamo andare troppo a ritroso nel tempo, un precedente che forse alcuni dimenticano. Il primo effetto negativo sull’occupazione l’abbiamo avuta negli anni successivi la fine della seconda guerra mondiale. Allora vi era una ragione dettata dalle conseguenze dei danni bellici e dalla distruzione di molti stabilimenti industriali. Poi vi fu il “boom” della ricostruzione, del risveglio imprenditoriale congiunto all’aiuto del piano Marshall. Ciò non di meno fu chiaro che il Paese si trovava nell’impossibilità di coprire, per intero, la forza lavoro disponibile tanto che si ricorse ad alcuni stratagemmi. Per prima cosa si continuò a emigrare o a spostarsi dal Sud al Nord del paese. Per chi restò furono ideati degli ammortizzatori sociali dalla leva militare obbligatoria e dell’allungamento dei corsi universitari (fuori corso) che avevano lo scopo preciso di ritardare la domanda di lavoro delle nuove generazioni. Nello stesso tempo si “dilatarono”, artificiosamente, i posti di lavoro nella pubblica amministrazione e persino nelle grandi aziende private come la Fiat. Pensammo in questo modo di esorcizzare la situazione e di perpetuarla nel tempo incoraggiati, come fummo, dalla situazione politica internazionale che aveva generato la guerra fredda tra i due blocchi e l’Italia era sotto attenta osservazione per l’essere il paese occidentale con il più consistente partito comunista e l’Urss non nascondeva di foraggiarlo. Dopo la caduta del Muro di Berlino e il tracollo dell’Urss le cose cambiarono anche per l’Italia sebbene i politici nostrani sembrassero non accorgersene. E la situazione si aggravò per il semplice motivo che la crisi del sistema impose la drastica riduzione dei surplus occupazionale mentre gli ammortizzatori sociali mostrarono i loro limiti vuoi per la fine della ferma obbligatoria vuoi per l’aumento dei giovani in cerca di un lavoro resi meno pazienti d’attendere le lungaggini dei corsi universitari. Solo ora ci rendiamo conto che di là della crisi economica esiste un gap occupazionale che non è mai venuto meno sebbene si sia aggravato in certi periodi in luogo di altri. E oggi siamo nella fase più acuta. Questo significa che se ritorniamo al regime di sviluppo normale dobbiamo, comunque, convivere con non meno di due milioni di disoccupati, se non di più. E’ una forza lavoro eccedentaria che va ad aggiungersi a quella sempre più consistente degli immigrati che oggi sono tollerati, dal punto di vista lavorativo, solo perché costituiscono il nerbo del lavoro in nero con bassi salari e costi sociali minimi. (Riccardo Alfonso)

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Emigranti: chiudere i porti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

sicilia“Apprendiamo con soddisfazione la notizia secondo la quale il governo italiano sta valutando in queste ore la possibilità di negare l’approdo nei nostri porti alle navi che effettuano salvataggi dei migranti davanti alla Libia ma battono bandiera diversa da quella italiana.Lo abbiamo chiesto, con forza e determinazione, già nella giornata di ieri e siamo felici che il nostro appello al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e al ministro dell’Interno, Marco Minniti, sia stato accolto e preso in seria considerazione.
Il nostro Paese non può da solo e nell’indifferenza dell’Europa farsi carico di decine e decine di migliaia di disperati che ogni settimana giungono dal Nord Africa sulle nostre coste. Anche gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo devono fare la loro parte e, più un generale, servono risposte concrete e immediate da parte dell’Unione europea in merito alla gestione di un’emergenza che nei mesi estivi sarà sempre più drammatica.
L’Ue non può limitarsi a concorrere al giusto e doveroso salvataggio di vite umane, ma deve adoperarsi per gestire il post, per coinvolgere tutti i Paesi comunitari, per bloccare le partenze negli Stati di origine, così come riuscì a fare il presidente Silvio Berlusconi negli anni dei governi del centrodestra in Italia.Già nei mesi scorsi avevamo chiesto chiarezza sul ruolo delle Organizzazioni non governative e sulla loro ‘mission’, alcune volte portata a termine con opacità e zero trasparenza. Occorre un approfondimento, serve fare chiarezza una volta per tutte per estirpare possibili connivenze tra Ong e mercanti di esseri umani. Stop lassismo, stop buonismo. Pretendiamo risposte immediate dall’Europa. Il governo non arretri di un millimetro e difenda l’Italia e i cittadini italiani”.

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Emigranti usati come bombe umane?

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

migranti“Dal novembre 2011 in Italia viviamo in una parentesi della democrazia, da quando ci hanno rubato la vittoria del 2008, da quando hanno fatto fuori Berlusconi abbiamo avuto quattro presidenti del Consiglio non eletti dal popolo: Monti, Letta, Renzi, e adesso Gentiloni”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a Gorizia a un’iniziativa per sostenere il candidato sindaco del centrodestra Rodolfo Ziberna.“Con Renzi abbiamo avuto mille giorni di vuoto cosmico, mille giorni di violenza alla democrazia parlamentare, un riformismo finto finito in nulla, grazie al popolo sovrano che il 4 dicembre ha detto con forza e determinazione ‘no’, 60-40, ad una cattiva riforma della Costituzione.Adesso abbiamo Gentiloni, il governo fotocopia, il governo del familismo amorale. Pensate a Consip, pensate al nostro modo di stare in Europa, pensate alla gestione assurda dell’immigrazione clandestina. Le invasioni fatte con i gommoni sono un altro modo di attaccare in maniera terroristica la nostra società. Dietro i trafficanti di esseri umani c’è la stessa mano della strage di Manchester: l’Isis, il fondamentalismo islamico.La prima cosa che faremo quando andremo al governo: diremo basta a questa follia connivente dell’accoglienza a prescindere, del ricatto attraverso i disgraziati, basta alle Ong opache.E non perché noi siamo cattivi, ma perché noi vogliamo difendere la società, la vita nostra e quella dei migranti che vengono usati come bombe umane contro di noi”.

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Emigranti: la solidarietà dell’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

“L’Unione europea sta dando segnali di debolezza e irresponsabilità”.  E’ il monito di Vincenzo Menna ed Emilio Verrengia, rispettivamente Segretario Generale e Segretario Generale aggiunto dell’AICCRE nel corso della riunione dei Segretari delle Federazioni aderenti al Ccre a Belgrado. “All’ordine del giorno della riunione – hanno annunciato Menna e Verrengia – abbiamo inserito tra le priorità la questione degli sbarchi di migranti che giungono dal Nord Africa perché – hanno spiegato – oltre alla responsabilità dell’Italia è assolutamente indispensabile attivare un meccanismo di solidarietà tra tutti i Paesi dell’Unione europea”. “Le controversie e i silenzi degli ultimi giorni evidenziano la crisi politica dell’UE ed anzi mettono in luce dei veri e propri passi indietro rispetto agli intenti di un’Europa unita e solidale”, hanno proseguito i dirigenti dell’AICCRE. “L’atteggiamento della Francia che proprio oggi ha introdotto misure restrittive per i migranti che in Italia ricevono il ‘permesso temporaneo’ – hanno aggiunto Menna e Verrengia –  ci delude ed è il segnale che ancora una volta stanno prevalendo gli interessi nazionali di una visione arroccata e volta a difendere nell’immediato la roccaforte dello Stato – nazione. Una visione che rallenta e mette in discussione una politica sulle migrazione strutturale e di lungo termine”. “L’esempio di una soluzione concreta lo hanno dato, invece, le regioni – hanno concluso  i dirigenti dell’AICCRE – che ieri con il Governo hanno firmato un accordo importante, espressione di un federalismo solidale dal quale l’Unione europea dovrebbe imparare”.

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Sbarchi clandestini nel Crotonese

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2010

Ennesima storia di sbarchi clandestini. Nel tardo pomeriggio di ieri, nel Crotonese, è stato fermato un veliero, battente bandiera russa, con a bordo 137 immigrati di origine bengalese e irachena. La nave è stata intercettata nei pressi di Crotone dal  reparto aeronavale della Guardia di Finanza, che sta ancora indagando con l’intento di individuare gli scafisti alla guida del veliero, responsabili di aver condotto gli emigranti illegittimamente. In merito è intervenuta   Pamela Roi, responsabile per la Calabria dell’Italia dei Diritti:  Siamo di fronte all’ennesima vicenda di delinquenza e sfruttamento che fa leva sulle debolezze e le necessità altrui, in questo caso di poveri immigrati che vengono nel nostro Paese con la speranza di un lavoro certo e invece vengono sfruttati già prima di arrivare in Italia, umiliati nella loro dignità e trattati come bestiame, visto che nella maggior parte di questi casi, viaggiano in condizioni pessime”. A seguito delle procedure di identificazione, 137 clandestini sono stati scortati nel centro “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto. “Sulla vicenda, meritano un plauso le forze dell’ordine – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro -, le  quali tentano di individuare i colpevoli cercando di contrastare la criminalità che sfrutta i più deboli”.

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Riforma di voto all’estero e porto franco in Puglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

In questi giorni una rappresentanza del  Comites di Caracas (Venezuela) ha incontrato a Roma il Senatore del PDL Dr. Luigi D’Ambrosio Lettieri ed  il Segretario Generale della File Cisal (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti), e presidente del Crate Onlus, organizzazione internazionale no profit, Dr.Antonio Peragine, per  discutere della  opportunità di realizzare in Puglia un “porto franco”, come quello esistente nell’Isola Margarita in Venezuela e della possibilità di invitare in Italia il Governatore Morel Rodrigez che è anche un grande esperto del settore “portuale”.  Durante l’incontro si è trattato anche delle questioni che interessano le comunità italiane all’estero, che in questi giorni sono state discusse in Senato sia dalla commissione esteri che dal Comitato per gli affari degli italiani all’estero ed il Senatore D’ambrosio Lettieri ha espresso il suo compiacimento  per le proposte formulate dal Comites di Caracas in merito alla riforma del voto all’estero , dei Comites e del Cgie…al punto di impegnarsi a richiedere al Presidente della commissione Affari Esteri l’audienza  al Senato di un rappresentante del Comites di Caracas, una grande soddisfazione per i nostri connazionali ma anche un netto  chiarimento che il Pdl non solo è interessato ai problemi degli italiani all’estero ma che è disposto ad avvalersi della loro collaborazione quando è diretta a  risolvere i problemi che li affliggono…. come quello dei brogli elettorali.  Il Comites di Caracas interessato dal Dr. Peragine ha predisposto un vero e proprio testo con diverse proposte di riforma, testo affidato al senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, (PDL), senatore di Bari, che ha dimostrato sincera sensibilità alle problematiche dei connazionali all’estero. Le proposte del Comites di Caracas  sono state condivise anche dal Dr. Antono Peragine che si è impegnato a sostenerle presso sindacati e Parlamento.
Il Comites è l’organo di rappresentanza  elettiva  delle comunità italiane residenti all’estero) ed il Cgie è l’organo  delegato dal Comites  a rappresentarlo nei rapporti con il Parlamento e le altre istituzioni Competenti… risolvendo in questo modo  problemi di spesa e di sovrapposizione che si stavano creando… Ugualmente condivisa l’opportunità di assegnare anche agli elettori italiani all’estero la tessera elettorale che dovrà contenere il domicilio elettorale dell’interessato e lo spazio(anti brogli) da annullare  all’atto della  presentazione della scheda votata che in questo modo  consente di votare soltanto al legittimo elettore e di poter consegnare la scheda votata una sola volta… Farebbero parte del Cgie 50 membri delegati dai Comites: 20 per l’Europa, 2 per l’Africa, 1 per l’America Centrale, 6 per il Nord America, 3 per l’Oceania, 18 per il Sud America.  Per assicurare un rapporto continuo e frequente con gli eletti all’estero e le commissioni parlamentari competenti, il testo prevede che “i delegati (Comites) ammessi al Cgie

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Se il Papa fosse…

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2009

Lettera al direttore. Il presidente del Consiglio, nella lettera di auguri al Papa, ha scritto: “Posso confermare che i valori cristiani testimoniati dal Pontefice sono sempre presenti nell’azione del governo da me presieduto”. Se Benedetto XVI fosse solo il capo della Chiesa –  popolo di Dio, avrebbe pouto rispondere ironicamente: “Sì, è vero, lo abbiamo potuto costatare con grande gioia e soddisfazione. Avete fatto leggi che mirano a diminuire la distanza tra ricchi e poveri; leggi per evitare che gli operai muoiano sul lavoro; leggi a favore degli emigranti”. Ed avrebbe potuto continuare a lungo, ma il Papa è anche il Capo dello Stato Vaticano, e deve fingere che il premier abbia detto cose giuste. E  forse un giorno, chissà?, con un decreto papale ad personam il Cavaliere divorziato risposato potrebbe anche accostarsi al sacramento dell’Eucaristia. E’ tanto che lo desidera. Perché non accontentarlo? (Francesca Ribeiro)

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La morte di Angelo De Bartolomeis

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

E’ nella testimonianza dell’on.le Angelo Razzi “Angelo De Bartolomeis è stato un grande personaggio del mondo dell’emigrazione ed estremo sostenitore da sempre degli emigranti abruzzesi in giro per il mondo. E’ stato, tra l’altro, fondatore della testata giornalistica “La voce dell’emigrante” come anche l’iniziatore del “premio emigrazione” che, nella metà degli anni novanta, è stato anche conferito al sottoscritto Deputato”. “Con la scomparsa dell’amico De Bartolomeis – soggiunge Razzi –  tutto il mondo dell’emigrazione, e quello abruzzese in particolare, perde una figura di altissimo livello, di grande umanità, aiuto e sostegno a coloro che, costretti ad emigrare all’estero, hanno avuto bisogno di conforto e di supporto, morale innanzitutto. Ne è esempio la grande manifestazione annuale che ha sempre promosso, dando così la possibilità a tutti gli abruzzesi di potersi incontrare e di socializzare in misura sempre più stretta. Sarà difficile pensare il futuro dell’emigrazione senza Angelo De Bartolomeis che voglio, con queste brevi parole, ricordare a nome di tutti gli abruzzesi sparsi nel mondo ; formulando al contempo alla famiglia le più sentite e sincere condoglianze della Federazione dei circoli abruzzesi in Svizzera che io presiedo, come anche le condoglianze mie personali”.

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I Meridionali: da emigranti a protagonisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2009

Dopo la seconda guerra mondiale i governanti italiani  fecero fortuna loro e di loro amici con emigrazione ed  illusioni (CasMez, Isveimer ecc. ): l’esodo di giovani infiacchì ancor più il già fiacco Mezzogiorno, ridotto  alla mercé della funesta raccomandazione e della vergognosa protezione, gestite abilmente dagli  “amici del popolo”, abili distruttori di  coscienze e di professionalità, i quali valorizzando ignoranza alimentano impreparazione, inefficienza e degrado.  Il Meridione  lascia ad altri studi, ricerche, impegno sociale e produzione diventando mercato quasi solo dei prodotti altrui.  Due Italie: una vogliosa di fare per non sganciarsi dalla storia e l’altra  costretta a subire la storia. Fiorirono così nel Nord case editrici  per dare ad ognuno le conoscenze per essere all’altezza della situazione e migliorarsi in tutti i settori, dall’agricoltura all’industria, all’artigianato, al commercio, allo sport, e nel Sud non solo non si scrivevano libri di tal genere né si leggevano, ma addirittura non si conoscevano! Cittadino nel Nord seguito ed istruito e nel Sud alla ricerca di un titolo di studio da presentare a mamma raccomandazione,  per il sospirato posto fisso!  Nel Nord la Bocconi per accrescere la professionalità e nel Sud tutt’al più corsi di formazione:  costante  azione di politici, che si vantano persino di aver utilizzato la raccomandazione per sistemare amici! Nel Sud quasi mai posizioni primarie, ma quasi sempre funzioni in sottordine, come se in ogni meridionale al massimo ci sia un  Pier delle Vigne, cioè al massimo un ottimo esecutore, ma mai un progettista! Politici in concreto  privi di ideali e di idee e però dotati di uno spiccato attaccamento al potere, per conservare il quale sono arrivati a sovvenzionare l’emigrazione  con un tanto al mese a chi decide di abbandonare il Sud!   Spopolamento: grande  saggezza politica e non genocidio per traslazione! Ridotto piuttosto male, il Sud può ancora farcela e da solo.  ( Da Pensieri e ponderazioni 1 di Nunziante Minichiello)

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All’ombra di un sogno

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2009

Cecchini.Venerdì 22 maggio 2009 sarà presentato a San Paolo del Brasile il libro “All’ombra di un sogno”, scritto dalla giornalista pesarese Paola Cecchini (per conto dell’Associazione Marchigiani in Brasile) ed edito dalla Factash Editora.  Organizzato dal Consolato Generale di San Paolo e dal locale Istituto italiano di Cultura, l’evento si terrà presso O Memorial do Imigrante, istituzione del Ministero della Cultura del governo brasiliano, che racchiude l’ex Hospedaria de Imigrantes, il centro di accoglienza più grande dell’America Latina, che ospitava gli stranieri che arrivavano dall’Europa e dall’Asia, in attesa del reclutamento da parte dei fazendeiros.  Come recita il sottotitolo, “All’ombra di un sogno” rappresenta un viaggio nell’emigrazione italiana e marchigiana in Brasile. E’ corredato da numerose interviste rilasciate da 25 famiglie ascolane che nel 1952 lasciarono l’Italia per il paese sudamericano, dove vissero per anni in regime di semi-schiavitù nelle fazendas di canna da zucchero e caffè negli stati di Paranà e San Paolo. Patrocinato dall’Ambasciata del Brasile in Italia e, per quanto attiene la parte italiana, dal Ministero per gli Affari Esteri, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Ambasciata d’Italia a Brasilia, il Consolato generale d’Italia a San Paolo, ed i locali istituto italiano di Cultura e Comites, il libro è corredato da 120 foto d’epoca mai pubblicate, appartenenti all’Archivio Storico Fotografico Trevigiano (FAST) e dalla fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana. La prefazione è stata curata dall’On.le Fabio Porta, eletto al Parlamento Italiano nella circoscrizione estero B (America latina), mentre la copertina riproduce “O café”, un quadro di Candido Portinari, uno dei più famosi pittori brasiliani. Contestualmente alla presentazione del libro della Cecchini, il 22 maggio prossimo sarà inaugurata presso la stessa sede la mostra “A viagem das palavras: cartas, diários e testemunhos escritos dos emigrantes italianos” curata dall’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (A. L. S.P.), unitamente al Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana (CISEI) con sede a Genova (foto cecchini)

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La voce degli italiani di Buenos Aires

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2009

Norma Negro Segretario Federazione CTIM San Miguel, Prov. Buenos Aires Coordinatrice Circoli Immigrati Alleanza Nazionale (Buenos Aires) rilascia la seguente dichiarazione: “La sottoscritta Norma Negro, a nome propio, degli aderenti ai Circoli CTIM (Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo) Federazione San Miguel, e degli aderenti ai Circoli Immigrati di Alleanza Nazionale, si congratula per la nomina del On. Aldo Di Biagio a Responsabile per gli Italiani nel Mondo del Popolo della Libertà e dell’On. Marco Zacchera a Viceresponsabile, tra altri, nella convinzione che continueranno la lotta che da quarant’anni ha intrapreso il Ministro Mirko Tremaglia in difesa dei diritti degli italiani all’estero. Non c’è dubbio che all’occhio clinico del Presidente Silvio Berlusconi non potevano sfuggire questi nomi per rappresentare i milioni di essere umani che, costretti dal bisogno di trovare pace e sostentamento, dovettero abbandonare la loro terra, la loro casa, i loro affetti, lasciando posti di lavoro a coloro che rimasero in Italia. E’ giunto il momento di rivendicare la totalità dei diritti che spettano loro quali “ITALIANI”, senza discriminazioni di nessuna specie, e Di Biagio e Zacchera hanno la grinta occorrente per continuare la battaglia iniziata da Mirko Tremaglia. Gli italiani residenti in Argentina, in modo particolare gli aderenti ai Circoli CTIM ed AN, a posteriori del Congresso Fondativo del Popolo della Libertà svoltosi a Roma in data 27-28-29 marzo 2009, attendono con ansietà l’insediamento del nuovo Partito in Argentina, augurandosi di poter complimentarsi di persona con i neonominati giacché tutti quanti auspicano la loro presenza in occasione dell’inaugurazione della sede a Buenos Aires”.

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