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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘enciclica’

Il lavoro non è una merce

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2012

Fra le tante considerazioni che in queste settimane si sono succedute intorno al tema della modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori ve n’è una che individua la causa principale della non crescita, nell’impossibilità che hanno le imprese di licenziare. Si tratta di una affermazione che suscita non poche perplessità sia sul piano del merito economico che di quello dell’etica sociale soprattutto se si considera che è una lettura che va per la maggiore negli influenti ambienti politici e economici che condizionano la politica italiana. Infatti, il pensiero espresso, che appare comunque in perfetta sintonia con l’imperante ideologia “liberista” dei “cosiddetti mercati” pretende, tramite una sorta di “apriorismo economico”, di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo economico, senza confrontarsi con la realtà. Purtroppo non si può dimenticare che i frutti di questa ideologia, senza regole e controlli, li abbiamo pagati a caro prezzo in questi anni dal momento che è stata proprio questa totale “deregulation” a condurre le economie di mezzo mondo sull’orlo del baratro aprendo una crisi di cui si stenta a trovare una via d’uscita. Per chi ha vissuto e vive da vicino la realtà ed i problemi del mondo delle imprese sono ben altri e più urgenti, rispetto alla “libertà di licenziare” gli ostacoli che impediscono ad un investitore di rischiare in proprio per avviare un’impresa. Il primo ostacolo che pesa come un macigno sulla vita di tutto il Paese quindi anche sulle imprese, è un sistema fiscale che fa acqua da tutte le parti, dove l’elusione e l’evasione sono di proporzioni gigantesche (100 miliardi di euro l’anno) e dove sono i “furbi”a farla da padrone.
Il secondo ostacolo consiste nella presenza di una macchina pubblica e amministrativa complicata, obsoleta, molto costosa (perché spesso vi si annidano gravi inefficienze e privilegi enormi) che rende la vita difficile a chi vuole avviare o condurre una attività economica e che spesso mette in gravi crisi di liquidità specie le piccole medie imprese fornitrici degli Enti Pubblici praticando tempi di pagamento assurdi.
Il terzo ostacolo è costituito dai tempi biblici di una giustizia civile cui compete di assicurare un corretto funzionamento dei contratti e delle cause che possono nascere nel corso della vita economica, che non ha eguali fra i Paesi del mondo sviluppato (siamo agli ultimi posti di tutte le graduatorie).
Il quarto ostacolo nasce dalla perdurante corruzione, che spesso purtroppo coinvolge gli uomini pubblici, e che rappresenta un pesante onere-economico ma anche operativo per le imprese che credono di potersi confrontare con un mercato governato da regole certe di economicità e qualità mentre spesso devono fare i conti con forzature che lo rendono iniquo e poco trasparente. Il quinto ostacolo sono l’inadeguatezza, la carenza ed in certe aree l’arretratezza delle infrastrutture quali strade, ferrovie, reti informatiche che spesso influenzano i costi della gestione o alimentano le inefficienze produttive. La somma combinata di questi fattori è la determinante principale di un costo del lavoro retribuzione lorda + contributi previdenziali e sociali) altissimo, che sta alla base della minor produttività e competitività del fattore lavoro nel nostro Paese. Ma non è tutto. I fattori di cui sopra sono anche quelli che rendono il salario netto che i lavoratori percepiscono (retribuzione lorda – imposte sul reddito), quindi ciò che finisce effettivamente nelle loro tasche per vivere, tra i più bassi d’Europa, con evidenti ripercussioni sulla domanda globale e sull’impoverimento di quel ceto medio il cui benessere molti economisti ritengano sia il principale motore dei consumi (e quindi della crescita).
Alle perplessità di tipo economico che accompagnano una eventuale “liberalizzazione dei licenziamenti” si aggiungono pesanti perplessità di ordine etico-sociale che non possono essere sottovalutate da chi, prima fra tutti la politica, ha il dovere di orientare e guidare le scelte fondanti di una moderna convivenza civile. Già nel 1991, dopo il fallimento del collettivismo marxista, Giovanni Paolo II (nella enciclica “Centesimus Annus”) aveva messo in guardia nei confronti del rischio di un’idolatria del mercato che ignora l’esistenza di beni (come il lavoro), che, per loro natura, non sono né possono essere semplici merci. Più recentemente Benedetto XVI, nella sua enciclica “Caritas in Veritate” osserva che l’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona.
Credo pertanto che prima (o contestualmente) di por mano ad un giusto ed equilibrato ammodernamento del mercato del lavoro (ed a qualche aggiustamento dell’art. 18) sarebbe essenziale produrre riforme necessarie per rimuovere i pesanti macigni che da decenni gravano sul tessuto economico e sociale del nostro Paese. (Riccardo Biella) (Fonte: rilevato da Ciani Vittorio x l’Ufficio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio.
autore Riccardo Biella)

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Riprende la lotta per le investiture

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Mag 2011

Nel corso della sua escursione in Trentino il pontefice Ratzinger ha auspicato una maggiore partecipazione dei cattolici in politica. Potrebbe trattarsi di un auspicio costruttivo se non provenisse dall’attuale pontefice. La Chiesa può e deve fare politica, ne è prova l’impegno profuso da oltre un secolo con il Magistero sociale, iniziato con Leone XIII e l’enciclica Rerum Novarum. Da allora l’insegnamento della Chiesa ha avuto un crescendo rossiniano con inviti sempre più pressanti alla tutela dei diritti delle fasce più deboli delle popolazioni.. Accadde poi quel miracolo culturale che fu il Concilio Ecumenico Vaticano II° che dilatò i diritti a livello universale, aprendo, di fatto, un dialogo interreligioso e multiculturale, alla ricerca del comune denominatore che unisce tutti i popoli della terra. Con l’attuale pontefice questo discorso perde di ogni valenza, perché l’invito ai cattolici a investire se stessi in politica non riguarda il servizio del bene comune, bensì l’appiattimento ad un partito che a sua volta esercita l’ipocrisia di dichiarazioni di fedeltà anche elargendo benefit al Vaticano, pur di ottenerne l’appoggio elettorale presso la gran massa degli elettori cattolici. L’attuale invito del pontefice acquista, quindi, i contorni di un mercato. Ma i cattolici in politica devono obbedienza alla Costituzione, in quanto impegnati in politica in uno Stato laico, oppure al pontefice, in quanto cattolici. E’ chiaro che l’opzione auspicata è la seconda, anche perché, confondendo la politica con l’adesione ad un ben identificato partito, non entrano in competizione le idee bensì le ideologie; quelle medesime ideologie combattute dal Magistero Sociale della Chiesa e dal Concilio Ecumenico vaticano II°, in nome della legge cristiana dell’amore, che in termini laici diventa legge morale della solidarietà. Questo genere di interventi, lungi dal plagiare le volontà dei cattolici, esalta la frattura, che si va facendo sempre più profonda, tra la religione, amministrata con disinvoltura per servirsi di essa, e la Fede sostenuta dalle coscienze che serve gli insegnamenti di Cristo. (Rosario Amico Roxas)

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Conferenza del ciclo “Scienziati e credenti”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 novembre 2010

Roma 9 novembre 2010, alle 17:10, in via degli Aldobrandeschi 190, e in videoconferenza a Bologna, presso l’Istituto Veritatis Splendor (Via Riva di Reno 57). Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum dedicherà a Gerberto una conferenza con ingresso libero.
Il Prof. Costantino Sigismondi, storico dell’astronomia, ripercorrerà le tappe principali della vita di Gerberto e illustrerà le sue opere in ambito matematico ed ecclesiastico. L’incontro fa parte del ciclo di conferenze “Scienziati e credenti” del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, giunto quest’anno alla sua nona edizione. E’ diretto dall’Istituto di Scienza e Fede dello stesso Ateneo, che è stato eretto il 13 aprile 2010. Questo Istituto ha come oggetto lo studio, la ricerca e l’insegnamento delle tematiche del rapporto tra scienza e fede, per fornire risposte alle questioni etiche ed antropologiche che gli incessanti sviluppi della scienza e della tecnica suscitano, cercando punti di incontro verso il dialogo. Si ispira alle linee guida proposte dall’enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II, come la complementarità e l’aiuto reciproco tra la fede e la ragione nella comune ricerca della verità, il ruolo particolare della filosofia nella conoscenza di verità fondamentali per l’esistenza dell’uomo (cf. FR 5), la specificità, l’autonomia e il rispetto dei diversi ambiti del sapere, la fiducia nella capacità della ragione di raggiungere la verità. http://www.uprait.org

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Enciclica Deus caritas est

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

Può essere interpretata secondo un principio metodologico rigoroso che presuppone due affermazioni essenziali: l’amore di Dio è accessibile solo attraverso la contemplazione del costato aperto di Cristo (DCE 12); la natura eucaristica dell’Amore divino offre (DCE 14) il fondamento cristologico e sacramentale a partire del quale deve essere correttamente inteso l’insegnamento di Gesù sull’amore. Lo scopo del testo magisteriale è mostrare quanto l’amore di Dio sia un amore che perdona. In altre parole, invita a contemplare la natura misericordiosa di questo amore divino e l’esercizio di questa misericordia. Sembra ovvia l’intenzione evangelizzatrice che vuole sottolineare che Dio, lungi dall’essere un principio trascendente minaccioso (mysterium tremendum) è Padre, che il Suo essere-Padre implica la tenerezza di un amore sempre alla ricerca dei Suoi figli dispersi e capace di salvarli, riportandoli all’amicizia con Lui. L’Autore mostra in una Prima Parte la logica dell’amore misericordioso di Dio, espresso dal Sacrificio del Figlio sulla Croce e manifestato dall’effusione di sangue e di acqua dal Cuore di Cristo. In questo primo approccio, è fondamentale, cinquanta anni dopo dell’enciclica di Pio XII Haurietis Aquas in Gaudio (1956), l’insistenza del Pontefice a concentrare l’attenzione sul significato teologico del Cuore di Gesù, luogo della realizzazione della salvezza, espressione simbolica e reale sia del dono della propria vita (sangue) che dell’introduzione dei discepoli (acqua) nella vita sacramentale (e teologale) attraverso l’immersione nelle acque del battesimo. Tale amore divino ha una natura eucaristica. A prima vista, quindi, l’enciclica sembra si accontenti di sviluppare la logica generosa dell’amore e del perdono; il Cuore di Cristo è insieme luogo esemplare e fonte di un tale amore trasmesso poi ai discepoli, il cui cuore diventa un cuore configurato, armonizzato al Cuore del divino Maestro: diventa allora il cuore dell’uomo un cuore capace di amare il prossimo fino al dono della propria vita; destinatario del perdono divino, diventa a suo turno capace di perdonare, testimoniando la presenza in lui dell’amore ai nemici. L’uomo perdonato è coinvolto nella dinamica dell’offerta di Cristo. Se l’enciclica sviluppa anche in modo nuovo (illustrato dall’audace applicazione a Dio della classica distinzione tra eros e agapé) una tematica classica, la giustizia di Dio vi è anche presente, pur con affermazioni brevi non sempre sviluppate nel testo. Uno si potrebbe chiedere se le esigenze normali, umane della giustizia, non costituirebbero dei limiti alla misericordia, come se dovesse incominciare la misericordia dove finisce la giustizia. L’Autore di queste righe vuole illustrare in una Seconda Parte quanto non sia possibile una misericordia senza giustizia. Nell’enciclica, giustizia e misericordia si compenetrano nell’atto salvifico di Cristo. La frase: Dio ama tanto l’uomo che, facendosi uomo Egli stesso, lo segue fin nella morte e in questo modo riconcilia giustizia e amore esprime in modo sintetico l’unione delle due dimensioni dell’agire divino, che, agli occhi della creatura umana, sembrano essere in contraddizione. La Giustizia di Dio è sempre fedele al Suo Amore. Non mancano nel testo del Papa i riferimenti alla giustizia di Dio e alla necessaria giustizia dell’uomo. In un certo modo, l’agire giusto della Chiesa illustrato nella II Parte dell’enciclica, è un necessario prolungamento del dono della misericordia ricevuto dai battezzati. A livello più fondamentale, tuttavia, in una prospettiva radicalmente teologica, la presenza della giustizia è come integrata nella misericordia. Integrazione, però, non significa dissoluzione. La giustizia di Dio riguarda necessariamente le relazioni di Dio con le Sue creature. Gli atti dell’uomo hanno una doppia dimensione, morale e teologale. Attraverso le sue espressioni di retribuzione, ricompensa, punizione, la giustizia onora la consistenza sia morale sia teologale degli atti umani: in altre parole, l’atto umano è pienamente manifestato nella sua verità d’atto morale e teologale. Dio onora la responsabilità che Egli ha affidato all’uomo nei confronti delle proprie azioni. In questo senso, la giustizia di Dio rispetta la condizione libera delle creature spirituali. La giustizia è una dimensione strutturale della misericordia, e per gli uomini, è come una forma di integrazione veridica di quest’ultima. In conclusione, il discepolo di Cristo rende più somigliante l’immagine di Dio inscritta in lui compiendo la giustizia e esercitando la misericordia.  La giustizia senza misericordia perde se stessa: non è più in grado di essere integrata nella gratuità della misericordia. Il rifiuto della misericordia di Dio, per gli altri come per se stesso, è un atto ingiusto, come lo illustra per esempio la figura in Luca del fratello maggiore nella parabola del Figlio Prodigo. Il suo atteggiamento rivela che la sua non è stata finora che una giustizia legalista. Quando rifiuta di accogliere il proprio fratello, si allontana dal volere del loro padre e non è più in grado di conservare neppure la giustizia apparente che era stata la sua. La giustizia suppone una apertura ad una gratuità che la sorpassi, una generosità verso la quale strutturalmente la giustizia tende. La giustizia di Dio, unita alla Sua misericordia, l’una e l’altra attributi divini comunicabili, hanno il poter specifico di rendere giusta la creatura. Nell’azione di Dio giusto e misericordioso, si compie la salvezza. Qui prende tutto il suo valore la categoria di merito nel senso teologico, e non filosofico, della parola. Attraverso i meriti di Cristo, Dio giustifica la Sua creatura per unirla a Sé nella pienezza del Suo Amore. (fonte Vaticano)

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Incontro sull’Enciclica “Caritas in veritate”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Mag 2010

Bologna sabato 8 maggio dalle ore 9.30 alle 12 nella Sala delle impiegate cattoliche in via del Monte 5 (primo piano) un incontro sull’Enciclica “Caritas in veritate” Il CIF Centro Italiano Femminile – Comunale e provinciale di Bologna organizzano un incontro sull’Enciclica “Caritas in veritate”; relatore Padre Giorgio Finotti e padre Carlo Maria Veronesi, entrambi dell’Oratorio di San Filippo Neri. L’incontro sarà coordinato dal giornalista Stefano Andrini.

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Enciclica Caritas in Veritate”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

Roma 24 febbraio 2010 alle ore 18.00 presso l’Università Europea di Roma, Via degli Aldobrandeschi 190, si svolgerà la presentazione del volume di Lorenzo Leuzzi “Eucarestia e carità intellettuale. Prospettive teologico-pastorali dell’Enciclica Caritas in Veritate” (LEV). Dopo il saluto del Rettore, Padre Paolo Scarafoni, L.C., interverranno S.Em.za il Card. Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e Disciplina dei Sacramenti, il prof. Guzman Carriquiry, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, il Prof. Franco Miano, Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, il Prof. Alberto Gambino, Professore Ordinario di Diritto Privato dell’Università Europea di Roma, e Mons. Matteo Zuppi. Assistente Ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio. Sarà presente l’Autore.
La nuova Enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate, di grande valore antropologico e culturale, è l’annuncio di una nuova responsabilità storica del cristianesimo: quella cioè di servire la realtà storica che va assumendo una definitiva condizione di dinamicità a livello planetario.  Tale responsabilità può essere accolta e vissuta dalla comunità cristiana nella celebrazione eucaristica, fonte e culmine della vita cristiana, nella quale il Risorto dona ai credenti quella forma specifica di carità, che è quella intellettuale, che costituisce l’anima della caritas in veritate. Infatti non si tratta di promuovere una rinnovata presenza etica del cristianesimo nella storia, ma di servire la nuova realtà storica con la sua vera legge progettuale, che è la caritas in veritate. Nel rapporto tra Eucarestia e carità intellettuale i credenti e gli uomini di buona volontà possono trovare la soluzione alle attese dell’Enciclica, cioè elaborare una nuova sintesi umanistica e una nuova capacità progettuale. È la prima e decisiva sfida per l’umanità del terzo millennio.
Lorenzo Leuzzi, sacerdote della Diocesi di Roma, ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia e la Specializzazione in Medicina Legale e delle Assicurazioni, la Licenza e il Dottorato in Teologia Morale, la licenza in Diritto Canonico. Dal 1984 ha svolto il ministero di Assistente ecclesiastico presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Dal 1991 è direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma. Dal 2005 è segretario della Sezione Università del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). Con la Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato numerosi volumi tra cui “Atene e Gerusalemme di nuovo insieme” (2007) e “La Parola nelle parole. Dal Biblicismo al realismo della fede” (2009)

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Per il beato Igino Giordani

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2009

Rocca di Papa 27 settembre 2009 – ore 16,30 Centro Internazionale Movimento dei Focolari  in collegamento internet (www.iginogiordani.info) Chiusura ufficiale della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Igino Giordani (Tivoli 1894 – Rocca di Papa 1980) È l’interrogativo che si pone Igino Giordani quando, nel 1946, De Gasperi lo convince – a seguito della sua lunga collaborazione con Sturzo nel Partito popolare – a partecipare alle elezioni politiche. L’anelito alla santità si era acceso in lui già a 22 anni, sul letto di un ospedale militare, durante la Grande Guerra.  Politico casto, lontano da ogni privilegio, negli anni difficili del dopoguerra ha esercitato il ruolo di costituente e parlamentare come servizio sociale, carità in atto. Strenuo difensore della pace, considera la guerra un’operazione contro il popolo, in spregio alla libertà, alla democrazia. In precedenza, per i suoi duri interventi contro il fascismo, visse in confino civile e politicomfu radiato dall’albo dei giornalisti e privato dell’insegnamento. O L’Europa si unisce, o l’Europa perisce, lo scrive negli anni 0, quando è membro del primo Consiglio dei popoli d’Europa.  Sin dalla metà degli anni Venti aveva prospettato la nascita degli Stati Uniti d’Europa. È direttore di autorevoli testate giornalistiche. Si dimette da Il popolo, pur di non essere un direttore diretto. Già qualche anno prima aveva diretto Il Quotidiano. La sua minaccia di dimissioni aveva prodotto la fine dei tentativi esterni di condizionamento.  Giornalista e scrittore, lascia un patrimonio culturale di un centinaio di libri e di oltre 4.000 articoli a sfondo politico, culturale e religioso.   Intellettuale di punta del cattolicesimo italiano, studioso dei Padri della Chiesa, si fa voce di un cristianesimo eroico e in qualche modo precorre il Concilio Vaticano II, specie sui temi del laicato e dell’ecumenismo.  Nel ’48 una svolta: l’incontro con Chiara Lubich, che nel 43 aveva dato vita ad un nuovo movimento nella Chiesa, i Focolari, accende in lui una rivoluzione dell’anima.  In molte sue pagine e nella stessa sua vita si può trovare una testimonianza di quella gcaritas in veritate tracciata da Papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica.

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